DISCORSO VII

Dello stato della scienza militare e delle sue relazioni colle altre scienze e le arti e con lo stato sociale dal trattato di Passarowitz del 1718 alla rivoluzione francese del 1789.

Dello stato della scienza militare e delle sue relazioni colle altre scienze e le arti e con lo stato sociale dal trattato di Passarowitz del 1718 alla rivoluzione francese del 1789.

Il principio conservatore delle societá risiede nel loro movimento progressivo. L'esame della nostra esistenza individuale e l'esame di quello delle societá in generale dimostrano compiutamente l'asserto. In effetto come si conserva la vita dell'individuo? Mercé di una serie di trasformazioni costanti, lente, insensibili, che segnano i periodi tutti che percorriamo dalla infanzia all'etá decrepita fino alla nostra distruzione, la quale teologicamente e filosoficamente può considerarsi come una piú alta e compiuta trasformazione. Le societá politiche sono soggette alle stesse leggi che gl'individui, e lo studio della storia fatto da un alto punto di vista n'è la pruova costante. Ecco perché la lettura di Bossuet, di Vico, di Herder e di Muller innalza la mente ed insieme è di conforto, perché fa rientrare nel corso degli avvenimenti ordinari benché strepitosi ciò che l'ignoranza presentava come scandali storici e morali. No, non vi sono scandali nell'ordine generale; la provvidenza regge il mondo con giuste leggi, ed una di queste si è che per progredire bisogna trasformarsi, senza di che vi è per cosí dire ristagno e languore. Ma al nostro ragionamento è necessario premettere un rapido quadro dell'Europa qual era nell'epoca di cui siamo per trattare, mentre riveste il carattere che sopra enunciammo.

La monarchia spagnuola riprese sotto i Borboni, e particolarmente sotto Carlo terzo, se non un'alta importanza almenodella dignitá nelle sue relazioni; e i miglioramenti amministrativi che si preparavano dal sovrano, secondato da uomini distinti, tendevano a dar valore al suolo spagnuolo ed a quello delle colonie e a sviluppar l'attitudine di quel popolo sí riccamente dotato dalla natura.

La monarchia francese dopo la fine del gran secolo presentò un'anomalia che non manca mai di precorrere ad alti e spesso terribili avvenimenti. Vogliam dire che l'intelligenza era in progresso mentre la moralitá andava scemando; la ragion pubblica riceve a maggiore sviluppo del potere e le classi medie e le infime erano piú morali, econome ed industriose delle alte. Questa disposizione unita all'incertezza dei limiti fra i poteri rendeva malferma l'amministrazione interna e molle la politica esterna, segnatamente dopo il trattato di Aquisgrana.

L'Inghilterra al contrario consolidava il suo sistema; la casa di Annover aveva ripreso lena piú forte dopo l'ultimo sforzo degli Stuardi. Uomini di Stato come Chatam dirigevano la sua politica sovente egoistica ma però altamente nazionale; le sue armi brillavano nelle guerre continentali; il suo commercio, la sua industria e le sue colonie in molte parti del mondo le davano gran peso negl'interessi europei; aveva su tutte le potenze tre vantaggi decisivi: il suo credito, la sua inaccessibilitá e lo spirito pubblico il quale nascea dalle leggi che la reggevano. Non avendo nulla ad acquistare sul continente, era potenza rivale di chiunque volea dominare, e sotto questo rapporto la sua azione era utile mentre parea generosa.

L'impero germanico rappresentava il medio evo nelle sue forme, ma nel fondo subiva tutte le modificazioni che il tempo e gli avvenimenti avevan prodotto: quelle sue forme erano d'ostacolo agli affari ed il suo spirito una menzogna che ogni fatto rendeva piú chiara; e dopo la scissione profonda che la riforma aveva lasciato in quel corpo, l'elevazione della monarchia prussiana venne a provare con terribili guerre la vanitá delle leggi da Ratisbona emanate. La monarchia sopraccennata era il prodigioso risultamento di una serie di uomini che chiamati a reggerla, aveano sortito quasiché tutti quelle qualitá ch'eranopiú in armonia coi bisogni dell'epoca in cui regnarono. Stato divenuto importante a forza d'industria, d'intelligenza, di coraggio e di scienza militare e che può essere considerato fra le monarchie per quello che le cittá anseatiche, Venezia e Genova erano nel medio evo, cioè potenze piú forti e influenti di quello che la loro estension materiale avrebbe dovuto permettere e supplenti con le forze morali e intellettuali a ciò che loro mancava nel valor della massa.

La casa d'Austria considerata sotto l'aspetto di capo dell'impero, benché assicurata la dignitá imperiale nella sua famiglia, dopo la guerra di successione vedeva la vanitá di una tal dignitá nel dover cedere una bella provincia ad uno de' suoi vassalli. Come potenza ereditaria perdeva terreno ed opinione dalle rive del Garigliano a quelle della Sava; ma in séguito, nella crisi che subí alla morte di Carlo sesto, il nobile carattere di Maria Teresa ed il cavalleresco patriottismo degli ungheri ristabilirono se non nelle possessioni almeno nell'opinione questa importante monarchia, e la casa di Lorena ebbe principi distinti, e la monarchia austriaca nel periodo del quale trattiamo, malgrado molte sventure si trovò alla fine del secolo abbastanza forte per sostenere la terribile lotta che l'ha segnalata; il che dimostra che aveva fatto progressi nelle arti della pace del pari che in quelle della guerra.

L'Olanda ricca di capitali perdeva la sua importanza per la rivalitá inglese nel commercio e nelle colonie e per l'elevazione delle potenze continentali, segnatamente della Prussia.

La Svizzera aspirava alla pace e ne godeva; ma si alteravano gli elementi del suo stato sociale, secondo il detto del suo eloquente storico: dava soldati, ma non ne aveva. I suoi soldati combattevano per chiunque li pagava, ella per nessuno. Per questa via si può conservare lo spirito militare, ma si perde l'influenza politica; il che appunto accadde alla Svizzera.

L'Italia respirava nel secolo di cui parliamo. Quasiché tutti i suoi governi erano nazionali: ristabilito il trono delle Due Sicilie; ingrandita la casa di Savoia; gli Stati di Parma, di Modena, di Toscana governati da principi italiani; Genova, Lucca eVenezia rette a repubblica. Il solo Stato di Milano non aveva un governo italiano, ma l'amministrazione del Firmiani compensò in qualche modo i mali della condizione per cosí dir coloniale di quel principato nel quale si aprivan la strada tutti i progressi amministrativi. Quarantotto anni di pace procacciarono all'Italia ricchezze materiali e intellettuali, ma la tempra degli uomini si ammolliva, perché concitati non erano né da grandi timori o speranze né da vive passioni.

L'impero ottomano che avea combattuto e combatteva con sorte varia la potenza austriaca, vedeva e sentiva i colpi che questa andavagli arrecando e preparava una nuova e terribile potenza, vogliam dire la Russia, la quale tendea verso l'oriente a causa della sua posizione e meno guardava o influiva sull'occidente. Questa societá musulmana in Europa rimanea separata dal popolo greco che avea conquistato ed estranea alla civiltá europea; mentre andava perdendo il suo fanatismo, conservava però l'antica barbarie; circostanze tutte che non inducevano dubbio sulla sua decadenza nei meno sagaci osservatori. La nullitá, la mollezza e la crudeltá de' suoi sovrani erano al tempo stesso causa ed effetto della societá musulmana.

La Polonia, come l'impero germanico e l'ottomano, offeriva una pruova novella del non essere permesso all'umanitá anche nel suo eroismo di ostare alle leggi della natura. Malgrado il valore e l'intelligenza di una illustre nobiltá, il solo attaccamento cieco a' metodi governativi esauriti nei loro risultamenti fece sí che questa potente monarchia ricevesse la legge in tutta questa epoca e finisse per essere conquistata senza aver fatto la guerra. E ciò preludeva alla sua distruzione.

L'impero russo segnalava la sua esistenza con passi giganteschi, ed il piano di Pietro era continuato da quattro donne rivestite della sovranitá, le quali quantunque fornite di qualitá differenti miravano allo scopo medesimo. L'imitazione che forse noceva allo sviluppo spontaneo ed originale della intelligenza nazionale accelerò nondimeno la importanza politica e militare di questo impero che progrediva, combatteva ed influiva al tempo stesso sull'Oder, sul Danubio e sul Fasi. Avea flottenel mar Nero e nel Mediterraneo, dominava la Polonia, acquistava terreno in Finlandia, in Crimea e nelle provincie del Caucaso: l'esercito paziente, valoroso e pieno d'entusiasmo per chi reggeva l'impero, l'amor proprio nazionale vivissimo, la civiltá europea facentesi strada; tutto questo formava nuovi elementi che doveano modificare il sistema stabilito a Munster.

La Scandinavia rientrava nella posizione che la natura assegnavale dopo che grandi potenze eran sorte nella parte settentrionale d'Europa. La Svezia dominata e divisa dai partiti mostrò nella guerra de' sette anni quanto fosse diversa da ciò che era in quella de' trent'anni. Un principe distinto concentrando nelle sue mani il potere, volle e cominciò a rialzarla, ma gli mancò il tempo e forse ancor l'occasione.

La Danimarca retta con saggia politica interna ed esterna progrediva in ogni senso.

Il Portogallo divenuto per cosí dire colonia inglese in virtú del trattato di Mathuen ed afflitto da una orribile calamitá fisica, era in decadenza. Ebbe poi il torto di non saper comprendere e non voler tollerare un gran ministro che volea rialzarlo dall'umile stato in che era caduto.

A quanto abbiamo sinora detto sullo stato d'Europa vuolsi aggiungere che l'America colonizzata diveniva omai teatro di guerra, e la sua influenza era passiva. Ma la rivolta delle colonie inglesi avverò il vaticinio fatto sul sistema coloniale in quanto alla sua successiva caduta ed a' suoi effetti sull'equilibrio europeo.

Il carattere generale degli Stati di cui abbiamo discorso, che forma la nota caratteristica del periodo di cui è parola, può ridursi al seguente:

1. Concentrazione piú compiuta del potere monarchico, potere che distruggeva gli ostacoli a lui legati dal medio evo; il che conduceva all'unitá amministrativa.

2. In quanto alla politica esterna l'interesse commerciale ed il coloniale che si svolgevano sempre piú e si confondevano per la loro natura e pei loro effetti, sottentravano alle guerre di successione che nascevano dai dritti delle famiglie reali comerisultamento naturale del volersi apparentare tra loro esclusivamente. Questo principio prevalse piú nel secondo periodo dell'epoca che nel primo, nel quale l'altro enunciato ebbe il dí sopra come dalla storia e dai trattati rilevasi.

3. L'influenza del sistema coloniale esercitava la sua azione sotto tanti aspetti diversi, in guisa da modificare non solo la direzione politica ed economica degli Stati, ma bensí da cangiar la morale, sostituendo la tolleranza religiosa che il commercio rendea necessaria e facile, al fanatismo che nel principio del secolo anteriore avea dominata ed insanguinata l'Europa.

4. La tendenza all'utile cosí nello scibile umano come nell'amministrazione. E ciò risultava dalla natura dell'umana intelligenza, che dopo aver impiegato le sue facoltá nella ricerca del vero, del bello e del buono, ha bisogno di recare ad atto le sue speculazioni per ritrarne una utilitá positiva.

Ora ci faremo a proporre alcune quistioni. Col rispondere ad esse adeguatamente otterremo la soluzione del problema che ci siamo proposto.

1. Quali uomini, quali armi, quali ordini fossero scelti e adoperati dalle varie potenze europee nei vari periodi dell'epoca di cui trattiamo.

2. Quali fossero i metodi tattici, strategici e di fortificazione dell'epoca. Quale il sistema amministrativo che prevalea negli eserciti.

3. Qual fosse il carattere che rivestiva la scienza della guerra secondo gli scrittori militari dell'epoca e se vi fosse unitá nelle vedute di questi scrittori; unitá tale da poterne dedurre quella delle istituzioni ed insieme dei metodi militari.

4. Qual fosse lo stato delle scienze esatte, naturali e morali, quale carattere rivestissero, qual fosse l'influenza che avevano sulle arti che ne dipendono e quale finalmente la lor relazione con lo stato delle scienze belliche.

5. Qual si fosse lo stato sociale nel suo insieme, quali i suoi politici risultamenti e però la sua influenza sui destini del mondo, e in che modo particolarmente si scorgesse reagire sulla scienza militare.

La scelta degli uomini destinati a comporre gli eserciti deriva, come ci lusinghiamo di aver provato nei nostri antecedenti discorsi, dallo stato sociale, il quale riposa sopra le condizioni che fissano lo stato delle persone e quello delle proprietá. Ora nel periodo del quale trattiamo nessuna radicale trasformazione ebbe luogo su questi due gravi oggetti, secondo che gli abbiam veduti essere stabiliti all'epoca trattata nel nostro sesto discorso. Deriva da questo come legittima conseguenza che la composizione di un esercito nel suo primo e principale elemento poteva ricevere perfezionamenti o modificazioni parziali, ma era lo stesso di quel che prima notammo, siccome corrispondente all'èra storica conosciuta sotto la denominazione di «moderna». In effetto in tutti gli Stati i comuni erano scelti nelle classi poco agiate della societá; senonché trovato insufficiente ed incerto il sistema di arrollamento volontario, si cercò di regolarizzare il servizio militare, il quale per cosí dire divenne una imposta sugli uomini. In Francia troviam le milizie, in Austria i contingenti somministrati dai proprietari di terre, il che era pure presso le nazioni slave. In Prussia questo sistema ricevette un piú regolare sviluppo e si vede il territorio diviso in circoli, i quali fornivano un contingente che dovevano tenere al completo e che era preso nelle ultime classi della societá. Il servizio era a vita negli Stati di razza teutonica o slava; nell'occidente dell'Europa il tempo del servizio cosí per la recluta che pel volontario era limitato ad un certo numero di anni che non passava mai gli otto. Gli uffiziali furono scelti secondo i metodi esposti nel nostro precedente discorso; senonché è da osservarsi che si cominciò ad aprire una carriera d'avanzamento ai sottouffiziali, ma parziale, eccezionale e non regolarmente stabilita, perocché fino in Prussia si sosteneva che un uffiziale dovesse essere gentiluomo. Ciò proveniva dalle classificazioni sociali esistenti nello Stato. Ciò nondimeno da un altro lato fu stabilito che anche gli uomini di nobil sangue dovessero cominciare dall'essere soldati; dal che nacquero i cadetti. Queste due innovazioni dovevano portare il loro frutto nelle epoche posteriori, il che vedremo dipoi, e mostravano giá che lo stato militare era per suanatura una carriera ove il merito reale dovea rimpiazzare i privilegi. Un'altra novitá piú feconda in conseguenze sociali e militari si fu che la difesa dello Stato dovesse riguardarsi come un dovere per tutti, dovere il quale si contraeva nascendo. Ma come è legge di natura che in ogni cosa si venga operando per gradi, cosí si vedeva al tempo stesso sussistere l'idea che l'esercito fosse una parte della societá destinata a difenderla tutta, e si vedevano le truppe straniere assoldate e i cosí detti «corpi franchi» levati per la guerra. E questi erano gli ultimi rappresentanti del sistema de' mercenari fissi e dei condottieri temporanei che in altri tempi era in vigore.

Le armi eran le stesse: il moschetto perfezionavasi, la bacchetta di ferro era generalmente adottata, come ancora la baionetta situata in modo da non impedire il fuoco. La sciabola divenne l'arma principale della cavalleria, la carabina e le pistole non servirono che a modo di ausilio; il che provava che si era conosciuta la vera natura della cavalleria. Le armi difensive scomparvero interamente meno che nei corazzieri, nei quali per altro non si aveva gran fiducia perché le corazze non erano a pruova della palla di fucile. La lancia scomparve fuorché tra i polacchi ed in qualche corpo formato a loro imitazione, ma piú per bizzarria che per solida opinione del vantaggio che ritrar si potesse dall'arma. L'artiglieria ricevette moltiplici perfezionamenti, e tutti tendevano a renderla mobile a segno da poter seguire le truppe costantemente ed in tutti i terreni. Tutto ciò ch'è conosciuto sotto il nome di «sistema di Gribauval» (che appena dopo la pace comincia ad essere modificato) avea questo scopo, e tutto il materiale di quest'arma è basato sino ai dí nostri sulle escogitazioni di quel dotto uffiziale. I pezzi di campagna, i pezzi di riserva, l'organizzazione de' parchi come arsenali mobili, la separazione compiuta dell'artiglieria di assedio da quella di campagna, la differenza nei carretti dei pezzi di ramparo e dell'armamento delle coste da quelli dell'artiglieria di campagna, la organizzazione dei pontonieri e i perfezionamenti e le classificazioni pei vari generi di ponti, sono tanti passi del pari che tante pruove del progresso cosí dell'artiglieria come di tuttele scienze ed arti necessarie per renderli possibili. I pezzi attaccati ai battaglioni comprovano lo scopo da noi indicato di non isolare mai l'infanteria da un sí potente ausilio; e l'artiglieria a cavallo in Prussia inventata, che aveva per iscopo di accrescere la mobilitá di quest'arma e di fornire la cavalleria del medesimo appoggio che aveva la infanteria, sono l'ultima energica espressione dell'importanza di quest'arme ausiliaria e delle modificazioni che tutto il sistema di guerra dovea subire.

Una volta stabilita e riconosciuta la superioritá esclusiva delle armi da trarre su quelle atte a ferir da vicino, è chiaro che gli ordini dovettero concorrere anch'essi ad un simile scopo; e però il fondo fu fissato a tre righe per l'infanteria nell'ordine di battaglia, a due nella cavalleria, e per eccezione a tre, massime in qualche Stato considerato come stazionario nella scienza della guerra[24]. Queste sono le basi del sistema in Europa e i militari regolamenti ne fan fede presso tutte le nazioni.

Nel nostro quinto discorso facemmo osservare che non risolvendosi la quistione delle armi, restava del vago negli ordini ed era conseguentemente impossibile ogni progresso nella tattica, la quale altro non è che un metodo per applicare e render flessibili gli ordini conservandoli intatti e per adattarli a tutte le circostanze che l'attitudine del nemico e gli accidenti del terreno producono. Ora una volta fissate le armi e gli ordini, la tattica doveva perfezionarsi per le ragioni opposte a quelle che avevano ritardato il suo progresso. Pure questi passi non furono fatti da tutti contemporaneamente, ma come accade in tutto ciò ch'è umano, chi era spinto da piú alte necessitá o piú da natura disposto ad operare un perfezionamento, l'operò e lo pose in luce, e gli altri furono imitatori, e come sempre avviene, con esagerazione piuttosto che con ragione. Tale fu la sorte della tattica cosí elementare come sublime che in Prussia ebbe la sua grande scuola e che da quello Stato si diramò in tutto l'occidente e oggidí passa in oriente, seguendo queimetodi di civiltá che ivi trapiantansi. E quanto asseriamo ha chiara pruova dalle preziose lettere del maresciallo di Sassonia al ministro della guerra di Francia, nelle quali l'illustre autore sostiene che l'infanteria francese non può combattere in pianura e che il solo genere di guerra che le riesca si è quello di forzare le posizioni. Questa severa sentenza sí gloriosamente smentita di poi, pruova che questa intelligente e bellicosa nazione era molto addietro in fatto di tattica. L'infelice guerra de' sette anni provò ciò che Maurizio diceva, e quei militari rovesci animarono l'intelligente patriottismo del Guibert a iniziare eloquentemente i suoi compatrioti nel segreto della tattica prussiana. L'ordinanza del 1791 ne fu la pratica applicazione.

I perfezionamenti operati in Prussia nella tattica possono ridursi ai seguenti:

1. L'esattezza nell'istruzione di dettaglio quanto al maneggio delle armi, ai fuochi, alla marcia, agli allineamenti.

2. Il modo di formarsi e spiegarsi rapidamente in colonna e di ripassare all'ordine di battaglia con movimenti pel fianco dei plotoni percorrendo la diagonale. Da ciò risultava il doppio vantaggio di operare per la linea piú corta e di conservare l'ordine serrato ad ogni evento; cosí risolvevasi l'eterno problema di tutte le evoluzioni, quello cioè di occupar poco spazio e guadagnar molto tempo. In questi due risultamenti sta il vero segreto della tattica.

3. L'applicazione degli stessi metodi a divisioni intere, operando marcie di fianco in colonne, talché con una semplice conversione si riprendesse l'ordine di battaglia. L'impiego degli scaloni per avere sforzi successivi sui punti di attacco, senza arrischiar confusioni in un rovescio. E le distanze fra gli scaloni a ciò contribuivano, mentre quelli non impegnati si conservavano intatti per rinnovare gli attacchi o per operare e coprire la ritirata. I cambiamenti di fronte, i passaggi di linea, le ritirate a scacchiere, i passaggi di stretti e i quadrati derivavano dagli stessi principi ed erano eseguiti con gli stessi metodi, e si riassumevano sempre nel passaggio dall'ordine di battaglia a quello di colonna e cosí viceversa. Eravi scienza adunque,poiché vi erano princípi costanti, unitá di scopo e semplicitá di metodi.

4. All'ordine di battaglia che non avea piú per base il sistema di mettere l'artiglieria, la cavalleria e l'infanteria in un ordine costante — mentre si era passato dall'intralciare le armi al separarle compiutamente — fu sostituito il principio fecondo del sostegno reciproco delle armi e della loro disposizione adattata alla natura del terreno. Per il che videsi con iscandalo dai tattici di corta vista la cavalleria occupare il centro di un ordine di battaglia mentre l'infanteria occupava le ali; l'artiglieria divenuta mobile cambiar posizione e seguire le truppe in tutte le loro evoluzioni; da ultimo, ciò che era ignoto nelle epoche antecedenti, prendersi l'ordine di battaglia in faccia al nemico spiegato e per la combinazione delle diverse colonne, o per una marcia di fianco coperta da truppe spiegate o dal terreno, adottarsi l'ordine obliquo[25]sí adoperato presso l'antichitá, per cosí sopraffare il nemico in un punto e sottrarre ai suoi attacchi la parte opposta a quella con la quale venivano fatti.

Queste sono a nostro credere le innovazioni fatte dal gran Federico nella tattica, cioè lo sviluppo compiuto che derivava dalla natura delle armi fissate e perfezionate con tutte le loro conseguenze sugli ordini e le evoluzioni.

Nella cavalleria il progresso fu vasto e compiuto dopo Molwitz, ove ella si mostrò sí inferiore da doverla mischiare con alcuni battaglioni; il che fu l'ultimo esempio del mescolamento delle due armi. Niuno ignora che il gran Seidlitz, morto in etá verde, aveva il doppio merito che non si è piú rinnovato in alcuno allo stesso grado, di essere un grande ispettore e un gran condottiere di cavalleria, siccome quello ch'era fornito di molto talento per organizzare l'arma e favorito veniva da felici ispirazioni sul campo di battaglia. La cavalleria prussiana adottando tutti i perfezionamenti tattici dell'infanteria con le sole modificazioni che la sua composta natura esigeva, divenne mobile oltremodo, manovrò al galoppo e contribuí nelle battaglie ad affrettarne l'esito operando in gran masse.

Tal è il breve sunto che possiam dare dello stato della tattica prussiana, la cui superioritá non era contrastata. Venne imitata ed anche talvolta puerilmente. Salder per l'infanteria e Seidlitz per la cavalleria sono i veri creatori della tattica moderna, e tutti i militari regolamenti sono ancora modellati nei loro princípi dirigenti su quello ch'essi prescrissero. La pruova della nostra asserzione si trova nel carattere delle battaglie dell'epoca. In effetto a Fontenoy, a Rocoux, a Lawfelt non vi è esempio di gran movimenti tattici, e la famosa colonna inglese di Fontenoy dimostra piú il freddo valore delle truppe che la perfezione delle combinazioni tattiche, mentre nessuno seppe tirar partito da quella combinazione fortuita, e dall'esercito francese fu opposta l'artiglieria a quelle masse, ma nessun movimento di truppe. Le battaglie di Parma, di Piacenza, di Camposanto sul Panaro hanno lo stesso carattere, cioè importanza di posizioni e pochi movimenti tattici. Non dee dirsi il medesimo delle battaglie di Praga, di Rosbac, di Zorndorf e neppure di quelle di Leuthen e Tourgau, in cui ebbero luogo bei movimenti e fecersi delle brillanti cariche. Alcune battaglie furono perdute dai prussiani a causa dell'arte adoperata dagli austriaci nel disporre la difensiva delle loro posizioni. Federico nelle sue lettere al general Fouquet espone con esattezza ed encomia moltissimo il sistema di difesa dagli austriaci adottato in quanto alle posizioni el'artistica esposizione delle due linee delle riserve delle diverse armi combinata colla natura del terreno[26]. I russi combattendo con rara intrepiditá in vasti quadrati, come per esempio contro i turchi, supplivano ad un ordine sí falso contro truppe europee con la tenacitá, la quale unita al numero diede loro la vittoria a Jagerndorf Kay e a Kunersdorf, come gli austriaci l'avevano ottenuta a Kolin. Gli eserciti francesi furono inferiori alla loro meritata riputazione, e le sconfitte di Creivelt e Minden non sono bilanciate dai meschini successi di Bergen e Willinghausen che la vanitá nazionale esagerò e che avrebbe sdegnati in epoche piú gloriose.

La strategia che abbiam veduta dapprima istintiva, poi sottomessa ad un certo calcolo e divenuta intuitiva, acquistò in questo periodo il carattere dimostrativo; e ciò proveremo non solo mercé della indicazione rapida delle operazioni strategiche, ma coll'autoritá degli scrittori militari dell'epoca. Per ora ci restringeremo a mettere in vista che vi erano piani di campagna stabiliti sulle conoscenze anteriori, topografiche e descrittive; che in questi piani giungevasi a calcolare tutta la serie di operazioni che dovea nascere nel doppio caso del rovescio o del buon successo delle operazioni premeditate; e però a torto voleasi trattare come scienza esatta quella che avendo moltissimi dati ignoti, non può essere se non una scienza per cosí dire approssimativa. Ma questa esagerazione del valor della scienza ne dimostra appunto la sua esistenza e il suo primo periodo[27].

Nelle campagne del Maillebois in Italia nel 1745 e nel 1746 si scorgono vedute strategiche, si vedono considerati i grandi accidenti del terreno, e non solo considerati localmente comeostacoli o mezzi, ma nel loro insieme e nelle loro reciproche relazioni. Sono in tal guisa considerati il Po, le Alpi e gli Appennini, le pianure del Piemonte e della Lombardia, i controforti ed i corsi secondari di acque. Nella guerra di successione vediam trascurati i principi strategici. La punta dei francesi a Praga nel 1742 ne fa fede. Ma nella guerra de' sette anni vediamo costituita la guerra, ne vediamo strategicamente fissate le basi, le linee d'operazione, e tenersi con iscrupolo alla loro conservazione; gli austriaci basarsi in Boemia e in Moravia, i russi in Polonia e i francesi sul Reno e sul Meno; Federico stabilire la sua difensiva tra l'Elba e l'Oder, servirsi di queste linee naturali e delle piazze situate fra esse per contenere i nemici, i quali abbandonava momentaneamente per condursi in massa contro degli altri e per indi ritornar vittorioso sopra i primi. Questa mobilitá, questo uso costante della linea interna contro le esterne, questo operare in massa contro chi operava per distaccamenti, spiegano quei risultamenti, costituiscono i progressi della scienza e giustificano l'ammirazione del grand'uomo che le fece fare di sí gran passi[28]. L'invasione della Boemia, la ritirata che seguí la marcia a Rosbac, la contromarcia in Islesia nel 1757, la ritirata da Olmutz nel 1758, i movimenti sull'Oder, quelli che succedettero alla battaglia perduta di Hokirken, i movimenti per combattere i russi nel 1759, quelli per liberare la Sassonia, la marcia in Islesia, il campo di Bunsolvitz nel 1760 per paralizzare i due eserciti, i movimenti di Lignitz che precedettero la battaglia di questo nome, tutto provava che il gran Federico era fedele al sistema delle masse ed ai movimenti, e che quandose ne allontanò operando per distaccamento, come a Maxen e Landshut, ne fu severamente punito. Se la strategia diè spiegazione dei risultamenti ottenuti nella lotta ineguale della guerra de' sette anni, applicata piú in grande giustificherá piú vasti risultamenti. Nell'enumerare la proprietá della strategia considerata siccome scienza abbiamo indicata l'importanza che le fortificazioni acquistavano nel sistema generale della guerra. La superficie del suolo essendo geograficamente divisa in una serie di parti che costituivano i diversi teatri di guerra, e per operare offensivamente o difensivamente su di essi essendovi necessitá di una base, cioè di un numero di punti fortificati ove riporsi tutto il materiale di guerra e tutti gli approvvisionamenti per la sussistenza dell'esercito che operava, avvenne che la fortificazione acquistasse uno sviluppo maggiore e non si limitasse alla difesa parziale di ogni recinto fortificato, ma entrasse nelle vaste combinazioni di tutte le militari operazioni del pari che di tutti i grandi accidenti di terreno, ai quali dovea supplire quando mancavano e accrescerne il valore quando esistevano. Per il che si sentiva sempre piú il bisogno d'impadronirsi delle grandi comunicazioni, dei gran passaggi dei monti o dei fiumi; e tutto ciò dovea avere per ultima conseguenza il non costruire le piazze di guerra che nei punti strategici[29], riconosciuti per tali dal calcolo scientifico e dall'esperienza delle guerre giá combattute su quel teatro.

Considerate le fortificazioni sotto questo punto di vista generale, ci resta a determinare lo stato della scienza nelle sue relazioni colla guerra di assedio e determinare se in questo periodoprogredisse l'attacco o la difesa. Tutti gli sforzi degl'ingegneri tendeano al medesimo fine: a ristabilire l'equilibrio fra l'attacco e la difesa; equilibrio che i metodi posti in opera dal Vauban avevano rotto a favor dell'attacco. Tutto ciò che si escogitò pel fine sopra indicato dai sapienti nell'arte può ridursi a tre principali mezzi:

1. Il defilamento o sottraimento, cioè il mezzo di dare alle opere della piazza un dominio sulle alture che la circondavano a tiro di cannone, in modo da non esserne dominate, da nascondersi anche alla vista, da sottrarsi alle infilate di attacco, dando fino al profilo, fino al fiancheggiamento, fino al comando delle opere le condizioni necessarie per dominare il terreno circostante e per avvicinarsi il piú possibile al desiderato punto di vedere senza esser visto. Fu però riputato ottimo risultamento di un buon disegno quello di sottrarre le fortificazioni e le loro disposizioni a chi voleva attaccarle e per indispensabile preliminare ne faceva la riconoscenza.

2. La moltiplicazione delle opere esteriori per aumentare i fiancheggiamenti nella difesa, occupando anche le alture ch'erano superiori al defilamento.

3. Lo stabilire di lunga mano nelle piazze un sistema di contromine per isventare tutto ciò che il nemico potea operare contro la piazza co' mezzi della guerra sotterranea e per regolarizzare il sistema delle innondazioni e tutta l'azione delle acque ove la natura vi si prestava.

Questa serie di lavori nei quali il corpo del genio francese fu quello che piú ebbe parte, avendo conservata ed aumentata la riputazione che aveva di essere il primo in Europa, dovrebbe far credere che si fosse riuscito in parte almeno a favorir la difesa e a bilanciare i progressi dell'attacco. Ma la storia militare del secolo decimottavo depone il contrario, meno la difesa di Bergop-zoom nel 1747 assediata dai francesi, la quale fu molto brillante ma non provò nulla quanto ai progressi della difensiva. Tutta la guerra di assedio nella guerra de' sette anni per le piazze di Slesia non serví che a provare i vantaggi dell'attacco. La difesa di Schweidnitz nel 1760, ove il celebre Gribauval dirigeva l'artiglieriadegli assediati, fu degna di nota; ma bisogna pur dire che l'esercito prussiano mancava compiutamente di un buon corpo del genio, mentre il sistema era tutto nella guerra di campagna e di movimenti. La difesa di Danzica nel 1733 contro il Munick e quella delle piazze di Turchia non possono nulla provare quanto ai progressi della difensiva, mentre eravi ostinazione per parte dei difensori e quel che piú vale, oltre la guernigione combattevano gli abitanti, e gli assediatori eran ben lungi dall'essere al livello dei progressi fatti dalla fortificazione, perocché il loro stato sociale non era innoltrato al punto di coltivar con vantaggio le scienze tutte che le sono come di base. Nella guerra dell'indipendenza americana non si scorge difesa alcuna ordinata con metodo, e l'ostinazione ben piú che l'arte operò in quella guerra. Da questo breve sunto possiamo conchiudere che nel periodo del quale trattiamo, la difesa guadagnò sull'attacco che Vauban si era studiato di rendere superiore.

La fortificazione di campagna ebbe altra sorte. I suoi progressi furono visibili e diedero positivi risultamenti. Il sistema tanto preconizzato dal maresciallo di Sassonia dei ridotti distaccati fece sí che le linee continue cadessero in disuso, siccome quelle da cui veniva paralizzata l'azione delle truppe e tolta ogni facilitá pei ritorni offensivi, nei quali si riponeva l'ultimo risultamento di una buona e felice difesa; il che chiaramente mostrava che la guerra di movimenti era per riprendere la sua superioritá su quella di posizioni che avea dominato dalla morte di Turenna fino all'apparimento del gran Federico. Noi abbiam citato Bunsolvitz tra il 1760 e il 1761. In esso si riassumono tutti i progressi fatti dalla fortificazione di campagna, e bisogna rilegger sovente la descrizione che il re di Prussia ne fa nellaStoria della guerra dei sette annida lui dettata, perché prescindendo da tutti i preziosi particolari di arte dei quali abbonda, si scorge come il vero genio fosse pieghevole, perocché essendo il migliore fra i tattici, abilissimo nell'ordinare e condurre battaglie, giusto apprezzator dei vantaggi de' mezzi di fortificazione, a fine di non opporsi a forze superiori con truppe nuove e non agguerrite, si mostrò grandenell'inazione come lo era stato nell'azione, riunendo nella sua vita militare le buone parti di Annibale e di Fabio.

L'amministrazione militare come parte di un tutto doveva livellarsi ai progressi dell'arte e ai bisogni che dai suoi metodi derivavano. Ammessa una base ed una linea d'operazione, nasceva il bisogno di legare il soggetto e l'oggetto per mezzo di convogli che rinnovavano le munizioni da guerra e da bocca; e in queste guerre si vede, come ad Olmutz nel 1758, una perdita di un convoglio decidere di tutta la campagna. E l'illustre Laudon vide cominciar la sua gloria in questa occasione. Del resto benché il corpo dei militari amministratori fosse organizzato regolarmente e spesso, siccome in Prussia, un uffiziale generale di nome ne avesse la somma direzione, pur nondimeno il sistema delle requisizioni suppliva a quello dei magazzini, e la Sassonia ricorda ancora l'increscevol soggiorno dei prussiani nella guerra dei sette anni, come la Polonia quello dei russi e l'Annover quel dei francesi. Pure malgrado questi mali presso che inevitabili, quando si paragona ciò che si soffriva dai popoli nelle guerre del decimosesto ed anche del decimosettimo secolo, si dee convenire che vi era progresso cosí nei costumi come nell'ordine amministrativo. Gli spedali stessi risentivansi dello stato di una societá ove l'arte di guarire aveva seguito i passi di tutte le scienze e di tutte le arti delle quali si compone e da cui nasce.

La disciplina divenne severa, le punizioni furono quasi crudeli, e negli eserciti alemanni e russi specialmente credettesi che il bastone fosse per dir cosí un talismano il quale potea degradando l'uomo elevarlo ad eroe, e si giunse a tal punto che gli uffiziali recavansi quasi ad onore l'esser prodighi di gastighi di simil natura e crudeli nel farli applicare. Forse la composizione mista di alcuni eserciti ed il carattere semibarbaro di altri rendea necessario un tal mezzo; e l'indisciplina dell'esercito francese non sottoposto ai gastighi dei quali facemmo cenno, confermava l'idea della loro indispensabilitá. Tutto il sistema di disciplina si risentí di questo carattere di durezza, il quale passò fin nel linguaggio che si teneva daisuperiori agl'inferiori in tutta la gerarchia militare. Cosí la militar disciplina rivestí un carattere di servilitá, ma che non doveva esser compiuto, giacché l'eroismo individuale non iscomparve in eserciti cosí regolati.

La creazione dello stato maggiore in Prussia e quella degl'ingegneri geografi in Francia provavano che la guerra passava sempre piú dall'urto brutale delle masse alla direzione della intelligenza. Lo stato maggiore fu adottato successivamente in tutti gli eserciti, del pari che tutto ciò che in Prussia perfezionavasi. Questa istituzione avea per iscopo il regolare con armonica unitá truppe lontane operanti su terreni ignoti, il conoscere bene questi terreni, il togliere a chi avea la suprema condotta della guerra tutti i dettagli che lo distoglievano dalle sue gravi meditazioni e il far circolare rapidamente gli ordini del capo non giá letteralmente, al che provvedevasi con altri mezzi, ma secondo il loro spirito. Cosí fu visto sovente confidarsi ad un uffiziale di grado poco elevato il segreto intimo del generale e nel venire comunicato ai subalterni, modificarsi secondo gli eventi che la rapiditá delle fazioni guerriere sottopone a infinite trasformazioni. Cosí dopo essersi vista la nascita la quale una volta dava il comando, sottoporsi alla gerarchia militare, videsi sottoposta all'intelligenza presunta di un inferiore; risultamento importante il quale mostrava che l'intelligenza umana era in progresso quanto ai poteri.

La castrametazione seguí i progressi della tattica e della disciplina. I campi d'istruzione in tempo di pace dovettero perfezionarla. Lo stato maggiore ebbe la missione speciale di disegnare campi e di riconoscere quelli del nemico. Il loro disegno fu una conseguenza dell'ordine sottile che predominava, e nella poca profonditá di questo trovavasi la differenza dai campi romani; campi per altro che differivano nelle armi, negli ordini e in tutto il sistema di guerra che separa gli antichi dai moderni. L'uso delle tende dirette alla conservazione dei combattenti rendea meno spedite le marcie e tutte le operazioni militari e forniva ad un occhio esercitato il modo di calcolare il numero delle truppe del nemico.

Ora vogliamo qui riassumere i cambiamenti tutti operati dal gran Federico nella scienza militare. Tai cambiamenti essendo stati adottati generalmente, ci asterremo dal parlare degli altri eserciti. Lo sviluppo che la guerra ha ricevuto ai dí nostri è ilnon plus ultradella scienza, come lo era pel decimottavo secolo quello comunicatole dal gran Federico. Passiamo ad enumerare i cambiamenti sopraccennati.

1. Il sistema de' fuochi venne modificato dal passaggio che si fece dall'ordine profondo al sottile, ordine corrispondente alle nuove armi.

2. Gran movimenti furono introdotti in tutte le armi per serrarsi, spiegarsi ed ordinarsi in battaglia dinanzi al nemico.

3. I progressi fatti dalla cavalleria accrebbero la sua mobilitá. Buoni metodi facilitarono il passaggio dall'ordine di colonna a quello di battaglia.

4. La stessa mobilitá venne applicata all'artiglieria mercé dell'introduzione utilissima degli artiglieri a cavallo.

5. Le divisioni e brigate fisse furono comandate sempre dagli stessi generali; il che rendeva piú facili i movimenti tutti e faceva che capi, uffiziali e soldati si conoscesser tra loro e però avessero quell'insieme e quell'unitá che indarno si cercherebbe altrimenti.

6. I campi d'istruzione destinati a simulacri di battaglie servirono a riunire tutte le armi, che a vicenda istruivansi e comprendevano i loro mutui rapporti e quelli che avevano col tutto insieme; i quali non erano come quelli del secolo scorso in Francia, di pura rassegna di truppa.

7. Il sistema dei cosí detti «semestrieri» facea sí che si pagassero pochi soldati in pace e che molti se ne avessero in guerra. Le guernigioni fisse legavansi al sistema suddetto.

8. La formazione dello stato maggiore riusciva utilissima. Esso concentrava il servizio, somministrava istrumenti abili ai capitani, gli sgravava dei minuti particolari, iniziava un maggior numero d'uffiziali di tutti i gradi alle grandi operazioni della guerra ed era in certa guisa seminario di generali.

Indicati questi risultamenti, ne cercheremo la pruova nelleopere militari e nelle pratiche dei gran capitani dell'epoca[30]. A questo modo risponderem pure alla nostra terza quistione.

La letteratura militare del periodo del quale parliamo è ricca d'autori che trattarono della guerra o parzialmente o in generale, e una tale ricchezza è indice del progresso delle scienze, come piú in lá andrem dimostrando. Il numero dei gran capitani fu forse inferiore a quello dei nostri ultimi tempi; nobile schiera alla cui testa fu l'uomo di genio che può riputarsi il protagonista dell'epoca ed il suo fedele rappresentante sotto tutti gli aspetti. Noi cercheremo di determinare tanto mercé del carattere che forma l'impronta delle militari produzioni, quanto mercé delle pratiche de' capitani di grido, il vero carattere della scienza militare nel secolo decimottavo. Ci restringeremo per altro a quegli autori ed a quei capitani dei quali sará necessario parlare a fine di giungere alla soluzione del nostro problema.

Nel primo periodo del secolo, cioè innanzi la guerra dei sette anni, i principali autori sono questi: lo spagnuolo Santa Crux, il maresciallo di Sassonia ed il napoletano Palmieri.

Il primo nella sua voluminosa opera descrive tutte le operazioni militari con una prolissitá che gli è stata rimproverata. D'altra parte non gli è stata negata molta giustezza d'idee e il suo libro era considerato come l'opera piú compiuta per la istruzione di un militare. Nella tattica non andò molto innanzi, e ciò provenne dall'epoca, non essendovi ancora il sistema prussiano.

Il maresciallo di Sassonia non ha composto un trattato compiuto, ma ha esposto bensí le sue proprie impressioni. Il libro è ineguale. Tutto quello ch'è sistematico non sostiene il confronto né colla ragione né coll'esperienza; e cosí tutto quel ch'ei propone in fatto di organizzazione, di ornamento e di ordini per l'infanteria e la cavalleria non è stato accettato. Ma bisogna notare che aveva scoperto la debolezza dell'infanteria per gli attacchi nell'ordine sottile, come l'utilitá della lanciaper la cavalleria. Infine sentí la mancanza di un sistema di tattica, ma nol seppe trovare. Nelle opinioni emesse sulle grandi operazioni militari se non si mostra strategico si mostra almeno sagace, e prevede per cosí dire la gran mutazione ch'era per operarsi. Nel famoso passo ove dice che il segreto della guerra è nelle gambe, prevede ed annunzia che il sistema de' movimenti andava a riprendere il suo impero nella guerra su quello delle posizioni che aveva prevaluto dall'epoca della morte di Turenna fino alle ultime sue campagne.

Se citiamo il Palmieri, ciò non è per orgoglio o prevenzion nazionale, ma perché è il primo che abbia dato colore di scienza ad un trattato della guerra. Cominciando dagli elementi ha svolto le operazioni tutte in ordine geometrico ed ha operato la soluzione di molti problemi: sotto questo rapporto può dirsi aver fissato in principio la guerra essere scienza, essendovi elementi diversi che concorrere debbono ad un solo scopo, e però le abbisognano leggi che determinino l'azione di quegli elementi per ottener questo scopo.

La ricerca di tali leggi doveva consistere nel determinare le proprietá degli elementi e ciò che dovea farsi per conseguir lo scopo; il che appunto costituisce la scienza. In effetto noi siamo talmente convinti del merito e dell'importanza di questo metodo che malgrado i gravi e luminosi cambiamenti che la scienza ha subíti, le basi poste dal Palmieri, l'enumerazione degli elementi come delle loro proprietá sono rimaste salde e noi non abbiamo esitato a farle fondamento di questo lavoro.

Nella seconda epoca che siegue la guerra dei sette anni son da notare in prima linea Guibert, Tempheloff e Lloyd[31]. Quanto agli scrittori militari di secondo ordine ne direm qualche cosa parlando del Mezeroy.

Guibert oltre il merito di aver creata la letteratura militare, ornando di bel dire e cosí rendendo popolari materie tutte speciali ed aride per natura, ha quello di avere esposto lo stato della scienza al suo tempo e preveduti in parte i suoi futuri progressi. Egli nella sua prima opera, ilSaggio di tattica, sebbene avesse fatto ben conoscere il sistema prussiano, pure non interamente colpí nel segno, rimproverandoglisi di avere negletti molti suoi rami, di essersi circoscritto alla sola tattica e di avere sovente tolto in iscambio gli strumenti e l'operatore, e cosí dato ai metodi un valor che non hanno se non quando una mente sublime li adopera. Ma però si convenne generalmente del merito della sua seconda opera:Difesa del sistema moderno di guerra; opera in cui nel sostenere l'ordine sottile come sviluppo e conseguenza dell'abolizione delle picche dovuta a Vauban, ricongiunge le operazioni di Turenna con quelle di Villars e di Federico, facendo notare i vantaggi che i piccioli eserciti davano al primo, l'imbarazzo di cui riusciva il loro aumento al secondo, e come il terzo ne traesse partito mercé del vantaggio dei metodi tattici che ne facilitavano ed assicuravano i movimenti.

Il Tempheloff, attore e scrittore della guerra dei sette anni, avea la conoscenza piú compiuta e piú positiva dell'esercito prussiano e delle alte vedute dell'illustre suo capo, e nella sua storia ha descritto le battaglie da tattico ed ha creato a parer nostro la storia militare. Egli svolse egualmente i princípi della strategia e se ne serví come massima comune misura per giudicare le militari operazioni.

Ciò che il Tempheloff aveva trattato come episodi storici l'inglese Lloyd lo tratta scientificamente nelle sueMemorie. Inferiore al Guibert in tutto ciò che si appartiene alla tattica, gli è superiore di molto nella filosofia della guerra e nella strategia. Quanto alla prima stabilisce che l'agente principale della guerra è l'uomo, che questi essendo un essere sensibile, intelligente e libero, non poteva esser trattato come una macchina, ma dovea venire studiato per esser compreso e quindi diretto secondo i suoi bisogni, le sue tendenze e le sue passioni. Quantoalla strategia stabilisce che vi sono teatri di guerra determinati da grandi ostacoli, che vi è bisogno di base per operare e di linea d'operazione per comunicare con essa, da ultimo che la sola difensiva utile e feconda è quella fatta sui fianchi. Insiste sull'importanza della configurazione delle frontiere rispetto alla guerra, e chiude l'opera infatti con una descrizione delle principali.

Tutti gli oppositori di Guibert e del sistema prussiano, di cui Mezeroy è il piú rinomato, caddero nel falso per esagerazione, volendo l'ordine profondo con le armi moderne. V'era per altro un fondo di vero nella debolezza dell'ordine sottile nei movimenti da essi posti in luce; talché nell'epoca seguente non solo l'ordinanza del 1791 ma l'esperienza ristabilirono con saggio eclettismo in fatto di tattica l'armonia fra l'ordine profondo e il sottile. In artiglieria Scheel, Durtubic, Saint-Remy, Pappacini fecero progredire la parte teorica della scienza, mercé di tutti gli artifici militari e di tutto ciò che teneva alla costruzione delle macchine da guerra. In fatto di fortificazione l'opera piú importante, considerata come un gran tentativo fallito, fu laFortificazione perpendicolaredel Montalembert. I regolamenti d'ogni maniera abbondarono nell'epoca della quale parliamo.

Questo era lo stato della militare letteratura. Sembra a prima vista che a misura che la scienza progredisce, mercé del perfezionamento dei suoi metodi debba divenire piú facile ed in conseguenza debba sorgere un maggior numero di gran capitani che ne facciano una giusta applicazione. Sembra pur naturale che nelle epoche ove sorge un genio che riassume le cognizioni del tempo e le fa avanzare con la sua potente influenza, gl'ingegni debbano svilupparsi e conseguitarne una scuola di capitani illustri. Ma nel secolo decimottavo ciò non avvenne, ché anzi il numero degli uomini eminenti nell'arte fu minore che nei secoli scorsi. Ma passiamo a provare quel che abbiamo asserito.

La Francia ove il genio militare ha avuto sede in tutti i tempi, fu sterile in grandi uomini di guerra, e i piú distinti in gradi diversi furono due stranieri, Maurizio di Sassonia eLovhendal. Il primo nelle sue campagne di Fiandra, nella guerra di successione, si mostra piú ricco in vasti concepimenti che in operazioni da tenersi come modello per la scienza. Il Maillebois è a nostro credere il piú distinto; ma dopo la morte di Villars e di Berwick la Francia ha dovuto aspettare un'èra novella nella sua storia per produrre grandi guerrieri; il che per altro ha fatto con prodigalitá.

Nella scuola militare prussiana si notano molti capitani dai quali egregiamente eseguironsi grandi operazioni, come Scheverin, Keit Ziethen e il Seidlitz morto sí prematuramente; ma di capitani strategici non vi ha che il gran Federico, e con esso il principe Ferdinando di Brunsvick (il cui figlio si distingueva in seconda linea) ed il principe Enrico di Prussia. Notammo le operazioni strategiche e le dotte combinazioni tattiche del gran Federico. Ci rimane ora di fare osservare che il principe Ferdinando mostrò il suo genio strategico nelle campagne del 1758 e 1759 e nelle seguenti, ove con esercito collettizio e inferiore al nemico conservò la superioritá o almeno l'eguaglianza durante l'intero corso della guerra coi francesi. Il principe Enrico si mostrò profondo nella difensiva, e la difesa della Sassonia che gli fu affidata sovente durante la guerra de' sette anni può servir di modello quanto alla scelta delle posizioni ed ai movimenti. Quelli da lui operati dopo il disastro sofferto dal re a Kunersdorf nel 1759 a fine di riunirsi con esso, fan prova al massimo grado del suo genio strategico. E cosí per una rara fortuna si combinarono nella famiglia reale di Prussia due uomini che possedevano le due gran qualitá che costituiscono un gran capitano: la prudenza e l'ardire.

Nell'esercito austriaco la morte di Braun fece succedere il Daun, che avrebbe meritato il soprannome di Fabio se avesse combattuto forze superiori, ma che divenne oggetto di motteggi e sarcasmi allorché per timiditá prolungava una guerra cui doveva e poteva por termine con gran vantaggio della potenza da lui servita. Il Lascy da reputarsi eccellente come organizzatore e come capo di stato maggiore, era un mediocre generale, e le sue massime di guerra ed il suo sistema detto di«cordone difensivo» produssero i disastri della guerra di Turchia nel 1787 ed han pure molto contribuito ai disastri che l'esercito imperiale soffrí nella guerra della rivoluzione. Il solo Laudon aveva il genio della guerra moderna, ardito ed impetuoso, operando piuttosto coi movimenti che valendosi delle posizioni. Tutto il brillante della guerra dei sette anni e delle guerre di Turchia gli appartiene; ma d'altra parte fu troppo ristretto nel modo di concepire, ed obbligato ad operar nella guerra secondo le tradizioni e le abitudini dell'esercito che reggeva, non formò scuola, se ne togli il principe illustre del quale in séguito parleremo, che per le stesse ragioni non ebbesi alcun successore.

Quanto alla Russia il Munick mostrò nelle sue campagne di Turchia la superioritá dell'Europa sull'Asia. Le qualitá del soldato russo furono un grande elemento di successo, ma le escogitazioni tattiche del Munick per quel genere di guerra sono state modificate ma non escluse, come vedremo parlando della campagna di Egitto nel nostro seguente discorso. Dopo di lui nella guerra de' sette anni la gloria dell'esercito russo fu dovuta piuttosto all'intrepiditá delle truppe che al merito de' suoi capi, e il gran Federico caratterizzò i russi con un motto profondo, dicendo ch'era «piú difficile il vincerli che l'ammazzarli». Piú tardi il Romanzof si mostrò capitano ardito — il suo passaggio del Danubio ne fa fede — e le sue campagne sono superiori a quelle troppo vantate del Potemkin, nel cui ingegno era alcunché di brutale e di sregolato, ma che allora venía secondato dal Souwarow del quale piú in lá parleremo.

La Turchia nella sua decadenza che proveniva dalla sua inferioritá in fatto di civiltá rispetto all'Europa, riportò dei successi contro gli austriaci; ma questi furon dovuti al valore per cosí dire individuale delle numerose sue truppe, al clima caldissimo che indeboliva l'esercito nemico e soprattutto agli errori dei generali dell'Austria e alla falsa direzione che dava alle cose il consiglio aulico di Vienna. Nella guerra finita nel 1739 del pari che nell'ultima la quale ebbe fine nel 1790, le cause furono le medesime, meno il genio del Laudon che mancò nella prima.

La riputazione militare degli svedesi si sostenne in Finlandia, quantunque niun capo di gran nome sorto fosse a rappresentarla, ma si perdette nella guerra de' sette anni.

In Polonia non vi era progresso nella scienza perché non ve n'era nello stato sociale.

Nel mezzogiorno d'Europa la scienza era stazionaria e priva d'illustri rappresentanti, meno di Gages che nelle campagne d'Italia del 1744 mostrò molta intelligenza e venne apprezzato dal gran Federico nelle sue operazioni dell'Italia meridionale. L'Italia sempre sí ricca di gran capitani, che prestava agli stranieri non potendo servirsene per se medesima, non ebbe in questo secolo che il principe Eugenio di Savoia, il quale pur finí di fiorire nei primi anni del secolo. L'esercito piemontese combattette assai bene nella guerra di successione e conservò le tradizioni del valore italiano, ma nessun capitano oltre quel famoso che abbiam nominato poté fornire alla storia. Buone istituzioni poi fecer sí che dopo quarantotto anni di pace ricomparisse con onore alla guerra.

Nella penisola iberica nei soli soldati gli elementi eran buoni, il resto era stazionario o retrogrado, talché si cercavano dei capitani fra gli stranieri e massime nel nord dell'Europa, e sovente erano stranieri persino i semplici istruttori; fatto che rivelava lo stato di decadenza militare in che si trovavano quelle contrade sí bellicose altra volta.

La guerra fra le colonie americane e la madre patria non poteva per le sue circostanze particolari essere giudicata coi soli principi dell'arte. Gl'inglesi sostennero la riputazione che aveano acquistata a Fontenoy e nella guerra de' sette anni. Gages, Cornwallis e Clinton erano uomini di secondo ordine, almeno tali si mostrarono in America. Washington senza essere un genio aveva compreso lo spirito di quella guerra. Il sistema di difensiva da lui adottato nel Delaware dimostrò in lui al sommo grado quella qualitá sí feconda in risultamenti, la fermezza cioè nelle idee concepite malgrado gli ostacoli d'ogni maniera che se gli opponevano. Superiore ad una vana popolaritá, conscio della puritá delle proprie intenzioni, ad ontadei sarcasmi degl'invídi e del gridar dei malevoli creava l'esercito e difendeva il paese. Ivi la natura delle cose contrapponendo truppe nuove a truppe istruite e agguerrite, fece sorgere la guerra di bersaglieri che vedremo svilupparsi vie meglio nelle prime campagne della rivoluzione. L'insieme delle operazioni del generale americano può sostenere l'analisi senza temer la censura dei periti nell'arte, ed egli è ben meritevole dell'eloquente e semplice elogio che gli si fece allorché fu chiamato «il primo nella guerra, il primo nella pace, il primo nelle nostre affezioni».

Da quanto dicemmo rilevasi che la guerra divenuta era una scienza generale in Europa, che aveva gli stessi metodi, che si operava per imitazione e non per esclusione. E ciò derivava dallo stato scientifico e dallo stato sociale che rivestivano lo stesso carattere di unitá; il che dimostrammo giá in parte ed anche vie meglio dimostreremo qui appresso.

Lo stato delle scienze nel secolo decimottavo è ben noto, ma ciò non pertanto noi non tralasceremo di darne un breve sunto e di determinarne il carattere. Le scienze esatte sí necessarie all'avanzamento de' metodi di guerra furono in progresso. Sono da notarsi particolarmente le scoperte fatte nel calcolo infinitesimale dai Manfredi, Bernoulli, Nicolas, Parant e l'Ermanno di Basilea. La teoria delle tangenti ai punti moltiplici delle curve fu rischiarata dal Seurin, e soprattutto l'Eulero spiegò tutte le forze dell'alto suo ingegno nelle integrazioni delle equazioni separate. D'Alembert, Clairault, Fontana, Borda e Condorcet si reser famosi per le medesime investigazioni, e produssero nel calcolo una serie di veritá luminose e suscettive di utili applicazioni agli umani bisogni sí nella pace che nella guerra. La meccanica progredí profittando di tutti i passi che l'analisi avea fatti, e l'Eulero pose in luce la teoria de' movimenti rettilinei e curvilinei de' corpi isolati sottomessi all'azione di una forza acceleratrice sia nel vuoto o in un mezzo di resistenza. Intanto il Bernoulli gli riduceva alle leggi naturali della statica resa perfetta. Il D'Alembert riassumeva e generalizzava questi problemi tutti nel suo eccellente trattato di dinamica.

Tanti e sí fatti progressi nelle scienze esatte avevano le lor conseguenze. L'astronomia per esempio fece gran passi e divenne feconda in scientifiche veritá, deducendole da tutte quelle scoperte nelle scienze che le servono di base, ed entrò in una luminosa ed insieme util carriera; e cosí il Boucher potette misurare il meridiano, e La Condamine, Camus e Maupertuis potettero ripetere in Lapponia la stessa operazione. Niuno ignora i lavori dei due Cassini, padre e figlio, sui movimenti di vibrazione della luna. Il Boschovich facea servire le conoscenze astronomiche ai progressi della geografia ed alla formazione delle carte. Queste cognizioni sulla sublime scienza de' movimenti degli astri preludevano alla grande opera che dovea farle compiute nel nostro secolo, alla meccanica celeste dell'illustre Laplace, che ha meritato da un grande oratore lo splendido elogio di aver tolto gli «scandali» dal cielo, sottomettendone i fenomeni tutti ad una legge e rendendoli suscettivi di essere calcolati.

Le scienze naturali per quella legge comune a tutti i rami dello scibile umano dovevano avere uno sviluppo rapido assai, mentre la sola applicazione dell'analisi ai fenomeni della natura doveva far progredire in mezzo secolo le scienze naturali piú che non avean progredito in tutti i secoli anteriori. La chimica fu creata, e quando vi era una scienza che decomponeva i corpi nei loro piú semplici elementi, ne risultava che le loro proprietá erano ben conosciute, e la conoscenza de' semplici tendeva a far ottenere quella de' composti. Buon numero di cultori distinti delle scienze naturali in questa epoca comprova la nostra asserzione. In effetto Geoffroy, Vallisnieri, Trambley, Réaumour precedevano ed annunziavano in un certo modo il gran Buffon, che elevò un gran monumento alle scienze naturali e legolle alla letteratura mercé del suo eloquente modo di esporre quei misteriosi fenomeni. Il Dolomieu, lo Spallanzani e il Daubanton fecero lavori di una estrema utilitá quanto ai progressi delle scienze naturali, sí nei vari lor rami che nelle loro classificazioni. L'immortale Linneo, preceduto dal Rey, dal Tournefort, dal Micheli, risolvette il grave problema distabilire un sistema generale di classificazione per le piante secondo i lor sessi. La chimica annoverava tra i suoi piú distinti cultori Beyer, Bergeman, Fontana, Priestley, Volta, le cui scoperte doveva riassumere ed ordinare il genio del Lavoisier. La medicina si giovava di tutte le scoperte chimiche e botaniche, mentre le proprietá de' vegetabili e il modo di usarne ne costituiscono i fondamenti. I Van Swieten, gli Scarpa, i Cotugno e molti altri egregi furono l'espressione dei progressi delle scienze naturali applicate alla medicina.

Egli è chiaro che una volta adottato il metodo sperimentale con tanto successo per le matematiche miste e per le scienze naturali, le arti dovevano essere ad un livello corrispondente o presto arrivarvi. Le osservazioni astronomiche, le esperienze fisiche, anatomiche e meccaniche erano fondate sulla bontá degl'istrumenti, e nel tempo stesso che le scienze determinavano il modo di costruirli, il loro perfezionamento favoriva il progresso delle scienze: quindi nasceva un legame tra le arti e le scienze, talché le prime non erano se non l'applicazione delle seconde astrattamente considerate. Per tal forma la condizione degli artisti nobilitavasi, nulla perdendo del suo splendore quella degli scienziati; e questi nuovi rapporti vie meglio menavano alla fusione delle classi separate nel medio evo. Può dirsi liberamente le macchine areostatiche essere stata la dimostrazione piú lucida di tai relazioni fra le arti, le scienze ed i loro cultori.

Le comunicazioni rese piú frequenti fra le nazioni europee, al che contribuivano egualmente la pace, la guerra, il commercio, le scienze; i bisogni sempre crescenti di societá incivilite, le quali mutando costumi, sentimenti ed idee, andavano sempre piú allontanandosi dalle forme del medio evo; tutto questo dovea grandemente contribuire allo sviluppo delle scienze morali, sendo che in societá sí avanzate nella civiltá stringeva il bisogno di migliorare la legislazione, di fissare le regole che debbono presedere alla formazione e al consumo delle ricchezze, di stabilire su certi princípi il dritto pubblico ed il regime coloniale reso di tanta importanza in quel secolo. La filosofia,ossia la cognizion delle leggi che presiedono all'azione dell'intelligenza e della volontá, era troppo legata alle discipline sopra indicate per non essere coltivata con ardore, ed in effetto fu considerata sotto tutti gli aspetti da uomini eminenti presso tutte le colte nazioni, talché conservò il suo carattere, combinato con quello del paese e del secolo al quale apparteneva. All'ammirazione per la legislazione romana che i grandi giureconsulti del secolo scorso professavano, succedette una critica severa, trovandosi quel sistema poco conforme allo stato sociale d'Europa e sovente incapace di sostenere la sua antica superioritá ogniqualvolta venía misurato non sulla stretta scala del giureconsulto ma su quella piú vasta e piú alta del filosofo. In effetto il Vico colla sua opera intitolata:Fonti del drittotrattava filosoficamente questa quistione e si preparava ad esporre le leggi che sieguono le nazioni nel loro corso fondato sulla natura dell'uomo ed i suoi destini. Cosí la storia dei popoli era sottoposta ad una misura comune che dovea darle unitá metafisica e dare dovea alle scienze morali un alto punto di vista. Difatti malgrado ciò che vi può essere d'incompiuto ovvero di esagerato nei voli di un'alta fantasia, il Vico poco compreso dai suoi contemporanei benché il celebrassero grandemente, era destinato a brillare in un secolo ricco per opera di lui di storiche esperienze e in possesso di tutte quelle idee intermedie la cui mancanza rese il nostro illustre compatriota sí oscuro a' suoi tempi. Montesquieu accettando con diversa relazione la definizione delle leggi di Cicerone, determina nella sua immortale opera per quali cause le leggi che paiono meno in armonia col loro ideale modello abbian potuto reggere senza discapito molte nazioni. E cosí riguardando assai piú alla bontá relativa che all'assoluta, diede il perché delle leggi e stabilí le quistioni legislative sopra tutt'altro terreno che quello dei legisti. Ma la misura di un uomo di genio temperato dalla pratica delle cose doveva mancare ad un altro uomo ugualmente superiore, ma che guardava la societá piuttosto nelle sue imperfezioni che nei suoi risultamenti; ond'è che questi nelle sue politiche escogitazioni fece l'inversodel Montesquieu, tenendo in niun conto la bontá relativa e fondandosi sull'assoluta. Il Filangieri ammettendo la bontá relativa edificava laScienza della legislazione, seguitando un metodo severo mercé del quale le veritá secondarie si deducevano dalle primarie. Il Pagano ne' suoiSaggiillustrava il Vico. Il Briganti e lo Stellini seguitavano la medesima traccia, e con essi il famoso Herder, il quale se è men saldo del Vico nei suoi principi e se è incerto nelle sue conseguenze, compensa però la sua inferioritá con molta potenza di stile e con molta ricchezza di conoscenze in fatto di storia naturale e di storia orientale. L'economia politica, scienza la quale vie meglio provava la decadenza dei costumi e del viver civile nel medio evo e l'importanza delle classi industriali, avuto avea sede in Italia. Gli economisti francesi fecero acquistare popolaritá alla scienza e resero la discussione utile ed importante. Lo Smith pose in luce le idee appena in germe del Serra e si lasciò addietro l'illustre Genovesi, quantunque questi si fosse il piú alto rappresentante della scuola mercantile, poiché il difetto era in questa e non in lui. Il Galiani col suoTrattato sulle monetee i suoiDialoghi sul commercio dei granimostrava che nella sua patria si era sempre a livello di una scienza che in essa avea avuta la culla. Stabilito il lavoro come il principio della produzione e la sua divisione come il progresso di essa, nasceva da questi due princípi un intero sistema sociale che trasformava ogni cosa e faceva considerare come ostacoli inerti tutte le istituzioni del medio evo. Le scoperte di Bacone e i metodi di Cartesio avevano prodotto Loke, che interpretato come sensualista in Francia, produsse Condillac e la sua scuola; interpretato come idealista in Inghilterra, produsse lo scetticismo di Berkeley e di Hume. Il primo negava il mondo materiale, il secondo il legame delle cause e degli effetti e la immutabilitá delle distinzioni morali, cioè tutto ciò che costituisce la nostra natura e la sua dignitá. Sorse la scuola scozzese, e gli uomini che la formavano, cosí stimabili come sapienti, ricorsero al senso comune per confutare errori sí pericolosi. Il Kant volea fare il medesimo, ma fedele al genio della suanazione cercava nelle regioni elevate della psicologia trascendentale, che fondava però sulla ragion prattica, il modo di combattere lo scetticismo, che gli scozzesi come abbiam detto cercavano nel senso comune. Tra questi modesti filosofi che limitavano gli sforzi dell'intelligenza a causa dell'imperfezione della nostra natura vediamo lo Smith, il quale come il Genovesi smentiva l'idea che l'economia politica materializzasse per cosí dire l'umanitá, mentre i filosofi si occupano dell'uomo come essere morale e ne determinano i doveri e i destini.

Il carattere generale dell'epoca scientificamente considerato può dirsi essere stato lo spirito filosofico che il Portalis definisce come «il colpo d'occhio di una esercitata ragione, che è per l'intendimento ciò che la coscienza è pel cuore, che nelle sue investigazioni valuta ogni cosa secondo i suoi propri princípi indipendentemente dall'opinione e dalle costumanze, e che non si arresta agli effetti ma rimonta alle cause». E lo stesso autore soggiunge che lo spirito filosofico è superiore alla filosofia, come lo spirito geometrico è alla geometria, come la conoscenza dello spirito delle leggi è alla conoscenza delle leggi. L'enciclopedia fu la grande intrapresa che può servir di misura quanto allo stato dello scibile e della societá. Lo spirito filosofico vi dominava non temperato né dalla moderazione né dall'esperienza che lo stato sociale non offeriva. Checché possa dirsi quanto all'esecuzione sotto l'aspetto morale e scientifico, l'enciclopedia metteva in azione la classificazione di Bacone e mostrava la sorgente comune delle umane conoscenze che tutte avevano la loro filosofia, vale a dire la loro ragion prima; e il loro punto di contatto era in essa da riguardarsi siccome scopo della umana curiositá, siccome l'ostacolo che la sua intelligenza tentava invano distruggere.

Lo stato sociale rifletteva lo stato intellettuale. Il suo principale carattere era la fusione degli elementi sociali sí severamente classificati nelle epoche anteriori ed un bisogno di applicare all'utile tutte le scoperte dell'umana intelligenza. Da queste due principali disposizioni dovea derivare l'amore dell'umanitá, cioè il principio di caritá cristiana, da sentimentotrasformato in idea sotto il nome di «filantropia». In effetto tutti i miglioramenti recati alla sorte degli esseri piú infelici, come i prigionieri e i malati, con rendere le prigioni men dure, gli spedali piú utili, la vita dei poveri e degli esposti men trista, servono a provare la veritá di quanto asseriamo. Cosí pure le pene un poco mitigate, l'orrore che ispiravano i supplizi atroci, la procedura segreta, la tortura e l'inquisizione, gli omaggi prodigati all'intelligenza e la tolleranza religiosa son pruove a favore del nostro asserto. Quanto alla tolleranza religiosa giova per altro avvertire che il commercio la rendeva indispensabile, e col commercio la riunione di sudditi di diverse credenze sotto lo stesso sovrano. Il principio d'utilitá tendeva a dominare ove i bisogni degl'individui e degli Stati erano cresciuti, l'antico ordine sociale basato sul medio evo andava crollando e la societá si rinnovellava ne' suoi elementi. Il potere dominato dalle medesime circostanze entrava nelle medesime idee e tendeva a costituirsi in monarchia amministrativa, riconcentrando in sua mano quel che nel medio evo erasi diramato; e con ciò si credeva di potere giovare alla societá intera, di migliorarne le leggi e i costumi, di farla finalmente progredire in ricchezza. Giuseppe, Caterina, Leopoldo, Federico, Carlo terzo e suo figlio Ferdinando, e i Pombal, Aranda, Gassez, Choiseul, Tanucci, Acton, Manfredini sono per cosí dire i rappresentanti di questa tendenza degli Stati e di chi li reggeva, come pure tutti i codici e tutte le misure tentate o eseguite da loro. Da ciò risultò che non solo la scienza, prima racchiusa nei chiostri, divenisse patrimonio dei laici, ma che i sapienti divenissero spesso se non governanti almeno consultori de' governanti e si fondessero nella societá dalla quale erano stati in certa guisa presso che separati. Esisteva una opposizione, una discordanza tra le leggi rimaste in vigore, i costumi e le opinioni. L'economia politica sollevavasi a scienza e trovavasi in urto con tutta la legislazion commerciale, civile e criminale. I costumi erano piú dolci ma insieme piú molli: eravi molta rassomiglianza col secolo decimoquinto.

I risultamenti politici dell'epoca possono ridursi:

1. Alla compiuta distruzione dell'impero germanico dopo la felice resistenza della Prussia e la pace che le conservò la Slesia.

2. Alla distruzione del principio emesso nel trattato di Westfalia, che l'equilibrio consistea nel proteggere i deboli contro i forti e nell'evitare l'ingrandimento degli ultimi. La divisione della Polonia fece violare il principio, e fu discussa la divisione dell'impero ottomano. Si volevano evitare le guerre tra i forti che molto costavano e poco fruttavano.

3. All'influenza della Russia e della Prussia sull'equilibrio europeo, la quale aggiunta all'azione negativa che vi esercitavano per cause diverse la Spagna e l'Italia, e allo stato di crisi in cui era la Francia politicamente e militarmente considerata, faceva sí che il settentrione dominasse il mezzogiorno e che i potentati che per lo innanti camminavano in prima linea or secondassero.

4. Alla dominazione che esercitava l'Inghilterra come potenza marittima e coloniale su tutto il globo.

5. Alla creazione del novello Stato americano che annunziava la vicina caduta del sistema coloniale.

Ci pare aver risoluto il problema che ci eravamo proposto ed avere compiutamente risposto ad ogni quistione. Questa vasta trasformazione, che non toglie alla societá il suo carattere ma invece la rafferma in esso, sorge dal modo di costituirla, dalle guerre, dal modo di farle e prepara nuovi avvenimenti. Passioni ed errori han reso talvolta assai dolorose anzi detestabili le guerre; ma esse nascevano dal principio indicato di sopra che la conservazione delle societá dipende dal loro progresso, e la ignoranza di una tal veritá precipita gli avvenimenti a spese dell'umanitá.


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