Chapter 22

213.Lett. 5 aprile 1823;Epistol., vol. I, p. 434. Al Foscolo la Venere del Canova inspirava sentimenti e parole da innamorato. Leggasi una pagina dello Shelley ov'è squisitamente descritta la Venere anadiomene (Prose Works, ediz. di Londra, 1888, vol. I, pp. 407-8). L'Apollo del Belvedere inspirò al Sully Prudhomme un sonetto, e la Venere di Milo un lungo e magnifico canto, ove, tra gli altri, si leggono questi versi:Dans les lignes du marbre où plus rien ne subsisteDe l'éphémère éclat des modèles de chair,Le ciseau du sculpteur, incorruptible artiste,En isolant le Beau, nous le rend chaste et clair.214.Lett. 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 64. Il Giordani gli rispondeva (Epistol., vol. III, p. 95): «L'opera del Cicognara mi pare degnissima e necessaria ad una libreria come la sua. Io non dirò ch'ella debba leggerla ora; ma certo una tale raccolta de' monumenti perfettissimi d'arte è una gran cosa: e il non poter nulla giudicare o gustare nelle belle arti sarebbe una grande infelicità; e bellissima cosa avere per giudicarne una guida tanto intelligente come il Cicognara».215.Lett. 1 febbraio 1823;Epistol., vol. I, pp. 403-4.216.Affermare non si può; ma non sarei lontano dal credere che la prima mossa a tutto il componimento sia venuta da una fantastica visione del monumento futuro, delnobil sassoa cui tante lacrime avrebbe serbato l'Italia.217.Lett. 24 luglio 1827;Epistol., vol. I, p. 224.218.Al conte Carlo Pepoli.219.Lett. 5 febbrajo 1823;Epistol., vol. I, pp. 408-9.220.Epistol., vol. I, p. 399.221.Lett. al Giordani, 30 giugno 1820;Epistol., vol. I, p. 279.222.Canto VI, st. 47.223.Vedi la lettera al Jacopssen, 23 giugno 1823;Epistol., vol. I, pp. 454-5. Quivi il poeta dice espresso: «je ne fais aucune différence de la sensibilité à ce qu'on appelle vertu». Se il tempo lo concedesse, sarebbe agevole rintracciar nel Rousseau, anzi nel pensiero del secolo XVIII tutto intero, la origine di sì fatta opinione.224.Epistol., vol. I. p. 61.225.Scritto citato. Qualche traccia di umorismo il Leopardi lascia scorgere nellaScommessa di Prometeoe nelCopernico, testè citati, e ancora nelDialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, nelDialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggieree altrove; ma niuno di certo vorrà dire il Leopardi un umorista.226.Rutgers Marshall,Op. cit., pp. 137 segg.227.Il Parini, ovvero della gloria, cap. IV;Prose, pp. 189-90.228.Ibid., pp. 191-2.229.Ibid., cap. III, p. 184.230.Epistol., vol. I, p. 270.231.Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, p. 148.232.Vedi una lettera di Giacomo del 5 febbrajo 1823:Epist., vol. I, p. 407.233.Il Preyer capovolse la formola, riconoscendo nell'aritmetica un esercizio musicale.234.Vom Musikalisch-Schönen, 1ª ediz., Lipsia, 1854; 7ª, 1885. Cf.Panzacchi,Nel mondo della musica, Firenze, 1895. pp. 3-37.235.Vedila discussa dalFechner,Op. cit., parte I, pp. 158 segg.236.Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, pp. 309-13; vol. II, pp. 511, 512, 523.237.La vita solitaria.238.L'Amiel, le cui somiglianze morali col Leopardi non sono nè poche nè lievi, lasciò scritto (Fragments d'un journal intime, 7ª ediz. Ginevra, 1897, volume II, p. 77): «Ce matin, les accens d'une musique de cuivre, arrêtée sous mes fenêtres, m'ont ému jusqu'aux larmes. Ils avaient sur moi une puissance nostalgique indéfinissable. Ils me faisaient rêver d'un autre monde, d'une passion infinie et d'un bonheur suprême. Ce sont là les échos du paradis, dans l'âme, les ressouvenirs des sphères idéales dont la douceur douloureuse enivre et ravit le cœur».239.Lett. 5 febbrajo 1823;Epistol., vol. I, p. 408.240.Lett. alla sorella Paolina, 18 maggio 1827;Epistol., vol. II, p. 208.241.Lett. alla sorella Paolina, 7 luglio 1827;Epistol., vol. II, p. 221.242.IlPatrizi,Op. cit., p. 142, vede in questi desiderii e giudizii del poeta un segno dell'abituale stanchezza e debolezza di lui. Non a torto, credo; ma errerebbe, parmi, chi non volesse vedervi altro. Quei giudizii e quei desiderii hanno anche una ragione estetica.243.Cap. IV;Prose, pp. 193-4. Confrontisi con alcune ingegnose pagine delBourgetintitolateParadoxe sur la musiqueinÉtudes et Portraits, Parigi, 1889, vol. I.244.VediArréat,Mémoire et imagination, Parigi, 1895, pp. 60-1. I De Goncourt affermarono che anche il Lamartine ebbe la musica in orrore, ma si può dubitare della verità della loro affermazione. Vedi, per non dir altro, il commento con cui lo stesso Lamartine accompagnò la poesia intitolataEncore un hymne, nelleHarmonies poétiques et religieuses.245.Purgat., II, 107-11.246.Lettere famigliari, l. XIII, lett. 8; volgarizzamento di G. Fracassetti.247.L. I, dial. 23,De cantu et dulcedine a musica.248.Music! oh, how faint, how weak,Language fades before thy spell!249.I pant for the music which is divine,My heart in its thirst is a dying flower.250.L'Adone, c. VII. st. I.251.Combarieu,Les rapports de la musique et de la poésie considérées au point de vue de l'expression, Parigi, 1894, pp. XV, XXI.252.Ibid., p. 284.253.«Manzoni pensava che dal modo di declamare i versi, esagerando alquanto l'inflessione della pronuncia che ne indica l'espressione, si poteva cavarne embrioni di motivi atti a musicarsi. E recitava a quel modo per dimostrazione alcune strofette del Metastasio».Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici, appunti e memorie diS. S(tampa)(figliastro del poeta), Milano, 1885-9, vol. II, p. 423.254.L'art de la lecture, 43ª ediz., Parigi, s. a., p. 124.255.Lett. al fratello Carlo, 6 gennajo 1823;Epistol., vol. I, p. 390.256.Ranieri,Op. cit., p. 40.257.Op. cit., p. 54.258.Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 61.259.Cap. IV;Prose, pp. 191-2.260.Le ricordanze.261.Lo Chateaubriand fece esperienza del contrario. «Aujord'hui je m'aperçois que je suis moins sensible à ces charmes de la nature..... Quand on est très-jeune, la nature muetteparlebeaucoup, parce qu'il y a surabondance dans le cœur de l'homme.....: mais dans un âge plus avancé, lorsque la perspective que nous avions devant nous passe derrière, que nous sommes détrompés sur une foule d'illusions, alors la nature seule devient plus froide et moinsparlante, les jardins parlent peu. Il faut, pour qu'elle nous intéresse encore, qu'il s'y attache des souvenirs de la société, parce que nous suffisons moins à nous-mêmes.....». (Souvenirs d'Italie, d'Angleterre et d'Amérique, Londra, 1815, vol. I, pp. 23-4).262.Un'altra eccezione molto notabile alla regola comune ci è offerta da un poeta francese della prima metà di questo secolo, morto giovanissimo, e rimasto per lungo tempo pressochè ignoto, Maurizio De Guérin. Come il Leopardi, questi ebbe orror della folla, amò la natura con sensitività femminea e virginale, solo allora felice quando, vinto da una specie di languor delizioso, poteva abbandonarsi tra le braccia e nel grembo di lei. Lasciò scritte, fra le altre, queste parole: «Quitter la solitude pour la foule, les chemins verts et déserts pour les rues encombrées et criardes où circule pour toute brise un courant d'haleine humaine chaude et empestée; passer du quiétisme à la vie turbulente, et des vagues mystères de la nature à l'âpre réalité sociale, a toujours été pour moi un échange terrible, un retour vers le mal et le malheur». (Journal, lettres et poèmes, nuova edizione, Parigi, 1864, p. 92). Il sentimento di questo poeta per la natura somiglia a quel del Leopardi sotto più di un aspetto, ma ne differisce anche non poco, perchè dà luogo, assai più che quello del Leopardi non faccia, alle impressioni distinte, particolari e minute. Noto di passata che l'amore della solitudine e l'amore della natura andavano insieme congiunti nei seguaci del Budda.263.Epistol., vol. I, p. 253.264.De la littérature considérée dans ses rapports avec les institutions sociales, parte prima, cap. V.265.VediLa vita solitaria.266.Dialogo di Timandro e di Eleandro, Prose, p. 361.267.Il primo amore.268.A Silvia.IlDe Musset, nellaConfession d'un enfant du siècle, cap. IV: «Je passais la journée chez ma maîtresse; mon grand plaisir était de l'emmener à la campagne durant les beaux jours de l'été, et de me coucher près d'elle dans les bois, sur l'herbe ou sur la mousse, le spectacle de la nature dans sa splendeur ayant toujours été pour moi le plus puissant des aphrodisiaques». Per contro la natura guarì dall'amore il Ruskin: e in qual modo? empiendolo tutto di sè e di sè sola; suggerendogli, non solo una dottrina dell'arte, ma una morale, una sociologia, una religione e persino, starei per dire, una metafisica.269.L'infinito.270.La vita solitaria.271.Nella poesia intitolataLa vache.272.Vedi intorno alle origini e alla diffusione di quel gustoFriedlaender,Ueber die Entstehung und Entwicklung des Gefühls für das Romantische in der Natur, Lipsia, 1873;Biese,Die Entwickelung des Naturgefühls im Mittelalter und in der Neuzeit, Lipsia, 1888, cap. XI,Das Erwachen des Gefühls für das Romantische, pp. 322-57.273.«Strong, pure nature-feeling leads to accurate and minute observation».Veitch,The Feeling for Nature in Scottish Poetry, Edimburgo e Londra, 1887, vol. I, p. 17.274.IlPatrizi,Op. cit., p. 137, dice che «nel Leopardi il sentimento della natura era avvinto ad idee e non ad imagini». Direi: poco ad immagini, molto a idee e moltissimo ad affetti.275.Circa alla parte importantissima che spetta all'associazione nelle impressioni che gli spettacoli naturali producono in noi, vediFechner,Op. cit., parte 1ª, pp. 123 segg.276.Maurizio De Guérin(Op. cit., p. 34): «Si l'on pouvait s'identifier au printemps..... se sentir à la fois fleur, verdure, oiseau, chant, fraîcheur, élasticité, volupté, sérénité!» L'Amiel, (Op. cit., vol. II, p. 18): «Dans ces états de sympathie universelle, j'ai même été animal et plante, tel animal donné, tel arbre présent».277.La vita solitaria.278.La quiete dopo la tempesta.279.La sera del dì di festa.280.Forma parte di quello che il poeta intitolòSupplemento generale a tutte le mie carte; Appendice all'Epistolario e agli Scritti giovanili, a cura di Prospero Viani, Firenze, 1878, p. 238.281.La sera del dì di festa.282.Tra le poesie delLongfellown'è una intitolataDaylight and moonlight. Il poeta dice d'aver letto, durante il giorno, un mistico canto, e di non averne quasi riportata impressione; d'averlo riletto in tempo che la luna,simile a uno spirito glorificato, empieva la notte e l'innondava delle rivelazioni della sua luce, e d'esserselo allora sentito risonar nella mente come una musica.Night interpreted to meAll its grace and mystery.IlLamartine(Poésie ou paysage dans le golfe de Gênes, nelleHarmonies poétiques et religieuses):Ah! si j'en crois mon cœur et ta sainte influence,Astre ami du repos, des songes, du silence,Tu ne te lèves pas seulement pour nos yeux;Mais, du monde moral flambeau mystérieux,A l'heure où le sommeil tient la terre oppressée,Dieu fit de tes rayons le jour de la pensée.L'Amiel(Op. cit., vol. II, pp. 165-6): «Rêvé longtemps au clair de lune qui noie ma chambre de ses rayons pleins de mystère confus. L'état d'âme où nous plonge cette lumière fantastique est tellement crépusculaire lui-même que l'analyse y tâtonne et balbutie. C'est l'indéfini, l'insaisissable, à peu près comme le bruit des flots formé de mille sons mélangés et fondus. C'est le retentissement de tous les désirs insatisfaits de l'âme, de toutes les peines sourdes du cœur, s'unissant dans une sonorité vague qui expire en vaporeux murmure. Toutes ces plaintes imperceptibles qui n'arrivent pas à la conscience donnent en s'additionnant un résultat, elles traduisent un sentiment de vide et d'aspiration, elles résonnent mélancolie. Dans la jeunesse, ces vibrations éoliennes résonnent espérance: preuve que ces mille accents indiscernables composent bien la note fondamentale de notre être et donnent le timbre de notre situation d'ensemble».283.LoShelley, nella poesia intitolataA calm Winter Night:Heaven's ebon vault,Studded with stars unutterably bright,Through which the moon's unclouded grandeur rolls.284.Alla luna.285.La vita solitaria.286.Il lume della luna ossia l'origine dell'ellera.287.Alla luna.288.An den Mond:Füllest wieder Busch und ThalStill mit Nebelglanz,Lösest endlich auch einmalMeine Seele ganz.Breitest über mein GefildLindernd deinen Blick,Wie des Freundes Auge mildUeber mein Geschick.289.Bruto Minore.290.Ultimo canto di Saffo.291.Canto notturno di un pastore errante dell'Asia.292.Al conte Carlo Pepoli.293.Ultimo canto di Saffo.294.Se ne ha la prova nel terzo libro dell'opera sua principale. «Wie ästhetisch ist doch die Natur», esclama egli in un luogo (Vol. II,Ergänzungen, cap. 33, p. 462).295.Op. cit., vol. I, § 38, pp. 232-3.296.Non fra sciagure e colpe,Ma libera ne' boschi e pura etadeNatura a noi prescrisse,Reina un tempo e Diva.(Bruto Minore).Oh contra il nostroScellerato ardimento inermi regniDella saggia natura! I lidi e gli antriE le quiete selve apre l'invittoNostro furor: le violate gentiAl peregrino affanno, agl'ignoratiDesiri educa; e la fugace ignudaFelicità per l'imo sole incalza.(Inno ai patriarchi).297.Bruto Minore.298.Sopra un basso rilievo antico sepolcrale, ecc.299.Il risorgimento.300.La ginestra.Vedasi, tra le prose, ilDialogo di un folletto e di uno gnomo, e ilDialogo della natura e di un Islandese.301.A Silvia.302.Sopra un basso rilievo, ecc.303.La vita solitaria.304.La sera del dì di festa.305.Il sogno.306.A sè stesso.307.Palinodia al marchese Gino Capponi.308.La ginestra.309.La quiete dopo la tempesta.310.La ginestra.311.Palinodiaecc.312.Aspasia.313.Le ricordanze.314.A sè stesso.315.Alla primavera o delle favole antiche.316.Ibid.317.Le pèlerinage d'Harold.318.Il risorgimento.319.Sopra un basso rilievoecc.320.Il Leopardi nellaGinestra:Non ha natura al semeDell'uom più stima o curaCh'alla formica.321.La maison du berger.In un luogo del suo giornale il poeta chiama stupida la natura. L'Amiel, dopo aver prodigato alla natura i più teneri nomi, finisce a scrivere (Op. cit., vol. II, p. 78): «Certes la Nature est inique, sans probité et sans foi».322.«Dans ces bouleversements qui désolent la nature, il y a un baume pour les plaies du cœur».Nodier,Le peintre de Saltzbourg, Romans, Parigi, 1884, pag. 26.323.Obermann, ediz. cit., pp. 510-4.324.Nella poesiaAn die Natur:Da der Jugend goldne Träume starben,Starb für mich die freundliche Natur.325.E quando pur questa invocata morteSarammi allato, e sarà giunto il fineDella sventura mia; quando la terraMi fia straniera valle, e dal mio sguardoFuggirà l'avvenir; di voi per certoRisovverrammi; e quell'imago ancoraSospirar mi farà, farammi acerboL'esser vissuto indarno, e la dolcezzaDel dì fatal tempererà d'affanno.326.Prose, pp. 246-8.327.Amore e morte.328.Cantico del gallo silvestre; Prose, p. 336.329.Il buddistico Mâra è, a un tempo stesso, il principe dei piaceri del mondo e il principe della morte, colui che seduce ed uccide.330.Paradise Lost, l. X, vv. 249-51.331.Alcun che di simile si ha pure in un racconto ebraico. Qui viene opportuno il ricordo della famosa incisione di Alberto Dürer, dove si vede effigiato un cavaliere che, senza dar segno alcuno di terrore, si trova preso fra il diavolo da una parte e la morte da un'altra.332.VediAugusto Cesari,La morte nella Vita Nuova, Bologna, 1892, pagine 11-12.333.Il Canzoniere annotato e illustrato daPietro Fraticelli, Firenze, 1861, pp. 115 e segg.334.Trionfo della fama, cap. I, secondo la volgata.335.Vita nuova, cap. XXIII. Cf. l'opuscolo del Cesari testè citato.336.Sonetti:Non può far Morte il dolce viso amaro, eSpirto felice che sì dolcemente; Trionfo della Morte, c. I.337.Kinder-und Hausmärchen, N. 44.338.Per il prolungamento di questa poetica tradizione nel secolo XVI vediCesareo,Nuove ricerche su la vita e le opere di Giacomo Leopardi, Torino, 1893, pp. 64-8.339.Ma non ai tempi d'Omero. Achille nell'Hades confessava ad Ulisse che avrebbe piuttosto voluto essere un bifolco sopra la terra che il re delle ombre sotterra.340.VediI. Della Giovanna,L'uomo in punto di morte e un dialogo di Giacomo Leopardi, Città di Castello, 1892.341.Amore e morte.Circa il sentimento di beatitudine che l'uomo può provare in sul punto della morte vedi:Egger,Le moi des mourants;Sollier, Moulin, Keller,Observations sur l'état mental des mourants; Revue philosophique, anno 1896, vol. 1.342.Sonetti:Alma felice, che sovente torni; Discolorato hai, Morte, il più bel volto; Nè mai madre pietosa al caro figlio; Se quell'aura soave de' sospiri; Levommi il mio pensier in parte ov'era; Vidi fra mille donne una già tale; Tornami a mente, anzi v'è dentro, quella; Dolce mio caro e prezioso pegno; Deh qual pietà, qual angel fu sì presto; Del cibo onde 'l Signor mio sempre abbonda; Ripensando a quel ch'oggi il cielo onora; L'aura mia sacra al mio stanco riposo. Canzone:Quando il soave mio caro conforto.343.Cito dall'edizione curata dal Mestica,Le rime di Francesco Petrarca restituite nell'ordine e nella lezione del testo originario, Firenze, 1896.344.Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. II, (Ergänzungen), cap. 44, pagina 609.

213.Lett. 5 aprile 1823;Epistol., vol. I, p. 434. Al Foscolo la Venere del Canova inspirava sentimenti e parole da innamorato. Leggasi una pagina dello Shelley ov'è squisitamente descritta la Venere anadiomene (Prose Works, ediz. di Londra, 1888, vol. I, pp. 407-8). L'Apollo del Belvedere inspirò al Sully Prudhomme un sonetto, e la Venere di Milo un lungo e magnifico canto, ove, tra gli altri, si leggono questi versi:Dans les lignes du marbre où plus rien ne subsisteDe l'éphémère éclat des modèles de chair,Le ciseau du sculpteur, incorruptible artiste,En isolant le Beau, nous le rend chaste et clair.

213.Lett. 5 aprile 1823;Epistol., vol. I, p. 434. Al Foscolo la Venere del Canova inspirava sentimenti e parole da innamorato. Leggasi una pagina dello Shelley ov'è squisitamente descritta la Venere anadiomene (Prose Works, ediz. di Londra, 1888, vol. I, pp. 407-8). L'Apollo del Belvedere inspirò al Sully Prudhomme un sonetto, e la Venere di Milo un lungo e magnifico canto, ove, tra gli altri, si leggono questi versi:

Dans les lignes du marbre où plus rien ne subsisteDe l'éphémère éclat des modèles de chair,Le ciseau du sculpteur, incorruptible artiste,En isolant le Beau, nous le rend chaste et clair.

Dans les lignes du marbre où plus rien ne subsisteDe l'éphémère éclat des modèles de chair,Le ciseau du sculpteur, incorruptible artiste,En isolant le Beau, nous le rend chaste et clair.

Dans les lignes du marbre où plus rien ne subsiste

De l'éphémère éclat des modèles de chair,

Le ciseau du sculpteur, incorruptible artiste,

En isolant le Beau, nous le rend chaste et clair.

214.Lett. 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 64. Il Giordani gli rispondeva (Epistol., vol. III, p. 95): «L'opera del Cicognara mi pare degnissima e necessaria ad una libreria come la sua. Io non dirò ch'ella debba leggerla ora; ma certo una tale raccolta de' monumenti perfettissimi d'arte è una gran cosa: e il non poter nulla giudicare o gustare nelle belle arti sarebbe una grande infelicità; e bellissima cosa avere per giudicarne una guida tanto intelligente come il Cicognara».

214.Lett. 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 64. Il Giordani gli rispondeva (Epistol., vol. III, p. 95): «L'opera del Cicognara mi pare degnissima e necessaria ad una libreria come la sua. Io non dirò ch'ella debba leggerla ora; ma certo una tale raccolta de' monumenti perfettissimi d'arte è una gran cosa: e il non poter nulla giudicare o gustare nelle belle arti sarebbe una grande infelicità; e bellissima cosa avere per giudicarne una guida tanto intelligente come il Cicognara».

215.Lett. 1 febbraio 1823;Epistol., vol. I, pp. 403-4.

215.Lett. 1 febbraio 1823;Epistol., vol. I, pp. 403-4.

216.Affermare non si può; ma non sarei lontano dal credere che la prima mossa a tutto il componimento sia venuta da una fantastica visione del monumento futuro, delnobil sassoa cui tante lacrime avrebbe serbato l'Italia.

216.Affermare non si può; ma non sarei lontano dal credere che la prima mossa a tutto il componimento sia venuta da una fantastica visione del monumento futuro, delnobil sassoa cui tante lacrime avrebbe serbato l'Italia.

217.Lett. 24 luglio 1827;Epistol., vol. I, p. 224.

217.Lett. 24 luglio 1827;Epistol., vol. I, p. 224.

218.Al conte Carlo Pepoli.

218.Al conte Carlo Pepoli.

219.Lett. 5 febbrajo 1823;Epistol., vol. I, pp. 408-9.

219.Lett. 5 febbrajo 1823;Epistol., vol. I, pp. 408-9.

220.Epistol., vol. I, p. 399.

220.Epistol., vol. I, p. 399.

221.Lett. al Giordani, 30 giugno 1820;Epistol., vol. I, p. 279.

221.Lett. al Giordani, 30 giugno 1820;Epistol., vol. I, p. 279.

222.Canto VI, st. 47.

222.Canto VI, st. 47.

223.Vedi la lettera al Jacopssen, 23 giugno 1823;Epistol., vol. I, pp. 454-5. Quivi il poeta dice espresso: «je ne fais aucune différence de la sensibilité à ce qu'on appelle vertu». Se il tempo lo concedesse, sarebbe agevole rintracciar nel Rousseau, anzi nel pensiero del secolo XVIII tutto intero, la origine di sì fatta opinione.

223.Vedi la lettera al Jacopssen, 23 giugno 1823;Epistol., vol. I, pp. 454-5. Quivi il poeta dice espresso: «je ne fais aucune différence de la sensibilité à ce qu'on appelle vertu». Se il tempo lo concedesse, sarebbe agevole rintracciar nel Rousseau, anzi nel pensiero del secolo XVIII tutto intero, la origine di sì fatta opinione.

224.Epistol., vol. I. p. 61.

224.Epistol., vol. I. p. 61.

225.Scritto citato. Qualche traccia di umorismo il Leopardi lascia scorgere nellaScommessa di Prometeoe nelCopernico, testè citati, e ancora nelDialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, nelDialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggieree altrove; ma niuno di certo vorrà dire il Leopardi un umorista.

225.Scritto citato. Qualche traccia di umorismo il Leopardi lascia scorgere nellaScommessa di Prometeoe nelCopernico, testè citati, e ancora nelDialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, nelDialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggieree altrove; ma niuno di certo vorrà dire il Leopardi un umorista.

226.Rutgers Marshall,Op. cit., pp. 137 segg.

226.Rutgers Marshall,Op. cit., pp. 137 segg.

227.Il Parini, ovvero della gloria, cap. IV;Prose, pp. 189-90.

227.Il Parini, ovvero della gloria, cap. IV;Prose, pp. 189-90.

228.Ibid., pp. 191-2.

228.Ibid., pp. 191-2.

229.Ibid., cap. III, p. 184.

229.Ibid., cap. III, p. 184.

230.Epistol., vol. I, p. 270.

230.Epistol., vol. I, p. 270.

231.Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, p. 148.

231.Lettere scritte a Giacomo Leopardi dai suoi parenti, p. 148.

232.Vedi una lettera di Giacomo del 5 febbrajo 1823:Epist., vol. I, p. 407.

232.Vedi una lettera di Giacomo del 5 febbrajo 1823:Epist., vol. I, p. 407.

233.Il Preyer capovolse la formola, riconoscendo nell'aritmetica un esercizio musicale.

233.Il Preyer capovolse la formola, riconoscendo nell'aritmetica un esercizio musicale.

234.Vom Musikalisch-Schönen, 1ª ediz., Lipsia, 1854; 7ª, 1885. Cf.Panzacchi,Nel mondo della musica, Firenze, 1895. pp. 3-37.

234.Vom Musikalisch-Schönen, 1ª ediz., Lipsia, 1854; 7ª, 1885. Cf.Panzacchi,Nel mondo della musica, Firenze, 1895. pp. 3-37.

235.Vedila discussa dalFechner,Op. cit., parte I, pp. 158 segg.

235.Vedila discussa dalFechner,Op. cit., parte I, pp. 158 segg.

236.Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, pp. 309-13; vol. II, pp. 511, 512, 523.

236.Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. I, pp. 309-13; vol. II, pp. 511, 512, 523.

237.La vita solitaria.

237.La vita solitaria.

238.L'Amiel, le cui somiglianze morali col Leopardi non sono nè poche nè lievi, lasciò scritto (Fragments d'un journal intime, 7ª ediz. Ginevra, 1897, volume II, p. 77): «Ce matin, les accens d'une musique de cuivre, arrêtée sous mes fenêtres, m'ont ému jusqu'aux larmes. Ils avaient sur moi une puissance nostalgique indéfinissable. Ils me faisaient rêver d'un autre monde, d'une passion infinie et d'un bonheur suprême. Ce sont là les échos du paradis, dans l'âme, les ressouvenirs des sphères idéales dont la douceur douloureuse enivre et ravit le cœur».

238.L'Amiel, le cui somiglianze morali col Leopardi non sono nè poche nè lievi, lasciò scritto (Fragments d'un journal intime, 7ª ediz. Ginevra, 1897, volume II, p. 77): «Ce matin, les accens d'une musique de cuivre, arrêtée sous mes fenêtres, m'ont ému jusqu'aux larmes. Ils avaient sur moi une puissance nostalgique indéfinissable. Ils me faisaient rêver d'un autre monde, d'une passion infinie et d'un bonheur suprême. Ce sont là les échos du paradis, dans l'âme, les ressouvenirs des sphères idéales dont la douceur douloureuse enivre et ravit le cœur».

239.Lett. 5 febbrajo 1823;Epistol., vol. I, p. 408.

239.Lett. 5 febbrajo 1823;Epistol., vol. I, p. 408.

240.Lett. alla sorella Paolina, 18 maggio 1827;Epistol., vol. II, p. 208.

240.Lett. alla sorella Paolina, 18 maggio 1827;Epistol., vol. II, p. 208.

241.Lett. alla sorella Paolina, 7 luglio 1827;Epistol., vol. II, p. 221.

241.Lett. alla sorella Paolina, 7 luglio 1827;Epistol., vol. II, p. 221.

242.IlPatrizi,Op. cit., p. 142, vede in questi desiderii e giudizii del poeta un segno dell'abituale stanchezza e debolezza di lui. Non a torto, credo; ma errerebbe, parmi, chi non volesse vedervi altro. Quei giudizii e quei desiderii hanno anche una ragione estetica.

242.IlPatrizi,Op. cit., p. 142, vede in questi desiderii e giudizii del poeta un segno dell'abituale stanchezza e debolezza di lui. Non a torto, credo; ma errerebbe, parmi, chi non volesse vedervi altro. Quei giudizii e quei desiderii hanno anche una ragione estetica.

243.Cap. IV;Prose, pp. 193-4. Confrontisi con alcune ingegnose pagine delBourgetintitolateParadoxe sur la musiqueinÉtudes et Portraits, Parigi, 1889, vol. I.

243.Cap. IV;Prose, pp. 193-4. Confrontisi con alcune ingegnose pagine delBourgetintitolateParadoxe sur la musiqueinÉtudes et Portraits, Parigi, 1889, vol. I.

244.VediArréat,Mémoire et imagination, Parigi, 1895, pp. 60-1. I De Goncourt affermarono che anche il Lamartine ebbe la musica in orrore, ma si può dubitare della verità della loro affermazione. Vedi, per non dir altro, il commento con cui lo stesso Lamartine accompagnò la poesia intitolataEncore un hymne, nelleHarmonies poétiques et religieuses.

244.VediArréat,Mémoire et imagination, Parigi, 1895, pp. 60-1. I De Goncourt affermarono che anche il Lamartine ebbe la musica in orrore, ma si può dubitare della verità della loro affermazione. Vedi, per non dir altro, il commento con cui lo stesso Lamartine accompagnò la poesia intitolataEncore un hymne, nelleHarmonies poétiques et religieuses.

245.Purgat., II, 107-11.

245.Purgat., II, 107-11.

246.Lettere famigliari, l. XIII, lett. 8; volgarizzamento di G. Fracassetti.

246.Lettere famigliari, l. XIII, lett. 8; volgarizzamento di G. Fracassetti.

247.L. I, dial. 23,De cantu et dulcedine a musica.

247.L. I, dial. 23,De cantu et dulcedine a musica.

248.Music! oh, how faint, how weak,Language fades before thy spell!

248.

Music! oh, how faint, how weak,Language fades before thy spell!

Music! oh, how faint, how weak,Language fades before thy spell!

Music! oh, how faint, how weak,

Language fades before thy spell!

249.I pant for the music which is divine,My heart in its thirst is a dying flower.

249.

I pant for the music which is divine,My heart in its thirst is a dying flower.

I pant for the music which is divine,My heart in its thirst is a dying flower.

I pant for the music which is divine,

My heart in its thirst is a dying flower.

250.L'Adone, c. VII. st. I.

250.L'Adone, c. VII. st. I.

251.Combarieu,Les rapports de la musique et de la poésie considérées au point de vue de l'expression, Parigi, 1894, pp. XV, XXI.

251.Combarieu,Les rapports de la musique et de la poésie considérées au point de vue de l'expression, Parigi, 1894, pp. XV, XXI.

252.Ibid., p. 284.

252.Ibid., p. 284.

253.«Manzoni pensava che dal modo di declamare i versi, esagerando alquanto l'inflessione della pronuncia che ne indica l'espressione, si poteva cavarne embrioni di motivi atti a musicarsi. E recitava a quel modo per dimostrazione alcune strofette del Metastasio».Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici, appunti e memorie diS. S(tampa)(figliastro del poeta), Milano, 1885-9, vol. II, p. 423.

253.«Manzoni pensava che dal modo di declamare i versi, esagerando alquanto l'inflessione della pronuncia che ne indica l'espressione, si poteva cavarne embrioni di motivi atti a musicarsi. E recitava a quel modo per dimostrazione alcune strofette del Metastasio».Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici, appunti e memorie diS. S(tampa)(figliastro del poeta), Milano, 1885-9, vol. II, p. 423.

254.L'art de la lecture, 43ª ediz., Parigi, s. a., p. 124.

254.L'art de la lecture, 43ª ediz., Parigi, s. a., p. 124.

255.Lett. al fratello Carlo, 6 gennajo 1823;Epistol., vol. I, p. 390.

255.Lett. al fratello Carlo, 6 gennajo 1823;Epistol., vol. I, p. 390.

256.Ranieri,Op. cit., p. 40.

256.Ranieri,Op. cit., p. 40.

257.Op. cit., p. 54.

257.Op. cit., p. 54.

258.Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 61.

258.Lett. al Giordani, 30 aprile 1817;Epistol., vol. I, p. 61.

259.Cap. IV;Prose, pp. 191-2.

259.Cap. IV;Prose, pp. 191-2.

260.Le ricordanze.

260.Le ricordanze.

261.Lo Chateaubriand fece esperienza del contrario. «Aujord'hui je m'aperçois que je suis moins sensible à ces charmes de la nature..... Quand on est très-jeune, la nature muetteparlebeaucoup, parce qu'il y a surabondance dans le cœur de l'homme.....: mais dans un âge plus avancé, lorsque la perspective que nous avions devant nous passe derrière, que nous sommes détrompés sur une foule d'illusions, alors la nature seule devient plus froide et moinsparlante, les jardins parlent peu. Il faut, pour qu'elle nous intéresse encore, qu'il s'y attache des souvenirs de la société, parce que nous suffisons moins à nous-mêmes.....». (Souvenirs d'Italie, d'Angleterre et d'Amérique, Londra, 1815, vol. I, pp. 23-4).

261.Lo Chateaubriand fece esperienza del contrario. «Aujord'hui je m'aperçois que je suis moins sensible à ces charmes de la nature..... Quand on est très-jeune, la nature muetteparlebeaucoup, parce qu'il y a surabondance dans le cœur de l'homme.....: mais dans un âge plus avancé, lorsque la perspective que nous avions devant nous passe derrière, que nous sommes détrompés sur une foule d'illusions, alors la nature seule devient plus froide et moinsparlante, les jardins parlent peu. Il faut, pour qu'elle nous intéresse encore, qu'il s'y attache des souvenirs de la société, parce que nous suffisons moins à nous-mêmes.....». (Souvenirs d'Italie, d'Angleterre et d'Amérique, Londra, 1815, vol. I, pp. 23-4).

262.Un'altra eccezione molto notabile alla regola comune ci è offerta da un poeta francese della prima metà di questo secolo, morto giovanissimo, e rimasto per lungo tempo pressochè ignoto, Maurizio De Guérin. Come il Leopardi, questi ebbe orror della folla, amò la natura con sensitività femminea e virginale, solo allora felice quando, vinto da una specie di languor delizioso, poteva abbandonarsi tra le braccia e nel grembo di lei. Lasciò scritte, fra le altre, queste parole: «Quitter la solitude pour la foule, les chemins verts et déserts pour les rues encombrées et criardes où circule pour toute brise un courant d'haleine humaine chaude et empestée; passer du quiétisme à la vie turbulente, et des vagues mystères de la nature à l'âpre réalité sociale, a toujours été pour moi un échange terrible, un retour vers le mal et le malheur». (Journal, lettres et poèmes, nuova edizione, Parigi, 1864, p. 92). Il sentimento di questo poeta per la natura somiglia a quel del Leopardi sotto più di un aspetto, ma ne differisce anche non poco, perchè dà luogo, assai più che quello del Leopardi non faccia, alle impressioni distinte, particolari e minute. Noto di passata che l'amore della solitudine e l'amore della natura andavano insieme congiunti nei seguaci del Budda.

262.Un'altra eccezione molto notabile alla regola comune ci è offerta da un poeta francese della prima metà di questo secolo, morto giovanissimo, e rimasto per lungo tempo pressochè ignoto, Maurizio De Guérin. Come il Leopardi, questi ebbe orror della folla, amò la natura con sensitività femminea e virginale, solo allora felice quando, vinto da una specie di languor delizioso, poteva abbandonarsi tra le braccia e nel grembo di lei. Lasciò scritte, fra le altre, queste parole: «Quitter la solitude pour la foule, les chemins verts et déserts pour les rues encombrées et criardes où circule pour toute brise un courant d'haleine humaine chaude et empestée; passer du quiétisme à la vie turbulente, et des vagues mystères de la nature à l'âpre réalité sociale, a toujours été pour moi un échange terrible, un retour vers le mal et le malheur». (Journal, lettres et poèmes, nuova edizione, Parigi, 1864, p. 92). Il sentimento di questo poeta per la natura somiglia a quel del Leopardi sotto più di un aspetto, ma ne differisce anche non poco, perchè dà luogo, assai più che quello del Leopardi non faccia, alle impressioni distinte, particolari e minute. Noto di passata che l'amore della solitudine e l'amore della natura andavano insieme congiunti nei seguaci del Budda.

263.Epistol., vol. I, p. 253.

263.Epistol., vol. I, p. 253.

264.De la littérature considérée dans ses rapports avec les institutions sociales, parte prima, cap. V.

264.De la littérature considérée dans ses rapports avec les institutions sociales, parte prima, cap. V.

265.VediLa vita solitaria.

265.VediLa vita solitaria.

266.Dialogo di Timandro e di Eleandro, Prose, p. 361.

266.Dialogo di Timandro e di Eleandro, Prose, p. 361.

267.Il primo amore.

267.Il primo amore.

268.A Silvia.IlDe Musset, nellaConfession d'un enfant du siècle, cap. IV: «Je passais la journée chez ma maîtresse; mon grand plaisir était de l'emmener à la campagne durant les beaux jours de l'été, et de me coucher près d'elle dans les bois, sur l'herbe ou sur la mousse, le spectacle de la nature dans sa splendeur ayant toujours été pour moi le plus puissant des aphrodisiaques». Per contro la natura guarì dall'amore il Ruskin: e in qual modo? empiendolo tutto di sè e di sè sola; suggerendogli, non solo una dottrina dell'arte, ma una morale, una sociologia, una religione e persino, starei per dire, una metafisica.

268.A Silvia.IlDe Musset, nellaConfession d'un enfant du siècle, cap. IV: «Je passais la journée chez ma maîtresse; mon grand plaisir était de l'emmener à la campagne durant les beaux jours de l'été, et de me coucher près d'elle dans les bois, sur l'herbe ou sur la mousse, le spectacle de la nature dans sa splendeur ayant toujours été pour moi le plus puissant des aphrodisiaques». Per contro la natura guarì dall'amore il Ruskin: e in qual modo? empiendolo tutto di sè e di sè sola; suggerendogli, non solo una dottrina dell'arte, ma una morale, una sociologia, una religione e persino, starei per dire, una metafisica.

269.L'infinito.

269.L'infinito.

270.La vita solitaria.

270.La vita solitaria.

271.Nella poesia intitolataLa vache.

271.Nella poesia intitolataLa vache.

272.Vedi intorno alle origini e alla diffusione di quel gustoFriedlaender,Ueber die Entstehung und Entwicklung des Gefühls für das Romantische in der Natur, Lipsia, 1873;Biese,Die Entwickelung des Naturgefühls im Mittelalter und in der Neuzeit, Lipsia, 1888, cap. XI,Das Erwachen des Gefühls für das Romantische, pp. 322-57.

272.Vedi intorno alle origini e alla diffusione di quel gustoFriedlaender,Ueber die Entstehung und Entwicklung des Gefühls für das Romantische in der Natur, Lipsia, 1873;Biese,Die Entwickelung des Naturgefühls im Mittelalter und in der Neuzeit, Lipsia, 1888, cap. XI,Das Erwachen des Gefühls für das Romantische, pp. 322-57.

273.«Strong, pure nature-feeling leads to accurate and minute observation».Veitch,The Feeling for Nature in Scottish Poetry, Edimburgo e Londra, 1887, vol. I, p. 17.

273.«Strong, pure nature-feeling leads to accurate and minute observation».Veitch,The Feeling for Nature in Scottish Poetry, Edimburgo e Londra, 1887, vol. I, p. 17.

274.IlPatrizi,Op. cit., p. 137, dice che «nel Leopardi il sentimento della natura era avvinto ad idee e non ad imagini». Direi: poco ad immagini, molto a idee e moltissimo ad affetti.

274.IlPatrizi,Op. cit., p. 137, dice che «nel Leopardi il sentimento della natura era avvinto ad idee e non ad imagini». Direi: poco ad immagini, molto a idee e moltissimo ad affetti.

275.Circa alla parte importantissima che spetta all'associazione nelle impressioni che gli spettacoli naturali producono in noi, vediFechner,Op. cit., parte 1ª, pp. 123 segg.

275.Circa alla parte importantissima che spetta all'associazione nelle impressioni che gli spettacoli naturali producono in noi, vediFechner,Op. cit., parte 1ª, pp. 123 segg.

276.Maurizio De Guérin(Op. cit., p. 34): «Si l'on pouvait s'identifier au printemps..... se sentir à la fois fleur, verdure, oiseau, chant, fraîcheur, élasticité, volupté, sérénité!» L'Amiel, (Op. cit., vol. II, p. 18): «Dans ces états de sympathie universelle, j'ai même été animal et plante, tel animal donné, tel arbre présent».

276.Maurizio De Guérin(Op. cit., p. 34): «Si l'on pouvait s'identifier au printemps..... se sentir à la fois fleur, verdure, oiseau, chant, fraîcheur, élasticité, volupté, sérénité!» L'Amiel, (Op. cit., vol. II, p. 18): «Dans ces états de sympathie universelle, j'ai même été animal et plante, tel animal donné, tel arbre présent».

277.La vita solitaria.

277.La vita solitaria.

278.La quiete dopo la tempesta.

278.La quiete dopo la tempesta.

279.La sera del dì di festa.

279.La sera del dì di festa.

280.Forma parte di quello che il poeta intitolòSupplemento generale a tutte le mie carte; Appendice all'Epistolario e agli Scritti giovanili, a cura di Prospero Viani, Firenze, 1878, p. 238.

280.Forma parte di quello che il poeta intitolòSupplemento generale a tutte le mie carte; Appendice all'Epistolario e agli Scritti giovanili, a cura di Prospero Viani, Firenze, 1878, p. 238.

281.La sera del dì di festa.

281.La sera del dì di festa.

282.Tra le poesie delLongfellown'è una intitolataDaylight and moonlight. Il poeta dice d'aver letto, durante il giorno, un mistico canto, e di non averne quasi riportata impressione; d'averlo riletto in tempo che la luna,simile a uno spirito glorificato, empieva la notte e l'innondava delle rivelazioni della sua luce, e d'esserselo allora sentito risonar nella mente come una musica.Night interpreted to meAll its grace and mystery.IlLamartine(Poésie ou paysage dans le golfe de Gênes, nelleHarmonies poétiques et religieuses):Ah! si j'en crois mon cœur et ta sainte influence,Astre ami du repos, des songes, du silence,Tu ne te lèves pas seulement pour nos yeux;Mais, du monde moral flambeau mystérieux,A l'heure où le sommeil tient la terre oppressée,Dieu fit de tes rayons le jour de la pensée.L'Amiel(Op. cit., vol. II, pp. 165-6): «Rêvé longtemps au clair de lune qui noie ma chambre de ses rayons pleins de mystère confus. L'état d'âme où nous plonge cette lumière fantastique est tellement crépusculaire lui-même que l'analyse y tâtonne et balbutie. C'est l'indéfini, l'insaisissable, à peu près comme le bruit des flots formé de mille sons mélangés et fondus. C'est le retentissement de tous les désirs insatisfaits de l'âme, de toutes les peines sourdes du cœur, s'unissant dans une sonorité vague qui expire en vaporeux murmure. Toutes ces plaintes imperceptibles qui n'arrivent pas à la conscience donnent en s'additionnant un résultat, elles traduisent un sentiment de vide et d'aspiration, elles résonnent mélancolie. Dans la jeunesse, ces vibrations éoliennes résonnent espérance: preuve que ces mille accents indiscernables composent bien la note fondamentale de notre être et donnent le timbre de notre situation d'ensemble».

282.Tra le poesie delLongfellown'è una intitolataDaylight and moonlight. Il poeta dice d'aver letto, durante il giorno, un mistico canto, e di non averne quasi riportata impressione; d'averlo riletto in tempo che la luna,simile a uno spirito glorificato, empieva la notte e l'innondava delle rivelazioni della sua luce, e d'esserselo allora sentito risonar nella mente come una musica.

Night interpreted to meAll its grace and mystery.

Night interpreted to meAll its grace and mystery.

Night interpreted to me

All its grace and mystery.

IlLamartine(Poésie ou paysage dans le golfe de Gênes, nelleHarmonies poétiques et religieuses):

Ah! si j'en crois mon cœur et ta sainte influence,Astre ami du repos, des songes, du silence,Tu ne te lèves pas seulement pour nos yeux;Mais, du monde moral flambeau mystérieux,A l'heure où le sommeil tient la terre oppressée,Dieu fit de tes rayons le jour de la pensée.

Ah! si j'en crois mon cœur et ta sainte influence,Astre ami du repos, des songes, du silence,Tu ne te lèves pas seulement pour nos yeux;Mais, du monde moral flambeau mystérieux,A l'heure où le sommeil tient la terre oppressée,Dieu fit de tes rayons le jour de la pensée.

Ah! si j'en crois mon cœur et ta sainte influence,

Astre ami du repos, des songes, du silence,

Tu ne te lèves pas seulement pour nos yeux;

Mais, du monde moral flambeau mystérieux,

A l'heure où le sommeil tient la terre oppressée,

Dieu fit de tes rayons le jour de la pensée.

L'Amiel(Op. cit., vol. II, pp. 165-6): «Rêvé longtemps au clair de lune qui noie ma chambre de ses rayons pleins de mystère confus. L'état d'âme où nous plonge cette lumière fantastique est tellement crépusculaire lui-même que l'analyse y tâtonne et balbutie. C'est l'indéfini, l'insaisissable, à peu près comme le bruit des flots formé de mille sons mélangés et fondus. C'est le retentissement de tous les désirs insatisfaits de l'âme, de toutes les peines sourdes du cœur, s'unissant dans une sonorité vague qui expire en vaporeux murmure. Toutes ces plaintes imperceptibles qui n'arrivent pas à la conscience donnent en s'additionnant un résultat, elles traduisent un sentiment de vide et d'aspiration, elles résonnent mélancolie. Dans la jeunesse, ces vibrations éoliennes résonnent espérance: preuve que ces mille accents indiscernables composent bien la note fondamentale de notre être et donnent le timbre de notre situation d'ensemble».

283.LoShelley, nella poesia intitolataA calm Winter Night:Heaven's ebon vault,Studded with stars unutterably bright,Through which the moon's unclouded grandeur rolls.

283.LoShelley, nella poesia intitolataA calm Winter Night:

Heaven's ebon vault,Studded with stars unutterably bright,Through which the moon's unclouded grandeur rolls.

Heaven's ebon vault,Studded with stars unutterably bright,Through which the moon's unclouded grandeur rolls.

Heaven's ebon vault,

Studded with stars unutterably bright,

Through which the moon's unclouded grandeur rolls.

284.Alla luna.

284.Alla luna.

285.La vita solitaria.

285.La vita solitaria.

286.Il lume della luna ossia l'origine dell'ellera.

286.Il lume della luna ossia l'origine dell'ellera.

287.Alla luna.

287.Alla luna.

288.An den Mond:Füllest wieder Busch und ThalStill mit Nebelglanz,Lösest endlich auch einmalMeine Seele ganz.Breitest über mein GefildLindernd deinen Blick,Wie des Freundes Auge mildUeber mein Geschick.

288.An den Mond:

Füllest wieder Busch und ThalStill mit Nebelglanz,Lösest endlich auch einmalMeine Seele ganz.Breitest über mein GefildLindernd deinen Blick,Wie des Freundes Auge mildUeber mein Geschick.

Füllest wieder Busch und ThalStill mit Nebelglanz,Lösest endlich auch einmalMeine Seele ganz.Breitest über mein GefildLindernd deinen Blick,Wie des Freundes Auge mildUeber mein Geschick.

Füllest wieder Busch und Thal

Still mit Nebelglanz,

Lösest endlich auch einmal

Meine Seele ganz.

Breitest über mein Gefild

Lindernd deinen Blick,

Wie des Freundes Auge mild

Ueber mein Geschick.

289.Bruto Minore.

289.Bruto Minore.

290.Ultimo canto di Saffo.

290.Ultimo canto di Saffo.

291.Canto notturno di un pastore errante dell'Asia.

291.Canto notturno di un pastore errante dell'Asia.

292.Al conte Carlo Pepoli.

292.Al conte Carlo Pepoli.

293.Ultimo canto di Saffo.

293.Ultimo canto di Saffo.

294.Se ne ha la prova nel terzo libro dell'opera sua principale. «Wie ästhetisch ist doch die Natur», esclama egli in un luogo (Vol. II,Ergänzungen, cap. 33, p. 462).

294.Se ne ha la prova nel terzo libro dell'opera sua principale. «Wie ästhetisch ist doch die Natur», esclama egli in un luogo (Vol. II,Ergänzungen, cap. 33, p. 462).

295.Op. cit., vol. I, § 38, pp. 232-3.

295.Op. cit., vol. I, § 38, pp. 232-3.

296.Non fra sciagure e colpe,Ma libera ne' boschi e pura etadeNatura a noi prescrisse,Reina un tempo e Diva.(Bruto Minore).Oh contra il nostroScellerato ardimento inermi regniDella saggia natura! I lidi e gli antriE le quiete selve apre l'invittoNostro furor: le violate gentiAl peregrino affanno, agl'ignoratiDesiri educa; e la fugace ignudaFelicità per l'imo sole incalza.(Inno ai patriarchi).

296.

Non fra sciagure e colpe,Ma libera ne' boschi e pura etadeNatura a noi prescrisse,Reina un tempo e Diva.(Bruto Minore).

Non fra sciagure e colpe,Ma libera ne' boschi e pura etadeNatura a noi prescrisse,Reina un tempo e Diva.(Bruto Minore).

Non fra sciagure e colpe,

Ma libera ne' boschi e pura etade

Natura a noi prescrisse,

Reina un tempo e Diva.

(Bruto Minore).

Oh contra il nostroScellerato ardimento inermi regniDella saggia natura! I lidi e gli antriE le quiete selve apre l'invittoNostro furor: le violate gentiAl peregrino affanno, agl'ignoratiDesiri educa; e la fugace ignudaFelicità per l'imo sole incalza.(Inno ai patriarchi).

Oh contra il nostroScellerato ardimento inermi regniDella saggia natura! I lidi e gli antriE le quiete selve apre l'invittoNostro furor: le violate gentiAl peregrino affanno, agl'ignoratiDesiri educa; e la fugace ignudaFelicità per l'imo sole incalza.(Inno ai patriarchi).

Oh contra il nostro

Scellerato ardimento inermi regni

Della saggia natura! I lidi e gli antri

E le quiete selve apre l'invitto

Nostro furor: le violate genti

Al peregrino affanno, agl'ignorati

Desiri educa; e la fugace ignuda

Felicità per l'imo sole incalza.

(Inno ai patriarchi).

297.Bruto Minore.

297.Bruto Minore.

298.Sopra un basso rilievo antico sepolcrale, ecc.

298.Sopra un basso rilievo antico sepolcrale, ecc.

299.Il risorgimento.

299.Il risorgimento.

300.La ginestra.Vedasi, tra le prose, ilDialogo di un folletto e di uno gnomo, e ilDialogo della natura e di un Islandese.

300.La ginestra.Vedasi, tra le prose, ilDialogo di un folletto e di uno gnomo, e ilDialogo della natura e di un Islandese.

301.A Silvia.

301.A Silvia.

302.Sopra un basso rilievo, ecc.

302.Sopra un basso rilievo, ecc.

303.La vita solitaria.

303.La vita solitaria.

304.La sera del dì di festa.

304.La sera del dì di festa.

305.Il sogno.

305.Il sogno.

306.A sè stesso.

306.A sè stesso.

307.Palinodia al marchese Gino Capponi.

307.Palinodia al marchese Gino Capponi.

308.La ginestra.

308.La ginestra.

309.La quiete dopo la tempesta.

309.La quiete dopo la tempesta.

310.La ginestra.

310.La ginestra.

311.Palinodiaecc.

311.Palinodiaecc.

312.Aspasia.

312.Aspasia.

313.Le ricordanze.

313.Le ricordanze.

314.A sè stesso.

314.A sè stesso.

315.Alla primavera o delle favole antiche.

315.Alla primavera o delle favole antiche.

316.Ibid.

316.Ibid.

317.Le pèlerinage d'Harold.

317.Le pèlerinage d'Harold.

318.Il risorgimento.

318.Il risorgimento.

319.Sopra un basso rilievoecc.

319.Sopra un basso rilievoecc.

320.Il Leopardi nellaGinestra:Non ha natura al semeDell'uom più stima o curaCh'alla formica.

320.Il Leopardi nellaGinestra:

Non ha natura al semeDell'uom più stima o curaCh'alla formica.

Non ha natura al semeDell'uom più stima o curaCh'alla formica.

Non ha natura al seme

Dell'uom più stima o cura

Ch'alla formica.

321.La maison du berger.In un luogo del suo giornale il poeta chiama stupida la natura. L'Amiel, dopo aver prodigato alla natura i più teneri nomi, finisce a scrivere (Op. cit., vol. II, p. 78): «Certes la Nature est inique, sans probité et sans foi».

321.La maison du berger.In un luogo del suo giornale il poeta chiama stupida la natura. L'Amiel, dopo aver prodigato alla natura i più teneri nomi, finisce a scrivere (Op. cit., vol. II, p. 78): «Certes la Nature est inique, sans probité et sans foi».

322.«Dans ces bouleversements qui désolent la nature, il y a un baume pour les plaies du cœur».Nodier,Le peintre de Saltzbourg, Romans, Parigi, 1884, pag. 26.

322.«Dans ces bouleversements qui désolent la nature, il y a un baume pour les plaies du cœur».Nodier,Le peintre de Saltzbourg, Romans, Parigi, 1884, pag. 26.

323.Obermann, ediz. cit., pp. 510-4.

323.Obermann, ediz. cit., pp. 510-4.

324.Nella poesiaAn die Natur:Da der Jugend goldne Träume starben,Starb für mich die freundliche Natur.

324.Nella poesiaAn die Natur:

Da der Jugend goldne Träume starben,Starb für mich die freundliche Natur.

Da der Jugend goldne Träume starben,Starb für mich die freundliche Natur.

Da der Jugend goldne Träume starben,

Starb für mich die freundliche Natur.

325.E quando pur questa invocata morteSarammi allato, e sarà giunto il fineDella sventura mia; quando la terraMi fia straniera valle, e dal mio sguardoFuggirà l'avvenir; di voi per certoRisovverrammi; e quell'imago ancoraSospirar mi farà, farammi acerboL'esser vissuto indarno, e la dolcezzaDel dì fatal tempererà d'affanno.

325.

E quando pur questa invocata morteSarammi allato, e sarà giunto il fineDella sventura mia; quando la terraMi fia straniera valle, e dal mio sguardoFuggirà l'avvenir; di voi per certoRisovverrammi; e quell'imago ancoraSospirar mi farà, farammi acerboL'esser vissuto indarno, e la dolcezzaDel dì fatal tempererà d'affanno.

E quando pur questa invocata morteSarammi allato, e sarà giunto il fineDella sventura mia; quando la terraMi fia straniera valle, e dal mio sguardoFuggirà l'avvenir; di voi per certoRisovverrammi; e quell'imago ancoraSospirar mi farà, farammi acerboL'esser vissuto indarno, e la dolcezzaDel dì fatal tempererà d'affanno.

E quando pur questa invocata morte

Sarammi allato, e sarà giunto il fine

Della sventura mia; quando la terra

Mi fia straniera valle, e dal mio sguardo

Fuggirà l'avvenir; di voi per certo

Risovverrammi; e quell'imago ancora

Sospirar mi farà, farammi acerbo

L'esser vissuto indarno, e la dolcezza

Del dì fatal tempererà d'affanno.

326.Prose, pp. 246-8.

326.Prose, pp. 246-8.

327.Amore e morte.

327.Amore e morte.

328.Cantico del gallo silvestre; Prose, p. 336.

328.Cantico del gallo silvestre; Prose, p. 336.

329.Il buddistico Mâra è, a un tempo stesso, il principe dei piaceri del mondo e il principe della morte, colui che seduce ed uccide.

329.Il buddistico Mâra è, a un tempo stesso, il principe dei piaceri del mondo e il principe della morte, colui che seduce ed uccide.

330.Paradise Lost, l. X, vv. 249-51.

330.Paradise Lost, l. X, vv. 249-51.

331.Alcun che di simile si ha pure in un racconto ebraico. Qui viene opportuno il ricordo della famosa incisione di Alberto Dürer, dove si vede effigiato un cavaliere che, senza dar segno alcuno di terrore, si trova preso fra il diavolo da una parte e la morte da un'altra.

331.Alcun che di simile si ha pure in un racconto ebraico. Qui viene opportuno il ricordo della famosa incisione di Alberto Dürer, dove si vede effigiato un cavaliere che, senza dar segno alcuno di terrore, si trova preso fra il diavolo da una parte e la morte da un'altra.

332.VediAugusto Cesari,La morte nella Vita Nuova, Bologna, 1892, pagine 11-12.

332.VediAugusto Cesari,La morte nella Vita Nuova, Bologna, 1892, pagine 11-12.

333.Il Canzoniere annotato e illustrato daPietro Fraticelli, Firenze, 1861, pp. 115 e segg.

333.Il Canzoniere annotato e illustrato daPietro Fraticelli, Firenze, 1861, pp. 115 e segg.

334.Trionfo della fama, cap. I, secondo la volgata.

334.Trionfo della fama, cap. I, secondo la volgata.

335.Vita nuova, cap. XXIII. Cf. l'opuscolo del Cesari testè citato.

335.Vita nuova, cap. XXIII. Cf. l'opuscolo del Cesari testè citato.

336.Sonetti:Non può far Morte il dolce viso amaro, eSpirto felice che sì dolcemente; Trionfo della Morte, c. I.

336.Sonetti:Non può far Morte il dolce viso amaro, eSpirto felice che sì dolcemente; Trionfo della Morte, c. I.

337.Kinder-und Hausmärchen, N. 44.

337.Kinder-und Hausmärchen, N. 44.

338.Per il prolungamento di questa poetica tradizione nel secolo XVI vediCesareo,Nuove ricerche su la vita e le opere di Giacomo Leopardi, Torino, 1893, pp. 64-8.

338.Per il prolungamento di questa poetica tradizione nel secolo XVI vediCesareo,Nuove ricerche su la vita e le opere di Giacomo Leopardi, Torino, 1893, pp. 64-8.

339.Ma non ai tempi d'Omero. Achille nell'Hades confessava ad Ulisse che avrebbe piuttosto voluto essere un bifolco sopra la terra che il re delle ombre sotterra.

339.Ma non ai tempi d'Omero. Achille nell'Hades confessava ad Ulisse che avrebbe piuttosto voluto essere un bifolco sopra la terra che il re delle ombre sotterra.

340.VediI. Della Giovanna,L'uomo in punto di morte e un dialogo di Giacomo Leopardi, Città di Castello, 1892.

340.VediI. Della Giovanna,L'uomo in punto di morte e un dialogo di Giacomo Leopardi, Città di Castello, 1892.

341.Amore e morte.Circa il sentimento di beatitudine che l'uomo può provare in sul punto della morte vedi:Egger,Le moi des mourants;Sollier, Moulin, Keller,Observations sur l'état mental des mourants; Revue philosophique, anno 1896, vol. 1.

341.Amore e morte.Circa il sentimento di beatitudine che l'uomo può provare in sul punto della morte vedi:Egger,Le moi des mourants;Sollier, Moulin, Keller,Observations sur l'état mental des mourants; Revue philosophique, anno 1896, vol. 1.

342.Sonetti:Alma felice, che sovente torni; Discolorato hai, Morte, il più bel volto; Nè mai madre pietosa al caro figlio; Se quell'aura soave de' sospiri; Levommi il mio pensier in parte ov'era; Vidi fra mille donne una già tale; Tornami a mente, anzi v'è dentro, quella; Dolce mio caro e prezioso pegno; Deh qual pietà, qual angel fu sì presto; Del cibo onde 'l Signor mio sempre abbonda; Ripensando a quel ch'oggi il cielo onora; L'aura mia sacra al mio stanco riposo. Canzone:Quando il soave mio caro conforto.

342.Sonetti:Alma felice, che sovente torni; Discolorato hai, Morte, il più bel volto; Nè mai madre pietosa al caro figlio; Se quell'aura soave de' sospiri; Levommi il mio pensier in parte ov'era; Vidi fra mille donne una già tale; Tornami a mente, anzi v'è dentro, quella; Dolce mio caro e prezioso pegno; Deh qual pietà, qual angel fu sì presto; Del cibo onde 'l Signor mio sempre abbonda; Ripensando a quel ch'oggi il cielo onora; L'aura mia sacra al mio stanco riposo. Canzone:Quando il soave mio caro conforto.

343.Cito dall'edizione curata dal Mestica,Le rime di Francesco Petrarca restituite nell'ordine e nella lezione del testo originario, Firenze, 1896.

343.Cito dall'edizione curata dal Mestica,Le rime di Francesco Petrarca restituite nell'ordine e nella lezione del testo originario, Firenze, 1896.

344.Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. II, (Ergänzungen), cap. 44, pagina 609.

344.Die Welt als Wille und Vorstellung, vol. II, (Ergänzungen), cap. 44, pagina 609.


Back to IndexNext