15.Governo tecnico senza parlamento, senza senato e con un Eccitatorio.I problemi che si affollano dopo-guerra in un paese non ricco come il nostro superano, credo, la potenza governativa di qualsiasi regime e sono destinati quindi ad avere un'unica soluzione rivoluzionaria.È indiscutibile però che il governo parlamentare col suo smisurato pantano burocratico è — fra tutti i governi possibili — il meno atto a risolverli.Esaminiamo la situazione dal punto di vista dei produttori.Il governo ha stanziato 3 miliardi di lavori ma nessuno cura e sollecita questi lavori. Per esempio: lavori ferroviari che devono provvedere alla disoccupazione ed evitare la crisi gravissima dei trasporti.Il governo dice: Bisogna produrre! produrre! produrre! Come si può produrre se tutte le industrie sono oggi creditrici dello Stato? E con quali materie prime? (se non sono già assicurate). A quali prezzi verranno date queste materie prime? [pg!146]Lo stato si è dimostrato mediocre acquirente e mediocre distributore.Il governo dovrebbe invece concedere massima libertà alle industrie togliendo impacci e pastoie.Si sostituisca alla funzione dello Stato la funzione dei Sindacati o Consorzi industriali i quali sotto il controllo dello stato provvedano all'approvvigionamento delle materie prime.Si esca da questo stato di cose che toglie ogni attività personale e si distruggano i sistemi fiscali veramente passatisti.Ammetto che si debba provvedere alle esigenze finanziarie e che le entrate erariali siano portate ad un punto tale dafare tutto il servizio dei nostri debiti. Ma non ostacoliamo la produzione della ricchezza.Accettiamo nuovi oneri ma si faciliti la produzione della ricchezza e la si colpisca soltanto quando è prodotta.I monopolî colpendo le materie prime rincarano i prodotti all'interno e rendono difficilissima la importazione che è necessaria per la ricostituzione economica del paese.I divieti di esportazione sono assurdi. Si dice che non si può concedere la esportazione perchè i prezzi all'interno già troppo elevati aumenterebbero ancora mentre negando la esportazione tali prezzi dovranno diminuire perchè le materie primeimboscatefiniranno per venire sul mercato.Errore questo. Un simile provvedimento che dovrebbe colpire soltanto gli incettatori colpisce invece la produzione che finirà per arrestarsi. [pg!147]Perderemo così i mercati esteri.Un governo intelligente dovrebbe invece concedere entro limiti razionali l'esportazione con limitazioni di prezzi all'interno.Così l'industria riattivata potrebbe assumere gran parte delle maestranze dimesse ora dalle industrie belliche.Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente inintelligente.Esaminiamo ora la situazione dal punto di vista della marina mercantile.La guerra ha creato l'avvento delle Cooperative di gente di mare alla proprietà e all'esercizio della nave. Questo avvento importantissimo deve essere assolutamente favorito dalla legislazione italiana.Se sarà favorito senza diffidenza costituirà una delle migliori forme di pacificazione sociale.Gli articoli 9 e 10 del decreto Villa vanno radicalmente mutati. Perchè l'articolo 10 impedisce che lo stato diventi proprietario di navi da dare a gestire alle Cooperative di gente di mare.I noli pagati dal principio della guerra a navi estere sommano a più di 9 miliardi di lire. I noli pagati dal principio di guerra a navi italiane sommano a un miliardo e mezzo.Bisognava per evitare questa fuga di denaro all'estero comperare subito a buon prezzo navi da trasporto. Questo era possibile anche nel 1915 e nel 1916. Quando ci siamo accorti che era un [pg!148] dovere comperare oro per salvare tanto oro regalato ad armatori esteri, il prezzo delle navi era altissimo, fantastico.Il paese intuì il pericolo e pensò di riparare il danno.Sorsero nuovi cantieri, vecchi cantieri si ampliarono e centinaia di migliaia di tonnellate di ottimi vapori scesero in mare.Disgraziatamente il decreto Villa troncò questa magnifica evoluzione e si tornò così alla dispersione di ricchezza ed ai noli esteri.Per costruire rapidamente navi di trasporto bisognava ricorrere ad industrie particolari. La industria privata che non si occupava di navi sapeva però costruire pezzi indispensabili per le navi. Lavoro quasi identico. Per esempio: Un fabbricante di caldaie fisse poteva fabbricare anche caldaie marittime. Così si fece. Migliaia di industrie particolari arruolate subito con rapidità futurista collaborarono alla costruzione delle navi. Tutto ciò però senza che il governo favorisse in nulla la meravigliosa opera.La costruzione in serie poco costosa e rapidissima doveva essere ampiamente sostenuta e propugnata dal governo.I «fabricated ships» hanno un minimo di curve. Ogni pezzo ha un numero, il montatore ricevendo i singoli pezzi guarda il disegno e segue il suo tracciato. Semplicità estrema.Questo metodo è indubbiamente un metodo di guerra poichè esclude un poco il progresso costruttivo. [pg!149] Tutte le navi essendo così identiche e non una è migliore delle altre. Si può però facilmente evitare questo danno. Resta indiscutibile che la costruzione in serie va propugnata e sostenuta dal governo, con senso pratico e fuori d'ogni burocrazia.Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente antipratico.Noi futuristi consideriamo lo stato come una realtà umana. Lo stato deve essere l'amministrazione di una grande azienda che si chiama patria appartenente a una grande associazione che si chiama nazione.Il patriottismo è per noi semplicemente la sublimazione di quell'attaccamento rispettoso che le buone e forti aziende ispirano ai loro partecipanti.Nel Manifesto del Partito Politico Futurista io dichiaravo:«Trasformazione del Parlamento mediante un'equa partecipazione di industriali, di agricoltori, di ingegneri e di commercianti al Governo del Paese. Il limite minimo di età per la deputazione sarà ridotto a 22 anni. Un minimo di deputati avvocati (sempre opportunisti) e un minimo di deputati professori (sempre retrogradi). Un parlamento sgombro di rammolliti e di canaglie. Abolizione del senato.Se questo parlamento razionale e pratico non dà buoni risultati, lo aboliremo per giungere ad [pg!150] un Governo tecnico senza parlamento, un Governo composto di 20 tecnici eletti mediante suffragio universale.Rimpiazzeremo il senato con una Assemblea di controllo composta di 20 giovani non ancora trentenni, eletti mediante suffragio universale. Invece di un parlamento di oratori incompetenti e di dotti invalidi,moderatoda un senato di moribondi, avremo un governo di 20 tecnicieccitatoda una assemblea di giovani non ancora trentenni.Partecipazione eguale di tutti i cittadini italiani al governo. Suffragio universale eguale e diretto a tutti i cittadini, uomini e donne. Scrutinio di lista a larga base. Rappresentanza proporzionale».Il futurista Volt entrò subito nelle difficoltà di realizzazione del governo tecnico con il seguente articolo importante che io cito integralmente:«Aboliamo pure il parlamento — si domandano molti — ma cosa metteremo al suo posto?La risposta è pronta.Sostituiremo il parlamento con le rappresentanze dei sindacati agricoli, industriali ed operai.La rappresentanza sindacale sarà la base dello «Stato tecnico» futurista.Al «collegio» elettorale, circoscrizione fittizia ed arbitraria, entità che sembra creata apposta per l'esercizio del broglio, sostituiremo il sindacato, espressione organica delle forze economiche che dànno effettivamente forma alla società. [pg!151]Al posto dell'«onorevole» deputato, demagogo costretto all'accattonaggio sistematico del voto o feudatario di una nuova feudalità peggiore dell'antica, manderemo a governare il paese ingegneri, commercianti ed operai, gente che sa il suo mestiere e conosce i bisogni reali della propria classe. Invece di un'Assemblea di intriganti, di chiacchieroni e di incompetenti, avremo un corpo tecnico adatto allo scopo di dirigere, con conoscenza di causa, la grande azienda dello stato.In pratica, l'idea della rappresentanza sindacale si trova di fronte a difficoltà serie ma non insormontabili.Vari problemi ci si presentano.1º A quali sindacati concederà lo Stato la personalità politica?Si tratterà di determinare le categorie di produttori che avranno diritto a una rappresentanza nel corpo legislativo.2º L'iscrizione ai sindacati sarà obbligatoria per tutti i cittadini? A me sembra che sia più logico lasciare che esercitino i diritti politici coloro che hanno volontà e coscienza.Coloro che resteranno volontariamente fuori dei sindacati corrisponderanno in parte alle masse degliastenutinelle odierne elezioni a suffragio universale.3º In base a quale criterio si misurerà il numero di voti da attribuirsi a ciascuna categoria di sindacati? È la questione più scottante. Il [pg!152] criterio più semplice è quello numerico. Ma così si ricade nell'atonismo individualistico del suffragio universale.Io credo che non si debba tener conto del numero degli iscritti al sindacato,ma dell'importanza della funzione economicache esso esercita nel Paese. Quindi un sindacato di industriali metallurgici avrà una rappresentanza eguale a quella di un sindacato di lavoratori del ferro benchè questi ultimi siano molto più numerosi.E ciò perchè l'importanza delle due funzioni si controbilancerà nella economia nazionale.L'amico Settimelli dirà che questo è un criterio poco democratico. Me ne infischio.4º Quali saranno i limiti posti all'esercizio del potere dell'Assemblea eletta mediante la rappresentanza sindacale? La competenza dell'Assemblea dovrà essere limitata alle questioni prevalentemente economiche, che sono del resto le più importanti in politica.Le questioni di famiglia, di politica estera, ecc. dovranno essere risolte in parte mediantereferendumpopolare diretto ed in parte attribuite alla competenza del potere esecutivo.Non ho fatto che accennare le principali questioni. Invito tutti i giovani futuristi ad inviarmi le loro soluzioni ai quattro problemi che ho posto, senza avere la pretesa di risolverli definitivamente. Ma mi sembra che la questione sia matura per lo studio. E per noi futuristi «studio» deve significare già un principio di esecuzione. [pg!153] È l'ora di finirla col parlamento. Abbiamo fatto la guerra senza bisogno del parlamento. Senza il parlamento sapremo fare la pace. È ora di sbarazzare l'Italia dalle 508 incompetenze che spadroneggiano a Montecitorio.La sola esistenza di un «senato» è la vivente antitesi di tutti i principî del Partito Futurista. L'istituzione del senato parte dal concetto che le assemblee elettive abbiano bisogno di essere «frenate» in un modo qualsiasi. La esperienza invece ci dimostra che le assemblee politiche non sono quelle indomite cavalle che la retorica dei nostri padri amava imaginarsi.Fanno un po' di chiasso, si abbandonano ai «tumulti», tanto per dar da strillare agli strilloni dei giornali quotidiani, ma poi, quando si tratta di far sul serio, finiscono sistematicamente per addormentarsi.La «rappresentanza sindacale» non sfugge a questo grave inconveniente. L'elementotecnicoè di per se stesso conservatore. I tecnici si abbandonano volentieri alla «routine». Le più grandi invenzioni e scoperte furono aspramente osteggiate dai tecnici. Le inglesi «trade unions» sono in fondo piuttosto conservatrici e attaccate alla tradizione. Le «corporazioni» medievali si irrigidirono fino a cristallizzare tutta la vita economica dell'Europa.Tuttavia il solo vantaggio che il paese sia governato da gente «che sa il fatto suo» mi sembra tale da indurmi a non rinunziare al sistema [pg!154] della rappresentanza sindacale. Solamente che la rappresentanza sindacale ha bisogno di essere integrata da un altro organo politico, che la stimoli e le impedisca di essere un ostacolo sulla via del progresso nazionale.E qui cade in acconcio la istituzione dell'«organo eccitatore» che Marinetti propone di sostituire alla decrepita e ingombrante istituzione del senato.Chiameremo quest'organo «Consiglio dei giovani» o «Eccitatorio». Perchè possa compiere adeguatamente la sua funzione, occorre che esso abbia i seguenti caratteri:a) deve essere composto di cittadini dell'età non superiore ai 30 anni;b) deve essere reclutato da persone di tutte le categorie sociali, senza distinzione di classi, per mezzo del suffragio universale diretto;c) deve essere continuamente rinnovato. Le elezioni saranno annuali;d) deve constare di un numero ristrettissimo di eletti.Nove giovani basteranno. Di competenza del «Consiglio dei giovani» o «Eccitatorio» saranno tutte le questioni non prevalentemente economiche. Ma perchè possa agire in senso progressista sulla rappresentanza sindacale, esso potrà prendere iniziativa di progetti di legge anche in materia economica, i quali però dovranno essere discussi e votati in via definitiva dalla assemblea dei rappresentanti sindacali. Viceversa quest'ultima [pg!155] assemblea potrà porre il suo «veto» alle deliberazioni del «Consiglio dei giovani» quando esse apportino conseguenze relative alla vita economica del paese.È chiaro che dei conflitti possono per tal guisa sorgere fra il «Consiglio dei giovani» e la rappresentanza sindacale. Questi conflitti dovranno risolversi in ultima istanza per mezzo delreferendumpopolare diretto.Tali, nelle loro grandi linee, sono le basi dello «stato futurista».L'Eccitatorioo Consiglio di giovani eccitatori è secondo noi indispensabile.Gli anarchici si accontentano di assalire i rami politici, giuridici ed economici dell'albero sociale mentre noi vogliamo assai più.Di quest'albero infatti vogliamo strappare e abbruciare le più profonde radici, quelle piantate nel cervello dell'uomo e che si chiamano: desiderio del minimo sforzo, quietismo vile, amore dell'antico e del vecchio, di ciò che è corrotto e ammalato, orrore del nuovo, disprezzo della gioventù, venerazione del tempo, degli anni accumulati, dei morti, dei moribondi, bisogno istintivo di ordine chiuso, di leggi, di catene, di ostacoli, di questure, di morale, di pudore, paura di una libertà totale.Avete visto un'assemblea di giovani rivoluzionarî anarchici? Non vi può essere spettacolo più scoraggiante. [pg!156]Vi noterete infatti la mania urgente, in tutte quelle anime impetuose e rosse, di privarsi subito della loro indipendenza e della loro iniziativa per dare il governo della loro assemblea al più attempato fra loro. Ossia al più opportunista, al più prudente, insomma a colui che avendo già acquistato una piccola potenza e una piccola autorità sarà fatalmente interessato a conservare lo stato delle cose, a calmare la violenza contrariando ogni istinto di avventura, di rischio, e di eroismo.Questo nuovo presidente pur guidando con una apparente equità la discussione generale, la condurrà docile, all'abbeveratoio del proprio interesse personale.Credete ancora all'utilità delle assemblee, spiriti rivoluzionarî?Accontentatevi in tal caso di scegliere un direttore o meglio un regolatore di discussione ed eleggete a questo ufficio il più giovane di voi, il meno noto, il meno importante e fate che la sua funzione sia limitata a quella di distribuire la parola con un'assoluta eguaglianza di tempo, controllata con l'orologio alla mano. [pg!157]
15.Governo tecnico senza parlamento, senza senato e con un Eccitatorio.I problemi che si affollano dopo-guerra in un paese non ricco come il nostro superano, credo, la potenza governativa di qualsiasi regime e sono destinati quindi ad avere un'unica soluzione rivoluzionaria.È indiscutibile però che il governo parlamentare col suo smisurato pantano burocratico è — fra tutti i governi possibili — il meno atto a risolverli.Esaminiamo la situazione dal punto di vista dei produttori.Il governo ha stanziato 3 miliardi di lavori ma nessuno cura e sollecita questi lavori. Per esempio: lavori ferroviari che devono provvedere alla disoccupazione ed evitare la crisi gravissima dei trasporti.Il governo dice: Bisogna produrre! produrre! produrre! Come si può produrre se tutte le industrie sono oggi creditrici dello Stato? E con quali materie prime? (se non sono già assicurate). A quali prezzi verranno date queste materie prime? [pg!146]Lo stato si è dimostrato mediocre acquirente e mediocre distributore.Il governo dovrebbe invece concedere massima libertà alle industrie togliendo impacci e pastoie.Si sostituisca alla funzione dello Stato la funzione dei Sindacati o Consorzi industriali i quali sotto il controllo dello stato provvedano all'approvvigionamento delle materie prime.Si esca da questo stato di cose che toglie ogni attività personale e si distruggano i sistemi fiscali veramente passatisti.Ammetto che si debba provvedere alle esigenze finanziarie e che le entrate erariali siano portate ad un punto tale dafare tutto il servizio dei nostri debiti. Ma non ostacoliamo la produzione della ricchezza.Accettiamo nuovi oneri ma si faciliti la produzione della ricchezza e la si colpisca soltanto quando è prodotta.I monopolî colpendo le materie prime rincarano i prodotti all'interno e rendono difficilissima la importazione che è necessaria per la ricostituzione economica del paese.I divieti di esportazione sono assurdi. Si dice che non si può concedere la esportazione perchè i prezzi all'interno già troppo elevati aumenterebbero ancora mentre negando la esportazione tali prezzi dovranno diminuire perchè le materie primeimboscatefiniranno per venire sul mercato.Errore questo. Un simile provvedimento che dovrebbe colpire soltanto gli incettatori colpisce invece la produzione che finirà per arrestarsi. [pg!147]Perderemo così i mercati esteri.Un governo intelligente dovrebbe invece concedere entro limiti razionali l'esportazione con limitazioni di prezzi all'interno.Così l'industria riattivata potrebbe assumere gran parte delle maestranze dimesse ora dalle industrie belliche.Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente inintelligente.Esaminiamo ora la situazione dal punto di vista della marina mercantile.La guerra ha creato l'avvento delle Cooperative di gente di mare alla proprietà e all'esercizio della nave. Questo avvento importantissimo deve essere assolutamente favorito dalla legislazione italiana.Se sarà favorito senza diffidenza costituirà una delle migliori forme di pacificazione sociale.Gli articoli 9 e 10 del decreto Villa vanno radicalmente mutati. Perchè l'articolo 10 impedisce che lo stato diventi proprietario di navi da dare a gestire alle Cooperative di gente di mare.I noli pagati dal principio della guerra a navi estere sommano a più di 9 miliardi di lire. I noli pagati dal principio di guerra a navi italiane sommano a un miliardo e mezzo.Bisognava per evitare questa fuga di denaro all'estero comperare subito a buon prezzo navi da trasporto. Questo era possibile anche nel 1915 e nel 1916. Quando ci siamo accorti che era un [pg!148] dovere comperare oro per salvare tanto oro regalato ad armatori esteri, il prezzo delle navi era altissimo, fantastico.Il paese intuì il pericolo e pensò di riparare il danno.Sorsero nuovi cantieri, vecchi cantieri si ampliarono e centinaia di migliaia di tonnellate di ottimi vapori scesero in mare.Disgraziatamente il decreto Villa troncò questa magnifica evoluzione e si tornò così alla dispersione di ricchezza ed ai noli esteri.Per costruire rapidamente navi di trasporto bisognava ricorrere ad industrie particolari. La industria privata che non si occupava di navi sapeva però costruire pezzi indispensabili per le navi. Lavoro quasi identico. Per esempio: Un fabbricante di caldaie fisse poteva fabbricare anche caldaie marittime. Così si fece. Migliaia di industrie particolari arruolate subito con rapidità futurista collaborarono alla costruzione delle navi. Tutto ciò però senza che il governo favorisse in nulla la meravigliosa opera.La costruzione in serie poco costosa e rapidissima doveva essere ampiamente sostenuta e propugnata dal governo.I «fabricated ships» hanno un minimo di curve. Ogni pezzo ha un numero, il montatore ricevendo i singoli pezzi guarda il disegno e segue il suo tracciato. Semplicità estrema.Questo metodo è indubbiamente un metodo di guerra poichè esclude un poco il progresso costruttivo. [pg!149] Tutte le navi essendo così identiche e non una è migliore delle altre. Si può però facilmente evitare questo danno. Resta indiscutibile che la costruzione in serie va propugnata e sostenuta dal governo, con senso pratico e fuori d'ogni burocrazia.Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente antipratico.Noi futuristi consideriamo lo stato come una realtà umana. Lo stato deve essere l'amministrazione di una grande azienda che si chiama patria appartenente a una grande associazione che si chiama nazione.Il patriottismo è per noi semplicemente la sublimazione di quell'attaccamento rispettoso che le buone e forti aziende ispirano ai loro partecipanti.Nel Manifesto del Partito Politico Futurista io dichiaravo:«Trasformazione del Parlamento mediante un'equa partecipazione di industriali, di agricoltori, di ingegneri e di commercianti al Governo del Paese. Il limite minimo di età per la deputazione sarà ridotto a 22 anni. Un minimo di deputati avvocati (sempre opportunisti) e un minimo di deputati professori (sempre retrogradi). Un parlamento sgombro di rammolliti e di canaglie. Abolizione del senato.Se questo parlamento razionale e pratico non dà buoni risultati, lo aboliremo per giungere ad [pg!150] un Governo tecnico senza parlamento, un Governo composto di 20 tecnici eletti mediante suffragio universale.Rimpiazzeremo il senato con una Assemblea di controllo composta di 20 giovani non ancora trentenni, eletti mediante suffragio universale. Invece di un parlamento di oratori incompetenti e di dotti invalidi,moderatoda un senato di moribondi, avremo un governo di 20 tecnicieccitatoda una assemblea di giovani non ancora trentenni.Partecipazione eguale di tutti i cittadini italiani al governo. Suffragio universale eguale e diretto a tutti i cittadini, uomini e donne. Scrutinio di lista a larga base. Rappresentanza proporzionale».Il futurista Volt entrò subito nelle difficoltà di realizzazione del governo tecnico con il seguente articolo importante che io cito integralmente:«Aboliamo pure il parlamento — si domandano molti — ma cosa metteremo al suo posto?La risposta è pronta.Sostituiremo il parlamento con le rappresentanze dei sindacati agricoli, industriali ed operai.La rappresentanza sindacale sarà la base dello «Stato tecnico» futurista.Al «collegio» elettorale, circoscrizione fittizia ed arbitraria, entità che sembra creata apposta per l'esercizio del broglio, sostituiremo il sindacato, espressione organica delle forze economiche che dànno effettivamente forma alla società. [pg!151]Al posto dell'«onorevole» deputato, demagogo costretto all'accattonaggio sistematico del voto o feudatario di una nuova feudalità peggiore dell'antica, manderemo a governare il paese ingegneri, commercianti ed operai, gente che sa il suo mestiere e conosce i bisogni reali della propria classe. Invece di un'Assemblea di intriganti, di chiacchieroni e di incompetenti, avremo un corpo tecnico adatto allo scopo di dirigere, con conoscenza di causa, la grande azienda dello stato.In pratica, l'idea della rappresentanza sindacale si trova di fronte a difficoltà serie ma non insormontabili.Vari problemi ci si presentano.1º A quali sindacati concederà lo Stato la personalità politica?Si tratterà di determinare le categorie di produttori che avranno diritto a una rappresentanza nel corpo legislativo.2º L'iscrizione ai sindacati sarà obbligatoria per tutti i cittadini? A me sembra che sia più logico lasciare che esercitino i diritti politici coloro che hanno volontà e coscienza.Coloro che resteranno volontariamente fuori dei sindacati corrisponderanno in parte alle masse degliastenutinelle odierne elezioni a suffragio universale.3º In base a quale criterio si misurerà il numero di voti da attribuirsi a ciascuna categoria di sindacati? È la questione più scottante. Il [pg!152] criterio più semplice è quello numerico. Ma così si ricade nell'atonismo individualistico del suffragio universale.Io credo che non si debba tener conto del numero degli iscritti al sindacato,ma dell'importanza della funzione economicache esso esercita nel Paese. Quindi un sindacato di industriali metallurgici avrà una rappresentanza eguale a quella di un sindacato di lavoratori del ferro benchè questi ultimi siano molto più numerosi.E ciò perchè l'importanza delle due funzioni si controbilancerà nella economia nazionale.L'amico Settimelli dirà che questo è un criterio poco democratico. Me ne infischio.4º Quali saranno i limiti posti all'esercizio del potere dell'Assemblea eletta mediante la rappresentanza sindacale? La competenza dell'Assemblea dovrà essere limitata alle questioni prevalentemente economiche, che sono del resto le più importanti in politica.Le questioni di famiglia, di politica estera, ecc. dovranno essere risolte in parte mediantereferendumpopolare diretto ed in parte attribuite alla competenza del potere esecutivo.Non ho fatto che accennare le principali questioni. Invito tutti i giovani futuristi ad inviarmi le loro soluzioni ai quattro problemi che ho posto, senza avere la pretesa di risolverli definitivamente. Ma mi sembra che la questione sia matura per lo studio. E per noi futuristi «studio» deve significare già un principio di esecuzione. [pg!153] È l'ora di finirla col parlamento. Abbiamo fatto la guerra senza bisogno del parlamento. Senza il parlamento sapremo fare la pace. È ora di sbarazzare l'Italia dalle 508 incompetenze che spadroneggiano a Montecitorio.La sola esistenza di un «senato» è la vivente antitesi di tutti i principî del Partito Futurista. L'istituzione del senato parte dal concetto che le assemblee elettive abbiano bisogno di essere «frenate» in un modo qualsiasi. La esperienza invece ci dimostra che le assemblee politiche non sono quelle indomite cavalle che la retorica dei nostri padri amava imaginarsi.Fanno un po' di chiasso, si abbandonano ai «tumulti», tanto per dar da strillare agli strilloni dei giornali quotidiani, ma poi, quando si tratta di far sul serio, finiscono sistematicamente per addormentarsi.La «rappresentanza sindacale» non sfugge a questo grave inconveniente. L'elementotecnicoè di per se stesso conservatore. I tecnici si abbandonano volentieri alla «routine». Le più grandi invenzioni e scoperte furono aspramente osteggiate dai tecnici. Le inglesi «trade unions» sono in fondo piuttosto conservatrici e attaccate alla tradizione. Le «corporazioni» medievali si irrigidirono fino a cristallizzare tutta la vita economica dell'Europa.Tuttavia il solo vantaggio che il paese sia governato da gente «che sa il fatto suo» mi sembra tale da indurmi a non rinunziare al sistema [pg!154] della rappresentanza sindacale. Solamente che la rappresentanza sindacale ha bisogno di essere integrata da un altro organo politico, che la stimoli e le impedisca di essere un ostacolo sulla via del progresso nazionale.E qui cade in acconcio la istituzione dell'«organo eccitatore» che Marinetti propone di sostituire alla decrepita e ingombrante istituzione del senato.Chiameremo quest'organo «Consiglio dei giovani» o «Eccitatorio». Perchè possa compiere adeguatamente la sua funzione, occorre che esso abbia i seguenti caratteri:a) deve essere composto di cittadini dell'età non superiore ai 30 anni;b) deve essere reclutato da persone di tutte le categorie sociali, senza distinzione di classi, per mezzo del suffragio universale diretto;c) deve essere continuamente rinnovato. Le elezioni saranno annuali;d) deve constare di un numero ristrettissimo di eletti.Nove giovani basteranno. Di competenza del «Consiglio dei giovani» o «Eccitatorio» saranno tutte le questioni non prevalentemente economiche. Ma perchè possa agire in senso progressista sulla rappresentanza sindacale, esso potrà prendere iniziativa di progetti di legge anche in materia economica, i quali però dovranno essere discussi e votati in via definitiva dalla assemblea dei rappresentanti sindacali. Viceversa quest'ultima [pg!155] assemblea potrà porre il suo «veto» alle deliberazioni del «Consiglio dei giovani» quando esse apportino conseguenze relative alla vita economica del paese.È chiaro che dei conflitti possono per tal guisa sorgere fra il «Consiglio dei giovani» e la rappresentanza sindacale. Questi conflitti dovranno risolversi in ultima istanza per mezzo delreferendumpopolare diretto.Tali, nelle loro grandi linee, sono le basi dello «stato futurista».L'Eccitatorioo Consiglio di giovani eccitatori è secondo noi indispensabile.Gli anarchici si accontentano di assalire i rami politici, giuridici ed economici dell'albero sociale mentre noi vogliamo assai più.Di quest'albero infatti vogliamo strappare e abbruciare le più profonde radici, quelle piantate nel cervello dell'uomo e che si chiamano: desiderio del minimo sforzo, quietismo vile, amore dell'antico e del vecchio, di ciò che è corrotto e ammalato, orrore del nuovo, disprezzo della gioventù, venerazione del tempo, degli anni accumulati, dei morti, dei moribondi, bisogno istintivo di ordine chiuso, di leggi, di catene, di ostacoli, di questure, di morale, di pudore, paura di una libertà totale.Avete visto un'assemblea di giovani rivoluzionarî anarchici? Non vi può essere spettacolo più scoraggiante. [pg!156]Vi noterete infatti la mania urgente, in tutte quelle anime impetuose e rosse, di privarsi subito della loro indipendenza e della loro iniziativa per dare il governo della loro assemblea al più attempato fra loro. Ossia al più opportunista, al più prudente, insomma a colui che avendo già acquistato una piccola potenza e una piccola autorità sarà fatalmente interessato a conservare lo stato delle cose, a calmare la violenza contrariando ogni istinto di avventura, di rischio, e di eroismo.Questo nuovo presidente pur guidando con una apparente equità la discussione generale, la condurrà docile, all'abbeveratoio del proprio interesse personale.Credete ancora all'utilità delle assemblee, spiriti rivoluzionarî?Accontentatevi in tal caso di scegliere un direttore o meglio un regolatore di discussione ed eleggete a questo ufficio il più giovane di voi, il meno noto, il meno importante e fate che la sua funzione sia limitata a quella di distribuire la parola con un'assoluta eguaglianza di tempo, controllata con l'orologio alla mano. [pg!157]
Governo tecnico senza parlamento, senza senato e con un Eccitatorio.
I problemi che si affollano dopo-guerra in un paese non ricco come il nostro superano, credo, la potenza governativa di qualsiasi regime e sono destinati quindi ad avere un'unica soluzione rivoluzionaria.
È indiscutibile però che il governo parlamentare col suo smisurato pantano burocratico è — fra tutti i governi possibili — il meno atto a risolverli.
Esaminiamo la situazione dal punto di vista dei produttori.
Il governo ha stanziato 3 miliardi di lavori ma nessuno cura e sollecita questi lavori. Per esempio: lavori ferroviari che devono provvedere alla disoccupazione ed evitare la crisi gravissima dei trasporti.
Il governo dice: Bisogna produrre! produrre! produrre! Come si può produrre se tutte le industrie sono oggi creditrici dello Stato? E con quali materie prime? (se non sono già assicurate). A quali prezzi verranno date queste materie prime? [pg!146]
Lo stato si è dimostrato mediocre acquirente e mediocre distributore.
Il governo dovrebbe invece concedere massima libertà alle industrie togliendo impacci e pastoie.
Si sostituisca alla funzione dello Stato la funzione dei Sindacati o Consorzi industriali i quali sotto il controllo dello stato provvedano all'approvvigionamento delle materie prime.
Si esca da questo stato di cose che toglie ogni attività personale e si distruggano i sistemi fiscali veramente passatisti.
Ammetto che si debba provvedere alle esigenze finanziarie e che le entrate erariali siano portate ad un punto tale dafare tutto il servizio dei nostri debiti. Ma non ostacoliamo la produzione della ricchezza.
Accettiamo nuovi oneri ma si faciliti la produzione della ricchezza e la si colpisca soltanto quando è prodotta.
I monopolî colpendo le materie prime rincarano i prodotti all'interno e rendono difficilissima la importazione che è necessaria per la ricostituzione economica del paese.
I divieti di esportazione sono assurdi. Si dice che non si può concedere la esportazione perchè i prezzi all'interno già troppo elevati aumenterebbero ancora mentre negando la esportazione tali prezzi dovranno diminuire perchè le materie primeimboscatefiniranno per venire sul mercato.
Errore questo. Un simile provvedimento che dovrebbe colpire soltanto gli incettatori colpisce invece la produzione che finirà per arrestarsi. [pg!147]
Perderemo così i mercati esteri.
Un governo intelligente dovrebbe invece concedere entro limiti razionali l'esportazione con limitazioni di prezzi all'interno.
Così l'industria riattivata potrebbe assumere gran parte delle maestranze dimesse ora dalle industrie belliche.
Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente inintelligente.
Esaminiamo ora la situazione dal punto di vista della marina mercantile.
La guerra ha creato l'avvento delle Cooperative di gente di mare alla proprietà e all'esercizio della nave. Questo avvento importantissimo deve essere assolutamente favorito dalla legislazione italiana.
Se sarà favorito senza diffidenza costituirà una delle migliori forme di pacificazione sociale.
Gli articoli 9 e 10 del decreto Villa vanno radicalmente mutati. Perchè l'articolo 10 impedisce che lo stato diventi proprietario di navi da dare a gestire alle Cooperative di gente di mare.
I noli pagati dal principio della guerra a navi estere sommano a più di 9 miliardi di lire. I noli pagati dal principio di guerra a navi italiane sommano a un miliardo e mezzo.
Bisognava per evitare questa fuga di denaro all'estero comperare subito a buon prezzo navi da trasporto. Questo era possibile anche nel 1915 e nel 1916. Quando ci siamo accorti che era un [pg!148] dovere comperare oro per salvare tanto oro regalato ad armatori esteri, il prezzo delle navi era altissimo, fantastico.
Il paese intuì il pericolo e pensò di riparare il danno.
Sorsero nuovi cantieri, vecchi cantieri si ampliarono e centinaia di migliaia di tonnellate di ottimi vapori scesero in mare.
Disgraziatamente il decreto Villa troncò questa magnifica evoluzione e si tornò così alla dispersione di ricchezza ed ai noli esteri.
Per costruire rapidamente navi di trasporto bisognava ricorrere ad industrie particolari. La industria privata che non si occupava di navi sapeva però costruire pezzi indispensabili per le navi. Lavoro quasi identico. Per esempio: Un fabbricante di caldaie fisse poteva fabbricare anche caldaie marittime. Così si fece. Migliaia di industrie particolari arruolate subito con rapidità futurista collaborarono alla costruzione delle navi. Tutto ciò però senza che il governo favorisse in nulla la meravigliosa opera.
La costruzione in serie poco costosa e rapidissima doveva essere ampiamente sostenuta e propugnata dal governo.
I «fabricated ships» hanno un minimo di curve. Ogni pezzo ha un numero, il montatore ricevendo i singoli pezzi guarda il disegno e segue il suo tracciato. Semplicità estrema.
Questo metodo è indubbiamente un metodo di guerra poichè esclude un poco il progresso costruttivo. [pg!149] Tutte le navi essendo così identiche e non una è migliore delle altre. Si può però facilmente evitare questo danno. Resta indiscutibile che la costruzione in serie va propugnata e sostenuta dal governo, con senso pratico e fuori d'ogni burocrazia.
Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente antipratico.
Noi futuristi consideriamo lo stato come una realtà umana. Lo stato deve essere l'amministrazione di una grande azienda che si chiama patria appartenente a una grande associazione che si chiama nazione.
Il patriottismo è per noi semplicemente la sublimazione di quell'attaccamento rispettoso che le buone e forti aziende ispirano ai loro partecipanti.
Nel Manifesto del Partito Politico Futurista io dichiaravo:
«Trasformazione del Parlamento mediante un'equa partecipazione di industriali, di agricoltori, di ingegneri e di commercianti al Governo del Paese. Il limite minimo di età per la deputazione sarà ridotto a 22 anni. Un minimo di deputati avvocati (sempre opportunisti) e un minimo di deputati professori (sempre retrogradi). Un parlamento sgombro di rammolliti e di canaglie. Abolizione del senato.
Se questo parlamento razionale e pratico non dà buoni risultati, lo aboliremo per giungere ad [pg!150] un Governo tecnico senza parlamento, un Governo composto di 20 tecnici eletti mediante suffragio universale.
Rimpiazzeremo il senato con una Assemblea di controllo composta di 20 giovani non ancora trentenni, eletti mediante suffragio universale. Invece di un parlamento di oratori incompetenti e di dotti invalidi,moderatoda un senato di moribondi, avremo un governo di 20 tecnicieccitatoda una assemblea di giovani non ancora trentenni.
Partecipazione eguale di tutti i cittadini italiani al governo. Suffragio universale eguale e diretto a tutti i cittadini, uomini e donne. Scrutinio di lista a larga base. Rappresentanza proporzionale».
Il futurista Volt entrò subito nelle difficoltà di realizzazione del governo tecnico con il seguente articolo importante che io cito integralmente:
«Aboliamo pure il parlamento — si domandano molti — ma cosa metteremo al suo posto?
La risposta è pronta.Sostituiremo il parlamento con le rappresentanze dei sindacati agricoli, industriali ed operai.
La rappresentanza sindacale sarà la base dello «Stato tecnico» futurista.
Al «collegio» elettorale, circoscrizione fittizia ed arbitraria, entità che sembra creata apposta per l'esercizio del broglio, sostituiremo il sindacato, espressione organica delle forze economiche che dànno effettivamente forma alla società. [pg!151]
Al posto dell'«onorevole» deputato, demagogo costretto all'accattonaggio sistematico del voto o feudatario di una nuova feudalità peggiore dell'antica, manderemo a governare il paese ingegneri, commercianti ed operai, gente che sa il suo mestiere e conosce i bisogni reali della propria classe. Invece di un'Assemblea di intriganti, di chiacchieroni e di incompetenti, avremo un corpo tecnico adatto allo scopo di dirigere, con conoscenza di causa, la grande azienda dello stato.
In pratica, l'idea della rappresentanza sindacale si trova di fronte a difficoltà serie ma non insormontabili.
Vari problemi ci si presentano.
1º A quali sindacati concederà lo Stato la personalità politica?
Si tratterà di determinare le categorie di produttori che avranno diritto a una rappresentanza nel corpo legislativo.
2º L'iscrizione ai sindacati sarà obbligatoria per tutti i cittadini? A me sembra che sia più logico lasciare che esercitino i diritti politici coloro che hanno volontà e coscienza.
Coloro che resteranno volontariamente fuori dei sindacati corrisponderanno in parte alle masse degliastenutinelle odierne elezioni a suffragio universale.
3º In base a quale criterio si misurerà il numero di voti da attribuirsi a ciascuna categoria di sindacati? È la questione più scottante. Il [pg!152] criterio più semplice è quello numerico. Ma così si ricade nell'atonismo individualistico del suffragio universale.
Io credo che non si debba tener conto del numero degli iscritti al sindacato,ma dell'importanza della funzione economicache esso esercita nel Paese. Quindi un sindacato di industriali metallurgici avrà una rappresentanza eguale a quella di un sindacato di lavoratori del ferro benchè questi ultimi siano molto più numerosi.
E ciò perchè l'importanza delle due funzioni si controbilancerà nella economia nazionale.
L'amico Settimelli dirà che questo è un criterio poco democratico. Me ne infischio.
4º Quali saranno i limiti posti all'esercizio del potere dell'Assemblea eletta mediante la rappresentanza sindacale? La competenza dell'Assemblea dovrà essere limitata alle questioni prevalentemente economiche, che sono del resto le più importanti in politica.
Le questioni di famiglia, di politica estera, ecc. dovranno essere risolte in parte mediantereferendumpopolare diretto ed in parte attribuite alla competenza del potere esecutivo.
Non ho fatto che accennare le principali questioni. Invito tutti i giovani futuristi ad inviarmi le loro soluzioni ai quattro problemi che ho posto, senza avere la pretesa di risolverli definitivamente. Ma mi sembra che la questione sia matura per lo studio. E per noi futuristi «studio» deve significare già un principio di esecuzione. [pg!153] È l'ora di finirla col parlamento. Abbiamo fatto la guerra senza bisogno del parlamento. Senza il parlamento sapremo fare la pace. È ora di sbarazzare l'Italia dalle 508 incompetenze che spadroneggiano a Montecitorio.
La sola esistenza di un «senato» è la vivente antitesi di tutti i principî del Partito Futurista. L'istituzione del senato parte dal concetto che le assemblee elettive abbiano bisogno di essere «frenate» in un modo qualsiasi. La esperienza invece ci dimostra che le assemblee politiche non sono quelle indomite cavalle che la retorica dei nostri padri amava imaginarsi.
Fanno un po' di chiasso, si abbandonano ai «tumulti», tanto per dar da strillare agli strilloni dei giornali quotidiani, ma poi, quando si tratta di far sul serio, finiscono sistematicamente per addormentarsi.
La «rappresentanza sindacale» non sfugge a questo grave inconveniente. L'elementotecnicoè di per se stesso conservatore. I tecnici si abbandonano volentieri alla «routine». Le più grandi invenzioni e scoperte furono aspramente osteggiate dai tecnici. Le inglesi «trade unions» sono in fondo piuttosto conservatrici e attaccate alla tradizione. Le «corporazioni» medievali si irrigidirono fino a cristallizzare tutta la vita economica dell'Europa.
Tuttavia il solo vantaggio che il paese sia governato da gente «che sa il fatto suo» mi sembra tale da indurmi a non rinunziare al sistema [pg!154] della rappresentanza sindacale. Solamente che la rappresentanza sindacale ha bisogno di essere integrata da un altro organo politico, che la stimoli e le impedisca di essere un ostacolo sulla via del progresso nazionale.
E qui cade in acconcio la istituzione dell'«organo eccitatore» che Marinetti propone di sostituire alla decrepita e ingombrante istituzione del senato.
Chiameremo quest'organo «Consiglio dei giovani» o «Eccitatorio». Perchè possa compiere adeguatamente la sua funzione, occorre che esso abbia i seguenti caratteri:
a) deve essere composto di cittadini dell'età non superiore ai 30 anni;
b) deve essere reclutato da persone di tutte le categorie sociali, senza distinzione di classi, per mezzo del suffragio universale diretto;
c) deve essere continuamente rinnovato. Le elezioni saranno annuali;
d) deve constare di un numero ristrettissimo di eletti.
Nove giovani basteranno. Di competenza del «Consiglio dei giovani» o «Eccitatorio» saranno tutte le questioni non prevalentemente economiche. Ma perchè possa agire in senso progressista sulla rappresentanza sindacale, esso potrà prendere iniziativa di progetti di legge anche in materia economica, i quali però dovranno essere discussi e votati in via definitiva dalla assemblea dei rappresentanti sindacali. Viceversa quest'ultima [pg!155] assemblea potrà porre il suo «veto» alle deliberazioni del «Consiglio dei giovani» quando esse apportino conseguenze relative alla vita economica del paese.
È chiaro che dei conflitti possono per tal guisa sorgere fra il «Consiglio dei giovani» e la rappresentanza sindacale. Questi conflitti dovranno risolversi in ultima istanza per mezzo delreferendumpopolare diretto.
Tali, nelle loro grandi linee, sono le basi dello «stato futurista».
L'Eccitatorioo Consiglio di giovani eccitatori è secondo noi indispensabile.
Gli anarchici si accontentano di assalire i rami politici, giuridici ed economici dell'albero sociale mentre noi vogliamo assai più.
Di quest'albero infatti vogliamo strappare e abbruciare le più profonde radici, quelle piantate nel cervello dell'uomo e che si chiamano: desiderio del minimo sforzo, quietismo vile, amore dell'antico e del vecchio, di ciò che è corrotto e ammalato, orrore del nuovo, disprezzo della gioventù, venerazione del tempo, degli anni accumulati, dei morti, dei moribondi, bisogno istintivo di ordine chiuso, di leggi, di catene, di ostacoli, di questure, di morale, di pudore, paura di una libertà totale.
Avete visto un'assemblea di giovani rivoluzionarî anarchici? Non vi può essere spettacolo più scoraggiante. [pg!156]
Vi noterete infatti la mania urgente, in tutte quelle anime impetuose e rosse, di privarsi subito della loro indipendenza e della loro iniziativa per dare il governo della loro assemblea al più attempato fra loro. Ossia al più opportunista, al più prudente, insomma a colui che avendo già acquistato una piccola potenza e una piccola autorità sarà fatalmente interessato a conservare lo stato delle cose, a calmare la violenza contrariando ogni istinto di avventura, di rischio, e di eroismo.
Questo nuovo presidente pur guidando con una apparente equità la discussione generale, la condurrà docile, all'abbeveratoio del proprio interesse personale.
Credete ancora all'utilità delle assemblee, spiriti rivoluzionarî?
Accontentatevi in tal caso di scegliere un direttore o meglio un regolatore di discussione ed eleggete a questo ufficio il più giovane di voi, il meno noto, il meno importante e fate che la sua funzione sia limitata a quella di distribuire la parola con un'assoluta eguaglianza di tempo, controllata con l'orologio alla mano. [pg!157]