RUINE.
Gli effetti, che producono le ruine, non solamente ne giustificano l'imitazione, ma le rendono ancora sommamente pregiabili nei moderni giardini. Rammentano i tempi passati, ed eccitano un sentimento compassionevole, misto a malinconìa. Queste impressioni possono essere modificate in più maniere dal carattere particolare, e dalla destinazione anteriore, dall'età, dall'ordine, e dalla forma sovente distinta, e soventi volte incerta, dalle iscrizioni in quà, e in là per metà scancellate di un edificio in decadenza, dal suo posto, e da altre particolarità, che richiamano gli eventi, ed i costumi antichi. È per tal maniera, che gli avanzi d'un castello posto sulla montagna, d'un convento, d'una vecchia casa signorile, cagionano sensazioni variate a norma de' tempi, e d'altre circostanze, che questi aspetti richiamano allo spirito, e che puonno essere di una grande diversità intrinseca. Ci ritroviamo fra secoli, che non esistono più. Si rivive per qualche istante nell'età della barbarie, e della guerra, ma della forza, e del valore; in quella della superstizione, ma della pietà modesta; nell'età della ferocia, e della passione per la caccia, ma dell'ospitalità, e dell'eroismo.
Tutte le rovine portano lo spirito a far il paragone tra lo stato loro anteriore, ed il presente; ci richiamano gli eventi, ed i passati costumi; e l'immaginazione trova nei monumenti, che le si offrono, l'occasione di penetrare in là della portata degli occhj, e di perdersi fra le immagini, sorgenti secrete, ma copiose di piacere, e di dolce malinconìa.
Tali sono gli effetti delle vere ruine; ed allorchè le fattizie sono ideate di maniera a produrre una felice illusione, possono fare quasi la stessa sensazione.
Il colmo dell'arte sta nel togliere ad esse qualunque sorta d'apparenza artefatta, e dare un'ordinanza, una precisione, una legatura, o una discontinuazione, che le faccia sembrar antiche, e l'opera verosimile dei guasti del tempo, e dell'influenza delle stagioni. Per ottenere ciò è necessaria cosa, ch'esse sieno composte di grandi masse, e che per quanto disgiunto, e smembrato il tutto appaja, si possa ciò non pertanto riconoscere confusamente una certa proporzione fra le parti. L'unione delle parti può essere cessata, poichè la disunione è l'effetto naturale del tempo; ma devono queste essere collocate di maniera a conservare ancora una tal qual connessione, e non essere sparpagliate così da lontano, che l'occhio sia obbligato di raccoglierle penosamente,o peggio ancora, che manifestino l'operazione della mano dell'uomo, che le ha così disperse; dispersione altronde niente indispensabile, come ce lo attestano tutt'i bei resti antichi. Li frammenti intieri di muro potranno restar completi, e riuniti, e far vedere di qual uso eran da prima. Qualche volta pure lo scopo che si prefigge, di produrre cioè una determinata sensazione, rende questa precauzione essenziale. In tal caso bisogna che rimanga qualche vestigio della primiera destinazione dell'edifizio. In conseguenza non vi siano mucchj informi di pietre, che significan nulla, ma delle parti conservate, e di tratto in tratto riunite, che dinotino la forma, e la precedente disposizione dell'intiera fabbrica.
Le ruine, ed il locale non devono manco essere in contraddizione: per quanto incolto, per quanto rozzo sia il luogo, non deve ciò non ostante esserlo al punto da rendere inverosimile, che la fabbrica, li cui avanzi vi si trovano, abbia giammai potuto esservi eseguita realmente in tutta la sua estensione, e servire all'uso, cui era destinata.
Perchè non manchi l'effetto delle fattizie ruine, convien accelerarne la concezione, e non dar luogo a riflettere, e a ricercare se quanto si vede sia realtà, od artificio. La riflessione è soprattutto ritenuta da ruine d'un significato non equivoco, e determinato,e che fanno tosto riconoscere la destinazione, e l'ordinanza della fabbrica, di cui ne sono gli avanzi. Ad ottenere quest'effetto bastano talvolta un basso rilievo per metà corroso, una statua spezzata, un frammento di capitello, o di cornice, un'iscrizione appena leggibile.
Affine di dare alle ruine un'apparenza di verità, si può qualche volta aver ricorso ad un intonaco sporco, e tristo. Dipenderà questo dal carattere delle ruine. In generale però sono le masse di sasso, che convien impiegare, e che vanno esposte logore, spezzate, e screpolate.
Acquistano le ruine maggior naturalezza, quando sono frammischiate ad erbe, ed a boscaglia. La natura sembra riprendere con una specie di trionfo il possesso dei siti, che l'architettura le ha rapito. Niente prova maggiormente la vetustà, che un luogo, che, altre volte ornato da una fabbrica, è oggidì ricoperto d'erba, e di sterpi. Una quantità d'edera, che sorte dall'interno d'una conquassata torre; un ciriegio, che solingo ed incurvato fiorisce fra ruinate mura; dei rovi sbucciati dalle crepolature; un ruscelletto, che mormora attraverso i gradini d'una scala appena riconoscibile, sono le circostanze varie, e soventi volte compagne delle vere ruine, che annunziano vivamente la forza de' tempi.
Altri accidentali oggetti potranno ancora stabilire un contrasto più parlante fra le ruine dell'edifizio, e la trascorsa sua magnificenza. Qual sentimento di tenerezza, di malinconìa, e di tristezza non s'impadronisce mai dell'animo dei dotti viaggiatori, allorchè visitando le contrade un tempo coperte da greche fabbriche magnifiche, trovano al fianco degli informi frammenti un rozzo casolare, un miserabil tugurio per il viandante, e nascondigli di belve feroci fra gli avanzi sublimi d'antichi tempj! Un gufo, che abita una rovinata torre, una famiglia di cornacchie, che si è stabilita in vecchj muri, un picciolo steccato pei montoni, non sono cose rare presso le ruine, e rinforzano l'idea, che si forma d'un sito deserto, da lungo tempo abbandonato dagli uomini, e da uomini famosi.
In Inghilterra, ove non esiste un sol pezzo d'antichità greca, e romana, con sommo criterio piuttosto si coltivano, e si rappresentano le antichità gottiche; la qual buona usanza è di più appoggiata dall'opinione di Home, che pretende, che nelle gottiche ruine si vede il trionfo del tempo sopra la solidità, immagine malinconica, ma non dispiacevole; e che le greche piuttosto ci ricordano il trionfo della barbarie sul buon gusto, immagine trista, e che ci sconforta.
Supposto adunque, che le ruine non contraddicano l'architettura altre volte impiegata nel paese, bisogna, che abbiano una situazione analoga al lor carattere, e nella quale possano figurare senza estranei soccorsi. Sembrano collocate naturalmente in ribassi sterili, e contro eminenze aride, e sassose; non mai in riva d'un acqua chiara, fra ridenti boschetti, o di mezzo a fiori. Sieno lontane da siti vaghi, ed ameni: possono succedere a quelli per gettar del contrasto nel quadro, ma non mai farne parte. Sono la proprietà dei cantoni, ove regna la solitudine, la dolce malinconìa, la gravità, il solenne.
Le ruine non possono servire a viste opposte alla loro natura, e alle sensazioni, che destano; in conseguenza non vogliono essere decorate internamente a foggia di sala per mangiare, o di sala per la musica. La gioja, ed il piacere non albergano là, dove non si mostrano, che la caducità, e la distruzione.
L'ingresso alle medesime non sarà disposto con arte, nè abbellito. Le ruine non devono presentarsi all'occhio; vogliono essere ritrovate, nascoste ed inviluppate, come sono, nell'oscurità, e nella mestizia. Scorte d'improvviso in parte solitaria fra sassosi ammassi, e fra sterpi, e dopochè si son percorsi inospiti sentieri, ecciteranno, e occuperanno sensibilmente l'immaginazione.
Le ruine possono spesso, per la loro situazione, e connessione con boscaglie, comporre un quadro più pittoresco, che le stesse fabbriche nuove, o ben conservate. Ammettono una maggior varietà nelle forme; la mescolanza co' verdi arbusti moltiplica i loro aspetti; la loro tinta è più dolce, e si amalgama meglio cogli oggetti all'intorno; il lor difetto di simmetrìa facilita quest'unione, ed hanno accidenti più varj.
L'accidental dono, ma difficile di trovare nel suo distretto delle vere ruine di qualsiasi genere, riuscirà di tutt'altro valore, che l'imitazione la più felice. Non si tratterà in allora, che di saperne trarre partito, e d'accordarle felicemente col restante[19].
Si pretende, che in alcuni parchi Inglesi si siano fabbricate delle rappresentazioni compite di pezzi d'antichità, e che dopo si siano fatte saltar in aria col mezzo delle mine, perchè vi restassero gli avanzi col maggior effetto di verità; procedere, che dinota piuttosto una mal intesa prodigalità, che una ricerca di raffinamento.
Si travagliano in Roma de' modelletti, delle copie in piccolo dei pezzi più belli dell'antichità, formate in gran parte di sughero, ed in parte di terra cotta, con una indicibile precisione, e verità, le quali studiandosi di passabilmente bene imitare, non si saprebbe desiderar nulla di meglio.