DELLA ARCHITETTURA GOTICA

DELLA ARCHITETTURA GOTICA

Io prendo a ridurre in un corpo solo ed a compendiare le cose, che ho sparsamente scritte sull'Architettura Gotica, secondo le varie occorrenze ora della mia Storia d'Italia ed ora del mio Codice Diplomatico Longobardo. Fondamento primiero d'un tale studio è il fatto da me posto in chiarezza, che i Goti altri non furono se non i discendenti de' Geti di Tracia, ricordati da Erodoto, ed indi tragittatisi di là dal Danubio nell'Europa Orientale, ove più tardi ebbero il nome anche di Daci. Ma nel presente lavoro non posso ritessere i racconti dell'infinite loro trasmigrazioni, durante il corso di nove secoli dall'età d'Erodoto, fino a quella in cui vennero in Italia gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, ed i Visigoti si condussero nelle Gallie Meridionali ed in Ispagna col Re loro Ataulfo. Dovrò dunque starmi contento ad alcuni fatti principalissimi, lasciando la cura di rammentare gli altri allaTavola Cronologica, da me pubblicata fin dal 1842. Quivi s'additano e chiamansi ad esame l'autorità ed i Documenti delle mie narrazioni, onde poi diedi un Prospetto ne' FastiGeticioGotici.

I Documenti, accennati nell'anzidetta Tavola Cronologica, piacquero al celebratissimo Giacobbe Grimm, che tutti li riferì, e non ne omise alcuno, in un Discorso intorno a' Geti, da lui letto nel 5 marzo 1846 all'Accademia di Berlino[1]. Altro egli non v'aggiunse di nuovo fino al sesto secolo prima diGesù Cristo, se non una citazione d'Anastasio Sinaita intorno a' Daci o Dani. Ben l'animo dovè godermi nello scorgere, che un uomo sì dotto calcasse le stesse vie, che io aveva tenute, per dimostrare l'identità de' Geti o Goti e de' Daci: ma non potei consentire alla sua opinione, che tutti costoro avessero formato un solo popolo co' Germani di Tacito, e però co' Longobardi guidati dal Re Alboino in Italia e coi Franchi tramutatisi nelle Gallie. Io non nego, che Geti o Goti e Germani vennero in principio dall'Asia, donde si partirono tutte le genti; ma già io aveva negato[2], ed or torno a negare, che i Germanii riposti da Erodoto fra' popoli agricoltori dell'antica Persia nelleregioni più felici del nostro globo fossero stati, per la nuda somiglianza del nome, i progenitori de' Germani di Tacito, cotanto schivi, e per lunghi secoli, dell'agncollura ferma e stanziale. Nè credo, che quegli agresti abitatori de' rozzi e vili tugurj descritti da Tacito avessero conservato alcuna memoria dell'Architettura Orientale, allorchè di mano in mano s'andarono allargando nell'inospite selve interposte fra il Reno, il Danubio ed il Baltico. Sia stata qualunque l'età, in cui da una regione qualunque dell'Asia giunsero in questi altre volte sì paurosi spazj d'Europa gli antenati de' Germani di Tacito, egli è certo che v'inselvatichirono, e vi perdettero la rimembranza d ogni precedente lor civiltà, se pur l'ebbero: egli è certo, che tali senza niuna di queste rimembranze durarono per molti secoli, nè prima dell'ottavo penetrovvi l'aura Cristiana, per la quale, alla voce di San Bonifazio, cominciarono ad edificarsi le prime Città e ad erigersi le prime Cattedrali.

Non così avvenne a' Geti o Goti, che si fermarono in Tracia e ristettero presso alle bocche del Danubio, in luoghi men lontani dall'Egitto e dall'Asia Minore. Verso l'anno 640 innanzi Gesù Cristo signoreggiò sovr'essi Zamolxi (Erodoto lo credeva più antico); erudito nell'arti d'Egitto e d'Oriente. Zamolxi, fece costruire un cenacolo, dove solea congregare gli Ottimati del popolo e tra lieti desinari predicar la Religione, che parve percorrere al Cristianesimo e che più onorò la dignità dell'uomo, sì come Religione fondata sul dogma dell'immortalità dell'anima. I Geti o Goti allora concepirono un gran dispregio della vita per la speranza d'andare a ricongiungersi con Zamolxi, accettato da essi per Dio. Morivano allegri fra' crudeli tormenti dell'esser lanciati nell'alto e fatti cadere sopra una selva di dardi ritti ad ucciderli. Chiamaronsi da indi in qua gl'Immortali: e si divisero in varieCaste. Prima tra queste fu la Sacerdotale de'Tarabostio de'Zorabos Tereos, donde uscivano i sommi Sacerdoti ed i Re. Un altr'ordine Sacerdotale appellossi de'Pii, che con l'armonie delleCetreconcludeva i pubblici accordi e ponea fine alle guerre, vestito di candide vesti.

Coloro, i quali fondano la Storia primitiva de' popoli su' facili ed anche sugl'ingegnosi diletti dell'etimologie d'alcune pochissime voci di sempre incerto e mutabile significato, veggano se v'ha nulla di simile nella sostanza viva de' fatti Getici, e de' Germanici: e se nel settimo secolo avanti l'Era diGesù Cristoi Germani di Tacito potessero vantarsi d'avere l'Architettura, buona o cattiva, d'un cenacolo, che fu la culla d'una Religione illustre, sebbene spietata e brutta por le sue molte superstizioni ed incantagioni; d'una Religione, ch'ebbe la sua Gerarchia ed i suoi Pontefici e le sueLiturgie particolari e le sueCetre, operatrici di grandi effetti politici. Nel 640 innanziGesù Cristo, niun sospetto della futura loro grandezza davano i Romani, e della gloria con cui avrebbe Traiano dopo nove altri secoli vinta una parte, una parte sola del popolo di Zamolxi.

Filippo di Macedonia, padre d'Alessando, guerreggiò contro i Geti o Goti e si rivolse repentinamente contro la loro città d'Udisitana in Tracia. Ogni speranza di salute s'era perduta dagli assediati, quando si videro prorompere alla volta del Macedone iPii, ravvolti nelle bianche vesti, e spalancar le Porte con le lorCetrein mano, sì come narra lo Storico Dione Crisostomo[3]. A' loro concenti non aspettati s'arrestarono stupefatti gli assalitori, e non solamente Filippo concedè a' Geti la pace, ma tolse in moglie Medopa, nata dal Re loro Gotila[4]. In quell'età, già le Colonie dei Geti di Tracia erano passate ad abitare di là dal Danubio, ed aveano già costruita la città d'Elis, ove Alessandro, figliuolo di Filippo, gli assalì con breve insulto, prima di partirsi alla volta dell'Indie. Vi giunse non osservato, menando i suoi Macedoni per traverso alle biade cresciute nelle Getiche pianure: guastò e distrusse la città, ma i Geti ne fecero a capo di qualche anno una fiera vendetta, uccidendo il suo Luogotenente Zopirione, che guidava trenta mila Macedoni contro essi. Più fiera, perchè più nobile, riuscì quella che presero di Lisimaco, successor d'Alessandro nel Regno di Tracia, quando il Re de' Geti Dromiehete lo fe' prigioniero in battaglia, e, secondo il costume Zamolxiano, apprestogli splendide cene, dopo le quali e' diè al vinto Lisimaco una sua figliuola in nuora.

Tanta possanza nell'armi e modi sì squisiti di vivere, durante la pace, rivelano la Storia occulta delle conquiste de' Geti o Goti e del loro innoltrarsi gradatamente nelle vaste contrade, che s'aprono tra 'l Danubio ed il Baltico. Ignota fu alla più parte de' Greci la Storia de' progressi, che il popolo degl'Immortalidi Zamolxi fece nell'Oriente d'Europa: ignota, o dissimulata da' loro Scrittori Ecateo d'Abdera, Eforo, Senofonte di Lampsaco e Filemone, per quanto può raccogliersi da' loro brevi e scarni frammenti. Ellenico di Lesbo, Platone, Timeo e Diodoro Siculi con altri non tacquero de' Geti e delle loro incantagioni: ma Teopompo li confuse con altre genti e narrò incredibili cose, quantunque avesse detto il vero, lodando leCetrede'Pii[5]. Nel secondo secolo innanzil'Era Volgare, Posidonio rammentò l'usanze de' GeticiCtistioCapnobatida' quali s'ebbe in onore il celibato, e si pose in opera una particolar sorta di suffumigj e di sacrificj[6]. Queste memorie di Posidonio ci furono trasmesse da Strabone, che più e meglio di qualunque altro avrebbe con la sua perspicua brevità potuto delinearci le Storie antiche de' Goti: ma da ciò per l'appunto, e con nostro grave danno, e' disse volersi rimanere[7]. Niun popolo intanto fra quelli, a' quali davasi da' Greci l'appellazione di Barbari, avea Storie più antiche e più certe di quelle de' Geti o Goti.

Alle discipline cotanto vetuste sì dell'Architettura e sì della Musica presso gl'Immortalirecò grandi mutazioni Deceneo, che Strabone distingue col titolo diprestigiatore, per additare le maravigliose riforme da lui fatte appo i Geti o Goti d'oltre il Danubio, ed i suoi stabilimenti sul Sacro Monte detto de'Cogeoni. Venne dall'Egitto e dall'Oriente sì fattoprestigiatore: introdusse il culto dei Minori Dei dopo Zamolxi e degli Eroi; fabbricò in onor loro piccoli Tempj, che attestano sempre viva e fiorente la successione delle Architettoniche arti, onde a' Geti o Goti di Tracia il cenacolo di Zamolxi avea dato i lineamenti, Orientali forse, non Egizj, e che fu la sede primiera delle sue incantagioni.

Le riforme di Deceneo avvennero al tempo di Lucio Silla, quando Berebisto regnava su' Geti, allargando fuor d'ogni credere i limiti e la possanza del loro imperio. Conquistò gran parte dell'Orientale Germania; e fu egli che ricevè l'ospite Deceneo, e gli fe' onori e lo volle a parte del Regno, godendo, che quello straniero spargesse nuovi studj e l'amor delle scienze della natura fra gl'Immortali. Deceneo diè il nome diPiloforio diPileatiagli antichiZorabos Tereos, e divise in due i Geti o Goti; nell'ordine, cioè, di sì fattiPilofori, donde i Re uscivano, e nell'altro de'CapellutioCriniti, ovvero de' guerrieri, che durò lungamente in Italia sotto gli Ostrogoti. Deceneo scrisse pe' Geti o Goti le Leggi, detteBellagini[8], le quali, attesta Giornande, si serbavano tuttora scritte al suo tempo in Italia dagli Ostrogoti, verso la metà del sesto secolo di nostra salute.

In quale Alfabeto furono esse dettate? Nol so, ed ignoro se i Geti si servissero per la loro lingua dell'Alfabeto de' Greci, o di qualche altro ignoto a noi dell'Asia Minore fino all'anno 360 dell'Era Volgare in circa, quando Ulfila ridusse il Getico Alfabeto alla forma, che oggi questo conserva, e che da lui prese il nome diUlfilano. Allo stesso modo gli Armeni, per dinotare i lor concettinella patria e primitiva lor lingua, usarono per lunga stagione l'Alfabeto Siriaco: poi venne Mesrob a' tempi stessi d'Ulfila, e si fece autor di quello, che fiorì e fiorisce in Armenia.

Poichè leBellaginividersi ridotte in iscritto da Deceneo, sebbene senza un Alfabeto Getico, l'idioma degl'Immortaliera già dunque costruito e già soggetto a' freni della Gramatica, quando nei giorni d'Augusto e di Tiberio sopraggiunse Ovidio in Tomi, di quà dal Danubio. Ben questi cerca dipingere e non tralascia d'esagerare i costumi barbarici de' Geti, che circondavano Tomi di quà e di là dal gran fiume: pur tuttavolta, chi l'avrebbe creduto? all'esule s'apprese la fiamma di scrivere un libriccino in lingua Getica, od almeno di fingere d'averlo scritto; e sebbene un Romano ed un odiator sì fiero di quel popolo dicesse, che di ciòvergognavasi[9], egli nondimeno affermò d'averlo dettato quel suo libriccino o poemetto. Fu in lode di Augusto, ed ordinato ad ottener la grazia del ritorno in Roma; pieno perciò di teneri affetti e di delicate adulazioni.

Augusto lasciò stare i disegni concepiti da Giulio Cesare d'assoggettare i Geti o Goti di Berebisto, ed assegnò il Danubio perlimiteall'Imperio Romano. Ma i lamenti d'Ovidio sulle continue correrie de' Geti Oltredanubiani contro Tomi dimostrano, che questolimitenon era punto rispettato dagl'Immortali. La fama di costoro mosse Giuseppe Ebreo, che scrivea sotto i figliuoli di Vespasiano Imperatore, a studiare i Getici costumi, ed e' notò particolarmente quelli degliCtisticelibi di Posidonio, abitatori del Ponto Eussino, facendone il paragone co' costumi degli Esseni di Giudea: tanto l'origini ed alcuni usi Orientali de' Geti o Goti colpivano l'animo di ciascuno. A questi Giuseppe diè nelle sue Storie il nome di DaciPlistioPolisti[10]. Poco appresso Dione Crisostomo, uomo tenuto in gran pregio da Traiano, dettò in Greco le Storie Getiche, oggi perdute; dal quale Scrittore udimmo testè lodati gli affetti ed i canti de'Piid'Udisitana e di Filippo. Qual perdita non fu quella de' Commentarj, che lo stesso Traiano scrisse intorno alle sue guerre Daciche? Non certo per lo stile, ma per le qualità degli eventi e per la difficoltà dell'imprese doveano appena cedere il luogo a' Commentarj dellaGuerra Gallica.

Ecco in tutto il corso de' tempi, da que' del cenacolo di Zamolxi fino agli altri dell'assedio d'Udisitana, fiorire presso i Geti o Goti sull'una e sull'altra riva del Danubio l'arti della Musica e soprattuttodell'Architettura, della quale io debbo spezialmente ragionare. Ma tutte le discipline della civiltà de' popoli non possono discompagnarsi affatto, e l'una il più delle volte spiega e dichiara quali siano le condizioni d'un'altra. Donde si vede, che i Geti o Goti abitarono in città murate, come Udisitana ed Elis; ch'ebbero in ciascuna il Collegio Sacerdotale degli armoniciPii; che per comandamento di Deceneo edificarono piccioli Tempj e Cappelle in onor degli Eroi, e de' lor Minori Dei. Nella Lituania e nella Samogizia, conquistate poscia da Ermanarico il Grande, progenitore di Teodorico, Re d'Italia, rimasero fino al quattordicesimo secolo, le reliquie del culto d'una turba d'infiniti piccoli Numi, alla maniera Decenaica, e le ricordanze del Getico Pontificato[11]. Il Dio della Terra s'appellava tuttora Zamelusk o Ziameluski nella Lituania[12]: e fra gli Estonj, soggiogati sul Baltico da' Geti o Goti dopo la morte d'Ermanarico il Grande, il suono dell'arpa d'un Prete Cristiano bastò a salvare un Castello, minacciato da essi[13]: ciò che ci rammenta gli antichi portenti delleCetreGetiche.

Ma si ritorni all'età de' figliuoli di Vespasiano e di Giuseppe Ebreo, allorchè Domiziano pervenne all'Imperio e volle domare i Geti d'oltre il Danubio ed impadronirsi del lorSacro Monte. Invano Stazio, adulando, cantò, che costui lo aveva per sua clemenzarestituito a' Daci[14]: ben seppero il contrario i Capitani di Roma, che valicarono il Danubio, troppo fortunati se poterono ripassarlo e ritornare in Tracia; ma Cornelio Fosco vi perdè la vita e le sue legioni furono disfatte, sì che l'Imperio si vide condotto a dover pagare annui tributi a' Geti o Daci, su' quali ora signoreggiava Decebalo. Si sospinse questo Re in Tracia e ne fe' tale governo che Tacito pochi anni dopo scrisse[15]: »Tot exercitus inMoesia Daciaque.... amissi; tot militares viri cum tot cohortibus expugnati aut capti; noc jam delimite Imperii et ripâ, sed de hybernis legionum et possessione dubitatum......... Cum damna damnis continuarentur, atque omnis annus funeribus ac cladibus insigniretur......».

Immensa copia di Romani cadde prigioniera nelle mani del Re Decebalo, che muniva le sue Getiche città della Dacia, e che certamente servissi delle loro braccia ed anche del loro intelletto per render più valide le fortezze del suo Regno. Ma non per questo ilGetico popolo apprese da que' prigionieri l'arti dell'Architettura; e la Gotica faccia dell'antiche città d'Elis e d'Udisitana ricomparve più maestosa in Sarmizagetusa nella regione, che oggi da noi si dice Transilvania; là dove Decebalo fece di questa Sarmizagetusa la sede principale del Regno. L'immagini della sua Reggia, e delle sue rocche, dopo aver fatto disviare il fiume Sargezia per nascondervi i Getici tesori, si veggono tuttora scolpite nella Colonna Traiana; il più nobile Monumento rizzato da' Romani per celebrar la gloria del vincitore de' Daco-Geti. Traiano si mosse finalmente a vendicar l'onte dell'Imperio, e ad abolire il tributo; ciò ch'egli ottenne mercè due guerre solenni, le più difficili e paurose, onde siasi conservata la memoria negli Annali de' Romani. E qual gloria non fu per quell'Imperatore l'aver distrutto Decebalo, e conquistata una terza parte del vasto Regno di lui? Qual gloria maggiore, dicea Giuliano Apostata nella sua Satira contro i Dodici Cesari, dell'aver potuto superare le genti, che tanto dispregiavano la vita, e che portavano il nome d'Immortali. Ma larga materia di riso apprestarono a Giuliano l'incantagioni Zamolxiane de' Geti.

Questa splendida lode s'ascolta in onor di Traiano Imperatore nella bocca del derisore de' primi suoi predecessori. Nondimeno la Colonna Traiana, che sussiste tuttodì, è il testimonio più certo dell'eccellenza, in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di Decebalo. Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro della Germania, verso l'anno 98 diGesù Cristo. Non parlo di ciò che ivi si dice delguidrigildo, ignoto a' Geti o Goti, essendo stato questo il perpetuo argomento de' miei studj sul Codice Diplomatico Longobardo. Ma ciascuno può leggere in Tacito, quanto per tutti gli altri rispetti fossero i suoi Germani diversi dai Geti o Goti, ossia da' Daci, per la Teocrazia, per la potestà de' Re, per gli ordini Sacerdotali ed Aristocratici; pe' sagrificj e gli auspicj; per le discipline letterarie introdotte da Deceneo; per le condizioni mobili dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle quali non chiedevasi altro che il grano in Germania (sola seges imperatur): soprattutto per le qualità dell'Architettura, là dove non si conosceano le città (urbes nullas habitari) e non si costruivano i tugurj vicini gli uni agli altri da' Germani, ma ciascuno interponeva grandi spazj di terra fra que' tugurj o per paura degl'incendj, o per ignoranza dell'arte d'edificare (inscitia aedificandi). Niun uso della calce; niuno delle tegole: e sacrilego era il pensiero di rizzar Statue o di fabbricar Tempj alle lor Divinità, quasi rimanessero elle imprigionate in tal guisa fra le mura (parietibus cohibere Deos). Quando poi si cominciavano a mutare i costumi, levossi un'agreste dimora, la quale si chiamò più dal Romanoche non dal Germano il Tempio della Dea Tanfana. So, che ad alcuni or sembra più spiritale il concetto de' Germani di Tacito di non alzarsi nè Tempj nè simulacri agli Dei: ma qui non si tratta di ciò; qui non occorre altro notare se non la gran diversità fra essi Germani e gl'Immortalicosì di Zamolxi come soprattutto di Deceneo, e la mancanza d'ogni Architettura in Germania. Ma non potrà mai lodarsi a bastanza, nè alcuno più di me lodolla in tutto il corso della Storia, la dolcezza della servitù presso i Germani di Tacito.

Di qui si scorge qual somiglianza regnasse fra una borgata delle selve di Germania, e l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza toccar dell'altre città Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e massimamente di quella, dove si rinchiuse la sorella del Re[16]. Tali, quali or gli abbiamo veduti, erano i Germani di Tacito sette od otto secoli dopo la predicazione Zamolxiana dell'immortalità dell'anima fra' Geti o Goti. Un sì lungo spazio di tempo dee cancellarsi affatto dalla Storia per concedere, che i due popoli fossero d'una stessa razza, e che arrivati fossero insieme dall'Asia in sulle bocche del Danubio. S'e' dovesse tenersi per vero, che così l'una tribù come l'altra venute vi fossero entrambe in uno stesso giorno, insieme partitesi dalla Persia o dall'India o dalla Cina, sarebbe non meno vero, ch'elle si separarono, e divennero affatto straniere fra loro, e vissero a questo modo per molti secoli fino a Zamolxi, poscia per sette altri fino a Deceneo, e poi per otto altri fino alla promulgazione del Vangelo fatta da San Bonifazio. Non vanno comprese nel mio ragionamento quelle parti della Germania di Tacito, le quali furono conquistate da' Geti o Goti del Re Berebisto e da' suoi Successori, ma prima di San Bonifazio, le quali parti perciò acquistarono la natura Gotica ed appresero l'idioma, che ho detto essersi chiamatoUlfilano. Questo s'andò successivamente insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi, e vi dura oggidì nelle bocche Tedesche. Nè nego, che il Politeismo Romano era più ritroso del culto de' Germani di Tacito a ricevere in sè i propizj semi del Vangelo: ma chi più degliImmortalidi Zamolxi potea tenersi per un popolo capace del Cristianesimo?

Le vittorie de' Geti o Goti sopra i Romani prima delle due guerre Daciche di Traiano, e massimamente quella di Cornelio Fosco procacciarono il nome d'Ansio d'Asi, cioè diSemidei, a que'Piloforied a queiCapelluti, che più s'erano in un tanto pericolo illustrati. Fra taliAsifu Capto, dal quale discese, dopo diciassettegenerazioni, Teodorico, Re d'Italia e padre d'Amalasunta; e fu eziandio Balto, donde trasse l'origini Alarico, il quale s'impadronì di Roma nel 409. I nipoti e pronipoti di Gapto signoreggiarono sugli Ostrogoti; que' di Balto su' Visigoti: due grandi famiglie del popolo Gotico, come nella Dacia, rimasta libera dall'armi Romane s'appellarono esse dopo la morte di Decebalo ed i trionfi di Traiano. Il bisnipote di Gapto, chiamossi Amalo, e per lui si chiamarono i suoi discendenti gli Amali. Or così gliAsioSemideiAmali che iSemideiBalti, quando ebber nell'anno 107 perduta Sarmizagetusa, si ridussero nell'altre due terze porzioni del Regno di Decebalo di là dal Prut ed a cavaliere de' Carpazj, donde cominciarono contro i Romani quell'aspra e continua guerra, che costrinse finalmente Aureliano, fortissimo Imperatore, ad abbandonar la Dacia conquistata da Traiano, ed a ridursi nell'anno 275 diGesù Cristo, allimite Augusteodi quà dal Danubio.

Ne' cento sessant'otto anni della dominazione Romana, la Dacia di Traiano siLatinizzòin buon dato: ma Gotico e puramente Gotico durò il resto, cioè la maggior parte, del Regno di Decebalo. Gli Ostrogoti vissero sotto il reggimento degli Amali, ed i Visigoti sotto quello de' Balti, fino al Re Ostrogota degli Amali, che regnò sopra entrambe le due grandi tribù nella metà del terzo secolo. Poscia l'undecimo discendente di Gapto, ed il sesto del Re Ostrogota, Ermanarico degli Amali, ottenne anche di signoreggiar su' Visigoti e sugli Ostrogoti, con le forze unite de' quali e' diè i principj alle sue conquiste.

Non appena erano spenti Decebalo e caduta Sarmizagetusa, che Celso il Filosofo si pose a scrivere, volgendo l'anno 131, contro i Cristiani. E' faceva uno stolto paragone tra Zamolxi eGesù Cristo; poscia, volendo in qualche maniera deprimere l'antichità dei Libri Mosaici, lodò l'antichità e la sapienza de' Geti o Goti. Non ancora un mezzo secolo era trascorso, e Luciano ricordò i sacrificj degli Sciti, ma parlava dei Geti, perchè non tacque de' loroPilofori, nè dell'uccisione degli Ambasciatori che spedir doveansi a Zamolxi[17]. Nè tardò Clemente Alessandrino[18]rifermar ne' suoi Libri dell'anno 193, i racconti di queste uccisioni degli Ambasciatori; lodando ad un'ora le discipline filosofiche sì d'essi Geti o Goti come de' Traci Odrisj, e soprattutto le dottrine Zamolxiane sull'immortalità dell'anima, la rassegnazione de' Geti alla morte, la lor cura in onorar gli Eroi ed i sapienti della loro nazione. Il che, tutti lo veggono, riesce all'Architettura Gotica, ed alla rinomanzadegli edificj posti a quegli Eroi, divolgata da per ogni dove ne' luoghi più lontani dal Prut e da' Carpazj. Quanto alla Dacia Romana, l'uccisione degli Ambasciatori a Zamolxi fu certamente vietata nella stessa guisa, che nelle Gallie i riti ed i sacrificj umani dei Druidi erano stati dianzi per gran ventura dell'umano genere aboliti dagl'Imperatori.

Ma già cominciava da lungi la luce del Vangelo a risplendere presso gl'Immortali, che, per questa sola credenza loro, doveano riuscire i primi a divenir Cristiani, e riuscirono, fra' popoli detti Barbari dal Greco e dal Romano: da lungi, dico, nè presso tutta la nazione Gotica. Nel 211 già Tertulliano parlava de' Daci, che aveano udita laBuona Novella[19]; ma erano scarsi drappelli, che non ancor poteano rivolgere ad altro e più fausto segno le pratiche dell'Architettura Gotica, sì come avvenne poscia quando il maggior numero della nazione si voltò al Cristianesimo. Intanto il Re Ostrogota degli Amali vinceva i Gepidi, popolo di sangue Gotico[20], il quale avea superato e disfatto i Burgundioni o Borgognoni. Furon costoro annoverati da Plinio fra' Vandali, ed erano genti di Germania verso il Baltico. Le relique di sì fatti Borgognoni furono incorporate fra i Gepidi, e tosto co' Visigoti e cogli Ostrogoti per la vittoria conseguita dal Re Ostrogota. In tal guisa i Borgognoni svestironsi la Germanica loro sembianza, e passarono alla Gotica, e furono sempre ricordati dagli Scrittori antichi fra' Goti. Tale Agatia[21], il quale dà loro espressamente il nome dipopoli Gotici, quali veramente divennero e si mostrarono in tutto il corso della loro Storia.

Ne' giorni d'Ostrogota, Origene d'Alessandria in Egitto, prese a difendere il Cristianesimo dall'imputazioni del Filosofo Celso. Pubblicò, verso l'anno 250, i suoi Libri contro esso, il quale tanto aveva esaltato le Gotiche antichità e la sapienza. Origene per altro non negò punto l'antichità de' Geti[22], quantunque inferiore a quella di Mosè. Insigne testimonianza si legge in questo lavoro contro Celso intorno alle verità de' detti di Giuseppe Ebreo sulla conformità d'alquanti costumi de' Geti o Goti con alcune usanze de' Giudei. Non certamente nell'età d'Origene il Sommo Sacerdote degli Ebrei sarebbesi potuto paragonare col Pontefice Zamolxiano o col Decenaico de' Geti o Goti: ma l'inutile aspettazione dicostoro, che Zamolxi dovesse venire a regnar sulla terra, diè buoni fondamenti ad Origene di paragonare questa vivissima loro speranza con l'inutile aspettazione del già venuto Messia presso gli Ebrei. Più d'ogni altra Gotica tribù i Crobizj aspettavano Zamolxi, celebrando a tale uopo annui banchetti e sacrifizj. Queste Getiche pratiche religiose non aveano rimesso nulla del loro fervore nell'età d'Origene, quando i Goti non eransi ancora convertiti al Cristianesimo.

D'assai maggior momento per me nella trattazione sull'Architettura Goticaè l'essersi Origene accordato col suo avversario Celso nel fatto notissimo a tutto l'Orbe Romano, che i Goti onoravano Zamolxi col rizzargli e Templi e Statue (νηὼς καὶ ἀγάλματα[23]): tanto la fama così della credenza Zamolxiana come della nuova riforma di Deceneo da per ogni dove sonava, ed anche in Egitto. E però i Geti o Goti non conquistati da Traiano, cioè i Daci liberi, non intermisero giammai la pratica della nazionale Architettura loro, qualunque si fosse; nè poteano intermetterla, perchè sempre obbligati dal loro culto a rizzar Tempj e Cappelle in onore o di Zamolxi, o de' Minori Dei e degli Eroi. Tali pratiche dell'Architettura Goticasi mantenevano intere anche per odio contro i Romani, che signoreggiavano in Sarmizagetusa, dandole il nome d'Ulpia Traiana, e venivanoLatinizzandosempre più la porzione caduta in lor potere della Dacia di Decebalo.

Così stavano le cose della Gozia e della Dacia libera da' Romani, verso la metà del terzo secolo Cristiano, quando un insolito moto agitò i popoli Gotici. Furono vinti nel 269 in Tracia dall'Imperatore Claudio, che ne riportò il nome di Gotico. Abbiamo ancor le sue Lettere, ov'egli afferma d'averne ammazzati trecento venti mila, ed affondate due mila lor navi; d'aver in oltre fatto prigioniero uno stuolo infinito di donne, fra le quali Unila, regal donzella de' Goti.

Uno degl'Imperatori più valorosi fu vinto dagl'Iutungi, che Dessippo chiamava Sciti, e che si possono tenere per non diversi da' Tervingi, tribù Visigotica. Parlo d'Aureliano, il quale poscia li vinse; ma conobbe quanti pericoli si minacciavano dalle Gotiche genti all'Imperio. Fra gli altri suoi provvedimenti e' circondò Roma di mura, ed abbandonò la Dacia conquistata da Traiano. Gl'Iutungi fermaronsi finalmente nella Rezia, e nelle parti Meridionali della Germania, ove non si dubita che introdotto avessero l'uso della lingua Gotica. I Borgognoni eziandio, che s'erano fatti Goti, come notò Agatia, e deposto aveano con l'indole Germanica l'uso delguidrigildo[24], sì come apparisce dallesusseguenti lor Leggi, s'accompagnarono co' Goti nelle spedizioni di costoro contro l'Asia Minore. Innoltraronsi poscia verso la Germania Occidentale, dove ristettero fino a che non passarono ad abitar nelle Gallie.Goticaivi fu la loroArchitettura, perchè i Borgognoni divennero fervorosi Ariani: del che or ora dirò una qualche parola.

Ma le tribù de' veri Germani di Tacito si ristrinsero nella primitiva rozzezza loro: e solamente in alcune contrade più prossime all'Imperio cominciò appo essi una lenta ed incerta imitazione dell'Architettura de' Romani. Ammiano Marcellino[25], che nel 361 guerreggiò sotto Giuliano Cesare contro gli Alemanni tra il Meno ed il Reno, vide con sua gran maraviglia costruite alcune borgate con case all'uso Romano.

Tornata la Dacia di Traiano in balía de' popoli Gotici dopo Aureliano, s'apre l'età di Costantino e d'Ermanarico degli Amali; l'uno e l'altro chiamato ilGrande. Non parlo d'Ermanarico, il quale restò fedele a' dogmi di Zamolxi, e sì lungi spinse le sue insegne nell'Europa di là dal Danubio, fondando in Europa quel vasto e misterioso Imperio, che Giornande paragonava con l'altro d'Alessandro in Asia, e che si distese dal Prut e da' Carpazj fino al Baltico; i suoi Successori poscia lo dilatarono di mano in mano fino all'Estonia ed alle Provincie Orientali e Settentrionali di quel Mare, non che in tutta la Scandinavia. Ma non posso tacere di due grandi fatti avvenuti a' giorni di Costantino. L'uno, che molti Goti furono da lui ricevuti nell'Imperio col nome diFederati: l'altro, che una gran parte di Geti o Goti Zamolxiani si convertì al Cristianesimo. Teofilo, Vescovo Cattolico, sottoscrisse alla condanna d'Ario nel Concilio di Nicea del 325, in qualità diPrimate della Gozia. Santo Epifanio, che visse in quella stagione, tramandò alla posterità le notizie de' Monasteri edificati da' Goti, nuovi convertiti[26], per le loro Vergini. La Gotica tribù de' Protingi ebbe altresì gran copia di Monaci Cattolici, derisi dal Pagano Eunapio, che pose principalmente in canzone le negre lor vesti[27].

Or si potrà più mai volgere in dubbio, che nella Gozia o Dacia di là dal Danubio durasse un'Architettura Goticadopo la conversione de' Goti? Que' Monasteri delle Vergini, celebrate da Santo Epifanio, non erano certamente di legno, ma di pietra: come di pietra furono il cenacolo di Zamolxi, le Città d'Udisitana ed'Elis, i Tempj di Deceneo, la Reggia di Sarmizagetusa e le Daciche mura effigiate nella Colonna di Traiano in Roma. La Dacia, posseduta fino al 275 da' Romani, ei riempì, egli è vero, di monumenti d'arti Greche e Latine; ma que' Monasteri delle Gotiche Vergini e de' Monaci Protingi non presero punto ad imitare alcuno de' monumenti del Paganesimo di Roma o d'Atene.

Scrive Santo Isidoro di Siviglia, che il Goto, divenuto Ariano, edificò novelle Chiese di là dal Danubio, ma secondo il novello suo dogma.Ecclesias sui dogmatis sibi construxerunt[28]. Ciò dimostra la diversità, che già si stabiliva, ed era divenuta notabile, fra l'Architettura Cattolica e l'Ariana. L'una cercava separarsi per ogni via dall'altra: ma, di qualunque natura fossero tali gare fra le due Architetture, Santo Isidoro parla di fabbriche Oltredanubiane, quando egli tocca delle Chiese del rito Ariano. E però, lasciando in disparte la Dacia stata già de' Romani, tre specie d'Architettura, la Zamolxiana e Decenaica, la Cattolica e l'Ariana fiorivano ad un'ora in Gozia, nella seconda metà del quarto secolo di Gesù Cristo.

Egli è facile il conoscere quanto la nuova Religione Cristiana mutato avesse i costumi de' Goti, e come fosser finiti l'incantamenti ed il Ponteficato stabilito da Zamolxi e da Deceneo. Ma ferme appo i Goti Cristiani rimaseso leCastede'Piloforie de'Capelluti. Alcuni di que'Piloforidivennero Vescovi, che all'autorità religiosa congiunsero eziandío la politica. Dall'ordine loro si continuarono ad eleggere i Re: si continuarono ad eleggere gli altri Capi, a' quali, dopo Ermanarico, si diè sovente il nome diGiudicida' Visigoti, e che non sempre furono de' Balti. Poichè già Ermanarico moriva, e già venivano gli Unni; già gli Ostrogoti cogli Amali cadevano in potestà de' vincitori, e perdevano, sto per dire, la loro Gotica faccia. I Visigoti, e fra essi anche i Protingi, tentarono di resistere all'Unnico nembo; Atanarico,GiudiceVisigoto, fece, secondo i racconti d'Ammiano Marcellino, rizzar ilLungo Muro, ch'egli sperava poter difendere contro gli Unni: questo perciò dovè munirsi di Torri e d'altri propugnacoli, non che di Porte e di Posterle. Ammiano diceva essere stata sì fatta muragliaun'efficace operae come unaloricade' Visigoti[29].

Inutile schermo riuscì nondimeno la muraglia delGiudiceVisigoto contro gli Unni, che dettero una gran volta dietro i Carpazje lo assalirono alle spalle. Allora i Visigoti passarono il Danubio, e stabilironsi nell'Imperio Romano. Correva l'anno 375 di Gesù Cristo. Son questi que' Visigoti, che dopo varj casi Alarico de' Balti condusse nel 409 al saccheggio di Roma, beffandosi delle mura d'Aureliano. Fra tali casi, giova ricordar l'arrivo dei Protingi, venuti ad ingrossar lo stuolo de' popoli Gotici. Aveano potuto i Protingi per circa undici anni dopo il passaggio de' Visigoti schivar la rabbia degli Unni: ma finalmente furono costretti anch'essi a passare il Danubio, ed a chiedere d'essere accolti nelle Provincie Romane. S'affacciarono perciò nel 386 al gran fiume co' loro Vescovi, co' loro Monaci, vestiti di toniche nere, con le loro Vergini, che faceano l'officio di Diaconesse. Procedeano sopra magnifici e ben custoditi carri, ove si nascondevano gli eucaristici vasi: uomini e cose, che mosser la bile d'Eunapio. Ma la magnificenza e le ricchezze di questi Protingi erano di gran lunga inferiori a quelle, che lo stesso Eunapio[30]descrive de' Visigoti, quando nel 375 passarono il Danubio, con gli splendidi lor vestiti di lino e carichi di preziosi tappeti: le donne andavano adorne più pomposamente che non sembrava convenire alla presente loro sciagura, e gli stessi fanciulli de' VisigoticiPiloforinon aveano deposto lo splendore d'un regio lusso.

Questi medesimi Visigoti e Protingi e simili non numerabili tribù de' Goti, dopo la presa di Roma e la morte d'Alarico de' Balti obbedirono al Re Ataulfo. Furono dall'Imperatore Onorio stanziati nelle Gallie Meridionali col titolo diFederati, già loro imposto da Costantino. Essi dappoi s'impadronirono di tutta la Spagna. È fama, che Ulfila tutti avesse finito di voltarli all'Arianesimo nel 360 per procacciar loro i favori dell'Ariano Imperatore di Bizanzio. Anche i Borgognoni, de' quali ho toccato, divennero zelanti Ariani. Qualunque sia stato il tempo, in cui abbandonarono la fede Cattolica, Ulfila non andò co' Visigoti del Re Ataulfo nelle Gallie; ma i Vescovi Selina e Sigesario, discepoli d'Ulfila e propagatori dello stesso dogma, furono quelli che vi si tragittarono con le Visigotiche tribù, e divennero lor guida e maestri e gran dottori dell'Arianesimo, portando seco la TraduzioneUlfilanadelle Sante Scritture, scritta coll'AlfabetoUlfilano. E però Santo Eugenio di Tolede, volendo nell'ottavo secolo Cristiano annoverar gli Alfabeti da lui conosciuti, parlò dell'Ebraico, dell'Attico, del Latino, del Sirio, del Caldaico, dell'Egizio, e soggiunse:

»GulfilapromisitGeticas, QUAS VIDEMUS,ULTIMAS(literas)[31]».

»GulfilapromisitGeticas, QUAS VIDEMUS,ULTIMAS(literas)[31]».

Dopo ciò niuno dirà, che i Visigoti da un lato ed i Borgognonidall'altro si posarono in Ispagna e nelle Gallie in qualità di popolo Barbaro, privo di scienze, privo d'Alfabeto, privo d'Architettura: niuno dirà, che gl'Immortalidi Zamolxi e di Deceneo non fossero stati abitatori delle più splendide città di là dal Danubio, e non avessero costruita una lunga e forte muraglia contro gli Unni. Qual era quest'Architettura, che i Visigoti recavano in Ispagna e nelle Gallie Meridionali dalle regioni d'Oltre il Danubio? Qual era questa Architettura, che prima fu Zamolxiana, e poi Decenaica, e poi Cattolica e poi Ariana per dieci secoli da Zamolxi fino al passaggio del Danubio nel 375? Godè forse quest'Architettura, che in dieci secoli mutossi tante volte, d'operar gliarchi acuti, a' quali da noi si dà il nome d'ogive? Qui anche dirò, come già dissi del Getico Alfabeto a' tempi d'Ovidio, che nol so, e che affatto ignota m'è l'Architettura di questi dieci secoli di là dal Danubio; ma so, ch'ella vi fu, e che non fu Architettura nè Greca nè Romana; ma so, ch'ella chiamossi, qual era veramente,Architettura Gotica, prima del 375: ma so, ch'ella era così militare, come religiosa e civile.

Il Re Ataulfo, quando e' si vide giunto al colmo della possanza e della gloria nell'Occidente d'Europa, rivolse in mente d'abolir l'Imperio Romano e di chiamarloGozia[32]. Onorio Imperatore s'ebbe a gran ventura di sviare sì fatti disegni, dando Placidia, sua sorella, in moglie ad Ataulfo. E noi ci lasceremo persuadere, che il popolo Gotico delle Gallie Meridionali e della Spagna, deposto avesse i nazionali orgogli delle sue discipline particolari d'Oltre il Danubio? Gli orgogli del suo Alfabeto, della sua lingua e della patria sua Architettura? No, così non avvenne. A dimostrar l'impossibilità d'ogni contrario concetto, basta la ragione intima delle cose: ma gli esempj de' Visigotici orgogli non mancano, e sussistono ancora le prove Storiche della perpetua durata di quell'Architettura Goticanelle Provincie Occidentali dell'Imperio Romano.

Anche a' Borgognoni si concedè nel 431 da' Romani quel tratto delle Gallie, che s'interpone tra Magonza, Vormazia e Spira, in qualità diFederati, che poi quivi si dissero ancheLetieGentili. Queste furono le prime stanze Burgundiche nell'Imperio; qui cominciano con più certezza la loro Storia ed il novero de' Re loro nelle lor Leggi, le quali giunsero fino a noi; qui s'ascoltarono i Cantici Nazionali, che si credono scritti nell'idioma e coll'Alfabeto Gotico d'Ulfila[33]: e però qui si debbono, s'egli è possibile, rintracciare le più antiche memorie della loroArchitettura Goticaed Ariana. L'avventure del popolo Borgognone in Vormazia, e lesciagure da essi patite pel ferro degli Unni d'Attila, divennero un famoso argomento d'epopea, che ne' secoli meno lontani da noi piacque a' remoti nipoti de' Germani di Tacito, e che vive tuttora fra essi con la denominazione diNibelungen.

Io non istarò qui a trattar la Storia de' Visigoti delle Gallie Meridionali e della Spagna durante il quinto secolo, che fu il secolo di Attila. Ma si può egli tacere al tutto del Re Torrismondo? Nacque da quel Teodorico de' Balti, che morì combattendo fortemente nelle pianure della Marna contro l'Unno. I Catalaunici Campi furono il teatro della gloria di Teodorico: lo stesso Attila, narra Giornande[34]ammirò le pompe de' funerali di lui dopo la battaglia, ed udì senza trar fiato i mesti concenti de' Visigoti per averlo perduto. Non erano più leCetrede'Pii. Quelle funebri magnificienze sono un riscontro certissimo degli splendori della Reggia, che i Visigoti piantato aveano in Tolosa, e de' modi signorili del loro vivere, oh! quanto diverso del vivere de' Germani di Tacito nel secolo Attilano. Il lusso de' Visigoti corruppe lentamente nella Spagna e nellaGallia Goticai loro costumi: non andava intanto discompagnato dall'esercizio dell'arti, e massimamente d'un'Architettura diversa da quella de' Romani.

All'età d'Attila, il quale non ardì uscir dal suo campo, circondato di carri, per interrompere le canzoni de' Visigoti, vuol riferirsi quella de' due fidanzati Gualtieri o Waltario, figliuolo d'un Re d'Aquitania, e d'Ildegonda, nata da un Re de' Borgognoni. Le loro vicende furono scritte in versi da uno, che il Cronista della Novalesa chiamava unmetricanoro: fondamento principalissimo delle quali è la finzione, che fossero stati ostaggi nella Reggia d'Attila. È questo il più antico tra' fin qui noti di quelli, che in più tarda età si chiamaronoRomanzi: esso fu poscia inserito (chi sa se intero?) nella Cronica dalla Novalesa, e generò gravi dispute intorno alla nazione, donde uscì quel versificatore. Sia stata qualunque la patria di costui; egli è certo, che l'Eroe, promesso ad una Burgundica donzella, si dice appartenere all'Aquitania, paese lungamente signoreggiato da' Visigoti: e però il tutto si mescola colCiclode' popoli o Goti o divenuti Goti, colà nelle regioni dove surse in prima la Cavalleria, e dove il rispetto per la donna Cristiana giunse al grado più alto; colà dove poi risonarono i primi accenti di non volgari affetti, e s'aprirono le Corti dette d'Amore nellaGallia Gotica, quando i Goti aveano cessato d'esserne i padroni; tanto era stata profonda l'orma da essi quivi stampata.Qui anche surse laLingua Provenzale: qui, per molte generazioni, operarono e cantarono iTrovatori.

Eurico, fratello di Torrismondo, sollevò al più alto segno di gloria le Visigotiche stirpi. E' recossi nelle mani tutt'i paesi Romani della Prima Aquitania, e nel 472 s'impadronì di Lemovico o Lemosì, oggi Limoges[35]; città, della quale dovrò più d'una volta riparlare. Indi Eurico ebbe dagl'Imperatori l'Alvernia, ed allargò la sua propria dominazione fino ad Arles ed a Marsiglia. Fu crudele persecutor de' Cattolici, fra' quali era eziandìo un qualche Goto. Un di costoro si credeva esser Vittorio; ma il Re Visigoto lo deputò al governo dell'Aquitania Prima e dell'Alvernia. Salva quest'eccezione o qualche altra, Eurico in generale odiò i Cattolici, e distrusse o guastò quanto più egli potè le loro Chiese. Altre in gran numero egli ne costruì dell'Ariano suo dogma. Più amara sorgente diversità fra l'Architettura Goticae l'Architettura Greco-Romana sgorgò in Ispagna e nelle Gallie Meridionali da cotal differenza de' culti, e per l'odio dell'Ariano contro il Cattolico. Questa diversità fu comune anche a' Borgognoni, discacciati da Vormazia; popolo, a' quali Valentiniano III.º Imperatore concedè i riposi di Sapaudia, oggi Savoia. Essi di poi vennersi distendendo alla volta di Vienna sul Rodano e di Lione, quando l'Imperio d'Occidente vedeasi ridotto all'ultima estremità in Roma, e quando già gli Eruli d'Odoacre si disponevano ad occuparlo.

Apollinare Sidonio allora, illustre Romano delle Gallie, inviò ad Eurico, Re de' Visigoti, que' versi, che non si possono mai ripetere a bastanza, perchè meglio di qualunque altra testimonianza ci fanno comprendere ilDritto pubblicodi quel secolo, e l'obbligazioni de' GotiFederativerso l'Imperio. Gli scrisse, che ilMarte inquilino, cioè l'armi degli stranieri Visigoti, doveano dalle possenti rive della Garonna, ov'e' regnava, sospingersi nella qualità diFederatia difender l'Imperio e Roma ed il Tevere, ormai divenuto sì debole:


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