NOTE
(a) In Italiano —Peste, peste bubonica, peste orientale, pestilenza, contagio, morìa. — In Latino —Pestis, pestilentia, febris pestilentialis, contagium pestilentiale, morbus pestiferum, lues pestifera. — In Francese —Peste, peste du Levant, peste d'Orient, pestilence, la maladie, fièvre pestilentielle, fièvre adéno-nerveuse; (Pinel.) — Inglese —Pest, pestilence, plague. — Tedesco —Pest, pestilenz, Beulen-pest, Menschen-pest. — Belgio —Pest, pest-koorts. — Danese —Pest, pestilents. — Svedese —Pest, pestilents. — Spagnuolo —Pest, pestilencia. — Portoghese —Peste, Pestilencia. — Russo — ПовѢшріе, моровое повѢшріе, чума, пагуба. — Polacco —Powietrze, powietrze morowe. — Illirico —Kugga, Bubba, Csumma o Ciumana, Moria, Morje, Mor. (Tornaal testo)
(b) Pestis siquidem uno nomine Europa omnis de repente intremiscit: teterrimos illius effectus intuentibus horror ingruit atque terror et quantam miseriæ, quantamque illa afferat vastationem ii solummodo sibi possunt effingere qui tantæ cladis oculati testes fuere. Evolvantur cujusque temporis monumenta, perlegantur, si fieri potest, absque ullo animi motu innumeræ Pestis cædes, profunda illius vulnera, et miserrimæ diuturnæque in urbibus regionibusque vastatis reliquiæ. Quævis descriptio, accurata licet, longissime semper a veritate distabit (l'A. in alt.º l.º). (Tornaal testo)
(c) Nei primi secoli dopo il mille le navi de' Veneziani solevano trasportare i crociati in Asia, e mantenevano un commercio molto attivo coi paesi del Levante, e più particolarmente coll'Egitto e colla Siria; commercio di cui i Veneti erano già in possesso molto tempo anche prima di detta epoca. Dette navi al loro ritorno, cariche di mercanzie, frutto degli ottenuti trionfi e del commercio, assieme colle ricchezze dell'Oriente portavano non di rado in patria anche la peste. Secondo il Gallicciolli ed alcune Cronache, pare, che dal 1000 a tuttoil 1400, Venezia fosse stata travagliata dalla peste più di quaranta volte, e secondo altri autori più di sedici volte nel solo secolo XIII. Dissi pare, giacchè le notizie che abbiamo intorno alle pesti di Venezia sino al secolo XIV sono così confuse, che non si saprebbe precisamente dire se le regnate epidemie fossero state tutte di vera peste, ovveramente di altre malattie. Mi astenni perciò dal farne menzione, limitandomi ad accennarne alcune soltanto delle più memorabili (V.facc. 282, 284, 297, 318, 323, 419, ec.). Le più chiare ed esatte notizie che ci offra la Storia intorno alle pesti di Venezia di que' primi secoli si riferiscono a quella terribile del 1347-48, da cui l'Italia e l'Europa tutta fu crudelmente afflitta (V.facc. 419, 297), ed alle successive del 1361, 1377, 1381-82, 1391, e 1397. Che che ne sia; a malgrado la poca esattezza e precisione della Storia delle pesti di que' primi secoli, chiaramente apparisce, che prima dell'istituzione dei Lazzeretti, la maggior frequenza dell'importazione della peste in Italia seguisse sempre il maggiore o minor movimento delle relazioni commerciali coll'Oriente. La Repubblica Veneta, che, come si è detto, manteneva un esteso e quasi esclusivo commercio col Levante, nel quale non aveva altri concorrenti che i Genovesi e i Pisani, e dirigeva le sue speculazioni commerciali principalmente in Siria e nell'Egitto, mentre i Genovesi le indirizzavano in vece verso il Bosforo ed il Mar nero e facevano i loro affari in Costantinopoli, a que' tempi esente dal contagio; la Repubblica Veneta, dicesi, per le reiterate invasioni del contagio fatta accorta del pericolo in cui di continuo versava per tali frequenti e libere comunicazioni, dovette sentire prima d'ogni altra nazione di Europa il bisogno di stabilire un mezzo di provvedimento sanitario capace di preservare la Capitale ed i Veneti Stati dall'invasione di un morbo crudele, che l'avea tante volte contaminata e deserta, senza per ciò esser costretta di abbandonare il suo commercio col Levante, al quale essa doveva la sua ricchezza e prosperità. Nè tardo dovea venire alla mente de' Veneti il pensiero, che questo mezzo altro esser non poteva che l'isolamento delle persone e delle robe infette o sospette che provenivano per la via di mare dalLevante e che tutte dovevano fare scala a Venezia, onde toglierle così all'immediata comunicazione coi sani. E siccome Venezia è circondata da ogni parte da molte belle Isolette, le quali quasi tante ancelle forman corona a questa regina del mare; così, adottata l'idea dell'isolamento, è naturale che la Repubblica pensar dovesse a convertire una delle dette Isolette a ricetto delle persone e delle merci infette o sospette di pestilenza. Scoppiata essendo nuovamente la peste a Venezia nel 1403 (V.facc. 421), questa servì di potente impulso per determinare definitivamente la Signoria Veneta a mandare tosto ad esecuzione il divisato progetto. A questo fine la detta Serenissima Signoria in quel medesimo anno 1403 tolse agli Eremitani della regola di s. Agostino l'Isola che abitavano, e su cui fin dal 1249 avevano eretto un convento ed una chiesa col titolo diSanta Maria di Nazareth(forse perchè accoglievano ed assistevano i pellegrini infermi che ritornando da Terra Santa concorrevano a Venezia), la dichiarò di jus patronato della Repubblica, e istituì su di essa un Ospitale,dove ammetter si dovevano i poveri d'ambo i sessi afflitti dalla peste: al qual Ospitale assegnò la Chiesa, gli edifici, gli orti e le possessioni del soppresso convento. Sono stati destinati alcuni serventi, un Cappellano, ed un Priore con salario da pagarsi dal pubblico; e fu prescritto che l'Officio del Sale pagar dovesse tutte le spese di vitto e medicine. Ai Monaci Agostiniani venne assegnata, in cambio di quella che loro si aveva tolta, l'altra piccola Isoletta di Santo Spirito, dove Fra Gabriele de Garofolis Spoletano, ch'era il priore del soppresso convento di Santa Maria di Nazareth, uomo pio e di santa vita, fondò l'Istituto de' Canonici regolari. In seguito, oltre alle persone infette o sospette di peste, si mandarono in detta Isola all'espurgo anche le mercanzie che provenivano dal Levante. Per tal modo la Signoria Veneta fu la prima che con sano consiglio abbia pensato ad isolare le persone e le merci provenienti dall'Oriente, ed a sottoporle a contumacia; e colla istituzione de' suoi Lazzeretti diede bell'esempio all'Europa, e le insegnò il modo di preservarsi dal più micidiale e più temuto dei mali. E siccome con tre successiviDecreti del Senato, uno del 1448 e due del 1456, l'Isola ove mandavansi gli appestati e i sospetti, venne appellataNazaretum, dall'antico nome forse della sua Chiesa,Santa Maria di Nazareth; così quel nome si conservò, corrotto in seguito dal volgo, che ripete materialmente le voci secondo il suono di esse senza conoscerne il significato e l'origine, cangiata laninl, eLazzarettofu sempre in seguito chiamato quelluogo dove si isolavano le persone e le robbe sospette di peste per far quarantena. Di mano in mano che gli altri popoli d'Italia ed i stranieri ad imitazione de' Veneti andarono adottando nei loro Stati li medesimi presidj di difesa contro la peste, coll'imitazione delle stesse leggi e regolamenti di sanità adottarono pure lo stesso vocabolo dei Veneti per distinguere i loro Stabilimenti di Contumacia. Questa etimologia del nomeLazzarettomi sembra abbastanza chiara e fondata sulla Storia, senza farla derivare dal mendico della parabola pieno di ulceri, nè da Lazzaro fratello di Marta e di Maria risuscitato dal Redentore N. S. G. C. come suppone il Muratori, e come lo trovo ripetuto da quasi tutti i nostri Dizionarj, forse perchè nella Palestina ed altrove si ponevano sotto la proiezione di S. Lazzaro gli Ospedali dei lebbrosi; e nemmeno daEl hazar, Ospedale presso la Moschea del Cairo, come pretende Volnay; e molto meno poi da JacopoLanzerotti, che fu il primo Priore nel detto Ospitale di Santa Maria di Nazareth, come s'era pensato da alcuni altri. Perchè poi in tutti i migliori Dizionarj Italiani i detti luoghi per contumacie ed espurghi si chiaminoLazzerettiin vece diLazzaretti, non saprei dirlo. Forse vi fu qualche Autore accreditato per conoscenza di lingua che per più eleganza così li nominasse, e gli altri poi si copiarono l'un l'altro senza ulteriori esami. Quell'antichissimo Lazzeretto, il primo che sia stato istituito in Europa nell'indicata Isola di Santa Maria di Nazareth, ampliato e ristaurato più volte, sussiste ancora, ed è il nostro Lazzeretto Vecchio, di cui la Sanità Veneta si serve ancora utilmente; che anzi, ristaurato in questi ultimi anni con molta cura e dispendii, e uno dei più belli e comodi Lazzeretti di Europa. Offre decentissimi appartamenti bene ammobigliati,ed è capace a dar comodo ricetto a più che cento contumacianti di diversa provenienza, e ad ammettere contemporaneamente all'espurgo nelle ampie sue tettoje, sbarrate da cancelli di legno, divise e distinte secondo le varie contumacie, in sette separati recinti, parecchie migliaja di Colli di mercanzie. Nè al solo Lazzeretto piantato nell'indicato convento degli Eremitani si limitò la previdenza dei Veneti; ma, ritenuto forse che non bastasse quel luogo per soddisfare a tutti i bisogni della Sanità, il Senato Veneto decretò l'erezione di un altro Lazzeretto nell'Isola di s. Erasmo, il quale attivato poco prima del 1500, venne chiamatoLazzeretto Nuovo, e tale chiamasi ancora, quantunque quasi interamente distrutto, e da molti anni una parte di esso non serva più che per deposito dell'artiglieria di terra. Il primo Lazzeretto istituito nel 1403 nell'Isola di Santa Maria di Nazareth incominciò a distinguersi col nome di vecchio subito dopo fabbricato il nuovo, e Lazzeretto vecchio chiamasi anche oggidì, appellata collo stesso nome, l'Isola che lo contiene e che tutta agli usi di Lazzeretto, o ad abitazione e comodo de' suoi impiegati venne destinata. Nel 1769 essendo stato riconosciuto che il sopraccennato Lazzeretto nuovo non poteva più servire all'oggetto della sua istituzione per l'aria malsana che vi si respirava, per le sue fabbriche diroccate e quasi inservibili, per la sua lontananza e perchè interrati erano i canali, il Senato ordinò al Magistrato Veneto di versare sul cambiamento di situazione più salubre e più comoda al commercio ove piantare un altro Lazzeretto che chiamar dovevasiNovissimo. Dopo molte difficoltà ed incertezze il Magistrato Veneto di Sanità nel 1782 riconobbe, cheper la salvezza della materia e pel risparmio l'Isola di Poveglia era preferibile ad ogni altra; e soltanto nel 1793, dominando ancora la Veneta Repubblica, fu per la prima volta destinata Poveglia ad uso di Lazzeretto provvisorio, ed ivi accolti alcuni appestati, spurgate le robe e il naviglio che le aveva portate; e quantunque da tutti i Governi che hanno succeduto alla Veneta Repubblica fosse stata riconosciuta l'Isola di Poveglia opportunissima per lo stabilimento di un Lazzeretto per le provenienze infette o più gravementesospette, solo nel 1814, ristabilitosi in queste Provincie il Governo Austriaco, venne quell'isola destinata a tal uso (VediCenni Storici sull'Isola di Poveglia e sulla sua importanza sotto l'aspetto sanitario, che ho pubblicato in Venezia nel 1837), ed ora il Lazzeretto di Poveglia è il Lazzeretto Centrale per la peste di tutto il litorale Adriatico, il più valido baluardo di difesa della salute degl'II. RR. Stati Austriaci contro la peste; nè vi ha alcun altro Lazzeretto in Europa, ch'io conosca, che per quanto risguarda l'opportunità della situazione, per un favorevole concorso di circostanze affatto speciali di quella isolata località sia al caso di meglio corrispondere all'oggetto della sua istituzione, e di offrire agli Stati di Europa una maggior guarentigia per la pubblica sicurezza.
Fin dal Marzo 1348, come si è detto (facc. 421), furono eletti dal Maggior Consiglio della Veneta Repubblica tre Nobili col titolo di Savj all'apparir della peste, oProvveditori di Sanità, e nel 1485, aggiunti ai primi altri tre Nobili col titolo diSopraprovveditori, fu creata una Magistratura perpetua con grandissimi poteri, alla quale era interamente ed esclusivamente affidato, oltre alla sopravveglianza e direzione generale dei Lazzeretti, la disposizione ed attivazione eziandio di tutte le misure e provvedimenti che in qualsivoglia modo alla tutela e conservazione della pubblica salute si riferivano. Fu per tal modo costituito quel tanto celebre Magistrato Veneto di Sanità, cui il Senato aveva a quel tempo accordato amplissimi poteri, e conferito ben anche il titolo diSupremo, la cui rinomanza ed alta riputazione di saggezza non è per anco estinta in Europa; tanto durano le prime impressioni allorchè sono bene stabilite! Ora dell'antico Magistrato Veneto di Sanità tuttora conservasi il nome, ridotti però assai limitati di tale Magistratura i mezzi e le facoltà. (Tornaal testo)
(d) Fino dall'anno 1827 sono state introdotte in Egitto, d'ordine dello stesso Vice-Re Mehmed-Alì, pratiche sanitarie, e stabilite contumacie pei bastimenti, non che istituiti Consigli di Sanità per garantire possibilmente il paese dalla peste. Nel 1828 vennero convertiti ad uso di Lazzeretto provvisorio alcuni grandi Magazzini oSciune, cheesistevano ad Isbe, piccola penisola presso Damiata, circondata in parte dalla foce del ramo del Nilo di Damiata (l'antico ramo Fatmetico), ed in parte dal mare, e fu pubblicato in Arabo il relativo Regolamento, col quale sono stati anche nominati i varj Impiegati del nuovo Stabilimento. Nel 1831 per lo sviluppo del Colèra nel paese di Suez venne nominata al Cairo una Commissione composta per la maggior parte di Europei, con facoltà di agire indipendentemente da ogni altra Autorità pel bene della pubblica salute nell'Egitto. Nel Gennajo 1832 è stata istituita ad Alessandria un'altra Commissione, detta Consolare di Sanità pubblica, composta dei Consoli d'Austria, d'Inghilterra, di Francia, di Russia e di Svezia, che in turno mensile dovevano presiederla; la qual Commissione, indipendentemente dal Governo, doveva regolare le cose della Sanità, segnatamente per ciò ch'era riferibile alle contumacie dei bastimenti che approdano ad Alessandria e per le cose della peste. In Aprile dello stesso anno 1832 fu posta dall'I. R. Console Generale Austriaco in Alessandria la prima pietra per l'erezione di un grande Lazzeretto ad una certa distanza dalla Città, al così detto porto nuovo; il qual Lazzeretto fino al 1835 altro non era che uno spazio chiuso da quattro muri con alcuni interni provvisorii ripari. Ora però è ben ridotto, comodo e decente, capace di dar sfogo a venti differenti contumacie contemporaneamente. Gl'Impiegati e Guardiani addetti a quello Stabilimento sono tutti Europei.
Tutti i Consoli residenti in Alessandria avevano convenuto di riunirsi in Consiglio ogni anno per rieleggere o confermare la sopraccennata Commissione Consolare di Sanità, la quale doveva esser formata sempre da cinque Membri tratti dal Corpo Consolare. Detta Commissione assunse in seguito il nome diComitato Consolare di Sanità, e sussiste ancora.
In una delle sopraindicate sedute pubbliche dell'intero Corpo Consolare tenutasi in Alessandria nel giorno 22 Agosto 1835, subito dopo la terribile peste dell'Egitto degli anni 1834-35, nella quale sono morte più di 150,000 persone, venne adottata con saggio consiglio una misura, la quale, ove fosse stata sinceramente sostenuta e mandata ad effetto, avrebbe forse portato grandi vantaggiall'umanità ed al commercio. Nella detta sessione generale de' Consoli era stato adottato «di affidare la direzione generale di tutti gli Stabilimenti di Sanità, e di tutti i lavori dello stesso Comitato Consolare di quel Regno, ad un Commissario Superiore di Sanità, che rimpiazzando il Presidente mensile avesse a presiedere permanentemente il Comitato dei Consoli, e dal quale, come da un centro regolatore, partir dovessero tutti gli ordini tendenti ad assicurare la conservazione della pubblica salute in Egitto, e provvedere a tutti i bisogni sì ordinarii che straordinarii del servizio sanitario, modellando le istituzioni e le discipline sanitarie del Regno, sopra quelle degli Stati ben regolati di Europa; e in modo tale da ispirare fiducia all'estero, e procurare alla navigazione ed al commercio dell'Egitto le maggiori agevolezze compatibili coi riguardi della salute pubblica; e nel medesimo tempo provvedere alla miglior salute e prosperità dell'interno».
Questa determinazione del Corpo Consolare venne accolta con entusiasmo dal Vice-Re, che l'approvò subito; e per mandarla ad effetto in modo corrispondente alle grandi viste dell'utile pubblico, cui pare s'abbia avuto in mira nell'adottarla, si rivolse all'I. R. Console Generale Austriaco Consigliere de Laurin pregandolo «d'interessare il Governo Austriaco a scegliere e lasciare in Egitto, almeno per tre anni, un individuo valente, che avesse già servito con buon successo ed in una categoria superiore nella Sanità, il quale avesse da assumersi l'incarico di organizzare e dirigere i pubblici Istituti e le cose della Sanità di quel Regno secondo i sistemi vigenti in Europa». Il Consolato Generale Austriaco se ne incaricò. Scrisse al suo Governo. Ed il Governo Austriaco, sempre premuroso e zelante allorchè si tratta del bene dell'umanità e dell'utile pubblico, instituì delle pratiche, e con sincero e leale interesse emanò degli ordini ai Presidenti dei suoi varii Governi onde rinvenire possibilmente l'individuo fornito delle qualità necessarie per ben corrispondere all'invito del Governo dell'Egitto, e che fosse disposto di accettare il difficile e dilicatissimo incarico che si voleva affidargli.
Ciò però non doveva esser facile, giacchè molte ragioni potevano dissuadere un Impiegato Superiore di Sanità, che godesse favorevole opinione in Europa, dall'assumersi un incarico di tanta importanza, in un paese lontano, in un clima cocente, qual è quel dell'Egitto, fra popolazioni non per anche disposte e mature per una generale riforma sanitaria; e con molta probabilità d'incontrare ostacoli e contrarietà gravissime nella nuova posizione in cui andava a collocarsi, che per la qualità delle circostanze doveva essere assai dilicata e difficile. Pure a malgrado tutto ciò, il Governo Austriaco era riescito a rinvenire e prescegliere l'individuo che possedeva le qualità richieste dal Governo Egizio, capace di condurre a termine la malagevole impresa, ed a cui il Supremo Dicastero Aulico dello stesso Governo Austriaco non aveva esitato di dichiarare, chedietro le pratiche precorse era venuto in cognizione ch'Ei possedeva perfettamente tutte le qualità occorrenti per la direzione degli affari della Sanità dell'Egitto. L'individuo prescelto aveva anche manifestata definitivamente a quel Governo, col mezzo dell'I. R. Console Generale Austriaco residente in Alessandria,la sua determinazione di partire anche subito per l'Egitto onde disimpegnare l'onorevole incarico nel miglior modo che per lui si potesse; e lo stesso Regio Console riscontrava tale avviso, e già sembrava ogni cosa definita e conclusa, allorchè insorte in Alessandria cose che non si conoscono, la missione non ebbe più luogo, ed il ben concepito progetto si dileguò. Scriveva poco dopo l'I. R. Console Generale Austriaco, cioè il 15 Dicembre 1837,che il Comitato Sanitario Egizio stanco di aspettare più oltre l'arrivo di un Commissario permanente dall'estero aveva deliberato nella seduta del 29 Decembre, che fosse urgente di provvedere alla nomina di soggetto presente; e che quindi in quella stessa seduta del 29 Novembre (1837) era stato deciso, che il detto posto di Commissario permanente debba esser dato al Medico primario di Sanità Dott. Grassi, oriundo di Pistoja in Toscana, che da circa venti anni esercitava la medicina in Alessandria. Questa nomina però non venne da S. A. il Vice-Re approvata,perchè(Ei disse)troppo le dispiaceva perdereun medico che faceva parte del corpo dei Medici della Marina; e non fu più nominato alcun altro. Così abortì uno dei migliori progetti sanitarii, la cui felice esecuzione avrebbe segnata epoca nella storia dell'umano incivilimento, dato probabilmente un valido impulso a più importanti migliorie e cambiamenti nell'andamento delle cose sanitarie d'Oriente, e promossi forse sommi vantaggi al commercio in generale ed a quello dell'Egitto in particolare per effetto specialmente delle maggiori agevolezze e di un trattamento contumaciale più mite nei porti di Europa, a cui le derivazioni dall'Egitto avrebbero potuto aspirare, dipendentemente dalla maggiore fiducia dei Governi Europei verso quella Magistratura Sanitaria, allorchè fosse stata modellata sui loro stessi sistemi, e diretta da Impiegati Sanitarii Europei conosciuti ed accreditati in Europa.
Anche nell'Isola di Candia (l'antica Creta), e precisamente nella Città di Candia, capitale dell'Isola e residenza del Bascià, esistono da parecchi anni provvedimenti sanitarii, un Lazzeretto, o luogo per le contumacie, diretto da Impiegati Europei, ed un Consiglio o Comitato di Sanità. Sarebbe desiderabile, che le istituzioni sanitarie stabilite in Egitto per le provenienze dalla via del mare fossero in armonia e corrispondenza con quelle dell'interno; mentre se rimangono libere ed indipendenti da ogni vincolo sanitario le derivazioni per la via di terra dall'alto Egitto, dalla Siria, dalla Palestina ecc., diventano illusorie e vuote di effetto le restrizioni sanitarie ed i rigori contumaciali per le sole provenienze dal mare.
Quantunque l'Egitto fra i paesi Ottomani d'Oriente sia stato il primo ad adottare pratiche ed istituzioni sanitarie, e s'abbia per esse principalmente giovato dell'opera degli Europei; quantunque quel Governo siasi spinto più d'ogni altro del Levante Ottomano nella via del progresso ed avanzato si trovi nell'incivilimento Europeo, pure le istituzioni sanitarie di quel Regno, come del resto della Turchia, sono ancora imperfette, e tali da non inspirare molta fiducia. Verrà forse tempo in cui i Turchi, abiurati i loro antichi pregiudizii, le loro teorie stazionarie, la loro marcia apatica e rutinaria, convinti dall'eloquenza dei fatti, scorgeranno i sommi beneficii che loro possono derivareda un cauto e ben regolato sistema sanitario, universale, proporzionato alle località, circostanze e bisogni del paese, ed adotteranno di buon grado in tutte le loro provincie la legislazione sanitaria come principio; mettendo Costantinopoli a livello delle altre grandi città commerciali dell'Occidente, preservando quelle popolazioni dal flagello più grande e più distruggitore, il quale del continuo le va orribilmente decimando, ed offrendo agli economisti ed ai medici novella prova dell'utilità dell'isolamento. Ma oggidì esse non possono considerarsi altrimenti se non come un'iniziativa ad un sistema sanitario che si andrà in seguito perfezionando, allorchè le popolazioni della Turchia meglio preparate dall'influenza Europea, saranno più mature per questa grande riforma; e materialmente convinte in forza de' risultamenti, dei sommi beneficii delle istituzioni sanitarie, verranno esse stesse a ricercarle ed invocarle dai loro vicini Europei con altrettanta sollecitudine ed interesse con quanta diffidenza ed antipatia ora sembrano respingerle.
Le istituzioni di sanità incontrarono a Costantinopoli maggiore opposizione che in Egitto; ed appena nel 1837 si è cominciato ad attivare in quella capitale alcune imperfette misure sanitarie, a merito particolarmente dello spirito d'innovazione del Sultano Mahmud II e della sua fermezza, non che delle insistenti sollecitazioni degli Europei, tra' quali in ispecieltà del Dott. Bulard, che in quell'anno era passato dalle Smirne a Costantinopoli, e che colla solita sua intrepidezza s'era dedicato allo studio della peste e all'assistenza de' pestiferati. Halil-Bascià fu uno dei primi e più benemeriti proteggitori delle nuove istituzioni sanitarie che si progettarono a Costantinopoli, delle quali la prima misura, per quanto è a mia cognizione, fu quella di ordinare, che col 1.º di Novembre di quell'anno (1837) tutti quelli fra le truppe acquartierate lungo le rive del Bosforo, che venivano attaccati dalla peste, dovessero, senza alcuna eccezione, esser inviati allaTorre del Leandro, locale destinato ad uso di Ospital Militare pei pestiferati, e dove il Dott. Bulard s'è chiuso poi per assisterli il giorno 17 dello stesso mese di Novembre, ed il Dott. Lago di Casale in Piemonte, di lui compagno, il giorno seguente 18 detto.
Parecchi progetti di organizzazione sanitaria sono stati presentati successivamente al Governo Ottomano, e pareva fosse stato da prima prescelto quello di Reschid-Bascià, che riferivasi ad una realizzazione di misure sanitarie parziali nella Turchia Europea, dalle frontiere della Bulgaria, della Servia, e dell'Albania fino a Costantinopoli esclusivamente. Ma l'attivazione delle progettate misure sanitarie incontrava a Costantinopoli molta opposizione nello spirito del popolo attaccato alle sue vecchie abitudini e pregiudizii, e nelle di lui superstizioni religiose, fomentate dalle maligne istigazioni di alcuni scaltri malintenzionati e invidiosi. La ferma volontà del Sultano Mahmud però non si lasciò intimidire dalle contrarietà nè dal popolare mal talento; ma fece sì, che gli Ulema, dopo una dozzina di secoli, trovassero nel Corano l'ordine formale di prendere precauzioni contro la peste; quindi si cercò di persuadere il popolo, che le misure e precauzioni di sanità, non solo non erano in opposizione ai principii religiosi ed alle leggi del Corano, ma invece vi concordavano perfettamente. Quindi, in dipendenza di un ordine del Gran Signore, il Divano si è adunato ed ha adottato le seguenti misure.
1.º «Il principio della legislazione sanitaria Europea, considerato come base di una nuova istituzione, è adottato dall'Imp. Ottomano».
2.º «I lavori preparatorii di organizzazione saranno immediatamente messi in esecuzione».
3.º «Il Sig. Dott. Bulard sarà incaricato dalla Sublime Porta a far parte dell'Intendenza Sanitariache deve istituire, ed a presiedere ai dettagli di organizzazione e di applicazione».
4.º «Dodici milioni di piastre sono destinati al servizio delle quarantene».
In seguito al quale firmano è stata nominata una Commissione Sanitaria provvisoria, incaricata di stabilire le basi del nuovo sistema sanitario ottomano da seguirsi, la quale venne composta di
Questa Commissione, costituita nel dì 1.º Marzo 1838, si dedicò tosto con molto zelo a discutere intorno alle disposizioni del nuovo Piano di Regolamento generale sanitario, e sulla sua applicazione, non che sopra le misuretemporarieda prendersi per combattere la malattia ovunque si manifestasse. Detta Commissione, che prese in seguito il nome diConsiglio Superiore di Sanità, pubblicò nella Gazzetta di Stato Turca del 14 Saffer 1255 (19 Aprile 1839) una specie d'introduzione al nuovo sistema sanitario che volevasi attivare, fece stampare e distribuire parecchie Istruzioni ai diversi capi delle Provincie, Città, Borgate e Villaggi, indirizzò Avvisi agli abitanti ne' quali venivano indicate le norme da osservarsi e i mezzi di far ricorso tanto all'apparir della peste, che allorquando fosse giunta alla sua più grande attività, sì per le case infette che per le sane, emanò disposizioni penali per le contravvenzioni alle leggi di sanità, disegnò commissarii speciali e medici incaricati di trasferirsi tosto sopra luogo dovunque fosse per svilupparsi la peste; compilò altre istruzioni speciali e norme relative alle condizioni affatto particolari di Costantinopoli, dipendenti dalla sua posizione, dall'eterogeneità de' suoi abitanti, dalla moltiplicità dei rapporti individuali, natura delle risorse, bisogni ecc., e finalmente preparò materiali per il suo rapporto generale sul Piano d'organizzazione e di applicazione.
Ordinava frattanto il Governo, che fosse prontamente eretto un Lazzeretto centrale, e stabilito un Cordone Sanitario. Quattro milioni di piastre vennero depositate nella Cassa del Ministero della Guerra per le prime spese dell'organizzazione sanitaria; ed il Capudan Bascià (Akmet) fu incaricato di scandagliare le differenti Baje del Bosforo, e determinare quella che poteva ricevere un maggior numero di bastimenti ed essere con maggior convenienza appropriata al Lazzeretto Centrale che si doveva erigere. Fu destinato un Ispettore alle costruzioni Sanitarie. Finalmente il Gran Signore (Mahmud II) ha decretato, chele spese per l'irruzione della peste debbano star a carico del tesoro. Tutto ciò accadeva nei mesi di Aprile e Maggio del 1838.
Insistette nuovamente il Governo per l'immediata esecuzionedi due grandi progetti, cioè 1.º del ridetto Lazzeretto centrale per la peste, 2.º di un Ospedale pei pestiferati. Il Capudan Akmet-Bascià, accompagnato dai Membri del Consiglio Sanitario; visitò le posizioni di Stenia, d'Unkiar-Skelessi e di Fener-Baktchè, e dopo uno scrupoloso esame decise, che la penisola di Fener-Baktchè sarebbe la situazione più opportuna per piantarvi il Lazzeretto Centrale di cui si trattava, siccome quella ch'era più vicina a Costantinopoli, ed essendo nel canale stesso del Bosforo, offriva ai bastimenti provenienti dal Mediterraneo maggiore facilità di approdo ed oltracciò presentava le più favorevoli condizioni di facile isolamento e di salubrità.
Riguardo all'Ospedale pei pestiferati, un Piano era stato già presentato dal Dott. Bulard, che sembrava avesse ad esser adottato con alcune modificazioni. Secondo detto Piano, lo Stabilimento doveva esser diviso in tre distinti corpi di fabbrica; cioè 1.º l'Ospedale propriamente detto pei malati di peste; 2.º l'Ospedale pei convalescenti; 3.º il Lazzeretto, dove i guariti, finita la convalescenza, scontar dovevano la lor contumacia prima di porsi in libera comunicazione colla Città.
Scoppiati alcuni accidenti di peste a Cipro, in Alessandria d'Egitto ed a Giaffa in Soria, in seguito al passaggio de' pellegrini, che in folla si recavano da più parti a Gerusalemme, il Dottor Bulard insistette perchè fosse stabilita una contumacia di osservazione ai Dardanelli contro tutte le provenienze da Cipro, dall'Egitto, dalla Siria e dagli altri porti del bacino del Mediterraneo, e vi riuscì. Una contumacia di osservazione venne quindi determinata per la prima volta dalla Sublime Porta ai Dardanelli contro le indicate provenienze. È rimarcabile che le ragioni allora indicate a giustificazione di detta misura furono, 1.º l'attività della peste scoppiata in Siria, in Egitto ed in alcune Isole del Mediterraneo, che esponeva la Capitale a divenir da un momento all'altro teatro di stragi; 2.º la mancanza di Lazzeretti e di un sistema sanitario regolare in Egitto e negli altri indicati luoghi. Contemporaneamente all'adottata contumacia fu pubblicato il relativo Regolamento.
Ma cotale misura non fu di lunga durata, come si rileva dalseguente brano di lettera scritta da Costantinopoli in data 30 Maggio 1838, e riportata nelLloyd Austriaco. «Reso avvertito il nostro Governo che da Jaffa dovevano giungere alcune navi con passeggieri sospetti di malattia contagiosa, credette poter tosto dar mano alle meditate riserve di contumacie, e Lunedì infatti i due battelli a vapore ilPrincipe di Metterniche loStambulvenuti dalle Smirne furono i primi assoggettati a quarantena. Esso non tardò per altro ad avvedersi della impossibilità di poter per ora mandarsi ad effetto sì importanti disposizioni, difettando di Lazzeretti, d'impiegati, d'ogni mezzo in somma indispensabile a mantenere una compiuta segregazione, e perciò dopo il mezzodì dello stesso giorno i due piroscafi vennero ammessi a libera pratica».
Infrattanto il Governo Turco aveva incaricato il Medico Austriaco Herzschläger di visitare l'Asia Minore per fissare i siti in cui piantare i Lazzeretti. Lettere di Smirne del giorno 12 Maggio 1838 annunziavano l'arrivo del detto Medico in quella città, ed i timori che si avevano a Smirne per la peste che si era dichiarata a Calimnos, sulla costa vicina all'Isola di Stanchio, e nei dintorni della città stessa, non che i provvedimenti sanitarii ch'erano stati colà ordinati onde impedire che il morbo penetrasse nella Città. Quel Governatore si adoprava con zelo e premura acciò le ordinate disposizioni preservatrici venissero ovunque fedelmente osservate, interdetta ogni comunicazione co' luoghi infetti.
Il Consiglio Sanitario a Costantinopoli continuava ad unirsi due volte per settimana, onde discutere coi Commissarii delle legazioni a tal uopo nominati i numerosi articoli del nuovo Regolamento Sanitario, e si occupava del progetto d'istituire un Lazzeretto formale nell'Isola di Rodi, e di altri simili Stabilimenti lungo i confini della Siria.
La bassa invidia però, questa detestabile passione, vergogna dell'umanità, e fatalmente tanto comune, aveva operato intanto i suoi segreti maneggi a danno del Dott. Bulard, ed occasionato gravi disgusti fra esso ed il rimanente della Commissione Sanitaria. Per queste ragioni, ed altre forse che ignoro, il Dott. Bulard ebbe a lasciare Costantinopoli, laCommissione e tutti i suoi lavori, e si è trasferito in Germania. Il Governo Turco in questo frattempo aveva interessato la Corte Imperiale d'Austria a mandargli degli abili Impiegati di Sanità, i quali avessero specialmente cognizioni ed esperienza nelle cose dei Lazzeretti. Per le amichevoli relazioni esistenti fra le due Corti, venne tosto consentito a tale ricerca, e da Semlino, o da altri luoghi confinanti, sono stati spediti gl'Impiegati che si ricercarono, i quali essendo anche Medici, furono tanto più ben accetti a Costantinopoli, dove giunsero ai primi di Agosto (1838).
Arrivati detti Signori a Costantinopoli, S. A. il Sultano si è compiaciuta di sollevare S. E. Abdul-hak-Molla dalla Presidenza del Consiglio Sanitario, sotto pretesto che essendo egli Cadiaskar d'Anatolia, non poteva attendere ai lavori della Commissione; ordinando contemporaneamente che la parte religiosa e la direzione generale delle contumacie dovessero dipendere dai Signori Essaad-effendi, e Namik-Bascià; la parte Medica all'incontro, fosse affidata esclusivamente ai nuovi Signori Impiegati mandati dall'Austria, Dott. Minas, Dott. Neuner, ed un terzo di cui non conosco il nome.
Sia che la situazione prescelta dal Capudan-Bascià per l'erezione del nuovo Lazzeretto centrale, di cui s'è parlato di sopra, non fosse stata giudicata soddisfacente; sia che non si avesse voluto molto aspettare detto Stabilimento (mentre un certo tempo sarebbe stato assolutamente necessario per condurre a termine la fabbrica che dovevasi innalzare dalle fondamenta); sia che l'Erario fosse esausto per le spese della guerra, a cui si andava con grande operosità preparandosi, S. A. destinò in vece la bella e vasta Caserma di Cavalleria di Scutari, aKoulélipressoGschingoelgoeiper farvi un Lazzeretto. Questo immenso edificio situato in una delle più amene situazioni del Bosforo, sul pendio di un colle, presso la deliziosa Villa Imperiale diKiosk, sulla costa d'Asia alla vista di Costantinopoli, da cui è cinque miglia circa distante, poco lungi da Hissar d'Anatolia, celebre per il gran ponte su cui Dario fece passare il suo numeroso esercito a danno de' Greci, unisce condizioni desiderabili per la sua nuova destinazione. Egli è tutto circondatoda sorgenti d'acqua, da annosi alberi, da siepi di gelsomini e di rose, da una bella natura ricca di vegetazione. La sua fronte adorna di colonnami, presenta una lunghezza di 164 piedi sopra 169 di larghezza. Due portoni uno a mezzogiorno l'altro a settentrione conducono ad un vasto cortile lungo 314 passi, largo 226, dove mette capo un gran numero di locali terreni; e da dove si ascende al primo e secondo piano, nei quali sono state fatte molte separazioni a comodo e sicurezza de' passeggieri e pegli equipaggi dei grandi navigli contumacianti. Quindici vasti magazzini terreni accolgono le mercanzie. Un grande atrio è destinato per sballarle, ed una stanza contigua pel riscaldamento, nella quale si eseguisce il disinfettamento col mezzo del calorico a 40 gradi T.º R.rsecondo il metodo del Dott. Pariset. Nel piano terreno, oltre al parlatorio, una stanza pel ricevimento de' contumacianti, una per l'espurgo delle lettere, e varie altre pel custode delle rimesse, pel portinajo, pegliHamalso facchini, pei serventi di contumacia destinati allespurgo delle mercanzie, ecc.; vi sono pure due infermerie, capaci di 20 letti ciascuna, una farmacia, un luogo da bagni, molti stanzini per gl'infermieri, ed un locale ad uso di depositorio per i cadaveri. Ivi pure trovasi un Ristoratore. Addetti al servizio dello Stabilimento vi sono alcuni pochi impiegati amministrativi, un Medico, un Chirurgo, un Farmacista, ed una Mammana. Al di fuori, in un lungo fabbricato, stanno la Cancelleria dello Stabilimento ed un Corpo di Guardia per 50 uomini. A qualche distanza due Cimiteri, uno pei Turchi, l'altro pei Franchi. Questo è il primo Lazzeretto che sia stato istituito a Costantinopoli. Esso venne inaugurato nel giorno 28 Dicembre 1838, alla presenza di S. A. il Sultano Mahmud II.
Qualche mese prima che questo Lazzeretto fosse stato attivato, in conseguenza dei varii casi di peste accaduti a bordo del battello a vaporePrincipe di MetternichCap. Fard, proveniente da Trebisonda, la vecchia Dogana è stata destinata alla purificazione delle mercanzie e dei passeggieri sospetti del detto naviglio.
Il Gran Signore continuava a prendere sempre più viva premuraai lavori del Consiglio Sanitario, e nulla ommetteva per affrettare il momento in cui poter mettere in vigore le disposizioni preservatrici ch'Egli aveva decretate e con tanta fermezza sostenute.
Il Consiglio Sanitario infrattanto aveva terminato il Regolamento nella parte che riferivasi alle contumacie, ed aspettavasi l'avviso officiale che facesse conoscere l'epoca in cui doveva esser posto in esecuzione. Nel dì 9 Dicembre 1838 il Consiglio stesso ebbe l'onore di esser presentato a S. A. il Sultano, che l'accolse con molta bontà, e lo ringraziò della spiegata operosità.
Successero in questo mentre, per ragioni che ignoro, dei cambiamenti nel personale componente il detto Consiglio Sanitario, ed alla Presidenza di esso venne destinato S. E. Hifzy-Mustafà-Bascià, ed a Membri del medesimo, oltre ai Signori spediti da Vienna Dott. Minas, Dott. Neuner, ed il terzo che non conosco, tre altri Europei, tra i quali due Medici. Presso il detto Consiglio di Sanità assistevano i Signori Commissarj Delegati dalle Potenze straniere in numero di cinque. Fra essi eranvi il Sig. Dott. Pezzoni Consigliere di Stato attaccato alla Legazione Imperiale di Russia a Costantinopoli, uomo distinto per talenti e per cognizioni, che da oltre 20 anni soggiorna in quella Capitale, ed il Sig. Cadalvène, noto nel mondo letterario per alcune opere importanti sull'Oriente.
I seguenti Signori componevano
Da una parte
IL CONSIGLIO DI SANITÀ
Dall'altra
I DELEGATI DELLE POTENZE STRANIERE
Essi dopo aver deliberato sulla scelta delle misure di contumacia più adattate a quella Capitale contro le provenienze marittime, hanno compilato di comune accordo il relativo Regolamento Organico di Sanità, il quale, ottenuta che ebbe la Superiore sanzione, venne pubblicato colle stampe in data 27 di Rèbiul-Ewel 1255 (10 Giugno 1839), ed attivato. Il Governo Turco lo ha tosto comunicato alle Legazioni Straniere con preghiera d'informarne il commercio delle rispettive nazioni. Venne quindi diramato e conosciuto da tutta Europa. Detto Regolamento non è in sostanza che una succinta compilazione o imitazione dei Regolamenti Europei adattata alla navigazione marittima dell'Oriente, ed ai bisogni e circostanze speciali di Costantinopoli, in cui si è procurato di conciliare, per quanto fu possibile, le garanzie sanitarie coi bisogni del commercio marittimo.
Questo Regolamento prevede il caso, che i navigli di contumacia carichi di mercanzie con patente sospetta o brutta sieno alcune volte impediti dal tempo di ridursi fino all'ancoraggio del Lazzeretto diKouléli; e dappoichè l'Intendenza Sanitaria non aveva ancora disponibili i rimorchi per condurveli immediatamente, restò stabilito, che verrebbero costruiti nel più breve termine dei Magazzini in pietra alla punta diFener-Baktchéper ricevere i carichi dei navigli che si trovassero nel preveduto caso. I Signori Delegati delle Potenze Straniere accordarono tre mesi di tempo per la costruzione dei detti Magazzini. Non si sa però che sieno stati per anche eretti.
A tenore del Regolamento Sanitario, ogni naviglio che approda a Costantinopoli deve esser munito di una patente di Sanità, obbligato a rimetterla al preposto dell'Ufficio dell'Intendenza Sanitaria incaricato di reclamarla.
Le patenti di Sanità sono distinte in tre categorie —netta,sospettaebrutta.
Sono considerate
Nettele patenti rilasciatetrenta giornidopo l'ultimo accidente di peste;
Sospette, sequindici giornidopo l'ultimo caso di peste;
Brutte, se nell'intervallo deiprimi quindici giornidopo l'ultimo accidente.
I navigli portatori di patente netta non sono soggetti ad alcunacontumacia o riserva, siano essi carichi o vuoti.
Ogni naviglio soggetto a contumacia e diretto per Costantinopoli, è tenuto a spiegare sull'albero di mezzana la relativa bandiera corrispondente alla patente da cui è accompagnato: cioè
bianca, se la patente è netta,
bianca e nera, se è sospetta,
nera, se è brutta.
Per lo stesso Regolamento, i navigli tanto di patente sospetta che brutta arrivati vuoti, possono dar fondo all'entrata del porto, o nel canale di Costantinopoli, a qualche distanza da terra, ed ivi scontare la loro contumacia sotto la semplice sorveglianza dei Guardiani del bordo. La stessa facilitazione è accordata anche ai bastimenti arrivati carichi, qualunque sia la loro patente, però soltanto dopo aver scaricato aKoulélio aFener-Baktchéle loro mercanzie.
Ogni naviglio di patente sospetta o brutta, carico o vuoto, se proveniente dalMar bianco, deve prendere a bordo ai Dardanelli o a Gallipoli un Guardiano di Sanità; se dalMar nero, all'Officio sanitario diKavuk, o a quello diSilvi-Bournou.
Qualunque sia la patente, viene permesso al Medico delle contumacie di recarsi a bordo nel caso speciale che vi avesse qualche malato, per assicurarsi del carattere della malattia.
Tutti i passeggieri sono obbligati di scontar contumacia al Lazzeretto diKouléli. Il periodo contumaciale è fissato a 15 giorni per le patenti brutte, 10 per le sospette.
Ilmaximumdella contumacia delle mercanzie è stabilito di 20 giorni.
Per l'Art.º 17 del detto Regolamento, i diritti di contumacia dovevano esser percetti soltanto due mesi dopo la data della conclusione e segnatura definitiva del Regolamento; vale a dire soltanto dal 10 Agosto 1839 in poi.
L'Art.º 19 del Regolamento medesimo avverte, ch'esso non conteneva che le misure di precauzione dirette contro le provenienze dalla via del mare, e che il Consiglio di Sanità si riservava a discutere, sopra le proposizioni dei Signori Delegati delle Potenze straniere, e ad esaminare con essi la questione relativa ai cordoni sanitarii, non che quella delle misure locali di disinfezione.
Non mi consta che altri provvedimenti Sanitarii risguardanti le provenienze dalla via di terra, oltre quelli già ordinati e attivati dal Consiglio Sanitario del 1.º Marzo, di cui s'è fatto cenno di sopra, sieno stati adottati. Forse, la morte del Sultano Mahmud seguita poco dopo (cioè il dì 28 Giugno, pubblicata il 1.º Luglio); i gravi pensieri dai quali era occupato il Divano per l'innalzamento al trono del nuovo Signore Abdul-Meschid; le conseguenze della battaglia di Nisib; lo stato d'incertezza e di agitazione in cui trovossi in seguito la Capitale dell'Impero per le differenze insorte con Mehmed Alì; e finalmente lo smembramento della Commissione Sanitaria per la partenza da Costantinopoli dei Signori Medici spediti dall'Austria che ne formavano parte[2], paralizzarono i progressi delle nascenti istituzioni sanitarie, e minacciarono di porre questa parte della pubblica Amministrazione sopra un piede retrogrado. Su di ciò si legge nella Gazzetta Universale in data di Costantinopoli 3 Luglio 1839 quanto appresso:
«Il fatto seguente merita di essere narrato siccome quello ch'è assai caratteristico........ Per rendere anche il nuovo Sultano bene accetto al Popolo il Divano stanziò — «di solennizzare l'innalzamento del nuovo Sultano dimettendo dalle contumacie gli appestati e i sospetti di esserlo.» — Fortunatamente la risoluzione giunse prestamente a notizia dei rappresentanti delle grandi Potenze, e riuscì ai loro sforzi combinati d'impedirne l'esecuzione. La cosa per altro aveva traspirato e prodotta grandissima soddisfazione fra gli abitanti, il che conferma la loro avversione per siffatte disposizioni. Che la plebe vi sia contraria, nulla di più naturale, ma nessuno sarebbesi immaginato che potesse trovar favore nel Divano; e questo non è buon pronostico per la loro durata».
Che alla morte del Sultano Mahmud, e all'innalzamento al trono del nuovo Signore, la plebaglia di Costantinopoli abbia manifestato il desiderio che venissero tolte tutte le misure di sanità, aperti i Lazzeretti, esciolti da ogni vincolata separazione i viaggiatori sospetti di pestilenza, è cosa su cui non si dubita. Ma non si può però credere egualmente, che tale insana popolare tendenza, figlia di una crassa ignoranza e dei più strani pregiudizii, abbia potuto trovar appoggio nelle disposizioni del Divano. Comunque sia la cosa, è certo, che le misure sanitarie sono state conservate, lo Statuto del 10 Giugno mantenuto e sussiste tuttora in vigore, anzi si dice che sieno state assegnate nuove e considerevoli somme per la manutenzione dei Stabilimenti Sanitarii.
Valga a conferma di questa asserzione la deliberazione presa dal Comitato Sanitario Consolare in Alessandria nella seduta del 27 Settembre 1839, colla quale fu stabilito «che in vista della continuazione in attività delle misure sanitarie a Costantinopoli, i legni procedenti dal Levante con patente netta, sieno ammessi nei porti Egizii a libera pratica».
Fu già accennato di sopra, siccome fin dall'Aprile 1838 dalla Commissione o Consiglio Superiore di Sanità, di cui allora formava parte il Dott. Bulard, erano state ordinate ai Capi o Governatori delle diverse provincie turche, città, borgate, ecc., delle norme sanitarie, tanto pei casi di minacciata salute pubblica, quanto per quelli di peste già scoppiata ed attiva.
Dette disposizioni non mancarono di produrre lor frutti in alcune provincie della Turchia. Già nella terza città dell'Impero, a Salonicchio o Salonicchi (l'antica Tessalonica nella Romelia, popolata da oltre 70 mila abitanti) sono stati tosto introdotti, e con buon effetto attivati e mantenuti, varii provvedimenti sanitarii. I seguenti brani di lettere scritte da Salonicchi e da altri paesi della Turchia da Europei distinti, degni di pienissima fede, offrir potranno un'idea di quello che si è fatto nell'argomento delle nuove istituzioni sanitarie nelle varie provincie dell'Impero Ottomano.
«Salonicco li 20 Giugno 1838».
«Il Governo Ottomano fra le altre misure civilizzatrici che ha adottato da più anni, ha compreso finalmente che quelle tendenti ad estirpare dal suo territorio la peste erano le piùsalutari, poichè questo flagello esponendo queste contrade a divenire il teatro di continue stragi, impediva i progressi delle sue altre moltìplici innovazioni e poneva barriera insuperabile alla prosperità dei suoi popoli. Ha cercato quindi ad imitazione dei Governi Europei, di adottare delle misure sanitarie ed istituire dei Lazzaretti su tutti i punti del suo Impero. Tali misure abbenchè nascenti e per conseguenza imperfette, sono suscettibili di miglioramento...... Mi limiterò a far cenno di quelle prese in questa Città per parte delle Autorità locali».
«Havvi un mese circa che questo Governatore convocò a generale udienza i primati della Città, i capi delle differenti religioni, ed i Dragomani dei Consolati Europei, ed annunziò loro che da quel giorno in poi qualunque bastimento proveniente da Giaffa, Alessandria, Smirne, Scio, o da qualsiasi porto infetto dal contagio, sarebbe soggetto ad una provvisoria quarantena. Che a tale effetto aveva preso sulla riva del mare quattro spaziosi magazzeni destinati a ricevere le merci e passeggieri dei suddetti bastimenti in guisa di Lazzaretti, quali merci e passaggieri vi passerebbero un dato numero di giorni da stabilirsi fra il rispettivo Console ed il Governatore. Che in fine una barca con due Impiegati sanitarj è destinata di recarsi a bordo del bastimento approdante qualunque, per esaminare la sua fede di Sanità e riconoscere se gli sono applicabili le suddette disposizioni».
«Effettivamente alcuni giorni dopo un bastimento Ellenico arrivando da Giaffa con passeggieri e carico (composto però di merci non suscettibili) le disposizioni sanitarie annunziate furono messe in vigore per la prima volta, vale a dire fu isolato il bastimento, si sbarcarono i passeggieri nei magazzeni sopradescritti ed, affinchè l'equipaggio del bastimento non possa infrangere queste misure, si collocò ad una certa distanza una barca di osservazione montata da due individui. Si praticò la medesima cosa a riguardo di un altro bastimento arrivato da Alessandria e tutti e due subirono una quarantena di sette giorni».
«Nella medesima adunanza annunziò pure il Governatore l'instituzione di un Lazzaretto dalla parte di terra onde impedire l'introduzione della malattia per mezzo di relazioni coll'interno, in un'epoca che in qualche villaggio della Provincia di Nevrocoppo e della Città di Serres aveva scoppiato il contagio».
«Questo Lazzaretto consiste in un vasto fabbricato di legno, composto di molte stanze, distante dalla Città un miglio circa. Gli inservienti di questo Lazzaretto sono in numero di tre; un corpo di guardia è destinato ad invigilare e mantenere il buon ordine. Le provenienze da paesi infetti debbono fare una quarantena pel momento di sette giorni, salvo a prolungare questo periodo a seconda delle circostanze. Finora però i piedoni ed i Tartari subiscono semplicemente un profumo».
..... «Da tutto quel che precede, dobbiamo augurarci a noi un felice risultato tostocchè queste Autorità si troveranno guidate dai lumi che loro potranno fornire le incivilite nazioni non meno che l'esperienza, ma insino ad ora le disposizioni suddette sono non solo insufficienti, ma non offrono per anco veruna garanzia. Non possiamo perciò alcunamente considerarci esenti dalla malefica influenza del contagio».
«Salonicco 22 Agosto 1838».
«In Salonicco le misure Sanitarie abbenchè, come anteriormente lo esposi, siano tuttora insufficienti, hanno nondimeno avuto qualche perfezionamento e qualche salutare innovazione vi fu introdotta, giacchè il Lazzaretto destinato a ricevere i numerosi passeggieri che settimanalmente qui giungono dal Piroscafo Austriaco Maria Dorotea consistente fin oggi in un gran Caffè Turco, fu commutato in una Casa isolata, comoda e situata ad una conveniente distanza dalla Città. Da qualche tempo però le provenienze di Costantinopoli e Smirne non offrendo verun soggetto di timore, i passeggieri che arrivano con detto piroscafo sono assoggettati ad un semplice profumo. Ma le provenienze di Egitto e di Soria continuano a subire una quarantena di 21 giorni».
..... «Ad instardi Salonicco, in Serres pure furono messe in pratica delle misure sanitarie dietro il relativo Gransignorile Firmano. Un locale ad una certa distanza dalla Città è destinato a servire di Lazzaretto. Ivi, i passeggieri provenienti da paese infetto subiscono una quarantena di 7 giorni e le merci di 21. Delle venti porte della Città, quattro sole sono aperte per prevenire con più facilità l'introduzione furtiva del male; e guardiani sonovi installati ad oggetto di esaminare i passaporti dei forestieri. Ai capi dei villaggi circonvicini è ingiunto di annunziare ai villani che senza Ceskerè, ossia Passaporto, non saranno ammessi in Città. I Curati sono incaricati d'invigilare sulla natura della malattia de' loro parrocchiani ed ai Medici vietato d'intraprenderne la cura se preventivamente non abbiano esaminato i caratteri della malattia. Gli uni e gli altri devono immediatamente avvertire la polizia locale in caso di sospetto. Verificandosi il male, la Casa infetta debb'essere isolata ed i suoi abitanti recarsi in un luogo apposito fuori della Città. Finalmente il Tartaro, portatore dei pacchetti della posta Austriaca che attraversi un paese infetto, come lo era ultimamente Nissa, non è introdotto in Serres, ma ricevuto fuori delle porte».
«Egualmente soddisfacenti notizie porge lo stato sanitario di Cavalla ove non si è punto introdotta la peste quest'anno. E sebbene nei villaggi di Cepelgè e Koslukioi la malattia vi fosse scoppiata tempo fa, non però di meno.... da un mese a questa parte non si è sentito alcun caso e le relazioni commerciali egualmente che le comunicazioni sono libere come per lo passato. Anche in Cavalla è stato reso pubblico il predetto Firmano del Gran Signore e quel Musselim ha incaricato il Doganiere delle merci di fissare d'accordo coll'Agente Consolare Austriaco il numero de' giorni di contumacia per le provenienze sospette. Una goletta Ellenica proveniente d'Alessandria con passeggieri, dopo un viaggio di 29 giorni, fu assoggettata ad una quarantena di 7 giorni».
«Nella Città di Nevrocoppo e nel villaggio dettoDemerlìProvinciadi Pravista ha avuto luogo qualche accidente. Misure rigorose d'isolamento si sono praticate per parte de' paesi vicini ed àvvi motivo di sperare che queste, in unione al benefizio della presente stagione, perverranno a far cessare compiutamente il male».
«Salonicco 14 Novembre 1838».
..... «La salute pubblica ha continuato ad essere soddisfacente, ed entrati essendo nella stagione invernale puossi pronosticare, affidati all'esperienza, che non verrà nel corso dell'inverno alterata».
«Si osserva con soddisfazione la ferma e salutare intenzione della Porta di proseguire nella intrapresa d'instituire dei regolari Lazzaretti in tutti i porti del suo dominio, giacchè da più di un mese ha spedito a questa parte un impiegato Turco, incaricato della direzione delle misure sanitarie e della organizzazione dei Lazzaretti di terra e di mare tanto in Salonicco come in Serres. Un piccolo Ufficio di Sanità è stato di già fabbricato sulla riva del mare e contiguo alle porte della Città ove si profumano le lettere provenienti da paesi infetti e si ricevono i Costituti de' Capitani arrivanti. Il Lazzaretto, di cui feci cenno nella precedente, continua però ad essere quel medesimo di prima, ma il direttore suddetto sembra avere l'ordine di fabbricare degli appositi Lazzaretti ed introdurvi un sistema più regolare. Anche un medico di Sanità è stato da due settimane spedito da Costantinopoli coll'incombenza, all'approdo dei navigli sospetti, di visitare i passeggieri e l'equipaggio, nonchè di recarsi due volte al giorno nel Lazzaretto ad ispezionare lo stato sanitario delle persone che vi si trovano».
«Antivari ... Maggio 1838».
«S. E. il Rumeli Valessi Ahmed Pascià, già noto per le sue virtù e per l'energia della sua indole, la cui mercè fu efficacemente compressa la insurrezione ed i passati disordini di Scutari, intento a promuovere ogni miglior ordinamento per la coltura delle popolazioni da lui governate, aveva già fin dal Novembre p. p. introdotto aBitoglia, Megarivo e Koriga certe disposizioni per arrestare il corso della peste, che allora faceva strage in quei luoghi; riducevansi queste all'incendio della casa, ove succedeva il caso pestilenziale, a farne uscire nuda la famiglia in campo apposito ben custodito, e finalmente ai profumi delle abitazioni».
«Il nuovo Regolamento osservato ora con tutto rigore è fondato invece sui seguenti principii».
«Appena succede un caso di morte, deve darsene dal capo della contrada, sotto pena di carcere, immediato rapporto allo Starnadar-Agassi (Direttore generale degli ospedali), il quale spedisce all'istante sul luogo il medico del reggimento Silvestro Stanidi, in cose di peste espertissimo, con un numero ragguardevole diChavassiall'oggetto di verificare la vera causa della morte; la diagnosi vien desunta dalla brevità del decubito, dai sintomi essenziali della malattia (insigne debolezza già dal principio della malattia senza causa visibile, immensa cefalea con delirio e vomito bilioso, carbonchi) e dall'autopsia cadaverica. Ove si tratti di peste, viene il cadavere dai membri della famiglia sepolto in una fossa profonda, e n'è mediante la calcina agevolata la decomposizione. La famiglia poi viene sotto buona scorta, presi prima vestiti netti, segregata in un campo apposito, distante pochi minuti dalla città e dimora sotto tende apposite, gelosamente custodita».
«La filantropia di S. E. provvede giornalmente a tutti i bisogni indispensabili alle famiglie esposte. La comunicazione dei sospetti cogli abitanti della città ed altri è affatto tolta, e le guardie medesime, benchè non abbiano alcuna comunicazione immediata coi sospetti, non possono pure, sotto pena di morte, abbandonare il posto loro assegnato. Ogni giorno il sopra accennato Dott. Silvestro fa la sua visita. Ov'egli scopra il più leggiero sintomo morboso, viene l'individuo dagli altri separato e fatto passare sotto altre tende. La segregazione dura quaranta giorni, computando dal dì dell'ultimo accidente morboso avvenuto in famiglia. Le case vengono nelfrattempo ventilate, e poscia regolarmente disinfettate coll'acqua e profumi, e di bel nuovo imbianchite. Le abitazioni poi non vengono date alle fiamme, se non in quei casi ove in una abitazione già contaminata e poscia purgata segua di nuovo qualche morte coi caratteri sospetti e con breve decubito. — Ogni caso di contravvenzione sanitaria viene immancabilmente punito di morte».
Scrivono da Samos (Isola dell'Arcipelago Greco appartenente all'Impero Turco, a 3 leghe dalla costa dell'Anatolia) in data degli ultimi di Maggio 1838.
«Mentre le diverse parti dell'Impero Ottomano cominciano a sentire l'impulso della mente cultrice del Sultano, e le principali Isole dell'Arcipelago turco, incoraggiate dalla metropoli, spontaneamente s'adoperano per conformarsi alle intenzioni del capo dello stato, l'Isola di Samos fu la prima ad entrare nel nuovo sistema. Dopo averla dotata d'istituzioni, che sono il vero Palladio degl'interessi de' Samj, il principe Vogorides, che n'è il Governatore, volle anche aggiungervi l'ordinamento sanitario, qual necessario compimento dell'amministrazione da lui creata. Perciò, non appena la guerra e la pirateria, che ne inceppavano l'esecuzione, cessarono, tosto, sotto l'amministrazione del giovane Costantino Musurus suo delegato, venne istituito su regolari basi un sistema sanitario, analogo alla topografia dell'Isola, a' suoi siti, ai suoi abitanti, alle sue rendite. Si cominciò con l'ottimo Lazzaretto di Stefanopoli, sull'Isolotto d'Aprocostò, all'imboccatura del porto di Vatchy, ch'è l'unico per l'Isola. Poscia si aggiunsero uffizii di sanità a Vourlioti, Carloras, Marato-Campo, Coumecca, Spatiareys e Kora, i quali si concatenano tutti fra loro in modo da circoscrivere l'Isola interamente e rendere impossibile ogni violazione alla legge. Per tal maniera si riuscì a tener la peste lontana sempre dall'unica Isola di Samos, ad onta delle sue frequenti relazioni con le Isole circonvicine, soggette e colpite sì spesso dal contagio, con Scala nova, con Sokiah, ed altre città dell'Asia del pari flagellate. Così l'esempio di Samos diverrà di un'immensautilità per convincere le popolazioni dell'Arcipelago dell'utilità delle leggi sanitarie. Ogni anno 3000 Samii si partono e vanno a giovare della lor opera di mietitori le pianure di Mileto, appunto nel tempo in cui colà la peste infierisce. Sovente taluno d'essi ne fu percosso, e si comprende quale pericolo traggano seco, al loro ritorno, dopo uno o due mesi di dimora in quei luoghi per lo meno sospetti. Ma l'amministrazione previde anche questo caso, prendendo una disposizione particolare che assegna loro uno special sito per iscontare in paese straniero la contumacia; la fortezza di Licurgo o di Logoleti, è quella che dopo l'espulsione di questo capo, serve di asilo temporaneo a quella falange agricola. Alcune barche sospette, che talvolta tentarono approdare altrove che nei siti provvisti d'ufficii sanitarii, vennero abbruciate o colate a fondo».
Però non convien credere che collo stesso zelo, colla medesima abilità e diligenza venissero poste in pratica ed osservate le nuove discipline e prescrizioni di Sanità in tutte le altre provincie dell'Impero Ottomano. Il seguente stralcio di lettera da Adrianopoli in data 25 Marzo 1839 farà conoscere, che in alcuni luoghi in vece si abusava di esse. Nè ciò dee sorprendere: mentre, se siffatti inconvenienti s'ebbero alcune volte a deplorare nei paesi più colti, qual meraviglia che succedano anche in Turchia?
«Romelia — Adrianopoli 25 Marzo 1839».
«Lo stato sanitario è perfetto in tutta la Romelia. Per altro non è raro che i viaggiatori si sottraggano ai rigori sanitarii mediante sportule ai preposti delle quarantine. È questo un abuso che merita di venire additato».
Citerò ancora due lettere recenti scritte da ragguardevoli soggetti costituiti in autorità, onde provare che le pratiche ed istituzioni di Sanità continuano in Turchia, non solo nella Capitale, ma eziandio nelle principali città e territorii dell'Impero Ottomano, sebbene imperfette e parziali, come ho già soprattocco; e come, null'ostante la loro imperfezione, non mancassero di produrre i lor buoni effetti perla pubblica salute; mentre dall'epoca della loro attivazione la peste non deserta più come faceva le popolazioni ottomane, e molte per esse ne sono già rimaste interamente illese. Dal confronto fra lo stato della pubblica salute degli stessi paesi anteriore all'attivazione delle misure sanitarie sopraccennate, e quello che le ha accompagnate o susseguitate, risulta una sensibile differenza a vantaggio delle nuove istituzioni, dalla quale emerge novella e convincentissima prova dell'utilità dell'isolamento e delle segregazioni nelle circostanze di peste.
Seguono le lettere.
«Salonicco li 14 Ottobre 1839».
«Le provenienze marittime di Smirne, che durante il corso della passata estate erano assoggettate in questa rada ad una quarantena di 7 fino 21 giorni a seconda delle indicazioni più o meno gravi sulle fedi di Sanità, sono ammesse dal principio dello scorso Settembre a libera pratica. Quelle però dell'Egitto e Soria fanno una quarantena di 11 giorni se il bastimento porta carico e passeggieri, e di sette giorni se vuoto o semplicemente carico di sale».
«Nella città di Salonicco e nei dintorni, non si è sentito quest'anno, nè in oggi si sente, verun accidente di peste, dimodocchè i porti di Volo, Salonicco, Stavrò, Ciajari, Orfano, Cavalla, Chieramotì e Lagos sono del tutto esenti di questo morbo».
«Smirne li 22 Ottobre 1839».
«Questa città di Smirne e suoi contorni, come pure l'interiore della Natolia e le Isole adiacenti, continuano gioire d'una perfetta salute, senza sospetto di peste ed altri mali contagiosi. Continuano ciononostante alcune misure sanitarie, sebbene imperfette e parziali, da parte del Governo Ottomano, ed è da sperare, che vista la stagione avanzata si terrà, almeno per qualche tempo, lontano il morbo da queste contrade».
Che se dopo tanti secoli di osservazioni e di esperienze si credesse di aver bisogno ancora di nuove prove per dimostrare la contagiosità della peste, e quindi l'utilità delle segregazioni e dell'isolamentoall'avvicinarsi di essa, le osservazioni fatte in questi ultimi anni negli stessi paesi d'Oriente, ed i risultamenti ottenuti dalle nuove istituzioni sanitarie colà introdotte, quantunque imperfette e parziali, servir potrebbero di prova novella per dimostrarlo, e per convincere i più increduli, non che a far palese quanto sia vana l'idea di riprodurre oggidì in campo siffatte quistioni. Pare impossibile, che a' nostri giorni, e dopo tanti secoli di funeste esperienze vi sia ancora chi neghi l'esistenza del contagio pestilenziale, e chi di buon senno creda esser tuttora un problema il carattere contagioso della peste, e che per provare ciò in che tutti i popoli e tutte le colte nazioni da tanti secoli sono già perfettamente d'accordo, si addimandino ancora novelle prove, nuovi esperimenti.
Ho letto ultimamente in un Giornale Italiano Medico-Chirurgico (Il Severino. Fascic. di Agosto e Settembre 1839) le risposte date dal professore Clot-Bey Ispettore di Sanità al servizio del Bascià d'Egitto[3]ai quesiti che gli vennero indirizzati dal Ministro degli affari esteri d'Inghilterra sopra tale argomento, e non posso dissimulare quanto restassi meravigliato dal tenore di quelle risposte; da che, essendo il sullodato professore un Medico rinomato, da quindici anni stabilito in Egitto e in un posto sanitario eminente, dove ebbe occasione di fare molte esperienze sulla peste, si doveva credere ch'ei fosse nel caso di parlare di quella materia con piena cognizione di causa. Dalla soluzione che il detto professore ha data ai quesiti propostigli dal Ministro di S. M. Britannica rilevasi, attraverso una certa confusione con cui palesa le proprie idee, siccome egli appartenga alla setta degli anticontagionisti, da che si legge che abbia opinione:
1.º «che l'atmosfera sia il principale e forse l'unico agente peril quale la malattia si formi, si sviluppi e si diffonda».
2.º «che il contatto con persona infetta di peste sia per sè stesso di un'inocuità assoluta».
Questa è in concreto l'opinione del privilegiato professore della Sanità nell'Egitto, destinato a formare i nuovi Esculapii in quel Regno; opinione che non concorda nè con quella dello stesso Governo Egizio, nè con quella del Comitato Sanitario de' Consoli stabilito in Alessandria, di cui ho parlato di sopra, nè con quella del Dott. Bulard sullo stesso argomento, anzi è a quest'ultima direttamente opposta, ciò che non può non recar meraviglia ove si consideri essere il Dott. Bulard uno dei più coraggiosi, più sperimentati ed abili Medici di quanti mai hanno studiato la peste in Levante, certamente non inferiore a Clot-Bey in esperienza e dottrina sulla peste, e che ha raccolto appunto in Egitto le sue belle e numerose sperienze sopra siffatta materia.
L'indicata opinione del professore Clot-Bey, che gode di molta riputazione e di molto favore in Egitto, spiega in qualche modo il motivo dell'azzardata ed assurda proposizione fatta dal Dottor Bularddi servirsi di delinquenti per instituire dei nuovi esperimenti onde provare la contagiosità della peste, quantunque egli ritenga fermamente la sussistenza della contagiosità, ed abbia chiaramente e positivamente dichiarato tale essere la sua opinione, il suo convincimento fuori di ogni limite di quistione e di dubbiezza.
Allorchè saranno più generalmente conosciute in Europa le opinioni del nuovo professore dell'Egitto intorno la peste e la sua comunicabilità, è supponibile che esse offriranno soggetto a molte osservazioni e disquisizioni dei dotti Medici di Europa, le quali valeranno, io spero, a spargere più chiara luce sopra questo argomento, ed a frenare in tale proposito quella certa fatale tendenza, quella sciaurata passione dei giovani Medici per tutto quello che odora di novità di sistema o di singolarità d'opinione, ed impedire che non abbraccino in così grave ed importante argomento false dottrine, erronee opinioni, onde affascinati da esse non avventurino di divenire in circostanze di peste strumenti fatali di distruzione per la società, anzi che ministri benefici di salute e dipace; e serviranno a disingannarli, affinchè preoccupati dalla falsa ideadell'assoluta innocuità del contatto con persone infette di pestenon si espongano pazzamente a restar vittime dell'erronea dottrina, come avvenne nell'ultima peste dell'Egitto del 1834-35 di parecchi giovani Medici stranieri ottimamente istituiti e delle più belle speranze, e di altre persone utili, che perirono miseramente dalla peste in Alessandria, vittime delle nuove dottrine anticontagioniste.(Tornaal testo)
(e) Il Governo Francese nell'anno scorso (1838) ha indirizzato a tutti i suoi Agenti Consolari residenti nel Levante il seguente quesito:
«Quelle est l'opinion des médecins du pays et des personnes éclairés sur la durée de l'incubation de la peste, sur son importation par telles ou telles marchandises, par des hardes et objets quelconques? Sur quels faits cette opinion est-elle fondée?»
Questa domanda, non v'ha dubbio, ha uno scopo legislativo. Essa tende a conoscere, se sopra la base di una più lunga e più illuminata esperienza, acquistata nei luoghi stessi del Levante, nei quali la peste è più familiare e più conosciuta, e sopra fatti meglio constatati, si potrebbe adottare senza pericolo una riforma negli attuali sistemi di contumacia, che fosse adattata alla maggior estesa dei nostri rapporti commerciali col Levante e più corrispondente agl'interessi delle popolazioni di Europa. Io non saprei dire quali sieno state le opinioni che il Governo Francese abbia ottenuto in riscontro dai suoi Agenti Consolari del Levante, nè se sieno state esse fra loro concordi, del che ne dubito. Qualunque però si fossero, convengo coll'opinione del Dottor Bulard, che non condurranno mai ad alcun utile risultamento, e ne andrà per esse fallito lo scopo.
Nell'anno scorso avendo avuto la fortunata occasione e l'onore di trattenermi in discorso sopra questo grande argomento con personaggio ragguardevolissimo, uno dei più grand'uomini di Stato viventi, ebbe Egli ad esternare bellissime idee, parto di sublime e limpidissima mente solita a penetrare d'un tratto nel midollo delle quistioni e scorgerle sotto il vero punto di vista. Si degnò Egli di farmi avvertito, che sarebbeforse stato meglio dividere la questione promossa dal Governo Francese in due parti e trattarle separatamente. Cercar di conoscere cioè;
1.º Per quanto tempo il germe pestilenziale, o l'elemento contagioso, il principio riproduttore della peste può restare latente ed inoperoso nel corpo umano vivente senza alterare l'armonia delle funzioni e senza dar segni sensibili dell'esistenza sua.
2.º Per quanto tempo lo stesso germe pestilenziale può restar attaccato e nascosto entro ai corpi inanimati (mercanzie, bagagli, vestiti ecc.) senza perdere la sua attività o forza riproduttiva, senza venir alterato e scomposto, mantenendosi in istato tale, che posto a contatto col corpo dell'uomo vivo, sotto date circostanze favorevoli, possa sviluppare la stessa terribile malattia.
Divisa per tal modo la quistione, riuscirebbe, non v'ha dubbio, più agevole svilupparla, ed i risultamenti o conclusioni della scienza sanitaria e dell'esperienza verrebbero di conseguenza molto più utili ai grandi interessi sociali.