IV.EDUARDO HORMS

IV.EDUARDO HORMS

Sono le sei pomeridiane. Intorno ad un gran tavolo rotondo d’una delle più belle stanze dell’Albergodes Princes, strada Richelieu a Parigi, sono sedute cinque persone, due donne e tre fanciulli.

Non è passato un quarto d’ora dacchè il loro pranzo è finito.

Sdraiato sovra una soffice greppina sta un giovine gentiluomo, il quale, comechè occupato a leggere il giornale de’Dèbats, sembra non pertanto dominato da una certa impazienza di aspettar qualcuno.

Una delle due donne, la più alta e pallida, è intenta a scrivere una lettera; e l’altra, sua sorella, appoggiata col gomito dritto in sul tavolo e colla fronte sulla palma della mano va seguitando cogli occhi le righe segnate dalla sorella maggiore.

I tre fanciulli, seduti dall’altra parte del tavolo, sfogliano un albo di caricature.

Ritroviamo con piacere Eduardo Horms, Lucia sua moglie, Marietta, Giuseppe, Andrea e Uccello Fritzheim.

Conoscemmo Eduardo Horms nel momento della morte di Daniele de’ Rimini, e non avemmo, per così dire, il tempo di presentarlo ai nostri lettori; ma pur quel momento bastogli per conquistare le nostre simpatie e la nostra estimazione. Con un atto solenne, inaspettato, grande e generoso, egli cancellava in qualche modo le colpe del fratello, e ricompensava la virtù d’una onesta e sventurata fanciulla.

Eduardo era il più giovine e il più bello dei figli maschi del Baronetto Edmondo Brighton, Conte di Sierra Blonda. Sua madre, nata da probi e ricchi proprietari di Glascovia, morti entrambi, quando ella era fanciulla ancora, era stata, al pari dell’infelice Juanita di Gonzalvo, la vittima della più scaltra e detestabile seduzione, alla quale non sopravvisse che pochi anni, lasciando il bambino, frutto della colpa, nelle mani d’un fratello di lei amantissimo, il quale rifuse addosso al pargoletto nipote l’amore che avea per la sorella. Eduardo ricevè la più accurata e gentilesca educazione, e riuscì un modello di squisitezza di modi: egli avevaun bel cuore, un bell’ingegno e una vasta erudizione. All’età di quindici anni, avea già fatto il suo corso di lettere e di filosofia: oltre a ciò, disegnava a meraviglia, sonava l’arpa e il piano, parlava l’inglese, il tedesco e il francese, e soprattutto componea versi da poter stare a pareggio con quelli dei più grandi poeti inglesi.

Eduardo era una di quelle nature scozzesi che ricordano i personaggi di Ossian e di Walter Scott, la virtù più pura era negli occhi suoi che avean il color del cielo: la sua anima non comprendea la falsità, l’inganno, l’ipocrisia. Sensibilissimo e affettuoso, egli metteva un’estrema delicatezza nella manifestazione dei suoi sentimenti, di amore, di lealtà, di abnegazione.

Ahi! trista condizione di chi non può respirare altra atmosfera! Le altissime montagne, i deserti, le foreste uscite dalle mani della natura, sono soltanto i luoghi ove l’aria è pura e serena, e dove l’anima si slancia con gioia ed amore verso la prima Sorgente del Vero, del Bello e del Grande; ma in grembo alla società, nelle auguste stanze de’ nostri appartamenti, nelle popolate strade delle nostre capitali, l’aria è corrotta e malsana: tutto è piccolo, inceppato, affettato: le parole non esprimono le idee o significano idee contrarie: a poco a poco si smarrisce, si perde l’attitudine a’ grandi pensieri e alle grandi azioni: l’anima umana, quasi uccello rinchiuso in gabbia, si dibatte per qualche tempo tra le grétole della sua prigione, e indi vi si avvezza e vi rimane tranquilla, e non mai felice.

Eduardo era vivuto sin dalla sua fanciullezza in un castello remoto e solitario presso Glascovia. Questa bellissima città della Scozia, situata in una posizione elevata, sulla riva destra e alquanto al disopra del Clyde, offriva un quadro di naturali bellezze alla vergine fantasia del giovinetto poeta e artista, il cui pennello e la cui penna ritraevano la solenne maestà della lontana catena di Ross, o la severa bellezza de’ monumenti architettonici de’ mezzi tempi, ond’è ricca quella città della Scozia. I sensi e l’anima del solitario poeta si erano in certo modo raffinati al contatto della schietta natura. Pochi e vecchi amici di suo zio, persone di specchiata probità, formavano tutta la società che egli vedeva di tempo in tempo. Sempre dedito ai suoi studi, alle sue arti che coltivava con estrema passione, Eduardo vedea sorger la vita nel lontano avvenire come quei paesaggi incantati che sorgeano, all’alba, dal seno delle dense nebbie notturne, e che egli ritraeva sulla tela, sposandovi tutto l’entusiasmo e la tenerezza del proprio cuore.

La meditazione e la contemplazione, le due nobili e sublimi facoltà dell’anima, erano state tutta la vita di Eduardo fino all’età di diciotto anni. A questa età, la morte dello zio, che il lasciava erede universale di tutte le ricchezze, il gittava ad un tratto fuori dei suoi gusti e delle sue consuetudini. Eduardo era divenuto in un momento il più ricco banchiere di tutta la Scozia; la ricchezza gli era piombata addosso come un pesante fardello.

Lo zio aveva acquistate grandi ricchezze col commercio del carbon fossile, avendo saputo trar vantaggio dalla situazione di Glascovia, tanto favorevole ad un tal commercio; imperocchè, col mezzo del Clyde, questa città si mette in comunicazione coll’Atlantico, e, col mezzo del canaleche congiunge quel fiume al Forth, manda nel mare del Nord i prodotti della sua industria, e massimamente il carbone alimentatore di quella gran possanza che si addimanda il vapore. Oltre a ciò, Glascovia, pel canale di Moukland, riceve il carbon fossile a prezzo discretissimo. Lo zio di Eduardo era eziandio il capo delle officine diClyde-ironworks, onore, che, per la sua morte, ricadea sul suo erede e nipote.

Ma Eduardo non era nato pel commercio: laonde trovossi in un mondo al tutto nuovo; cercò aiuto e consigli a’ vecchi amici di suo zio, e finì coll’affidare ad uno di questi la direzione dei negozii per potersi abbandonare, senza inciampo, alle sue favorite tendenze e ai suoi carissimi studi.

Il primo uso che egli fece d’una gran parte de’ suoi capitali fu di spenderli all’acquisto di opere di arte. Egli aveva un gusto perfetto e una intelligenza così fina in fatto di pittura che al primo sguardo indovinava le opere eminenti, e ne additava la scuola e talvolta l’autore: erasi messo in corrispondenza coi più rinomati artisti di Europa, dando loro l’incarico di vari lavori, cui egli compensava largamente. Il suo nome era noto a quasi tutti i migliori artisti, i quali il riguardavano qual loro valente e generoso mecenate. Agl’Italiani il genio, agli Inglesi il gusto: quelli eseguono, questi apprezzano: ai primi la scintilla dell’ispirazione, a’ secondi l’istinto dell’estimazione; agl’Italiani il creare, agl’Inglesi il conservare.

Eduardo Horms, al pari degli altri figliuoli del Baronetto Edmondo Brighton, riceveva da ignota mano ogni mese la polizza di cinquanta ducati. La prima volta che Maurizio Barkley si presentò nel castello di Horms ad offrire al figliuolo di Edmondo il misterioso assegnamento, di cui tacque la ragione e la provenienza, siccome avea fatto cogli altri quattro frutti dei giovanili errori del suo padrone, lo zio di Eduardo rigettò con isdegno la tarda memoria o pentimento che aveva il padre del garzoncello. Ma la incumbenza di Maurizio era precisa: egli era semplice esecutore di un ordine di cui non ispettava a lui valutare il merito e le ragioni; però fece chiaramente intendere al Banchiere scozzese che il denaro era pagato a Eduardo Horms, e che, se questi ricusasse dovea farne una dichiarazione in iscritto per discarico di esso Maurizio alla cui negligenza o poco zelo sarebbesi accagionato il rifiuto. Interrogato il giovinetto Eduardo, questi chiese la venia di suo zio per non ricusarne un attestato di affetto, qualsivoglia ne fossero la provenienza e la causa: dissegli ciò non pertanto che egli avrebbe consacrati que’ cinquanta ducati mensuali a sollevare le povere famiglie del suo paese, e che a tal modo avrebbe forse ottenuto perdono appo l’Altissimo la colpa che avea tratto alla tomba la sventurata genitrice. A così fatte ragioni conveniva piegar il capo; e lo zio, che grandemente amava il figlio di sua sorella, più non mise avanti nessun argomento di rifiuto. Non è a dire quanto la bell’anima di Maurizio fosse stata tocca dal candore e dalla virtù del giovinetto: i suoi occhi erano bagnati di lagrime; lo abbracciò, se lo strinse al cuore, e se gli dichiarò amico sincero e leale: moltissimo tempo con lui s’intrattenne a ragionare; e ad ogni parola del giovine scozzese, Maurizio discopriva in lui novelli tesori d’intelligenza, di tatto finissimo. Eduardogli mostrò i suoi bozzi, i suoi disegni; fecegli vedere le compere di quadri che avea fatte, e diedegli a leggere i suoi versi, che spremeano lagrime di commozioni dagli occhi del virtuoso Esquire.

Con quell’istinto di delicatezza che è retaggio esclusivo delle anime nobili, il giovine Horms non fece a Maurizio nessuna interrogazione risguardante il suo genitore, però che ben comprendea esser questo l’ignota mano che forse da lontane regioni pensava al sostentamento del figliuolo. Eduardo indovinò che Maurizio nulla potea rivelare, e volle risparmiargli il rammarico d’un rifiuto involontario. Maurizio comprese, e fu tocco da questa eccessiva delicatezza.

Maurizio si separò dal giovinetto Horms, imprimendo sulla costui candida fronte un bacio tenerissimo; e gli giurò che non avrebbe giammai dimenticato di avere a Glascovia un amico cui tanto si era affezionato. Eduardo gli promise di scrivergli in ogni fin di mese, facendogli capitare la sua lettera unitamente al ricevo della polizza mensuale.

Maurizio non rivide Eduardo Horms che dopo la morte del Baronetto, e quando trasse a Glascovia per eseguire le ultime volontà di Edmondo, il quale lasciava a ciascuno dei suoi cinque figliuoli la somma di duemila e quattrocento piastre. Non dipingiamo la gioia onde queste due nobilissime anime si rividero e si riabbracciarono. Una nube di tristezza copriva per altro la fronte, pel consueto tranquilla, del Barkley. Tutto il mistero della propria nascita fu rivelato al giovinetto di Glascovia, il quale pianse a lungo sulla morte del genitore, e dal profondo del cuore gli perdonò il tradimento fatto alla madre, e l’abbandono del figlio.

Maurizio disvelò benanche al caro giovine l’esistenza ed i nomi degli altri quattro fratelli, i quali viveano in diverse regioni: narrò la storia di Daniele, e fece tal dipintura commovente della sventurata Lucia Fritzheim, che Eduardo ne fu tocco profondamente, e promise a Maurizio che, se si fosse determinato a venire in Napoli, dove il chiamava l’ardente suo desiderio di ammirare i capilavori di pittura che si conservano in questa città, avrebbe cercato tutti i mezzi di conoscere ed avvicinare l’adorabile figliuola dello stradiere.

La storia di Daniele, la sua ambizione, la sua avidità di ricchezze, il tradimento fatto alla sventurata Lucia, le strane e terribili condizioni poste dal padre alla eredità, sorpresero e addolorarono il virtuoso e nobil cuore di Eduardo. Maurizio nulla gli avea rivelato dei suoi sospetti sulla reità del giovine erede, però che questo era un segreto che egli avrebbe voluto nascondere anche a sè medesimo.

Eduardo regalò all’ospizio della Maddalena, pio stabilimento dove son ricettate in Glascovia le donne penitenti, parte del retaggio paterno che gli era stato portato da Maurizio, e parte ne fece dono all’altro ospizio di Hutcheson.

Prima di separarsi da Eduardo, Maurizio il pose a parte delle pene del proprio cuore; e gli manifestò il suo amore per Emma di Gonzalvo. Eduardo fe’ voti al cielo che la bella andalusa corrispondesse ai puri sentimenti dello amico, e gli augurò tutto il bene che avrebbe potuto desiderare ad un fratello.

I due amici si promisero d’intrattenersi continuamente per via di lettere, e si separarono giurandosi un’eterna e costante amicizia.

Alquanti mesi dopo la partenza di Maurizio, Eduardo si risolse a venire in Francia e in Italia: la sua passione per le arti lo trasportava. D’altra parte, egli aveva il fermo proponimento di stringer la mano ai suoi quattro fratelli e sorelle, di cui si era fatto dare da Maurizio le indicazioni e gl’indirizzi: avrebbe offerto loro la sua amicizia e i suoi servigi, se costoro ne avessero avuto bisogno.

Libero indipendente e ricco, Eduardo non indugiò a mandare ad effetto il suo proponimento, e partì, dopo aver raccomandato al suo amministratore i suoi affari commerciali, e la sorveglianza delle officine diClyde iron-works.

Egli visitò le principali città della Germania, e tra le altre quella dov’era sepolto suo padre, il Baronetto Edmondo Brighton, di cui volle veder la tomba aSchoene Aussicht: s’informò del giovine italiano Daniele dei Rimini, erede universale delle ricchezze del Baronetto, e gli fu detto che da poco tempo il nuovo Conte di Sierra Blonda era partito da Manheim, non ostante il divieto dei medici, ai quali il suo cattivo stato di salute incutea timore. Diceasi che egli recavasi in tutta fretta a Napoli per ammogliarsi. Eduardo conoscea la storia degli amori del giovine pianista; e più non dubitò che lo avrebbe trovato a Napoli: laonde si partì da Manheim, prendendo la volta della Francia.

Arrivato a Parigi, non sapremmo dire che impressione produsse sull’animo suo questa rumorosa capitale, dove sembra che gli uomini non debbano avere altra occupazione che il divertimento. Eduardo sapea da Maurizio che suo fratello Federico Lennois non era a Parigi, ma bensì a Pisa, dove avrebbe anche trovata sua sorella Luigia Aldinelli: ei dunque si affrettò di volare in Italia, che egli sospirava di vedere, e dove tante artistiche commozioni lo aspettavano. In Francia ei non avea trovato checaricaturistie buoni dipintori di figurini di moda.

Come prima ebbe posto il piede in Italia, Eduardo sentì una vita novella, un nuovo essere; tutto parlava alla sua fantasia; tutto il commovea e richiamava le lagrime agli occhi suoi. I campi rivestiti di eterna verdura, l’azzurro purissimo del cielo, la soavità voluttuosa dell’aria, gli occhi incantatori delle donne, i canti popolari ricolmi di malinconiche melodie, la magia inarrivabile del pennello, dello scarpello e del bolino, mettean sottosopra il cuore di lui e lo riempivano di un fiume di dolcezza e di amore; sicchè si trovava sempre sulle labbra il verso di Byron:Is this a fancy that our reason scorns?[1]Volò a Pisa: ardeva dal desiderio di conoscere almeno due de’ suoi fratelli: col cuore palpitante di commozioni trasse all’abitazione di Federico Lennois, secondo gli indizi ricevuti.

Federico accolse dapprima lo straniero con freddezza e circospezione; ma quando questi si ebbe svelato e gli ebbe detto esser lui Eduardo Horms, figlio dello stesso genitore, Federico mostrò di gradire infinitamentela visita di lui. Già la fama delle ricchezze di Eduardo gli era giunta, per via di Maurizio, non meno che la riputazione che quegli si aveva di generoso spenditore in fatto di opere di arti. Federico ebbe un pensiero felicissimo: fargli vedere il quadro che tenea chiuso nel mistero del più gran segreto, avendolo destinato alla grande Esposizione di Parigi. Se Eduardo vedesse il quadro, non ci era dubbio che lo avrebbe comprato a qualunque prezzo. Il cuor di Federico battea violentemente al pensiero della ricchezza che teneva in pugno. Non mise però tempo in mezzo, e disse al giovine scozzese di seguitarlo in un’altra stanza, dove gli avrebbe fatto veder qualche cosa da rapirlo nel cielo.

Federico prese per mano il fratello, il menò attraverso parecchie stanze, e si trovarono entrambi in uno studietto angusto che era chiuso a doppio giro di chiavi: una maniera di armadio era colà, dissimulato perfettamente nella parete. Federico si accostò a questo armadio, toccò un bottoncino perduto nella spessezza del muro, e l’armadio si aprì, lasciando scoverta una tela di circa otto palmi, e sulla quale era dipinta a grandezza naturale una figura di donna inginocchiata.

Federico trasse il quadro dall’armadio e lo pose a luce per farlo osservare a Eduardo Horms.

Il giovine scozzese spalancò gli occhi; ebbe una specie di capogiro; si avvicinò al quadro, si allontanò, e restò cogli occhi ardentemente fissi su quella tela.

— O Dio immortale! Che bellezza è mai questa! Che espressione in quegli occhi rivolti al cielo! Che verità in que’ colori dell’alba che si annunzia da quella finestra! Che celeste candore e che profonda malinconia nelle sembianze di quella fanciulla inginocchiata! Ecco l’anello divino che congiunge l’anima dell’uomo a Dio, la creatura al Creatore; ecco il linguaggio dell’anima che prega per le miserie del corpo... ecco la Preghiera in tutta la purezza e la sublimità della sua forma cristiana... Ma questo è un lavoro sorprendente!.. Qui ci è del Raffaello... ci è dell’antico... e, soprattutto, qui ci è del genio Italiano a ribocco... Per carità, ditemi di chi è questo capolavoro?

Eduardo, che avea gli occhi immobilmente fissi sulla tela, non vedea l’effetto che le sue parole produceano sul Lennois... Questi era estremamente pallido, nel tempo stesso che da’ suoi occhi partiva un baleno di gioia febbrile.

—Questo quadro è mio, mormorò Federico abbassando lo sguardo.

— Vostro! vostro! Oh... non è possibile! non è possibile! esclamava Eduardo... O voi siete un secondo Raffaello, o siete un mentitore.

— Signore!... disse Federico con voce profonda e sepolcrale.

— Perdono, perdono, fratello; ma io sono fuori di me per la gioia, ripigliava Eduardo senza staccar gli occhi dal quadro... Io non so quello che dico, ma è certo che questo è un capolavoro. Oh! benedetto Iddio che ha fatto questa terra di genii! oh! benedetto, mille volte benedetto di avermi dato in voi un fratello! Federico Lennois, tu sei un genio; ed il nome tuo valicherà i secoli. Va, tu meriti di portare un nome immortale; lascia che io ti abbracci, e che stampi un bacio sulla tua mano, che ha fatto questa maraviglia dell’arte.

Eduardo si gittò nelle braccia di suo fratello, il quale era divenuto livido come cadavere, e non corrispose al bacio cordiale dello scozzese.

— Volete comprar questo quadro? si contentò di dire Federico, però che questa era l’idea che campeggiava nella sua testa. Egli gittava così l’agghiacciato positivismo della cifra su gli slanci della più entusiastica ammirazione.

— Se voglio comprarlo! Ma voi dite da senno? Possibile che voi mi offriate di comprar questo quadro?

— Sì, rispose seccamente il Lennois.

— Ebbene, io lo compro a qualunque prezzo — Parlate

— Cinquantamila franchi.

— Cinquantamila franchi!

— Non potrei darlo per meno.

— Ma questo è un prezzo tenuissimo, disse Eduardo con gran maraviglia dell’artista; io ve ne offro il doppio; vi darò centomila franchi, anche per darvi un testimonio del mio affetto e della mia ammirazione. Quanto potrete darmelo?

— Dopo che l’avrò messo alla Grande Esposizione di Parigi nell’anno venturo.

— Ebbene, mi contento, e fido sulla vostra parola che nol venderete ad altri.

— Ed io fido sulla vostra che me ne darete centomila franchi.

— È convenuto.

— Noi ci vedremo a Parigi in sul finir del mese di giugno l’anno venturo; io dimoro nell’Albergo diMirabeau, strada dellaPace... D’ora in poi il quadro è vostro.

— Ed io ve ne ringrazio dal fondo del cuore, e spero di provarvi meglio la mia riconoscenza.

I due fratelli si separarono, dopo di essersi riprotestata un’eterna amicizia, e scambiata solenne promessa di rivedersi a Parigi.

Uscendo dalla casa di Federico, Eduardo si gittò a cavallo per fare una visita a sua sorella Luigia Aldinelli, povera lavoratrice d’immaginette di cera, la quale viveva in una delle campagne di Pisa. Ma ella avea cambiata dimora, nè si sapea dove fosse andata ad abitare. Molti vicini asserirono che ella era ita a Pisa.

Per qualche giorno Eduardo cercò di trovare la sorella; ma fu tempo perduto... Il giovine scozzese ne sentì rammarico vivissimo, perchè avrebbe voluto soccorrere quella sventurata, la quale si dicea molto esperta nell’arte sua, ma oppressa da invincibile ipocondria.

Tornate infruttuose tutte le ricerche, Eduardo partì per Napoli, dove sperava abbracciare Maurizio e conoscere Daniele e Lucia.

Sappiamo la sua apparizione in casa del moribondo nuovo Conte di Sierra Blonda, e la sua istantanea risoluzione di sposare Lucia Fritzheim che egli vide ivi per la prima volta.

Riportiamo ora le stesse parole che mettevano fine alla nostra precedente narrazione:

«Sei mesi dopo la morte di Daniele, la famiglia Fritzheim non era più povera: Eduardo Horms, ricco di virtù e di dovizie, era lo sposo di Lucia, ed aveva ritirato presso di sè i fratelli e la sorella di lei.

«Maurizio Barkley ed Emma sua moglie s’imbarcavano per l’Inghilterra; mentre Eduardo Horms colla sua nuova famiglia recavasi a Parigi ov’era aspettato da Federico Lennois.

Il mese di giugno era per finire.

Ritorniamo al presente all’Albergodes Princes, dove abbiam lasciato la famiglia Horms-Fritzheim.


Back to IndexNext