Chapter 32

In ciò fare si procedette primieramente all'abbruciamento di quelle case infette, isolate e lontane, la cui custodia recava molto incomodo ed offriva non poche difficoltà, e che per la loro situazione potevano servir di ospizio ai vagabondi, di ricettacolo ai ladri, ed a nascondiglio degli effetti contaminati: ciò molto più, quanto che delle stesse guardie non si poteva sempre fidarsi. Nelle maggiori borgate, e là dove le case erano unite ed in maggior numero, all'incendio veniva sostituito l'espurgo, anche perchè si evitava in tal modo il pericolo, che acceso il fuoco in una casa infetta, in altre sane con grave danno si comunicasse.

A presiedere i sopraccennati espurghi sonostati destinati alquanti chirurghi, ai quali dal Magistrato, o Consiglio Superiore di Sanità della Provincia, vennero date le occorrenti istruzioni e prescritte le norme da seguirsi impreteribilmente. Tutte le dette istruzioni colimavano ad antivenire e togliere tutte le cause che in qualunque modo potevano favorire o dar occasione ad un nuovo sviluppo od incremento del male, cancellare o distruggere il fomite pestilente ovunque esser vi potesse annidato; e ciò con ogni maggior studio e diligenza, con l'opera la più accurata ed assidua.

Se le case da espurgarsi erano tuttavia abitate, i superstiti individui sani si facevano passare in altre sane a ciò appositamente destinate: i malati si traducevano all'ospitale. Sì gli uni che gli altri prima di entrare in detti luoghi venivano spogliati dalle vesti sospette che indossavano, sostituitene delle altre nuove e pulite, o almeno di quelle ch'erano state previamente spurgate e mondate diligentemente. Prima d'indossare le nuove vesti venivano i loro corpi con acqua e aceto accuratamente lavati a mezzo di spugne o pannolini in detto liquore inzuppati.

Le vesti sospette deposte, erano passate agli espurgatori, o per l'abbruciamento, se cenciose e di poco o nessun valore, o per l'espurgo,se buone e tali da conservarsi. Lo stesso metodo tenevasi per le coperte da letto. Nè era permesso alle famiglie asportar fuori dalle case disegnate all'espurgo se non que' soli effetti che venivano richiesti dalla più stretta necessità. Allorchè mancavano vestiti nuovi o spurgati pella sopraccennata sostituzione, davasi l'incarico agli stessi individui delle famiglie che dovevan sortire di spurgare essi medesimi que' duplicati che avevano in casa, a fine di potersene servire pel cambio prescritto all'ingresso delle località libere cui passar dovevano ad abitare. Tutte le altre robe ed effetti erano lasciati per l'espurgo a quelli dal pubblico a questo oggetto appositamente incaricati.

Le case infette destinate all'espurgo, appena sortite le persone che le abitavano, venivan chiuse e custodite da guardie. In esse non era più permesso l'ingresso che ai soli incaricati della disinfettazione. Allorchè questa veniva intrapresa, prima cura degli espurgatori era quella di chiuder esattamente tutte le porte e finestre della casa, i fori dei cammini, delle stuffe ed ogni pertugio, dopo di che accendevano alquante onde di zolfo entro a stoviglie di terra, più o meno secondo l'ampiezza ed il numero de' locali da spurgarsi; indi distribuiti i vasi fumigatorii nelmodo da essi reputato migliore entro il locale o locali da spurgarsi, chiudevano dietro se la porta d'ingresso, e lasciavano la casa così chiusa per lo spazio di 24 ore; scorse le quali, ripetevano la stessa fumigazione per altri due giorni successivamente.

Indi si procedeva allo spurgo delle suppellettili. Tutti i vestiti, pannilini, coperte, ed altri effetti che avevano servito ad uso dei malati, o ch'erano stati da essi maneggiati, o tocchi, venivan gittati in una tinozza od altro recipiente di legno, in cui si versava del liscivo caldo fino a che ne restasser coperti, lasciativi entro a macerare per ventiquattr'ore. Allo spirare di detto periodo, scolato il liscivo, s'infondevano in acqua bollente, la quale doveva essere rinnovata due, tre, e fino quattro volte. Indi lavati nel modo solito ed asciugati. Tutta questa operazione doveva esser ripetuta tre volte. Que' vestiti però, coperte ed altri oggetti, che per la lor qualità non potevano esser spurgati col liscivo senza venir guastati e rendutí inservibili, come pure i stracci, le robe di poco o nessun valore, la paglia dei letti, e cose simili, dovevano esser abbruciati. Finalmente tutte le masserizie, mobili, arnesi di casa, utensili di terra, di legno, di vetro, di metallo ed ogni altra cosa che potevasostenere l'espurgo d'acqua senza pericolo di guasto, venivano parimenti lavati ed astersi col liscivo, o con altro liquore secondo la qualità loro. Le pareti imbiancate con doppio stratto di calce, i pavimenti raschiati e lavati ripetutamente col ranno medesimo. Tutte le altre suppellettili che non soffrivano l'espurgo d'acqua, i libri, le carte, i pennachii, cappelli, pellicie, drapperie di lino, di lana, di seta, ecc. dopo impregnate di fumo dello zolfo venivano esposte ad una libera ventilazione. Di tre in tre giorni si assoggettavano alla stessa fumigazione solforosa; e finalmente presso al termine della contumacia ad un suffumigio più mite; p. es. di legno di ginepro, d'incenso, di mirra, benzoino, e cose simili.

Lo spurgo delle case e delle suppellettili doveva esser terminato nello spazio di tre settimane; scorse le quali si chiudevano entro le case persone sane, che dovevano abitarle in via di esperimento, restandovi chiuse in esse pel periodo di sei settimane. Se durante detto periodo si conservavano sane, la casa allora veniva dichiarata sana, e messa in libera comunicazione a disposizione della famiglia cui apparteneva. Per tal modo si otteneva prova non solo dell'efficacia degli eseguiti espurghi, ma altresì della generale cessazion della peste.

I morti dal contagio, giusta gli ordini dati dalle Autorità dovevano esser tutti trasportati col mezzo de' becchini al cimitero comune, ovvero al luogo a ciò appositamente destinato; ed ivi, scavate le fosse profonde quattro piedi almeno, gittati in esse i cadaveri, dovevano questi venir coperti con calce viva; e mancando la calce, con cenere. Per lo più però mancava l'una e l'altra, ed i cadaveri venivano interrati superficialmente, in ispecieltà nelle località isolate e lontane, dove non poteasi avere l'opera de' seppellitori pubblici, o dove questi non eran sufficienti al bisogno. Il perchè, non di rado si dovean costringere gl'individui delle stesse famiglie cui apparteneva il morto a prestarsi al pio e doloroso ufficio di dargli sepoltura. Dopo estinta la peste, si chiusero i cimiteri dei pestiferati, e s'intersecarono con essi le comunicazioni, dopo aver accumulata una certa quantità di terra ed innalzato un suolo nei siti delle fosse, entro alle quali erano stati sepolti i morti dal contagio.

Dal pubblico erario veniva rifuso ai proprietarii il prezzo delle case e delle robe abbruciate, sul dato della stima che per ciascuna doveva farsi precedere all'abbruciamento. Questa misura aveva in se duplice fine benefico e provvido: sollevare cioè que' disgraziati abitanti daimaggiori danni: facilitare la consegna degli effetti e delle suppellettili infette per l'espurgo, togliendo il motivo per cui potevano esser tentati di occultarle.

Nè questa provvidissima misura adottata dalla saggezza e bontà Sovrana fu bastante a prevenire che effetti contaminati non venissero sottratti e nascosti; che già il popolo sospettoso ed inclinato al contrabbando, non prestando fede alle fatte promesse, cercava con ogni studio di sottrarsi al comando e nascondere i suoi effetti migliori clandestinamente. Di maniera che, avutone di ciò avviso il Governo; e vista l'importanza di prevenire siffatto inconveniente da cui potevano temersi gravi conseguenze, d'ordine di S. M. l'Augustissima Maria Teresa allora regnante fu pubblicato un bando, per cui veniva accordato premio di tre zecchini d'oro a quello che scopriva merci od effetti nascosti, e stabilita la pena di morte per chiunque osava qualsivoglia effetto occultare o nascondere. Siffatta misura sortì pieno effetto; mentre da un lato non vi fu più chi osasse nasconder robe per timore di esserne denunziato e punito; dall'altro, l'allettamento del premio raddoppiava in ciascuno la vigilanza e la cura di discoprire effetti nascosti.

Finalmente intrapresa una visita generale ditutte le case, fu estesa accurata nota dei morti, guariti, e superstiti delle varie famiglie; sui quali dati furono poi compilate le tabelle generali, a corredo della storia circostanziata di questo contagio, che fu innalzata all'Eccelsa Superiorità.

In maggio, levati i cordoni dell'interno, furono ristabilite libere le comunicazioni in tutta la Provincia; meno la Contea Marussich, che attesa la lunga convalescenza della donna ultima infetta, di cui s'è parlato di sopra, fu messa a pratica soltanto in giugno successivo.

Molto più gravi sarebbero state le conseguenze del contagio in quella Provincia, se con ben dirette misure sanitarie non gli si fosse impedito di più inoltrarsi. Il Dott. Bruckmann, che a quel tempo trovavasi in Transilvania, si adoperò con molta intrepidezza ed abilità per la salute di quelle popolazioni, e si rendette assai benemerito della pubblica e della privata riconoscenza. (Oreus de Peste, Chenot, Historia Pestis Transilvanicæ Annorum 1770-1771 opus posthumum.)

Ho creduto dover descrivere con un certo dettaglio il metodo ed i mezzi che si sono usati con profitto nell'indicata epoca per lo spurgo delle case e delle robe infette o sospette dopocessata la peste; sì perchè formando ciò una parte importante della storia delle pesti dei passati tempi, non sarà forse senza interesse il conoscerla ed il trovarla descritta; sì perchè, quantunque il metodo sopraccennato sia in alcune parti imperfetto, specialmente se si considera dietro le inapprezzabili scoperte della chimica moderna, e dietro i principii di una più illuminata sperienza; potrà nullostante riescir utile all'evenienza de' casi, e servire se non altro ai meno esperti di guida per sortire dall'imbarazzo, e non sapendo far meglio, imitare e copiare ciò che è stato fatto e praticato altre volte con buon successo.

Però; in vece delle fumigazioni coll'acido solforoso, ossia coi vapori che si sviluppano dall'abbruciamento dello zolfo, di cui si è servito il D.rBrukmann per l'espurgo delle case e robe infette della sopradescritta pestilenza, si potranno ora usare con maggior sicurezza di effetto le fumicazioni col cloro, ossia gas acido muriatico ossigenato, che fra tutti gli altri viene considerato il più efficace per distruggere il principio contagioso, qualunque egli sia, ed in qualunque luogo si trovi annidato; e che oggidì si usano quasi generalmente. È innegabile, che anco il gas solforoso, vale a dire i vapori dipendentidalla combustione dello zolfo, attaccano il germe del contagio e lo snaturano; ma oltrecchè detti vapori non si estendono a molta distanza, e sono infesti ai polmoni, i suffumigi col cloro sono preferibili, siccome più efficaci e più pronti ne' suoi effetti, ed appoggiati nel medesimo tempo all'esperienza, all'autorità, ed alla ragione.

Sopra questo argomento caderà di dover parlare in altro luogo. Ciò non pertanto; a fine di rendere più interessante la lettura del presente Volume; ed acciocchè, conoscendosi in tutti i suoi dettagli la pratica della disinfettazione cogli acidi minerali, riesca più agevole istituire il confronto coi metodi di espurgo ch'erano in uso negli II.iRR.iStati all'indicata epoca, cioè nel 1770-71, quando non si conoscevano ancora la grande scoperta di Guyton-Morveau del 1773, le felici sperienze di Carl-Michael Smith, e quelle successive di tanti altri valenti e riputatissimi chimici, Montigny, Cadet-de-Veaux, Fourcroy, Lavoisier, Chaptal, Doumotiez, Loudon, Lasson, Cornette, ed altri, ho creduto dover pubblicare qui alcuni cenni; avuto riguardo ben anche, che possa tornar utile agli interessi dell'umanità sollecitare la maggior diffusione di quelle conoscenze pratiche sulla scelta ed applicazionede' mezzi, che pel generale consentimento dei dotti vengono risguardati efficaci ad attaccare e distruggere i micidiali contagi, ed arrestarne di essi la propagazione.

Per disinfettare le stanze e gli appartamenti delle case colle emanazioni vaporose e gazose del cloro[64]converrà procedere nella maniera seguente.

Si prendano di sal comune (sal marino, o muriato di soda) quattro(4) parti; p. es. quattro oncie;

Protossido di manganese (ossido di manganese, o manganese di commerico) due(2) parti; p. es. due oncie:

Polverizzate e mescolate bene insieme dette sostanze, si pone il miscuglio in un tegame di terra cotta vetriata; o meglio in un catinello, od altro vaso a larga apertura, di porcellana o di vetro:

Vi si affonde quattro (4) parti: p. es. quattro oncie d'acqua:

Si agita la materia solida con un cucchiajo di porcellana o di vetro fino ad operarne l'estinzione:

Si colloca il vaso su di una focaja, od altro recipiente di terra cotta, pieno per due terzi di cenere o di arena calda, entro alla quale si profonderà un poco.

Chiuse allora le porte, le finestre, ed ogni altra apertura della stanza quanto più completamente si può, vi si trasporterà l'apparecchio nel mezzo di essa; e si verserà sopra il miscuglio;

Acido solforico concentrato (olio di vitriolo) a 66 gradi, quattro(4) parti; p. es. quattr'oncie.

Non si farà il versamento dell'acido se non quando il sale sarà divenuto un po' caldo.

Se il luogo da spurgarsi è vasto, allora in vece di un solo apparecchio nel mezzo, se ne collocheranno due, tre, quattro, o più sopra diversi punti. Sarà meglio moltiplicare le capsule fumigatorie, anzi che accrescere in un solo vaso la quantità delle materie destinate alla fumigazione.

Allorchè il versamento dell'acido verrà fatto in una sol volta, come si pratica negli espurghi generali, e come fu indicato di sopra, l'operatore avrà cura di tener all'atto del versamentorivolta la testa in modo che dai vapori che si sollevano non abbia a risentirne offesa; mentre il cloro ha un odor soffocante, agisce sulle fauci e sulla mucosa polmonare con molta forza, ed ispirato nel momento del suo più rapido e copioso sviluppo, potrebbe eccitar molta tosse, ed altri sconcerti.

Appena fatto il versamento si sortirà dalla stanza, chiudendo dietro se le porte d'ingresso; le quali non si apriranno se non dopo 10, o 12 ore.

Le stesse fumigazioni collo stesso metodo dovranno esser ripetute per tre o quattro giorni di seguito; in ispecieltà se molti saranno gli oggetti e le masserizie da disinfettarsi: molto estesa la superficie; e se, avendo servito la stanza di abitazione a persone infette di contagio, si avrà lo scopo di disinfettarne di essa le pareti ed il pavimento.

Fra una fumigazione e l'altra converrà lasciar scorrere alcune ore; p. es. 10, 12, nel corso delle quali si avrà cura di tener aperte porte e finestre onde dar libero accesso all'aria e alla luce.

Volendo rendere il suffumigio più forte, converrà dopo qualche ora rinnovare l'arena o la cenere sostituendovene di più calda, oppure riporre il vaso che la contiene sopra un fornellopieno di fuoco; mentre il calorico accelera la separazione del gas e la rende più completa.

Essendo copioso il cloro che con questo metodo si svolge, s'intende da se che non potrebbero le persone trattenersi in quelle stanze ove si fa il suffumigio senza restarne più o meno incomodate. Quindi sarà usato soltanto nei luoghi disabitati. E dappoichè detto gas attacca non solo i miasmi fino ai siti più ascosi snaturandoli o distruggendoli, ma infiamma altresì i metalli e li ossida, altera i colori e li distrugge, illanguidisce, sotto alcune condizioni, i caratteri e li cancella, ed annichila radicalmente il principio odorifero; così dalle stanze nelle quali dovrà esser praticato il suffumigio Guytoniano, così detto, perchè condotto secondo il metodo scoperto e additato da Guyton-Morveau, dovranno non solo esser rimosse le persone, o sane o malate; ma altresì tutti gli oggetti d'oro, d'argento, di ottone, d'acciajo, tutte le stoffe di seta, di lino, o di lana tinte in bei e delicati colori, e tutto quello che può esser dall'azione del cloro danneggiato.

Laddove si volesse che lo sviluppo del cloro non fosse così sollecito ed energico, basterà diminuire il calore, sia scemando il fuoco del fornello, sia trasportando la capsula fumigatoriasopra un altro vaso di arena meno calda, o collocandola sul pavimento.

Si potrà ancora praticare lo stesso spurgo col cloro, trasportando i sopraccennati vasi fumigatorii da una parte all'altra dell'appartamento, su i varii punti che si credono i più infetti, colà dove si reputa maggiore il bisogno.

Si potrà usarlo altresì secondo il metodo di Chaussier, versando l'acido solforico sul sale a poco a poco in vece che in una sol volta, in modo che evaporate le prime goccie di acido, si fanno cader le seconde, e dietro l'evaporazione delle seconde, le terze, portando l'apparecchio sui varii punti a proprio talento.

Questo metodo si potrà praticare colle debite cautele anche ne' locali dove vi sono degli ammalati che non possono essere trasportati; colà dove per l'angustia delle case, per mancanza di altri locali sani abitabili da sostituirvi, pel rigore della stagione, o per altre ragioni, le stanze e gli appartamenti infetti non possono venir sgombrati dagli ordinarii loro abitatori. Dissi con le debite cautele; mentre laddove soggiornano malati e quelli che li assistono, importa che discreta ed appena sensibile sia la quantità di cloro che si versa nell'atmosfera.

Appunto per ciò, viene suggerita un'altramaniera di espurgo o processo disinfettante, il quale consiste nel mettere sopra un piatto quattro oncie di cloruro di calce, o di sodio, disciolto in egual quantità di acqua; la qual soluzione si espone nella stanza, e se la ripete tanto in quella che in tutte le altre dell'appartamento, in maggiore o minor numero secondo l'ampiezza de' locali.

In oltre; riportando quanto dice nel proposito il celebre Medico e Chimico D.rTaddei; «qualora si voglia procurare una lentissima ma continua emanazione di cloro gazoso nelle stanze ove giacciono i malati, senza portar nocumento nè ad essi, nè a chi li assiste, si terranno dei vasi aperti pieni di cloruro, o clorito di calce in uno o più punti della stanza medesima. E allorchè coll'andar del tempo l'emanazione diventerà sì modica e sì debole da non poterne apprezzar la presenza col mezzo dell'olfatto, si verserà di tanto in tanto su quel cloruro, o clorito, già fatto stracco, poche goccie d'acqua acidulata o con l'acido idroclorico, o col solforico: regolandosi sempre a tenore, non tanto della capacità della stanza quant'anche della sensibilità degli ammalati e dei sani che in quell'ambiente respirano».

L'evoluzione del cloro che si ottien dai cloruri,essendo sempre lenta e debole, è chiaro, che tal maniera di disinfettazione non sarà da risguardarsi nei casi di maggior importanza se non come un mezzo suppletorio o ausiliario, anzi che come principale ed ovunque preferibile.

Le dette sostanze dopo che avranno servito alla disinfettazione degli appartamenti, si dovran gittare nelle latrine, dove esse continueranno ad agire come disinfettanti.

Per ottenere il cloro, si può anche valersi di un altro metodo, di quello cioè che si pratica nelle Farmacie, ch'è il seguente;

Si ponga in una storta tubulata

Protossido di manganese, ossia manganese di commerico in polvere | una parte;

Acido idroclorico (ossia muriatico) sei parti;

Annessa la storta all'apparato pneumatico-chimico, la si riscalderà; e si otterrà un gas di colore giallo verdognolo, che sarà il gas muriatico ossigenato, o cloro.

Mancando l'acido idroclorico, si potrà invece adoperare il seguente metodo;

Manganese in polvere | parti ventisette (27),

Sal comune secco | parti trenta (30):

Insieme uniti in una storta tubulata coll'apparato pneumatico-chimico; si aggiungerà,

Acido solforico, parti diciotto (18), allungato con dodeci (12) parti d'acqua;Si riscalderà la storta, e si otterrà il gas, come sopra.

Le fumigazioni del cloro si potranno anche istituire a freddo. Per ciò fare basterà porre l'apparato fumigatorio sul pavimento o sopra una sedia della stanza, in vece che sull'arena calda, avendo cura di versare ad intervalli l'acido solforico diluto coll'acqua sopra un miscuglio del sale col manganese, nelle indicate proporzioni, onde lo sprigionamento facciasi con lentezza.

Ora; dappoichè si considera, che i germi dei contagi, qualunque essi sieno, debbono esser di una natura composta, come sono tutti gli enti atti a riprodursi; che non v'ha composto organico in natura, il quale fra gli elementi suoi costituenti non contenga anche dell'idrogeno; che l'affinità del cloro con questo principio elementare è grandissima; si ravviserà chiaramente perchè le emanazioni gazose del cloro riescano sì efficaci ad attaccare e neutralizzare i contagi, pervenendo più facilmente di ogni altro mezzo disinfettante ad alterare l'equilibrio e gl'intimi rapporti dei principii costituenti il germe riproduttore della malattia, ossia il principio contagioso; il quale per tale disidrogenazione assume un altro modo di esistere, le sue molecule componenti in altra maniera si atteggiano, viene alterato, snaturato in modo da nonesser più quello ch'egli era, non esser più nell'uomo ammissibile, non aver più facoltà riproduttiva. Che se anche sotto la continuata azione violenta del mezzo disorganizzatore non resta intieramente annichilato e distrutto, rimane però così neutralizzato e scomposto da riescire inefficace affatto ed inocuo.

Nello stesso modo, per effetto della somma tendenza degli acidi solforoso e nitrico di associarsi all'ossigene, che si può ritenere formi parte eziandio del composto organico de' germi del contagio, viene la natura di questi enti riproduttori alterata e scomposta in modo da andarne estinta la primiera lor facoltà riproduttiva, e quella forza per cui potevano insinuare nell'uomo il possente loro veleno; conseguenza del cui attacco o decomposizione de' principii elementari del miasma contagioso, del suo annichilamento è appunto la disinfezione, la sanazione.

Dietro questi principii, e sulla base di ripetute e ben dedotte esperienze, a merito specialmente del celebre D.rSmith, che per esse riportò il premio di 5,000 lire sterline stabilito dalla Camera dei Comuni della Gran Brettagna, si usarono e si usano tuttodì come disinfettanti i vapori che si ottengono dall'acido nitrico. Laloro efficacia però è inferiore a quella del cloro; e dappoichè non danno incomodo agli astanti, sogliono venir usate unicamente e quasi esclusivamente per depurar l'aria degli spedali, delle prigioni, delle navi, ed altri luoghi abitati di uno spazio non molto vasto. Non si usano quasi mai per l'espurgo de' luoghi, e delle robe infette o sospette di peste, attesa la molta facilità e rapidità con cui si concentrano, che non lascian luogo a sperare un sufficiente successo.

Per l'espurgo dei luoghi disabitati, delle vesti e masserizie infette, ed in generale di tutti gli oggetti suscettibili contaminati o sospetti di contagio pestilente, mancando il cloro, e l'acido idroclorico, gioverà ammettere la sostituzione del gas solforoso, ossia dei vapori che si sollevano dall'abbruciamento dello zolfo, oppure i vapori nitrico-solforosi, che emanano dalla combustione di un miscuglio di parti eguali di nitro e di zolfo, opportunemente disposto in stoviglie di terra nella maniera che fu indicata di sopra. Questi suffumigi d'altronde sono di una facile esecuzione; i mezzi ed il modo di ottenerli sono a portata di tutti, adattati all'intelligenza della maggior parte delle persone di basso servizio che vengono incaricate di praticarli: hanno poi a loro favore il suffragio di una lunga sperienza;mentre, sebbene non sieno molto penetranti nè si estendano a molta distanza; nullaostante è innegabile, ch'essi pure, come si è detto in altro luogo, attaccano il germe del contagio e lo snaturano. Le celebri polveri disinfettanti di Semoilowitz nella Peste di Mosca; i tanto decantati profumi del Padre Maurizio da Tolone Cappuccino nella Peste di Genova del 1757 (V. pag.489), quantunque composti nella maggior parte di sostanze vegetabili ed aromatiche, riescirono utili particolarmente in forza della generosa quantità di zolfo in essi frammisto.

I vapori dell'acido nitrico si ottengono nel seguente modo. Si mettono in una capsula o in un bicchiere di vetro, o di porcellana, quattro dramme di nitro raffinato (nitrato di potassa) polverizzato, ed a poco a poco vi si versa sopra a freddo un egual quantità di acido solforico, rimovendo di tratto in tratto il miscuglio con una spatola o bastoncino di vetro onde agevolare lo svaporamento. I vapori bianchi che si sollevano sono quelli dell'acido nitrico. Se si riscalderà il vaso fumigatorio, si otterrà uno sviluppo più abbondante di gas; ma in tal caso vi si uniranno dei vapori rossi che faranno tossire, e che per ciò si dovranno scansare. Sicchè dette fumigazioni si fanno sempre a freddo.

Più forte e più attivo di questo è il vapore dell'acido muriatico, o idroclorico; il quale ha molta espansibilità. Esso pure assale, decompone, od annichila il principio contagioso ed i miasmi mefitici dei luoghi più ampii, ma cede in virtù a quelli del gas muriatico ossigenato, che sono sempre preferibili, specialmente in tutti i casi gravi, di contagio pestifero, e di altri eminentemente esiziali. Qualunque volta però mancassero i mezzi per ottenere il cloro, sarà da ricorrere al gas acido muriatico o idroclorico per operare la disinfettazione.

Lo stesso metodo indicato per ottenere il cloro si adoprerà per avere il gas muriatico semplice, e a un dipresso gioveranno le stesse avvertenze nell'applicarlo. Tutta la differenza consisterà in ciò, che nella capsula o vaso fumigatorio non si porrà che il solo sal comune umidetto, sul quale, riscaldata l'arena, si verserà ad un sol getto l'acido solforico, e si ommetterà affatto il protossido di manganese.

Si otterrà altresì l'acido idroclorico versando a riprese in una storta tubulata, montata coll'apparato di Wolfio, sopra due parti, p. es., due libbre, di cloruro di sodio, (gas marino decrepitato) contenuto entro la storta medesima; di acido solforico, una parte; p. es. una libbra,aggiuntovi l'acido per la tubulatura della storta, e distillando a calore graduato sopra bagno di arena. Per tal modo si otterrà l'acido idroclorico fumante nella boccia sotto il recipiente, il quale si potrà dirigere come si crederà più opportuno, valendosene di esso per la disinfettazione a tenore delle circostanze.

Finalmente gioverebbe poter stabilire e indicare la quantità degl'ingredienti necessarii per ottenere una completa disinfettazione, proporzionandoli all'estensione ed ampiezza de' locali da spurgarsi, ed al grado della loro contaminazione.

Si crede che per una stanza della lunghezza di otto in dieci braccia, e della larghezza di sei in otto ed alta in proporzione, possano bastare due oncie di sal comune bene seccato, mescolato ben insieme con un'oncia di protossido di manganese finamente polverizzato: disposto il miscuglio in un vaso di vetro, di porcellana, o di terra, adattato sopra una padella o coccio pieno di arena, e questo coccio sopra un braciere acceso: indi versate sopra il miscuglio due oncie di acido solforico.

Per altre maggiori o minori stanze si cresceranno o scemeranno in proporzione le respettive dosi.

Senza trascurare questa notizia sui rapportidi quantità tra il mezzo disinfettante occorrente e la capacità ed ampiezza de' locali da spurgarsi, gioverà regolarsi secondo i dettami del criterio pratico, avendo in vista di portare sui principii del contagio un totale esterminio, perseguitarli ne' suoi nascondigli, esser sicuri di sloggiarneli, ed agire in somma in modo da conseguire pienamente l'intento, e soddisfare così agli eminenti riguardi della pubblica sicurezza.

Qualunque sia l'opinione nel proposito rispetto ai locali, converrà però sempre aver presente, che nello spurgo delle robe non si può stabilire un dato regolatore, una misura giusta di proporzione; mentre la quantità del gas disinfettante necessaria dovrà esser sempre proporzionata alla qualità e quantità degli oggetti o robe da spurgarsi, alla loro condizione, al grado e qualità della contaminazione, ed allo stesso ambiente entro cui viene praticato l'espurgo.

Ove in vece del cloro si voglia adoperare le fumigazioni nitriche di Smith, per una capacità di 1000 piedi cubici, si ritiene che bastar possano quattro dramme di nitro, o nitrato di potassa raffinato, ed altrettante di olio di vitriolo, o acido solforico, e dietro tal norma in proporzione secondo le diverse capacità.

Tutto ciò che si è detto riguardo allo spurgodelle stanze e degli appartamenti delle case, è applicabile allo spurgo de' bastimenti o navigli infetti o sospetti di peste, o d'altro contagio, e di qualunque altro ambiente o spazio chiuso.

Per disinfettare le biancherie, i vestiti, i materassi, coperte, i feltri, i tessuti di lana, di filo, di cotone, di seta, le pelliccierie, le penne, le carte, i libri, ed altri oggetti suscettibili, si stenderanno sopra corde o sopra stanghe di legno in una camera chiusa, ed ivi disposti in modo opportuno gli apparati fumigatorii si esporranno alle fumigazioni del cloro. Per svolgerlo si useranno li stessi mezzi, lo stesso metodo ed avvertenze indicate di sopra, allorchè si parlò dello spurgo delle stanze ed appartamenti infetti. Dette fumigazioni si ripeteranno per sei od otto giorni di seguito. Allorchè si potrà esser sicuri che la fumigazione è stata esattamente fatta, ed il cloro abbia penetrato da per tutto fino nelle ultime pieghe e recessi interni delle stoffe, vestiti ec., si potrà porle a libera pratica anche prima, cioè dopo il quarto o quinto giorno.

Nell'eseguire dette fumigazioni col cloro importa aversi attenzione, come fu avvertito di sopra, che non restino alterati o distrutti i colori delle robe od effetti che si sottopongonoall'espurgo: illanguiditi o cancellati i caratteri delle scritture o delle stampe. Fra le avvertenze, si avrà principalmente quella di non esporre al suffumigio del cloro o del gas muriatico semplice le robe o le carte allorchè sono ancora umide o bagnate. Converrà quindi bene asciugarle prima di esporle all'azione del gas, altrimenti la parte colorante verrà facilmente attaccata dall'acido, e l'azione chimica di lui sopra gli elementi costitutivi del principio contagioso sarà meno efficace e sicura. Ed in vero, quanto meno di umidità o di acqua troverà l'acido disinfettante o nel corpo da espurgarsi, o nell'aria dell'ambiente dove si fa l'espurgo, tanto meno avrà egli occasione di soddisfare le tendenze sue con saturarsi dell'idrogene tolto alla detta umidità ed all'acqua incontrata; giungerà quindi tanto più puro ed attivo al corpo verso cui è diretto, e su di esso sarà in grado di esercitare con più efficacia la sua attività disinfettante, spiegando tutta la sua chimica azione. Altra avvertenza opportuna sarà quella di regolare la fumigazione in modo che non sia troppo forte la massa del gas destinato ad invadere gli oggetti da spurgarsi, e che la corrente disinfettante si diffonda in quanto è possibile da per tutto egualmente, e senza precipitazione.

Le biancherie e que' vestiti, coperte, ed altri effetti, che non soffrono danno dall'espurgo d'acqua, possono venir purgati egualmente bene con egual sicurezza e più presto, col liscivo e l'acqua bollente; coll'immersione per 48 ore nell'acqua del mare, lavati poscia coll'acqua dolce ed asciugati; e specialmente, come si usa oggidì, con una soluzione di cloruro di calce o di soda, nella quale si lascieranno immersi per ventiquattro ore. Siffatti metodi di espurgo, mentre sono egualmente sicuri nei loro effetti, hanno l'avvantaggio di essere di un'esecuzione più facile e più spedita, e di non danneggiare alla conservazione degli effetti sottoposti all'espurgo, nè alla salute dell'operatore incaricato di eseguirlo.

Fra le dotte sollecitudini della Commissione Medica mandata dal Governo di Francia in Egitto nel 1728, alla cui testa eravi il celebre D.rPariset, per vedere e studiare la peste, indagarne l'origine, sperimentare l'efficacia di alcuni preservativi, e tentare i diversi mezzi di guarigione, una delle principali cure fu appunto quella di sperimentare l'efficacia dei cloruri come mezzo preservativo ed anche curativo.

Furono perciò scelti cinque vestimenti di cinque individui morti di peste, tutti intrisi elordi di materie buboniche e fetenti. Si tolsero con un po' d'acqua le materie fecali, e poscia s'immersero le dette vestimenta in una soluzione di cloruro di sodio, nella quale si lasciarono per sedici ore. La proporzione della soluzione era di tre litri di cloruro d'ossido di sodio in cinquanta (50) libbre d'acqua. Il titolo attivo di essa era di 05; essa scolorava un mezzo grado del clorometro di Gay-Lussac. Tolte le vestimenta da questa soluzione, esse furono torte e spremute, poscia esposte al sole ed asciugate. Ciascuno della Commissione, e il S.rD.rCav. Pariset pel primo, indossò uno di questi vestiti portandolo applicato alla nuda pelle per 18 ore continue; e ciò senza che alcuno di essi abbia provato il minimo inconveniente nella salute. Esaminato di nuovo il titolo della soluzione dopo di averne estratte le vestimenta, si osservò ch'essa era diventata 01, e che per conseguenza aveva perduto4⁄10i quali furono impiegati alla decomposizione delle materie animali, ed alla combinazione di essi coll'idrogene del virus pestilenziale.

Questo sperimento sarebbe stato a vero dire più decisivo, ed avrebbe provato assai meglio l'attività disinfettante dei cloruri, se contemporaneamente lo si avesse ripetuto con altri cinquevestiti appartenenti ad individui morti di peste, egualmente intrisi e lordi di materie buboniche e fecali, ma lasciati immersi per un'egual numero di ore (16 ore) nella sola acqua semplice senza alcuna aggiunta di cloruro; tolti quindi nello stesso modo e spremuti dall'acqua, ed egualmente che i primi asciugati all'aria ed al sole, e fatti indossare da individui sani nella guisa stessa che i primi per quindi osservarne gli effetti; mentre dietro il primo sperimento isolato resterà sempre dubbio se forse non avrebbe potuto bastare la sola immersione nell'acqua semplice pel riflessibile periodo di sedici ore, e la successiva sposizione de' vestiti stessi all'aria ed al sole per un periodo di tempo indeterminato fino all'asciugamento, a rendere inattivo il principio contagioso indipendentemente dall'azione del cloro, sia diluendo, sia decomponendo, sia distruggendo, od alterando in qualsivoglia modo le parti costitutive di questo ente sconosciuto ed impercettibile, qualunque esser si voglia la di lui natura; ciò tanto più quanto che si sa esser l'aria e l'acqua i principali mezzi disinfettanti; nè si conosce per anco di quanto tempo precisamente abbiano dessi bisogno per rendere innocua la materia del contagio. Da altra parte non puossi ravvisar che gratuita la supposizioneche l'acqua sola anche unita al sapone non serva che a diluire il veleno pestilenziale senza spogliarlo della sua attività; mentre vi sono fatti ed esperienze che sembrano provare precisamente il contrario.

Anche le lettere, come i vestiti, le stoffe, i libri e le altre carte verranno spurgate col cloro; che già da alcuni anni questo mezzo viene adoperato per lo spurgo delle lettere nei principali Lazzeretti di Europa. Si abbandoneranno quindi per sempre le gomme e resine odorose; l'incenso, la mirra, lo storace, il benzoino, i legni resinosi, le foglie ed erbe odorose, e quell'informe ammasso di sostanze aromatiche vegetabili, che fin dai più remoti tempi si usavano per profumare le lettere, ed a cui talvolta si univano degl'ingredienti e composti minerali, e che in alcuni luoghi con piena buona fede si usano ancora.

All'oggetto pertanto di profumare le lettere col cloro, si allestirà una cassetta di piombo, di acajù, o di altro legno forte, verniciata sì esternamente che internamente; dell'altezza di due piedi in un piede di larghezza e due piedi e mezzo di lunghezza, di cui il coperchio si chiuderà ermeticamente. Nell'interno a due terzi di altezza si pianterà una graticola di giunco o dilegno sottile, destinata a ricever le carte, le lettere, ed altri oggetti da espurgarsi. Al basso di questa cassetta vi sarà una porticciuola di un palmo di altezza sopra due terzi di palmo di larghezza, costrutta in modo da potersi chiudere esattamente, e munita di una susta o fermaglio destinata a tenerla ferma e combaciante col margine. Egli è per questa porticciuola che s'introdurrà il vaso contenente il miscuglio disinfettante. In una delle pareti laterali esterne della detta cassetta, nella parte inferiore all'altezza della porta, vi sarà una valvula, o apertura rotonda, del diametro di mezzo pollice ad uno circa, costrutta in modo da potervisi in essa adattare il collo di una bottiglia, o il tubo di una storta cariche di cloro, o di altro gas disinfettante, per scaricarlo nell'interno della cassetta all'occorrenza de' casi; sia che s'abbia d'uopo al momento di una maggior quantità di gas; sia che manchino i mezzi onde ottenerlo col metodo ordinario; sia perchè il processo disinfettante colla sola capsula fumigatoria proceda troppo lentamente, e quando per qualche circostanza occorra invece far presto.

La medesima apertura potrà servire eziandio per fissarvi un canoncino di piombo o di ferro, destinato a condurre il calorico da un vicinofornello entro la cassetta, qualunque volta piacesse adoperare il calorico per lo spurgo delle lettere, invece degli acidi, o unitamente ad essi, come si dirà in appresso.

Detta apertura, o finestra rotonda avrà due telai, uno di cristallo per poter veder dentro della cassetta, il quale si aprirà nell'interno, l'altro di piombo o di legno, che si aprirà e chiuderà all'esterno; ambidue dovranno essere ben connessi e forti da resistere all'espansione del gas, ed impedire qualunque sortita del medesimo.

Dall'altro lato della cassetta, alla parte laterale opposta a quella dove giace la valvula, e presso che alla medesima altezza, sarà annessa e connessa col corpo della cassetta stessa un'altra picciola cassettina, o spazio chiuso, dove poter riporre in deposito al momento dell'espurgo, le lettere contenenti mostre o campioni, e que' frastagli di materie suscettibilii che si rinvengono entro alle lettere stesse, senza lasciarle esposte, nè aver bisogno di confondere la disinfettazione dei campioni con quello delle lettere ed altre carte, nè esser obbligati a sospender questo per occuparsi di quella.

Durante l'espurgo delle lettere verrà tolta ogni comunicazione fra la cassettina delle mostree la cassetta delle lettere, col mezzo di una tavoletta di piombo o di legno, secondo che sarà la cassetta stessa, chiusa a cerniera nella parete interna; la qual tavoletta, spurgate che si avranno le lettere, verrà aperta, ove fia d'uopo, e posto per tal modo in comunicazione l'ambiente della minore con quello della maggiore cassetta, per quindi spurgare a tutto agio e con le necessarie cautele i detti campioni depositati, in modo da evitare di essi lo scoloramento ed il guasto; ed a scanso di sbagli spurgare contemporaneamente le lettere che li contenevano.

Nella parete posteriore della cassetta di contro alla porta, saranno infisse e bene assicurate due grosse lenti, una da ciascun lato in sito opportuno, a fine di poter penetrare coll'occhio nell'interno della cassetta e sorvegliare l'operazione senza aver bisogno di aprire il coperchio o le porte.

La graticola di giunco o di legno destinata a ricever le lettere e le carte sarà levabile, e nelle pareti della cassetta superiormente saranno scavate alcune picciole nicchie su cui poter appoggiare dei sottili bastoncini di vetro, o di legno all'oggetto di spiegare sovr'essi le lettere e le carte qualora invece che stese sulla graticola piaccia porle accavalcate sopra i detti bastoncini,in modo che il suffumigio disinfettante possa più sollecitamente e completamente invaderle e penetrarle, e quindi l'espurgo riesca più spedito e più sicuro. (V. T. 1.ªFig. I. II. III. IV.)

Dette cassette per l'espurgo delle lettere si costruiranno un po' più grandi o più picciole secondo la quantità delle lettere e dei pieghi che sogliono pervenire ad un medesimo tempo a quel Stabilimento Sanitario presso il quale si dovrà fare l'espurgo; ovveramente si terrà in pronto all'uopo più d'una di esse, di diversa capacità e dimensione, per potersene valere a tenore del bisogno.

Per purificar bene le lettere conviene aprirle e spiegarle intieramente. Così si è sempre praticato; così si pratica ancora presso i più riputati Istituti Sanitarii di Europa. Da qualche tempo però è stato introdotto il metodo, specialmente presso i Lazzeretti e deputazioni sanitarie del confine, di scalpellare e traforare con punte acute le lettere semplici; levare alle doppie le coperte, ed aprirle fino a che sien ridotte a lettere semplici, per quindi dopo tagliate e punticchiate, assoggettarle, così chiuse, come le altre, al suffumigio destinato a spurgarle. Le lettere, i pieghi diretti alle alte cariche dello Stato, debbono esser spurgate dagli incombenti ufficiisoltanto all'esterno, e coll'indicazione a stampa nella sopracoperta, autenticata dal suggello dell'ufficio, che sono state spurgate soltanto all'esterno, e che sono tuttavia sporche nell'interno; onde per tal modo mettere in avvertenza l'Autorità che le riceve di dover diligentemente spurgarle prima di spiegarle e maneggiarle. Le lettere, i pieghi, che sono spurgati anche nell'interno, dopo chiusi diligentemente a cera lacca col suggello d'ufficio lateralmente al sito dov'eran suggellate da prima, sia marcate esternamente, coll'indicazionenetta di dentro e netta di fuori. Quantunque questo metodo, rigorosamente parlando, non sia il più sicuro ed il più esatto; nullostante non si può non giudicarlo bastantemente efficace, dappoichè i vapori gazosi del cloro indicati doversi adoperare per l'espurgo, sono così attivi e penetranti da invadere tutte le parti della lettera semplice, ancorchè piegata e suggellata, e d'attaccare in essa tutto ciò che vi potesse essere di contaminato o contagioso, anche indipendentemente dai punticchiamenti e scalpellature, che partono da un'idea alquanto materiale.

È opinione generale nei paesi d'Oriente, che il principio contagioso della peste, qualunque ne sia la di lui natura, non resista all'azionedi un calore assai forte; di maniera che sotto una temperatura di 30, o 35 gradi, o più, del termometro di Reaumur resti assopito, e perda poi interamente la sua attività e forza riproduttiva. L'osservazione costante, e l'esperienza guidarono questa opinione e la confermarono in qualche modo; essa viene eziandio sostenuta da medici dotti e sperimentati, e prodotta come un'assioma. Il perchè, tanto nell'Egitto, che negli altri paesi caldi dell'Oriente, allorchè regna la peste, la si osserva cessare da se, od almeno minorare d'assai circa il solstizio di estate; in guisa che que' natii, ed altri abitanti del paese, rassicurati dall'esperienza delle precedenti epoche, credendosi già in salvo per quell'anno dal dominatore flagello, sogliono nel dì di San Giovanni (24 giugno) abbandonar le riserve fin allora usate; sortire di casa, baciarsi, abbracciarsi, e rimettersi in libera comunicazione fra loro, nell'intima persuasione di non risentire dal contagio più offesa, considerato aver desso, come s'è detto, perduta tutta la sua attività. Ed in fatti; sia per effetto dell'aumentato calore: sia in conseguenza delle rugiade copiosissime che cadono a quel tempo durante la notte, o di altre vicissitudini e mutazioni atmosferiche, il contagio è allora effettivamente così illanguidito,così assopita rimane la di lui facoltà riproduttiva, da credersi cessato affatto e spento. Nè è momentaneo il riposo; che già di due o tre mesi suole la peste accordare allora una tregua a quelle afflitte popolazioni. Essa mai però cessa intieramente a malgrado gli aumentati calori. Qua e là sempre qualche caso succede, d'ordinario d'indole mite e benigna. Fino a che, terminata la stagion dei calori più grandi, e per lo più nel novembre seguente, i germi del contagio riprendon vigore, la lor facoltà riproduttiva ridestasi, ed or nello stesso paese, or ne' paesi vicini, e fin'allora rimasti illesi, rinnuova con tutta la naturale sua sevizie le stragi.

Dietro le quali osservazioni ed esperienze appoggiate dall'autorità di medici dotti e riputatissimi; e nella vista eziandio di ridurre più sicura e più regolare la disinfettazione delle lettere e delle carte; d'impedire che non cangino colore, nè restino alterati o distrutti i caratteri, come suol accadere talvolta; e finalmente perchè l'odore disgustoso del profumo che riportano e conservano lungamente le carte, non vada a recar incomodo ai più delicati fra quelli che devono aprirle e maneggiarle, fu Superiormente ordinato quattro anni sono, che tutte le carte e le lettere provenienti in grado di riservacontumaciale debbano esser purgate col calorico e col fumo di nitro e zolfo. Sono stati perciò costruiti appositi fornelli ed apparati fumigatorii, in cui dopo essersi prodotta la temperatura di 50 gradi di Reaumur a forza di carbone acceso, e ad essa sottoposte per alcuni minuti primi le lettere e le carte, vengono poi esposte al solo fumo di nitro e zolfo, e così con doppio mezzo spurgate.

Questo nuovo metodo ha in se dottrina, e saggezza. Che se anche il calorico portato ai cinquanta gradi non basta ad alterare la natura del principio contagioso, sia neutralizzandolo, sia decomponendolo, e vale soltanto ad assopirlo, intorpidirlo e renderlo inoperoso per un certo tempo; quel più che manca si può sperar di ottenere dai gas solforoso e nitroso, che si svolgono dall'abbruciamento dello zolfo e del nitro. In ogni caso sarà però innegabile, che il metodo di far soffrire alla carta un grado forte di calore prima di esporla ai vapori degli acidi minerali, riescirà se non altro a render meno facilmente attaccabili i caratteri, ed i colori delle stampe, ed a rendere più sicuro l'effetto della successiva emanazione dei gas acidi depuranti.

Per tutte le provenienze semplicemente sospette basterà l'indicato metodo, ed anche i solisuffumigi di nitro e zolfo. Pei casi più gravi, di provenienze da luoghi di manifesta infezione, sarà più cauto e più tranquillizzante adoperare il cloro; avuto riguardo, che il gas solforoso non ispurga se non quello che tocca, che per natura sua è di una certa densità e di poca espansibilità, che non penetra che assai lentamente frammezzo ai corpi che giacciono sovrapposti uno all'altro ed uniti, e che non s'insinua entro alle pieghe e nell'interno di quelli che sono strettamente involti e piegati: ed in fine anche perchè riescirebbe di troppo imbarazzo ogni qual volta occorresse spurgare una lettera un viglietto dover portare la temperatura dell'ambiente dove stanno disposte le lettere per l'espurgo, ai 50 gradi di calore; e perchè, dovendo esser affidata l'operazione ad impiegati di basso servizio, non si può esser sempre sicuri di un'esatta e fedele esecuzione.

Fra la farraggine di sostanze odorifere che venivano impiegate ne' passati tempi pei profumi delle lettere e delle robe, vi si univa non di rado la canfora; ed anzi si aveva in essa una particolare fiducia. La si usava come mezzo disinfettante non solo, ma eziandio come preservativo. Era portata indosso, tenuta in bocca: e questo metodo è tuttora in vigore in parecchiluoghi. Si usavano altresì le poma d'ambra, le abluzioni coll'acqua di cologna e con essenze odorose. Si portavano al collo amuletti di sostanze aromatiche, o d'altre di forte odore. Io non riproverò siffatti usi, nè li chiamerò con alcuni, miseri avanzi di tentativi fatti nei secoli d'ignoranza e di barbarie; giacchè giudico essere le dette sostanze odorose disaffini e nemiche dei contagi, e quindi non senza una qualche utilità, specialmente la canfora, ed il tabacco; ma ne reputo assai debole ed incerta l'efficacia loro in confronto degli acidi minerali. Non però così la penso rispetto all'aceto, a cui attribuisco una reale efficacia, che che s'abbia detto e scritto in contrario, specialmente allorchè sia forte e di buona qualità. Dei buoni effetti dell'aceto n'ebbi io stesso occasione di farne fortunata sperienza in una gravissima circostanza d'invasion di contagio pestilenziale. Non credo quindi affatto infondati, nè molto esagerati gli elogi che sono stati impartiti all'aceto dei quattro ladri (acetum prophylaticum, acetum aromaticum antipestilentiale), all'aceto radicale (acido acetico) come mezzo disinfettante e preservativo. È vero, che non si può attribuirgli un'assoluta facoltà specifica antipestilenziale; ma dietro i principii esposti, ormai siconosce, che gli acidi hanno un'altra maniera di agire sopra i principii o germi contagiosi, diversa da quella delle sostanze odorose; non si può quindi non risguardare anche l'acido acetico come un mezzo atto ad attaccare i contagi, e per cui si può giungere più o meno felicemente a snaturarli ed in conseguenza renderli innocui.

Si usò molto, e si usa tuttora presso varii Lazzeretti l'aceto per lo spurgo delle lettere che vengono da luoghi infetti, o da persone infette o gravemente sospette che giacciono in contumacia. Il metodo n'è il seguente. Aperta la lettera e spiegata, viene afferrata in un angolo con una lunga moletta di ferro, e passata così due o tre volte attraverso l'aceto, di cui è ripiena una vasca di marmo situata all'ingresso della camera degli espurghi, o vicino al luogo dei costituti. Poi asciugata, la si assoggetta ai suffumigi di zolfo e nitro. Usando il cloro, l'immersione nell'aceto diventa superflua. Per ciò, la vasca piena di aceto forte servirà a spurgare le monete che si ricevono dai luoghi infetti o dalle persone soggette a riserve contumaciali; gli oggetti d'oro, d'argento, di rame, e d'altro metallo, i quali, sebbene non sieno per natura loro suscettibili a ritenere ediffondere il principio contagioso, possono però trasfonderlo assai facilmente in altrui per lo sudiciume di cui sono talvolta ricoperti. Tanto coll'aceto, che coll'acqua del mare, quanto anche con una soluzione di cloruro di sodio possono venir spurgati i bicchieri, le bottiglie, le chicchere, i piatti, ed ogni sorta di stoviglie di terra, vasi od altri utensili di vetro, di porcellana, mobiglie ed arnesi di legno, di marmo, d'avorio, di osso, ed altri non suscettibili; avendo avvertenza che anche l'acido acetico attacca i colori, e può danneggiare alcuni oggetti esercitando su di essi un'azion dissolvente. Le pietre preziose, e le perle si purificano con l'acqua salsa.

Nella maggior parte delle pestilenze dei secoli scorsi si usava accendere de' grandi fuochi per le strade e nelle piazze pubbliche ad oggetto di purificar l'aria. Varii medici ed autori antichi di grido, sull'autorità d'Ippocrate hanno detti fuochi raccomandato. Usavasi bruciare legni odorosi, ed in ispecieltà, sostanze combustibili imbevute di catrame, o ragia nera, che il volgo riteneva e ritiene ancora per antipestilenziale. Nè sono molti anni da che io stesso ebbi occasione di vedere praticati detti grandi fuochi con barili di catrame in alcuni luoghi afflittidal contagio, come eziandio abbruciate centinaja di bozzoli di corde vecchie preparati con catrame per purificar l'aria: però senza alcun buon effetto risguardo alla cessazione o minorazion del contagio. Ne' tempi di peste, si suole adoperare il fuoco col mezzo dei detti bozzoli catramati accesi anche per spurgare le vie, le piazze pubbliche, le porte delle case, i pavimenti de' luoghi terreni, ec. Vengono per ciò piantati sopra forche di ferro assicurate a lunghi bastoni, e con questo mezzo si porta il fuoco ovunque piace, facendolo scorrere lungo le vie percorse dagli infetti e sospetti, attraverso le porte, sopra i pavimenti che si vogliono spurgare. Si usano anche nei Lazzeretti per ispurgare in modo più spicciativo i passaggi allorchè deve venire qualcuno a sorvegliare in istato libero le operazioni dell'interno, ed altre occasioni. In alcuni luoghi si adoperano in vece a tal uopo lunghi fasci di canna secca sottile accesi, che danno una fiamma più forte e più estesa, e quindi più corrispondente allo scopo.

Rispetto però ai grandi fuochi accesi nelle strade e nelle piazze pubbliche per purificar l'aria che si crede contaminata, e distruggere i germi contagiosi che in essa si suppongono natanti, io credo che detti fuochi possano riescir utili intempo di contagio per migliorar l'aria; non già accesi nelle piazze o nelle vie dinanzi le case, ma sì bene nei cammini delle case stesse, qual mezzo idoneo ed attivissimo per cambiar l'aria delle stanze con effetto più completo e più pronto che col tenere aperte le finestre e le porte; imperciocchè, non potendo la combustione mantenersi se non in grazia di una corrente d'aria, che dall'interno della stanza si determina verso il combustibile in accensione, ne emerge per necessaria conseguenza, che altra egual corrente d'aria dal di fuori nella stanza si determini, per rimpiazzar quella che per la gola del cammino sen fugge.

Resta ancora a far menzione dei vasi così detti disinfettanti e preservativi (vasi profumatorii di salute, bottiglie di cloro portatili), che servono per la disinfezione degli spedali, delle navi, delle carceri, sale di adunanza, ed altri luoghi, aprendole secondo il bisogno; e delle boccette di cloro tascabili per uso dei medici, dei ministri della religione, degli assistenti, delle persone addette agli spedali, e d'altri.

Le bottiglie di cloro estemporaneo, o vasi profumatorii di salute, si preparano nel seguente modo.

Si prende una boccia di cristallo ben forte e grosso, della tenuta di due libbre d'acqua circa. Si sega il collo alla boccia acciò l'apertura sia grande. Si spiana tanto che si possa perfettamente chiudere con un pezzo di cristallo piano. La boccia così ridotta si fissa sopra un pezzo di asse fra due legni perpendicolari, sopra i quali si ferma un regolo di legno, avente in mezzo una vite di legno corrispondente alla bocca della boccia, mediante la qual vite si ferma una tavoletta mobile di legno nella cui faccia inferiore si fissa col mastice il disco di vetro, o cristallo piano che chiude la boccia ed impedisce l'esito del gas in essa rinchiuso.

La vite che passa per detta tavoletta, o traversa di legno, serve altresì ad innalzare od abbassare il coperchio col mezzo di una nocella inserita in una specie di scatola alla quale il coperchio è masticiato.

Per una boccia della descritta grandezza si richiede:

Manganese in pezzetti, once una e mezzo;

Acido nitrico, once cinque;

Acido idroclorico, once quattro.

Dando un'occhiata alle figure N.º V. VI. si rileveranno la forma e le dimensioni di questo semplice apparato.

L'azione di un tale apparato disinfettante dura più mesi.

La maniera di servirsi di questo serbatojo di gas disinfettante è, di aprirlo quando si giudica utile o necessario, e di chiuderlo subito cessato il bisogno; o veramente subito che quelli che sono nella stanza cominciano ad esserne incomodati.

Per facile che sia questa preparazione, vi sono nonostante delle cautele da osservarsi e delle proporzioni da mantenersi. Le cose non acquistano prezzo, nè ottengono effetto che per l'arte di usarle.

I vasi che si vogliono destinare a detto apparato debbono essere di cristallo bianco molto grosso, onde non si spezzino per la forza di espansione del gas, e della forma di una picciola tina, di quattro in cinque pollici di altezza, e di tre in quattro pollici di diametro, e della capacità sopraccennata, ovvero di circa 55 pollici cubi di capacità.

In vece di far segare il collo alle bottiglie, come fu indicato di sopra, si potrà a quest'oggetto valersi dei vasi di forma analoga alla descritta che si trovano nelle botteghe. Solo converrà spianarne la bocca, arrotandoli con lo smeriglio sopra un piano di pietra o di ferroonde ridurli atti a ricevere perfettamente combaciante il coperchio formato da un grosso disco di cristallo. Non trovandone alcuno adattato si potrebbe far preparare appositamente alle fabbriche.

Il fondo di detto vaso viene masticiato sopra un pezzo di cuojo incolato nel mezzo di una tavoletta, la quale così caricata del vaso su di essa fissatovi, si fa sdrucciolare orizzontalmente nell'incassatura dei due ritti o legni perpendicolari.

Nel vaso così disposto si verseranno successivamente gli acidi ed il manganese nelle dosi sopraindicate, poco più poco meno, secondo la capacità del vaso, ma sempre nella stessa proporzione, cioè 5 parti di acido nitrico puro, della gravità specifica di 1, 40 (circa 39 dell'areometro di Baume), quattro ed anche cinque di acido idroclorico, di 1, 134 di gravità specifica (17 circa dell'areometro di Baume), ed una e mezzo o due di ossido di manganese grossolanamente polverizzato, o in pezzettini.

Lo sviluppo più abbondante del gas dipende non solamente dalle dosi, ma ben più ancora dallo stato di concentrazione degli acidi.

Se l'infezione fosse considerabile, e se la sorgente che la produsse fosse di natura assaigrave; così pure, se l'ambiente da spurgarsi fosse molto vasto, sarebbe più cauto e più efficace distribuire due o tre di questi apparati nella lunghezza della nave o della sala da spurgarsi, anzi che accrescere in un solo vaso gl'ingredienti necessarii alla fumigazione.

Le boccie o vasi che si vogliono destinare a detto apparato non debbono eccedere di molto la grandezza indicata di sopra; devono aver un'apertura assai larga per dare istantaneamente uscita al volume del gas di cui si ha bisogno, tale che possa spargersi da per tutto senza recar molto incomodo. Finalmente bisogna che il coperchio del vaso chiuda così perfettamente, e sia tenuto così permanentemente fermo, che il gas resti imprigionato in modo da non poter fuggire, e non vi sia nemmeno alcuna picciola perdita comunque insensibile. In somma, che non si spanda se non quando si vuole che esali, che cessi tosto che si desidera, e che resti per mesi intieri senza che dia traccia o indizio di sua presenza.

Nel caricare detti vasi o boccie disinfettanti, essenzialissima avvertenza dovrà esser quella, che nel vaso o nella boccia resti sempre un vuoto di due terzi circa della sua capacità. Altrimenti sarà impossibile contener chiuso il gas. Facendo forza, il vaso si spezzerà.

Nei Lazzeretti, negli Spedali ed altri Stabilimenti Sanitarii, dove può occorrere da un momento all'altro di spurgar prontamente qualche oggetto infetto o sospetto di contagio; disinfettar qualche naviglio, o qualche locale chiuso, ed altre cose, sarà assai opportuno ed utile aversi in pronto alcuni di detti apparati, per potere spurgare secondo il bisogno e con la necessaria facilità e prontezza.

A quest'oggetto si dovranno tener preparate nei detti Stabilimenti, per adoperarsi a seconda del bisogno, le boccie portatili disinfettanti, propriamente dette, in vece dei vasi fumigatorii sopradescritti.

Dette boccie disinfettanti portatili debbono essere di cristallo forte e grosso; della tenuta di once 18, a 24, d'acqua per ciascheduna; di bocca larga un pollice, un pollice e mezzo circa, col tappo di cristallo smerigliato. Si preparano nella stessa maniera, collo stesso metodo che i vasi sopradescritti; gl'ingredienti si accrescono o diminuiscono in proporzione della grandezza delle boccie, procurando però sempre che due terzi di ciascuna boccia restino vuoti. Per impedire che la forza espansiva del gas non sollevi il tappo, convien mettervi sopra un pezzo di piombo concavo, e rinchiudere la boccia inun astuccio di legno duro (di bosso p. es.) chiuso a vite, il coperto del quale terrà obbligato il tappo col mezzo di un sughero sovrappostogli, o di un cuojetto fermato nel fondo della boccia o al collo della medesima. Nel fondo dell'astuccio verrà incolato un girello di sughero o di cuojo per posarvi adagiata la boccetta. (Vedi fig. N.ºVII. VIII).

La sola cosa da temersi in dette boccie disinfettanti, e contro la quale l'apparato mette in sicuro, si è che si spezzino, o che il tappo non essendo trattenuto che per il proprio peso e per il fregamento nel collo, possa essere sollevato dallo sforzo di espansione del gas; ma la berretta di piombo e le altre precauzioni indicate serviranno a prevenire questi inconvenienti. Del resto, è difficile immaginare niente di più semplice, di più facile ad eseguirsi, di più comodo, meno dispendioso, e meno soggetto a disgustosi accidenti, di detti vasi e boccie disinfettanti, per l'uso cui sono destinati a servire, ed in riguardo all'immensa utilità che da essi se ne può ritrarre. La loro preparazione d'altronde gode di alcune importanti e comodissime proprietà; quella p. es. di conservare lunghissimo tempo la sua attività. Si citano esempi di vasi con detto metodo preparati, che dopo averservito per dodici anni, non si potevano sturare senza che si provasse nel momento l'impressione del gas acido muriatico ossigenato, sebbene nulla fosse stato aggiunto dopo la prima sua preparazione: l'altra di potersi far nel momento senza fuoco, senza apparecchio distillatorio, in una parola, per semplice miscuglio; per cui viene chiamatoacido muriatico ossigenato estemporaneo, e di potersi usare altresì senza timore d'inconvenienti, e senza che sia necessario di rinnovare la preparazione se non che dopo un tempo considerabile; e ciò anche qualora le occasioni di dar esito al gas fossero state le più frequenti. Finalmente se si riflette, che il gas che si mette in azione è riconosciuto il più efficace di tutti per attaccare, neutralizzare o decomporre i contagi; che con questo metodo la di lui azione viene moderata e regolata dalla volontà, e può attivarsi anche nei luoghi abitati senza inconveniente, la detta preparazione del cloro estemporaneo sarà certamente da risguardarsi per eccellente, comoda, utilissima, e preferibile in moltissimi casi.

Le boccette disinfettanti tascabili per uso dei medici, chirurghi, ministri di religione, serventi, ed in generale per tutte le persone addette agli spedali, o Lazzeretti degli infetti cheper qualsivoglia altra ragione sono obbligati ad avvicinare i malati di contagio, coabitare con essi, ovveramente in luoghi che ad essi o alle robe loro hanno servito, dette altrimentiBoccette disinfettanti di Guytonsi preparano nel seguente modo:

Metti in una boccetta di cristallo col tappo arrotato, della tenuta di due oncie circa d'acqua.

Ossido di manganese grossolanamente polverizzato, scrupoli tre;

Acido nitrico, scrupoli nove;

Acido muriatico, scrupoli otto.

Chiudi la boccia, la quale sarà per due terzi vota: condizione necessaria per contenere senza pericolo il gas.

Si sviluppa nella boccetta il cloro, che si conserva per lungo tempo, e si fa sentire con forza ogni qual volta si apra la boccetta.

Per poter portare addosso la detta boccetta, o trasportarla con sicurezza, gioverà rinchiuderla in una custodia o astuccio di legno duro, con coperchio fermato a vite.

Pel caso che mancasse l'acido muriatico per la preparazione delle dette boccette, si procederà come segue:

Prenderai, ossido di manganese grossolanamente polverizzato, tre scrupoli;

Muriato di soda secco (sal comune) scrupoli sette;

Acido nitrico, scrupoli dieci.

Metterai nella boccettina l'ossido di manganese mescolato col sale; poi aggiungerai l'acido nitrico, e chiuderai la boccia.

Nell'una o nell'altra maniera che si operi, si otterrà il gas acido muriatico ossigenato, che si conserva lungo tempo, e si fa sentire efficacemente ogni qual volta si apre la boccetta.

Chi non avesse l'opportunità di provvedere nè l'acido muriatico nè l'acido nitrico necessarii per tali preparazioni, potrà servirsi in vece della composizione che si adopera per lo spurgo delle stalle infette in circostanze di epizoozia, ed è la seguente:

Due oncie di sale comune seccato; un'oncia di manganese nero dei vetrai, o manganese di commerico polverizzato; e due oncie di olio di vitriolo, o acido solforico versato sopra il miscuglio delle due sopraccennate sostanze.

Allorchè si usi questo metodo per la preparazione delle boccette, le sostanze si versano entro la boccetta medesima, che in ogni caso dovrà restare per due terzi vota; quando si adopra per lo spurgo delle stalle infette si mettono in un vaso di porcellana, di maiolica, o di terracotta verniciato; lo si adatta così caricato delle dette sostanze sopra una padella di arena, e questa sopra un braciere acceso; e la sopraindicata dose vale per una stalla di otto o dieci braccia, della larghezza di sei od otto, ed alta in proporzione.

Alcuni si contentano di portare in dosso il cloruro di calce contenuto in boccette chiuse. Qui importa osservare, che limitandosi al portare in dosso dette boccette disinfettanti, sien l'une o le altre ermeticamente chiuse, il solo fiutarle di tanto in tanto, non può bastare a render immuni dal contagio. Siffatto uso delle dette boccette non può procurare un'atmosfera preservatrice qual si vorrebbe, non può valere per ottenere dal cloro i buoni effetti che si contemplano. Dove vi sono effluvii o germi contagiosi, il cloro incontrandosi con essi può bensì modificarli, comprimerli, distruggerli, o renderli inerti: ma allorchè il cloro resta chiuso nella boccetta, allorchè non si permette ad esso di svolgersi e di spandersi, non vi potrà esser incontro, non potrà aver luogo conflitto, e quindi nessun benefico effetto dall'azione e presenza sua. Oltre di che, o vi ha o non vi ha presenza di materia contagiosa. Se non vi ha, inefficace ed inutile affatto diventa il mezzo; se vi ha,conviene usarlo in tempo ed in quantità corrispondente al bisogno, prima che il miasma o germe riproduttore abbia avuto il tempo d'insinuarsi nel corpo: altrimenti diventa inutile l'antidoto se la sua azione non coincide con quella del veleno, e se la quantità di esso non è corrispondente. Le dette boccette disinfettanti non hanno già un potere magico. Fino a che si tengono chiuse non possono produrre altro effetto che quello di un preservativo morale, agire come qualunque altro inutile talismano. Che se come tali si vogliano usare, si tengano pure, giacchè anche la fede, ch'è conforto per lo spirito, può esser eziandio rimedio per il corpo. Però l'uso utile che di esse ragionevolmente si potrà fare sarà di procurare col loro mezzo un'atmosfera preservatrice nelle stanze dove esistono infetti di contagio, e dove o pei doveri del sangue o dell'ufficio, o per altre ragioni siamo costretti di entrare e fermarsi, sia per prestare ad essi qualche caritatevole assistenza, confortarli, medicarli, o in altra maniera mettersi con essi e con le robe loro a contatto.

Parimente utile uso si può fare di dette boccette servendosene per irrorare ed imbevere li proprii vestiti sì prima di avvicinare l'infermo, sì dopo averlo avvicinato.

Essenzialissima ed utile cautela per le persone obbligate ad avvicinare i malati sarà quella di cambiarsi spesso di vestiti, esponendo subito le deposte vesti all'azione del cloro, ed avendo cura che quelle che si sostituiscono sieno state già dal cloro imbevute prima d'indossarle. Qualora non s'abbia il mezzo, o per qualunque altra causa non si possa assolutamente ciò fare, si userà almeno la precauzione, sortendo dai luoghi infetti o dopo aver avvicinato malati di contagio, di assoggettarsi con tutte le vesti ad una generale fumigazione di cloro per uno spazio almeno di 5 minuti, onde non portare ad altri l'infezione, e spargerla fra le famiglie sane che siamo obbligati di visitare, presso le quali rimane libero l'accesso perchè si fidano di noi, della nostra onestà e prudenza.

Ai Medici, ai Chirurghi, ai Ministri della religione, e a tutti quelli che si dedicano al pietoso ufficio di assistere i malati di peste, o d'altro contagio pestilenziale, è da raccomandare soprattutto di lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce nella proporzione di 1 a 30, 1 a 40, o coll'acqua clorurata. Coi quali liquidi potranno pure bagnarsi il volto; ma specialmente le narici e le labbra, solo evitando di farne cader entro agli occhi;per lo che basterà tener chiuse le palpebre, ed asciugarsi prima di riaprirle.

Per essi, e segnatamente per tutti coloro cui i vincoli del sangue, o i doveri del proprio ministero impongono di star dappresso ai malati di contagio, trattarli, assisterli, e vivere con essi nello stesso ambiente, gli espedienti migliori per conseguir l'intento di preservarsi illeso, ossia di procurarsi l'immunità, almeno fino ad un certo punto, sono 1.º di formarsi, per quanto è possibile, un'atmosfera di cloro che ci circondi, per conseguire il quale intento gioverà portare in dosso dei sacchettini di tela di lino pieni di cloruro di calce, e tenere detti sacchettini nelle tasche delle vesti, nella cravatta, nel cappello, in seno fra gli abiti e la camicia, ed anche fra la camicia e la pelle, 2.º lavarsi spesso le mani ed il viso, e specialmente le narici e le labbra coll'acqua clorurata, o con una soluzione di cloruro di calce o di sodio, 3.º cambiarsi spesso di vestiti, sostituendo a quelli che vengono deposti vesti nette e pulite, come si è detto; spurgate prima coll'aria libera e pura, coll'acqua, o col cloro. E dappoichè l'esperienza ha dimostrato che più difficilmente i contagi si attaccano ai corpi levigati e ad essi restano meno aderenti, così sarà molto prudenzialepei medici, pei chirurghi, ed ogni altro che trattar debba malati di contagio, prima d'introdursi nella stanza ed avvicinarsi ai loro letti, di depositare la più esteriore delle proprie vesti in luogo apposito sotto l'influenza di un'atmosfera bene imbevuta di gas muriatico ossigenato, e d'indossare una cappa di tela incerata o di taffettas, deponendola poi al regresso per riprendere il proprio soprabito netto già imbevuto di cloro.

Ove il medico creda di aver bisogno di esplorare il basso ventre od il polso di qualche malato di peste o d'altro contagio pestilenziale, qualora il chirurgo intraprender debba la sezione di cadaveri di persone morte da peste, viene raccomandata come cautela da non negligersi quella di vestir le mani e le dita con guanti di taffettas fino gommato o incerato. Siffatta cautela da non ommettersi nella sezione de' cadaveri, riescirà utile, non lo nego; ma non perciò saranno da trascurarsi le altre precauzioni sopradescritte. Sarebbe desiderabile che i Medici ed i Chirurghi, specialmente quelli adetti ai Sanitarii ufficii, fossero da per tutto coraggiosi ed avidi d'istruirsi per intraprendere senza apprensione le sezioni dei cadaveri morti da peste. Sono già alcuni anni da che bravi e coraggiosiMedici stranieri hanno intrapreso con profitto nei paesi dell'Oriente ottomano delle ricerche necroscopiche del più alto interesse con un'intrepidezza e costanza che molto li onorano. Già in parte a merito loro negli Stati ottomani dell'Oriente oggidì si veggono in attività pratiche e discipline di Sanità secondo i sistemi Europei; ed ivi il cieco fatalismo perdendo ogni giorno terreno resta vinto dai combinati sforzi della ragione e della filantropia. Sarebbe desiderabile, replico, che per mezzo delle investigazioni cadaveriche potessimo pervenir a discoprire più chiaramente le interne lesioni ed alterazioni dei varii sistemi, prodotte dall'azione di questo potentissimo veleno; ed acquistare per tal mezzo quelle conoscenze che tuttora ci mancano sull'etiologia e sulla cura della peste; soggetto questo che altamente interessa il bene dell'umanità, ed i riguardi della pubblica prosperità e sicurezza.


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