XI.

XI.Scendendo ora alle minute particolarità di lingua, stile, eccetera; sarò brevissimo e mi guarderò bene dal cercare il pel nell'uovo. Manca ad ogni cosa la vita organica, il significato. Spargi con più cura il cacio grattugiato su' maccheroni, che Aleardo Aleardi non dissemini gli adjettivi pel discorso: per lo più ci stanno senza ragione, sono manifestazione dell'arbitrio dello scrittore. Gli abitanti delle valli retiche favoleggiano, che messer domineddio prese un giorno seco dalle bolgette, nelle quali si rinchiudevano le sementi delle lingue e le andò sparpagliando per le terre: e dove buttò semente d'Italiano, lì si parlò poi l'Italiano; dove d'inglese, ivi l'inglese; dove di spagnuolo, lo spagnuolo e via discorrendo. Ma, giunto ne' Grigioni, o che gli girasse il capo o che gli si sdruciacchiassero le tasche, fatto sta, che cadde una poca di ciascuna semente in quelle valli; ed ecco perchè fino al giorno d'oggi vi è tanta eteroclita diversità di linguaggi; e da un villaggio romancio passi al tedesco e dal tedesco all'Italiano e poi ne trovi un altro romancio, eccetera. Bisogna dire, che, nel far versi. Aleardo Aleardi confonda i sacchetti degli epiteti e delle metafore.Da quando in qua la stirpe de' cigni èbattagliera? Qual popolo ha gli occhicrocei, se il croco è ilcarthamus tinctoriusde' botanici? Chi ravviserebbe i granatieri napoleonici mascherati daomerici fanti? Ilsapiente legno del Nazerenoè una sciarada, che s'indovina a scaparcisi un po' su: giudico meno facili ad interpretarsile cupole intemerate di neve, e quindi [pg!79] mi affretto ad aggiungere che s'intendono le montagne. Che diavolerie sieno lafebbre lionina del trionfo, lecento febbri de' vent'anni,l'olimpia febbre de' carmi,il febbril zampillo della vena, e diecimila altre febbri e febbrilità registrate ne' canti dell'Aleardi, forse potrà dircelo Salvatore Tommasi, Carlo Gallozzi Salvatore de Renzi; atterrito, io sclamo col venosino:nova febrium terris incubuit cohors!Come vedete, manca pure una certa varietà. L'amore è unassillo, l'indipendenza è un altroassillo... Basta; ma, prima di conchiudere, lasciatemi citare due versi unici nel loro genere:...... E dalla rada ove Colombo nacqueVolò san Giorgio a cavalcar sull'acque.Ostia! (dirò anch'io alla Veneta: una bestemmia qualche volta la ci vuole! ) ostia, che tropi! L'è un miracolo, l'è untour de forceda santo, veramente miracoloso, il cavalcare volando od il volare cavalcando sulle acque marine! sfido il più valente cavallerizzo di quante compagnie equestri girano, girònzano, girovagano per l'Italia, a fare altrettanto. Eppure, neppure questa corbelleria..... no, la parola è scortese, mutiamola; neppure questafrase poeticaè originale! Sicuro, Francesco Maria Arouet Voltaire c'informa, che Niccolò Malebranche, volendo un giorno dimostrare, come ad un filosofo torni agevole di fare il poeta quando gli piace, componesse d'improvviso il distico seguente:Il fait en ce beau jour le plus beau temps du monde.Pour aller à cheval sur la terre et sur l'onde.Nè mi sembra, che lo Aleardi possa scusarsi, allegando, checavalcare il mare(e noncavalcare sulle acque) è stato adoperato semplicemente pernavigare, (se pure non è errore di stampa pertravalicare), per esempio dallo Straparola da Caraviaggio nella favola IV della III delle sueTredici piacevoli notti: — «Alchia, veduta la volontà di Fortunio ogni ora più pronta, nè vedendo modo, nè via di poterlo [pg!80] rimuovere dal suo duro proponimento, diedegli la maledizione, pregando Iddio, che se gli avvenisse per alcun tempo di cavalcare il mare, ei fusse dalla Sirena non altrimenti inghiottito, che sono le navi dalle procellose e gonfiate onde marine.» —Cosa volete ch'io dica de' continui bisticci? Servono a vieppiù manifestare la commozione, la serietà del poeta! Abbiamo già rilevate leore di ciel, che il ciel condanna. Persio è chiamato ungiovanetto incolpabile, vissuto in colpevoli tempi. Per dire che un galantuomo è ito a Patrasso, l'Aleardi scrive:....... già sul.... petto,Esercitato da sì lunghe croci,L'ultima croce sta.I martiri, que' poco autentici, ma molto uggiosi martiri, erano trascinati..... nei densi circhi a sazïar le tigriD'Affrica, ad allegar l'inclite nojeDe le tigri di Roma.Io non aspiro a pedanteggiare;nil humani a me alienum puto, e non condannoa prioriogni bisticcio. Quando ci quadra,optume. Veramente in altre lingue e ne' dialetti Italiani sta sempre meglio, che nell'Italiano aulico, e si confà più all'indole bonaria e gioviale di que' popoli oltramontani, che non alla nostra severa e contegnosa; è cosa di volgo, e nelle parlate del volgo non istona, sta al posto suo. Pure, ove abbia un perchè, ove dica e significhi qualcosa, non l'escluderei. È forma di pensiero comico: ed il contenuto delle poesie vernacole, sendo sempre necessariamente comico, in esse devia prioriaspettarti a trovarlo di frequente. Ma ficcarti nel bel mezzo d'un serio discorso il più sconchiusionato de' bisticci, che, opposto all'intenzion manifesta dello scrittore, a quantunque precede e segue, scioglie buffonescamente il momento tragico, è leggerezza inconcepibile. Passò il tempo in cui ammiravamo Pietro della Vigna, il quale, in una relazione ufficiale sulla vittoria [pg!81] di Cortenuova, osava scrivere bisquizzando.Et dum castrametatì sunt juxtaLoliumperditionis filii, ut rationem segetis perderent, zizaniae, quae a vulgoLoliumdicitur, semina seminarunt.E lasciamo a' tedeschi applaudire il loro Paolo Heyse, scrittorucolo, che, in una sconcia tragedia ed insulsa sulla istoria dellaFrancesca da Rimini, scarabocchiata (o che pare apposta per render indulgenti verso il rettoricume del Pellico ed indurci ad apprezzarlo e desiderarlo), fa bisticciare Paolo su due sensi della parolavergeben(perdonare ed avvelenare,) allorchè la Francesca gli dice avergli rimesso lo inganno per cui si trova moglie del deforme Lanciotto, invece d'esser mogliera di lui:Doch ich vergeb'es und vergess'es nie,Dass ich mit Lügengift dir schnöd vergeben.— «Il bisticcio» — diceva un secentista, notate, bene, un secentista! — «è segno di animo sciolto e non passionato; e maravigliosa cosa è, quanto egli impedisca la commozione dello affetto. Però, quando il Poeta lo mette in bocca di chi si rammarica, una delle due: fa credere che quegli si burli o che esso sia un bue; e verifica in sè quel proverbio, chechi bisticcia è una bestiaccia.» —Sulla prosodia poche parole: Aleardo Aleardi fa meno spropositi d'altri verseggiatori contemporanei, che pure raccolgon plauso, come Arnaldo Fusinato, per esempio. Macarriagginon è, nè puol essere trissillabo;viaggiatricenon è, nè puole esser quadrissilabo. Veramente unsottile ravignan patrizionello — «Epitaffio di Cesare, in opposto sentimento a quello del Sannazzaro,» — ha posto questo verso:Fuggi viator: qui di sanguigne spoglie...Ma chi non sa quanto poco e di lingua e di prosodia s'intendesse Paolo Costa?Espiazionebruttamente si contrae a cinque sillabe, dietro il mal esempio dato da qualcuno per le parole inione. — «Non dichiamo noicompassionecon quattro e i poeti con cinque [pg!82] sillabe? Nonintentione,operatione,devotione,invidioso,litigiosoe mille altri noi con una meno, e i poeti con una sillaba più?» — Così messer Fagiano; ma la pronunzia de' poeti è la buona: la dieresi ci vuole: la i è una vocale in quelle parole; ed il mutarla in j è un errore sempre, in cui però, nol nego, sono incorsi qualchevolta anche gli ottimi, conformandosi alla cattiva pronuncia fiorentina. Che nella lingua ci sia la tendenza a trasformar in j la i, che segue una consonante precedendo una vocale, non può negarsi; ma questa trasformazione, quando ha avuto luogo, ha cagionato sempre un'alterazione profonda nella consonante precedente od almeno ne ha prodotto il raddoppiamento: (confrontavezzodavitium,mezzodamedium,ragionedaratio,rabbiadarabies,figliodafilius,ingegnodaingeniume via discorrendo).Ma vorreste imitarli, quegli ottimi, anche quando errano? Chi farebbe senza rimorso un trissillabo diBeatrice, quantunque Dante istesso abbia perpetrato questo delitto di prosodia? E forse può scusarsi in lui, ripeto, perchè avrà pronunziato alla fiorentinaBiatriceossiaBjatrice: ricordiamoci, che egli vien riconosciuto fiorentino da' dannati dallo accento:...... ma fiorentinoMi sembri veramente,quand'io t'odo.Ma con sei sillabe,espiazione, per la giacitura degli accenti, non entrerebbe in alcun endecasillabo! Davvero? Poco male! o che tutti i vocaboli debbono potersi ficcare in ogni verso? Rammentiamoci gli epigrammi di Marziale in onore dello schiavo Earino.Nomen nobile, molle, delicatum,Versu dicere non rudi volebam:Sed tu, syllaba contumax repugnas!Dicunt Earinon tamen Poetae,Sed Graeci, quibus est nihil negatum,Et quosáres áresdecet sonare:Nobis non licet esse tam disertis,Qui Musas colimus severiores.[pg!83] A' quali versi un commentatore annota:Jocatur hic noster... in nomine Earini, Domitiani eunuchi ex pulcherrimis et amatissimis: et ait nomen quidem dulcem esse, quod a vere sit deductum (Graecis enimearver sonat), at idem contumacibus syllabis constare, quae neque hexametri nequehendecasyllabonrhythmo congruant. Hi enim versus dactylos tantum aut spondaeos aut trochaeos recipiunt. Vocis autem istiusceEarinustres primae syllabae breves. Sed quid obstitit, scire velim, quominus hic Noster iambicis aut scazonte uteretur?Il giambo tragico tedesco, essendo formato dall'alternarsi ripetuto d'una breve e d'una lunga, ne esclude una infinità, di vocaboli, nè per questo impaccia chi è valente.Il verso d'Aleardo Aleardi è un verso floscio, moscio, che mi ricorda que' majali inglesi tutta ciccia, dallo scheletro ridotto a' minimi termini, schisato.3Non di rado si sostiene per un pezzo magnifico, sonoro; ma questo, checchè molti vaneggino, non è [pg!84] mica un pregio. I nostri maggiori poeti sol di quando in quando hanno scritto be' versi: il verso allora è indovinato quando non l'avverti, quando combacia perfettamente col pensiero. Ove si affermi come qualcosa di bello per sè, ove cattivi l'attenzione, ahi!... Quando, letto uno squarcio verseggiato, gli uditori esclameranno: — «che be' versi!» — dite pure, che il ritmo ha travolta e sommersa la poesia, che il musicale soverchia il fantastico. Non crediate però, che l'Aleardi abbia nel maneggio del verso la virtuosità, la franchezza del Frugoni o del Cesarotti. Si nota lo stento, abbondano le riempiture oziose; e vorrei sapere quali orecchie in Italia valgano a pescare il ritmo ne' seguenti endecasillabi:..... Sarai del Cristo, anima di Maria......... E passò. Io stetti in disperato pianto......... D'espiazione; ed or le capre e l'erba...;o quali labbra Italiane riescano a pronunziare senza incespicare questa filza di liquide:Vela la nebbia de le stelle il lume.La lingua è flaccida, insipida, come accade sempre a' non commossi. Lagenitura de' giustiè frase di pessimo gusto.Zilloè un vocabolo che nessun vocabolario registra; benchè il dottor Gaetano Savî nellaOrnitologia toscana, stampata in Pisa dal M.DCCC.XXVII al M.DCCC.XXXI, dica, che i rampichini propriamentemettan zilli(I, 188.) Sarà probabilmente una corruzione idiomatica dizirlo; io non la ripudierei, perchè fo buon viso a qualunque termine de' dialetti, che importi una nuova distinzione e più minuta. Ma qui rimarrebbe a spiegare da quando in qua gl'insetti abbian preso ad imitare le voci de' tordi o dei rampichini. Ilnespesso viene adoperato dall'Aleardi in modo, che rasentando la sgrammaticatura, non è certo eleganza, anzi sconcio pleonasma. L'esse impura in Italiano vuol esser preceduta dall'articololo; è norma, che lice senza dubbio trasgredire, ma con [pg!85] intenzione d'ottenere bellezze, per dare maggior forza, non per accozzare orrori, come:..... E il scintillio de le fraterne spade........ Ma al scintillar de le serene stelle...Pel secondo de' quali versi, che vuole esprimere una immagine gentile, l'Aleardi non potrebbe neppure accampare per iscusa di pensare, come un candidato alla licenza liceale, che conosco: — «L'articololosi adopera, quando si vuol essere cortesi; e l'articoloil, quando si parla villanamente.» —Opinione(chiamiamola così) che fe' sclamare a Diomede Marvasi: — «Dunque, se dicessi ad uno:ti darò un calcio nello sedere, sarei cortese.»

XI.Scendendo ora alle minute particolarità di lingua, stile, eccetera; sarò brevissimo e mi guarderò bene dal cercare il pel nell'uovo. Manca ad ogni cosa la vita organica, il significato. Spargi con più cura il cacio grattugiato su' maccheroni, che Aleardo Aleardi non dissemini gli adjettivi pel discorso: per lo più ci stanno senza ragione, sono manifestazione dell'arbitrio dello scrittore. Gli abitanti delle valli retiche favoleggiano, che messer domineddio prese un giorno seco dalle bolgette, nelle quali si rinchiudevano le sementi delle lingue e le andò sparpagliando per le terre: e dove buttò semente d'Italiano, lì si parlò poi l'Italiano; dove d'inglese, ivi l'inglese; dove di spagnuolo, lo spagnuolo e via discorrendo. Ma, giunto ne' Grigioni, o che gli girasse il capo o che gli si sdruciacchiassero le tasche, fatto sta, che cadde una poca di ciascuna semente in quelle valli; ed ecco perchè fino al giorno d'oggi vi è tanta eteroclita diversità di linguaggi; e da un villaggio romancio passi al tedesco e dal tedesco all'Italiano e poi ne trovi un altro romancio, eccetera. Bisogna dire, che, nel far versi. Aleardo Aleardi confonda i sacchetti degli epiteti e delle metafore.Da quando in qua la stirpe de' cigni èbattagliera? Qual popolo ha gli occhicrocei, se il croco è ilcarthamus tinctoriusde' botanici? Chi ravviserebbe i granatieri napoleonici mascherati daomerici fanti? Ilsapiente legno del Nazerenoè una sciarada, che s'indovina a scaparcisi un po' su: giudico meno facili ad interpretarsile cupole intemerate di neve, e quindi [pg!79] mi affretto ad aggiungere che s'intendono le montagne. Che diavolerie sieno lafebbre lionina del trionfo, lecento febbri de' vent'anni,l'olimpia febbre de' carmi,il febbril zampillo della vena, e diecimila altre febbri e febbrilità registrate ne' canti dell'Aleardi, forse potrà dircelo Salvatore Tommasi, Carlo Gallozzi Salvatore de Renzi; atterrito, io sclamo col venosino:nova febrium terris incubuit cohors!Come vedete, manca pure una certa varietà. L'amore è unassillo, l'indipendenza è un altroassillo... Basta; ma, prima di conchiudere, lasciatemi citare due versi unici nel loro genere:...... E dalla rada ove Colombo nacqueVolò san Giorgio a cavalcar sull'acque.Ostia! (dirò anch'io alla Veneta: una bestemmia qualche volta la ci vuole! ) ostia, che tropi! L'è un miracolo, l'è untour de forceda santo, veramente miracoloso, il cavalcare volando od il volare cavalcando sulle acque marine! sfido il più valente cavallerizzo di quante compagnie equestri girano, girònzano, girovagano per l'Italia, a fare altrettanto. Eppure, neppure questa corbelleria..... no, la parola è scortese, mutiamola; neppure questafrase poeticaè originale! Sicuro, Francesco Maria Arouet Voltaire c'informa, che Niccolò Malebranche, volendo un giorno dimostrare, come ad un filosofo torni agevole di fare il poeta quando gli piace, componesse d'improvviso il distico seguente:Il fait en ce beau jour le plus beau temps du monde.Pour aller à cheval sur la terre et sur l'onde.Nè mi sembra, che lo Aleardi possa scusarsi, allegando, checavalcare il mare(e noncavalcare sulle acque) è stato adoperato semplicemente pernavigare, (se pure non è errore di stampa pertravalicare), per esempio dallo Straparola da Caraviaggio nella favola IV della III delle sueTredici piacevoli notti: — «Alchia, veduta la volontà di Fortunio ogni ora più pronta, nè vedendo modo, nè via di poterlo [pg!80] rimuovere dal suo duro proponimento, diedegli la maledizione, pregando Iddio, che se gli avvenisse per alcun tempo di cavalcare il mare, ei fusse dalla Sirena non altrimenti inghiottito, che sono le navi dalle procellose e gonfiate onde marine.» —Cosa volete ch'io dica de' continui bisticci? Servono a vieppiù manifestare la commozione, la serietà del poeta! Abbiamo già rilevate leore di ciel, che il ciel condanna. Persio è chiamato ungiovanetto incolpabile, vissuto in colpevoli tempi. Per dire che un galantuomo è ito a Patrasso, l'Aleardi scrive:....... già sul.... petto,Esercitato da sì lunghe croci,L'ultima croce sta.I martiri, que' poco autentici, ma molto uggiosi martiri, erano trascinati..... nei densi circhi a sazïar le tigriD'Affrica, ad allegar l'inclite nojeDe le tigri di Roma.Io non aspiro a pedanteggiare;nil humani a me alienum puto, e non condannoa prioriogni bisticcio. Quando ci quadra,optume. Veramente in altre lingue e ne' dialetti Italiani sta sempre meglio, che nell'Italiano aulico, e si confà più all'indole bonaria e gioviale di que' popoli oltramontani, che non alla nostra severa e contegnosa; è cosa di volgo, e nelle parlate del volgo non istona, sta al posto suo. Pure, ove abbia un perchè, ove dica e significhi qualcosa, non l'escluderei. È forma di pensiero comico: ed il contenuto delle poesie vernacole, sendo sempre necessariamente comico, in esse devia prioriaspettarti a trovarlo di frequente. Ma ficcarti nel bel mezzo d'un serio discorso il più sconchiusionato de' bisticci, che, opposto all'intenzion manifesta dello scrittore, a quantunque precede e segue, scioglie buffonescamente il momento tragico, è leggerezza inconcepibile. Passò il tempo in cui ammiravamo Pietro della Vigna, il quale, in una relazione ufficiale sulla vittoria [pg!81] di Cortenuova, osava scrivere bisquizzando.Et dum castrametatì sunt juxtaLoliumperditionis filii, ut rationem segetis perderent, zizaniae, quae a vulgoLoliumdicitur, semina seminarunt.E lasciamo a' tedeschi applaudire il loro Paolo Heyse, scrittorucolo, che, in una sconcia tragedia ed insulsa sulla istoria dellaFrancesca da Rimini, scarabocchiata (o che pare apposta per render indulgenti verso il rettoricume del Pellico ed indurci ad apprezzarlo e desiderarlo), fa bisticciare Paolo su due sensi della parolavergeben(perdonare ed avvelenare,) allorchè la Francesca gli dice avergli rimesso lo inganno per cui si trova moglie del deforme Lanciotto, invece d'esser mogliera di lui:Doch ich vergeb'es und vergess'es nie,Dass ich mit Lügengift dir schnöd vergeben.— «Il bisticcio» — diceva un secentista, notate, bene, un secentista! — «è segno di animo sciolto e non passionato; e maravigliosa cosa è, quanto egli impedisca la commozione dello affetto. Però, quando il Poeta lo mette in bocca di chi si rammarica, una delle due: fa credere che quegli si burli o che esso sia un bue; e verifica in sè quel proverbio, chechi bisticcia è una bestiaccia.» —Sulla prosodia poche parole: Aleardo Aleardi fa meno spropositi d'altri verseggiatori contemporanei, che pure raccolgon plauso, come Arnaldo Fusinato, per esempio. Macarriagginon è, nè puol essere trissillabo;viaggiatricenon è, nè puole esser quadrissilabo. Veramente unsottile ravignan patrizionello — «Epitaffio di Cesare, in opposto sentimento a quello del Sannazzaro,» — ha posto questo verso:Fuggi viator: qui di sanguigne spoglie...Ma chi non sa quanto poco e di lingua e di prosodia s'intendesse Paolo Costa?Espiazionebruttamente si contrae a cinque sillabe, dietro il mal esempio dato da qualcuno per le parole inione. — «Non dichiamo noicompassionecon quattro e i poeti con cinque [pg!82] sillabe? Nonintentione,operatione,devotione,invidioso,litigiosoe mille altri noi con una meno, e i poeti con una sillaba più?» — Così messer Fagiano; ma la pronunzia de' poeti è la buona: la dieresi ci vuole: la i è una vocale in quelle parole; ed il mutarla in j è un errore sempre, in cui però, nol nego, sono incorsi qualchevolta anche gli ottimi, conformandosi alla cattiva pronuncia fiorentina. Che nella lingua ci sia la tendenza a trasformar in j la i, che segue una consonante precedendo una vocale, non può negarsi; ma questa trasformazione, quando ha avuto luogo, ha cagionato sempre un'alterazione profonda nella consonante precedente od almeno ne ha prodotto il raddoppiamento: (confrontavezzodavitium,mezzodamedium,ragionedaratio,rabbiadarabies,figliodafilius,ingegnodaingeniume via discorrendo).Ma vorreste imitarli, quegli ottimi, anche quando errano? Chi farebbe senza rimorso un trissillabo diBeatrice, quantunque Dante istesso abbia perpetrato questo delitto di prosodia? E forse può scusarsi in lui, ripeto, perchè avrà pronunziato alla fiorentinaBiatriceossiaBjatrice: ricordiamoci, che egli vien riconosciuto fiorentino da' dannati dallo accento:...... ma fiorentinoMi sembri veramente,quand'io t'odo.Ma con sei sillabe,espiazione, per la giacitura degli accenti, non entrerebbe in alcun endecasillabo! Davvero? Poco male! o che tutti i vocaboli debbono potersi ficcare in ogni verso? Rammentiamoci gli epigrammi di Marziale in onore dello schiavo Earino.Nomen nobile, molle, delicatum,Versu dicere non rudi volebam:Sed tu, syllaba contumax repugnas!Dicunt Earinon tamen Poetae,Sed Graeci, quibus est nihil negatum,Et quosáres áresdecet sonare:Nobis non licet esse tam disertis,Qui Musas colimus severiores.[pg!83] A' quali versi un commentatore annota:Jocatur hic noster... in nomine Earini, Domitiani eunuchi ex pulcherrimis et amatissimis: et ait nomen quidem dulcem esse, quod a vere sit deductum (Graecis enimearver sonat), at idem contumacibus syllabis constare, quae neque hexametri nequehendecasyllabonrhythmo congruant. Hi enim versus dactylos tantum aut spondaeos aut trochaeos recipiunt. Vocis autem istiusceEarinustres primae syllabae breves. Sed quid obstitit, scire velim, quominus hic Noster iambicis aut scazonte uteretur?Il giambo tragico tedesco, essendo formato dall'alternarsi ripetuto d'una breve e d'una lunga, ne esclude una infinità, di vocaboli, nè per questo impaccia chi è valente.Il verso d'Aleardo Aleardi è un verso floscio, moscio, che mi ricorda que' majali inglesi tutta ciccia, dallo scheletro ridotto a' minimi termini, schisato.3Non di rado si sostiene per un pezzo magnifico, sonoro; ma questo, checchè molti vaneggino, non è [pg!84] mica un pregio. I nostri maggiori poeti sol di quando in quando hanno scritto be' versi: il verso allora è indovinato quando non l'avverti, quando combacia perfettamente col pensiero. Ove si affermi come qualcosa di bello per sè, ove cattivi l'attenzione, ahi!... Quando, letto uno squarcio verseggiato, gli uditori esclameranno: — «che be' versi!» — dite pure, che il ritmo ha travolta e sommersa la poesia, che il musicale soverchia il fantastico. Non crediate però, che l'Aleardi abbia nel maneggio del verso la virtuosità, la franchezza del Frugoni o del Cesarotti. Si nota lo stento, abbondano le riempiture oziose; e vorrei sapere quali orecchie in Italia valgano a pescare il ritmo ne' seguenti endecasillabi:..... Sarai del Cristo, anima di Maria......... E passò. Io stetti in disperato pianto......... D'espiazione; ed or le capre e l'erba...;o quali labbra Italiane riescano a pronunziare senza incespicare questa filza di liquide:Vela la nebbia de le stelle il lume.La lingua è flaccida, insipida, come accade sempre a' non commossi. Lagenitura de' giustiè frase di pessimo gusto.Zilloè un vocabolo che nessun vocabolario registra; benchè il dottor Gaetano Savî nellaOrnitologia toscana, stampata in Pisa dal M.DCCC.XXVII al M.DCCC.XXXI, dica, che i rampichini propriamentemettan zilli(I, 188.) Sarà probabilmente una corruzione idiomatica dizirlo; io non la ripudierei, perchè fo buon viso a qualunque termine de' dialetti, che importi una nuova distinzione e più minuta. Ma qui rimarrebbe a spiegare da quando in qua gl'insetti abbian preso ad imitare le voci de' tordi o dei rampichini. Ilnespesso viene adoperato dall'Aleardi in modo, che rasentando la sgrammaticatura, non è certo eleganza, anzi sconcio pleonasma. L'esse impura in Italiano vuol esser preceduta dall'articololo; è norma, che lice senza dubbio trasgredire, ma con [pg!85] intenzione d'ottenere bellezze, per dare maggior forza, non per accozzare orrori, come:..... E il scintillio de le fraterne spade........ Ma al scintillar de le serene stelle...Pel secondo de' quali versi, che vuole esprimere una immagine gentile, l'Aleardi non potrebbe neppure accampare per iscusa di pensare, come un candidato alla licenza liceale, che conosco: — «L'articololosi adopera, quando si vuol essere cortesi; e l'articoloil, quando si parla villanamente.» —Opinione(chiamiamola così) che fe' sclamare a Diomede Marvasi: — «Dunque, se dicessi ad uno:ti darò un calcio nello sedere, sarei cortese.»

XI.Scendendo ora alle minute particolarità di lingua, stile, eccetera; sarò brevissimo e mi guarderò bene dal cercare il pel nell'uovo. Manca ad ogni cosa la vita organica, il significato. Spargi con più cura il cacio grattugiato su' maccheroni, che Aleardo Aleardi non dissemini gli adjettivi pel discorso: per lo più ci stanno senza ragione, sono manifestazione dell'arbitrio dello scrittore. Gli abitanti delle valli retiche favoleggiano, che messer domineddio prese un giorno seco dalle bolgette, nelle quali si rinchiudevano le sementi delle lingue e le andò sparpagliando per le terre: e dove buttò semente d'Italiano, lì si parlò poi l'Italiano; dove d'inglese, ivi l'inglese; dove di spagnuolo, lo spagnuolo e via discorrendo. Ma, giunto ne' Grigioni, o che gli girasse il capo o che gli si sdruciacchiassero le tasche, fatto sta, che cadde una poca di ciascuna semente in quelle valli; ed ecco perchè fino al giorno d'oggi vi è tanta eteroclita diversità di linguaggi; e da un villaggio romancio passi al tedesco e dal tedesco all'Italiano e poi ne trovi un altro romancio, eccetera. Bisogna dire, che, nel far versi. Aleardo Aleardi confonda i sacchetti degli epiteti e delle metafore.Da quando in qua la stirpe de' cigni èbattagliera? Qual popolo ha gli occhicrocei, se il croco è ilcarthamus tinctoriusde' botanici? Chi ravviserebbe i granatieri napoleonici mascherati daomerici fanti? Ilsapiente legno del Nazerenoè una sciarada, che s'indovina a scaparcisi un po' su: giudico meno facili ad interpretarsile cupole intemerate di neve, e quindi [pg!79] mi affretto ad aggiungere che s'intendono le montagne. Che diavolerie sieno lafebbre lionina del trionfo, lecento febbri de' vent'anni,l'olimpia febbre de' carmi,il febbril zampillo della vena, e diecimila altre febbri e febbrilità registrate ne' canti dell'Aleardi, forse potrà dircelo Salvatore Tommasi, Carlo Gallozzi Salvatore de Renzi; atterrito, io sclamo col venosino:nova febrium terris incubuit cohors!Come vedete, manca pure una certa varietà. L'amore è unassillo, l'indipendenza è un altroassillo... Basta; ma, prima di conchiudere, lasciatemi citare due versi unici nel loro genere:...... E dalla rada ove Colombo nacqueVolò san Giorgio a cavalcar sull'acque.Ostia! (dirò anch'io alla Veneta: una bestemmia qualche volta la ci vuole! ) ostia, che tropi! L'è un miracolo, l'è untour de forceda santo, veramente miracoloso, il cavalcare volando od il volare cavalcando sulle acque marine! sfido il più valente cavallerizzo di quante compagnie equestri girano, girònzano, girovagano per l'Italia, a fare altrettanto. Eppure, neppure questa corbelleria..... no, la parola è scortese, mutiamola; neppure questafrase poeticaè originale! Sicuro, Francesco Maria Arouet Voltaire c'informa, che Niccolò Malebranche, volendo un giorno dimostrare, come ad un filosofo torni agevole di fare il poeta quando gli piace, componesse d'improvviso il distico seguente:Il fait en ce beau jour le plus beau temps du monde.Pour aller à cheval sur la terre et sur l'onde.Nè mi sembra, che lo Aleardi possa scusarsi, allegando, checavalcare il mare(e noncavalcare sulle acque) è stato adoperato semplicemente pernavigare, (se pure non è errore di stampa pertravalicare), per esempio dallo Straparola da Caraviaggio nella favola IV della III delle sueTredici piacevoli notti: — «Alchia, veduta la volontà di Fortunio ogni ora più pronta, nè vedendo modo, nè via di poterlo [pg!80] rimuovere dal suo duro proponimento, diedegli la maledizione, pregando Iddio, che se gli avvenisse per alcun tempo di cavalcare il mare, ei fusse dalla Sirena non altrimenti inghiottito, che sono le navi dalle procellose e gonfiate onde marine.» —Cosa volete ch'io dica de' continui bisticci? Servono a vieppiù manifestare la commozione, la serietà del poeta! Abbiamo già rilevate leore di ciel, che il ciel condanna. Persio è chiamato ungiovanetto incolpabile, vissuto in colpevoli tempi. Per dire che un galantuomo è ito a Patrasso, l'Aleardi scrive:....... già sul.... petto,Esercitato da sì lunghe croci,L'ultima croce sta.I martiri, que' poco autentici, ma molto uggiosi martiri, erano trascinati..... nei densi circhi a sazïar le tigriD'Affrica, ad allegar l'inclite nojeDe le tigri di Roma.Io non aspiro a pedanteggiare;nil humani a me alienum puto, e non condannoa prioriogni bisticcio. Quando ci quadra,optume. Veramente in altre lingue e ne' dialetti Italiani sta sempre meglio, che nell'Italiano aulico, e si confà più all'indole bonaria e gioviale di que' popoli oltramontani, che non alla nostra severa e contegnosa; è cosa di volgo, e nelle parlate del volgo non istona, sta al posto suo. Pure, ove abbia un perchè, ove dica e significhi qualcosa, non l'escluderei. È forma di pensiero comico: ed il contenuto delle poesie vernacole, sendo sempre necessariamente comico, in esse devia prioriaspettarti a trovarlo di frequente. Ma ficcarti nel bel mezzo d'un serio discorso il più sconchiusionato de' bisticci, che, opposto all'intenzion manifesta dello scrittore, a quantunque precede e segue, scioglie buffonescamente il momento tragico, è leggerezza inconcepibile. Passò il tempo in cui ammiravamo Pietro della Vigna, il quale, in una relazione ufficiale sulla vittoria [pg!81] di Cortenuova, osava scrivere bisquizzando.Et dum castrametatì sunt juxtaLoliumperditionis filii, ut rationem segetis perderent, zizaniae, quae a vulgoLoliumdicitur, semina seminarunt.E lasciamo a' tedeschi applaudire il loro Paolo Heyse, scrittorucolo, che, in una sconcia tragedia ed insulsa sulla istoria dellaFrancesca da Rimini, scarabocchiata (o che pare apposta per render indulgenti verso il rettoricume del Pellico ed indurci ad apprezzarlo e desiderarlo), fa bisticciare Paolo su due sensi della parolavergeben(perdonare ed avvelenare,) allorchè la Francesca gli dice avergli rimesso lo inganno per cui si trova moglie del deforme Lanciotto, invece d'esser mogliera di lui:Doch ich vergeb'es und vergess'es nie,Dass ich mit Lügengift dir schnöd vergeben.— «Il bisticcio» — diceva un secentista, notate, bene, un secentista! — «è segno di animo sciolto e non passionato; e maravigliosa cosa è, quanto egli impedisca la commozione dello affetto. Però, quando il Poeta lo mette in bocca di chi si rammarica, una delle due: fa credere che quegli si burli o che esso sia un bue; e verifica in sè quel proverbio, chechi bisticcia è una bestiaccia.» —Sulla prosodia poche parole: Aleardo Aleardi fa meno spropositi d'altri verseggiatori contemporanei, che pure raccolgon plauso, come Arnaldo Fusinato, per esempio. Macarriagginon è, nè puol essere trissillabo;viaggiatricenon è, nè puole esser quadrissilabo. Veramente unsottile ravignan patrizionello — «Epitaffio di Cesare, in opposto sentimento a quello del Sannazzaro,» — ha posto questo verso:Fuggi viator: qui di sanguigne spoglie...Ma chi non sa quanto poco e di lingua e di prosodia s'intendesse Paolo Costa?Espiazionebruttamente si contrae a cinque sillabe, dietro il mal esempio dato da qualcuno per le parole inione. — «Non dichiamo noicompassionecon quattro e i poeti con cinque [pg!82] sillabe? Nonintentione,operatione,devotione,invidioso,litigiosoe mille altri noi con una meno, e i poeti con una sillaba più?» — Così messer Fagiano; ma la pronunzia de' poeti è la buona: la dieresi ci vuole: la i è una vocale in quelle parole; ed il mutarla in j è un errore sempre, in cui però, nol nego, sono incorsi qualchevolta anche gli ottimi, conformandosi alla cattiva pronuncia fiorentina. Che nella lingua ci sia la tendenza a trasformar in j la i, che segue una consonante precedendo una vocale, non può negarsi; ma questa trasformazione, quando ha avuto luogo, ha cagionato sempre un'alterazione profonda nella consonante precedente od almeno ne ha prodotto il raddoppiamento: (confrontavezzodavitium,mezzodamedium,ragionedaratio,rabbiadarabies,figliodafilius,ingegnodaingeniume via discorrendo).Ma vorreste imitarli, quegli ottimi, anche quando errano? Chi farebbe senza rimorso un trissillabo diBeatrice, quantunque Dante istesso abbia perpetrato questo delitto di prosodia? E forse può scusarsi in lui, ripeto, perchè avrà pronunziato alla fiorentinaBiatriceossiaBjatrice: ricordiamoci, che egli vien riconosciuto fiorentino da' dannati dallo accento:...... ma fiorentinoMi sembri veramente,quand'io t'odo.Ma con sei sillabe,espiazione, per la giacitura degli accenti, non entrerebbe in alcun endecasillabo! Davvero? Poco male! o che tutti i vocaboli debbono potersi ficcare in ogni verso? Rammentiamoci gli epigrammi di Marziale in onore dello schiavo Earino.Nomen nobile, molle, delicatum,Versu dicere non rudi volebam:Sed tu, syllaba contumax repugnas!Dicunt Earinon tamen Poetae,Sed Graeci, quibus est nihil negatum,Et quosáres áresdecet sonare:Nobis non licet esse tam disertis,Qui Musas colimus severiores.[pg!83] A' quali versi un commentatore annota:Jocatur hic noster... in nomine Earini, Domitiani eunuchi ex pulcherrimis et amatissimis: et ait nomen quidem dulcem esse, quod a vere sit deductum (Graecis enimearver sonat), at idem contumacibus syllabis constare, quae neque hexametri nequehendecasyllabonrhythmo congruant. Hi enim versus dactylos tantum aut spondaeos aut trochaeos recipiunt. Vocis autem istiusceEarinustres primae syllabae breves. Sed quid obstitit, scire velim, quominus hic Noster iambicis aut scazonte uteretur?Il giambo tragico tedesco, essendo formato dall'alternarsi ripetuto d'una breve e d'una lunga, ne esclude una infinità, di vocaboli, nè per questo impaccia chi è valente.Il verso d'Aleardo Aleardi è un verso floscio, moscio, che mi ricorda que' majali inglesi tutta ciccia, dallo scheletro ridotto a' minimi termini, schisato.3Non di rado si sostiene per un pezzo magnifico, sonoro; ma questo, checchè molti vaneggino, non è [pg!84] mica un pregio. I nostri maggiori poeti sol di quando in quando hanno scritto be' versi: il verso allora è indovinato quando non l'avverti, quando combacia perfettamente col pensiero. Ove si affermi come qualcosa di bello per sè, ove cattivi l'attenzione, ahi!... Quando, letto uno squarcio verseggiato, gli uditori esclameranno: — «che be' versi!» — dite pure, che il ritmo ha travolta e sommersa la poesia, che il musicale soverchia il fantastico. Non crediate però, che l'Aleardi abbia nel maneggio del verso la virtuosità, la franchezza del Frugoni o del Cesarotti. Si nota lo stento, abbondano le riempiture oziose; e vorrei sapere quali orecchie in Italia valgano a pescare il ritmo ne' seguenti endecasillabi:..... Sarai del Cristo, anima di Maria......... E passò. Io stetti in disperato pianto......... D'espiazione; ed or le capre e l'erba...;o quali labbra Italiane riescano a pronunziare senza incespicare questa filza di liquide:Vela la nebbia de le stelle il lume.La lingua è flaccida, insipida, come accade sempre a' non commossi. Lagenitura de' giustiè frase di pessimo gusto.Zilloè un vocabolo che nessun vocabolario registra; benchè il dottor Gaetano Savî nellaOrnitologia toscana, stampata in Pisa dal M.DCCC.XXVII al M.DCCC.XXXI, dica, che i rampichini propriamentemettan zilli(I, 188.) Sarà probabilmente una corruzione idiomatica dizirlo; io non la ripudierei, perchè fo buon viso a qualunque termine de' dialetti, che importi una nuova distinzione e più minuta. Ma qui rimarrebbe a spiegare da quando in qua gl'insetti abbian preso ad imitare le voci de' tordi o dei rampichini. Ilnespesso viene adoperato dall'Aleardi in modo, che rasentando la sgrammaticatura, non è certo eleganza, anzi sconcio pleonasma. L'esse impura in Italiano vuol esser preceduta dall'articololo; è norma, che lice senza dubbio trasgredire, ma con [pg!85] intenzione d'ottenere bellezze, per dare maggior forza, non per accozzare orrori, come:..... E il scintillio de le fraterne spade........ Ma al scintillar de le serene stelle...Pel secondo de' quali versi, che vuole esprimere una immagine gentile, l'Aleardi non potrebbe neppure accampare per iscusa di pensare, come un candidato alla licenza liceale, che conosco: — «L'articololosi adopera, quando si vuol essere cortesi; e l'articoloil, quando si parla villanamente.» —Opinione(chiamiamola così) che fe' sclamare a Diomede Marvasi: — «Dunque, se dicessi ad uno:ti darò un calcio nello sedere, sarei cortese.»

Scendendo ora alle minute particolarità di lingua, stile, eccetera; sarò brevissimo e mi guarderò bene dal cercare il pel nell'uovo. Manca ad ogni cosa la vita organica, il significato. Spargi con più cura il cacio grattugiato su' maccheroni, che Aleardo Aleardi non dissemini gli adjettivi pel discorso: per lo più ci stanno senza ragione, sono manifestazione dell'arbitrio dello scrittore. Gli abitanti delle valli retiche favoleggiano, che messer domineddio prese un giorno seco dalle bolgette, nelle quali si rinchiudevano le sementi delle lingue e le andò sparpagliando per le terre: e dove buttò semente d'Italiano, lì si parlò poi l'Italiano; dove d'inglese, ivi l'inglese; dove di spagnuolo, lo spagnuolo e via discorrendo. Ma, giunto ne' Grigioni, o che gli girasse il capo o che gli si sdruciacchiassero le tasche, fatto sta, che cadde una poca di ciascuna semente in quelle valli; ed ecco perchè fino al giorno d'oggi vi è tanta eteroclita diversità di linguaggi; e da un villaggio romancio passi al tedesco e dal tedesco all'Italiano e poi ne trovi un altro romancio, eccetera. Bisogna dire, che, nel far versi. Aleardo Aleardi confonda i sacchetti degli epiteti e delle metafore.

Da quando in qua la stirpe de' cigni èbattagliera? Qual popolo ha gli occhicrocei, se il croco è ilcarthamus tinctoriusde' botanici? Chi ravviserebbe i granatieri napoleonici mascherati daomerici fanti? Ilsapiente legno del Nazerenoè una sciarada, che s'indovina a scaparcisi un po' su: giudico meno facili ad interpretarsile cupole intemerate di neve, e quindi [pg!79] mi affretto ad aggiungere che s'intendono le montagne. Che diavolerie sieno lafebbre lionina del trionfo, lecento febbri de' vent'anni,l'olimpia febbre de' carmi,il febbril zampillo della vena, e diecimila altre febbri e febbrilità registrate ne' canti dell'Aleardi, forse potrà dircelo Salvatore Tommasi, Carlo Gallozzi Salvatore de Renzi; atterrito, io sclamo col venosino:nova febrium terris incubuit cohors!Come vedete, manca pure una certa varietà. L'amore è unassillo, l'indipendenza è un altroassillo... Basta; ma, prima di conchiudere, lasciatemi citare due versi unici nel loro genere:

...... E dalla rada ove Colombo nacqueVolò san Giorgio a cavalcar sull'acque.

...... E dalla rada ove Colombo nacqueVolò san Giorgio a cavalcar sull'acque.

...... E dalla rada ove Colombo nacque

Volò san Giorgio a cavalcar sull'acque.

Ostia! (dirò anch'io alla Veneta: una bestemmia qualche volta la ci vuole! ) ostia, che tropi! L'è un miracolo, l'è untour de forceda santo, veramente miracoloso, il cavalcare volando od il volare cavalcando sulle acque marine! sfido il più valente cavallerizzo di quante compagnie equestri girano, girònzano, girovagano per l'Italia, a fare altrettanto. Eppure, neppure questa corbelleria..... no, la parola è scortese, mutiamola; neppure questafrase poeticaè originale! Sicuro, Francesco Maria Arouet Voltaire c'informa, che Niccolò Malebranche, volendo un giorno dimostrare, come ad un filosofo torni agevole di fare il poeta quando gli piace, componesse d'improvviso il distico seguente:

Il fait en ce beau jour le plus beau temps du monde.Pour aller à cheval sur la terre et sur l'onde.

Il fait en ce beau jour le plus beau temps du monde.Pour aller à cheval sur la terre et sur l'onde.

Il fait en ce beau jour le plus beau temps du monde.

Pour aller à cheval sur la terre et sur l'onde.

Nè mi sembra, che lo Aleardi possa scusarsi, allegando, checavalcare il mare(e noncavalcare sulle acque) è stato adoperato semplicemente pernavigare, (se pure non è errore di stampa pertravalicare), per esempio dallo Straparola da Caraviaggio nella favola IV della III delle sueTredici piacevoli notti: — «Alchia, veduta la volontà di Fortunio ogni ora più pronta, nè vedendo modo, nè via di poterlo [pg!80] rimuovere dal suo duro proponimento, diedegli la maledizione, pregando Iddio, che se gli avvenisse per alcun tempo di cavalcare il mare, ei fusse dalla Sirena non altrimenti inghiottito, che sono le navi dalle procellose e gonfiate onde marine.» —

Cosa volete ch'io dica de' continui bisticci? Servono a vieppiù manifestare la commozione, la serietà del poeta! Abbiamo già rilevate leore di ciel, che il ciel condanna. Persio è chiamato ungiovanetto incolpabile, vissuto in colpevoli tempi. Per dire che un galantuomo è ito a Patrasso, l'Aleardi scrive:

....... già sul.... petto,Esercitato da sì lunghe croci,L'ultima croce sta.

....... già sul.... petto,Esercitato da sì lunghe croci,L'ultima croce sta.

....... già sul.... petto,

Esercitato da sì lunghe croci,

L'ultima croce sta.

I martiri, que' poco autentici, ma molto uggiosi martiri, erano trascinati

..... nei densi circhi a sazïar le tigriD'Affrica, ad allegar l'inclite nojeDe le tigri di Roma.

..... nei densi circhi a sazïar le tigriD'Affrica, ad allegar l'inclite nojeDe le tigri di Roma.

..... nei densi circhi a sazïar le tigri

D'Affrica, ad allegar l'inclite noje

De le tigri di Roma.

Io non aspiro a pedanteggiare;nil humani a me alienum puto, e non condannoa prioriogni bisticcio. Quando ci quadra,optume. Veramente in altre lingue e ne' dialetti Italiani sta sempre meglio, che nell'Italiano aulico, e si confà più all'indole bonaria e gioviale di que' popoli oltramontani, che non alla nostra severa e contegnosa; è cosa di volgo, e nelle parlate del volgo non istona, sta al posto suo. Pure, ove abbia un perchè, ove dica e significhi qualcosa, non l'escluderei. È forma di pensiero comico: ed il contenuto delle poesie vernacole, sendo sempre necessariamente comico, in esse devia prioriaspettarti a trovarlo di frequente. Ma ficcarti nel bel mezzo d'un serio discorso il più sconchiusionato de' bisticci, che, opposto all'intenzion manifesta dello scrittore, a quantunque precede e segue, scioglie buffonescamente il momento tragico, è leggerezza inconcepibile. Passò il tempo in cui ammiravamo Pietro della Vigna, il quale, in una relazione ufficiale sulla vittoria [pg!81] di Cortenuova, osava scrivere bisquizzando.Et dum castrametatì sunt juxtaLoliumperditionis filii, ut rationem segetis perderent, zizaniae, quae a vulgoLoliumdicitur, semina seminarunt.E lasciamo a' tedeschi applaudire il loro Paolo Heyse, scrittorucolo, che, in una sconcia tragedia ed insulsa sulla istoria dellaFrancesca da Rimini, scarabocchiata (o che pare apposta per render indulgenti verso il rettoricume del Pellico ed indurci ad apprezzarlo e desiderarlo), fa bisticciare Paolo su due sensi della parolavergeben(perdonare ed avvelenare,) allorchè la Francesca gli dice avergli rimesso lo inganno per cui si trova moglie del deforme Lanciotto, invece d'esser mogliera di lui:

Doch ich vergeb'es und vergess'es nie,Dass ich mit Lügengift dir schnöd vergeben.

Doch ich vergeb'es und vergess'es nie,Dass ich mit Lügengift dir schnöd vergeben.

Doch ich vergeb'es und vergess'es nie,

Dass ich mit Lügengift dir schnöd vergeben.

— «Il bisticcio» — diceva un secentista, notate, bene, un secentista! — «è segno di animo sciolto e non passionato; e maravigliosa cosa è, quanto egli impedisca la commozione dello affetto. Però, quando il Poeta lo mette in bocca di chi si rammarica, una delle due: fa credere che quegli si burli o che esso sia un bue; e verifica in sè quel proverbio, chechi bisticcia è una bestiaccia.» —

Sulla prosodia poche parole: Aleardo Aleardi fa meno spropositi d'altri verseggiatori contemporanei, che pure raccolgon plauso, come Arnaldo Fusinato, per esempio. Macarriagginon è, nè puol essere trissillabo;viaggiatricenon è, nè puole esser quadrissilabo. Veramente unsottile ravignan patrizionello — «Epitaffio di Cesare, in opposto sentimento a quello del Sannazzaro,» — ha posto questo verso:

Fuggi viator: qui di sanguigne spoglie...

Fuggi viator: qui di sanguigne spoglie...

Fuggi viator: qui di sanguigne spoglie...

Ma chi non sa quanto poco e di lingua e di prosodia s'intendesse Paolo Costa?Espiazionebruttamente si contrae a cinque sillabe, dietro il mal esempio dato da qualcuno per le parole inione. — «Non dichiamo noicompassionecon quattro e i poeti con cinque [pg!82] sillabe? Nonintentione,operatione,devotione,invidioso,litigiosoe mille altri noi con una meno, e i poeti con una sillaba più?» — Così messer Fagiano; ma la pronunzia de' poeti è la buona: la dieresi ci vuole: la i è una vocale in quelle parole; ed il mutarla in j è un errore sempre, in cui però, nol nego, sono incorsi qualchevolta anche gli ottimi, conformandosi alla cattiva pronuncia fiorentina. Che nella lingua ci sia la tendenza a trasformar in j la i, che segue una consonante precedendo una vocale, non può negarsi; ma questa trasformazione, quando ha avuto luogo, ha cagionato sempre un'alterazione profonda nella consonante precedente od almeno ne ha prodotto il raddoppiamento: (confrontavezzodavitium,mezzodamedium,ragionedaratio,rabbiadarabies,figliodafilius,ingegnodaingeniume via discorrendo).

Ma vorreste imitarli, quegli ottimi, anche quando errano? Chi farebbe senza rimorso un trissillabo diBeatrice, quantunque Dante istesso abbia perpetrato questo delitto di prosodia? E forse può scusarsi in lui, ripeto, perchè avrà pronunziato alla fiorentinaBiatriceossiaBjatrice: ricordiamoci, che egli vien riconosciuto fiorentino da' dannati dallo accento:

...... ma fiorentinoMi sembri veramente,quand'io t'odo.

...... ma fiorentinoMi sembri veramente,quand'io t'odo.

...... ma fiorentino

Mi sembri veramente,quand'io t'odo.

Ma con sei sillabe,espiazione, per la giacitura degli accenti, non entrerebbe in alcun endecasillabo! Davvero? Poco male! o che tutti i vocaboli debbono potersi ficcare in ogni verso? Rammentiamoci gli epigrammi di Marziale in onore dello schiavo Earino.

Nomen nobile, molle, delicatum,Versu dicere non rudi volebam:Sed tu, syllaba contumax repugnas!Dicunt Earinon tamen Poetae,Sed Graeci, quibus est nihil negatum,Et quosáres áresdecet sonare:Nobis non licet esse tam disertis,Qui Musas colimus severiores.

Nomen nobile, molle, delicatum,Versu dicere non rudi volebam:Sed tu, syllaba contumax repugnas!Dicunt Earinon tamen Poetae,Sed Graeci, quibus est nihil negatum,Et quosáres áresdecet sonare:Nobis non licet esse tam disertis,Qui Musas colimus severiores.

Nomen nobile, molle, delicatum,

Versu dicere non rudi volebam:

Sed tu, syllaba contumax repugnas!

Dicunt Earinon tamen Poetae,

Sed Graeci, quibus est nihil negatum,

Et quosáres áresdecet sonare:

Nobis non licet esse tam disertis,

Qui Musas colimus severiores.

[pg!83] A' quali versi un commentatore annota:Jocatur hic noster... in nomine Earini, Domitiani eunuchi ex pulcherrimis et amatissimis: et ait nomen quidem dulcem esse, quod a vere sit deductum (Graecis enimearver sonat), at idem contumacibus syllabis constare, quae neque hexametri nequehendecasyllabonrhythmo congruant. Hi enim versus dactylos tantum aut spondaeos aut trochaeos recipiunt. Vocis autem istiusceEarinustres primae syllabae breves. Sed quid obstitit, scire velim, quominus hic Noster iambicis aut scazonte uteretur?Il giambo tragico tedesco, essendo formato dall'alternarsi ripetuto d'una breve e d'una lunga, ne esclude una infinità, di vocaboli, nè per questo impaccia chi è valente.

Il verso d'Aleardo Aleardi è un verso floscio, moscio, che mi ricorda que' majali inglesi tutta ciccia, dallo scheletro ridotto a' minimi termini, schisato.3Non di rado si sostiene per un pezzo magnifico, sonoro; ma questo, checchè molti vaneggino, non è [pg!84] mica un pregio. I nostri maggiori poeti sol di quando in quando hanno scritto be' versi: il verso allora è indovinato quando non l'avverti, quando combacia perfettamente col pensiero. Ove si affermi come qualcosa di bello per sè, ove cattivi l'attenzione, ahi!... Quando, letto uno squarcio verseggiato, gli uditori esclameranno: — «che be' versi!» — dite pure, che il ritmo ha travolta e sommersa la poesia, che il musicale soverchia il fantastico. Non crediate però, che l'Aleardi abbia nel maneggio del verso la virtuosità, la franchezza del Frugoni o del Cesarotti. Si nota lo stento, abbondano le riempiture oziose; e vorrei sapere quali orecchie in Italia valgano a pescare il ritmo ne' seguenti endecasillabi:

..... Sarai del Cristo, anima di Maria......... E passò. Io stetti in disperato pianto......... D'espiazione; ed or le capre e l'erba...;

..... Sarai del Cristo, anima di Maria......... E passò. Io stetti in disperato pianto......... D'espiazione; ed or le capre e l'erba...;

..... Sarai del Cristo, anima di Maria....

..... E passò. Io stetti in disperato pianto....

..... D'espiazione; ed or le capre e l'erba...;

o quali labbra Italiane riescano a pronunziare senza incespicare questa filza di liquide:Vela la nebbia de le stelle il lume.

La lingua è flaccida, insipida, come accade sempre a' non commossi. Lagenitura de' giustiè frase di pessimo gusto.Zilloè un vocabolo che nessun vocabolario registra; benchè il dottor Gaetano Savî nellaOrnitologia toscana, stampata in Pisa dal M.DCCC.XXVII al M.DCCC.XXXI, dica, che i rampichini propriamentemettan zilli(I, 188.) Sarà probabilmente una corruzione idiomatica dizirlo; io non la ripudierei, perchè fo buon viso a qualunque termine de' dialetti, che importi una nuova distinzione e più minuta. Ma qui rimarrebbe a spiegare da quando in qua gl'insetti abbian preso ad imitare le voci de' tordi o dei rampichini. Ilnespesso viene adoperato dall'Aleardi in modo, che rasentando la sgrammaticatura, non è certo eleganza, anzi sconcio pleonasma. L'esse impura in Italiano vuol esser preceduta dall'articololo; è norma, che lice senza dubbio trasgredire, ma con [pg!85] intenzione d'ottenere bellezze, per dare maggior forza, non per accozzare orrori, come:

..... E il scintillio de le fraterne spade........ Ma al scintillar de le serene stelle...

..... E il scintillio de le fraterne spade........ Ma al scintillar de le serene stelle...

..... E il scintillio de le fraterne spade...

..... Ma al scintillar de le serene stelle...

Pel secondo de' quali versi, che vuole esprimere una immagine gentile, l'Aleardi non potrebbe neppure accampare per iscusa di pensare, come un candidato alla licenza liceale, che conosco: — «L'articololosi adopera, quando si vuol essere cortesi; e l'articoloil, quando si parla villanamente.» —Opinione(chiamiamola così) che fe' sclamare a Diomede Marvasi: — «Dunque, se dicessi ad uno:ti darò un calcio nello sedere, sarei cortese.»


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