NOTE:1.Questo breve saggio fu pubblicato la prima volta nellaNuova Antologia, serie III, vol. LVII (1895). Riappare qui accresciuto di alcune brevi note e con qualche leggiero ritocco.2.Per quanto concerne le relazioni delleUltime LetterecolWerther, e con taluna delle troppe imitazioni di questo, rimando il lettore ai noti scritti delloZschech:Ugo Foscolo und sein Roman «die letzten Briefe des Jacopo Ortis»(pubblicato neiPreussische Jahrbücherdel 1879 e 1880, e, tradotto, nellaNuova Rivista internazionale, febbrajo e settembre 1880); UgoFoscolos Ortis und Goethes Werther(nellaZeitschrift für vergleichende Litteraturgeschichte und Renaissance-Litteraturdel 1890);Ugo Foscolos Brief an Goethe, Mailand, den 15 Januar 1802(nelBericht der Realschule am Eilbeckerwege zu Hamburg1894). Per le prime traduzioni italiane delWerther, fatte nel secolo scorso, l'una o l'altra delle quali non potè rimanere ignota al Foscolo, vediAppell,Werther und seine Zeit, 4ª ediz., Oldenburgo, 1896; ov'è da notare per altro che la prima stampa della traduzione del D. M. S. non è del 1796, ma del 1788. Per la storia delle varie redazioni del romanzo foscoliano vedi:Martinetti,Dell'origine delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, Napoli, 1883;Del Cerro,Indagini foscoliane(nellaVita italiana, fasc. 16 gennajo 1897);Chiarini,L'edizione dell'«Jacopo Ortis»del 1798 (nello stesso giornale, fasc. 16 marzo 1897).3.È pur da ricordare a questo proposito che alcuni (a dir vero pochissimi) critici tedeschi non si peritarono di mettere l'Ortissopra ilWerther; tra gli altriO. L. B. Wolf, nella suaAllgemeine Geschichte des Romans.4.Nuovi saggi critici, 2ª ediz., Napoli, 1879, pp. 142, 143, 147.5.Werther non può ammettere che uomo fortemente innamorato pensi ad altro che all'amor suo; ma gli è un fatto che uomini anche perdutamente innamorati possono pensare a molte altre cose collegandole in qualche modo all'amor loro. In quella povera imitazione del romanzo del Goethe che Carlo Nodier compose da giovane,Le peintre de Saltzbourg, il protagonista, Carlo Munster, si lagna di essere proscritto e fuggitivo, d'aver perduto la patria e l'amata. L'Everardo del Lanfrey fu detto dall'autore stesso un Werther della libertà.6.Il Cesarotti scorse il pericolo e giudicò leUltime letterelibro immorale. In un breve, ma acuto scritto, intitolaloWerther, René, Jacopo Ortis,Carlo De Rémusatcercò di mostrare che il romanzo del Foscolo è meno immorale di quello dello Chateaubriand e di quello del Goethe (Critiques et études littéraires, nuova edizione, Parigi, 1857, vol. II, p. 125).7.Nel 1820 l'autore di un articolo pubblicato nellaBiblioteca italianaponeva in un fascio l'Ortis, iSepolcri, laRicciarda. e scriveva: «LeLettere di Jacopo Ortis, iSepolcri, la nuova tragedia presenteranno il tuo nome alla posterità entro una luce funerea».8.Chi crederebbe di dover trovare le lodi della melanconia nel buon La Fontaine?Il n'est rienQui ne me soit souverain bien,Jusqu'aux sombres plaisirs d'un cœur mélancolique.Ma dei piaceri e della dignità della melanconia s'era già fatto beffe da un pezzo il Montaigne.9.IlCantùdisse il Foscolo «capofila della moderna melanconografia» (Ugo Foscolo, inArch. storico lombardo, anno III (1876), fasc. 1º, p. 17), ma andò troppo di là dal vero. Scrisse ilPecchio(Vita di Ugo Foscolo, 3ª edizione, Lugano, 1841, pp. 259-60): «Invece di procurare di vincere questo umor melanconico, sembrava ch'ei lo nutrisse, e se ne facesse bello.....». Il Foscolo stesso sentenziò: «La malinconia, dopo la noia, è la più vile infermità dei mortali, perchè è infermità inoperosa, ingrata alla natura, freddissima ne' desideri, fantastica in tutto fuorchè ad illudersi delle promesse della speranza».10.Giovita Scalviniscrisse a questo proposito (Scritti ordinati per cura diN. Tommaseo, Firenze, 1860, p. 34): «Tutti i suoi gravi movimenti, il suo sogguardare, il suo silenzio, vengono dalla sua testa, calcolatrice degli effetti di tutte queste ciarlatanerie». Scrisse ancora (p. 35): «Foscolo mi sembra abitato da uno di que' Dei che i Germani sentono passare nelle foreste: Foscolo per me è un mistero». E questo appunto il Foscolo voleva; nel quale fu non poca di quellaegolatriache contraddistinse infiniti romantici.11.Chi volesse, potrebbe osservare molte conformità d'indole e di carattere tra il Foscolo ed il Rousseau, senza scapito di quelle che si potrebbero pur notare, sebbene non sieno tanto appariscenti, tra il Foscolo e lo Sterne. Sia ricordato di passata che ilViaggio sentimentalefu scrittura assai cara ai romantici.12.Questo saggio fu pubblicato la prima volta nellaNuova Antologia, Serie III, vol. LX (1895). Salvo qualche piccola aggiunta e qualche emendazione, esso rimane immutato.Con questo medesimo titolo:Le romantisme de Manzoni, il signor Vittorio Waille fece stampare in Algeri, nel 1890, un libro, che dato in deposito al librajo Hachette di Parigi, e restituito da questo, dopo non molto, all'autore, fu certo veduto da pochi, e non è più in commercio. Nelle 195 pagine di cui si compone il volume sono molte buone osservazioni, e delle cose nostre ci si discorre con una conoscenza ed una imparzialità che non sono molto frequenti nei libri francesi. Tuttavia mi pare che l'autore esageri quando parla degl'influssi esercitati dal pensiero francese e dall'arte francese sul pensiero e sull'arte del Manzoni, e quando fa di questo, a dirittura, un discepolo del Fauriel e dello Chateaubriand (pp. 24-5, 36, 122-3, 190); e che cada in tale esagerazione, e in alcun altro errore, per non conoscere abbastanza le origini del romanticismo nostro, del quale per altro ritrae molto bene l'indole e gli intendimenti. Che io, salvo la inevitabile conformità di alcuni giudizii, ho trattato in modo affatto diverso il tema già trattato da lui, potrà essere facilmente avvertito da chiunque voglia torsi la briga di confrontare l'uno con l'altro i due scritti. Si può anche vedere neiPreussische Jahrbücherdel 1874 uno studio diW. Lang,Alessandro Manzoni und die italienische Romantik.13.Perciò assai malamente scrisse ilPrina(Alessandro Manzoni, Milano, 1874, p. 3) che il Manzoni «capitanò il gran movimento romantico».14.L'Hugo che definì il romanticismo il liberalismo nell'arte, giunse poi a dire che romanticismo e socialismo sono una sola e medesima cosa.15.Leggo in un opuscolo tedesco (Die romantische Schule in Deutschland und in Frankreich, vonStephan Born, Heidelberg, 1879, pag. 5): Il romanticismo francese «è scaturito direttamente dalla opposizione alla rivoluzione». Errore. VediLarroumet,Les origines françaises du romantisme, inÉtudes de littérature et d'art, Parigi, 1893. Tutto il più si può dire che, durante il suo periodo violento, la rivoluzione francese interruppe, o turbò lo svolgimento normale del romanticismo. Il culto della Dea Ragione contraddice al culto del Dio Sentimento. Per le origini remote del romanticismo italiano, vediFinzi,Lezioni di storia della letteratura italiana, vol. IV, parte I:Il romanticismo e Alessandro Manzoni, Torino, 1891;Mazzoni,Le origini del romanticismo, inNuova Antologia, serie III, vol. XLVII, fascicolo del 1º ottobre 1893;Bertana,Un precursore del romanticismo, nelGiornale storico della letteratura italiana, volume XXVI (1895), pp. 114 segg. Per le origini del romanticismo inglese vediW. Lion Phelps,The Beginnings of the English romantic Movement, Boston, 1893. Parmi strana l'affermazione delMenéndez y Pelayo(Historia de las ideas estéticas en España, t. V. Madrid, 1891, p. 233) che non fosse in Inghilterra romanticismo vero e proprio.16.Epistolario diAlessandro Manzoni,raccolto ed annotato daGiovanni Sforza, Milano, 1882, vol. I, pag. 200. Vedi anche la lettera del 17 ottobre 1820 allo stesso Fauriel.17.Cap. XXXII, verso la fine. Più anni dopo, alludendo a tali parole, scriveva al Cantù: «Quella frase non avrei dovuto metterla per rispetto alla teoria del senso comune del Lamennais. Ma giacchè la c'è, la ci stia». E si capisce che non gli dispiaceva punto d'avercela messa.18.Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica, preambolo e capitolo IV.19.Vedi in proposito le giuste osservazioni delTenca,Prose e poesie scelte, Milano, 1888, vol. I, pp. 331, 335, 350.20.Lettera intorno al Vocabolario, inOpere varie, Milano, 1870, pp. 829, 830. DelleOpere varieciterò sempre in seguito questa stessa edizione.21.Lettera al Laderchi, 23 giugno 1843.Epistolario, vol. II, p. 105.22.Dialogue entre un homme du monde et un poëte. Opere inedite o rare, pubblicate da R. Bonghi, Milano, 1883 segg., vol. II, p. 431.23.Opere inedite o rare, vol. II, p. XI. La morte del Bonghi come fu grave danno per gli studii in genere, così fu grave danno per gli studii manzoniani in ispecie. Colui che curò la stampa delleOpere inedite o raresenza poterne vedere il compimento, aveva da lunghi anni promesso sul Manzoni un libro che per certo sarebbe riuscito capitale, e di cui sarebbe pur prezioso ogni abbozzo o frammento ch'egli avesse potuto lasciarne.24.Cel dice egli stesso nelDialogo della invenzione. Opere varie, p. 539.25.Studio critico che accompagna iPromessi Sposinella edizione del Barbèra (Collezione Diamante), Firenze, 1888, vol. II, pp. 678, 679.26.I Promessi Sposi, cap. VIII, p. 156, ediz. di Milano, 1875.27.Veggasi intorno a ciò il bello scritto delD'Ovidio,Potenza fantastica del Manzoni e sua originalità, inDiscussioni manzoniane, Città di Castello, 1886, pp. 37 e segg.28.Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica, preambolo.29.Ibid., cap. II.Opere varie, p. 173.30.De l'Allemagne, parte II, cap. XI.31.Cap. XXXIII. p. 607, ediz. cit.32.Vedi più particolarmente le delicate ed acute osservazioni delDe Sanctisnel saggio intitolato:La materia dei «Promessi Sposi». La questione del romanzo storico fu discussa in passato anche dallo Zajotti, dal Bianchetti e da altri. Ultimamente la riprese in esame ilCestaroin uno scritto intitolatoLa storia nei «Promessi Sposi», pubblicato prima nellaNuova Antologia, fasc. del 1º maggio 1892, poi nel volumeStudi storici e letterari, Torino-Roma, 1894. Gli argomenti da lui addotti contro le conclusioni del Manzoni sono assai vigorosi.33.Opere varie, pp. 426, 428, 431.34.Epistolario, vol. I, p. 202.35.I Promessi Sposi, cap. XII, p. 231; cap. XXXI, p. 564.36.Epistolario, vol. I, p. 283.37.Epistolario, vol. I, p. 291.38.Bozzetti critici e discorsi letterari, Livorno, 1876, pp. 310-11.39.Classicismo e romanticismo, neiGiambi ed epodi e rime nuove. Opere, vol. IX, Bologna, 1894, p. 298.40.Opere inedite o rare, vol. III, p. 168.41.Opere varie, p. 409.42.Epistolario, vol. I, p. 307.43.Lettre sur l'unité de temps, ecc. Opere varie, p. 425.44.Ibid.45.Parmi curioso e non inutile recar qui a riscontro alcune opinioni delloZola, le quali certamente avrebbero ottenuto il plauso del Manzoni: «Le plus bel éloge que l'on pouvait faire autrefois d'un romancier était de dire: Il a de l'imagination. Aujourd'hui cet éloge serait presque regardé comme une critique. C'est que toutes les conditions du roman ont changé. L'imagination n'est plus la qualité maîtresse du romancier» (Du roman. Le sens du réel). Flaubert «est sobre, qualité rare; il donne le trait saillant, la grande ligne, la particularité qui peint, et cela suffit pour que le tableau soit inoubliable» (Du roman. De la description). «Et je finirai par une déclaration: dans un roman, dans une étude humaine, je blâme absolument toute description qui n'est pas, selon la définition donnée plus haut, un état du milieu qui détermine et complète l'homme. J'ai assez péché pour avoir le droit de reconnaître la vérité» (Ibid.).46.Epistolario, vol. I, p. 242.47.Sovra il teatro tragico italiano, Venezia, 1826, p. 91. È tuttavia da notare che sin dai primi anni del secoloXVIIIin Inghilterra, gli scrittori che dicono della scuola augustea usarono dar nome di romantica ad ogni narrazione o poesia che paresse loro o troppo stravagante, o troppo sentimentale (Lyon Phelps,Op. cit., pp. 18-9). L'Addison, ne' suoi ricordi di viaggio, chiamava romantica una scena di paese che aveva del selvaggio e dello strano (Friedlaender,Ueber die Entstehung und Entwicklung des Gefühls für das Romantische in der Natur, Lipsia, 1873, p. 43).48.Forse il primo esempio di tali orrori lo diede ilCastle of Otranto, romanzo del celebreOrazio Walpole, pubblicato nel 1764. Ebbe grandissima voga, e fu tradotto in italiano, dalla qual lingua l'autore fingeva d'averlo tradotto egli stesso. I primi racconti fantastici di Teodoro Hoffmann sono posteriori ad esso di mezzo secolo, come son posteriori di una ventina d'anni ai più celebri romanzi di Anna Radcliffe.49.Delle vicende del buon gusto in Italia, orazione recitata nella grande aula dell'Università di Pavia il giorno 3 maggio 1805.50.Cenni critici sulla poesia romantica, Milano, 1817, pp. 45-47.51.Sermone sulla mitologia.52.Epistolario, vol. I, p. 312.53.Ma vedi forza dell'esempio e dell'andazzo! LoStampa, figliastro del Manzoni, afferma che l'autore deiPromessi Sposifu tentato una volta di scrivere un romanzo fantastico, del quale, per altro, non sa dir nulla (Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici, Milano, 1885-9, vol. II, p. 183).54.Opere varie, p. 410.55.Histoire du romantisme, nuova edizione, s. a., Parigi, Charpentier, p. 64.56.Versi in morte di Carlo Imbonati, vv. 147 e segg.57.Versi 36-44.58.Urania, vv. 9-14.59.Opere inedite o rare, vol. I, p. 95.60.Epistolario, vol. I, p. 201.61.Ibid., pp. 206, 207.62.Opere inedite o rare, vol. III, p. 197.63.Aristotele non dice propriamente così; ma tale credo fosse, in sostanza, il suo concetto. Anche lo Schopenhauer giudica la poesia più vera della storia.64.Opere varie, p. 835.65.Epistolario, vol. I, p. 448.66.Discorso intorno al romanzo storico. Opere varie, p. 481.67.Epistolario, vol. I, p. 393.68.Epistolario, vol. I, pp. 448, 449.69.Epistolario, vol. II, p. 144.70.Cap. XIV. p. 273.71.Cap. XXVIII, p. 520.72.Opere inedite o rare, vol. II, p. 480.73.Lettera a Cesare D'Azeglio.Epistolario, vol. I, pp. 280 segg.74.Prefazione alConte di Carmagnola. Opere varie, p. 278.75.Lettre sur l'unité de temps, ecc. Opere varie, p. 405.76.Discorso intorno al romanzo storico. Opere varie, p. 494.77.Lettera al D'Azeglio,Epistolario, vol. I, p. 294.78.Anche loScott, nell'Essay on the Drama, combattè le unità, ma quanto più timidamente e quanto meno acutamente del Manzoni!79.Opere varie, pp. 413-14.80.Ond'è che Paride Zajotti poteva, senza contraddizione, lodare profusamente nellaBiblioteca italianail Manzoni e biasimare i romantici.81.Epistolario, vol. I, p. 477.82.Lettera a Giorgio Briano del 7 ottobre 1848.Epistolario, vol. II, p. 177.83.Lettera al Fauriel del 20 aprile 1812.Epistolario, vol. I, p. 124;Lettre sur l'unité de temps, ecc.Opere varie, p. 425.84.Questo saggio fu pubblicato la prima volta nellaNuova Antologia, Serie III, voi. LI (1894). Lo ripubblico qui con poche e brevi giunte.85.Tra gli altri il Tommaseo, il quale fu pur quell'ammiratore del Manzoni che tutti sanno, scorse difetto di gradazione nelpassaggio dell'animodell'Innominatodall'un grado all'altro, e pure scusandosi dell'ardimento grande, non si tenne dal suggerire quello che a parer suo andava fatto (Ispirazione e arte, Firenze, 1858, pp. 12-13).86.Con procedimento egualmente repentino l'uomo può perdere la fede in cui nacque e crebbe e perdurò lungamente. Nel breve spazio di una notte il filosofo francese Jouffroys'avvided'aver perduto ogni credenza. Vedi pel fenomeno in genereRibot,La psychologie des sentiments, Parigi, 1896, pp. 400-3.87.Il presente scritto porse occasione a un articolo intitolatoDue parole sull'Innominato, cheFrancesco D'Ovidiopubblicò nellaIllustrazione Italianadel 27 maggio 1894. In esso il D'Ovidio fa parecchie ottime osservazioni, che per la più parte corroborano le mie; ma su di un punto formalmente mi contraddice, e cioè su questo punto del miracolo. Egli nega che il Manzoni supponesse miracolo alcuno nella conversione dell'Innominato, e reca in prova alcune parole del Manzoni stesso nel romanzo, che pajono escluderlo affatto. Dopo averci pensato su a lungo io credo di poter rimanere nell'antica opinione. Tutto sta intendersi sulla qualità del miracolo. Sono più che persuaso che il Manzoni non poteva pensare a un miracolo quale doveva immaginarselo il sarto, o l'altra buona gente del contado; ma considero da altra banda che un cristiano non può credere che il peccatore si rialzi senza l'ajuto divino; che la dottrina cattolica della predestinazione e della grazia non concede all'uomo abbandonato a sè medesimo altra libertà che la libertà di fare il male; che ogni cristiano schietto riconosce direttamente da Dio ogni suo atto buono; che se è vero il racconto del Carcano, la conversione stessa del Manzoni fu un miracolo; che il Manzoni si diceva richiamato da Dio alla fede, e di quel richiamo rendeva ancor grazie dopo quarant'anni passati (Lettera al Trechi, 29 luglio 1850); che il Manzoni poteva farsi beffe del miracolo grossolano e ridicolo delle noci narrato da Fra Galdino, e negar fede alle apparizioni di Caterina Labourè; ma poteva anche credere a un miracolo che salvasse il Grossi (Cantù,Alessandro Manzoni, reminiscenze, Milano, 1885, vol. I, pp. 330-1). Perciò non posso accordarmi in tutto nemmeno colDe Sanctis, il quale scrisse, (I Promessi Sposi, studio critico): «Si vegga con quanta industria il poeta, un fatto così straordinario che il volgo attribuisce a miracolo della Madonna, riconduce nelle proporzioni di un fenomeno psicologico»; e soggiunse poi che il miracolo èaffatto estraneoallo spirito del Manzoni. Il Manzoni descrisse, sì, accuratamente il fenomeno psicologico; ma non ricusò di certo l'idea che Dio avesse tocco il cuore all'uomo malvagio. Egli fece un po' come quei capitani di guerra, che preparavano con ogni cura la vittoria, ma poi aspettavano da Dio di ottenerla, e, ottenutala, cantavano unTe Deum. Del resto il miracolo è riconosciuto anche dal cardinal Federigo: «Ma Dio sa fare Egli solo le meraviglie, e supplisce alla debolezza, alla lentezza de' suoi poveri servi». «Dio v'ha toccato il cuore, e vuol farvi suo». «Non ve lo sentite in cuore che v'opprime, che v'agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v'attira.....?». Dio, dice il cardinale, vuol fare dell'Innominato un segno della sua potenza e della sua bontà, uno strumento della sua gloria, ecc. Poteva il Manzoni pensare diversamente? E questa intervenzione di Dio non è essa appunto il miracolo?88.Ribot,Op. cit., p. 401: «Tout cela, pour le moraliste, est un changement complet, il y a deux hommes; pour le psychologue c'est un changement d'orientation, il n'y a qu'un homme. Il est facile de voir que sous les deux contraires, existe un fond commun, une unité latente; c'est la même quantité ou la même qualité d'énergie employée à deux fins contraires; mais, sans effort, on peut retrouver la chrysalide dans le papillon».89.Giova qui recare a riscontro il Pensiero XVI di Giacomo Leopardi: «Se al colpevole e all'innocente, dice Ottone imperatore appresso Tacito, è apparecchiata una stessa fine, è più da uomo il perire meritamente. Poco diversi pensieri credo che sieno quelli di alcuni, che avendo animo grande e nato alla virtù, entrati nel mondo, e provata l'ingratitudine, l'ingiustizia, e l'infame accanimento degli uomini contro i loro simili, e più contro i virtuosi, abbracciano la malvagità; non per corruttela nè tirati dall'esempio, come i deboli; nè anche per interesse, nè per desiderio dei vili e frivoli beni umani; nè finalmente per isperanza di salvarsi incontro alla malvagità generale; ma per un'elezione libera, e vendicarsi degli uomini, e rendere loro il cambio, impugnando contro di essi le loro armi. La malvagità delle quali persone è tanto più profonda, quando nasce da esperienza della virtù; e tanto più formidabile, quanto è congiunta, cosa non ordinaria, a grandezza e fortezza d'animo, ed è una sorta d'eroismo». Raccosta a questo i Pensieri LXXV, C, CI, CIX.90.Nell'articolo già citato il D'Ovidio nota, credo giustamente, che Lucia opera nell'animo dell'Innominato anche in virtù della giovinezza, bellezza e gentilezza sua.91.Giovanni Vidari, in un saggio intitolatoSuor Gertrude, l'Innominato e Fra Cristoforo(nellaRassegna nazionale, 1º e 16 dicembre 1895), avvertì che io non notava la somiglianza che per più rispetti è tra l'Innominato e Fra Cristoforo; ma poi concluse dicendo che essison diversi nel processo della conversione. Di questa diversità appunto, e non d'altro, io intesi far cenno.92.In un opuscolo nuziale intitolato L'umorismo nei Promessi Sposi (Firenze, 1895) il Barbi passa in rassegna que' personaggi, nota situazioni e riflessioni umoristiche. Questo breve saggio è, a mia saputa, quanto di meglio siasi scritto sull'argomento; ma ciò che vi si dice di Don Abbondio non mi sembra interamente giusto. Il così detto Commento estetico del Ferranti (Firenze, 1877) è scrittura prolissa e di poco valore.93.L'idea di un Don Abbondio missionario e martire è una delle idee più comiche che mai cadessero in mente umana.94.Coloro che sempre ricantano che il Manzoni aperse scuola di rassegnazione, di pusillanimità e di fiacchezza, non han mai pensato, sembra, alla formidabile ironia di quellaneutralità disarmata, non capiscono tutto il significato di Don Abbondio, e non sanno che cosa scrivesse deiPromessi Sposiil Mazzini.95.Sarebbe curioso indagare quanta parte di quelle debolezze e di quelle virtù possa avere ereditato il Manzoni dal proprio avo materno, del quale fu, nonostante qualche dissentimento, ammiratore caldissimo. Ma se della mente di Cesare Beccaria possiamo formarci un concetto abbastanza adeguato leggendo i non molti suoi scritti, dell'animo non possiamo, tanto sono scarse, incerte, contraddittorie le notizie che ce ne son pervenute. I fratelli Verri, che ne tramandaron le più, prima furono amici svisceratissimi di lui, poi nemici arrabbiati, così che noi non riusciamo a veder chiaro tra le lodi sperticate di prima e i biasimi, sicuramente eccessivi, di poi (Vedi uno scritto diA. Venturi,Cesare Beccaria e le lettere di Pietro e Alessandro Verri, nelPreludio, anno VI, 1882, nn. 3-4). Le lettere stesse del Beccaria, comprese le poche pubblicate in questi ultimi anni, non ci ajutano gran fatto. Ciò nondimeno, quel tanto che riusciamo a mettere insieme e ad intendere ci permette di notare tra avo e nipote alcune conformità che di certo non sono casuali. Si può discutere della maggiore o minore originalità delle idee contenute nell'opuscoloDei delitti e delle pene; ma, se a questo opuscolo si aggiunge il saggio sulle monete, e, meglio ancora, il saggio sullo stile, bisogna riconoscere che il Beccaria ebbe mente di novatore, e, come disse Pietro Verri,testa fatta per tentare strade nuove; una testa dunque come l'ebbe il Manzoni, che di strade nuove ne tentò e ne corse parecchie. Il Beccaria fuprofondo algebrista, ed ebbe fantasia vivacissima e prepotente, e fu poeta (buon poeta, assicura l'amico): intendi dunque che, come poi il Manzoni, egli seppe conciliare il rigore e la saldezza della ragione con la libertà e la fluidità dell'immaginativa e del sentimento. Scopriamo nell'avo una vena satirica che ingrossa poi nel nipote. Tutt'e due sono d'indole timida e casalinga, involta in una onesta pigrizia (vedi un opuscoletto nuziale diPaolo Bellezza,La pigrizia di Alessandro Manzoni, Milano, 1897); fuggono il chiasso; non cercano popolarità, sebbene amino il popolo; curano i proprii comodi; lascian vedereun'aria di bonomia(bugiarda in Cesare, secondo afferma Alessandro Verri; ma gli s'ha da credere?); sono inettissimi alle faccende (inattività in agibilibus, troviam detto di Cesare;inetto rebus agendis, disse di sè stesso il Manzoni); scrivono di malissima voglia lettere e ogni altra cosa. «Filosofo senza strepito», scrisse del Beccaria il Cantù, «appena l'Europa s'accorse ch'era un grand'uomo, egli si tacque»: e il Manzoni? Le apprensioni manifestate dall'avo durante quel suo famoso viaggio a Parigi hanno riscontro in altre consimili del nipote. Entrambi non potevano reggere a star soli, ed entrambi stavano mal volentieri in luoghi dove fosse adunata molta gente. Entrambi ebbero amore alla villa. Rimasti vedovi, entrambi si riammogliarono. L'avo disegnò di fare un confronto fra romanzi e storie, e il nipote compose il discorso sopra il romanzo storico. L'avo si meravigliava che la Colonna Infame fosse lasciata sussistere nel bel mezzo di Milano: il nipote scrisse laStoria della Colonna Infame.96.E il nome di Don Abbondio? Si potrebbe frugare di cima in fondo tutti gli onomastici antichi e moderni senza riuscire a trovarne uno più adatto, più proprio, più raffigurativo.Nomina numina.Il Balzac fu studiosissimo dei nomi dei suoi personaggi, e dicono che il Flaubert andò in gloria il giorno in cui trovò quelli di Bouvard e Pécuchet. Gran brava fregatina di mani dev'essersi data Don Alessandro il giorno in cui gli cadde in mente, o gli capitò sotto, Dio sa come, quello del suo curato. Il Bojardo avrebbe fatto sonare a distesa tutte le campane delle sue terre.97.Pensées, article I, 6.98.Epistolario, raccolto e ordinato daProspero Viani,quinta ristampa ampliata e più compiuta. Firenze, 1892, vol. I, pp. 240, 298, 299, 537; vol. II, p. 276, e in altri luoghi ancora.99.Mantengo, per ragion di comodo, questa distinzione passata nell'uso degli scrittori, sebbene non la creda psicologicamente troppo esatta.100.Antona Traversi,Studi su Giacomo Leopardi con notizie e documenti sconosciuti e inediti, Napoli, 1887, pp. 76, 97-8.101.Epistol., vol. I, p. 454.
1.Questo breve saggio fu pubblicato la prima volta nellaNuova Antologia, serie III, vol. LVII (1895). Riappare qui accresciuto di alcune brevi note e con qualche leggiero ritocco.
1.Questo breve saggio fu pubblicato la prima volta nellaNuova Antologia, serie III, vol. LVII (1895). Riappare qui accresciuto di alcune brevi note e con qualche leggiero ritocco.
2.Per quanto concerne le relazioni delleUltime LetterecolWerther, e con taluna delle troppe imitazioni di questo, rimando il lettore ai noti scritti delloZschech:Ugo Foscolo und sein Roman «die letzten Briefe des Jacopo Ortis»(pubblicato neiPreussische Jahrbücherdel 1879 e 1880, e, tradotto, nellaNuova Rivista internazionale, febbrajo e settembre 1880); UgoFoscolos Ortis und Goethes Werther(nellaZeitschrift für vergleichende Litteraturgeschichte und Renaissance-Litteraturdel 1890);Ugo Foscolos Brief an Goethe, Mailand, den 15 Januar 1802(nelBericht der Realschule am Eilbeckerwege zu Hamburg1894). Per le prime traduzioni italiane delWerther, fatte nel secolo scorso, l'una o l'altra delle quali non potè rimanere ignota al Foscolo, vediAppell,Werther und seine Zeit, 4ª ediz., Oldenburgo, 1896; ov'è da notare per altro che la prima stampa della traduzione del D. M. S. non è del 1796, ma del 1788. Per la storia delle varie redazioni del romanzo foscoliano vedi:Martinetti,Dell'origine delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, Napoli, 1883;Del Cerro,Indagini foscoliane(nellaVita italiana, fasc. 16 gennajo 1897);Chiarini,L'edizione dell'«Jacopo Ortis»del 1798 (nello stesso giornale, fasc. 16 marzo 1897).
2.Per quanto concerne le relazioni delleUltime LetterecolWerther, e con taluna delle troppe imitazioni di questo, rimando il lettore ai noti scritti delloZschech:Ugo Foscolo und sein Roman «die letzten Briefe des Jacopo Ortis»(pubblicato neiPreussische Jahrbücherdel 1879 e 1880, e, tradotto, nellaNuova Rivista internazionale, febbrajo e settembre 1880); UgoFoscolos Ortis und Goethes Werther(nellaZeitschrift für vergleichende Litteraturgeschichte und Renaissance-Litteraturdel 1890);Ugo Foscolos Brief an Goethe, Mailand, den 15 Januar 1802(nelBericht der Realschule am Eilbeckerwege zu Hamburg1894). Per le prime traduzioni italiane delWerther, fatte nel secolo scorso, l'una o l'altra delle quali non potè rimanere ignota al Foscolo, vediAppell,Werther und seine Zeit, 4ª ediz., Oldenburgo, 1896; ov'è da notare per altro che la prima stampa della traduzione del D. M. S. non è del 1796, ma del 1788. Per la storia delle varie redazioni del romanzo foscoliano vedi:Martinetti,Dell'origine delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, Napoli, 1883;Del Cerro,Indagini foscoliane(nellaVita italiana, fasc. 16 gennajo 1897);Chiarini,L'edizione dell'«Jacopo Ortis»del 1798 (nello stesso giornale, fasc. 16 marzo 1897).
3.È pur da ricordare a questo proposito che alcuni (a dir vero pochissimi) critici tedeschi non si peritarono di mettere l'Ortissopra ilWerther; tra gli altriO. L. B. Wolf, nella suaAllgemeine Geschichte des Romans.
3.È pur da ricordare a questo proposito che alcuni (a dir vero pochissimi) critici tedeschi non si peritarono di mettere l'Ortissopra ilWerther; tra gli altriO. L. B. Wolf, nella suaAllgemeine Geschichte des Romans.
4.Nuovi saggi critici, 2ª ediz., Napoli, 1879, pp. 142, 143, 147.
4.Nuovi saggi critici, 2ª ediz., Napoli, 1879, pp. 142, 143, 147.
5.Werther non può ammettere che uomo fortemente innamorato pensi ad altro che all'amor suo; ma gli è un fatto che uomini anche perdutamente innamorati possono pensare a molte altre cose collegandole in qualche modo all'amor loro. In quella povera imitazione del romanzo del Goethe che Carlo Nodier compose da giovane,Le peintre de Saltzbourg, il protagonista, Carlo Munster, si lagna di essere proscritto e fuggitivo, d'aver perduto la patria e l'amata. L'Everardo del Lanfrey fu detto dall'autore stesso un Werther della libertà.
5.Werther non può ammettere che uomo fortemente innamorato pensi ad altro che all'amor suo; ma gli è un fatto che uomini anche perdutamente innamorati possono pensare a molte altre cose collegandole in qualche modo all'amor loro. In quella povera imitazione del romanzo del Goethe che Carlo Nodier compose da giovane,Le peintre de Saltzbourg, il protagonista, Carlo Munster, si lagna di essere proscritto e fuggitivo, d'aver perduto la patria e l'amata. L'Everardo del Lanfrey fu detto dall'autore stesso un Werther della libertà.
6.Il Cesarotti scorse il pericolo e giudicò leUltime letterelibro immorale. In un breve, ma acuto scritto, intitolaloWerther, René, Jacopo Ortis,Carlo De Rémusatcercò di mostrare che il romanzo del Foscolo è meno immorale di quello dello Chateaubriand e di quello del Goethe (Critiques et études littéraires, nuova edizione, Parigi, 1857, vol. II, p. 125).
6.Il Cesarotti scorse il pericolo e giudicò leUltime letterelibro immorale. In un breve, ma acuto scritto, intitolaloWerther, René, Jacopo Ortis,Carlo De Rémusatcercò di mostrare che il romanzo del Foscolo è meno immorale di quello dello Chateaubriand e di quello del Goethe (Critiques et études littéraires, nuova edizione, Parigi, 1857, vol. II, p. 125).
7.Nel 1820 l'autore di un articolo pubblicato nellaBiblioteca italianaponeva in un fascio l'Ortis, iSepolcri, laRicciarda. e scriveva: «LeLettere di Jacopo Ortis, iSepolcri, la nuova tragedia presenteranno il tuo nome alla posterità entro una luce funerea».
7.Nel 1820 l'autore di un articolo pubblicato nellaBiblioteca italianaponeva in un fascio l'Ortis, iSepolcri, laRicciarda. e scriveva: «LeLettere di Jacopo Ortis, iSepolcri, la nuova tragedia presenteranno il tuo nome alla posterità entro una luce funerea».
8.Chi crederebbe di dover trovare le lodi della melanconia nel buon La Fontaine?Il n'est rienQui ne me soit souverain bien,Jusqu'aux sombres plaisirs d'un cœur mélancolique.Ma dei piaceri e della dignità della melanconia s'era già fatto beffe da un pezzo il Montaigne.
8.Chi crederebbe di dover trovare le lodi della melanconia nel buon La Fontaine?
Il n'est rienQui ne me soit souverain bien,Jusqu'aux sombres plaisirs d'un cœur mélancolique.
Il n'est rienQui ne me soit souverain bien,Jusqu'aux sombres plaisirs d'un cœur mélancolique.
Il n'est rien
Qui ne me soit souverain bien,
Jusqu'aux sombres plaisirs d'un cœur mélancolique.
Ma dei piaceri e della dignità della melanconia s'era già fatto beffe da un pezzo il Montaigne.
9.IlCantùdisse il Foscolo «capofila della moderna melanconografia» (Ugo Foscolo, inArch. storico lombardo, anno III (1876), fasc. 1º, p. 17), ma andò troppo di là dal vero. Scrisse ilPecchio(Vita di Ugo Foscolo, 3ª edizione, Lugano, 1841, pp. 259-60): «Invece di procurare di vincere questo umor melanconico, sembrava ch'ei lo nutrisse, e se ne facesse bello.....». Il Foscolo stesso sentenziò: «La malinconia, dopo la noia, è la più vile infermità dei mortali, perchè è infermità inoperosa, ingrata alla natura, freddissima ne' desideri, fantastica in tutto fuorchè ad illudersi delle promesse della speranza».
9.IlCantùdisse il Foscolo «capofila della moderna melanconografia» (Ugo Foscolo, inArch. storico lombardo, anno III (1876), fasc. 1º, p. 17), ma andò troppo di là dal vero. Scrisse ilPecchio(Vita di Ugo Foscolo, 3ª edizione, Lugano, 1841, pp. 259-60): «Invece di procurare di vincere questo umor melanconico, sembrava ch'ei lo nutrisse, e se ne facesse bello.....». Il Foscolo stesso sentenziò: «La malinconia, dopo la noia, è la più vile infermità dei mortali, perchè è infermità inoperosa, ingrata alla natura, freddissima ne' desideri, fantastica in tutto fuorchè ad illudersi delle promesse della speranza».
10.Giovita Scalviniscrisse a questo proposito (Scritti ordinati per cura diN. Tommaseo, Firenze, 1860, p. 34): «Tutti i suoi gravi movimenti, il suo sogguardare, il suo silenzio, vengono dalla sua testa, calcolatrice degli effetti di tutte queste ciarlatanerie». Scrisse ancora (p. 35): «Foscolo mi sembra abitato da uno di que' Dei che i Germani sentono passare nelle foreste: Foscolo per me è un mistero». E questo appunto il Foscolo voleva; nel quale fu non poca di quellaegolatriache contraddistinse infiniti romantici.
10.Giovita Scalviniscrisse a questo proposito (Scritti ordinati per cura diN. Tommaseo, Firenze, 1860, p. 34): «Tutti i suoi gravi movimenti, il suo sogguardare, il suo silenzio, vengono dalla sua testa, calcolatrice degli effetti di tutte queste ciarlatanerie». Scrisse ancora (p. 35): «Foscolo mi sembra abitato da uno di que' Dei che i Germani sentono passare nelle foreste: Foscolo per me è un mistero». E questo appunto il Foscolo voleva; nel quale fu non poca di quellaegolatriache contraddistinse infiniti romantici.
11.Chi volesse, potrebbe osservare molte conformità d'indole e di carattere tra il Foscolo ed il Rousseau, senza scapito di quelle che si potrebbero pur notare, sebbene non sieno tanto appariscenti, tra il Foscolo e lo Sterne. Sia ricordato di passata che ilViaggio sentimentalefu scrittura assai cara ai romantici.
11.Chi volesse, potrebbe osservare molte conformità d'indole e di carattere tra il Foscolo ed il Rousseau, senza scapito di quelle che si potrebbero pur notare, sebbene non sieno tanto appariscenti, tra il Foscolo e lo Sterne. Sia ricordato di passata che ilViaggio sentimentalefu scrittura assai cara ai romantici.
12.Questo saggio fu pubblicato la prima volta nellaNuova Antologia, Serie III, vol. LX (1895). Salvo qualche piccola aggiunta e qualche emendazione, esso rimane immutato.Con questo medesimo titolo:Le romantisme de Manzoni, il signor Vittorio Waille fece stampare in Algeri, nel 1890, un libro, che dato in deposito al librajo Hachette di Parigi, e restituito da questo, dopo non molto, all'autore, fu certo veduto da pochi, e non è più in commercio. Nelle 195 pagine di cui si compone il volume sono molte buone osservazioni, e delle cose nostre ci si discorre con una conoscenza ed una imparzialità che non sono molto frequenti nei libri francesi. Tuttavia mi pare che l'autore esageri quando parla degl'influssi esercitati dal pensiero francese e dall'arte francese sul pensiero e sull'arte del Manzoni, e quando fa di questo, a dirittura, un discepolo del Fauriel e dello Chateaubriand (pp. 24-5, 36, 122-3, 190); e che cada in tale esagerazione, e in alcun altro errore, per non conoscere abbastanza le origini del romanticismo nostro, del quale per altro ritrae molto bene l'indole e gli intendimenti. Che io, salvo la inevitabile conformità di alcuni giudizii, ho trattato in modo affatto diverso il tema già trattato da lui, potrà essere facilmente avvertito da chiunque voglia torsi la briga di confrontare l'uno con l'altro i due scritti. Si può anche vedere neiPreussische Jahrbücherdel 1874 uno studio diW. Lang,Alessandro Manzoni und die italienische Romantik.
12.Questo saggio fu pubblicato la prima volta nellaNuova Antologia, Serie III, vol. LX (1895). Salvo qualche piccola aggiunta e qualche emendazione, esso rimane immutato.
Con questo medesimo titolo:Le romantisme de Manzoni, il signor Vittorio Waille fece stampare in Algeri, nel 1890, un libro, che dato in deposito al librajo Hachette di Parigi, e restituito da questo, dopo non molto, all'autore, fu certo veduto da pochi, e non è più in commercio. Nelle 195 pagine di cui si compone il volume sono molte buone osservazioni, e delle cose nostre ci si discorre con una conoscenza ed una imparzialità che non sono molto frequenti nei libri francesi. Tuttavia mi pare che l'autore esageri quando parla degl'influssi esercitati dal pensiero francese e dall'arte francese sul pensiero e sull'arte del Manzoni, e quando fa di questo, a dirittura, un discepolo del Fauriel e dello Chateaubriand (pp. 24-5, 36, 122-3, 190); e che cada in tale esagerazione, e in alcun altro errore, per non conoscere abbastanza le origini del romanticismo nostro, del quale per altro ritrae molto bene l'indole e gli intendimenti. Che io, salvo la inevitabile conformità di alcuni giudizii, ho trattato in modo affatto diverso il tema già trattato da lui, potrà essere facilmente avvertito da chiunque voglia torsi la briga di confrontare l'uno con l'altro i due scritti. Si può anche vedere neiPreussische Jahrbücherdel 1874 uno studio diW. Lang,Alessandro Manzoni und die italienische Romantik.
13.Perciò assai malamente scrisse ilPrina(Alessandro Manzoni, Milano, 1874, p. 3) che il Manzoni «capitanò il gran movimento romantico».
13.Perciò assai malamente scrisse ilPrina(Alessandro Manzoni, Milano, 1874, p. 3) che il Manzoni «capitanò il gran movimento romantico».
14.L'Hugo che definì il romanticismo il liberalismo nell'arte, giunse poi a dire che romanticismo e socialismo sono una sola e medesima cosa.
14.L'Hugo che definì il romanticismo il liberalismo nell'arte, giunse poi a dire che romanticismo e socialismo sono una sola e medesima cosa.
15.Leggo in un opuscolo tedesco (Die romantische Schule in Deutschland und in Frankreich, vonStephan Born, Heidelberg, 1879, pag. 5): Il romanticismo francese «è scaturito direttamente dalla opposizione alla rivoluzione». Errore. VediLarroumet,Les origines françaises du romantisme, inÉtudes de littérature et d'art, Parigi, 1893. Tutto il più si può dire che, durante il suo periodo violento, la rivoluzione francese interruppe, o turbò lo svolgimento normale del romanticismo. Il culto della Dea Ragione contraddice al culto del Dio Sentimento. Per le origini remote del romanticismo italiano, vediFinzi,Lezioni di storia della letteratura italiana, vol. IV, parte I:Il romanticismo e Alessandro Manzoni, Torino, 1891;Mazzoni,Le origini del romanticismo, inNuova Antologia, serie III, vol. XLVII, fascicolo del 1º ottobre 1893;Bertana,Un precursore del romanticismo, nelGiornale storico della letteratura italiana, volume XXVI (1895), pp. 114 segg. Per le origini del romanticismo inglese vediW. Lion Phelps,The Beginnings of the English romantic Movement, Boston, 1893. Parmi strana l'affermazione delMenéndez y Pelayo(Historia de las ideas estéticas en España, t. V. Madrid, 1891, p. 233) che non fosse in Inghilterra romanticismo vero e proprio.
15.Leggo in un opuscolo tedesco (Die romantische Schule in Deutschland und in Frankreich, vonStephan Born, Heidelberg, 1879, pag. 5): Il romanticismo francese «è scaturito direttamente dalla opposizione alla rivoluzione». Errore. VediLarroumet,Les origines françaises du romantisme, inÉtudes de littérature et d'art, Parigi, 1893. Tutto il più si può dire che, durante il suo periodo violento, la rivoluzione francese interruppe, o turbò lo svolgimento normale del romanticismo. Il culto della Dea Ragione contraddice al culto del Dio Sentimento. Per le origini remote del romanticismo italiano, vediFinzi,Lezioni di storia della letteratura italiana, vol. IV, parte I:Il romanticismo e Alessandro Manzoni, Torino, 1891;Mazzoni,Le origini del romanticismo, inNuova Antologia, serie III, vol. XLVII, fascicolo del 1º ottobre 1893;Bertana,Un precursore del romanticismo, nelGiornale storico della letteratura italiana, volume XXVI (1895), pp. 114 segg. Per le origini del romanticismo inglese vediW. Lion Phelps,The Beginnings of the English romantic Movement, Boston, 1893. Parmi strana l'affermazione delMenéndez y Pelayo(Historia de las ideas estéticas en España, t. V. Madrid, 1891, p. 233) che non fosse in Inghilterra romanticismo vero e proprio.
16.Epistolario diAlessandro Manzoni,raccolto ed annotato daGiovanni Sforza, Milano, 1882, vol. I, pag. 200. Vedi anche la lettera del 17 ottobre 1820 allo stesso Fauriel.
16.Epistolario diAlessandro Manzoni,raccolto ed annotato daGiovanni Sforza, Milano, 1882, vol. I, pag. 200. Vedi anche la lettera del 17 ottobre 1820 allo stesso Fauriel.
17.Cap. XXXII, verso la fine. Più anni dopo, alludendo a tali parole, scriveva al Cantù: «Quella frase non avrei dovuto metterla per rispetto alla teoria del senso comune del Lamennais. Ma giacchè la c'è, la ci stia». E si capisce che non gli dispiaceva punto d'avercela messa.
17.Cap. XXXII, verso la fine. Più anni dopo, alludendo a tali parole, scriveva al Cantù: «Quella frase non avrei dovuto metterla per rispetto alla teoria del senso comune del Lamennais. Ma giacchè la c'è, la ci stia». E si capisce che non gli dispiaceva punto d'avercela messa.
18.Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica, preambolo e capitolo IV.
18.Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica, preambolo e capitolo IV.
19.Vedi in proposito le giuste osservazioni delTenca,Prose e poesie scelte, Milano, 1888, vol. I, pp. 331, 335, 350.
19.Vedi in proposito le giuste osservazioni delTenca,Prose e poesie scelte, Milano, 1888, vol. I, pp. 331, 335, 350.
20.Lettera intorno al Vocabolario, inOpere varie, Milano, 1870, pp. 829, 830. DelleOpere varieciterò sempre in seguito questa stessa edizione.
20.Lettera intorno al Vocabolario, inOpere varie, Milano, 1870, pp. 829, 830. DelleOpere varieciterò sempre in seguito questa stessa edizione.
21.Lettera al Laderchi, 23 giugno 1843.Epistolario, vol. II, p. 105.
21.Lettera al Laderchi, 23 giugno 1843.Epistolario, vol. II, p. 105.
22.Dialogue entre un homme du monde et un poëte. Opere inedite o rare, pubblicate da R. Bonghi, Milano, 1883 segg., vol. II, p. 431.
22.Dialogue entre un homme du monde et un poëte. Opere inedite o rare, pubblicate da R. Bonghi, Milano, 1883 segg., vol. II, p. 431.
23.Opere inedite o rare, vol. II, p. XI. La morte del Bonghi come fu grave danno per gli studii in genere, così fu grave danno per gli studii manzoniani in ispecie. Colui che curò la stampa delleOpere inedite o raresenza poterne vedere il compimento, aveva da lunghi anni promesso sul Manzoni un libro che per certo sarebbe riuscito capitale, e di cui sarebbe pur prezioso ogni abbozzo o frammento ch'egli avesse potuto lasciarne.
23.Opere inedite o rare, vol. II, p. XI. La morte del Bonghi come fu grave danno per gli studii in genere, così fu grave danno per gli studii manzoniani in ispecie. Colui che curò la stampa delleOpere inedite o raresenza poterne vedere il compimento, aveva da lunghi anni promesso sul Manzoni un libro che per certo sarebbe riuscito capitale, e di cui sarebbe pur prezioso ogni abbozzo o frammento ch'egli avesse potuto lasciarne.
24.Cel dice egli stesso nelDialogo della invenzione. Opere varie, p. 539.
24.Cel dice egli stesso nelDialogo della invenzione. Opere varie, p. 539.
25.Studio critico che accompagna iPromessi Sposinella edizione del Barbèra (Collezione Diamante), Firenze, 1888, vol. II, pp. 678, 679.
25.Studio critico che accompagna iPromessi Sposinella edizione del Barbèra (Collezione Diamante), Firenze, 1888, vol. II, pp. 678, 679.
26.I Promessi Sposi, cap. VIII, p. 156, ediz. di Milano, 1875.
26.I Promessi Sposi, cap. VIII, p. 156, ediz. di Milano, 1875.
27.Veggasi intorno a ciò il bello scritto delD'Ovidio,Potenza fantastica del Manzoni e sua originalità, inDiscussioni manzoniane, Città di Castello, 1886, pp. 37 e segg.
27.Veggasi intorno a ciò il bello scritto delD'Ovidio,Potenza fantastica del Manzoni e sua originalità, inDiscussioni manzoniane, Città di Castello, 1886, pp. 37 e segg.
28.Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica, preambolo.
28.Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica, preambolo.
29.Ibid., cap. II.Opere varie, p. 173.
29.Ibid., cap. II.Opere varie, p. 173.
30.De l'Allemagne, parte II, cap. XI.
30.De l'Allemagne, parte II, cap. XI.
31.Cap. XXXIII. p. 607, ediz. cit.
31.Cap. XXXIII. p. 607, ediz. cit.
32.Vedi più particolarmente le delicate ed acute osservazioni delDe Sanctisnel saggio intitolato:La materia dei «Promessi Sposi». La questione del romanzo storico fu discussa in passato anche dallo Zajotti, dal Bianchetti e da altri. Ultimamente la riprese in esame ilCestaroin uno scritto intitolatoLa storia nei «Promessi Sposi», pubblicato prima nellaNuova Antologia, fasc. del 1º maggio 1892, poi nel volumeStudi storici e letterari, Torino-Roma, 1894. Gli argomenti da lui addotti contro le conclusioni del Manzoni sono assai vigorosi.
32.Vedi più particolarmente le delicate ed acute osservazioni delDe Sanctisnel saggio intitolato:La materia dei «Promessi Sposi». La questione del romanzo storico fu discussa in passato anche dallo Zajotti, dal Bianchetti e da altri. Ultimamente la riprese in esame ilCestaroin uno scritto intitolatoLa storia nei «Promessi Sposi», pubblicato prima nellaNuova Antologia, fasc. del 1º maggio 1892, poi nel volumeStudi storici e letterari, Torino-Roma, 1894. Gli argomenti da lui addotti contro le conclusioni del Manzoni sono assai vigorosi.
33.Opere varie, pp. 426, 428, 431.
33.Opere varie, pp. 426, 428, 431.
34.Epistolario, vol. I, p. 202.
34.Epistolario, vol. I, p. 202.
35.I Promessi Sposi, cap. XII, p. 231; cap. XXXI, p. 564.
35.I Promessi Sposi, cap. XII, p. 231; cap. XXXI, p. 564.
36.Epistolario, vol. I, p. 283.
36.Epistolario, vol. I, p. 283.
37.Epistolario, vol. I, p. 291.
37.Epistolario, vol. I, p. 291.
38.Bozzetti critici e discorsi letterari, Livorno, 1876, pp. 310-11.
38.Bozzetti critici e discorsi letterari, Livorno, 1876, pp. 310-11.
39.Classicismo e romanticismo, neiGiambi ed epodi e rime nuove. Opere, vol. IX, Bologna, 1894, p. 298.
39.Classicismo e romanticismo, neiGiambi ed epodi e rime nuove. Opere, vol. IX, Bologna, 1894, p. 298.
40.Opere inedite o rare, vol. III, p. 168.
40.Opere inedite o rare, vol. III, p. 168.
41.Opere varie, p. 409.
41.Opere varie, p. 409.
42.Epistolario, vol. I, p. 307.
42.Epistolario, vol. I, p. 307.
43.Lettre sur l'unité de temps, ecc. Opere varie, p. 425.
43.Lettre sur l'unité de temps, ecc. Opere varie, p. 425.
44.Ibid.
44.Ibid.
45.Parmi curioso e non inutile recar qui a riscontro alcune opinioni delloZola, le quali certamente avrebbero ottenuto il plauso del Manzoni: «Le plus bel éloge que l'on pouvait faire autrefois d'un romancier était de dire: Il a de l'imagination. Aujourd'hui cet éloge serait presque regardé comme une critique. C'est que toutes les conditions du roman ont changé. L'imagination n'est plus la qualité maîtresse du romancier» (Du roman. Le sens du réel). Flaubert «est sobre, qualité rare; il donne le trait saillant, la grande ligne, la particularité qui peint, et cela suffit pour que le tableau soit inoubliable» (Du roman. De la description). «Et je finirai par une déclaration: dans un roman, dans une étude humaine, je blâme absolument toute description qui n'est pas, selon la définition donnée plus haut, un état du milieu qui détermine et complète l'homme. J'ai assez péché pour avoir le droit de reconnaître la vérité» (Ibid.).
45.Parmi curioso e non inutile recar qui a riscontro alcune opinioni delloZola, le quali certamente avrebbero ottenuto il plauso del Manzoni: «Le plus bel éloge que l'on pouvait faire autrefois d'un romancier était de dire: Il a de l'imagination. Aujourd'hui cet éloge serait presque regardé comme une critique. C'est que toutes les conditions du roman ont changé. L'imagination n'est plus la qualité maîtresse du romancier» (Du roman. Le sens du réel). Flaubert «est sobre, qualité rare; il donne le trait saillant, la grande ligne, la particularité qui peint, et cela suffit pour que le tableau soit inoubliable» (Du roman. De la description). «Et je finirai par une déclaration: dans un roman, dans une étude humaine, je blâme absolument toute description qui n'est pas, selon la définition donnée plus haut, un état du milieu qui détermine et complète l'homme. J'ai assez péché pour avoir le droit de reconnaître la vérité» (Ibid.).
46.Epistolario, vol. I, p. 242.
46.Epistolario, vol. I, p. 242.
47.Sovra il teatro tragico italiano, Venezia, 1826, p. 91. È tuttavia da notare che sin dai primi anni del secoloXVIIIin Inghilterra, gli scrittori che dicono della scuola augustea usarono dar nome di romantica ad ogni narrazione o poesia che paresse loro o troppo stravagante, o troppo sentimentale (Lyon Phelps,Op. cit., pp. 18-9). L'Addison, ne' suoi ricordi di viaggio, chiamava romantica una scena di paese che aveva del selvaggio e dello strano (Friedlaender,Ueber die Entstehung und Entwicklung des Gefühls für das Romantische in der Natur, Lipsia, 1873, p. 43).
47.Sovra il teatro tragico italiano, Venezia, 1826, p. 91. È tuttavia da notare che sin dai primi anni del secoloXVIIIin Inghilterra, gli scrittori che dicono della scuola augustea usarono dar nome di romantica ad ogni narrazione o poesia che paresse loro o troppo stravagante, o troppo sentimentale (Lyon Phelps,Op. cit., pp. 18-9). L'Addison, ne' suoi ricordi di viaggio, chiamava romantica una scena di paese che aveva del selvaggio e dello strano (Friedlaender,Ueber die Entstehung und Entwicklung des Gefühls für das Romantische in der Natur, Lipsia, 1873, p. 43).
48.Forse il primo esempio di tali orrori lo diede ilCastle of Otranto, romanzo del celebreOrazio Walpole, pubblicato nel 1764. Ebbe grandissima voga, e fu tradotto in italiano, dalla qual lingua l'autore fingeva d'averlo tradotto egli stesso. I primi racconti fantastici di Teodoro Hoffmann sono posteriori ad esso di mezzo secolo, come son posteriori di una ventina d'anni ai più celebri romanzi di Anna Radcliffe.
48.Forse il primo esempio di tali orrori lo diede ilCastle of Otranto, romanzo del celebreOrazio Walpole, pubblicato nel 1764. Ebbe grandissima voga, e fu tradotto in italiano, dalla qual lingua l'autore fingeva d'averlo tradotto egli stesso. I primi racconti fantastici di Teodoro Hoffmann sono posteriori ad esso di mezzo secolo, come son posteriori di una ventina d'anni ai più celebri romanzi di Anna Radcliffe.
49.Delle vicende del buon gusto in Italia, orazione recitata nella grande aula dell'Università di Pavia il giorno 3 maggio 1805.
49.Delle vicende del buon gusto in Italia, orazione recitata nella grande aula dell'Università di Pavia il giorno 3 maggio 1805.
50.Cenni critici sulla poesia romantica, Milano, 1817, pp. 45-47.
50.Cenni critici sulla poesia romantica, Milano, 1817, pp. 45-47.
51.Sermone sulla mitologia.
51.Sermone sulla mitologia.
52.Epistolario, vol. I, p. 312.
52.Epistolario, vol. I, p. 312.
53.Ma vedi forza dell'esempio e dell'andazzo! LoStampa, figliastro del Manzoni, afferma che l'autore deiPromessi Sposifu tentato una volta di scrivere un romanzo fantastico, del quale, per altro, non sa dir nulla (Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici, Milano, 1885-9, vol. II, p. 183).
53.Ma vedi forza dell'esempio e dell'andazzo! LoStampa, figliastro del Manzoni, afferma che l'autore deiPromessi Sposifu tentato una volta di scrivere un romanzo fantastico, del quale, per altro, non sa dir nulla (Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici, Milano, 1885-9, vol. II, p. 183).
54.Opere varie, p. 410.
54.Opere varie, p. 410.
55.Histoire du romantisme, nuova edizione, s. a., Parigi, Charpentier, p. 64.
55.Histoire du romantisme, nuova edizione, s. a., Parigi, Charpentier, p. 64.
56.Versi in morte di Carlo Imbonati, vv. 147 e segg.
56.Versi in morte di Carlo Imbonati, vv. 147 e segg.
57.Versi 36-44.
57.Versi 36-44.
58.Urania, vv. 9-14.
58.Urania, vv. 9-14.
59.Opere inedite o rare, vol. I, p. 95.
59.Opere inedite o rare, vol. I, p. 95.
60.Epistolario, vol. I, p. 201.
60.Epistolario, vol. I, p. 201.
61.Ibid., pp. 206, 207.
61.Ibid., pp. 206, 207.
62.Opere inedite o rare, vol. III, p. 197.
62.Opere inedite o rare, vol. III, p. 197.
63.Aristotele non dice propriamente così; ma tale credo fosse, in sostanza, il suo concetto. Anche lo Schopenhauer giudica la poesia più vera della storia.
63.Aristotele non dice propriamente così; ma tale credo fosse, in sostanza, il suo concetto. Anche lo Schopenhauer giudica la poesia più vera della storia.
64.Opere varie, p. 835.
64.Opere varie, p. 835.
65.Epistolario, vol. I, p. 448.
65.Epistolario, vol. I, p. 448.
66.Discorso intorno al romanzo storico. Opere varie, p. 481.
66.Discorso intorno al romanzo storico. Opere varie, p. 481.
67.Epistolario, vol. I, p. 393.
67.Epistolario, vol. I, p. 393.
68.Epistolario, vol. I, pp. 448, 449.
68.Epistolario, vol. I, pp. 448, 449.
69.Epistolario, vol. II, p. 144.
69.Epistolario, vol. II, p. 144.
70.Cap. XIV. p. 273.
70.Cap. XIV. p. 273.
71.Cap. XXVIII, p. 520.
71.Cap. XXVIII, p. 520.
72.Opere inedite o rare, vol. II, p. 480.
72.Opere inedite o rare, vol. II, p. 480.
73.Lettera a Cesare D'Azeglio.Epistolario, vol. I, pp. 280 segg.
73.Lettera a Cesare D'Azeglio.Epistolario, vol. I, pp. 280 segg.
74.Prefazione alConte di Carmagnola. Opere varie, p. 278.
74.Prefazione alConte di Carmagnola. Opere varie, p. 278.
75.Lettre sur l'unité de temps, ecc. Opere varie, p. 405.
75.Lettre sur l'unité de temps, ecc. Opere varie, p. 405.
76.Discorso intorno al romanzo storico. Opere varie, p. 494.
76.Discorso intorno al romanzo storico. Opere varie, p. 494.
77.Lettera al D'Azeglio,Epistolario, vol. I, p. 294.
77.Lettera al D'Azeglio,Epistolario, vol. I, p. 294.
78.Anche loScott, nell'Essay on the Drama, combattè le unità, ma quanto più timidamente e quanto meno acutamente del Manzoni!
78.Anche loScott, nell'Essay on the Drama, combattè le unità, ma quanto più timidamente e quanto meno acutamente del Manzoni!
79.Opere varie, pp. 413-14.
79.Opere varie, pp. 413-14.
80.Ond'è che Paride Zajotti poteva, senza contraddizione, lodare profusamente nellaBiblioteca italianail Manzoni e biasimare i romantici.
80.Ond'è che Paride Zajotti poteva, senza contraddizione, lodare profusamente nellaBiblioteca italianail Manzoni e biasimare i romantici.
81.Epistolario, vol. I, p. 477.
81.Epistolario, vol. I, p. 477.
82.Lettera a Giorgio Briano del 7 ottobre 1848.Epistolario, vol. II, p. 177.
82.Lettera a Giorgio Briano del 7 ottobre 1848.Epistolario, vol. II, p. 177.
83.Lettera al Fauriel del 20 aprile 1812.Epistolario, vol. I, p. 124;Lettre sur l'unité de temps, ecc.Opere varie, p. 425.
83.Lettera al Fauriel del 20 aprile 1812.Epistolario, vol. I, p. 124;Lettre sur l'unité de temps, ecc.Opere varie, p. 425.
84.Questo saggio fu pubblicato la prima volta nellaNuova Antologia, Serie III, voi. LI (1894). Lo ripubblico qui con poche e brevi giunte.
84.Questo saggio fu pubblicato la prima volta nellaNuova Antologia, Serie III, voi. LI (1894). Lo ripubblico qui con poche e brevi giunte.
85.Tra gli altri il Tommaseo, il quale fu pur quell'ammiratore del Manzoni che tutti sanno, scorse difetto di gradazione nelpassaggio dell'animodell'Innominatodall'un grado all'altro, e pure scusandosi dell'ardimento grande, non si tenne dal suggerire quello che a parer suo andava fatto (Ispirazione e arte, Firenze, 1858, pp. 12-13).
85.Tra gli altri il Tommaseo, il quale fu pur quell'ammiratore del Manzoni che tutti sanno, scorse difetto di gradazione nelpassaggio dell'animodell'Innominatodall'un grado all'altro, e pure scusandosi dell'ardimento grande, non si tenne dal suggerire quello che a parer suo andava fatto (Ispirazione e arte, Firenze, 1858, pp. 12-13).
86.Con procedimento egualmente repentino l'uomo può perdere la fede in cui nacque e crebbe e perdurò lungamente. Nel breve spazio di una notte il filosofo francese Jouffroys'avvided'aver perduto ogni credenza. Vedi pel fenomeno in genereRibot,La psychologie des sentiments, Parigi, 1896, pp. 400-3.
86.Con procedimento egualmente repentino l'uomo può perdere la fede in cui nacque e crebbe e perdurò lungamente. Nel breve spazio di una notte il filosofo francese Jouffroys'avvided'aver perduto ogni credenza. Vedi pel fenomeno in genereRibot,La psychologie des sentiments, Parigi, 1896, pp. 400-3.
87.Il presente scritto porse occasione a un articolo intitolatoDue parole sull'Innominato, cheFrancesco D'Ovidiopubblicò nellaIllustrazione Italianadel 27 maggio 1894. In esso il D'Ovidio fa parecchie ottime osservazioni, che per la più parte corroborano le mie; ma su di un punto formalmente mi contraddice, e cioè su questo punto del miracolo. Egli nega che il Manzoni supponesse miracolo alcuno nella conversione dell'Innominato, e reca in prova alcune parole del Manzoni stesso nel romanzo, che pajono escluderlo affatto. Dopo averci pensato su a lungo io credo di poter rimanere nell'antica opinione. Tutto sta intendersi sulla qualità del miracolo. Sono più che persuaso che il Manzoni non poteva pensare a un miracolo quale doveva immaginarselo il sarto, o l'altra buona gente del contado; ma considero da altra banda che un cristiano non può credere che il peccatore si rialzi senza l'ajuto divino; che la dottrina cattolica della predestinazione e della grazia non concede all'uomo abbandonato a sè medesimo altra libertà che la libertà di fare il male; che ogni cristiano schietto riconosce direttamente da Dio ogni suo atto buono; che se è vero il racconto del Carcano, la conversione stessa del Manzoni fu un miracolo; che il Manzoni si diceva richiamato da Dio alla fede, e di quel richiamo rendeva ancor grazie dopo quarant'anni passati (Lettera al Trechi, 29 luglio 1850); che il Manzoni poteva farsi beffe del miracolo grossolano e ridicolo delle noci narrato da Fra Galdino, e negar fede alle apparizioni di Caterina Labourè; ma poteva anche credere a un miracolo che salvasse il Grossi (Cantù,Alessandro Manzoni, reminiscenze, Milano, 1885, vol. I, pp. 330-1). Perciò non posso accordarmi in tutto nemmeno colDe Sanctis, il quale scrisse, (I Promessi Sposi, studio critico): «Si vegga con quanta industria il poeta, un fatto così straordinario che il volgo attribuisce a miracolo della Madonna, riconduce nelle proporzioni di un fenomeno psicologico»; e soggiunse poi che il miracolo èaffatto estraneoallo spirito del Manzoni. Il Manzoni descrisse, sì, accuratamente il fenomeno psicologico; ma non ricusò di certo l'idea che Dio avesse tocco il cuore all'uomo malvagio. Egli fece un po' come quei capitani di guerra, che preparavano con ogni cura la vittoria, ma poi aspettavano da Dio di ottenerla, e, ottenutala, cantavano unTe Deum. Del resto il miracolo è riconosciuto anche dal cardinal Federigo: «Ma Dio sa fare Egli solo le meraviglie, e supplisce alla debolezza, alla lentezza de' suoi poveri servi». «Dio v'ha toccato il cuore, e vuol farvi suo». «Non ve lo sentite in cuore che v'opprime, che v'agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v'attira.....?». Dio, dice il cardinale, vuol fare dell'Innominato un segno della sua potenza e della sua bontà, uno strumento della sua gloria, ecc. Poteva il Manzoni pensare diversamente? E questa intervenzione di Dio non è essa appunto il miracolo?
87.Il presente scritto porse occasione a un articolo intitolatoDue parole sull'Innominato, cheFrancesco D'Ovidiopubblicò nellaIllustrazione Italianadel 27 maggio 1894. In esso il D'Ovidio fa parecchie ottime osservazioni, che per la più parte corroborano le mie; ma su di un punto formalmente mi contraddice, e cioè su questo punto del miracolo. Egli nega che il Manzoni supponesse miracolo alcuno nella conversione dell'Innominato, e reca in prova alcune parole del Manzoni stesso nel romanzo, che pajono escluderlo affatto. Dopo averci pensato su a lungo io credo di poter rimanere nell'antica opinione. Tutto sta intendersi sulla qualità del miracolo. Sono più che persuaso che il Manzoni non poteva pensare a un miracolo quale doveva immaginarselo il sarto, o l'altra buona gente del contado; ma considero da altra banda che un cristiano non può credere che il peccatore si rialzi senza l'ajuto divino; che la dottrina cattolica della predestinazione e della grazia non concede all'uomo abbandonato a sè medesimo altra libertà che la libertà di fare il male; che ogni cristiano schietto riconosce direttamente da Dio ogni suo atto buono; che se è vero il racconto del Carcano, la conversione stessa del Manzoni fu un miracolo; che il Manzoni si diceva richiamato da Dio alla fede, e di quel richiamo rendeva ancor grazie dopo quarant'anni passati (Lettera al Trechi, 29 luglio 1850); che il Manzoni poteva farsi beffe del miracolo grossolano e ridicolo delle noci narrato da Fra Galdino, e negar fede alle apparizioni di Caterina Labourè; ma poteva anche credere a un miracolo che salvasse il Grossi (Cantù,Alessandro Manzoni, reminiscenze, Milano, 1885, vol. I, pp. 330-1). Perciò non posso accordarmi in tutto nemmeno colDe Sanctis, il quale scrisse, (I Promessi Sposi, studio critico): «Si vegga con quanta industria il poeta, un fatto così straordinario che il volgo attribuisce a miracolo della Madonna, riconduce nelle proporzioni di un fenomeno psicologico»; e soggiunse poi che il miracolo èaffatto estraneoallo spirito del Manzoni. Il Manzoni descrisse, sì, accuratamente il fenomeno psicologico; ma non ricusò di certo l'idea che Dio avesse tocco il cuore all'uomo malvagio. Egli fece un po' come quei capitani di guerra, che preparavano con ogni cura la vittoria, ma poi aspettavano da Dio di ottenerla, e, ottenutala, cantavano unTe Deum. Del resto il miracolo è riconosciuto anche dal cardinal Federigo: «Ma Dio sa fare Egli solo le meraviglie, e supplisce alla debolezza, alla lentezza de' suoi poveri servi». «Dio v'ha toccato il cuore, e vuol farvi suo». «Non ve lo sentite in cuore che v'opprime, che v'agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v'attira.....?». Dio, dice il cardinale, vuol fare dell'Innominato un segno della sua potenza e della sua bontà, uno strumento della sua gloria, ecc. Poteva il Manzoni pensare diversamente? E questa intervenzione di Dio non è essa appunto il miracolo?
88.Ribot,Op. cit., p. 401: «Tout cela, pour le moraliste, est un changement complet, il y a deux hommes; pour le psychologue c'est un changement d'orientation, il n'y a qu'un homme. Il est facile de voir que sous les deux contraires, existe un fond commun, une unité latente; c'est la même quantité ou la même qualité d'énergie employée à deux fins contraires; mais, sans effort, on peut retrouver la chrysalide dans le papillon».
88.Ribot,Op. cit., p. 401: «Tout cela, pour le moraliste, est un changement complet, il y a deux hommes; pour le psychologue c'est un changement d'orientation, il n'y a qu'un homme. Il est facile de voir que sous les deux contraires, existe un fond commun, une unité latente; c'est la même quantité ou la même qualité d'énergie employée à deux fins contraires; mais, sans effort, on peut retrouver la chrysalide dans le papillon».
89.Giova qui recare a riscontro il Pensiero XVI di Giacomo Leopardi: «Se al colpevole e all'innocente, dice Ottone imperatore appresso Tacito, è apparecchiata una stessa fine, è più da uomo il perire meritamente. Poco diversi pensieri credo che sieno quelli di alcuni, che avendo animo grande e nato alla virtù, entrati nel mondo, e provata l'ingratitudine, l'ingiustizia, e l'infame accanimento degli uomini contro i loro simili, e più contro i virtuosi, abbracciano la malvagità; non per corruttela nè tirati dall'esempio, come i deboli; nè anche per interesse, nè per desiderio dei vili e frivoli beni umani; nè finalmente per isperanza di salvarsi incontro alla malvagità generale; ma per un'elezione libera, e vendicarsi degli uomini, e rendere loro il cambio, impugnando contro di essi le loro armi. La malvagità delle quali persone è tanto più profonda, quando nasce da esperienza della virtù; e tanto più formidabile, quanto è congiunta, cosa non ordinaria, a grandezza e fortezza d'animo, ed è una sorta d'eroismo». Raccosta a questo i Pensieri LXXV, C, CI, CIX.
89.Giova qui recare a riscontro il Pensiero XVI di Giacomo Leopardi: «Se al colpevole e all'innocente, dice Ottone imperatore appresso Tacito, è apparecchiata una stessa fine, è più da uomo il perire meritamente. Poco diversi pensieri credo che sieno quelli di alcuni, che avendo animo grande e nato alla virtù, entrati nel mondo, e provata l'ingratitudine, l'ingiustizia, e l'infame accanimento degli uomini contro i loro simili, e più contro i virtuosi, abbracciano la malvagità; non per corruttela nè tirati dall'esempio, come i deboli; nè anche per interesse, nè per desiderio dei vili e frivoli beni umani; nè finalmente per isperanza di salvarsi incontro alla malvagità generale; ma per un'elezione libera, e vendicarsi degli uomini, e rendere loro il cambio, impugnando contro di essi le loro armi. La malvagità delle quali persone è tanto più profonda, quando nasce da esperienza della virtù; e tanto più formidabile, quanto è congiunta, cosa non ordinaria, a grandezza e fortezza d'animo, ed è una sorta d'eroismo». Raccosta a questo i Pensieri LXXV, C, CI, CIX.
90.Nell'articolo già citato il D'Ovidio nota, credo giustamente, che Lucia opera nell'animo dell'Innominato anche in virtù della giovinezza, bellezza e gentilezza sua.
90.Nell'articolo già citato il D'Ovidio nota, credo giustamente, che Lucia opera nell'animo dell'Innominato anche in virtù della giovinezza, bellezza e gentilezza sua.
91.Giovanni Vidari, in un saggio intitolatoSuor Gertrude, l'Innominato e Fra Cristoforo(nellaRassegna nazionale, 1º e 16 dicembre 1895), avvertì che io non notava la somiglianza che per più rispetti è tra l'Innominato e Fra Cristoforo; ma poi concluse dicendo che essison diversi nel processo della conversione. Di questa diversità appunto, e non d'altro, io intesi far cenno.
91.Giovanni Vidari, in un saggio intitolatoSuor Gertrude, l'Innominato e Fra Cristoforo(nellaRassegna nazionale, 1º e 16 dicembre 1895), avvertì che io non notava la somiglianza che per più rispetti è tra l'Innominato e Fra Cristoforo; ma poi concluse dicendo che essison diversi nel processo della conversione. Di questa diversità appunto, e non d'altro, io intesi far cenno.
92.In un opuscolo nuziale intitolato L'umorismo nei Promessi Sposi (Firenze, 1895) il Barbi passa in rassegna que' personaggi, nota situazioni e riflessioni umoristiche. Questo breve saggio è, a mia saputa, quanto di meglio siasi scritto sull'argomento; ma ciò che vi si dice di Don Abbondio non mi sembra interamente giusto. Il così detto Commento estetico del Ferranti (Firenze, 1877) è scrittura prolissa e di poco valore.
92.In un opuscolo nuziale intitolato L'umorismo nei Promessi Sposi (Firenze, 1895) il Barbi passa in rassegna que' personaggi, nota situazioni e riflessioni umoristiche. Questo breve saggio è, a mia saputa, quanto di meglio siasi scritto sull'argomento; ma ciò che vi si dice di Don Abbondio non mi sembra interamente giusto. Il così detto Commento estetico del Ferranti (Firenze, 1877) è scrittura prolissa e di poco valore.
93.L'idea di un Don Abbondio missionario e martire è una delle idee più comiche che mai cadessero in mente umana.
93.L'idea di un Don Abbondio missionario e martire è una delle idee più comiche che mai cadessero in mente umana.
94.Coloro che sempre ricantano che il Manzoni aperse scuola di rassegnazione, di pusillanimità e di fiacchezza, non han mai pensato, sembra, alla formidabile ironia di quellaneutralità disarmata, non capiscono tutto il significato di Don Abbondio, e non sanno che cosa scrivesse deiPromessi Sposiil Mazzini.
94.Coloro che sempre ricantano che il Manzoni aperse scuola di rassegnazione, di pusillanimità e di fiacchezza, non han mai pensato, sembra, alla formidabile ironia di quellaneutralità disarmata, non capiscono tutto il significato di Don Abbondio, e non sanno che cosa scrivesse deiPromessi Sposiil Mazzini.
95.Sarebbe curioso indagare quanta parte di quelle debolezze e di quelle virtù possa avere ereditato il Manzoni dal proprio avo materno, del quale fu, nonostante qualche dissentimento, ammiratore caldissimo. Ma se della mente di Cesare Beccaria possiamo formarci un concetto abbastanza adeguato leggendo i non molti suoi scritti, dell'animo non possiamo, tanto sono scarse, incerte, contraddittorie le notizie che ce ne son pervenute. I fratelli Verri, che ne tramandaron le più, prima furono amici svisceratissimi di lui, poi nemici arrabbiati, così che noi non riusciamo a veder chiaro tra le lodi sperticate di prima e i biasimi, sicuramente eccessivi, di poi (Vedi uno scritto diA. Venturi,Cesare Beccaria e le lettere di Pietro e Alessandro Verri, nelPreludio, anno VI, 1882, nn. 3-4). Le lettere stesse del Beccaria, comprese le poche pubblicate in questi ultimi anni, non ci ajutano gran fatto. Ciò nondimeno, quel tanto che riusciamo a mettere insieme e ad intendere ci permette di notare tra avo e nipote alcune conformità che di certo non sono casuali. Si può discutere della maggiore o minore originalità delle idee contenute nell'opuscoloDei delitti e delle pene; ma, se a questo opuscolo si aggiunge il saggio sulle monete, e, meglio ancora, il saggio sullo stile, bisogna riconoscere che il Beccaria ebbe mente di novatore, e, come disse Pietro Verri,testa fatta per tentare strade nuove; una testa dunque come l'ebbe il Manzoni, che di strade nuove ne tentò e ne corse parecchie. Il Beccaria fuprofondo algebrista, ed ebbe fantasia vivacissima e prepotente, e fu poeta (buon poeta, assicura l'amico): intendi dunque che, come poi il Manzoni, egli seppe conciliare il rigore e la saldezza della ragione con la libertà e la fluidità dell'immaginativa e del sentimento. Scopriamo nell'avo una vena satirica che ingrossa poi nel nipote. Tutt'e due sono d'indole timida e casalinga, involta in una onesta pigrizia (vedi un opuscoletto nuziale diPaolo Bellezza,La pigrizia di Alessandro Manzoni, Milano, 1897); fuggono il chiasso; non cercano popolarità, sebbene amino il popolo; curano i proprii comodi; lascian vedereun'aria di bonomia(bugiarda in Cesare, secondo afferma Alessandro Verri; ma gli s'ha da credere?); sono inettissimi alle faccende (inattività in agibilibus, troviam detto di Cesare;inetto rebus agendis, disse di sè stesso il Manzoni); scrivono di malissima voglia lettere e ogni altra cosa. «Filosofo senza strepito», scrisse del Beccaria il Cantù, «appena l'Europa s'accorse ch'era un grand'uomo, egli si tacque»: e il Manzoni? Le apprensioni manifestate dall'avo durante quel suo famoso viaggio a Parigi hanno riscontro in altre consimili del nipote. Entrambi non potevano reggere a star soli, ed entrambi stavano mal volentieri in luoghi dove fosse adunata molta gente. Entrambi ebbero amore alla villa. Rimasti vedovi, entrambi si riammogliarono. L'avo disegnò di fare un confronto fra romanzi e storie, e il nipote compose il discorso sopra il romanzo storico. L'avo si meravigliava che la Colonna Infame fosse lasciata sussistere nel bel mezzo di Milano: il nipote scrisse laStoria della Colonna Infame.
95.Sarebbe curioso indagare quanta parte di quelle debolezze e di quelle virtù possa avere ereditato il Manzoni dal proprio avo materno, del quale fu, nonostante qualche dissentimento, ammiratore caldissimo. Ma se della mente di Cesare Beccaria possiamo formarci un concetto abbastanza adeguato leggendo i non molti suoi scritti, dell'animo non possiamo, tanto sono scarse, incerte, contraddittorie le notizie che ce ne son pervenute. I fratelli Verri, che ne tramandaron le più, prima furono amici svisceratissimi di lui, poi nemici arrabbiati, così che noi non riusciamo a veder chiaro tra le lodi sperticate di prima e i biasimi, sicuramente eccessivi, di poi (Vedi uno scritto diA. Venturi,Cesare Beccaria e le lettere di Pietro e Alessandro Verri, nelPreludio, anno VI, 1882, nn. 3-4). Le lettere stesse del Beccaria, comprese le poche pubblicate in questi ultimi anni, non ci ajutano gran fatto. Ciò nondimeno, quel tanto che riusciamo a mettere insieme e ad intendere ci permette di notare tra avo e nipote alcune conformità che di certo non sono casuali. Si può discutere della maggiore o minore originalità delle idee contenute nell'opuscoloDei delitti e delle pene; ma, se a questo opuscolo si aggiunge il saggio sulle monete, e, meglio ancora, il saggio sullo stile, bisogna riconoscere che il Beccaria ebbe mente di novatore, e, come disse Pietro Verri,testa fatta per tentare strade nuove; una testa dunque come l'ebbe il Manzoni, che di strade nuove ne tentò e ne corse parecchie. Il Beccaria fuprofondo algebrista, ed ebbe fantasia vivacissima e prepotente, e fu poeta (buon poeta, assicura l'amico): intendi dunque che, come poi il Manzoni, egli seppe conciliare il rigore e la saldezza della ragione con la libertà e la fluidità dell'immaginativa e del sentimento. Scopriamo nell'avo una vena satirica che ingrossa poi nel nipote. Tutt'e due sono d'indole timida e casalinga, involta in una onesta pigrizia (vedi un opuscoletto nuziale diPaolo Bellezza,La pigrizia di Alessandro Manzoni, Milano, 1897); fuggono il chiasso; non cercano popolarità, sebbene amino il popolo; curano i proprii comodi; lascian vedereun'aria di bonomia(bugiarda in Cesare, secondo afferma Alessandro Verri; ma gli s'ha da credere?); sono inettissimi alle faccende (inattività in agibilibus, troviam detto di Cesare;inetto rebus agendis, disse di sè stesso il Manzoni); scrivono di malissima voglia lettere e ogni altra cosa. «Filosofo senza strepito», scrisse del Beccaria il Cantù, «appena l'Europa s'accorse ch'era un grand'uomo, egli si tacque»: e il Manzoni? Le apprensioni manifestate dall'avo durante quel suo famoso viaggio a Parigi hanno riscontro in altre consimili del nipote. Entrambi non potevano reggere a star soli, ed entrambi stavano mal volentieri in luoghi dove fosse adunata molta gente. Entrambi ebbero amore alla villa. Rimasti vedovi, entrambi si riammogliarono. L'avo disegnò di fare un confronto fra romanzi e storie, e il nipote compose il discorso sopra il romanzo storico. L'avo si meravigliava che la Colonna Infame fosse lasciata sussistere nel bel mezzo di Milano: il nipote scrisse laStoria della Colonna Infame.
96.E il nome di Don Abbondio? Si potrebbe frugare di cima in fondo tutti gli onomastici antichi e moderni senza riuscire a trovarne uno più adatto, più proprio, più raffigurativo.Nomina numina.Il Balzac fu studiosissimo dei nomi dei suoi personaggi, e dicono che il Flaubert andò in gloria il giorno in cui trovò quelli di Bouvard e Pécuchet. Gran brava fregatina di mani dev'essersi data Don Alessandro il giorno in cui gli cadde in mente, o gli capitò sotto, Dio sa come, quello del suo curato. Il Bojardo avrebbe fatto sonare a distesa tutte le campane delle sue terre.
96.E il nome di Don Abbondio? Si potrebbe frugare di cima in fondo tutti gli onomastici antichi e moderni senza riuscire a trovarne uno più adatto, più proprio, più raffigurativo.Nomina numina.Il Balzac fu studiosissimo dei nomi dei suoi personaggi, e dicono che il Flaubert andò in gloria il giorno in cui trovò quelli di Bouvard e Pécuchet. Gran brava fregatina di mani dev'essersi data Don Alessandro il giorno in cui gli cadde in mente, o gli capitò sotto, Dio sa come, quello del suo curato. Il Bojardo avrebbe fatto sonare a distesa tutte le campane delle sue terre.
97.Pensées, article I, 6.
97.Pensées, article I, 6.
98.Epistolario, raccolto e ordinato daProspero Viani,quinta ristampa ampliata e più compiuta. Firenze, 1892, vol. I, pp. 240, 298, 299, 537; vol. II, p. 276, e in altri luoghi ancora.
98.Epistolario, raccolto e ordinato daProspero Viani,quinta ristampa ampliata e più compiuta. Firenze, 1892, vol. I, pp. 240, 298, 299, 537; vol. II, p. 276, e in altri luoghi ancora.
99.Mantengo, per ragion di comodo, questa distinzione passata nell'uso degli scrittori, sebbene non la creda psicologicamente troppo esatta.
99.Mantengo, per ragion di comodo, questa distinzione passata nell'uso degli scrittori, sebbene non la creda psicologicamente troppo esatta.
100.Antona Traversi,Studi su Giacomo Leopardi con notizie e documenti sconosciuti e inediti, Napoli, 1887, pp. 76, 97-8.
100.Antona Traversi,Studi su Giacomo Leopardi con notizie e documenti sconosciuti e inediti, Napoli, 1887, pp. 76, 97-8.
101.Epistol., vol. I, p. 454.
101.Epistol., vol. I, p. 454.