CAPITOLO XIII.CONCLUSIONE.Abbiam fatto pruova d'indicar quei principii e quei lumi della osservazione e della storia che possano con certezza, dalle fondamenta il gotico edifizio della tirannide abbattere, l'attuale obbrobrioso sistema rovesciare, i barbari che infestan l'Italia, distruggere e ai turpi loro seguaci, recar finalmente la meritata fortuna. Ciò facendo, ad un dovere adempimmo che addita al verace Italiano, la carità della patria: a quello io vuò dire, di porgere, in tributo d'amore, di verità, di giustizia, i frutti di lunghe veglie e della sperienza di cui la sventura suol dotar le sue vittime, ai cittadini futuri. Noi li diciamofuturi, perchè da un canto siamo ben lungi dal volere il nome sacro di cittadino impartire a coloro che schiavi snervati e viziosi, del loro giogo son degni: e dall'altro quei che forti e decisi, stanno l'occasione al varco attendendo, non hanno nella Italia contaminata, una patria che nel magnanimo desiderio del cuore, e comporranno la futura razza italiana. Null'altro,se non l'esecuzione del nostro sistema, oggi rimane ad intraprendere: ed a ciò siamo con fervore, personalmente disposti, tostocchè dagl'Italiani, colla presa delle armi e con ferma volontà, ce ne venga il destro, agevolato! Quel momento, come il più bello della nostra vita considereremo, in che a noi pure, al sublime intento, sarà dato di cooperare e per l'Italia soltanto vivere, o per quella, a' suoi difensori, congiunti, esalare combattendo, lo spirito. Agl'Italiani fratelli per tanto, di destar la scintilla fatale ascosa nelle ceneri, oggi appartiene, la quale accendendo ardentissimo foco, i nemici del bel paese, con terribile scoppio, tutti consumi e distrugga.Nulla rinviensi al mondo, cui l'istante di decisione non sovrasti, dice il cardinale di Retz: ed è il capo d'opera del senno, quello di saper tale momento, conoscere ed afferrare. Che se mai si cade in errore, sopra tutto nelle rivoluzioni degli stati, sorge il pericolo, o di non più scorgerlo, o di non più rinvenirlo. Vienci da mille esempii, tal verità, confermata. Ora facendoci noi a considerare, che nè alla caduta di Napoleone, quando un esercito italiano esisteva, il quale inerte, dal vicerè e da alcuni suoi generali, lasciossi vergognosamente a vil prezzo vendere all'Alemanno; nè alla marcia da Gioacchino,re di Napoli, all'uopo, come diceasi, di unire l'Italia in un corpo solo, intrapresa, nè alle astute suggestioni di lord Bentink e di colui che bruttò maggiormente la nostra patria, vuò dire dell'arciduca Giovanni d'Austria, cose tutte che sebbene con sinistra intenzione bandite, potevano pure l'unione e l'armamento degl'Italiani facilitare, nè al grido di libertà levato in Napoli nel 1820, nè a quello d'unione, independenza e libertà dato nel 1821 dai Piemontesi, gl'Italiani in massa e con ferma volontà, si avvisaron di scuotersi dall'ignominioso letargo; potrebbe alcun dubitare, che questi propizii momenti, furono da essi, se non disprezzati, almeno debolmente accolti, e più coi voti che collo slancio della persona, col sagrifizio delle ricchezze, del riposo e della vita, secondati: potrebbe alcun dubitare, noi ripetiamo, che non fosser essi maturi e disposti a risoluzione sublime. Potrebbe sospettarsi, e per avventura stimare, che avendo lasciato scorrer l'Italia il gran momento di risurrezione, quello non sia per tornare, e che il destino abbia decretato per essa, sempiterna ignominia.Ma lo stato morale d'Italia profondamente osservando, si può un chiaro veggente accertare, che le idee generose, i forti sentimenti, le massime italiane, si sono dopo quell'ultim'epocacalamitosa, di molto estese, addensate e rinvigorite. Laonde debbesi ogni dubbio, che non siano gl'Italiani attualmente, per essere a qualunque sagrifizio ed ardita risoluzione disposti, affatto dileguare. Rispetto poi al momento, grazie rendiamo alla provvidenza, che vedendo averlo noi, forse perchè in quel tempo della opportuna attitudine a quel grand'uopo privi eravamo, lasciato le tante volte sfuggir di mano; un altro volle pur non dimeno e più propizio e più alle nostre fortificate opinioni adattato, farci al fin sorgere. In fatti, qual più favorevole momento di questo, potrebbesi all'Italia, pell'esecuzione del gran disegno, offerire, mentre alle porte di Trabisonda e di Costantinopoli, è lo Czar delle Russie al momento d'insignorirsi della calpestata corona dei Comneni e Paleologhi? Quindi, signore del Bosforo, dell'Ellesponto, etc. può mettere l'Austria, l'Inghilterra e la Francia nella tristissima situazione di dover da suoi cenni, pell'avvenire, dipendere. Ma per ora, dovendo colà tutta la sua cura e forze rivolgere, non potrà le masse de' suoi sgherri, in sostegno dei nostri tiranni, dalla Scizia in Italia inviare! Or l'Austria, con ragione, il maggiore ingrandimento di quella potenza sua naturale nemica, dee paventare, perchè confinante, gigantesca rivale:e non potrà perciò le sue frontiere della Bosnia e della Servia, che avidamente desidera il Russo d'appropriarsi, sguarnire, per accorrere nel mezzo giorno, contro le nazioni a combattere. E l'Austria pur vede tremando, la Prussia, in segreto al Czar collegata, guatar con avid'occhio, l'occasione di quadrare a spese del vicino, il sito del suo regno così malposto nel core di tre formidabili stati: la Francia, l'Inghilterra, verso la contesa dell'oriente, debbono pure tutta la loro attenzione dirizzare, onde impedire che quell'enorme colosso distrugga l'impero ottomano e dell'Ellenia s'impadronisca. Imperciocchè, una volta signore di quel littorale, potrebbe in brevissimo giro d'anni, un numerosonavigliod'ottimi marinari fornito, allestire, che farebbe ben tosto le marine inglesi, francesi ed austriache, dal Mediterraneo dileguare. L'Inghilterra più d'ogn'altro governo, vedendo il pericolo della vicina perdita delle sue possessioni delle Indie, che le sovrasta, dovrà guerreggiare, e trascinare seco lei quei nostri principali e più immediati nemici. Tali considerazioni fin d'ora, a tutt'i forti impediscono di cadere addosso repentinamente all'Italia. Or che l'opinione dominante dei Francesi, ed Inglesi molto influente (ma chepur non è quella dei loro gabinetti, abbenchè governati con sistemi costituzionali), tutta favorevole alla libertà dei popoli si mostra, e le ostilità dai loro gabinetti contro di noi ideate, potrebbe per avventura impedire, e finalmente or che arde la contesa del Portogallo, e non è lungi la rivoluzione del popolo Spagnuolo, che al rimbombo delle nostre imprese, si slancierà, senza dubbio, al riacquisto de' suoi conculcati diritti, e così a quella contrada, tutta la possibile attenzione di quei due gabinetti concentrerà, essendo gli avvenimenti della penisola Ispana, per Inghilterra e per Francia di più delicata importanza che le sorti di Italia, oggi che un'immediata invasione straniera, tanto poco abbiam ragione di paventare, ora forse che quei naturali nemici nostri verranno fra breve tra di loro a tenzone, e ch'essendo noi venti millioni, se non siamo prodigiosamente codardi, alcuno temere non dobbiamo, ed anche, senza le circostanze già ricordate, potremmo rimaner saldi contro a tutta l'Europa, se per caso improbabile, volesse contro di noi congiurare, oggi, ad onta della fortuna che ci stende la mano, vorremmo torpidi e sonnacchiosi, rimanere in catena? Vorremo noi occasione così bella, così opportuna, così certa occasione, sconsigliatamente tradire? Italiani!la voce ascoltate di un amico sincero e verace che vi dice ciò che consultando voi stessi, vi troverete nel core: «Il gran momento è venuto.» Voi afferrarlo dovete, od altrimenti, la miseria, rovina e degradazione, pena di codardia, in ogni parte della penisola tanto invidiata e favorita dal mondo, saranno inevitabili. Ecco allora il perpetuo, il meritato destino di quella patria, cui consacrar vi dovete!All'armi dunque, all'armi uomini, in cui batte un core italiano, uomini che sentite nel petto quel palpito generoso che creò Scipione e Camillo: l'ora di spiegare il vostro valore e la vostra costanza, è di bel nuovo arrivata, ma l'occasione, chi mai l'ignora? è fugace: l'ultima forse che vi si presenta, o Italiani, propizia. Essa vuol esser presa di volo. Guai a noi se ancora questa lascieremo fuggire! Guai ai nostri figli, se non ci avventiamo in oggi a spezzar le catene che ognor più ci pesano! peserà sù di noi la maledizione de' figli, e meritata maledizione! Piangeranno essi di non possedere quell'occasione, che la nostra codardia ci fè trasandare. Noi saremo derisi ed esecrati dai nepoti nel corso delle generazioni. Italiani, correte senza indugio alla lotta! Leggonsi in questo trattato i mezzi che al successo conducono. Quegl'infingardinon ascoltate, che per vivere mollemente nel lusso a prezzo del pianto, del disonore de' popoli, per bagordare senza risparmio, in braccio alla lussuria, in sontuosi banchetti, e gavazzare colle vostre sostanze; l'abbandono de' nostri diritti esser saviezza e la viltà prudenza, a persuadervi s'accingeranno! Fate che quelle serpi della Italiana famiglia, quegli oratori della tirannide, quei giannizzeri che fanno puntello al despotismo che crolla, dalla nostrafuturapatria spariscano, e cessino di contaminare l'antica culla delle umane grandezze. Tutti, tutti le armi con generoso istinto impugnate! E l'unione, l'indipendenza, la libertà d'Italia, divengan tra poco, il premio sol degno delle virtù risorgenti ne' figli d'una patria sì bella!FINE DEL SECONDO ED ULTIMO TOMO.
Abbiam fatto pruova d'indicar quei principii e quei lumi della osservazione e della storia che possano con certezza, dalle fondamenta il gotico edifizio della tirannide abbattere, l'attuale obbrobrioso sistema rovesciare, i barbari che infestan l'Italia, distruggere e ai turpi loro seguaci, recar finalmente la meritata fortuna. Ciò facendo, ad un dovere adempimmo che addita al verace Italiano, la carità della patria: a quello io vuò dire, di porgere, in tributo d'amore, di verità, di giustizia, i frutti di lunghe veglie e della sperienza di cui la sventura suol dotar le sue vittime, ai cittadini futuri. Noi li diciamofuturi, perchè da un canto siamo ben lungi dal volere il nome sacro di cittadino impartire a coloro che schiavi snervati e viziosi, del loro giogo son degni: e dall'altro quei che forti e decisi, stanno l'occasione al varco attendendo, non hanno nella Italia contaminata, una patria che nel magnanimo desiderio del cuore, e comporranno la futura razza italiana. Null'altro,se non l'esecuzione del nostro sistema, oggi rimane ad intraprendere: ed a ciò siamo con fervore, personalmente disposti, tostocchè dagl'Italiani, colla presa delle armi e con ferma volontà, ce ne venga il destro, agevolato! Quel momento, come il più bello della nostra vita considereremo, in che a noi pure, al sublime intento, sarà dato di cooperare e per l'Italia soltanto vivere, o per quella, a' suoi difensori, congiunti, esalare combattendo, lo spirito. Agl'Italiani fratelli per tanto, di destar la scintilla fatale ascosa nelle ceneri, oggi appartiene, la quale accendendo ardentissimo foco, i nemici del bel paese, con terribile scoppio, tutti consumi e distrugga.
Nulla rinviensi al mondo, cui l'istante di decisione non sovrasti, dice il cardinale di Retz: ed è il capo d'opera del senno, quello di saper tale momento, conoscere ed afferrare. Che se mai si cade in errore, sopra tutto nelle rivoluzioni degli stati, sorge il pericolo, o di non più scorgerlo, o di non più rinvenirlo. Vienci da mille esempii, tal verità, confermata. Ora facendoci noi a considerare, che nè alla caduta di Napoleone, quando un esercito italiano esisteva, il quale inerte, dal vicerè e da alcuni suoi generali, lasciossi vergognosamente a vil prezzo vendere all'Alemanno; nè alla marcia da Gioacchino,re di Napoli, all'uopo, come diceasi, di unire l'Italia in un corpo solo, intrapresa, nè alle astute suggestioni di lord Bentink e di colui che bruttò maggiormente la nostra patria, vuò dire dell'arciduca Giovanni d'Austria, cose tutte che sebbene con sinistra intenzione bandite, potevano pure l'unione e l'armamento degl'Italiani facilitare, nè al grido di libertà levato in Napoli nel 1820, nè a quello d'unione, independenza e libertà dato nel 1821 dai Piemontesi, gl'Italiani in massa e con ferma volontà, si avvisaron di scuotersi dall'ignominioso letargo; potrebbe alcun dubitare, che questi propizii momenti, furono da essi, se non disprezzati, almeno debolmente accolti, e più coi voti che collo slancio della persona, col sagrifizio delle ricchezze, del riposo e della vita, secondati: potrebbe alcun dubitare, noi ripetiamo, che non fosser essi maturi e disposti a risoluzione sublime. Potrebbe sospettarsi, e per avventura stimare, che avendo lasciato scorrer l'Italia il gran momento di risurrezione, quello non sia per tornare, e che il destino abbia decretato per essa, sempiterna ignominia.
Ma lo stato morale d'Italia profondamente osservando, si può un chiaro veggente accertare, che le idee generose, i forti sentimenti, le massime italiane, si sono dopo quell'ultim'epocacalamitosa, di molto estese, addensate e rinvigorite. Laonde debbesi ogni dubbio, che non siano gl'Italiani attualmente, per essere a qualunque sagrifizio ed ardita risoluzione disposti, affatto dileguare. Rispetto poi al momento, grazie rendiamo alla provvidenza, che vedendo averlo noi, forse perchè in quel tempo della opportuna attitudine a quel grand'uopo privi eravamo, lasciato le tante volte sfuggir di mano; un altro volle pur non dimeno e più propizio e più alle nostre fortificate opinioni adattato, farci al fin sorgere. In fatti, qual più favorevole momento di questo, potrebbesi all'Italia, pell'esecuzione del gran disegno, offerire, mentre alle porte di Trabisonda e di Costantinopoli, è lo Czar delle Russie al momento d'insignorirsi della calpestata corona dei Comneni e Paleologhi? Quindi, signore del Bosforo, dell'Ellesponto, etc. può mettere l'Austria, l'Inghilterra e la Francia nella tristissima situazione di dover da suoi cenni, pell'avvenire, dipendere. Ma per ora, dovendo colà tutta la sua cura e forze rivolgere, non potrà le masse de' suoi sgherri, in sostegno dei nostri tiranni, dalla Scizia in Italia inviare! Or l'Austria, con ragione, il maggiore ingrandimento di quella potenza sua naturale nemica, dee paventare, perchè confinante, gigantesca rivale:e non potrà perciò le sue frontiere della Bosnia e della Servia, che avidamente desidera il Russo d'appropriarsi, sguarnire, per accorrere nel mezzo giorno, contro le nazioni a combattere. E l'Austria pur vede tremando, la Prussia, in segreto al Czar collegata, guatar con avid'occhio, l'occasione di quadrare a spese del vicino, il sito del suo regno così malposto nel core di tre formidabili stati: la Francia, l'Inghilterra, verso la contesa dell'oriente, debbono pure tutta la loro attenzione dirizzare, onde impedire che quell'enorme colosso distrugga l'impero ottomano e dell'Ellenia s'impadronisca. Imperciocchè, una volta signore di quel littorale, potrebbe in brevissimo giro d'anni, un numerosonavigliod'ottimi marinari fornito, allestire, che farebbe ben tosto le marine inglesi, francesi ed austriache, dal Mediterraneo dileguare. L'Inghilterra più d'ogn'altro governo, vedendo il pericolo della vicina perdita delle sue possessioni delle Indie, che le sovrasta, dovrà guerreggiare, e trascinare seco lei quei nostri principali e più immediati nemici. Tali considerazioni fin d'ora, a tutt'i forti impediscono di cadere addosso repentinamente all'Italia. Or che l'opinione dominante dei Francesi, ed Inglesi molto influente (ma chepur non è quella dei loro gabinetti, abbenchè governati con sistemi costituzionali), tutta favorevole alla libertà dei popoli si mostra, e le ostilità dai loro gabinetti contro di noi ideate, potrebbe per avventura impedire, e finalmente or che arde la contesa del Portogallo, e non è lungi la rivoluzione del popolo Spagnuolo, che al rimbombo delle nostre imprese, si slancierà, senza dubbio, al riacquisto de' suoi conculcati diritti, e così a quella contrada, tutta la possibile attenzione di quei due gabinetti concentrerà, essendo gli avvenimenti della penisola Ispana, per Inghilterra e per Francia di più delicata importanza che le sorti di Italia, oggi che un'immediata invasione straniera, tanto poco abbiam ragione di paventare, ora forse che quei naturali nemici nostri verranno fra breve tra di loro a tenzone, e ch'essendo noi venti millioni, se non siamo prodigiosamente codardi, alcuno temere non dobbiamo, ed anche, senza le circostanze già ricordate, potremmo rimaner saldi contro a tutta l'Europa, se per caso improbabile, volesse contro di noi congiurare, oggi, ad onta della fortuna che ci stende la mano, vorremmo torpidi e sonnacchiosi, rimanere in catena? Vorremo noi occasione così bella, così opportuna, così certa occasione, sconsigliatamente tradire? Italiani!la voce ascoltate di un amico sincero e verace che vi dice ciò che consultando voi stessi, vi troverete nel core: «Il gran momento è venuto.» Voi afferrarlo dovete, od altrimenti, la miseria, rovina e degradazione, pena di codardia, in ogni parte della penisola tanto invidiata e favorita dal mondo, saranno inevitabili. Ecco allora il perpetuo, il meritato destino di quella patria, cui consacrar vi dovete!
All'armi dunque, all'armi uomini, in cui batte un core italiano, uomini che sentite nel petto quel palpito generoso che creò Scipione e Camillo: l'ora di spiegare il vostro valore e la vostra costanza, è di bel nuovo arrivata, ma l'occasione, chi mai l'ignora? è fugace: l'ultima forse che vi si presenta, o Italiani, propizia. Essa vuol esser presa di volo. Guai a noi se ancora questa lascieremo fuggire! Guai ai nostri figli, se non ci avventiamo in oggi a spezzar le catene che ognor più ci pesano! peserà sù di noi la maledizione de' figli, e meritata maledizione! Piangeranno essi di non possedere quell'occasione, che la nostra codardia ci fè trasandare. Noi saremo derisi ed esecrati dai nepoti nel corso delle generazioni. Italiani, correte senza indugio alla lotta! Leggonsi in questo trattato i mezzi che al successo conducono. Quegl'infingardinon ascoltate, che per vivere mollemente nel lusso a prezzo del pianto, del disonore de' popoli, per bagordare senza risparmio, in braccio alla lussuria, in sontuosi banchetti, e gavazzare colle vostre sostanze; l'abbandono de' nostri diritti esser saviezza e la viltà prudenza, a persuadervi s'accingeranno! Fate che quelle serpi della Italiana famiglia, quegli oratori della tirannide, quei giannizzeri che fanno puntello al despotismo che crolla, dalla nostrafuturapatria spariscano, e cessino di contaminare l'antica culla delle umane grandezze. Tutti, tutti le armi con generoso istinto impugnate! E l'unione, l'indipendenza, la libertà d'Italia, divengan tra poco, il premio sol degno delle virtù risorgenti ne' figli d'una patria sì bella!
FINE DEL SECONDO ED ULTIMO TOMO.