CAPITOLO XI.DELLA DISCIPLINA. — PUNIZIONI E RICOMPENSE. — SISTEMA GENERALE DI DEPURAZIONE.Tanto si è già sulla disciplina tenuto ragionamento, tanto si sono i particolari di quellada tutti gli scrittori sul buon governo della truppa, sottilmente ponderati, che nulla quasi sù di questo proposito ad espor ci rimane. Credono gli uni che aspramente, e col massimo rigore trattando il soldato, con dure parole, carcere, e puranche col bastone, e le verghe tormentandolo, e quindi qual bestia da soma quasi oltre le forze affaticandolo, da ciò, del tutto, e non altrimenti, ottener si possa obbedienza, attività, e sin anche valore. Sono altri d'avviso di non doversi punire al campo in fronte al nemico, ove il soldato da altro stimolo, se non dall'onore, e dal desiderio della ricompensa esser mosso non deve, ma solo pel tempo di pace, in guarnigione, debba il gastigo, riserbarsi. Epperciò dicono: «le punizioni alla caserma, al campo il guiderdone.» Altri finalmente più savj, più giusti, del pari che più benigni, ragionevolmente stabiliscono dovere in ogni tempo, ed ogni luogo, la punizione ed il premio, come le due gran molle della disciplina, essere considerate, la quale, meno sul timore, la coazione, e l'avvilimento, che sull'onore, l'emulazione, e la gloria, è di mestieri ch'abbia la sua base.Tutt'i più savj scrittori sopra il militare servizio, convengono che la disciplina tanto ad una truppa regolare, necessaria, mantener debbasi,con una giusta distribuzione di pene, e ricompense ponderatamente bilanciate, non meno, che col tenere il soldato di tutto il necessario, fornito, e regolarmente pagato, nutrito e vestito: senza di che, non è a chi comanda permesso di esigere da lui servizio, e subordinazione. E pensano altresì che debba esservi un numero grande di ufficiali, e bassi ufficiali che per mezzo del rigore, sempre ad una determinata distanza dal soldato conservandosi, da quello siano rispettati, ed obbediti. Onde ottenere questo risultamento abbisognano, senza dubbio, impiegati civili, magazzeni, caserme, etc. Sono le bande, come truppe irregolari, di tutto ciò deficienti, i loro uffiziali debbono essere pochi, la cui autorità sia con somma moderazione, esercitata; i loro quartieri, esser le case dei cittadini, e dei villani, le poche volte che non serenano; e la loro propria esistenza per istituzione, incerta ed errante, esclude lo stabilimento di magazzeni, ed impiegati. Ed il loro armamento, vestimento, e viveri, esser debbono il prodotto onninamente delle momentanee disposizioni del condottiero, il quale con la maggior possibile equità, e prudenza, deve la provvista delle sussistenze, e delle altre indispensabili cose pel ben essere de' suoi volontarj, col minor gravame de' paesiamici, con sano avviso conciliare. Avvi per l'ordinario, in questo genere di guerra, mancanza d'ogni specie di regolari somministrazioni, e soccorsi, e manca in conseguenza la facoltà di mantenere una severa disciplina. Inoltre quella famigliarità, che fino ad un certo punto, fra il condottiero d'una banda, i suoi uffiziali, ed i volontarj è indispensabile, la necessità di usare d'una calcolata indulgenza in certa specie di mancamenti, il più delle volte da un estremo bisogno cagionati, o da un'imprudente sfogo d'uomini sempre in mezzo a durissimi affanni, e privazioni d'ogni genere, in rischj, e pericoli, di continuo esposti a perire; e finalmente quella quasi assoluta democratica eguaglianza che l'anima dev'essere di questi corpi; tutto ci prova, essere, per le bande, di mestieri, adoprare una disciplina da quella degli eserciti regolari differente, non potendosi usare del rigore che, per mantenerla si esige. Solamente dunque, contro questi le mancanze alla fedeltà dovuta alla Patria, all'abbandono della guardia, sentinella, e di qualunque altro delicato dovere che la comune sicurezza metta in pericolo, al falso giuramento, ed agli atti non provocati contro de' superiori, si dovrà negare indulgenza. E la punizione la più esemplare, e la più rigorosacerta, ed inevitabile, deve tosto, dopo della mancanza, inesorabilmente avvenire. La disciplina dunque delle bande non sarà da istituirsi, sul modello di quella degli eserciti regolari, ma converrà al condottiero, senza che il volontario sia conscio della certa indulgenza, alcuni falli con sagace accortezza tollerare; e per ottenere la subordinazione, senza la quale non potrà mai un comandante vantaggiosamente operare, dovrà piuttosto della confidenza che del rigore, valersi. Somma prudenza gli è in questo caso certamente necessaria, ei deve un modo tenere, col quale ispiri confidenza, e senza che i suoi secreti, le sue intenzioni, lo stato delle cose, minimamente discopra; indurre i suoi volontarj a credere, che tutto conoscono, senza mai nulla d'importante, palesar loro. Dovrà pertanto, il carattere d'ogni individuo, le sue passioni, buone qualità, i suoi vizj, e le sue virtù, attentamente studiare, valersi di quelle, che possano essergli utili, lusingare pell'avvenire, quei sentimenti, che potrebbero nel momento un qualche sconcio apportargli, e non gli è dato di potere istantaneamente dissipare; accendere il fuoco, dov'è spento, il troppo vivo, e pericoloso con dolcezza, ed arte, scemare, a certe cose per sè stesse di poco o nessun pregio in altri tempi, dare un'apparentegrandissima levata, gli animi esacerbati mettere con buone parole in calma anche quando la militar disciplina di pronunziare vigorosamente sul fatto, comanderebbe, andar per le lunghe, discorrere, e trattare, anzicchè decidere; evitare con la persuasione, di essere posto nella circostanza di punire; con le preghiere, con la buona maniera, e coll'amore farsi obbedire senza ordinare; con la commiserazione, con saggi, ed accorti discorsi, e con l'esempio, la truppa indurre a sopportare pazientemente i bisogni, in vece di provvedervi. Finalmente, il condottiero, e gli uffiziali di una banda, debbono far mostra di non vedere quegli eccessi, che non giudicano essere di punir, conveniente. E se mai fossero tali, e così publici, che per la loro posizione non potessero di castigarli, tralasciare, procederanno con una molto indulgente moderazione, con somma equità, con una assai chiara tendenza a risarcire, se fosse possibile, qualunque pregiudizio del terzo, cagionato dal delinquente e a far sì ch'egli stesso, della giustizia, e necessità della pena impostagli, agevolmente si convinca, e giusto quel rigore, che gliela infligge, riconosca. Negare non puossi che il sopra enunciato sistema di disciplina delle bande, altro non sia, che un rilasciamento di quello degli eserciti regolari,e che debba da per sè stesso, come un male riputarsi. Nulla dimeno egli è uno di quei mali inevitabili, il remedio proprio de' quali, il principale oggetto delle bande, distruggerebbe, e ben presto sarebbe del loro scioglimento, cagione. Egli è per conseguenza necessario, a quel male inevitabile chinar le spalle, ma per quanto fia possibile, ne' suoi effetti diminuirlo, e trarne ad un tempo quei sommi, e straordinarj vantaggi, che in una guerra d'insurrezione nazionale, atto è a produrre, nella quale dovendo iltuttoguadagnarsi, o prendersi, di nessun momento dev'essere un male passeggiero, considerato, che, sebbene tale, tanto direttamente, al fine che quella si propone, contribuisce.Tutti quei capi di banda, che in Ispagna una disciplina rigida a sostenere s'impegnarono, oltrecchè non ebbero la soddisfazione di conseguire il loro intendimento, dovettero perciò i più crudi travagli, ed anche disastri, sostenere. I di loro volontarj, cui per via de' sopra indicati ostacoli, riesciva cosa impossibile di compiere le condizioni dei loro rispettivi impegni, si prendevano certo licenze, ed a cose sconce trascorrevano, che il carattere assumevano di gravi disordini. Ma quei capi, anzicchè usare d'una certa indulgenza chesenza stimolare al male procurasse di diminuirlo volevano con estremo rigore castigarne, i delinquenti. E urtati da una tale severità, se non ingiusta, almeno inopportuna, disertavano, i volontarj, e nelle file del nemico ad arrolarsi, per dispetto accorrevano. In Castiglia fù per molto tempo colpevole di una tale imprudenza, il rinomato Empecinado. Non potendosi soffrire la severità del condottiero, uno de' più valorosi uffiziali della sua banda, con gran numero di volontarj, disertò. Quegli lo inseguì; stretto il fuggiasco da vicino, passò alle schiere francesi, e colà ricevuto a braccia aperte, e fornito di quanto poteva renderlo superiore in mezzi al suo antico capo l'opposero. Siccome il disertore esattamente conosceva la tattica, stratagemmi, ed il paese, tanto bene quanto l'Empecinado stesso, avvenne che lo mise molte volte in rotta, ridusse quest'utile capo di banda, a trovarsi nei maggiori conflitti, e quindi, ad abbandonare il teatro delle sue operazioni, finalmente il costrinse. D'una differente natura da quella degli eserciti regolari, esser dovrà dunque la disciplina delle bande. Essa più che dal rigore, sarà dall'arte del condottiero ottenuta, il quale con maestrìa toccando le molle morali, varrassi, per giungereal suo fine, dell'eccitamento di quelle nobilissime passioni, che facendo nascere l'entusiasmo nell'uomo, hanno nelle guerre di libertà, ed independenza, grandissimo potere sul suo cuore, e ad operare cose maravigliose, lo dispongono. Sfuggendo quelle all'analisi dello scrittore militare, ed essendo solamente proprie del talento di chi le mette in uso, porger non puossi, sul modo di giovarsene, insegnamento. Non già nel rigore, ma nell'amore, non già nella punizione corporale, ma in quella morale, avrà la disciplina delle bande, la sua base. L'onta d'un rimprovero publico, di una formalità umiliante, assai più sarà dall'uffiziale, dal volontario, temuta, che gli arresti, o la prigione. Laonde dal desiderio piuttosto della ricompensa che dalla paura del castigo, saranno per sentire incitamento. Ed avendo noi sulle punizioni, bastevole discorso tenuto, al guiderdone volgeremo il pensiero.Dalla maggior parte degl'autori militari, vennero sempre, come essenzial parte della disciplina, le ricompense tenute in conto, e se nel libro primo della Ciropedia, ci dice Senofonte, una politica militare quella essere, di dare ai soldati che più nella guerra si distinguono, publiche, non men che splendide ricompense, e se in tutti gli eserciti attuali,son quelle stabilite (abbenchè viziosa sia la loro distribuzione, più dai maneggi degli amici, dalla protezione personale, dal capriccio di chi comanda, dipendente, che dal merito di generose, e nobili azioni; da che ne ridonda essere gli eserciti d'oggidì anzi licenziosi, che disciplinati, alla crapula piuttosto, che alla virtù inchinevoli); altrettanto, e più ancora, in una guerra, nella quale, come di sopra abbiam detto, più dallo stimolo delle grandi passioni, che dal gastigo, è d'uopo ottenere la subordinazione, e l'esattezza al dovere, e ricompense, sono come necessarie, anzi, come indispensabili, da considerarsi. Due classi esistono di ricompense, le une puramente onorifiche, le altre lucrative. In una guerra, l'anima della quale si è l'entusiasmo, debbonsi le prime aver per gran cosa, e segnalatissimi vantaggi originare. Chi sarà mai tanto stolto per negare che le ricompense accordate dai Romani, non siano state della loro gloria possenti cagioni? Quanti tratti di eroico valore nella guerra della republica francese non produsse il dono di un pennacchio, di un pajo di spalline rosse, di una sciabola d'onore, finalmente d'un ciondolo in forma di stella? Non converrà dunque, che uno stimolo alle grandi azioni sì fattamente incitatore, vengada noi trascurato, ed opiniamo che la ricompensa delle armi d'onore, sulle quali sia il nome inciso di chi la riceve, ed il perchè gli è stata accordata, specificando l'azione, che di quella lo rese meritevole, sia la più guerriera, la più conveniente in questo genere di guerra e la meno alla corruzione, al raggiro, ed all'ingiustizia nel distribuirla, sottoposta. Ed infatti, difficilmente si avventurerebbe un capo a far incidere una menzogna, che potrebbe ad ogni momento essere smentita, e l'onestà sua negli animi de' suoi compatrioti, d'assai contaminerebbe. Sciabole, spade, pugnali, pistole, schioppi, d'onore, dunque sono le ricompense puramente onorifiche da noi, le più convenienti in questa guerra, giudicate.Siccome non puossi, trattandosi di masse, pretendere, che le ricompense puramente onorifiche, facciano sù di tutti gl'individui che le compongono, quell'effetto, che producono sugli animi generosi, cui più a cuore sta la salute della patria, che il proprio interesse, e che per molti pur troppo non agiscono con vigore, se non vengono dallo stimolo del guadagno reale in danaro, eccitati; sarà pure l'uso delle ricompense lucrative, conveniente. Compartonsi queste per l'ordinario in danaro od interra; in danaro, come gratificazioni per una volta sola o come pensioni pagabili annualmente per la vita, o trasmissibili ai discendenti, o collaterali; in terra, dandone al meritevole una competente porzione in proprietà, o per la vita, o per sempre. Essendo il sistema di questa guerra, provvisionale, ne avviene che le ricompense in danaro e come gratificazioni, per una sola volta, si possono solamente accordare; lasciando però la speranza ai militi della patria, anzi promettendo loro di fare ogni sforzo presso del governo italiano, che verrà dopo la guerra regolarmente stabilito, affinchè congrue porzioni di terra, per la vita, vengano a coloro distribuite, che la patria alla gloria, e felicità recarono, ed alle vedove dei volontarj, che combattendo per una così santa causa, intrepidamente perirono. Difficil cosa non sarà a quel nuovo governo per essere di, terra sufficiente rinvenire, onde una permanente sussistenza a quei valorosi provvedere, imperciocchè essendovi attualmente in Italia dieci principi regnanti, che tutti estesissime, e doviziosissime terre posseggono, chiamate demaniali o patrimoniali etc., tutte per via della guerra, diverranno beni nazionali, ed a quelle dei principali seguaci dei Goti, o dei tiranni unite, formeranno unamassa grande, e più che sufficiente, per gli obblighi della nazione verso de' suoi difensori, compiutamente soddisfare. Platone ci dice che una legge degli Ateniesi portava, che quelli i quali rimanevano storpiati alla guerra, erano alle spese dello stato, fino alla loro morte, mantenuti, e che lo stesso accordava ai genitori, ed ai figli di coloro che essendo morti combattendo, una famiglia povera, ed incapace di sussistere, a discrezione de' loro compatrioti abbandonavano. Non potrebbesi tal disposizione, in una guerra, come la nostra, praticare, ma, per quanto sia possibile, cercammo nel capitolo antecedente d'introdurre il modo che più le si possa avvicinare.Esposto il genere, e la qualità di ricompense, che più addattate al nostro sistema crediamo, solo ci rimane a soggiungere che non dal condottiero solo, ma con la concorrenza del maggior numero dei volontarj della banda, debbono quelle venir determinate, e conferite. Ciò alquanto meno facile renderà il conseguimento, ma il loro pregio, di molto ingrandirà, con maggior gloria, e soddisfazione per chi, degno di quelle, sarà riconosciuto. La maggior solennità, il modo il più imponente, sono, per la loro distribuzione, richiesti. Dice Erodoto, esser stata costumanza degli Ateniesi,di riunire l'esercito dopo la battaglia, onde ad alta voce, il premio del valore aggiudicare a colui, che stimavano averlo meritato. E qual effetto, non deve sugli animi avidi di gloria e pieni d'entusiasmo, un tal uso produrre?Dopo d'aver trattato della disciplina, ci si affaccia, come necessaria conseguenza, alla mente l'idea del generale sistema di depurazione per tutta la penisola, onde allo stabilimento della sua independenza, e libertà, bel bello abilitarla, tutti quegli ostacoli, che le si appongono, gradatamente spianando. Ma qual gravoso dovere non è egli per noi, d'essere dalla natura del nostro lavoro a trattare costretti una materia, così penosa per un cuore sensibile! Così intricata, e difficile! così aspra e cruda, per chi nutre sentimenti delicati! Ma non debbe ella forse, di somma necessità, indispensabile, in una guerra d'insurrezione, considerarsi? Qual penoso sentimento, non viene ingenerato, quando fassi riflessione, di dovere per mezzo di una insurrezione nazionale, l'unione, la libertà, l'indipendenza del paese, colla strage vendicarsi, di dover intraprendere cose che senza porsi, almeno in apparenza, in contraddizione con la stessa libertà, non possonsi legalmente operare; cose da non potersi senzaquasi conculcare le leggi, eseguire; cose finalmente, che in tempi tranquilli, per necessarie che fossero, all'umanità ripugnerebbero, ma che per la totale distruzione della tirannia, e dello straniero, assolutamente necessarie, ed indispensabili, nel disordine, prima del ristabilimento della calma, debbonsi del tutto eseguire? Ed infatti dopo di tale ristabilimento, non si potrebbero, senza offendere i principj del nuovo sistema, tali cose operare e facendo perdere il buon concetto ai cittadini insorti, grave danno alla causa apporterebbero. La principale di quelle operazioni, si è l'esterminio di tutti quegli uomini, che per la loro natura, circostanze, e pregiudizj, sono al cambiamento decisamente contrarj, la commistione de' quali, coi nuovi principj, impossibile si riconosce, e non sarebbe possibile, in tempo di publico riposo, legalmente liberarsene, perchè delle stesse leggi liberali (della cui protezione privarli, gravissimo scandalo cagionerebbe) farebbonsi scudo. Converrà dunque, che in mezzo alle turbolenze, ed al disordine, si spengano. Un'accurata investigazione delle cagioni dei torbidi successi nella rivoluzione di Francia, che a cambiare il sistema republicano in monarchico assoluto, qual era l'impero di Napoleone, la costrinsero; non menche di quella della caduta dei sistemi costituzionali di Spagna, Portogallo, Napoli, e Piemonte, ci ha per troppo convinti, essere cosa sommamente dannosa, e di quel sistema, che si vuol stabilire, precipuamente distruttiva, quella di metterlo in piedi, ed esecuzione, prima di aver il terreno preparato; cioè di aver scacciato fuori della penisola il nemico straniero, e tutt'i nemici interni, levati dal mondo. Altrimenti, quelli come in Francia, e quindi in Italia, e Spagna, serviransi della libertà per rovinare la costituzione, e delle leggi, per abusarne. Le formalità, e le prove, che in un sistema liberale affine di non punire un'innocente si esigono, daranno campo ai traditori, di eludere il giudizio, di evadersi, e salvarsi, per poi di bel nuovo, contro la patria cospirare. Tanto fecero in Francia quei tristi, che riescirono per mezzo di falsificazioni a far perdere il credito alla carta monetata, ed alla moneta; con segrete macchinazioni acquistarono sulle elezioni, che debbono essere fatte colla maggior libertà, una manifesta influenza; e col terrore, e la corruzione, pervenivano a far eleggere coloro che già da essi erano, per rovinare l'edificio costituzionale, comprati; si servivano della libertà della stampa per avvilire, e perdere nell'opinionepublica, quella costituzione stessa, ed i più caldi suoi partigiani da cui erano cordialmente protetti. In somma, tanto in Francia, come in Ispagna, ed in Italia, lo stabilimento della costituzione immediato al movimento rivoluzionario, andar fecela a soqquadro. Consultinsi attentamente le istorie di quegli avvenimenti; si parli con cittadini di buona fede, che siensi in quei paesi, ed in quei tempi, ritrovati, e con non molta difficoltà, potrà ognuno toccar con mano, essere stata all'ombra della costituzione, dai nemici nell'interno del paese, le fila della contro-rivoluzione ordite. La costituzione protettrice di tutt'i cittadini, di tutti gli amici della libertà publica, alle macchinazioni de' partigiani dei privilegi, dei nemici della libertà, faceva schermo e li favoriva! Converrà dunque, che, con un sistema transitorio, con disposizioni provvisionali, con misure energiche, forti, pronte, e generali, prima di mettersi in vigore la benefica costituzione, che vede tutt'i cittadini eguali, e tutti senza distinzione protegge, dalle virulente immondizie, il paese con diligenza si depuri. Non puossi la durata di questo transitorio sistema previamente determinare, perchè dalle circostanze, e dalla prontezza, ed energia di coloro che sono preposti alla sua esecuzione, del tutto dipende.Verrà tale utilissimo servizio ai condottieri affidato, i quali dovranno quest'indispensabile, sebbene arbitraria giustizia, con somma prudenza sommariamente amministrare, e non solo con quelli, ch'essendo rei manifesti, non si possono per le circostanze davanti ai tribunali tradurre, dovran essi esercitarla, ma bensì contro quelli, che all'ombra della loro influenza politica, o religiosa, al popolo, idee contrarie alla causa della patria, e favorevoli alla tirannia,surrettiziamentesuggeriscano; con tutti quelli finalmente, che condannati dall'opinione publica ben analizzata, e sicura, pel loro astuto procedere non lasciano mezzo, per convincerli in giudizio, e far la spada vendicatrice della legge, sul loro capo regolarmente cadere. Egli è nei sopra indicati casi, che particolarmente si rende necessario un condottiero d'un cuore duro, ed inaccessibile a qualunque grido di pietà. Debbono i beni de' colpevoli, servire per le spese di una guerra da loro stessi cagionata, e prolongata, e quando vi siano motivi sufficientemente chiari per toglier loro la vita, non debbesi quella in nessun conto risparmiare. Posseggono i condottieri mezzi a dovizia, che non sarebbero leciti a giudici legali, per, la verità, con quasi intiera evidenza, indagare; non meno che per conoscere la condottadelle persone sospette, dei quali mezzi, onde esser sicuri della rettitudine dell'altrui procedere, non dovranno giammai l'uso tralasciare.Questa specie d'amministrazione di giustizia, come già abbiam detto, senza dubbio arbitraria ma di tutta necessità in una insurrezion nazionale, produsse nella guerra dell'indipendenza spagnuola: (ed in tutte quelle di tal genere così segnalati vantaggi produrrà) che senza di essa, i Francesi avrebbero certamente trionfato. Tale amministrazione costrinse tutt'i decisi partigiani dello straniero a concentrarsi o agli eserciti nemici, o alla corte di Giuseppe Buonaparte, e tolse in tal modo l'azione della loro influenza nelle provincie, e fece sì, che coloro i quali erano alle massime del nemico propensi, ma non ancor dichiarati, rimanessero neutrali, e che coi loro beni, onde coprire le loro idee, a sostenere una guerra, che disapprovavano, contribuissero; e fece senza necessità di forme legali, quanti osarono opporsi al desiderio di che tutti cuori erano ripieni, cioè della restaurazione dell'independenza nazionale, inevitabilmente perire; somministrando sufficienti soccorsi in critiche circostanze, che non si sarebbero con altri mezzi, ottenuti, e finalmente un tal terrore infuse anche nei più determinati, che molti traditori si viddero, loro malgrado a seguire l'impulso generaletrascinati. Non dimenticherà però mai il condottiero quella massima di guerra, e di giustizia da Polibio al libro 5º riferita, cioè che «il diritto di guerra permette il giusto rigore di mandare le città, le case e gli uomini in distruzione, brevemente, di far tutto quanto possa il nemico ridurre nell'impossibilità di nuocere, ma che la sola rabbia, o demenza, possono portare a distruggere senza vantaggio.»Egli è per altro d'uopo di convenire, che questa specie di giustiziaprudenziale, potrà forse alcune volte, mandare qualche innocente al supplizio, o qualche imprudente, od indiscreto, il sagrifizio del quale, quantunque giusto, potrebb'essere risparmiato. Ma questo male riesce di pochissima entità in paragone, di quello, che, se un procedere contrario si tenesse, ridondare potrebbe. In qualunque altro genere di guerra, nel quale l'intiera libertà, e gli imperscrittibili diritti di una nazione non si avventurassero, sarebbe questo sistema, come barbaro, certamente da considerarsi. Ma quando cose tanto importanti, e sacre s'avventurano, cosa molto più barbara sarebbe di arrischiarle, per ostentare una moderazione inopportuna, e dannosa.Conosciamo, pur troppo, che le passioni degli esecutori di questo sistema, possono viziarlo.Ma quale umana istituzione è mai dal pericolo di corruzione, sceverata? In qual faccenda, quelle molle universali delle azioni degli uomini, non sono per avventura intromesse? Per lo contrario; sarebbero forse liberi da quell'influenza, i più legali tribunali, quando loro si presentassero i rei di cui si tratta? L'esperienza ci prova il contrario. Sarebb'egli dunque prudente di lasciar la patria soccombere, per evitare un male, che deve sempre essere di corta durata? Sarebb'egli giusto di mettere le cose, che sono le più sacre, e care agli uomini, il bene generale, la libertà, ed esistenza politica di una nazione, a rischio per liberare qualche innocente, o indiscreto, dall'essere la vittima di un necessario disordine? No: le future generazioni, con ragione un tal procedimento tratterebbero di barbaro, ed ingiusto. Se dunque non puossi il pericolo evitare, se sarà indispensabile, che, nell'orrendo abisso da coloro, che anelano la disgrazia della patria, scavato, alcuni disgraziati innocenti si precipitino, cadano! Saranno altrettanti involontarj Curzi, per la salute di Roma offerti in olocausto.
Tanto si è già sulla disciplina tenuto ragionamento, tanto si sono i particolari di quellada tutti gli scrittori sul buon governo della truppa, sottilmente ponderati, che nulla quasi sù di questo proposito ad espor ci rimane. Credono gli uni che aspramente, e col massimo rigore trattando il soldato, con dure parole, carcere, e puranche col bastone, e le verghe tormentandolo, e quindi qual bestia da soma quasi oltre le forze affaticandolo, da ciò, del tutto, e non altrimenti, ottener si possa obbedienza, attività, e sin anche valore. Sono altri d'avviso di non doversi punire al campo in fronte al nemico, ove il soldato da altro stimolo, se non dall'onore, e dal desiderio della ricompensa esser mosso non deve, ma solo pel tempo di pace, in guarnigione, debba il gastigo, riserbarsi. Epperciò dicono: «le punizioni alla caserma, al campo il guiderdone.» Altri finalmente più savj, più giusti, del pari che più benigni, ragionevolmente stabiliscono dovere in ogni tempo, ed ogni luogo, la punizione ed il premio, come le due gran molle della disciplina, essere considerate, la quale, meno sul timore, la coazione, e l'avvilimento, che sull'onore, l'emulazione, e la gloria, è di mestieri ch'abbia la sua base.
Tutt'i più savj scrittori sopra il militare servizio, convengono che la disciplina tanto ad una truppa regolare, necessaria, mantener debbasi,con una giusta distribuzione di pene, e ricompense ponderatamente bilanciate, non meno, che col tenere il soldato di tutto il necessario, fornito, e regolarmente pagato, nutrito e vestito: senza di che, non è a chi comanda permesso di esigere da lui servizio, e subordinazione. E pensano altresì che debba esservi un numero grande di ufficiali, e bassi ufficiali che per mezzo del rigore, sempre ad una determinata distanza dal soldato conservandosi, da quello siano rispettati, ed obbediti. Onde ottenere questo risultamento abbisognano, senza dubbio, impiegati civili, magazzeni, caserme, etc. Sono le bande, come truppe irregolari, di tutto ciò deficienti, i loro uffiziali debbono essere pochi, la cui autorità sia con somma moderazione, esercitata; i loro quartieri, esser le case dei cittadini, e dei villani, le poche volte che non serenano; e la loro propria esistenza per istituzione, incerta ed errante, esclude lo stabilimento di magazzeni, ed impiegati. Ed il loro armamento, vestimento, e viveri, esser debbono il prodotto onninamente delle momentanee disposizioni del condottiero, il quale con la maggior possibile equità, e prudenza, deve la provvista delle sussistenze, e delle altre indispensabili cose pel ben essere de' suoi volontarj, col minor gravame de' paesiamici, con sano avviso conciliare. Avvi per l'ordinario, in questo genere di guerra, mancanza d'ogni specie di regolari somministrazioni, e soccorsi, e manca in conseguenza la facoltà di mantenere una severa disciplina. Inoltre quella famigliarità, che fino ad un certo punto, fra il condottiero d'una banda, i suoi uffiziali, ed i volontarj è indispensabile, la necessità di usare d'una calcolata indulgenza in certa specie di mancamenti, il più delle volte da un estremo bisogno cagionati, o da un'imprudente sfogo d'uomini sempre in mezzo a durissimi affanni, e privazioni d'ogni genere, in rischj, e pericoli, di continuo esposti a perire; e finalmente quella quasi assoluta democratica eguaglianza che l'anima dev'essere di questi corpi; tutto ci prova, essere, per le bande, di mestieri, adoprare una disciplina da quella degli eserciti regolari differente, non potendosi usare del rigore che, per mantenerla si esige. Solamente dunque, contro questi le mancanze alla fedeltà dovuta alla Patria, all'abbandono della guardia, sentinella, e di qualunque altro delicato dovere che la comune sicurezza metta in pericolo, al falso giuramento, ed agli atti non provocati contro de' superiori, si dovrà negare indulgenza. E la punizione la più esemplare, e la più rigorosacerta, ed inevitabile, deve tosto, dopo della mancanza, inesorabilmente avvenire. La disciplina dunque delle bande non sarà da istituirsi, sul modello di quella degli eserciti regolari, ma converrà al condottiero, senza che il volontario sia conscio della certa indulgenza, alcuni falli con sagace accortezza tollerare; e per ottenere la subordinazione, senza la quale non potrà mai un comandante vantaggiosamente operare, dovrà piuttosto della confidenza che del rigore, valersi. Somma prudenza gli è in questo caso certamente necessaria, ei deve un modo tenere, col quale ispiri confidenza, e senza che i suoi secreti, le sue intenzioni, lo stato delle cose, minimamente discopra; indurre i suoi volontarj a credere, che tutto conoscono, senza mai nulla d'importante, palesar loro. Dovrà pertanto, il carattere d'ogni individuo, le sue passioni, buone qualità, i suoi vizj, e le sue virtù, attentamente studiare, valersi di quelle, che possano essergli utili, lusingare pell'avvenire, quei sentimenti, che potrebbero nel momento un qualche sconcio apportargli, e non gli è dato di potere istantaneamente dissipare; accendere il fuoco, dov'è spento, il troppo vivo, e pericoloso con dolcezza, ed arte, scemare, a certe cose per sè stesse di poco o nessun pregio in altri tempi, dare un'apparentegrandissima levata, gli animi esacerbati mettere con buone parole in calma anche quando la militar disciplina di pronunziare vigorosamente sul fatto, comanderebbe, andar per le lunghe, discorrere, e trattare, anzicchè decidere; evitare con la persuasione, di essere posto nella circostanza di punire; con le preghiere, con la buona maniera, e coll'amore farsi obbedire senza ordinare; con la commiserazione, con saggi, ed accorti discorsi, e con l'esempio, la truppa indurre a sopportare pazientemente i bisogni, in vece di provvedervi. Finalmente, il condottiero, e gli uffiziali di una banda, debbono far mostra di non vedere quegli eccessi, che non giudicano essere di punir, conveniente. E se mai fossero tali, e così publici, che per la loro posizione non potessero di castigarli, tralasciare, procederanno con una molto indulgente moderazione, con somma equità, con una assai chiara tendenza a risarcire, se fosse possibile, qualunque pregiudizio del terzo, cagionato dal delinquente e a far sì ch'egli stesso, della giustizia, e necessità della pena impostagli, agevolmente si convinca, e giusto quel rigore, che gliela infligge, riconosca. Negare non puossi che il sopra enunciato sistema di disciplina delle bande, altro non sia, che un rilasciamento di quello degli eserciti regolari,e che debba da per sè stesso, come un male riputarsi. Nulla dimeno egli è uno di quei mali inevitabili, il remedio proprio de' quali, il principale oggetto delle bande, distruggerebbe, e ben presto sarebbe del loro scioglimento, cagione. Egli è per conseguenza necessario, a quel male inevitabile chinar le spalle, ma per quanto fia possibile, ne' suoi effetti diminuirlo, e trarne ad un tempo quei sommi, e straordinarj vantaggi, che in una guerra d'insurrezione nazionale, atto è a produrre, nella quale dovendo iltuttoguadagnarsi, o prendersi, di nessun momento dev'essere un male passeggiero, considerato, che, sebbene tale, tanto direttamente, al fine che quella si propone, contribuisce.
Tutti quei capi di banda, che in Ispagna una disciplina rigida a sostenere s'impegnarono, oltrecchè non ebbero la soddisfazione di conseguire il loro intendimento, dovettero perciò i più crudi travagli, ed anche disastri, sostenere. I di loro volontarj, cui per via de' sopra indicati ostacoli, riesciva cosa impossibile di compiere le condizioni dei loro rispettivi impegni, si prendevano certo licenze, ed a cose sconce trascorrevano, che il carattere assumevano di gravi disordini. Ma quei capi, anzicchè usare d'una certa indulgenza chesenza stimolare al male procurasse di diminuirlo volevano con estremo rigore castigarne, i delinquenti. E urtati da una tale severità, se non ingiusta, almeno inopportuna, disertavano, i volontarj, e nelle file del nemico ad arrolarsi, per dispetto accorrevano. In Castiglia fù per molto tempo colpevole di una tale imprudenza, il rinomato Empecinado. Non potendosi soffrire la severità del condottiero, uno de' più valorosi uffiziali della sua banda, con gran numero di volontarj, disertò. Quegli lo inseguì; stretto il fuggiasco da vicino, passò alle schiere francesi, e colà ricevuto a braccia aperte, e fornito di quanto poteva renderlo superiore in mezzi al suo antico capo l'opposero. Siccome il disertore esattamente conosceva la tattica, stratagemmi, ed il paese, tanto bene quanto l'Empecinado stesso, avvenne che lo mise molte volte in rotta, ridusse quest'utile capo di banda, a trovarsi nei maggiori conflitti, e quindi, ad abbandonare il teatro delle sue operazioni, finalmente il costrinse. D'una differente natura da quella degli eserciti regolari, esser dovrà dunque la disciplina delle bande. Essa più che dal rigore, sarà dall'arte del condottiero ottenuta, il quale con maestrìa toccando le molle morali, varrassi, per giungereal suo fine, dell'eccitamento di quelle nobilissime passioni, che facendo nascere l'entusiasmo nell'uomo, hanno nelle guerre di libertà, ed independenza, grandissimo potere sul suo cuore, e ad operare cose maravigliose, lo dispongono. Sfuggendo quelle all'analisi dello scrittore militare, ed essendo solamente proprie del talento di chi le mette in uso, porger non puossi, sul modo di giovarsene, insegnamento. Non già nel rigore, ma nell'amore, non già nella punizione corporale, ma in quella morale, avrà la disciplina delle bande, la sua base. L'onta d'un rimprovero publico, di una formalità umiliante, assai più sarà dall'uffiziale, dal volontario, temuta, che gli arresti, o la prigione. Laonde dal desiderio piuttosto della ricompensa che dalla paura del castigo, saranno per sentire incitamento. Ed avendo noi sulle punizioni, bastevole discorso tenuto, al guiderdone volgeremo il pensiero.
Dalla maggior parte degl'autori militari, vennero sempre, come essenzial parte della disciplina, le ricompense tenute in conto, e se nel libro primo della Ciropedia, ci dice Senofonte, una politica militare quella essere, di dare ai soldati che più nella guerra si distinguono, publiche, non men che splendide ricompense, e se in tutti gli eserciti attuali,son quelle stabilite (abbenchè viziosa sia la loro distribuzione, più dai maneggi degli amici, dalla protezione personale, dal capriccio di chi comanda, dipendente, che dal merito di generose, e nobili azioni; da che ne ridonda essere gli eserciti d'oggidì anzi licenziosi, che disciplinati, alla crapula piuttosto, che alla virtù inchinevoli); altrettanto, e più ancora, in una guerra, nella quale, come di sopra abbiam detto, più dallo stimolo delle grandi passioni, che dal gastigo, è d'uopo ottenere la subordinazione, e l'esattezza al dovere, e ricompense, sono come necessarie, anzi, come indispensabili, da considerarsi. Due classi esistono di ricompense, le une puramente onorifiche, le altre lucrative. In una guerra, l'anima della quale si è l'entusiasmo, debbonsi le prime aver per gran cosa, e segnalatissimi vantaggi originare. Chi sarà mai tanto stolto per negare che le ricompense accordate dai Romani, non siano state della loro gloria possenti cagioni? Quanti tratti di eroico valore nella guerra della republica francese non produsse il dono di un pennacchio, di un pajo di spalline rosse, di una sciabola d'onore, finalmente d'un ciondolo in forma di stella? Non converrà dunque, che uno stimolo alle grandi azioni sì fattamente incitatore, vengada noi trascurato, ed opiniamo che la ricompensa delle armi d'onore, sulle quali sia il nome inciso di chi la riceve, ed il perchè gli è stata accordata, specificando l'azione, che di quella lo rese meritevole, sia la più guerriera, la più conveniente in questo genere di guerra e la meno alla corruzione, al raggiro, ed all'ingiustizia nel distribuirla, sottoposta. Ed infatti, difficilmente si avventurerebbe un capo a far incidere una menzogna, che potrebbe ad ogni momento essere smentita, e l'onestà sua negli animi de' suoi compatrioti, d'assai contaminerebbe. Sciabole, spade, pugnali, pistole, schioppi, d'onore, dunque sono le ricompense puramente onorifiche da noi, le più convenienti in questa guerra, giudicate.
Siccome non puossi, trattandosi di masse, pretendere, che le ricompense puramente onorifiche, facciano sù di tutti gl'individui che le compongono, quell'effetto, che producono sugli animi generosi, cui più a cuore sta la salute della patria, che il proprio interesse, e che per molti pur troppo non agiscono con vigore, se non vengono dallo stimolo del guadagno reale in danaro, eccitati; sarà pure l'uso delle ricompense lucrative, conveniente. Compartonsi queste per l'ordinario in danaro od interra; in danaro, come gratificazioni per una volta sola o come pensioni pagabili annualmente per la vita, o trasmissibili ai discendenti, o collaterali; in terra, dandone al meritevole una competente porzione in proprietà, o per la vita, o per sempre. Essendo il sistema di questa guerra, provvisionale, ne avviene che le ricompense in danaro e come gratificazioni, per una sola volta, si possono solamente accordare; lasciando però la speranza ai militi della patria, anzi promettendo loro di fare ogni sforzo presso del governo italiano, che verrà dopo la guerra regolarmente stabilito, affinchè congrue porzioni di terra, per la vita, vengano a coloro distribuite, che la patria alla gloria, e felicità recarono, ed alle vedove dei volontarj, che combattendo per una così santa causa, intrepidamente perirono. Difficil cosa non sarà a quel nuovo governo per essere di, terra sufficiente rinvenire, onde una permanente sussistenza a quei valorosi provvedere, imperciocchè essendovi attualmente in Italia dieci principi regnanti, che tutti estesissime, e doviziosissime terre posseggono, chiamate demaniali o patrimoniali etc., tutte per via della guerra, diverranno beni nazionali, ed a quelle dei principali seguaci dei Goti, o dei tiranni unite, formeranno unamassa grande, e più che sufficiente, per gli obblighi della nazione verso de' suoi difensori, compiutamente soddisfare. Platone ci dice che una legge degli Ateniesi portava, che quelli i quali rimanevano storpiati alla guerra, erano alle spese dello stato, fino alla loro morte, mantenuti, e che lo stesso accordava ai genitori, ed ai figli di coloro che essendo morti combattendo, una famiglia povera, ed incapace di sussistere, a discrezione de' loro compatrioti abbandonavano. Non potrebbesi tal disposizione, in una guerra, come la nostra, praticare, ma, per quanto sia possibile, cercammo nel capitolo antecedente d'introdurre il modo che più le si possa avvicinare.
Esposto il genere, e la qualità di ricompense, che più addattate al nostro sistema crediamo, solo ci rimane a soggiungere che non dal condottiero solo, ma con la concorrenza del maggior numero dei volontarj della banda, debbono quelle venir determinate, e conferite. Ciò alquanto meno facile renderà il conseguimento, ma il loro pregio, di molto ingrandirà, con maggior gloria, e soddisfazione per chi, degno di quelle, sarà riconosciuto. La maggior solennità, il modo il più imponente, sono, per la loro distribuzione, richiesti. Dice Erodoto, esser stata costumanza degli Ateniesi,di riunire l'esercito dopo la battaglia, onde ad alta voce, il premio del valore aggiudicare a colui, che stimavano averlo meritato. E qual effetto, non deve sugli animi avidi di gloria e pieni d'entusiasmo, un tal uso produrre?
Dopo d'aver trattato della disciplina, ci si affaccia, come necessaria conseguenza, alla mente l'idea del generale sistema di depurazione per tutta la penisola, onde allo stabilimento della sua independenza, e libertà, bel bello abilitarla, tutti quegli ostacoli, che le si appongono, gradatamente spianando. Ma qual gravoso dovere non è egli per noi, d'essere dalla natura del nostro lavoro a trattare costretti una materia, così penosa per un cuore sensibile! Così intricata, e difficile! così aspra e cruda, per chi nutre sentimenti delicati! Ma non debbe ella forse, di somma necessità, indispensabile, in una guerra d'insurrezione, considerarsi? Qual penoso sentimento, non viene ingenerato, quando fassi riflessione, di dovere per mezzo di una insurrezione nazionale, l'unione, la libertà, l'indipendenza del paese, colla strage vendicarsi, di dover intraprendere cose che senza porsi, almeno in apparenza, in contraddizione con la stessa libertà, non possonsi legalmente operare; cose da non potersi senzaquasi conculcare le leggi, eseguire; cose finalmente, che in tempi tranquilli, per necessarie che fossero, all'umanità ripugnerebbero, ma che per la totale distruzione della tirannia, e dello straniero, assolutamente necessarie, ed indispensabili, nel disordine, prima del ristabilimento della calma, debbonsi del tutto eseguire? Ed infatti dopo di tale ristabilimento, non si potrebbero, senza offendere i principj del nuovo sistema, tali cose operare e facendo perdere il buon concetto ai cittadini insorti, grave danno alla causa apporterebbero. La principale di quelle operazioni, si è l'esterminio di tutti quegli uomini, che per la loro natura, circostanze, e pregiudizj, sono al cambiamento decisamente contrarj, la commistione de' quali, coi nuovi principj, impossibile si riconosce, e non sarebbe possibile, in tempo di publico riposo, legalmente liberarsene, perchè delle stesse leggi liberali (della cui protezione privarli, gravissimo scandalo cagionerebbe) farebbonsi scudo. Converrà dunque, che in mezzo alle turbolenze, ed al disordine, si spengano. Un'accurata investigazione delle cagioni dei torbidi successi nella rivoluzione di Francia, che a cambiare il sistema republicano in monarchico assoluto, qual era l'impero di Napoleone, la costrinsero; non menche di quella della caduta dei sistemi costituzionali di Spagna, Portogallo, Napoli, e Piemonte, ci ha per troppo convinti, essere cosa sommamente dannosa, e di quel sistema, che si vuol stabilire, precipuamente distruttiva, quella di metterlo in piedi, ed esecuzione, prima di aver il terreno preparato; cioè di aver scacciato fuori della penisola il nemico straniero, e tutt'i nemici interni, levati dal mondo. Altrimenti, quelli come in Francia, e quindi in Italia, e Spagna, serviransi della libertà per rovinare la costituzione, e delle leggi, per abusarne. Le formalità, e le prove, che in un sistema liberale affine di non punire un'innocente si esigono, daranno campo ai traditori, di eludere il giudizio, di evadersi, e salvarsi, per poi di bel nuovo, contro la patria cospirare. Tanto fecero in Francia quei tristi, che riescirono per mezzo di falsificazioni a far perdere il credito alla carta monetata, ed alla moneta; con segrete macchinazioni acquistarono sulle elezioni, che debbono essere fatte colla maggior libertà, una manifesta influenza; e col terrore, e la corruzione, pervenivano a far eleggere coloro che già da essi erano, per rovinare l'edificio costituzionale, comprati; si servivano della libertà della stampa per avvilire, e perdere nell'opinionepublica, quella costituzione stessa, ed i più caldi suoi partigiani da cui erano cordialmente protetti. In somma, tanto in Francia, come in Ispagna, ed in Italia, lo stabilimento della costituzione immediato al movimento rivoluzionario, andar fecela a soqquadro. Consultinsi attentamente le istorie di quegli avvenimenti; si parli con cittadini di buona fede, che siensi in quei paesi, ed in quei tempi, ritrovati, e con non molta difficoltà, potrà ognuno toccar con mano, essere stata all'ombra della costituzione, dai nemici nell'interno del paese, le fila della contro-rivoluzione ordite. La costituzione protettrice di tutt'i cittadini, di tutti gli amici della libertà publica, alle macchinazioni de' partigiani dei privilegi, dei nemici della libertà, faceva schermo e li favoriva! Converrà dunque, che, con un sistema transitorio, con disposizioni provvisionali, con misure energiche, forti, pronte, e generali, prima di mettersi in vigore la benefica costituzione, che vede tutt'i cittadini eguali, e tutti senza distinzione protegge, dalle virulente immondizie, il paese con diligenza si depuri. Non puossi la durata di questo transitorio sistema previamente determinare, perchè dalle circostanze, e dalla prontezza, ed energia di coloro che sono preposti alla sua esecuzione, del tutto dipende.Verrà tale utilissimo servizio ai condottieri affidato, i quali dovranno quest'indispensabile, sebbene arbitraria giustizia, con somma prudenza sommariamente amministrare, e non solo con quelli, ch'essendo rei manifesti, non si possono per le circostanze davanti ai tribunali tradurre, dovran essi esercitarla, ma bensì contro quelli, che all'ombra della loro influenza politica, o religiosa, al popolo, idee contrarie alla causa della patria, e favorevoli alla tirannia,surrettiziamentesuggeriscano; con tutti quelli finalmente, che condannati dall'opinione publica ben analizzata, e sicura, pel loro astuto procedere non lasciano mezzo, per convincerli in giudizio, e far la spada vendicatrice della legge, sul loro capo regolarmente cadere. Egli è nei sopra indicati casi, che particolarmente si rende necessario un condottiero d'un cuore duro, ed inaccessibile a qualunque grido di pietà. Debbono i beni de' colpevoli, servire per le spese di una guerra da loro stessi cagionata, e prolongata, e quando vi siano motivi sufficientemente chiari per toglier loro la vita, non debbesi quella in nessun conto risparmiare. Posseggono i condottieri mezzi a dovizia, che non sarebbero leciti a giudici legali, per, la verità, con quasi intiera evidenza, indagare; non meno che per conoscere la condottadelle persone sospette, dei quali mezzi, onde esser sicuri della rettitudine dell'altrui procedere, non dovranno giammai l'uso tralasciare.
Questa specie d'amministrazione di giustizia, come già abbiam detto, senza dubbio arbitraria ma di tutta necessità in una insurrezion nazionale, produsse nella guerra dell'indipendenza spagnuola: (ed in tutte quelle di tal genere così segnalati vantaggi produrrà) che senza di essa, i Francesi avrebbero certamente trionfato. Tale amministrazione costrinse tutt'i decisi partigiani dello straniero a concentrarsi o agli eserciti nemici, o alla corte di Giuseppe Buonaparte, e tolse in tal modo l'azione della loro influenza nelle provincie, e fece sì, che coloro i quali erano alle massime del nemico propensi, ma non ancor dichiarati, rimanessero neutrali, e che coi loro beni, onde coprire le loro idee, a sostenere una guerra, che disapprovavano, contribuissero; e fece senza necessità di forme legali, quanti osarono opporsi al desiderio di che tutti cuori erano ripieni, cioè della restaurazione dell'independenza nazionale, inevitabilmente perire; somministrando sufficienti soccorsi in critiche circostanze, che non si sarebbero con altri mezzi, ottenuti, e finalmente un tal terrore infuse anche nei più determinati, che molti traditori si viddero, loro malgrado a seguire l'impulso generaletrascinati. Non dimenticherà però mai il condottiero quella massima di guerra, e di giustizia da Polibio al libro 5º riferita, cioè che «il diritto di guerra permette il giusto rigore di mandare le città, le case e gli uomini in distruzione, brevemente, di far tutto quanto possa il nemico ridurre nell'impossibilità di nuocere, ma che la sola rabbia, o demenza, possono portare a distruggere senza vantaggio.»
Egli è per altro d'uopo di convenire, che questa specie di giustiziaprudenziale, potrà forse alcune volte, mandare qualche innocente al supplizio, o qualche imprudente, od indiscreto, il sagrifizio del quale, quantunque giusto, potrebb'essere risparmiato. Ma questo male riesce di pochissima entità in paragone, di quello, che, se un procedere contrario si tenesse, ridondare potrebbe. In qualunque altro genere di guerra, nel quale l'intiera libertà, e gli imperscrittibili diritti di una nazione non si avventurassero, sarebbe questo sistema, come barbaro, certamente da considerarsi. Ma quando cose tanto importanti, e sacre s'avventurano, cosa molto più barbara sarebbe di arrischiarle, per ostentare una moderazione inopportuna, e dannosa.
Conosciamo, pur troppo, che le passioni degli esecutori di questo sistema, possono viziarlo.Ma quale umana istituzione è mai dal pericolo di corruzione, sceverata? In qual faccenda, quelle molle universali delle azioni degli uomini, non sono per avventura intromesse? Per lo contrario; sarebbero forse liberi da quell'influenza, i più legali tribunali, quando loro si presentassero i rei di cui si tratta? L'esperienza ci prova il contrario. Sarebb'egli dunque prudente di lasciar la patria soccombere, per evitare un male, che deve sempre essere di corta durata? Sarebb'egli giusto di mettere le cose, che sono le più sacre, e care agli uomini, il bene generale, la libertà, ed esistenza politica di una nazione, a rischio per liberare qualche innocente, o indiscreto, dall'essere la vittima di un necessario disordine? No: le future generazioni, con ragione un tal procedimento tratterebbero di barbaro, ed ingiusto. Se dunque non puossi il pericolo evitare, se sarà indispensabile, che, nell'orrendo abisso da coloro, che anelano la disgrazia della patria, scavato, alcuni disgraziati innocenti si precipitino, cadano! Saranno altrettanti involontarj Curzi, per la salute di Roma offerti in olocausto.