CAPITOLO X.DELLA PAGA E BOTTINO.

CAPITOLO X.DELLA PAGA E BOTTINO.In una guerra pel bene della patria, intrapresa, nella quale tutte le nazionali, energìe vengono dalla propria individuale volontà di ciascun cittadino messe in azione; dove il sentimento sublime, che a quell'opera sacrosanta efficacemente lo stimola, in lui svegliando un fervoroso entusiasmo, lo riempie d'idee grandi, e generose, e non deve lasciargli campo di sentire i bisogni volgari ed apprezzare i piaceri, e le soddisfazioni comuni, pare che non pur favellarsi della paga, ma nemmeno, pensiero di quella, andar per l'animo de' combattenti dovrebbe. L'idea del salario porta con sè quella della servitù, e per dar luogo all'avarizia, ed a pensieri di puro interesse monetario personale, i nobili sentimenti deprime. Ferro, e pane, già abbiam detto, dovrebbero essere lesole richieste di chi alla salvezza della patria magnanimamente si consagra; e vile sarebbe colui, che per impugnar le armi onde constituirsi una patria, la paga pretendesse. Alla patria sola, e dopo l'acquisto di una stabilità certa, per ogni ragione, il diritto di rimunerare colui che con tutte sue forze, diede mano a portarla in quello stato, esclusivamente appartiene; e neppure dovrebbe da un vero Italiano, spinto da alti, e sublimi patrii sentimenti, venir tal guiderdone ricercato, perchè, l'essere al felice istante della liberazione della patria, ed allo stabilimento della sua felicità, scopo unico delle sue azioni, colmo de' suoi desiderii, finalmente pervenuto, dovrebb'egli come ampio rimeritamento alle sue fatiche, alle sue veglie, ai suoi patimenti, considerare. Solo ai tiranni conviene di ben pagare i loro sicarj, perchè di quelli si servono, per dare, ai loro pravi progetti esecuzione, e mandar innanzi la ributtante loro tirannia; per estendere le frontiere dei loro stati, per soddisfare ai loro capricci; per sostenersi eguali agli altri tiranni. Debbono perciò in colui che per loro, ad impugnare le armi, ed arrischiare la propria vita si destina, un interesse artificiale, necessariamente creare. Laonde promovono nella truppa, lo sfoggio, la lussuria, il lusso,ed ogni spezie in somma di vizj, affinchè per soddisfarli, abbia il soldato bisogno di danaro, dal quale dipenda, e pel quale venda la sua persona. Ed ecco in tal modo per le nequitosissime tiranniche arti, la più onorevole, non men, che utile, la più luminosa professione, in un mestiere disonesto, vile, e quasi ridicolo trasformata. Infatti, chi può senza sentirsi movere al riso, osservare gli attuali militari in moda attillati e con vestiti sì fattamente cincischiati, che tutt'altro pajono, che guerrieri? Ed è ben giusto, perchè altro veramente non sono, che agenti ciechi, disprezzevoli strumenti del tiranno, ed il trastullo dei cortigiani, che fangli, come burattini, sulle piazze ballare; ma ben contrario a questi scherani, essendo colui, che per la patria intraprende a militare, le sue volontà, e le sue opere, non avendo altro fine, che la riuscita del gran progetto, si vergognerebbe quegli di pensare ai vestiti, ai bagordi, ed alle dissolutezze, siccome vizi che lo stabilimento di un libero vivere civile impediscono, ed alla riputazione di chi da loro è dominato, grave arrecano danneggiamento. Epperciò, non avendo tanti bisogni da soddisfare, mai non troverassi nella necessità di uno stipendio.I soldati Ateniesi sempre gratuitamente servivano,finattantocchè Pericle introducendo il lusso, non gettò il primo germe della rovina della repubblica, e di assegnare un salario ai difensori della patria, non fece nocevolissimo divisamento. Prima di quell'epoca, in tutta la Grecia guerreggiavano i militi a loro proprie spese; ma egli è bensì vero, che in quei tempi, guerre che non fossero utili e necessarie, mai non s'intraprendevano. In caso solo d'aggressione, o nella speranza di far bottino, correvasi alle armi; ed agiva ogni milite per sentimento di propria utilità, e gli eserciti pochissimo dal paese da dove erano usciti allontanavansi.Viene da Tito Livio riferito, che i Romani servivano a loro proprie spese, nè mai pel loro proprio servizio fino all'anno 347; ricevettero alcun salario, e possiamo dal sovra-esposto farci chiaramente capaci, non esser quando si voglia, cosa impossibile far la guerra, senza che sia l'assegnamento della paga, necessario. Anzi, quando quella, pel vantaggio della patria, ch'è il bene commune dei cittadini, s'intraprende, noi crediamo che la pretesa di una mercede in moneta, debbasi a delitto ascrivere.Ma facendosi poi a ponderatamente lo stato morale delle menti, considerare, si vede che gli uomini d'oggidì credonsi di far la guerra incapaci, se non hanno i sufficienti danari ondeprovvedere a certi bisogni, cui furono dalle finissime arti della tirannìa bel bello assoggettati. In oggi, per verità, dai buoni come nocevoli e proprj dei vili, e schiavi, sono riconosciute e riprovate tali abitudini, e sono essi bensì ad abbandonarle decisi, ma solo gradatamente, a poco, a poco, non potendosi da quelle, senza rischio della salute, tutt'ad un tratto sceverare. Ed osservando noi che le truppe de' nostri nemici ricevono un abbondante soldo regolarmente pagato, e che alcuni degl'Italiani (ad affrontare ogni sorta di patimenti, e disagi pel futuro bene del loro paese, non ancora del tutto fermi e decisi) potrebbero, sedotti dalle offerte dello straniero, e de' tiranni interni, lasciarsi piuttosto ad abbracciare il partito del nemico, che quello della patria trascinare, e massimamente, perchè i nostri avversarj, coll'oro alla mano pronti sempre staranno, il bisogno immediato, reale o supposto di quel milite a soddisfare, che assai più a sè stesso, che a suoi compatrioti uniti porti affezione, per tali considerazioni essere crediamo conveniente, che in qualche modo possa di tanto, in tanto e moderatamente, avere il volontario una piccola somma di danaro alla sua disposizione. Egli è pur troppo non men doloroso che vero, non essere l'amordel paese, delle buone leggi, dell'indipendenza, nè il rispetto dovuto a sani principj, l'influenza delle massime virtuose, i sentimenti sublimi (motivi tutti possentissimi per infiammare i cuori onesti) in oggi alle masse, bastevoli eccitamenti; ma essere solamente atti, il sentimento del particolar guadagno a nobilitare, unica molla sufficiente, onde comunicare, a quelle masse la forza necessaria, e l'unico legame, per tenerle solidamente unite. Tutto ciò, quando ad una massa, qual è quella del popolo Italiano al giorno d'oggi, di tanto varj, e tanto complicati elementi composta, volgiamo il pensiero, convienci di seriamente calcolare.Siccome dunque nello stato attuale del mondo, il personale guadagno di danaro, è, parlando di masse, come il motore diretto, od indiretto di tutte le umane azioni da considerarsi; così sebbene dobbiamo noi credere che i condottieri delle bande, solo da sublimi sentimenti, e da un'ardente amor di patria, sieno animati, e diretti, ci è oltremodo necessario questo nobile, ed esclusivo modo di pensare, in una parte di coloro che accorreranno sotto le bandiere della patria, di francamente non riconoscere. Molti, col fine di profittare delle prese fatte sul nemico, per fondare, od aumentare la loro fortuna, nelle file de' forti s'arroleranno,altri per godere della paga, altri per darsi ad una vita di profusione, e di licenza, prenderanno partito. In tutte le insurrezioni nazionali, sopra tutto in quelle, che per la progettata guerra esser debbono di lunga durata; sonosi veduti quegli esseri, ed in abbondanza, che più per l'amor di sè stessi, che per la patria, impugnavano le armi. Disgrazia è questa, quasi inevitabile, perchè prendendo l'apparenza di ardenti campioni della patria, non si possono quei cattivi, dagli altri veri, e desinteressati Italiani, distinguere. Per forza dunque trar dovrassene partito, e per renderli utili alla patria, in parte, a quelle ignobili propensioni generalmente soddisfare. Non avrà dunque il milite della patria un soldo regolare, ma una parte del bottino fatto sul nemico; tostocchè il governo provvisionale di una provincia sarà stabilito, e verrà da quello un competente soldo ai volontarj delle bande accordato, che non dovrà essere pagato, se non alla fine della guerra, dopo la convocazione del Parlamento nazionale, liberamente costituito. Questo metodo messo in varie parti della Spagna, nel tempo della guerra dell'independenza, in pratica, produsse ottimi risultamenti. Imperciocchè, da quanto dice il nostro Pecchio nella relazione degli avvenimenti della Grecianella primavera del 1825: «Ogni individuo nei primi tempi di una rivoluzione, ha un'esuberanza di coraggio e di ardire, ha un desiderio di vendetta compressa, che non è possibile sottoporre ad un freno, nè ad una legge di disciplina. Quindi ogni individuo trova un campo più vasto, e più conforme alle sue passioni nel guerreggiare da volontario, e nel disordine, e nel tumulto dellegueriglie. Ma l'entusiasmo per natura sua è fugace, e dopo alcun tempo di sfogo, si rallenta, s'intrepidisce, la vendetta si sazia anch'essa, e l'amor della gloria langue alla fine come ogni altro amore.» È cosa dunque più che necessaria di mantenere vivo un eccitamento di particolare guadagno, nel cuore di colui, che per la lunghezza del tempo, per la durezza delle circostanze, o per sazietà di vendetta, vacillasse nella sua prima risoluzione, ed in cui l'amor della patria, per avventura languisse. L'essere creditore di quel governo, che non è ancora costituito, e la certezza, che senza lo stabilimento di quello, non mai si possano ricevere gli averi, deve buoni effetti necessariamente produrre, e far sì, che quello il quale sarebbe di abbandonare la causa della patria, di uscire dalla penisola, o di passare nelle file del nemico, tentato; sapendo, chein quel modo sagrifica varj mesi o anni di credito della sua paga, continuerà a combattere nelle schiere dei buoni, e farà ogni sforzo per istabilire presto, e bene, quel governo dal quale solamente potrà essere pagato. Non dovrà essere la paga molto vistosa, non convenendosi, che tosto stabilito il nuovo governo, si trovi con un debito enorme. Cinque soldi al giorno almeno, o quindici al più, con un graduale aumento pegli uffiziali; e sott'ufficiali, crediamo sia per essere una giusta paga. Il milite, presentando titoli comprovanti il tempo del suo servizio, sarà in ragione di quello, alla fine della guerra soddisfatto.Stabilito come si debba rispetto alla paga praticare, ci converrà passare a discorrere dei fondi de' quali dovranno i condottieri servirsi, e del bottino, in generale, ed in particolare. Vediamo dalla storia delle guerre dei tempi antichi, che non esisteva sin'allora l'uso di pagare il militare, il quale per ricompensa delle sue fatiche, e de' suoi servigi non attendeva, se non la parte del bottino toccatagli in sorte. Sarà pure nella nostra guerra di mestieri, che venga quell'uso richiamato in vigore, e che da quello solo s'alimentino le bande. Ogni qual volta nelle città, borghi e villaggi per dove si trovi passare una banda, od a portatadelle sue incursioni, vi siano fondi, tanto in moneta, quanto in grani, od altri effetti al governo, che si vuol distruggere, appartenenti, debbono i condottieri in preferenza di qualunque altro mezzo, pei bisogni de' loro volontarj servirsene; ed esauriti questi, de' fondi dei corpi, confraternite, ed altre istituzioni, dovranno immediatamente servirsi, che non si trovano al soccorso dell'umanità sofferente destinati, perchè si correrebbe il rischio di lasciarli alla disposizione del nemico, e per altra parte, non possonsi ad altro miglior uso, che alla difesa della libertà nazionale, certamente impiegare.Quindi ai fondi comuni applicati alla polizia, e spese particolari dei paesi, lasciando sempre il puramente indispensabile pel pagamento del medico, chirurgo, maestro di scuola, ed altri impiegati, le cui incombenze sieno il sollievo, e l'istruzione del povero, si porrà mano; perchè tali fondi, all'eccezione di quanto per tali oggetti viene impiegato, e ch'è ordinariamente di poca entità, sono gli incerti dei raggiratori che hanno quasi sempre l'amministrazione del paese. Finalmente a nessun titolo, se non per l'intiera deficienza di qualunque altro mezzo, si potrà ai beni dei particolari, aver ricorso. Per la qual cosa, dovrà il condottiero aver somma cura, che questa gravosa, ed inevitabiletassa, si faccia per equitativa ripartizione, affinchè tutti proporzionatamente colle loro facoltà contribuiscano. S'intende però, ch'ei debba lasciar alle municipalità il diritto di farne la partizione, e solo udire le lagnanze di coloro, che si possano credere ingiustamente aggravati, esaminarle con maturità, e se le trova fondate, mettervi all'istante riparo. Altri fondi esistono pure in molte parti, chiamati pii, cioè, destinati ad opere pie, come al culto di Dio, alla riparazione e lusso delle chiese, a messe, a processioni, ed a mantenere alcuni ministri della Religione. Tutti quei fondi debbono essere nelle mani del condottiero, senza eccezione, versati, per una guerra sostenere nella quale per l'unione, l'independenza e la libertà della nazione, si combatte. Qual culto migliore potrebbesi rendere a Dio che quello di sostenere le sue opere, e collocare le creature nella posizione, per la quale egli stesso creolle? Sarà forse da considerarsi come cosa ragionevole, che si riparino i tempi, quando la patria è in rovina, e che si faccia in quelli, pomposa mostra d'un'insultante lusso, quando il popolo intiero geme nella miseria; e nell'oppressione? Sarà ella cosa giusta, lo spendere in suffragio di morti, capitali che tanto giustamente possonsi in un reale benefizio, peivivi, impiegare? Sarà egli giusto, ed onorevole, spendere i fondi in processioni, l'origine delle quali, non fù altro che una stupida, e superstiziosa vanità, solo atte generalmente, al divertimento, e corruzione degl'ignoranti del popolo, mentre possonsi ad un uso non meno utile che nobile, applicare? E finalmente dovrà ella prudenzial cosa supporsi, che al mantenimento d'alcuni di quelli che si fregiano da per sè stessi, del titolo di mediatori tra Dio e gli uomini, che vivono nell'ozio, ed anche nel vizio (e che forse per essere vili strumenti della tirannia, traviano, con le loro prave macchinazioni e detestabili consigli, il popolo dal retto sentiero) è forse giusto io dico, che s'invertano quei fondi sù de' quali tanto diritto tiene la Patria, quando i suoi difensori mancano del necessario, e si vedono, per ottenerlo, nella dura necessità di metter mano perfino ai beni dei loro concittadini, fra i quali sono compresi gli amici, prossimani, parenti e fino i loro genitori stessi? No; non mai dovranno quei fondi, essere risparmiati, ma bensì del tutto esauriti, prima di cominciare a servirsi degli altri già di sopra menzionati, e specialmente di quelli dei particolari.Fin dal tempo di Abramo, già eranvi rigorosissime regole per la divisione del bottinostabilite; e sono in vero necessarissime per evitare i gravi danni che potrebbero essere dalle querele sopra i lesi interessi, cagionati. Per tanto un'equità incontrastabile non meno, che il disinteresse il più generoso, debbono, presiedere al compartimento sì delle prese fatte sopra del nemico, quanto sù di qualunque altra utilità che possa nelle mani de' patrioti, cadere. Terrà il condottiero, la mente alle seguenti regole indispensabili, continuamente rivolta, e che il primo, eseguirà, tenendo dura la mano alla esattissima loro esecuzione, se vuole avere i volontarj, che sotto i suoi ordini combattono, affezionati alla sua persona, se da quelli vuol esigere uno stoico disprezzo delle fatiche, un coraggio robusto, e continuato, ed in fine se vuole nella gloriosa impresa del gran progetto, riescire.1º Ogni qual volta si perverrà a far bottino, dovrà questo essere, tutto in un luogo, ammonticchiato, per essere compartito regolarmente.2º Non si potrà cominciare ad occuparsi del bottino, fino a che il combattimento non sia finito, e compiutamente deciso.3º Riuniti i volontarj per la ripartizione, dovrà ciascuno individualmente giurare di non aver nascosto, nè deviato nulla della presa,ma di aver tutto nella massa comune sinceramente versato, e se mai per caso, uno venisse di falso giuramento, convinto, dovrà immantinenti essere messo a morte.4º La decima parte del prodotto dovrà essere al condottiero supremo rimessa, pel servizio generale della guerra, e dovranno i condottieri particolari, e principali, esigerne, e conservarne le convenienti ricevute.5º Si preleveranno dalla massa generale, prima ancora di quella decima di sopra espressa, le indennità ai feriti nel modo seguente. Cioè la perdita fatta in combattere, di un braccio, di una gamba, di un piede, sarà compensata da un regalo non minore di trecento lire italiane; quella di un occhio, d'un dito, d'un orecchio, sarà pagata la metà, ed in questa proporzione, tutti gli altri membri del corpo che possono per via della guerra, venir danneggiati. Oltracciò il ferito dovrà, durante lo spazio di due mesi, ricevere trenta soldi italiani al giorno, per la cura delle sue piaghe; questi obblighi dovranno come sagrosanti, considerarsi, e se il bottino di una volta, non fosse sufficiente, dovrassi aver cura di far entrare il più presto quanto sia stimato necessario, per coprire le spese d'obbligo, e così al dovere soddisfare.6º Prelevate le suddette somme, si disporràdel necessario, per la comune utilità del corpo, avendone il previo consentimento della truppa, e somma cura che i conti d'entrata ed uscita, siano ben chiari ed a tutti i volontari, manifesti. Inperciocchè, in questo modo non comportandosi, il condottiero, sebbene innocente, a rimproveri, mormorazioni, e fors'anche a disgusti, e disgrazie, nelle ulteriori sue operazioni, sarebbe senza dubbio esposto.7º Il condottiero, e gli uffiziali non avranno diritto ad una parte maggiore degli altri, anzi dovranno essere i più moderati nelle loro pretensioni, e se alle volte la massa generale si trovasse molto ristretta, dovranno in favore dei simplici volontari, alla loro parte rinunziare. Con questo mezzo conserveranno il loro affetto, e li troveranno sempre disposti a volonterosamente, in obbedienza ai loro ordini, sacrificarsi.8º Chi morrà combattendo, od in conseguenza di un'azione di guerra, sarà come vivo, e presente considerato alla prima ripartizione del bottino, che succede alla sua morte; e sarà la sua parte, mandata alla famiglia, od a chi abbia egli previamente destinato. Qualora il morto si trovi non aver più al mondo parenti conosciuti, e che non abbia della sua parte disposto, quella si darà al volontario, chepel suo amico il più intimo, sarà per giudizio generale, dichiarato.9º Saranno compresi nello scompartimento, coloro, che trovandosi legittimamente separati dal corpo, per oggetto di servizio, non abbiano potuto contribuire alla presa.10º Non sarà permesso ai volontarj d'impossessarsi d'effetti, che possano imbarazzarli nelle loro marcie, e quanti di questa sorta si trovassero che per la difficoltà del trasporto, non possano essere di profitto, dovranno essere distrutti, per evitare che il nemico non se ne serva, se però non avrassi l'opportunità di darli a paesi vicini, ed amici, in consegna, dove non s'abbia a temere, che vengono di là presi, e trasportati.11º Nè la parentela, nè anteriori servigi, per grandi ed eroici che sieno stati, nè il favore, nè la predilezione per colleghi e confidenti, dovranno giammai in questo caso alterare l'equità della distribuzione. Una rigorosa, retta, ed inflessibile giustizia, vi dovrà presiedere. Tutte le parti saranno estratte a sorte, nè i vivi, nè i feriti, nè i morti, dovranno in un minimo, essere defraudati, nè in alcuna parte venir queste regole, cambiate, senza incorrere nei più grandi pericoli, ed il resultamento della grande impresa,follemente arrischiare. Gravi contestazioni, e doglianze imbarazzanti, disturbi, diserzioni al nemico, ed anche combattimenti accaniti, e sanguinosissimi, tanto degl'individui d'una stessa banda fra di loro, come dell'una contra l'altra delle bande spagnuole, furono dall'inosservanza di queste regole, prodotti.Siccome questo sarà sempre la indispensabile conseguenza provegnente dalla mancanza di giuste, ed inalterabili regole in questa materia, dovranno per ciò a tal uopo i condottieri sostenere con ogni loro sforzo questa esatta, e severa giustizia nella ripartizione, il rilasciamento della quale, oltre di cagionare la loro infallibile perdita, dolorosissimi, ed irreparabili danni alla causa della patria, immancabilmente produrrebbe.

In una guerra pel bene della patria, intrapresa, nella quale tutte le nazionali, energìe vengono dalla propria individuale volontà di ciascun cittadino messe in azione; dove il sentimento sublime, che a quell'opera sacrosanta efficacemente lo stimola, in lui svegliando un fervoroso entusiasmo, lo riempie d'idee grandi, e generose, e non deve lasciargli campo di sentire i bisogni volgari ed apprezzare i piaceri, e le soddisfazioni comuni, pare che non pur favellarsi della paga, ma nemmeno, pensiero di quella, andar per l'animo de' combattenti dovrebbe. L'idea del salario porta con sè quella della servitù, e per dar luogo all'avarizia, ed a pensieri di puro interesse monetario personale, i nobili sentimenti deprime. Ferro, e pane, già abbiam detto, dovrebbero essere lesole richieste di chi alla salvezza della patria magnanimamente si consagra; e vile sarebbe colui, che per impugnar le armi onde constituirsi una patria, la paga pretendesse. Alla patria sola, e dopo l'acquisto di una stabilità certa, per ogni ragione, il diritto di rimunerare colui che con tutte sue forze, diede mano a portarla in quello stato, esclusivamente appartiene; e neppure dovrebbe da un vero Italiano, spinto da alti, e sublimi patrii sentimenti, venir tal guiderdone ricercato, perchè, l'essere al felice istante della liberazione della patria, ed allo stabilimento della sua felicità, scopo unico delle sue azioni, colmo de' suoi desiderii, finalmente pervenuto, dovrebb'egli come ampio rimeritamento alle sue fatiche, alle sue veglie, ai suoi patimenti, considerare. Solo ai tiranni conviene di ben pagare i loro sicarj, perchè di quelli si servono, per dare, ai loro pravi progetti esecuzione, e mandar innanzi la ributtante loro tirannia; per estendere le frontiere dei loro stati, per soddisfare ai loro capricci; per sostenersi eguali agli altri tiranni. Debbono perciò in colui che per loro, ad impugnare le armi, ed arrischiare la propria vita si destina, un interesse artificiale, necessariamente creare. Laonde promovono nella truppa, lo sfoggio, la lussuria, il lusso,ed ogni spezie in somma di vizj, affinchè per soddisfarli, abbia il soldato bisogno di danaro, dal quale dipenda, e pel quale venda la sua persona. Ed ecco in tal modo per le nequitosissime tiranniche arti, la più onorevole, non men, che utile, la più luminosa professione, in un mestiere disonesto, vile, e quasi ridicolo trasformata. Infatti, chi può senza sentirsi movere al riso, osservare gli attuali militari in moda attillati e con vestiti sì fattamente cincischiati, che tutt'altro pajono, che guerrieri? Ed è ben giusto, perchè altro veramente non sono, che agenti ciechi, disprezzevoli strumenti del tiranno, ed il trastullo dei cortigiani, che fangli, come burattini, sulle piazze ballare; ma ben contrario a questi scherani, essendo colui, che per la patria intraprende a militare, le sue volontà, e le sue opere, non avendo altro fine, che la riuscita del gran progetto, si vergognerebbe quegli di pensare ai vestiti, ai bagordi, ed alle dissolutezze, siccome vizi che lo stabilimento di un libero vivere civile impediscono, ed alla riputazione di chi da loro è dominato, grave arrecano danneggiamento. Epperciò, non avendo tanti bisogni da soddisfare, mai non troverassi nella necessità di uno stipendio.

I soldati Ateniesi sempre gratuitamente servivano,finattantocchè Pericle introducendo il lusso, non gettò il primo germe della rovina della repubblica, e di assegnare un salario ai difensori della patria, non fece nocevolissimo divisamento. Prima di quell'epoca, in tutta la Grecia guerreggiavano i militi a loro proprie spese; ma egli è bensì vero, che in quei tempi, guerre che non fossero utili e necessarie, mai non s'intraprendevano. In caso solo d'aggressione, o nella speranza di far bottino, correvasi alle armi; ed agiva ogni milite per sentimento di propria utilità, e gli eserciti pochissimo dal paese da dove erano usciti allontanavansi.

Viene da Tito Livio riferito, che i Romani servivano a loro proprie spese, nè mai pel loro proprio servizio fino all'anno 347; ricevettero alcun salario, e possiamo dal sovra-esposto farci chiaramente capaci, non esser quando si voglia, cosa impossibile far la guerra, senza che sia l'assegnamento della paga, necessario. Anzi, quando quella, pel vantaggio della patria, ch'è il bene commune dei cittadini, s'intraprende, noi crediamo che la pretesa di una mercede in moneta, debbasi a delitto ascrivere.

Ma facendosi poi a ponderatamente lo stato morale delle menti, considerare, si vede che gli uomini d'oggidì credonsi di far la guerra incapaci, se non hanno i sufficienti danari ondeprovvedere a certi bisogni, cui furono dalle finissime arti della tirannìa bel bello assoggettati. In oggi, per verità, dai buoni come nocevoli e proprj dei vili, e schiavi, sono riconosciute e riprovate tali abitudini, e sono essi bensì ad abbandonarle decisi, ma solo gradatamente, a poco, a poco, non potendosi da quelle, senza rischio della salute, tutt'ad un tratto sceverare. Ed osservando noi che le truppe de' nostri nemici ricevono un abbondante soldo regolarmente pagato, e che alcuni degl'Italiani (ad affrontare ogni sorta di patimenti, e disagi pel futuro bene del loro paese, non ancora del tutto fermi e decisi) potrebbero, sedotti dalle offerte dello straniero, e de' tiranni interni, lasciarsi piuttosto ad abbracciare il partito del nemico, che quello della patria trascinare, e massimamente, perchè i nostri avversarj, coll'oro alla mano pronti sempre staranno, il bisogno immediato, reale o supposto di quel milite a soddisfare, che assai più a sè stesso, che a suoi compatrioti uniti porti affezione, per tali considerazioni essere crediamo conveniente, che in qualche modo possa di tanto, in tanto e moderatamente, avere il volontario una piccola somma di danaro alla sua disposizione. Egli è pur troppo non men doloroso che vero, non essere l'amordel paese, delle buone leggi, dell'indipendenza, nè il rispetto dovuto a sani principj, l'influenza delle massime virtuose, i sentimenti sublimi (motivi tutti possentissimi per infiammare i cuori onesti) in oggi alle masse, bastevoli eccitamenti; ma essere solamente atti, il sentimento del particolar guadagno a nobilitare, unica molla sufficiente, onde comunicare, a quelle masse la forza necessaria, e l'unico legame, per tenerle solidamente unite. Tutto ciò, quando ad una massa, qual è quella del popolo Italiano al giorno d'oggi, di tanto varj, e tanto complicati elementi composta, volgiamo il pensiero, convienci di seriamente calcolare.

Siccome dunque nello stato attuale del mondo, il personale guadagno di danaro, è, parlando di masse, come il motore diretto, od indiretto di tutte le umane azioni da considerarsi; così sebbene dobbiamo noi credere che i condottieri delle bande, solo da sublimi sentimenti, e da un'ardente amor di patria, sieno animati, e diretti, ci è oltremodo necessario questo nobile, ed esclusivo modo di pensare, in una parte di coloro che accorreranno sotto le bandiere della patria, di francamente non riconoscere. Molti, col fine di profittare delle prese fatte sul nemico, per fondare, od aumentare la loro fortuna, nelle file de' forti s'arroleranno,altri per godere della paga, altri per darsi ad una vita di profusione, e di licenza, prenderanno partito. In tutte le insurrezioni nazionali, sopra tutto in quelle, che per la progettata guerra esser debbono di lunga durata; sonosi veduti quegli esseri, ed in abbondanza, che più per l'amor di sè stessi, che per la patria, impugnavano le armi. Disgrazia è questa, quasi inevitabile, perchè prendendo l'apparenza di ardenti campioni della patria, non si possono quei cattivi, dagli altri veri, e desinteressati Italiani, distinguere. Per forza dunque trar dovrassene partito, e per renderli utili alla patria, in parte, a quelle ignobili propensioni generalmente soddisfare. Non avrà dunque il milite della patria un soldo regolare, ma una parte del bottino fatto sul nemico; tostocchè il governo provvisionale di una provincia sarà stabilito, e verrà da quello un competente soldo ai volontarj delle bande accordato, che non dovrà essere pagato, se non alla fine della guerra, dopo la convocazione del Parlamento nazionale, liberamente costituito. Questo metodo messo in varie parti della Spagna, nel tempo della guerra dell'independenza, in pratica, produsse ottimi risultamenti. Imperciocchè, da quanto dice il nostro Pecchio nella relazione degli avvenimenti della Grecianella primavera del 1825: «Ogni individuo nei primi tempi di una rivoluzione, ha un'esuberanza di coraggio e di ardire, ha un desiderio di vendetta compressa, che non è possibile sottoporre ad un freno, nè ad una legge di disciplina. Quindi ogni individuo trova un campo più vasto, e più conforme alle sue passioni nel guerreggiare da volontario, e nel disordine, e nel tumulto dellegueriglie. Ma l'entusiasmo per natura sua è fugace, e dopo alcun tempo di sfogo, si rallenta, s'intrepidisce, la vendetta si sazia anch'essa, e l'amor della gloria langue alla fine come ogni altro amore.» È cosa dunque più che necessaria di mantenere vivo un eccitamento di particolare guadagno, nel cuore di colui, che per la lunghezza del tempo, per la durezza delle circostanze, o per sazietà di vendetta, vacillasse nella sua prima risoluzione, ed in cui l'amor della patria, per avventura languisse. L'essere creditore di quel governo, che non è ancora costituito, e la certezza, che senza lo stabilimento di quello, non mai si possano ricevere gli averi, deve buoni effetti necessariamente produrre, e far sì, che quello il quale sarebbe di abbandonare la causa della patria, di uscire dalla penisola, o di passare nelle file del nemico, tentato; sapendo, chein quel modo sagrifica varj mesi o anni di credito della sua paga, continuerà a combattere nelle schiere dei buoni, e farà ogni sforzo per istabilire presto, e bene, quel governo dal quale solamente potrà essere pagato. Non dovrà essere la paga molto vistosa, non convenendosi, che tosto stabilito il nuovo governo, si trovi con un debito enorme. Cinque soldi al giorno almeno, o quindici al più, con un graduale aumento pegli uffiziali; e sott'ufficiali, crediamo sia per essere una giusta paga. Il milite, presentando titoli comprovanti il tempo del suo servizio, sarà in ragione di quello, alla fine della guerra soddisfatto.

Stabilito come si debba rispetto alla paga praticare, ci converrà passare a discorrere dei fondi de' quali dovranno i condottieri servirsi, e del bottino, in generale, ed in particolare. Vediamo dalla storia delle guerre dei tempi antichi, che non esisteva sin'allora l'uso di pagare il militare, il quale per ricompensa delle sue fatiche, e de' suoi servigi non attendeva, se non la parte del bottino toccatagli in sorte. Sarà pure nella nostra guerra di mestieri, che venga quell'uso richiamato in vigore, e che da quello solo s'alimentino le bande. Ogni qual volta nelle città, borghi e villaggi per dove si trovi passare una banda, od a portatadelle sue incursioni, vi siano fondi, tanto in moneta, quanto in grani, od altri effetti al governo, che si vuol distruggere, appartenenti, debbono i condottieri in preferenza di qualunque altro mezzo, pei bisogni de' loro volontarj servirsene; ed esauriti questi, de' fondi dei corpi, confraternite, ed altre istituzioni, dovranno immediatamente servirsi, che non si trovano al soccorso dell'umanità sofferente destinati, perchè si correrebbe il rischio di lasciarli alla disposizione del nemico, e per altra parte, non possonsi ad altro miglior uso, che alla difesa della libertà nazionale, certamente impiegare.

Quindi ai fondi comuni applicati alla polizia, e spese particolari dei paesi, lasciando sempre il puramente indispensabile pel pagamento del medico, chirurgo, maestro di scuola, ed altri impiegati, le cui incombenze sieno il sollievo, e l'istruzione del povero, si porrà mano; perchè tali fondi, all'eccezione di quanto per tali oggetti viene impiegato, e ch'è ordinariamente di poca entità, sono gli incerti dei raggiratori che hanno quasi sempre l'amministrazione del paese. Finalmente a nessun titolo, se non per l'intiera deficienza di qualunque altro mezzo, si potrà ai beni dei particolari, aver ricorso. Per la qual cosa, dovrà il condottiero aver somma cura, che questa gravosa, ed inevitabiletassa, si faccia per equitativa ripartizione, affinchè tutti proporzionatamente colle loro facoltà contribuiscano. S'intende però, ch'ei debba lasciar alle municipalità il diritto di farne la partizione, e solo udire le lagnanze di coloro, che si possano credere ingiustamente aggravati, esaminarle con maturità, e se le trova fondate, mettervi all'istante riparo. Altri fondi esistono pure in molte parti, chiamati pii, cioè, destinati ad opere pie, come al culto di Dio, alla riparazione e lusso delle chiese, a messe, a processioni, ed a mantenere alcuni ministri della Religione. Tutti quei fondi debbono essere nelle mani del condottiero, senza eccezione, versati, per una guerra sostenere nella quale per l'unione, l'independenza e la libertà della nazione, si combatte. Qual culto migliore potrebbesi rendere a Dio che quello di sostenere le sue opere, e collocare le creature nella posizione, per la quale egli stesso creolle? Sarà forse da considerarsi come cosa ragionevole, che si riparino i tempi, quando la patria è in rovina, e che si faccia in quelli, pomposa mostra d'un'insultante lusso, quando il popolo intiero geme nella miseria; e nell'oppressione? Sarà ella cosa giusta, lo spendere in suffragio di morti, capitali che tanto giustamente possonsi in un reale benefizio, peivivi, impiegare? Sarà egli giusto, ed onorevole, spendere i fondi in processioni, l'origine delle quali, non fù altro che una stupida, e superstiziosa vanità, solo atte generalmente, al divertimento, e corruzione degl'ignoranti del popolo, mentre possonsi ad un uso non meno utile che nobile, applicare? E finalmente dovrà ella prudenzial cosa supporsi, che al mantenimento d'alcuni di quelli che si fregiano da per sè stessi, del titolo di mediatori tra Dio e gli uomini, che vivono nell'ozio, ed anche nel vizio (e che forse per essere vili strumenti della tirannia, traviano, con le loro prave macchinazioni e detestabili consigli, il popolo dal retto sentiero) è forse giusto io dico, che s'invertano quei fondi sù de' quali tanto diritto tiene la Patria, quando i suoi difensori mancano del necessario, e si vedono, per ottenerlo, nella dura necessità di metter mano perfino ai beni dei loro concittadini, fra i quali sono compresi gli amici, prossimani, parenti e fino i loro genitori stessi? No; non mai dovranno quei fondi, essere risparmiati, ma bensì del tutto esauriti, prima di cominciare a servirsi degli altri già di sopra menzionati, e specialmente di quelli dei particolari.

Fin dal tempo di Abramo, già eranvi rigorosissime regole per la divisione del bottinostabilite; e sono in vero necessarissime per evitare i gravi danni che potrebbero essere dalle querele sopra i lesi interessi, cagionati. Per tanto un'equità incontrastabile non meno, che il disinteresse il più generoso, debbono, presiedere al compartimento sì delle prese fatte sopra del nemico, quanto sù di qualunque altra utilità che possa nelle mani de' patrioti, cadere. Terrà il condottiero, la mente alle seguenti regole indispensabili, continuamente rivolta, e che il primo, eseguirà, tenendo dura la mano alla esattissima loro esecuzione, se vuole avere i volontarj, che sotto i suoi ordini combattono, affezionati alla sua persona, se da quelli vuol esigere uno stoico disprezzo delle fatiche, un coraggio robusto, e continuato, ed in fine se vuole nella gloriosa impresa del gran progetto, riescire.

1º Ogni qual volta si perverrà a far bottino, dovrà questo essere, tutto in un luogo, ammonticchiato, per essere compartito regolarmente.

2º Non si potrà cominciare ad occuparsi del bottino, fino a che il combattimento non sia finito, e compiutamente deciso.

3º Riuniti i volontarj per la ripartizione, dovrà ciascuno individualmente giurare di non aver nascosto, nè deviato nulla della presa,ma di aver tutto nella massa comune sinceramente versato, e se mai per caso, uno venisse di falso giuramento, convinto, dovrà immantinenti essere messo a morte.

4º La decima parte del prodotto dovrà essere al condottiero supremo rimessa, pel servizio generale della guerra, e dovranno i condottieri particolari, e principali, esigerne, e conservarne le convenienti ricevute.

5º Si preleveranno dalla massa generale, prima ancora di quella decima di sopra espressa, le indennità ai feriti nel modo seguente. Cioè la perdita fatta in combattere, di un braccio, di una gamba, di un piede, sarà compensata da un regalo non minore di trecento lire italiane; quella di un occhio, d'un dito, d'un orecchio, sarà pagata la metà, ed in questa proporzione, tutti gli altri membri del corpo che possono per via della guerra, venir danneggiati. Oltracciò il ferito dovrà, durante lo spazio di due mesi, ricevere trenta soldi italiani al giorno, per la cura delle sue piaghe; questi obblighi dovranno come sagrosanti, considerarsi, e se il bottino di una volta, non fosse sufficiente, dovrassi aver cura di far entrare il più presto quanto sia stimato necessario, per coprire le spese d'obbligo, e così al dovere soddisfare.

6º Prelevate le suddette somme, si disporràdel necessario, per la comune utilità del corpo, avendone il previo consentimento della truppa, e somma cura che i conti d'entrata ed uscita, siano ben chiari ed a tutti i volontari, manifesti. Inperciocchè, in questo modo non comportandosi, il condottiero, sebbene innocente, a rimproveri, mormorazioni, e fors'anche a disgusti, e disgrazie, nelle ulteriori sue operazioni, sarebbe senza dubbio esposto.

7º Il condottiero, e gli uffiziali non avranno diritto ad una parte maggiore degli altri, anzi dovranno essere i più moderati nelle loro pretensioni, e se alle volte la massa generale si trovasse molto ristretta, dovranno in favore dei simplici volontari, alla loro parte rinunziare. Con questo mezzo conserveranno il loro affetto, e li troveranno sempre disposti a volonterosamente, in obbedienza ai loro ordini, sacrificarsi.

8º Chi morrà combattendo, od in conseguenza di un'azione di guerra, sarà come vivo, e presente considerato alla prima ripartizione del bottino, che succede alla sua morte; e sarà la sua parte, mandata alla famiglia, od a chi abbia egli previamente destinato. Qualora il morto si trovi non aver più al mondo parenti conosciuti, e che non abbia della sua parte disposto, quella si darà al volontario, chepel suo amico il più intimo, sarà per giudizio generale, dichiarato.

9º Saranno compresi nello scompartimento, coloro, che trovandosi legittimamente separati dal corpo, per oggetto di servizio, non abbiano potuto contribuire alla presa.

10º Non sarà permesso ai volontarj d'impossessarsi d'effetti, che possano imbarazzarli nelle loro marcie, e quanti di questa sorta si trovassero che per la difficoltà del trasporto, non possano essere di profitto, dovranno essere distrutti, per evitare che il nemico non se ne serva, se però non avrassi l'opportunità di darli a paesi vicini, ed amici, in consegna, dove non s'abbia a temere, che vengono di là presi, e trasportati.

11º Nè la parentela, nè anteriori servigi, per grandi ed eroici che sieno stati, nè il favore, nè la predilezione per colleghi e confidenti, dovranno giammai in questo caso alterare l'equità della distribuzione. Una rigorosa, retta, ed inflessibile giustizia, vi dovrà presiedere. Tutte le parti saranno estratte a sorte, nè i vivi, nè i feriti, nè i morti, dovranno in un minimo, essere defraudati, nè in alcuna parte venir queste regole, cambiate, senza incorrere nei più grandi pericoli, ed il resultamento della grande impresa,follemente arrischiare. Gravi contestazioni, e doglianze imbarazzanti, disturbi, diserzioni al nemico, ed anche combattimenti accaniti, e sanguinosissimi, tanto degl'individui d'una stessa banda fra di loro, come dell'una contra l'altra delle bande spagnuole, furono dall'inosservanza di queste regole, prodotti.

Siccome questo sarà sempre la indispensabile conseguenza provegnente dalla mancanza di giuste, ed inalterabili regole in questa materia, dovranno per ciò a tal uopo i condottieri sostenere con ogni loro sforzo questa esatta, e severa giustizia nella ripartizione, il rilasciamento della quale, oltre di cagionare la loro infallibile perdita, dolorosissimi, ed irreparabili danni alla causa della patria, immancabilmente produrrebbe.


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