DEI TEMPJ.

DEI TEMPJ.

Fra le nazioni moderne gl'Inglesi i primi hanno introdotte nei loro giardini fabbriche a foggia di tempj antichi. Allorchè il nuovo gusto principiò ad estendersi, si pensò a nuove invenzioni proprie a dare ai siti naturali un aspetto più nobile, e compiuto, che rilevasse le bellezze di natura, si prestasse al pascolo della mente, e servisse altresì al comodo. In conseguenza di tal ricerca non si poteva non pensare agli antichi tempj, atteso ancora che contemporaneamente i dotti, che viaggiavano nella Grecia, e nell'oriente, cominciavano a spandere sulle ruine dell'antichità una luce più serena, e più chiare nozioni[12].

La posizione de' tempj antichi contribuiva a rilevare la loro bella architettura. Erano isolati, e circondati da belle piazze ornate di statue. Comunementeposavano sopra un'eminenza, o su d'un poggio; ed avevano talvolta da ogni parte, e talvolta alla sola entrata principale, una superba scala di marmo.

Secondo i precetti di Vitruvio, si dovevano determinare le differenti situazioni de' tempj dai diversi caratteri delle stesse divinità, cui erano consacrati. Giove, Giunone, e Minerva in qualità di principali protettori dell'uomo li avevano nei luoghi più alti; Mercurio, Iside, Serapide nei mercati; Apollo, e Bacco in vicinanza dei teatri; Cerere alla campagna; e Nettuno alle spiagge del mare. Quelli di Marte, di Bellona, di Vulcano, e di Venere erano situati fuor di città: si riguardavano queste divinità come turbolenti, e dannose[13].

Vitruvio dà istruzioni sopra la scelta, che bisogna fare dell'ordine d'architettura, secondo le differenti divinità. Ai templi di Minerva, di Marte, e di Ercole destina l'ordine dorico come riputato per il piùgrave, e solido; a quelli di Venere, di Flora, di Proserpina, e delle Ninfe il corintio, come il più elegante, e delicato; a quelli di Giunone, di Diana, e di Bacco assegna l'ordine jonico, che tiene il dimezzo fra la semplicità del dorico, e la pompa del corintio. Il medesimo autore prescrive le qualità diverse de' marmi, che convengono alle diverse divinità; assegnando il bigio, ed il rossiccio ai tempj di Giove, di Marte, e d'Ercole; il bianco, ed il brillante a quelli di Flora, e delle Grazie.

Gli ornati esterni, ed interni del tempio avranno un rapporto convenevole alla natura, agli attributi, ed alle azioni del nume.

Il famoso tempio di Apollo, innalzato da Augusto sul Palatino, era decorato così: nel vestibolo spiccavano le simboliche statue, che indicavano i benefici suoi effetti; nel timpano v'era l'aureo cocchio del sole; le porte eran d'avorio; ed i muri di marmo bianco contenevano de' bassi rilievi relativi ad Apollo. La sua statua campeggiava nell'interiore del tempio: due biblioteche separate sui fianchi, l'una composta d'opere Greche, e l'altra d'opere Romane, attestavano la divina sua influenza[14].

La prima legge, che devesi scrupolosamente osservare nelle imitazioni de' tempj antichi, è quella di conservar fedelmente le loro forme, le loro proporzioni, ed il lor carattere; ed in conseguenza di cotesto loro carattere, li cui principali elementi sono la bellezza, ed il maestoso, i tempj non converranno che in siti convenienti, e scelti. Debbonsi essi riservare per situazioni ricche, e dignitose, ove possano armoniosamente produr buon effetto. Si vedono con piacere sopra eminenze, d'onde si scopra una superba vista, ne' siti, che inspirano maestà, e venerazione, e dove le impressioni, che forma lo spettacolo della natura, vogliono essere sublimate.

Nei vasti ricinti, che abbracciano moltiplici scene, vi può essere un maggior numero di tempj; variandosi tuttavìa la grandezza, le forme, la situazione, e la lor destinazione.

I templi rotondi sembrano i più conformi ad un giardino. La di lor forma riunisce alla dignità una cert'aria di leggierezza, e di vezzo, che li rendesoprattutto raccomandabili ne' luoghi, ove natura spiega le sue dovizie. I quadrilunghi, o quadrati ricevono tanto dalla loro forma, che dalla loro più vasta estensione, e dal maggior numero di colonne, un aria più solenne, e rispettabile.

Riesce inconcepibile come la maggior parte dei tempietti, che finora si vedono ne' nostri giardini, non sieno composti che di sole colonne, di cui vi hanno rarissimi esempj nella bella antichità; poichè realmente non sono capaci d'alcuna destinazione, fuorchè di quella troppo limitata, di formare un semplice punto di veduta.

I templi di giardino non sono più per noi edificj destinati al divin servizio; quindi l'interno loro non esige la distribuzione, che a quelli davano gli antichi[15]. Possono perciò esser disposti secondo l'usanzadella vita socievole del giorno, e formare interiormente delle sale, e de' gabinetti. Per rapporto al bisogno di luce, questa si procaccierà preferibilmente dall'alto.

I tempj convenevoli ad un giardino sono quelli del Sole, di Diana, di Cerere, di Flora, di Pomona, d'Apollo, delle Muse, e delle Grazie; e lo sono perchè più suscettibili d'allegorico significato, richiamando le forze, gli effetti, e le proprietà della natura; ma vogliono essere distribuiti con economìa, e sempre nel mezzo di scene corrispondenti al carattere, che dispiegano.

Volendo rinunciare ai soggetti, che somministra la mitologìa, si potranno sostituire con guadagno quelli, che emergono dalle circostanze, e dai sentimenti, che accompagnano la vita campestre; quindi i templi consacrati alla serenità, al riposo, al ritiro, ed alla contemplazione, riusciranno convenevolissimi ad un giardino.

Le differenti stagioni dell'anno, e le diverse parti del giorno possono altresì avere i loro tempj, onde rinvigorire l'impressione delle scene, che preferibilmente loro son dedicate, ed onde moltiplicare la varietà de' piaceri particolari a ciascheduna di esse. Edificj di simile invenzione contribuiscono grandemente ad accrescere la vaghezza, ed a caratterizzarei siti, ed offrono al genio dell'artista nuovi impulsi.

Il tempio della primavera s'innalzi in sito fresco, e giocondo; questo tempio sia d'uno stile lusinghevole, circondato d'immagini ridenti, che annunzino il risvegliamento della natura, ed inondato di fiori, tra' quali gli zeffiri di ritorno ricominciano i loro scherzi.

Quello del mattino sormonti la molle pendice d'un poggio, ove domini del paro l'amenità, e l'allegrìa; la sua architettura sia leggiera, ed aerea; l'esposizione verso lo splendore della nascente aurora; e sia circondato d'acque, e di vicini boschetti, i quali moltiplichino lo spettacolo superbo, che offre l'errante luce.

Il tempio della state ricco, e superbo compaja con pompa in mezzo a fiori, e a piante rigogliose, che crescano con profusione fra' boschetti d'alberi fruttiferi, i cui doni maturandosi, stendano di ramo in ramo una mescolanza, che rapisca, di forme, e di colori.

Sopra un pendìo al coperto de' cocenti raggi del sole il tempio del mezzodì si nasconda entro il fogliame, e la selva de' rami d'un augusto albero, ed annoso; e meglio sarà se vi sgorgassero d'intorno de' ruscelletti, procurando i piaceri della freschezza, e facendo nascere quelli del riposo.

Il tempio dell'autunno, accompagnato dal dolcesereno del giorno, si mostrerà fra boschi atti alla cacciagione, o sopra un colle coronato da pampini, da sorbe, e da altre piante a bacche.

Quello della sera, negletto e solingo, riposerà fra gruppi leggieri di piante odorifere sull'occidental pendice d'un monticello, cui lambe una sfuggevole onda.

Lo scopo di siffatte osservazioni non è altro, che quello di accennare all'artista giardiniere una nuova messe, e delle strade, che puonno condurre a incalcolabili invenzioni.

Gli emblemi espressivi, e che tolgano ogni sorta d'incertezza, quì si adattano meglio, che le iscrizioni; altronde le decorazioni hanno un maggior merito, allorchè riescono nel medesimo tempo immagini allegoriche. Questi ornati convengono a diverse parti dell'edificio, e soprattutto nella facciata, e nel fregio. Debbono riunire la semplicità alla chiarezza, e non esser composti che d'un picciol numero di simboli poco complicati, ma aventi un intimo rapporto colla cosa che si vuol denotare. Si ponno altresì rappresentare in bassi rilievi.

Sull'esempio de' Greci, e de' Romani ci sarà permesso ancora d'impiegare i tempj, come monumenti, consacrandoli nei nostri giardini a uomini d'un merito eminente. Nessuna sorta di fabbricapare più conforme di questa a tal uso, che le dà una destinazione più precisa, che quadra col carattere de' tempj, e rende loro una parte della dignità, che avevano fra gli antichi, ov'erano in primo luogo dedicati agli dei, ed in appresso agli eroi, ed ai sapienti.

I tempj offrono delle memorie più ragguardevoli, e più degne, che le urne, e gli altri sepolcrali monumenti.

La costruzione di questi tempietti non è grave neppure a quelli, che hanno una modesta fortuna, i quali per tal mezzo possono elevare il loro giardino al rango di que' siti sacri, dove si rende culto al merito, siti tanto conosciuti dai Greci, ed ignoti tra noi. I tempj dell'amicizia, e dell'avita virtù, e quello dei grandi uomini dell'Inghilterra, che si veggono a Stowe, appartengono a questa classe, di cui ne fornirono i primi esempj.

Del resto noi ricercheremmo nei giardini sovrattutto i monumenti consacrati a quella specie di merito, che ha un certo legame col sito; noi vi desidereremmo dei tempj consacrati alla memoria di quei genj, che sparsero nuovi lumi sopra i differenti rami dell'agricoltura, sopra l'arte di coltivare i giardini, e generalmente sovra gli augusti, e reconditi arcani della natura; che ora co' loro canti entusiastici,ora coi loro quadri d'imitazione avvezzarono gli uomini a sentire le bellezze della creazione. Il carattere particolare, proprio a ciascheduno di questi chiari ingegni, fornisce l'occasione di presentare una situazione, ed un adornamento convenevole a consimili fabbriche. Gli emblemi prestano altresì in questo caso i loro utili soccorsi; ma le iscrizioni offrono degl'indizj più intelligibili, e brievi. Basterà il nome solo collocato nel fregio.

Non intendo di affermare, che quando si voglia innalzare un tempio, sia necessario di costruirlo di maniera precisamente greca; un tempio gottico talvolta in alcune posizioni può produrre maggior effetto ancora; ma egli è vero altronde, che l'architettura greca è in possesso da secoli d'essere sola apprezzata. Le sue bellezze sono fuori d'ogni dubbio, e compajono tali a tutte le nazioni, alloraquando il sentimento del nobile, e del grande si sviluppa in esse; e non addivenne che per rozzezza di costumi, privati di gusto, e per effetto di pretta barbarie, che si riuscì a soffocare, durante uno spazio di tempo, la sensibilità ingenita, che ciascheduno sente naturalmente per la sua placida semplicità. Le proporzioni, le forme, la distribuzione, l'ornato, tutto ciò, che appartiene alla buona architettura, i Greci lo mostrarono eminentemente ne' preziosi modelli,de' quali tuttavìa ne ammiriamo gli avanzi sublimi. Ne' migliori secoli moderni si sono imitati i Greci nell'arte del fabbricare, come nella scultura, e nella poesìa. Tutte le nazioni, che hanno qualche pretesa al buon gusto, risguardano l'architettura di questo popolo, come il lor patrimonio. Quindi a noi stessi sembra questo popolo men discosto da noi, perchè la gioventù si forma all'ombra de' suoi monumenti, perchè le nostre arti, e le nostre scienze riaccendono spesso al suo fuoco l'estinta lor fiaccola, e perchè viviamo in una specie d'intimo commercio col suo genio, e la sua virtù. Si converrà però facilmente, che l'imitazione non deve degenerare in copia servile; e non si dovrà ammettere, che ciò, che è adattato al nostro clima, al nostro genere di vita, differente da quello de' Greci, ed ai nostri differenti bisogni.

Ne' parchi Inglesi si vedono alcune volte delle chiese gottiche, il cui aspetto risveglia la venerazione, collocate in cantoni segregati, e taciti, fra' monti, e rocchi, e circondate d'alberi venerandi. Il carattere di consimili chiese, e cappelle è riposto nella semplicità dignitosa. Qualunque sorta di magnificenza, e di lusso n'è sbandita.


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