CAPITOLO XII.DELLA SPIAGIONE.

CAPITOLO XII.DELLA SPIAGIONE.Perplesso continuamente, e come confuso, nelle operazioni da divisare, ed eseguire, quel condottiero senza dubbio sarebbe, e correrebbe, una banda, ogni giorno, il maggiore, ed il più imminente rischio di essere sorpresa e distrutta, se dell'esatta informazione del paese dove fa la guerra, dei vantaggi, che può trarre dalla sua situazione, e la conoscenza perfetta dell'esercito nemico, quanto della sua stessa truppa, il comandante d'una banda mancasse; al quale neppure debbono i predetti conoscimenti bastare, ma deve altresì, il numero non meno, che la qualità delle truppe contrarie essergli, per certissimi avvisi, totalmente palese, come pure l'indole del generale nemico, e dei principali comandanti; il sito dei quartieri generali, dei parchi, delle riserve; la loro posizione negli alloggiamenti, se concentrati, o divisi; i mezzi per avere strami, vettovaglie, e munizioni, dal nemico praticati. Ei dee conoscere condizione, e provenienza de' suoi trasporti, la giacitura, ed il servizio degli ospedali,se in quelli molti ammalati vi siano, e quali le dominanti malattie; lo stato buono, o cattivo del vestimento, e paga della sua truppa; le intenzioni del generale avversario, se offensive o retrograde; il tempo, e qualità de' suoi movimenti; se aspetta rinforzi, di che, quelli si compongono, e da dove debbono venire; insomma deve di tutto quanto, sì nell'interno nell'esercito che gli sta a fronte, di quanto all'interno si passa, si pensa, e si dispone, avere minutissima notizia. Per giungere di cose tanto essenziali, al perfetto conoscimento altro mezzo, che quello della spiagione non havvi; con quella, ben diretta, possonsi tutti gli schiarimenti di che, campeggiando, è grand'uopo, agevolmente ottenere. La bussola quella dev'essere del condottiere, la quale, affinchè per tema di traviare il cammino, fra le molte vie, dubitoso, e sospeso egli non rimanga, per quale di esse sia da mettersi, dovrà fargli scorgere, e per la via della vittoria, con sicurezza addirizzarlo. Da quella insomma bene o male eseguita, la salute, o la rovina della banda, onninamente dipende.Punto non credevano gli antichi Ebrei, i Greci, ed i Romani nostri progenitori, coll'essere, come spie, in tempo di guerra impiegati, la loro fama contaminare. Dalla moderna nostraeducazione vienci un certo qual ribrezzo, alla sola idea di spiagione, ispirato. Pure in questo parere, la nostra opinione concorre, quando in tempo di tranquillità, e di pace, (il più delle volte per la ferrea verga dei tiranni contro i suoi fratelli, sostenere) un cittadino, come infame delatore de' suoi compatrioti, s'impiega. Crediamo, allora doversi vilissima, e vituperosissima cosa, reputare. Ma siamo non per tanto da forti argomenti persuasi essere la spiagione anzicchè degna di biasimo, al sommo commendevole e meriti magnifico guiderdone, colui che col fine di liberare l'Italia da' suoi oppressori, e renderla unita, libera, ed independente, a quel dilicatissimo impiego, con deciso animo, metta la sua opera; ed all'avviso dei già citati popoli, che quella come azione, altrettanto gloriosa, quando accompagnata era da più grandi pericoli, aveano in conto, per propria convinzione ci uniformiamo. I più distinti e ragguardevoli personaggi di quei tempi, a portarsi fra i nemici, per la spiagione esercitare, volonterosamente offerivansi, e fede ce ne fanno gli antichi autori. Scorgesi dal libro dei giudici, come sia Gedeone sceso nel campo di Madian nella qualità di spia, ed abbia in sì fatto modo, utilità grande all'esercito cui apparteneva, arrecata. Il decimo libro dell'Iliade, pur ci palesa, come Ulisse eDiomede, nel campo de' Trojani furtivamente insinuatisi, abbiano con buon successo alla spiagione atteso, e ci viene dal divino Plutarco, nella vita di Sertorio riferito, che nel principio della sua carriera, quando i Cimbri, e Teutoni avevano invasa la Gallia, di recarsi come spia, nel loro campo, si era quel eroe, di buona voglia offerto; e che di fatti, a ciò destinato, per portare il suo intendimento ad effetto, un abito dei Galli addossato, nei termini i più comuni della loro lingua, ed i più necessarj per un breve e passaggiero discorso, s'addottrinò, e quindi nella turba nemica inoltratosi, coi Barbari si confuse, e dopo d'aver tutto quanto colà si passava, e progettava, veduto, ed inteso, a Mario ritornò che col premio onorollo, a guiderdonare il valore, ed il coraggio, riserbato. Opera quest'era dunque, anzicchè disdicevole, da quei sommi uomini laudevolissima, riputata, e come tale, noi portiamo opinione, da tutti coloro doversi apprezzare, che nella loro patria desiderano di nuovamente in vita, l'antica virtù de' nostri antenati Romani richiamare. Non mancheranno, abbiam ragione di crederlo, ardenti cittadini da patrio fuoco infervorati, che i rischj della loro posizione, in prò d'Italia sprezzando, sotto qualche pretesto, col mezzo di un travestimento, in simulata apparenza,onde viemmeglio alla rigenerazione della patria cooperare, saranno nelle file del nemico per introdursi. Con qualunque cittadino, che ad un tal passo si determini, contrarrà pel fatto, il paese, un debito da non mai potersi con danaro soddisfare. Imperciocchè a tali eminenti servigi, maggiori, e più valevoli ricompense si meritano. Ben ci guarderemo dunque, di dare a questi benemeriti, una denominazione che siamo a disprezzare assuefatti, e che per verità, loro non conviene seco l'idea d'una delazione mercenaria portando, e con più appropriato vocabolo, informatori gli appelleremo. Da questi, più che da alcun'altro a quell'uopo impiegato, si potranno le giuste relazioni rispetto al nemico ricevere, quantunque debba il condottiero, a non intieramente delle esagerazioni fidarsi, nelle quali per l'entusiasmo, e la esaltazione di mente, vanno quei fervorosi cittadini, di frequente soggetti, e debba sempre attenzione grandissima portare, perchè sendo la maggior parte di quelli uomini da violente passioni stimolati, potrebbero, diminuendo, od aumentando il pericolo, magnificando, o disprezzando la disciplina, la forza, e la posizione del nemico, a seconda dell'impressione buona o cattiva sù della loro suscettibile immaginazione, prodotta, farlo in gravissimi sbagli irremediabilmentecadere, ed essere per avventura, del proprio annichilamento, innocente cagione. Oltre di questi informatori che mai in esteso numero, come il bisogno richiede, potransi rinvenire, perchè sole persone virtuose a quell'uopo convengansi, ed in ogni parte evvi di quelle penuria, converrà dunque al condottiero di trarre a sè, per quell'uffizio, persone d'ogni condizione, di ogni stato, d'ogni sesso. Epperciò adocchiando le passioni di tutti coloro co' quali avrà da fare, (poichè quelle, se in vece di far loro contrasto, si lusingano, l'animo oltre ogni debito termine trasportano e di molto possono chi le mette in atto, ne' suoi desegni ajutare) e di quel conoscimento opportunamente valendosi, coll'esca dell'oro, l'avarizia dell'ecclesiastico, del negoziante, del figlio di famiglia alletterà; la violenta passione della donna innamorata; la disposizione inoltre, di quella portata a galanteggiare, e ad ordire intricati maneggi, non metterà in non cale; e di quegl'impiegati del nemico varrassi, ai quali essendo fondi dello stato affidati, potrà supporre ch'abbiano di goderseli per conto proprio, la decisa intenzione, e quei spiantati non meno, talmente nella publica opinione screditati, che non possono più onestamente vivere al mondo, non dimenticherà, come pure quegli uffiziali del nemicoche per cattiva condotta, per lusso, e giuoco, sono indebitati, e vicini alla loro rovina, pe' quali, spaventati dal terribile avvenire che loro si para davanti, ha certamente il danaro una straordinaria attrazione, ed in fine di tutte quelle persone dell'esercito nemico suscettibili di venalità, e disposte a servire ai nostri bisogni egli trarrà il miglior profitto, che possa. Questa sorta di passionate, immorali, e disoneste persone mai non sarà, che negli eserciti di qualunque nazione sotto qualsivoglia più severa disciplina tenuti, sia per mancare. La sagacità e penetrazione del condottiero, la sua maniera indagatrice e prudente, non meno, che la opportuna distribuzione più o meno abbondante di danaro, faranno sì, che verrà da loro, tutto quanto saranno in istato di scoprire, communicato. Non possonsi tuttavia col titolo di spie costoro qualificare, perchè non per mestiere, ma solo per circostanza o per passione ad operare son mosse, e solo come agenti salariati debbonsi avere, e neppure sarebbe ad un condottiero, conveniente, ai loro detti intiera fede prestare, imperciocchè, siccome gente immorale, che spesse volte sian costoro de' falsi agenti deve prudentemente figurarsi. Eccoci ora per la gradazione del discorso, alla classe delle spie per mestiere,che per lo più, sono servitori di due padroni. E sebbene, come tali, per deficienza di prove, ancor non sieno conosciute, quai doppi spioni però conviene, che prima eziandio di scoprirsi, dal condottiero si suppongano. E se avviene, che come doppie, tali persone si scoprano, debbono essere per le armi, inesorabilmente passate. Converrà dunque al condottiero di tenere ben l'occhio alle pratiche de' suoi agenti salariati, e delle spie, di vedere con chi trattano, e che non vengano i nemici delle sue operazioni e de' suoi veri divisamenti avvertiti, cautamente impedire. La più grande arte, circospezione, e simulazione gli è necessaria. Ei deve molte volte, quel che non è, e non intende di eseguire, far a quella spia ch'egli suppone doppia, credere, e travedere, onde per tal modo venga il nemico sù de' suoi veri progetti, tratto in inganno, quindi baloccarlo, ed a fare movimenti a lui favorevoli, condurlo.Essere persuaso dovrà, il condottiero e sempre tener fisso in mente, che tutt'i mezzi per deludere il nemico messi in uso, saranno contro di lui eziandio da quello adoperati. Mestieri dunque saragli di andar guardingo, e con somma cura, perspicacia, e cautela prendere a tempo le necessarie misure, acciocchè riescano i suoi efficaci, e vadino quelli dell'avversario a vuoto. Sulparticolare delle informazioni, d'inoltrarci ommetteremo, essendo cose già da quasi tutti conosciute, e per così dire comuni; ed anche, di entrare nella disquisizione, ed enumerazione dei moltissimi particolari relativi a quanto coi prigionieri, coi mercanti, viaggiatori, stranieri, ed altri, che vengano dalla parte nemica, debba farsi, tralascieremo, tacendo altresì delle corrispondenze da tenersi nel paese occupato dai nemici, degli interrogatorj, dei disertori, tutte cose ben note; e conchiuderemo con dire, che nè agl'informatori, nè agli agenti salariati, nè alle spie, nè ai disertori, nè agli altri, a nessuno infine dovrà intera fede prestarsi, ma dalle disposizioni, e relazioni di molti di quelli separatamente interrogati, ed accuratamente esaminati, quando tutti in una asserzione combinano, il condottiero potrà con dubbiosa credenza, prendere la conveniente norma, finchè poi, da fatti palesi, vengagli il principio dell'indicata operazione manifesto. Altra particolar cura essenzialmente gli appartiene, cioè di antivedere, scoprire, e porre a tempo al grave danno, riparo, che producono, certe persone a bella posta dal nemico fra i suoi volontarj mantenute, le quali con talenti, o ricchezze, od altre simili qualità attraenti, sotto mascherate sembianze di ardenti amatori della patria inorpellati,bel bello nella confidenza della maggior parte dei volontarj, ed uffiziali artifiziosamente s'insinuano, e sotto colore d'officiosi amici, pell'utilità dell'avversario, in ascoso s'affaticano. Epperciò a tal nequitoso intendimento, fra gli uniti prodi vanno la zizania seminando; al di cui fine, sotto pretesto di tener le parti di una qualche immaginaria lesione d'ipotetico diritto, a bello studio con varie speziose cagioni colorato, eccitano i malcontenti, e la divisione fra di loro promuovono; e quindi, antichi odii fra provincia, e provincia destando, la gelosia delle une contro le altre, per cagioni secondarie di locale utilità fomentando, e le personali nimistà fra cittadini e cittadini rinvigorendo, accendono per tal modo la discordia, e l'alimentano, mentre sarebbe l'unione delle persone, e dei sentimenti, al buon risultamento dell'intrapresa, un singolare vantaggio. Sovente, doppi agenti, e doppi spioni dai due partiti, salariati, e ad entrambi venduti, in ogni parte, in ogni cuore, un fuoco accendono esiziale, e divoratore, ogni miglior cosa, ogni stabilimento il meglio inteso, ed alla patria proficuo, sforzansi di distruggere, e tutto così guastando, e gettando a terra, viemmaggiormente in ogni possibil modo, a tutte quelle difficoltà dai capi, nell'ordinare, condurre,mantenere, ed animare i loro partiti sempre esistenti, notabile portano, e nocevole accrescimento.

Perplesso continuamente, e come confuso, nelle operazioni da divisare, ed eseguire, quel condottiero senza dubbio sarebbe, e correrebbe, una banda, ogni giorno, il maggiore, ed il più imminente rischio di essere sorpresa e distrutta, se dell'esatta informazione del paese dove fa la guerra, dei vantaggi, che può trarre dalla sua situazione, e la conoscenza perfetta dell'esercito nemico, quanto della sua stessa truppa, il comandante d'una banda mancasse; al quale neppure debbono i predetti conoscimenti bastare, ma deve altresì, il numero non meno, che la qualità delle truppe contrarie essergli, per certissimi avvisi, totalmente palese, come pure l'indole del generale nemico, e dei principali comandanti; il sito dei quartieri generali, dei parchi, delle riserve; la loro posizione negli alloggiamenti, se concentrati, o divisi; i mezzi per avere strami, vettovaglie, e munizioni, dal nemico praticati. Ei dee conoscere condizione, e provenienza de' suoi trasporti, la giacitura, ed il servizio degli ospedali,se in quelli molti ammalati vi siano, e quali le dominanti malattie; lo stato buono, o cattivo del vestimento, e paga della sua truppa; le intenzioni del generale avversario, se offensive o retrograde; il tempo, e qualità de' suoi movimenti; se aspetta rinforzi, di che, quelli si compongono, e da dove debbono venire; insomma deve di tutto quanto, sì nell'interno nell'esercito che gli sta a fronte, di quanto all'interno si passa, si pensa, e si dispone, avere minutissima notizia. Per giungere di cose tanto essenziali, al perfetto conoscimento altro mezzo, che quello della spiagione non havvi; con quella, ben diretta, possonsi tutti gli schiarimenti di che, campeggiando, è grand'uopo, agevolmente ottenere. La bussola quella dev'essere del condottiere, la quale, affinchè per tema di traviare il cammino, fra le molte vie, dubitoso, e sospeso egli non rimanga, per quale di esse sia da mettersi, dovrà fargli scorgere, e per la via della vittoria, con sicurezza addirizzarlo. Da quella insomma bene o male eseguita, la salute, o la rovina della banda, onninamente dipende.

Punto non credevano gli antichi Ebrei, i Greci, ed i Romani nostri progenitori, coll'essere, come spie, in tempo di guerra impiegati, la loro fama contaminare. Dalla moderna nostraeducazione vienci un certo qual ribrezzo, alla sola idea di spiagione, ispirato. Pure in questo parere, la nostra opinione concorre, quando in tempo di tranquillità, e di pace, (il più delle volte per la ferrea verga dei tiranni contro i suoi fratelli, sostenere) un cittadino, come infame delatore de' suoi compatrioti, s'impiega. Crediamo, allora doversi vilissima, e vituperosissima cosa, reputare. Ma siamo non per tanto da forti argomenti persuasi essere la spiagione anzicchè degna di biasimo, al sommo commendevole e meriti magnifico guiderdone, colui che col fine di liberare l'Italia da' suoi oppressori, e renderla unita, libera, ed independente, a quel dilicatissimo impiego, con deciso animo, metta la sua opera; ed all'avviso dei già citati popoli, che quella come azione, altrettanto gloriosa, quando accompagnata era da più grandi pericoli, aveano in conto, per propria convinzione ci uniformiamo. I più distinti e ragguardevoli personaggi di quei tempi, a portarsi fra i nemici, per la spiagione esercitare, volonterosamente offerivansi, e fede ce ne fanno gli antichi autori. Scorgesi dal libro dei giudici, come sia Gedeone sceso nel campo di Madian nella qualità di spia, ed abbia in sì fatto modo, utilità grande all'esercito cui apparteneva, arrecata. Il decimo libro dell'Iliade, pur ci palesa, come Ulisse eDiomede, nel campo de' Trojani furtivamente insinuatisi, abbiano con buon successo alla spiagione atteso, e ci viene dal divino Plutarco, nella vita di Sertorio riferito, che nel principio della sua carriera, quando i Cimbri, e Teutoni avevano invasa la Gallia, di recarsi come spia, nel loro campo, si era quel eroe, di buona voglia offerto; e che di fatti, a ciò destinato, per portare il suo intendimento ad effetto, un abito dei Galli addossato, nei termini i più comuni della loro lingua, ed i più necessarj per un breve e passaggiero discorso, s'addottrinò, e quindi nella turba nemica inoltratosi, coi Barbari si confuse, e dopo d'aver tutto quanto colà si passava, e progettava, veduto, ed inteso, a Mario ritornò che col premio onorollo, a guiderdonare il valore, ed il coraggio, riserbato. Opera quest'era dunque, anzicchè disdicevole, da quei sommi uomini laudevolissima, riputata, e come tale, noi portiamo opinione, da tutti coloro doversi apprezzare, che nella loro patria desiderano di nuovamente in vita, l'antica virtù de' nostri antenati Romani richiamare. Non mancheranno, abbiam ragione di crederlo, ardenti cittadini da patrio fuoco infervorati, che i rischj della loro posizione, in prò d'Italia sprezzando, sotto qualche pretesto, col mezzo di un travestimento, in simulata apparenza,onde viemmeglio alla rigenerazione della patria cooperare, saranno nelle file del nemico per introdursi. Con qualunque cittadino, che ad un tal passo si determini, contrarrà pel fatto, il paese, un debito da non mai potersi con danaro soddisfare. Imperciocchè a tali eminenti servigi, maggiori, e più valevoli ricompense si meritano. Ben ci guarderemo dunque, di dare a questi benemeriti, una denominazione che siamo a disprezzare assuefatti, e che per verità, loro non conviene seco l'idea d'una delazione mercenaria portando, e con più appropriato vocabolo, informatori gli appelleremo. Da questi, più che da alcun'altro a quell'uopo impiegato, si potranno le giuste relazioni rispetto al nemico ricevere, quantunque debba il condottiero, a non intieramente delle esagerazioni fidarsi, nelle quali per l'entusiasmo, e la esaltazione di mente, vanno quei fervorosi cittadini, di frequente soggetti, e debba sempre attenzione grandissima portare, perchè sendo la maggior parte di quelli uomini da violente passioni stimolati, potrebbero, diminuendo, od aumentando il pericolo, magnificando, o disprezzando la disciplina, la forza, e la posizione del nemico, a seconda dell'impressione buona o cattiva sù della loro suscettibile immaginazione, prodotta, farlo in gravissimi sbagli irremediabilmentecadere, ed essere per avventura, del proprio annichilamento, innocente cagione. Oltre di questi informatori che mai in esteso numero, come il bisogno richiede, potransi rinvenire, perchè sole persone virtuose a quell'uopo convengansi, ed in ogni parte evvi di quelle penuria, converrà dunque al condottiero di trarre a sè, per quell'uffizio, persone d'ogni condizione, di ogni stato, d'ogni sesso. Epperciò adocchiando le passioni di tutti coloro co' quali avrà da fare, (poichè quelle, se in vece di far loro contrasto, si lusingano, l'animo oltre ogni debito termine trasportano e di molto possono chi le mette in atto, ne' suoi desegni ajutare) e di quel conoscimento opportunamente valendosi, coll'esca dell'oro, l'avarizia dell'ecclesiastico, del negoziante, del figlio di famiglia alletterà; la violenta passione della donna innamorata; la disposizione inoltre, di quella portata a galanteggiare, e ad ordire intricati maneggi, non metterà in non cale; e di quegl'impiegati del nemico varrassi, ai quali essendo fondi dello stato affidati, potrà supporre ch'abbiano di goderseli per conto proprio, la decisa intenzione, e quei spiantati non meno, talmente nella publica opinione screditati, che non possono più onestamente vivere al mondo, non dimenticherà, come pure quegli uffiziali del nemicoche per cattiva condotta, per lusso, e giuoco, sono indebitati, e vicini alla loro rovina, pe' quali, spaventati dal terribile avvenire che loro si para davanti, ha certamente il danaro una straordinaria attrazione, ed in fine di tutte quelle persone dell'esercito nemico suscettibili di venalità, e disposte a servire ai nostri bisogni egli trarrà il miglior profitto, che possa. Questa sorta di passionate, immorali, e disoneste persone mai non sarà, che negli eserciti di qualunque nazione sotto qualsivoglia più severa disciplina tenuti, sia per mancare. La sagacità e penetrazione del condottiero, la sua maniera indagatrice e prudente, non meno, che la opportuna distribuzione più o meno abbondante di danaro, faranno sì, che verrà da loro, tutto quanto saranno in istato di scoprire, communicato. Non possonsi tuttavia col titolo di spie costoro qualificare, perchè non per mestiere, ma solo per circostanza o per passione ad operare son mosse, e solo come agenti salariati debbonsi avere, e neppure sarebbe ad un condottiero, conveniente, ai loro detti intiera fede prestare, imperciocchè, siccome gente immorale, che spesse volte sian costoro de' falsi agenti deve prudentemente figurarsi. Eccoci ora per la gradazione del discorso, alla classe delle spie per mestiere,che per lo più, sono servitori di due padroni. E sebbene, come tali, per deficienza di prove, ancor non sieno conosciute, quai doppi spioni però conviene, che prima eziandio di scoprirsi, dal condottiero si suppongano. E se avviene, che come doppie, tali persone si scoprano, debbono essere per le armi, inesorabilmente passate. Converrà dunque al condottiero di tenere ben l'occhio alle pratiche de' suoi agenti salariati, e delle spie, di vedere con chi trattano, e che non vengano i nemici delle sue operazioni e de' suoi veri divisamenti avvertiti, cautamente impedire. La più grande arte, circospezione, e simulazione gli è necessaria. Ei deve molte volte, quel che non è, e non intende di eseguire, far a quella spia ch'egli suppone doppia, credere, e travedere, onde per tal modo venga il nemico sù de' suoi veri progetti, tratto in inganno, quindi baloccarlo, ed a fare movimenti a lui favorevoli, condurlo.

Essere persuaso dovrà, il condottiero e sempre tener fisso in mente, che tutt'i mezzi per deludere il nemico messi in uso, saranno contro di lui eziandio da quello adoperati. Mestieri dunque saragli di andar guardingo, e con somma cura, perspicacia, e cautela prendere a tempo le necessarie misure, acciocchè riescano i suoi efficaci, e vadino quelli dell'avversario a vuoto. Sulparticolare delle informazioni, d'inoltrarci ommetteremo, essendo cose già da quasi tutti conosciute, e per così dire comuni; ed anche, di entrare nella disquisizione, ed enumerazione dei moltissimi particolari relativi a quanto coi prigionieri, coi mercanti, viaggiatori, stranieri, ed altri, che vengano dalla parte nemica, debba farsi, tralascieremo, tacendo altresì delle corrispondenze da tenersi nel paese occupato dai nemici, degli interrogatorj, dei disertori, tutte cose ben note; e conchiuderemo con dire, che nè agl'informatori, nè agli agenti salariati, nè alle spie, nè ai disertori, nè agli altri, a nessuno infine dovrà intera fede prestarsi, ma dalle disposizioni, e relazioni di molti di quelli separatamente interrogati, ed accuratamente esaminati, quando tutti in una asserzione combinano, il condottiero potrà con dubbiosa credenza, prendere la conveniente norma, finchè poi, da fatti palesi, vengagli il principio dell'indicata operazione manifesto. Altra particolar cura essenzialmente gli appartiene, cioè di antivedere, scoprire, e porre a tempo al grave danno, riparo, che producono, certe persone a bella posta dal nemico fra i suoi volontarj mantenute, le quali con talenti, o ricchezze, od altre simili qualità attraenti, sotto mascherate sembianze di ardenti amatori della patria inorpellati,bel bello nella confidenza della maggior parte dei volontarj, ed uffiziali artifiziosamente s'insinuano, e sotto colore d'officiosi amici, pell'utilità dell'avversario, in ascoso s'affaticano. Epperciò a tal nequitoso intendimento, fra gli uniti prodi vanno la zizania seminando; al di cui fine, sotto pretesto di tener le parti di una qualche immaginaria lesione d'ipotetico diritto, a bello studio con varie speziose cagioni colorato, eccitano i malcontenti, e la divisione fra di loro promuovono; e quindi, antichi odii fra provincia, e provincia destando, la gelosia delle une contro le altre, per cagioni secondarie di locale utilità fomentando, e le personali nimistà fra cittadini e cittadini rinvigorendo, accendono per tal modo la discordia, e l'alimentano, mentre sarebbe l'unione delle persone, e dei sentimenti, al buon risultamento dell'intrapresa, un singolare vantaggio. Sovente, doppi agenti, e doppi spioni dai due partiti, salariati, e ad entrambi venduti, in ogni parte, in ogni cuore, un fuoco accendono esiziale, e divoratore, ogni miglior cosa, ogni stabilimento il meglio inteso, ed alla patria proficuo, sforzansi di distruggere, e tutto così guastando, e gettando a terra, viemmaggiormente in ogni possibil modo, a tutte quelle difficoltà dai capi, nell'ordinare, condurre,mantenere, ed animare i loro partiti sempre esistenti, notabile portano, e nocevole accrescimento.


Back to IndexNext