CAPITOLO I.PRIME OPERAZIONI E PROGRESSIVO AUMENTO DELLE BANDE.

DELLAGUERRA NAZIONALED'INSURREZIONEPER BANDE,APPLICATA ALL'ITALIA.CAPITOLO I.PRIME OPERAZIONI E PROGRESSIVO AUMENTO DELLE BANDE.Se difficile non meno, che pericolosa devesi la situazione di quel condottiero considerare, che primo, spiegando il vessillo della rigenerazione italiana, ed impugnando la spada vendicatrice della patria oppressa, ardimentoso, e forte, tutta la formidabile potenza nemica mettesi in capo a sfidare; non meno grande, però, non meno soddisfacente compenso gliene ridonda, per la sublime riputazione di essere stato il primo branditor dell'acciaro, disceso nelpericoloso agone, onde una carriera, che sebbene di pericoli seminata, ha nondimeno per iscopo certo la gloria, impavidamente percorrere. E certamente, sarà la sua memoria, nei cuori dei cittadini plaudenti, cooperanti, e grati, per essere indelebilmente impressa, e venerata.Preso con una banda di venti o trenta volontarj il campo, dovrà il condottiero portarsi ai boschi, od in mezzo ai dirupi dei monti, e, se in pianure, nelle selve vicine ai fiumi, per istrade remote, e coperte dalle siepi che lungo le medesime si estendono, occuperà posizioni. Impadronendosi delle vie, per dove debbono i corrieri, lediligenze, i procacci necessariamente passare, tutti quanti arresterà; e nè fia che trascuri d'impossessarsi della corrispondenza del governo. E se fra le persone viaggianti, alcuna essere nemica d'Italia, avverrà che riconosca metteralla subitamente a morte. Da una ad altra posizione, come lampo, trasferirassi, sempre tenendo presente, che la sua salvezza, riuscita, ed esistenza, sono dalla sua attività, del tutto dipendenti. Si farà dai possidenti de' territorj, tutto il necessario alla sussistenza dei volontarj somministrare, cadrà improvvisamente, or sopra d'un villaggio, or sopra d'un altro, sopra di borghi, o città che non siano presidiate da truppe dallequali, una qualche resistenza possa essergli opposta, s'impadronirà dei fondi esistenti nelle casse del governo, e con quelli, dopo d'aver stabilite relazioni con alcuni abitanti dei varj paesi del circolo da lui per le sue operazioni destinato, cercherà, in primo luogo, di comprare i capi delle truppe ch'esistono in quelle parti, e se non potrà farlo coi capi, ai subalterni con prudenza si rivolgerà, onde nè danno, nè distruzione gli arrechino, se mai fossero contro la sua banda spediti. Manterrà inoltre col rimanente delle somme, moltissimi informatori, agenti, e spie, in ogni parte dove possa credere che si stia qualche cosa contro di lui, preparando, come pure pagherà molti corrieri per ricevere le relazioni, e tenere vive le intelligenze con gli abitanti dei paesi, e con le truppe, se può; ond'essere della partenza, e forza delle spedizioni dirette contro di lui, a tempo minutamente avvertito, e potere i nemici nelle loro ricerche ingannare, e schivare. Un'altra porzione dei fondi sarà pei bisogni dei volontarj, ed anche in soccorso dei miserabili in quel circolo esistenti, dal condottiero disposta; locchè mettendolo in fama di benefico, gli procaccierà la benevolenza dei contadini, che, siccom'ei difende la causa del popolo, debbono essere in suo favoredisposti. Epperciò i viveri gli saranno sempre assicurati, gli saranno a tempo, tutt'i moti e divisamenti del nemico, previamente manifestati, sarà molto meno esposta la banda, ed asilo, non meno, che alle sue bisogne provvedimento, saralle volentieri dappertutto offerto, fornito, dimodocchè potrà la guerra con gran vantaggio sostenere, e per lunghissimo spazio di tempo, prolungare. Dovrà la prima banda stare in continuo moto, e non mai essere l'indomani, dove l'oggi si trova, occulterassi un giorno in un bosco, un altro in un'isolata casa nella campagna, in una villa, od in una caverna, e così manterrassi celata, fino al momento di poter nascostamente uscire, ed una qualche vantaggiosa impresa di non dubbia conclusione, operare. Seco non terrà il condottiero più di dodici uomini, ed il rimanente in piccoli drappelli diviso, ciascuno di essi ad una corta distanza opererà, all'appressarsi del momento di fare una qualche rilevante operazione, tutti ad un tratto si riuniranno. E quanti nemici cadranno nelle mani, saranno da essi senza misericordia esterminati. Così nell'anno 1811, vicino adAbrantesin Portogallo, una banda isolata di pochi volontarj, tagliò nei soli mesi di gennajo e febrajo, non meno di trecento Francesi apezzi. Inoltre la banda non attaccherà mai corpi eguali alla sua forza, ma sempre infinitamente più deboli, e nel modo summentovato, si manterrà in campo.In due sole differenti maniere, potrà contro di questa prima banda, il governo esistente, regolarsi. Primieramente nella speranza, che manchi col tempo, nei volontarj, l'entusiasmo per esser privo del suo maggior alimento, vuol dire e le persecuzioni, e le ingiurie; farà per avventura sembianza di non curarla, e poscia frà non molto tempo, con apparente moderazione, con aspetto dolce ed umano, con simulata buona fede, proporrà unindultogenerale, e completo. Se mai perverranno con queste arti, gli avversarj, a trarre l'insorta banda nel laccio teso, e ad accettare il loro perdono, persuaderla, della confidenza alle loro illusorie promesse prestata, s'approfitteranno, e quell'opportuno momento coglieranno per separare i volontarj, o sopra ognuno di loro alla spartita fermato, l'intiera vendetta del brutale despotismo offeso, fare con iracondo, e spregievole sorriso, rabbiosamente piombare. Animati dal puro, ed ardente fuoco della libertà, ed independenza della patria, i volontarj, ogni lusinga, ogni proposizione, ogni promessa metteranno in non cale, persuasi che con talinemici, non si dovrà mai negoziare e che la guerra non si deve, che dopo la compiuta totale distruzione d'una delle parti, come terminata, considerare. Secondariamente, l'altro partito a che possono i nemici appigliarsi, quello sarà di correre addosso alla banda, ed alla sua distruzione, prima che si aumenti, e diventi più formidabile, ogni lor cura rivolgere; praticando a tal'uopo quanto viene al libro terzo da Polibio raccomandato. Ei pensa che un esercito aggressore debba cominciare con un'azione forte e strepitosa, il primo risultamento di che, si è quello di spaventare il nemico, ed il secondo di staccare, e conquistare i suoi alleati, con aggiunger a ciò una impreveduta diligenza. Tale fu la condotta dei grandi capitani, d'Annibale, Cesare, Emilio, Filippo, etc. E seguendo i precetti del generale Santa Croce, il quale paragona le rivoluzioni alle fontane, che vicino alla loro origine valicare si possono con facilità, ma che lungi, da quella, nemmeno si possono, senza grande pericolo guadare; spediranno i nemici truppe da ogni parte ad assalire vigorosamente la banda. Ma dotato il condottiero di sottile avvedimento, ed a tempo informato, con le sue false dimostrazioni, con la conoscenza del terreno, e co' suoi rapidi, ed improvvisi movimenti, stancheràsì fattamente la truppa, che da quella non sarà mai raggiunto. Se per caso poi, come può succedere, venisse dalla necessità costretto a combattere, allora prenderà posizione sopra di qualche inaccessibile sommità dominante il contorno, o qualche burrone, etc., e di quella trarrà partito, onde colla forza della situazione, quella maggiore personale dell'avversario, con vantaggio equilibrare. Il tenente colonnello Grant della legion Lusitan o Inglese al servizio di Portogallo, con soli ottanta militi Portoghesi, all'arrivare del generale Foi, alla testa di tre mila uomini messi da Francia per andarsi ad unire a Massena, prese, vicino al villaggio di Enxabarda, una posizione, che dominava uno stretto, per dov'era il nemico, di passare forzato. Grant fece un continuo terribile fuoco addosso a' Francesi che durò fino a notte inoltrata, e così ben diretto, che nello spazio di quattro leghe si trovarono ducento, e sette cadaveri de' nemici da quella mano di valenti, sul luogo trucidati. Profittando della notte, potrà il condottiero sorprendere alcune volte il nemico, perchè come dice Tito Livio al libro 7º delle Decadi: «La notte, e sopra tutto l'ora della seconda veglia, è alle irruzioni favorevole.» Oltracciò egli dovrà sempre valersi del bujo per mutare di posizione,e valersi de' stratagemmi della guerra, onde il nemico, di continuo sbalordire. E se mai gli avvenisse d'accorgersi d'un inaspettato pericolo d'essere con isvantaggio, assalito, allora, e prima che il nemico si trovi a portata di cadergli addosso, il condottiero assegnerà un punto di riunione per un giorno determinato, e a suoi volontarj darà ordine d'immediatamente sparpagliarsi. Ciascuno sen fuggirà per conto proprio, ed al suo particolare ingegno, per la sussistenza, e salvezza, dovrà ricorrere. Quei volontarj, che senza divisa, ma in abito contadinesco campeggiano, potransi molto più facilmente occultare, locchè unito alla perfetta conoscenza del terreno dove guerreggiassi, farà sì, che con sicurezza, e celerità, si possano i volontarj allo stabilito punto condurre. Tutti di bel nuovo riuniti, ben lungi dal figurarsi di avere la loro militare riputazione in un minimo danneggiata; ben lungi di essere dalla precedente dispersione accorati, e pell'avvenire disanimarsi, vedendo anzi con quale facilità, con quale immenso vantaggio per la patria, si possa, guizzando, scappar di mano al nemico, maggior confidenza, ed ardimento saranno di giorno, in giorno per acquistare. Se spossato è l'esercito da fatiche, o dal governo, per altre incombenze, richiamato, come spesso succede, sea lungo la banda si sostiene, ed avvisatamente balocca il nemico, se questi si risolve ad abbandonare, per qualche tempo, l'inseguimento di quell'inarrivabile, non combattibile banda, allora questa, prenderà l'offensiva; e sempre sui fianchi, ed alle spalle, in ogni miglior modo tribolandolo, taglierà a pezzi i soldati raminghi, assalirà quelli che vanno al foraggio, o ad altre distribuzioni, tenderà agguati contro degli esigui distaccamenti, sorprenderà le piccole guarnigioni, e di giorno, e di notte continuerà un'accanitissima guerra la più sterminatrice, la più distruttiva, che mai abbia in Europa avuto luogo, senza mai, un solo istante, di molestarlo, tralasciare.Il pericolo, che molte altre nuove bande corrano alle armi, farà sì, che le truppe nemiche tengano nei varj villaggi, lungo il cammino principale, dei distaccamenti all'oggetto di mantenere libere le communicazioni. Un accorto condottiero, se quelle sono in minor forza, non dovrà di attaccarli, e distruggerli, un momento trascurare, se poi sono eguali, o superiori, dovrà far agire l'arte, e con qualche stratagemma, farli minori diventare. Egli s'appiatterà, per esempio, dietro ad una siepe, o casa diroccata, da quella darà ad un capace, volontario, oppure ad un ben provatocontadino, l'incarico di portarsi con amichevole apparenza, con dimostrazioni officiose ma prudenti, di appartenere al partito dei barbari, ad avvertire il comandante nemico, che nella stessa direzione, ma in maggior distanza del sito dove si trova la banda, imboscata, è stato da una schiera di masnadieri, un corriere con dispacci assalito, e che la di cui scorta, tuttor combattendo senza probabilità di vantaggio, lo ha nel passar per quella via, incaricato di ricorrere, in suo nome, per ajuto, a qualunque distaccamento gli fosse di rinvenire, possibile, onde con tal soccorso, a certo annichilamento scampare. Dimostrando un sincero e franco aspetto, tal uomo trarrà facilmente l'uffiziale in inganno, il quale, a seconda dei suoi doveri, con una parte della sua truppa uscirà, per accorrere del supposto corriere in soccorso, e lascierà la rimanente parte in presidio del punto ch'è per lui necessario di conservare. Ecco dunque divisa la sua forza, e senza neppur fiatare non che muoversi, lo lascierà il condottiero in avanti trascorrere, ma quando sarà quegli ben lontano, salterà, con tutta la banda, fuori dal nascondiglio, e velocemente alla casa, dove sarà la rimanente porzione del distaccamento acquartierata, s'avvierà. Egli appiccherà tutt'all'intorno il fuoco; e se a star dentro, i soldatinemici si decideranno, dovranno abbrustoliti certamente perire. Se poi per opposta, prenderanno il partito di uscire a campo aperto, non potendosi, per la ristrettezza delle porte, in massa contro gli aggressori presentare, ma dovendo ad uno ad uno, alla spicciolata saltar fuori, saranno successivamente dalla banda tagliati a pezzi. Presi, per quanto gli fia dato, le loro armi, e danaro, dovrà il condottiero correre di bel nuovo al macchione, e quando il comandante deluso, colle pive in sacco si ritirerà, cadergli con furia repentinamente addosso, e quel distaccamento con morte inevitabile punire, come giusto castigo del suo delitto d'infettare il suolo italiano.Mille di questi accidenti e d'altra eziandio differente natura, potranno presentarsi al condottiero, che astuto, ed intraprendente, potrà pure a suo talento, moltissimi farne sorgere, quante volte sia persuaso, quello essere il solo mezzo per sostenersi con onore, e buona rinomanza ottenere, senza di che non potrà mai aumentare la sua banda, farne levare delle altre, nè attirare a sè lo spirito della popolazione, il quale solo può rendere la riuscita della contesa, sicura. Laonde non tralascierà mai il condottiero di agire con vigore, ardimento, ed avvedutezza. Ogni qualvolta in Ispagna, aduna banda accadea di riuscire in qualche felice incontro vittoriosa, molte altre nuove prendevano immediatamente il campo, e quella, che col suo esempio le aveva fatte nascere, sforzavansi di superare. Sorpreso il condottiero spagnuolo Mir nel 1809 inEspinoso del Rey, circondato in una casa con soli quindici o venti volontarj, tostocchè si vidde fuori d'ogni speranza di scampo, i compagni esortò a vendere cara la loro vita, montò a cavallo, fece aprir la porta del cortile, e con tanta intrepidezza, in mezzo ai nemici slanciossi, che un forte numero ne ammazzò, ed altri molti ne prese prigionieri. Ei perdè in quel conflitto sei o sette volontarj, ma oltrepassò i nemici, e si salvò. La sola fama di questo avventuroso successo, fece sì che in pochi giorni, più di cento, volontariamente si offersero di servire sotto de' suoi ordini, e di cavallo, armi, munizioni, insomma di tutto il necessario ben provveduti, gli si presentarono, mentre che molte altre bande, nella stessa provincia, si misero subitamente in campo.Vincitore ne' combattimenti diEstella, diArcos, e diNacaz, nei quali fù l'inferiorità del numero, dalla perfetta conoscenza del terreno, dalla sperienza degl'uffiziali, dalla intiera confidenza nel valore, non meno, che dall'amordi patria de' suoi seguaci compensata, entrò Mina nell'Arragona. Mentre che una parte delle sue forze, sotto gli ordini diCruchaga, a Saragozza si avvicinava, egli con tre compagnie, e pochi cavalli, sorprese un distaccamento nemico di centocinquanta due gendarmi, e vent'otto soldati di cavalleria, senza, che un solo abbia potuto sfuggire. Tali successi lo resero in più d'un modo agl'invasori sì formidabile, che Tedeschi, Polacchi, Italiani, e perfino Francesi, per riunirsi a Mina, a stuolo dalle loro bandiere disertavano. Ei nella sua banda ne incorporava alcuni, e la maggior parte di loro in bande separate ordinava, da lui dipendenti, ed alla sua volontà concordemente operanti. Quindici usseri, e quattordici fanti francesi, nel corso di soli cinque giorni, gli si presentarono. Oltracciò, quelli Spagnuoli chiamatijuramentados, che servivano sotto delle bandiere francesi, ed erano sempre intenti a cogliere la prima opportuna occasione per unirsi ai loro compatriotti, a torme, sotto di quelle del loro paese, da Mina con brillante valore sostenute, lietamente accorrevano.Straordinaria cura, somma vigilanza, ed attenta precauzione, rispetto all'aumento della propria banda, ed alla formazione dialtre, od eguali, o della sua più forti, nelle vicinanze, sarà sempre al condottiero necessaria. Ed in fatti alcune, o molte di quelle, potrebbero, all'oggetto di esterminare la sua persona non meno, che la banda, essere dal nemico stipendiate. Sicarj ed assassini possono, con tale intendimento, essere dall'avversario, ad arrolarsi fra i volontarj, mandati. Epperciò conviene ad un condottiero di starsi sempre in sulle guardie. Gli attuali tiranni, che il comando, e le risorse della nazione posseggono, hanno troppi allettamenti nelle lor mani per attirare tutt'i moltissimi vili al loro partito, i quali o per tiranneggiare, o per vivere di quegli abusi che temono di veder presto finire, o per la speranza di poter trarre dai loro pravi servigi conveniente partito, pel loro ideale vantaggio o grandezza, a commettere qualunque più abominevole iniquità, punto non saranno per iscrupoleggiare. Per la qualcosa, i condottieri principali dei distretti, cantoni, e provincie, dovranno sulle bande, che a campeggiar si porranno, ben bene aprire gli occhi, e se con sufficienti pruove, a scoprire pervengono, che quelle, simulando amor di patria, agiscano pel despotismo, debbono tosto correrle addosso, ed onninamente annichilarle. Ciascun condottiero particolare dibanda, dovrà pure sempre tenere una prudente cautela, ed i volontarj, che gli si presenteranno, per essere ammessi, con occhio penetrante osservare. Con lusinghiere promesse di grosse somme, di luminosi impieghi, di cariche principali, ben anco i nemici cercheranno, i volontarj, ed il condottiero stesso sedurre, onde trarli a loro partito, od almeno piegarli a deporre le armi. I forti cittadini, quelle offerte, che macchierebbero il loro carattere di veri, e costanti Italiani, come conviensi, sprezzeranno, ma quei deboli, sul cuore de' quali, le attrattive di un bene particolare, avessero maggior possa, che il gran progetto della liberazione della patria, e del bene generale, non tarderebbero, della confidenza nei nemici del paese avuta, certamente a pentirsi, e conoscere, appieno, che quelli non trattano, che per guadagnar tempo, col fine di poterci vincere. E che sarebbe mai la loro umanità, e moderazione, se non se il mortifero veleno dell'aspide, il quale, addormentando, uccide? Epperciò il tutto si ridurrebbe ad un'illusione, perchè mai non sarebbero i nemici per porre confidenza in quelli, e se succederà, che apparente fede gli demostrino, ciò solamente avverrebbe per potergli a più bell'agio annichilare. Tali nemici lodano semprela virtù col labbro, ma nel loro cuore la esecrano, e chiunque in questa guerra, sguainando la spada, non ne getta via il fodero, e pensa a trattati, ed a pace, dovrà irrevocabilmente perire. Alla funesta catastrofe, che pose fine alla vita del prode, e sagace ammiraglio Gaspare de Colignì, ed a quaranta mila Ugonotti ammazzati in uno stesso giorno e nella stessa ora, rivolgasi di grazia il pensiero, e basterà quel solo esempio, per convincere chiunque, che i patti, le transazioni, le convenzioni, tra i popoli insorti, ed i tiranni, ad altro non servono, se non a dare maggior facilità a questi ultimi, per distruggere i primi. Finalmente la condotta dei tiranni d'Italia, e di Spagna etc., negli ultimi avvenimenti, e con ispezialità quella di Ferdinando di Spagna, può ad ognuno, la fallacia delle loro promesse, i nequitosi loro procedimenti, il dispregio, dei sacramenti, ad evidenza dimostrare. Imperciocchè si vede, non essere stata mantenuta alcuna delle promesse, e giuramenti da lui solennemente prestati, ma per lo contrario, quanti furono abbastanza semplici per credere al loro adempimento, e sulla fede del trattato riposare, furono con somma barbarie presi, malmenati, ed inviati al patibolo, per mano del carnefice, a morire.Ognuno sarà da ciò, e dalla lettura della storia moderna, bentosto persuaso dell'inutilità, anzi del danno di aprire con simile razza di gente, pratiche, e trattative. Serva quest'avvertimento, per mantenere i condottieri, e le bande nel retto sentiero del loro dovere. Chiunque impugnerà l'armi in favore del paese, non mai ad abbandonarle apprenda, se non dopo della compiuta riescita del gran progetto. Quei vili, e rabbiosi oppressori d'Italia, per la fiacchezza del loro braccio, tutto, nel momento della paura promettono, ma non mai, svanito il pericolo, il dovere di rispettare le convenzioni, riconoscono, e con un'anima nera, empia, e feroce, si fanno della santità del giuramento, sacrilega beffa. Desti nell'anima d'ogni Italiano, aborrimento, la vergognosa idea di negoziare con quelle tigri! Possa dalla mente di ognuno dei valorosi guerrieri difensori della patria, tale idea interamente dissiparsi!

DELLAGUERRA NAZIONALED'INSURREZIONEPER BANDE,APPLICATA ALL'ITALIA.

Se difficile non meno, che pericolosa devesi la situazione di quel condottiero considerare, che primo, spiegando il vessillo della rigenerazione italiana, ed impugnando la spada vendicatrice della patria oppressa, ardimentoso, e forte, tutta la formidabile potenza nemica mettesi in capo a sfidare; non meno grande, però, non meno soddisfacente compenso gliene ridonda, per la sublime riputazione di essere stato il primo branditor dell'acciaro, disceso nelpericoloso agone, onde una carriera, che sebbene di pericoli seminata, ha nondimeno per iscopo certo la gloria, impavidamente percorrere. E certamente, sarà la sua memoria, nei cuori dei cittadini plaudenti, cooperanti, e grati, per essere indelebilmente impressa, e venerata.

Preso con una banda di venti o trenta volontarj il campo, dovrà il condottiero portarsi ai boschi, od in mezzo ai dirupi dei monti, e, se in pianure, nelle selve vicine ai fiumi, per istrade remote, e coperte dalle siepi che lungo le medesime si estendono, occuperà posizioni. Impadronendosi delle vie, per dove debbono i corrieri, lediligenze, i procacci necessariamente passare, tutti quanti arresterà; e nè fia che trascuri d'impossessarsi della corrispondenza del governo. E se fra le persone viaggianti, alcuna essere nemica d'Italia, avverrà che riconosca metteralla subitamente a morte. Da una ad altra posizione, come lampo, trasferirassi, sempre tenendo presente, che la sua salvezza, riuscita, ed esistenza, sono dalla sua attività, del tutto dipendenti. Si farà dai possidenti de' territorj, tutto il necessario alla sussistenza dei volontarj somministrare, cadrà improvvisamente, or sopra d'un villaggio, or sopra d'un altro, sopra di borghi, o città che non siano presidiate da truppe dallequali, una qualche resistenza possa essergli opposta, s'impadronirà dei fondi esistenti nelle casse del governo, e con quelli, dopo d'aver stabilite relazioni con alcuni abitanti dei varj paesi del circolo da lui per le sue operazioni destinato, cercherà, in primo luogo, di comprare i capi delle truppe ch'esistono in quelle parti, e se non potrà farlo coi capi, ai subalterni con prudenza si rivolgerà, onde nè danno, nè distruzione gli arrechino, se mai fossero contro la sua banda spediti. Manterrà inoltre col rimanente delle somme, moltissimi informatori, agenti, e spie, in ogni parte dove possa credere che si stia qualche cosa contro di lui, preparando, come pure pagherà molti corrieri per ricevere le relazioni, e tenere vive le intelligenze con gli abitanti dei paesi, e con le truppe, se può; ond'essere della partenza, e forza delle spedizioni dirette contro di lui, a tempo minutamente avvertito, e potere i nemici nelle loro ricerche ingannare, e schivare. Un'altra porzione dei fondi sarà pei bisogni dei volontarj, ed anche in soccorso dei miserabili in quel circolo esistenti, dal condottiero disposta; locchè mettendolo in fama di benefico, gli procaccierà la benevolenza dei contadini, che, siccom'ei difende la causa del popolo, debbono essere in suo favoredisposti. Epperciò i viveri gli saranno sempre assicurati, gli saranno a tempo, tutt'i moti e divisamenti del nemico, previamente manifestati, sarà molto meno esposta la banda, ed asilo, non meno, che alle sue bisogne provvedimento, saralle volentieri dappertutto offerto, fornito, dimodocchè potrà la guerra con gran vantaggio sostenere, e per lunghissimo spazio di tempo, prolungare. Dovrà la prima banda stare in continuo moto, e non mai essere l'indomani, dove l'oggi si trova, occulterassi un giorno in un bosco, un altro in un'isolata casa nella campagna, in una villa, od in una caverna, e così manterrassi celata, fino al momento di poter nascostamente uscire, ed una qualche vantaggiosa impresa di non dubbia conclusione, operare. Seco non terrà il condottiero più di dodici uomini, ed il rimanente in piccoli drappelli diviso, ciascuno di essi ad una corta distanza opererà, all'appressarsi del momento di fare una qualche rilevante operazione, tutti ad un tratto si riuniranno. E quanti nemici cadranno nelle mani, saranno da essi senza misericordia esterminati. Così nell'anno 1811, vicino adAbrantesin Portogallo, una banda isolata di pochi volontarj, tagliò nei soli mesi di gennajo e febrajo, non meno di trecento Francesi apezzi. Inoltre la banda non attaccherà mai corpi eguali alla sua forza, ma sempre infinitamente più deboli, e nel modo summentovato, si manterrà in campo.

In due sole differenti maniere, potrà contro di questa prima banda, il governo esistente, regolarsi. Primieramente nella speranza, che manchi col tempo, nei volontarj, l'entusiasmo per esser privo del suo maggior alimento, vuol dire e le persecuzioni, e le ingiurie; farà per avventura sembianza di non curarla, e poscia frà non molto tempo, con apparente moderazione, con aspetto dolce ed umano, con simulata buona fede, proporrà unindultogenerale, e completo. Se mai perverranno con queste arti, gli avversarj, a trarre l'insorta banda nel laccio teso, e ad accettare il loro perdono, persuaderla, della confidenza alle loro illusorie promesse prestata, s'approfitteranno, e quell'opportuno momento coglieranno per separare i volontarj, o sopra ognuno di loro alla spartita fermato, l'intiera vendetta del brutale despotismo offeso, fare con iracondo, e spregievole sorriso, rabbiosamente piombare. Animati dal puro, ed ardente fuoco della libertà, ed independenza della patria, i volontarj, ogni lusinga, ogni proposizione, ogni promessa metteranno in non cale, persuasi che con talinemici, non si dovrà mai negoziare e che la guerra non si deve, che dopo la compiuta totale distruzione d'una delle parti, come terminata, considerare. Secondariamente, l'altro partito a che possono i nemici appigliarsi, quello sarà di correre addosso alla banda, ed alla sua distruzione, prima che si aumenti, e diventi più formidabile, ogni lor cura rivolgere; praticando a tal'uopo quanto viene al libro terzo da Polibio raccomandato. Ei pensa che un esercito aggressore debba cominciare con un'azione forte e strepitosa, il primo risultamento di che, si è quello di spaventare il nemico, ed il secondo di staccare, e conquistare i suoi alleati, con aggiunger a ciò una impreveduta diligenza. Tale fu la condotta dei grandi capitani, d'Annibale, Cesare, Emilio, Filippo, etc. E seguendo i precetti del generale Santa Croce, il quale paragona le rivoluzioni alle fontane, che vicino alla loro origine valicare si possono con facilità, ma che lungi, da quella, nemmeno si possono, senza grande pericolo guadare; spediranno i nemici truppe da ogni parte ad assalire vigorosamente la banda. Ma dotato il condottiero di sottile avvedimento, ed a tempo informato, con le sue false dimostrazioni, con la conoscenza del terreno, e co' suoi rapidi, ed improvvisi movimenti, stancheràsì fattamente la truppa, che da quella non sarà mai raggiunto. Se per caso poi, come può succedere, venisse dalla necessità costretto a combattere, allora prenderà posizione sopra di qualche inaccessibile sommità dominante il contorno, o qualche burrone, etc., e di quella trarrà partito, onde colla forza della situazione, quella maggiore personale dell'avversario, con vantaggio equilibrare. Il tenente colonnello Grant della legion Lusitan o Inglese al servizio di Portogallo, con soli ottanta militi Portoghesi, all'arrivare del generale Foi, alla testa di tre mila uomini messi da Francia per andarsi ad unire a Massena, prese, vicino al villaggio di Enxabarda, una posizione, che dominava uno stretto, per dov'era il nemico, di passare forzato. Grant fece un continuo terribile fuoco addosso a' Francesi che durò fino a notte inoltrata, e così ben diretto, che nello spazio di quattro leghe si trovarono ducento, e sette cadaveri de' nemici da quella mano di valenti, sul luogo trucidati. Profittando della notte, potrà il condottiero sorprendere alcune volte il nemico, perchè come dice Tito Livio al libro 7º delle Decadi: «La notte, e sopra tutto l'ora della seconda veglia, è alle irruzioni favorevole.» Oltracciò egli dovrà sempre valersi del bujo per mutare di posizione,e valersi de' stratagemmi della guerra, onde il nemico, di continuo sbalordire. E se mai gli avvenisse d'accorgersi d'un inaspettato pericolo d'essere con isvantaggio, assalito, allora, e prima che il nemico si trovi a portata di cadergli addosso, il condottiero assegnerà un punto di riunione per un giorno determinato, e a suoi volontarj darà ordine d'immediatamente sparpagliarsi. Ciascuno sen fuggirà per conto proprio, ed al suo particolare ingegno, per la sussistenza, e salvezza, dovrà ricorrere. Quei volontarj, che senza divisa, ma in abito contadinesco campeggiano, potransi molto più facilmente occultare, locchè unito alla perfetta conoscenza del terreno dove guerreggiassi, farà sì, che con sicurezza, e celerità, si possano i volontarj allo stabilito punto condurre. Tutti di bel nuovo riuniti, ben lungi dal figurarsi di avere la loro militare riputazione in un minimo danneggiata; ben lungi di essere dalla precedente dispersione accorati, e pell'avvenire disanimarsi, vedendo anzi con quale facilità, con quale immenso vantaggio per la patria, si possa, guizzando, scappar di mano al nemico, maggior confidenza, ed ardimento saranno di giorno, in giorno per acquistare. Se spossato è l'esercito da fatiche, o dal governo, per altre incombenze, richiamato, come spesso succede, sea lungo la banda si sostiene, ed avvisatamente balocca il nemico, se questi si risolve ad abbandonare, per qualche tempo, l'inseguimento di quell'inarrivabile, non combattibile banda, allora questa, prenderà l'offensiva; e sempre sui fianchi, ed alle spalle, in ogni miglior modo tribolandolo, taglierà a pezzi i soldati raminghi, assalirà quelli che vanno al foraggio, o ad altre distribuzioni, tenderà agguati contro degli esigui distaccamenti, sorprenderà le piccole guarnigioni, e di giorno, e di notte continuerà un'accanitissima guerra la più sterminatrice, la più distruttiva, che mai abbia in Europa avuto luogo, senza mai, un solo istante, di molestarlo, tralasciare.

Il pericolo, che molte altre nuove bande corrano alle armi, farà sì, che le truppe nemiche tengano nei varj villaggi, lungo il cammino principale, dei distaccamenti all'oggetto di mantenere libere le communicazioni. Un accorto condottiero, se quelle sono in minor forza, non dovrà di attaccarli, e distruggerli, un momento trascurare, se poi sono eguali, o superiori, dovrà far agire l'arte, e con qualche stratagemma, farli minori diventare. Egli s'appiatterà, per esempio, dietro ad una siepe, o casa diroccata, da quella darà ad un capace, volontario, oppure ad un ben provatocontadino, l'incarico di portarsi con amichevole apparenza, con dimostrazioni officiose ma prudenti, di appartenere al partito dei barbari, ad avvertire il comandante nemico, che nella stessa direzione, ma in maggior distanza del sito dove si trova la banda, imboscata, è stato da una schiera di masnadieri, un corriere con dispacci assalito, e che la di cui scorta, tuttor combattendo senza probabilità di vantaggio, lo ha nel passar per quella via, incaricato di ricorrere, in suo nome, per ajuto, a qualunque distaccamento gli fosse di rinvenire, possibile, onde con tal soccorso, a certo annichilamento scampare. Dimostrando un sincero e franco aspetto, tal uomo trarrà facilmente l'uffiziale in inganno, il quale, a seconda dei suoi doveri, con una parte della sua truppa uscirà, per accorrere del supposto corriere in soccorso, e lascierà la rimanente parte in presidio del punto ch'è per lui necessario di conservare. Ecco dunque divisa la sua forza, e senza neppur fiatare non che muoversi, lo lascierà il condottiero in avanti trascorrere, ma quando sarà quegli ben lontano, salterà, con tutta la banda, fuori dal nascondiglio, e velocemente alla casa, dove sarà la rimanente porzione del distaccamento acquartierata, s'avvierà. Egli appiccherà tutt'all'intorno il fuoco; e se a star dentro, i soldatinemici si decideranno, dovranno abbrustoliti certamente perire. Se poi per opposta, prenderanno il partito di uscire a campo aperto, non potendosi, per la ristrettezza delle porte, in massa contro gli aggressori presentare, ma dovendo ad uno ad uno, alla spicciolata saltar fuori, saranno successivamente dalla banda tagliati a pezzi. Presi, per quanto gli fia dato, le loro armi, e danaro, dovrà il condottiero correre di bel nuovo al macchione, e quando il comandante deluso, colle pive in sacco si ritirerà, cadergli con furia repentinamente addosso, e quel distaccamento con morte inevitabile punire, come giusto castigo del suo delitto d'infettare il suolo italiano.

Mille di questi accidenti e d'altra eziandio differente natura, potranno presentarsi al condottiero, che astuto, ed intraprendente, potrà pure a suo talento, moltissimi farne sorgere, quante volte sia persuaso, quello essere il solo mezzo per sostenersi con onore, e buona rinomanza ottenere, senza di che non potrà mai aumentare la sua banda, farne levare delle altre, nè attirare a sè lo spirito della popolazione, il quale solo può rendere la riuscita della contesa, sicura. Laonde non tralascierà mai il condottiero di agire con vigore, ardimento, ed avvedutezza. Ogni qualvolta in Ispagna, aduna banda accadea di riuscire in qualche felice incontro vittoriosa, molte altre nuove prendevano immediatamente il campo, e quella, che col suo esempio le aveva fatte nascere, sforzavansi di superare. Sorpreso il condottiero spagnuolo Mir nel 1809 inEspinoso del Rey, circondato in una casa con soli quindici o venti volontarj, tostocchè si vidde fuori d'ogni speranza di scampo, i compagni esortò a vendere cara la loro vita, montò a cavallo, fece aprir la porta del cortile, e con tanta intrepidezza, in mezzo ai nemici slanciossi, che un forte numero ne ammazzò, ed altri molti ne prese prigionieri. Ei perdè in quel conflitto sei o sette volontarj, ma oltrepassò i nemici, e si salvò. La sola fama di questo avventuroso successo, fece sì che in pochi giorni, più di cento, volontariamente si offersero di servire sotto de' suoi ordini, e di cavallo, armi, munizioni, insomma di tutto il necessario ben provveduti, gli si presentarono, mentre che molte altre bande, nella stessa provincia, si misero subitamente in campo.

Vincitore ne' combattimenti diEstella, diArcos, e diNacaz, nei quali fù l'inferiorità del numero, dalla perfetta conoscenza del terreno, dalla sperienza degl'uffiziali, dalla intiera confidenza nel valore, non meno, che dall'amordi patria de' suoi seguaci compensata, entrò Mina nell'Arragona. Mentre che una parte delle sue forze, sotto gli ordini diCruchaga, a Saragozza si avvicinava, egli con tre compagnie, e pochi cavalli, sorprese un distaccamento nemico di centocinquanta due gendarmi, e vent'otto soldati di cavalleria, senza, che un solo abbia potuto sfuggire. Tali successi lo resero in più d'un modo agl'invasori sì formidabile, che Tedeschi, Polacchi, Italiani, e perfino Francesi, per riunirsi a Mina, a stuolo dalle loro bandiere disertavano. Ei nella sua banda ne incorporava alcuni, e la maggior parte di loro in bande separate ordinava, da lui dipendenti, ed alla sua volontà concordemente operanti. Quindici usseri, e quattordici fanti francesi, nel corso di soli cinque giorni, gli si presentarono. Oltracciò, quelli Spagnuoli chiamatijuramentados, che servivano sotto delle bandiere francesi, ed erano sempre intenti a cogliere la prima opportuna occasione per unirsi ai loro compatriotti, a torme, sotto di quelle del loro paese, da Mina con brillante valore sostenute, lietamente accorrevano.

Straordinaria cura, somma vigilanza, ed attenta precauzione, rispetto all'aumento della propria banda, ed alla formazione dialtre, od eguali, o della sua più forti, nelle vicinanze, sarà sempre al condottiero necessaria. Ed in fatti alcune, o molte di quelle, potrebbero, all'oggetto di esterminare la sua persona non meno, che la banda, essere dal nemico stipendiate. Sicarj ed assassini possono, con tale intendimento, essere dall'avversario, ad arrolarsi fra i volontarj, mandati. Epperciò conviene ad un condottiero di starsi sempre in sulle guardie. Gli attuali tiranni, che il comando, e le risorse della nazione posseggono, hanno troppi allettamenti nelle lor mani per attirare tutt'i moltissimi vili al loro partito, i quali o per tiranneggiare, o per vivere di quegli abusi che temono di veder presto finire, o per la speranza di poter trarre dai loro pravi servigi conveniente partito, pel loro ideale vantaggio o grandezza, a commettere qualunque più abominevole iniquità, punto non saranno per iscrupoleggiare. Per la qualcosa, i condottieri principali dei distretti, cantoni, e provincie, dovranno sulle bande, che a campeggiar si porranno, ben bene aprire gli occhi, e se con sufficienti pruove, a scoprire pervengono, che quelle, simulando amor di patria, agiscano pel despotismo, debbono tosto correrle addosso, ed onninamente annichilarle. Ciascun condottiero particolare dibanda, dovrà pure sempre tenere una prudente cautela, ed i volontarj, che gli si presenteranno, per essere ammessi, con occhio penetrante osservare. Con lusinghiere promesse di grosse somme, di luminosi impieghi, di cariche principali, ben anco i nemici cercheranno, i volontarj, ed il condottiero stesso sedurre, onde trarli a loro partito, od almeno piegarli a deporre le armi. I forti cittadini, quelle offerte, che macchierebbero il loro carattere di veri, e costanti Italiani, come conviensi, sprezzeranno, ma quei deboli, sul cuore de' quali, le attrattive di un bene particolare, avessero maggior possa, che il gran progetto della liberazione della patria, e del bene generale, non tarderebbero, della confidenza nei nemici del paese avuta, certamente a pentirsi, e conoscere, appieno, che quelli non trattano, che per guadagnar tempo, col fine di poterci vincere. E che sarebbe mai la loro umanità, e moderazione, se non se il mortifero veleno dell'aspide, il quale, addormentando, uccide? Epperciò il tutto si ridurrebbe ad un'illusione, perchè mai non sarebbero i nemici per porre confidenza in quelli, e se succederà, che apparente fede gli demostrino, ciò solamente avverrebbe per potergli a più bell'agio annichilare. Tali nemici lodano semprela virtù col labbro, ma nel loro cuore la esecrano, e chiunque in questa guerra, sguainando la spada, non ne getta via il fodero, e pensa a trattati, ed a pace, dovrà irrevocabilmente perire. Alla funesta catastrofe, che pose fine alla vita del prode, e sagace ammiraglio Gaspare de Colignì, ed a quaranta mila Ugonotti ammazzati in uno stesso giorno e nella stessa ora, rivolgasi di grazia il pensiero, e basterà quel solo esempio, per convincere chiunque, che i patti, le transazioni, le convenzioni, tra i popoli insorti, ed i tiranni, ad altro non servono, se non a dare maggior facilità a questi ultimi, per distruggere i primi. Finalmente la condotta dei tiranni d'Italia, e di Spagna etc., negli ultimi avvenimenti, e con ispezialità quella di Ferdinando di Spagna, può ad ognuno, la fallacia delle loro promesse, i nequitosi loro procedimenti, il dispregio, dei sacramenti, ad evidenza dimostrare. Imperciocchè si vede, non essere stata mantenuta alcuna delle promesse, e giuramenti da lui solennemente prestati, ma per lo contrario, quanti furono abbastanza semplici per credere al loro adempimento, e sulla fede del trattato riposare, furono con somma barbarie presi, malmenati, ed inviati al patibolo, per mano del carnefice, a morire.Ognuno sarà da ciò, e dalla lettura della storia moderna, bentosto persuaso dell'inutilità, anzi del danno di aprire con simile razza di gente, pratiche, e trattative. Serva quest'avvertimento, per mantenere i condottieri, e le bande nel retto sentiero del loro dovere. Chiunque impugnerà l'armi in favore del paese, non mai ad abbandonarle apprenda, se non dopo della compiuta riescita del gran progetto. Quei vili, e rabbiosi oppressori d'Italia, per la fiacchezza del loro braccio, tutto, nel momento della paura promettono, ma non mai, svanito il pericolo, il dovere di rispettare le convenzioni, riconoscono, e con un'anima nera, empia, e feroce, si fanno della santità del giuramento, sacrilega beffa. Desti nell'anima d'ogni Italiano, aborrimento, la vergognosa idea di negoziare con quelle tigri! Possa dalla mente di ognuno dei valorosi guerrieri difensori della patria, tale idea interamente dissiparsi!


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