20.La riforma fondiaria di Henry George.Il futurista Magamal riassume così le teorie di Henry George sulla riforma fondiaria:Soltanto in breve qui possiamo parlare della sua opera principaleProgresso e povertà, di cui il punto di partenza è appunto quel problema sopraccennato della povertà crescente, nonostante il continuo progresso materiale. Per quanto è possibile, lasceremo parlare Henry George stesso:«Dove sono le speranze del secolo passato, — dice George nel capitolo d'introduzione — svegliate dalle nuove scoperte, che aumentano le forze produttive della natura; la speranza, che la forza del vapore e dell'elettricità fossero per dare a tutti gli uomini la possibilità di vivere con una certa agiatezza? È evidente, purtroppo, che il progresso dell'industria, o meglio il progresso materiale, non è stato capace d'alzare il livello del benessere delle classi inferiori. La posizione di queste classi, per contro, ha peggiorato precisamente sotto l'influsso del così detto «progresso materiale». [pg!182]«Le nuove forze, nonostante che abbiano la possibilità in sè di inalzarsi, non influiscono sull'edificio sociale, cominciando dal di sotto, come si sperava e si credeva durante lungo tempo, ma esse lo colpiscono nel luogo che serve come punto medio fra la cima e la base. È evidente, che un cuneo enorme è stato messo non sotto la società, ma l'ha penetratoin mezzo. Quelli che sonoal di sottodel punto sono stati abbassati più giù oppure addirittura ne sono schiacciati».L'economia politica, benchè sia una scienza esatta, non ha potuto finora scoprire la legge, che esprime questo fenomeno. Le varie scuole d'economia si contradicono nelle loro risposte, benchè tutte riconoscano la legge fondamentale, che sta alla base di ogni indagine economica: la legge, che «gli uomini cercano di soddisfare i loro bisogni col minimo sforzo possibile».La produzione di una società è la somma delle ricchezze, prodotte da essa, è il suo fondo comune. I suoi tre fattori sono laterra, illavoroed ilcapitale.1. Il termineterraabbraccia tutti i prodotti, tutte le forze, tutti i vantaggi della natura preesistenti al lavoro umano.2. Col terminelavoros'intende la somma di ogni attività umana, fisica o spirituale, che sia diretta alla produzione dei beni e alla utilizzazione della «terra».3. Ilcapitaleè quella parte dei prodotti che si hanno dalla combinazione del «lavoro» e [pg!183] della «terra», la quale parte non è consumata immediatamente, ma è destinata come riserva o come strumento per la produzione di altri beni. Il capitale non è una sorgente prima della produzione; ma è uno strumento creato dallo spirito umano, per rendere possibile la divisione del lavoro e una più intensa produzione. «Il capitale è quella parte del lavoro umano che è immagazzinato, affinchè serva ad un nuovo lavoro». Perciò la terra non è capitale. Invece le case, le officine, le provviste, gli strumenti, le macchine, ecc., sono inclusi nel concetto di «capitale».Questi tre fattori: laterra, illavoroe ilcapitalesi distribuiscono i prodotti di tutte le attività umane.Il lavoro riceve ilsalario. È indifferente che si tratti di lavoro fisico o spirituale; che la ricompensa sia data in una forma o in altra, da parte di chi fa lavorare; che la ricompensa sia o non sia il frutto di un lavoro libero. «Salario» è la ricompensa che si consegue in qualsiasi forma per qualsiasi sforzo fisico o spirituale. Secondo H. George, la teoria, che sia il capitale, donde si prende il salario, è del tutto sbagliata. In realtà il salario, invece di essere preso dal capitale, è preso dal prodotto del lavoro, per il quale esso è pagato:il salario è creato dal lavoro. Guadagnare vuole dire creare. Ogni lavoratore, compiendo il suo lavoro, si crea in realtà unfondo, donde è preso il suo salario. Il capitale perciò non può limitare l'industria: esso può soltanto [pg!184] determinare la sua forma, l'uso degli strumenti e la divisione del lavoro. L'unica limitazione ha luogo, quando all'uomo non è possibile il libero accesso alle ricchezze naturali della terra.Nè può la pressione della popolazione crescente essere la causa della tendenza del salario verso il minimo. Il secondo libro dell'operaProgresso e Povertàè dedicato a una dimostrazione chiarissima, che la teoria di Malthus non è vera: la realtà non dà la prova, che mentre la popolazione tende ad aumentare in proporzione geometrica, i mezzi di esistenza non possano crescere che in proporzione aritmetica. Nè sono giustificate le analogie dell'uomo coll'animale, che servono come fondamento principale della teoria Malthusiana. Sì, è vero, che l'uomo è un animale, «ma un animale più qualche altra cosa».La causa del fenomeno, che il salario tende al minimo, deve essere cercata non nelle leggi, che governano la produzione dei beni, ma nelle leggi, che governano ladistribuzione. Come avviene dunque la distribuzione fra i tre fattori suddetti?Ilsalario, il compenso per il lavoro, e l'interesse, l'indennità per l'uso del capitale, cioè delle provviste e degli strumenti, non hanno subìto, col crescere del progresso, nessun aumento. Per contro, coloro che vivono soltanto col «salario» del lavoro si trovano nelle condizioni peggiori. E se interroghiamo i capi delle iniziative commerciali ed industriali, troveremo tutti concordi nel lamentare le difficoltà che essi trovano nel [pg!185] ricavare dai loro impianti un «interesse» abbastanza largo.Da chi è assorbita la massima parte dei prodotti della civiltà? È assorbita dal terzo fattore, sotto la forma dellarendita fondiaria, che è appunto quella parte della produzione che tocca a chi concede l'uso della «terra» o delle forze della natura.Ora questa rendita non è il risultato della attività dei singoli proprietari; essaè il prodotto di tutti i collaboratori della produzione. Ne segue la dottrina fondamentale di Henry George:la rendita fondiaria deve diventare proprietà sociale.George propone di sequestrare la rendita fondiaria, per gli scopi sociali, per mezzo di una imposta, lasciando all'individuo il diritto di godere dei miglioramenti, di cui egli è l'autore; tutte le altre tasse, che ora aggravano l'industria; tutti i dazi, che impediscono il libero scambio, debbono essere aboliti. Di qui il nome«single-tax» league, che fu dato in molti paesi ai seguaci di H. George.Il modo pratico di realizzare una tale riforma importante è esposto da George in un modo completo; però, come vedremo subito, parlando dei suoi seguaci presenti, ogni paese ha elaborato il suo programma, adattandolo alle condizioni rispettive di ogni nazione.La nostra patria ha avuto uno dei più grandi [pg!186] riformatori fondiari di cui l'ideale era la creazione di una classe diliberi contadini.Parlo di Tiberio Gracco, il quale insieme al fratello morì per il suo ideale, rimasto finora senza realizzazione.«Le bestie selvaggie hanno le loro caverne ed i loro giacigli; ma agli uomini che lottano e muoiono per l'Italia non è rimasta che l'aria e la luce del cielo». Ecco, con che parole Tiberio Gracco, secondo Plutarco, invoca la giustizia per i lavoratori della terra.È un fenomeno strano, che proprio nel paese di Tiberio Gracco le idee del suo fratello spirituale George non abbiano svegliato l'attenzione del pubblico. Quando nel 1909 Giovanni Carelli, l'autore sunnominato delRiscatto della Terra, cominciò la sua propaganda di una riforma fondiaria, non trovò, che una trentina d'aderenti, nonostante che i primi numeri del suo organoTerrafossero fatti in un modo molto interessante contenendo varî articoli preziosi.Non posso non nominare qui le opere di Achille Loria, il quale pure preconizza un regime della terra libera; secondo lui «questo nuovo ordinamento della proprietà non creerà già una nuova costituzione economica — ciò che sarebbe inammissibile, perchè il diritto è impotente a mutare i rapporti economici, dei quali invece è creatura e strumento — ma darà riconoscimento e pacifico assetto ad uno stato di fatto, che è imposto ormai dalla evoluzione economica e che si realizza, ad [pg!187] ogni modo, con isfrenata veemenza, anche senza intervento di legge».Interessante è poi il disegno di legge del Rinaldi, che propone che tutte le terre pubbliche ancora esistenti in Italia, cioè quelle appartenenti ai comuni (quelle soggette agli usi civili e quelle patrimoniali), alle Opere Pie, agli enti ecclesiastici ancora conservati e al patrimonio dello stato, vengano non già quotizzate, ma assegnate ai poveri di ciascun comune riuniti in un ente giuridico sotto il nome di comunanza agricola, al quale ente verrebbe concesso il diritto di proprietà su queste terre, e dal quale queste terre verrebbero poi concesse in affitto a chi ne ha il diritto.Il progetto Tittoni, mirando ad unaforma demaniale ad uso comune, il qual progetto fu combattuto da Ferri, è pure di un certo interesse. Sarebbe a desiderarsi, che per l'ordinamento fondiario nella Libia l'Italia seguisse l'esempio dato dalla Germania nella colonia di Kiautsciu e che «quell'onda di prevenzione, di animadversione e di pauroso sospetto, che fluttua intorno all'opera dello scrittore americano, trovi la sua bonaccia, e molti s'accostino ad osservare più dappresso o senza passione, l'interessante edificio».Tanto più, che questo è un edificio, di cui il fondamento fu messo secoli fa. «Non dovete mai vendere la terra; perchè essa èmia; voi siete soltanto i miei ospiti e vassalli» (3 Mos. 25,23) leggiamo nella Bibbia, e tutti i profeti israeliti [pg!188] erano in un certo senso riformatori fondiari, come lo erano pure gli antichi Brahmini, di cui il proverbio: «A chi appartiene la terra, a colui appartengono purtroppo le sue frutta» contiene la verità centrale delle teorie di Henry George. [pg!189]
20.La riforma fondiaria di Henry George.Il futurista Magamal riassume così le teorie di Henry George sulla riforma fondiaria:Soltanto in breve qui possiamo parlare della sua opera principaleProgresso e povertà, di cui il punto di partenza è appunto quel problema sopraccennato della povertà crescente, nonostante il continuo progresso materiale. Per quanto è possibile, lasceremo parlare Henry George stesso:«Dove sono le speranze del secolo passato, — dice George nel capitolo d'introduzione — svegliate dalle nuove scoperte, che aumentano le forze produttive della natura; la speranza, che la forza del vapore e dell'elettricità fossero per dare a tutti gli uomini la possibilità di vivere con una certa agiatezza? È evidente, purtroppo, che il progresso dell'industria, o meglio il progresso materiale, non è stato capace d'alzare il livello del benessere delle classi inferiori. La posizione di queste classi, per contro, ha peggiorato precisamente sotto l'influsso del così detto «progresso materiale». [pg!182]«Le nuove forze, nonostante che abbiano la possibilità in sè di inalzarsi, non influiscono sull'edificio sociale, cominciando dal di sotto, come si sperava e si credeva durante lungo tempo, ma esse lo colpiscono nel luogo che serve come punto medio fra la cima e la base. È evidente, che un cuneo enorme è stato messo non sotto la società, ma l'ha penetratoin mezzo. Quelli che sonoal di sottodel punto sono stati abbassati più giù oppure addirittura ne sono schiacciati».L'economia politica, benchè sia una scienza esatta, non ha potuto finora scoprire la legge, che esprime questo fenomeno. Le varie scuole d'economia si contradicono nelle loro risposte, benchè tutte riconoscano la legge fondamentale, che sta alla base di ogni indagine economica: la legge, che «gli uomini cercano di soddisfare i loro bisogni col minimo sforzo possibile».La produzione di una società è la somma delle ricchezze, prodotte da essa, è il suo fondo comune. I suoi tre fattori sono laterra, illavoroed ilcapitale.1. Il termineterraabbraccia tutti i prodotti, tutte le forze, tutti i vantaggi della natura preesistenti al lavoro umano.2. Col terminelavoros'intende la somma di ogni attività umana, fisica o spirituale, che sia diretta alla produzione dei beni e alla utilizzazione della «terra».3. Ilcapitaleè quella parte dei prodotti che si hanno dalla combinazione del «lavoro» e [pg!183] della «terra», la quale parte non è consumata immediatamente, ma è destinata come riserva o come strumento per la produzione di altri beni. Il capitale non è una sorgente prima della produzione; ma è uno strumento creato dallo spirito umano, per rendere possibile la divisione del lavoro e una più intensa produzione. «Il capitale è quella parte del lavoro umano che è immagazzinato, affinchè serva ad un nuovo lavoro». Perciò la terra non è capitale. Invece le case, le officine, le provviste, gli strumenti, le macchine, ecc., sono inclusi nel concetto di «capitale».Questi tre fattori: laterra, illavoroe ilcapitalesi distribuiscono i prodotti di tutte le attività umane.Il lavoro riceve ilsalario. È indifferente che si tratti di lavoro fisico o spirituale; che la ricompensa sia data in una forma o in altra, da parte di chi fa lavorare; che la ricompensa sia o non sia il frutto di un lavoro libero. «Salario» è la ricompensa che si consegue in qualsiasi forma per qualsiasi sforzo fisico o spirituale. Secondo H. George, la teoria, che sia il capitale, donde si prende il salario, è del tutto sbagliata. In realtà il salario, invece di essere preso dal capitale, è preso dal prodotto del lavoro, per il quale esso è pagato:il salario è creato dal lavoro. Guadagnare vuole dire creare. Ogni lavoratore, compiendo il suo lavoro, si crea in realtà unfondo, donde è preso il suo salario. Il capitale perciò non può limitare l'industria: esso può soltanto [pg!184] determinare la sua forma, l'uso degli strumenti e la divisione del lavoro. L'unica limitazione ha luogo, quando all'uomo non è possibile il libero accesso alle ricchezze naturali della terra.Nè può la pressione della popolazione crescente essere la causa della tendenza del salario verso il minimo. Il secondo libro dell'operaProgresso e Povertàè dedicato a una dimostrazione chiarissima, che la teoria di Malthus non è vera: la realtà non dà la prova, che mentre la popolazione tende ad aumentare in proporzione geometrica, i mezzi di esistenza non possano crescere che in proporzione aritmetica. Nè sono giustificate le analogie dell'uomo coll'animale, che servono come fondamento principale della teoria Malthusiana. Sì, è vero, che l'uomo è un animale, «ma un animale più qualche altra cosa».La causa del fenomeno, che il salario tende al minimo, deve essere cercata non nelle leggi, che governano la produzione dei beni, ma nelle leggi, che governano ladistribuzione. Come avviene dunque la distribuzione fra i tre fattori suddetti?Ilsalario, il compenso per il lavoro, e l'interesse, l'indennità per l'uso del capitale, cioè delle provviste e degli strumenti, non hanno subìto, col crescere del progresso, nessun aumento. Per contro, coloro che vivono soltanto col «salario» del lavoro si trovano nelle condizioni peggiori. E se interroghiamo i capi delle iniziative commerciali ed industriali, troveremo tutti concordi nel lamentare le difficoltà che essi trovano nel [pg!185] ricavare dai loro impianti un «interesse» abbastanza largo.Da chi è assorbita la massima parte dei prodotti della civiltà? È assorbita dal terzo fattore, sotto la forma dellarendita fondiaria, che è appunto quella parte della produzione che tocca a chi concede l'uso della «terra» o delle forze della natura.Ora questa rendita non è il risultato della attività dei singoli proprietari; essaè il prodotto di tutti i collaboratori della produzione. Ne segue la dottrina fondamentale di Henry George:la rendita fondiaria deve diventare proprietà sociale.George propone di sequestrare la rendita fondiaria, per gli scopi sociali, per mezzo di una imposta, lasciando all'individuo il diritto di godere dei miglioramenti, di cui egli è l'autore; tutte le altre tasse, che ora aggravano l'industria; tutti i dazi, che impediscono il libero scambio, debbono essere aboliti. Di qui il nome«single-tax» league, che fu dato in molti paesi ai seguaci di H. George.Il modo pratico di realizzare una tale riforma importante è esposto da George in un modo completo; però, come vedremo subito, parlando dei suoi seguaci presenti, ogni paese ha elaborato il suo programma, adattandolo alle condizioni rispettive di ogni nazione.La nostra patria ha avuto uno dei più grandi [pg!186] riformatori fondiari di cui l'ideale era la creazione di una classe diliberi contadini.Parlo di Tiberio Gracco, il quale insieme al fratello morì per il suo ideale, rimasto finora senza realizzazione.«Le bestie selvaggie hanno le loro caverne ed i loro giacigli; ma agli uomini che lottano e muoiono per l'Italia non è rimasta che l'aria e la luce del cielo». Ecco, con che parole Tiberio Gracco, secondo Plutarco, invoca la giustizia per i lavoratori della terra.È un fenomeno strano, che proprio nel paese di Tiberio Gracco le idee del suo fratello spirituale George non abbiano svegliato l'attenzione del pubblico. Quando nel 1909 Giovanni Carelli, l'autore sunnominato delRiscatto della Terra, cominciò la sua propaganda di una riforma fondiaria, non trovò, che una trentina d'aderenti, nonostante che i primi numeri del suo organoTerrafossero fatti in un modo molto interessante contenendo varî articoli preziosi.Non posso non nominare qui le opere di Achille Loria, il quale pure preconizza un regime della terra libera; secondo lui «questo nuovo ordinamento della proprietà non creerà già una nuova costituzione economica — ciò che sarebbe inammissibile, perchè il diritto è impotente a mutare i rapporti economici, dei quali invece è creatura e strumento — ma darà riconoscimento e pacifico assetto ad uno stato di fatto, che è imposto ormai dalla evoluzione economica e che si realizza, ad [pg!187] ogni modo, con isfrenata veemenza, anche senza intervento di legge».Interessante è poi il disegno di legge del Rinaldi, che propone che tutte le terre pubbliche ancora esistenti in Italia, cioè quelle appartenenti ai comuni (quelle soggette agli usi civili e quelle patrimoniali), alle Opere Pie, agli enti ecclesiastici ancora conservati e al patrimonio dello stato, vengano non già quotizzate, ma assegnate ai poveri di ciascun comune riuniti in un ente giuridico sotto il nome di comunanza agricola, al quale ente verrebbe concesso il diritto di proprietà su queste terre, e dal quale queste terre verrebbero poi concesse in affitto a chi ne ha il diritto.Il progetto Tittoni, mirando ad unaforma demaniale ad uso comune, il qual progetto fu combattuto da Ferri, è pure di un certo interesse. Sarebbe a desiderarsi, che per l'ordinamento fondiario nella Libia l'Italia seguisse l'esempio dato dalla Germania nella colonia di Kiautsciu e che «quell'onda di prevenzione, di animadversione e di pauroso sospetto, che fluttua intorno all'opera dello scrittore americano, trovi la sua bonaccia, e molti s'accostino ad osservare più dappresso o senza passione, l'interessante edificio».Tanto più, che questo è un edificio, di cui il fondamento fu messo secoli fa. «Non dovete mai vendere la terra; perchè essa èmia; voi siete soltanto i miei ospiti e vassalli» (3 Mos. 25,23) leggiamo nella Bibbia, e tutti i profeti israeliti [pg!188] erano in un certo senso riformatori fondiari, come lo erano pure gli antichi Brahmini, di cui il proverbio: «A chi appartiene la terra, a colui appartengono purtroppo le sue frutta» contiene la verità centrale delle teorie di Henry George. [pg!189]
La riforma fondiaria di Henry George.
Il futurista Magamal riassume così le teorie di Henry George sulla riforma fondiaria:
Soltanto in breve qui possiamo parlare della sua opera principaleProgresso e povertà, di cui il punto di partenza è appunto quel problema sopraccennato della povertà crescente, nonostante il continuo progresso materiale. Per quanto è possibile, lasceremo parlare Henry George stesso:
«Dove sono le speranze del secolo passato, — dice George nel capitolo d'introduzione — svegliate dalle nuove scoperte, che aumentano le forze produttive della natura; la speranza, che la forza del vapore e dell'elettricità fossero per dare a tutti gli uomini la possibilità di vivere con una certa agiatezza? È evidente, purtroppo, che il progresso dell'industria, o meglio il progresso materiale, non è stato capace d'alzare il livello del benessere delle classi inferiori. La posizione di queste classi, per contro, ha peggiorato precisamente sotto l'influsso del così detto «progresso materiale». [pg!182]
«Le nuove forze, nonostante che abbiano la possibilità in sè di inalzarsi, non influiscono sull'edificio sociale, cominciando dal di sotto, come si sperava e si credeva durante lungo tempo, ma esse lo colpiscono nel luogo che serve come punto medio fra la cima e la base. È evidente, che un cuneo enorme è stato messo non sotto la società, ma l'ha penetratoin mezzo. Quelli che sonoal di sottodel punto sono stati abbassati più giù oppure addirittura ne sono schiacciati».
L'economia politica, benchè sia una scienza esatta, non ha potuto finora scoprire la legge, che esprime questo fenomeno. Le varie scuole d'economia si contradicono nelle loro risposte, benchè tutte riconoscano la legge fondamentale, che sta alla base di ogni indagine economica: la legge, che «gli uomini cercano di soddisfare i loro bisogni col minimo sforzo possibile».
La produzione di una società è la somma delle ricchezze, prodotte da essa, è il suo fondo comune. I suoi tre fattori sono laterra, illavoroed ilcapitale.
1. Il termineterraabbraccia tutti i prodotti, tutte le forze, tutti i vantaggi della natura preesistenti al lavoro umano.
2. Col terminelavoros'intende la somma di ogni attività umana, fisica o spirituale, che sia diretta alla produzione dei beni e alla utilizzazione della «terra».
3. Ilcapitaleè quella parte dei prodotti che si hanno dalla combinazione del «lavoro» e [pg!183] della «terra», la quale parte non è consumata immediatamente, ma è destinata come riserva o come strumento per la produzione di altri beni. Il capitale non è una sorgente prima della produzione; ma è uno strumento creato dallo spirito umano, per rendere possibile la divisione del lavoro e una più intensa produzione. «Il capitale è quella parte del lavoro umano che è immagazzinato, affinchè serva ad un nuovo lavoro». Perciò la terra non è capitale. Invece le case, le officine, le provviste, gli strumenti, le macchine, ecc., sono inclusi nel concetto di «capitale».
Questi tre fattori: laterra, illavoroe ilcapitalesi distribuiscono i prodotti di tutte le attività umane.
Il lavoro riceve ilsalario. È indifferente che si tratti di lavoro fisico o spirituale; che la ricompensa sia data in una forma o in altra, da parte di chi fa lavorare; che la ricompensa sia o non sia il frutto di un lavoro libero. «Salario» è la ricompensa che si consegue in qualsiasi forma per qualsiasi sforzo fisico o spirituale. Secondo H. George, la teoria, che sia il capitale, donde si prende il salario, è del tutto sbagliata. In realtà il salario, invece di essere preso dal capitale, è preso dal prodotto del lavoro, per il quale esso è pagato:il salario è creato dal lavoro. Guadagnare vuole dire creare. Ogni lavoratore, compiendo il suo lavoro, si crea in realtà unfondo, donde è preso il suo salario. Il capitale perciò non può limitare l'industria: esso può soltanto [pg!184] determinare la sua forma, l'uso degli strumenti e la divisione del lavoro. L'unica limitazione ha luogo, quando all'uomo non è possibile il libero accesso alle ricchezze naturali della terra.
Nè può la pressione della popolazione crescente essere la causa della tendenza del salario verso il minimo. Il secondo libro dell'operaProgresso e Povertàè dedicato a una dimostrazione chiarissima, che la teoria di Malthus non è vera: la realtà non dà la prova, che mentre la popolazione tende ad aumentare in proporzione geometrica, i mezzi di esistenza non possano crescere che in proporzione aritmetica. Nè sono giustificate le analogie dell'uomo coll'animale, che servono come fondamento principale della teoria Malthusiana. Sì, è vero, che l'uomo è un animale, «ma un animale più qualche altra cosa».
La causa del fenomeno, che il salario tende al minimo, deve essere cercata non nelle leggi, che governano la produzione dei beni, ma nelle leggi, che governano ladistribuzione. Come avviene dunque la distribuzione fra i tre fattori suddetti?
Ilsalario, il compenso per il lavoro, e l'interesse, l'indennità per l'uso del capitale, cioè delle provviste e degli strumenti, non hanno subìto, col crescere del progresso, nessun aumento. Per contro, coloro che vivono soltanto col «salario» del lavoro si trovano nelle condizioni peggiori. E se interroghiamo i capi delle iniziative commerciali ed industriali, troveremo tutti concordi nel lamentare le difficoltà che essi trovano nel [pg!185] ricavare dai loro impianti un «interesse» abbastanza largo.
Da chi è assorbita la massima parte dei prodotti della civiltà? È assorbita dal terzo fattore, sotto la forma dellarendita fondiaria, che è appunto quella parte della produzione che tocca a chi concede l'uso della «terra» o delle forze della natura.
Ora questa rendita non è il risultato della attività dei singoli proprietari; essaè il prodotto di tutti i collaboratori della produzione. Ne segue la dottrina fondamentale di Henry George:la rendita fondiaria deve diventare proprietà sociale.
George propone di sequestrare la rendita fondiaria, per gli scopi sociali, per mezzo di una imposta, lasciando all'individuo il diritto di godere dei miglioramenti, di cui egli è l'autore; tutte le altre tasse, che ora aggravano l'industria; tutti i dazi, che impediscono il libero scambio, debbono essere aboliti. Di qui il nome«single-tax» league, che fu dato in molti paesi ai seguaci di H. George.
Il modo pratico di realizzare una tale riforma importante è esposto da George in un modo completo; però, come vedremo subito, parlando dei suoi seguaci presenti, ogni paese ha elaborato il suo programma, adattandolo alle condizioni rispettive di ogni nazione.
La nostra patria ha avuto uno dei più grandi [pg!186] riformatori fondiari di cui l'ideale era la creazione di una classe diliberi contadini.
Parlo di Tiberio Gracco, il quale insieme al fratello morì per il suo ideale, rimasto finora senza realizzazione.
«Le bestie selvaggie hanno le loro caverne ed i loro giacigli; ma agli uomini che lottano e muoiono per l'Italia non è rimasta che l'aria e la luce del cielo». Ecco, con che parole Tiberio Gracco, secondo Plutarco, invoca la giustizia per i lavoratori della terra.
È un fenomeno strano, che proprio nel paese di Tiberio Gracco le idee del suo fratello spirituale George non abbiano svegliato l'attenzione del pubblico. Quando nel 1909 Giovanni Carelli, l'autore sunnominato delRiscatto della Terra, cominciò la sua propaganda di una riforma fondiaria, non trovò, che una trentina d'aderenti, nonostante che i primi numeri del suo organoTerrafossero fatti in un modo molto interessante contenendo varî articoli preziosi.
Non posso non nominare qui le opere di Achille Loria, il quale pure preconizza un regime della terra libera; secondo lui «questo nuovo ordinamento della proprietà non creerà già una nuova costituzione economica — ciò che sarebbe inammissibile, perchè il diritto è impotente a mutare i rapporti economici, dei quali invece è creatura e strumento — ma darà riconoscimento e pacifico assetto ad uno stato di fatto, che è imposto ormai dalla evoluzione economica e che si realizza, ad [pg!187] ogni modo, con isfrenata veemenza, anche senza intervento di legge».
Interessante è poi il disegno di legge del Rinaldi, che propone che tutte le terre pubbliche ancora esistenti in Italia, cioè quelle appartenenti ai comuni (quelle soggette agli usi civili e quelle patrimoniali), alle Opere Pie, agli enti ecclesiastici ancora conservati e al patrimonio dello stato, vengano non già quotizzate, ma assegnate ai poveri di ciascun comune riuniti in un ente giuridico sotto il nome di comunanza agricola, al quale ente verrebbe concesso il diritto di proprietà su queste terre, e dal quale queste terre verrebbero poi concesse in affitto a chi ne ha il diritto.
Il progetto Tittoni, mirando ad unaforma demaniale ad uso comune, il qual progetto fu combattuto da Ferri, è pure di un certo interesse. Sarebbe a desiderarsi, che per l'ordinamento fondiario nella Libia l'Italia seguisse l'esempio dato dalla Germania nella colonia di Kiautsciu e che «quell'onda di prevenzione, di animadversione e di pauroso sospetto, che fluttua intorno all'opera dello scrittore americano, trovi la sua bonaccia, e molti s'accostino ad osservare più dappresso o senza passione, l'interessante edificio».
Tanto più, che questo è un edificio, di cui il fondamento fu messo secoli fa. «Non dovete mai vendere la terra; perchè essa èmia; voi siete soltanto i miei ospiti e vassalli» (3 Mos. 25,23) leggiamo nella Bibbia, e tutti i profeti israeliti [pg!188] erano in un certo senso riformatori fondiari, come lo erano pure gli antichi Brahmini, di cui il proverbio: «A chi appartiene la terra, a colui appartengono purtroppo le sue frutta» contiene la verità centrale delle teorie di Henry George. [pg!189]