CAPITOLO VII.OPERAZIONI MARITTIME.

CAPITOLO VII.OPERAZIONI MARITTIME.Presenta l'Italia un tanto esteso littorale da Nizza fino a Trieste, che impossibil cosa sarebbe, d'una guerra nazionale d'insurrezion per bande, ragionare, senza intrattenersi della parte marittima che, per dare rapidità ai movimenti delle bande medesime, per sottrarle al pericolo di essere dall'incalzante nemico raggiunte, per facilitare il loro trasporto da una parte ad un'altra della costa, onde prendere il nemico, a rovescio, in fianco, ed alle spalle,per salvarle dalla prossima loro distruzione: deve di tanto inestimabile vantaggio, riuscire.L'Italia, prima distruggitrice della formidabile potenza marittima Cartaginese invincibile, in quel tempo, riputata; ne' secoli scorsi, due republiche per forza marittima potentissime, nel suo seno racchiudeva, Venezia, e Genova, a vicenda, il tridente di Nettuno, nel mare Mediterraneo si disputavano. La prima inimica tremenda della Porta Ottomana, signoreggiava sulla maggior parte della Grecia, e con lo smercio delle mercanzie tratte in gran copia dal levante, per mezzo de' suoi numerosissimi legni naviganti in quelle acque, d'agi e di beni, l'Italia, doviziosissimamente forniva; e delle gloriose bandiere di Venezia e di Genova trovavasi il mare, coperto. Ma quella Italia, che inventò la bussola, che diede al mondo un Colombo, un Amerigo Vespucci, un Sebastiano Caboto, un Usumaro, compagno di Vasco di Gama, un Morosini Peloponnesiaco, un Andrea Doria, e finalmente un Carraccioli con tanti, e tanti altri illustri navigatori ed ammiragli famosi, che nessun marittimo duce di altre nazioni europee pervenne ad uguagliare, non che a vincere; quell'Italia, che malgrado le sue divisioni intestine, e le cattivissime instituzioni che la reggevano,in sul mare primeggiava, trovasi oggidì povera oltremodo di marina, priva di riputazione, avvilita, e derisa da tutte quelle nazioni marittime, che prima, la forza del suo naviglio, e la bontà de' suoi marinari, meritamente rispettavano, e deve soffrir la vergogna di vedersi dalla lista delle potenze marittime del tutto eliminata. Noi possiam dire, senza pericolo di errare, che per terra o per mare, essa non pesa un solo atomo nella bilancia d'Europa. Volgendo il pensiero a calcolare la forza del naviglio di tutti gli stati italiani, chiaro si vede che la sua marina di guerra non ascende a più di novanta vele tra grandi, e piccole in buono stato. La marina sarda-genovese, che si può denominar la più florida in questi tempi, e che alquanto va crescendo, non oltrepassa il numero di venti sei vele quadre, tutto compreso: la marina napoletana non giunge a dodici, e la veneziana ne conta solamente cinquanta. Ma lo stato Papale, e Toscano, essendone affatto privi, è manifesto che il naviglio di guerra italiano, minutamente annoverato, non giunge alle novanta vele, che abbiam di sopra indicate. Tutto ciò in tre distinte frazioni è diviso, l'una dall'altra differentemente regolate, e la maggior delle quali, all'immondo serviziodella turpissim'Austria, capitale, perpetua nemica della gloria, e prosperità italiana, trovasi vergognosamente impiegata. Epperciò tal marina, senza spirito d'emulazione, senza energia, è incapace pel piccolo suo numero, e per la sua posizione, di sostenere quell'onore, con tante sofferenze, e con lo spargimento di tanto sangue dagli avi nostri acquistato. Egli è però da supporsi, che al momento di una insurrezione generale in Italia, queste novanta vele da Italiani comandate, e dirette, non vorrebbero, con somma infamia, e vergogna loro, essere del vizio, dello straniero, della tirannide, obbrobrioso sostegno. Vogliamo noi credere, che tutt'i comandanti, ed uomini di mare, abbraccierebbero il partito del loro paese, e quello accanitamente difenderebbero, vantaggio di gran lunga maggiore potendone sì al publico che al privato, ridondare. La marina militare italiana, inalberando la bandiera dell'unione, independenza, e libertà della patria, non rimarrebbero altri nemici da combattere, imperciocchè, sendo l'austriaca marina d'Italiani composta, e seguendo questi la via dal dovere loro indicata, si troverebbe quella potenza affatto priva di naviglio, e non sarebbe più atta ad infestare le nostre coste: anzi quelle novanta vele ci servirebbero a mantenerele comunicazioni fra un punto e l'altro del littorale, al trasporto di vettovaglie, armi, e munizioni dall'estero nei nostri porti: o nelle baie, golfi, cale, seni, verrebbero onde il popolo combattente, di quanto gli bisogna, prontamente provvedere, ed altresì per caricare bande di volontarj, ed in quei punti rapidamente trasportarle, dove il nemico, trovandosi assai più debole, si possa facilmente schiacciare: quindi le bande tornando a navigare di bel nuovo, nel luogo, da dove partirono, compariranno, dove forse il nemico più non le aspetta: così, colla velocità dei movimenti, favorita dal trasporto marittimo, la loro forza in mille modi, e differenti apparenze, troverassi moltiplicata, e finalmente nella loro fuga, qualora inseguite dal nemico, saran protette e salvate. Grande addunque sarebbe il vantaggio che la marina militare potrebbe in questo modo nella guerra d'insurrezione, al suo paese arrecare, e non v'ha dubbio, che sia quella disposta, al primo grido d'unione, e libertà d'Italia, ad accorrere sotto agli stendardi di quella patria, che ha d'uopo del maggior numero de' suoi figli, onde spezzare il giogo straniero, ed anche dalla tirannia domestica liberarsi. Ma nello stesso modo, che tutto a credere conduce, essere gli uomini della marina di Sardegna, Napoli,Venezia, schivi dal coprirsi dell'infamia, e del vituperio del mondo, e che anzi a difendere, e sostenere la causa della loro patria, con entusiasmo, ed ardimento, imprenderanno; tutta volta la prudenza, quella madre dei felici risultamenti, vuole, che la questione, da ogni lato si esamini, e che ad una supposizione contraria si giunga che al nostro cuore pesa oltre modo, e di che il minimo indizio non abbiamo, ma che pure noi dobbiamo per un momento ideare, onde non resti il nostro trattato, in così essenzial parte, incompleto. Ammesso dunque che nella guerra d'insurrezione, una marina nemica esista, e che questa delle tre squadre, sarda, napolitana e veneta, o di una parte d'esse o d'alcuna di quelle si componga, non avverrà che il felice risultamento della guerra d'insurrezione abbia, per questa disgrazia, ad essere impedito. Il solo danno consisterebbe in un ritardo nel perfetto compimento della vittoria; perchè que' navigli, anzicchè trasportare le nostre truppe da un punto all'altro, ne trasporterebbero le inimiche, ed anzicchè fornir delle vettovaglie, armi e munizioni dall'estero, cercherebbero d'impedirne l'arrivo, e quelle all'avversario apporterebbero. Malgrado ciò, se il popolo italiano vuole veramente divenir libero; possono ben anche talipericoli, se non per intero eludersi, almeno diminuirsi. Allo scoppio della italica rivoluzione, tutt'i capitani mercantili nizzardi, genovesi, toscani, pontificii, napoletani e veneti, (che secondo i calcoli più recenti, posseggono più di ventimila vele quadre, pell'aumento ch'ebbero dalla spedizione di lord Exmouth contro di Algeri, fin'oggi) seguendo il glorioso esempio dato nel 1821 e 22 dai Greci contro ai Turchi; la bandiera nazionale italiana, festosi, nella vista della gran ventura della patria, inalbereranno. Armeranno, costoro e metteranno i loro legni in istato di combattere, quindi a seconda di quanto più sopra indicammo per le navi di guerra, opereranno. Per via della loro picciolezza, saranno que' legni atti vieppiù a condurre ad effetto le loro imprese, e altresì a deludere la vigilanza dell'inimico. Si serviranno pure i capitani delle loro carte e bandiere, ogni qual volta si troveranno sotto alla portata di quello ed esser più forte di essi loro, giudicheranno. Quante volte non potranno opprimerlo colla forza, avranno all'astuzia ricorso. Il sistema di guerra marittima, non differisce, nelle massime generali, da quello di guerra terrestre e solamente nei particolari, speziali alla varietà dell'elemento, dee cangiarsi. Imperciocchè,alcune volte sarà più facile al nemico di soverchiarci, se si trova asopravento, o con un legno più veliero del nostro. Allora ch'esauriti dalportolanodell'italico legno, saranno tutti quei mezzi statigli dall'astuzia, valore, e temerità suggeriti; anzicchè nelle mani del nemico vilmente cadere, dovrà alla salute della patria immolarsi. Giunto all'estremo istante in che vegga, non esservi altro scampo, che la resa; in vece di ammainare la sagrosanta bandiera della patria e darla preda ai barbari, lor farà egli un estremo e terribile saluto, dando fuoco al deposito delle polveri nellaSanta Barbara, e quindi a quella unito, ed al bastimento, in onore della nazione, e beffa dei barbari, salterà il prode Italiano, in mille pezzi per l'aria.In tutt'i paesi, villaggi e borghi, lungo la costa marittima, si metteranno in mare deimistici,liuti,schifacci,paranze,bovi, etc., armati di cannone, e con sufficiente quantità di gente; si terranno quelli sempre vicino alla costa, per sorprendere le corrispondenze del nemico; trasportare vettovaglie, etc. Oltracciò, da tutti quei paesi littorali, pure si metteranno in marelancionialla foggia dellesperonaresiciliane, contenenti un centinajo di persone armate, le quali staranno di giorno, e di nottepermanentemente abordo, e faranno continui sbarchi sulla costa; tirando a terra il lorolancione, ed in quella inoltrandosi. Per tal modo, manterranno tutt'i paesi, e villaggi, che si estendono lungo la spiaggia, in attività continua, rispetto e devozione al partito della patria. La grande cura, la somma precauzione di chi comanda allancione, sarà di star ben avveduto, e prendere le sue misure, onde non gli venga la ritirata al mare impedita. Epperciò non dovrà mai tanto dentro terra inoltrarsi, che possa dal nemico essere scorto, e tagliato di fuori. Questilancionipossono in mare portarsi nel tempo di notte sotto ai bastimenti di alta portata e senza essere veduti, incendiarli o farli saltar all'arrembaggio. L'ardita condotta deifilibustierinei mari d'America è degna di essere da noi nelle marittime operazioni onninamente imitata; non diciamo nello scopo, perchè quelli al solo soddisfacimento di licenziose brame, ad un ismodato desiderio di far preda, anzicchè alla gloria e felicità della patria, miravano. Ma che con ispirito patrio e veramente italiano intrapresa, debba l'imitazione delle loro gesta grande giovamento alla riuscita della contesa cagionare, non vi può esistere il minor dubbio. Il celebre storico Rayual, parlando di questi famosi guerrierimarittimi, dice, che formavano tra loro, molte piccole squadriglie di cinquanta, cento, o cencinquanta uomini, che in una barca più o meno grande, consisteva tutto il loro armamento, e là, notte e giorno, all'ingiurie dell'aria esposti, non rimaneva a quegli straordinarj navigatori, che un picciolissimo spazio per coricarsi. Essi non deliberavano mai per attaccare un legno che si presentasse alla loro vista. Il loro sistema era quello di correre all'arrembaggio: la picciolezza de' legni e l'arte di maneggiarli, salvavagli dal pericolo dell'artiglierie della nave nemica; non presentavano mai al suo fuoco altrocchè la prora coronata dagliscoppettieriche dirigevano tutt'i loro tiri, aglisportellidei cannoni avversarj, così bene aggiustati, che sgomentavano e rendevano i migliori artiglieri mal atti alla difesa. Quand'essi avevano gettato ilgrappino, era cosa molto rara, che il più grande bastimento, potesse loro sfuggir di mano. Quando s'incontravano con un vascello spagnuolo, non tralasciavano mai di attaccarlo e seguivano le flotte fino allo sbocco delBahama, nel qual tragitto, se un bastimento si allontanava dagli altri o restava indietro, era certamente preso, ed i vinti, precipitati nel mare. Pietro Le Grand, nativo di Dieppe, che aveva soltanto unalancia armata con quattro cannoni e ventotto uomini; malgrado la disparità delle forze, si decise ad attaccare il vice ammiraglio dei galeoni: e dopo d'aver comandato che fosse il suo proprio legno nell'acqua sprofondato, il sorprese e saltò abordocon tutti gli uomini. Fù talmente dalla sua temerità l'equipaggio spagnuolo, stupito, che nessuno di fargli la minima resistenza ebbe ardimento, ed egli stesso calando alla camera del capitano, il trovò intento al giuoco, gli mise la pistola alla bocca, e l'astrinse ad arrendersi a discrezione.Che non avremmo da dire, se da noi si volessero le prodezze di tutti, o della maggior parte di questi decisi combattenti marittimi, raccontare? Le gesta sole del capitano Laurent, Montbars sopranominato losterminatore, del Basque, dell'Olonese, Morgan, Vandhon, ci bastino per indicarci la condotta, che debba tenere ilportolanomarittimo, che si consacri al riscatto d'Italia. Egli deve conoscere il pericolo, e non temerlo, tutto risparmiare, e tutto avventurare, difendersi ad un tempo, ed assalire. Il valore, l'artifizio, la temerità, la disperazione stessa debbono in quella specie di guerra, essere, a seconda de' casi, con accortezza del capo adoperate, e dovrà, solo, più della morte, l'ignominiadi restare la preda del sanguinolento assassino d'Italia, sempre sempre temere.Situate a distanze determinate nei paesi, e villaggi della costa del continente, e delle isole, fuori dei villaggi, nei seni di mare, alcune squadre dilancioni, di cui favelliamo, che debbono correre nella distanza da una stazione all'altra, ed imitare nella attività, decisione, valore, i citatifilibustieri; non vi saranno più certamente, lungo tutto il littorale italiano, pericoli da paventare. Ibrigantinimercantili,fuste,barbotte,petacchi,mistici,sciabecchi,bovi, eschifacci, si estenderanno eziandio al largo pel Mediterraneo ed anche più lungi, manterranno le provvigioni alle fortezze ed alle bande; e dovendo urtare con bastimenti nemici, seguiranno la condotta pei lancioni di già stabilita. Debbono tutti questi legni essere serviti da marinari, che sentan lo stimolo d'un ardentissimo, inestinguibile amor di patria, e d'un odio accanito contro agli oppressori di quella, che gridi al cuore continuamente,Vendetta! Debbono quelli essere a questa vita laboriosa, e senza riposo indotti, non solo dall'incitamento d'una vita independente, e dalla speranza del bottino, ma bensì da quelle fortissime passioni, che il cuore dell'uomo altamente sublimano, e delle quali sono gl'Italianiper divenire altamente capaci, com'è ben noto, pel santo scopo della libertà della patria, tutti questi fratelli nella spiaggia italiana si porgeranno nelle moltiplici e durissime operazioni, reciprocamente la mano, e con quel costante coraggio, e perizia, compartimento degli antichi dominatori del mare, che tanto spiccò negl'Italiani, abbenchè ne abbiano da lungo tempo tralasciata la pratica, otterranno una gloria anche maggiore di quanta ne abbiano i Greci, e gli Americani acquistata nelle sanguinose contese, che per lo spazio di tanti anni in prò della loro patria, intrepidamente sostennero. L'uso deibrulottinon sarà nemmen posto in obblio. Qualunque legno portante bandiera austriaca, od una delle bandiere della tirannia d'Italia, se non verrà conosciuto essere montato da Italiani patrioti emascheraticolla bandiera tirannica, sarà inesorabilmente predato; l'equipaggio, eportolanosaranno prontamente svenati, e lo stesso bastimento dai vencitori armato in guerra, aumenterà la marina italiana; il suo carico servirà, come bottino, in sostegno dei combattenti, e per le altre spese di guerra. I capi dovranno eseguire con minuta esattezza quanto al capitolo decimo della prima parte, ove si tratta della paga, e bottino, si è scritto.Si rispetteranno religiosamente tutt'i bastimentidelle altre nazioni, purchè non si trovino carichi di merci, provvigioni, armi, o qualunque siasi altra cosa utile all'inimico. In quel caso, il solo carico sarà predato, e conservato, gli uomini, e bastimento saranno, con inflessibil animo, precipitatia fondo. Non recan vantaggio lemezze misure, allora quando un popolo insorge, anzi, accrescon la forza dell'inimico. Se si lasciano vivere gli uomini dei bastimenti spogliati delle merci, irritati quelli dall'atto giustissimo, ma per essi penoso di torsi gli averi di chi serve all'oppressore, e scordandosi di aver intrapreso uncontrabbandocontro la nazione guerreggiante, si sparpagliano per tutta l'Europa, e con le loro grida, e coi loro veri o falsi racconti, vanno suscitando una schiera di nemici alla parte belligerante che solamente usò de' suoi diritti, amplificando le cose, con menzogne, e calunnie, straziando la fama di coloro che a ragione operarono. Per lo contrario, se tutti quanti in un coi loro bastimenti, nel mare discendono, loro si toglie l'acconcio di poter danneggiare nell'avvenire, e d'altronde per aver recato soccorso agli oppressori d'Italia, loro s'infligge il ben meritato castigo.

Presenta l'Italia un tanto esteso littorale da Nizza fino a Trieste, che impossibil cosa sarebbe, d'una guerra nazionale d'insurrezion per bande, ragionare, senza intrattenersi della parte marittima che, per dare rapidità ai movimenti delle bande medesime, per sottrarle al pericolo di essere dall'incalzante nemico raggiunte, per facilitare il loro trasporto da una parte ad un'altra della costa, onde prendere il nemico, a rovescio, in fianco, ed alle spalle,per salvarle dalla prossima loro distruzione: deve di tanto inestimabile vantaggio, riuscire.

L'Italia, prima distruggitrice della formidabile potenza marittima Cartaginese invincibile, in quel tempo, riputata; ne' secoli scorsi, due republiche per forza marittima potentissime, nel suo seno racchiudeva, Venezia, e Genova, a vicenda, il tridente di Nettuno, nel mare Mediterraneo si disputavano. La prima inimica tremenda della Porta Ottomana, signoreggiava sulla maggior parte della Grecia, e con lo smercio delle mercanzie tratte in gran copia dal levante, per mezzo de' suoi numerosissimi legni naviganti in quelle acque, d'agi e di beni, l'Italia, doviziosissimamente forniva; e delle gloriose bandiere di Venezia e di Genova trovavasi il mare, coperto. Ma quella Italia, che inventò la bussola, che diede al mondo un Colombo, un Amerigo Vespucci, un Sebastiano Caboto, un Usumaro, compagno di Vasco di Gama, un Morosini Peloponnesiaco, un Andrea Doria, e finalmente un Carraccioli con tanti, e tanti altri illustri navigatori ed ammiragli famosi, che nessun marittimo duce di altre nazioni europee pervenne ad uguagliare, non che a vincere; quell'Italia, che malgrado le sue divisioni intestine, e le cattivissime instituzioni che la reggevano,in sul mare primeggiava, trovasi oggidì povera oltremodo di marina, priva di riputazione, avvilita, e derisa da tutte quelle nazioni marittime, che prima, la forza del suo naviglio, e la bontà de' suoi marinari, meritamente rispettavano, e deve soffrir la vergogna di vedersi dalla lista delle potenze marittime del tutto eliminata. Noi possiam dire, senza pericolo di errare, che per terra o per mare, essa non pesa un solo atomo nella bilancia d'Europa. Volgendo il pensiero a calcolare la forza del naviglio di tutti gli stati italiani, chiaro si vede che la sua marina di guerra non ascende a più di novanta vele tra grandi, e piccole in buono stato. La marina sarda-genovese, che si può denominar la più florida in questi tempi, e che alquanto va crescendo, non oltrepassa il numero di venti sei vele quadre, tutto compreso: la marina napoletana non giunge a dodici, e la veneziana ne conta solamente cinquanta. Ma lo stato Papale, e Toscano, essendone affatto privi, è manifesto che il naviglio di guerra italiano, minutamente annoverato, non giunge alle novanta vele, che abbiam di sopra indicate. Tutto ciò in tre distinte frazioni è diviso, l'una dall'altra differentemente regolate, e la maggior delle quali, all'immondo serviziodella turpissim'Austria, capitale, perpetua nemica della gloria, e prosperità italiana, trovasi vergognosamente impiegata. Epperciò tal marina, senza spirito d'emulazione, senza energia, è incapace pel piccolo suo numero, e per la sua posizione, di sostenere quell'onore, con tante sofferenze, e con lo spargimento di tanto sangue dagli avi nostri acquistato. Egli è però da supporsi, che al momento di una insurrezione generale in Italia, queste novanta vele da Italiani comandate, e dirette, non vorrebbero, con somma infamia, e vergogna loro, essere del vizio, dello straniero, della tirannide, obbrobrioso sostegno. Vogliamo noi credere, che tutt'i comandanti, ed uomini di mare, abbraccierebbero il partito del loro paese, e quello accanitamente difenderebbero, vantaggio di gran lunga maggiore potendone sì al publico che al privato, ridondare. La marina militare italiana, inalberando la bandiera dell'unione, independenza, e libertà della patria, non rimarrebbero altri nemici da combattere, imperciocchè, sendo l'austriaca marina d'Italiani composta, e seguendo questi la via dal dovere loro indicata, si troverebbe quella potenza affatto priva di naviglio, e non sarebbe più atta ad infestare le nostre coste: anzi quelle novanta vele ci servirebbero a mantenerele comunicazioni fra un punto e l'altro del littorale, al trasporto di vettovaglie, armi, e munizioni dall'estero nei nostri porti: o nelle baie, golfi, cale, seni, verrebbero onde il popolo combattente, di quanto gli bisogna, prontamente provvedere, ed altresì per caricare bande di volontarj, ed in quei punti rapidamente trasportarle, dove il nemico, trovandosi assai più debole, si possa facilmente schiacciare: quindi le bande tornando a navigare di bel nuovo, nel luogo, da dove partirono, compariranno, dove forse il nemico più non le aspetta: così, colla velocità dei movimenti, favorita dal trasporto marittimo, la loro forza in mille modi, e differenti apparenze, troverassi moltiplicata, e finalmente nella loro fuga, qualora inseguite dal nemico, saran protette e salvate. Grande addunque sarebbe il vantaggio che la marina militare potrebbe in questo modo nella guerra d'insurrezione, al suo paese arrecare, e non v'ha dubbio, che sia quella disposta, al primo grido d'unione, e libertà d'Italia, ad accorrere sotto agli stendardi di quella patria, che ha d'uopo del maggior numero de' suoi figli, onde spezzare il giogo straniero, ed anche dalla tirannia domestica liberarsi. Ma nello stesso modo, che tutto a credere conduce, essere gli uomini della marina di Sardegna, Napoli,Venezia, schivi dal coprirsi dell'infamia, e del vituperio del mondo, e che anzi a difendere, e sostenere la causa della loro patria, con entusiasmo, ed ardimento, imprenderanno; tutta volta la prudenza, quella madre dei felici risultamenti, vuole, che la questione, da ogni lato si esamini, e che ad una supposizione contraria si giunga che al nostro cuore pesa oltre modo, e di che il minimo indizio non abbiamo, ma che pure noi dobbiamo per un momento ideare, onde non resti il nostro trattato, in così essenzial parte, incompleto. Ammesso dunque che nella guerra d'insurrezione, una marina nemica esista, e che questa delle tre squadre, sarda, napolitana e veneta, o di una parte d'esse o d'alcuna di quelle si componga, non avverrà che il felice risultamento della guerra d'insurrezione abbia, per questa disgrazia, ad essere impedito. Il solo danno consisterebbe in un ritardo nel perfetto compimento della vittoria; perchè que' navigli, anzicchè trasportare le nostre truppe da un punto all'altro, ne trasporterebbero le inimiche, ed anzicchè fornir delle vettovaglie, armi e munizioni dall'estero, cercherebbero d'impedirne l'arrivo, e quelle all'avversario apporterebbero. Malgrado ciò, se il popolo italiano vuole veramente divenir libero; possono ben anche talipericoli, se non per intero eludersi, almeno diminuirsi. Allo scoppio della italica rivoluzione, tutt'i capitani mercantili nizzardi, genovesi, toscani, pontificii, napoletani e veneti, (che secondo i calcoli più recenti, posseggono più di ventimila vele quadre, pell'aumento ch'ebbero dalla spedizione di lord Exmouth contro di Algeri, fin'oggi) seguendo il glorioso esempio dato nel 1821 e 22 dai Greci contro ai Turchi; la bandiera nazionale italiana, festosi, nella vista della gran ventura della patria, inalbereranno. Armeranno, costoro e metteranno i loro legni in istato di combattere, quindi a seconda di quanto più sopra indicammo per le navi di guerra, opereranno. Per via della loro picciolezza, saranno que' legni atti vieppiù a condurre ad effetto le loro imprese, e altresì a deludere la vigilanza dell'inimico. Si serviranno pure i capitani delle loro carte e bandiere, ogni qual volta si troveranno sotto alla portata di quello ed esser più forte di essi loro, giudicheranno. Quante volte non potranno opprimerlo colla forza, avranno all'astuzia ricorso. Il sistema di guerra marittima, non differisce, nelle massime generali, da quello di guerra terrestre e solamente nei particolari, speziali alla varietà dell'elemento, dee cangiarsi. Imperciocchè,alcune volte sarà più facile al nemico di soverchiarci, se si trova asopravento, o con un legno più veliero del nostro. Allora ch'esauriti dalportolanodell'italico legno, saranno tutti quei mezzi statigli dall'astuzia, valore, e temerità suggeriti; anzicchè nelle mani del nemico vilmente cadere, dovrà alla salute della patria immolarsi. Giunto all'estremo istante in che vegga, non esservi altro scampo, che la resa; in vece di ammainare la sagrosanta bandiera della patria e darla preda ai barbari, lor farà egli un estremo e terribile saluto, dando fuoco al deposito delle polveri nellaSanta Barbara, e quindi a quella unito, ed al bastimento, in onore della nazione, e beffa dei barbari, salterà il prode Italiano, in mille pezzi per l'aria.

In tutt'i paesi, villaggi e borghi, lungo la costa marittima, si metteranno in mare deimistici,liuti,schifacci,paranze,bovi, etc., armati di cannone, e con sufficiente quantità di gente; si terranno quelli sempre vicino alla costa, per sorprendere le corrispondenze del nemico; trasportare vettovaglie, etc. Oltracciò, da tutti quei paesi littorali, pure si metteranno in marelancionialla foggia dellesperonaresiciliane, contenenti un centinajo di persone armate, le quali staranno di giorno, e di nottepermanentemente abordo, e faranno continui sbarchi sulla costa; tirando a terra il lorolancione, ed in quella inoltrandosi. Per tal modo, manterranno tutt'i paesi, e villaggi, che si estendono lungo la spiaggia, in attività continua, rispetto e devozione al partito della patria. La grande cura, la somma precauzione di chi comanda allancione, sarà di star ben avveduto, e prendere le sue misure, onde non gli venga la ritirata al mare impedita. Epperciò non dovrà mai tanto dentro terra inoltrarsi, che possa dal nemico essere scorto, e tagliato di fuori. Questilancionipossono in mare portarsi nel tempo di notte sotto ai bastimenti di alta portata e senza essere veduti, incendiarli o farli saltar all'arrembaggio. L'ardita condotta deifilibustierinei mari d'America è degna di essere da noi nelle marittime operazioni onninamente imitata; non diciamo nello scopo, perchè quelli al solo soddisfacimento di licenziose brame, ad un ismodato desiderio di far preda, anzicchè alla gloria e felicità della patria, miravano. Ma che con ispirito patrio e veramente italiano intrapresa, debba l'imitazione delle loro gesta grande giovamento alla riuscita della contesa cagionare, non vi può esistere il minor dubbio. Il celebre storico Rayual, parlando di questi famosi guerrierimarittimi, dice, che formavano tra loro, molte piccole squadriglie di cinquanta, cento, o cencinquanta uomini, che in una barca più o meno grande, consisteva tutto il loro armamento, e là, notte e giorno, all'ingiurie dell'aria esposti, non rimaneva a quegli straordinarj navigatori, che un picciolissimo spazio per coricarsi. Essi non deliberavano mai per attaccare un legno che si presentasse alla loro vista. Il loro sistema era quello di correre all'arrembaggio: la picciolezza de' legni e l'arte di maneggiarli, salvavagli dal pericolo dell'artiglierie della nave nemica; non presentavano mai al suo fuoco altrocchè la prora coronata dagliscoppettieriche dirigevano tutt'i loro tiri, aglisportellidei cannoni avversarj, così bene aggiustati, che sgomentavano e rendevano i migliori artiglieri mal atti alla difesa. Quand'essi avevano gettato ilgrappino, era cosa molto rara, che il più grande bastimento, potesse loro sfuggir di mano. Quando s'incontravano con un vascello spagnuolo, non tralasciavano mai di attaccarlo e seguivano le flotte fino allo sbocco delBahama, nel qual tragitto, se un bastimento si allontanava dagli altri o restava indietro, era certamente preso, ed i vinti, precipitati nel mare. Pietro Le Grand, nativo di Dieppe, che aveva soltanto unalancia armata con quattro cannoni e ventotto uomini; malgrado la disparità delle forze, si decise ad attaccare il vice ammiraglio dei galeoni: e dopo d'aver comandato che fosse il suo proprio legno nell'acqua sprofondato, il sorprese e saltò abordocon tutti gli uomini. Fù talmente dalla sua temerità l'equipaggio spagnuolo, stupito, che nessuno di fargli la minima resistenza ebbe ardimento, ed egli stesso calando alla camera del capitano, il trovò intento al giuoco, gli mise la pistola alla bocca, e l'astrinse ad arrendersi a discrezione.

Che non avremmo da dire, se da noi si volessero le prodezze di tutti, o della maggior parte di questi decisi combattenti marittimi, raccontare? Le gesta sole del capitano Laurent, Montbars sopranominato losterminatore, del Basque, dell'Olonese, Morgan, Vandhon, ci bastino per indicarci la condotta, che debba tenere ilportolanomarittimo, che si consacri al riscatto d'Italia. Egli deve conoscere il pericolo, e non temerlo, tutto risparmiare, e tutto avventurare, difendersi ad un tempo, ed assalire. Il valore, l'artifizio, la temerità, la disperazione stessa debbono in quella specie di guerra, essere, a seconda de' casi, con accortezza del capo adoperate, e dovrà, solo, più della morte, l'ignominiadi restare la preda del sanguinolento assassino d'Italia, sempre sempre temere.

Situate a distanze determinate nei paesi, e villaggi della costa del continente, e delle isole, fuori dei villaggi, nei seni di mare, alcune squadre dilancioni, di cui favelliamo, che debbono correre nella distanza da una stazione all'altra, ed imitare nella attività, decisione, valore, i citatifilibustieri; non vi saranno più certamente, lungo tutto il littorale italiano, pericoli da paventare. Ibrigantinimercantili,fuste,barbotte,petacchi,mistici,sciabecchi,bovi, eschifacci, si estenderanno eziandio al largo pel Mediterraneo ed anche più lungi, manterranno le provvigioni alle fortezze ed alle bande; e dovendo urtare con bastimenti nemici, seguiranno la condotta pei lancioni di già stabilita. Debbono tutti questi legni essere serviti da marinari, che sentan lo stimolo d'un ardentissimo, inestinguibile amor di patria, e d'un odio accanito contro agli oppressori di quella, che gridi al cuore continuamente,Vendetta! Debbono quelli essere a questa vita laboriosa, e senza riposo indotti, non solo dall'incitamento d'una vita independente, e dalla speranza del bottino, ma bensì da quelle fortissime passioni, che il cuore dell'uomo altamente sublimano, e delle quali sono gl'Italianiper divenire altamente capaci, com'è ben noto, pel santo scopo della libertà della patria, tutti questi fratelli nella spiaggia italiana si porgeranno nelle moltiplici e durissime operazioni, reciprocamente la mano, e con quel costante coraggio, e perizia, compartimento degli antichi dominatori del mare, che tanto spiccò negl'Italiani, abbenchè ne abbiano da lungo tempo tralasciata la pratica, otterranno una gloria anche maggiore di quanta ne abbiano i Greci, e gli Americani acquistata nelle sanguinose contese, che per lo spazio di tanti anni in prò della loro patria, intrepidamente sostennero. L'uso deibrulottinon sarà nemmen posto in obblio. Qualunque legno portante bandiera austriaca, od una delle bandiere della tirannia d'Italia, se non verrà conosciuto essere montato da Italiani patrioti emascheraticolla bandiera tirannica, sarà inesorabilmente predato; l'equipaggio, eportolanosaranno prontamente svenati, e lo stesso bastimento dai vencitori armato in guerra, aumenterà la marina italiana; il suo carico servirà, come bottino, in sostegno dei combattenti, e per le altre spese di guerra. I capi dovranno eseguire con minuta esattezza quanto al capitolo decimo della prima parte, ove si tratta della paga, e bottino, si è scritto.

Si rispetteranno religiosamente tutt'i bastimentidelle altre nazioni, purchè non si trovino carichi di merci, provvigioni, armi, o qualunque siasi altra cosa utile all'inimico. In quel caso, il solo carico sarà predato, e conservato, gli uomini, e bastimento saranno, con inflessibil animo, precipitatia fondo. Non recan vantaggio lemezze misure, allora quando un popolo insorge, anzi, accrescon la forza dell'inimico. Se si lasciano vivere gli uomini dei bastimenti spogliati delle merci, irritati quelli dall'atto giustissimo, ma per essi penoso di torsi gli averi di chi serve all'oppressore, e scordandosi di aver intrapreso uncontrabbandocontro la nazione guerreggiante, si sparpagliano per tutta l'Europa, e con le loro grida, e coi loro veri o falsi racconti, vanno suscitando una schiera di nemici alla parte belligerante che solamente usò de' suoi diritti, amplificando le cose, con menzogne, e calunnie, straziando la fama di coloro che a ragione operarono. Per lo contrario, se tutti quanti in un coi loro bastimenti, nel mare discendono, loro si toglie l'acconcio di poter danneggiare nell'avvenire, e d'altronde per aver recato soccorso agli oppressori d'Italia, loro s'infligge il ben meritato castigo.


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