Nel 1691 fu attaccata dal contagio Ragusi; continuò circa sei mesi, e vi recò gravi rovine— »504Nel medesimo anno 1691 la peste devastò la Puglia— »iviNel 1692 vi fu peste nella Sciampagna in Francia, ma non si conoscono di essa particolarità degne di speciale menzione— »iviSecolo XVIII.Pesti del Secolo decimottavo— »503a785Niente meno del precedente fu questo Secolo funestato da orribili e desolatrici pestilenze.Gravissimi morbi epidemici d'indole maligna dominavano agli anni 1700 e 1701 in varie parti della Germania, e specialmente a Berlino, nell'Holstein, a Tubinga, nella Svevia, a Rosenberg ed altri luoghi della Slesia, a Ratisbona, nella Sassonia, a Basilea ed altri luoghi della Svizzera, nella Transilvania, ed in parecchi paesi dell'Ungheria, e per quanto si può desumere, anche nella Polonia.Preceduta dai detti maligni morbi, nel 1704, secondo lo storico Rzazynsschy, e secondo altri nel 1702, incominciò nella Polonia quella terribile e micidial pestilenza che durò fino al 1714, e che fece miserando strazio di tutto quel Regno— »505a508Trovandosi la città di Lemberg in preda di fierissima peste negli anni 1705 e 1706, da Lemberg venne recata nel 1707 a Cracovia col mezzo di alcuni mercanti ebrei. A Cracovia durò cinquemesi, ed in detto periodo uccise 18,090 persone— »507a509Sintomi che accompagnavano quella peste— »iviSi annunciava con fenomeni insidiosi. Ora con una febbre continua accompagnata da gran calore universale, e da frequenti brividi irregolari intercorrenti, ora con la così detta febbre lipiria, cioè congiunta a grande ansietà precordiale, tristezza, abbattimento, vomito di materie gialle, o verdi, e viscose, spontanea lassezza, sommo abbattimento di forze, pestamento delle membra, fiero dolor di testa, fisonomia cadaverica, delirio, inquietudine continua. Le donne fuggivan di casa nude, e correvano così per le strade e le piazze i piedi e le gambe tremanti, affette da contorcimenti convulsivi; indi, succedevano coliche crudeli, le urine si facevan sanguigne, il polso picciolo, languido, ineguale; la sete nulla, o inestinguibile; comparivano i buboni agl inguini, alle ascelle, il corpo si copriva di petecchie, o di stimmate, o neri suggellamenti. Succedeva la morte il terzo o il quinto giorno— »507e508L'emetico nel principio della malattia fu trovato utile. Il vecchio d.rSchombergmedico del Governo dice di aver guarito più di 300 appestati con questo rimedio, e col suo elisir antipestilenziale composto della tintura di benzoar, di genziana e di essenza canforata a parti eguali, del quale somministrava dalle 40 alle 60 goccie infuse in birra calda. La bevanda ordinaria era limonata. Quindi unzioni con olio aromatico e spirito di vino canforato specialmente sopra lo scrobicolo del cuore, facendo prendere ai malati otto goccie di questo stesso liquore entro ad un torlo d'uovo. Alcuni malati presero l'aceto teriacale. I nitrati e gli alcali provocavano l'estinzion delle forze ed una diarrea mortale in poche ore— »508e509Disordini e spavento introdotti per aver i Magistrati, i Medici, e la maggior parte delle persone ricche ed agiate abbandonata la città— »508Detta peste terminò circa alla fine di maggio. Negli ultimi mesi, allorchè era sul finire, non aveva più che l'apparenza di una febbre maligna. Poi di una semplice febbre quotidiana e pochissimi perivano— »509A questi stessi anni 1706-07 sembra che regnasse la peste nei paesi ottomaniconfinanti coll'Ungheria e colla Transilvania; si disse sembra, da che delle pesti nelle Provincie Ottomane non vi sono autori che espressamente ne parlino. Quello solo che viene positivamente asserito si è, che nel 1705 dopo un lungo predominio de' venti del mezzogiorno, imperversò di sì fatta guisa la peste a Costantinopoli, che in un sol giorno si contarono trasportati fuori da una porta della città 1800 cadaveri, innumerevole essendo stata la strage prodotta dal contagio in quella popolosa città— »506Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste in Inghilterra e nella Spagna, giusta la relazione del P. Labat, che fu egli stesso attaccato dal contagio due volte— »iviAi medesimi anni 1706-07 regnò la peste a Thorn nel Palatinato di Culm nella Prussia occidentale. Da di là fu portata nel 1707 a Rosenberg nella Slesia da alcuni mercanti armeni, che la comunicarono ad altri ebrei col mezzo di una partita di lana infetta acquistata a Thorn. Quel contagio durò a Thorn tre anni, cioè fino al 1710 e per esso quella popolazione andò quasi distrutta— »510e seg.La malattia non tardò molto a propagarsi a Würtemberg coi sintomi più spaventevoli. Questa peste uccideva da principio i malati nello spazio di 24 ore, ed in seguito il 3.zo4.to5.tood al più il sesto giorno. I cadaveri diventavano subitamente lividi. Non erano molto frequenti i buboni; e per lo contrario sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme vastità alle braccia, all'addome, alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano ben presto in isfacello. Il polso variava. Nel maggior numero de' casi era naturale, come naturali apparivano le urine. Se queste diventavano nere, era prossima la morte— »509e510Circa questi stessi anni il contagio menò grandi stragi a Marienberg nella Misnia, travagliò fieramente Berlino ed altri luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana ne andò specialmente desolata. Nell'anno 1709, secondo il Büsching, quella Provincia perdette 59,196 persone pel furor del contagio, il quale fece del pari crudo strazio in Amburgo, in Augusta, ed in varie altre città e paesi della Germania— »512Nella città di Danzica si sviluppò il contagio nel 1710, e vi durò sei mesi. Inquesto corso di tempo uccise da oltre ventiquattro mila persone. Il medico Gottwald che vi fu presente ne lo descrisse nel suo Memoriale Loimicum de peste Dandiscana— »512A questi medesimi anni, cioè dal 1707 al 1714, andarono afflitte dalla stessa calamità molte altre provincie e paesi di Europa. Oltre la parte della Polonia già indicata, oltre la Sassonia e la Prussia, la peste invase la Samogizia, la Curlandia, la Livonia sul mar Baltico, la Svezia, la Danimarca; e dall'altra parte quasi tutta l'antica Dacia, ossia la Transilvania, la Moldavia, la Valacchia, la Servia, la Bessarabia, la Romelia, e gran parte dell'Ungheria. La città di Posen perdette la metà circa de' suoi abitanti, così quella di Sapron, e la contrada di Szegedin nella contea di Czongrad nella Bassa Ungheria, e varii altri luoghi di quel Regno— »513Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi nell'Ungheria. Nel 1712 ne fu infetta anco la città di Presburgo. A tale notizia le comunicazioni coll'Ungheria furono più rigorosamente interdette. Malgrado ciò, poco dopo dall'Ungheriapenetrò il contagio nella picciola città di Bruck sul Leptha nella bassa Austria, e quindi in Vienna. Da Vienna si dilatò in molti villaggi e comuni dei contorni, nella Stiria, nella Carniola, e Lubiana ne fu particolarmente travagliata— »513Particolari del contagio di Vienna— »514a518Anco in questo caso vi furono dispareri tra i medici, per cui le discipline e provvedimenti da opporsi ai progressi del morbo per sì fatti contrasti vennero in qualche modo arrestati— »515Il morbo progredì lentamente, e fece per qualche tempo una tregua in modo che fu creduto spento. I Magistrati stessi da sì ingannevoli apparenze vennero tratti in errore— »iviIncominciato sul finire del 1712, nel gennajo 1713 vi ebbero appena 52 malati sospetti, de' quali ne morirono 25. Nel febbrajo si contarono appena 28, dei quali 16 morti. In marzo s'accrebbe considerabilmente il numero de' malati e de' morti, e trapassata appena la metà di aprile la peste si fece generale, avendo penetrato in tutti i sobborghi e nella città. In agosto e settembre montò al suo più alto grado di forza.In ottobre incominciò a declinare. In febbrajo 1714 il morbo era interamente cessato, dopo aver ucciso 8644 persone. Fra 9565 che furono presi dal contagio 921 sono guariti— »515e seg.I più hanno attribuito la cessazione della malattia al gran freddo del verno 1714. Ciò però può anche esser avvenuto a merito dei saggi provvedimenti usati. In tal circostanza venne creata una speciale Commissione Aulica e pubblicato un Regolamento di Sanità, e l'Imperatore Carlo VI a nome suo e del fedele suo popolo fece voto d'innalzare un tempio in onore di s. Carlo Borromeo, ch'è quel bellissimo tempio che si osserva nel sobborgo di Vienna fuori del Kärnthner Thor, di cui la prima pietra venne posta nel febbrajo 1716— »517e seg.Nei villaggi dei dintorni di Vienna, il primo sviluppo seguì in marzo 1713 a Zellerndorf. In aprile si diffuse a Wahring, Otterkling, Neulerchfeld, e ne' mesi successivi a più di 40 altri luoghi e colpì 762 famiglie, fra le quali sono rimaste infette 4923 persone. Di esse morirono 3776 e 1147 sono guarite, la maggior parte senza alcun soccorso dell'arte— »517e518In questa peste tanto nell'Austria, che nell'Ungheria e nella Transilvania si è osservato che gl'individui più robusti erano più facilmente attaccati, e morivano quasi tutti, mentre i deboli, o andavano esenti, o venendo attaccati guarivano con maggiore facilità— »519Gran copia di Opere scritte sopra questa pestilenza— »519e seg.Anche in Dalmazia fu a questi anni la peste. Nel 1710 serpeggiò nei sobborghi di Spalatro, e ne' casali circonvicini; ma adottate opportunamente le necessarie misure di precauzione, alle altre città di quella provincia venne fatto di preservarsi, e la peste cessò, dopo aver fatto pochi danni— »520In Italia, sentendosi ardere da tante parti il micidiale contagio, e già serpeggiando vicino, avevansi concepito forti timori, ed ogni paese tenevasi attentamente in guardia. Dal 1630 non era più comparso in Lombardia, e da oltre mezzo secolo in alcun'altra contrada d'Italia. Questi timori venivano accresciuti dalla tristissima circostanza, che da due anni, cioè dal 1711 al 1713 era afflitta da fierissima epizoozia, e da copia insolita di vermi chedistruggevano i grani in erba, e portavano la carestia. Ma fortunatamente l'Italia ne andò illesa, ed il freddo acutissimo del 1714 estinse intieramente la peste tanto in Germania che in tutte le altre provincie e paesi sopraccennati— »520e521Agli anni 1716-17 fierissima peste spopolò la città di Smirne nella Natolia, e le isole della Grecia nell'Arcipelago, specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, e Samo, che furono crudelmente travagliate. A questo medesimo tempo il contagio fece altresì orrendo strazio a Costantinopoli— »521Aleppo grande città della Soria, soggetta ad essere quasi periodicamente visitata dalla peste, provò sì fiero il contagio negli anni 1718-19, che nello spazio di circa sei mesi perdette da oltre ottanta mila de' suoi abitanti— »iviGli anni 1720-21 sono celebri nella Storia delle pesti per le stragi che questa tremenda calamità fece a Marsiglia, ad Aix, a Tolone, in quasi tutta la Provenza, così pure in alcune città della Linguadocca e nella Guascogna. Scarsissimo fu il prodotto del grano e dell'olio nella Provenza, nel mille settecento dicianove, a tale chemancarono le sussistenze nel 1720; quindi un cattivo e scarso nutrimento aveva già predisposta alla malattia la minuta classe del popolo. A ciò s'aggiunsero gli eccessivi calori della state, le piogge continue, ch'erano succedute ai calori, e per vario tempo il furioso predominio de' venti dell'occidente— »522Nel gennajo 1720 s'introdusse la peste a Marsiglia col mezzo di una nave infetta proveniente da Seide (antica Sidone nella Soria), la quale aveva fatto a Tripoli nuovo carico di mercanzie e presi passeggieri a bordo— »523Circostanziata ed interessante descrizione della detta peste di Marsiglia— »522a607Poca cautela dei signori Intendenti della Sanità nel trattamento contumaciale della suddetta nave infetta, e poca sollecitudine nell'adottare le necessarie misure precauzionali— »524e seg.Altri gravi falli da essi commessi in quella circostanza— »528a535Erronea opinione del chirurgo ordinario del Lazzeretto, che si ostinò a dichiarare che quelle fossero malattie ordinarie— »525e526Altri medici sopracchiamati affermarono tutti assolutamente essere peste— »527Il contagio intanto penetra nella città, serpeggia furtivamente di casa in casa, e prepara il fatal fomite distruttore di quella popolazione— »529Si moltiplicano le morti con segni evidenti di contagio. Intere famiglie ne vanno estinte con buboni e carbonchi. Il D.rPayssonel ne dà avviso ai Magistrati, e dichiara che que' morbi realmente fossero peste. Però, un altro chirurgo avendo dichiarato in vece che la malattia era una febbre verminosa semplice e senza contagio, prevale questa falsa opinione. Gli altri medici si tacciono— »532Il contagio, superato ogni argine, si sparse rapidamente in tutti i quartieri della città— »iviA malgrado le stragi fatte dal contagio qualche medico ancora si ostina a dichiarare che que' morbi altro non sono che febbri maligne ordinarie cagionate dai cattivi alimenti e dalla mendicità. Altri dotti e sperimentati all'incontro dichiarano al Magistrato non esservi più luogo a dubitare che vera peste si fosse. Il Magistrato pubblica un avviso nel senso della prima opinione— »534e535Gravi imbarazzi, confusione e disordini nella città, terribile spavento— »536e539Gli ufficiali comandanti il corpo delle galere stazionato allora a Marsiglia si condussero con sorprendente saggezza, che forma contrasto con l'imprudenza degli ufficiali municipali— »536e seg.Si accendono grandi fuochi nelle strade e nelle piazze pubbliche per tre giorni seguitamente. Accresciuto il calor naturale della stagione per detti fuochi, ed ingombra l'atmosfera di un fumo nero ed ardente, parve conferissero al contagio nuovo alimento— »540Il male spiega la più grande violenza. I più intrepidi sono spaventati. Gli abitanti disertano le proprie case: le religioni fuggono dai monasteri; gli officiali della giustizia, dei municipii, quasi tutti gl'impiegati cercano fuori della città un rifugio, ma sventuratamente questi fuggiaschi portano seco il fatal seme che dovea ucciderli— »541I membri del Magistrato di Sanità, i parrochi ed i vicarii, animati dall'esempio del loro capo, il venerando vescovo Monsignor Belzunce, restano fermi al loro posto. Quel venerabile prelato animato da ardentissima cristianacarità, novello San Carlo, si vedeva da per tutto dove la salute del popolo lo richiedeva sprezzando con eroico coraggio ogni pericolo pur per recare altrui ajuto e conforto— »542La fama di sue virtù passò fino in Inghilterra, a tale che Pope medesimo ne fece l'elogio— »564In quella terribile circostanza si sono altresì distinti per eroica carità, e con ogni sorta di pietosi ufficii i Padri dell'Oratorio, e specialmente il Padre Gualtier loro Superiore, i Cappuccini, i Canonici Regolari Lateranensi, ed i Gesuiti— »565e566Grande mortalità fra i medici, maggiore però fra i chirurghi. Il celebre D.rBertrand, che ci lasciò la miglior descrizione di questa peste e che fu di essa testimonio oculare, venne attaccato tre volte e guarì— »567Orrori e desolazioni di quelle memorabili giornate, che gelano il cuore e fan raccapriccio— »545e seg.I medici Chicoaneau e Vernay, professori a Montpellier, invitati dalla Corte Sovrana a recarsi a Marsiglia per dare un definitivo giudicio sulla natura della malattia e suggerire inecessarii soccorsi, prendono un grossolano errore; e quantunque il male fosse giunto ad un punto da escludere qualunque dubbio anche fra le persone che non eran dell'arte, pure essi non lo ravvisarono per peste, e dichiararono, che quel morbo che metteva tante stragi e scompigli, altro non era che una febbre maligna cagionata dalla corruzione e dai cattivi alimenti— »547e548M.rChirac primo medico del Reggente, che godeva a quel tempo di molta riputazione, appoggia in una sua memoria l'erronea opinione dei medici di Montpellier. Ignoranza tanto più funesta quanto che nel sapere di detti medici si aveva la maggior confidenza— »548Que' signori medici però stimarono prudente cosa di non trattenersi molto a Marsiglia; e dopo pochi giorni se ne partirono— »iviIl Magistrato di Salute fa pubblicare un avviso nel senso delle dette mediche opinioni. Questo assicura il popolo, che da quel momento rallenta le precauzioni e si dà a comunicare più liberamente. Si fa anche la processione di S. Rocco— »iviIntanto la peste a guisa di rapido torrente tutto invade e distrugge. Lamortalità s'accresce di sì fatta guisa che giunge fino a mille persone al giorno: giovani e vecchi, deboli e forti, poveri e ricchi indistintamente cadono vittima dell'orrendo flagello, riempiendo tutta la città di disperazione e di pianto— »549e seg.In mezzo a tanti orrori così proprii ad ammorzar le passioni, l'avarizia e la dissolutezza si videro giunte al più alto grado, ad eccessi tali da far vergogna all'umanità— »559Alla fine di agosto il contagio si propagò nella contrada di Riva nuova che sta fuori di Marsiglia. Ivi, come a Marsiglia, la peste si diffuse con rapidità e violenza, ma non fece tante stragi come in quella, nè v'ebbero li stessi disordini a merito della vigilanza e buona polizia sanitaria stabilite d'ordine del cav. Rose, uomo di molta energia e prudenza e di gran perizia, il quale aveva già a tempo disposto tutto ciò che occorrer potesse pei malati e pei morti. Quindi la contrada più lontana della città, la quale sembrava dover esser anco la più abbandonata, per la virtù di un uomo solo fu la meglio regolata, più prontamente ed abbondantemente soccorsa— »567e568Ridotte le cose alla più grande desolazione, gl'intendenti della Sanità rivolsero le loro istanze ai comandanti ed ufficiali delle galere pregandoli di volerli assistere coll'opera e coi consigli— »572Per sgomberare le strade dai cadaveri, i comandanti delle galere accordarono dei forzati, promessa loro la libertà finita la peste. Di 200 forzati a tale ufficio destinati 12 soli scamparono la vita; tutti gli altri presi dal contagio morirono— »574e seg.Manifestatosi al Reggente il miserando stato di Marsiglia nominò a Comandante Supremo della città e del territorio il Maresciallo di campo cav. di Langeron capo squadra delle galere, uomo di merito, e di tale virtù quale si conveniva in quelle circostanze— »577Sotto il nuovo regime di lui le cose ben presto cambiarono d'aspetto. Adoprò egli tosto con energia e fermezza allo ristabilimento dell'ordine, a dare pronto e convenevol ricovero agli ammalati, allo sgombramento de' cadaveri, ed al provvedimento di buone sussistenze pei sani. Il che fattosi esattamente e sollecitamente, le cose migliorarono d'assai, e die' a divedere quanto possa un uomo solo, e quanto importi in sìgravi frangenti il pronto ordinare, ed il pronto eseguire— »577e578Sul finire di settembre il contagio cominciò a declinare nella città, e s'incominciò a riparare alle miserie della carestia e della peste— »578Grandiose somme furono versate dai più facoltosi, e dai Vescovi del Regno, per provvedere gli indigenti e supplire agli altri bisogni della cittàAnche il Pontefice Clemente XI. mandò soccorsi a Marsiglia— »580e seg.Si rifornì la città di medici e di chirurghi, con grossi stipendii e generose pensioni— »579Verso la fine di ottobre si sperò che la peste fosse terminata del tutto; ma in novembre accaddero nuovi casi. In dicembre s'ebbero soli 5 o 6 malati alla settimana. In gennajo fu assai limitato il numero dei malati, de' quali più della metà guarivano— »585a587Il contagio però continuò nel territorio; e ciò avvenne in ispecieltà per l'avidità degli eredi impazienti di usar delle robe infette, e per quella dei ladri (che molti ve n'erano) di appropriarsele— »585L'ordine civile venne ristabilito. Assai matrimonii succedettero e di essitanto grande fu l'affluenza, che sarebbesi in poco tempo ripopolata Marsiglia, qual era prima, se il periodo di gravidanza avesse potuto abbreviarsi— »586Si procedette agli espurghi della città— »587e588Mentre queste cose operavansi si riaccesero qua e là alcune scintille di contagio; e ciò fino all'aprile del 1721— »589Nel giorno di Pasqua il popolo non si ritenne dal gittar a terra le porte delle chiese, e vennero celebrati i divini uffici nella città. Ricomparvero le malattie comuni e ordinarie, ch'erano sparite durante il contagio, e nella primavera ritornò la salute e la calma; e le pubbliche e private faccende ripresero felicemente il loro corso— »589Di novanta mila persone, dalle quali prima della peste era popolata Marsiglia, ne perirono quaranta mila, e dodici mila nel territorio— »590Parte che risguarda la medicina e la chirurgia.Osservazioni pratiche fatte in mezzo di quella peste— »590a607Distinzione della malattia in benigna e maligna— »590Forme varie e bizzarre della medesima. — Suo andamento— »591e seg.Descrizione della malattia. — Sintomi che la precedevano. — Sintomi coi quali soleva spiegarsi, e che l'accompagnavano; — Segni di buon pronostico; — Segni indicanti un funesto fine; — Sezione de' cadaveri— »591a598Trattamento curativo— »598e seg.Cura esterna dei buboni e carbonchi— »603a606Governo dietetico— »605e seg.Aceto aromatico detto dei quattro ladri, accreditato come preservativo di peste— »606Modo di prepararlo. (Nota 42)— »iviDa Marsiglia la peste si propagò in parecchie città e specialmente ad Aix, a Tolone, Arles, Tarascona, Martignes, ed altre ancora, nelle quali tutte fece gravissime stragi— »608In tal occasione si adottò per la prima volta in Francia la così detta quarantena generale. Tal pratica in Aix fu evidentemente utile e benefica; imperciocchè non sì tosto s'ebbe incominciata la general quarantena, che la peste pur cominciò a scemarsi, dimodochè al finir di essa, finì insieme la malattia— »iviA Tolone fu introdotta la peste nell'ottobre 1720 col mezzo di una balla di seta appartenente al carico delcapitano Chateaud, quello stesso che portò la peste a Marsiglia, la quale fu rubata dagli abitanti di Bandol, picciolo porto di mare presso Tolone, e che da certo Carnelin venne poi introdotta in città col mezzo di un certificato falso di Sanità. Dal Magistrato però usatasi ogni sorta di difesa, parve che il morbo vi fosse spento. Ma in gennajo 1721 introdotte a Tolone per contrabbando alcune mercanzie di Aix, la malattia si sparse rapidamente in varii quartieri della città. In aprile morivano dalle 200 alle 500 persone al giorno— »609e610Fu quindi ordinata la quarantena generale, ma poco buon effetto se n'ebbe da essa, forse dal modo tenutosi nell'usarla. Finalmente obbligati rigorosamente tutti quelli che avevano avuto malati o morti in famiglia a portar un segnale sopra la manica del loro vestito affinchè ciascuno potesse evitarli, e ad altre discipline, la peste cedette del tutto in agosto 1721, dopo aver ucciso 13,280 abitanti, e secondo d'Antrecheaux 15,785, in una popolazione di 26,260, che contava Tolone prima della peste— »610In Arles fra 12,000 ne morirono 8100 in Tarascona 7210 di 10,000: ed in tutta la Provenza 84,719. Ma di tanta mortalità fu in parte cagione la fame, derivata dalla particolare avarizia di alcuni malvagi speculatori— »610e seg.Agli anni 1731-32 penetrò la peste nella Dalmazia e nell'Albania Veneta, introdottavi dalla vicina Bosnia ove infieriva con maggior forza. Per le diligenti precauzioni della Sanità la maggior parte di quella Provincia ne restò illesa, limitatosi il contagio al solo territorio di Spalato, dove uccise circa 300 persone. Era allora Provveditor generale in Dalmazia Simon Contarini— »611Nell'anno 1737 l'Egitto fu particolarmente travagliato da peste fierissima e desolatrice. Nella sola città del Cairo la mortalità giunse fino a dieci mila persone in un giorno. Gli europei si chiusero nei loro quartieri il dì 9 febbrajo d. a. e non ne uscirono se non il 24 giugno. Giusta l'opinione di quel tempo degli abitanti del Cairo, questa peste fu l'unica che sia derivata dall'alto Egitto— »611e612Regnava la peste fra i Turchi della Bessarabia allo stesso anno 1757, especialmente menava grandi stragi a Oczakow, capitale di quella Provincia. Assediata in quell'anno e presa dai Russi detta città, il contagio si sviluppò fra la truppa russa in essa posta al presidio. Nell'anno seguente 1738 i Russi abbandonarono Oczakow dopo averne demolite le fortificazioni. Ritiratasi la guarnigione russa ai proprii aquartieramenti, fu per tal mezzo introdotta la peste in Ukrania, ove imperversò dal giugno 1738 a tutto il resto di quell'anno e parte del 1739. Dall'Ukrania non penetrò più avanti il contagio. — Il Dott. Schreiber di Königsberg, Professore di medicina a Pietroburgo potè fare utili osservazioni in quella pestilenza, pubblicate colle stampe nel 1740— »613Utili osservazioni pratiche fatte dal Dott. Schreiber in detta pestilenza— »614a622Notazione di particolari casi d'insuscettività al contagio. (Nota 44)— »621A questi stessi anni 1738-39 la peste che travagliava la Bessarabia, la Romelia, la Servia, e la Valacchia, e che infieriva in que' paesi ottomani che confinano da quella parte colle Signorie della casa d'Austria, penetrò conmolto impeto nei Comitati limitrofi dell'Ungheria e della Transilvania, e vi fece molte rovine.La Suprema Commissione Aulica di Sanità in Vienna d'ordine Sovrano pubblicò a quel tempo, cioè nel 1738, un'Opera sulla maniera di conoscere, preservarsi, e curare la peste, ristampata a Vienna e a Praga nel 1758— »622e625Nel 1742 si riprodusse la peste in Aleppo e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò la sua maggiore fierezza, cagionandovi immensa mortalità. Nel 1744 fu assai mite, e discreto fu il numero delle vittime— »623Gli anni 1743-44 segnano l'epoca memorabile della terribile peste di Messina.Erano scorsi 168 anni da che quella città era libera dalla peste, cioè dal 1575. In detto anno 1743 la peste s'introdusse in Messina incognita e mal appresa, come è avvenuto di molti altri paesi di Europa, e vi operò immense rovine— »625Vi fu recata col mezzo di una tartana genovese carica di lana, di frumento e di telerie proveniente da Missolongi, la quale arrivò a Messina con patente netta dopo 30 giorni di viaggio— »ivie seg.Dalla patente di Sanità e dai costituti giurati delle persone dell'equipaggio restò ingannato quel Magistrato di Sanità— »624Permesso lo scarico delle merci, due giorni appresso si ammalò il capitano del bastimento con resipola nella faccia, giusta la relazione del medico del Lazzeretto, e morì in tre giorni. Chiamati altri medici a giudicare della cagione di questa morte dopo sì breve decubito, stabilirono fosse morto per la retrocessione della resipola— »624e625Due giorni dopo ammalò un altro individuo dello stesso bastimento, e morì in due dì con tumore sotto l'ascella e con petecchie per tutto il corpo, di maniera che lo si giudicò tocco da peste— »iviRagunatisi i medici più riputati e le persone più distinte, si determinò doversi bruciar la tartana con tutto ciò che dentro vi era, salvate le genti; lo che nel dì 30 marzo fu anche puntualmente eseguito. Se non che, insorta furiosa tempesta mentre il bastimento era in fiamme, dalla violenza dell'onde fu spinto il naviglio ad arenare sul lido, e porzione della lana e del frumento ne fu dispersa per quella riviera— »625e626Stabilite guardie e cordoni, passarono quaranta giorni senza alcun tristo accidente, di maniera che si credette la città libera da ogni pericolo. Quindi nel giorno 15 maggio fu cantato solenneTe Deumnella Cattedrale. Ma poche ore appresso si rilevò che in un quartiere della città s'erano manifestate febbri di mal costume. Inviatisi tosto i medici della Deputazione a visitare gl'infermi, e riconoscere la natura del male, riferirono essi «non esser in conto alcuno quelle malattie contagiose e pestifere, ma bensì epidemiali, quelle stesse che s'erano fatte veder nel febbrajo ultimo scorso»— »627La stessa relazione diedero i medici della cura, lo stesso dichiararono quelli altresì ai quali veniva attribuito di aver divulgato esservi la peste nella detta contrada; sicchè sollevati gli animi, i Magistrati si abbandonarono ad una cieca fiducia, trascurate le opportune precauzioni, ed intanto la peste si sparse rapidamente negli altri quartieri della città— »628Moltiplicavasi ogni giorno il numero degl'infermi e dei morti: ciò non pertanto i medici continuavano ad assicurare, che non era mal contagiosoma epidemia maligna. Fondavano essi il loro giudizio sul non osservarsi comunicazione del male a coloro che assistevan gli infermi, quando se peste fosse stata, dicevan essi, doveva mostrarsi il morbo sommamente contagioso— »629Uno dei medici però di quella città, il cui nome non ci fu tramandato, non era persuaso delle suddette ragioni, e dubitava che fosse peste effettivamente, adducendo esempii simili, in cui s'ingannarono uomini insigni e di profondo sapere— »iviQuesta opinione però così isolata e dagli altri medici combattuta, non prevalse; sicchè non furono adottate valide misure di riparazione— »630Lo storico Orazio Turiano, che di questa peste ci lasciò la miglior descrizione, narra alcune singolari coincidenze di circostanza. (V. N. 45)— »627Giunto il mese di giugno, ed oltrepassando il centinajo il numero degli estinti, incominciarono i medici ad accorgersi dell'errore, ed a conoscere pur troppo evidente il carattere del male, che ogni giorno si faceva più esteso e spaventevole. Quindi si ordinaronoalcune cautele, che non corrisposero, perchè troppo tardi s'era ad esse fatto ricorso— »630Si aumentò a dismisura il numero de' morti e degli infermi; la mortalità s'accresceva ogni dì; ogni regolamento veniva a sconcertarsi; la confusione, il disordine, la desolazione, il terrore eran giunti a tale da costernare ogni anima forte. Riempite le fosse, non sapevasi più ove porre i cadaveri; mancavano i beccamorti, i carri, le carrette per trasportarli, non trovavasi più chi si prestasse pei bassi servigi. Ognuno si nascondeva, si rintanava, e procurava salvarsi. I villani armati ed uniti, non permettevano avvicinarsi alcuno dalla città; mancavano le sussistenze. In ogni passo scorgevansi disordini; in ogni provvidenza ostacoli, ed intoppi; da per tutto non v'era che angustia, costernazione e morte— »631Crudeli estremità a cui fu ridotta Messina sotto i colpi di questo terribile flagello— »632e seg.Brano storico tratto dall'opera del Turiano che fu di tutta quella pestilenza testimonio oculare— »632a633I casali vicini alla città, tranne due soli,Molino ed Artelia, provarono lo stesso flagello. Delle Ville del Distretto parecchie restarono illese— »637Il contagio cominciò a diminuire in luglio, fu in piena declinazione in agosto, ed in settembre si considerò interamente cessato. Il numero de' morti nella città e ne' sobborghi, nello spazio di tre mesi, fu di 28,841, fra 40,321 abitanti. Ne' casali attorno la città sono morte 14,561 persone— »638Osservazioni fatte nella detta pestilenza, meritevoli di particolar menzione— »638a640Il Re di Napoli ricercò a Venezia persone capaci e pratiche per eseguire gli espurghi a Messina. Da Venezia furono spediti all'effetto il Dott. Pietro Polacco, un Coadiutore, tre Guardiani, e due Bastazzi. Questa brigata arrivò a Messina in dicembre 1743, e diede tosto mano agli espurghi, che incominciarono l'undeci gennajo 1744— »639e640Descrizione del modo con cui vennero eseguiti i detti espurghi, e delle sostanze che si usarono pei profumi— »640e641Nel tempo degli espurghi furono attaccate dal contagio 17 persone in alcuni casali contigui alla città, delle quali nove morirono, ma prese all'istante leopportune precauzioni il male non si dilatò— »641Così in marzo si manifestò in Pezzòlo la peste, colà introdotta col mezzo di robe infette portatevi clandestinamente: undeci persone in tre famiglie ne furon colte. Ma interdette tutte le comunicazioni, e stabiliti rigorosi sequestri, si continuarono gli espurghi, ed ogni rio seme s'estinse— »iviCondotti felicemente a termine in ogni luogo gli espurghi, li 29 maggio 1744 Messina fu dichiarata libera e sana, riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito in ogni sua parte il commercio— »641e642Nell'anno 1745 regnando in Bosnia la peste, penetrò in Dalmazia in una villa del contado di Zara (Dobropoglie) e distrusse la maggior parte di quegli abitanti. Ma per l'energiche misure prontamente adottate dal Colonnello del contado co. Possedaria, il contagio si estinse senza altre conseguenze— »642Nell'anno 1752 la peste fu portata in Algeri dalle Provincie Occidentali di quel Regno, dove infieriva da varii mesi, col mezzo di alcune persone infette giuntevi liberamente, secondo il costume di que' tempi in detti paesi.Serpeggiò occulta da principio per qualche tempo, sotto colore di malattie comuni, ma al soffiare di venti sciloccali umidi e soffocanti per varii giorni seguitamente si palesò in giugno con generale incendio nella città— »643I Consoli delle varie Nazioni ed i Negozianti Europei si chiusero nelle loro case, muniti di tutto ciò ch'era necessario per vivere e preservarsi. I Kabaili (ossia Montanari), ed i Piskari (ossia confinanti col Deserto), fuggirono tutti, quindi mancarono le provvigioni per la città, non avendovi più chi volesse trasportarle. Il Governo fece intimare la forca ai fuggiaschi, ed obbligò le genti della campagna a vendere al solito, benchè più care, le loro derrate. Questo provvedimento sortì l'effetto, ma sparse di sì fatta guisa la pestilenza tanto ne' vicini che ne' rimoti villaggi, che la desolazione è divenuta presso che generale— »643e644In Algeri sono perite in quell'anno oltre cinque mila persone; un numero maggiore ne perì alla campagna— »644Si osservò, che il caldo della stagione contribuiva all'aumento del male. Secondo che crescevano i gradi del calore, la forza pur del male aumentavasi,misurata dal numero degli infetti; — che nelle case all'aperto il numero dei morti è stato solo un terzo di quello degl'infetti, laddove negli spedali, a malgrado tutte le possibili assistenze, appena un terzo salvavasi; — che il Palazzo Reale, ossia il palazzo del Bascià, abitato da molta gente, e frequentato giornalmente da ogni sorte di persone, è stato immune dal contagio, non essendo stati attaccati che due soli schiavi che assistevano alla cucina reale. Ciò che dal volgo venne attribuito a prodigio— »644e645Lo stesso fenomeno pure osservossi nell'ultima pestilenza di Algeri, che durò tre anni, e che distrusse un terzo degli abitanti di quella città; della quale pestilenza non è fatto cenno in alcun luogo della presente storia, perchè non venne fatto di trovare autori che di proposito ne abbiano trattato. Qui è da osservarsi che il detto Palazzo del Bascià è l'abitazione più vasta e più ventilata che siavi in Algeri; quella che gode il privilegio delle finestre anteriori, e ch'è ancora la più fresca per l'abbondanza delle fontane perenni che la bagnano— »645e seg.La peste che aveva fatto strage nel 1752venne mitigata dalle fresche piogge autunnali, ma non estinta. Essa mantennesi qua e là vagante in tutto quel verno, finchè nell'aprile del 1753 ripullulò con grande spavento di quegli abitanti, e distrusse nello spazio di tre mesi altre cinque mila persone. Verso la fine di agosto del detto anno 1753 il contagio cessò intieramente su tutti i punti— »646e647Sintomi varii che accompagnarono quella malattia— »647e648Metodo di cura semplicissimo usato dai Mori in quella pestilenza— »649Nessun rimedio veniva somministrato. Un empiastro fermentativo applicavasi sopra i buboni, i quali ridotti a maturità venivano aperti colla lancetta, e libero poi lasciavasi al maligno umore lo sfogo. Il sugo di limone si è trovato utilissimo. Fra i rimedii, meglio degli altri corrisposero i leggieri purgativi, e gli elettuarj alessifarmaci, come la teriaca, e simili, accompagnati da copiose bibite acide. Fra le altre cose, l'applicazione de' ranocchi vivi sopra i buboni è stata trovata opportuna— »649e650Per confermare gli Europei nel savio uso delle prudenti loro cautele in similicalamitose circostanze, gioverà notare, che niun accidente pestifero in due anni di peste è succeduto in Algeri nelle loro case; eccettuata la morte di tre servi, che furono convinti di aver infrante le contumacie ed avuta comunicazione cogl'infetti— »650Negli anni 1755-56-57 il contagio travagliò crudelmente la Transilvania, la Valacchia e la Moldavia. Il celebre Dott.rChenot che fu di questa pestilenza in Transilvania testimonio oculare, e che fu da essa fieramente colpito, ci lasciò della medesima una bella descrizione, e molte utili osservazioni pratiche— »650e seg.La peste è stata introdotta nella Transilvania col mezzo di un Armeno negoziante di ferro, che dalle foci del mar nero erasi diretto verso Vienna, il quale prima di entrare nel Lazzeretto di Temeswar, dove morì di peste, aveva sparso dei semi del contagio nei luoghi del suo passaggio, e specialmente a Kimpina, villaggio due giornate distante da Temeswar, dove morirono l'oste e le sue due figlie che lavarono la biancheria di cui era stato servito— »651Tre mercanti trovavansi in Lazzeretto aTemeswar alla morte dell'Armeno. Due di essi ritornarono sani alle case loro in Valacchia, il terzo spaventato dall'inopinata morte dell'Armeno, volle abbandonare il Lazzeretto; e quantunque si sentisse molestato da dolore alla parotide destra, e da ardente calore interno, montò a cavallo, e s'avviò per ritornare nella Valacchia. Avendo seco molto denaro, gli fu assegnato un guardiano del Lazzeretto per scorta, il quale doveva accompagnarlo fino al monastero del monte Sinai, ma a sei leghe distante dal confine il mercante morì; ed il guardiano di Sanità ritornò a casa sua seco portando alcuni effetti del morto e con essi la peste— »652Il giorno appresso all'arrivo del guardiano, un di lui figliuolo venne colpito dalla peste, e morì; tre altri suoi figli vennero colpiti con buboni e carbonchi, ed in pochi giorni diciotto persone furono prese dal contagio, il quale si estese rapidamente in alcuni distretti della Transilvania, percorse la Valacchia e la Moldavia a malgrado tutte le precauzioni usate per arrestarlo— »iviPrecauzioni Sanitarie che furono a quel tempo prescritte per arrestare la peste. (Nota 48)— »652e653Per Sovrano comando vennero spediti da Vienna quattro medici in assistenza del Protomedico D.rChenot, tra quali il D.rBruckmann, che si distinse tanto in quella che nella successiva peste della Transilvania— »652Nel distretto di Temeswar di 6677 infetti, ne sono morti 4303; guariti 2374— »653Trattamento curativo usato in quella pestilenza— »653a656Nel detto trattamento curativo s'impiegarono le bevande e brodi acidulati, gli acidi minerali, la limonata infusa sopra i fiori di zolfo, o sopra la mirra, le infusioni di tè specialmente nel principio della malattia, il nitro, l'antimonio diaforetico, la birra molto usata dai Valacchi, o sola o col macis, o colla cannella, il vino, il siero vinoso, l'aceto, la teriaca, il muschio, ora solo, ora unito alla canfora— »653La canfora ha spesse volte corrisposto, sia unita collo zucchero, o colla gomma arabica, sia sciolta in una picciola quantità di spirito di vino, od unita all'aceto distillato, od a qualche sciropo, di scordio, cannella, contrajerva, serpentaria e simili; come pure gli alcali volatili; p. es. lo spirito di sal ammoniaco succinato o anisato— »653e654Finalmente il P. M. Chenot raccomanda l'uso della corteccia Peruviana nella peste, asserendo che la sua utilità fu confermata da replicate esperienze, somministrata sì per infusione sì per decotto, specialmente quando le forze sono in uno stato medio, cioè nè eccessivamente esaltate, nè molto esaurite. Ove esista una diatesi stenica, una condizione d'irritamento, o dove siavi molte saburre nelle prime vie, la corteccia Peruviana non conviene, e gioverà astenersene. All'incontro ove la malattia ha un andamento tifico, allorchè vi sono petecchie pallide o nere alla cute, manifesta tendenza alla dissoluzione, si potrà attender da essa molto vantaggio— »654Siccome la prima e principal indicazione a cui è utile soddisfare negli attacchi pestilenti, è quella di disporre l'ammalato al sudore, così molti Greci usarono con reale profitto nel corso di questa pestilenza alcune gocce di Opobalsamo collo zucchero, soprabbevendovi tre o quattro tazze di tè di Moscovia: metodo che si usa anche al dì d'oggi in circostanze di contagio dai principali signori della Soria e di altreprovincie dell'Oriente, e specialmente dai Greci di Costantinopoli— »654e655Avvertenze pratiche che si devono avere nel cercar di promuovere il sudore nella malattia della peste, e necessità di togliere previamente gli ostacoli, che talvolta lo impediscono— »654Interrogato il Protomedico D.rChenot da parecchj di quegli abitanti, qual metodo dovessero usare, subito dopo che avevano sospetto di aver contratto il contagio; consigliò loro di prendere una dramma di triaca entro ad un brodo unito al sugo di limone, ovvero sciolta in qualche infusione calda; p. es. di melissa, di ruta, di scordio, di serpentaria virginiana, di corteccia d'arancio; ovvero soprabbevere alla triaca un siero vinoso o coll'aceto. — Assicura egli che molti avendo usato di questo metodo al primo manifestarsi de' sintomi del contagio, si sono salvati, nato un copioso sudore che in poche ore li lasciò sani e salvi— »656Osserva da ultimo lo stesso D.rChenot, che tutte le cautele dall'umana mente escogitate finora per preservarsi dalla peste si comprendono nelle tre seguenti prescrizioni;1.ºAllontanare ogni comunicazione colle persone e colle cose infette o sospette;2.ºDistruggere il principio del contagio, o sospeso nell'aria, o delitescente in qualche corpo od ente passivo;3.ºFortificare il corpo umano contro l'azione del contagio medesimo, ossia renderlo meno atto a provare l'influsso morboso— »658Dall'anno 1759 al 1765 la peste fece molte stragi in Oriente, imperversando or in una or nell'altra di quelle principali città;Sul principiare dell'anno 1759 afflisse crudelmente Costantinopoli, e dilatò le sue stragi in parecchie isole dell'Arcipelago, ed in varie città dell'Asia Minore— »657Un bastimento mercantile proveniente da Costantinopoli nel 1759, che aveva in quel tragitto perduto per peste alcuni uomini dell'equipaggio, la portò in Alessandria d'Egitto, donde non tardò molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata, ed in varii villaggi sulla strada che conduce al Gran Cairo. Poco appresso s'ebbero al Cairo i primi sentori del male. In marzo dello stesso anno vi si spiegò con gran forza, ela mortalità fu grandissima sì al Cairo e sì nelle altre città e paesi dell'Egitto. Secondo i computi e le relazioni potutesi avere dalle varie parti dell'Egitto stesso, da circa trecento mila persone vi son perite in quell'anno— »657e658Durante la state si mitigò la violenza del male. Gli Europei che fin dal mese di marzo si tenevano chiusi nei loro quartieri, circa la metà di luglio sortirono e si riordinarono le comunicazioni; ma nel verno del susseguente anno 1760 il contagio ringagliardì, e vi recò immense rovine, come fatto aveva nel precedente— »658Nel 1759 il contagio fu portato nell'Isola di Cipro dall'equipaggio di un bastimento turco che aveva preso carico in Alessandria; e che naufragò sul promontorio di Baffo. Alcuni marinari e passeggieri salvati dal furore delle onde ripararono in alcuni villaggi sulla strada di Limsol, ed ivi sparsero il fatal seme del morbo. Nè stette molto il contagio a penetrare nella città di Limsol, dove si propagò con grande rapidità e violenza, estendendo le sue stragi a Biscupi, a Baffo, ed in varii, altri luoghi— »658La città di Larnica, distante circa 40 miglia da Limsol offerse all'osservazione in quel tempo un singolare fenomeno. — Le comunicazioni tra Larnica ed i paesi appestati non essendo state mai intercette, ma libere e aperte col resto dell'Isola come per l'innanzi, giungevano a Larnica molti degli equipaggi e passeggieri de' bastimenti infetti approdati a Limsol; i contadini e mulattieri dalle ville infette con buboni pestilenziali ancora aperti, ed in attualità di malattia vagavano liberi per le strade e pei mercati della città, ed alcuni di essi pure colà si morivano senza che il contagio venisse ad altri comunicato. Il dì 20 maggio arrivò pur a Larnica un bastimento infetto proveniente da Damiata con parecchi marinari e passeggieri attaccati dalla peste, i quali sbarcati presero alloggio nelle case di Larnica; un altro bastimento turco approdò egualmente nel porto di Lamica avendo al suo bordo varii appestati, de' quali ne morirono tre nell'atto dello sbarco. A malgrado tutto ciò, nessun abitante di Larnica, per quanto si seppe, venne attaccato dalla peste. Gli Europei ivi dimorantinon presero alcuna precauzione, nè alcuna ne presero gli abitanti del paese, eppure nessun danno ebbero a risentirne; la peste non s'è comunicata ad alcuno di essi— »658e659Nei mesi di luglio agosto e settembre non si udì più parlare di peste, e credevasi che fosse interamente estinta tanto a Limsol che negli altri luoghi. Ma in ottobre ripullulò, e di là si dilatò a Nicosia Capitale dell'Isola di Cipro, 25 miglia distante da Latachea, e nei mesi di dicembre e gennajo siffattamente si accrebbe, che i turchi spaventati dalla grandissima mortalità ordinarono pubbliche processioni e preghiere, che servirono a propagare vieppiù il contagio ed accrescer le stragi— »659a670Grande quantità di persone fuggite da Nicosia si ricovrarono a Larnica. Solo allora gli abitanti di Larnica incominciarono a temere per essi. Ed infatti nel febbrajo di quell'anno (1760) manifestaronsi nel porto di Larnica i primi sentori di peste, indi in Larnica stessa, dove morivano da 25 a 30 al giorno. Molti di quegli abitanti fuggirono alle montagne. La peste continuò ad affligger Larnica per tutto il mese diaprile. Contemporaneamente si dilatò nelle isole vicine, a Famagosta, ed invase la provincia di Carpaso. Continuando le emigrazioni dalla città di Larnica il contagio andò in essa proporzionatamente scemando. In maggio era nel pieno suo declinare— »660Mentre infieriva a Larnica e a Famagosta si andava estinguendo a Nicosia. La mortalità a Larnica non fu gran fatto considerevole. Non così a Nicosia, dove secondo Patrick Russel da quella pestilenza morirono circa venti mila turchi, e da quattro a cinque mila greci e armeni: mortalità sterminatrice rispetto al numero della popolazione di detta città, che si calcolava di circa quaranta mila abitanti. Secondo Giovanni Mariti però, a soli venti mila ascendono gli estinti da quel contagio in tutta l'isola. Nel giugno la peste cessò quasi intieramente in tutta l'Isola di Cipro. In luglio i Francesi colà dimoranti cantarono il Te Deum in rendimento di grazie, e tutte le case degli Europei ritornarono alle usate comunicazioni di prima— »661A quegli stessi anni 1759, 1760 la peste afflisse pur crudelmente una parte dellaPalestina, della Siria, della Mesopotamia, non che parecchi altri luoghi. — Essa venne quasi generalmente preceduta dalla carestia e dalla fame. — Nella Palestina e nella Soria, oltre che dalla carestia, venne pur preceduta da replicate fortissime scosse di terremoti, che distrussero nel 1759 porzione della città di Damasco, e danneggiarono molto s. Giovanni d'Acri e Medina di Sidone. — In Aleppo oltre alla carestia desolatrice venne preceduta negli anni 1758-59 da una febbre maligna petecchiale, che cagionò sì grande mortalità come se fosse stata vera peste bubonica. Nella primavera 1759 comparve una cometa; nel 1760 un'eclissi solare: fenomeni questi tutti che gli Orientali sogliono risguardare come precursori della peste; nello stesso modo che per forieri e quasi compagni della peste sogliono risguardare la straordinaria mortalità degli animali, l'irregolarità della stagione, la maggiore abbondanza d'insetti, l'abbandonare che fanno gli uccelli i consueti loro nidi, il meno sonoro dell'ordinario gracchiare de' ranocchj ec.— »662a664
Nel 1691 fu attaccata dal contagio Ragusi; continuò circa sei mesi, e vi recò gravi rovine— »504
Nel medesimo anno 1691 la peste devastò la Puglia— »ivi
Nel 1692 vi fu peste nella Sciampagna in Francia, ma non si conoscono di essa particolarità degne di speciale menzione— »ivi
Secolo XVIII.
Pesti del Secolo decimottavo— »503a785
Niente meno del precedente fu questo Secolo funestato da orribili e desolatrici pestilenze.
Gravissimi morbi epidemici d'indole maligna dominavano agli anni 1700 e 1701 in varie parti della Germania, e specialmente a Berlino, nell'Holstein, a Tubinga, nella Svevia, a Rosenberg ed altri luoghi della Slesia, a Ratisbona, nella Sassonia, a Basilea ed altri luoghi della Svizzera, nella Transilvania, ed in parecchi paesi dell'Ungheria, e per quanto si può desumere, anche nella Polonia.
Preceduta dai detti maligni morbi, nel 1704, secondo lo storico Rzazynsschy, e secondo altri nel 1702, incominciò nella Polonia quella terribile e micidial pestilenza che durò fino al 1714, e che fece miserando strazio di tutto quel Regno— »505a508
Trovandosi la città di Lemberg in preda di fierissima peste negli anni 1705 e 1706, da Lemberg venne recata nel 1707 a Cracovia col mezzo di alcuni mercanti ebrei. A Cracovia durò cinquemesi, ed in detto periodo uccise 18,090 persone— »507a509
Sintomi che accompagnavano quella peste— »ivi
Si annunciava con fenomeni insidiosi. Ora con una febbre continua accompagnata da gran calore universale, e da frequenti brividi irregolari intercorrenti, ora con la così detta febbre lipiria, cioè congiunta a grande ansietà precordiale, tristezza, abbattimento, vomito di materie gialle, o verdi, e viscose, spontanea lassezza, sommo abbattimento di forze, pestamento delle membra, fiero dolor di testa, fisonomia cadaverica, delirio, inquietudine continua. Le donne fuggivan di casa nude, e correvano così per le strade e le piazze i piedi e le gambe tremanti, affette da contorcimenti convulsivi; indi, succedevano coliche crudeli, le urine si facevan sanguigne, il polso picciolo, languido, ineguale; la sete nulla, o inestinguibile; comparivano i buboni agl inguini, alle ascelle, il corpo si copriva di petecchie, o di stimmate, o neri suggellamenti. Succedeva la morte il terzo o il quinto giorno— »507e508
L'emetico nel principio della malattia fu trovato utile. Il vecchio d.rSchombergmedico del Governo dice di aver guarito più di 300 appestati con questo rimedio, e col suo elisir antipestilenziale composto della tintura di benzoar, di genziana e di essenza canforata a parti eguali, del quale somministrava dalle 40 alle 60 goccie infuse in birra calda. La bevanda ordinaria era limonata. Quindi unzioni con olio aromatico e spirito di vino canforato specialmente sopra lo scrobicolo del cuore, facendo prendere ai malati otto goccie di questo stesso liquore entro ad un torlo d'uovo. Alcuni malati presero l'aceto teriacale. I nitrati e gli alcali provocavano l'estinzion delle forze ed una diarrea mortale in poche ore— »508e509
Disordini e spavento introdotti per aver i Magistrati, i Medici, e la maggior parte delle persone ricche ed agiate abbandonata la città— »508
Detta peste terminò circa alla fine di maggio. Negli ultimi mesi, allorchè era sul finire, non aveva più che l'apparenza di una febbre maligna. Poi di una semplice febbre quotidiana e pochissimi perivano— »509
A questi stessi anni 1706-07 sembra che regnasse la peste nei paesi ottomaniconfinanti coll'Ungheria e colla Transilvania; si disse sembra, da che delle pesti nelle Provincie Ottomane non vi sono autori che espressamente ne parlino. Quello solo che viene positivamente asserito si è, che nel 1705 dopo un lungo predominio de' venti del mezzogiorno, imperversò di sì fatta guisa la peste a Costantinopoli, che in un sol giorno si contarono trasportati fuori da una porta della città 1800 cadaveri, innumerevole essendo stata la strage prodotta dal contagio in quella popolosa città— »506
Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste in Inghilterra e nella Spagna, giusta la relazione del P. Labat, che fu egli stesso attaccato dal contagio due volte— »ivi
Ai medesimi anni 1706-07 regnò la peste a Thorn nel Palatinato di Culm nella Prussia occidentale. Da di là fu portata nel 1707 a Rosenberg nella Slesia da alcuni mercanti armeni, che la comunicarono ad altri ebrei col mezzo di una partita di lana infetta acquistata a Thorn. Quel contagio durò a Thorn tre anni, cioè fino al 1710 e per esso quella popolazione andò quasi distrutta— »510e seg.
La malattia non tardò molto a propagarsi a Würtemberg coi sintomi più spaventevoli. Questa peste uccideva da principio i malati nello spazio di 24 ore, ed in seguito il 3.zo4.to5.tood al più il sesto giorno. I cadaveri diventavano subitamente lividi. Non erano molto frequenti i buboni; e per lo contrario sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme vastità alle braccia, all'addome, alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano ben presto in isfacello. Il polso variava. Nel maggior numero de' casi era naturale, come naturali apparivano le urine. Se queste diventavano nere, era prossima la morte— »509e510
Circa questi stessi anni il contagio menò grandi stragi a Marienberg nella Misnia, travagliò fieramente Berlino ed altri luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana ne andò specialmente desolata. Nell'anno 1709, secondo il Büsching, quella Provincia perdette 59,196 persone pel furor del contagio, il quale fece del pari crudo strazio in Amburgo, in Augusta, ed in varie altre città e paesi della Germania— »512
Nella città di Danzica si sviluppò il contagio nel 1710, e vi durò sei mesi. Inquesto corso di tempo uccise da oltre ventiquattro mila persone. Il medico Gottwald che vi fu presente ne lo descrisse nel suo Memoriale Loimicum de peste Dandiscana— »512
A questi medesimi anni, cioè dal 1707 al 1714, andarono afflitte dalla stessa calamità molte altre provincie e paesi di Europa. Oltre la parte della Polonia già indicata, oltre la Sassonia e la Prussia, la peste invase la Samogizia, la Curlandia, la Livonia sul mar Baltico, la Svezia, la Danimarca; e dall'altra parte quasi tutta l'antica Dacia, ossia la Transilvania, la Moldavia, la Valacchia, la Servia, la Bessarabia, la Romelia, e gran parte dell'Ungheria. La città di Posen perdette la metà circa de' suoi abitanti, così quella di Sapron, e la contrada di Szegedin nella contea di Czongrad nella Bassa Ungheria, e varii altri luoghi di quel Regno— »513
Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi nell'Ungheria. Nel 1712 ne fu infetta anco la città di Presburgo. A tale notizia le comunicazioni coll'Ungheria furono più rigorosamente interdette. Malgrado ciò, poco dopo dall'Ungheriapenetrò il contagio nella picciola città di Bruck sul Leptha nella bassa Austria, e quindi in Vienna. Da Vienna si dilatò in molti villaggi e comuni dei contorni, nella Stiria, nella Carniola, e Lubiana ne fu particolarmente travagliata— »513
Particolari del contagio di Vienna— »514a518
Anco in questo caso vi furono dispareri tra i medici, per cui le discipline e provvedimenti da opporsi ai progressi del morbo per sì fatti contrasti vennero in qualche modo arrestati— »515
Il morbo progredì lentamente, e fece per qualche tempo una tregua in modo che fu creduto spento. I Magistrati stessi da sì ingannevoli apparenze vennero tratti in errore— »ivi
Incominciato sul finire del 1712, nel gennajo 1713 vi ebbero appena 52 malati sospetti, de' quali ne morirono 25. Nel febbrajo si contarono appena 28, dei quali 16 morti. In marzo s'accrebbe considerabilmente il numero de' malati e de' morti, e trapassata appena la metà di aprile la peste si fece generale, avendo penetrato in tutti i sobborghi e nella città. In agosto e settembre montò al suo più alto grado di forza.In ottobre incominciò a declinare. In febbrajo 1714 il morbo era interamente cessato, dopo aver ucciso 8644 persone. Fra 9565 che furono presi dal contagio 921 sono guariti— »515e seg.
I più hanno attribuito la cessazione della malattia al gran freddo del verno 1714. Ciò però può anche esser avvenuto a merito dei saggi provvedimenti usati. In tal circostanza venne creata una speciale Commissione Aulica e pubblicato un Regolamento di Sanità, e l'Imperatore Carlo VI a nome suo e del fedele suo popolo fece voto d'innalzare un tempio in onore di s. Carlo Borromeo, ch'è quel bellissimo tempio che si osserva nel sobborgo di Vienna fuori del Kärnthner Thor, di cui la prima pietra venne posta nel febbrajo 1716— »517e seg.Nei villaggi dei dintorni di Vienna, il primo sviluppo seguì in marzo 1713 a Zellerndorf. In aprile si diffuse a Wahring, Otterkling, Neulerchfeld, e ne' mesi successivi a più di 40 altri luoghi e colpì 762 famiglie, fra le quali sono rimaste infette 4923 persone. Di esse morirono 3776 e 1147 sono guarite, la maggior parte senza alcun soccorso dell'arte— »517e518
In questa peste tanto nell'Austria, che nell'Ungheria e nella Transilvania si è osservato che gl'individui più robusti erano più facilmente attaccati, e morivano quasi tutti, mentre i deboli, o andavano esenti, o venendo attaccati guarivano con maggiore facilità— »519
Gran copia di Opere scritte sopra questa pestilenza— »519e seg.
Anche in Dalmazia fu a questi anni la peste. Nel 1710 serpeggiò nei sobborghi di Spalatro, e ne' casali circonvicini; ma adottate opportunamente le necessarie misure di precauzione, alle altre città di quella provincia venne fatto di preservarsi, e la peste cessò, dopo aver fatto pochi danni— »520
In Italia, sentendosi ardere da tante parti il micidiale contagio, e già serpeggiando vicino, avevansi concepito forti timori, ed ogni paese tenevasi attentamente in guardia. Dal 1630 non era più comparso in Lombardia, e da oltre mezzo secolo in alcun'altra contrada d'Italia. Questi timori venivano accresciuti dalla tristissima circostanza, che da due anni, cioè dal 1711 al 1713 era afflitta da fierissima epizoozia, e da copia insolita di vermi chedistruggevano i grani in erba, e portavano la carestia. Ma fortunatamente l'Italia ne andò illesa, ed il freddo acutissimo del 1714 estinse intieramente la peste tanto in Germania che in tutte le altre provincie e paesi sopraccennati— »520e521
Agli anni 1716-17 fierissima peste spopolò la città di Smirne nella Natolia, e le isole della Grecia nell'Arcipelago, specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, e Samo, che furono crudelmente travagliate. A questo medesimo tempo il contagio fece altresì orrendo strazio a Costantinopoli— »521
Aleppo grande città della Soria, soggetta ad essere quasi periodicamente visitata dalla peste, provò sì fiero il contagio negli anni 1718-19, che nello spazio di circa sei mesi perdette da oltre ottanta mila de' suoi abitanti— »ivi
Gli anni 1720-21 sono celebri nella Storia delle pesti per le stragi che questa tremenda calamità fece a Marsiglia, ad Aix, a Tolone, in quasi tutta la Provenza, così pure in alcune città della Linguadocca e nella Guascogna. Scarsissimo fu il prodotto del grano e dell'olio nella Provenza, nel mille settecento dicianove, a tale chemancarono le sussistenze nel 1720; quindi un cattivo e scarso nutrimento aveva già predisposta alla malattia la minuta classe del popolo. A ciò s'aggiunsero gli eccessivi calori della state, le piogge continue, ch'erano succedute ai calori, e per vario tempo il furioso predominio de' venti dell'occidente— »522
Nel gennajo 1720 s'introdusse la peste a Marsiglia col mezzo di una nave infetta proveniente da Seide (antica Sidone nella Soria), la quale aveva fatto a Tripoli nuovo carico di mercanzie e presi passeggieri a bordo— »523
Circostanziata ed interessante descrizione della detta peste di Marsiglia— »522a607
Poca cautela dei signori Intendenti della Sanità nel trattamento contumaciale della suddetta nave infetta, e poca sollecitudine nell'adottare le necessarie misure precauzionali— »524e seg.
Altri gravi falli da essi commessi in quella circostanza— »528a535
Erronea opinione del chirurgo ordinario del Lazzeretto, che si ostinò a dichiarare che quelle fossero malattie ordinarie— »525e526
Altri medici sopracchiamati affermarono tutti assolutamente essere peste— »527
Il contagio intanto penetra nella città, serpeggia furtivamente di casa in casa, e prepara il fatal fomite distruttore di quella popolazione— »529
Si moltiplicano le morti con segni evidenti di contagio. Intere famiglie ne vanno estinte con buboni e carbonchi. Il D.rPayssonel ne dà avviso ai Magistrati, e dichiara che que' morbi realmente fossero peste. Però, un altro chirurgo avendo dichiarato in vece che la malattia era una febbre verminosa semplice e senza contagio, prevale questa falsa opinione. Gli altri medici si tacciono— »532
Il contagio, superato ogni argine, si sparse rapidamente in tutti i quartieri della città— »ivi
A malgrado le stragi fatte dal contagio qualche medico ancora si ostina a dichiarare che que' morbi altro non sono che febbri maligne ordinarie cagionate dai cattivi alimenti e dalla mendicità. Altri dotti e sperimentati all'incontro dichiarano al Magistrato non esservi più luogo a dubitare che vera peste si fosse. Il Magistrato pubblica un avviso nel senso della prima opinione— »534e535
Gravi imbarazzi, confusione e disordini nella città, terribile spavento— »536e539
Gli ufficiali comandanti il corpo delle galere stazionato allora a Marsiglia si condussero con sorprendente saggezza, che forma contrasto con l'imprudenza degli ufficiali municipali— »536e seg.
Si accendono grandi fuochi nelle strade e nelle piazze pubbliche per tre giorni seguitamente. Accresciuto il calor naturale della stagione per detti fuochi, ed ingombra l'atmosfera di un fumo nero ed ardente, parve conferissero al contagio nuovo alimento— »540
Il male spiega la più grande violenza. I più intrepidi sono spaventati. Gli abitanti disertano le proprie case: le religioni fuggono dai monasteri; gli officiali della giustizia, dei municipii, quasi tutti gl'impiegati cercano fuori della città un rifugio, ma sventuratamente questi fuggiaschi portano seco il fatal seme che dovea ucciderli— »541
I membri del Magistrato di Sanità, i parrochi ed i vicarii, animati dall'esempio del loro capo, il venerando vescovo Monsignor Belzunce, restano fermi al loro posto. Quel venerabile prelato animato da ardentissima cristianacarità, novello San Carlo, si vedeva da per tutto dove la salute del popolo lo richiedeva sprezzando con eroico coraggio ogni pericolo pur per recare altrui ajuto e conforto— »542
La fama di sue virtù passò fino in Inghilterra, a tale che Pope medesimo ne fece l'elogio— »564
In quella terribile circostanza si sono altresì distinti per eroica carità, e con ogni sorta di pietosi ufficii i Padri dell'Oratorio, e specialmente il Padre Gualtier loro Superiore, i Cappuccini, i Canonici Regolari Lateranensi, ed i Gesuiti— »565e566
Grande mortalità fra i medici, maggiore però fra i chirurghi. Il celebre D.rBertrand, che ci lasciò la miglior descrizione di questa peste e che fu di essa testimonio oculare, venne attaccato tre volte e guarì— »567
Orrori e desolazioni di quelle memorabili giornate, che gelano il cuore e fan raccapriccio— »545e seg.
I medici Chicoaneau e Vernay, professori a Montpellier, invitati dalla Corte Sovrana a recarsi a Marsiglia per dare un definitivo giudicio sulla natura della malattia e suggerire inecessarii soccorsi, prendono un grossolano errore; e quantunque il male fosse giunto ad un punto da escludere qualunque dubbio anche fra le persone che non eran dell'arte, pure essi non lo ravvisarono per peste, e dichiararono, che quel morbo che metteva tante stragi e scompigli, altro non era che una febbre maligna cagionata dalla corruzione e dai cattivi alimenti— »547e548
M.rChirac primo medico del Reggente, che godeva a quel tempo di molta riputazione, appoggia in una sua memoria l'erronea opinione dei medici di Montpellier. Ignoranza tanto più funesta quanto che nel sapere di detti medici si aveva la maggior confidenza— »548
Que' signori medici però stimarono prudente cosa di non trattenersi molto a Marsiglia; e dopo pochi giorni se ne partirono— »ivi
Il Magistrato di Salute fa pubblicare un avviso nel senso delle dette mediche opinioni. Questo assicura il popolo, che da quel momento rallenta le precauzioni e si dà a comunicare più liberamente. Si fa anche la processione di S. Rocco— »ivi
Intanto la peste a guisa di rapido torrente tutto invade e distrugge. Lamortalità s'accresce di sì fatta guisa che giunge fino a mille persone al giorno: giovani e vecchi, deboli e forti, poveri e ricchi indistintamente cadono vittima dell'orrendo flagello, riempiendo tutta la città di disperazione e di pianto— »549e seg.
In mezzo a tanti orrori così proprii ad ammorzar le passioni, l'avarizia e la dissolutezza si videro giunte al più alto grado, ad eccessi tali da far vergogna all'umanità— »559
Alla fine di agosto il contagio si propagò nella contrada di Riva nuova che sta fuori di Marsiglia. Ivi, come a Marsiglia, la peste si diffuse con rapidità e violenza, ma non fece tante stragi come in quella, nè v'ebbero li stessi disordini a merito della vigilanza e buona polizia sanitaria stabilite d'ordine del cav. Rose, uomo di molta energia e prudenza e di gran perizia, il quale aveva già a tempo disposto tutto ciò che occorrer potesse pei malati e pei morti. Quindi la contrada più lontana della città, la quale sembrava dover esser anco la più abbandonata, per la virtù di un uomo solo fu la meglio regolata, più prontamente ed abbondantemente soccorsa— »567e568
Ridotte le cose alla più grande desolazione, gl'intendenti della Sanità rivolsero le loro istanze ai comandanti ed ufficiali delle galere pregandoli di volerli assistere coll'opera e coi consigli— »572
Per sgomberare le strade dai cadaveri, i comandanti delle galere accordarono dei forzati, promessa loro la libertà finita la peste. Di 200 forzati a tale ufficio destinati 12 soli scamparono la vita; tutti gli altri presi dal contagio morirono— »574e seg.
Manifestatosi al Reggente il miserando stato di Marsiglia nominò a Comandante Supremo della città e del territorio il Maresciallo di campo cav. di Langeron capo squadra delle galere, uomo di merito, e di tale virtù quale si conveniva in quelle circostanze— »577
Sotto il nuovo regime di lui le cose ben presto cambiarono d'aspetto. Adoprò egli tosto con energia e fermezza allo ristabilimento dell'ordine, a dare pronto e convenevol ricovero agli ammalati, allo sgombramento de' cadaveri, ed al provvedimento di buone sussistenze pei sani. Il che fattosi esattamente e sollecitamente, le cose migliorarono d'assai, e die' a divedere quanto possa un uomo solo, e quanto importi in sìgravi frangenti il pronto ordinare, ed il pronto eseguire— »577e578
Sul finire di settembre il contagio cominciò a declinare nella città, e s'incominciò a riparare alle miserie della carestia e della peste— »578
Grandiose somme furono versate dai più facoltosi, e dai Vescovi del Regno, per provvedere gli indigenti e supplire agli altri bisogni della città
Anche il Pontefice Clemente XI. mandò soccorsi a Marsiglia— »580e seg.
Si rifornì la città di medici e di chirurghi, con grossi stipendii e generose pensioni— »579
Verso la fine di ottobre si sperò che la peste fosse terminata del tutto; ma in novembre accaddero nuovi casi. In dicembre s'ebbero soli 5 o 6 malati alla settimana. In gennajo fu assai limitato il numero dei malati, de' quali più della metà guarivano— »585a587
Il contagio però continuò nel territorio; e ciò avvenne in ispecieltà per l'avidità degli eredi impazienti di usar delle robe infette, e per quella dei ladri (che molti ve n'erano) di appropriarsele— »585
L'ordine civile venne ristabilito. Assai matrimonii succedettero e di essitanto grande fu l'affluenza, che sarebbesi in poco tempo ripopolata Marsiglia, qual era prima, se il periodo di gravidanza avesse potuto abbreviarsi— »586
Si procedette agli espurghi della città— »587e588
Mentre queste cose operavansi si riaccesero qua e là alcune scintille di contagio; e ciò fino all'aprile del 1721— »589
Nel giorno di Pasqua il popolo non si ritenne dal gittar a terra le porte delle chiese, e vennero celebrati i divini uffici nella città. Ricomparvero le malattie comuni e ordinarie, ch'erano sparite durante il contagio, e nella primavera ritornò la salute e la calma; e le pubbliche e private faccende ripresero felicemente il loro corso— »589
Di novanta mila persone, dalle quali prima della peste era popolata Marsiglia, ne perirono quaranta mila, e dodici mila nel territorio— »590
Parte che risguarda la medicina e la chirurgia.
Osservazioni pratiche fatte in mezzo di quella peste— »590a607
Distinzione della malattia in benigna e maligna— »590
Forme varie e bizzarre della medesima. — Suo andamento— »591e seg.
Descrizione della malattia. — Sintomi che la precedevano. — Sintomi coi quali soleva spiegarsi, e che l'accompagnavano; — Segni di buon pronostico; — Segni indicanti un funesto fine; — Sezione de' cadaveri— »591a598
Trattamento curativo— »598e seg.
Cura esterna dei buboni e carbonchi— »603a606
Governo dietetico— »605e seg.
Aceto aromatico detto dei quattro ladri, accreditato come preservativo di peste— »606
Modo di prepararlo. (Nota 42)— »ivi
Da Marsiglia la peste si propagò in parecchie città e specialmente ad Aix, a Tolone, Arles, Tarascona, Martignes, ed altre ancora, nelle quali tutte fece gravissime stragi— »608
In tal occasione si adottò per la prima volta in Francia la così detta quarantena generale. Tal pratica in Aix fu evidentemente utile e benefica; imperciocchè non sì tosto s'ebbe incominciata la general quarantena, che la peste pur cominciò a scemarsi, dimodochè al finir di essa, finì insieme la malattia— »ivi
A Tolone fu introdotta la peste nell'ottobre 1720 col mezzo di una balla di seta appartenente al carico delcapitano Chateaud, quello stesso che portò la peste a Marsiglia, la quale fu rubata dagli abitanti di Bandol, picciolo porto di mare presso Tolone, e che da certo Carnelin venne poi introdotta in città col mezzo di un certificato falso di Sanità. Dal Magistrato però usatasi ogni sorta di difesa, parve che il morbo vi fosse spento. Ma in gennajo 1721 introdotte a Tolone per contrabbando alcune mercanzie di Aix, la malattia si sparse rapidamente in varii quartieri della città. In aprile morivano dalle 200 alle 500 persone al giorno— »609e610
Fu quindi ordinata la quarantena generale, ma poco buon effetto se n'ebbe da essa, forse dal modo tenutosi nell'usarla. Finalmente obbligati rigorosamente tutti quelli che avevano avuto malati o morti in famiglia a portar un segnale sopra la manica del loro vestito affinchè ciascuno potesse evitarli, e ad altre discipline, la peste cedette del tutto in agosto 1721, dopo aver ucciso 13,280 abitanti, e secondo d'Antrecheaux 15,785, in una popolazione di 26,260, che contava Tolone prima della peste— »610
In Arles fra 12,000 ne morirono 8100 in Tarascona 7210 di 10,000: ed in tutta la Provenza 84,719. Ma di tanta mortalità fu in parte cagione la fame, derivata dalla particolare avarizia di alcuni malvagi speculatori— »610e seg.
Agli anni 1731-32 penetrò la peste nella Dalmazia e nell'Albania Veneta, introdottavi dalla vicina Bosnia ove infieriva con maggior forza. Per le diligenti precauzioni della Sanità la maggior parte di quella Provincia ne restò illesa, limitatosi il contagio al solo territorio di Spalato, dove uccise circa 300 persone. Era allora Provveditor generale in Dalmazia Simon Contarini— »611
Nell'anno 1737 l'Egitto fu particolarmente travagliato da peste fierissima e desolatrice. Nella sola città del Cairo la mortalità giunse fino a dieci mila persone in un giorno. Gli europei si chiusero nei loro quartieri il dì 9 febbrajo d. a. e non ne uscirono se non il 24 giugno. Giusta l'opinione di quel tempo degli abitanti del Cairo, questa peste fu l'unica che sia derivata dall'alto Egitto— »611e612
Regnava la peste fra i Turchi della Bessarabia allo stesso anno 1757, especialmente menava grandi stragi a Oczakow, capitale di quella Provincia. Assediata in quell'anno e presa dai Russi detta città, il contagio si sviluppò fra la truppa russa in essa posta al presidio. Nell'anno seguente 1738 i Russi abbandonarono Oczakow dopo averne demolite le fortificazioni. Ritiratasi la guarnigione russa ai proprii aquartieramenti, fu per tal mezzo introdotta la peste in Ukrania, ove imperversò dal giugno 1738 a tutto il resto di quell'anno e parte del 1739. Dall'Ukrania non penetrò più avanti il contagio. — Il Dott. Schreiber di Königsberg, Professore di medicina a Pietroburgo potè fare utili osservazioni in quella pestilenza, pubblicate colle stampe nel 1740— »613
Utili osservazioni pratiche fatte dal Dott. Schreiber in detta pestilenza— »614a622
Notazione di particolari casi d'insuscettività al contagio. (Nota 44)— »621
A questi stessi anni 1738-39 la peste che travagliava la Bessarabia, la Romelia, la Servia, e la Valacchia, e che infieriva in que' paesi ottomani che confinano da quella parte colle Signorie della casa d'Austria, penetrò conmolto impeto nei Comitati limitrofi dell'Ungheria e della Transilvania, e vi fece molte rovine.
La Suprema Commissione Aulica di Sanità in Vienna d'ordine Sovrano pubblicò a quel tempo, cioè nel 1738, un'Opera sulla maniera di conoscere, preservarsi, e curare la peste, ristampata a Vienna e a Praga nel 1758— »622e625
Nel 1742 si riprodusse la peste in Aleppo e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò la sua maggiore fierezza, cagionandovi immensa mortalità. Nel 1744 fu assai mite, e discreto fu il numero delle vittime— »623
Gli anni 1743-44 segnano l'epoca memorabile della terribile peste di Messina.
Erano scorsi 168 anni da che quella città era libera dalla peste, cioè dal 1575. In detto anno 1743 la peste s'introdusse in Messina incognita e mal appresa, come è avvenuto di molti altri paesi di Europa, e vi operò immense rovine— »625
Vi fu recata col mezzo di una tartana genovese carica di lana, di frumento e di telerie proveniente da Missolongi, la quale arrivò a Messina con patente netta dopo 30 giorni di viaggio— »ivie seg.
Dalla patente di Sanità e dai costituti giurati delle persone dell'equipaggio restò ingannato quel Magistrato di Sanità— »624
Permesso lo scarico delle merci, due giorni appresso si ammalò il capitano del bastimento con resipola nella faccia, giusta la relazione del medico del Lazzeretto, e morì in tre giorni. Chiamati altri medici a giudicare della cagione di questa morte dopo sì breve decubito, stabilirono fosse morto per la retrocessione della resipola— »624e625
Due giorni dopo ammalò un altro individuo dello stesso bastimento, e morì in due dì con tumore sotto l'ascella e con petecchie per tutto il corpo, di maniera che lo si giudicò tocco da peste— »ivi
Ragunatisi i medici più riputati e le persone più distinte, si determinò doversi bruciar la tartana con tutto ciò che dentro vi era, salvate le genti; lo che nel dì 30 marzo fu anche puntualmente eseguito. Se non che, insorta furiosa tempesta mentre il bastimento era in fiamme, dalla violenza dell'onde fu spinto il naviglio ad arenare sul lido, e porzione della lana e del frumento ne fu dispersa per quella riviera— »625e626
Stabilite guardie e cordoni, passarono quaranta giorni senza alcun tristo accidente, di maniera che si credette la città libera da ogni pericolo. Quindi nel giorno 15 maggio fu cantato solenneTe Deumnella Cattedrale. Ma poche ore appresso si rilevò che in un quartiere della città s'erano manifestate febbri di mal costume. Inviatisi tosto i medici della Deputazione a visitare gl'infermi, e riconoscere la natura del male, riferirono essi «non esser in conto alcuno quelle malattie contagiose e pestifere, ma bensì epidemiali, quelle stesse che s'erano fatte veder nel febbrajo ultimo scorso»— »627
La stessa relazione diedero i medici della cura, lo stesso dichiararono quelli altresì ai quali veniva attribuito di aver divulgato esservi la peste nella detta contrada; sicchè sollevati gli animi, i Magistrati si abbandonarono ad una cieca fiducia, trascurate le opportune precauzioni, ed intanto la peste si sparse rapidamente negli altri quartieri della città— »628
Moltiplicavasi ogni giorno il numero degl'infermi e dei morti: ciò non pertanto i medici continuavano ad assicurare, che non era mal contagiosoma epidemia maligna. Fondavano essi il loro giudizio sul non osservarsi comunicazione del male a coloro che assistevan gli infermi, quando se peste fosse stata, dicevan essi, doveva mostrarsi il morbo sommamente contagioso— »629
Uno dei medici però di quella città, il cui nome non ci fu tramandato, non era persuaso delle suddette ragioni, e dubitava che fosse peste effettivamente, adducendo esempii simili, in cui s'ingannarono uomini insigni e di profondo sapere— »ivi
Questa opinione però così isolata e dagli altri medici combattuta, non prevalse; sicchè non furono adottate valide misure di riparazione— »630
Lo storico Orazio Turiano, che di questa peste ci lasciò la miglior descrizione, narra alcune singolari coincidenze di circostanza. (V. N. 45)— »627
Giunto il mese di giugno, ed oltrepassando il centinajo il numero degli estinti, incominciarono i medici ad accorgersi dell'errore, ed a conoscere pur troppo evidente il carattere del male, che ogni giorno si faceva più esteso e spaventevole. Quindi si ordinaronoalcune cautele, che non corrisposero, perchè troppo tardi s'era ad esse fatto ricorso— »630
Si aumentò a dismisura il numero de' morti e degli infermi; la mortalità s'accresceva ogni dì; ogni regolamento veniva a sconcertarsi; la confusione, il disordine, la desolazione, il terrore eran giunti a tale da costernare ogni anima forte. Riempite le fosse, non sapevasi più ove porre i cadaveri; mancavano i beccamorti, i carri, le carrette per trasportarli, non trovavasi più chi si prestasse pei bassi servigi. Ognuno si nascondeva, si rintanava, e procurava salvarsi. I villani armati ed uniti, non permettevano avvicinarsi alcuno dalla città; mancavano le sussistenze. In ogni passo scorgevansi disordini; in ogni provvidenza ostacoli, ed intoppi; da per tutto non v'era che angustia, costernazione e morte— »631
Crudeli estremità a cui fu ridotta Messina sotto i colpi di questo terribile flagello— »632e seg.
Brano storico tratto dall'opera del Turiano che fu di tutta quella pestilenza testimonio oculare— »632a633
I casali vicini alla città, tranne due soli,Molino ed Artelia, provarono lo stesso flagello. Delle Ville del Distretto parecchie restarono illese— »637
Il contagio cominciò a diminuire in luglio, fu in piena declinazione in agosto, ed in settembre si considerò interamente cessato. Il numero de' morti nella città e ne' sobborghi, nello spazio di tre mesi, fu di 28,841, fra 40,321 abitanti. Ne' casali attorno la città sono morte 14,561 persone— »638
Osservazioni fatte nella detta pestilenza, meritevoli di particolar menzione— »638a640
Il Re di Napoli ricercò a Venezia persone capaci e pratiche per eseguire gli espurghi a Messina. Da Venezia furono spediti all'effetto il Dott. Pietro Polacco, un Coadiutore, tre Guardiani, e due Bastazzi. Questa brigata arrivò a Messina in dicembre 1743, e diede tosto mano agli espurghi, che incominciarono l'undeci gennajo 1744— »639e640
Descrizione del modo con cui vennero eseguiti i detti espurghi, e delle sostanze che si usarono pei profumi— »640e641
Nel tempo degli espurghi furono attaccate dal contagio 17 persone in alcuni casali contigui alla città, delle quali nove morirono, ma prese all'istante leopportune precauzioni il male non si dilatò— »641
Così in marzo si manifestò in Pezzòlo la peste, colà introdotta col mezzo di robe infette portatevi clandestinamente: undeci persone in tre famiglie ne furon colte. Ma interdette tutte le comunicazioni, e stabiliti rigorosi sequestri, si continuarono gli espurghi, ed ogni rio seme s'estinse— »ivi
Condotti felicemente a termine in ogni luogo gli espurghi, li 29 maggio 1744 Messina fu dichiarata libera e sana, riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito in ogni sua parte il commercio— »641e642
Nell'anno 1745 regnando in Bosnia la peste, penetrò in Dalmazia in una villa del contado di Zara (Dobropoglie) e distrusse la maggior parte di quegli abitanti. Ma per l'energiche misure prontamente adottate dal Colonnello del contado co. Possedaria, il contagio si estinse senza altre conseguenze— »642
Nell'anno 1752 la peste fu portata in Algeri dalle Provincie Occidentali di quel Regno, dove infieriva da varii mesi, col mezzo di alcune persone infette giuntevi liberamente, secondo il costume di que' tempi in detti paesi.Serpeggiò occulta da principio per qualche tempo, sotto colore di malattie comuni, ma al soffiare di venti sciloccali umidi e soffocanti per varii giorni seguitamente si palesò in giugno con generale incendio nella città— »643
I Consoli delle varie Nazioni ed i Negozianti Europei si chiusero nelle loro case, muniti di tutto ciò ch'era necessario per vivere e preservarsi. I Kabaili (ossia Montanari), ed i Piskari (ossia confinanti col Deserto), fuggirono tutti, quindi mancarono le provvigioni per la città, non avendovi più chi volesse trasportarle. Il Governo fece intimare la forca ai fuggiaschi, ed obbligò le genti della campagna a vendere al solito, benchè più care, le loro derrate. Questo provvedimento sortì l'effetto, ma sparse di sì fatta guisa la pestilenza tanto ne' vicini che ne' rimoti villaggi, che la desolazione è divenuta presso che generale— »643e644
In Algeri sono perite in quell'anno oltre cinque mila persone; un numero maggiore ne perì alla campagna— »644
Si osservò, che il caldo della stagione contribuiva all'aumento del male. Secondo che crescevano i gradi del calore, la forza pur del male aumentavasi,misurata dal numero degli infetti; — che nelle case all'aperto il numero dei morti è stato solo un terzo di quello degl'infetti, laddove negli spedali, a malgrado tutte le possibili assistenze, appena un terzo salvavasi; — che il Palazzo Reale, ossia il palazzo del Bascià, abitato da molta gente, e frequentato giornalmente da ogni sorte di persone, è stato immune dal contagio, non essendo stati attaccati che due soli schiavi che assistevano alla cucina reale. Ciò che dal volgo venne attribuito a prodigio— »644e645
Lo stesso fenomeno pure osservossi nell'ultima pestilenza di Algeri, che durò tre anni, e che distrusse un terzo degli abitanti di quella città; della quale pestilenza non è fatto cenno in alcun luogo della presente storia, perchè non venne fatto di trovare autori che di proposito ne abbiano trattato. Qui è da osservarsi che il detto Palazzo del Bascià è l'abitazione più vasta e più ventilata che siavi in Algeri; quella che gode il privilegio delle finestre anteriori, e ch'è ancora la più fresca per l'abbondanza delle fontane perenni che la bagnano— »645e seg.
La peste che aveva fatto strage nel 1752venne mitigata dalle fresche piogge autunnali, ma non estinta. Essa mantennesi qua e là vagante in tutto quel verno, finchè nell'aprile del 1753 ripullulò con grande spavento di quegli abitanti, e distrusse nello spazio di tre mesi altre cinque mila persone. Verso la fine di agosto del detto anno 1753 il contagio cessò intieramente su tutti i punti— »646e647
Sintomi varii che accompagnarono quella malattia— »647e648
Metodo di cura semplicissimo usato dai Mori in quella pestilenza— »649
Nessun rimedio veniva somministrato. Un empiastro fermentativo applicavasi sopra i buboni, i quali ridotti a maturità venivano aperti colla lancetta, e libero poi lasciavasi al maligno umore lo sfogo. Il sugo di limone si è trovato utilissimo. Fra i rimedii, meglio degli altri corrisposero i leggieri purgativi, e gli elettuarj alessifarmaci, come la teriaca, e simili, accompagnati da copiose bibite acide. Fra le altre cose, l'applicazione de' ranocchi vivi sopra i buboni è stata trovata opportuna— »649e650
Per confermare gli Europei nel savio uso delle prudenti loro cautele in similicalamitose circostanze, gioverà notare, che niun accidente pestifero in due anni di peste è succeduto in Algeri nelle loro case; eccettuata la morte di tre servi, che furono convinti di aver infrante le contumacie ed avuta comunicazione cogl'infetti— »650
Negli anni 1755-56-57 il contagio travagliò crudelmente la Transilvania, la Valacchia e la Moldavia. Il celebre Dott.rChenot che fu di questa pestilenza in Transilvania testimonio oculare, e che fu da essa fieramente colpito, ci lasciò della medesima una bella descrizione, e molte utili osservazioni pratiche— »650e seg.
La peste è stata introdotta nella Transilvania col mezzo di un Armeno negoziante di ferro, che dalle foci del mar nero erasi diretto verso Vienna, il quale prima di entrare nel Lazzeretto di Temeswar, dove morì di peste, aveva sparso dei semi del contagio nei luoghi del suo passaggio, e specialmente a Kimpina, villaggio due giornate distante da Temeswar, dove morirono l'oste e le sue due figlie che lavarono la biancheria di cui era stato servito— »651
Tre mercanti trovavansi in Lazzeretto aTemeswar alla morte dell'Armeno. Due di essi ritornarono sani alle case loro in Valacchia, il terzo spaventato dall'inopinata morte dell'Armeno, volle abbandonare il Lazzeretto; e quantunque si sentisse molestato da dolore alla parotide destra, e da ardente calore interno, montò a cavallo, e s'avviò per ritornare nella Valacchia. Avendo seco molto denaro, gli fu assegnato un guardiano del Lazzeretto per scorta, il quale doveva accompagnarlo fino al monastero del monte Sinai, ma a sei leghe distante dal confine il mercante morì; ed il guardiano di Sanità ritornò a casa sua seco portando alcuni effetti del morto e con essi la peste— »652
Il giorno appresso all'arrivo del guardiano, un di lui figliuolo venne colpito dalla peste, e morì; tre altri suoi figli vennero colpiti con buboni e carbonchi, ed in pochi giorni diciotto persone furono prese dal contagio, il quale si estese rapidamente in alcuni distretti della Transilvania, percorse la Valacchia e la Moldavia a malgrado tutte le precauzioni usate per arrestarlo— »ivi
Precauzioni Sanitarie che furono a quel tempo prescritte per arrestare la peste. (Nota 48)— »652e653
Per Sovrano comando vennero spediti da Vienna quattro medici in assistenza del Protomedico D.rChenot, tra quali il D.rBruckmann, che si distinse tanto in quella che nella successiva peste della Transilvania— »652
Nel distretto di Temeswar di 6677 infetti, ne sono morti 4303; guariti 2374— »653
Trattamento curativo usato in quella pestilenza— »653a656
Nel detto trattamento curativo s'impiegarono le bevande e brodi acidulati, gli acidi minerali, la limonata infusa sopra i fiori di zolfo, o sopra la mirra, le infusioni di tè specialmente nel principio della malattia, il nitro, l'antimonio diaforetico, la birra molto usata dai Valacchi, o sola o col macis, o colla cannella, il vino, il siero vinoso, l'aceto, la teriaca, il muschio, ora solo, ora unito alla canfora— »653
La canfora ha spesse volte corrisposto, sia unita collo zucchero, o colla gomma arabica, sia sciolta in una picciola quantità di spirito di vino, od unita all'aceto distillato, od a qualche sciropo, di scordio, cannella, contrajerva, serpentaria e simili; come pure gli alcali volatili; p. es. lo spirito di sal ammoniaco succinato o anisato— »653e654
Finalmente il P. M. Chenot raccomanda l'uso della corteccia Peruviana nella peste, asserendo che la sua utilità fu confermata da replicate esperienze, somministrata sì per infusione sì per decotto, specialmente quando le forze sono in uno stato medio, cioè nè eccessivamente esaltate, nè molto esaurite. Ove esista una diatesi stenica, una condizione d'irritamento, o dove siavi molte saburre nelle prime vie, la corteccia Peruviana non conviene, e gioverà astenersene. All'incontro ove la malattia ha un andamento tifico, allorchè vi sono petecchie pallide o nere alla cute, manifesta tendenza alla dissoluzione, si potrà attender da essa molto vantaggio— »654
Siccome la prima e principal indicazione a cui è utile soddisfare negli attacchi pestilenti, è quella di disporre l'ammalato al sudore, così molti Greci usarono con reale profitto nel corso di questa pestilenza alcune gocce di Opobalsamo collo zucchero, soprabbevendovi tre o quattro tazze di tè di Moscovia: metodo che si usa anche al dì d'oggi in circostanze di contagio dai principali signori della Soria e di altreprovincie dell'Oriente, e specialmente dai Greci di Costantinopoli— »654e655
Avvertenze pratiche che si devono avere nel cercar di promuovere il sudore nella malattia della peste, e necessità di togliere previamente gli ostacoli, che talvolta lo impediscono— »654
Interrogato il Protomedico D.rChenot da parecchj di quegli abitanti, qual metodo dovessero usare, subito dopo che avevano sospetto di aver contratto il contagio; consigliò loro di prendere una dramma di triaca entro ad un brodo unito al sugo di limone, ovvero sciolta in qualche infusione calda; p. es. di melissa, di ruta, di scordio, di serpentaria virginiana, di corteccia d'arancio; ovvero soprabbevere alla triaca un siero vinoso o coll'aceto. — Assicura egli che molti avendo usato di questo metodo al primo manifestarsi de' sintomi del contagio, si sono salvati, nato un copioso sudore che in poche ore li lasciò sani e salvi— »656
Osserva da ultimo lo stesso D.rChenot, che tutte le cautele dall'umana mente escogitate finora per preservarsi dalla peste si comprendono nelle tre seguenti prescrizioni;
1.ºAllontanare ogni comunicazione colle persone e colle cose infette o sospette;
2.ºDistruggere il principio del contagio, o sospeso nell'aria, o delitescente in qualche corpo od ente passivo;
3.ºFortificare il corpo umano contro l'azione del contagio medesimo, ossia renderlo meno atto a provare l'influsso morboso— »658
Dall'anno 1759 al 1765 la peste fece molte stragi in Oriente, imperversando or in una or nell'altra di quelle principali città;
Sul principiare dell'anno 1759 afflisse crudelmente Costantinopoli, e dilatò le sue stragi in parecchie isole dell'Arcipelago, ed in varie città dell'Asia Minore— »657
Un bastimento mercantile proveniente da Costantinopoli nel 1759, che aveva in quel tragitto perduto per peste alcuni uomini dell'equipaggio, la portò in Alessandria d'Egitto, donde non tardò molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata, ed in varii villaggi sulla strada che conduce al Gran Cairo. Poco appresso s'ebbero al Cairo i primi sentori del male. In marzo dello stesso anno vi si spiegò con gran forza, ela mortalità fu grandissima sì al Cairo e sì nelle altre città e paesi dell'Egitto. Secondo i computi e le relazioni potutesi avere dalle varie parti dell'Egitto stesso, da circa trecento mila persone vi son perite in quell'anno— »657e658
Durante la state si mitigò la violenza del male. Gli Europei che fin dal mese di marzo si tenevano chiusi nei loro quartieri, circa la metà di luglio sortirono e si riordinarono le comunicazioni; ma nel verno del susseguente anno 1760 il contagio ringagliardì, e vi recò immense rovine, come fatto aveva nel precedente— »658
Nel 1759 il contagio fu portato nell'Isola di Cipro dall'equipaggio di un bastimento turco che aveva preso carico in Alessandria; e che naufragò sul promontorio di Baffo. Alcuni marinari e passeggieri salvati dal furore delle onde ripararono in alcuni villaggi sulla strada di Limsol, ed ivi sparsero il fatal seme del morbo. Nè stette molto il contagio a penetrare nella città di Limsol, dove si propagò con grande rapidità e violenza, estendendo le sue stragi a Biscupi, a Baffo, ed in varii, altri luoghi— »658
La città di Larnica, distante circa 40 miglia da Limsol offerse all'osservazione in quel tempo un singolare fenomeno. — Le comunicazioni tra Larnica ed i paesi appestati non essendo state mai intercette, ma libere e aperte col resto dell'Isola come per l'innanzi, giungevano a Larnica molti degli equipaggi e passeggieri de' bastimenti infetti approdati a Limsol; i contadini e mulattieri dalle ville infette con buboni pestilenziali ancora aperti, ed in attualità di malattia vagavano liberi per le strade e pei mercati della città, ed alcuni di essi pure colà si morivano senza che il contagio venisse ad altri comunicato. Il dì 20 maggio arrivò pur a Larnica un bastimento infetto proveniente da Damiata con parecchi marinari e passeggieri attaccati dalla peste, i quali sbarcati presero alloggio nelle case di Larnica; un altro bastimento turco approdò egualmente nel porto di Lamica avendo al suo bordo varii appestati, de' quali ne morirono tre nell'atto dello sbarco. A malgrado tutto ciò, nessun abitante di Larnica, per quanto si seppe, venne attaccato dalla peste. Gli Europei ivi dimorantinon presero alcuna precauzione, nè alcuna ne presero gli abitanti del paese, eppure nessun danno ebbero a risentirne; la peste non s'è comunicata ad alcuno di essi— »658e659
Nei mesi di luglio agosto e settembre non si udì più parlare di peste, e credevasi che fosse interamente estinta tanto a Limsol che negli altri luoghi. Ma in ottobre ripullulò, e di là si dilatò a Nicosia Capitale dell'Isola di Cipro, 25 miglia distante da Latachea, e nei mesi di dicembre e gennajo siffattamente si accrebbe, che i turchi spaventati dalla grandissima mortalità ordinarono pubbliche processioni e preghiere, che servirono a propagare vieppiù il contagio ed accrescer le stragi— »659a670
Grande quantità di persone fuggite da Nicosia si ricovrarono a Larnica. Solo allora gli abitanti di Larnica incominciarono a temere per essi. Ed infatti nel febbrajo di quell'anno (1760) manifestaronsi nel porto di Larnica i primi sentori di peste, indi in Larnica stessa, dove morivano da 25 a 30 al giorno. Molti di quegli abitanti fuggirono alle montagne. La peste continuò ad affligger Larnica per tutto il mese diaprile. Contemporaneamente si dilatò nelle isole vicine, a Famagosta, ed invase la provincia di Carpaso. Continuando le emigrazioni dalla città di Larnica il contagio andò in essa proporzionatamente scemando. In maggio era nel pieno suo declinare— »660
Mentre infieriva a Larnica e a Famagosta si andava estinguendo a Nicosia. La mortalità a Larnica non fu gran fatto considerevole. Non così a Nicosia, dove secondo Patrick Russel da quella pestilenza morirono circa venti mila turchi, e da quattro a cinque mila greci e armeni: mortalità sterminatrice rispetto al numero della popolazione di detta città, che si calcolava di circa quaranta mila abitanti. Secondo Giovanni Mariti però, a soli venti mila ascendono gli estinti da quel contagio in tutta l'isola. Nel giugno la peste cessò quasi intieramente in tutta l'Isola di Cipro. In luglio i Francesi colà dimoranti cantarono il Te Deum in rendimento di grazie, e tutte le case degli Europei ritornarono alle usate comunicazioni di prima— »661
A quegli stessi anni 1759, 1760 la peste afflisse pur crudelmente una parte dellaPalestina, della Siria, della Mesopotamia, non che parecchi altri luoghi. — Essa venne quasi generalmente preceduta dalla carestia e dalla fame. — Nella Palestina e nella Soria, oltre che dalla carestia, venne pur preceduta da replicate fortissime scosse di terremoti, che distrussero nel 1759 porzione della città di Damasco, e danneggiarono molto s. Giovanni d'Acri e Medina di Sidone. — In Aleppo oltre alla carestia desolatrice venne preceduta negli anni 1758-59 da una febbre maligna petecchiale, che cagionò sì grande mortalità come se fosse stata vera peste bubonica. Nella primavera 1759 comparve una cometa; nel 1760 un'eclissi solare: fenomeni questi tutti che gli Orientali sogliono risguardare come precursori della peste; nello stesso modo che per forieri e quasi compagni della peste sogliono risguardare la straordinaria mortalità degli animali, l'irregolarità della stagione, la maggiore abbondanza d'insetti, l'abbandonare che fanno gli uccelli i consueti loro nidi, il meno sonoro dell'ordinario gracchiare de' ranocchj ec.— »662a664