14.Il proletariato dei geniali.È indiscutibile che la nostra razza supera tutte le razze per il numero stragrande di geniali che produce.Nel più piccolo nucleo italiano, nel più piccolo villaggio vi sonosempresette, otto giovani ventenni che fremono d'ansia creatrice, pieni d'un orgoglio ambizioso che si manifesta in volumi inediti di versi e in scoppi di eloquenza sulle piazze nei comizi politici.Alcuni sono dei veri illusi, masono pochi. Non potrebbero giungere al vero ingegno. Sono però sempre dei temperamenti a fondo geniale, cioè suscettibili di sviluppo e utilizzabili per accrescere l'intellettualità geniale di un paese.In quello stesso nucleo o piccolo villaggio italiano è facile trovare sette, otto uomini maturi che nella loro piccola vita d'impiegato, di professionista nei caffè del loro quartiere e in famiglia portano sul capo l'aureola malinconica del geniale fallito. Sono dei rottami di genialità che non hanno mai avuto un'atmosfera favorevole e [pg!136] furono perciò subito stroncati dalle necessità economiche e sentimentali.Il movimento artistico futurista da noi iniziato 11 anni fa aveva precisamente per scopo di svecchiare brutalmente l'ambiente artistico-letterario, esautorarne e distruggere la gerontocrazia, svalutare i critici e i professori pedanti, incoraggiare tutti gli slanci temerarî dell'ingegno giovanile per preparare un'atmosfera veramente ossigenata di salute, incoraggiamento e aiuto a tutti i giovani geniali d'Italia.Sono certamente due o trecentomila in Italia.Incoraggiarli tutti, centuplicarne l'orgoglio, aprire davanti a loro tutti i varchi, diminuire al più presto, così, il numero dei geniali italiani falliti e stroncati.Ho spiegato in molte opere precedenti come i 3/4 dei vizi mentali, delle debolezze, degli errori, delle viltà e delle lentezze che si opponevano al celere progresso dell'Italia derivavano da ciò che noi chiamiamo il Passatismo. Culto ossessionante del passato e delle glorie antiche, misoneismo cocciuto, valutazione pessimista delle forze della nostra razza, accademismo scolastico, purismo letterario, culto del plagio, copia dell'antico, adorazione del museo, esaltazione dello sgobbone, ecc.Il Passatismo fu per molto tempo la essenza unica del sistema d'insegnamento e dell'educazione familiare. Era favorito da molte ideologie assurde più o meno importate e tipicamente antitaliane. [pg!137]Regnava uno schifoso intellettualismo socialistoide, antipatriottico, internazionalista, il quale separava il corpo dallo spirito, vagheggiava una stupida ipertrofia cerebrale, insegnava il perdono delle offese, annunziava la pace universale e la scomparsa della guerra, i cuiorrorisarebbero sostituiti da battaglie d'idee. Intellettualismo di origine germanica, ossessione del libro, bibliofilia, pedantedescheria. Disprezzo per la ginnastica, abbrutimento dei ragazzi nelle aule puzzolenti e chiuse, svalutazione completa della salute e della forza muscolare.Vegetava in quest'aria di muffa una gioventù stremenzita, senza freschezza primaverile e senza virilità.Quanti giovani abbiamo visto uscire dalle scuole, malinconici, curvi, deboli, avari di voce e di gesti, pallidi, avvizziti, con occhiali doppi e infinite miopie stringendo sotto il braccio con una specie di orgoglio spaventoso e miserando «I Promessi Sposi», come Don Rodrigo stringeva il suo foruncolo di peste bubbonica.La loro peste bubbonica era il culturalismo teutonico.Si andava predicando che i giovani italiani erano ignoranti e che il loro ingegno aveva bisogno di una cultura solida, seria, metodica. In realtà si predicava l'odio all'ingegno. Leggete, studiate, ponderate, chiudetevi nelle biblioteche, compulsate i codici, studiate gli antichi! Vivete nei musei! Copiate quadri e statue! Bisogna imparare [pg!138] a scrivere, a dipingere, a scolpire copiando le opere dei grandi! La lingua italiana è difficilissima, occorre decidere doposeriemeditazioni quali siano i maestri da preferire e i dizionarî da consultare. Il Bartoli, il Boccaccio, Machiavelli, Tommaseo, Rigutini, Fanfani.... Occorre postillarli. Il tale ha ingegno. Ma usa francesismi. «Questa dei francesismi è peste varia...».In questa rete di divieti, di difficoltà inesistenti e di false divinità da rispettare, da evitare, da non offendere il giovane geniale smarrisce il suo vero istinto propulsore e deprime il suo coraggio orgoglioso. Tutte le sue forze rimangono contratte allo stato di angoscia dolorosa davanti alla strada lunghissima, senza conforto nè aiuto.Sotto il nuvolone minaccioso degli esami inutili da passare o la pioggia torrenziale dei compiti cretini, lo studente educa il suo cervello e il suo spirito alla paura e al pedantismo.Egli trova ogni sera in famiglia la tipica atmosfera di grettezza, di mediocrità, l'odio per tutte le forme di avventura e di audacia, i moralismi pretini, la goffa lotta fra l'avarizia taccagna e l'ansia del lusso provinciale, l'affettuosità morbosa accaparrante e soffocante della madre e la dura prepotenza di un padre rammollito che crede però suo dovere stroncare il figlio ad ogni costoin tutto ciò che può sognare, desiderare, volere.Questo giovane geniale si sente nei nervi una forza misteriosa, violenta. Sarà poeta, pittore, [pg!139] artista drammatico, costruttore di ponti su fiumi americani, appaltatore di terreni lontani da dissodare, deputato, ecc.: egli non sa esattamente.Rischierebbe volentieri tutto ciò che ha di caro e di piacevole intorno a sè, affetti, amicizie, primi piaceri sessuali, allegrie goliardiche, per ottenere immediatamente la prova diretta e la manifestazione di questa sua forza.Egli ha invece intorno a sè degli alti pessimismi neri, delle negazioni massiccie; respira lo scetticismo avvelenante e non ha un soldo in tasca.Se coraggiosissimo, rivoltosissimo, egli riesce a spaccare e rovesciare tutti i divieti, la miseria assoluta, ultimo laccio invincibile, lo trattiene e lo inchioda nell'assoluta impossibilità di staccarsi e di osare.Questi fallimenti di gioventù geniali sono numerosissimi e tipici in certe provincie d'Italia come la Toscana, che pur essendo indiscutibilmente le più intelligenti sono purtroppo le meno fattive e le meno utili nello sviluppo nazionale.Firenze è piena di giovani d'ingegno inoperosi e smarriti che sciorinano sotto i soli elettrici dei caffè dei meravigliosi tessuti di pensiero e di lirismo senza speranza di essere mai valutati, considerati, utilizzati.Scrivere? A che pro? Dov'è l'editore? Certo non pagherà, anzi vorrà essere pagato. Nei giornali? Il direttore è stato prescelto fra i quattro o cinque autentici cretini della città. Ostruzionismo, dunque meglio abbandonare spiralicamente [pg!140] il proprio canto malinconico nell'antico chiaro di luna che ripatina Lungarno e il Ponte Vecchio o godersi una «bambina» alle Cascine che offre camere ammobiliate a buon mercato assoluto.Ho conosciuto innumerevoli giovani geniali a Firenze, in Toscana, a Napoli e in Sicilia. Quasi tutti esasperati; il cuore già chiuso da un sordo rancore contro la società, molti avvelenati da una precocissima invidia che sporca la fonte chiara della ispirazione genuina e dell'entusiasmo giocondo, creatore.È talvolta difficilissimo conoscerli, apprezzarli, incoraggiarli. Poichè invece di abbracciare spiritualmente l'Italia come una vasta massa malleabile da plasmare essi la considerano come un reticolato idiota di soprusi, di camorre, di autorità scroccate, di divieti imbecilli. Ed hanno ragione. Dovunque, l'ingegno è svalutato, deriso, imprigionato. Incoronato soltanto e festeggiato il mediocre opportunista o l'ex-genio ormai rammollito.Il Futurismo scoprì, svegliò, rianimò, radunò molti di questi giovani geniali, i migliori, senza dubbio. Ma non tutti certamente. Nella vasta rivoluzione di serate burrascose che si propagò su tutta la Penisola, il Futurismo entrò in contatto con quasi tutti ma occorre un più sistematico intervento delle forze del paese per salvare, riaccendere e utilizzare tutto il vasto proletariato dei geniali.Propongo che in ogni città sia costruito uno o [pg!141] più Palazzi che avranno una denominazione sul genere di questa: «Mostra libera dell'Ingegno creatore».1º Verrà esposta per un mese un'opera di pittura, scultura, plastica in genere, disegni d'architettura, disegni di macchine, progetti d'invenzione.2º Verrà eseguita un'opera musicale piccola o grande, orchestrale o pianistica di qualsiasi genere.3º Verranno letti, esposti, declamati poemi, prose, scritti di scienza di qualsiasi genere, di qualsiasi forma e di tutte le dimensioni.4º Tutti i cittadini avranno il diritto di esporre gratuitamente.5º Le opere di qualsiasi genere o valore apparente, anche se apparentemente giudicate assurde, cretine, pazze o immorali, saranno accettate, esposte o lette senza giuria. [pg!143]
14.Il proletariato dei geniali.È indiscutibile che la nostra razza supera tutte le razze per il numero stragrande di geniali che produce.Nel più piccolo nucleo italiano, nel più piccolo villaggio vi sonosempresette, otto giovani ventenni che fremono d'ansia creatrice, pieni d'un orgoglio ambizioso che si manifesta in volumi inediti di versi e in scoppi di eloquenza sulle piazze nei comizi politici.Alcuni sono dei veri illusi, masono pochi. Non potrebbero giungere al vero ingegno. Sono però sempre dei temperamenti a fondo geniale, cioè suscettibili di sviluppo e utilizzabili per accrescere l'intellettualità geniale di un paese.In quello stesso nucleo o piccolo villaggio italiano è facile trovare sette, otto uomini maturi che nella loro piccola vita d'impiegato, di professionista nei caffè del loro quartiere e in famiglia portano sul capo l'aureola malinconica del geniale fallito. Sono dei rottami di genialità che non hanno mai avuto un'atmosfera favorevole e [pg!136] furono perciò subito stroncati dalle necessità economiche e sentimentali.Il movimento artistico futurista da noi iniziato 11 anni fa aveva precisamente per scopo di svecchiare brutalmente l'ambiente artistico-letterario, esautorarne e distruggere la gerontocrazia, svalutare i critici e i professori pedanti, incoraggiare tutti gli slanci temerarî dell'ingegno giovanile per preparare un'atmosfera veramente ossigenata di salute, incoraggiamento e aiuto a tutti i giovani geniali d'Italia.Sono certamente due o trecentomila in Italia.Incoraggiarli tutti, centuplicarne l'orgoglio, aprire davanti a loro tutti i varchi, diminuire al più presto, così, il numero dei geniali italiani falliti e stroncati.Ho spiegato in molte opere precedenti come i 3/4 dei vizi mentali, delle debolezze, degli errori, delle viltà e delle lentezze che si opponevano al celere progresso dell'Italia derivavano da ciò che noi chiamiamo il Passatismo. Culto ossessionante del passato e delle glorie antiche, misoneismo cocciuto, valutazione pessimista delle forze della nostra razza, accademismo scolastico, purismo letterario, culto del plagio, copia dell'antico, adorazione del museo, esaltazione dello sgobbone, ecc.Il Passatismo fu per molto tempo la essenza unica del sistema d'insegnamento e dell'educazione familiare. Era favorito da molte ideologie assurde più o meno importate e tipicamente antitaliane. [pg!137]Regnava uno schifoso intellettualismo socialistoide, antipatriottico, internazionalista, il quale separava il corpo dallo spirito, vagheggiava una stupida ipertrofia cerebrale, insegnava il perdono delle offese, annunziava la pace universale e la scomparsa della guerra, i cuiorrorisarebbero sostituiti da battaglie d'idee. Intellettualismo di origine germanica, ossessione del libro, bibliofilia, pedantedescheria. Disprezzo per la ginnastica, abbrutimento dei ragazzi nelle aule puzzolenti e chiuse, svalutazione completa della salute e della forza muscolare.Vegetava in quest'aria di muffa una gioventù stremenzita, senza freschezza primaverile e senza virilità.Quanti giovani abbiamo visto uscire dalle scuole, malinconici, curvi, deboli, avari di voce e di gesti, pallidi, avvizziti, con occhiali doppi e infinite miopie stringendo sotto il braccio con una specie di orgoglio spaventoso e miserando «I Promessi Sposi», come Don Rodrigo stringeva il suo foruncolo di peste bubbonica.La loro peste bubbonica era il culturalismo teutonico.Si andava predicando che i giovani italiani erano ignoranti e che il loro ingegno aveva bisogno di una cultura solida, seria, metodica. In realtà si predicava l'odio all'ingegno. Leggete, studiate, ponderate, chiudetevi nelle biblioteche, compulsate i codici, studiate gli antichi! Vivete nei musei! Copiate quadri e statue! Bisogna imparare [pg!138] a scrivere, a dipingere, a scolpire copiando le opere dei grandi! La lingua italiana è difficilissima, occorre decidere doposeriemeditazioni quali siano i maestri da preferire e i dizionarî da consultare. Il Bartoli, il Boccaccio, Machiavelli, Tommaseo, Rigutini, Fanfani.... Occorre postillarli. Il tale ha ingegno. Ma usa francesismi. «Questa dei francesismi è peste varia...».In questa rete di divieti, di difficoltà inesistenti e di false divinità da rispettare, da evitare, da non offendere il giovane geniale smarrisce il suo vero istinto propulsore e deprime il suo coraggio orgoglioso. Tutte le sue forze rimangono contratte allo stato di angoscia dolorosa davanti alla strada lunghissima, senza conforto nè aiuto.Sotto il nuvolone minaccioso degli esami inutili da passare o la pioggia torrenziale dei compiti cretini, lo studente educa il suo cervello e il suo spirito alla paura e al pedantismo.Egli trova ogni sera in famiglia la tipica atmosfera di grettezza, di mediocrità, l'odio per tutte le forme di avventura e di audacia, i moralismi pretini, la goffa lotta fra l'avarizia taccagna e l'ansia del lusso provinciale, l'affettuosità morbosa accaparrante e soffocante della madre e la dura prepotenza di un padre rammollito che crede però suo dovere stroncare il figlio ad ogni costoin tutto ciò che può sognare, desiderare, volere.Questo giovane geniale si sente nei nervi una forza misteriosa, violenta. Sarà poeta, pittore, [pg!139] artista drammatico, costruttore di ponti su fiumi americani, appaltatore di terreni lontani da dissodare, deputato, ecc.: egli non sa esattamente.Rischierebbe volentieri tutto ciò che ha di caro e di piacevole intorno a sè, affetti, amicizie, primi piaceri sessuali, allegrie goliardiche, per ottenere immediatamente la prova diretta e la manifestazione di questa sua forza.Egli ha invece intorno a sè degli alti pessimismi neri, delle negazioni massiccie; respira lo scetticismo avvelenante e non ha un soldo in tasca.Se coraggiosissimo, rivoltosissimo, egli riesce a spaccare e rovesciare tutti i divieti, la miseria assoluta, ultimo laccio invincibile, lo trattiene e lo inchioda nell'assoluta impossibilità di staccarsi e di osare.Questi fallimenti di gioventù geniali sono numerosissimi e tipici in certe provincie d'Italia come la Toscana, che pur essendo indiscutibilmente le più intelligenti sono purtroppo le meno fattive e le meno utili nello sviluppo nazionale.Firenze è piena di giovani d'ingegno inoperosi e smarriti che sciorinano sotto i soli elettrici dei caffè dei meravigliosi tessuti di pensiero e di lirismo senza speranza di essere mai valutati, considerati, utilizzati.Scrivere? A che pro? Dov'è l'editore? Certo non pagherà, anzi vorrà essere pagato. Nei giornali? Il direttore è stato prescelto fra i quattro o cinque autentici cretini della città. Ostruzionismo, dunque meglio abbandonare spiralicamente [pg!140] il proprio canto malinconico nell'antico chiaro di luna che ripatina Lungarno e il Ponte Vecchio o godersi una «bambina» alle Cascine che offre camere ammobiliate a buon mercato assoluto.Ho conosciuto innumerevoli giovani geniali a Firenze, in Toscana, a Napoli e in Sicilia. Quasi tutti esasperati; il cuore già chiuso da un sordo rancore contro la società, molti avvelenati da una precocissima invidia che sporca la fonte chiara della ispirazione genuina e dell'entusiasmo giocondo, creatore.È talvolta difficilissimo conoscerli, apprezzarli, incoraggiarli. Poichè invece di abbracciare spiritualmente l'Italia come una vasta massa malleabile da plasmare essi la considerano come un reticolato idiota di soprusi, di camorre, di autorità scroccate, di divieti imbecilli. Ed hanno ragione. Dovunque, l'ingegno è svalutato, deriso, imprigionato. Incoronato soltanto e festeggiato il mediocre opportunista o l'ex-genio ormai rammollito.Il Futurismo scoprì, svegliò, rianimò, radunò molti di questi giovani geniali, i migliori, senza dubbio. Ma non tutti certamente. Nella vasta rivoluzione di serate burrascose che si propagò su tutta la Penisola, il Futurismo entrò in contatto con quasi tutti ma occorre un più sistematico intervento delle forze del paese per salvare, riaccendere e utilizzare tutto il vasto proletariato dei geniali.Propongo che in ogni città sia costruito uno o [pg!141] più Palazzi che avranno una denominazione sul genere di questa: «Mostra libera dell'Ingegno creatore».1º Verrà esposta per un mese un'opera di pittura, scultura, plastica in genere, disegni d'architettura, disegni di macchine, progetti d'invenzione.2º Verrà eseguita un'opera musicale piccola o grande, orchestrale o pianistica di qualsiasi genere.3º Verranno letti, esposti, declamati poemi, prose, scritti di scienza di qualsiasi genere, di qualsiasi forma e di tutte le dimensioni.4º Tutti i cittadini avranno il diritto di esporre gratuitamente.5º Le opere di qualsiasi genere o valore apparente, anche se apparentemente giudicate assurde, cretine, pazze o immorali, saranno accettate, esposte o lette senza giuria. [pg!143]
Il proletariato dei geniali.
È indiscutibile che la nostra razza supera tutte le razze per il numero stragrande di geniali che produce.
Nel più piccolo nucleo italiano, nel più piccolo villaggio vi sonosempresette, otto giovani ventenni che fremono d'ansia creatrice, pieni d'un orgoglio ambizioso che si manifesta in volumi inediti di versi e in scoppi di eloquenza sulle piazze nei comizi politici.
Alcuni sono dei veri illusi, masono pochi. Non potrebbero giungere al vero ingegno. Sono però sempre dei temperamenti a fondo geniale, cioè suscettibili di sviluppo e utilizzabili per accrescere l'intellettualità geniale di un paese.
In quello stesso nucleo o piccolo villaggio italiano è facile trovare sette, otto uomini maturi che nella loro piccola vita d'impiegato, di professionista nei caffè del loro quartiere e in famiglia portano sul capo l'aureola malinconica del geniale fallito. Sono dei rottami di genialità che non hanno mai avuto un'atmosfera favorevole e [pg!136] furono perciò subito stroncati dalle necessità economiche e sentimentali.
Il movimento artistico futurista da noi iniziato 11 anni fa aveva precisamente per scopo di svecchiare brutalmente l'ambiente artistico-letterario, esautorarne e distruggere la gerontocrazia, svalutare i critici e i professori pedanti, incoraggiare tutti gli slanci temerarî dell'ingegno giovanile per preparare un'atmosfera veramente ossigenata di salute, incoraggiamento e aiuto a tutti i giovani geniali d'Italia.
Sono certamente due o trecentomila in Italia.
Incoraggiarli tutti, centuplicarne l'orgoglio, aprire davanti a loro tutti i varchi, diminuire al più presto, così, il numero dei geniali italiani falliti e stroncati.
Ho spiegato in molte opere precedenti come i 3/4 dei vizi mentali, delle debolezze, degli errori, delle viltà e delle lentezze che si opponevano al celere progresso dell'Italia derivavano da ciò che noi chiamiamo il Passatismo. Culto ossessionante del passato e delle glorie antiche, misoneismo cocciuto, valutazione pessimista delle forze della nostra razza, accademismo scolastico, purismo letterario, culto del plagio, copia dell'antico, adorazione del museo, esaltazione dello sgobbone, ecc.
Il Passatismo fu per molto tempo la essenza unica del sistema d'insegnamento e dell'educazione familiare. Era favorito da molte ideologie assurde più o meno importate e tipicamente antitaliane. [pg!137]
Regnava uno schifoso intellettualismo socialistoide, antipatriottico, internazionalista, il quale separava il corpo dallo spirito, vagheggiava una stupida ipertrofia cerebrale, insegnava il perdono delle offese, annunziava la pace universale e la scomparsa della guerra, i cuiorrorisarebbero sostituiti da battaglie d'idee. Intellettualismo di origine germanica, ossessione del libro, bibliofilia, pedantedescheria. Disprezzo per la ginnastica, abbrutimento dei ragazzi nelle aule puzzolenti e chiuse, svalutazione completa della salute e della forza muscolare.
Vegetava in quest'aria di muffa una gioventù stremenzita, senza freschezza primaverile e senza virilità.
Quanti giovani abbiamo visto uscire dalle scuole, malinconici, curvi, deboli, avari di voce e di gesti, pallidi, avvizziti, con occhiali doppi e infinite miopie stringendo sotto il braccio con una specie di orgoglio spaventoso e miserando «I Promessi Sposi», come Don Rodrigo stringeva il suo foruncolo di peste bubbonica.
La loro peste bubbonica era il culturalismo teutonico.
Si andava predicando che i giovani italiani erano ignoranti e che il loro ingegno aveva bisogno di una cultura solida, seria, metodica. In realtà si predicava l'odio all'ingegno. Leggete, studiate, ponderate, chiudetevi nelle biblioteche, compulsate i codici, studiate gli antichi! Vivete nei musei! Copiate quadri e statue! Bisogna imparare [pg!138] a scrivere, a dipingere, a scolpire copiando le opere dei grandi! La lingua italiana è difficilissima, occorre decidere doposeriemeditazioni quali siano i maestri da preferire e i dizionarî da consultare. Il Bartoli, il Boccaccio, Machiavelli, Tommaseo, Rigutini, Fanfani.... Occorre postillarli. Il tale ha ingegno. Ma usa francesismi. «Questa dei francesismi è peste varia...».
In questa rete di divieti, di difficoltà inesistenti e di false divinità da rispettare, da evitare, da non offendere il giovane geniale smarrisce il suo vero istinto propulsore e deprime il suo coraggio orgoglioso. Tutte le sue forze rimangono contratte allo stato di angoscia dolorosa davanti alla strada lunghissima, senza conforto nè aiuto.
Sotto il nuvolone minaccioso degli esami inutili da passare o la pioggia torrenziale dei compiti cretini, lo studente educa il suo cervello e il suo spirito alla paura e al pedantismo.
Egli trova ogni sera in famiglia la tipica atmosfera di grettezza, di mediocrità, l'odio per tutte le forme di avventura e di audacia, i moralismi pretini, la goffa lotta fra l'avarizia taccagna e l'ansia del lusso provinciale, l'affettuosità morbosa accaparrante e soffocante della madre e la dura prepotenza di un padre rammollito che crede però suo dovere stroncare il figlio ad ogni costoin tutto ciò che può sognare, desiderare, volere.
Questo giovane geniale si sente nei nervi una forza misteriosa, violenta. Sarà poeta, pittore, [pg!139] artista drammatico, costruttore di ponti su fiumi americani, appaltatore di terreni lontani da dissodare, deputato, ecc.: egli non sa esattamente.
Rischierebbe volentieri tutto ciò che ha di caro e di piacevole intorno a sè, affetti, amicizie, primi piaceri sessuali, allegrie goliardiche, per ottenere immediatamente la prova diretta e la manifestazione di questa sua forza.
Egli ha invece intorno a sè degli alti pessimismi neri, delle negazioni massiccie; respira lo scetticismo avvelenante e non ha un soldo in tasca.
Se coraggiosissimo, rivoltosissimo, egli riesce a spaccare e rovesciare tutti i divieti, la miseria assoluta, ultimo laccio invincibile, lo trattiene e lo inchioda nell'assoluta impossibilità di staccarsi e di osare.
Questi fallimenti di gioventù geniali sono numerosissimi e tipici in certe provincie d'Italia come la Toscana, che pur essendo indiscutibilmente le più intelligenti sono purtroppo le meno fattive e le meno utili nello sviluppo nazionale.
Firenze è piena di giovani d'ingegno inoperosi e smarriti che sciorinano sotto i soli elettrici dei caffè dei meravigliosi tessuti di pensiero e di lirismo senza speranza di essere mai valutati, considerati, utilizzati.
Scrivere? A che pro? Dov'è l'editore? Certo non pagherà, anzi vorrà essere pagato. Nei giornali? Il direttore è stato prescelto fra i quattro o cinque autentici cretini della città. Ostruzionismo, dunque meglio abbandonare spiralicamente [pg!140] il proprio canto malinconico nell'antico chiaro di luna che ripatina Lungarno e il Ponte Vecchio o godersi una «bambina» alle Cascine che offre camere ammobiliate a buon mercato assoluto.
Ho conosciuto innumerevoli giovani geniali a Firenze, in Toscana, a Napoli e in Sicilia. Quasi tutti esasperati; il cuore già chiuso da un sordo rancore contro la società, molti avvelenati da una precocissima invidia che sporca la fonte chiara della ispirazione genuina e dell'entusiasmo giocondo, creatore.
È talvolta difficilissimo conoscerli, apprezzarli, incoraggiarli. Poichè invece di abbracciare spiritualmente l'Italia come una vasta massa malleabile da plasmare essi la considerano come un reticolato idiota di soprusi, di camorre, di autorità scroccate, di divieti imbecilli. Ed hanno ragione. Dovunque, l'ingegno è svalutato, deriso, imprigionato. Incoronato soltanto e festeggiato il mediocre opportunista o l'ex-genio ormai rammollito.
Il Futurismo scoprì, svegliò, rianimò, radunò molti di questi giovani geniali, i migliori, senza dubbio. Ma non tutti certamente. Nella vasta rivoluzione di serate burrascose che si propagò su tutta la Penisola, il Futurismo entrò in contatto con quasi tutti ma occorre un più sistematico intervento delle forze del paese per salvare, riaccendere e utilizzare tutto il vasto proletariato dei geniali.
Propongo che in ogni città sia costruito uno o [pg!141] più Palazzi che avranno una denominazione sul genere di questa: «Mostra libera dell'Ingegno creatore».
1º Verrà esposta per un mese un'opera di pittura, scultura, plastica in genere, disegni d'architettura, disegni di macchine, progetti d'invenzione.
2º Verrà eseguita un'opera musicale piccola o grande, orchestrale o pianistica di qualsiasi genere.
3º Verranno letti, esposti, declamati poemi, prose, scritti di scienza di qualsiasi genere, di qualsiasi forma e di tutte le dimensioni.
4º Tutti i cittadini avranno il diritto di esporre gratuitamente.
5º Le opere di qualsiasi genere o valore apparente, anche se apparentemente giudicate assurde, cretine, pazze o immorali, saranno accettate, esposte o lette senza giuria. [pg!143]