V.LA LETTERA

V.LA LETTERA

Chiunque avesse veduto Lucia nell’Albergodes Princesa Parigi, non avrebbe giammai potuto credere che quella bella ed elegante signora fosse la povera figliuola del doganiere Giacomo Fritzheim; eppure in nulla era cangiata l’anima della sensibilissima Lucia. Un velo di malinconia offuscava sempre la larga sua fronte; ma era questa volta una malinconia dolcissima, che amorosamente disposavasi a quella che formava il fondo del carattere di Eduardo, suo marito. Non poteva Iddio compensar meglio su questa terra la virtù di lei, che accordandole un compagno come il giovine poeta di Glascovia. Lucia aveva acquistato il colorito ed il vigore della più perfetta salute, ed ora l’avvenenza del suo volto era rialzata viemaggiormente da un’acconciatura del gusto più fino.

Eduardo amava la sua sposa con un’adorazione che avea dell’infantile; non sapea discostarsene un momento; preveniva ogni desiderio di lei; molti ne facea nascere appositamente, per avere il piacere di soddisfarli; rimanea talvolta le lunghe ore a guardarla; ed era così felice nel possedimento di quell’angioletta, che egli benediceva ad ogni momento il suo amico Maurizio di avergli la prima volta parlato di Lucia in maniera da mettergli nel cuore la brama di conoscerla. Eduardo circondava la sua giovine sposa con tutte quelle delizie della vita, che sono il compimento felice di un amore che non è giammai contento nelle sue manifestazioni, e che vorrebbe vedere l’oggetto amato pienamente satollo di felicità. Il giovane scozzese amava sua moglie con quel delirio tranquillo dell’anima e dei sensi che non sente, non respira, non vive che per l’oggetto amato. Educato nella solitudine del cuore, avvezzo ad espandere sulla universal natura la pienezza dei suoi affetti, il marito di Lucia erasi fatto di questo amore consacrato dal matrimonio una specie di culto. Era nonpertanto nel cuor di Eduardo un arcano sentimento di tristezza, di cui egli stesso non sapea rendersi ragione, e che non poche volte, quando egli si trovava al cospetto della consorte, il sospingeva a piangere come un fanciullo. Avvi nel fondo delle anime sensitive certi incomprensibili misteri, di cui indarno si cercherebbe trovar la spiegazione. Veggendo piangere il marito, Lucia, sulle prime, era spaventata, e gli occhi le sibagnavano parimente, di lagrime, ed ella chiedevagli la ragione di quel pianto. Eduardo non le rispondeva che stringendosela al cuore, e le chiedea perdono di affliggerla, e le prometteva che ciò non sarebbe più accaduto. La qual cosa non di meno si ripetea dopo mezz’ora, e ripeteansi del pari gli stessi trasporti di amore dall’una parte e dall’altra.

Peraltro, se noi dovessimo addurre una ragione di queste momentanee tristezze di Eduardo, diremo che egli, siccome tutti gli uomini d’una esagerata sensibilità, era profondamente geloso. Però, comechè siffatta passione non avesse alimento alcuno nella piena corrispondenza di affetti che ei trovava nella moglie, il cuor di lui era qualche volta inquieto per vaghi timori, per apprensioni lontane, per quella debolezza di animo che accompagna sempre le grandi e profonde passioni. D’altra parte, ancor viva era la rimembranza dell’amor di Lucia per Daniele de’ Rimini: e questo pensiero non lasciava di gittare un’ombra sulla felicità di Eduardo.

Noi non entreremo nell’intimo del cuor di Lucia per investigare se la ricordanza di Daniele il facea battere ancora. Il cuor della donna è un santuario di cui fa d’uopo rispettare i misteri, tenendoci contenti a quella amorosa luce che da esso deriva e che anima, ravviva e riscalda tutto ciò che lo circonda. Gli è certo che Lucia amava suo marito coll’abbandono di tutta l’anima, colla delicatezza di un sentimento di gratitudine che nobilitava l’amore senza scemarne la intensità e la tenerezza. Eduardo le aveva detto, alla presenza del cadavere di Daniele: «Lucia Fritzheim, al sublime tuo cuore conviensi un cuor puro e vergine di affetti: alla tua mano ardente di giovinezza conviensi una mano parimente giovane e forte»: E queste parole l’aveano salvata dalla disperazione e forse dalla morte: queste parole aprivano dinanzi a lei una vita novella, nel momento che una tomba schiudevasi, nella quale tutte le parea che andar dovessero ingoiate le speranze che annodano la donna alla vita. Daniele aveva occupata tanta parte nell’esistenza di Lucia, che costei credeva non poter il suo cuore esser capace di altro amore. Ma è questo uno de’ più validi argomenti a dimostrare la profonda miseria e debolezza dell’uomo. Nei momenti di disperazione egli gitta uno sguardo nel proprio cuore, e dice a sè medesimo: Ora posso morire, perchè tutto è morto di quanto mi attaccava alla vita. Un istante dappoi, sorge una emergenza felice, ed ei si slancia novellamente con trasporto e fiducia nel campo dell’avvenire.

Eduardo non avea sposato Lucia che circa sei mesi dopo la morte di Daniele: egli avea rispettato il lutto del cuore di lei. Coloro i quali veggono tutto co’ colori dell’esagerazione e che non perdonano mai alle azioni di una donna, quali si sieno, ammiravansi del come subitamente si fosse spento nel cuor di Lucia il suo ardentissimo affetto per Daniele, ed ella avesse, dopo men di sei mesi, dato la mano di sposa ad altro uomo. Noi, pel converso, veggiamo in questa condotta di Lucia la più bella pruova della nobiltà della sua anima. Doveva ella sacrificarsi ad un eterno e sterile rimpianto? La lieta e prosperevole sorte della sua disgraziata famiglia non sarebbe stata sacrificata ad una vana ostentazione? Un rifiuto non sarebbe stato la più grande ingiuria alla Provvidenza e la più indegna ingratitudine verso un cuor nobile, affettuoso e leale, che era stato sì profondamente commosso dalle sventure e dalle virtù di lei?

Crediam superfluo di aggiungere che Eduardo amava i fratelli di Lucia come suoi fratelli, ed in ispezialità quell’infelice creatura di Uccello, verso il quale Eduardo era prodigo delle più tenere cure, trattandolo con quelle blandizie e adescamenti onde soglionsi prendere i pargoletti.

Marietta la sorella minore di Lucia, erasi fatta assai più bella, benchè un poco più seria... Il viaggio e le contentezze di ogni maniera le avean dato una incipiente pinguedine. Ella era così felice nel veder felice la sorella! Al che si aggiungevano le tante vesti e scialli e merletti che il cognato le regalava, e che pur formano tanta parte della felicità d’una fanciulla, d’una donna. Laonde s’immagini ognuno s’ella amasse Eduardo! Colla sorella; Marietta non parlava che di Eduardo, non volea sentir parlare che di lui, e spesso dicea, colle lagrime agli occhi e col riso sulle labbra, che se Dio avea tolto il senno a un fratello e la vita ad un altro, che pur qual fratello ella aveva amato, le aveva dato in compenso un fratello che era... e qui sciorinava tante lodi stravaganti, e diceva tante curiose assurdità, che Lucia ed Eduardo ne ridevano di cuore, e più amavano quella vispa ed innocente creatura. Eduardo solea dire, per ischerzo, che egli amava più Marietta che Lucia, e che, quella era più bella di questa, perchè avea come lui, occhi cerulei e capelli biondi.

In sul principiar del capitolo precedente lasciammo, in una stanza dell’Albergodes Princesa Parigi, Eduardo occupato a leggere ilDebats, e Lucia a scrivere una lettera. Non poche volte Lucia era stata costretta ad asciugarsi gli occhi che le si empivano di lagrime, mentre ella fermava sulla carta i suoi pensieri. Dicemmo che Eduardo era inquieto per una certa impazienza di aspettativa; in fatti le sei erano sonate da un quarto d’ora ad un magnifico orologio da tavolino, e la persona che Eduardo aspettava avrebbe potuto arrivare da oltre un’ora.

— Che ti sembra della mia lettera? avea dimandato Lucia alla sorella, alzando su lei i suoi belli occhi neri. Marietta era tutta piegata col corpo e colla testa in sullo scritto; per modo che Lucia incontrato il volto della sorella sì vicino al suo, vi stampò due baci sonori, che le furon renduti con usura dalla vispa fanciulla.

— La tua lettera è bella come te e come la persona a cui è diretta.

— Adulatrice!

— No, davvero ti dico, sorella, disse Marietta cogli occhi rossi di pianto, tu hai certi pensieri, certe espressioni, ch’io non so come le abbi e dove le vadi a pescare... Un letterato, un poeta, e sia pure l’eccellentissimo signor Eduardo Horms, non potrebbe scrivere meglio.

Il giovine, udendo nomarsi, alzò gli occhi.

— Di che si tratta? Ah! hai finita la tua lettera, Lucia; bravo... sentiamola... A chi scrivi?

— Bravo! Sentiamola!... A chi scrivi?... ripetè Marietta, contraffacendo la voce del cognato; e questo è appunto quello che non vogliamo dirvi... Gli uomini non debbono impacciarsi negli affari delle donne. Vogliam noi forse conoscere quello che dice cotesta cartaccia stampata che avete nelle mani? Le donne colle donne e gli uomini cogli uomini.

Eduardo sorrise, e si alzò gittando sovra una mensola il giornale: egli si era avvicinato al tavolo dov’erano la moglie e la cognata.

— Via, via, Marietta, disse Lucia, per questa volta sola gli daremo il piacere e l’onore di metterlo in terzo nelle nostre faccende.

— Ebbene, signor geloso, ripigliò prestamente Marietta, mettendo la mano sulla lettera per non farvi gittar gli occhi a Eduardo, noi abbiamo scritto... indovinate a chi?

Marietta dette un’occhiata alla sorella.

— A chi avete scritto?

— Ebbene... al mio innamorato, soggiunse in aria solenne la graziosa fanciulla.

— Bravissimo!... sclamò sorridendo Eduardo, al tuo innamorato! E Lucia ti fa da segretario n’è vero?

— Lucia è meglio fatta per queste cose... non è la prima lettera di questo genere ch’ella scrive... Mi ricordo ben io... aS. Maria degli Angeli alle Croci...

Uno sguardo supplichevole di Lucia impose silenzio alla troppo indiscreta verbosità della fanciulla... Il sorriso era sparito dalle labbra di Eduardo, e una nube di tristezza ne aveva coperta la bella fronte... Egli avea compreso che trattavasi di Daniele dei Rimini.

— Abbiamo scritto a Emma Barkley di Gonzalvo, si affrettò a dire Lucia, per dissipare il rabbruscamento della fronte del marito. Leggi la mia lettera, Eduardo.

Questi tolse nelle mani la carta e lesse:

«Parigi, 28 giugno 1829. — Dilettissima e generosa amica — Questa mattina alle 12 siamo arrivati in questa capitale della Francia in ottimo stato di salute, per la mercè di Dio. Noi non ci siamo trattenuti che poche ore a Marsiglia, però che mio marito avea grandissima premura di giungere a Parigi per la compera diffinitiva del quadro di Federico Lennois, siccome forse vi è noto, e che mio marito assicura essere il più stupendo lavoro di pittura dei tempi nostri. Ben sapete se egli s’inganna nei giudizi che dà sulle opere di arte. Del resto, tra poco l’Europa ne giudicherà, dappoichè il quadro avrà il suo posto nella Grande Esposizione che avrà luogo in questa capitale nel corso dell’entrante mese. Non abbiamo avuto un momento di tempo in tutta questa giornata, ed ora il mio primo pensiero è quello d’intrattenermi con voi, e dirvi quanto io sono felice a fianco del migliore degli uomini, e nel mezzo dei miei cari fratelli. O Emma, io credeva che le sorgenti della mia sensibilità fossero state per sempre inaridite dalle mie sventure; ma Iddio mi ha benedetta con tesori di amore! Vi scrivo questa lettera bagnandola colle mie lagrime di gioia, la quale divide con me la mia buona sorella Marietta, che m’incarica di dirvi tante cose, e di abbracciarvi mille volte... Ma, ohimè! quando penso al vostro dolore, dilettissima amica, io mi rimprovero di esser felice, e di parlarvi della mia contentezza, quando voi piangete la morte del Duca vostro padre! Questa notizia fu per noi un colpo di fulmine. Morto apoplettico! Se aveste almeno potuto raccoglierne gli estremi aneliti! Che cosa farà la Duchessa vostra madre? Iddio l’assista, e accordi forza a entrambe per sopportare una tale impensata sventura.«Per distrarvi un momento dal dolore, vi dirò che questa mattinastessa ho saputo che nella galleria del Piccolo Lussemburgo sono esposti alla vendita, a favore dei poveri, i lavori delle più distinte dame di Parigi: due volte all’anno si fa una simil vendita. Questo nobilissimo pensiero fu della Viscontessa di Ambray. Mi si dice che vi sieno stupendi lavori, tra i quali gli abiti ornati di ricami, opera della Marchesa di Gosse, non meno che altre magnifiche fatture della Signora Ecquerello e di Madamigella O... Domani mi recherò al Piccolo Lussemburgo a fare qualche compera; e voi permetterete che la moglie del Banchiere Eduardo Horms ardisca offrire ad Emma Barkley un piccolo ricordo di Parigi quale attestato di gratitudine pei tanti favori ond’Emma di Gonzalvo confondeva in Napoli la povera Lucia Fritzheim... Oh con quale amore io bacio ogni giorno il prezioso anello che mi metteste al dito la prima volta che onoraste di vostra presenza il nostro povero tugurio! Eduardo mio marito è geloso di quest’anello, ma il poveretto non me lo dice per tema di dispiacermi.»

«Parigi, 28 giugno 1829. — Dilettissima e generosa amica — Questa mattina alle 12 siamo arrivati in questa capitale della Francia in ottimo stato di salute, per la mercè di Dio. Noi non ci siamo trattenuti che poche ore a Marsiglia, però che mio marito avea grandissima premura di giungere a Parigi per la compera diffinitiva del quadro di Federico Lennois, siccome forse vi è noto, e che mio marito assicura essere il più stupendo lavoro di pittura dei tempi nostri. Ben sapete se egli s’inganna nei giudizi che dà sulle opere di arte. Del resto, tra poco l’Europa ne giudicherà, dappoichè il quadro avrà il suo posto nella Grande Esposizione che avrà luogo in questa capitale nel corso dell’entrante mese. Non abbiamo avuto un momento di tempo in tutta questa giornata, ed ora il mio primo pensiero è quello d’intrattenermi con voi, e dirvi quanto io sono felice a fianco del migliore degli uomini, e nel mezzo dei miei cari fratelli. O Emma, io credeva che le sorgenti della mia sensibilità fossero state per sempre inaridite dalle mie sventure; ma Iddio mi ha benedetta con tesori di amore! Vi scrivo questa lettera bagnandola colle mie lagrime di gioia, la quale divide con me la mia buona sorella Marietta, che m’incarica di dirvi tante cose, e di abbracciarvi mille volte... Ma, ohimè! quando penso al vostro dolore, dilettissima amica, io mi rimprovero di esser felice, e di parlarvi della mia contentezza, quando voi piangete la morte del Duca vostro padre! Questa notizia fu per noi un colpo di fulmine. Morto apoplettico! Se aveste almeno potuto raccoglierne gli estremi aneliti! Che cosa farà la Duchessa vostra madre? Iddio l’assista, e accordi forza a entrambe per sopportare una tale impensata sventura.

«Per distrarvi un momento dal dolore, vi dirò che questa mattinastessa ho saputo che nella galleria del Piccolo Lussemburgo sono esposti alla vendita, a favore dei poveri, i lavori delle più distinte dame di Parigi: due volte all’anno si fa una simil vendita. Questo nobilissimo pensiero fu della Viscontessa di Ambray. Mi si dice che vi sieno stupendi lavori, tra i quali gli abiti ornati di ricami, opera della Marchesa di Gosse, non meno che altre magnifiche fatture della Signora Ecquerello e di Madamigella O... Domani mi recherò al Piccolo Lussemburgo a fare qualche compera; e voi permetterete che la moglie del Banchiere Eduardo Horms ardisca offrire ad Emma Barkley un piccolo ricordo di Parigi quale attestato di gratitudine pei tanti favori ond’Emma di Gonzalvo confondeva in Napoli la povera Lucia Fritzheim... Oh con quale amore io bacio ogni giorno il prezioso anello che mi metteste al dito la prima volta che onoraste di vostra presenza il nostro povero tugurio! Eduardo mio marito è geloso di quest’anello, ma il poveretto non me lo dice per tema di dispiacermi.»

A questo punto Eduardo interruppe la lettura della lettera, e guardò la moglie con uno di quegli sguardi più loquaci di qualunque frase: un mesto sorriso sfiorava le sue labbra. Egli continuò:

«Quest’anello, voi lo diceste, è il simbolo del legame fortissimo che unisce i nostri cuori. O Emma, dopo mio marito e la mia famiglia, voi siete il mio pensiero, l’amor mio. Quando sarà che io vi riabbracci?«Mia sorella Marietta e i miei fratelli mi incaricano di dirvi un milione di cose, che voi indovinerete; e vorrebbero abbracciarvi, se voi loro il permetteste, come vi abbraccio io da amica appassionata.«I saluti più affettuosi all’ottimo vostro marito,«Addio, Emma, addio. Possa la mia felicità riverberar su voi e dissipar quella tristezza da cui è oppresso il vostro animo! Addio, dolce amica; un altro abbraccio, un altro bacio della vostra.... LUCIA.»

«Quest’anello, voi lo diceste, è il simbolo del legame fortissimo che unisce i nostri cuori. O Emma, dopo mio marito e la mia famiglia, voi siete il mio pensiero, l’amor mio. Quando sarà che io vi riabbracci?

«Mia sorella Marietta e i miei fratelli mi incaricano di dirvi un milione di cose, che voi indovinerete; e vorrebbero abbracciarvi, se voi loro il permetteste, come vi abbraccio io da amica appassionata.

«I saluti più affettuosi all’ottimo vostro marito,

«Addio, Emma, addio. Possa la mia felicità riverberar su voi e dissipar quella tristezza da cui è oppresso il vostro animo! Addio, dolce amica; un altro abbraccio, un altro bacio della vostra.... LUCIA.»

La lettera era finita, ed Eduardo era ancora cogli occhi sovr’essa, rigustando il piacere di leggerla sottovoce.

Non dimentichiamo di dire che i pochi mesi della sua dimora in Napoli erano bastati a Eduardo per imparare l’italiano. D’altra parte, non s’impara in un attimo la lingua parlata dalla donna che si ama?

Eduardo trasse dal suo taccuino il lapis, e a piè della lettera pose in inglese:

«Eduardo Horms rende i più devoti omaggi a Mrs Barkley, e la prega di dire a suo marito che col prossimo corriere riceverà sue lettere.»

«Eduardo Horms rende i più devoti omaggi a Mrs Barkley, e la prega di dire a suo marito che col prossimo corriere riceverà sue lettere.»

Un cameriere si presentò alla porta del salone.

— Finalmente! esclamò Eduardo gittando la lettera sul tavolo; ebbene, perchè tardaste tanto? L’avete trovato?

— Egli mi segue, signore.

— Ah! bravo!

Eduardo corse verso l’uscio, dove si abbattè faccia a faccia con Ferdinando Ducastel.

Il servo si ritirò per lasciar passare il novello arrivato.

La porta del salone fu chiusa.


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