MIGNON

MIGNONA chi legge ilGuglielmo Meisterpare d'accorgersi che il Goethe declina un poco. Già intorno alla sua grande figura incomincia a farsi una solitudine triste. Federico Schiller è morto fin dal 1805; lo Herder lo precedè di due anni nel sepolcro; il Wieland, il vecchio Wieland nella cui anima serena il Goethe lietamente specchiava un aspetto dell'anima sua, è morto egli pure. Anche la madre, anche la buona Marianna da un pezzo lo hanno abbandonato. Ed egli ha ragione d'intonare quel mestissimo canto posto innanzi alla seconda parte delFaust:L'anime a cui volgea di amor paroleUdir più non mi ponno!...Gli avvenimenti pubblici volgono pure infausti al poeta. Ha sentito tuonare il cannone di Iena; ha visti dalla sua finestra a Weimar i reggimenti prussiani in fuga; indi a poco i soldati francesi gli entrano in casa, un po' ammiratori, un po' insolenti, e lo costringono a bere e far brindisi.È vero che ha poi la consolazione, durante il congresso di Erfurt, di sentirsi dire da Napoleone:Vous, monsieur Goethe, vous êtes un homme!Ma è probabile che questo egli lo sapesse anche avanti. Nella parte più intima della vita gli cominciano pure i guai. L'amore al poeta sessagenario non è più un facile e glorioso trastullo; e le belle cominciano a non risparmiargli «l'ingrata verità» che ripetevano ad Anacreonte e al Parini; mentr'egli non è sempre disposto ad accoglierla, questa verità, colla gaiezza bacchica del primo e colla filosofia rassegnata del secondo. (Vedi a questo proposito la storiella della sua passione con Minna Herzlieb).Insomma, anche per l'olimpico Goethe la vecchiaia è alle porte.***NelWilhelm Meister, un romanzo che sulle prime ha il fare delGil Blas, ma poi prende un po' troppo le forme dei racconti sentimentali allora in voga, le avventure e gli accidenti inaspettati si accumulano e si succedono di soverchio. Le divagazioni e le disertazioni critiche sul teatro sono sempre belle ed elevate (basterebbe per tutte l'analisi dell'Amleto), ma raffreddano l'azione.Si va innanzi un poco tastando e sonnecchiando. Quando ecco un soffio di vera poesia giovanile passa a un tratto per l'anima del Goethe ed egli ritorna a scrivere, direbbe il Leopardi, «con quel suo cuore d'una volta.» Esce la figura di Mignon.Mignon è sorella minore di Dorotea, di Clara e di Margherita; ha l'aria di famiglia; riconoscibile, non tanto per la intima ricerca delle cause, che sonosempre molto oscure, quanto per gli effetti che vi lascia nell'animo. Appena il poeta vi ha delineata a pochi tratti la sua «giovane e mesta figura,» essa vi domina: non la dimenticate più, l'aspettate, la cercate ansiosamente per i meandri del racconto, e quando compare, vi fa sempre l'effetto di un bel raggio di sole che al tramonto di una piovosa giornata di primavera entri di improvviso nella vostra stanza.***Una mattina Guglielmo ode nella via una strana e bella voce infantile che canta, accompagnata da una chitarra:«Conosci tu la regione dove i cedri fioriscono?«Fra il cupo fogliame brillano i frutti dorati; un vento dolce spira dal cielo azzurro; il mirto modesto sorge vicino al lauro superbo... La conosci tu?«Là, là, o amor mio, io vorrei andar con te!«Conosci tu la casa? Il suo tetto è sostenuto da colonne, la sala luccica, le stanze splendono e le figure di marmo si alzano e mi guardano: «Che vi hanno fatto, povera figliuola?»«La conosci tu?. . . . . . . . . . . . . .«Conosci tu la montagna e il suo sentiero tra le nubi? La mula cerca la strada fra la nebbia; nelle caverne dimora l'antica stirpe dei draghi; il masso precipita e dietro ad esso il torrente.«La conosci tu?«Quella, quella è la nostra via: o padre mio, partiamo!»Poco dopo Mignon entra nella stanza di Wilhelm, gli ripete la sua canzone, resta un poco silenziosa e guardandolo fissamente gli dice:«Conosci tu quella regione?— Dovrebbe essere l'Italia, risponde Wilhelm. Dov'hai imparato questo canto?— L'Italia! — ripete Mignon con ariapensosa. — Se tu vai in Italia mi prenderai con te. Qui ho freddo!— Sei tu stata mai in quel paese!»La fanciulla a questa domanda rimane muta e fantastica.***Se il signor Thomas, che pure ha scritto su questo argomento un melodramma pieno di finezze poetiche, avesse penetrata davvero la profonda significazione psicologica che ha quel canto in bocca a Mignon, non si sarebbe mai arrischiato ad innestarlo in un duetto come risposta della fanciulla alle domande che il cavaliere le fa sulla sua origine misteriosa.Egli ne ha cavato un bellissimo partito per il pezzo musicale; ma la vera poesia del cauto di Mignon per due terzi almeno va in fumo. La lirica si converte in dialogo, il rapimento solitario e fantastico dell'anima della fanciulla scende a far l'ufficio dibotta e risposta....Ah! se i nostri maestri, non eccettuati i migliori, prima d'affrontare i grandi soggetti della poesia e imprigionarli nelle scene deformanti di unlibretto, pensassero un poco di più, ci sarebbe, a dir vero, un tanto di guadagnato per la poesia e per la musica.Ignoro se la canzone della piccolaboema, così com'è nella sua purezza lirica, abbia tentato qualche grande compositore di musica in Germania, oltre il Beethoven. Certo lo Schubert l'avrebbe rivestita d'una melodia soave e lo Schumann d'una melopea profonda.Il Goethe intanto ha fornito ai maestri passati e futuri delle «didascaliche» preziose:«Mignon cominciava ogni strofa pomposamente, solennemente, come per preparare l'attenzione a qualcosa di straordinario. Al terzo verso il canto diveniva più sordo e più grave. Quelle parole:La conosci tu?erano espresse con riserva, con mistero.«Il «là, là» era pieno di desiderioirresistibile. Ogni volta ella sapeva mutare così il tono delle ultime parole: «Vorrei andarci con te!» che esse erano via via supplichevoli, insistenti, piene di trasporto e di ricche promesse.»***I pittori hanno tentato più volte di rendere in fattezze visibili questa strana figura, che il poeta ci mostra sempre in una penombra vaga. Il quadro di Ary-Scheffer, se non è il migliore, è certo il più celebre e il più noto per la bella incisione. Ma della Mignon, come della Margherita del pittore francese, giudicava, parmi, colla sua solita arguzia profonda Enrico Heine:C'est bien la figure de Wolfang Goethe; mais elle a lu tout Frédéric Schiller; elle est beaucoup plus sentimentale que naïve, elle a plus d'idéalité pesante que de grâce facile.Lagrazia facile, ecco la suprema difficoltà di questi concepimenti artistici.Un punto, un segno, un nonnulla in più o in meno, sconvolge il loro leggerissimo organismo; e il capolavoro discende dalla sua guglia altissima nel piano nobile dei lavori ben fatti. Lo provò anche il Walter Scott, che volle ripresentare in pubblico questo tipo goethiano, alquanto ritoccato dalle sue mani, e lo guastò, e meritò che il Goethe si burlasse un poco di lui nelle sue conversazioni coll'Eckermann.***Chi ha insegnato a Mignon la sua canzone? Chi ha insegnato il suo gorgheggio al passero del bosco? In fondo all'anima la fanciulla ha serbato un ricordo della sua terra natale; meglio che un ricordo è un senso tenue, confuso, evanescente nei primi crepuscoli della memoria. Eppure, di là da quel fondo oscuro, di tanto in tanto le sale al cervello come un vapore caldo e profumato, mentre che il corpo gracile eflessuoso trema di freddo e i suoi occhi si fauno sempre più profondi e mesti, sotto il cielo straniero. In quel fantasma di caldo e di profumo essa sente la sua prima patria; e allora una tristezza nostalgica invade tutto quanto il suo essere e si sfoga nel canto. Le cose che essa ricorda nel canto esistono davvero, o sono il ricordo di un sogno che accarezzò il suo sonno infantile? Essa ignora.A un tratto sopraggiunge l'amore, un amore strano come tutto l'essere suo, la sua origine, il suo nome; un amore che anche prima d'avere coscienza di sè diviene gelosia spasimante e terribile...La fanciulla innocente pensa: che gioia vivere una notte accanto a Lui, giacere nel suo stesso letto, stringerselo tacitamente sul cuore, essere stretta da lui fino a perderne il respiro!... Detto fatto: essa decide che entrerà non vista nella stanza di Guglielmo prima di lui e l'aspetterà nel suo letto...Ma mentre sta per portare ad effetto il suo disegno essa vede un'altra donna entrare di traforo prima di lei in quella camera...Insuperato, divino scultore d'anime Volfango Goethe! Egli nel ritrarre le passioni e i caratteri possiede il segreto di quella perfezione semplice e monumentale che ammiriamo nei bassorilievi di Fidia. Per questo i suoi tipi non invecchiano mai e ci restano nella mente come altrettante figure da pantheon.In questa semplice limpidezza della linea sovrana, oso affermare che egli passa talvolta innanzi a tutti i moderni. È davvero il poeta «dal nero occhio lucente» come ce lo scolpisce lo Heine; un occhio nero e lucente che penetra nelle più gelose intimità degli spiriti e ne trae fuori l'immagine pura e compiuta.***Ricordate la morte di Goetz di Berlichingen?Ricordate, nell'Egmont, l'ultima scena di Clara col giovane Brackenburg? E la passeggiata notturna d'Arminio con Dorotea, la ricordate?..... Tra foglia e fogliaLa luna con la sua tremola luceI giovani adocchiava, infin che tuttaSi celò nelle nubi ed allo scuroLasciò la coppia. Sostenea con curaIl robusto garzon la giovinettaTutta china su lui; ma della scesaE dei gradini mal esperta, il piedeDorotea pose in fallo e sdrucciolò.Pronto il giovin si volse e, steso il braccio,Con vigor la sorresse; e dolcementeLa giovinetta sul petto gli cadde.Seno a sen, guancia a guancia allor s'uniro...Ma pari a marmo effigiato, ArminioNel suo ferreo voler rimase immoto...... La bella personaFra le braccia sentia, sentia vicinoIl tepor di quel cuore; egli respiraIl respiro di lei..... Ma della donnaLa dignità magnanimo rispetta.E sempre la stessa semplicità scultoria e sempre il medesimo sentimento sano e profondo della vita; e trova parole che sa pensare più che non dicano.***E questo è il grande magistero. Emilio Zola, nel pianterreno delVoltaire, confessò che gli manca il sensoad hocper capire tante bellezze fantastiche in Shakespeare. Ed io ci credo; e penso che se gli si presentasse occasione di giudicare sul teatro il Goethe, colla sua lodevole schiettezza, farebbe la medesima confessione. Gli è che oggi nei romanzi si fa di molta fisiologia e patologia a braccia; e invece si studia poco ciò che più importerebbe; lo spirito umano nellasua ingenua e profonda verità. Si spendono venti pagine a fotografare un mercato, a descrivere una stamberga, avivisezionareil carattere di un portiere, a dipingere le mosse, il vestito e le abitudini di unacocotte; ma quando si è al dramma vivo e profondo dello spirito, spesso si tira via di maniera.Però vedete quel che accade. Dei romanzi oggi più in voga quello che più resta in mente, dopo la lettura, sono i luoghi dove i fatti si svolgono; i personaggi poco si staccano dal fondo e presto si confondono e sfumano nella memoria.Invece Mignon, parcamente tratteggiata dal Goethe, rimane un tipo indimenticabile. Anche molti anni dopo letto il romanzo, alla più piccola occasione che ve la richiami, la ripensate con amore, vorreste fare con lei una conoscenza più intima e per poco non vi vengono alle labbra le parole diGuglielmo: — Dove sei stata sinora? Raccontami tutto.... Tentiamo, se è possibile, di farci illusione e riguadagniamo il tempo perduto dall'amore! —

A chi legge ilGuglielmo Meisterpare d'accorgersi che il Goethe declina un poco. Già intorno alla sua grande figura incomincia a farsi una solitudine triste. Federico Schiller è morto fin dal 1805; lo Herder lo precedè di due anni nel sepolcro; il Wieland, il vecchio Wieland nella cui anima serena il Goethe lietamente specchiava un aspetto dell'anima sua, è morto egli pure. Anche la madre, anche la buona Marianna da un pezzo lo hanno abbandonato. Ed egli ha ragione d'intonare quel mestissimo canto posto innanzi alla seconda parte delFaust:

L'anime a cui volgea di amor paroleUdir più non mi ponno!...

L'anime a cui volgea di amor parole

Udir più non mi ponno!...

Gli avvenimenti pubblici volgono pure infausti al poeta. Ha sentito tuonare il cannone di Iena; ha visti dalla sua finestra a Weimar i reggimenti prussiani in fuga; indi a poco i soldati francesi gli entrano in casa, un po' ammiratori, un po' insolenti, e lo costringono a bere e far brindisi.

È vero che ha poi la consolazione, durante il congresso di Erfurt, di sentirsi dire da Napoleone:Vous, monsieur Goethe, vous êtes un homme!Ma è probabile che questo egli lo sapesse anche avanti. Nella parte più intima della vita gli cominciano pure i guai. L'amore al poeta sessagenario non è più un facile e glorioso trastullo; e le belle cominciano a non risparmiargli «l'ingrata verità» che ripetevano ad Anacreonte e al Parini; mentr'egli non è sempre disposto ad accoglierla, questa verità, colla gaiezza bacchica del primo e colla filosofia rassegnata del secondo. (Vedi a questo proposito la storiella della sua passione con Minna Herzlieb).

Insomma, anche per l'olimpico Goethe la vecchiaia è alle porte.

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NelWilhelm Meister, un romanzo che sulle prime ha il fare delGil Blas, ma poi prende un po' troppo le forme dei racconti sentimentali allora in voga, le avventure e gli accidenti inaspettati si accumulano e si succedono di soverchio. Le divagazioni e le disertazioni critiche sul teatro sono sempre belle ed elevate (basterebbe per tutte l'analisi dell'Amleto), ma raffreddano l'azione.

Si va innanzi un poco tastando e sonnecchiando. Quando ecco un soffio di vera poesia giovanile passa a un tratto per l'anima del Goethe ed egli ritorna a scrivere, direbbe il Leopardi, «con quel suo cuore d'una volta.» Esce la figura di Mignon.

Mignon è sorella minore di Dorotea, di Clara e di Margherita; ha l'aria di famiglia; riconoscibile, non tanto per la intima ricerca delle cause, che sonosempre molto oscure, quanto per gli effetti che vi lascia nell'animo. Appena il poeta vi ha delineata a pochi tratti la sua «giovane e mesta figura,» essa vi domina: non la dimenticate più, l'aspettate, la cercate ansiosamente per i meandri del racconto, e quando compare, vi fa sempre l'effetto di un bel raggio di sole che al tramonto di una piovosa giornata di primavera entri di improvviso nella vostra stanza.

***

Una mattina Guglielmo ode nella via una strana e bella voce infantile che canta, accompagnata da una chitarra:

«Conosci tu la regione dove i cedri fioriscono?

«Fra il cupo fogliame brillano i frutti dorati; un vento dolce spira dal cielo azzurro; il mirto modesto sorge vicino al lauro superbo... La conosci tu?

«Là, là, o amor mio, io vorrei andar con te!

«Conosci tu la casa? Il suo tetto è sostenuto da colonne, la sala luccica, le stanze splendono e le figure di marmo si alzano e mi guardano: «Che vi hanno fatto, povera figliuola?»

«La conosci tu?

. . . . . . . . . . . . . .

«Conosci tu la montagna e il suo sentiero tra le nubi? La mula cerca la strada fra la nebbia; nelle caverne dimora l'antica stirpe dei draghi; il masso precipita e dietro ad esso il torrente.

«La conosci tu?

«Quella, quella è la nostra via: o padre mio, partiamo!»

Poco dopo Mignon entra nella stanza di Wilhelm, gli ripete la sua canzone, resta un poco silenziosa e guardandolo fissamente gli dice:

«Conosci tu quella regione?

— Dovrebbe essere l'Italia, risponde Wilhelm. Dov'hai imparato questo canto?

— L'Italia! — ripete Mignon con ariapensosa. — Se tu vai in Italia mi prenderai con te. Qui ho freddo!

— Sei tu stata mai in quel paese!»

La fanciulla a questa domanda rimane muta e fantastica.

***

Se il signor Thomas, che pure ha scritto su questo argomento un melodramma pieno di finezze poetiche, avesse penetrata davvero la profonda significazione psicologica che ha quel canto in bocca a Mignon, non si sarebbe mai arrischiato ad innestarlo in un duetto come risposta della fanciulla alle domande che il cavaliere le fa sulla sua origine misteriosa.

Egli ne ha cavato un bellissimo partito per il pezzo musicale; ma la vera poesia del cauto di Mignon per due terzi almeno va in fumo. La lirica si converte in dialogo, il rapimento solitario e fantastico dell'anima della fanciulla scende a far l'ufficio dibotta e risposta....

Ah! se i nostri maestri, non eccettuati i migliori, prima d'affrontare i grandi soggetti della poesia e imprigionarli nelle scene deformanti di unlibretto, pensassero un poco di più, ci sarebbe, a dir vero, un tanto di guadagnato per la poesia e per la musica.

Ignoro se la canzone della piccolaboema, così com'è nella sua purezza lirica, abbia tentato qualche grande compositore di musica in Germania, oltre il Beethoven. Certo lo Schubert l'avrebbe rivestita d'una melodia soave e lo Schumann d'una melopea profonda.

Il Goethe intanto ha fornito ai maestri passati e futuri delle «didascaliche» preziose:

«Mignon cominciava ogni strofa pomposamente, solennemente, come per preparare l'attenzione a qualcosa di straordinario. Al terzo verso il canto diveniva più sordo e più grave. Quelle parole:La conosci tu?erano espresse con riserva, con mistero.

«Il «là, là» era pieno di desiderioirresistibile. Ogni volta ella sapeva mutare così il tono delle ultime parole: «Vorrei andarci con te!» che esse erano via via supplichevoli, insistenti, piene di trasporto e di ricche promesse.»

***

I pittori hanno tentato più volte di rendere in fattezze visibili questa strana figura, che il poeta ci mostra sempre in una penombra vaga. Il quadro di Ary-Scheffer, se non è il migliore, è certo il più celebre e il più noto per la bella incisione. Ma della Mignon, come della Margherita del pittore francese, giudicava, parmi, colla sua solita arguzia profonda Enrico Heine:C'est bien la figure de Wolfang Goethe; mais elle a lu tout Frédéric Schiller; elle est beaucoup plus sentimentale que naïve, elle a plus d'idéalité pesante que de grâce facile.

Lagrazia facile, ecco la suprema difficoltà di questi concepimenti artistici.Un punto, un segno, un nonnulla in più o in meno, sconvolge il loro leggerissimo organismo; e il capolavoro discende dalla sua guglia altissima nel piano nobile dei lavori ben fatti. Lo provò anche il Walter Scott, che volle ripresentare in pubblico questo tipo goethiano, alquanto ritoccato dalle sue mani, e lo guastò, e meritò che il Goethe si burlasse un poco di lui nelle sue conversazioni coll'Eckermann.

***

Chi ha insegnato a Mignon la sua canzone? Chi ha insegnato il suo gorgheggio al passero del bosco? In fondo all'anima la fanciulla ha serbato un ricordo della sua terra natale; meglio che un ricordo è un senso tenue, confuso, evanescente nei primi crepuscoli della memoria. Eppure, di là da quel fondo oscuro, di tanto in tanto le sale al cervello come un vapore caldo e profumato, mentre che il corpo gracile eflessuoso trema di freddo e i suoi occhi si fauno sempre più profondi e mesti, sotto il cielo straniero. In quel fantasma di caldo e di profumo essa sente la sua prima patria; e allora una tristezza nostalgica invade tutto quanto il suo essere e si sfoga nel canto. Le cose che essa ricorda nel canto esistono davvero, o sono il ricordo di un sogno che accarezzò il suo sonno infantile? Essa ignora.

A un tratto sopraggiunge l'amore, un amore strano come tutto l'essere suo, la sua origine, il suo nome; un amore che anche prima d'avere coscienza di sè diviene gelosia spasimante e terribile...

La fanciulla innocente pensa: che gioia vivere una notte accanto a Lui, giacere nel suo stesso letto, stringerselo tacitamente sul cuore, essere stretta da lui fino a perderne il respiro!... Detto fatto: essa decide che entrerà non vista nella stanza di Guglielmo prima di lui e l'aspetterà nel suo letto...Ma mentre sta per portare ad effetto il suo disegno essa vede un'altra donna entrare di traforo prima di lei in quella camera...

Insuperato, divino scultore d'anime Volfango Goethe! Egli nel ritrarre le passioni e i caratteri possiede il segreto di quella perfezione semplice e monumentale che ammiriamo nei bassorilievi di Fidia. Per questo i suoi tipi non invecchiano mai e ci restano nella mente come altrettante figure da pantheon.

In questa semplice limpidezza della linea sovrana, oso affermare che egli passa talvolta innanzi a tutti i moderni. È davvero il poeta «dal nero occhio lucente» come ce lo scolpisce lo Heine; un occhio nero e lucente che penetra nelle più gelose intimità degli spiriti e ne trae fuori l'immagine pura e compiuta.

***

Ricordate la morte di Goetz di Berlichingen?

Ricordate, nell'Egmont, l'ultima scena di Clara col giovane Brackenburg? E la passeggiata notturna d'Arminio con Dorotea, la ricordate?

..... Tra foglia e fogliaLa luna con la sua tremola luceI giovani adocchiava, infin che tuttaSi celò nelle nubi ed allo scuroLasciò la coppia. Sostenea con curaIl robusto garzon la giovinettaTutta china su lui; ma della scesaE dei gradini mal esperta, il piedeDorotea pose in fallo e sdrucciolò.Pronto il giovin si volse e, steso il braccio,Con vigor la sorresse; e dolcementeLa giovinetta sul petto gli cadde.Seno a sen, guancia a guancia allor s'uniro...Ma pari a marmo effigiato, ArminioNel suo ferreo voler rimase immoto...... La bella personaFra le braccia sentia, sentia vicinoIl tepor di quel cuore; egli respiraIl respiro di lei..... Ma della donnaLa dignità magnanimo rispetta.

..... Tra foglia e foglia

La luna con la sua tremola luce

I giovani adocchiava, infin che tutta

Si celò nelle nubi ed allo scuro

Lasciò la coppia. Sostenea con cura

Il robusto garzon la giovinetta

Tutta china su lui; ma della scesa

E dei gradini mal esperta, il piede

Dorotea pose in fallo e sdrucciolò.

Pronto il giovin si volse e, steso il braccio,

Con vigor la sorresse; e dolcemente

La giovinetta sul petto gli cadde.

Seno a sen, guancia a guancia allor s'uniro...

Ma pari a marmo effigiato, Arminio

Nel suo ferreo voler rimase immoto.

..... La bella persona

Fra le braccia sentia, sentia vicino

Il tepor di quel cuore; egli respira

Il respiro di lei..... Ma della donna

La dignità magnanimo rispetta.

E sempre la stessa semplicità scultoria e sempre il medesimo sentimento sano e profondo della vita; e trova parole che sa pensare più che non dicano.

***

E questo è il grande magistero. Emilio Zola, nel pianterreno delVoltaire, confessò che gli manca il sensoad hocper capire tante bellezze fantastiche in Shakespeare. Ed io ci credo; e penso che se gli si presentasse occasione di giudicare sul teatro il Goethe, colla sua lodevole schiettezza, farebbe la medesima confessione. Gli è che oggi nei romanzi si fa di molta fisiologia e patologia a braccia; e invece si studia poco ciò che più importerebbe; lo spirito umano nellasua ingenua e profonda verità. Si spendono venti pagine a fotografare un mercato, a descrivere una stamberga, avivisezionareil carattere di un portiere, a dipingere le mosse, il vestito e le abitudini di unacocotte; ma quando si è al dramma vivo e profondo dello spirito, spesso si tira via di maniera.

Però vedete quel che accade. Dei romanzi oggi più in voga quello che più resta in mente, dopo la lettura, sono i luoghi dove i fatti si svolgono; i personaggi poco si staccano dal fondo e presto si confondono e sfumano nella memoria.

Invece Mignon, parcamente tratteggiata dal Goethe, rimane un tipo indimenticabile. Anche molti anni dopo letto il romanzo, alla più piccola occasione che ve la richiami, la ripensate con amore, vorreste fare con lei una conoscenza più intima e per poco non vi vengono alle labbra le parole diGuglielmo: — Dove sei stata sinora? Raccontami tutto.... Tentiamo, se è possibile, di farci illusione e riguadagniamo il tempo perduto dall'amore! —


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