DISCORSO VI

Intorno allo stato della scienza militare ed alle sue relazioni colle scienze e collo stato sociale dalla pace di Westfalia a quella di Passarowitz.

Intorno allo stato della scienza militare ed alle sue relazioni colle scienze e collo stato sociale dalla pace di Westfalia a quella di Passarowitz.

L'epoca di cui imprendiamo a trattare in questo discorso comprende lo spazio di tempo che va dal 1648 al 1718, cioè dalla pace di Westfalia a quella di Passarowitz. È questa l'epoca in cui l'èra moderna sviluppasi compiutamente e si veste di tutti i caratteri che le corrispondono; per il che essendo semplice tutto ciò ch'è compiuto, si potrá questa epoca riassumere e quasi comprendere sotto una sola denominazione, la quale sará: «secolo di Luigi decimo quarto». Questo nome esprime ad un tempo come la Francia primeggiasse in civiltá, come il principio monarchico prevalesse in quel regno, e come dovesse quel principio stesso prevalere in Europa per l'influenza che un popolo incivilito esercita sul resto delle nazioni imitanti o non escludenti l'imitazione nei progressi che fanno.

Quest'epoca, intatto serbando il suo carattere generale, ma considerata sotto l'aspetto di progresso e di decadimento, può suddividersi in due periodi distinti e contrassegnati da coteste circostanze: il primo va dal trattato di Westfalia sino alla pace di Nimega, ed il secondo da questa pace insino a quella di Passarowitz.

Prima di stabilire le quistioni che saranno risolute in questo discorso, crediamo utile di far precedere un rapido cenno dello stato dell'Europa, siccome nei precedenti discorsi facemmo.

La monarchia spagnuola risentiva omai gli effetti di tutte quelle cagioni di decadenza che nel precedente periodo indicammo, perdeva la superioritá nell'antico mondo senza sapere trar partito dal nuovo. In politica, in finanza, in armi, in lettere, lasua decadenza manifestavasi agli occhi di tutti, meno che a quelli degli spagnuoli medesimi i quali conservavano le pretensioni che vanno unite alla forza che piú non aveano.

Nella Francia il movimento era in un senso opposto essendovi allora piú forza che pretensione; intanto la fine della guerra della Fronda nel 1652 chiaramente dimostrava essere impossibile all'elemento aristocratico di rifare il passato ed al democratico di accelerare il futuro, e quindi avere in Francia il poter del re la superioritá sugli altri tutti, consistendo in esso l'unitá, la forza, la civiltá e la gloria dello Stato.

Nell'Inghilterra la dominazione di Cromwel aveva dimostrato quale importanza politica poteva avere questo Stato allorché fossero in esso soffogate od estirpate le discordie cittadine; ma queste discordie regnandovi, l'influenza politica ne rimase sospesa sotto Carlo secondo e sotto il suo successore.

L'Olanda dall'essere ammessa a far parte delle nazioni indipendenti europee passava ad esercitare una potente azione nel sistema generale di Europa, frutto della sua illuminata economia e del valore perseverante che avea contrassegnato la sua lunga lotta per emanciparsi dalla Spagna.

La casa d'Austria si sforzava di ricuperare parte della importanza toltale dal trattato di Westfalia, ma ne la impedivano nemici diversi in direzioni opposte: turchi, francesi, possessioni italiane mal ferme, turbolenze in Ungheria, diffidenza degli Stati protestanti. Non pertanto fra mezzo a questi ostacoli faceva mostra sovente di abilitá e sempre di perseveranza.

L'impero germanico cercava di riordinarsi nella sua nuova forma, ma ben vedeva mancargli ed unitá ed indipendenza, per l'intrusione di un nuovo elemento nel suo grembo che lo scindeva, cioè la riforma, e per una ben regolata intervenzione di due potenze straniere nel suolo germanico, cioè la Svezia e la Francia, le quali avean garentito il trattato di Munster.

La Svezia era dominata da una successione di principi guerrieri, della quale doveva essere l'ultimo termine quell'uomo straordinario che poi lasciolle la debolezza dopo di sé e quasi l'odio dell'eroismo di cui egli aveva abusato.

La Danimarca faceva un atto mercé del quale spontaneamente poneva nelle mani del re ogni autoritá.

La Polonia dopo che la monarchia elettiva le avea dato de' principi poco abili a riparare i difetti del sistema che la reggeva e delle circostanze che la dominavano, trovava un grand'uomo che faceva sfavillare l'ultima fiamma brillante della politica esistenza di essa.

L'impero ottomano nel progredire della rimanente Europa decadeva o al piú restava stazionario. Sostenuto solo dagl'imbarazzi dell'Austria, dall'imperfezione del reggimento polacco, dallo stato di barbarie della Russia e dalle rivalitá delle altre nazioni europee, era facile il presagire che al mancare di ciascheduno di questi suoi appoggi fortuiti ed estrinseci il suo decadimento avanzavasi. Infatti le sue forze di mare vennero respinte in difensiva alla battaglia di Lepanto e quelle di terra vinte da Sobieski a Vienna.

La Russia, regnante la famiglia Romanow, faceva passi oscuri sí ma reali nella civiltá, attendendo che Pietro primo li mettesse a luce e ne affrettasse il movimento con proporzioni ignote fino a lui.

L'Italia era militarmente occupata, in modo che l'istoria di questo secolo riguarda piú il suolo italiano che gl'italiani stessi. La vita civile esisteva, ma la vita politica era sparita, e molti gli uomini, pochi erano i cittadini che stavan concentrati in Genova, in Venezia. A questa dava ancora qualche celebritá la lotta colla Porta ottomana, ed i nomi di un Mocenigo, di un Morosini protestavano a favore della gloria italiana: quella, benché non fosse spenta in essa ogni energia, stavasi ignota ed oscura, ma indipendente in grazia della generosa magnanimitá di un suo gran cittadino.

Il carattere generale che predomina nell'epoca di cui abbiamo tracciato l'insieme, è quello della societá moderna, vale a dire distinto da quello dell'antica e della societá del medio evo. In quest'epoca fruttando i germi che additammo ne' due precedenti periodi, ne addivenne principal carattere la dominazione dell'elemento monarchico sugli altri elementi che rappresentano le forze sociali e la sommessione di questi a quello.Cosicché la legge a prevalere con piú equitá e ad applicarsi con piú eguaglianza, l'amministrazione a sorgere, le finanze e il commercio e tutte le classi che rappresentano l'industria e la coltivano ad acquistare importanza incominciavano. Questo movimento crescente si trasmetteva sino alle infime classi, le quali benché non avesser soluzione di continuitá con ciò che chiamavasi «terzo stato», pure facilmente vi accedevano acquistando colla industria e colla economia le condizioni richieste a farne parte, poiché veruna artificiale barriera non ne vietava l'ingresso. Possiamo adunque conchiudere che quest'epoca dava la guarentigia di una istorica durata, senza escludere tutte le successive modificazioni risultanti dalla natura di una civiltá progredente e dagli elementi che la componevano, i quali effetti avremo agio ne' seguenti discorsi di notare e mettere in luce. Esposte per tal modo le condizioni generali della societá in quel tempo, passiamo ad indagare piú particolarmente quelle della scienza militare, risolvendo le seguenti quistioni:

1. Quali metodi siensi seguíti per iscegliere gli uomini, le armi e gli ordini nei due periodi in cui dividemmo l'epoca attuale.

2. Quale lo stato delle parti della scienza, cioè tattica, strategia, guerra di assedio, fortificazione ed amministrazione militare, e quali modificazioni risulti aver esse ricevuto cosí dalle pratiche guerresche de' gran capitani di quel tempo che dagli scrittori militari sincroni.

3. Quale lo stato dello scibile cosí per le scienze naturali esatte e morali che per le arti che ne dipendono.

4. Quale il carattere dello stato sociale e la sua tendenza indicandone l'avvenire, non meno che quello dello stato politico risultante dalle guerre dell'epoca in discorso.

5. Come l'insieme di quest'epoca possa dedursi dallo stato della scienza militare.

Abbiamo veduto come nel periodo precedente, mutato il sistema della scelta degli uomini, la nobiltá componeva il corpo degli uffiziali e la plebe quello de' soldati, non per dominio che la prima esercitasse di dritto su di questa, ma in virtú di unpotere speciale conferito a quella. Nell'epoca di cui trattiamo, fermo rimasto il principio che all'eletta serviva di norma, solo alcune modificazioni lievissime vi si apportarono. La scelta del sovrano, la compera del grado ed in appresso l'educazione in una scuola militare furono i mezzi coi quali si perveniva ad essere uffiziale, ed il dritto ai successivi avanzamenti fu regolato da norme fondate sull'anzianitá o sul merito straordinario che dispensava da questa, di unita al grado che nella societá si occupava. Gli arrolamenti volontari, gl'ingaggi a tempo e la reclutazione forzosa delle milizie furono i mezzi adoperati per tenere al completo e per rinnovare gli eserciti nelle lunghe guerre di quell'epoca. Questi metodi stessi seguivano le nazioni del mezzogiorno e quelle del settentrione con locali modificazioni che non ne alteravano però i princípi. Non cosí le nazioni slave, che componevano la forza pubblica con metodi concordi al loro stato di civiltá, il quale rifletteva e ritraeva in sé le consuetudini del medio evo fuse colle costumanze nazionali anteriori al potere feudale. Cosí ancora i musulmani stabiliti in Europa conservavano la loro orientale civiltá e con essa i metodi per la composizione della loro forza.

Le armi nel primo periodo furon miste: bianche e da fuoco; ma le seconde crescevano a misura che l'archibuso facevasi piú maneggevole ed il fuoco diveniva l'azione piú consueta dell'infanteria, accessoria l'urto. Nel secondo periodo la baionetta inventata da Martinet, risolvendo il problema di un'arme unica che operasse da lungi e da presso, fece sopprimere le picche. La cavalleria non cambiò d'armi, ma la sua proporzione coll'infanteria, che nel primo periodo non fu mai meno della metá e sovente la eguagliò, discese nel secondo alla quarta parte e meno ancora ne' paesi montuosi. L'artiglieria, attesa l'importanza che acquistava il fuoco nelle battaglie, crebbe di proporzione e guadagnò di mobilitá per materiale e per sistema di costruzione piú scientifico. Ma nel secondo periodo quest'arma migliorò di molto per le innovazioni che subí da' francesi, adottate generalmente da tutte le nazioni europee, tranne le slave e le musulmane presso le quali restò sempre la cavalleria arma principale.

Le ordinanze in conseguenza della modificazione delle armi vennero a cangiarsi. Nella fanteria la profonditá variò da cinque a tre: l'organizzazione de' battaglioni, delle compagnie, de' reggimenti, sottoponendosi ad un calcolo ragionato, stabilito sulla quantitá di azione che chi comanda e dirige può avere sui comandati e diretti, divenne piú regolare. Questa teorica stabilita sulle forze della natura serví di base a determinare le proporzioni tra i quadri e le masse. Le diverse modificazioni alla composizione de' corpi succedutesi rapidamente fanno scorgere che tali proporzioni, non arbitrarie ma fondate sulla natura delle cose, anziché essere ritrovate si cercavano ancora col calcolo e coll'esperienza. Finalmente l'uso di una militare divisa uniforme distinse i guerrieri dal resto dei cittadini e rese compiuta agli occhi di tutti la costituzione dell'esercito. La profonditá della cavalleria variò ancora da quattro a due; ma questa variazione di fondo, come quella della fanteria, appartiene al secondo periodo in cui le armi da fuoco erano quasi rimaste sole. Anche l'artiglieria si regolarizzò nella sua organizzazione siccome le altre due armi a cui era di ausilio. Le nazioni slave ed i musulmani vennero con varia proporzione adottando questi cangiamenti; i russi nella massima parte, i musulmani nella minima, ed i polacchi tennero il mezzo fra essi. In generale la composizione di un esercito, quale si era quella osservata nel secondo periodo di questa epoca, si è venuta nelle seguenti epoche perfezionando, ma non mai si è affatto cangiata, poiché gli elementi nel tutto insieme ne furono sempre conservati ed i miglioramenti apportati si aggirarono meno in inventar nuove armi e nuovi elementi di azione che indagar nuovi metodi per trarre dalle invenzioni giá fatte piú sicure, piú facili e piú compiute applicazioni.

La tattica ragionevolmente seguir doveva il miglioramento degli ordini, ed al certo questa conseguenza doveva essere facilitata dalla divisione piú ragionevole delle compagnie e dei battaglioni; ma da ogni ricerca che si faccia negli scrittori militari contemporanei risulta invece che i metodi per muovere in senso differente le masse e metter queste in rapporto colterreno progredirono lentamente ed erano piuttosto d'impaccio a chi comandava che di facilitazione alle sue imprese. Nel primo periodo che a questo riguardo si può fissare sino alla morte di Turenna nel 1675, l'ordine sottile non ancora prevaleva affatto: intendiamo per «sottile» l'ordine primitivo che aveva ancora una profonditá di cinque uomini, e non giá che si usasse il sistema del combattere per colonne, il quale solo per eccezione fu adoperato dal Tallard alla battaglia di Spira. La guerra era piú di movimenti che di posizioni, ed erano piuttosto le marcie di eserciti poco numerosi e perciò piú mobili che decideano le battaglie, che la finezza de' movimenti sul campo e l'intelligente adoperare delle riserve. La cavalleria benché diminuita di fondo, non pertanto piú numerosa nelle sue proporzioni e situata alle ali dell'ordine di battaglia, piú che per la sua tattica influiva nelle battaglie pel suo numero e pel suo valore: essa sola compiva le vittorie e rendeva meno importanti le perdite coprendo la ritirata del vinto. L'artiglieria serviva di appoggio alla parte difensiva dell'esercito e rinforzava tutti gli accidenti di terreno che il richiedevano[12]. I villaggi incominciavano ad essere considerati come punti di appoggio importanti, la qual cosa addimostra il progresso nell'uso della moschetteria e l'importanza che acquistavano gli accidenti di terreno. In prova di ciò possiamo citare le battaglie di Fribourg, Turckheim, Senef e Nordlingen. La disfatta delle vecchie bande spagnuole a Rocroy in séguito di quella toccata dagli svizzeri, che ne erano stati il modello, a Marignano, fu l'ultimo colpo portato all'ordine profondo della fanteria; cosí che poteasi ornai dire che tutte le belliche nazioni dell'Europa seguissero uno stesso metodo. Ma non cosí gli slavi ed i musulmani, nelle battaglie dei quali, come in quelle del Sobieskia Chotzim ed a Vienna, la cavalleria decideva ancora della lotta e la fanteria operava piú come ausiliaria che come arme principale.

Nel secondo periodo basta vedere nel Feuquières, nelle memorie di Turenna, nel Quinci, istorici contemporanei, come nelle battaglie di Marienthal, di Fribourg, di Rocroy, di Sinzhneim, di Turckheim tutto si riduceva ad un attacco di posti, come a Fribourg; o ad un misto di offensiva e difensiva, come a Nordlingen e nelle altre citate di sopra; o ad un combattimento di retroguardia divenuto generale e sanguinolento ma sterile di conseguenze, come a Senef. L'abolizione delle picche, l'adottazione del fucile colla baionetta come arme unica e la diminuzione di fondo accennata di sopra, cioè quella che attualmente sussiste, fanno presumere il progresso della tattica. Non pertanto l'istoria delle guerre di quel tempo e gli scrittori delle cose militari, tra' quali il Puysegur, ne dimostrano al contrario la decadenza, imperocché se il vero scopo della tattica consiste nella combinazione della soliditá colla mobilitá degli ordini e nel facile e rapido passaggio delle ordinanze richieste per l'offesa a quelle necessarie per la difesa, possiamo affermare che un tale scopo non fu raggiunto in verun modo.

Sembra a prima vista un fenomeno inesplicabile il vedere gli elementi tanto avanzati, cioè gli uomini, le armi e gli ordini, ed i metodi per fame uso cosí poco migliorati: pur tuttavia ci sforzeremo di rintracciarne le ragioni. L'abolizione delle picche e la diminuzione della profonditá non erano per anco supplite dalla soliditá necessaria per sostenere la cavalleria formando un corpo profondo, né dal perfezionamento del fuoco combinato colla baionetta; giacché non si era ritrovata la maniera colla quale oggidí formansi quadrati pieni e vuoti e si dá ad essi una posizione che li faccia scambievolmente sostenere in modo da improvvisare un sistema di fortificazione, né si era tolto l'inconveniente della poca celeritá e della imperfezione del fuoco, cagionate dalla bacchetta di legno e dal non sapere incannare la baionetta senza impedire l'uso offensivo del fucile. Per lo che la fanteria non bastava a reggere gli scontridella cavalleria, e per conseguenza niun fatto d'arme si ravvisa in quell'epoca simile a quei tanti che per questi vantaggi son segnalati nella storia posteriore. Del che fan prova e la guerresca fazione dello Schoulembourg a Fraustadt contro Carlo decimosecondo, nella quale l'infanteria sassone era ancora armata di picche, e quella dell'Anhalt a Hochstett in cui avendo i prussiani adottato i primi la bacchetta di ferro e 'l passo eguale, avea la loro fanteria il vantaggio di tirare e marciare con piú celeritá ed ordine. E questi due esempi gravissimi confermano il nostro detto, imperocché la fanteria che aveva abbandonato le armi e gli ordini che tanto valsero a' sassoni nella loro bella ritirata, e che non aveva adottati i metodi per mezzo de' quali i prussiani poterono dare quel raro esempio di resistenza alla cavalleria, doveva soccombere agli attacchi di questa o almeno evitarli. A questo secondo partito si attennero i capitani di quel tempo, sommettendo il loro ingegno all'imperfezione degl'istrumenti di cui doveano servirsi; la qual cosa unita all'eccessivo aumento di numero ruppe ogni proporzione tra i quadri e le masse e rese meno agevole il muover queste, perdendosi cosí al tempo stesso la soliditá e la mobilitá. Il che diede alle battaglie del secondo periodo un carattere particolare, giudicato per sintoma di decadenza dell'arte, avuto riguardo alla sua natura ed al suo scopo e comparando tra loro le guerre piú celebri e gli usi de' piú gran capitani sino a quest'epoca. Difatto se la guerra è uno stato violento ed eccezionale nell'essere sociale, lo scopo e la natura di quest'arte debbono consistere nel farlo cessare il piú presto che sia possibile per rientrare nello stato normale; dal che consegue la necessitá di fare al nemico il massimo male nel minor tempo, e quindi la guerra di movimenti che agevola la celeritá delle operazioni. Cosí hanno operato fra gli antichi Alessandro, Annibale e Cesare, e fra i moderni Gustavo Adolfo, Montecuccoli e Turenna; al contrario di altri, sommi guerrieri per altro, quali Luxembourg, Villars, Vandôme, Berwick, Eugenio, Malborough, Staremberg, Catinat, Baden, i quali avean ridotto le battaglie o ad un qualche stratagemma ordinato fuori della visuale del nemico, come nel movimento di Luxembourga Fleurus contro il Valdeck; o ad una sorpresa, quale fu quella fatta dal principe di Orange senza successo a Steinkerque contro Luxembourg; o a difendere accidenti di terreno fidando sulla forza di un'artiglieria accresciuta ma poco mobile e di una fanteria che dopo spiegatasi era incapace di mutar ordine, come nelle battaglie di Nervinde, di Ramillies, di Malplaquet, di Almanza, di Bleinheim e di Fridlingen; o a chiudersi in linee fortificate, come in quella di Torino nel 1706; o a mettersi dietro a ridotti distaccati che lasciano possibile l'offensiva, come quella di Pultawa nel 1709 tra Pietro e Carlo decimosecondo. L'offensiva ancora mancava di energia: non rapidi movimenti operati sul campo di battaglia, non alcun artifizio di tattica per modificare l'ordine primitivo[13]. Ecco perché erano cosí sterili di conseguenze le sanguinose battaglie di Ramillies, di Malplaquet, che avevano combattenti superiori di numero a quelle di Rivoli e di Marengo ed eguali alle altre di Austerlitz e Fridland, fertili in risultamenti guerrieri ed in effetti politici. In questo secondo periodo il piú importante spettacolo di tattica si osserva nella guerra tra Pietro primo e Carlo decimosecondo: in essa si perfezionava l'esercito svedese, ed il russo facea presagire quei progressi che ora gli dánno tanta parte nei destini dell'Europa e dell'Asia.

La strategia si vantaggiava in questa epoca. Il general Jomini ha detto nel suoQuadro analiticoessere la strategia la scienza di far la guerra sulla carta, poiché il primo piano d'operazione di una guerra intrapresa si traccia appunto nel gabinetto, modificandosi poi nell'applicarlo dal generale che deve eseguirlo, anche sulla carta e nella sua tenda; val quanto dire che si sottomettono tutte le forze materiali alle investigazioni ed ai calcoli scientifici dell'intelligenza umana. Adunque i progressi della strategia son pruova in questa epoca di una civiltá progrediente. Or non vi ha dubbio che le guerre di Luigi decimoquarto nonsieno state precedute da ciò che dicesi «piano di campagna», giacché stabilivasi in esse una serie di operazioni ipotetiche fondate su dati conosciuti e si cercava di prevederne gli effetti. Anche l'invasione dell'Olanda nel 1672 fu eseguita strategicamente, come lo addimostra la controversia tra il ministro ed i generali sulle operazioni da farsi, poiché l'opinar di un politico in materia guerresca fa chiaro esser la guerra una scienza che si appara per teorica, indipendentemente dalla sua pratica[14]. Dimostrata l'esistenza della strategia, faremo osservare come nel primo periodo venendo rese facili le marcie e le mosse dal piccol numero d'uomini di cui componevansi gli eserciti, il genio strategico ebbe maggior campo di svilupparsi. L'esempio piú compiuto di quanto asserimmo sono le quattro campagne di Turenna dal 1672 al 1675, epoca della sua morte, nelle di cui operazioni si contengono esempi piú da seguirsi che da evitarsi, siccome nel comentario che ne fece vien dimostrando il prigioniero di Sant'Elena, anche dopo che egli e Federico aveano di tanto immegliata la strategia. Difatto la condotta del Turenna in queste quattro campagne[15]mostra come la guerra si fosse ingrandita nella sua azione e fosse divenuta scientifica ne' suoi metodi. Doveva egli operare lungo il corso del Reno per coprire la conquista e la possessione dell'Olanda, a quel modo che un esercito di osservazione opera per coprire l'assedio di una piazza isolata, appunto come Buonaparte faceva per Mantova nel 1796. Cosí le ultime operazioni presso Strasbourg sullo Schutter, guerra tutta di movimenti che tendeva a tagliare le comunicazioni all'avversario prima di combatterlo per costringerlo poi a combattere onde aprirsi una strada, sono l'ultimo grado di perfezione in istrategia[16]. Ma nel secondo periodo al contrario, malgrado i progressi scientifici fatti, la fortificazioneelevata a scienza esatta, gli elementi dell'arte ed i metodi insegnati, l'armi da fuoco preponderanti, e quindi l'importanza dell'artiglieria e l'ordine della fanteria determinati, pur nondimeno la strategia non s'innalzò ad alti concepimenti per l'accrescimento delle masse, che togliendo loro ogni mobilitá, inviluppò per cosí dire il genio nella difficoltá di muovere e di nutrire eserciti cosí numerosi. Perciò la guerra di posizione e di assedio prese il luogo della guerra di movimento e d'impulso che nel primo periodo prevaleva. Con ciò non intendiamo dire che Eugenio, Marlborough, Villars, Berwick, Catinat non abbiano ordinate dotte marcie ed operazioni strategiche di alto merito; sí bene vogliamo che si argomenti da quello che fecero, ciò che uomini cosí eccelsi avrebbero fatto con metodi migliori e piú acconci a risolvere il gran problema della riunione di soliditá e mobilitá negli eserciti. Non pertanto in questo periodo sono da notarsi la marcia di Villars per raggiungere l'elettore di Baviera sul Danubio[17], quella di Marlborough per raggiungere Eugenio sullo stesso fiume, quella di Eugenio per liberare Torino, che regge al paragone delle fazioni che precedettero la battaglia di Marengo, le marcie in Ispagna di Vandôme e di Berwick terminate colle battaglie di Almanza e di Villaviciosa, quelle di Staremberg sopra Saragozza, ed infine le campagne del Sobieski colla sua marcia sopra Vienna; le quali operazioni tutte son pruova del vero stato della strategia, come lo sono sotto altro rapporto le campagne in difensiva del Crequi sulla Sarra e la Mosella, quella del Villars nello stesso teatro e l'attiva e sapiente difesa di Berwick nelle Alpi dal 1709 al 1712, nelle quali non le posizioni passive ma i movimenti costituivano ilcarattere ed il merito della strategia. Però in questo secondo periodo era accidentale ciò che nel primo era costante, e sotto questo aspetto dicemmo che la strategia decadeva dopo Turenna: testimonio le campagne di Fiandra in cui poche leghe tennero occupati per dieci anni eserciti grandi condotti da grandi capitani, non meno che le guerre di Turchia che mostrarono a Zenta e a Belgrado il genio del grande Eugenio e la superioritá dell'Europa sull'Asia.

La fortificazione fu perfezionata da Vauban il quale riassunse, accrebbe ed applicò tutto quello che si era escogitato dalla scuola degl'ingegneri italiani fra' quali fu il Marchi, cosí che oggi le sue dottrine vengono citate ma non contraddette, riducendosi tutto quello che si agita da' suoi successori a cercar di rendere la difesa superiore all'attacco, unico problema che abbia il Vauban lasciato a risolvere alle future generazioni. Imperocché egli fissando le parallele ed i fuochi d'infilata, diede una decisa superioritá all'attacco sulla difesa, talché piú non si son veduti come prima gli assedi durare anni ed anni[18]. Questo grand'uomo cercò di difendere la patria non con un sistema isolato, ma con un sistema generale di difesa, fondato sulla geografica configurazione, sulle fortificazioni e sulle operazioni degli eserciti; e però nelle attuali quistioni sul fortificamento delle capitali la sua autoritá è invocata ancora con successo. La fortificazione di campagna progredí e piú avrebbe avanzato se non si fosse voluto operare troppo colle masse inerti e poco cogli uomini, i quali sono il primo elemento della guerra, che facendosi per essi, non può farsi altrimenti che con essi[19].

L'aspetto scientifico che presero le armi a quest'epoca in Francia e successivamente altrove si mostra nelle istituzioni per l'insegnamento della gioventú destinata a seguire questa carriera. I collegi militari sono il segnale chiarissimo che la guerra era divenuta una scienza, e come tale richiedeva l'aiuto delle altre scienze e progrediva a seconda de' loro progressi. La marina militare serviva da un altro lato col suo avanzare per pruova del progresso della societá, del commercio, dell'industria e del vincolo che unisce le forze conservatrici alle produttrici. L'amministrazione militare dovea ancor essa progredire in ragion composta dei progressi dello stato e dei bisogni dell'esercito. Da ciò ebbero origine codici militari, sistemi di somministrazione, contabilitá dei corpi, separazione degli amministratori dai combattenti, stabilimento di caserme e di ospedali, ecc. La sola creazione degli amministratori militari, dividendo il lavoro, ne addimostra il progresso, e Louvois è considerato come l'autore di questo ramo importante. Ma nel suo primo apparire questo sistema fu molto piú funesto agli eserciti di quello che fosse di sollievo ai popoli presso i quali si faceva la guerra, vero scopo di una buona amministrazione militare. I movimenti divennero piú tardi, la guerra piú costosa, le perdite piú affligenti; né la morale profittò, vedendosi ben sovente la fortuna sfacciatamente andar mostrando le sue turpitudini, non velata né meno dal valore addimostrato o dai disagi sofferti, poiché gli amministratori erano quelli che meno soffrendo piú di fortuna acquistavano. L'incendio del Palatinato e mille altre atrocitá che male accordavansi col progresso della civiltá, mostrano che quei metodi destinati a produrre all'umanitá una diminuzione di pene furono privi di effetto. Nella categoria delle operazioni amministrative possiamo comprendere la riunione delle carte, de' piani e delle memorie al deposito della guerra, che ebbe origine in quell'epoca, e lo stabilimento dell'ospedale degl'invalidi. Queste due istituzioni,malgrado la loro differenza, sono una nuova conferma dell'essere la guerra scienza ed arte: scienza perché bisognava conservare le idee e le tradizioni, arte perché gli uomini che vi si dedicavano il facevano a vita e non a tempo. Queste istituzioni adottate successivamente nell'occidente, ora passano nell'oriente. Le quali cose tutte confermano sempre piú ciò che innanzi dicemmo, cioè che l'èra moderna vien fissata in quest'epoca.

Questa nostra asserzione è dimostrata non solo dall'unitá di quei princípi che furon seguiti da tutti i gran capitani del tempo, come abbiam fatto conoscere sviluppando le loro pratiche nella tattica, nella strategia e nella guerra di assedio, ma eziandio dagli scrittori militari che li riassumono. Sí che da quest'epoca può datarsi il principio della letteratura militare e la sua influenza sui progressi della scienza, i quali vedremo sempre piú aumentarsi nei seguenti periodi. Il che pruova a nostro credere l'avanzamento della societá, consistendo il suo principale carattere nell'influenza, ignota alle societá poco incivilite, ch'esercita l'intelligenza sulle pratiche.

Esaminando nel precedente discorso leMemoriedel Montecuccoli, vedemmo comprendersi in esse non solo quanto si praticava nella guerra a' tempi suoi, ma ancora esservi il germe dell'avvenire progressivo dell'arte, fondato sugli elementi che nell'èra moderna la costituivano. Questa importante pubblicazione, come anteriore alle ultime campagne di lui, apparteneva per l'ordine del tempo piú che per quello delle idee all'epoca di cui ora trattiamo. In questa la letteratura militare ebbe i suoi principali rappresentanti in Francia, poiché furono le opere de' francesi riconosciute come le migliori da tutti i colti militari dell'Europa. Feuquières, Puysegur, Folard per la guerra di campagna e Vauban per quella di assedio sono gli autori che riuniscono le conoscenze scientifiche militari del tempo, e la loro autoritá pruova il nostro asserto dell'unitá della scienza militare presso le nazioni incivilite dell'epoca. Feuquières, aristarco severo, ricava i princípi regolatori della scienza dall'esame delle guerre contemporanee di cui era stato testimonio ed attore: tutte le operazioni sono da lui giudicate, classificate ecomparate coi princípi da lui adottati, con somma sagacia mista a eccessiva severitá. Si vede dalle sue opere essergli state le grandi operazioni strategiche della guerra piú familiari che la tattica: in effetto i suoi giudizi sopra le operazioni si aggirano piú sull'influenza del terreno nella disposizione dei corpi che sull'ordine di questi e sui loro movimenti tattici; per il che le sue prezioseMemoriepossono ancora essere consultate con profitto per riguardo alla strategia ma non per riguardo alla tattica. Feuquières ha fatto nel suo tempo ciò che Lloyd ha fatto pel secolo decimottavo e Jomini pel nostro, e la comparazione analitica delle opere di questi tre scrittori può a parer nostro servir di norma ad un osservatore adeguato per riconoscere lo stato della scienza dal decimosettimo al decimonono secolo e per seguirne l'andamento progressivo. Puysegur seguendo un metodo diverso, comprende nelle sue investigazioni l'arte dai suoi elementi fino alle sue combinazioni piú trascendenti, ma facilmente si desume dalla sua esposizione della tattica elementare come egli ne vedesse tutti i difetti e conoscesse quanto la imperfezione de' metodi per muovere le truppe nocesse alla condotta della guerra ed al risultamento delle operazioni di essa: non pertanto egli nulla propone né per migliorare le masse né per facilitare gli spiegamenti né per accrescere la rapiditá delle evoluzioni della cavalleria nelle grandi operazioni. Ciò non ostante, il suo studio esatto delle campagne de' gran capitani, unito alla sua lunga esperienza di guerra, fa sí che vi sia molto da imparare nella sua opera: è la guerra da lui supposta tra la Senna e la Loira nei circondari di Parigi. Per la qual cosa è d'uopo conchiudere essere anche questo autore piú avanzato in istrategia che in tattica. Di un carattere diverso sono improntati gli scritti del Folard. Questo autore sentí tutto ciò che mancava alla tattica per facilitare le grandi operazioni militari, e fu suo scopo il riempire questo vuoto. Conobbe con sagacitá consistere il difetto nella mancanza di soliditá e di mobilitá; ma preoccupato dallo studio dell'antica milizia, che solo offrivagli esempi di battaglie tattiche vinte in grazia della bontá degli ordini e delle evoluzioni, immaginò la sua colonna retrocedendo fino all'ordine deigreci, nel mentre che faceva di mestieri sviluppare la tattica moderna avendo riguardo alla natura delle armi da fuoco, su di che l'antichitá non poteva offrire nessun metodo da imitarsi con profitto, se non fosse la larga applicazione della legione agli eserciti moderni, modificata dalle nuove armi in uso. Il buon esito della battaglia di Spira in cui le colonne non si spiegarono e vinsero, preoccupò Folard; ma ciò che vi era di vero nel suo sistema doveva attendere l'epoca nostra per essere fissato con buon successo, come vedremo nel proseguimento di questo lavoro. Folard ebbe il merito di suscitare una gran quistione nell'arte, di richiamare l'attenzione de' militari scienziati sull'importanza della tattica e di eccitare il gusto dell'erudizione militare collo studio delle guerre dell'antichitá, di cui però abusò senza risolvere la quistione che avea suscitata. Vauban risolvette in pratica ed espose in teorica, come giá accennammo, il problema di rendere l'attacco superiore alla difesa, e rendette la guerra d'assedio una scienza quasi esatta, risparmiando col calcolo e col lavoro il sangue umano. Stabilí eziandio il rapporto tra le fortificazioni, lo Stato e le forze mobili, e posò il sistema generale di difesa su basi solide, scientifiche e preparate di lunga mano colle strade, coi canali e con tutti gli elementi di civiltá necessari ad uno Stato incivilito; elementi di cui la guerra siegue ed esprime le condizioni tutte. Tentò in séguito di contraccavare per cosí dire l'opera sua, cercando di dar forza alla difesa, ed è molto importante la sua opera su questo riguardo posto a luce in questi anni dal general Valèze: il problema però, come notammo di sopra, non fu risoluto. Questo grand'uomo è restato in fortificazione ciò che Smith è in economia politica. Ambidue ampliati, modificati, ma sempre capiscuola, non essendo stati mai combattuti i principi piú generali da essi fermati.

Da questo quadro rapido dei militari scrittori adottati dal Tago alla Meva e dal Texel al Faro vien dimostrata l'unitá scientifica dell'arte, la quale suppone quella dello scibile e dello stato sociale, che ora dimostreremo.

Non può cader dubbio alcuno sul progresso delle scienze esatte in quest'epoca. Se gittiamo uno sguardo sui coltivatoridelle matematiche in Italia e sulle scoperte di Pascal in Francia, l'asserzione è giá dimostrata; ma lo è piú compiutamente dall'applicazione delle matematiche alla fisica, che diede in quel tempo autori distinti, i quali hanno lasciato un nobile retaggio nelle scoperte successive di alta utilitá che dalle loro elucubrazioni risultarono. Basterá per non dilungarci di troppo, citare il barometro di Torricelli e tutte quelle parziali scoperte fatte da Gurke e De Sangulier che furono riunite e sviluppate dal gran Newton. Le veritá poste in luce da questo genio non possono essere il risultamento degli studi di un uomo solo, se questi non sieno agevolati dallo stato delle scienze: Omero è possibile fino ad un certo punto in una societá barbara, ma non Newton. Malgrado questi indicati ed incontrastabili progressi, la chimica conservava nelle sue investigazioni il carattere di una scienza piú occulta che filosofica. La medicina avanzavasi mercé le cure di Stahl, di Gioacchino Bucher, di Hams, di Sydenham, di Clisson. Le scienze naturali profittavano e si risentivano di questi progressi, siccome addimostrano i lavori di Merian, di Blois e di Severino in istoria naturale, e quelli di Rey, di Turnefort, di Grève e di Malpichi in botanica, i quali eran però lontani da quella perfezione che Linneo, Buffon, Volta e Cuvier dieder loro riassumendoli. Le scuole teologiche ed i giureconsulti francesi sono celebri ed hanno de' corrispondenti nelle altre nazioni. I nomi di Bossuet, di Fénélon e di Massillon hanno nel Baronio e nel Pallavicini emuli illustri. In giurisprudenza Domat, D'Aguessau, Gravina e Giannone caratterizzano lo stato della scienza nell'epoca. La filosofia era rappresentata in Francia dal sensualista Gassendi e dallo spiritualista Mallebranche, ambidue discendenti da Cartesio come le scuole greche da Socrate: Portoreale ricco di moralisti aveva in Nicolle, Pascal e Arnault i suoi alti rappresentanti. L'Inghilterra aveva lo spiritualismo in Cudworth, il materialismo in Hobbes e possedeva in Loke il filosofo ed il pubblicista che moderava le opinioni estreme colla sua sana e fredda ragione. Bayle e Spinosa rappresentavano lo scetticismo ed il panteismo, e Campanella dava all'Italia la espressione dello stato delle filosofiche dottrine in quellecontrade. La Germania possedeva in Leibniz un genio che riassumeva tutto lo scibile e che si avvicinava per le sue vaste cognizioni al merito di Aristotile, cioè quello di presentire e contenere in sé l'enciclopedia delle umane conoscenze. La strada aperta da Grozio aveva trovato seguaci distinti in Wolfio e in Puffendorfio, che davano al dritto pubblico l'uno delle vaste fondamenta nel sistema filosofico e l'altro il metodo e l'appoggio delle cognizioni storiche. Si deduce da questo rapidissimo sguardo gittato sullo scibile e sui cultori di esso che lo stato di tutte le arti cosí liberali come meccaniche doveva armonizzare collo stato delle scienze e col progresso dello stato sociale, il quale era pur esso in armonia con quello delle scienze, e quindi dovere le arti soddisfare ai bisogni cosí di pace che di guerra da quegli stati prodotti. Perciò l'architettura, l'idraulica e le arti manuali erano in quel movimento ascendente che lascia tracce tali da ferire l'intelletto meno disposto ad osservare.

Indicando sul principio di questo discorso lo stato dell'Europa a parte a parte ed il marchio che lo caratterizza, abbiamo giá fatto presentire quale fosse lo stato sociale dell'epoca ch'esaminiamo. Inoltre ne risulta una piú compiuta cognizione dallo stato dello scibile qui sopra indicato. Pur nondimeno riassumeremo e svilupperemo queste idee per rispondere alla quarta delle quistioni che ci siamo proposte.

Non può essere contrastato che l'elemento monarchico riassumeva e dirigeva la societá in quell'epoca, che questo carattere era visibile e spinto ai suoi ultimi confini in Francia e che l'Europa intiera, meno che l'Inghilterra dopo il 1688, l'Olanda e la Svizzera[20], seguiva questa generale tendenza, stimandola una necessaria dittatura per dar pace o almeno ordine al mondo europeo, stanco dalle lotte del genio feudale e delle disputereligiose. Quindi la potenza regia si presentava come suprema moderatrice, circondata di tutti i prestigi della sua organizzazione e avvalorata dai pubblici bisogni ch'essa sola potea soddisfare. In effetto l'aristocrazia feudale da impetuosa opposizione si trasformò in gentil cortigiana e non cercava piú il suo splendore nell'abbassamento del trono, ma bensí nel riflesso della grandezza di questo. Il clero stesso, malgrado ciò che vi era di sacro nel suo ministero, di forte nella sua organizzazione e di vivace ne' suoi antecedenti, seguí l'esempio della nobiltá e al dire di un severo ma eloquente censore, Lamennais, abbandonò tutta la sua indipendenza e divenne un ornamento ed un appoggio del trono. Le comuni sparirono, perché non avendo piú un nemico a combattere nella sommessa nobiltá feudale ed essendo la loro locale indipendenza priva di un centro comune, non erano piú in armonia con un sistema ove le finanze, l'esercito, la magistratura e l'amministrazione, organizzate in una vasta scala ricca di forza e di unitá, venivano a riunirsi al trono come a centro comune. Ma se le comuni erano annullate, e 'l doveano essere per le ragioni esposte, la classe ch'esse rappresentavano, cioè il terzo stato, cresceva d'importanza per la sua ricchezza e per la sua intelligenza e per tutte le carriere d'industria, di finanze, di giurisprudenza e di amministrazione, che la nobiltá per una disdegnosa leggerezza le lasciò esclusivamente. Le ultime classi della societá godevano lentamente del progresso sociale ed avevano il vantaggio di far parte del tutto e di essere sovente protette dalle leggi generali contro la prepotenza e le vessazioni dei potenti locali; il che unito alla possibilitá di migliorar la propria condizione con economia ed industria, rendeva vantaggioso, solido e progressivo il passaggio della societá dallo stato del medio evo a quello dell'epoca moderna. E questo era lo stato non solo della Francia ma dell'Europa intera, in proporzione della maggiore o minor distanza dal modello ideale che le corti ed i popoli trovavano nella Francia di Luigi decimoquarto. Difatto la docilitá dei parlamenti di Francia trovava imitazione nel consiglio di Castiglia, ed in ultimo l'imitavano sebbene meno compiutamentele diete ungheresi, polacche e germaniche. I grandi ed il clero da per tutto si raggruppavano intorno al trono, e le classi medie perdevano ogni rappresentanza, ma guadagnavano in una reale importanza ciò che toglievasi loro in apparenza. Le arti e le scienze stesse nei loro progressi non adoperavansi alla ricerca del bello e del vero se non che con uno scopo puramente artistico o scientifico e non d'applicazione sociale; ed i sapienti piú distinti avevano un contegno modesto fino all'umiltá co' grandi e coi potenti che consideravano quali esseri di un'altra natura. L'urbanitá rendeva però le distanze meno sensibili e le classificazioni meno umilianti.

La politica esterna doveva esprimere compiutamente questo interno della societá. Noi vedemmo altrove come a misura che il governo si centralizzava le nazioni acquistavano un carattere d'individualitá e di unitá, e le umane passioni dovevano lottare su di un piú vasto campo e per piú alti interessi, in quella proporzione che passa tra la contesa dei due possessori vicini e quella di due nazioni. In effetto sembraci poter segnalare l'invasione di Carlo ottavo come simbolo di questo nuovo stato sociale e tutte le guerre di Carlo quinto e Francesco primo come lo sviluppamento di esso. Queste guerre di territorio e di dritti di famiglia furono complicate colle religiose prodotte dalla riforma, cedendo in séguito il posto le quistioni territoriali a quelle di religione che agitavano piú vivamente le masse di quello che il facessero le prime. Il trattato di Westfalia mise termine a questa lotta, ed il suo scopo fu quello di terminare la quistione religiosa con una tolleranza legale e di far entrare nell'associazione europea i protestanti e gli Stati che si erano emancipati dai loro antichi sovrani, quali la Svizzera e l'Olanda, formandone elementi atti a sostenere l'equilibrio minacciato dalla preponderanza di qualche gran potenza. Le guerre che seguirono il trattato di Westfalia furono tutte fatte per questo ultimo scopo, e quando Luigi decimo quarto fu accusato di voler rinnovare il dominio di Carlo quinto, si vide gli Stati republicani riunirsi in lega coi loro antichi sovrani ed i protestanti coi cattolici per contenere nei suoi limiti la preponderanza di un ambiziosomonarca. Il trattato di Utrecht che chiude quest'epoca memoranda risolvette il problema, mentre da esso l'equilibrio non fu alterato; e se la Francia s'ingrandí con territori che erano nei suoi limiti naturali, ciò fu piú per aggiungere un nuovo elemento all'equilibrio che per turbamento di esso[21]; poiché separando la dinastia spagnuola da quella d'Austria e di Francia, togliendo tutte le possessioni eccentriche, quel trattato immergeva di nuovo la Francia nelle contese contro la potenza inglese, e questo era il suo posto nell'equilibrio europeo. Tutte le altre potenze erano limitate in modo che lo stato dell'occidente non pareva turbato dall'ultimo trattato. Ma nel settentrione e nell'oriente non si pareva giá lo stesso ad occhi chiaroveggenti. La Svezia soccombeva alla sublimitá dei suoi sforzi e rientrava nella limitata azione che corrispondeva ai suoi mezzi naturali. La Polonia si trovava pei vizi del suo reggimento dominata dagli stranieri, i quali eleggendone i sovrani avean fatto il primo passo per divenirne tali. La Turchia perdeva tutto ciò che la Russia acquistava, e le circostanze della pace del Pruth velavano all'orgoglio ottomano l'importanza del nuovo e terribile suo nemico che dal Baltico al mar d'Azof dominava direttamente. L'elevazione della Russia, quella della Prussia che scindeva ed indeboliva di molto l'impero germanico, preparavano col progresso dell'Inghilterra e coll'importanza del commercio e del sistema coloniale una nuova èra ed un nuovo punto di vista per la politica europea, che doveva modificare potentemente ciò che si era stabilito in Westfalia e confermato ad Utrecht. E ciò per quella veritá dimostrata in meccanica del pari che in chimica, che quando nuovi corpi o nuovi elementi entrano in una organizzazione qualunque, ne rompono l'antico equilibrio e ne preparano uno nuovo.

Dopo questo cenno sullo stato sociale e sui risultamenti politici di esso resta a determinare come tutto ciò possa dedursi dallo stato delle scienze belliche.

Se si getta uno sguardo sui regolamenti militari di Luigi decimoquarto vedrassi una forza maggiore di quattrocentomila uomini in una popolazione di venti milioni d'abitanti; vedrassi ordini militari per ricompensare, codici speciali per punire, abito particolare per distinzione, gerarchia nel comandare, regolamenti di amministrazione, caserme per abitare, ospedali per gli ammalati, medici e cappellani addetti alla milizia, istituti di educazione scientifica militare pei giovani, asilo pei vecchi[22], biblioteche, macchine, carte, arsenali, artefici, cittá addette ad uso esclusivamente militare quali sono le fortezze, istorie e tradizioni delle geste degli antenati, trofei conservati, eccetera. Lo spettacolo di tutto ciò altro non può dinotare se non che esser quello di una societá particolare nello Stato, la quale in sé il comprende e riassume, giacché tutte le classificazioni sociali vi sono rappresentate. E poiché questa societá ha nel suo seno leggi, arti, religione, scienze, ricompense, tradizioni, istoria, lo Stato che la comprende dovrá averne ancora in piú alto grado; e poiché si comprendono teologi, medici, scienziati nell'esercito, dovrá ancora esservene in gran numero nello Stato; se questa massa organizzata ubbidisce ad una volontá, lo stesso dovrá avvenire nello Stato, insieme ad una gerarchia di cui qui si vede l'imagine. Ciò suppone uno Stato incivilito, classificato, tranquillo nel suo interno, dominato da un potere unico, che si crea delle regole sotto il nome di leggi le quali rispetta pel suo interesse e per l'interesse generale, che dev'esser ricco per mantenere un corpo cosí potente, e forte per dominarlo senza esserne dominato, ed in ultimo che vi debbono essere altri Stati che abbiano la stessa organizzazione, altrimenti non si comprenderebbe lo scopo e l'uso di un sí fatto corpo. Da molti segni si rilevache cosí è, che gli altri Stati hanno la stessa organizzazione, si servono dello stesso insegnamento e si governano dalle stesse autoritá, mentre nelle biblioteche si vedono autori di altre nazioni militari i quali sono studiati, seguíti e commentati da quelli di questo Stato. Dunque allora si concepisce che l'Europa è una repubblica sotto molti aspetti, che ha la stessa religione, le stesse leggi, le stesse arti e scienze, lo stesso governo rappresentato dai sovrani, che le nazioni si combattono tra esse per mezzo di eserciti, indi trattano, si collegano per opporsi al forte; dal che derivano trattati, diplomazie, leggi comuni, magistrati tra nazioni e nazioni. Comparato questo quadro con le storiche tradizioni dell'Oriente, di Roma, della Grecia, del medio evo, delle epoche anteriori di poco a questa, si deve conchiudere che rimontando dall'esercito allo Stato e dallo Stato all'Europa, questa parte in questa epoca ha delle condizioni e de' caratteri che differiscono anziché lor somigliare da tutti quelli che la tradizione ci lascia conoscere, e che per tutto ciò ha dritto ad una denominazione indicata dal tempo, cioè «èra moderna», e dedotta da uno de' suoi elementi, tal quale è lo stato dell'arte militare in essa.

Noi crediamo aver risposto alle quistioni che ci siam fatte avendo indicato lo stato dell'Europa, quello degli elementi e delle parti dell'arte della guerra, dedotto dall'analisi delle cose, dalle azioni de' gran capitani e dalle scritture degli autori militari dell'epoca presa ad esaminare; avendo discorso lo stato dello scibile non meno che lo stato sociale in Europa co' suoi caratteri e gli effetti politici delle guerre; ed infine avendo dimostrato come dallo stato dell'arte militare si deduca il carattere di quest'epoca. Ché se alcuno vorrá incolparne di esserci dilungati di troppo, allettati da quella voluttá intellettuale che deriva dal ritrovamento di nuovi rapporti in una scienza ch'è la compagna della nostra vita, risponderemo col traduttore di Vico: — «La sola guerra ha discoperto il mondo negli antichi tempi; ma perché una strada presa sia durevole, è d'uopo ch'essa adempia a bisogni meno passeggieri di quelli della guerra. Alessandro facendo aperte la Persia e l'India al commerciodella Grecia, ha fondato piú cittá che non ne ha distrutte. I greci ed i fenici hanno scoperta la costa del Mediterraneo, che dipoi inclusa da' romani come un cammino militare di piú nel loro impero, è divenuta la gran via della cristiana civilizzazione. Cosí le strade mostrate dai guerrieri, seguíte dai mercatanti, agevolano man mano la comunicazione delle idee, favoriscono la simpatia de' popoli e gli aiutano a riconoscere la scambievole fratellanza del genere umano»[23].


Back to IndexNext