21.

21.Denaro ai combattenti!È assolutamente urgente che l'Italia offra con una sufficiente somma di denaro un ponte fra guerra e pace a tutti i combattenti.Questi benemeriti, questi vincitori non devono in alcun modo sentire i danni di essersi battuti, di essere stati lontani dalla vita nazionale. Sarebbe il più sudicio e vigliacco dei tradimenti. Sarebbe il più funesto degli errori.Purtroppo fino ad oggi i provvedimenti sono assolutamente meschini. Lo stesso avviene in Francia. Eppure occorre trovare i denari per la Pace, dopo aver trovato quelli per la guerra.Bisogna che gli uomini di governo siano energici e al di fuori di ogni pressione personale, senza alcun rispetto a interessi particolaristici.Si dichiara che l'erario è esaurito e non ha possibilità di nuovi prestiti (eppure la nostra grande vittoria che ci centuplica dovrebbe essere una garanzia poderosa); ebbene eccovi due soluzioni: [pg!192]1ª Soluzione:Vendiamo il patrimonio artistico!Si dice che noi siamo un popolo a tutti superiore per il suo genio elastico e creatore, il suo eroismo e per la sua giovanile resistenza muscolare, ma disgraziatamente povero.No. Non è povero, il popolo italiano. Noi futuristi affermiamo che il popolo italiano è il più ricco della terra, poichè possiede un incalcolabile capitale inutilizzato, costituito dall'enorme patrimonio delle opere d'arte antiche ammucchiate nei suoi musei. Di questo patrimonio artistico, noi proponiamo senz'altro al Governo la vendita graduale e sapiente. Dato che soltanto le Gallerie degli Uffizi e Pitti furono valutate più di un miliardo, l'Italia sarà in pochi anni abbastanza ricca per:1) avere la prima marina mercantile del mondo;2) avere una grande navigazione fluviale;3) intensificare decisamente tutte le industrie esistenti, e creare immediatamente le mancanti;4) sviluppare fino al rendimento massimo l'agricoltura e sanare tutte le zone malariche;5) vincere completamente l'analfabetismo;6) abolire totalmente ogni imposta per venti anni almeno;7) dare un utile compenso ai combattenti.Prevediamo tutte le obbiezioni e le distruggiamo: La vendita del nostro patrimonio artistico, [pg!193] ben lungi dal diminuire il nostro prestigio, dimostrerà al mondo che un popolo giovane e sicuro del proprio avvenire ne sa affrontare tutti i problemi, trasformando in forze vive le sue ricchezze morte, come un aristocratico intelligente rinuncia ad ogni fasto vano e lancia il proprio oro nell'industria.Sarà altamente patriottico il gesto col quale l'Italia, rompendo vecchie catene tradizionali e sentimentali, trasformerà le sue vecchie tele e i suoi vecchi marmi in acciaio utile, veloce e dominatore. D'altra parte, le nostre opere d'arte antiche, vendute in America, in Inghilterra, in Russia o in Francia, diventeranno la più efficace delleréclamesal genio creatore della nostra razza.Genio inesauribile, questo, poichè si manifestò oggi nel nostro grande esercito improvvisato che vinse, in matematica militare e in eroismo garibaldino, un esercito agguerrito e preparato in più di 40 anni. I nostri eroi del Carso, dell'Isonzo e del Trentino hanno cento volte sorpassato in grandezza tutti gli eroi romani. Non viviamo dunque più del nostro passato; non siamo più soltanto «figli di grandi uomini»; il nostro prestigio presente ci garantisce una illimitata grandezza futura.Siamo il popolo più artista della terra. Nessuno perciò potrà dubitare che dopo la nostra grande vittoria sapremo anche conquistare un assoluto primato artistico. Il nostro glorioso Rinascimento sarà superato dall'arte italiana di domani. [pg!194]Si obietterà anche che questa vendita allontanerà dall'Italia il fiume rimunerativo dei visitatori stranieri. Non vogliamo discutere qui sull'utilità dell'industria dei forestieri, che pur regalando all'Italia molti milioni, è tanto aleatoria da poter cessare per un caso isolato di colera o per una scossa di terremoto, ed è sempre dannosa poichè snazionalizza e umilia il nostro paese, lo riempie di spie e trasforma un terzo degl'italiani in albergatori, in ciceroni e inboysd'hôtel.Dichiariamo soltanto che i forestieri verranno sempre, purtroppo, in gran numero in Italia, poichè la nostra penisola ha il clima più dolce, il cielo più bello, la massima varietà di paesaggi, ed è insomma il riassunto meraviglioso di tutte le bellezze della Terra. Siccome la vendita delle nostre opere d'arte antiche sarà necessariamente graduale, i forestieri, per molto tempo, se ne accorgeranno appena. Essi troveranno sempre ad ogni modo, sul nostro suolo, torri, mura, chiese e palazzi da ammirare.D'altra parte, tutti i nostri vecchi quadri e le nostre vecchie statue vanno continuamente decadendo in una lenta agonia e sono destinate a perire. La loro vendita dunque s'impone a un popolo come l'italiano, praticissimo, il quale deve fare oggi ciò che domani si farebbe con vantaggio assai minore.La vendita dovrà essere fatta con somma perizia e abilità. Ne affideremo volentieri la direzione ai più illustri nostri cultori e critici d'arte, che ne [pg!195] regoleranno la valutazione sul mercato mondiale, mantenendone alti i prezzi e imponendo in ogni contratto delle clausole di riscatto. Nessuno vieterà all'Italia, ingigantita da queste utili vendite, di riacquistare più tardi ciò che fu venduto.Un'altra obiezione può essere questa: Non si devono privare gl'italiani del piacere di godere in casa loro le opere dei nostri grandi antenati. Rispondiamo. È assurdo che su 40 milioni d'italiani, i 39 milioni che sono incapaci o non hanno tempo di amare le opere d'arte antiche continuino ad essere esauriti, e fors'anche esasperati fino alla rivolta, da sempre più gravose imposte, mentre il paese possiede un colossale capitale artistico praticamente trasformabile in tanto oro.Supponendo nella maggioranza incolta della popolazione italiana una sempre crescente possibilità e passione di gustare il possesso delle opere d'arte antiche, noi proponiamo che una piccola parte del prodotto della vendita sia consacrata a nuovi e più profondi lavori di scavi archeologici, i quali riempiranno certo, in pochi anni, i vuoti dei nostri musei e delle nostre piazze con innumerevoli altre opere d'arte antiche. Possiamo infatti affermare senza ombra di paradosso o d'ironia che mentre gli altri paesi posseggono miniere di carbone, di ferro o d'oro, il nostro possiede le più inesauribili miniere archeologiche. Il sottosuolo di Roma, quello dell'Umbria, della Toscana, della Campania e della Sicilia, possono diventare le nostre Cardiff, le nostre Westfalie, [pg!196] il nostro Capo di Buona Speranza. Certe zone saranno meno fruttifere, ma anche per quelle si tratta di lavoro, e io non esito ad affermare che a tre o quattrocento metri sotto la mia Casa Rossa, a Milano, dorme un prezioso, elegante e nostalgico Tempio di Venere. Il passato galvanizzato così, risorgerà per partecipare al gran progresso nazionale. I nostri grandi avi pittori e scultori, da Giotto a Botticelli, a Cellini, a Michelangelo, a Raffaello, parteciperanno alla nostra vita formidabile, ombre di futuristi geniali del loro tempo, finalmente liberate dalla muffa e dal tedio dei musei.Queste idee, d'un futurismo moderato, che io comunicai nel 1913 alloStandarddi Londra, e nelle quali il mio intervistatore inglese trovò allora qualche cosa di vero, di pratico e di patriottico, potevano sembrare, in tempo di pace, audaci e divertenti paradossi. Oggi, dopo la grande vittoria noi sentiamo il dovere di proporre al Governo italiano la vendita graduale e sapiente delle nostre opere d'arte antiche, come una soluzione razionale del compenso ai combattenti.2ª Soluzione:Sequestriamo due terzi dei guadagni ai fornitori.Il futurista Settimelli dice:Bisogna colpire subito i fulminei esagerati guadagni dei fornitori. [pg!197]Ragioni sopratutto sentimentali ci spingono a far gravare la mano — prima che su ogni altro proprietario — sui fornitori militari.Nessuna ricchezza potrà oggi essere ingiusta di fronte al combattente come quella accumulata in occasione della stessa guerra che gli ha portato disagi, ferite, sacrifici, pericoli d'ogni sorta.Afferma giustamente Léon Daudet: «L'arco di trionfo non è tutto!».E nemmeno i paroloni di riconoscenza. Occorre del buon pane, del buon vino, del buon panno a questi quattro milioni di maschi italiani che hanno salvata e ingigantita la loro patria e che oggi le sono più che mai indispensabili.Troppe automobili da passeggio per neo-milionarie, troppi sfarzi son sbocciati fuori dalle lunghe teorie dei rudi carriaggi da guerra!Signori del governo, trasformate questo lusso in denaro per i combattenti, date all'Italia questa eleganza più grezza ma più sana!Denaro, denaro, denaro per i vincitori! Non è un'elemosina, ma il riconoscimento di un sacrosanto diritto che nessuno e nessuna forza potrà togliere loro.Non è possibile truffare il Destino.All'opera, signori del governo, finchè siete in tempo!Il nostromanifesto politicoesige: il sequestro dei due terzi di tutte le sostanze guadagnate con forniture di guerra.Costituzione di un patrimonio agrario dei combattenti. Occorre acquistare una determinata [pg!198] quantità della proprietà terriera d'Italia, pagandola a prezzi da fissarsi con criterii speciali, e darla, con le debite cautele e riserve, ai combattenti, o, in caso di loro soccombenza, alle famiglie superstiti.Al pagamento delle terre così acquistate deve provvedere la Nazione intera, senza distinzione di classe, ma con distinzione progressiva di posizione finanziaria, con elargizioni volontarie e con imposte.Il pagamento delle terre occorrenti potrebbe estinguersi entro cinquant'anni dallo spossessamento, in modo che il contributo della Nazione, sotto forma di elargizione o di imposta, sarebbe minimo. Rientrino, se ve ne sono, nel patrimonio agrario dei combattenti, le terre espropriate per debito d'imposta.Tutti i lavoratori manuali che avranno prestato servizio militare nella zona delle operazioni dovranno essere inscritti per cura dello stato nella «Cassa Nazionale di previdenza per la invalidità e la vecchiaia degli operai» a far data dal primo giorno del loro effettivo servizio. Lo stato dovrà pagare i contributi annuali per tutta la durata della guerra. L'iscrizione dei militari combattenti alla «Cassa Nazionale» avverrà d'ufficio e sarà posta a carico dello stato per tutto il periodo corrispondente al servizio militare, produrrà un onere continuativo a carico degli interessati per tutto il resto della loro vita.L'assegno congiunto alla concessione di medaglie [pg!199] al valor militare sarà triplicato, — Il limite di età stabilito nei corsi sarà prolungato per i reduci della zona delle operazioni di un tempo equivalente alla durata della guerra. — Ai reduci dalla zona delle operazioni, quando ottengono un pubblico impiego, saranno computati il servizio militare e le campagne agli effetti dell'anzianità e della pensione, provvedendo lo stato, quando ne sia il caso, ai versamenti alla Cassa Pensioni per il tempo passato dal militare sotto le armi. Per dieci anni dopo la guerra le amministrazioni dovranno alternare concorsi liberi, con concorsi esclusivamente riservati ad reduci della zona delle operazioni ed ai mutilati di guerra fisicamente suscettibili del servizio richiesto.Preparazione della futura socializzazione delle terre con un vasto demanio mediante le proprietà delle Opere Pie, degli Enti Pubblici e con la espropriazione di tutte le terre incolte e mal coltivate. Energica tassazione dei beni ereditari e limitazioni di gradi successorii.Sistema tributario fondato sulla imposta diretta e progressiva con accertamento integrale. Libertà di sciopero, di riunione, di organizzazione, di stampa. Trasformazione ed epurazione della Polizia. Abolizione della Polizia segreta. Abolizione dell'intervento dell'esercito per ristabilire l'ordine.Giustizia gratuita e giudice eletto dal popolo.I minimi salari elevati in rapporto alle necessità della esistenza. Massimo legale di 8 ore di lavoro. [pg!200] Parificazione ad eguale lavoro delle mercedi femminili con le mercedi maschili. Leggi eque nel contratto di lavoro individuale e collettivo. Trasformazione della Beneficenza in assistenza e previdenza sociale. Pensioni operaie.Industrializzazione e modernizzazione delle città morte che vivono tuttora del loro passato. Svalutazione della pericolosa e aleatoria industria del forestiero.Sviluppo della marina mercantile e della navigazione fluviale. Canalizzazione delle acque e bonifiche delle terre malariche. Mettere in valore tutte le forze e le ricchezze del paese. Frenare l'emigrazione. Nazionalizzare, utilizzare tutte le acque e tutte le miniere. Concederne lo sfruttamento a enti pubblici locali. Agevolazioni all'industria e all'agricoltura cooperative. Difesa dei consumatori. [pg!201]

21.Denaro ai combattenti!È assolutamente urgente che l'Italia offra con una sufficiente somma di denaro un ponte fra guerra e pace a tutti i combattenti.Questi benemeriti, questi vincitori non devono in alcun modo sentire i danni di essersi battuti, di essere stati lontani dalla vita nazionale. Sarebbe il più sudicio e vigliacco dei tradimenti. Sarebbe il più funesto degli errori.Purtroppo fino ad oggi i provvedimenti sono assolutamente meschini. Lo stesso avviene in Francia. Eppure occorre trovare i denari per la Pace, dopo aver trovato quelli per la guerra.Bisogna che gli uomini di governo siano energici e al di fuori di ogni pressione personale, senza alcun rispetto a interessi particolaristici.Si dichiara che l'erario è esaurito e non ha possibilità di nuovi prestiti (eppure la nostra grande vittoria che ci centuplica dovrebbe essere una garanzia poderosa); ebbene eccovi due soluzioni: [pg!192]1ª Soluzione:Vendiamo il patrimonio artistico!Si dice che noi siamo un popolo a tutti superiore per il suo genio elastico e creatore, il suo eroismo e per la sua giovanile resistenza muscolare, ma disgraziatamente povero.No. Non è povero, il popolo italiano. Noi futuristi affermiamo che il popolo italiano è il più ricco della terra, poichè possiede un incalcolabile capitale inutilizzato, costituito dall'enorme patrimonio delle opere d'arte antiche ammucchiate nei suoi musei. Di questo patrimonio artistico, noi proponiamo senz'altro al Governo la vendita graduale e sapiente. Dato che soltanto le Gallerie degli Uffizi e Pitti furono valutate più di un miliardo, l'Italia sarà in pochi anni abbastanza ricca per:1) avere la prima marina mercantile del mondo;2) avere una grande navigazione fluviale;3) intensificare decisamente tutte le industrie esistenti, e creare immediatamente le mancanti;4) sviluppare fino al rendimento massimo l'agricoltura e sanare tutte le zone malariche;5) vincere completamente l'analfabetismo;6) abolire totalmente ogni imposta per venti anni almeno;7) dare un utile compenso ai combattenti.Prevediamo tutte le obbiezioni e le distruggiamo: La vendita del nostro patrimonio artistico, [pg!193] ben lungi dal diminuire il nostro prestigio, dimostrerà al mondo che un popolo giovane e sicuro del proprio avvenire ne sa affrontare tutti i problemi, trasformando in forze vive le sue ricchezze morte, come un aristocratico intelligente rinuncia ad ogni fasto vano e lancia il proprio oro nell'industria.Sarà altamente patriottico il gesto col quale l'Italia, rompendo vecchie catene tradizionali e sentimentali, trasformerà le sue vecchie tele e i suoi vecchi marmi in acciaio utile, veloce e dominatore. D'altra parte, le nostre opere d'arte antiche, vendute in America, in Inghilterra, in Russia o in Francia, diventeranno la più efficace delleréclamesal genio creatore della nostra razza.Genio inesauribile, questo, poichè si manifestò oggi nel nostro grande esercito improvvisato che vinse, in matematica militare e in eroismo garibaldino, un esercito agguerrito e preparato in più di 40 anni. I nostri eroi del Carso, dell'Isonzo e del Trentino hanno cento volte sorpassato in grandezza tutti gli eroi romani. Non viviamo dunque più del nostro passato; non siamo più soltanto «figli di grandi uomini»; il nostro prestigio presente ci garantisce una illimitata grandezza futura.Siamo il popolo più artista della terra. Nessuno perciò potrà dubitare che dopo la nostra grande vittoria sapremo anche conquistare un assoluto primato artistico. Il nostro glorioso Rinascimento sarà superato dall'arte italiana di domani. [pg!194]Si obietterà anche che questa vendita allontanerà dall'Italia il fiume rimunerativo dei visitatori stranieri. Non vogliamo discutere qui sull'utilità dell'industria dei forestieri, che pur regalando all'Italia molti milioni, è tanto aleatoria da poter cessare per un caso isolato di colera o per una scossa di terremoto, ed è sempre dannosa poichè snazionalizza e umilia il nostro paese, lo riempie di spie e trasforma un terzo degl'italiani in albergatori, in ciceroni e inboysd'hôtel.Dichiariamo soltanto che i forestieri verranno sempre, purtroppo, in gran numero in Italia, poichè la nostra penisola ha il clima più dolce, il cielo più bello, la massima varietà di paesaggi, ed è insomma il riassunto meraviglioso di tutte le bellezze della Terra. Siccome la vendita delle nostre opere d'arte antiche sarà necessariamente graduale, i forestieri, per molto tempo, se ne accorgeranno appena. Essi troveranno sempre ad ogni modo, sul nostro suolo, torri, mura, chiese e palazzi da ammirare.D'altra parte, tutti i nostri vecchi quadri e le nostre vecchie statue vanno continuamente decadendo in una lenta agonia e sono destinate a perire. La loro vendita dunque s'impone a un popolo come l'italiano, praticissimo, il quale deve fare oggi ciò che domani si farebbe con vantaggio assai minore.La vendita dovrà essere fatta con somma perizia e abilità. Ne affideremo volentieri la direzione ai più illustri nostri cultori e critici d'arte, che ne [pg!195] regoleranno la valutazione sul mercato mondiale, mantenendone alti i prezzi e imponendo in ogni contratto delle clausole di riscatto. Nessuno vieterà all'Italia, ingigantita da queste utili vendite, di riacquistare più tardi ciò che fu venduto.Un'altra obiezione può essere questa: Non si devono privare gl'italiani del piacere di godere in casa loro le opere dei nostri grandi antenati. Rispondiamo. È assurdo che su 40 milioni d'italiani, i 39 milioni che sono incapaci o non hanno tempo di amare le opere d'arte antiche continuino ad essere esauriti, e fors'anche esasperati fino alla rivolta, da sempre più gravose imposte, mentre il paese possiede un colossale capitale artistico praticamente trasformabile in tanto oro.Supponendo nella maggioranza incolta della popolazione italiana una sempre crescente possibilità e passione di gustare il possesso delle opere d'arte antiche, noi proponiamo che una piccola parte del prodotto della vendita sia consacrata a nuovi e più profondi lavori di scavi archeologici, i quali riempiranno certo, in pochi anni, i vuoti dei nostri musei e delle nostre piazze con innumerevoli altre opere d'arte antiche. Possiamo infatti affermare senza ombra di paradosso o d'ironia che mentre gli altri paesi posseggono miniere di carbone, di ferro o d'oro, il nostro possiede le più inesauribili miniere archeologiche. Il sottosuolo di Roma, quello dell'Umbria, della Toscana, della Campania e della Sicilia, possono diventare le nostre Cardiff, le nostre Westfalie, [pg!196] il nostro Capo di Buona Speranza. Certe zone saranno meno fruttifere, ma anche per quelle si tratta di lavoro, e io non esito ad affermare che a tre o quattrocento metri sotto la mia Casa Rossa, a Milano, dorme un prezioso, elegante e nostalgico Tempio di Venere. Il passato galvanizzato così, risorgerà per partecipare al gran progresso nazionale. I nostri grandi avi pittori e scultori, da Giotto a Botticelli, a Cellini, a Michelangelo, a Raffaello, parteciperanno alla nostra vita formidabile, ombre di futuristi geniali del loro tempo, finalmente liberate dalla muffa e dal tedio dei musei.Queste idee, d'un futurismo moderato, che io comunicai nel 1913 alloStandarddi Londra, e nelle quali il mio intervistatore inglese trovò allora qualche cosa di vero, di pratico e di patriottico, potevano sembrare, in tempo di pace, audaci e divertenti paradossi. Oggi, dopo la grande vittoria noi sentiamo il dovere di proporre al Governo italiano la vendita graduale e sapiente delle nostre opere d'arte antiche, come una soluzione razionale del compenso ai combattenti.2ª Soluzione:Sequestriamo due terzi dei guadagni ai fornitori.Il futurista Settimelli dice:Bisogna colpire subito i fulminei esagerati guadagni dei fornitori. [pg!197]Ragioni sopratutto sentimentali ci spingono a far gravare la mano — prima che su ogni altro proprietario — sui fornitori militari.Nessuna ricchezza potrà oggi essere ingiusta di fronte al combattente come quella accumulata in occasione della stessa guerra che gli ha portato disagi, ferite, sacrifici, pericoli d'ogni sorta.Afferma giustamente Léon Daudet: «L'arco di trionfo non è tutto!».E nemmeno i paroloni di riconoscenza. Occorre del buon pane, del buon vino, del buon panno a questi quattro milioni di maschi italiani che hanno salvata e ingigantita la loro patria e che oggi le sono più che mai indispensabili.Troppe automobili da passeggio per neo-milionarie, troppi sfarzi son sbocciati fuori dalle lunghe teorie dei rudi carriaggi da guerra!Signori del governo, trasformate questo lusso in denaro per i combattenti, date all'Italia questa eleganza più grezza ma più sana!Denaro, denaro, denaro per i vincitori! Non è un'elemosina, ma il riconoscimento di un sacrosanto diritto che nessuno e nessuna forza potrà togliere loro.Non è possibile truffare il Destino.All'opera, signori del governo, finchè siete in tempo!Il nostromanifesto politicoesige: il sequestro dei due terzi di tutte le sostanze guadagnate con forniture di guerra.Costituzione di un patrimonio agrario dei combattenti. Occorre acquistare una determinata [pg!198] quantità della proprietà terriera d'Italia, pagandola a prezzi da fissarsi con criterii speciali, e darla, con le debite cautele e riserve, ai combattenti, o, in caso di loro soccombenza, alle famiglie superstiti.Al pagamento delle terre così acquistate deve provvedere la Nazione intera, senza distinzione di classe, ma con distinzione progressiva di posizione finanziaria, con elargizioni volontarie e con imposte.Il pagamento delle terre occorrenti potrebbe estinguersi entro cinquant'anni dallo spossessamento, in modo che il contributo della Nazione, sotto forma di elargizione o di imposta, sarebbe minimo. Rientrino, se ve ne sono, nel patrimonio agrario dei combattenti, le terre espropriate per debito d'imposta.Tutti i lavoratori manuali che avranno prestato servizio militare nella zona delle operazioni dovranno essere inscritti per cura dello stato nella «Cassa Nazionale di previdenza per la invalidità e la vecchiaia degli operai» a far data dal primo giorno del loro effettivo servizio. Lo stato dovrà pagare i contributi annuali per tutta la durata della guerra. L'iscrizione dei militari combattenti alla «Cassa Nazionale» avverrà d'ufficio e sarà posta a carico dello stato per tutto il periodo corrispondente al servizio militare, produrrà un onere continuativo a carico degli interessati per tutto il resto della loro vita.L'assegno congiunto alla concessione di medaglie [pg!199] al valor militare sarà triplicato, — Il limite di età stabilito nei corsi sarà prolungato per i reduci della zona delle operazioni di un tempo equivalente alla durata della guerra. — Ai reduci dalla zona delle operazioni, quando ottengono un pubblico impiego, saranno computati il servizio militare e le campagne agli effetti dell'anzianità e della pensione, provvedendo lo stato, quando ne sia il caso, ai versamenti alla Cassa Pensioni per il tempo passato dal militare sotto le armi. Per dieci anni dopo la guerra le amministrazioni dovranno alternare concorsi liberi, con concorsi esclusivamente riservati ad reduci della zona delle operazioni ed ai mutilati di guerra fisicamente suscettibili del servizio richiesto.Preparazione della futura socializzazione delle terre con un vasto demanio mediante le proprietà delle Opere Pie, degli Enti Pubblici e con la espropriazione di tutte le terre incolte e mal coltivate. Energica tassazione dei beni ereditari e limitazioni di gradi successorii.Sistema tributario fondato sulla imposta diretta e progressiva con accertamento integrale. Libertà di sciopero, di riunione, di organizzazione, di stampa. Trasformazione ed epurazione della Polizia. Abolizione della Polizia segreta. Abolizione dell'intervento dell'esercito per ristabilire l'ordine.Giustizia gratuita e giudice eletto dal popolo.I minimi salari elevati in rapporto alle necessità della esistenza. Massimo legale di 8 ore di lavoro. [pg!200] Parificazione ad eguale lavoro delle mercedi femminili con le mercedi maschili. Leggi eque nel contratto di lavoro individuale e collettivo. Trasformazione della Beneficenza in assistenza e previdenza sociale. Pensioni operaie.Industrializzazione e modernizzazione delle città morte che vivono tuttora del loro passato. Svalutazione della pericolosa e aleatoria industria del forestiero.Sviluppo della marina mercantile e della navigazione fluviale. Canalizzazione delle acque e bonifiche delle terre malariche. Mettere in valore tutte le forze e le ricchezze del paese. Frenare l'emigrazione. Nazionalizzare, utilizzare tutte le acque e tutte le miniere. Concederne lo sfruttamento a enti pubblici locali. Agevolazioni all'industria e all'agricoltura cooperative. Difesa dei consumatori. [pg!201]

Denaro ai combattenti!

È assolutamente urgente che l'Italia offra con una sufficiente somma di denaro un ponte fra guerra e pace a tutti i combattenti.

Questi benemeriti, questi vincitori non devono in alcun modo sentire i danni di essersi battuti, di essere stati lontani dalla vita nazionale. Sarebbe il più sudicio e vigliacco dei tradimenti. Sarebbe il più funesto degli errori.

Purtroppo fino ad oggi i provvedimenti sono assolutamente meschini. Lo stesso avviene in Francia. Eppure occorre trovare i denari per la Pace, dopo aver trovato quelli per la guerra.

Bisogna che gli uomini di governo siano energici e al di fuori di ogni pressione personale, senza alcun rispetto a interessi particolaristici.

Si dichiara che l'erario è esaurito e non ha possibilità di nuovi prestiti (eppure la nostra grande vittoria che ci centuplica dovrebbe essere una garanzia poderosa); ebbene eccovi due soluzioni: [pg!192]

1ª Soluzione:

Vendiamo il patrimonio artistico!

Si dice che noi siamo un popolo a tutti superiore per il suo genio elastico e creatore, il suo eroismo e per la sua giovanile resistenza muscolare, ma disgraziatamente povero.

No. Non è povero, il popolo italiano. Noi futuristi affermiamo che il popolo italiano è il più ricco della terra, poichè possiede un incalcolabile capitale inutilizzato, costituito dall'enorme patrimonio delle opere d'arte antiche ammucchiate nei suoi musei. Di questo patrimonio artistico, noi proponiamo senz'altro al Governo la vendita graduale e sapiente. Dato che soltanto le Gallerie degli Uffizi e Pitti furono valutate più di un miliardo, l'Italia sarà in pochi anni abbastanza ricca per:

1) avere la prima marina mercantile del mondo;

2) avere una grande navigazione fluviale;

3) intensificare decisamente tutte le industrie esistenti, e creare immediatamente le mancanti;

4) sviluppare fino al rendimento massimo l'agricoltura e sanare tutte le zone malariche;

5) vincere completamente l'analfabetismo;

6) abolire totalmente ogni imposta per venti anni almeno;

7) dare un utile compenso ai combattenti.

Prevediamo tutte le obbiezioni e le distruggiamo: La vendita del nostro patrimonio artistico, [pg!193] ben lungi dal diminuire il nostro prestigio, dimostrerà al mondo che un popolo giovane e sicuro del proprio avvenire ne sa affrontare tutti i problemi, trasformando in forze vive le sue ricchezze morte, come un aristocratico intelligente rinuncia ad ogni fasto vano e lancia il proprio oro nell'industria.

Sarà altamente patriottico il gesto col quale l'Italia, rompendo vecchie catene tradizionali e sentimentali, trasformerà le sue vecchie tele e i suoi vecchi marmi in acciaio utile, veloce e dominatore. D'altra parte, le nostre opere d'arte antiche, vendute in America, in Inghilterra, in Russia o in Francia, diventeranno la più efficace delleréclamesal genio creatore della nostra razza.

Genio inesauribile, questo, poichè si manifestò oggi nel nostro grande esercito improvvisato che vinse, in matematica militare e in eroismo garibaldino, un esercito agguerrito e preparato in più di 40 anni. I nostri eroi del Carso, dell'Isonzo e del Trentino hanno cento volte sorpassato in grandezza tutti gli eroi romani. Non viviamo dunque più del nostro passato; non siamo più soltanto «figli di grandi uomini»; il nostro prestigio presente ci garantisce una illimitata grandezza futura.

Siamo il popolo più artista della terra. Nessuno perciò potrà dubitare che dopo la nostra grande vittoria sapremo anche conquistare un assoluto primato artistico. Il nostro glorioso Rinascimento sarà superato dall'arte italiana di domani. [pg!194]

Si obietterà anche che questa vendita allontanerà dall'Italia il fiume rimunerativo dei visitatori stranieri. Non vogliamo discutere qui sull'utilità dell'industria dei forestieri, che pur regalando all'Italia molti milioni, è tanto aleatoria da poter cessare per un caso isolato di colera o per una scossa di terremoto, ed è sempre dannosa poichè snazionalizza e umilia il nostro paese, lo riempie di spie e trasforma un terzo degl'italiani in albergatori, in ciceroni e inboysd'hôtel.

Dichiariamo soltanto che i forestieri verranno sempre, purtroppo, in gran numero in Italia, poichè la nostra penisola ha il clima più dolce, il cielo più bello, la massima varietà di paesaggi, ed è insomma il riassunto meraviglioso di tutte le bellezze della Terra. Siccome la vendita delle nostre opere d'arte antiche sarà necessariamente graduale, i forestieri, per molto tempo, se ne accorgeranno appena. Essi troveranno sempre ad ogni modo, sul nostro suolo, torri, mura, chiese e palazzi da ammirare.

D'altra parte, tutti i nostri vecchi quadri e le nostre vecchie statue vanno continuamente decadendo in una lenta agonia e sono destinate a perire. La loro vendita dunque s'impone a un popolo come l'italiano, praticissimo, il quale deve fare oggi ciò che domani si farebbe con vantaggio assai minore.

La vendita dovrà essere fatta con somma perizia e abilità. Ne affideremo volentieri la direzione ai più illustri nostri cultori e critici d'arte, che ne [pg!195] regoleranno la valutazione sul mercato mondiale, mantenendone alti i prezzi e imponendo in ogni contratto delle clausole di riscatto. Nessuno vieterà all'Italia, ingigantita da queste utili vendite, di riacquistare più tardi ciò che fu venduto.

Un'altra obiezione può essere questa: Non si devono privare gl'italiani del piacere di godere in casa loro le opere dei nostri grandi antenati. Rispondiamo. È assurdo che su 40 milioni d'italiani, i 39 milioni che sono incapaci o non hanno tempo di amare le opere d'arte antiche continuino ad essere esauriti, e fors'anche esasperati fino alla rivolta, da sempre più gravose imposte, mentre il paese possiede un colossale capitale artistico praticamente trasformabile in tanto oro.

Supponendo nella maggioranza incolta della popolazione italiana una sempre crescente possibilità e passione di gustare il possesso delle opere d'arte antiche, noi proponiamo che una piccola parte del prodotto della vendita sia consacrata a nuovi e più profondi lavori di scavi archeologici, i quali riempiranno certo, in pochi anni, i vuoti dei nostri musei e delle nostre piazze con innumerevoli altre opere d'arte antiche. Possiamo infatti affermare senza ombra di paradosso o d'ironia che mentre gli altri paesi posseggono miniere di carbone, di ferro o d'oro, il nostro possiede le più inesauribili miniere archeologiche. Il sottosuolo di Roma, quello dell'Umbria, della Toscana, della Campania e della Sicilia, possono diventare le nostre Cardiff, le nostre Westfalie, [pg!196] il nostro Capo di Buona Speranza. Certe zone saranno meno fruttifere, ma anche per quelle si tratta di lavoro, e io non esito ad affermare che a tre o quattrocento metri sotto la mia Casa Rossa, a Milano, dorme un prezioso, elegante e nostalgico Tempio di Venere. Il passato galvanizzato così, risorgerà per partecipare al gran progresso nazionale. I nostri grandi avi pittori e scultori, da Giotto a Botticelli, a Cellini, a Michelangelo, a Raffaello, parteciperanno alla nostra vita formidabile, ombre di futuristi geniali del loro tempo, finalmente liberate dalla muffa e dal tedio dei musei.

Queste idee, d'un futurismo moderato, che io comunicai nel 1913 alloStandarddi Londra, e nelle quali il mio intervistatore inglese trovò allora qualche cosa di vero, di pratico e di patriottico, potevano sembrare, in tempo di pace, audaci e divertenti paradossi. Oggi, dopo la grande vittoria noi sentiamo il dovere di proporre al Governo italiano la vendita graduale e sapiente delle nostre opere d'arte antiche, come una soluzione razionale del compenso ai combattenti.

2ª Soluzione:

Sequestriamo due terzi dei guadagni ai fornitori.

Il futurista Settimelli dice:

Bisogna colpire subito i fulminei esagerati guadagni dei fornitori. [pg!197]

Ragioni sopratutto sentimentali ci spingono a far gravare la mano — prima che su ogni altro proprietario — sui fornitori militari.

Nessuna ricchezza potrà oggi essere ingiusta di fronte al combattente come quella accumulata in occasione della stessa guerra che gli ha portato disagi, ferite, sacrifici, pericoli d'ogni sorta.

Afferma giustamente Léon Daudet: «L'arco di trionfo non è tutto!».

E nemmeno i paroloni di riconoscenza. Occorre del buon pane, del buon vino, del buon panno a questi quattro milioni di maschi italiani che hanno salvata e ingigantita la loro patria e che oggi le sono più che mai indispensabili.

Troppe automobili da passeggio per neo-milionarie, troppi sfarzi son sbocciati fuori dalle lunghe teorie dei rudi carriaggi da guerra!

Signori del governo, trasformate questo lusso in denaro per i combattenti, date all'Italia questa eleganza più grezza ma più sana!

Denaro, denaro, denaro per i vincitori! Non è un'elemosina, ma il riconoscimento di un sacrosanto diritto che nessuno e nessuna forza potrà togliere loro.Non è possibile truffare il Destino.

All'opera, signori del governo, finchè siete in tempo!

Il nostromanifesto politicoesige: il sequestro dei due terzi di tutte le sostanze guadagnate con forniture di guerra.

Costituzione di un patrimonio agrario dei combattenti. Occorre acquistare una determinata [pg!198] quantità della proprietà terriera d'Italia, pagandola a prezzi da fissarsi con criterii speciali, e darla, con le debite cautele e riserve, ai combattenti, o, in caso di loro soccombenza, alle famiglie superstiti.

Al pagamento delle terre così acquistate deve provvedere la Nazione intera, senza distinzione di classe, ma con distinzione progressiva di posizione finanziaria, con elargizioni volontarie e con imposte.

Il pagamento delle terre occorrenti potrebbe estinguersi entro cinquant'anni dallo spossessamento, in modo che il contributo della Nazione, sotto forma di elargizione o di imposta, sarebbe minimo. Rientrino, se ve ne sono, nel patrimonio agrario dei combattenti, le terre espropriate per debito d'imposta.

Tutti i lavoratori manuali che avranno prestato servizio militare nella zona delle operazioni dovranno essere inscritti per cura dello stato nella «Cassa Nazionale di previdenza per la invalidità e la vecchiaia degli operai» a far data dal primo giorno del loro effettivo servizio. Lo stato dovrà pagare i contributi annuali per tutta la durata della guerra. L'iscrizione dei militari combattenti alla «Cassa Nazionale» avverrà d'ufficio e sarà posta a carico dello stato per tutto il periodo corrispondente al servizio militare, produrrà un onere continuativo a carico degli interessati per tutto il resto della loro vita.

L'assegno congiunto alla concessione di medaglie [pg!199] al valor militare sarà triplicato, — Il limite di età stabilito nei corsi sarà prolungato per i reduci della zona delle operazioni di un tempo equivalente alla durata della guerra. — Ai reduci dalla zona delle operazioni, quando ottengono un pubblico impiego, saranno computati il servizio militare e le campagne agli effetti dell'anzianità e della pensione, provvedendo lo stato, quando ne sia il caso, ai versamenti alla Cassa Pensioni per il tempo passato dal militare sotto le armi. Per dieci anni dopo la guerra le amministrazioni dovranno alternare concorsi liberi, con concorsi esclusivamente riservati ad reduci della zona delle operazioni ed ai mutilati di guerra fisicamente suscettibili del servizio richiesto.

Preparazione della futura socializzazione delle terre con un vasto demanio mediante le proprietà delle Opere Pie, degli Enti Pubblici e con la espropriazione di tutte le terre incolte e mal coltivate. Energica tassazione dei beni ereditari e limitazioni di gradi successorii.

Sistema tributario fondato sulla imposta diretta e progressiva con accertamento integrale. Libertà di sciopero, di riunione, di organizzazione, di stampa. Trasformazione ed epurazione della Polizia. Abolizione della Polizia segreta. Abolizione dell'intervento dell'esercito per ristabilire l'ordine.

Giustizia gratuita e giudice eletto dal popolo.

I minimi salari elevati in rapporto alle necessità della esistenza. Massimo legale di 8 ore di lavoro. [pg!200] Parificazione ad eguale lavoro delle mercedi femminili con le mercedi maschili. Leggi eque nel contratto di lavoro individuale e collettivo. Trasformazione della Beneficenza in assistenza e previdenza sociale. Pensioni operaie.

Industrializzazione e modernizzazione delle città morte che vivono tuttora del loro passato. Svalutazione della pericolosa e aleatoria industria del forestiero.

Sviluppo della marina mercantile e della navigazione fluviale. Canalizzazione delle acque e bonifiche delle terre malariche. Mettere in valore tutte le forze e le ricchezze del paese. Frenare l'emigrazione. Nazionalizzare, utilizzare tutte le acque e tutte le miniere. Concederne lo sfruttamento a enti pubblici locali. Agevolazioni all'industria e all'agricoltura cooperative. Difesa dei consumatori. [pg!201]


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