RIPRESA, ED OSSERVAZIONI SU VARJ ARTICOLI, PARTICOLARMENTE RELATIVI ALLA PIANTAGIONE.

RIPRESA, ED OSSERVAZIONI SU VARJ ARTICOLI, PARTICOLARMENTE RELATIVI ALLA PIANTAGIONE.

La distribuzione delle piante, degli arbusti, e dell'erbe domanda una grande conoscenza dei vegetabili, molta osservazione, molta cura, e molte prove. In fatto di piantagione, da disporsi pittorescamente, è a guardarsi da un botanico, perchè uno precisamente botanico va del pari d'un altro precisamente architetto. A tal uopo richiedesi una sufficiente cognizione botanica, corroborata però da unocchio, che le leggi della prospettiva hanno reso intelligente, e le bellezze della natura delicato.

La composizion pittoresca de' differenti colori atta a produrre un quadro, che possa piacere, esige la conoscenza delle diverse tinte, e delle affinità dei colori. Il bianco fa lega con tutt'i colori; il color giallo s'accorda meglio col bianco, che col rosso, o col turchino; il color rosso s'unisce meglio col giallo, che col celeste; i colori intermedj faciliteranno le mischie[24]. Gli schizzi dolci, ed un amabile impasto sembrano preferibili in tal genere di pittura.

L'arte, o la maniera di ordinare una piantagione è dipendente dalla qualità dei siti. Una landa è disseminata senz'alcun ordine; una scena malinconica debb'essere folta, e come ammucchiata, e lasciare pochi interstizj alla luce; un cantone allegro domanda molta vista dell'orizzonte; e un cantone romanzesco consiste nei contrasti singolari tra le forme degli alberi, e tra i colori delle lor foglie.

I boschetti ridenti figurano meglio sulle colline dolcemente gonfie, e rivestite d'un verde animato, che alla pianura. Il modo, col quale le cime si alzano le une sopra le altre, oppure le une dietro allealtre; le forme ineguali delle loro elevazioni; le varie cadute de' loro pendìi; la maniera, in cui talune sembrano ritirarsi, frattanto che tal altre s'avanzano con risalto; tutte queste varietà di volume, di sito, e d'aspetto formano la bellezza del quadro. Egualmente bisogna comporre le piantagioni seguendo un tal carattere, e talvolta diradare i gruppi, e tal altra inspessirli; ora spargerli lontani, e distaccati, ed ora rinserrarli in masse solide, e fitte; quì collocare un bell'albero isolato, e là gettar i cespugli, o ben anche una successione interrotta di piante della stessa specie, che si va perdendo insino che un'altra specie diversa a poco a poco vi predomini, per lasciar poi lo spazio successivo ad un altra.

Bisogna che l'aperto succeda al chiuso, il chiaro all'oscuro, il vuoto al pieno, il piano al rilevato, l'elegante all'agreste.

Componendosi boschi o boschetti, o raccomodandosi naturali foreste, una delle principali avvertenze sarà di risparmiare i punti di vista. Convien che lo sguardo sia, per così dire, incatenato ai soli oggetti, che lo interessano; e che gli altri oggetti, che non apporterebbero che distrazione, sieno nascosti, o velati infino a tanto che l'immaginazione, e il sentimento siano compiutamente soddisfatti da ciò che li aveva singolarmente invitati. Con colline,con curve sporgenti di piantagione si nasconde quanto si vuole.

L'artista giardiniere sarà guidato dalle leggi del bello, e da quelle della prospettiva, disponendo i suoi punti di veduta: esaminerà quando dovrà raccorciarli, o stenderli, e quando li dovrà nascondere per far gioire della solitudine, e per procurare riposo all'occhio; limitarli per far provare tutto l'effetto della scena, ed aprirli per far gustare i piaceri dell'estensione, e dell'aperto. Col soccorso dei punti di veduta ci appropriamo in qualche modo di tutto il paese intorno, aumentiamo i piaceri d'un piccolo spazio, e ci procacciamo un nuovo possesso, che ci rallegra, senza esserci a carico e senza toglier nulla al suo vero proprietario. Ma quanto ciaschedun punto di vista è differente ne' suoi effetti! Va egli a cadere sopra un lago? Cagiona un sentimento di gioja, e di serenità. Si avanza fra una valle? Desta sentimenti di pace campestre, e di riposo. Va errando per vaste campagne, e ben coltivate? Produce uno squisito senso di contentezza. Un'altura, che si elevi nel vicinato, accorcia la veduta, e risveglia l'idea del ritiro; una serie di montagne fa nascere un sentimento di grandezza, e d'elevazione: i vecchi castelli, e le rovine richiamano la malinconica memoria de' tempi andati: le tristi foresteeccitano la gravità, e le riflessioni serie: i boschetti percorsi da acque correnti risvegliano l'allegrìa: una catena di monti, che s'ammucchiano gli uni sugli altri sopra un fondo celeste, e che svaniscono coll'orizzonte, rapiscono l'immaginazione colla rappresentazione sublime dell'immensità. Conviene non solamente saper scegliere tutti questi aspetti sotto i loro punti di vista più favorevoli, ma saper fare ancora dei loro differenti effetti un uso convenevole al carattere del quadro; non prendere nè più, nè meno che la composizione di questo esige, e farli succedere di maniera che i sentimenti, che risvegliano, si leghino, e si rinforzino reciprocamente, si fondino in un seguito d'emozioni piacevoli, e colpiscano pel contrasto dei loro subitanei passaggi. Perchè non manchino d'effetto queste vedute del paese, devono accordarsi colle sensazioni, che fan nascere le scene interne del giardino. Gli aspetti rinchiusi nei limiti della piantagione del giardino sono altresì suscettibili di varietà. La diversità degli alberi, e degli arbusti; le grandezze diverse, e la posizione dei gruppi; la direzione dell'occhio tantosto verso un albero sommamente bello, o raro, tantosto verso tal altro oggetto di rimarco; la variata successione degli ornati, dei siti di riposo, delle fabbriche, degli spazj erbosi, e dei sentieri; lafreschezza, che spandono i ruscelletti, che co' loro ponti leggieri animano tanto il paesino, sono altrettante risorse della varietà.

I boschi attraversati da passeggi sinuosi non ponno esser altro che masse più o meno grandi di gruppi di piante. Quelle che copriranno i murelli del confine, saranno abbastanza fitte, e larghe per nasconderli interamente. La distribuzione piramidale delle piante è quella che d'ordinario conviene maggiormente in tal caso, vale a dire, gli arbusti in avanti, poi le piante, e per ultimo gli alberi accosto al muro. Qualche albero de' più rari sarà posto solo, o gruppato con altri nei gomiti della piantagione con cespi fioriti ai piedi; e nelle stesse posizioni irregolarmente a vicenda qualche arbusto distinto pel suo fusto, pel suo fogliame, o pe' suoi fiori. È in grazia di queste piante sporgenti, che il sentiero piega, e vuol essere giustificata la prevalsa loro resistenza: il tutto sarà fatto senz'alcuna affettazione. Dove la massa presenta due fronti, onde ottenere la disposizione piramidale, gli alberi saranno collocati al lungo nel mezzo.

La disposizione piramidale conviene in qualche situazione, e per qualche tratto, ma la più naturale, e di maggior buon effetto riesce immancabilmente quella di formar varj gruppi di diverso numero dipiante; ora della stessa specie, ed ora di specie analoga, e qualche volta affatto opposta, per ottenere contrasto tra le foglie, e tra le cime, situate agli sporti della piantagione, e nell'indentro delle sue curve, ed in quà, e là gettate nel folto del bosco, in modo che rappresentino successive piramidi diverse agli occhi di chi passa. La ben calcolata disposizione, e l'economìa delle piante otterran meglio l'intento, che la profusione. Fra i diversi gruppi di piante saranno collocati gli arbusti, egualmente gruppeggiati; avvertendo d'introdurre nel mezzo dei folti massicci, ove questi avran luogo, frequenti spazj vacui, essenziali non solo alla riuscita delle piante, e de' cespugli, ma essenziali ancora al magico effetto del chiaroscuro.

Dove il sentiero sarà sabbiato, di quando in quando varie striscie di sabbia penetreranno, perdendosi nella piantagion laterale, riposta su d'un fondo erboso, e dove i sentieri saranno erbosi, penetrerà l'erba nel fondo sabbioso della piantagione, affine di rompere la disgustosa monotonìa, e la poco naturalezza delle verdi orlature. Di tratto in tratto nei grandi sentieri usciranno fuori con vaghezza gruppi d'alberi, e d'arbusti.

I fiori vogliono essere sparsi in quà, e in là, specialmente nei gomiti delle piantagioni. È a calcolarsila continua successione di questi, ed il buon effetto delle varie loro tinte.

Le masse saranno proporzionate alla vastità del totale, e delle singole parti. Le larghe ammettono più facilmente i necessarj spazj liberi, senza de' quali i cespugli non le renderebbero impraticabili nè allo sguardo, nè al piede. Da taluni di questi spazj vuoti si potrà trarre diverso partito pel mezzo degli stretti sentieri sinuosi, e nascosti, che v'introducono. In consimili piantagioni si avverta di frammescolare le piante, che attirano il loro nutrimento dal fondo della terra, con quelle che lo attirano dalla superficie.

Si comporranno masse rischiarate con alberi isolati, o a gruppo, della stessa famiglia; e se ne formeranno così anche di piante, e d'arbusti di specie diversa.

Allorchè i sentieri serpeggiano fra colline, si può produrre un nuovo buon effetto, prolungando sul pendìo le piantagioni, e facendole variamente percorrere le diverse sommità, lasciandone sgombri alcuni spazj, per i quali godere delle circostanti vedute.

Nel sito, ove un ruscello, oppure un fiume forma un gomito piacevole, per vieppiù marcarlo, sarà ben fatto piantarvi un albero maestoso, o un gruppo d'alberi superbi.

Sulla fronte del boschetto, e della foresta collocate alberi di bella venuta, e di abbondante fogliame, che facciano contrasto con quelli del di dentro. Nel prato disseminate alberi gruppeggiati a grandiosa cima, che si pieghino, che s'incrocicchino tra loro a giuste distanze. Formano prospettiva, apportano l'effetto del chiaroscuro, aprono, e nascondono gli spazj, e gli oggetti a piacere, ed arricchiscono il quadro.

Le piantagioni sui fianchi dell'abitazione non consisteranno che in gruppi leggieri, ed avvenenti.

Le masse d'alberi folte, ed oscure compongono il miglior fondo, che si può dare alle praterìe. L'occhio si compiace a riposarvici sopra, dopo d'avere errato fra gruppi d'alberi grandiosi, e di fioriti arbusti. Il totale della piantagione ora anderà salendo, ed ora successivamente mancando, in modo che ingrandisca lo spazio, ed apra un esteso orizzonte. Essa deve contrapporre cogli spazj erbosi. A fondi oscuri fate succedere boschetti ridenti. Che la varietà, e il contrasto regnino mai sempre nella grandezza, nelle forme, nelle distanze, e nelle foglie de' gruppi. L'allegro fogliame conviene sul davanti d'un'oscura foresta; il bruno sull'erba ridente; ne' fondi il verde cupo del tasso, e della tuja.

In generale non bisogna sopraccaricare di piante gli spazj erbosi; devono presentare vaste superficieverdi, nelle quali le piantagioni non sono che abbellimenti, e qualche volta una necessità prescritta dalla disposizione dei punti di veduta.

Alcune volte conviene di lasciare sgombre le naturali convessità del terreno. Si legano allora l'una coll'altra d'una maniera più dolce. Una leggiera eminenza potrà ornarsi con fiori, con arbusti, o con piante nane; un albero non vi converrebbe, poichè l'elevazione poco considerabile del terreno contrasterebbe troppo colla sua altezza; a meno che questi piccoli rialzi non finghino l'effetto della terra, che naturalmente vien sollevata dalle radici dell'albero sovrapposto. Agli angoli delle curve rientranti collocate piccole piante, e collocatene delle grandi agli angoli delle curve sporgenti.

Gli alberi destinati a presentarsi isolatamente devono essere distinti per il lor tronco, per la loro corona, o attrarre l'occhio, che vi si fissa, per qualche altra eminente qualità. La loro bellezza si distingue meno in una foresta, o in un bosco fra gli altri alberi, che allorchè si presentano soli, o in piccoli gruppi, e più liberamente allo sguardo. Il castagno d'India, per quanto comune sia, riesce sempre pregievole per questa parte, considerata la sua bella cima tonda, il suo fogliame che presenta belle macchie, ed i suoi grandi mazzi di fiori. Iltiglio d'America, e d'Europa, il pioppo d'Italia, e della Carolina, l'albero tulipifero, gli aceri, e soprattutto quello che si chiamaACER OPALUSMill., la cui ampia corona ricca di superbe foglie accresce il valor del tronco; e nelle scene autunnali il sorbo aucupario, ed anche il lazzeruolo sono da preferirsi a giusta ragione[25]. Il pino, il larice, quello detto STROBUS, ed in generale tutte le piante sempre verdi vengono collocate nella guisa più avvantaggiosa, allorchè sono poste isolatamente: prestano un grandeabbellimento ai vasti tratti di terreno erboso, ove arrestano piacevolmente lo sguardo.

Componendosi gruppi, bisogna soprattutto essere attenti ad unire gli alberi, che si convengono tra loro. Quelli a foglia si convengono più co' loro simili, e così gli alberi coniferi con piante analoghe, le quali propriamente non hanno foglie, ma una specie di linguette. Tuttavìa gli alberi riescono bene se sono in opposizione colle loro foglie, p. e., il salice di Babilonia, la betola bianca, e il larice si associano felicemente; l'albero tulipifero, gli aceri, il platano, la quercia si accordano per la forma delle loro foglie; il tiglio, il pioppo nero, e gli aceri mettono cime egualmente diritte. Ove si vorrà introdur contrasto, il pioppo bianco si unirà col faggio purpureo, ed anche meglio questo secondo col rubione. L'arte del gruppeggiare le piante devesi imparare dalla stessa natura, ove questa è intatta, o almeno più conservata che tra noi.

Il luogo suggerisce sul fatto un'infinità di partiti, che sarebbe cosa stucchevole, ed imperfetta il precisarli; come altresì molto in fatto di piantagione è da lasciarsi alla natura, che vi mette poi l'ultima, e più valente sua mano.

Le piante giovani col tempo prosperano meglio, le vecchie sono più presto godibili, ma il di lorotraspiantamento esige gran diligenza, e domandano anch'esse qualche anno per rimettersi, e talune periscono. Sarà bene mescolarne dell'una, e dell'altra sorta. Le varie maniere di riunire gli alberi in gruppi possono essere incognite a qualche dilettante, per cui non gli spiacerà di trovare quì un leggier saggio a questo riguardo.

Tav. XXX.Modello di piantagione per gruppeggiare le piante.

Tav. XXX.Modello di piantagione per gruppeggiare le piante.


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