Chapter 38

Nel Regno di Candia l'anno 1592 scoppiò la peste, trovandosi ancora quel Regno soggetto alla Veneta Repubblica, ed a merito delle misure adottate dalprovvido e sollecito Magistrato Veneto di Sanità fu arrestata e spenta— »425e 424Nel 1595 vi fu peste in Inghilterra— »iviFierissimo morbo pestilenziale spopolò Amburgo nel 1596. Alcuni Autori però mettono in dubbio che quello vera peste si fosse— »572La città di Lisbona nel 1598 incominciò a provare i primi colpi della peste, la quale infierì poi negli anni susseguenti. Essa fu sopra ogni dire micidiale. Tutti i mezzi adoperati per estinguerla essendo riusciti vani, si credette dover dar fuoco al grande ospitale Regio, la cui fabbrica importò grandi somme, sperando per quel modo di spegnere ogni seme del contagio— »iviLa peste non per anco bene spenta in Francia, ripullulò nel 1599 a Bordeaux— »iviSecolo XVII.Pesti del Secolo decimo settimo— »372a 504Nel 1601 la peste travagliò la città di Trieste. Da di là si stese sulle terre dell'Istria ai Veneziani soggette; ma anche questa volta, a merito delle provvide sollecitudini del Magistrato di Sanità, venne arrestato il corso al contagio.— »424Nel 1605 peste fierissima nella Livonia, succeduta a carestia desolatrice; anzi ad una fame delle più memorabili ed orribili che ricordi la storia. Vi si divoravano i cani, i gatti, i topi; e, cosa che fa inorridire, sin anche i cadaveri si dissotterravano per isbramar con essi la fame— »375Nello stesso anno 1605 pestilenza egualmente funesta in Inghilterra. Nella sola città di Londra perivano da circa due mila persone ogni settimana— »iviRegnò la peste in più luoghi della Germania nel 1606, nel Palatinato del Reno, a Magonza e nel suo territorio, nel Maddeburghese ed altri luoghi. Nel 1607 travagliò fieramente la città di Augusta— »iviPeste desolatrice a Spalatro in Dalmazia agli anni 1607-8 sotto l'Arcivescovato del dotto, ma troppo riscaldato filosofo Marc'Antonio de Dominis. Vi estinse la maggior parte di quegli abitanti. Brani di descrizione latina di detta peste— »374—nel 1610 a Basilea (ove uccise quattro mila persone). Mentre a detto anno a Colmar, a Schelestadt, ed in tutta l'Alsazia il contagio pestilenzialeinfieriva fra gli uomini, una maligna epizoozia distruggeva gli animali. Anzi narrasi che gli stessi volatili n'erano presi; tal che assai sovente vedevansi dall'aria cader a terra colti da improvviso malore— »375Nel 1611 vi fu peste in varj paesi della Svevia. Nel 1613 si manifestò nell'esercito del Re di Danimarca. Nel 1614 ripullulò in Svevia e specialmente nella città di Dillingen. Nel 1619 si rinnovò in Augusta— »376Nel 1619 peste così micidiale a Zara, che perì il maggior numero di quegli abitanti. Da Zara passò poi il contagio in altre città della provincia— »iviPeste così terribile e micidiale regnò a Petaw o Petau, picciola città della Stiria negli anni 1723-24-25, che durando troppo a lungo il miserando strazio di quella popolazione, già quasi interamente distrutta, non eravi più alcuno che osasse avvicinarsi alla sventurata città, convertita pressochè tutta in un tristissimo cimitero— »377Peste di nuovo a Londra nel 1625. Nello stesso anno a Metz nella Lorena. Nel 1626 a Tolosa nella Linguadocca— »iviAltra luttuosissima epoca di orrori e distragi prodotti in Francia e in Italia negli anni 1627-28-29-30 e 31 dalla peste, che fu una delle più micidiali che abbiano mai inferocito sull'umana generazione— »378Nel 1628 si manifestò la peste a Lione, a Montpellier, a Digne, ed in altri luoghi della Francia, che fu oltre ogni dire terribile e funesta avendo ucciso nella sola Lione da circa settanta mila persone in un anno— »376e seg.Interessante descrizione della detta peste di Lione— »378a384Sintomi che accompagnavano la malattia— »379Osservazioni. — L'uso del vino riconosciuto utile, funesto l'abuso. — A parecchi tornò vantaggiosa la zuppa d'orzo. — Cauterj e vescicatorj riconosciuti eccellenti preservativi— »380Uno di due fratelli colti dalla peste, ai primi sintomi del male si cacciò nel forno ancora caldo, sudò molto, e guarì, l'altro che così non fece è morto— »iviOrrori di quelle tristissime giornate. — A quanto giunga talvolta l'umana malvagità sotto il flagello. — Frequenza dei matrimoni in que' momenti terribili. — Una donna sposò sei mariti in poco tempo, e li seppellì tuttisei. — Facilità con cui si dimenticavano i passati mali e si passava dalla tristezza alla letizia. — Indifferenza sulle altrui sciagure. — I sterquilinj, e le case d'immondezza divenuti luoghi di sicurezza. — Tristi conseguenze lasciate dalla peste in quasi tutti quelli che guarirono. — Disordini avvenuti riguardo alla legittima successione delle famiglie. — I Magistrati Municipali di Lione accusati di gravissimi falli— »381a384Descrizione della peste di Montpellier del 1629-50— »384a386Vive dispute fra i Medici sull'indole della malattia. — La peste intanto si diffonde. — Dispareri medici impediscono agli ufficiali del Municipio di prendere le necessarie precauzioni per arrestarla. Arrivo del Cardinal Richelieu e del Re a Montpellier con numerosa corte, e porzion dell'armata che faceva la guerra ai Calvinisti. Il male, che covava occulto, scoppiò ad un tratto in più contrade, e vi sparse il terrore. Il Re fugge, l'armata si ritira, gli abitanti fanno fardello, chi fugge da una parte e chi dall'altra. Viene creato un Consiglio di Sanità, ma per la paura fuggon gli eletti — Sonomorte cinque mila persone, circa la metà di tutti quelli che erano rimasti in città. — Ottima misura presa dalla Municipalità durante il contagio, quella si fu di far trasportare i malati fuori della città. — Singolar specie di furfanteria organizzatasi a Montpellier in quella luttuosa circostanza; ed era che i serventi dei malati nelle case e negli spedali, inducevano gl'infermi a far testamento reciprocamente a loro favore— »384a386Descrizione della peste di Digne— »386a392Sintomi che accompagnarono questa peste— »386e seg.Fenomeni singolari e stravaganti; specie di delirio osservato in questa pestilenza— »387e seg.Lagrimevole spettacolo che offrivano i luoghi della campagna— »389La peste durò quattro mesi. Per tutto quel tempo il cielo fu coperto di dense nubi, l'aria esprimeva un calore bruciante, frequenti erano i temporali; nessun uccello si udì in tutto quel tempo nè in città nè in campagna— »390Sono perite 8500 persone fra 10,000, cioè quasi sei settimi di tutti gli abitanti; più uomini che donne, più giovani che vecchi. Fra i 1500 individui rimasti non ve n'erano che cinque o seisoltanto che non fossero stati presi dalla malattia— »390e391La peste ripullulò a Digne sei mesi dopo; ma quegli abitanti che fresca avevano la memoria delle passate disgrazie, se ne fuggirono quasi tutti, e non vi perirono che cento persone, tutti stranieri. Nessuno di quelli che avevano superata la malattia, fu preso nuovamente— »391Cause alle quali venne attribuita cotanta strage. Strana disposizione del Parlamento, gravi disordini, monopolii, ruberie, incendii, atrocità ch'ebbero luogo in quella circostanza— »iviNel 1628 grande carestia in Italia, e specialmente nel Milanese ed in altri paesi della Lombardia, accresciuta dalla guerra che successe a quegli anni fra l'Austria e la Francia per la successione al Ducato di Mantova. La guerra diede occasione alla peste, portata in Italia dalle truppe Alemanne. Si sviluppò da prima nella parte settentrionale del Milanese; nè vi fu conosciuta, se non quando aveva già fatto di molti progressi, nè era più tempo di arrestarla— »392e393Lasciate aperte e libere le comunicazionicome per l'innanzi, la peste si diffuse con una rapidità incredibile. Penetrò a Milano nell'ottobre 1629, e vi fece sì orrenda strage, che il numero de' morti giunse fino a 3555 in un giorno, e questa grande mortalità durò qualche tempo. Assicurano gli storici aver perduto Milano per quel contagio cento sessanta mila abitanti, e che in proporzione sia stata maggiore la perdita che seguì nel Ducato— »396a399Descrizione di questa peste— »392a399Prosuntuosa ignoranza di alcuni medici e chirurghi che continuarono a sostenere quel morbo non esser peste, contro l'autorità di alcuni dotti e sperimentati che l'affermavano— »394Improvvida e barbara misura adottata di cacciar fuori dalla città tutti li forestieri e le persone senza mestiere— »396Suppostosi di vedere qualche cosa di soprannaturale nella malattia, si fece ricorso alle preghiere pubbliche, alle processioni, alle penitenze, ma queste concorsero ad accrescere la peste per l'affluenza di molte persone in un medesimo luogo— »iviSospetti a quel tempo concepiti, che uomini perversi avessero formati unguenticon materia bubonica pestilenziale per uccider chi più loro piacesse. La casa ove si è creduto eseguita la manipolazione, fu spianata, ed in quel sito s'innalzò il dì 30 agosto 1630 una colonna d'infamia, che il Muratori dice di aver veduta— »396e seg.La quarantena generale ordinata in quella circostanza produsse ottimo effetto.Quest'è la peste, che fu descritta con tanta verità e vivacità di colori dal Manzoni nel libro I promessi Sposi— »397Si notò, che nel 1628 comparve una gran cometa, la primavera del 1629 fu calda con pioggie continue, e nella state i calori furono eccessivi— »iviNell'anno 1629, s'insinuò pur in Dalmazia la peste, attaccò Spalatro recandovi nuove rovine; poi s'introdusse nel 1630 a Zara, a malgrado tutte le difese adottate, dove uccise più di 1000 persone, e 3000 nel contado, ch'era allora assai popolato. Il morbo fu violentissimo, ma di breve durata, cessatovi interamente lo stesso anno, e riconosciutane apertamente la grazia dall'intercessione del santo vecchio Simeone, protettore di quella città. Li Zaratini fecero solenne voto diaffrettare la traslazione del corpo di detto Santo, lo che eseguirono con magnifica pompa l'anno 1632— »399Peste fierissima a Verona nel 1630, dalla quale sono morte 32,900 persone fra 53,500 che costituivano la popolazione di quella cittàInteressante descrizione della detta peste di Verona— »399e seg.Discrepanti opinioni dei medici sulla natura di quel morbo— »400Insolente temerità del popolo, che volle farla da giudice— »iviMoltiplicazione delle morti; abbandono degli infermi; orrori di quelle tristissime giornate— »403La Repubblica di Venezia spedisce a Verona Alvise Valaresso come Provveditore straordinario— »iviLa calamità si aumenta. Si ritorna a convocare i medici, e ad onta della grande mortalità, e della più chiara evidenza dei fatti, sono pur alcuni tra essi che negano esservi a Verona la peste— »404Sdegnoso rifiuto di queste erronee opinioni— »405Miserando spettacolo che offerivano i Lazzeretti, i luoghi da imbarco ed in generale tutta la città— »406Muojono i medici, i chirurghi, a malgrado le poma d'ambra, ed altre sostanze odorose di cui facevano uso per preservarsi. Muojono gli assistenti, i sacerdoti, i becchini, i fornai. In luglio succede l'incendio del Monte di Pietà. L'infausto avvenimento fa accrescere la forza del contagio pel concorso delle persone accorse ad estinguerlo, e per la nuova angustia e spavento— »409Mancano modi, luoghi, e ministri per seppellire i cadaveri. Si gettano nell'Adige. Orrendo e miserando spettacolo. Si dispera di tutto e di tutti. Si teme lo sterminio generale della città— »406e seg.Leonardo Tedeschi medico e Canonico offre raro esempio di coraggio, di pietà, di carità generosa— »407La Repubblica fa venire a Verona con grande stipendio Giovanni Hennisio medico di Augusta— »409Viene ristabilito l'ordine nella città a merito delle cure del Valaresso— »409e410I luoghi del territorio però sono sempre più afflitti. Minora la peste in agosto. È presso che estinta in ottobre. Si ridesta qualche scintilla nella primavera successiva; ma ben presto ritorna la calma— »411La peste ardeva contemporaneamente aMantova, Modena, Cremona, Pavia, Bergamo, Brescia, Lodi, Parma, Piacenza, Lucca, Bologna, Torino, ed altri luoghi. A Lucca fu per la prima volta in Italia ordinato, che i medici, imitando i francesi, si vestissero di lunghe vesti incerate, ed incappucciati coi cristalli agli occhi assistessero così gl'infetti— »407A Torino si manifestò il contagio in gennajo 1630 e terminò in agosto 1631. Essendo fuggiti dalla città tutti i più agiati cittadini, solo dieci mila vi restarono, delli quali soli tre mila lasciò il contagio superstiti— »423e424Bologna si annovera fra le città più travagliate; ed in proporzione di popolazione niente meno di MilanoA Bologna, il medico Camozza ordinava il salasso fino allo svenimento; ma non appare, che questa pratica sia stata riconosciuta utile— »iviPer le buone guardie poste al fiume Lamona, che scorre poco lungi da Faenza, e per la vigilanza del Prelato ch'era al Governo di quella città, Faenza si è mantenuta sana in mezzo a tanto incendio; e così impedì che il male penetrasse nella Romagna— »424Da Verona la peste erasi dilatata fino ad Ostiglia. Da di là un appestato era passato a Ferrara. Ma le vigorose e saggie misure adottate dai Magistrati di Ferrara al primo scoppio del morbo salvarono la città; ed a merito delle opportune precauzioni continuò a conservarsi illesa abbenchè il male si fosse innoltrato fino a Melara, ed in altre ville poco da Ferrara discoste.Peste a Venezia negli stessi anni 1630-31.Descrizione di detta peste di Venezia— »412a420Vi fu portata da Mantova col mezzo dell'inviato da quella città (marchese Strigi), che venne a domandar soccorsi dall'alleata Repubblica; morto nell'isola di s. Clemente, che gli era stata stabilita per iscontar contumacia— »415In questo caso tutti i medici furono per ben due volte d'accordo nel riconoscere la malattia— »ivie seg.Ma i Magistrati non furono cauti, nè solleciti abbastanza nell'adottare le discipline occorrenti per impedire che dall'isola non s'introducesse in città; nè diedero i provvedimenti necessarii per arrestarla. Invece con ultronea misura, d'ordine del Senato sono stati convocati trentasei medici perchèdiscutessero di nuovo sull'origine e qualità dei mali, e sui rimedii. Lite acerrima insorse fra essi; si divisero in due contrarie opinioni. Ciascuna ebbe un partito. Ma mentre i medici disputavano fra loro; mentre i Magistrati inoperosi attendevano la decisione della lite, la peste moltiplicava le sue conquiste, e preparava quelle immense sciagure a cui fu soggetta Venezia, non essendo stato più possibile di arrestare il corso al contagio, il quale fece sì orrenda strage, che nello spazio di undici mesi uccise 94,236 persone— »416a418Verso la fine del 1631 si pubblicò con grande solennità esser la città libera dal contagio; ma per molti anni appresso, restarono aperte le cicatrici di sì profonde piaghe. Per quella circostanza si fece voto di innalzare un tempio ad onore di Nostra Signora. Quest'è la magnifica chiesa della Madonna della Salute eretta nel 1632. Altri voti fatti allora dai Veneziani, sono stati adempiti fedelmente— »418Da quel tempo la peste non penetrò mai più a Venezia, quantunque sieno stati mantenuti sempre aperti i suoi porti ai bastimenti sospetti ed infetti di peste;quantunque per Sovrana Risoluzione tutti i bastimenti infetti da tutti i porti del Litorale Austriaco, ed anche da quelli della Romagna, debbano essere scortati e spurgati a Venezia; quantunque più volte siasi manifestata nei suoi Lazzeretti la peste— »418e seg.Notizie sopra diverse altre pestilenze che afflissero Venezia nelle precedenti epoche— »419e seg.Prima istituzione del Magistrato di Sanità di Venezia nel marzo 1348, composto di tre nobili col titolo di Provveditori della Sanità— »421Aggiuntivi allo stesso Magistrato altri tre nel col nome di Sopraprovveditori, ed allora gli fu dato il titolo di Supremo— »422Nel 1403 fu convertito ad uso di Lazzeretto il convento de' padri eremitani detto di santa Maria di Nazareth, nell'isola di contro a quella di s. Erasmo. Questo Lazzeretto sussiste ancora sotto il nome di Lazzeretto vecchio— »421Nel 1493 fu per la prima volta istituita la pratica di profumare le lettere— »422A Vicenza penetrò il contagio nel luglio 1630 portatovi da Verona col mezzo di alcuni soldati fuggiti di là. Durò seimesi; ed in questo spazio perirono circa 11,000 persone nella sola città, oltre a 50,000 nel Territorio— »426Nel settembre dello stesso anno 1630 penetrò in Padova. Si propagò assai lentamente; e solo nei mesi di giugno e luglio del successivo 1631 giunse al sommo della sua forza, e a tale, che nel solo mese di luglio uccise 3529 persone, fra le quali parecchi professori, e considerevole numero d'illustri soggetti. La descrizione dei fatti che accompagnarono quella pestilenza desta orrore e raccapriccio. La Repubblica inviò a Padova Alvise Valaresso in qualità di provveditore straordinario, quello stesso che s'era distinto a Verona. Questo valentissimo uomo operò con molto zelo e coraggio, ed ebbe il conforto di vedere per le sue cure domata la violenza del male, che cominciò a declinare in agosto e settembre dello stesso anno, e poco dopo cessò intieramente. Diecisette mila persone sono morte a Padova per quel contagio— »427e seg.La città di Treviso, ancorchè d'ogni intorno assediata dal male; pure a merito de' saggi provvedimenti, e di buona ed assidua vigilanza si preservò illesamentre Venezia, Vicenza, Padova, il Polesine, il Friuli, e quasi tutti gli altri paesi d'Italia al Veneto dominio soggetti erano in preda agli orrori della peste— »425e426Lo Storico Nani narra che nel sopradescritto corso di pestilenza sono perite da oltre cinquecento mila persone nei paesi d'Italia soggetti al dominio della Repubblica Veneta— »429Stravaganti e singolari casi di delirio nella peste di Padova— »428Grandi terremoti nel 1630 in Napoli ed in altri luoghi del Regno, avevano messo negli animi gravi timori. Maggiori ne aveva incusso la peste, la quale mentre ardeva nella Lombardia, più volte s'era avvicinata ai confini di quel Regno— »429Lo stesso spavento aveva invaso la Toscana. Il contagio si sviluppò in Firenze nel giugno del 1630 portatovi da Bologna. Serpeggiò occulto per qualche tempo; si dilatò apertamente in più famiglie. La città ne fu atterrita. Si fecero lunghe consulte coi medici. Alcuni negavano essere la peste, altri affermavano. La città tutta si divise in due opinioni. Ciò bastò perchè il popolo nonprendesse guardia, e si addimesticasse cogli infermi e con chi li trattava. I progressi dello sterminatore contagio non lasciarono più dubbiosa la lite. Nel settembre dello stesso anno 1630 fu al sommo grado di fierezza e di forza. Durò quello strazio a tutto novembre. Nel gennajo 1631 fu ordinata la quarantena generale, e da essa si sono ottenuti ottimi effetti. In aprile era in piena declinazione. Nel settembre si considerò cessato. Nel 1633 ripullulò, ma con pochissime conseguenze— »430e431Descrizione di questo contagio tratta dal Rondinelli— »431a436Il Gran Duca di Toscana Ferdinando II. diede in tale circostanza chiaro esempio di coraggio e di paterno affetto. Si mostrò particolarmente sollecito della salute e del bene de' suoi sudditi travagliati da tanto flagello. Scorreva egli a piedi ed a cavallo con magnanimo ardimento le contrade e le vie della città pur quando la peste era nel suo forte, informandosi dei bisogni delle famiglie, e della maniera con cui erano eseguiti i suoi ordini e mantenute le discipline e precauzioni di Sanità. Pagò egli del suo le spese dellaquarantena generale, che importò circa 160 mila scudi. Ad oltre 55 mila montava il numero di quelli che si pascevano a pubbliche spese. In sole due ore si distribuiva la mattina il vitto per tutta la città. Tanta sollecita vigilanza del Principe tornò sommamente utile a quella popolazione— »433e434È notevole, che in questa peste si usarono molto le unzioni coll'olio, di mandorle, di gigli, di carabe ecc. tanto come rimedio, che come preservativo, e da quanto si può raccogliere dalla storia appare ciò essersi usato utilmente— »434I monasteri delle Monache entro la città si sono tutti conservati sani, tranne uno solo— »iviNon così fu dei conventi dei Frati, dei quali niuno rimase intatto. La strage maggiore fu tra il minuto popolo— »434e435Notarono i medici ed i storici di questa pestilenza, alcune varietà nel corso e negli effetti della malattia, le quali vennero da essi attribuite all'influsso della luna— »435Indicazione dei varii preservativi che si usarono in detta pestilenza, oltre le unzioni coll'olio— »435a436Nell'anno 1632 la peste si manifestò in molti luoghi della Germania, e si riaccese di nuovo a Zara in Dalmazia. Nel 1633 incrudelì fieramente nella Slesia, ed afflisse ben anche la città di Vienna, dove il numero de' morti giunse a circa 600 alla settimana. A Norimberga fino a mille. Pressochè altrettanti ne morivano ad Augusta, soggetta nello stesso tempo al doppio flagello della fame e della peste— »438Nel 1634 la stessa pestilenza travagliò la Sassonia. Nel 1635 infierì a Francfort sul Meno. Negli anni 1634-35-36 si sparse per tutto il Belgio, e nella maggior parte della Germania Superiore, e più d'ogni altra provincia travagliò la Gheldria, e particolarmente Nimega. Uccise da prima a Leyden venti mila persone: nel novembre 1635 si propagò a Nimega, ove nel marzo e aprile successivi pervenne al suo più alto grado di ferocia per modo che in tutta la città non v'ebbe casa che fosse restata immune dal contagioso morbo— »439e440Sunto Storico della peste di Nimega descritta dal Diemerbroek nel suo copiosissimo trattatode peste; il quale oltrea molte utili osservazioni contiene cento storie di peste— »441a455Temperatura calda, aria sciloccale e fenomeni atmosferici che precedettero la peste— »441Massima e quasi incredibile copia d'insetti— »iviMolti esempii raccolti di straordinario numero d'insetti come fossero in altri casi forieri e cagione della peste(Nota 26) — »442e seg.La quantità degli uccelli soliti ad abitar la campagna fatta molto minore; li stessi uccelli domestici avvezzi alle gabbie morivano due o tre giorni prima che si appiccasse la peste agl'individui delle respettive famiglie— »443Aborti frequentissimi qualche tempo prima della peste, e predominio in oltre di morbi di indole maligna, vajuolo, morbilli, dissenterie maligne, febbri puerperali, nervose, tifiche, e con grande mortalità— »443e444Innumerevole quantità di morti. — Luttuosissime ed orrende scene. — La ferocia del male non cedeva a nessun rimedio o preservativo. Incominciò a diminuire nel novembre 1636. Improvviso ed acutissimo freddo avvenuto circa la metà di febbrajo 1637 la spense del tutto; sicchè in marzo la città fuaffatto libera. Non però la campagna nè i paesi circonvicini, specialmente la diocesi di Utrecht e Monforte, dove continuò a inferocire per tutto l'anno 1637— »444e445Due o tre giorni avanti il novilunio ed il plenilunio la malattia si esacerbava costantemente, e si accresceva il numero degli appestati. In tal ricorrenza di tempo l'invasione del morbo era fiera e violenta, e la morte succedeva nello spazio di poche ore— »445Come la malattia incominciasse e finisse alcune volte senza febbre. In alcuni casi cominciava con febbre; in altri la febbre sopravveniva, e si manifestava con leggieri brividi— »445e446Osservazioni sulla durata della malattia, sulla facilità con cui la peste si univa alle altre malattie così dette intercorrenti; sopra alcune cause che maggiormente predisponevano ad essere colti da essa— »446Sintomi che accompagnavano quella pestilenza— »446a448Segni di buon pronostico— »448Segni gravi— »448e seg.Nota.Tra i segni gravi minaccianti funesto fine si legga nel testo, pag. 448, lin. 25,urine torbide, invece diurine.Segni mortali— »450e451Governo dietetico e curativo— »452Come siasi regolato il Diemerbroek durante quella pestilenza, e come abbia potuto preservarsi— »452a455Negli stessi anni 1636-37 vi ebbe pur fiera peste nel Brandeburghese, dove per la grande quantità de' morti restando insepolti di assai cadaveri, narra lo storico, esserne andati molti consumati dalle fiere— »456Peste agli stessi anni a Francfort sul Reno e nelle Provincie Renane, dove contemporaneamente infierendo crudissima fame, è incerto se più dalla fame o dalla peste sieno periti quegl'infelici abitanti— »iviContemporaneamente fiera e desolatrice pestilenza a Londra— »iviNell'anno 1638 la Livonia è stata fortemente travagliata da morbi fierissimi. È però incerto se fosser quelli vera peste, od altra malattia epidemica, prodotta dall'estrema fame, cagionata da un'immensa quantità di vermi che distrussero le biade— »iviNel 1640 peste a Marsiglia ed in varj luoghi della Provenza— »456e seg.Nel 1644 la peste ha travagliato fieramente la città di Vienna. Nelsuccessivo anno 1645 si propagò in più luoghi confinanti coll'Austria, fra' quali in alcuni della Stiria, dove fece orrendi guasti. In tale occasione si pubblicò il rinomato Regolamento sulla peste.Constitutio edictalis Ferdinandi III. — »457A Valenza in Spagna venne portata la peste da Algeri nel 1647 con un bastimento carico di cuoj ed altre pelli. Da principio il contagio serpeggiò occulto, ma poi si diffuse in tutta la città e nella Provincia in modo che fu ridotta ad uno stato di compassionevole disertamento. L'anno seguente s'insinuò verso l'occidente, ed invase da prima Elche nello stesso regno di Valenza. Quindi si propagò ad Orihuela, Alicante, Mesquinenzia, Cartagena, a Siviglia, a Cadice. Da Cadice passò colla flotta Spagnuola nell'Indie orientali. Dalla parte d'Oriente si propagò a Tortosa, a Girona, a Barcellona, ed in tutta quasi la gran Provincia di Catalogna, dove unitamente alla guerra fece particolarmente grandissima strage. Si conserva ancora viva fra quelle popolazioni la memoria di sì fiera calamità, che importò alla Spagna la perdita di oltre dugento milapersone, parte vittima del pestilenziale flagello, e parte della carestia e della fame che lo susseguitarono— »458e459Nell'anno 1649 vi fu peste di nuovo e crudelissima ad Aix, ad Arles, a Marsiglia, ed in quasi tutta la Provenza. Essa fece molte stragi specialmente a Marsiglia. Anche in questa circostanza di peste si segnalò l'eroica pietà dei PP. Cappuccini, i quali con generoso ardimento si diedero in buon numero all'assistenza spirituale degli appestati, rimasti essi poi quasi tutti vittima della cristiana loro carità— »iviAltri casi in cui i PP. Cappuccini diedero nobilissime prove dell'eroica loro cristiana carità in tempi di peste.(Nota 29) — »459Nello stesso anno 1649 la Dalmazia, e specialmente le città di Sebenico e di Zara furono travagliate da un contagio il più devastatore di quanti hanno afflitto quella Provincia. Continuò a Zara fino al febbrajo del successivo anno 1650. Sì a Zara che a Sebenico furono commesse molte ruberie e sevizie dai soldati nel tempo dei così detti espurghi— »459e460A due milioni circa di ducati si calcola il valore degli effetti rubati in tal occasione dalla milizia nella sola Sebenico, dove andarono estinte più di 6000 persone nella città, non compresi i soldati, de' quali perirono più di 800. De' Morlacchi morti per lo più alla campagna non si sa il numero, non essendone stato tenuto registro. La città non si è mai più ripopolata. Si scorgono ancora molte case disabitate, ed intere contrade deserte. Casimiro Venanzio testimonio oculare ci lasciò manoscritta memoria di questa pestilenza ove tutti i nomi degli estinti vi son registrati— »461a463Dalla Spagna citeriore il contagio venne trasportato nella Sardegna l'anno 1650. Ivi si propagò rapidamente, e per lo spazio di cinque interi anni fece orrendo scempio di quegli abitanti. Quell'isola fu così malconcia, che non si ristorò mai più dalle sue rovine. Vi restano anche oggidì monumenti di sì grave infortunio— »463Nell'anno 1651 peste nell'Alsazia, nella Svezia, nella Polonia, ed in una parte del territorio Prussiano. Secondo il Boyer, nel 1654 la peste desolò Arrasgrande città de' Paesi Bassi nella Contea di Artois— »463Negli anni 1654-55 vi fu peste in Russia e nella Danimarca. Il contagio si manifestò a Copenaghen nel 1654, e vi uccise nove mila persone. Ve lo portarono certi vascelli Olandesi, che ritornavano da Riga con carico di biade, canape e lino, rifugiatisi nel porto di Copenaghen per isfuggire la flotta Inglese— »464Dettagli storici sopra detta pestilenza. — La malattia si annunciava con violento parossismo febbrile conseguitato da dolore eccessivo alle parti dorsali e alla testa, che talora estendevasi anche alla gamba sinistra. In seguito esantemi, buboni, idatidi sopra le piante dei piedi, delirio furioso, suicidio. Gli alessifarmaci, così detti, e soprattutto l'elisire antipestilenziale di Ticon Brahe, furono i soli rimedj dai quali si abbia ottenuto qualche buon effetto— »464e465Nella Russia poi, secondo il Lebenswaldt, sono morte circa cento mila persone da questa pestilenza— »465Nello stesso anno 1655 vi fu pur peste a Vienna— »iviNell'anno 1656, dalla Sardegna lapeste fu portata a Napoli; e di là serpeggiando attaccò i paesi della spiaggia degli stati del Papa, penetrò a Roma, a Genova, ed in altre parti d'Italia, e vi fece immense stragi— »465La peste di Napoli del 1656 fu una delle più terribili che abbia mai afflitto l'Italia. In meno di sei mesi desolò le provincie di quel Regno, e ridusse Napoli in un vasto cimitero, avendo ucciso duecento ottanta mila di quegli abitanti, e secondo il Giannone quattrocento mila— »465e466Descrizione di questa peste di Napoli data dallo storico Giannone (Storia civile del Regno di Napoli)— »466a480Quello che vi ha di più notevole nella storia di questo contagio si è, la parte che nella introduzione e diffusione di esso ebbe lo stesso Vice Re di Napoli conte di Castrillo, cui più di ogni altro interessar doveva di tenerlo lontano. Fu portato a Napoli col mezzo di un vascello carico di soldatesche procedente dalla Sardegna infetta, a cui fu data libera pratica malgrado i sussistenti rigorosissimi bandi che lo proibivano; e v'ha ragione di credere ciò sia avvenuto per secretoordine dello stesso Vice Re. Il contagio si sparse tosto in varii quartieri della città— »467e seg.I medici, nel principio del morbo i perniciosi effetti ascrivevano, chi a febbri maligne, chi ad apoplessie, ed altri ad altri mali. Uno fra essi che pur vide il vero, e che per più accurata osservazione fatta dichiarò il morbo essere pestilenziale, fu d'ordine dello stesso Vice Re posto in carcere, dove ammalatosi gli fu per somma grazia concesso di andar a morire a casa sua, e ciò perchè al conte Castrillo sommamente rincresceva che insorgesse fama in Napoli esservi la peste, dovendo Egli spedire soccorso di soldatesche per la guerra dello stato di Milano, travagliato dalle armi del Re di Francia— »467Gli altri medici fatti accorti da tale lezione e spaventati, non osarono più denunziare esservi la peste a Napoli, ma continuarono ad occultare la qualità del male, il quale intanto esteso per tutti i quartieri della città mieteva ogni giorno più centinaja di vittime. Per le forti rimostranze del Cardinale Filomarino Arcivescovo di Napoli quelVice Re fu costretto a far unire di nuovo i più rinomati medici de' suoi tempi, perchè dessero parere; ma questi, sia per ignoranza, sia per adulazione, e più probabilmente per paura, non ardirono dichiarare il morbo per pestilenziale, e si limitarono a suggerire alcuni mezzi profilatici. Altro che frasche, dice lo storico. — Orribili e spaventose divennero le stragi. Fino ad otto o dieci mila al giorno salì il numero de' morti. Vi fu un giorno che arrivò a quindici mila. Come descrivere gli orrori e l'eccidio di quelle spaventevoli giornate!— »468a474Il Vice Re e le Deputazioni s'affaticarono a dar quel migliore riparo che per loro si potesse, ma era troppo tardi. Tutte le misure furono inutili. Le stragi continuarono con un furore appena credibile; fino a che verso la metà di agosto un'impetuosa ed abbondante pioggia temperò alquanto la furia del male, il quale poco appresso cessò. Nessuno più s'è ammalato. Quelli ch'erano tocchi guarivano— »476e seg.Peste di Roma dello stesso anno 1656— »481a485Al primo annuncio della peste in Napoli severe precauzioni di Sanità erano stateadottate dalle Autorità Pontificie per impedire l'introduzion del contagio negli stati della Chiesa. Ciò nullostante il contagio penetrò prima a Rieti nel Ducato di Spoleto, poi si propagò a Nettuno piccola città della campagna Romana, finalmente a Civitavecchia, ed il dì 8 giugno si è sviluppato nella stessa Roma— »481Sintomi della malattia. La malattia si mostrava con un calore ai precordii sì violento che i malati mandavano spaventevoli grida, come se ad essi venissero strappate le viscere; indi succedeva il vomito, ardente febbre e continua, delirio furioso, a cui seguiva grande prostrazione di forze, convulsioni, sete inestinguibile, lingua bianco-cinericcia, e poi nera, urine torbide e sanguigne, atroce dolor di testa. Dietro le quali cose i carbonchi ed i buboni non tardavano a comparire, come pur le petecchie nere, segnali di vicina morte. Alcuni cadevano morti improvvisamente, e senza alcun segno manifesto di contagio— »iviSi usava bruciare e scarificare i carbonchi, che si medicavano poi con unguento egiziaco. Sopra i buboniapplicavansi gli emollienti, le ventose, ed anco i vescicatori. Il Padre Kirchero, il quale a quel tempo trovavasi a Roma, assicura, che niuno segnato dai cauteri o fontanelle fu invaso dalla peste, tranne alcuni di vita epicurea— »482L'emissione del sangue era assolutamente seguita dalla morte, e al più s'impiegavano le ventose scarificate. Si usavano i clisteri purganti o alessifarmaci; e siccome la prostrazion delle forze era estrema, giovavansi i malati con brodi, renduti più eccitanti dalla pimpinella, dallo scordio, dalla scabbiosa, semi di cedro e simili con alcune goccie di acido solforico. Si somministrava parimenti l'acqua teriacale, i sudoriferi, ed il vino. Tornavano nocivi i medicamenti troppo riscaldanti. La decozione d'orzo acidulata con aceto era la bibita ordinaria— »482e483In quella circostanza si stabilirono in Roma non pochi spedali e Lazzeretti; si fecero espurghi, erettevi all'uopo alcune macchine; la città fu divisa in quartieri, e ad ogni quartiere fu assegnato il respettivo commissario, i suoi medici, chirurghi, confessori ecc. Molte provvide discipline vennero del pariordinate sopra oggetti annonarii, ed altri di eguale necessità, senza guardar a spesa e senz'altri particolari riguardi— »482e483Il Pontefice Alessandro VII e molti cardinali non si partirono mai da Roma durante il contagio. Il celebre cardinal Gastaldi, eletto commissario generale di Sanità, si distinse per la saviezza, vigilanza e mantenimento delle discipline e precauzioni contro la propagazione del male. A queste ed al suo saggio rigore contro indistintamente ogni sorte di persone dee principalmente la città di Roma la salvezza di un gran numero di cittadini. Infatti per merito di un buon governo non sono perite a Roma in quella circostanza che 14,500 persone, mentre Napoli ne perdette dallo stesso contagio dugento ottanta mila (checchè ne dica il Giannone) e Genova pressochè settanta mila— »484In marzo 1657 diminuì, e nell'agosto dello stesso anno cessò affatto— »iviNello stesso tempo, che infieriva la peste, un'epizoozia crudele faceva perire nella campagna di Roma la maggior parte de' bovi e delle pecore. Lo stesso cardinal Gastaldi ci lasciò la Storia di questa peste nel voluminososuo librode Avertenda et profliganda Peste — »484e 485Anche a Genova, come s'è detto, si diffuse il contagio nello stesso anno 1656; ed ivi come a Napoli, avuto riguardo al minor numero della popolazione, offrì miserando spettacolo di desolazione e di stragi, che per la confusione e lo spavento che regnavano a que' tempi diventava ogni giorno più triste e più devastatore; anche a Genova, come in altri luoghi, in sulle prime invalse l'opinione che quel morbo fosse mal comune. Ma accresciutasi a dismisura la mortalità fra quella popolazione, ogni dubbio si cambiò in certezza— »485Descrizione della detta pestilenza di Genova del 1656— »485a491Sintomi da cui era accompagnata— »485e486Apertura de' cadaveri. Cosa si è trovato— »486e487Quali rimedii siensi usati internamente ed esternamente— »487Quando la peste era nel più forte, tutte le altre malattie sia febbrili o no, casualmente accadute, acquistavano la natura e i segni di vera peste, ossia, come dicevasi, si convertivano in peste, anco in quelli, che tenevansi chiusinelle proprie case con ogni sorta di riguardo, e per quanto sapevasi, senza alcuna esterna comunicazione. Ciò però non accadeva nel principio, e nell'ultimo stadio della pestilenza. In sul fine, come suol avvenire in ogni corso di pestilenza, si svilupparono delle malattie comuni, di altra indole. Questo è il segno, come altrove s'è detto, più sicuro che l'epidemia pestilenziale sia giunta al suo termine— »487Moltissime ruberie, spogli, orrendi assassinii accaduti in Genova nel tempo che durò il contagio— »iviLa Repubblica di Genova chiamò dalla Francia alcuni PP. Cappuccini in soccorso degli infermi. Vi giunsero quattro di essi, fra quali il celebre P. Maurizio da Tolone. — Eroica loro carità— »488Il detto Padre Maurizio da Tolone introdusse in Genova con grande utilità il suo metodo de' profumi per ispurgare le robe e le case infette. Essi sono di tre sorte; 1.º per ispurgare le case ed altre suppellettili grosse; 2.º per ispurgare i Lazzeretti, le sepolture, ed altro che hanno bisogno di un purgamento più efficace; 3.º profumo soave per liberar le case dal puzzo— »488e489Composizione delle dette tre specie di profumo— »489e seg.La peste a Genova cessò a poco a poco da se, come se fosse stanca di stragi— »487Anco in questa peste si usarono gli olj. Internamente l'olio di scorpione, esternamente quello del Mattioli, ma non si rileva se fossero riesciti utili— »iviNello stesso anno 1657 vi ebbe peste nel Ducato di Brema nella Bassa Sassonia. Da Brema venne portata a Brunswick residenza del principe di questo nome da alcuni Brunswicesi fuggiti da Brema. Vi durò sei mesi— »491Sintomi da cui era particolarizzato detto contagio— »491e492Nel 1659 vi fu peste nella Svezia, e particolarmente nella città e fortezza di Hollen sulla costa meridionale dell'isola di Aland nella Finlandia— »492Nell'anno 1660 peste in parecchi luoghi della Germania, la quale attaccava più particolarmente gli uomini, e soprattutto i robusti, poco danno recando alle donne, e meno ancora ai fanciulli— »iviNel 1662 fiera peste regnò a Costantinopoli, e vi fece grandissima strage; nel 1664 desolò l'isola di Candia— »493Gli storici ricordano esservi stata in questostesso anno 1664 peste a Tolone ed a Cuers, picciola città della Francia nel dip. del Varo— »493Agli anni 1665-66 si è sparsa fierissima peste in Londra, una delle più celebri della Storia, già descritta dall'Hodges e dal Sydenham testimonii oculari. Per essa morirono in Londra in meno di un anno 90,306 persone— »iviDescrizione della detta peste di Londra— »493a496Malattie che l'hanno preceduta, e susseguitata— »494Rapidità con cui si propagò— »iviSintomi che l'accompagnavano— »494e seg.Cura usata dal Sydenham in detta pestilenza— »495e seg.Fu praticato la cavata di sangue ripetuta, ma sempre moderatamente.Altri autori che raccomandarono la cavata di sangue nella peste— »496Negli stessi anni 1665-66, ed in pari tempo che a Londra, la peste fece orrendo strazio nell'Olanda. Nella sola città di Amsterdam morirono 24,143 persone. Secondo alcuni autori il morbo continuò in Olanda con qualche intervallo anche ne' successivi anni, a tale che nel 1669 spopolò la città di Leyden— »497Nel 1670 si manifestò la peste nellaLapponia portatavi da Riga per alcune balle di canape. Le donne impiegate alla filatura ne furono attaccate, ma il freddo di quel paese estinse ben presto la malattia— »497Nel 1676 fierissima peste travagliò di sì fatta maniera l'isola di Malta, che ne rimase quasi affatto deserta, non essendovi restate superstiti che sole dieci mila persone. Anche in questo caso i gravi dispareri dei medici sulla natura del male furono causa della fatale irreparabile propagazion del contagio— »497e seg.Negli anni 1678-79 il contagio pestilenziale ritoccò di nuovo le terre della Dalmazia portatovi dalla vicina Turchia col mezzo di alcuni arnesi rubati dai Morlacchi della Villa Culla, che fu poi per ordine del Provveditor generale incendiata. Si propagò in altri villaggi delli territorii di Scardona e di Zara, poscia in Zara stessa col mezzo di robe infette introdottevi clandestinamente, e vi fece gravissimi danni. Cessò nel febbrajo 1679— »498In detto anno 1679, imperando nell'Austria Leopoldo I, la città di Vienna fu travagliata da atrocissima peste, che fece immense stragi, sì fra lapopolazione della città, e sì nei sobborghi aggiacenti, specialmente nel Leopoldstadt e nel Mariahülf. Nello spazio di sei mesi sono perite a Vienna oltre 70,000 persone, e nel corso intero della stessa pestilenza più di 76,000. Pur gravi danni recò il morbo nei villaggi dei dintorni di quella capitale, e specialmente a Ulrichskirchen, Neustift, Neubau, e Neustadt. A merito dei saggi provvedimenti e delle caute discipline, che d'ordine dell'Imperatore sono state usate in quella circostanza, si è potuto por argine alla ferocia del contagio, e molti paesi vicini sono stati preservati— »498e499Nello stesso anno 1679 la peste afflisse pur anche la Sassonia, e travagliò l'alta e bassa Slesia— »500Da Vienna si dilatò il contagio nella Stiria e nella Carintia. Si manifestò in un sobborgo di Gratz nel dicembre 1679. Nel gennajo successivo 1680 si sparse in molte famiglie del sobborgo stesso e nella città. Nei successivi mesi s'accrebbe ognor più, e s'apprese a più di 400 famiglie. Imperversò per tutto l'anno 1680, e terminò circa le calende di marzo 1681 dopo aver uccisonella città e sobborghi di Gratz 2340 persone; guarite 816— »500Dall'altra parte, il contagio dall'Austria si estese nell'Ungheria e nella Boemia, e vi recò gravi rovine. Nell'Ungheria nel 1679 fra le altre fu travagliata particolarmente la città di Posen. In Boemia, a quegli anni, più che altrove fece orrendo strazio, a tale che in un solo trimestre, cioè maggio, giugno e luglio del 1680, estinse a Praga 31,040 persone— »iviAnche a Gorizia nel Friuli Austriaco si dilatò il contagio portatovi, come si crede, da Vienna. Incominciò nell'agosto 1682, e v'infierì con somma violenza. Giuseppe Candido allora medico di Gorizia ci lasciò in una sua lettera un'esatta descrizione di quel contagio— »501e502Sintomi dai quali era accompagnato— »502Rispetto alla cura lo stesso medico Candido dice. «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo, così si tralasciò. Li vescicanti sono stati di gran sollievo, applicati dopo qualche evacuazione per la via dei clisteri»— »iviNel 1683 ripullulò il contagio a Gratz ed in altri luoghi della Stiria, ma fuin breve estinto con pochi danni per gli ottimi provvedimenti che ne impedirono la dilatazione— »502Fierissima peste desolatrice imperversò a Costantinopoli negli anni 1685 e 86. È indicato essere stato assai grande il numero delle vittime rimaste sotto il flagello in quella popolatissima città: questo numero però non è conosciuto— »503Nel 1690 vi fu peste di nuovo nella Dalmazia, introdotta colà per l'arrivo di una famiglia fuggita dalla vicina Bossina infetta. Fu preso da prima Ostroviza nel contado di Zara, poi venne portata in Zara stessa. Ma per la vigilanza dei Rettori detta città e per le buone discipline e segregazioni fatte opportunemente, venne in breve estinta. Così però non fu nella città di Sebenico, ove fece molti danni— »503e504

Nel Regno di Candia l'anno 1592 scoppiò la peste, trovandosi ancora quel Regno soggetto alla Veneta Repubblica, ed a merito delle misure adottate dalprovvido e sollecito Magistrato Veneto di Sanità fu arrestata e spenta— »425e 424

Nel 1595 vi fu peste in Inghilterra— »ivi

Fierissimo morbo pestilenziale spopolò Amburgo nel 1596. Alcuni Autori però mettono in dubbio che quello vera peste si fosse— »572

La città di Lisbona nel 1598 incominciò a provare i primi colpi della peste, la quale infierì poi negli anni susseguenti. Essa fu sopra ogni dire micidiale. Tutti i mezzi adoperati per estinguerla essendo riusciti vani, si credette dover dar fuoco al grande ospitale Regio, la cui fabbrica importò grandi somme, sperando per quel modo di spegnere ogni seme del contagio— »ivi

La peste non per anco bene spenta in Francia, ripullulò nel 1599 a Bordeaux— »ivi

Secolo XVII.

Pesti del Secolo decimo settimo— »372a 504

Nel 1601 la peste travagliò la città di Trieste. Da di là si stese sulle terre dell'Istria ai Veneziani soggette; ma anche questa volta, a merito delle provvide sollecitudini del Magistrato di Sanità, venne arrestato il corso al contagio.— »424

Nel 1605 peste fierissima nella Livonia, succeduta a carestia desolatrice; anzi ad una fame delle più memorabili ed orribili che ricordi la storia. Vi si divoravano i cani, i gatti, i topi; e, cosa che fa inorridire, sin anche i cadaveri si dissotterravano per isbramar con essi la fame— »375

Nello stesso anno 1605 pestilenza egualmente funesta in Inghilterra. Nella sola città di Londra perivano da circa due mila persone ogni settimana— »ivi

Regnò la peste in più luoghi della Germania nel 1606, nel Palatinato del Reno, a Magonza e nel suo territorio, nel Maddeburghese ed altri luoghi. Nel 1607 travagliò fieramente la città di Augusta— »ivi

Peste desolatrice a Spalatro in Dalmazia agli anni 1607-8 sotto l'Arcivescovato del dotto, ma troppo riscaldato filosofo Marc'Antonio de Dominis. Vi estinse la maggior parte di quegli abitanti. Brani di descrizione latina di detta peste— »374

—nel 1610 a Basilea (ove uccise quattro mila persone). Mentre a detto anno a Colmar, a Schelestadt, ed in tutta l'Alsazia il contagio pestilenzialeinfieriva fra gli uomini, una maligna epizoozia distruggeva gli animali. Anzi narrasi che gli stessi volatili n'erano presi; tal che assai sovente vedevansi dall'aria cader a terra colti da improvviso malore— »375

Nel 1611 vi fu peste in varj paesi della Svevia. Nel 1613 si manifestò nell'esercito del Re di Danimarca. Nel 1614 ripullulò in Svevia e specialmente nella città di Dillingen. Nel 1619 si rinnovò in Augusta— »376

Nel 1619 peste così micidiale a Zara, che perì il maggior numero di quegli abitanti. Da Zara passò poi il contagio in altre città della provincia— »ivi

Peste così terribile e micidiale regnò a Petaw o Petau, picciola città della Stiria negli anni 1723-24-25, che durando troppo a lungo il miserando strazio di quella popolazione, già quasi interamente distrutta, non eravi più alcuno che osasse avvicinarsi alla sventurata città, convertita pressochè tutta in un tristissimo cimitero— »377

Peste di nuovo a Londra nel 1625. Nello stesso anno a Metz nella Lorena. Nel 1626 a Tolosa nella Linguadocca— »ivi

Altra luttuosissima epoca di orrori e distragi prodotti in Francia e in Italia negli anni 1627-28-29-30 e 31 dalla peste, che fu una delle più micidiali che abbiano mai inferocito sull'umana generazione— »378

Nel 1628 si manifestò la peste a Lione, a Montpellier, a Digne, ed in altri luoghi della Francia, che fu oltre ogni dire terribile e funesta avendo ucciso nella sola Lione da circa settanta mila persone in un anno— »376e seg.

Interessante descrizione della detta peste di Lione— »378a384

Sintomi che accompagnavano la malattia— »379

Osservazioni. — L'uso del vino riconosciuto utile, funesto l'abuso. — A parecchi tornò vantaggiosa la zuppa d'orzo. — Cauterj e vescicatorj riconosciuti eccellenti preservativi— »380

Uno di due fratelli colti dalla peste, ai primi sintomi del male si cacciò nel forno ancora caldo, sudò molto, e guarì, l'altro che così non fece è morto— »ivi

Orrori di quelle tristissime giornate. — A quanto giunga talvolta l'umana malvagità sotto il flagello. — Frequenza dei matrimoni in que' momenti terribili. — Una donna sposò sei mariti in poco tempo, e li seppellì tuttisei. — Facilità con cui si dimenticavano i passati mali e si passava dalla tristezza alla letizia. — Indifferenza sulle altrui sciagure. — I sterquilinj, e le case d'immondezza divenuti luoghi di sicurezza. — Tristi conseguenze lasciate dalla peste in quasi tutti quelli che guarirono. — Disordini avvenuti riguardo alla legittima successione delle famiglie. — I Magistrati Municipali di Lione accusati di gravissimi falli— »381a384

Descrizione della peste di Montpellier del 1629-50— »384a386

Vive dispute fra i Medici sull'indole della malattia. — La peste intanto si diffonde. — Dispareri medici impediscono agli ufficiali del Municipio di prendere le necessarie precauzioni per arrestarla. Arrivo del Cardinal Richelieu e del Re a Montpellier con numerosa corte, e porzion dell'armata che faceva la guerra ai Calvinisti. Il male, che covava occulto, scoppiò ad un tratto in più contrade, e vi sparse il terrore. Il Re fugge, l'armata si ritira, gli abitanti fanno fardello, chi fugge da una parte e chi dall'altra. Viene creato un Consiglio di Sanità, ma per la paura fuggon gli eletti — Sonomorte cinque mila persone, circa la metà di tutti quelli che erano rimasti in città. — Ottima misura presa dalla Municipalità durante il contagio, quella si fu di far trasportare i malati fuori della città. — Singolar specie di furfanteria organizzatasi a Montpellier in quella luttuosa circostanza; ed era che i serventi dei malati nelle case e negli spedali, inducevano gl'infermi a far testamento reciprocamente a loro favore— »384a386

Descrizione della peste di Digne— »386a392

Sintomi che accompagnarono questa peste— »386e seg.

Fenomeni singolari e stravaganti; specie di delirio osservato in questa pestilenza— »387e seg.

Lagrimevole spettacolo che offrivano i luoghi della campagna— »389

La peste durò quattro mesi. Per tutto quel tempo il cielo fu coperto di dense nubi, l'aria esprimeva un calore bruciante, frequenti erano i temporali; nessun uccello si udì in tutto quel tempo nè in città nè in campagna— »390

Sono perite 8500 persone fra 10,000, cioè quasi sei settimi di tutti gli abitanti; più uomini che donne, più giovani che vecchi. Fra i 1500 individui rimasti non ve n'erano che cinque o seisoltanto che non fossero stati presi dalla malattia— »390e391

La peste ripullulò a Digne sei mesi dopo; ma quegli abitanti che fresca avevano la memoria delle passate disgrazie, se ne fuggirono quasi tutti, e non vi perirono che cento persone, tutti stranieri. Nessuno di quelli che avevano superata la malattia, fu preso nuovamente— »391

Cause alle quali venne attribuita cotanta strage. Strana disposizione del Parlamento, gravi disordini, monopolii, ruberie, incendii, atrocità ch'ebbero luogo in quella circostanza— »ivi

Nel 1628 grande carestia in Italia, e specialmente nel Milanese ed in altri paesi della Lombardia, accresciuta dalla guerra che successe a quegli anni fra l'Austria e la Francia per la successione al Ducato di Mantova. La guerra diede occasione alla peste, portata in Italia dalle truppe Alemanne. Si sviluppò da prima nella parte settentrionale del Milanese; nè vi fu conosciuta, se non quando aveva già fatto di molti progressi, nè era più tempo di arrestarla— »392e393

Lasciate aperte e libere le comunicazionicome per l'innanzi, la peste si diffuse con una rapidità incredibile. Penetrò a Milano nell'ottobre 1629, e vi fece sì orrenda strage, che il numero de' morti giunse fino a 3555 in un giorno, e questa grande mortalità durò qualche tempo. Assicurano gli storici aver perduto Milano per quel contagio cento sessanta mila abitanti, e che in proporzione sia stata maggiore la perdita che seguì nel Ducato— »396a399

Descrizione di questa peste— »392a399

Prosuntuosa ignoranza di alcuni medici e chirurghi che continuarono a sostenere quel morbo non esser peste, contro l'autorità di alcuni dotti e sperimentati che l'affermavano— »394

Improvvida e barbara misura adottata di cacciar fuori dalla città tutti li forestieri e le persone senza mestiere— »396

Suppostosi di vedere qualche cosa di soprannaturale nella malattia, si fece ricorso alle preghiere pubbliche, alle processioni, alle penitenze, ma queste concorsero ad accrescere la peste per l'affluenza di molte persone in un medesimo luogo— »ivi

Sospetti a quel tempo concepiti, che uomini perversi avessero formati unguenticon materia bubonica pestilenziale per uccider chi più loro piacesse. La casa ove si è creduto eseguita la manipolazione, fu spianata, ed in quel sito s'innalzò il dì 30 agosto 1630 una colonna d'infamia, che il Muratori dice di aver veduta— »396e seg.

La quarantena generale ordinata in quella circostanza produsse ottimo effetto.

Quest'è la peste, che fu descritta con tanta verità e vivacità di colori dal Manzoni nel libro I promessi Sposi— »397

Si notò, che nel 1628 comparve una gran cometa, la primavera del 1629 fu calda con pioggie continue, e nella state i calori furono eccessivi— »ivi

Nell'anno 1629, s'insinuò pur in Dalmazia la peste, attaccò Spalatro recandovi nuove rovine; poi s'introdusse nel 1630 a Zara, a malgrado tutte le difese adottate, dove uccise più di 1000 persone, e 3000 nel contado, ch'era allora assai popolato. Il morbo fu violentissimo, ma di breve durata, cessatovi interamente lo stesso anno, e riconosciutane apertamente la grazia dall'intercessione del santo vecchio Simeone, protettore di quella città. Li Zaratini fecero solenne voto diaffrettare la traslazione del corpo di detto Santo, lo che eseguirono con magnifica pompa l'anno 1632— »399

Peste fierissima a Verona nel 1630, dalla quale sono morte 32,900 persone fra 53,500 che costituivano la popolazione di quella città

Interessante descrizione della detta peste di Verona— »399e seg.

Discrepanti opinioni dei medici sulla natura di quel morbo— »400

Insolente temerità del popolo, che volle farla da giudice— »ivi

Moltiplicazione delle morti; abbandono degli infermi; orrori di quelle tristissime giornate— »403

La Repubblica di Venezia spedisce a Verona Alvise Valaresso come Provveditore straordinario— »ivi

La calamità si aumenta. Si ritorna a convocare i medici, e ad onta della grande mortalità, e della più chiara evidenza dei fatti, sono pur alcuni tra essi che negano esservi a Verona la peste— »404

Sdegnoso rifiuto di queste erronee opinioni— »405

Miserando spettacolo che offerivano i Lazzeretti, i luoghi da imbarco ed in generale tutta la città— »406

Muojono i medici, i chirurghi, a malgrado le poma d'ambra, ed altre sostanze odorose di cui facevano uso per preservarsi. Muojono gli assistenti, i sacerdoti, i becchini, i fornai. In luglio succede l'incendio del Monte di Pietà. L'infausto avvenimento fa accrescere la forza del contagio pel concorso delle persone accorse ad estinguerlo, e per la nuova angustia e spavento— »409

Mancano modi, luoghi, e ministri per seppellire i cadaveri. Si gettano nell'Adige. Orrendo e miserando spettacolo. Si dispera di tutto e di tutti. Si teme lo sterminio generale della città— »406e seg.

Leonardo Tedeschi medico e Canonico offre raro esempio di coraggio, di pietà, di carità generosa— »407

La Repubblica fa venire a Verona con grande stipendio Giovanni Hennisio medico di Augusta— »409

Viene ristabilito l'ordine nella città a merito delle cure del Valaresso— »409e410

I luoghi del territorio però sono sempre più afflitti. Minora la peste in agosto. È presso che estinta in ottobre. Si ridesta qualche scintilla nella primavera successiva; ma ben presto ritorna la calma— »411

La peste ardeva contemporaneamente aMantova, Modena, Cremona, Pavia, Bergamo, Brescia, Lodi, Parma, Piacenza, Lucca, Bologna, Torino, ed altri luoghi. A Lucca fu per la prima volta in Italia ordinato, che i medici, imitando i francesi, si vestissero di lunghe vesti incerate, ed incappucciati coi cristalli agli occhi assistessero così gl'infetti— »407

A Torino si manifestò il contagio in gennajo 1630 e terminò in agosto 1631. Essendo fuggiti dalla città tutti i più agiati cittadini, solo dieci mila vi restarono, delli quali soli tre mila lasciò il contagio superstiti— »423e424

Bologna si annovera fra le città più travagliate; ed in proporzione di popolazione niente meno di Milano

A Bologna, il medico Camozza ordinava il salasso fino allo svenimento; ma non appare, che questa pratica sia stata riconosciuta utile— »ivi

Per le buone guardie poste al fiume Lamona, che scorre poco lungi da Faenza, e per la vigilanza del Prelato ch'era al Governo di quella città, Faenza si è mantenuta sana in mezzo a tanto incendio; e così impedì che il male penetrasse nella Romagna— »424

Da Verona la peste erasi dilatata fino ad Ostiglia. Da di là un appestato era passato a Ferrara. Ma le vigorose e saggie misure adottate dai Magistrati di Ferrara al primo scoppio del morbo salvarono la città; ed a merito delle opportune precauzioni continuò a conservarsi illesa abbenchè il male si fosse innoltrato fino a Melara, ed in altre ville poco da Ferrara discoste.

Peste a Venezia negli stessi anni 1630-31.

Descrizione di detta peste di Venezia— »412a420

Vi fu portata da Mantova col mezzo dell'inviato da quella città (marchese Strigi), che venne a domandar soccorsi dall'alleata Repubblica; morto nell'isola di s. Clemente, che gli era stata stabilita per iscontar contumacia— »415

In questo caso tutti i medici furono per ben due volte d'accordo nel riconoscere la malattia— »ivie seg.

Ma i Magistrati non furono cauti, nè solleciti abbastanza nell'adottare le discipline occorrenti per impedire che dall'isola non s'introducesse in città; nè diedero i provvedimenti necessarii per arrestarla. Invece con ultronea misura, d'ordine del Senato sono stati convocati trentasei medici perchèdiscutessero di nuovo sull'origine e qualità dei mali, e sui rimedii. Lite acerrima insorse fra essi; si divisero in due contrarie opinioni. Ciascuna ebbe un partito. Ma mentre i medici disputavano fra loro; mentre i Magistrati inoperosi attendevano la decisione della lite, la peste moltiplicava le sue conquiste, e preparava quelle immense sciagure a cui fu soggetta Venezia, non essendo stato più possibile di arrestare il corso al contagio, il quale fece sì orrenda strage, che nello spazio di undici mesi uccise 94,236 persone— »416a418

Verso la fine del 1631 si pubblicò con grande solennità esser la città libera dal contagio; ma per molti anni appresso, restarono aperte le cicatrici di sì profonde piaghe. Per quella circostanza si fece voto di innalzare un tempio ad onore di Nostra Signora. Quest'è la magnifica chiesa della Madonna della Salute eretta nel 1632. Altri voti fatti allora dai Veneziani, sono stati adempiti fedelmente— »418

Da quel tempo la peste non penetrò mai più a Venezia, quantunque sieno stati mantenuti sempre aperti i suoi porti ai bastimenti sospetti ed infetti di peste;quantunque per Sovrana Risoluzione tutti i bastimenti infetti da tutti i porti del Litorale Austriaco, ed anche da quelli della Romagna, debbano essere scortati e spurgati a Venezia; quantunque più volte siasi manifestata nei suoi Lazzeretti la peste— »418e seg.

Notizie sopra diverse altre pestilenze che afflissero Venezia nelle precedenti epoche— »419e seg.

Prima istituzione del Magistrato di Sanità di Venezia nel marzo 1348, composto di tre nobili col titolo di Provveditori della Sanità— »421

Aggiuntivi allo stesso Magistrato altri tre nel col nome di Sopraprovveditori, ed allora gli fu dato il titolo di Supremo— »422

Nel 1403 fu convertito ad uso di Lazzeretto il convento de' padri eremitani detto di santa Maria di Nazareth, nell'isola di contro a quella di s. Erasmo. Questo Lazzeretto sussiste ancora sotto il nome di Lazzeretto vecchio— »421

Nel 1493 fu per la prima volta istituita la pratica di profumare le lettere— »422

A Vicenza penetrò il contagio nel luglio 1630 portatovi da Verona col mezzo di alcuni soldati fuggiti di là. Durò seimesi; ed in questo spazio perirono circa 11,000 persone nella sola città, oltre a 50,000 nel Territorio— »426

Nel settembre dello stesso anno 1630 penetrò in Padova. Si propagò assai lentamente; e solo nei mesi di giugno e luglio del successivo 1631 giunse al sommo della sua forza, e a tale, che nel solo mese di luglio uccise 3529 persone, fra le quali parecchi professori, e considerevole numero d'illustri soggetti. La descrizione dei fatti che accompagnarono quella pestilenza desta orrore e raccapriccio. La Repubblica inviò a Padova Alvise Valaresso in qualità di provveditore straordinario, quello stesso che s'era distinto a Verona. Questo valentissimo uomo operò con molto zelo e coraggio, ed ebbe il conforto di vedere per le sue cure domata la violenza del male, che cominciò a declinare in agosto e settembre dello stesso anno, e poco dopo cessò intieramente. Diecisette mila persone sono morte a Padova per quel contagio— »427e seg.

La città di Treviso, ancorchè d'ogni intorno assediata dal male; pure a merito de' saggi provvedimenti, e di buona ed assidua vigilanza si preservò illesamentre Venezia, Vicenza, Padova, il Polesine, il Friuli, e quasi tutti gli altri paesi d'Italia al Veneto dominio soggetti erano in preda agli orrori della peste— »425e426

Lo Storico Nani narra che nel sopradescritto corso di pestilenza sono perite da oltre cinquecento mila persone nei paesi d'Italia soggetti al dominio della Repubblica Veneta— »429

Stravaganti e singolari casi di delirio nella peste di Padova— »428

Grandi terremoti nel 1630 in Napoli ed in altri luoghi del Regno, avevano messo negli animi gravi timori. Maggiori ne aveva incusso la peste, la quale mentre ardeva nella Lombardia, più volte s'era avvicinata ai confini di quel Regno— »429

Lo stesso spavento aveva invaso la Toscana. Il contagio si sviluppò in Firenze nel giugno del 1630 portatovi da Bologna. Serpeggiò occulto per qualche tempo; si dilatò apertamente in più famiglie. La città ne fu atterrita. Si fecero lunghe consulte coi medici. Alcuni negavano essere la peste, altri affermavano. La città tutta si divise in due opinioni. Ciò bastò perchè il popolo nonprendesse guardia, e si addimesticasse cogli infermi e con chi li trattava. I progressi dello sterminatore contagio non lasciarono più dubbiosa la lite. Nel settembre dello stesso anno 1630 fu al sommo grado di fierezza e di forza. Durò quello strazio a tutto novembre. Nel gennajo 1631 fu ordinata la quarantena generale, e da essa si sono ottenuti ottimi effetti. In aprile era in piena declinazione. Nel settembre si considerò cessato. Nel 1633 ripullulò, ma con pochissime conseguenze— »430e431

Descrizione di questo contagio tratta dal Rondinelli— »431a436

Il Gran Duca di Toscana Ferdinando II. diede in tale circostanza chiaro esempio di coraggio e di paterno affetto. Si mostrò particolarmente sollecito della salute e del bene de' suoi sudditi travagliati da tanto flagello. Scorreva egli a piedi ed a cavallo con magnanimo ardimento le contrade e le vie della città pur quando la peste era nel suo forte, informandosi dei bisogni delle famiglie, e della maniera con cui erano eseguiti i suoi ordini e mantenute le discipline e precauzioni di Sanità. Pagò egli del suo le spese dellaquarantena generale, che importò circa 160 mila scudi. Ad oltre 55 mila montava il numero di quelli che si pascevano a pubbliche spese. In sole due ore si distribuiva la mattina il vitto per tutta la città. Tanta sollecita vigilanza del Principe tornò sommamente utile a quella popolazione— »433e434

È notevole, che in questa peste si usarono molto le unzioni coll'olio, di mandorle, di gigli, di carabe ecc. tanto come rimedio, che come preservativo, e da quanto si può raccogliere dalla storia appare ciò essersi usato utilmente— »434

I monasteri delle Monache entro la città si sono tutti conservati sani, tranne uno solo— »ivi

Non così fu dei conventi dei Frati, dei quali niuno rimase intatto. La strage maggiore fu tra il minuto popolo— »434e435

Notarono i medici ed i storici di questa pestilenza, alcune varietà nel corso e negli effetti della malattia, le quali vennero da essi attribuite all'influsso della luna— »435

Indicazione dei varii preservativi che si usarono in detta pestilenza, oltre le unzioni coll'olio— »435a436

Nell'anno 1632 la peste si manifestò in molti luoghi della Germania, e si riaccese di nuovo a Zara in Dalmazia. Nel 1633 incrudelì fieramente nella Slesia, ed afflisse ben anche la città di Vienna, dove il numero de' morti giunse a circa 600 alla settimana. A Norimberga fino a mille. Pressochè altrettanti ne morivano ad Augusta, soggetta nello stesso tempo al doppio flagello della fame e della peste— »438

Nel 1634 la stessa pestilenza travagliò la Sassonia. Nel 1635 infierì a Francfort sul Meno. Negli anni 1634-35-36 si sparse per tutto il Belgio, e nella maggior parte della Germania Superiore, e più d'ogni altra provincia travagliò la Gheldria, e particolarmente Nimega. Uccise da prima a Leyden venti mila persone: nel novembre 1635 si propagò a Nimega, ove nel marzo e aprile successivi pervenne al suo più alto grado di ferocia per modo che in tutta la città non v'ebbe casa che fosse restata immune dal contagioso morbo— »439e440

Sunto Storico della peste di Nimega descritta dal Diemerbroek nel suo copiosissimo trattatode peste; il quale oltrea molte utili osservazioni contiene cento storie di peste— »441a455

Temperatura calda, aria sciloccale e fenomeni atmosferici che precedettero la peste— »441

Massima e quasi incredibile copia d'insetti— »ivi

Molti esempii raccolti di straordinario numero d'insetti come fossero in altri casi forieri e cagione della peste(Nota 26) — »442e seg.

La quantità degli uccelli soliti ad abitar la campagna fatta molto minore; li stessi uccelli domestici avvezzi alle gabbie morivano due o tre giorni prima che si appiccasse la peste agl'individui delle respettive famiglie— »443

Aborti frequentissimi qualche tempo prima della peste, e predominio in oltre di morbi di indole maligna, vajuolo, morbilli, dissenterie maligne, febbri puerperali, nervose, tifiche, e con grande mortalità— »443e444

Innumerevole quantità di morti. — Luttuosissime ed orrende scene. — La ferocia del male non cedeva a nessun rimedio o preservativo. Incominciò a diminuire nel novembre 1636. Improvviso ed acutissimo freddo avvenuto circa la metà di febbrajo 1637 la spense del tutto; sicchè in marzo la città fuaffatto libera. Non però la campagna nè i paesi circonvicini, specialmente la diocesi di Utrecht e Monforte, dove continuò a inferocire per tutto l'anno 1637— »444e445

Due o tre giorni avanti il novilunio ed il plenilunio la malattia si esacerbava costantemente, e si accresceva il numero degli appestati. In tal ricorrenza di tempo l'invasione del morbo era fiera e violenta, e la morte succedeva nello spazio di poche ore— »445

Come la malattia incominciasse e finisse alcune volte senza febbre. In alcuni casi cominciava con febbre; in altri la febbre sopravveniva, e si manifestava con leggieri brividi— »445e446

Osservazioni sulla durata della malattia, sulla facilità con cui la peste si univa alle altre malattie così dette intercorrenti; sopra alcune cause che maggiormente predisponevano ad essere colti da essa— »446

Sintomi che accompagnavano quella pestilenza— »446a448

Segni di buon pronostico— »448

Segni gravi— »448e seg.

Nota.Tra i segni gravi minaccianti funesto fine si legga nel testo, pag. 448, lin. 25,urine torbide, invece diurine.

Segni mortali— »450e451

Governo dietetico e curativo— »452

Come siasi regolato il Diemerbroek durante quella pestilenza, e come abbia potuto preservarsi— »452a455

Negli stessi anni 1636-37 vi ebbe pur fiera peste nel Brandeburghese, dove per la grande quantità de' morti restando insepolti di assai cadaveri, narra lo storico, esserne andati molti consumati dalle fiere— »456

Peste agli stessi anni a Francfort sul Reno e nelle Provincie Renane, dove contemporaneamente infierendo crudissima fame, è incerto se più dalla fame o dalla peste sieno periti quegl'infelici abitanti— »ivi

Contemporaneamente fiera e desolatrice pestilenza a Londra— »ivi

Nell'anno 1638 la Livonia è stata fortemente travagliata da morbi fierissimi. È però incerto se fosser quelli vera peste, od altra malattia epidemica, prodotta dall'estrema fame, cagionata da un'immensa quantità di vermi che distrussero le biade— »ivi

Nel 1640 peste a Marsiglia ed in varj luoghi della Provenza— »456e seg.

Nel 1644 la peste ha travagliato fieramente la città di Vienna. Nelsuccessivo anno 1645 si propagò in più luoghi confinanti coll'Austria, fra' quali in alcuni della Stiria, dove fece orrendi guasti. In tale occasione si pubblicò il rinomato Regolamento sulla peste.Constitutio edictalis Ferdinandi III. — »457

A Valenza in Spagna venne portata la peste da Algeri nel 1647 con un bastimento carico di cuoj ed altre pelli. Da principio il contagio serpeggiò occulto, ma poi si diffuse in tutta la città e nella Provincia in modo che fu ridotta ad uno stato di compassionevole disertamento. L'anno seguente s'insinuò verso l'occidente, ed invase da prima Elche nello stesso regno di Valenza. Quindi si propagò ad Orihuela, Alicante, Mesquinenzia, Cartagena, a Siviglia, a Cadice. Da Cadice passò colla flotta Spagnuola nell'Indie orientali. Dalla parte d'Oriente si propagò a Tortosa, a Girona, a Barcellona, ed in tutta quasi la gran Provincia di Catalogna, dove unitamente alla guerra fece particolarmente grandissima strage. Si conserva ancora viva fra quelle popolazioni la memoria di sì fiera calamità, che importò alla Spagna la perdita di oltre dugento milapersone, parte vittima del pestilenziale flagello, e parte della carestia e della fame che lo susseguitarono— »458e459

Nell'anno 1649 vi fu peste di nuovo e crudelissima ad Aix, ad Arles, a Marsiglia, ed in quasi tutta la Provenza. Essa fece molte stragi specialmente a Marsiglia. Anche in questa circostanza di peste si segnalò l'eroica pietà dei PP. Cappuccini, i quali con generoso ardimento si diedero in buon numero all'assistenza spirituale degli appestati, rimasti essi poi quasi tutti vittima della cristiana loro carità— »ivi

Altri casi in cui i PP. Cappuccini diedero nobilissime prove dell'eroica loro cristiana carità in tempi di peste.(Nota 29) — »459

Nello stesso anno 1649 la Dalmazia, e specialmente le città di Sebenico e di Zara furono travagliate da un contagio il più devastatore di quanti hanno afflitto quella Provincia. Continuò a Zara fino al febbrajo del successivo anno 1650. Sì a Zara che a Sebenico furono commesse molte ruberie e sevizie dai soldati nel tempo dei così detti espurghi— »459e460

A due milioni circa di ducati si calcola il valore degli effetti rubati in tal occasione dalla milizia nella sola Sebenico, dove andarono estinte più di 6000 persone nella città, non compresi i soldati, de' quali perirono più di 800. De' Morlacchi morti per lo più alla campagna non si sa il numero, non essendone stato tenuto registro. La città non si è mai più ripopolata. Si scorgono ancora molte case disabitate, ed intere contrade deserte. Casimiro Venanzio testimonio oculare ci lasciò manoscritta memoria di questa pestilenza ove tutti i nomi degli estinti vi son registrati— »461a463

Dalla Spagna citeriore il contagio venne trasportato nella Sardegna l'anno 1650. Ivi si propagò rapidamente, e per lo spazio di cinque interi anni fece orrendo scempio di quegli abitanti. Quell'isola fu così malconcia, che non si ristorò mai più dalle sue rovine. Vi restano anche oggidì monumenti di sì grave infortunio— »463

Nell'anno 1651 peste nell'Alsazia, nella Svezia, nella Polonia, ed in una parte del territorio Prussiano. Secondo il Boyer, nel 1654 la peste desolò Arrasgrande città de' Paesi Bassi nella Contea di Artois— »463

Negli anni 1654-55 vi fu peste in Russia e nella Danimarca. Il contagio si manifestò a Copenaghen nel 1654, e vi uccise nove mila persone. Ve lo portarono certi vascelli Olandesi, che ritornavano da Riga con carico di biade, canape e lino, rifugiatisi nel porto di Copenaghen per isfuggire la flotta Inglese— »464

Dettagli storici sopra detta pestilenza. — La malattia si annunciava con violento parossismo febbrile conseguitato da dolore eccessivo alle parti dorsali e alla testa, che talora estendevasi anche alla gamba sinistra. In seguito esantemi, buboni, idatidi sopra le piante dei piedi, delirio furioso, suicidio. Gli alessifarmaci, così detti, e soprattutto l'elisire antipestilenziale di Ticon Brahe, furono i soli rimedj dai quali si abbia ottenuto qualche buon effetto— »464e465

Nella Russia poi, secondo il Lebenswaldt, sono morte circa cento mila persone da questa pestilenza— »465

Nello stesso anno 1655 vi fu pur peste a Vienna— »ivi

Nell'anno 1656, dalla Sardegna lapeste fu portata a Napoli; e di là serpeggiando attaccò i paesi della spiaggia degli stati del Papa, penetrò a Roma, a Genova, ed in altre parti d'Italia, e vi fece immense stragi— »465

La peste di Napoli del 1656 fu una delle più terribili che abbia mai afflitto l'Italia. In meno di sei mesi desolò le provincie di quel Regno, e ridusse Napoli in un vasto cimitero, avendo ucciso duecento ottanta mila di quegli abitanti, e secondo il Giannone quattrocento mila— »465e466

Descrizione di questa peste di Napoli data dallo storico Giannone (Storia civile del Regno di Napoli)— »466a480

Quello che vi ha di più notevole nella storia di questo contagio si è, la parte che nella introduzione e diffusione di esso ebbe lo stesso Vice Re di Napoli conte di Castrillo, cui più di ogni altro interessar doveva di tenerlo lontano. Fu portato a Napoli col mezzo di un vascello carico di soldatesche procedente dalla Sardegna infetta, a cui fu data libera pratica malgrado i sussistenti rigorosissimi bandi che lo proibivano; e v'ha ragione di credere ciò sia avvenuto per secretoordine dello stesso Vice Re. Il contagio si sparse tosto in varii quartieri della città— »467e seg.

I medici, nel principio del morbo i perniciosi effetti ascrivevano, chi a febbri maligne, chi ad apoplessie, ed altri ad altri mali. Uno fra essi che pur vide il vero, e che per più accurata osservazione fatta dichiarò il morbo essere pestilenziale, fu d'ordine dello stesso Vice Re posto in carcere, dove ammalatosi gli fu per somma grazia concesso di andar a morire a casa sua, e ciò perchè al conte Castrillo sommamente rincresceva che insorgesse fama in Napoli esservi la peste, dovendo Egli spedire soccorso di soldatesche per la guerra dello stato di Milano, travagliato dalle armi del Re di Francia— »467

Gli altri medici fatti accorti da tale lezione e spaventati, non osarono più denunziare esservi la peste a Napoli, ma continuarono ad occultare la qualità del male, il quale intanto esteso per tutti i quartieri della città mieteva ogni giorno più centinaja di vittime. Per le forti rimostranze del Cardinale Filomarino Arcivescovo di Napoli quelVice Re fu costretto a far unire di nuovo i più rinomati medici de' suoi tempi, perchè dessero parere; ma questi, sia per ignoranza, sia per adulazione, e più probabilmente per paura, non ardirono dichiarare il morbo per pestilenziale, e si limitarono a suggerire alcuni mezzi profilatici. Altro che frasche, dice lo storico. — Orribili e spaventose divennero le stragi. Fino ad otto o dieci mila al giorno salì il numero de' morti. Vi fu un giorno che arrivò a quindici mila. Come descrivere gli orrori e l'eccidio di quelle spaventevoli giornate!— »468a474

Il Vice Re e le Deputazioni s'affaticarono a dar quel migliore riparo che per loro si potesse, ma era troppo tardi. Tutte le misure furono inutili. Le stragi continuarono con un furore appena credibile; fino a che verso la metà di agosto un'impetuosa ed abbondante pioggia temperò alquanto la furia del male, il quale poco appresso cessò. Nessuno più s'è ammalato. Quelli ch'erano tocchi guarivano— »476e seg.

Peste di Roma dello stesso anno 1656— »481a485

Al primo annuncio della peste in Napoli severe precauzioni di Sanità erano stateadottate dalle Autorità Pontificie per impedire l'introduzion del contagio negli stati della Chiesa. Ciò nullostante il contagio penetrò prima a Rieti nel Ducato di Spoleto, poi si propagò a Nettuno piccola città della campagna Romana, finalmente a Civitavecchia, ed il dì 8 giugno si è sviluppato nella stessa Roma— »481

Sintomi della malattia. La malattia si mostrava con un calore ai precordii sì violento che i malati mandavano spaventevoli grida, come se ad essi venissero strappate le viscere; indi succedeva il vomito, ardente febbre e continua, delirio furioso, a cui seguiva grande prostrazione di forze, convulsioni, sete inestinguibile, lingua bianco-cinericcia, e poi nera, urine torbide e sanguigne, atroce dolor di testa. Dietro le quali cose i carbonchi ed i buboni non tardavano a comparire, come pur le petecchie nere, segnali di vicina morte. Alcuni cadevano morti improvvisamente, e senza alcun segno manifesto di contagio— »ivi

Si usava bruciare e scarificare i carbonchi, che si medicavano poi con unguento egiziaco. Sopra i buboniapplicavansi gli emollienti, le ventose, ed anco i vescicatori. Il Padre Kirchero, il quale a quel tempo trovavasi a Roma, assicura, che niuno segnato dai cauteri o fontanelle fu invaso dalla peste, tranne alcuni di vita epicurea— »482

L'emissione del sangue era assolutamente seguita dalla morte, e al più s'impiegavano le ventose scarificate. Si usavano i clisteri purganti o alessifarmaci; e siccome la prostrazion delle forze era estrema, giovavansi i malati con brodi, renduti più eccitanti dalla pimpinella, dallo scordio, dalla scabbiosa, semi di cedro e simili con alcune goccie di acido solforico. Si somministrava parimenti l'acqua teriacale, i sudoriferi, ed il vino. Tornavano nocivi i medicamenti troppo riscaldanti. La decozione d'orzo acidulata con aceto era la bibita ordinaria— »482e483

In quella circostanza si stabilirono in Roma non pochi spedali e Lazzeretti; si fecero espurghi, erettevi all'uopo alcune macchine; la città fu divisa in quartieri, e ad ogni quartiere fu assegnato il respettivo commissario, i suoi medici, chirurghi, confessori ecc. Molte provvide discipline vennero del pariordinate sopra oggetti annonarii, ed altri di eguale necessità, senza guardar a spesa e senz'altri particolari riguardi— »482e483

Il Pontefice Alessandro VII e molti cardinali non si partirono mai da Roma durante il contagio. Il celebre cardinal Gastaldi, eletto commissario generale di Sanità, si distinse per la saviezza, vigilanza e mantenimento delle discipline e precauzioni contro la propagazione del male. A queste ed al suo saggio rigore contro indistintamente ogni sorte di persone dee principalmente la città di Roma la salvezza di un gran numero di cittadini. Infatti per merito di un buon governo non sono perite a Roma in quella circostanza che 14,500 persone, mentre Napoli ne perdette dallo stesso contagio dugento ottanta mila (checchè ne dica il Giannone) e Genova pressochè settanta mila— »484

In marzo 1657 diminuì, e nell'agosto dello stesso anno cessò affatto— »ivi

Nello stesso tempo, che infieriva la peste, un'epizoozia crudele faceva perire nella campagna di Roma la maggior parte de' bovi e delle pecore. Lo stesso cardinal Gastaldi ci lasciò la Storia di questa peste nel voluminososuo librode Avertenda et profliganda Peste — »484e 485

Anche a Genova, come s'è detto, si diffuse il contagio nello stesso anno 1656; ed ivi come a Napoli, avuto riguardo al minor numero della popolazione, offrì miserando spettacolo di desolazione e di stragi, che per la confusione e lo spavento che regnavano a que' tempi diventava ogni giorno più triste e più devastatore; anche a Genova, come in altri luoghi, in sulle prime invalse l'opinione che quel morbo fosse mal comune. Ma accresciutasi a dismisura la mortalità fra quella popolazione, ogni dubbio si cambiò in certezza— »485

Descrizione della detta pestilenza di Genova del 1656— »485a491

Sintomi da cui era accompagnata— »485e486

Apertura de' cadaveri. Cosa si è trovato— »486e487

Quali rimedii siensi usati internamente ed esternamente— »487

Quando la peste era nel più forte, tutte le altre malattie sia febbrili o no, casualmente accadute, acquistavano la natura e i segni di vera peste, ossia, come dicevasi, si convertivano in peste, anco in quelli, che tenevansi chiusinelle proprie case con ogni sorta di riguardo, e per quanto sapevasi, senza alcuna esterna comunicazione. Ciò però non accadeva nel principio, e nell'ultimo stadio della pestilenza. In sul fine, come suol avvenire in ogni corso di pestilenza, si svilupparono delle malattie comuni, di altra indole. Questo è il segno, come altrove s'è detto, più sicuro che l'epidemia pestilenziale sia giunta al suo termine— »487

Moltissime ruberie, spogli, orrendi assassinii accaduti in Genova nel tempo che durò il contagio— »ivi

La Repubblica di Genova chiamò dalla Francia alcuni PP. Cappuccini in soccorso degli infermi. Vi giunsero quattro di essi, fra quali il celebre P. Maurizio da Tolone. — Eroica loro carità— »488

Il detto Padre Maurizio da Tolone introdusse in Genova con grande utilità il suo metodo de' profumi per ispurgare le robe e le case infette. Essi sono di tre sorte; 1.º per ispurgare le case ed altre suppellettili grosse; 2.º per ispurgare i Lazzeretti, le sepolture, ed altro che hanno bisogno di un purgamento più efficace; 3.º profumo soave per liberar le case dal puzzo— »488e489

Composizione delle dette tre specie di profumo— »489e seg.

La peste a Genova cessò a poco a poco da se, come se fosse stanca di stragi— »487

Anco in questa peste si usarono gli olj. Internamente l'olio di scorpione, esternamente quello del Mattioli, ma non si rileva se fossero riesciti utili— »ivi

Nello stesso anno 1657 vi ebbe peste nel Ducato di Brema nella Bassa Sassonia. Da Brema venne portata a Brunswick residenza del principe di questo nome da alcuni Brunswicesi fuggiti da Brema. Vi durò sei mesi— »491

Sintomi da cui era particolarizzato detto contagio— »491e492

Nel 1659 vi fu peste nella Svezia, e particolarmente nella città e fortezza di Hollen sulla costa meridionale dell'isola di Aland nella Finlandia— »492

Nell'anno 1660 peste in parecchi luoghi della Germania, la quale attaccava più particolarmente gli uomini, e soprattutto i robusti, poco danno recando alle donne, e meno ancora ai fanciulli— »ivi

Nel 1662 fiera peste regnò a Costantinopoli, e vi fece grandissima strage; nel 1664 desolò l'isola di Candia— »493

Gli storici ricordano esservi stata in questostesso anno 1664 peste a Tolone ed a Cuers, picciola città della Francia nel dip. del Varo— »493

Agli anni 1665-66 si è sparsa fierissima peste in Londra, una delle più celebri della Storia, già descritta dall'Hodges e dal Sydenham testimonii oculari. Per essa morirono in Londra in meno di un anno 90,306 persone— »ivi

Descrizione della detta peste di Londra— »493a496

Malattie che l'hanno preceduta, e susseguitata— »494

Rapidità con cui si propagò— »ivi

Sintomi che l'accompagnavano— »494e seg.

Cura usata dal Sydenham in detta pestilenza— »495e seg.

Fu praticato la cavata di sangue ripetuta, ma sempre moderatamente.Altri autori che raccomandarono la cavata di sangue nella peste— »496

Negli stessi anni 1665-66, ed in pari tempo che a Londra, la peste fece orrendo strazio nell'Olanda. Nella sola città di Amsterdam morirono 24,143 persone. Secondo alcuni autori il morbo continuò in Olanda con qualche intervallo anche ne' successivi anni, a tale che nel 1669 spopolò la città di Leyden— »497

Nel 1670 si manifestò la peste nellaLapponia portatavi da Riga per alcune balle di canape. Le donne impiegate alla filatura ne furono attaccate, ma il freddo di quel paese estinse ben presto la malattia— »497

Nel 1676 fierissima peste travagliò di sì fatta maniera l'isola di Malta, che ne rimase quasi affatto deserta, non essendovi restate superstiti che sole dieci mila persone. Anche in questo caso i gravi dispareri dei medici sulla natura del male furono causa della fatale irreparabile propagazion del contagio— »497e seg.

Negli anni 1678-79 il contagio pestilenziale ritoccò di nuovo le terre della Dalmazia portatovi dalla vicina Turchia col mezzo di alcuni arnesi rubati dai Morlacchi della Villa Culla, che fu poi per ordine del Provveditor generale incendiata. Si propagò in altri villaggi delli territorii di Scardona e di Zara, poscia in Zara stessa col mezzo di robe infette introdottevi clandestinamente, e vi fece gravissimi danni. Cessò nel febbrajo 1679— »498

In detto anno 1679, imperando nell'Austria Leopoldo I, la città di Vienna fu travagliata da atrocissima peste, che fece immense stragi, sì fra lapopolazione della città, e sì nei sobborghi aggiacenti, specialmente nel Leopoldstadt e nel Mariahülf. Nello spazio di sei mesi sono perite a Vienna oltre 70,000 persone, e nel corso intero della stessa pestilenza più di 76,000. Pur gravi danni recò il morbo nei villaggi dei dintorni di quella capitale, e specialmente a Ulrichskirchen, Neustift, Neubau, e Neustadt. A merito dei saggi provvedimenti e delle caute discipline, che d'ordine dell'Imperatore sono state usate in quella circostanza, si è potuto por argine alla ferocia del contagio, e molti paesi vicini sono stati preservati— »498e499

Nello stesso anno 1679 la peste afflisse pur anche la Sassonia, e travagliò l'alta e bassa Slesia— »500

Da Vienna si dilatò il contagio nella Stiria e nella Carintia. Si manifestò in un sobborgo di Gratz nel dicembre 1679. Nel gennajo successivo 1680 si sparse in molte famiglie del sobborgo stesso e nella città. Nei successivi mesi s'accrebbe ognor più, e s'apprese a più di 400 famiglie. Imperversò per tutto l'anno 1680, e terminò circa le calende di marzo 1681 dopo aver uccisonella città e sobborghi di Gratz 2340 persone; guarite 816— »500

Dall'altra parte, il contagio dall'Austria si estese nell'Ungheria e nella Boemia, e vi recò gravi rovine. Nell'Ungheria nel 1679 fra le altre fu travagliata particolarmente la città di Posen. In Boemia, a quegli anni, più che altrove fece orrendo strazio, a tale che in un solo trimestre, cioè maggio, giugno e luglio del 1680, estinse a Praga 31,040 persone— »ivi

Anche a Gorizia nel Friuli Austriaco si dilatò il contagio portatovi, come si crede, da Vienna. Incominciò nell'agosto 1682, e v'infierì con somma violenza. Giuseppe Candido allora medico di Gorizia ci lasciò in una sua lettera un'esatta descrizione di quel contagio— »501e502

Sintomi dai quali era accompagnato— »502

Rispetto alla cura lo stesso medico Candido dice. «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo, così si tralasciò. Li vescicanti sono stati di gran sollievo, applicati dopo qualche evacuazione per la via dei clisteri»— »ivi

Nel 1683 ripullulò il contagio a Gratz ed in altri luoghi della Stiria, ma fuin breve estinto con pochi danni per gli ottimi provvedimenti che ne impedirono la dilatazione— »502

Fierissima peste desolatrice imperversò a Costantinopoli negli anni 1685 e 86. È indicato essere stato assai grande il numero delle vittime rimaste sotto il flagello in quella popolatissima città: questo numero però non è conosciuto— »503

Nel 1690 vi fu peste di nuovo nella Dalmazia, introdotta colà per l'arrivo di una famiglia fuggita dalla vicina Bossina infetta. Fu preso da prima Ostroviza nel contado di Zara, poi venne portata in Zara stessa. Ma per la vigilanza dei Rettori detta città e per le buone discipline e segregazioni fatte opportunemente, venne in breve estinta. Così però non fu nella città di Sebenico, ove fece molti danni— »503e504


Back to IndexNext