CAPITOLO XI.DEL GOVERNO PROVISIONALE FINO ALLA PERFETTA LIBERAZIONE D'ITALIA.

CAPITOLO XI.DEL GOVERNO PROVISIONALE FINO ALLA PERFETTA LIBERAZIONE D'ITALIA.Liberato dallo straniero, o dal nemico interno, un municipio, distretto, cantone, o provincia; non tarderassi, quella, secondo il sistema provisionale di governo da stabilirsi in tutta la parte libera del paese, a costituire, onde dare all'insurrezione consistenza, la guerra alimentare, delle risorse del paese trar partito, lo spirito dei cittadini animare, sostenere ed allo scopo vantaggioso per la patria, dirizzare, con esatte relazioni e con le necessarie provviste, i condottieri delle bande ajutare, e bande nuove creare. Abbenchè incompleto e nell'ordinamento suo, difettoso; ci diedero pur gli Spagnuoli, del modo di stabilire un provvisionale sistema, un esempio che può con leggi e misure transitorie, al popolo in armi, d'appoggio, ed allo stabilimento del futuro regolare governo, di base fondamentale servire. Il diciamo incompleto e difettoso, perchè il popolo nella sua illimitata confidenza verso le persone che a membri di quelle giunte nominò,e dal suo ardente amor di patria abbacinato; non badò a propor restrizioni, nè limiti al loro potere, dimodocchè, una volta di quello in possesso, que' membri nel vizio caddero a che tanto l'ambizione umana è propensa, e solo da buoni ed immediati regolamenti esser può evitato, o contenuto: vogliamo ragionare di quel proposito da essi tenuto di estendere e mantenere, per quanto poteano, l'autorità lor conceduta. Per tanto le giunte provinciali spagnuole, a poco a poco si rilasciarono, e quell'amor di patria, che stato era della loro esistenza cagione, al funesto e sempre pernizioso amore e spirito di corporazione, concentrarono. Epperciò tosto che dopo la battaglia di Baylen, con somma vergogna, l'esercito del generale Dupont fù ad abbassare le armi costretto, e dopo che dovette Giuseppe Buonaparte colle pive in sacco ritirarsi, e Madrid frettolosamente abbandonare; da tanto strepitosi avvenimenti, coloro che componevano le giunte aggirati, la generale espulsione dei Francesi dalla penisola, come cosa certa ed immediata, inconsideratamente considerando, lasciaronsi da un eccesso pregiudizievole di confidenza trascinare, che i mezzi atti per ottenerla, a trascurare li spinse. Del tutto annighittiti, anzicchè fare eroici sforzi perla liberazione della loro patria, divennero tali giunte, le une delle altre, gelose e ciascuna, che il bene generale si ottenesse col minor disagio possibile, desiderava. Nulla dimeno, che abbiano quelle giunte provinciali, al primo impeto dell'invasione resistito e con vigore, il nemico, per quanto fù loro dato, respinto; ad ognuno è ben noto. Ed eziandio che non abbiano esse cessato di agire con quell'energia, attività, ed amor di patria, che primieramente le stimolava, e quello, a' riguardi, considerazioni locali, e spirito di corpo, surrogato, non abbiano, se non dopo un lungo possesso dell'illimitato potere, e dopo che nella loro mente si fosse la falsa persuasione infusa dell'impossibilità della conquista per parte dello straniero e la certezza ideale della sua rovina; non v'ha osservatore politico alcuno in Europa, cui manifesto non apparisca. Fù dunque il principale errore commesso dal popolo, nel non limitare il tempo della durata ed estensione del potere delle giunte. Perciò l'idea generale del loro stabilimento, che vantaggiosissimo, la rivoluzione a consolidare, riputiamo, ci converrà d'afferrare, e quelle parti che gli avvenimenti mostrarono essere difettose, sarà di mestieri additare ed indi con giudizio e ben ponderata riflessione correggere. Vorrebbe il SigrLemiere, che lagiunta centrale, la prima fosse ad essere stabilita, e dal governo antecedente al movimento popolare, nominata, dalla quale tutte le giunte provinciali etc. emanerebbero. Ma siccome quell'autore, per un popolo dalla tirannia interna, e dall'occupazione straniera oppresso, non iscrisse, ma bensì per la Francia, come attualmente si trova, qualora fosse minacciata ed una prossima invasione straniera paventasse; ne consiegue, non essere quanto da lui si propone, per una guerra d'insurrezione nel caso presente d'Italia, punto adottabile. Il suo sistema dei circoli etc., tratti da quello della guerra della Vandea, non molto dal nostro delle provincie, cantoni etc., differisce: ma in quanto all'origine da lui data alle giunte, palesiamo intieramente opposta opinione. Vorrebb'egli, che il re od il governo esistente, alle sue attribuzioni e funzioni rinunziasse e dalla giunta centrale surrogar si facesse. Quale esser possa il suo scopo per cambiare il governo preesistente con unosupplementarioe provisionale, all'epoca dell'invasione, scelto e nominato da quello che a lui cede il luogo; non ci è dato comprendere. Chiaro a chi l'uman core conosca, apparirà certamente, dover assai difficile cosa, per non dire impossibile, riuscire, che il prestabilito governo a spogliarsi del potere per investirnela giunta centrale, acconsenta: poichè in tal modo, publica confessione farebbe della sua incapacità nel maneggio di guerra, epperciò indegno di comandare ad altri uomini dichiarerebbesi. Imperciocchè da tutti è in oggi essenzialmente riconosciuto, che chi al governo d'uno stato si trova, deve saperlo difendere, e se non perviene dalla straniera invasione a liberarlo, per quello, deve morire. E veramente qual codardo e stolto personaggio non rappresenterebbe quel re che all'approssimarsi del nemico, una Giunta centrale, del potere sovrano investisse, per andarsi fuori del rumor degli schioppi e dei cannoni, a nascondere? E quanta impudenza non dimostrerebbe quel re che nell'atto della difesa d'uno stato, lungi dal pericolo tenuto si fosse e nascosto, col togliere dopo ch'è tornata la calma, il potere sovrano dalle mani di quella giunta, che coi suoi lumi, coraggio e fatiche, avesse la vittoria ottenuto? Stabilirebbe forse il SignrLemiere per massima, che debbano nel tempo di pace gl'ignoranti e codardi dominare, gli uomini forti, retti ed illuminati restare oppressi? Egli suppone per verità, che inaspettate circostanze, le sue forze ad un tempo, e la sua potenza arrestassero: locchè a nostro parere, suppone già invaso il territorio, o già l'esercitofuori di quello, battuto, oppure la pusillanime fuga dei principi come quella di Luigi XVIII e del conte d'Artois nel 1815 al tempo dello sbarco di Napoleone, e le fughe nelle passate guerre del tiranno di Napoli in particolare, e di tutti quei picciolissimi re, duchi, e principi, che si occupano con indefesso studio, le sostanze italiane a divorare. In qualunque di queste circostanze, noi portiamo opinione che dovrebbe cessare di esser re, colui che non volesse o più non potesse dirigere la guerra, ma non mai quella giunta nominare: e come mai possa questa e non il re, sostenersi, e tutto il gran movimento, regolare, non comprendiamo. Molte obbiezioni ancor più forti alla mente ci si presentano, ma una troppo lunga digressione, inutile pel nostro soggetto parendo, solo a rispondere alla nota della pagina 112 del trattato suddetto, ci limiteremo, ove dice l'istesso scrittore: «Dovrà senza dubbio quel consiglio centrale, essere stato nominato dal governo e da quello averne ricevuto il potere, altrimenti essere in ogni paese incivilito, un corpo incostituzionale, poichè i suoi membri non avrebbero nessuna legale missione per formare un governo provvisorio.» Secondo l'opinione del citato autore, il solo governo preesistente, render potrebbe l'esistenza di queste giuntelegale: e noi di nuovo domandiamo perchè quel governo avrà egli d'uopo di nominare una Giunta, quand'egli stesso farne le funzioni potrebbe? Ma volendo supporre che veramente nol possa, passeremo a domandare se altri mezzi egualmente ed anche più legali, per render valide le operazioni di quelle Giunte vi esistano. Secondo il parere del Signor Lemiere, non puossi ad altro giustamente ricorrere, com'egli chiaramente si spiega. Ma noi gli opporremo ciò ch'egli per avventura pensa e dire non osa, cioè che la vera, la pura, la giusta legalità dal popolo emana e dovrà sempre emanare, perchè quegli è che fà la guerra, ed è per lui, che si deve fare, che i re o governi preesistenti non sono legali se il popolo non lo accorda, e che quando questi alla direzione della somma delle cose, incapaci si veggono, tanto per fortuiti accidenti, quanto per qualunque altra cagione; al popolo spetta di nominare coloro che in sì pericolose congiunture debbano sostenerlo e dirigerlo, ed in cui deve una illimitata confidenza, riporre.Tosto liberata una città, borgo, o villaggio, il condottiero o condottieri, che in quelli entrarono, nella chiesa, o sulla piazza, tutt'icapi di famiglia del paese riuniranno: e dopo d'avergli fatto giurare nel modo il più solenne di abbandonare le case, ed anche bruciarle se sarà necessario, di prima morire che all'unione, independenza e libertà italiana rinunziare, ed in ogni possibil modo, le bande in armi sostenere, non meno che di costringere tutti gli abitanti abili a prender le armi, a correre alla difesa della patria in pericolo, sotto pena d'infamia e di morte; deve regolarmente per la nomina di un consiglio municipale fargli votare: quindi proceduto allo scrutinio dei consiglieri ossia primati, uno fra quelli sceglierà che il più idoneo alle circostanze del paese il condottiero riconosca, e lo dichiarerà immantinenticomarco. Poscia quegli individui ed il consiglio, porrà nell'esercizio delle loro rispettive funzioni.Passando quindi alla liberazione di un distretto, nella città capitale di quello, il consiglio distrettuale convocherassi composto da un deputato di ciaschedun municipio appartenente al distretto e nello stesso modo del consiglio municipale,installato, uno pure frà i deputati verrà dal condottiero principale di distretto, scelto per essere il preside del consiglio distrettuale.Sarà pure il cantone da un'assemblea cantonalepresieduta da un prefetto, regolato, e questa nello stesso modo dei distretti nominata, da un condottiero principale di cantoneinstallata.Finalmente dai deputati di tutt'i cantoni della provincia, verrà nominato un deputato per cantone onde formare la Giunta provinciale, che in conseguenza sarà composta di cinque persone, e sarà nell'istesso modo delle assemblee e dei consigli, installata dal condottiero principale di provincia cui pure un pretore, per dirigerla, spetterà di nominare.Ai quindici di marzo, dal consiglio distrettuale fino alla Giunta provinciale inclusivamente, dovranno in ogni anno, tutti essere per elezione, nel modo di sovra esposto interamente rinnovati, e ond'evitare che troppo i membri al potere non s'affezionino, e che col tempo, nocevoli, anzicchè vantaggiosi, possano alla patria divenire. Il solo consiglio municipale, avrà la durata di tre anni, come quello, che la mano negli affari più complicati e particolari, aver dovrà delle bande e perciò, tante speziali intricatissime cose conoscere, onde poter tutti gli avvisi e schiarimenti, ai condottieri delle bande necessarj, comunicare con quell'esattezza e prontezza che in circostanze di tanto momento richieggonsi. Sarà inoltre soggetto a dovere il suo paese,abbandonare: ed ogni qualvolta non si creda sicuro di essere dal nemico risparmiato, alle bande deve riunirsi. Fà di mestieri che non sia ad una rinnovazione frequentemente sottoposto. Minore vediamo il pericolo, se un consiglio municipale possa o voglia del supremo e perpetuo potere impossessarsi, di quello, che, se in più lunga permanenza si lasciassero gli altri magistrati, si correrebbe. Minore eziandio per le Giunte provinciali, assemblee cantonali e consigli distrettuali, credesi la probabilità, che siano ad abbandonare tanto facilmente il paese, dove riseggono, costrette: essendo del loro governo l'estensione, maggiore, cambiar potranno città, villaggio, etc., per continuarvi le di loro adunanze. Meno ad un nemico agevol cosa riuscirà un territorio alquanto esteso, che una semplice città o villaggio, militarmente occupare.Dal consiglio municipale assistito, dovrà il Comarco volger l'occhio alla condotta di tutte le persone del paese per iscorgere se alcuno comunicazione mantenga coll'inimico. Se a quello soccorra, ed in qualunque modo assistenza gli arrechi, fia d'uopo arrestarlo ed alla prima banda, che nel vicinato s'appresenti, consegnarlo, dalla quale sarà, come un tant'enorme delitto di traditor della patriarichiede, giudicato e punito. Esatte notizie d'ogni movimento del nemico piccolo o grande che sia, ripetutamente ai condottieri dovrà spedire, onde se una manchi, l'altra pervenga se per caso passasse il nemico pel paese, e la sua autorità come molte volte in Ispagna accadea, per ottenere qualche requisizione, riconoscesse, dovrà il condottiero della banda più vicina, ed il condottiero principale di distretto immediatamente informarne. Ogni qual volta nel paese o circondario, volontarj ammalati o feriti esistano, dovrà, fino alla loro guarigione, tanto pel vitto, come per la loro infermità, prendere continua e somma cura, e qualora abbandonar debba il paese, fargli sulle montagne negli antri al nemico inaccessibili, trasportare, e per guarigione in quel luogo restare. Insomma unitamente al consiglio municipale, dovrà il comarco e tutti gli abitanti del circondario atti alla guerra, armare, ed in aumento e soccorso delle già esistenti bande, mandarli, oppure, se ancora non ve ne esistano, con quegli crearne. Potrà coll'approvazione del condottiero principale, dei vecchi rimanenti, una guardia di sicurezza, per ajuto nelle sue operazioni, istituire, che, sebbene d'uomini infermicci ed al di là dei cinquant'anni composta, potrà non dimeno,per la difesa del luogo, contro a' piccoli distaccamenti nemici, e contro alcuni renitenti abitanti, se ve ne fossero, divenir vantaggiosa: dovrà, per quanto gli sia fattibile, alle bande, vettovaglie e munizioni, onde sostenerle, fornire, non meno che farle di tutte quelle risorse partecipi che nella sua posizione gli verrà fatto di ritrovare, o creare. Un uomo di guardia sulla torre più alta del luogo, sarà continuamente da lui tenuto allaveletta, onde a tempo dell'approssimarsi del nemico, essere avvertito e coi ripetuti tocchi della campana a stormo, tutte le torme degli abitanti radunare, e quindi l'avversario, quando probabilità fondata vi sia di poterlo distruggere, correre ad annichilare. Due altri modi d'agire, in caso contrario gli restano; l'uno d'inculcare agli abitanti di ricevere i barbari sotto apparenza d'indifferenti, ed anzi come loro parteggianti, coperti dalla più grande generale simulazione; l'altro di fuggire, se non v'è miglior scampo, ne' boschi. Sarà sempre il primo caso, possibile, quando per avventura quel villaggio o città ancor non siasi dal nemico, apertamente difeso, e non siasi in armi levata. Potranno i primati avvedutamente persuadere al nemico di aver alla forza più immediata ceduto, ed in varj modi confidenzainspirargli. Tale aggiundolamento riuscito; allora,comarco, primati, donne, vecchi e ragazzi, i soli, che in questa guerra debbano a casa rimanere, a stuolo al loro incontro, come se tutto fosse in pace, usciranno, e nella sua permanenza, altro che i rustici canti del popolo, nei differenti domestici lavori occupato, non udrassi. Ma tosto che il villaggio, borgo o città troverassi dal nemico evacuata, le domestiche faccende a che ognuno trovasi addetto, faransi all'istante sospendere. Ciascuno fuori del nascondiglio dove stava celata, l'arma sua immantinenti trarrà, ed a tormentare il nemico ed il suo retroguardo a distruggere, accingerassi. Il secondo modo, quello cioè di fuggire ai boschi, sempre nel primo impulso popolare sarà seguito, quante volte già siasi il nazionale col nemico, battuto, quante volte sia un paese aperto in pianura, e gli abitanti, dei necessarj mezzi di resistenza deficienti. Tutti allora, senza eccezione, le poche indispensabili suppellettili e particolarmente le loro armi e munizioni addossatisi, nelle montagne intaneransi, ed in quelle, a guisa d'una tribù errante, dall'amor del loro paese, dal desiderio di vendetta e dal sentimento del loro dovere stimolati, dal comarco e primati diretti, la resistenza fino all'estremo prolungheranno.Ed ogni volta, che loro in acconcio cadrà di tendere insidie e ragne al nemico, non dovranno, queste mai trascurarsi. Dalle bande quindi ajutati, una guerra senza posa di giorno e di notte, con accanimento continueranno ed in valevole compenso dei loro patimenti, quei vantaggi e dolcezze che da altro non possono provenire, se non dall'approvazione del proprio cuore, saranno per godere e delicatamente sentire. Molti villaggi, borghi e città di Spagna nelle sopra espresse circostanze, in tal maniera nella guerra dell'indipendenza, agirono. Generalmente parlando, quelle città solamente agl'invasori si arresero, che sotto all'influenza trovavansi della nobiltà e facoltosi possessori di grandi entrate. Ma fervente la massa del popolo d'amor di patria, dopo esser cadute per tradimento le città, i villaggi ancora difendeva, e quelli non solo, ma da persone d'ogni età, d'ogni classe, d'ogni sesso, erano pur anco le montagne ostinatamente difese. Fra tanti esempi che facilmente potremmo citare, basteranno a nostro avviso, i seguenti. Allora quando all'avvicinarsi di un distaccamento francese verso la metà di febbrajo, conobber gli abitanti diVilladrauin Catalogna, di non poter alla sua forza resistere, nei monti detti diMonsegnesi retirarono. Invitatidal comandante francese di ritornare alle loro case, risposero essere più contenti di rimanere dalla neve del monte seppelliti, che all'odioso dominio dello straniero sottomettersi. L'Alcalde diCasaresnell'Alpujarradi Granata, acceso da quel santo entusiasmo, che solo può venir dalla libertà ed indipendenza della patria generato, sì tosto sepp'egli essere la Spagna da Napoleone invasa, e già i Francesi per porre nel paese da lui amministrato, il piede; sulla pubblica piazza, tutti gli abitanti del villaggio ragunati, ad intraprendere una guerra mortale e continua contro il nemico esortolli. A quel veemente e ardimentoso invito, un grido generale di approvazione levossi, e tutti a seguirlo indistintamente si disposero. Spettacolo maraviglioso! Ed il cuore d'ognuno, per duro che fosse s'inteneria nel vedere migliaia d'abitanti, dal pallido e cadente vegliardo fino al vezzeggiante fanciullo, tutti tutti d'armi, vettovaglie, suppellettili necessarie, intenti a caricarsi. Chi in un angolo le soprabbondanti vestimenta, provvigioni di casa abbruciava, chi nell'altro, mobili, carrozze, carri e letti spezzava: chi le botti degli squisitissimi vini di quelle contrade, rovesciava al suolo sino all'ultima goccia. Infine tutte quelle cose, che incapaci di trasportarsiavrebbero potuto servire al nemico, distruggeano. Vecchi, giovani, fanciulli, donne, chi di schioppo, chi con pistole, chi collo spiedo, chi con forcone e chi finalmente altro non avendo, con stanghe, o bastoni, ciascuno sotto il peso dellasoprassoma, che porta sulle spalle curvato; tutti del loro padre e loro condottiero, l'alcalde, inni cantando dall'amor di patria ispirati, al seguito s'incamminarono. Perspicace l'Alcalde al pari che intrepido, ai monti quella turma condusse: e colà tutti coloro che atti a far una guerra lunga e penosa, per movimenti rapidi ed arditi servir gli potevano, in truppa ordinò: ed i vecchi, in varj appositi inaccessibili siti sovrastanti agli stretti ed a burroni, dietro grandi massi di pietre, con sano consiglio collocò: da dove senza muoversi, e da quelli coperti, potessero con lo schioppo, fuori del pericolo di essere offesi, l'avversario ammazzare. Nè solo alla difesa di quelle scabrose ed inarrivabili positure, contentossi di rimanere, ma le moltissime volte, fino quasi dentroCasares, che sebbene abbandonato e distrutto, dovettero i Francesi per forza occupare, a dar loro molestia scendea.Volendosi gl'invasori da quell'inquietudine liberare, d'attaccarlo con vigore e distruggerlo divisarono, e contro a' quei dirupi, che qual base d'operazione all'alcalde servivano, baldanzosamente recaronsi: nè solo furono a combatterlo incapaci, ma neppur di raggiunger l'alcalde, nè la posizione sedentaria della sua tribù, fù loro dato mai di rintracciare: perchè quel patriota perfetto conoscitore del terreno da lui scelto per operare, d'un'opportunità si valeva che dalla natura stessa del luogo venivagli offerta, onde sparire dalla fronte del nemico, senza che fosse a quello fattibile l'orme sue di seguire. Favorivalo l'esistenza d'una spaziosa e lunga caverna, l'apertura della quale da alti ed estesi sassi, posti acavalieredavanti, veniva in tal modo coperta e ben difesa l'entrata, alla quale, se non per intricatissimi e ripidi andirivieni di giungere non era permesso: perchè le sinuose loro direzioni sviavano il nemico, non abbastanza conoscitore di quelle aspre giravolte, ed a parte affatto opposta il facean pervenire. Prolungavasi questa caverna dentro la rocca per lo spazio di due miglia, e dall'altra parte per le viscere del monte passando, dava adito ad un profondissimobotro. Aveva l'alcalde la sua colonia in quella stabilita, e per mezzo dellescorrerie sui nemici, sempre la tenne, a sufficienza di viveri provveduta. Tutti coloro, che le marcie e gli attacchi erano inabili a sostenere, gli ammalati e vecchi decrepiti, le partorienti ed i bambini, nella continua occupazione vivevano di conservare e distribuire le vettovaglie e munizioni, ed altresì di porgere a chi pativa, consolazione, alimento e medicine. Così regolandosi quest'eroico Alcalde, per sette anni continui, cioè fino alla pace, senza essere d'altro, che dal suo ardente amor per la patria, perspicacia e costanza sostenuto, una maravigliosa guerra, non men continua che mortale, a buon fine contro a' Francesi condusse. Quei sublimi esempi di patria virtù, servano d'amara rampogna alle nazioni vilmente inerti, che di servire a qualunque siasi padrone, purchè dai loro abituali comodi e divertimenti non gli distolga; senza vergogna, senza timore del vituperio si appagano. Pertanto i primati d'un paese conosciuto non potersi difendere e compreso nel raggio strategico del nemico, dovranno all'approssimarsi d'un suo distaccamento, ai cittadini, di seguirli ai monti od ai boschi ordinare, sotto pena di essere traditori della patria considerati. Tutte quelle provvigioni d'ogni genere, che incapaci ad essere trasportate,potrebbero recare giovamento al nemico, dovransi distruggere, e se tempo bastante rimanga, vino, farine, pane, posti ne' nascondigli facili a rinvenirsi, avvelenare. Finalmente, lasciate le strade piene d'impedimenti e barricate, dal paese deserto ed interamente di ogni cosa servibile a' nemici, spogliato, gli abitanti allontaneransi. E se alimento rimane di che l'avido ad affamato invasore satollisi, la meritata morte da quel pasto riceva! I publici e privati edifizi incendieransi, le fiamme ed il fumo de' quali possano i barbari soffocare, od almeno, spargendo nella sua truppa confusione, stanchezza, spavento, a levarsi a rumore l'inducano. Ogni cosa insomma che alcomarcoe primati, di opporsi ai nemici del paese, idoneità qualunque sia per fornire, qual giusto mezzo dalla provvidenza nelle loro mani, inviato, onde ottenere la liberazione d'Italia, dovrà riguardarsi.Il consiglio distrettuale e l'assemblea di cantone, nei limiti della loro giurisdizione, all'adempimento delle già dette disposizioni vigileranno e d'anelli intermediarj serviranno fra i municipj, e la Giunta provinciale: in modo, che fra loro, quella scala gerarchica esista del maggiore e minore, che attivi eagevoli le operazioni, e che l'inferior magistrato all'implicita obbedienza del superiore, costringa.La Giunta provinciale eserciterà provvisionalmente il potere nei limiti della sua provincia, ma non mai al comando e regolamento delle bande si dovrà quello estendere. Imperciocchè non debbono da nessun'altro dipendere se non dal condottiero supremo. I condottieri principali sotto agli ordini del detto condottiero supremo, non dovranno dalle Giunte dipendere. Ma se dal comandar alle bande deve astenersi, non è però, dal dovere di fornir loro le vettovaglie e necessarie munizioni, avvertimenti e consigli che possano abbisognare ai loro condottieri, esonerata, non meno che dall'obbligo d'adoprare ogni mezzo atto a procacciarle la confidenza del popolo della provincia. Dovrà della massa di coloro che nelle cose patrie, nei cantoni, distretti, e municipj esercitano una certa influenza, a poco a poco impadronirsi, tutti gli avvenimenti probabili, tanto felici, quanto avversi che a vantaggio o danno della provincia possano succedere, con avvedutezza prevedere, amministrare pronto rimedio, e metter loro a tempo, se sono della classe nocevole, opportuno impedimento: dovrà tutte le risorsenecessarie in una guerra lunga e penosa indagare, conoscere, ed eziandio creare, spiare le occasioni, afferrarle, profittarne, farle nascere, le opinioni che divergenti, possano portare una parte dei cittadini ad abbandonare per particolar considerazione, il partito della patria, ed anche, quando si trovasse sotto le bajonette nemiche, a tradirla, dovrà con accortezza conciliare. Imperciocchè gravissimo nocumento da quella divergenza potrebbe ridondare, che ispirando all'invasore baldanza, farebbe sì che s'avanzasse e tutte le vantaggiose circostanze dalla divisione dei ben pensanti cittadini presentategli, con la sua forza mettesse a profitto, e senza nemmeno dar loro il tempo di prendere lena, gli potrebbe tutti esterminare. Affinchè tutti si armino i cittadini atti alla guerra, e che bande si mettano nel maggior numero possibile in campo; dovrà energici indirizzi pubblicare, sostenere con sovvenzioni d'arme e di vettovaglie quegli abitanti che uniti in torme, abbandonato il paese, in massa ai monti od alle selve rifuggono: dovrà invigilare, affinchè i prefetti, presidi-comarchi, ed i loro rispettivi consigli attivamente e con energia cooperino alla liberazione della patria, ed immediatamente ai suoi ordini obbediscano, come pure in ogni miglior modo, lo spirito publicoanimare, coll'annunzio di qualunque piccolo vantaggio dalle bande riportato, e la cosa maneggiare, affinchè venga dalla pubblica voce con esagerazione ripetuto e magnificato, ed in sì fatto modo quelle speranze, a cagione della disfatta di qualche banda, per avventura momentaneamente depresse, in isperanza di miglior fortuna ravvivare. Nè ad inviar soccorsi alle sole bande della provincia dovrà limitarsi, ma ben anche a quelle delle altre, che possono in libera comunicazione con lei trovarsi, ed essere dalla giunta della loro provincia tagliate fuori. Così le Giunte d'Arragona, e di Biscaglia, si regolarono: mandando varie volte soccorsi a Mina, mentre quegli nella Navarra campeggiava. Furono simili disposizioni ed indirizzi messi pur anche da tutte le Giunte provinciali di Spagna, e da quelle spezialmente di Badajoz, e di Siviglia, in uso: le quali dando il grido di guerra, i trionfanti invasori a nuovo certame sfidavano e la nazione spagnuola efficacemente destarono, che la difesa della sua independenza continuò con tanto glorioso vantaggio. La Giunta tutto disporrà onde si difendano i punti minacciati dal nemico e per far, che gli esistenti in mano sua, siano dalla truppa nazionale ripresi, darà le sue cure perl'approvvigionamento, delle piazze, rocche e fortezze, di che trovasi la nazione in possesso: ed a tal uopo sarà dal condottiero supremo un connestabile delegato militare, nominato, con un consiglio di direzione, onde corpi regolari di fanti, cavalli ed artiglieria, come colonne volanti, formare per la difesa ed attacco delle piazze, che quindi poi in legioni ordinate, la base saranno del nuovo esercito regolare. Finalmente a tutto il necessario provvederà, affinchè la patria non soccomba, ed in una contesa di sì gran momento, vittoriosa riesca. Dal condottiero supremo dovrà esser riconosciuta ed i suoi non meno, che quelli a lui trasmessi dal condottiero principale di provincia in suo nome inviati, dovrà puntualmente e senza obbiezioni eseguire. Si manterrà in buona armonia ed in continua corrispondenza con le altre giunte: e quando le tre quarte parti di ciascuna delle quattro provincie siano libere, le giunte provinciali, alla nomina dellaconsultasuprema procederanno. Di quanta vitale importanza debba essere all'Italia lo stabilimento diquesta, non v'ha chi nol riconosca: sarà da quella, l'eccentrica generale azione della guerra, concentrata, e la prima unica ed essenzial base diverrà dell'unione italiana.Male in Ispagna al suo stabilimento si provvide. Le varie giunte provinciali recalcitranti si dimostrarono a spogliarsi della loro autorità sovrana, per, la giunta suprema, investirne, alcune di obbedire ai suoi editti ricusarono, altre i loro diputati con segrete istruzioni di provinciale dependenza spedirono, in modo che avrebbe dovuto la suprema, rimanere alle volontà di quelle, soggetta. Infine la giunta di Siviglia sieresseper propria volontà, e col voto solo della provincia, in giunta centrale, e fù di seguito riconosciuta da varie potenze d'Europa, ma non mai in tutte le parti della Spagna, fù obbedita. Molte delle provinciali di aver il diritto allegavano, anzi pur quello di formar giunta suprema centrale: le une il diritto di anterior ordinamento affacciando, le altre quello di antico statuto, o di convenienza de' luoghi e di tempi: dimodocchè quello stato di oscillazione nel maneggio del potere, deve grave danno alla patria produrre e la riescita della contesa ritardare. Onde prevenire siffatto inconveniente, noi già abbiamo la frequente rielezione dei membri delle giunte provinciali raccomandato, non meno che la di loro regolare elezione, affatto dal modo praticato dagli Spagnuoli diversa. Per tanto liberate le tre quarte parti del territorio delle quattroprovincie, calcolata la parte libera sull'estensione generale della penisola e non in ispezialtà alle rispettive; le giunte di queste, ed ogni assemblea di cantone invieranno uno dei cittadini che le compongono, qual deputato alla consulta suprema: locchè porterà il numero di quelli a ventiquattro, o ad un minore, se alcuni cantoni per via della presenza del nemico, non saranno ancora stati constituiti. Deriverà vantaggiosamente da questa elezione, che i deputati misti a quei de' cantoni, non porteranno lo spirito di corpo delle loro giunte, e che la suprema consulta eletta direttamente dalle cantonali assemblee, sarà più popolare e potrà più da vicino, lo stato, le risorse ed i bisogni dei cantoni conoscere. Tutte le volte che le giunte provinciali, cantoni, distretti e consiglio municipale, un deputato, presso del magistrato superiore nomineranno; per regolare elezione debbono surrogargli un altro, traendone uno dall'inferiorenel loro seno, ed il consiglio municipale, scegliendo frà i padri di famiglia.La consulta suprema sarà formata dal condottiero supremo che nominerà il pretore massimo alla di lei presidenza, nella città di Roma. Ma se per circostanze particolari avverrà che non possa o non convenga pelmomento alla suprema consulta, di colà stabilirsi; non tralascierà per ciò di congregarsi od in una qualche ben munita piazza, od in una già libera dai nemici, o ben difesa provincia.La suprema consulta sarà di tutto il potere civile sovrano, tanto rispetto alle provincie Italiane investita, quanto rispetto agli affari d'Italia che han relazioni collo straniero: sarà quel suo potere civile, il più esteso ed independente, che mai dar si possa. Tutt'i magistrati saranno tenuti a darle ragguaglio delle operazioni di essi: ma tal giunta non risponderà delle sue che innanzi al condottiero supremo. Ed in ogni mese li dirigerà una esatta relazione dello stato del paese e delle operazioni, invieralla ad ogni consiglio municipale che ne darà convenevole e circospetta comunicazione ai cittadini. Se i quattro quinti dei consigli municipali, esponessero al condottiero supremo in nome dei loro amministrati, che la suprema consulta operò contro il bene della patria e la dichiarassero priva della confidenza publica; dovrebbe quegli all'elezione di una nuova per intiero, nei modi stabiliti, immediatamente procedere. La suprema consulta si rinnoverà per metà ogni anno. Saranno alla fine del primo, tutt'i nomi dei membri chela compongono, posti nell'urna ed a sorte ne verrà estratta la metà che in quel punto cesserà di funzionare, uscirà dall'impiego, e le succederanno nuovi deputati dai cantoni e giunte provinciali sù di cui è caduta la sorte del cambiamento, eletti regolarmente, che all'istante riuniransi ad esercitare l'incarico. Dopo del primo anno, certamente siffatta operazione di scrutinio, non dovrà replicarsi. Ed in fatti usciranno dal corpo quegl'individui che non furono nell'anno prima surrogati: e così d'anno in anno, sarà la consulta, senza che lo stato ne riceva la minima scossa nè indugio, per metà rinnovata. Così la nazione non temerà di trovare il potere nelle mani di pochi perpetuato. Il pretore massimo, eletto dal condottiero supremo, fuori del seno dei deputati, non durerà mai più d'un anno, e da quello sarà sempre rieletto prima del 25 di decembre, in che tutte quante le operazioni per l'elezione della consulta suprema, dovranno essere affatto compite. Dovrà in quel giorno stesso, la parte entrante prender possesso, e le bisogne del suo uffizio regolarmente disimpegnare. Il dovere di questa consulta, i suoi lavori, il suo scopo debbono essere diretti a soccorrere al condottiero supremo, a discacciare il nemico straniero fuori d'Italia, e l'interno estirpare. Atal fine, avrà ella un potere civile illimitato fino al conseguimento dello scopo, onde fù stabilita. Ottenutolo, convocherà solenne parlamento nazionale, cui dovrà il suo potere rassegnare, ed immediatamente disciogliersi.Tutti gli atti, disposizioni, stabilimenti, etc., ordinati e messi in esecuzione dalla consulta suprema, saranno sempre provisionali e di niun valore per l'avvenire, purchè non vengano dal parlamento nazionale approvati.Tutt'i poteri, e doveri nelle giunte provinciali concentrati, divenendo queste soggette nell'atto della sua elezione, alla suprema consulta, riceveranno da quella un regolare movimento, una direzione stabile, un impulso uniforme e conveniente alla gran macchina dello stato. Tale consulta comunicherà puranco coi gabinetti stranieri. Imperciocchè divenendo l'Italia vittoriosa e forte, senza dubbio dalle potenze vicine e naturali nemiche sue, da quelle stesse che se la vedono debole, non le offriranno mai un soccorso per contribuire a renderla unita, indipendente e libera, anzi sempre il nemico suo sosterranno; riceverà, cangiata la sorte, proposte d'amicizia e di protezione. Nulla di meno, quelle, non mai tralasceranno di suscitare tradimenti, non meno che di appoggiare, e salvare i traditori. Persuasequelle potenze, che la forza italiana si possa da sè stessa sostenere, e che tutta la probabilità del buon successo inclini dal canto delle armi rigeneratrici; invieranno agenti publici, o privati: e così varj di quei cittadini conosciuti per essere ancora non affatto scevri dall'infezione dell'antecedente stato di servaggio, al danno dell'Italia assolderanno che per poco, o molto, venduti come strumenti delle prave macchinazioni straniere, avranno principalmente l'incarico di suscitar timori, divulgar false notizie, seminar la diffidenza fra i cittadini, calunniare i migliori ed i preposti al governo, e l'uno contro l'altro, quelli stimolare, sparger la beffa sulle più belle cittadine intraprese di quel condottiero, che vero amatore della patria, guerreggierà, non seguendo le romanzesche leggi de' cavalieri erranti: e ciò per rapire a quel patriota l'opinione che d'aumento notabile della sua banda sarebbe cagione e la via gli spianerebbe a nuove luminose vittorie. Questi agenti avveleneranno con falsa interpretazione i discorsi de' migliori fra i cittadini, e le opere de' principali atleti difensori della patria, onde spargere la diffidenza, confusione, malcontento, terrore e così movere fazioni, e tener sempre gli animi divisi. Tuttocciò tenteran gli stranieri, per essere invitatia porgere o per dare officiosamente amichevole consiglio, e per offrire la protezione de' loro gabinetti. Saranno pure incaricati gli stessi agenti pubblici o privati di propagare a suon di tromba pel mondo, che il paese trovasi sull'orlo del precipizio, di gridare all'anarchia, all'assassinio, alla violazione dei diritti e patti, che legano gli uomini d'una stessa nazione fra di loro, abbenchè sappian costoro che non possono in quel tempo i diritti, i patti aver vigore, perchè cessarono, quando furono da coloro contro de' quali l'Italia guerreggia, violati ed atrocemente conculcati, e che appunto per lo stabilimento della unione, ha impugnato le armi. Esaurite poi da quei prezzolati, tutte le invenzioni, i tranelli, i raggiri, le risorse del maltalento, vedendo inutili tutt'i loro sforzi riescire, e loro malgrado rifiorire ed acquistare novella forza l'Italia; gli stranieri allora cangieranno direzione ad un tratto, non già l'aspetto che sarà sempre stato di amici sinceri, ma ragionevoli e moderati, sempre avendo la schietta e cordiale amicizia da' loro governi decantato, sempre di perdoni e d'amnistie favellato. Per tanto prospera addivenendo la fortuna d'Italia, quegli artifiziosi nemici offriranno la di lor mediazione, onde fra le parti belligeranti stabilire un trattato,con l'animo rivolto all'infame scopo d'impedire, che la parte avversa all'Italia, venga interamente distrutta. Indebolendo costoro la santaenergiadegl'Italiani, addormentando colle lusinghe la lor passione per una guerra gloriosa ed infondendo una sicurezza fallace, dirizzeranno le cure a far risorgere il partito de' tiranni e l'ignominia, l'oppressione, la calamità dell'Italia. Per giungere a questo scopo, modificazioni al sistema addottato s'avviseran di proporre, e se nessuno sarà ancor stabilito, uno che contenga il germe della distruzione in sè stesso e che generi col tempo la confusione, progetteranno: affinchè si possa far parere al mondo, che sia il popolo italiano, incontentabile, e non per principj, ma solo per ispirito d'insubordinazione e d'anarchia abbia levato rumore. E se finalmente, malgrado ciò, non potranno nel loro intento riuscire, dopo d'avere dato asilo ai tiranni d'Italia ed ai turpissimi loro seguaci, dopo d'aver loro permesso di cospirare, col provvederli abbenchè inutilmente, di denaro e tutt'altro, cercheranno almeno di potere acquistare l'influenza sopra del nuovo governo, renderlo propenso ai loro futuri disegni europei, e delle loro iniquità cooperatore servile. Ed è pur questa infallibilmente la progressione generale di condotta,che saranno i gabinetti stranieri limitrofi per abbracciare, se le circostanze della politica del giorno, loro consiglieranno in ajuto dei barbari e degl'italici tiranni a non intervenire coll'armi. La consulta suprema non si lascierà dai maneggi ingannatori della politica esterna abbindolare, sarà sempre chiara, sincera, leale nelle promesse, ma per poco e soltanto per l'indispensabile, dovrà impegnar la sua fede. Sarà d'uopo alla consulta coll'estero, andar perle lunghe, vezzeggiare tutti coloro cui non potrà resistere, accrescere o scemare le sue pretese, le parole o promesse calcolare a seconda del grado della sua maggior possa o minore. Persuasa, che tutti gli altri gabinetti ad ingannarla concorrono, e che nessuno volontieri e di buona fede, il vantaggio d'Italia di promover desideri, dovrà, bilanciando, da tutti quanti trarre possibil partito, ed a tutti il meno che ceder possa, accordare.Potrà finalmente la consulta, con molto profitto la sua alleanza collo straniero, ma in nessun tempo, la sua independenza, unione e libertà negoziare, che non mai, la minor diminuzione, ad onta d'ogni, abbenchè grave pericolo, dovran sopportare. Venti millioni d'abitanti decisi potranno conseguire e mantenere un tanto tesoro, se non mai sarannol'aggressione dei nemici, abbenchè formidabili, a paventare disposti. Dovransi nel periodo dell'insurrezione, tutti gli ambasciatori stranieri licenziare. Imperciocchè accreditati presso al governo antecedente, trovansi a tutti coloro che necessariamente saranno del nuovo ordine di cose malcontenti, pur troppo d'opinione congiunti e potranno, per contrariare le disposizioni rivoluzionarie, di quei ribaldi valersi. Epperciò dovranno nel minor tempo possibile allontanarsi dal territorio italiano. Esser dovendo, per la circostanza del fatto, le relazioni con le potenze estere, interrotte; nessun maggior danno, rimandando i loro ambasciatori, potrà ridondarne. Un gabinetto cui essere amico d'Italia convenga, non troverà offesa in questa generale disposizione: ma se all'opposto, com'è cosa probabile, non vorrà essere amico per allora, all'insorta nazione; lascierà per alcun tempo, e sotto altri pretesti, il suo ambasciatore, affinchè la rovina della cosa publica, prima di partire, venga efficacemente da lui disposta: e per ultimo ad altro quegli ambasciatori non servirebbero, che a porre ostacoli all'andamento del governo che non fosse legalmente dai rispettivi gabinetti riconosciuto. Pruova di quest'asserzione, facilmente otterremo, purchè la condotta delministero inglese in tutte le rivoluzioni che da trent'anni sul continente successero, attentamente si ponderi. Si vedrà quel gabinetto, durante la rivoluzione di Francia, spedir a Parigi, lord Malmesburg, incaricato di trattare i preliminari di una pace che non aveva intenzione di conchiudere, ed altro non essere l'oggetto reale di questa missione se non quello di ben da vicino lo stato della republica osservare, uno stuolo d'agenti stabilire per rovesciarla,centralizzarele mire dei malcontenti di Francia, ed il partito inglese per la pace propenso, abbonacciare. Ma di ciò, avuta il direttorio sollecitamente contezza, a partire sul punto da Parigi tosto il costrinse. Nelle rivoluzioni del 1820, e 21 in Ispagna, ed Italia, furono gli ambasciatori dell'Inghilterra dai capi di quelle, come amici considerati, e con ogni confidenza trattati. Eppure tutti in generale, ma particolarmente il Signor Williams Acourt, prima in Napoli, poi in Ispagna, altro in fatti non era che un astuto cospiratore contro la causa della libertà, che per l'analogia colle istituzioni del suo paese in certo modo apprezzar dimostrava, mentrechè spendendo a larga mano, comprava i generali che comandavano agli eserciti, i semplici, gli ambiziosi,ed i paurosi con parole ingannatrici, con promesse verbali ed inconsistenti di modificazioni, con false lusinghe, con astute invenzioni, sotto colore d'amicizia, sottilmente ingannava. La casa sua, punto di riunione di tutt'i malcontenti, il centro addivenne, d'onde tutte le opere astute dei malevoli, quasi velenosi dardi, partivano, che poi tanto le fondamenta del sistema liberale agitarono che, con pochissimo urto straniero fecerlo rovinare: ed al carcere, alla catena ed al supplizio furono pur anche mandati coloro che alle parole di quel diplomatico prestarono fede.Nondimeno per essere delle disposizioni dei varj gabinetti d'Europa, informati, converrà che venga un sufficiente numero d'agenti segreti, dalla consulta spedito: i quali oltre all'illuminarla di quanto dai governi europei rispettivamente al paese, si fà, si pensa, si dice; con mezzi segreti, col favore delle molte persone che per l'Italia parteggieranno, perchè ben differenti sono i pensieri dei popoli da quelli lor governanti, possono facilitare l'invio d'armi di munizioni necessarie alla guerra. Saranno alcuni di questi agenti, sotto apparenza di proscritti, dal nuovo governo mandati, i quali come persone di confidenza e d'ingegno e non conosciute per essere alpartito degl'insorti affette, sotto la figura di malcontenti, con i proscritti arrabbiati e cospiratori si dovranno mischiare, e coi mezzi più acconci, sempre divisi mantenerli ed al governo tutt'i loro fondati progetti, le loro mire, azioni, appoggi e determinazioni raccontare. Dovransi oltracciò inoltrare presso i governi, e la maggior possibile confidenza loro sforzarsi di guadagnare: e da quelli, tutto quanto possa essere utile a sapersi dalla consulta e condottiero supremo, ritrarre. Alcuni altri sotto maschera di negozianti che per sola veduta di commercio, abbiano il domicilio cambiato ma del nuovo governo in apparenza moderati partigiani, maneggiando vistosi fondi, buon credito nel paese, in cui dimorano acquistando, rettificare dovranno nella publica opinione gli errori in che malignamente cercheranno i nemici di farla cadere, difenderanno la sua riputazione, dalle calunnie, con dignità, in mezzo ai varj partiti esistenti, si manterranno, e traendo dalla posizione in che si trovano, il miglior partito per dar vantaggi alla patria; potranno pure servir d'anello di comunicazione fra i due governi, se l'acconcio venisse di trattare in favore d'Italia, ed importanti non meno che utili negoziazioni proporre.Omettiamo di parlare delle alleanze coi popoli che si fossero fin d'allora dalla schiavitù liberati, dei soccorsi che somministrare e ricever si possano, perchè, eccettuando gli Americani e forse i Greci, nessuno rinviensi quest'oggi, politicamente parlando, in tal posizione. E per ultimo non è nostro intento di entrare in tutt'i particolari sù de' quali dovrà il governo provvisionale intrattenersi: ma solo alcuni de' più indispensabili, accennammo per norma, di quei magistrati cui spetta drizzare l'Italia per la via della gloria, onde perpetuare la unione, independenza, e libertà, cui consacriamo le nostre cure.

Liberato dallo straniero, o dal nemico interno, un municipio, distretto, cantone, o provincia; non tarderassi, quella, secondo il sistema provisionale di governo da stabilirsi in tutta la parte libera del paese, a costituire, onde dare all'insurrezione consistenza, la guerra alimentare, delle risorse del paese trar partito, lo spirito dei cittadini animare, sostenere ed allo scopo vantaggioso per la patria, dirizzare, con esatte relazioni e con le necessarie provviste, i condottieri delle bande ajutare, e bande nuove creare. Abbenchè incompleto e nell'ordinamento suo, difettoso; ci diedero pur gli Spagnuoli, del modo di stabilire un provvisionale sistema, un esempio che può con leggi e misure transitorie, al popolo in armi, d'appoggio, ed allo stabilimento del futuro regolare governo, di base fondamentale servire. Il diciamo incompleto e difettoso, perchè il popolo nella sua illimitata confidenza verso le persone che a membri di quelle giunte nominò,e dal suo ardente amor di patria abbacinato; non badò a propor restrizioni, nè limiti al loro potere, dimodocchè, una volta di quello in possesso, que' membri nel vizio caddero a che tanto l'ambizione umana è propensa, e solo da buoni ed immediati regolamenti esser può evitato, o contenuto: vogliamo ragionare di quel proposito da essi tenuto di estendere e mantenere, per quanto poteano, l'autorità lor conceduta. Per tanto le giunte provinciali spagnuole, a poco a poco si rilasciarono, e quell'amor di patria, che stato era della loro esistenza cagione, al funesto e sempre pernizioso amore e spirito di corporazione, concentrarono. Epperciò tosto che dopo la battaglia di Baylen, con somma vergogna, l'esercito del generale Dupont fù ad abbassare le armi costretto, e dopo che dovette Giuseppe Buonaparte colle pive in sacco ritirarsi, e Madrid frettolosamente abbandonare; da tanto strepitosi avvenimenti, coloro che componevano le giunte aggirati, la generale espulsione dei Francesi dalla penisola, come cosa certa ed immediata, inconsideratamente considerando, lasciaronsi da un eccesso pregiudizievole di confidenza trascinare, che i mezzi atti per ottenerla, a trascurare li spinse. Del tutto annighittiti, anzicchè fare eroici sforzi perla liberazione della loro patria, divennero tali giunte, le une delle altre, gelose e ciascuna, che il bene generale si ottenesse col minor disagio possibile, desiderava. Nulla dimeno, che abbiano quelle giunte provinciali, al primo impeto dell'invasione resistito e con vigore, il nemico, per quanto fù loro dato, respinto; ad ognuno è ben noto. Ed eziandio che non abbiano esse cessato di agire con quell'energia, attività, ed amor di patria, che primieramente le stimolava, e quello, a' riguardi, considerazioni locali, e spirito di corpo, surrogato, non abbiano, se non dopo un lungo possesso dell'illimitato potere, e dopo che nella loro mente si fosse la falsa persuasione infusa dell'impossibilità della conquista per parte dello straniero e la certezza ideale della sua rovina; non v'ha osservatore politico alcuno in Europa, cui manifesto non apparisca. Fù dunque il principale errore commesso dal popolo, nel non limitare il tempo della durata ed estensione del potere delle giunte. Perciò l'idea generale del loro stabilimento, che vantaggiosissimo, la rivoluzione a consolidare, riputiamo, ci converrà d'afferrare, e quelle parti che gli avvenimenti mostrarono essere difettose, sarà di mestieri additare ed indi con giudizio e ben ponderata riflessione correggere. Vorrebbe il SigrLemiere, che lagiunta centrale, la prima fosse ad essere stabilita, e dal governo antecedente al movimento popolare, nominata, dalla quale tutte le giunte provinciali etc. emanerebbero. Ma siccome quell'autore, per un popolo dalla tirannia interna, e dall'occupazione straniera oppresso, non iscrisse, ma bensì per la Francia, come attualmente si trova, qualora fosse minacciata ed una prossima invasione straniera paventasse; ne consiegue, non essere quanto da lui si propone, per una guerra d'insurrezione nel caso presente d'Italia, punto adottabile. Il suo sistema dei circoli etc., tratti da quello della guerra della Vandea, non molto dal nostro delle provincie, cantoni etc., differisce: ma in quanto all'origine da lui data alle giunte, palesiamo intieramente opposta opinione. Vorrebb'egli, che il re od il governo esistente, alle sue attribuzioni e funzioni rinunziasse e dalla giunta centrale surrogar si facesse. Quale esser possa il suo scopo per cambiare il governo preesistente con unosupplementarioe provisionale, all'epoca dell'invasione, scelto e nominato da quello che a lui cede il luogo; non ci è dato comprendere. Chiaro a chi l'uman core conosca, apparirà certamente, dover assai difficile cosa, per non dire impossibile, riuscire, che il prestabilito governo a spogliarsi del potere per investirnela giunta centrale, acconsenta: poichè in tal modo, publica confessione farebbe della sua incapacità nel maneggio di guerra, epperciò indegno di comandare ad altri uomini dichiarerebbesi. Imperciocchè da tutti è in oggi essenzialmente riconosciuto, che chi al governo d'uno stato si trova, deve saperlo difendere, e se non perviene dalla straniera invasione a liberarlo, per quello, deve morire. E veramente qual codardo e stolto personaggio non rappresenterebbe quel re che all'approssimarsi del nemico, una Giunta centrale, del potere sovrano investisse, per andarsi fuori del rumor degli schioppi e dei cannoni, a nascondere? E quanta impudenza non dimostrerebbe quel re che nell'atto della difesa d'uno stato, lungi dal pericolo tenuto si fosse e nascosto, col togliere dopo ch'è tornata la calma, il potere sovrano dalle mani di quella giunta, che coi suoi lumi, coraggio e fatiche, avesse la vittoria ottenuto? Stabilirebbe forse il SignrLemiere per massima, che debbano nel tempo di pace gl'ignoranti e codardi dominare, gli uomini forti, retti ed illuminati restare oppressi? Egli suppone per verità, che inaspettate circostanze, le sue forze ad un tempo, e la sua potenza arrestassero: locchè a nostro parere, suppone già invaso il territorio, o già l'esercitofuori di quello, battuto, oppure la pusillanime fuga dei principi come quella di Luigi XVIII e del conte d'Artois nel 1815 al tempo dello sbarco di Napoleone, e le fughe nelle passate guerre del tiranno di Napoli in particolare, e di tutti quei picciolissimi re, duchi, e principi, che si occupano con indefesso studio, le sostanze italiane a divorare. In qualunque di queste circostanze, noi portiamo opinione che dovrebbe cessare di esser re, colui che non volesse o più non potesse dirigere la guerra, ma non mai quella giunta nominare: e come mai possa questa e non il re, sostenersi, e tutto il gran movimento, regolare, non comprendiamo. Molte obbiezioni ancor più forti alla mente ci si presentano, ma una troppo lunga digressione, inutile pel nostro soggetto parendo, solo a rispondere alla nota della pagina 112 del trattato suddetto, ci limiteremo, ove dice l'istesso scrittore: «Dovrà senza dubbio quel consiglio centrale, essere stato nominato dal governo e da quello averne ricevuto il potere, altrimenti essere in ogni paese incivilito, un corpo incostituzionale, poichè i suoi membri non avrebbero nessuna legale missione per formare un governo provvisorio.» Secondo l'opinione del citato autore, il solo governo preesistente, render potrebbe l'esistenza di queste giuntelegale: e noi di nuovo domandiamo perchè quel governo avrà egli d'uopo di nominare una Giunta, quand'egli stesso farne le funzioni potrebbe? Ma volendo supporre che veramente nol possa, passeremo a domandare se altri mezzi egualmente ed anche più legali, per render valide le operazioni di quelle Giunte vi esistano. Secondo il parere del Signor Lemiere, non puossi ad altro giustamente ricorrere, com'egli chiaramente si spiega. Ma noi gli opporremo ciò ch'egli per avventura pensa e dire non osa, cioè che la vera, la pura, la giusta legalità dal popolo emana e dovrà sempre emanare, perchè quegli è che fà la guerra, ed è per lui, che si deve fare, che i re o governi preesistenti non sono legali se il popolo non lo accorda, e che quando questi alla direzione della somma delle cose, incapaci si veggono, tanto per fortuiti accidenti, quanto per qualunque altra cagione; al popolo spetta di nominare coloro che in sì pericolose congiunture debbano sostenerlo e dirigerlo, ed in cui deve una illimitata confidenza, riporre.

Tosto liberata una città, borgo, o villaggio, il condottiero o condottieri, che in quelli entrarono, nella chiesa, o sulla piazza, tutt'icapi di famiglia del paese riuniranno: e dopo d'avergli fatto giurare nel modo il più solenne di abbandonare le case, ed anche bruciarle se sarà necessario, di prima morire che all'unione, independenza e libertà italiana rinunziare, ed in ogni possibil modo, le bande in armi sostenere, non meno che di costringere tutti gli abitanti abili a prender le armi, a correre alla difesa della patria in pericolo, sotto pena d'infamia e di morte; deve regolarmente per la nomina di un consiglio municipale fargli votare: quindi proceduto allo scrutinio dei consiglieri ossia primati, uno fra quelli sceglierà che il più idoneo alle circostanze del paese il condottiero riconosca, e lo dichiarerà immantinenticomarco. Poscia quegli individui ed il consiglio, porrà nell'esercizio delle loro rispettive funzioni.

Passando quindi alla liberazione di un distretto, nella città capitale di quello, il consiglio distrettuale convocherassi composto da un deputato di ciaschedun municipio appartenente al distretto e nello stesso modo del consiglio municipale,installato, uno pure frà i deputati verrà dal condottiero principale di distretto, scelto per essere il preside del consiglio distrettuale.

Sarà pure il cantone da un'assemblea cantonalepresieduta da un prefetto, regolato, e questa nello stesso modo dei distretti nominata, da un condottiero principale di cantoneinstallata.

Finalmente dai deputati di tutt'i cantoni della provincia, verrà nominato un deputato per cantone onde formare la Giunta provinciale, che in conseguenza sarà composta di cinque persone, e sarà nell'istesso modo delle assemblee e dei consigli, installata dal condottiero principale di provincia cui pure un pretore, per dirigerla, spetterà di nominare.

Ai quindici di marzo, dal consiglio distrettuale fino alla Giunta provinciale inclusivamente, dovranno in ogni anno, tutti essere per elezione, nel modo di sovra esposto interamente rinnovati, e ond'evitare che troppo i membri al potere non s'affezionino, e che col tempo, nocevoli, anzicchè vantaggiosi, possano alla patria divenire. Il solo consiglio municipale, avrà la durata di tre anni, come quello, che la mano negli affari più complicati e particolari, aver dovrà delle bande e perciò, tante speziali intricatissime cose conoscere, onde poter tutti gli avvisi e schiarimenti, ai condottieri delle bande necessarj, comunicare con quell'esattezza e prontezza che in circostanze di tanto momento richieggonsi. Sarà inoltre soggetto a dovere il suo paese,abbandonare: ed ogni qualvolta non si creda sicuro di essere dal nemico risparmiato, alle bande deve riunirsi. Fà di mestieri che non sia ad una rinnovazione frequentemente sottoposto. Minore vediamo il pericolo, se un consiglio municipale possa o voglia del supremo e perpetuo potere impossessarsi, di quello, che, se in più lunga permanenza si lasciassero gli altri magistrati, si correrebbe. Minore eziandio per le Giunte provinciali, assemblee cantonali e consigli distrettuali, credesi la probabilità, che siano ad abbandonare tanto facilmente il paese, dove riseggono, costrette: essendo del loro governo l'estensione, maggiore, cambiar potranno città, villaggio, etc., per continuarvi le di loro adunanze. Meno ad un nemico agevol cosa riuscirà un territorio alquanto esteso, che una semplice città o villaggio, militarmente occupare.

Dal consiglio municipale assistito, dovrà il Comarco volger l'occhio alla condotta di tutte le persone del paese per iscorgere se alcuno comunicazione mantenga coll'inimico. Se a quello soccorra, ed in qualunque modo assistenza gli arrechi, fia d'uopo arrestarlo ed alla prima banda, che nel vicinato s'appresenti, consegnarlo, dalla quale sarà, come un tant'enorme delitto di traditor della patriarichiede, giudicato e punito. Esatte notizie d'ogni movimento del nemico piccolo o grande che sia, ripetutamente ai condottieri dovrà spedire, onde se una manchi, l'altra pervenga se per caso passasse il nemico pel paese, e la sua autorità come molte volte in Ispagna accadea, per ottenere qualche requisizione, riconoscesse, dovrà il condottiero della banda più vicina, ed il condottiero principale di distretto immediatamente informarne. Ogni qual volta nel paese o circondario, volontarj ammalati o feriti esistano, dovrà, fino alla loro guarigione, tanto pel vitto, come per la loro infermità, prendere continua e somma cura, e qualora abbandonar debba il paese, fargli sulle montagne negli antri al nemico inaccessibili, trasportare, e per guarigione in quel luogo restare. Insomma unitamente al consiglio municipale, dovrà il comarco e tutti gli abitanti del circondario atti alla guerra, armare, ed in aumento e soccorso delle già esistenti bande, mandarli, oppure, se ancora non ve ne esistano, con quegli crearne. Potrà coll'approvazione del condottiero principale, dei vecchi rimanenti, una guardia di sicurezza, per ajuto nelle sue operazioni, istituire, che, sebbene d'uomini infermicci ed al di là dei cinquant'anni composta, potrà non dimeno,per la difesa del luogo, contro a' piccoli distaccamenti nemici, e contro alcuni renitenti abitanti, se ve ne fossero, divenir vantaggiosa: dovrà, per quanto gli sia fattibile, alle bande, vettovaglie e munizioni, onde sostenerle, fornire, non meno che farle di tutte quelle risorse partecipi che nella sua posizione gli verrà fatto di ritrovare, o creare. Un uomo di guardia sulla torre più alta del luogo, sarà continuamente da lui tenuto allaveletta, onde a tempo dell'approssimarsi del nemico, essere avvertito e coi ripetuti tocchi della campana a stormo, tutte le torme degli abitanti radunare, e quindi l'avversario, quando probabilità fondata vi sia di poterlo distruggere, correre ad annichilare. Due altri modi d'agire, in caso contrario gli restano; l'uno d'inculcare agli abitanti di ricevere i barbari sotto apparenza d'indifferenti, ed anzi come loro parteggianti, coperti dalla più grande generale simulazione; l'altro di fuggire, se non v'è miglior scampo, ne' boschi. Sarà sempre il primo caso, possibile, quando per avventura quel villaggio o città ancor non siasi dal nemico, apertamente difeso, e non siasi in armi levata. Potranno i primati avvedutamente persuadere al nemico di aver alla forza più immediata ceduto, ed in varj modi confidenzainspirargli. Tale aggiundolamento riuscito; allora,comarco, primati, donne, vecchi e ragazzi, i soli, che in questa guerra debbano a casa rimanere, a stuolo al loro incontro, come se tutto fosse in pace, usciranno, e nella sua permanenza, altro che i rustici canti del popolo, nei differenti domestici lavori occupato, non udrassi. Ma tosto che il villaggio, borgo o città troverassi dal nemico evacuata, le domestiche faccende a che ognuno trovasi addetto, faransi all'istante sospendere. Ciascuno fuori del nascondiglio dove stava celata, l'arma sua immantinenti trarrà, ed a tormentare il nemico ed il suo retroguardo a distruggere, accingerassi. Il secondo modo, quello cioè di fuggire ai boschi, sempre nel primo impulso popolare sarà seguito, quante volte già siasi il nazionale col nemico, battuto, quante volte sia un paese aperto in pianura, e gli abitanti, dei necessarj mezzi di resistenza deficienti. Tutti allora, senza eccezione, le poche indispensabili suppellettili e particolarmente le loro armi e munizioni addossatisi, nelle montagne intaneransi, ed in quelle, a guisa d'una tribù errante, dall'amor del loro paese, dal desiderio di vendetta e dal sentimento del loro dovere stimolati, dal comarco e primati diretti, la resistenza fino all'estremo prolungheranno.Ed ogni volta, che loro in acconcio cadrà di tendere insidie e ragne al nemico, non dovranno, queste mai trascurarsi. Dalle bande quindi ajutati, una guerra senza posa di giorno e di notte, con accanimento continueranno ed in valevole compenso dei loro patimenti, quei vantaggi e dolcezze che da altro non possono provenire, se non dall'approvazione del proprio cuore, saranno per godere e delicatamente sentire. Molti villaggi, borghi e città di Spagna nelle sopra espresse circostanze, in tal maniera nella guerra dell'indipendenza, agirono. Generalmente parlando, quelle città solamente agl'invasori si arresero, che sotto all'influenza trovavansi della nobiltà e facoltosi possessori di grandi entrate. Ma fervente la massa del popolo d'amor di patria, dopo esser cadute per tradimento le città, i villaggi ancora difendeva, e quelli non solo, ma da persone d'ogni età, d'ogni classe, d'ogni sesso, erano pur anco le montagne ostinatamente difese. Fra tanti esempi che facilmente potremmo citare, basteranno a nostro avviso, i seguenti. Allora quando all'avvicinarsi di un distaccamento francese verso la metà di febbrajo, conobber gli abitanti diVilladrauin Catalogna, di non poter alla sua forza resistere, nei monti detti diMonsegnesi retirarono. Invitatidal comandante francese di ritornare alle loro case, risposero essere più contenti di rimanere dalla neve del monte seppelliti, che all'odioso dominio dello straniero sottomettersi. L'Alcalde diCasaresnell'Alpujarradi Granata, acceso da quel santo entusiasmo, che solo può venir dalla libertà ed indipendenza della patria generato, sì tosto sepp'egli essere la Spagna da Napoleone invasa, e già i Francesi per porre nel paese da lui amministrato, il piede; sulla pubblica piazza, tutti gli abitanti del villaggio ragunati, ad intraprendere una guerra mortale e continua contro il nemico esortolli. A quel veemente e ardimentoso invito, un grido generale di approvazione levossi, e tutti a seguirlo indistintamente si disposero. Spettacolo maraviglioso! Ed il cuore d'ognuno, per duro che fosse s'inteneria nel vedere migliaia d'abitanti, dal pallido e cadente vegliardo fino al vezzeggiante fanciullo, tutti tutti d'armi, vettovaglie, suppellettili necessarie, intenti a caricarsi. Chi in un angolo le soprabbondanti vestimenta, provvigioni di casa abbruciava, chi nell'altro, mobili, carrozze, carri e letti spezzava: chi le botti degli squisitissimi vini di quelle contrade, rovesciava al suolo sino all'ultima goccia. Infine tutte quelle cose, che incapaci di trasportarsiavrebbero potuto servire al nemico, distruggeano. Vecchi, giovani, fanciulli, donne, chi di schioppo, chi con pistole, chi collo spiedo, chi con forcone e chi finalmente altro non avendo, con stanghe, o bastoni, ciascuno sotto il peso dellasoprassoma, che porta sulle spalle curvato; tutti del loro padre e loro condottiero, l'alcalde, inni cantando dall'amor di patria ispirati, al seguito s'incamminarono. Perspicace l'Alcalde al pari che intrepido, ai monti quella turma condusse: e colà tutti coloro che atti a far una guerra lunga e penosa, per movimenti rapidi ed arditi servir gli potevano, in truppa ordinò: ed i vecchi, in varj appositi inaccessibili siti sovrastanti agli stretti ed a burroni, dietro grandi massi di pietre, con sano consiglio collocò: da dove senza muoversi, e da quelli coperti, potessero con lo schioppo, fuori del pericolo di essere offesi, l'avversario ammazzare. Nè solo alla difesa di quelle scabrose ed inarrivabili positure, contentossi di rimanere, ma le moltissime volte, fino quasi dentroCasares, che sebbene abbandonato e distrutto, dovettero i Francesi per forza occupare, a dar loro molestia scendea.Volendosi gl'invasori da quell'inquietudine liberare, d'attaccarlo con vigore e distruggerlo divisarono, e contro a' quei dirupi, che qual base d'operazione all'alcalde servivano, baldanzosamente recaronsi: nè solo furono a combatterlo incapaci, ma neppur di raggiunger l'alcalde, nè la posizione sedentaria della sua tribù, fù loro dato mai di rintracciare: perchè quel patriota perfetto conoscitore del terreno da lui scelto per operare, d'un'opportunità si valeva che dalla natura stessa del luogo venivagli offerta, onde sparire dalla fronte del nemico, senza che fosse a quello fattibile l'orme sue di seguire. Favorivalo l'esistenza d'una spaziosa e lunga caverna, l'apertura della quale da alti ed estesi sassi, posti acavalieredavanti, veniva in tal modo coperta e ben difesa l'entrata, alla quale, se non per intricatissimi e ripidi andirivieni di giungere non era permesso: perchè le sinuose loro direzioni sviavano il nemico, non abbastanza conoscitore di quelle aspre giravolte, ed a parte affatto opposta il facean pervenire. Prolungavasi questa caverna dentro la rocca per lo spazio di due miglia, e dall'altra parte per le viscere del monte passando, dava adito ad un profondissimobotro. Aveva l'alcalde la sua colonia in quella stabilita, e per mezzo dellescorrerie sui nemici, sempre la tenne, a sufficienza di viveri provveduta. Tutti coloro, che le marcie e gli attacchi erano inabili a sostenere, gli ammalati e vecchi decrepiti, le partorienti ed i bambini, nella continua occupazione vivevano di conservare e distribuire le vettovaglie e munizioni, ed altresì di porgere a chi pativa, consolazione, alimento e medicine. Così regolandosi quest'eroico Alcalde, per sette anni continui, cioè fino alla pace, senza essere d'altro, che dal suo ardente amor per la patria, perspicacia e costanza sostenuto, una maravigliosa guerra, non men continua che mortale, a buon fine contro a' Francesi condusse. Quei sublimi esempi di patria virtù, servano d'amara rampogna alle nazioni vilmente inerti, che di servire a qualunque siasi padrone, purchè dai loro abituali comodi e divertimenti non gli distolga; senza vergogna, senza timore del vituperio si appagano. Pertanto i primati d'un paese conosciuto non potersi difendere e compreso nel raggio strategico del nemico, dovranno all'approssimarsi d'un suo distaccamento, ai cittadini, di seguirli ai monti od ai boschi ordinare, sotto pena di essere traditori della patria considerati. Tutte quelle provvigioni d'ogni genere, che incapaci ad essere trasportate,potrebbero recare giovamento al nemico, dovransi distruggere, e se tempo bastante rimanga, vino, farine, pane, posti ne' nascondigli facili a rinvenirsi, avvelenare. Finalmente, lasciate le strade piene d'impedimenti e barricate, dal paese deserto ed interamente di ogni cosa servibile a' nemici, spogliato, gli abitanti allontaneransi. E se alimento rimane di che l'avido ad affamato invasore satollisi, la meritata morte da quel pasto riceva! I publici e privati edifizi incendieransi, le fiamme ed il fumo de' quali possano i barbari soffocare, od almeno, spargendo nella sua truppa confusione, stanchezza, spavento, a levarsi a rumore l'inducano. Ogni cosa insomma che alcomarcoe primati, di opporsi ai nemici del paese, idoneità qualunque sia per fornire, qual giusto mezzo dalla provvidenza nelle loro mani, inviato, onde ottenere la liberazione d'Italia, dovrà riguardarsi.

Il consiglio distrettuale e l'assemblea di cantone, nei limiti della loro giurisdizione, all'adempimento delle già dette disposizioni vigileranno e d'anelli intermediarj serviranno fra i municipj, e la Giunta provinciale: in modo, che fra loro, quella scala gerarchica esista del maggiore e minore, che attivi eagevoli le operazioni, e che l'inferior magistrato all'implicita obbedienza del superiore, costringa.

La Giunta provinciale eserciterà provvisionalmente il potere nei limiti della sua provincia, ma non mai al comando e regolamento delle bande si dovrà quello estendere. Imperciocchè non debbono da nessun'altro dipendere se non dal condottiero supremo. I condottieri principali sotto agli ordini del detto condottiero supremo, non dovranno dalle Giunte dipendere. Ma se dal comandar alle bande deve astenersi, non è però, dal dovere di fornir loro le vettovaglie e necessarie munizioni, avvertimenti e consigli che possano abbisognare ai loro condottieri, esonerata, non meno che dall'obbligo d'adoprare ogni mezzo atto a procacciarle la confidenza del popolo della provincia. Dovrà della massa di coloro che nelle cose patrie, nei cantoni, distretti, e municipj esercitano una certa influenza, a poco a poco impadronirsi, tutti gli avvenimenti probabili, tanto felici, quanto avversi che a vantaggio o danno della provincia possano succedere, con avvedutezza prevedere, amministrare pronto rimedio, e metter loro a tempo, se sono della classe nocevole, opportuno impedimento: dovrà tutte le risorsenecessarie in una guerra lunga e penosa indagare, conoscere, ed eziandio creare, spiare le occasioni, afferrarle, profittarne, farle nascere, le opinioni che divergenti, possano portare una parte dei cittadini ad abbandonare per particolar considerazione, il partito della patria, ed anche, quando si trovasse sotto le bajonette nemiche, a tradirla, dovrà con accortezza conciliare. Imperciocchè gravissimo nocumento da quella divergenza potrebbe ridondare, che ispirando all'invasore baldanza, farebbe sì che s'avanzasse e tutte le vantaggiose circostanze dalla divisione dei ben pensanti cittadini presentategli, con la sua forza mettesse a profitto, e senza nemmeno dar loro il tempo di prendere lena, gli potrebbe tutti esterminare. Affinchè tutti si armino i cittadini atti alla guerra, e che bande si mettano nel maggior numero possibile in campo; dovrà energici indirizzi pubblicare, sostenere con sovvenzioni d'arme e di vettovaglie quegli abitanti che uniti in torme, abbandonato il paese, in massa ai monti od alle selve rifuggono: dovrà invigilare, affinchè i prefetti, presidi-comarchi, ed i loro rispettivi consigli attivamente e con energia cooperino alla liberazione della patria, ed immediatamente ai suoi ordini obbediscano, come pure in ogni miglior modo, lo spirito publicoanimare, coll'annunzio di qualunque piccolo vantaggio dalle bande riportato, e la cosa maneggiare, affinchè venga dalla pubblica voce con esagerazione ripetuto e magnificato, ed in sì fatto modo quelle speranze, a cagione della disfatta di qualche banda, per avventura momentaneamente depresse, in isperanza di miglior fortuna ravvivare. Nè ad inviar soccorsi alle sole bande della provincia dovrà limitarsi, ma ben anche a quelle delle altre, che possono in libera comunicazione con lei trovarsi, ed essere dalla giunta della loro provincia tagliate fuori. Così le Giunte d'Arragona, e di Biscaglia, si regolarono: mandando varie volte soccorsi a Mina, mentre quegli nella Navarra campeggiava. Furono simili disposizioni ed indirizzi messi pur anche da tutte le Giunte provinciali di Spagna, e da quelle spezialmente di Badajoz, e di Siviglia, in uso: le quali dando il grido di guerra, i trionfanti invasori a nuovo certame sfidavano e la nazione spagnuola efficacemente destarono, che la difesa della sua independenza continuò con tanto glorioso vantaggio. La Giunta tutto disporrà onde si difendano i punti minacciati dal nemico e per far, che gli esistenti in mano sua, siano dalla truppa nazionale ripresi, darà le sue cure perl'approvvigionamento, delle piazze, rocche e fortezze, di che trovasi la nazione in possesso: ed a tal uopo sarà dal condottiero supremo un connestabile delegato militare, nominato, con un consiglio di direzione, onde corpi regolari di fanti, cavalli ed artiglieria, come colonne volanti, formare per la difesa ed attacco delle piazze, che quindi poi in legioni ordinate, la base saranno del nuovo esercito regolare. Finalmente a tutto il necessario provvederà, affinchè la patria non soccomba, ed in una contesa di sì gran momento, vittoriosa riesca. Dal condottiero supremo dovrà esser riconosciuta ed i suoi non meno, che quelli a lui trasmessi dal condottiero principale di provincia in suo nome inviati, dovrà puntualmente e senza obbiezioni eseguire. Si manterrà in buona armonia ed in continua corrispondenza con le altre giunte: e quando le tre quarte parti di ciascuna delle quattro provincie siano libere, le giunte provinciali, alla nomina dellaconsultasuprema procederanno. Di quanta vitale importanza debba essere all'Italia lo stabilimento diquesta, non v'ha chi nol riconosca: sarà da quella, l'eccentrica generale azione della guerra, concentrata, e la prima unica ed essenzial base diverrà dell'unione italiana.

Male in Ispagna al suo stabilimento si provvide. Le varie giunte provinciali recalcitranti si dimostrarono a spogliarsi della loro autorità sovrana, per, la giunta suprema, investirne, alcune di obbedire ai suoi editti ricusarono, altre i loro diputati con segrete istruzioni di provinciale dependenza spedirono, in modo che avrebbe dovuto la suprema, rimanere alle volontà di quelle, soggetta. Infine la giunta di Siviglia sieresseper propria volontà, e col voto solo della provincia, in giunta centrale, e fù di seguito riconosciuta da varie potenze d'Europa, ma non mai in tutte le parti della Spagna, fù obbedita. Molte delle provinciali di aver il diritto allegavano, anzi pur quello di formar giunta suprema centrale: le une il diritto di anterior ordinamento affacciando, le altre quello di antico statuto, o di convenienza de' luoghi e di tempi: dimodocchè quello stato di oscillazione nel maneggio del potere, deve grave danno alla patria produrre e la riescita della contesa ritardare. Onde prevenire siffatto inconveniente, noi già abbiamo la frequente rielezione dei membri delle giunte provinciali raccomandato, non meno che la di loro regolare elezione, affatto dal modo praticato dagli Spagnuoli diversa. Per tanto liberate le tre quarte parti del territorio delle quattroprovincie, calcolata la parte libera sull'estensione generale della penisola e non in ispezialtà alle rispettive; le giunte di queste, ed ogni assemblea di cantone invieranno uno dei cittadini che le compongono, qual deputato alla consulta suprema: locchè porterà il numero di quelli a ventiquattro, o ad un minore, se alcuni cantoni per via della presenza del nemico, non saranno ancora stati constituiti. Deriverà vantaggiosamente da questa elezione, che i deputati misti a quei de' cantoni, non porteranno lo spirito di corpo delle loro giunte, e che la suprema consulta eletta direttamente dalle cantonali assemblee, sarà più popolare e potrà più da vicino, lo stato, le risorse ed i bisogni dei cantoni conoscere. Tutte le volte che le giunte provinciali, cantoni, distretti e consiglio municipale, un deputato, presso del magistrato superiore nomineranno; per regolare elezione debbono surrogargli un altro, traendone uno dall'inferiorenel loro seno, ed il consiglio municipale, scegliendo frà i padri di famiglia.

La consulta suprema sarà formata dal condottiero supremo che nominerà il pretore massimo alla di lei presidenza, nella città di Roma. Ma se per circostanze particolari avverrà che non possa o non convenga pelmomento alla suprema consulta, di colà stabilirsi; non tralascierà per ciò di congregarsi od in una qualche ben munita piazza, od in una già libera dai nemici, o ben difesa provincia.

La suprema consulta sarà di tutto il potere civile sovrano, tanto rispetto alle provincie Italiane investita, quanto rispetto agli affari d'Italia che han relazioni collo straniero: sarà quel suo potere civile, il più esteso ed independente, che mai dar si possa. Tutt'i magistrati saranno tenuti a darle ragguaglio delle operazioni di essi: ma tal giunta non risponderà delle sue che innanzi al condottiero supremo. Ed in ogni mese li dirigerà una esatta relazione dello stato del paese e delle operazioni, invieralla ad ogni consiglio municipale che ne darà convenevole e circospetta comunicazione ai cittadini. Se i quattro quinti dei consigli municipali, esponessero al condottiero supremo in nome dei loro amministrati, che la suprema consulta operò contro il bene della patria e la dichiarassero priva della confidenza publica; dovrebbe quegli all'elezione di una nuova per intiero, nei modi stabiliti, immediatamente procedere. La suprema consulta si rinnoverà per metà ogni anno. Saranno alla fine del primo, tutt'i nomi dei membri chela compongono, posti nell'urna ed a sorte ne verrà estratta la metà che in quel punto cesserà di funzionare, uscirà dall'impiego, e le succederanno nuovi deputati dai cantoni e giunte provinciali sù di cui è caduta la sorte del cambiamento, eletti regolarmente, che all'istante riuniransi ad esercitare l'incarico. Dopo del primo anno, certamente siffatta operazione di scrutinio, non dovrà replicarsi. Ed in fatti usciranno dal corpo quegl'individui che non furono nell'anno prima surrogati: e così d'anno in anno, sarà la consulta, senza che lo stato ne riceva la minima scossa nè indugio, per metà rinnovata. Così la nazione non temerà di trovare il potere nelle mani di pochi perpetuato. Il pretore massimo, eletto dal condottiero supremo, fuori del seno dei deputati, non durerà mai più d'un anno, e da quello sarà sempre rieletto prima del 25 di decembre, in che tutte quante le operazioni per l'elezione della consulta suprema, dovranno essere affatto compite. Dovrà in quel giorno stesso, la parte entrante prender possesso, e le bisogne del suo uffizio regolarmente disimpegnare. Il dovere di questa consulta, i suoi lavori, il suo scopo debbono essere diretti a soccorrere al condottiero supremo, a discacciare il nemico straniero fuori d'Italia, e l'interno estirpare. Atal fine, avrà ella un potere civile illimitato fino al conseguimento dello scopo, onde fù stabilita. Ottenutolo, convocherà solenne parlamento nazionale, cui dovrà il suo potere rassegnare, ed immediatamente disciogliersi.

Tutti gli atti, disposizioni, stabilimenti, etc., ordinati e messi in esecuzione dalla consulta suprema, saranno sempre provisionali e di niun valore per l'avvenire, purchè non vengano dal parlamento nazionale approvati.

Tutt'i poteri, e doveri nelle giunte provinciali concentrati, divenendo queste soggette nell'atto della sua elezione, alla suprema consulta, riceveranno da quella un regolare movimento, una direzione stabile, un impulso uniforme e conveniente alla gran macchina dello stato. Tale consulta comunicherà puranco coi gabinetti stranieri. Imperciocchè divenendo l'Italia vittoriosa e forte, senza dubbio dalle potenze vicine e naturali nemiche sue, da quelle stesse che se la vedono debole, non le offriranno mai un soccorso per contribuire a renderla unita, indipendente e libera, anzi sempre il nemico suo sosterranno; riceverà, cangiata la sorte, proposte d'amicizia e di protezione. Nulla di meno, quelle, non mai tralasceranno di suscitare tradimenti, non meno che di appoggiare, e salvare i traditori. Persuasequelle potenze, che la forza italiana si possa da sè stessa sostenere, e che tutta la probabilità del buon successo inclini dal canto delle armi rigeneratrici; invieranno agenti publici, o privati: e così varj di quei cittadini conosciuti per essere ancora non affatto scevri dall'infezione dell'antecedente stato di servaggio, al danno dell'Italia assolderanno che per poco, o molto, venduti come strumenti delle prave macchinazioni straniere, avranno principalmente l'incarico di suscitar timori, divulgar false notizie, seminar la diffidenza fra i cittadini, calunniare i migliori ed i preposti al governo, e l'uno contro l'altro, quelli stimolare, sparger la beffa sulle più belle cittadine intraprese di quel condottiero, che vero amatore della patria, guerreggierà, non seguendo le romanzesche leggi de' cavalieri erranti: e ciò per rapire a quel patriota l'opinione che d'aumento notabile della sua banda sarebbe cagione e la via gli spianerebbe a nuove luminose vittorie. Questi agenti avveleneranno con falsa interpretazione i discorsi de' migliori fra i cittadini, e le opere de' principali atleti difensori della patria, onde spargere la diffidenza, confusione, malcontento, terrore e così movere fazioni, e tener sempre gli animi divisi. Tuttocciò tenteran gli stranieri, per essere invitatia porgere o per dare officiosamente amichevole consiglio, e per offrire la protezione de' loro gabinetti. Saranno pure incaricati gli stessi agenti pubblici o privati di propagare a suon di tromba pel mondo, che il paese trovasi sull'orlo del precipizio, di gridare all'anarchia, all'assassinio, alla violazione dei diritti e patti, che legano gli uomini d'una stessa nazione fra di loro, abbenchè sappian costoro che non possono in quel tempo i diritti, i patti aver vigore, perchè cessarono, quando furono da coloro contro de' quali l'Italia guerreggia, violati ed atrocemente conculcati, e che appunto per lo stabilimento della unione, ha impugnato le armi. Esaurite poi da quei prezzolati, tutte le invenzioni, i tranelli, i raggiri, le risorse del maltalento, vedendo inutili tutt'i loro sforzi riescire, e loro malgrado rifiorire ed acquistare novella forza l'Italia; gli stranieri allora cangieranno direzione ad un tratto, non già l'aspetto che sarà sempre stato di amici sinceri, ma ragionevoli e moderati, sempre avendo la schietta e cordiale amicizia da' loro governi decantato, sempre di perdoni e d'amnistie favellato. Per tanto prospera addivenendo la fortuna d'Italia, quegli artifiziosi nemici offriranno la di lor mediazione, onde fra le parti belligeranti stabilire un trattato,con l'animo rivolto all'infame scopo d'impedire, che la parte avversa all'Italia, venga interamente distrutta. Indebolendo costoro la santaenergiadegl'Italiani, addormentando colle lusinghe la lor passione per una guerra gloriosa ed infondendo una sicurezza fallace, dirizzeranno le cure a far risorgere il partito de' tiranni e l'ignominia, l'oppressione, la calamità dell'Italia. Per giungere a questo scopo, modificazioni al sistema addottato s'avviseran di proporre, e se nessuno sarà ancor stabilito, uno che contenga il germe della distruzione in sè stesso e che generi col tempo la confusione, progetteranno: affinchè si possa far parere al mondo, che sia il popolo italiano, incontentabile, e non per principj, ma solo per ispirito d'insubordinazione e d'anarchia abbia levato rumore. E se finalmente, malgrado ciò, non potranno nel loro intento riuscire, dopo d'avere dato asilo ai tiranni d'Italia ed ai turpissimi loro seguaci, dopo d'aver loro permesso di cospirare, col provvederli abbenchè inutilmente, di denaro e tutt'altro, cercheranno almeno di potere acquistare l'influenza sopra del nuovo governo, renderlo propenso ai loro futuri disegni europei, e delle loro iniquità cooperatore servile. Ed è pur questa infallibilmente la progressione generale di condotta,che saranno i gabinetti stranieri limitrofi per abbracciare, se le circostanze della politica del giorno, loro consiglieranno in ajuto dei barbari e degl'italici tiranni a non intervenire coll'armi. La consulta suprema non si lascierà dai maneggi ingannatori della politica esterna abbindolare, sarà sempre chiara, sincera, leale nelle promesse, ma per poco e soltanto per l'indispensabile, dovrà impegnar la sua fede. Sarà d'uopo alla consulta coll'estero, andar perle lunghe, vezzeggiare tutti coloro cui non potrà resistere, accrescere o scemare le sue pretese, le parole o promesse calcolare a seconda del grado della sua maggior possa o minore. Persuasa, che tutti gli altri gabinetti ad ingannarla concorrono, e che nessuno volontieri e di buona fede, il vantaggio d'Italia di promover desideri, dovrà, bilanciando, da tutti quanti trarre possibil partito, ed a tutti il meno che ceder possa, accordare.

Potrà finalmente la consulta, con molto profitto la sua alleanza collo straniero, ma in nessun tempo, la sua independenza, unione e libertà negoziare, che non mai, la minor diminuzione, ad onta d'ogni, abbenchè grave pericolo, dovran sopportare. Venti millioni d'abitanti decisi potranno conseguire e mantenere un tanto tesoro, se non mai sarannol'aggressione dei nemici, abbenchè formidabili, a paventare disposti. Dovransi nel periodo dell'insurrezione, tutti gli ambasciatori stranieri licenziare. Imperciocchè accreditati presso al governo antecedente, trovansi a tutti coloro che necessariamente saranno del nuovo ordine di cose malcontenti, pur troppo d'opinione congiunti e potranno, per contrariare le disposizioni rivoluzionarie, di quei ribaldi valersi. Epperciò dovranno nel minor tempo possibile allontanarsi dal territorio italiano. Esser dovendo, per la circostanza del fatto, le relazioni con le potenze estere, interrotte; nessun maggior danno, rimandando i loro ambasciatori, potrà ridondarne. Un gabinetto cui essere amico d'Italia convenga, non troverà offesa in questa generale disposizione: ma se all'opposto, com'è cosa probabile, non vorrà essere amico per allora, all'insorta nazione; lascierà per alcun tempo, e sotto altri pretesti, il suo ambasciatore, affinchè la rovina della cosa publica, prima di partire, venga efficacemente da lui disposta: e per ultimo ad altro quegli ambasciatori non servirebbero, che a porre ostacoli all'andamento del governo che non fosse legalmente dai rispettivi gabinetti riconosciuto. Pruova di quest'asserzione, facilmente otterremo, purchè la condotta delministero inglese in tutte le rivoluzioni che da trent'anni sul continente successero, attentamente si ponderi. Si vedrà quel gabinetto, durante la rivoluzione di Francia, spedir a Parigi, lord Malmesburg, incaricato di trattare i preliminari di una pace che non aveva intenzione di conchiudere, ed altro non essere l'oggetto reale di questa missione se non quello di ben da vicino lo stato della republica osservare, uno stuolo d'agenti stabilire per rovesciarla,centralizzarele mire dei malcontenti di Francia, ed il partito inglese per la pace propenso, abbonacciare. Ma di ciò, avuta il direttorio sollecitamente contezza, a partire sul punto da Parigi tosto il costrinse. Nelle rivoluzioni del 1820, e 21 in Ispagna, ed Italia, furono gli ambasciatori dell'Inghilterra dai capi di quelle, come amici considerati, e con ogni confidenza trattati. Eppure tutti in generale, ma particolarmente il Signor Williams Acourt, prima in Napoli, poi in Ispagna, altro in fatti non era che un astuto cospiratore contro la causa della libertà, che per l'analogia colle istituzioni del suo paese in certo modo apprezzar dimostrava, mentrechè spendendo a larga mano, comprava i generali che comandavano agli eserciti, i semplici, gli ambiziosi,ed i paurosi con parole ingannatrici, con promesse verbali ed inconsistenti di modificazioni, con false lusinghe, con astute invenzioni, sotto colore d'amicizia, sottilmente ingannava. La casa sua, punto di riunione di tutt'i malcontenti, il centro addivenne, d'onde tutte le opere astute dei malevoli, quasi velenosi dardi, partivano, che poi tanto le fondamenta del sistema liberale agitarono che, con pochissimo urto straniero fecerlo rovinare: ed al carcere, alla catena ed al supplizio furono pur anche mandati coloro che alle parole di quel diplomatico prestarono fede.

Nondimeno per essere delle disposizioni dei varj gabinetti d'Europa, informati, converrà che venga un sufficiente numero d'agenti segreti, dalla consulta spedito: i quali oltre all'illuminarla di quanto dai governi europei rispettivamente al paese, si fà, si pensa, si dice; con mezzi segreti, col favore delle molte persone che per l'Italia parteggieranno, perchè ben differenti sono i pensieri dei popoli da quelli lor governanti, possono facilitare l'invio d'armi di munizioni necessarie alla guerra. Saranno alcuni di questi agenti, sotto apparenza di proscritti, dal nuovo governo mandati, i quali come persone di confidenza e d'ingegno e non conosciute per essere alpartito degl'insorti affette, sotto la figura di malcontenti, con i proscritti arrabbiati e cospiratori si dovranno mischiare, e coi mezzi più acconci, sempre divisi mantenerli ed al governo tutt'i loro fondati progetti, le loro mire, azioni, appoggi e determinazioni raccontare. Dovransi oltracciò inoltrare presso i governi, e la maggior possibile confidenza loro sforzarsi di guadagnare: e da quelli, tutto quanto possa essere utile a sapersi dalla consulta e condottiero supremo, ritrarre. Alcuni altri sotto maschera di negozianti che per sola veduta di commercio, abbiano il domicilio cambiato ma del nuovo governo in apparenza moderati partigiani, maneggiando vistosi fondi, buon credito nel paese, in cui dimorano acquistando, rettificare dovranno nella publica opinione gli errori in che malignamente cercheranno i nemici di farla cadere, difenderanno la sua riputazione, dalle calunnie, con dignità, in mezzo ai varj partiti esistenti, si manterranno, e traendo dalla posizione in che si trovano, il miglior partito per dar vantaggi alla patria; potranno pure servir d'anello di comunicazione fra i due governi, se l'acconcio venisse di trattare in favore d'Italia, ed importanti non meno che utili negoziazioni proporre.

Omettiamo di parlare delle alleanze coi popoli che si fossero fin d'allora dalla schiavitù liberati, dei soccorsi che somministrare e ricever si possano, perchè, eccettuando gli Americani e forse i Greci, nessuno rinviensi quest'oggi, politicamente parlando, in tal posizione. E per ultimo non è nostro intento di entrare in tutt'i particolari sù de' quali dovrà il governo provvisionale intrattenersi: ma solo alcuni de' più indispensabili, accennammo per norma, di quei magistrati cui spetta drizzare l'Italia per la via della gloria, onde perpetuare la unione, independenza, e libertà, cui consacriamo le nostre cure.


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