Chapter 21

102.Appendice all'Epistolario e agli scritti giovanili diGiacomo Leopardi,per cura diProspero Viani, Firenze, 1878, p.XLVI. Lo stesso poeta ebbe a dichiarare di non sapere il tedesco.103.Degli amori per la Silvia e la Nerina (non è qui a discutere se questi nomi stieno a indicare due persone o una sola), Carlo Leopardi ebbe a dire che furono assai più romanzeschi che veri. Non so quanta fede s'abbia a dare a tale testimonianza; ma la congettura che il poeta si scaldasse pel ricordo assai più che per la realtà, è congettura tutt'altro che irragionevole, e che potrebb'essere facilmente suffragata di ragioni e di esempii, e che anzi appar probabile quando s'instituisca un confronto fra la canzonePer una donna malata di malattia lunga e mortalee quellaA Silvia.104.Le ricordanze.105.Lett. al Giordani, 8 agosto 1817;Epistol., vol. I, p. 87.106.Ibid., p. 216.107.Scrisse il Foscolo di sè stesso:Tal di me schiavo e d'altri e della sorte,Conosco il meglio ed al peggior m'appiglio,E so invocare e non darmi la morte.108.Lett. al Giordani, 5 dicembre 1817;Epistol., vol. I, p. 111.109.Non necessariamente. Paolo Scarron che si denominò da sè stesso un compendio delle miserie umane, scrisse ilRoman comiquee ilVirgile travestiinchiodato in una sedia a bracciuoli, paralitico, attratto, spolpato, sfinito, e durò in tale condizione dall'anno ventesimosettimo o ventesimottavo di sua vita sino al cinquantesimo, che fu quello della sua morte. Il Voltaire, che soleva dire di tener l'anima coi denti, non diventò pessimista nemmen quando fu ridotto a nutrirsi per lunghi anni di solo latte.110.Farebbe indagine curiosa e istruttiva chi andasse cercando per entro alle dottrine pessimistiche moderne e modernissime la parte contribuitavi dal Copernico, dal Galilei, dal Darwin, ecc.111.Cap. IV, pp. 274-5, 278-9 della edizione delleProsecurata da G. Mestica, Firenze, 1890, edizione di cui sempre mi varrò per le citazioni in questo scritto.112.Bruto minore.113.A tutto ciò non contraddice punto il fatto che il genio non può essere se non il portato di una lunga evoluzione storica, e come la sintesi di tutta una consecutiva e varia vita anteriore. Dante non poteva nascere in Cina, nè il Newton fra gli Ottentoti. Ancora non contraddice al detto di sopra che il genio soggioghi o disciplini le forze altrui e si giovi della loro cooperazione. In un suo recente libro (Psycho-Physiologie du génie et du talent, Parigi, 1897) ilNordauasserisce, un po' timidamente a dir vero, che i genii artistici, o, com'egli li chiama,emozionali, non sono veri genii. Respingo una dottrina che, mentre comprende, senza esitazione, fra i genii l'inventore dell'areostato e quello della locomotiva, tende ad escluderne, e infatti ne esclude, Dante e lo Shakespeare. In quel libro sono assai osservazioni ingegnose ed acute, ma anche molte proposizioni avventate e molti sofismi. Che il genio sorga sulla base organica di un neoplasma non è provato, e quando fosse vero, bisognerebbe poter dimostrare che i genii artistici difettano di neoplasmi per poter poi sentenziare che non sono genii. A p. 157 si afferma che i geniiemozionalinon esercitano nessun influsso sulmondo dei fenomeni. Dunque le arti non possono nulla sulla coltura, sui costumi, sulla vita dei popoli? E i canti di Tirteo e la Marsigliese non mossero proprio nulla nel mondo?114.Chi nel pessimismo del Leopardi non vede se non un rivolo sgorgato dai fonti di Lucrezio, mostra d'intendere assai poco e Lucrezio e il Leopardi; e chi a riscontro del pessimismo del Leopardi pone il pessimismo (come fu chiamato) del Petrarca, mostra di saper vedere le somiglianze estrinseche e non le dissomiglianze intrinseche. Dal Rousseau l'autore dellaGinestraderivò idee e sentimenti; ma il Rousseau fu tutt'altro che un pessimista.115.«Io da principio aveva pieno il capo delle massime moderne, disprezzava, anzi calpestava, lo studio della lingua nostra; tutti i miei scrittacci originali erano traduzioni dal francese; disprezzava Omero, Dante, tutti i Classici; non volea leggerli, mi diguazzava nella lettura che ora detesto: chi mi ha fatto mutar tuono? la grazia di Dio; ma niun uomo certamente. Chi m'ha fatto strada a imparare le lingue che m'erano necessarie? la grazia di Dio. Chi m'assicura ch'io non ci pigli un granchio a ogni tratto? nessuno». Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 56. A chi mi opponesse che con questo tornare all'antico il Leopardi dava appunto a conoscere di non essere un genio, essendo proprio dei genii il precorrere e non il rinculare, risponderei con le ragioni addotte di sopra, e soggiungerei che in certi casi il tornare addietro può essere un andare avanti. Gli umanisti andavano avanti tornando addietro.116.Patrizi,Saggio psico-antropologico su Giacomo Leopardi e la sua famiglia, Torino, 1896.117.Per esempio, nello studio e nella estimazione della eredità psicopatica e geniale del poeta (capitolo II) le conclusioni cui giunge l'autore pajonmi assai malsicure, dacchè egli considera i fatti e le testimonianze in sè stessi, mentre dovrebbe considerarli nella mutevole significazione che vengono ritraendo dalla condizione dei tempi e dei costumi. Intantochè vige il diritto della primogenitura, e, nelle famiglie nobili, il celibato è imposto al più gran numero dei figliuoli, e la vita pubblica dura piena di trambusto e di pericolo, e i chiostri offrono sicurezza e pace alle nature meno gagliarde, le monacazioni frequenti in una famiglia non possono, così senz'altro, essere notate quali un segno di misticità morbosa. Altro è il significato della violenza, e dello stesso omicidio, in mezzo a una civiltà composta e ad un popolo mansueto, altro in mezzo a una civiltà turbolenta e ad un popolo fazioso e feroce. Le anamnesi lunghe e complicate bisogna interpretarle col sussidio della storia nella quale si svolsero le vite e accaddero i fatti che loro dànno argomento. Ancora parmi che l'autore del libro esageri quando parla di una melanconia attonita (ch'è il grado estremo della melanconia, secondo la definizione degli scrittori), di una paresi motoria e di una paresi mentale del Leopardi.118.Epistol., vol. I, p. 374.119.Lettera al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 57.120.Lett. al Vieusseux, da Recanati;Epistol., vol. II, p. 363.121.Prose, p. 445.122.Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV;Prose, p. 276.123.Cf.Patrizi,Op. cit., cap. I. Vedi a questo proposito uno scritto molto acuto, molto sensato e molto equo delSully(autore del volumePessimism, a History and a Criticism, Londra, 1887),Le pessimisme et la poésie, nellaRevue philosophique de la France et de l'étranger, anno III (1878), vol. I, pp. 392-3, ove non è esclusa la possibilità che i pessimisti (sieno essi ammalati o sani) abbiano ragione. Siami permessa una riflessione. Se il genio nasce di malattia; se una delle funzioni del genio è di scorgere il vero non iscorto da altri; che valore può rimanere al giudizio che accusa di falsità il pessimismo solo perchè lo suppone, come il genio, nato di malattia?124.Prose, pp. 402-3.125.Epistol., vol. I, p. 278.126.Life's but a walking shadow, a poor player,That struts and frets his hour upon the stage,And then is heard no more: it is a taleTold by an idiot, full of sound and fury,Signifying nothing.(Macbeth, a. V, sc. 5).We are such stuffAs dreams are made on, and our little lifeIs rounded with a sleep.(The Tempest, a. IV, sc. 1).127.Cf.Paulhan,Esprits logiques et esprits faux, Parigi, 1896, p. 41.128.Cf.Féré,Impuissance et pessimisme, nellaRevue philosophique, anno 1886, vol. II. L'autore, facendo nascere il pessimismo da un disequilibrio massimo fra i desiderii da una parte e la potenza di soddisfarli da un'altra, conclude a un certo punto così: «Il semble donc que se plaindre de tout revienne à convenir que l'on n'est bon à rien». Gli è dir troppo. E, primamente, non bisogna mettere tutti in un fascio i pessimisti coi queruli, coi brontoloni, coi seccatori. Si dànno pessimisti che non si lamentano mai, nemmeno nei libri che scrivono per divulgare o difendere le proprie dottrine. Alfredo de Vigny disse una volta:Le juste opposera le silence à l'absence.Et ne répondra plus que par un froid silenceAu silence éternel de la Divinité;e nel suo Giornale lasciò scritto: «Le silence sera la meilleure critique de la vie». Poi non so come si potrebbero far entrare nella classe di quegli infelici in cui è massimo il disequilibrio tra i desiderii e la potenza di soddisfarli pessimisti dello stampo, non dirò del re Salomone, creduto a torto autore dell'Ecclesiaste, ma di quel califo Abd ur Rahmân, il quale, dopo aver soggiogata quasi tutta la Spagna, e promosse le scienze, le arti, le industrie, i commerci, noverava, pieno d'anni e di gloria, i giorni della propria felicità, e trovava che sommavano in tutto a quattordici; e di quell'Innocenzo III che, essendo stato, dopo Gregorio VII, il più grande instauratore della potenza dei papi, lasciò, a far testimonianza de' suoi pensieri, tre libriDe contemptu mundi, sive de miseria humanae conditionis, ben più tetri e più dolorosi di quei del Petrarca; e finalmente di quel Giorgio lord Byron, che fu come un atleta della passione e del piacere, e un eroico scialacquatore della vita. Dei pessimisti allegri non parlo. Qualcuno ebbe a dire, dopo aver fatta una visita a E. von Hartmann, che per fruire dello spettacolo della felicità, bisognava andarlo a cercare nelle case dei pessimisti.129.Lett. 6 marzo 1820;Epistol., vol. I, p. 254.130.Le pessimisme au XIX siècle, Parigi, 1879, pp. 38-9. L'autore osservava pure opportunatamente e giustamente che il Leopardi non si soffermò in nessuno dei tre stadii della illusione distinti e descritti dal Hartmann (p. 43).131.«Keiner jedoch hat diesen Gegenstand so gründlich und erschöpfend behandelt, wie, in unsern Tagen, Leopardi. Er ist von demselben ganz erfüllt und durchdrungen: überall ist der Spott und Jammer dieser Existenz sein Thema, auf jeder Seite seiner Werke stellt er ihn dar, jedoch in einer solchen Mannigfaltigkeit von Formen und Wendungen, mit solchem Reichthum an Bildern, dass er nie Ueberdruss erweckt, vielmehr durchweg unterhaltend und erregend wirkt».Die Welt als Wille und Vorstellung,Ergänzungen;Sämmtliche Werke, Lipsia. 1891, vol. III, p. 675.132.Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez;Prose, p. 307.133.Paralipomeni della Batracomiomachia, c. IV, st. 10.134.Dialogo di Timandro e di Eleandro;Prose, p. 371.135.Ingiustissimo mi sembra per ogni rispetto il giudizio diO. Pluemacherquando sentenzia che il Leopardi, i cui scritti (secondo lui) sono pedantescamente infrascati di fastidiosa dottrina (?!), non è filosofo, sebbene si atteggi a filosofo, dacchè la conoscenza di alcuni, o anche di molti sistemi di filosofia, non basta a formare il filosofo (Der Pessimismus in Vergangenheit und Gegenwart, 2ª ediz. Heidelberg, 1888, p. 115). Verissimo questo; ma appunto di sistemi di filosofia il Leopardi ne conobbe assai pochi. Il Sully dovette portare migliore opinione del nostro poeta, giacchè riferisce tradotte nel già citato suo libro sul pessimismo (p. 27) le seguenti parole scritte da esso poeta in una lettera al Giordani (lett. 6 maggio 1825;Epistol., vol. I, p. 547): «Mi compiaccio di sempre meglio scoprire e toccar con mano la miseria degli uomini e delle cose, e d'inorridire freddamente, speculando questo arcano infelice e terribile della vita dell'universo». Per altro egli rimpicciolisce il concetto quandoarcano infelice e terribile della vita dell'universotraduceunblessed and terrible secret of life, tralasciando appunto quella parolauniversoda cui viene al concetto stesso massima larghezza e veramente filosofica significazione.136.Dialogo della Natura e di un'anima;Prose, pp. 85-6;Dialogo di un fisico e di un metafisico, pp. 124-5;Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio famigliare, p. 144;Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. II, pag. 262; cap. V, p. 289; VersiAl conte Carlo Pepoli, ecc. ecc. Con sentimento affatto contrario a quello del nostro poeta, il Nietzsche ama la vita per sè stessa, anche se infelice. Cf.Brandes,Friedrich Nietzsche, nel volumeMenschen und Werke, Francoforte s. M., 1894.137.Cantico del gallo silvestre; Prose, p. 336.138.Dialogo di Timandro e di Eleandro;Prose, p. 365.139.Dialogo di Plotino e di Porfirio;Prose, pp. 427-8. In una lettera al Giordani (30 giugno 1820;Epistol., vol. I, p. 279) il Leopardi aveva detto che tutto quanto è, è contento di vivere, «eccetto noi che non siamo più quello che dovevamo e che eravamo da principio».140.Paralipomeni della Batracomiomachia, c. IV, st. 24. In una lettera al Giordani (24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316), aveva già detto che i popoli «sono condannati alla infelicità dalla natura, e non dagli uomini nè dal caso». Tale appunto è il concetto dellaGinestra.141.Palinodia al marchese Gino Capponi;Dialogo di Timandro e di Eleandro;Prose, p. 365.142.Cantico del gallo silvestre;Prose, p. 336.143.Dialogo di Torquato Tasso ecc.;Prose, p. 145.144.Ultimi versi della canzoneA un vincitore nel pallone. Cf.Dialogo di Cristoforo Colomboecc.;Prose, pp. 309-10.145.Preambolo alla versione delManuale di Epitteto;Opere, nuova impressione, Firenze, 1889, vol. II. p. 214.146.La quiete dopo la tempesta.147.Le ricordanze.148.Il primo amore.149.Nelle nozze della sorella Paolina.150.Aspasia.151.Al conte Carlo Pepoli.152.Sopra il ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima.153.Epistol., vol. I, p. 197.154.Après une lecture, st. VIII. Il Keats aveva detto:A thing of beauty is a joy for ever.155.Citato dalGuyau,L'art au point de vue sociologique, Parigi, 1889, pagine 364-5. Il Baudelaire fu, com'è noto, traduttor valoroso e grande ammiraratore del Poe, e dal Poe attinse molta parte delle sue idee estetiche. Nel breve saggio che il poeta americano intitolòThe poetic principle, troviamo parole come le seguenti: «An immortal instinct, deep within the spirit of man, is thus, plainly, a sense of the Beautiful..... It is no mere appreciation of the beauty before us, but a will to reach the beauty above..... That pleasure which is at once the most pure, the most elevating, and the most intese, is derived, I maintain, from the contemplation of the Beautiful». Ognuno può conoscere quanto questi concetti somiglino a quelli del Leopardi. Il Poe definì la poesia unacreazione ritmica di bellezza.156.Le ricordanze.157.Ma non propriamente alla maniera del Monti. Nello scritto pur ora citato, il Poe, dopo aver ragionato del bello e del vero, concludeva: «He must be blind indeed who does not perceive the radical and chasmal difference between the truthful and the poetical modes of inculcation. He must be theory-mad beyond redemption who, in spite of these differences, shall still persist in attempting to reconcile the obstinate oils and waters of Poetry and Truth».158.Prose, p. 469.159.Detti memorabili di Filippo Ottonieri,cap. V;Prose, p. 288.160.Del 1818 è il libro diAndrea Majer,Della imitazione pittorica; dello stesso anno sono leLettere sul bello idealediGiuseppe Carpani,Il Saggio esteticodiPlacido Talianon venne a luce se non nel 1828, e l'Antologiane fè cenno. ISaggidiErmes Viscontiintorno ad alcuni quesiti concernenti il bellofurono stampati nel 1833.161.Lett. al Giordani, 30 giugno 1820;Epistol., vol. I, p. 279.162.Lett. 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 56.163.Vedi, riferite dalHartmann(Aesthetik, Lipsia, s. a., parte II, p. 497-9, 501), le varie opinioni intorno al bello nella natura.164.Studi filologici, 9ª ristampa, Firenze, 1883, p. 306.165.Tale è il concetto delDialogo di un fisico e di un metafisico.166.Lett. 24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316.167.Sulle relazioni, a torto disconosciute, che passano tra il bello e l'utile, vedi più specialmenteFechner,Vorschule der Aesthetik, Lipsia, 1876, parte I, XV, pp. 203 segg.; Guyau, Les problèmes de l'esthétique contemporaine, Parigi, 1884. cap. II, pp. 15 segg.;Rutgers Marshall,Pain, Pleasure, and Aesthetics, Londra. 1894, pp. 134, 160. 315.168.Lett. al Giordani testè citata.169.Nella canzoneSopra il monumento di Dante.170.Il Risorgimento.171.Lett. 11 agosto 1817;Epistol., vol. I, p. 91.172.Lett. 30 maggio 1817;Epist., vol. I, p. 76.173.VediPerez,La maladie du pessimisme; Revue philosophique, anno 1892, vol. I, p. 40.174.Lett. al Giordani citata qui di sopra.175.«Plusieurs fois j'ai évité pendant quelques jours de rencontrer l'objet qui m'avait charmé dans un songe délicieux. Je savais que ce charme aurait été détruit en s'approchant de la réalité. Cependant je pensais toujours à cet objet, mais je ne le considérais pas d'après ce qu'il était: je le contemplais dans mon imagination, tel qu'il m'avait paru dans mon songe. Était-ce une folie? suis-je romanesque? Vous en jugerez». Lett. 22 giugno 1823;Epistol., vol. I, p. 455.176.Lett. al Giordani, 24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316.177.La vita solitaria.178.Le ricordanze.179.Aspasia.180.Il tramonto della luna.181.Pensieri, CIV; Prose, pp. 597-600. Felice colui, disse lo Shelley, che non disprezzò giammai i sogni della sua giovinezza.182.Lett. 14 agosto 1820;Epistol., vol. I, p. 289.183.Lett. 30 giugno 1820;ibid., p. 279.184.Lettere scritte a Giacomo Leopardi da' suoi parenti, a cura di G. Piergili, Firenze, 1878, p. 48.185.Epistol., vol. I, p. 278. Le parole in corsivo e in majuscoletto sono così stampate nel testo.186.A un vincitore nel pallone;Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. VI (Prose, p. 293);Dialogo di Plotino e di Porfirio(pp. 427-8);Comparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrasto(pp. 475-7);Pensieri, XXIX (pp. 519-20) ecc.187.La ginestra;Sopra un basso rilievo antico sepolcrale;Il risorgimento.188.Questa la interpretazione del De Sanctis, che impugnata e difesa, or sono alcuni anni, con molto calore, rimane pur sempre, a mio giudizio, la sola plausibile. Del resto, quando pure quella donna simbolica stesse a significare la libertà, o la felicità, o altro simile, per l'argomento nostro sarebbe tutt'uno.189.Vedi lo scritterello critico che sulleCanzonistampate in Bologna nel 1824, pubblicò, senza però mettervi il nome, lo stesso Leopardi nelNuovo Ricoglitore di Milano;Studi filologici, pp. 283-4.190.Nè dell'una, nè dell'altra è in tutto sicura la data.191.Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, §§ 36, 38. Veggasi come il Leopardi nellaComparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrastorilevi il contrario modo tenuto nel filosofare da Aristotele e da Platone (Prose, p. 469).192.Epistol., vol. I, p. 253.193.Ibid., p. 456.194.Epistol., vol. II, p. 280.195.Lett. 16 dicembre 1822;Epistol., vol. I, p. 375.196.Alla sua donna.197.Al conte Carlo Pepoli.198.Benefico inganno, e perciò in piena contraddizione con la scienza, osserva un altro pessimista, ilBahnsen(Das Tragische als Weltgesetz und der Humour als ästhetische Gestalt des Metaphysischen, Lauenburg i. P., 1877. p. 5).199.Inf., XI, 103-5.200.Ben s'intende, del resto, che anche in ciò sono dall'uno all'altro differenze e contrasti. Un pessimista che col Leopardi ebbe non piccola somiglianza, ilSenancour, incarnandosi nel protagonista di un suo romanzo, diceva: «La scène de la vie a de grandes beautés. Il faut se considérer comme étant là seulement pour voir. Il faut s'y intéresser sans illusion, sans passion, mais sans indifférence, comme on s'intéresse aux vicissitudes, aux passions, aux dangers d'un récit imaginaire: celui-là est écrit avec bien de l'éloquence».Obermann, nuova edizione, Parigi, 1840, lett. LXXX, p. 434. La prima edizione è del 1804, la seconda del 1833.201.Epistol., vol. I. p. 362.202.Epistol., vol. II, p. 314. E così s'accordava col padre, che in una lettera a lui aveva schernita quella eroica morte, chiamando il Brogliobrigante volontario e pazzo. Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, p. 261.203.Trovo questa giustissima osservazione, insieme con quella che la precede, nel già citato scritto delSully,Le pessimisme et la poésie; Revue philosophique, a. e v. cit., pp. 394, 398.204.Deliberatamente dico frigidità fisiologica e non psicologica; questa non può essere imputata al Leopardi; e quanto a imputargli la prima, bisogna andar molto cauti; tanto più che il poeta stesso si contraddice, e la materia è intricata e difficile. Credo esageri di molto ilPatrizi(op. cit., p. 114) quando scrive: «Egli nutrì sempre il saldo convincimento che gli stati d'animo, attraverso ai quali passò nelle sue relazioni con persone d'altro sesso, fossero al tutto esenti da bisogni fisiologici». Il Patrizi stesso, del resto, riconosce che tali bisogni ebbero parte non piccola nell'amore per la Targioni Tozzetti (Aspasia), e ricorda a questo proposito la testimonianza, anche troppo esplicita, del Ranieri (pp. 119, 120). Che il Leopardi amasse sopratutto l'amorosa idea, e, più che la donna reale, il fantasma che se ne veniva creando nella mente, è un fatto; ma è un fatto frequente nella vita psichica degli artisti, e che non prova tutto ciò che gli si vorrebbe far provare. Sant'Agostino, che fu bene, a suo modo, un artista, amò sopratutto, com'egli stesso ebbe a dire, il sentimento e la fantasia dell'amore (nondum amabam et amare amabam..... quaerebam quod amarem amans amare); ma non per questo si lasciò morir vergine; e il Rousseau, che si innamorava dei proprii fantasmi a tal segno da provarne ebbrezza e delirio, sapeva, a tempo e luogo, riconoscer quelli in creature reali e scendere di cielo in terra, e gustare qualche parte almeno della felicità sognata. È da credere che il Leopardi sarebbe pure alcuna volta riuscito ad imitarlo se avesse trovato donne più caritatevoli. Alfredo De Musset, dopo aver molto amato e troppo goduto, scriveva ilSouvenir, per dire, in sostanza, che il sogno dell'amore e il ricordo dell'amore valgono più che l'amore stesso.205.Vedi più specialmenteDie Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, § 36; vol. II (Ergänzungen), cap. 31.206.Dialogo della natura e di un'anima; Prose, pp. 81-3.207.Prose, p. 467.208.On Heroes, Hero-Worship and the Heroic in History, Lecture III. The Hero as Poet; ediz. di Londra, 1895, p. 75.209.Vedi su di ciòRutgers Marshall,Op. cit., pp. 143-4. Egli parla più propriamente di un campo di godimento (field of pleasure getting): io userò la parolacampoa denotare più propriamente la estensione della nostraimpressionabilitàestetica, considerando il godimento come un fatto consecutivo alla impressione.210.Lett. alla sorella Paolina, 3 dicembre 1822;Epistol., vol. I, p. 365.211.Lett. al fratello Carlo, 25 novembre 1822;Epistol., vol. I, p. 360.212.Ed era prossimo il tempo in cui lo Stendhal, ponendo lo spettacolo di Roma sopra tutti gli spettacoli della terra, doveva scrivere delle impressioni che ne derivano: «Un jeune homme qui n'a jamais rencontré le malheur ne les comprendrait pas» (Promenades dans Rome, 13août1827). Chi dunque più del Leopardi avrebbe dovuto essere preparato a riceverle, quelle impressioni? Quattr'anni innanzi ch'egli vi andasse, il Byron aveva salutata Roma come la città dell'anima, alla quale accorrono gl'infelici (Childe Harold, c. IV, st. 78).Oh Rome! my country! city of the soul!The orphans of the heart must turn to thee,Lone mother of dead empires!Si confrontino le lettere romane del Leopardi con quelle che lo Shelley scriveva nel 1818 e 1819 a Tommaso Love Peacock. L'Osvaldo di madama di Staël «ne pouvait se lasser de considérer les traces de l'antique Rome» (Corinne, l. IV, c. IV).

102.Appendice all'Epistolario e agli scritti giovanili diGiacomo Leopardi,per cura diProspero Viani, Firenze, 1878, p.XLVI. Lo stesso poeta ebbe a dichiarare di non sapere il tedesco.

102.Appendice all'Epistolario e agli scritti giovanili diGiacomo Leopardi,per cura diProspero Viani, Firenze, 1878, p.XLVI. Lo stesso poeta ebbe a dichiarare di non sapere il tedesco.

103.Degli amori per la Silvia e la Nerina (non è qui a discutere se questi nomi stieno a indicare due persone o una sola), Carlo Leopardi ebbe a dire che furono assai più romanzeschi che veri. Non so quanta fede s'abbia a dare a tale testimonianza; ma la congettura che il poeta si scaldasse pel ricordo assai più che per la realtà, è congettura tutt'altro che irragionevole, e che potrebb'essere facilmente suffragata di ragioni e di esempii, e che anzi appar probabile quando s'instituisca un confronto fra la canzonePer una donna malata di malattia lunga e mortalee quellaA Silvia.

103.Degli amori per la Silvia e la Nerina (non è qui a discutere se questi nomi stieno a indicare due persone o una sola), Carlo Leopardi ebbe a dire che furono assai più romanzeschi che veri. Non so quanta fede s'abbia a dare a tale testimonianza; ma la congettura che il poeta si scaldasse pel ricordo assai più che per la realtà, è congettura tutt'altro che irragionevole, e che potrebb'essere facilmente suffragata di ragioni e di esempii, e che anzi appar probabile quando s'instituisca un confronto fra la canzonePer una donna malata di malattia lunga e mortalee quellaA Silvia.

104.Le ricordanze.

104.Le ricordanze.

105.Lett. al Giordani, 8 agosto 1817;Epistol., vol. I, p. 87.

105.Lett. al Giordani, 8 agosto 1817;Epistol., vol. I, p. 87.

106.Ibid., p. 216.

106.Ibid., p. 216.

107.Scrisse il Foscolo di sè stesso:Tal di me schiavo e d'altri e della sorte,Conosco il meglio ed al peggior m'appiglio,E so invocare e non darmi la morte.

107.Scrisse il Foscolo di sè stesso:

Tal di me schiavo e d'altri e della sorte,Conosco il meglio ed al peggior m'appiglio,E so invocare e non darmi la morte.

Tal di me schiavo e d'altri e della sorte,Conosco il meglio ed al peggior m'appiglio,E so invocare e non darmi la morte.

Tal di me schiavo e d'altri e della sorte,

Conosco il meglio ed al peggior m'appiglio,

E so invocare e non darmi la morte.

108.Lett. al Giordani, 5 dicembre 1817;Epistol., vol. I, p. 111.

108.Lett. al Giordani, 5 dicembre 1817;Epistol., vol. I, p. 111.

109.Non necessariamente. Paolo Scarron che si denominò da sè stesso un compendio delle miserie umane, scrisse ilRoman comiquee ilVirgile travestiinchiodato in una sedia a bracciuoli, paralitico, attratto, spolpato, sfinito, e durò in tale condizione dall'anno ventesimosettimo o ventesimottavo di sua vita sino al cinquantesimo, che fu quello della sua morte. Il Voltaire, che soleva dire di tener l'anima coi denti, non diventò pessimista nemmen quando fu ridotto a nutrirsi per lunghi anni di solo latte.

109.Non necessariamente. Paolo Scarron che si denominò da sè stesso un compendio delle miserie umane, scrisse ilRoman comiquee ilVirgile travestiinchiodato in una sedia a bracciuoli, paralitico, attratto, spolpato, sfinito, e durò in tale condizione dall'anno ventesimosettimo o ventesimottavo di sua vita sino al cinquantesimo, che fu quello della sua morte. Il Voltaire, che soleva dire di tener l'anima coi denti, non diventò pessimista nemmen quando fu ridotto a nutrirsi per lunghi anni di solo latte.

110.Farebbe indagine curiosa e istruttiva chi andasse cercando per entro alle dottrine pessimistiche moderne e modernissime la parte contribuitavi dal Copernico, dal Galilei, dal Darwin, ecc.

110.Farebbe indagine curiosa e istruttiva chi andasse cercando per entro alle dottrine pessimistiche moderne e modernissime la parte contribuitavi dal Copernico, dal Galilei, dal Darwin, ecc.

111.Cap. IV, pp. 274-5, 278-9 della edizione delleProsecurata da G. Mestica, Firenze, 1890, edizione di cui sempre mi varrò per le citazioni in questo scritto.

111.Cap. IV, pp. 274-5, 278-9 della edizione delleProsecurata da G. Mestica, Firenze, 1890, edizione di cui sempre mi varrò per le citazioni in questo scritto.

112.Bruto minore.

112.Bruto minore.

113.A tutto ciò non contraddice punto il fatto che il genio non può essere se non il portato di una lunga evoluzione storica, e come la sintesi di tutta una consecutiva e varia vita anteriore. Dante non poteva nascere in Cina, nè il Newton fra gli Ottentoti. Ancora non contraddice al detto di sopra che il genio soggioghi o disciplini le forze altrui e si giovi della loro cooperazione. In un suo recente libro (Psycho-Physiologie du génie et du talent, Parigi, 1897) ilNordauasserisce, un po' timidamente a dir vero, che i genii artistici, o, com'egli li chiama,emozionali, non sono veri genii. Respingo una dottrina che, mentre comprende, senza esitazione, fra i genii l'inventore dell'areostato e quello della locomotiva, tende ad escluderne, e infatti ne esclude, Dante e lo Shakespeare. In quel libro sono assai osservazioni ingegnose ed acute, ma anche molte proposizioni avventate e molti sofismi. Che il genio sorga sulla base organica di un neoplasma non è provato, e quando fosse vero, bisognerebbe poter dimostrare che i genii artistici difettano di neoplasmi per poter poi sentenziare che non sono genii. A p. 157 si afferma che i geniiemozionalinon esercitano nessun influsso sulmondo dei fenomeni. Dunque le arti non possono nulla sulla coltura, sui costumi, sulla vita dei popoli? E i canti di Tirteo e la Marsigliese non mossero proprio nulla nel mondo?

113.A tutto ciò non contraddice punto il fatto che il genio non può essere se non il portato di una lunga evoluzione storica, e come la sintesi di tutta una consecutiva e varia vita anteriore. Dante non poteva nascere in Cina, nè il Newton fra gli Ottentoti. Ancora non contraddice al detto di sopra che il genio soggioghi o disciplini le forze altrui e si giovi della loro cooperazione. In un suo recente libro (Psycho-Physiologie du génie et du talent, Parigi, 1897) ilNordauasserisce, un po' timidamente a dir vero, che i genii artistici, o, com'egli li chiama,emozionali, non sono veri genii. Respingo una dottrina che, mentre comprende, senza esitazione, fra i genii l'inventore dell'areostato e quello della locomotiva, tende ad escluderne, e infatti ne esclude, Dante e lo Shakespeare. In quel libro sono assai osservazioni ingegnose ed acute, ma anche molte proposizioni avventate e molti sofismi. Che il genio sorga sulla base organica di un neoplasma non è provato, e quando fosse vero, bisognerebbe poter dimostrare che i genii artistici difettano di neoplasmi per poter poi sentenziare che non sono genii. A p. 157 si afferma che i geniiemozionalinon esercitano nessun influsso sulmondo dei fenomeni. Dunque le arti non possono nulla sulla coltura, sui costumi, sulla vita dei popoli? E i canti di Tirteo e la Marsigliese non mossero proprio nulla nel mondo?

114.Chi nel pessimismo del Leopardi non vede se non un rivolo sgorgato dai fonti di Lucrezio, mostra d'intendere assai poco e Lucrezio e il Leopardi; e chi a riscontro del pessimismo del Leopardi pone il pessimismo (come fu chiamato) del Petrarca, mostra di saper vedere le somiglianze estrinseche e non le dissomiglianze intrinseche. Dal Rousseau l'autore dellaGinestraderivò idee e sentimenti; ma il Rousseau fu tutt'altro che un pessimista.

114.Chi nel pessimismo del Leopardi non vede se non un rivolo sgorgato dai fonti di Lucrezio, mostra d'intendere assai poco e Lucrezio e il Leopardi; e chi a riscontro del pessimismo del Leopardi pone il pessimismo (come fu chiamato) del Petrarca, mostra di saper vedere le somiglianze estrinseche e non le dissomiglianze intrinseche. Dal Rousseau l'autore dellaGinestraderivò idee e sentimenti; ma il Rousseau fu tutt'altro che un pessimista.

115.«Io da principio aveva pieno il capo delle massime moderne, disprezzava, anzi calpestava, lo studio della lingua nostra; tutti i miei scrittacci originali erano traduzioni dal francese; disprezzava Omero, Dante, tutti i Classici; non volea leggerli, mi diguazzava nella lettura che ora detesto: chi mi ha fatto mutar tuono? la grazia di Dio; ma niun uomo certamente. Chi m'ha fatto strada a imparare le lingue che m'erano necessarie? la grazia di Dio. Chi m'assicura ch'io non ci pigli un granchio a ogni tratto? nessuno». Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 56. A chi mi opponesse che con questo tornare all'antico il Leopardi dava appunto a conoscere di non essere un genio, essendo proprio dei genii il precorrere e non il rinculare, risponderei con le ragioni addotte di sopra, e soggiungerei che in certi casi il tornare addietro può essere un andare avanti. Gli umanisti andavano avanti tornando addietro.

115.«Io da principio aveva pieno il capo delle massime moderne, disprezzava, anzi calpestava, lo studio della lingua nostra; tutti i miei scrittacci originali erano traduzioni dal francese; disprezzava Omero, Dante, tutti i Classici; non volea leggerli, mi diguazzava nella lettura che ora detesto: chi mi ha fatto mutar tuono? la grazia di Dio; ma niun uomo certamente. Chi m'ha fatto strada a imparare le lingue che m'erano necessarie? la grazia di Dio. Chi m'assicura ch'io non ci pigli un granchio a ogni tratto? nessuno». Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 56. A chi mi opponesse che con questo tornare all'antico il Leopardi dava appunto a conoscere di non essere un genio, essendo proprio dei genii il precorrere e non il rinculare, risponderei con le ragioni addotte di sopra, e soggiungerei che in certi casi il tornare addietro può essere un andare avanti. Gli umanisti andavano avanti tornando addietro.

116.Patrizi,Saggio psico-antropologico su Giacomo Leopardi e la sua famiglia, Torino, 1896.

116.Patrizi,Saggio psico-antropologico su Giacomo Leopardi e la sua famiglia, Torino, 1896.

117.Per esempio, nello studio e nella estimazione della eredità psicopatica e geniale del poeta (capitolo II) le conclusioni cui giunge l'autore pajonmi assai malsicure, dacchè egli considera i fatti e le testimonianze in sè stessi, mentre dovrebbe considerarli nella mutevole significazione che vengono ritraendo dalla condizione dei tempi e dei costumi. Intantochè vige il diritto della primogenitura, e, nelle famiglie nobili, il celibato è imposto al più gran numero dei figliuoli, e la vita pubblica dura piena di trambusto e di pericolo, e i chiostri offrono sicurezza e pace alle nature meno gagliarde, le monacazioni frequenti in una famiglia non possono, così senz'altro, essere notate quali un segno di misticità morbosa. Altro è il significato della violenza, e dello stesso omicidio, in mezzo a una civiltà composta e ad un popolo mansueto, altro in mezzo a una civiltà turbolenta e ad un popolo fazioso e feroce. Le anamnesi lunghe e complicate bisogna interpretarle col sussidio della storia nella quale si svolsero le vite e accaddero i fatti che loro dànno argomento. Ancora parmi che l'autore del libro esageri quando parla di una melanconia attonita (ch'è il grado estremo della melanconia, secondo la definizione degli scrittori), di una paresi motoria e di una paresi mentale del Leopardi.

117.Per esempio, nello studio e nella estimazione della eredità psicopatica e geniale del poeta (capitolo II) le conclusioni cui giunge l'autore pajonmi assai malsicure, dacchè egli considera i fatti e le testimonianze in sè stessi, mentre dovrebbe considerarli nella mutevole significazione che vengono ritraendo dalla condizione dei tempi e dei costumi. Intantochè vige il diritto della primogenitura, e, nelle famiglie nobili, il celibato è imposto al più gran numero dei figliuoli, e la vita pubblica dura piena di trambusto e di pericolo, e i chiostri offrono sicurezza e pace alle nature meno gagliarde, le monacazioni frequenti in una famiglia non possono, così senz'altro, essere notate quali un segno di misticità morbosa. Altro è il significato della violenza, e dello stesso omicidio, in mezzo a una civiltà composta e ad un popolo mansueto, altro in mezzo a una civiltà turbolenta e ad un popolo fazioso e feroce. Le anamnesi lunghe e complicate bisogna interpretarle col sussidio della storia nella quale si svolsero le vite e accaddero i fatti che loro dànno argomento. Ancora parmi che l'autore del libro esageri quando parla di una melanconia attonita (ch'è il grado estremo della melanconia, secondo la definizione degli scrittori), di una paresi motoria e di una paresi mentale del Leopardi.

118.Epistol., vol. I, p. 374.

118.Epistol., vol. I, p. 374.

119.Lettera al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 57.

119.Lettera al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 57.

120.Lett. al Vieusseux, da Recanati;Epistol., vol. II, p. 363.

120.Lett. al Vieusseux, da Recanati;Epistol., vol. II, p. 363.

121.Prose, p. 445.

121.Prose, p. 445.

122.Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV;Prose, p. 276.

122.Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. IV;Prose, p. 276.

123.Cf.Patrizi,Op. cit., cap. I. Vedi a questo proposito uno scritto molto acuto, molto sensato e molto equo delSully(autore del volumePessimism, a History and a Criticism, Londra, 1887),Le pessimisme et la poésie, nellaRevue philosophique de la France et de l'étranger, anno III (1878), vol. I, pp. 392-3, ove non è esclusa la possibilità che i pessimisti (sieno essi ammalati o sani) abbiano ragione. Siami permessa una riflessione. Se il genio nasce di malattia; se una delle funzioni del genio è di scorgere il vero non iscorto da altri; che valore può rimanere al giudizio che accusa di falsità il pessimismo solo perchè lo suppone, come il genio, nato di malattia?

123.Cf.Patrizi,Op. cit., cap. I. Vedi a questo proposito uno scritto molto acuto, molto sensato e molto equo delSully(autore del volumePessimism, a History and a Criticism, Londra, 1887),Le pessimisme et la poésie, nellaRevue philosophique de la France et de l'étranger, anno III (1878), vol. I, pp. 392-3, ove non è esclusa la possibilità che i pessimisti (sieno essi ammalati o sani) abbiano ragione. Siami permessa una riflessione. Se il genio nasce di malattia; se una delle funzioni del genio è di scorgere il vero non iscorto da altri; che valore può rimanere al giudizio che accusa di falsità il pessimismo solo perchè lo suppone, come il genio, nato di malattia?

124.Prose, pp. 402-3.

124.Prose, pp. 402-3.

125.Epistol., vol. I, p. 278.

125.Epistol., vol. I, p. 278.

126.Life's but a walking shadow, a poor player,That struts and frets his hour upon the stage,And then is heard no more: it is a taleTold by an idiot, full of sound and fury,Signifying nothing.(Macbeth, a. V, sc. 5).We are such stuffAs dreams are made on, and our little lifeIs rounded with a sleep.(The Tempest, a. IV, sc. 1).

126.

Life's but a walking shadow, a poor player,That struts and frets his hour upon the stage,And then is heard no more: it is a taleTold by an idiot, full of sound and fury,Signifying nothing.(Macbeth, a. V, sc. 5).

Life's but a walking shadow, a poor player,That struts and frets his hour upon the stage,And then is heard no more: it is a taleTold by an idiot, full of sound and fury,Signifying nothing.(Macbeth, a. V, sc. 5).

Life's but a walking shadow, a poor player,

That struts and frets his hour upon the stage,

And then is heard no more: it is a tale

Told by an idiot, full of sound and fury,

Signifying nothing.

(Macbeth, a. V, sc. 5).

We are such stuffAs dreams are made on, and our little lifeIs rounded with a sleep.(The Tempest, a. IV, sc. 1).

We are such stuffAs dreams are made on, and our little lifeIs rounded with a sleep.(The Tempest, a. IV, sc. 1).

We are such stuff

As dreams are made on, and our little life

Is rounded with a sleep.

(The Tempest, a. IV, sc. 1).

127.Cf.Paulhan,Esprits logiques et esprits faux, Parigi, 1896, p. 41.

127.Cf.Paulhan,Esprits logiques et esprits faux, Parigi, 1896, p. 41.

128.Cf.Féré,Impuissance et pessimisme, nellaRevue philosophique, anno 1886, vol. II. L'autore, facendo nascere il pessimismo da un disequilibrio massimo fra i desiderii da una parte e la potenza di soddisfarli da un'altra, conclude a un certo punto così: «Il semble donc que se plaindre de tout revienne à convenir que l'on n'est bon à rien». Gli è dir troppo. E, primamente, non bisogna mettere tutti in un fascio i pessimisti coi queruli, coi brontoloni, coi seccatori. Si dànno pessimisti che non si lamentano mai, nemmeno nei libri che scrivono per divulgare o difendere le proprie dottrine. Alfredo de Vigny disse una volta:Le juste opposera le silence à l'absence.Et ne répondra plus que par un froid silenceAu silence éternel de la Divinité;e nel suo Giornale lasciò scritto: «Le silence sera la meilleure critique de la vie». Poi non so come si potrebbero far entrare nella classe di quegli infelici in cui è massimo il disequilibrio tra i desiderii e la potenza di soddisfarli pessimisti dello stampo, non dirò del re Salomone, creduto a torto autore dell'Ecclesiaste, ma di quel califo Abd ur Rahmân, il quale, dopo aver soggiogata quasi tutta la Spagna, e promosse le scienze, le arti, le industrie, i commerci, noverava, pieno d'anni e di gloria, i giorni della propria felicità, e trovava che sommavano in tutto a quattordici; e di quell'Innocenzo III che, essendo stato, dopo Gregorio VII, il più grande instauratore della potenza dei papi, lasciò, a far testimonianza de' suoi pensieri, tre libriDe contemptu mundi, sive de miseria humanae conditionis, ben più tetri e più dolorosi di quei del Petrarca; e finalmente di quel Giorgio lord Byron, che fu come un atleta della passione e del piacere, e un eroico scialacquatore della vita. Dei pessimisti allegri non parlo. Qualcuno ebbe a dire, dopo aver fatta una visita a E. von Hartmann, che per fruire dello spettacolo della felicità, bisognava andarlo a cercare nelle case dei pessimisti.

128.Cf.Féré,Impuissance et pessimisme, nellaRevue philosophique, anno 1886, vol. II. L'autore, facendo nascere il pessimismo da un disequilibrio massimo fra i desiderii da una parte e la potenza di soddisfarli da un'altra, conclude a un certo punto così: «Il semble donc que se plaindre de tout revienne à convenir que l'on n'est bon à rien». Gli è dir troppo. E, primamente, non bisogna mettere tutti in un fascio i pessimisti coi queruli, coi brontoloni, coi seccatori. Si dànno pessimisti che non si lamentano mai, nemmeno nei libri che scrivono per divulgare o difendere le proprie dottrine. Alfredo de Vigny disse una volta:

Le juste opposera le silence à l'absence.Et ne répondra plus que par un froid silenceAu silence éternel de la Divinité;

Le juste opposera le silence à l'absence.Et ne répondra plus que par un froid silenceAu silence éternel de la Divinité;

Le juste opposera le silence à l'absence.

Et ne répondra plus que par un froid silence

Au silence éternel de la Divinité;

e nel suo Giornale lasciò scritto: «Le silence sera la meilleure critique de la vie». Poi non so come si potrebbero far entrare nella classe di quegli infelici in cui è massimo il disequilibrio tra i desiderii e la potenza di soddisfarli pessimisti dello stampo, non dirò del re Salomone, creduto a torto autore dell'Ecclesiaste, ma di quel califo Abd ur Rahmân, il quale, dopo aver soggiogata quasi tutta la Spagna, e promosse le scienze, le arti, le industrie, i commerci, noverava, pieno d'anni e di gloria, i giorni della propria felicità, e trovava che sommavano in tutto a quattordici; e di quell'Innocenzo III che, essendo stato, dopo Gregorio VII, il più grande instauratore della potenza dei papi, lasciò, a far testimonianza de' suoi pensieri, tre libriDe contemptu mundi, sive de miseria humanae conditionis, ben più tetri e più dolorosi di quei del Petrarca; e finalmente di quel Giorgio lord Byron, che fu come un atleta della passione e del piacere, e un eroico scialacquatore della vita. Dei pessimisti allegri non parlo. Qualcuno ebbe a dire, dopo aver fatta una visita a E. von Hartmann, che per fruire dello spettacolo della felicità, bisognava andarlo a cercare nelle case dei pessimisti.

129.Lett. 6 marzo 1820;Epistol., vol. I, p. 254.

129.Lett. 6 marzo 1820;Epistol., vol. I, p. 254.

130.Le pessimisme au XIX siècle, Parigi, 1879, pp. 38-9. L'autore osservava pure opportunatamente e giustamente che il Leopardi non si soffermò in nessuno dei tre stadii della illusione distinti e descritti dal Hartmann (p. 43).

130.Le pessimisme au XIX siècle, Parigi, 1879, pp. 38-9. L'autore osservava pure opportunatamente e giustamente che il Leopardi non si soffermò in nessuno dei tre stadii della illusione distinti e descritti dal Hartmann (p. 43).

131.«Keiner jedoch hat diesen Gegenstand so gründlich und erschöpfend behandelt, wie, in unsern Tagen, Leopardi. Er ist von demselben ganz erfüllt und durchdrungen: überall ist der Spott und Jammer dieser Existenz sein Thema, auf jeder Seite seiner Werke stellt er ihn dar, jedoch in einer solchen Mannigfaltigkeit von Formen und Wendungen, mit solchem Reichthum an Bildern, dass er nie Ueberdruss erweckt, vielmehr durchweg unterhaltend und erregend wirkt».Die Welt als Wille und Vorstellung,Ergänzungen;Sämmtliche Werke, Lipsia. 1891, vol. III, p. 675.

131.«Keiner jedoch hat diesen Gegenstand so gründlich und erschöpfend behandelt, wie, in unsern Tagen, Leopardi. Er ist von demselben ganz erfüllt und durchdrungen: überall ist der Spott und Jammer dieser Existenz sein Thema, auf jeder Seite seiner Werke stellt er ihn dar, jedoch in einer solchen Mannigfaltigkeit von Formen und Wendungen, mit solchem Reichthum an Bildern, dass er nie Ueberdruss erweckt, vielmehr durchweg unterhaltend und erregend wirkt».Die Welt als Wille und Vorstellung,Ergänzungen;Sämmtliche Werke, Lipsia. 1891, vol. III, p. 675.

132.Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez;Prose, p. 307.

132.Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez;Prose, p. 307.

133.Paralipomeni della Batracomiomachia, c. IV, st. 10.

133.Paralipomeni della Batracomiomachia, c. IV, st. 10.

134.Dialogo di Timandro e di Eleandro;Prose, p. 371.

134.Dialogo di Timandro e di Eleandro;Prose, p. 371.

135.Ingiustissimo mi sembra per ogni rispetto il giudizio diO. Pluemacherquando sentenzia che il Leopardi, i cui scritti (secondo lui) sono pedantescamente infrascati di fastidiosa dottrina (?!), non è filosofo, sebbene si atteggi a filosofo, dacchè la conoscenza di alcuni, o anche di molti sistemi di filosofia, non basta a formare il filosofo (Der Pessimismus in Vergangenheit und Gegenwart, 2ª ediz. Heidelberg, 1888, p. 115). Verissimo questo; ma appunto di sistemi di filosofia il Leopardi ne conobbe assai pochi. Il Sully dovette portare migliore opinione del nostro poeta, giacchè riferisce tradotte nel già citato suo libro sul pessimismo (p. 27) le seguenti parole scritte da esso poeta in una lettera al Giordani (lett. 6 maggio 1825;Epistol., vol. I, p. 547): «Mi compiaccio di sempre meglio scoprire e toccar con mano la miseria degli uomini e delle cose, e d'inorridire freddamente, speculando questo arcano infelice e terribile della vita dell'universo». Per altro egli rimpicciolisce il concetto quandoarcano infelice e terribile della vita dell'universotraduceunblessed and terrible secret of life, tralasciando appunto quella parolauniversoda cui viene al concetto stesso massima larghezza e veramente filosofica significazione.

135.Ingiustissimo mi sembra per ogni rispetto il giudizio diO. Pluemacherquando sentenzia che il Leopardi, i cui scritti (secondo lui) sono pedantescamente infrascati di fastidiosa dottrina (?!), non è filosofo, sebbene si atteggi a filosofo, dacchè la conoscenza di alcuni, o anche di molti sistemi di filosofia, non basta a formare il filosofo (Der Pessimismus in Vergangenheit und Gegenwart, 2ª ediz. Heidelberg, 1888, p. 115). Verissimo questo; ma appunto di sistemi di filosofia il Leopardi ne conobbe assai pochi. Il Sully dovette portare migliore opinione del nostro poeta, giacchè riferisce tradotte nel già citato suo libro sul pessimismo (p. 27) le seguenti parole scritte da esso poeta in una lettera al Giordani (lett. 6 maggio 1825;Epistol., vol. I, p. 547): «Mi compiaccio di sempre meglio scoprire e toccar con mano la miseria degli uomini e delle cose, e d'inorridire freddamente, speculando questo arcano infelice e terribile della vita dell'universo». Per altro egli rimpicciolisce il concetto quandoarcano infelice e terribile della vita dell'universotraduceunblessed and terrible secret of life, tralasciando appunto quella parolauniversoda cui viene al concetto stesso massima larghezza e veramente filosofica significazione.

136.Dialogo della Natura e di un'anima;Prose, pp. 85-6;Dialogo di un fisico e di un metafisico, pp. 124-5;Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio famigliare, p. 144;Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. II, pag. 262; cap. V, p. 289; VersiAl conte Carlo Pepoli, ecc. ecc. Con sentimento affatto contrario a quello del nostro poeta, il Nietzsche ama la vita per sè stessa, anche se infelice. Cf.Brandes,Friedrich Nietzsche, nel volumeMenschen und Werke, Francoforte s. M., 1894.

136.Dialogo della Natura e di un'anima;Prose, pp. 85-6;Dialogo di un fisico e di un metafisico, pp. 124-5;Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio famigliare, p. 144;Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. II, pag. 262; cap. V, p. 289; VersiAl conte Carlo Pepoli, ecc. ecc. Con sentimento affatto contrario a quello del nostro poeta, il Nietzsche ama la vita per sè stessa, anche se infelice. Cf.Brandes,Friedrich Nietzsche, nel volumeMenschen und Werke, Francoforte s. M., 1894.

137.Cantico del gallo silvestre; Prose, p. 336.

137.Cantico del gallo silvestre; Prose, p. 336.

138.Dialogo di Timandro e di Eleandro;Prose, p. 365.

138.Dialogo di Timandro e di Eleandro;Prose, p. 365.

139.Dialogo di Plotino e di Porfirio;Prose, pp. 427-8. In una lettera al Giordani (30 giugno 1820;Epistol., vol. I, p. 279) il Leopardi aveva detto che tutto quanto è, è contento di vivere, «eccetto noi che non siamo più quello che dovevamo e che eravamo da principio».

139.Dialogo di Plotino e di Porfirio;Prose, pp. 427-8. In una lettera al Giordani (30 giugno 1820;Epistol., vol. I, p. 279) il Leopardi aveva detto che tutto quanto è, è contento di vivere, «eccetto noi che non siamo più quello che dovevamo e che eravamo da principio».

140.Paralipomeni della Batracomiomachia, c. IV, st. 24. In una lettera al Giordani (24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316), aveva già detto che i popoli «sono condannati alla infelicità dalla natura, e non dagli uomini nè dal caso». Tale appunto è il concetto dellaGinestra.

140.Paralipomeni della Batracomiomachia, c. IV, st. 24. In una lettera al Giordani (24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316), aveva già detto che i popoli «sono condannati alla infelicità dalla natura, e non dagli uomini nè dal caso». Tale appunto è il concetto dellaGinestra.

141.Palinodia al marchese Gino Capponi;Dialogo di Timandro e di Eleandro;Prose, p. 365.

141.Palinodia al marchese Gino Capponi;Dialogo di Timandro e di Eleandro;Prose, p. 365.

142.Cantico del gallo silvestre;Prose, p. 336.

142.Cantico del gallo silvestre;Prose, p. 336.

143.Dialogo di Torquato Tasso ecc.;Prose, p. 145.

143.Dialogo di Torquato Tasso ecc.;Prose, p. 145.

144.Ultimi versi della canzoneA un vincitore nel pallone. Cf.Dialogo di Cristoforo Colomboecc.;Prose, pp. 309-10.

144.Ultimi versi della canzoneA un vincitore nel pallone. Cf.Dialogo di Cristoforo Colomboecc.;Prose, pp. 309-10.

145.Preambolo alla versione delManuale di Epitteto;Opere, nuova impressione, Firenze, 1889, vol. II. p. 214.

145.Preambolo alla versione delManuale di Epitteto;Opere, nuova impressione, Firenze, 1889, vol. II. p. 214.

146.La quiete dopo la tempesta.

146.La quiete dopo la tempesta.

147.Le ricordanze.

147.Le ricordanze.

148.Il primo amore.

148.Il primo amore.

149.Nelle nozze della sorella Paolina.

149.Nelle nozze della sorella Paolina.

150.Aspasia.

150.Aspasia.

151.Al conte Carlo Pepoli.

151.Al conte Carlo Pepoli.

152.Sopra il ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima.

152.Sopra il ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima.

153.Epistol., vol. I, p. 197.

153.Epistol., vol. I, p. 197.

154.Après une lecture, st. VIII. Il Keats aveva detto:A thing of beauty is a joy for ever.

154.Après une lecture, st. VIII. Il Keats aveva detto:

A thing of beauty is a joy for ever.

A thing of beauty is a joy for ever.

A thing of beauty is a joy for ever.

155.Citato dalGuyau,L'art au point de vue sociologique, Parigi, 1889, pagine 364-5. Il Baudelaire fu, com'è noto, traduttor valoroso e grande ammiraratore del Poe, e dal Poe attinse molta parte delle sue idee estetiche. Nel breve saggio che il poeta americano intitolòThe poetic principle, troviamo parole come le seguenti: «An immortal instinct, deep within the spirit of man, is thus, plainly, a sense of the Beautiful..... It is no mere appreciation of the beauty before us, but a will to reach the beauty above..... That pleasure which is at once the most pure, the most elevating, and the most intese, is derived, I maintain, from the contemplation of the Beautiful». Ognuno può conoscere quanto questi concetti somiglino a quelli del Leopardi. Il Poe definì la poesia unacreazione ritmica di bellezza.

155.Citato dalGuyau,L'art au point de vue sociologique, Parigi, 1889, pagine 364-5. Il Baudelaire fu, com'è noto, traduttor valoroso e grande ammiraratore del Poe, e dal Poe attinse molta parte delle sue idee estetiche. Nel breve saggio che il poeta americano intitolòThe poetic principle, troviamo parole come le seguenti: «An immortal instinct, deep within the spirit of man, is thus, plainly, a sense of the Beautiful..... It is no mere appreciation of the beauty before us, but a will to reach the beauty above..... That pleasure which is at once the most pure, the most elevating, and the most intese, is derived, I maintain, from the contemplation of the Beautiful». Ognuno può conoscere quanto questi concetti somiglino a quelli del Leopardi. Il Poe definì la poesia unacreazione ritmica di bellezza.

156.Le ricordanze.

156.Le ricordanze.

157.Ma non propriamente alla maniera del Monti. Nello scritto pur ora citato, il Poe, dopo aver ragionato del bello e del vero, concludeva: «He must be blind indeed who does not perceive the radical and chasmal difference between the truthful and the poetical modes of inculcation. He must be theory-mad beyond redemption who, in spite of these differences, shall still persist in attempting to reconcile the obstinate oils and waters of Poetry and Truth».

157.Ma non propriamente alla maniera del Monti. Nello scritto pur ora citato, il Poe, dopo aver ragionato del bello e del vero, concludeva: «He must be blind indeed who does not perceive the radical and chasmal difference between the truthful and the poetical modes of inculcation. He must be theory-mad beyond redemption who, in spite of these differences, shall still persist in attempting to reconcile the obstinate oils and waters of Poetry and Truth».

158.Prose, p. 469.

158.Prose, p. 469.

159.Detti memorabili di Filippo Ottonieri,cap. V;Prose, p. 288.

159.Detti memorabili di Filippo Ottonieri,cap. V;Prose, p. 288.

160.Del 1818 è il libro diAndrea Majer,Della imitazione pittorica; dello stesso anno sono leLettere sul bello idealediGiuseppe Carpani,Il Saggio esteticodiPlacido Talianon venne a luce se non nel 1828, e l'Antologiane fè cenno. ISaggidiErmes Viscontiintorno ad alcuni quesiti concernenti il bellofurono stampati nel 1833.

160.Del 1818 è il libro diAndrea Majer,Della imitazione pittorica; dello stesso anno sono leLettere sul bello idealediGiuseppe Carpani,Il Saggio esteticodiPlacido Talianon venne a luce se non nel 1828, e l'Antologiane fè cenno. ISaggidiErmes Viscontiintorno ad alcuni quesiti concernenti il bellofurono stampati nel 1833.

161.Lett. al Giordani, 30 giugno 1820;Epistol., vol. I, p. 279.

161.Lett. al Giordani, 30 giugno 1820;Epistol., vol. I, p. 279.

162.Lett. 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 56.

162.Lett. 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 56.

163.Vedi, riferite dalHartmann(Aesthetik, Lipsia, s. a., parte II, p. 497-9, 501), le varie opinioni intorno al bello nella natura.

163.Vedi, riferite dalHartmann(Aesthetik, Lipsia, s. a., parte II, p. 497-9, 501), le varie opinioni intorno al bello nella natura.

164.Studi filologici, 9ª ristampa, Firenze, 1883, p. 306.

164.Studi filologici, 9ª ristampa, Firenze, 1883, p. 306.

165.Tale è il concetto delDialogo di un fisico e di un metafisico.

165.Tale è il concetto delDialogo di un fisico e di un metafisico.

166.Lett. 24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316.

166.Lett. 24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316.

167.Sulle relazioni, a torto disconosciute, che passano tra il bello e l'utile, vedi più specialmenteFechner,Vorschule der Aesthetik, Lipsia, 1876, parte I, XV, pp. 203 segg.; Guyau, Les problèmes de l'esthétique contemporaine, Parigi, 1884. cap. II, pp. 15 segg.;Rutgers Marshall,Pain, Pleasure, and Aesthetics, Londra. 1894, pp. 134, 160. 315.

167.Sulle relazioni, a torto disconosciute, che passano tra il bello e l'utile, vedi più specialmenteFechner,Vorschule der Aesthetik, Lipsia, 1876, parte I, XV, pp. 203 segg.; Guyau, Les problèmes de l'esthétique contemporaine, Parigi, 1884. cap. II, pp. 15 segg.;Rutgers Marshall,Pain, Pleasure, and Aesthetics, Londra. 1894, pp. 134, 160. 315.

168.Lett. al Giordani testè citata.

168.Lett. al Giordani testè citata.

169.Nella canzoneSopra il monumento di Dante.

169.Nella canzoneSopra il monumento di Dante.

170.Il Risorgimento.

170.Il Risorgimento.

171.Lett. 11 agosto 1817;Epistol., vol. I, p. 91.

171.Lett. 11 agosto 1817;Epistol., vol. I, p. 91.

172.Lett. 30 maggio 1817;Epist., vol. I, p. 76.

172.Lett. 30 maggio 1817;Epist., vol. I, p. 76.

173.VediPerez,La maladie du pessimisme; Revue philosophique, anno 1892, vol. I, p. 40.

173.VediPerez,La maladie du pessimisme; Revue philosophique, anno 1892, vol. I, p. 40.

174.Lett. al Giordani citata qui di sopra.

174.Lett. al Giordani citata qui di sopra.

175.«Plusieurs fois j'ai évité pendant quelques jours de rencontrer l'objet qui m'avait charmé dans un songe délicieux. Je savais que ce charme aurait été détruit en s'approchant de la réalité. Cependant je pensais toujours à cet objet, mais je ne le considérais pas d'après ce qu'il était: je le contemplais dans mon imagination, tel qu'il m'avait paru dans mon songe. Était-ce une folie? suis-je romanesque? Vous en jugerez». Lett. 22 giugno 1823;Epistol., vol. I, p. 455.

175.«Plusieurs fois j'ai évité pendant quelques jours de rencontrer l'objet qui m'avait charmé dans un songe délicieux. Je savais que ce charme aurait été détruit en s'approchant de la réalité. Cependant je pensais toujours à cet objet, mais je ne le considérais pas d'après ce qu'il était: je le contemplais dans mon imagination, tel qu'il m'avait paru dans mon songe. Était-ce une folie? suis-je romanesque? Vous en jugerez». Lett. 22 giugno 1823;Epistol., vol. I, p. 455.

176.Lett. al Giordani, 24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316.

176.Lett. al Giordani, 24 luglio 1828;Epistol., vol. II, p. 316.

177.La vita solitaria.

177.La vita solitaria.

178.Le ricordanze.

178.Le ricordanze.

179.Aspasia.

179.Aspasia.

180.Il tramonto della luna.

180.Il tramonto della luna.

181.Pensieri, CIV; Prose, pp. 597-600. Felice colui, disse lo Shelley, che non disprezzò giammai i sogni della sua giovinezza.

181.Pensieri, CIV; Prose, pp. 597-600. Felice colui, disse lo Shelley, che non disprezzò giammai i sogni della sua giovinezza.

182.Lett. 14 agosto 1820;Epistol., vol. I, p. 289.

182.Lett. 14 agosto 1820;Epistol., vol. I, p. 289.

183.Lett. 30 giugno 1820;ibid., p. 279.

183.Lett. 30 giugno 1820;ibid., p. 279.

184.Lettere scritte a Giacomo Leopardi da' suoi parenti, a cura di G. Piergili, Firenze, 1878, p. 48.

184.Lettere scritte a Giacomo Leopardi da' suoi parenti, a cura di G. Piergili, Firenze, 1878, p. 48.

185.Epistol., vol. I, p. 278. Le parole in corsivo e in majuscoletto sono così stampate nel testo.

185.Epistol., vol. I, p. 278. Le parole in corsivo e in majuscoletto sono così stampate nel testo.

186.A un vincitore nel pallone;Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. VI (Prose, p. 293);Dialogo di Plotino e di Porfirio(pp. 427-8);Comparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrasto(pp. 475-7);Pensieri, XXIX (pp. 519-20) ecc.

186.A un vincitore nel pallone;Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. VI (Prose, p. 293);Dialogo di Plotino e di Porfirio(pp. 427-8);Comparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrasto(pp. 475-7);Pensieri, XXIX (pp. 519-20) ecc.

187.La ginestra;Sopra un basso rilievo antico sepolcrale;Il risorgimento.

187.La ginestra;Sopra un basso rilievo antico sepolcrale;Il risorgimento.

188.Questa la interpretazione del De Sanctis, che impugnata e difesa, or sono alcuni anni, con molto calore, rimane pur sempre, a mio giudizio, la sola plausibile. Del resto, quando pure quella donna simbolica stesse a significare la libertà, o la felicità, o altro simile, per l'argomento nostro sarebbe tutt'uno.

188.Questa la interpretazione del De Sanctis, che impugnata e difesa, or sono alcuni anni, con molto calore, rimane pur sempre, a mio giudizio, la sola plausibile. Del resto, quando pure quella donna simbolica stesse a significare la libertà, o la felicità, o altro simile, per l'argomento nostro sarebbe tutt'uno.

189.Vedi lo scritterello critico che sulleCanzonistampate in Bologna nel 1824, pubblicò, senza però mettervi il nome, lo stesso Leopardi nelNuovo Ricoglitore di Milano;Studi filologici, pp. 283-4.

189.Vedi lo scritterello critico che sulleCanzonistampate in Bologna nel 1824, pubblicò, senza però mettervi il nome, lo stesso Leopardi nelNuovo Ricoglitore di Milano;Studi filologici, pp. 283-4.

190.Nè dell'una, nè dell'altra è in tutto sicura la data.

190.Nè dell'una, nè dell'altra è in tutto sicura la data.

191.Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, §§ 36, 38. Veggasi come il Leopardi nellaComparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrastorilevi il contrario modo tenuto nel filosofare da Aristotele e da Platone (Prose, p. 469).

191.Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, §§ 36, 38. Veggasi come il Leopardi nellaComparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrastorilevi il contrario modo tenuto nel filosofare da Aristotele e da Platone (Prose, p. 469).

192.Epistol., vol. I, p. 253.

192.Epistol., vol. I, p. 253.

193.Ibid., p. 456.

193.Ibid., p. 456.

194.Epistol., vol. II, p. 280.

194.Epistol., vol. II, p. 280.

195.Lett. 16 dicembre 1822;Epistol., vol. I, p. 375.

195.Lett. 16 dicembre 1822;Epistol., vol. I, p. 375.

196.Alla sua donna.

196.Alla sua donna.

197.Al conte Carlo Pepoli.

197.Al conte Carlo Pepoli.

198.Benefico inganno, e perciò in piena contraddizione con la scienza, osserva un altro pessimista, ilBahnsen(Das Tragische als Weltgesetz und der Humour als ästhetische Gestalt des Metaphysischen, Lauenburg i. P., 1877. p. 5).

198.Benefico inganno, e perciò in piena contraddizione con la scienza, osserva un altro pessimista, ilBahnsen(Das Tragische als Weltgesetz und der Humour als ästhetische Gestalt des Metaphysischen, Lauenburg i. P., 1877. p. 5).

199.Inf., XI, 103-5.

199.Inf., XI, 103-5.

200.Ben s'intende, del resto, che anche in ciò sono dall'uno all'altro differenze e contrasti. Un pessimista che col Leopardi ebbe non piccola somiglianza, ilSenancour, incarnandosi nel protagonista di un suo romanzo, diceva: «La scène de la vie a de grandes beautés. Il faut se considérer comme étant là seulement pour voir. Il faut s'y intéresser sans illusion, sans passion, mais sans indifférence, comme on s'intéresse aux vicissitudes, aux passions, aux dangers d'un récit imaginaire: celui-là est écrit avec bien de l'éloquence».Obermann, nuova edizione, Parigi, 1840, lett. LXXX, p. 434. La prima edizione è del 1804, la seconda del 1833.

200.Ben s'intende, del resto, che anche in ciò sono dall'uno all'altro differenze e contrasti. Un pessimista che col Leopardi ebbe non piccola somiglianza, ilSenancour, incarnandosi nel protagonista di un suo romanzo, diceva: «La scène de la vie a de grandes beautés. Il faut se considérer comme étant là seulement pour voir. Il faut s'y intéresser sans illusion, sans passion, mais sans indifférence, comme on s'intéresse aux vicissitudes, aux passions, aux dangers d'un récit imaginaire: celui-là est écrit avec bien de l'éloquence».Obermann, nuova edizione, Parigi, 1840, lett. LXXX, p. 434. La prima edizione è del 1804, la seconda del 1833.

201.Epistol., vol. I. p. 362.

201.Epistol., vol. I. p. 362.

202.Epistol., vol. II, p. 314. E così s'accordava col padre, che in una lettera a lui aveva schernita quella eroica morte, chiamando il Brogliobrigante volontario e pazzo. Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, p. 261.

202.Epistol., vol. II, p. 314. E così s'accordava col padre, che in una lettera a lui aveva schernita quella eroica morte, chiamando il Brogliobrigante volontario e pazzo. Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, p. 261.

203.Trovo questa giustissima osservazione, insieme con quella che la precede, nel già citato scritto delSully,Le pessimisme et la poésie; Revue philosophique, a. e v. cit., pp. 394, 398.

203.Trovo questa giustissima osservazione, insieme con quella che la precede, nel già citato scritto delSully,Le pessimisme et la poésie; Revue philosophique, a. e v. cit., pp. 394, 398.

204.Deliberatamente dico frigidità fisiologica e non psicologica; questa non può essere imputata al Leopardi; e quanto a imputargli la prima, bisogna andar molto cauti; tanto più che il poeta stesso si contraddice, e la materia è intricata e difficile. Credo esageri di molto ilPatrizi(op. cit., p. 114) quando scrive: «Egli nutrì sempre il saldo convincimento che gli stati d'animo, attraverso ai quali passò nelle sue relazioni con persone d'altro sesso, fossero al tutto esenti da bisogni fisiologici». Il Patrizi stesso, del resto, riconosce che tali bisogni ebbero parte non piccola nell'amore per la Targioni Tozzetti (Aspasia), e ricorda a questo proposito la testimonianza, anche troppo esplicita, del Ranieri (pp. 119, 120). Che il Leopardi amasse sopratutto l'amorosa idea, e, più che la donna reale, il fantasma che se ne veniva creando nella mente, è un fatto; ma è un fatto frequente nella vita psichica degli artisti, e che non prova tutto ciò che gli si vorrebbe far provare. Sant'Agostino, che fu bene, a suo modo, un artista, amò sopratutto, com'egli stesso ebbe a dire, il sentimento e la fantasia dell'amore (nondum amabam et amare amabam..... quaerebam quod amarem amans amare); ma non per questo si lasciò morir vergine; e il Rousseau, che si innamorava dei proprii fantasmi a tal segno da provarne ebbrezza e delirio, sapeva, a tempo e luogo, riconoscer quelli in creature reali e scendere di cielo in terra, e gustare qualche parte almeno della felicità sognata. È da credere che il Leopardi sarebbe pure alcuna volta riuscito ad imitarlo se avesse trovato donne più caritatevoli. Alfredo De Musset, dopo aver molto amato e troppo goduto, scriveva ilSouvenir, per dire, in sostanza, che il sogno dell'amore e il ricordo dell'amore valgono più che l'amore stesso.

204.Deliberatamente dico frigidità fisiologica e non psicologica; questa non può essere imputata al Leopardi; e quanto a imputargli la prima, bisogna andar molto cauti; tanto più che il poeta stesso si contraddice, e la materia è intricata e difficile. Credo esageri di molto ilPatrizi(op. cit., p. 114) quando scrive: «Egli nutrì sempre il saldo convincimento che gli stati d'animo, attraverso ai quali passò nelle sue relazioni con persone d'altro sesso, fossero al tutto esenti da bisogni fisiologici». Il Patrizi stesso, del resto, riconosce che tali bisogni ebbero parte non piccola nell'amore per la Targioni Tozzetti (Aspasia), e ricorda a questo proposito la testimonianza, anche troppo esplicita, del Ranieri (pp. 119, 120). Che il Leopardi amasse sopratutto l'amorosa idea, e, più che la donna reale, il fantasma che se ne veniva creando nella mente, è un fatto; ma è un fatto frequente nella vita psichica degli artisti, e che non prova tutto ciò che gli si vorrebbe far provare. Sant'Agostino, che fu bene, a suo modo, un artista, amò sopratutto, com'egli stesso ebbe a dire, il sentimento e la fantasia dell'amore (nondum amabam et amare amabam..... quaerebam quod amarem amans amare); ma non per questo si lasciò morir vergine; e il Rousseau, che si innamorava dei proprii fantasmi a tal segno da provarne ebbrezza e delirio, sapeva, a tempo e luogo, riconoscer quelli in creature reali e scendere di cielo in terra, e gustare qualche parte almeno della felicità sognata. È da credere che il Leopardi sarebbe pure alcuna volta riuscito ad imitarlo se avesse trovato donne più caritatevoli. Alfredo De Musset, dopo aver molto amato e troppo goduto, scriveva ilSouvenir, per dire, in sostanza, che il sogno dell'amore e il ricordo dell'amore valgono più che l'amore stesso.

205.Vedi più specialmenteDie Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, § 36; vol. II (Ergänzungen), cap. 31.

205.Vedi più specialmenteDie Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, § 36; vol. II (Ergänzungen), cap. 31.

206.Dialogo della natura e di un'anima; Prose, pp. 81-3.

206.Dialogo della natura e di un'anima; Prose, pp. 81-3.

207.Prose, p. 467.

207.Prose, p. 467.

208.On Heroes, Hero-Worship and the Heroic in History, Lecture III. The Hero as Poet; ediz. di Londra, 1895, p. 75.

208.On Heroes, Hero-Worship and the Heroic in History, Lecture III. The Hero as Poet; ediz. di Londra, 1895, p. 75.

209.Vedi su di ciòRutgers Marshall,Op. cit., pp. 143-4. Egli parla più propriamente di un campo di godimento (field of pleasure getting): io userò la parolacampoa denotare più propriamente la estensione della nostraimpressionabilitàestetica, considerando il godimento come un fatto consecutivo alla impressione.

209.Vedi su di ciòRutgers Marshall,Op. cit., pp. 143-4. Egli parla più propriamente di un campo di godimento (field of pleasure getting): io userò la parolacampoa denotare più propriamente la estensione della nostraimpressionabilitàestetica, considerando il godimento come un fatto consecutivo alla impressione.

210.Lett. alla sorella Paolina, 3 dicembre 1822;Epistol., vol. I, p. 365.

210.Lett. alla sorella Paolina, 3 dicembre 1822;Epistol., vol. I, p. 365.

211.Lett. al fratello Carlo, 25 novembre 1822;Epistol., vol. I, p. 360.

211.Lett. al fratello Carlo, 25 novembre 1822;Epistol., vol. I, p. 360.

212.Ed era prossimo il tempo in cui lo Stendhal, ponendo lo spettacolo di Roma sopra tutti gli spettacoli della terra, doveva scrivere delle impressioni che ne derivano: «Un jeune homme qui n'a jamais rencontré le malheur ne les comprendrait pas» (Promenades dans Rome, 13août1827). Chi dunque più del Leopardi avrebbe dovuto essere preparato a riceverle, quelle impressioni? Quattr'anni innanzi ch'egli vi andasse, il Byron aveva salutata Roma come la città dell'anima, alla quale accorrono gl'infelici (Childe Harold, c. IV, st. 78).Oh Rome! my country! city of the soul!The orphans of the heart must turn to thee,Lone mother of dead empires!Si confrontino le lettere romane del Leopardi con quelle che lo Shelley scriveva nel 1818 e 1819 a Tommaso Love Peacock. L'Osvaldo di madama di Staël «ne pouvait se lasser de considérer les traces de l'antique Rome» (Corinne, l. IV, c. IV).

212.Ed era prossimo il tempo in cui lo Stendhal, ponendo lo spettacolo di Roma sopra tutti gli spettacoli della terra, doveva scrivere delle impressioni che ne derivano: «Un jeune homme qui n'a jamais rencontré le malheur ne les comprendrait pas» (Promenades dans Rome, 13août1827). Chi dunque più del Leopardi avrebbe dovuto essere preparato a riceverle, quelle impressioni? Quattr'anni innanzi ch'egli vi andasse, il Byron aveva salutata Roma come la città dell'anima, alla quale accorrono gl'infelici (Childe Harold, c. IV, st. 78).

Oh Rome! my country! city of the soul!The orphans of the heart must turn to thee,Lone mother of dead empires!

Oh Rome! my country! city of the soul!The orphans of the heart must turn to thee,Lone mother of dead empires!

Oh Rome! my country! city of the soul!

The orphans of the heart must turn to thee,

Lone mother of dead empires!

Si confrontino le lettere romane del Leopardi con quelle che lo Shelley scriveva nel 1818 e 1819 a Tommaso Love Peacock. L'Osvaldo di madama di Staël «ne pouvait se lasser de considérer les traces de l'antique Rome» (Corinne, l. IV, c. IV).


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