Chapter 22

169.Ved. per questi fatti specialmente nell'Arch. di Venezia Carteggio di Napoli, let. dello Scaramelli del 1.º 7bre, 27 8bre, 10 e 17 9bre 1598 e 13 febb. 1601. Al momento della fuga del Principe di Bisignano corse voce che fosse con lui fuggito anche D. Lelio, ma non era vero; ved. nell'Arch. di Modena gli Avvisi di Roma del 2 7bre 1598. La partenza di D. Lelio per la Spagna avvenne in 8bre 1598; egli era allora Eletto della città di Napoli pel Seggio di Nido.170.Ved. Doc. 401, pag. 479.171.Ved. T. CampanellaeMedicinalium, Lugduni 1635, lib. 6º, cap. 29, pag. 517.172.Ved.Medicinalium, pag. 633.173.Per l'ufficio di lettore nello studio pubblico, ved. i RegistriSigillorum, vol. 36 (an. 1599): «a 26 di giugno Lettera al Rev.do cappellano maggiore per la quale se provede la lectura de theorica de medecina in persona del dottore michele polito con provisione de D.ti ducento lo anno per morte de Joan berardino longo» (intendivacata pel passaggio del Tancredi alla lettura vacata per morte del Longo).174.Ved. nell'Arch. di Napoli per le promozioni del Tancredi le Scritture della Cappellania Maggiore,Lettere Regie, vol. 1, fol. 5, 13, 18, 72. — Per la dignità di Conte Palatino, ved. RegistriPrivilegiorumvol. 129 (an. 1603-04) fol. 7. Questa dignità, a' tempi de' quali ci occupiamo, non dava che in vita il titolo, e in morte il dritto di portare sulla bara la spada, gli speroni d'oro, e un libro aperto. Era un modo di onorare la scienza ne' lettori, che ci apparisce superiore all'odierno aumento quinquennale di stipendio, condito da una croce di Commendatore che viene giù a caso o dietro le insistenze de' più procaci. Del resto anche per la dignità di Conte Palatino era necessario solamente avere insegnato 20 anni, e comunque fosse di obbligo un processo informativo che attestasse di aver fatto un lodevole insegnamento, i 20 anni rappresentavano la condizione essenziale; laonde era sempre riconosciuto il principio, che quanto più si è goduto lo stipendio, tanto più si ha dritto ad essere stimato, senza vedere chiesto mai alcun conto delle opere pubblicate. Difatti dopo che era stato già dichiarato Conte, il Tancredi pubblicò le due opere che di lui si conoscono: «De fame et siti libri tres, Venet. 1607» e «De Antiperistasi omnigena sive de naturae miraculis, Neap. 1621». La sua condizione di Barone della Podaria è notata sulle sue opere (Podariae regulus) ed attestata da'Cedolariiin data 11 febb.º e 6 marzo 1622. La condizione di medico del Nunzio è attestata dal Nunzio medesimo nel suo Carteggio; ved. filz. 235, lett. del 6 maggio 1605.175.Ved. nell'Arch. di Urbino filz. 203, Napoli diversi, e nell'Arch. Mediceo filz. 4152, Lettere di Napoli di Particolari.176.Per l'ufficio di Doganiero ved. nell'Arch. di Napoli RegistriCuriaevol. 27 fol. 54. t.º; pel titolo di Duca, RegistriPrivilegiorumvol. 107 fol. 192; quivi le imprese militari di Fabrizio sono meglio specificate, anzichè negli scrittori di cose nobiliari come il De Lellis, Famiglie nobili della città di Napoli ms. della Bibl. nazionale (VI. F. 9) pag. 243, e Campanile, Storia dell'Ill.ma famiglia di Sangro, Nap. 1615, pag. 69.177.La copia della decisione leggesi nell'anzidetta corrispondenza del Duca di Vietri esistente nell'Arch. d'Urbino filz. 203. Le lettere scritte durante la prigionia, e spesso con la data «da Castelnuovo», son sette. Nella 1a del 15 10bre 1598 dice «A capo de 47 dì mi è stato permesso il posser scrivere»; seguono le altre del 22 gen.º, 21 marzo, 16 luglio, 8 8bre 1599, una 6a senza data, e una 7a del 4 febbraio 1600, nella quale è trascritta integralmente la decisione della Gran Corte, che conclude «Ducem Vetri non esse interrogandum super praedictam inquisitionem, et propterea non esse procedendum contra ipsum». Con un'altra lettera degli 11 febb.º 1600 è dato l'annunzio della liberazione avvenuta.178.Questo Scipione Orsini era della linea di Mario Orsini, Conte di Pacentro, Signore di Oppido e di Pietragalla; aveva pure un fratello a nome Lelio, sposo a Giulia Dentice, da non doversi confondere col nostro D. Lelio.179.Nulla di tutto ciò si legge in Adimari, Historia Genealogica della famiglia Carafa Nap. 1691, vol. 3, sebbene di ciascuno de' suddetti Carafa e loro parenti vi sia una distinta menzione, e quella di D. Francesco sia abbastanza larga (ved. vol. 2º, pag. 304). Invece nel Carteggio del Residente Veneto, let. del 29 10bre 1598, e in quello dell'Agente di Toscana, let. del 6 agosto 1600, si hanno le notizie che abbiamo sopra riferite testualmente; ciò che poi accadde in sèguito rilevasi con sufficienti particolarità nel Carteggio Toscano, avendo D. Ottavio Orsini primogenito del Conte di Pacentro, il 13 febb. 1600, sposato D.a Francesca di Toledo, ed essendo perciò divenuto parente del Gran Duca (ved. oltre la lett. suddetta, quelle del 22 agosto, 5, 12 e 27 7bre, e 17 8bre 1600; 17 agosto, 4 ed 11 7bre 1601, nell'Arch. Mediceo, filze 4087-88; ved. due lett. autografe del Conte di Pacentro nella stessa filza 4087, ed anche, nello stesso Arch., gli Avvisi di Roma filz. 4028, Avv. del 30 marzo 1602: da questi documenti è stato desunto ciò che costituisce il sèguito della nostra narrazione). Abbiamo ritenuto che il Marchese di S. Lucido, di cui qui si tratta, sia D. Francesco Carafa, perchè nel Carteggio Veneto è detto «nipote di D. Cesare», e costui è indicato come «già fatto Veneziano»; ved. let. del 9 febb.º 1599, (di questo D. Cesare abbiamo pure trovata qualche lettera al Duca di Urbino in data di Murano 1593, nell'Arch. di Urbino filz. 202, ed alcune altre al Gran Duca di Toscana in data di Venezia 1599, nell'Arch. Mediceo filz. 894). Da ciò ci è risultato abbastanza chiaro che si tratti di D. Francesco, e per farlo intendere a' lettori poniamo qui due specchietti genealogici:A. — Diomede Carafa 4.º genito di Galeotto Conte di Terranova m. a Girolama Villani;Cesare ritiratosi a Venezia.Francesco Grande Ammirante.Ferdinando militare.Fabio.Ottavio che con l'eredità di una zia acquistò Anzi e divenne March.se d'Anzi.B. — Ottavio 1.º Marchese d'Anzi m. a Crisostoma ossia Costanza Carafa figlia di G. Battista Conte di Policastro.Francesco 2.º March. d'Anzi, divenuto anche di S.to Lucido; fu tre volte sposo:1.º a Giovannella Carafa, March.sa di S. Lucido per eredità di suo zio Ferrante, vedova di G. B. Francipane;Ottavio 3.º Marchese di Anzi e March. di S. LucidoCrisostoma sposa di Fil. Brancia Ppe di Casalmaggiore.2.º a Emilia Brancia sorella del detto Ppe di Casalmaggiore;Gio. Battista sposo a Adriana de Franchi.Diomede Tenente generale M.º di Campo.Tiberio Capitano di cavalli.Antonio d.to Pier Luigi Teatino.Cesare Capitano di cavalli.3.º a Porzia Caracciolo Duchessa di Cerce, già due volte vedova, con la quale non ebbe figliuoli.Diomede Vesc. di Tricarico.Tiberio, divenuto Ppe di Bisignano sposando Giulia Orsini, poi Ppe di Scilla, Belvedereetc.Pier Luigi Cardinale.Carlo Domenicano.Lucrezia m. al Conte di Celano.Crisostoma monaca.Aggiungiamo che in un Cod. ms. della Bibl. nazionale di Napoli (X, C, 20) col titolo, «Desgratiato fine di alcune case Napoletane», essendone riconosciuto per autore Ferrante Bucca, si parla del «Marchese d'Anzi e Ppe di Bisignano» Francesco M.a Carafa sposo della «figlia del Marchese di S.to Lucido», ricchissimo, che fece omicidii (senza altra particolarità) onde fu forgiudicato, dovè spender molto per accomodare le sue faccende e infine le accomodò. Venuto in Napoli perdè la moglie con la quale avea fatto due figli, e ne prese un'altra di casa Brancia con la quale fece molti figli. Tiberio suo fratello 2.º genito gli lasciò il titolo di Ppe di Bisignano»etc.Poi stando in molta e granprivanza, come allora si diceva, col Conte di Lemos Vicerè (int. il Conte di Lemos figlio, 1610-1616) ebbe con lui alcuni disgusti (senza dir quali), onde fu posto nel peggior criminale del Castelnuovo e quindi dal Conte medesimo tradotto in Spagna acciò non fosse liberato dal successore; ivi fu condannato alla relegazione in vita in un'isola di Africa, ma giunse poi ad essere graziato, e tornato In Napoli prese moglie por la terza volta sposando la Duchessa di Cerce. Non istante le ricche doti che lo sorressero, finì nella miseria. Come si vede, le particolarità di questo racconto non brillano tutte per esattezza e tanto meno per chiarezza; ma è riconoscibile sufficientemente il Marchese di S.to Lucido della nostra narrazione, con gli omicidii in essa riferiti, pe' quali nel 1598 era «commossa e quasi divisa la città». Ne'Cedolariici è rimasto il ricordo che «il 28 marzo 1616, nella Sala Reale del Castello nuovo,extra carceres, con l'assistenza del R.º Consigliere Pomponio Salvo», Francesco Carafa dovè rinunziare al figlio primogenito Ottavio la terra d'Anzi unitamente al titolo di Marchese; la data del fatto mostra bene che esso avvenne poco prima che egli fosse trascinato in Ispagna. E in mezzo a tante vicende amò le buone lettere: già suo zio D. Ferrante Carafa di S.to Lucido era stato protettore dell'Accademia di Gio. Battista Rinaldi finita nel 1580; egli fondò più tardi l'Accademia degl'Infuriati (ved. Capaccio, il Forastiero, Nap. 1634 p. 10, e Camillo Minieri Riccio, Accademie fiorite nella città di Napoli, Arch. Storico delle Prov.e Nap.e an. 4.º 1879, p. 530).180.Ved. nel Carteggio del Residente Veneto la lettera del 9 febb.º 1599.181.Ved. per fra Pietro da Catanzaro il processo di eresia del Campanella, Doc. 332 b, pag. 288. Per fra Filippo Mandile il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, lett. da Nap. de' 30 marzo e 21 aprile 1600 (grazie fattegli). Per P.e Gio. Batt. da Polistina Ibid. let. da Roma de' 18 lugl. e 17 8bre 1597 (con suo memoriale autografo), 22 9bre 1597 e 2 gen. 1598; let. da Nap. de' 4 8bre 1596, 25 luglio, 29 agosto e 30 8bre 1597, 30 genn. 1598.182.Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, varie let. da Napoli di 7bre 1594, 4 agosto 95 e 20 febb.º 98; e lett. da Roma del 17 luglio 1595, 31 agosto 96. Nell'Arch. di Napoli i RegistriCuriae, vol. 38, fol. 53, lett. dell'ultimo di giugno 1596; fol. 126 e 128, lett. del 9 e 22 maggio 1598; fol. 150, lett. del 31 luglio 1598. Nell'Arch. Veneto lett. del 14 aprile 1598.183.Ved. la nostra Copia ms. de' proc. eccles., tom. 1º, fol. 264.184.Ved. il Carteggio del Residente Veneto, lett. de' 25 7bre, 6 8bre e 27 8bre 1598; e il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, lett. di Roma de' 9 maggio e 20 7bre 1598, e de' 2 genn.º e 16 marzo 1599.185.Ved. dep. del Pizzoni e del Lauriana; Doc. 278, pag. 199, e 280,v pag. 208.186.Ved. nell'Arch. di Stato, RegistriCuriae, vol. 38, an. 1595-99 fol. 123; e vol. 45, an. 1596-601, fol. 97, lett. Vicereale all'Auditor di Lega in data 23 luglio 1598.187.Su questi diaconi selvaggi sono numerosissimi i cenni sparsi ne' RegistriCuriae; ma una notizia abbastanza precisa, bensì di data posteriore di molto, può leggersi ne' RegistriNotamentorum Collateralis Consiliian. 1626, vol. 9, fol. 69. Essi furono dapprima nominati da' Sindaci per spazzare le Chiese e prestarvi i più bassi servigi, venendo scelti tra le persone che non possedevano nullain bonis: ma secondo lo stile ecclesiastico, che in fondo è stato sempre quello del riccio, i Vescovi s'impossessarono del dritto di nomina, ne usarono ed abusarono a loro talento, e non occorre dire che vennero subito appoggiati dalla Curia Romana in tali abusi.188.Ecco uno de' documenti del tempo di cui trattiamo, intorno alla faccenda del Capito, alla quale tanto alluse il Campanella nella sua Narrazione. RegistriCuriae, vol. 38, fol. 116 t.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Spectabiles et magn.er viri, Deve ricordarsi la R.a Audientia la pretendenza che hà tenuta et tiene lo R.do Vescovo di Mileto de voler conoscere de la causa de Marc'Antonio capitò diacono selvaggio inquisito de le bastonate date ad un monaco dell'ordine de san basilio, et le hortatorie che per noi li sono state scritte che desista da questa sua pretendenza, la quale non può militare poi che decti diaconi selvaggi non hanno mai goduto nè godono in questo Regno exentione alcuna di foro temporale nè altre prerogative, ma sempre sono stati trattati et si trattano come tutti li altri laici, et retrovandose al presente d.to capite (sic) carcerato nel Castello della terra del pizzo per detta causa, in nome di quessa R.a audientia et de la Gran Corte de la Vicaria, mandò d.to Rev.do Vescovo il suo fratello carnale nomine placido del tufo laico in d.to Castello, il quale sotto la sua parola fè uscire d.to carcerato per una stanza libero, et poi la notte per maneggio dato da lui et de duoi criati di detto Rev.do Vescovo lo fe fuggire per una corda, et al presento se ne sta in casa del predetto Rev.do Vescovo, et non convenendo che simili eccessi cossì fatti, et machinati in dispreggio dela giustitia et de la real Jurisditione dela M.tà sua habbino da passare cossì impuniti, ci è parso farvi la presente per la quale vi dicimo et ordinamo che con il più maggior secreto che sarà possibile, et che in voi et da voi si può confidare et sperare, dobbiate con ogni exquisita et exactissima diligenza havere nelle mani et carcerare nelle carceri di quessa regia Audientia lo d.to placito del tufo fratello di d.to Rev.do Vescovo de Mileto una insieme con detti duoi criati d'esso Rev.do Vescovo che hanno fatto fuggire detto carcerato dal Castello predetto, Et carcerati che li haverete ce ne debiate subbito dar particolare aviso con vostre lettere con insertione de la presente, acciò ve si possa per noi ordinare quel che haverete intorno a ciò da exequire. Et non farete lo contrario si havete cara la gratia et servitio de la pred.ta M.tà Datum Neap. die 28 mens. februarii 1598. El Conde de Olivares. Vidit Gorostiola, V.t de Castellet....»etc. — La sorte di Placido del Tufo ci risulta da' RegistriSigillorum, vol. 37, an. 1600: «6 de giugno; Lettera alla Vicaria, per la quale se fa gratia à Placido de lo tufo d'ogni pena incorsa per causa de la fugita de marcantonio capito dal castello del pizzo». — Intorno alle hortatorie notificate per bando, ved.Curiaevol. 38, fol. 160 t.º, let. del 20 agosto 1598; e vol. 40, fol. 205 t.º, let. del 15 8bre 1598. — Daremo più in là le lettere dei tempi successivi, risguardanti la nuova cattura del Capito poichè il Vescovo non l'avea punito, l'effrazione delle carceri da parte de' preti con la liberazione del catturato, la terza cattura seguita dalla liberazione e riposizione nella Chiesa dalla quale era stato dapprima estratto, col contento di S. S.tà, che accorda l'assoluzione dalla scomunica al Principe di Scilla, al Poerio e allo Xarava dietro dimanda del Vicerè.189.Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 230, lett. del 9 giugno 1600.190.Ved. nell'Arch. di Napoli, RegistriCuriaevol. 38, fol. 116, lett. del 28 febb.º 1598; vol. 49, fol. 19, lett. del 24 10bre 1599, e vol. 55, fol. 201, lett. del 22 7bre 1604.191.Ved. i detti RegistriCuriaevol. 49, fol. 57, lett. del 29 7bre 1600; vol. 38, fol. 144. t.º lett. dell'ultimo di giugno 1598; vol 48, fol. 109, let. del 19 10bre 1600; vol. 52, fol. 48, lett. del 23 marzo 1602; vol. 55, fol. 133 t.º, e 186, lett. del 14 maggio e 27 agosto 1604.192.RegistriCuriaevol. 44, fol. 75, lett. del 19 gennaio 1598; vol. 46, fol. 21, lett. del 9 10bre 1599.193.Ibid. vol. 47, fol. 148 t.º, lett. del 10 7bre 1601; e vol. 48, fol. 138, lett. del 6 luglio 1601. — Vol. 46, fol. 8, lett. del 3 10bre 1599; e vol. 48, fol. 10 t.º, lett. del 13 7bre 1599.194.Ved. nel Carteggio del Nunzio filz. 231, lett. del 28 7bre 1601.195.Ved. RegistriCuriaevol. 38, fol. 200, lett. del 30 aprile 1599; vol. 46, fol. 4 t.º, lett. del 31 luglio 1599; ibid. fol. 1, lett. del 25 luglio 1590.196.Ved. nel Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 212, lett. del Card.l S. Giorgio al Nunzio, del 25 di 7bre 1599. «Saranno false senza dubbio le relationi fatte al Vicerè di que' Vescovi, dei quali egli si è doluto con V. S., ma si come ella dovrà et scusarli et difenderli sempre, così ella potrebbe in certi casi investigare la verità delle cose, et quando giudicasse così, avvertirne i proprii Prelati». Intende ognuno che gli avvertimenti del Nunzio, non derivanti da deliberazioni della Corte di Roma, sarebbero rimasti inascoltati, e però neppur uno se ne trova mai fatto da lui.197.Ved. Doc. 176, pag. 88.198.Ved. i RegistriCuriaevol. 38, fol. 12, 56, 75, 80, 85 t.º, lett.e dal 23 feb.º 1596 al 23 maggio 1597; ibid. fol. 154 e 155 t.º, lett. del 17 e 21 agosto 1598; vol. 46, fol. 29 t.º, lett.re del 14 gen.º 1599; vol. 55, fol. 154, lett. del 24 giugno 1604.199.RegistriCuriaevol. 38, fol. 23, 50, 93, 106, lett. del 4 aprile e 10 8bre 1596, 28 agosto e ult.º 7bre 1597; vol. 45, fol. 100 t.º, lett. del 24 luglio 1598; vol. 43, fol. 138, lett. del 23 10bre 1598; vol. 46, fol. 30 t.º, lett. dell'ult.º di 10bre 1599; vol. 49, fol. 51 t.º, lett. del 28 luglio 1600; vol. 52, fol. 206 t.º, lett. del 13 genn.º 1603, e vol. 53, fol. 56, lett. del 30 marzo 1603. — Inoltre Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 216, lett.e di Roma da luglio a 10bre 1602, e filz. 238, lett. di Napoli del 9 maggio 1603, dove si parla di 4 prigioni de' Melissari fatti morire in Reggio e 2 soli mandati in Napoli.200.Egli dovrebb'essere l'autore di quelle pubblicate nel libro di Commedie curiose Nap. presso Dom. Castaldo 1615, libro citato dal Toppi ma da noi non visto finoggi. Le Commedie furono dapprima stampate separatamente: una sola di esse «Le Sorelle; Cosenza per Leonardo Angrisano 1595» fu citata dall'Allacci (Drammaturgia accresciuta, Ven. 1755 pag. 731). Lo Spiriti dice il Barracco fatto Cav.r Gerosolimitano a' 13 giugno 1592 (Memorie degli Scrittori Cosentini, Napoli 1750 pag. 132).201.Reg.Curiae, vol. 38, fol. 113 e 202, lett. del 13 febb.º 1598 e 22 maggio 1599; inoltre Reg.Sigillorum, vol. 37, nota del 7 aprile 1600, riport. nel Doc. 229, pag. 120.202.Reg.Curiaevol. 38, fol. 74 e 111, lett. del 30 9bre 1596 e 15 gen.º 1598. — Ibid. fol. 136, lett. del 17 giugno 1598. — Ibid. fol. 157 e 166, lett. del 21 agosto e 30 7bre 1598; vol. 41, fol. 75 t.º, lett. degli 8 8bre 1598, e vol. 49, fol. 23 t.º, lett. del 28 giugno 1600.203.Reg.Curiae, vol. 38, fol. 133, lett. del 12 giugno 1598; e vol. 41, fol. 75 t.º, lett. degli 8 8bre 1598.204.Ved. i RegistriOfficiorum Viceregum, vol. 6.º (an. 1593-96) fol. 103: «Expedita fuit provisio patens officii Capitaneatus civitatis Lanciani in persona magnifici Alonsi de Rozas pro uno anno integro, deinde in antea ad beneplacitum, cum provisione lucris gagiis et emolumentis solitis et consuetisetc.etc.Neapoli die 9 mens. Xbris 1594. (sotto) s'è spedita la presente d'officio di Lanciano non obstante che non vaca per ordine di sua Ex.a». — Inoltre ved. i RegistriSigillorumvol. 30 (an. 1594) not. a 9 10bre, «Capitania de lanciano in persona del magn.co Alonso de roscias»; e ibid. vol. 31 (an. 1595) not. a 14 9bre «Capitania de Cotrone in persona di Alonso de rosa d'anoya». — Malamente il P.e Fiore (Calabria illustrata, vol. 1.º pag. 46-47) lo registra tra' presidi di Catanzaro col nome di D. Antonio de Rosas: anche i documenti dell'Archivio, che ne parlano come preside, lo dicono sempre D. Alonso.205.Citeremo mano mano i documenti trovati in Napoli: quanto alle lettere trovate in Firenze, esse stanno nell'Archivio Mediceo, filz. 4152 (lett. di Napoli di particolari dal 1590 al 1620), e filz. 4091 (Lett. di Capestrano e Napoli all'Usimbardi dal 1603 al 1605), e mostrano esservene stata ancora qualche altra più antica. La 1.a, del 15 mag. 1597 a S. A., reca, che è stato ammalato e non ha potuto mandare la tavola di diaspro: la manderà con un uomo a posta in una feluca. La 2.a, del 6 gen.º 1604, reca, che aveva offerta la tavola di diaspro gli anni passati scrivendo dalla Calabria e S. A. l'accettò: che atteso la sua partenza per la Spagna non potè mandarla, ed ora, tornato nel Regno qual Consigliere di S. M., torna ad offrirla. La 3.a, del 20 gen.º 1604, reca che manderà la tavola di diaspro. La 4.a, del 23 agosto 1604, reca, che aspettando la comodità delle galere di S. A. ha tardato, ed ora la manda. La 5.a, del 18 luglio 1605 all'Usimbardi, reca, che vorrebbe da S. S.tà per mano di S. A. la dispensa di qualunque irregolarità commessa nel passato, e qualche beneficio in Ispagna o qualche Abbadia nel Regno. — A queste lettere fanno compagnia tre altre di Gio. Francesco Palmieri Agente di S. A., la 1.a del 16 gen.º 1604, la 2.a del 24 agosto 1604, la 3.a del 13 maggio 1605: nelle due prime si parla dell'invio della tavola di diaspro, dicendo che pare «un mare mezzo fluttuoso de diversi colori», nell'ultima si dice che ha dato di sua mano allo Xarava la lettera dell'Usimbardi.206.Ved. i RegistriCuriae, vol. 34, fol. 13, lett. del 18 maggio 1590; nel testo è registrato semplicemente l'Avvocato fiscale, ma nella pandetta è dichiarato D. loyse Xarava.207.Ved. RegistriSigillorumvol. 30 (an. 1594): «a 21 de ottobre. Lettera per la quale Sua Ecc.a commette al m.co Advocato fiscale loyse sciarava de castiglio la visione delli conti delli Sindaci et altri administratori del peculio dela università de Catanzaro de deci anni in qua, sig.re et exequ.re contra loro per spatio de mesi sei a ragione de d.i 12 lo mese». Inoltre, Ibid. vol. 31 (an. 1595): «11 di luglio. Lettera al Advocato fiscale dell'Aud.e de Calabria per la quale se proroga la patente in persona de detto advocato fiscale per altri mesi sei de vedere li conti dela città de Catanzaro».208.RegistriCuriae, vol. 38, fol. 20 e 23, lett. del 20 marzo e 4 aprile 1596; vol. 45, fol. 7, lett. del 5 aprile 1596.209.Ibid. vol. 40, fol 32, lett. del 5 aprile 1596, e vol. 38, fol. 29 t.º, lett. del 17 maggio 1596.210.Ibid. vol. 43, fol. 6 e 13, lett. del 9 maggio e 5 luglio 1596; vol. 38, fol. 45, 51 e 55 t.º, lett. del 14 giugno, 5 e 19 luglio 1596; vol. 40, fol. 59, lett. de' 17 luglio 1596.211.Ibid. vol. 43, fol. 2, lett. del 27 marzo 1596; vol. 45, fol. 100 t.º, lett. del 24 luglio 1598; vol. 40, fol. 193, lett. del 20 agosto 1598.212.Ibid. vol. 38, fol. 189 t.º, lett. del 7 febb. 1599; e vol. 43, fol. 160, lett. del 25 maggio 1599.213.Crediamo sia bene riportare per intero i documenti che riguardano questo tratto della vita dello Xarava, e che si trovano nei RegistriCuriae, vol. 38, fol. 187, e vol. 43 fol. 141 t.º — 1.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Magnifici virietc.È pervenuto a nostra conoscenza che per voi non si è permesso che il mag.co Avocato fiscale di quessa provintia entre nel tribunale dela regia Audientia ad exercitar suo officio sotto pretesto che se ritrova scomunicato dal R.do Vescovo di Melito, et come che di ciò ne nasce molto disservitio di S. M.tà non convenendo che se li faccia questo obstacolo essendose già provisto per la sua absolutione; Per ciò vi dicimo et ordinamo che non obstante che se ritrova scomunicato debbiate permettere che entre nel tribunale di questa regia Audientia et in ogni altro luoco dove sarà necessario ad exercitar d.º suo officio de Advocato fiscale nè li farrete detto obstacolo nè li darete impedimento alcuno che tal'è nostra volontà et intentione. Datum neapoli die 28 mens. Jannarii 1599. El conde de olivares»etc.— 2.º «Risp.ta al m.co advocato fiscale di Calabria ultra. Philippus,etc.Mag.ce vir regie fidelis dilecte, Alla regia audientia di quessa provintia havemo scritto et ordinato che permetta che voi debiate entrare nel tribunale de d.ta regia audientia ad exercitare il v.º officio de advocato fiscale non obstante che ve ritrovate scomunicato dal R.do vescovo di melito, poichè qui per noi si è provisto che siate absoluto. ci è parso darvene aviso per risposta di quanto sopra ciò ci havete scritto per la vostra del 20 Xbre proximo passato. dat. neap. die 28 Januarii 1599. El conde»etc.214.Ved. Gualtieri Paolo, Glorioso trionfo, ovvero leggendario de' SS. Martiri di Calabria Nap. 1630. L'ingresso di Marino Consalvo in Terranova accadeva nel 1575.215.Ved. nell'Arch. di Venezia il Carteg. dello Scaramelli, let. della data sud.ta che comincia colle parole «In Calavria son molti fuorusciti»etc.216.RegistriCuriae, vol. 38 fol. 186 t.º, lett. del 26 gennaio 1599; ibid. fol. 209, lett. del 30 giugno 1599,etc.etc.217.RegistriCuriae, vol. 46, fol. 15 t.º, lett. del 29 8bre 1599; vol. 54, fol. 15, lett. dell'ultimo di febb.º 1603.218.Ved. il d.to Carteggio filz. 208, lett. da Roma del 16 agosto 1595; ved. anche tutto il resto di questa filza e la seguente 209.219.Ved. il Carteggio anzid.to filz. 229, lett. da Napoli del 3 7bre e 12 9bre 1599; filz. 230, lett. del 5 maggio, 16 giugno, 22 7bre e 26 10bre 1600; filz. 231, lett. del 26 gennaio, 9 febbraio, 26 8bre 1601; filz. 232, lett. del 28 giugno 1602; filz. 233, lett. del 19 luglio 1603; filz. 234, lett. del 23 luglio 1604. — Avremmo potuto citare molte e molte altre lettere, ma queste sole son sufficienti.220.Per la discesa de' corsari di Biserta, nel 1595, ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio dell'Agente di Toscana in Napoli, filz. 4085, lett. del 3 giugno d.to anno. Per la discesa de' turchi del Bassà Cicala, nel 1598, ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio del Residente in Napoli, filz. n.º 14, lettera del 29 7bre e 6 8bre d.to anno.221.Poniamo qui un elenco de' legni corsari di Barberia, appunto del 1598, che oltre la flotta di Costantinopoli tenevano in allarme le popolazioni delle coste cristiane e massime italiane; lo desumiamo da una relazione del Residente Veneto degli 8 7bre 1598. «In Alger, bastarda di banchi 26 e galea di banchi 24, ma la bastarda esce solo per servizio del Re; una bastarda di banchi 26 di Amurat Rais; una galea ordinaria di banchi 25 di Assan Rais; un'altra di banchi 24 di Ali Memi; una di banchi 23 di Giafer genovese, ed una galeotta di banchi 21 di Occhiali conserva di Giafer, et Bergantini n.º 6 tutti armati in Alger di 10 e 12 banchi. In Bugia, una galeotta di banchi 21 di Memi Rais detto mal riposo; costui naviga sempre solo e mai si ferma, et è in gran stima. In Bona, una galeotta di banchi 21 di Sali Suliman. In Tabarca, tre bergantini di banchi 12 e 13 l'uno. In Biserta, la bastarda del Re di banchi 26; una galeotta di banchi 21 di Cogia Sali, et una simile di Casadali, et bregantini n.º 5 simili a' sopradetti. In Mahometa, una di banchi 23 di Giafer Sali, et una di banchi 22 di Assan Sali. In Affrica, una di banchi 20 di Donali Bey. In Tripoli, una bastarda di banchi 26 che suole unirsi quando con uno e quando con un altro delli Corsari predetti, et due bergantini come gli altri. In uno galee et galeotte n.º 15, et bergantini n.º 16.» — Fra tutti i corsari qui nominati il più temuto era il vecchio Amurat Rais, che vedremo figurare nella nostra narrazione.222.Ved. i Reg.Litterarum S. M.tisvol. 10.º (an. 1599-601) fol. 360.223.Ved. la Relazione del Bailo Giovanni Moro [1590] tra le Relazioni degli Ambasciatori Veneti pubblicate dall'Albèri, Firenze 1858, vol. 14, p. 374.224.Ved. Reg.Partiumvol. 1247bis, an. 1593, fol. 92; vol. 1271, an. 1594 fol. 194; vol. 1306, an. 1595, fol. 182. In questi ed altri documenti napoletani si trova piuttosto scritto «Cicala», mentre i documenti spagnuoli e veneti recano «Cigala»: naturalmente abbiamo preferito la prima maniera.225.Ved. la Relazione del Bailo Matteo Zane [1594] loc. cit. p. 428.226.Ved. Gualtieri, Glorioso trionfoetc.p. 435, e Sagredo, Memorie Storiche de' Monarchi Ottomani, Bologna 1684, p. 463. — Il resto delle notizie intorno al Cicala è desunto principalmente dalle Relazioni pubblicate dall'Albèri, in ispecie da quelle di Gio. Francesco Morosini [1585], Giovanni Moro [1590] e Matteo Zane [1594]; pel tratto di tempo posteriore, dal Carteggio de' Baili Geronimo Capello, Vincenzo Gradenigo, Francesco Contarini e Nani, oltracciò dal Carteggio del Residente Veneto in Napoli.227.Per l'invasione delle coste di Calabria fatta dal Cicala ved. principalmente una lettera del Residente Veneto, che fu pubblicata anche dal Mutinelli (Storia arcana ed aneddotica d'Italia, Ven. 1855, vol. 2º, p. 173); le notizie di fonte strettamente napoletano, ne' tempi de' Vicerè, son sempre attenuate di molto quando si riferiscono a disfatte.228.Tutte le parole virgolate sono estratte da' bellissimi Rubricarii del Carteggio di Costantinopoli, e così pure la massima parte delle rimanenti notizie. Ved. in ispecie il Rubricario n.º 6 e il seguente.229.Ved. la collez. degliAvvisi di Romache si conserva nell'Arch. di Modena. Vi si legge, «A dì 30 di 7bre 1598. Per informattione del Cigala et suoi disegni, si manda copia delle infrascritte lettere portate da uno straordinario di Messina passato a Genova» (seguono le lettere al Vicerè di Sicilia ed alla madre, e la risposta del Vicerè). Ved. anche Gualtieri op. cit. p. 436; egli le trascrisse da un fascicolo di scritture appartenenti a Girolamo Stinca napoletano, ma non mostrò di conoscere la lettera del Cicala alla madre. Crediamo che piacerà a' nostri lettori averle sott'occhio insieme con le altre. — «1º Osservandis.ma et amantis.ma madre. Dopo di havervi salutato assai; non è per altro questa mia amorevole lettera, che come sapete già anni 30 in 40 che io sono partito da voi et più non vi hò visto, desidereria prima dela morte vedervi. Adesso hò scritto una lettera al V. Re di Sicilia acciò vi mandi, et per questo conto hò fatto franco un Christiano portator di queste. Et anco gli anni passati per vedervi era venuto in questo loco et non è potuto essere che io habbia havuto ventura di vedervi et mi fù detto che vi havevano posto in carcere et ferri, et questo fù causa che io havessi messo à fuogo, et sacco Rigio. Et se adesso vi manderanno acciò complisca secondo il gran desiderio che io tengo di vedervi, et che non resti in questo mondo privo della vista vostra, io vi prometto rimandarvi, si che si voi mi amate come io amo voi cercherete licentia di venirmi à vedere. Et anco voi sapete ben che al tempo di Pialì Bassà di buona memoria in questo luoco si sono alzate bandiere di fede et poi si facevano bazari et riscatavano schiavi, si che madre mia carissima altro desiderio non hò in questo mondo che vedervi con speranza in Dio che venirete. Alli miei SS.ri fratelli, et sorelle farete le mie raccomandationi. Et se vi manderanno, subito che vi haverò visto vè rimanderò senza danno nè male alcuno, et ritornerò al camino mio. Et queste bandiere di fede quando si alzavano, voi sapete che il S.ºr mio padre li mandava presenti, et per tutto dimani ne stò aspettando risposta. Il vostro figliolo Sinan Bassà Visir, et Capitanio.» — 2.º «Ill.mo et eccell.mo che dentro alli seguaci di Christo buono è stato eletto in la Isola di Sicilia Vicerè, in la fine Dio faccia il migliore. Questa non è per altro, se non per farvi intendere, come sapete, che costà si ritrova la povera vecchia di mia madre, la quale per ritrovarsi alla fine di sua vita, desidero vederla, e spero che arrivando questa mia lettera vi contenterete mandarmela in una barca di costì, perchè non tengo altro desiderio se non da vederla, senza voler far danno a nissuno, e da poi haverla vista, tornarla a mandare, come feci li giorni passati del Sig. mio fratello, il qual venne in Costantinopoli, e dopo che lo viddi, lo tornai a mandare. Il portator di questa è un Christiano il qual era schiavo, li ho dato la libertà, e lo mando per questo servitio. Resto con grandissimo desiderio aspettando il successo, e non pensi che lo mando per tenere nuove, per che sappiate che tanto voi costì, quanto noi altri, di quello che di nuovo (sic) in tutte parti, tenemo piena informatione, e buona. Con questo sto aspettando con vostra cortesia, che vi degnate mandarmela con una barca, ò se non, avvisarmi à che banda ordinate mandi un vascello e dopo a man salva tornarmelo à mandare, per tutto dimani aspetto risposta; e se in tempo d'altri capitani havendo venute in questo porto l'armate d'onde stiamo s'alzaro bandiere di fede, e si fè bazaro, e si ricattarono li schiavi, adesso per quello che tocca a mia parte si farà. A mia madre hò scritto una carta, vi contentarete mandare a darle ricapito, Di settembre a' 20 Domenica. Sinam Baxa Visir Capitan. (sotto) Al Sig. D. Pietro Capitan delle galere di sicilia me raccomando molto, sendo stato sempre il Sig. Padre di buona memoria amico del mio di buona memoria.» — 3.º Excel.mo et tenuto trà li Turchi Sinam Baxa Visir Capitan, Ricevi la vostra, e la lessi con molto gusto, e per veder dimanda tanto pietosa, ho rimesso la determinatione, che volea pigliare la Signora Lucretia, che per sua Christianità, et haver tenuto tanto honorato marito, et esser madre d'un capitano tanto valoroso mandarla con una galera di fanale accompagnata con suoi figli, e nipoti, e voi mandate qui con due galere di fanale il vostro figlio maggiore per pegno, che starà in poter del Capitan generale D. Pietro di Leva rispettato, et honorato conforme la sua qualità, et in sicurtà dò in pegno mia parola in nome di S. M., e nel ricatto potran venire, una, due, o tre galere, che alzando bandiera di sicuro s'attenderà al ricatto. D. Pietro di Leva ha ricevuto, e manda altre tanto, e dice se ricordi dell'amicitia delli due Padri. D. Berardino de Cardines.» (Si avverte che queste due ultime lettere sono state ricavate dal Gualtieri, che lesse Sinam invece di Sinan; la prima è ricavata dal Carteggio del Residente Veneto).

169.Ved. per questi fatti specialmente nell'Arch. di Venezia Carteggio di Napoli, let. dello Scaramelli del 1.º 7bre, 27 8bre, 10 e 17 9bre 1598 e 13 febb. 1601. Al momento della fuga del Principe di Bisignano corse voce che fosse con lui fuggito anche D. Lelio, ma non era vero; ved. nell'Arch. di Modena gli Avvisi di Roma del 2 7bre 1598. La partenza di D. Lelio per la Spagna avvenne in 8bre 1598; egli era allora Eletto della città di Napoli pel Seggio di Nido.

169.Ved. per questi fatti specialmente nell'Arch. di Venezia Carteggio di Napoli, let. dello Scaramelli del 1.º 7bre, 27 8bre, 10 e 17 9bre 1598 e 13 febb. 1601. Al momento della fuga del Principe di Bisignano corse voce che fosse con lui fuggito anche D. Lelio, ma non era vero; ved. nell'Arch. di Modena gli Avvisi di Roma del 2 7bre 1598. La partenza di D. Lelio per la Spagna avvenne in 8bre 1598; egli era allora Eletto della città di Napoli pel Seggio di Nido.

170.Ved. Doc. 401, pag. 479.

170.Ved. Doc. 401, pag. 479.

171.Ved. T. CampanellaeMedicinalium, Lugduni 1635, lib. 6º, cap. 29, pag. 517.

171.Ved. T. CampanellaeMedicinalium, Lugduni 1635, lib. 6º, cap. 29, pag. 517.

172.Ved.Medicinalium, pag. 633.

172.Ved.Medicinalium, pag. 633.

173.Per l'ufficio di lettore nello studio pubblico, ved. i RegistriSigillorum, vol. 36 (an. 1599): «a 26 di giugno Lettera al Rev.do cappellano maggiore per la quale se provede la lectura de theorica de medecina in persona del dottore michele polito con provisione de D.ti ducento lo anno per morte de Joan berardino longo» (intendivacata pel passaggio del Tancredi alla lettura vacata per morte del Longo).

173.Per l'ufficio di lettore nello studio pubblico, ved. i RegistriSigillorum, vol. 36 (an. 1599): «a 26 di giugno Lettera al Rev.do cappellano maggiore per la quale se provede la lectura de theorica de medecina in persona del dottore michele polito con provisione de D.ti ducento lo anno per morte de Joan berardino longo» (intendivacata pel passaggio del Tancredi alla lettura vacata per morte del Longo).

174.Ved. nell'Arch. di Napoli per le promozioni del Tancredi le Scritture della Cappellania Maggiore,Lettere Regie, vol. 1, fol. 5, 13, 18, 72. — Per la dignità di Conte Palatino, ved. RegistriPrivilegiorumvol. 129 (an. 1603-04) fol. 7. Questa dignità, a' tempi de' quali ci occupiamo, non dava che in vita il titolo, e in morte il dritto di portare sulla bara la spada, gli speroni d'oro, e un libro aperto. Era un modo di onorare la scienza ne' lettori, che ci apparisce superiore all'odierno aumento quinquennale di stipendio, condito da una croce di Commendatore che viene giù a caso o dietro le insistenze de' più procaci. Del resto anche per la dignità di Conte Palatino era necessario solamente avere insegnato 20 anni, e comunque fosse di obbligo un processo informativo che attestasse di aver fatto un lodevole insegnamento, i 20 anni rappresentavano la condizione essenziale; laonde era sempre riconosciuto il principio, che quanto più si è goduto lo stipendio, tanto più si ha dritto ad essere stimato, senza vedere chiesto mai alcun conto delle opere pubblicate. Difatti dopo che era stato già dichiarato Conte, il Tancredi pubblicò le due opere che di lui si conoscono: «De fame et siti libri tres, Venet. 1607» e «De Antiperistasi omnigena sive de naturae miraculis, Neap. 1621». La sua condizione di Barone della Podaria è notata sulle sue opere (Podariae regulus) ed attestata da'Cedolariiin data 11 febb.º e 6 marzo 1622. La condizione di medico del Nunzio è attestata dal Nunzio medesimo nel suo Carteggio; ved. filz. 235, lett. del 6 maggio 1605.

174.Ved. nell'Arch. di Napoli per le promozioni del Tancredi le Scritture della Cappellania Maggiore,Lettere Regie, vol. 1, fol. 5, 13, 18, 72. — Per la dignità di Conte Palatino, ved. RegistriPrivilegiorumvol. 129 (an. 1603-04) fol. 7. Questa dignità, a' tempi de' quali ci occupiamo, non dava che in vita il titolo, e in morte il dritto di portare sulla bara la spada, gli speroni d'oro, e un libro aperto. Era un modo di onorare la scienza ne' lettori, che ci apparisce superiore all'odierno aumento quinquennale di stipendio, condito da una croce di Commendatore che viene giù a caso o dietro le insistenze de' più procaci. Del resto anche per la dignità di Conte Palatino era necessario solamente avere insegnato 20 anni, e comunque fosse di obbligo un processo informativo che attestasse di aver fatto un lodevole insegnamento, i 20 anni rappresentavano la condizione essenziale; laonde era sempre riconosciuto il principio, che quanto più si è goduto lo stipendio, tanto più si ha dritto ad essere stimato, senza vedere chiesto mai alcun conto delle opere pubblicate. Difatti dopo che era stato già dichiarato Conte, il Tancredi pubblicò le due opere che di lui si conoscono: «De fame et siti libri tres, Venet. 1607» e «De Antiperistasi omnigena sive de naturae miraculis, Neap. 1621». La sua condizione di Barone della Podaria è notata sulle sue opere (Podariae regulus) ed attestata da'Cedolariiin data 11 febb.º e 6 marzo 1622. La condizione di medico del Nunzio è attestata dal Nunzio medesimo nel suo Carteggio; ved. filz. 235, lett. del 6 maggio 1605.

175.Ved. nell'Arch. di Urbino filz. 203, Napoli diversi, e nell'Arch. Mediceo filz. 4152, Lettere di Napoli di Particolari.

175.Ved. nell'Arch. di Urbino filz. 203, Napoli diversi, e nell'Arch. Mediceo filz. 4152, Lettere di Napoli di Particolari.

176.Per l'ufficio di Doganiero ved. nell'Arch. di Napoli RegistriCuriaevol. 27 fol. 54. t.º; pel titolo di Duca, RegistriPrivilegiorumvol. 107 fol. 192; quivi le imprese militari di Fabrizio sono meglio specificate, anzichè negli scrittori di cose nobiliari come il De Lellis, Famiglie nobili della città di Napoli ms. della Bibl. nazionale (VI. F. 9) pag. 243, e Campanile, Storia dell'Ill.ma famiglia di Sangro, Nap. 1615, pag. 69.

176.Per l'ufficio di Doganiero ved. nell'Arch. di Napoli RegistriCuriaevol. 27 fol. 54. t.º; pel titolo di Duca, RegistriPrivilegiorumvol. 107 fol. 192; quivi le imprese militari di Fabrizio sono meglio specificate, anzichè negli scrittori di cose nobiliari come il De Lellis, Famiglie nobili della città di Napoli ms. della Bibl. nazionale (VI. F. 9) pag. 243, e Campanile, Storia dell'Ill.ma famiglia di Sangro, Nap. 1615, pag. 69.

177.La copia della decisione leggesi nell'anzidetta corrispondenza del Duca di Vietri esistente nell'Arch. d'Urbino filz. 203. Le lettere scritte durante la prigionia, e spesso con la data «da Castelnuovo», son sette. Nella 1a del 15 10bre 1598 dice «A capo de 47 dì mi è stato permesso il posser scrivere»; seguono le altre del 22 gen.º, 21 marzo, 16 luglio, 8 8bre 1599, una 6a senza data, e una 7a del 4 febbraio 1600, nella quale è trascritta integralmente la decisione della Gran Corte, che conclude «Ducem Vetri non esse interrogandum super praedictam inquisitionem, et propterea non esse procedendum contra ipsum». Con un'altra lettera degli 11 febb.º 1600 è dato l'annunzio della liberazione avvenuta.

177.La copia della decisione leggesi nell'anzidetta corrispondenza del Duca di Vietri esistente nell'Arch. d'Urbino filz. 203. Le lettere scritte durante la prigionia, e spesso con la data «da Castelnuovo», son sette. Nella 1a del 15 10bre 1598 dice «A capo de 47 dì mi è stato permesso il posser scrivere»; seguono le altre del 22 gen.º, 21 marzo, 16 luglio, 8 8bre 1599, una 6a senza data, e una 7a del 4 febbraio 1600, nella quale è trascritta integralmente la decisione della Gran Corte, che conclude «Ducem Vetri non esse interrogandum super praedictam inquisitionem, et propterea non esse procedendum contra ipsum». Con un'altra lettera degli 11 febb.º 1600 è dato l'annunzio della liberazione avvenuta.

178.Questo Scipione Orsini era della linea di Mario Orsini, Conte di Pacentro, Signore di Oppido e di Pietragalla; aveva pure un fratello a nome Lelio, sposo a Giulia Dentice, da non doversi confondere col nostro D. Lelio.

178.Questo Scipione Orsini era della linea di Mario Orsini, Conte di Pacentro, Signore di Oppido e di Pietragalla; aveva pure un fratello a nome Lelio, sposo a Giulia Dentice, da non doversi confondere col nostro D. Lelio.

179.Nulla di tutto ciò si legge in Adimari, Historia Genealogica della famiglia Carafa Nap. 1691, vol. 3, sebbene di ciascuno de' suddetti Carafa e loro parenti vi sia una distinta menzione, e quella di D. Francesco sia abbastanza larga (ved. vol. 2º, pag. 304). Invece nel Carteggio del Residente Veneto, let. del 29 10bre 1598, e in quello dell'Agente di Toscana, let. del 6 agosto 1600, si hanno le notizie che abbiamo sopra riferite testualmente; ciò che poi accadde in sèguito rilevasi con sufficienti particolarità nel Carteggio Toscano, avendo D. Ottavio Orsini primogenito del Conte di Pacentro, il 13 febb. 1600, sposato D.a Francesca di Toledo, ed essendo perciò divenuto parente del Gran Duca (ved. oltre la lett. suddetta, quelle del 22 agosto, 5, 12 e 27 7bre, e 17 8bre 1600; 17 agosto, 4 ed 11 7bre 1601, nell'Arch. Mediceo, filze 4087-88; ved. due lett. autografe del Conte di Pacentro nella stessa filza 4087, ed anche, nello stesso Arch., gli Avvisi di Roma filz. 4028, Avv. del 30 marzo 1602: da questi documenti è stato desunto ciò che costituisce il sèguito della nostra narrazione). Abbiamo ritenuto che il Marchese di S. Lucido, di cui qui si tratta, sia D. Francesco Carafa, perchè nel Carteggio Veneto è detto «nipote di D. Cesare», e costui è indicato come «già fatto Veneziano»; ved. let. del 9 febb.º 1599, (di questo D. Cesare abbiamo pure trovata qualche lettera al Duca di Urbino in data di Murano 1593, nell'Arch. di Urbino filz. 202, ed alcune altre al Gran Duca di Toscana in data di Venezia 1599, nell'Arch. Mediceo filz. 894). Da ciò ci è risultato abbastanza chiaro che si tratti di D. Francesco, e per farlo intendere a' lettori poniamo qui due specchietti genealogici:A. — Diomede Carafa 4.º genito di Galeotto Conte di Terranova m. a Girolama Villani;Cesare ritiratosi a Venezia.Francesco Grande Ammirante.Ferdinando militare.Fabio.Ottavio che con l'eredità di una zia acquistò Anzi e divenne March.se d'Anzi.B. — Ottavio 1.º Marchese d'Anzi m. a Crisostoma ossia Costanza Carafa figlia di G. Battista Conte di Policastro.Francesco 2.º March. d'Anzi, divenuto anche di S.to Lucido; fu tre volte sposo:1.º a Giovannella Carafa, March.sa di S. Lucido per eredità di suo zio Ferrante, vedova di G. B. Francipane;Ottavio 3.º Marchese di Anzi e March. di S. LucidoCrisostoma sposa di Fil. Brancia Ppe di Casalmaggiore.2.º a Emilia Brancia sorella del detto Ppe di Casalmaggiore;Gio. Battista sposo a Adriana de Franchi.Diomede Tenente generale M.º di Campo.Tiberio Capitano di cavalli.Antonio d.to Pier Luigi Teatino.Cesare Capitano di cavalli.3.º a Porzia Caracciolo Duchessa di Cerce, già due volte vedova, con la quale non ebbe figliuoli.Diomede Vesc. di Tricarico.Tiberio, divenuto Ppe di Bisignano sposando Giulia Orsini, poi Ppe di Scilla, Belvedereetc.Pier Luigi Cardinale.Carlo Domenicano.Lucrezia m. al Conte di Celano.Crisostoma monaca.Aggiungiamo che in un Cod. ms. della Bibl. nazionale di Napoli (X, C, 20) col titolo, «Desgratiato fine di alcune case Napoletane», essendone riconosciuto per autore Ferrante Bucca, si parla del «Marchese d'Anzi e Ppe di Bisignano» Francesco M.a Carafa sposo della «figlia del Marchese di S.to Lucido», ricchissimo, che fece omicidii (senza altra particolarità) onde fu forgiudicato, dovè spender molto per accomodare le sue faccende e infine le accomodò. Venuto in Napoli perdè la moglie con la quale avea fatto due figli, e ne prese un'altra di casa Brancia con la quale fece molti figli. Tiberio suo fratello 2.º genito gli lasciò il titolo di Ppe di Bisignano»etc.Poi stando in molta e granprivanza, come allora si diceva, col Conte di Lemos Vicerè (int. il Conte di Lemos figlio, 1610-1616) ebbe con lui alcuni disgusti (senza dir quali), onde fu posto nel peggior criminale del Castelnuovo e quindi dal Conte medesimo tradotto in Spagna acciò non fosse liberato dal successore; ivi fu condannato alla relegazione in vita in un'isola di Africa, ma giunse poi ad essere graziato, e tornato In Napoli prese moglie por la terza volta sposando la Duchessa di Cerce. Non istante le ricche doti che lo sorressero, finì nella miseria. Come si vede, le particolarità di questo racconto non brillano tutte per esattezza e tanto meno per chiarezza; ma è riconoscibile sufficientemente il Marchese di S.to Lucido della nostra narrazione, con gli omicidii in essa riferiti, pe' quali nel 1598 era «commossa e quasi divisa la città». Ne'Cedolariici è rimasto il ricordo che «il 28 marzo 1616, nella Sala Reale del Castello nuovo,extra carceres, con l'assistenza del R.º Consigliere Pomponio Salvo», Francesco Carafa dovè rinunziare al figlio primogenito Ottavio la terra d'Anzi unitamente al titolo di Marchese; la data del fatto mostra bene che esso avvenne poco prima che egli fosse trascinato in Ispagna. E in mezzo a tante vicende amò le buone lettere: già suo zio D. Ferrante Carafa di S.to Lucido era stato protettore dell'Accademia di Gio. Battista Rinaldi finita nel 1580; egli fondò più tardi l'Accademia degl'Infuriati (ved. Capaccio, il Forastiero, Nap. 1634 p. 10, e Camillo Minieri Riccio, Accademie fiorite nella città di Napoli, Arch. Storico delle Prov.e Nap.e an. 4.º 1879, p. 530).

179.Nulla di tutto ciò si legge in Adimari, Historia Genealogica della famiglia Carafa Nap. 1691, vol. 3, sebbene di ciascuno de' suddetti Carafa e loro parenti vi sia una distinta menzione, e quella di D. Francesco sia abbastanza larga (ved. vol. 2º, pag. 304). Invece nel Carteggio del Residente Veneto, let. del 29 10bre 1598, e in quello dell'Agente di Toscana, let. del 6 agosto 1600, si hanno le notizie che abbiamo sopra riferite testualmente; ciò che poi accadde in sèguito rilevasi con sufficienti particolarità nel Carteggio Toscano, avendo D. Ottavio Orsini primogenito del Conte di Pacentro, il 13 febb. 1600, sposato D.a Francesca di Toledo, ed essendo perciò divenuto parente del Gran Duca (ved. oltre la lett. suddetta, quelle del 22 agosto, 5, 12 e 27 7bre, e 17 8bre 1600; 17 agosto, 4 ed 11 7bre 1601, nell'Arch. Mediceo, filze 4087-88; ved. due lett. autografe del Conte di Pacentro nella stessa filza 4087, ed anche, nello stesso Arch., gli Avvisi di Roma filz. 4028, Avv. del 30 marzo 1602: da questi documenti è stato desunto ciò che costituisce il sèguito della nostra narrazione). Abbiamo ritenuto che il Marchese di S. Lucido, di cui qui si tratta, sia D. Francesco Carafa, perchè nel Carteggio Veneto è detto «nipote di D. Cesare», e costui è indicato come «già fatto Veneziano»; ved. let. del 9 febb.º 1599, (di questo D. Cesare abbiamo pure trovata qualche lettera al Duca di Urbino in data di Murano 1593, nell'Arch. di Urbino filz. 202, ed alcune altre al Gran Duca di Toscana in data di Venezia 1599, nell'Arch. Mediceo filz. 894). Da ciò ci è risultato abbastanza chiaro che si tratti di D. Francesco, e per farlo intendere a' lettori poniamo qui due specchietti genealogici:

A. — Diomede Carafa 4.º genito di Galeotto Conte di Terranova m. a Girolama Villani;

B. — Ottavio 1.º Marchese d'Anzi m. a Crisostoma ossia Costanza Carafa figlia di G. Battista Conte di Policastro.

Aggiungiamo che in un Cod. ms. della Bibl. nazionale di Napoli (X, C, 20) col titolo, «Desgratiato fine di alcune case Napoletane», essendone riconosciuto per autore Ferrante Bucca, si parla del «Marchese d'Anzi e Ppe di Bisignano» Francesco M.a Carafa sposo della «figlia del Marchese di S.to Lucido», ricchissimo, che fece omicidii (senza altra particolarità) onde fu forgiudicato, dovè spender molto per accomodare le sue faccende e infine le accomodò. Venuto in Napoli perdè la moglie con la quale avea fatto due figli, e ne prese un'altra di casa Brancia con la quale fece molti figli. Tiberio suo fratello 2.º genito gli lasciò il titolo di Ppe di Bisignano»etc.Poi stando in molta e granprivanza, come allora si diceva, col Conte di Lemos Vicerè (int. il Conte di Lemos figlio, 1610-1616) ebbe con lui alcuni disgusti (senza dir quali), onde fu posto nel peggior criminale del Castelnuovo e quindi dal Conte medesimo tradotto in Spagna acciò non fosse liberato dal successore; ivi fu condannato alla relegazione in vita in un'isola di Africa, ma giunse poi ad essere graziato, e tornato In Napoli prese moglie por la terza volta sposando la Duchessa di Cerce. Non istante le ricche doti che lo sorressero, finì nella miseria. Come si vede, le particolarità di questo racconto non brillano tutte per esattezza e tanto meno per chiarezza; ma è riconoscibile sufficientemente il Marchese di S.to Lucido della nostra narrazione, con gli omicidii in essa riferiti, pe' quali nel 1598 era «commossa e quasi divisa la città». Ne'Cedolariici è rimasto il ricordo che «il 28 marzo 1616, nella Sala Reale del Castello nuovo,extra carceres, con l'assistenza del R.º Consigliere Pomponio Salvo», Francesco Carafa dovè rinunziare al figlio primogenito Ottavio la terra d'Anzi unitamente al titolo di Marchese; la data del fatto mostra bene che esso avvenne poco prima che egli fosse trascinato in Ispagna. E in mezzo a tante vicende amò le buone lettere: già suo zio D. Ferrante Carafa di S.to Lucido era stato protettore dell'Accademia di Gio. Battista Rinaldi finita nel 1580; egli fondò più tardi l'Accademia degl'Infuriati (ved. Capaccio, il Forastiero, Nap. 1634 p. 10, e Camillo Minieri Riccio, Accademie fiorite nella città di Napoli, Arch. Storico delle Prov.e Nap.e an. 4.º 1879, p. 530).

180.Ved. nel Carteggio del Residente Veneto la lettera del 9 febb.º 1599.

180.Ved. nel Carteggio del Residente Veneto la lettera del 9 febb.º 1599.

181.Ved. per fra Pietro da Catanzaro il processo di eresia del Campanella, Doc. 332 b, pag. 288. Per fra Filippo Mandile il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, lett. da Nap. de' 30 marzo e 21 aprile 1600 (grazie fattegli). Per P.e Gio. Batt. da Polistina Ibid. let. da Roma de' 18 lugl. e 17 8bre 1597 (con suo memoriale autografo), 22 9bre 1597 e 2 gen. 1598; let. da Nap. de' 4 8bre 1596, 25 luglio, 29 agosto e 30 8bre 1597, 30 genn. 1598.

181.Ved. per fra Pietro da Catanzaro il processo di eresia del Campanella, Doc. 332 b, pag. 288. Per fra Filippo Mandile il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, lett. da Nap. de' 30 marzo e 21 aprile 1600 (grazie fattegli). Per P.e Gio. Batt. da Polistina Ibid. let. da Roma de' 18 lugl. e 17 8bre 1597 (con suo memoriale autografo), 22 9bre 1597 e 2 gen. 1598; let. da Nap. de' 4 8bre 1596, 25 luglio, 29 agosto e 30 8bre 1597, 30 genn. 1598.

182.Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, varie let. da Napoli di 7bre 1594, 4 agosto 95 e 20 febb.º 98; e lett. da Roma del 17 luglio 1595, 31 agosto 96. Nell'Arch. di Napoli i RegistriCuriae, vol. 38, fol. 53, lett. dell'ultimo di giugno 1596; fol. 126 e 128, lett. del 9 e 22 maggio 1598; fol. 150, lett. del 31 luglio 1598. Nell'Arch. Veneto lett. del 14 aprile 1598.

182.Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, varie let. da Napoli di 7bre 1594, 4 agosto 95 e 20 febb.º 98; e lett. da Roma del 17 luglio 1595, 31 agosto 96. Nell'Arch. di Napoli i RegistriCuriae, vol. 38, fol. 53, lett. dell'ultimo di giugno 1596; fol. 126 e 128, lett. del 9 e 22 maggio 1598; fol. 150, lett. del 31 luglio 1598. Nell'Arch. Veneto lett. del 14 aprile 1598.

183.Ved. la nostra Copia ms. de' proc. eccles., tom. 1º, fol. 264.

183.Ved. la nostra Copia ms. de' proc. eccles., tom. 1º, fol. 264.

184.Ved. il Carteggio del Residente Veneto, lett. de' 25 7bre, 6 8bre e 27 8bre 1598; e il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, lett. di Roma de' 9 maggio e 20 7bre 1598, e de' 2 genn.º e 16 marzo 1599.

184.Ved. il Carteggio del Residente Veneto, lett. de' 25 7bre, 6 8bre e 27 8bre 1598; e il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, lett. di Roma de' 9 maggio e 20 7bre 1598, e de' 2 genn.º e 16 marzo 1599.

185.Ved. dep. del Pizzoni e del Lauriana; Doc. 278, pag. 199, e 280,v pag. 208.

185.Ved. dep. del Pizzoni e del Lauriana; Doc. 278, pag. 199, e 280,v pag. 208.

186.Ved. nell'Arch. di Stato, RegistriCuriae, vol. 38, an. 1595-99 fol. 123; e vol. 45, an. 1596-601, fol. 97, lett. Vicereale all'Auditor di Lega in data 23 luglio 1598.

186.Ved. nell'Arch. di Stato, RegistriCuriae, vol. 38, an. 1595-99 fol. 123; e vol. 45, an. 1596-601, fol. 97, lett. Vicereale all'Auditor di Lega in data 23 luglio 1598.

187.Su questi diaconi selvaggi sono numerosissimi i cenni sparsi ne' RegistriCuriae; ma una notizia abbastanza precisa, bensì di data posteriore di molto, può leggersi ne' RegistriNotamentorum Collateralis Consiliian. 1626, vol. 9, fol. 69. Essi furono dapprima nominati da' Sindaci per spazzare le Chiese e prestarvi i più bassi servigi, venendo scelti tra le persone che non possedevano nullain bonis: ma secondo lo stile ecclesiastico, che in fondo è stato sempre quello del riccio, i Vescovi s'impossessarono del dritto di nomina, ne usarono ed abusarono a loro talento, e non occorre dire che vennero subito appoggiati dalla Curia Romana in tali abusi.

187.Su questi diaconi selvaggi sono numerosissimi i cenni sparsi ne' RegistriCuriae; ma una notizia abbastanza precisa, bensì di data posteriore di molto, può leggersi ne' RegistriNotamentorum Collateralis Consiliian. 1626, vol. 9, fol. 69. Essi furono dapprima nominati da' Sindaci per spazzare le Chiese e prestarvi i più bassi servigi, venendo scelti tra le persone che non possedevano nullain bonis: ma secondo lo stile ecclesiastico, che in fondo è stato sempre quello del riccio, i Vescovi s'impossessarono del dritto di nomina, ne usarono ed abusarono a loro talento, e non occorre dire che vennero subito appoggiati dalla Curia Romana in tali abusi.

188.Ecco uno de' documenti del tempo di cui trattiamo, intorno alla faccenda del Capito, alla quale tanto alluse il Campanella nella sua Narrazione. RegistriCuriae, vol. 38, fol. 116 t.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Spectabiles et magn.er viri, Deve ricordarsi la R.a Audientia la pretendenza che hà tenuta et tiene lo R.do Vescovo di Mileto de voler conoscere de la causa de Marc'Antonio capitò diacono selvaggio inquisito de le bastonate date ad un monaco dell'ordine de san basilio, et le hortatorie che per noi li sono state scritte che desista da questa sua pretendenza, la quale non può militare poi che decti diaconi selvaggi non hanno mai goduto nè godono in questo Regno exentione alcuna di foro temporale nè altre prerogative, ma sempre sono stati trattati et si trattano come tutti li altri laici, et retrovandose al presente d.to capite (sic) carcerato nel Castello della terra del pizzo per detta causa, in nome di quessa R.a audientia et de la Gran Corte de la Vicaria, mandò d.to Rev.do Vescovo il suo fratello carnale nomine placido del tufo laico in d.to Castello, il quale sotto la sua parola fè uscire d.to carcerato per una stanza libero, et poi la notte per maneggio dato da lui et de duoi criati di detto Rev.do Vescovo lo fe fuggire per una corda, et al presento se ne sta in casa del predetto Rev.do Vescovo, et non convenendo che simili eccessi cossì fatti, et machinati in dispreggio dela giustitia et de la real Jurisditione dela M.tà sua habbino da passare cossì impuniti, ci è parso farvi la presente per la quale vi dicimo et ordinamo che con il più maggior secreto che sarà possibile, et che in voi et da voi si può confidare et sperare, dobbiate con ogni exquisita et exactissima diligenza havere nelle mani et carcerare nelle carceri di quessa regia Audientia lo d.to placito del tufo fratello di d.to Rev.do Vescovo de Mileto una insieme con detti duoi criati d'esso Rev.do Vescovo che hanno fatto fuggire detto carcerato dal Castello predetto, Et carcerati che li haverete ce ne debiate subbito dar particolare aviso con vostre lettere con insertione de la presente, acciò ve si possa per noi ordinare quel che haverete intorno a ciò da exequire. Et non farete lo contrario si havete cara la gratia et servitio de la pred.ta M.tà Datum Neap. die 28 mens. februarii 1598. El Conde de Olivares. Vidit Gorostiola, V.t de Castellet....»etc. — La sorte di Placido del Tufo ci risulta da' RegistriSigillorum, vol. 37, an. 1600: «6 de giugno; Lettera alla Vicaria, per la quale se fa gratia à Placido de lo tufo d'ogni pena incorsa per causa de la fugita de marcantonio capito dal castello del pizzo». — Intorno alle hortatorie notificate per bando, ved.Curiaevol. 38, fol. 160 t.º, let. del 20 agosto 1598; e vol. 40, fol. 205 t.º, let. del 15 8bre 1598. — Daremo più in là le lettere dei tempi successivi, risguardanti la nuova cattura del Capito poichè il Vescovo non l'avea punito, l'effrazione delle carceri da parte de' preti con la liberazione del catturato, la terza cattura seguita dalla liberazione e riposizione nella Chiesa dalla quale era stato dapprima estratto, col contento di S. S.tà, che accorda l'assoluzione dalla scomunica al Principe di Scilla, al Poerio e allo Xarava dietro dimanda del Vicerè.

188.Ecco uno de' documenti del tempo di cui trattiamo, intorno alla faccenda del Capito, alla quale tanto alluse il Campanella nella sua Narrazione. RegistriCuriae, vol. 38, fol. 116 t.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Spectabiles et magn.er viri, Deve ricordarsi la R.a Audientia la pretendenza che hà tenuta et tiene lo R.do Vescovo di Mileto de voler conoscere de la causa de Marc'Antonio capitò diacono selvaggio inquisito de le bastonate date ad un monaco dell'ordine de san basilio, et le hortatorie che per noi li sono state scritte che desista da questa sua pretendenza, la quale non può militare poi che decti diaconi selvaggi non hanno mai goduto nè godono in questo Regno exentione alcuna di foro temporale nè altre prerogative, ma sempre sono stati trattati et si trattano come tutti li altri laici, et retrovandose al presente d.to capite (sic) carcerato nel Castello della terra del pizzo per detta causa, in nome di quessa R.a audientia et de la Gran Corte de la Vicaria, mandò d.to Rev.do Vescovo il suo fratello carnale nomine placido del tufo laico in d.to Castello, il quale sotto la sua parola fè uscire d.to carcerato per una stanza libero, et poi la notte per maneggio dato da lui et de duoi criati di detto Rev.do Vescovo lo fe fuggire per una corda, et al presento se ne sta in casa del predetto Rev.do Vescovo, et non convenendo che simili eccessi cossì fatti, et machinati in dispreggio dela giustitia et de la real Jurisditione dela M.tà sua habbino da passare cossì impuniti, ci è parso farvi la presente per la quale vi dicimo et ordinamo che con il più maggior secreto che sarà possibile, et che in voi et da voi si può confidare et sperare, dobbiate con ogni exquisita et exactissima diligenza havere nelle mani et carcerare nelle carceri di quessa regia Audientia lo d.to placito del tufo fratello di d.to Rev.do Vescovo de Mileto una insieme con detti duoi criati d'esso Rev.do Vescovo che hanno fatto fuggire detto carcerato dal Castello predetto, Et carcerati che li haverete ce ne debiate subbito dar particolare aviso con vostre lettere con insertione de la presente, acciò ve si possa per noi ordinare quel che haverete intorno a ciò da exequire. Et non farete lo contrario si havete cara la gratia et servitio de la pred.ta M.tà Datum Neap. die 28 mens. februarii 1598. El Conde de Olivares. Vidit Gorostiola, V.t de Castellet....»etc. — La sorte di Placido del Tufo ci risulta da' RegistriSigillorum, vol. 37, an. 1600: «6 de giugno; Lettera alla Vicaria, per la quale se fa gratia à Placido de lo tufo d'ogni pena incorsa per causa de la fugita de marcantonio capito dal castello del pizzo». — Intorno alle hortatorie notificate per bando, ved.Curiaevol. 38, fol. 160 t.º, let. del 20 agosto 1598; e vol. 40, fol. 205 t.º, let. del 15 8bre 1598. — Daremo più in là le lettere dei tempi successivi, risguardanti la nuova cattura del Capito poichè il Vescovo non l'avea punito, l'effrazione delle carceri da parte de' preti con la liberazione del catturato, la terza cattura seguita dalla liberazione e riposizione nella Chiesa dalla quale era stato dapprima estratto, col contento di S. S.tà, che accorda l'assoluzione dalla scomunica al Principe di Scilla, al Poerio e allo Xarava dietro dimanda del Vicerè.

189.Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 230, lett. del 9 giugno 1600.

189.Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 230, lett. del 9 giugno 1600.

190.Ved. nell'Arch. di Napoli, RegistriCuriaevol. 38, fol. 116, lett. del 28 febb.º 1598; vol. 49, fol. 19, lett. del 24 10bre 1599, e vol. 55, fol. 201, lett. del 22 7bre 1604.

190.Ved. nell'Arch. di Napoli, RegistriCuriaevol. 38, fol. 116, lett. del 28 febb.º 1598; vol. 49, fol. 19, lett. del 24 10bre 1599, e vol. 55, fol. 201, lett. del 22 7bre 1604.

191.Ved. i detti RegistriCuriaevol. 49, fol. 57, lett. del 29 7bre 1600; vol. 38, fol. 144. t.º lett. dell'ultimo di giugno 1598; vol 48, fol. 109, let. del 19 10bre 1600; vol. 52, fol. 48, lett. del 23 marzo 1602; vol. 55, fol. 133 t.º, e 186, lett. del 14 maggio e 27 agosto 1604.

191.Ved. i detti RegistriCuriaevol. 49, fol. 57, lett. del 29 7bre 1600; vol. 38, fol. 144. t.º lett. dell'ultimo di giugno 1598; vol 48, fol. 109, let. del 19 10bre 1600; vol. 52, fol. 48, lett. del 23 marzo 1602; vol. 55, fol. 133 t.º, e 186, lett. del 14 maggio e 27 agosto 1604.

192.RegistriCuriaevol. 44, fol. 75, lett. del 19 gennaio 1598; vol. 46, fol. 21, lett. del 9 10bre 1599.

192.RegistriCuriaevol. 44, fol. 75, lett. del 19 gennaio 1598; vol. 46, fol. 21, lett. del 9 10bre 1599.

193.Ibid. vol. 47, fol. 148 t.º, lett. del 10 7bre 1601; e vol. 48, fol. 138, lett. del 6 luglio 1601. — Vol. 46, fol. 8, lett. del 3 10bre 1599; e vol. 48, fol. 10 t.º, lett. del 13 7bre 1599.

193.Ibid. vol. 47, fol. 148 t.º, lett. del 10 7bre 1601; e vol. 48, fol. 138, lett. del 6 luglio 1601. — Vol. 46, fol. 8, lett. del 3 10bre 1599; e vol. 48, fol. 10 t.º, lett. del 13 7bre 1599.

194.Ved. nel Carteggio del Nunzio filz. 231, lett. del 28 7bre 1601.

194.Ved. nel Carteggio del Nunzio filz. 231, lett. del 28 7bre 1601.

195.Ved. RegistriCuriaevol. 38, fol. 200, lett. del 30 aprile 1599; vol. 46, fol. 4 t.º, lett. del 31 luglio 1599; ibid. fol. 1, lett. del 25 luglio 1590.

195.Ved. RegistriCuriaevol. 38, fol. 200, lett. del 30 aprile 1599; vol. 46, fol. 4 t.º, lett. del 31 luglio 1599; ibid. fol. 1, lett. del 25 luglio 1590.

196.Ved. nel Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 212, lett. del Card.l S. Giorgio al Nunzio, del 25 di 7bre 1599. «Saranno false senza dubbio le relationi fatte al Vicerè di que' Vescovi, dei quali egli si è doluto con V. S., ma si come ella dovrà et scusarli et difenderli sempre, così ella potrebbe in certi casi investigare la verità delle cose, et quando giudicasse così, avvertirne i proprii Prelati». Intende ognuno che gli avvertimenti del Nunzio, non derivanti da deliberazioni della Corte di Roma, sarebbero rimasti inascoltati, e però neppur uno se ne trova mai fatto da lui.

196.Ved. nel Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 212, lett. del Card.l S. Giorgio al Nunzio, del 25 di 7bre 1599. «Saranno false senza dubbio le relationi fatte al Vicerè di que' Vescovi, dei quali egli si è doluto con V. S., ma si come ella dovrà et scusarli et difenderli sempre, così ella potrebbe in certi casi investigare la verità delle cose, et quando giudicasse così, avvertirne i proprii Prelati». Intende ognuno che gli avvertimenti del Nunzio, non derivanti da deliberazioni della Corte di Roma, sarebbero rimasti inascoltati, e però neppur uno se ne trova mai fatto da lui.

197.Ved. Doc. 176, pag. 88.

197.Ved. Doc. 176, pag. 88.

198.Ved. i RegistriCuriaevol. 38, fol. 12, 56, 75, 80, 85 t.º, lett.e dal 23 feb.º 1596 al 23 maggio 1597; ibid. fol. 154 e 155 t.º, lett. del 17 e 21 agosto 1598; vol. 46, fol. 29 t.º, lett.re del 14 gen.º 1599; vol. 55, fol. 154, lett. del 24 giugno 1604.

198.Ved. i RegistriCuriaevol. 38, fol. 12, 56, 75, 80, 85 t.º, lett.e dal 23 feb.º 1596 al 23 maggio 1597; ibid. fol. 154 e 155 t.º, lett. del 17 e 21 agosto 1598; vol. 46, fol. 29 t.º, lett.re del 14 gen.º 1599; vol. 55, fol. 154, lett. del 24 giugno 1604.

199.RegistriCuriaevol. 38, fol. 23, 50, 93, 106, lett. del 4 aprile e 10 8bre 1596, 28 agosto e ult.º 7bre 1597; vol. 45, fol. 100 t.º, lett. del 24 luglio 1598; vol. 43, fol. 138, lett. del 23 10bre 1598; vol. 46, fol. 30 t.º, lett. dell'ult.º di 10bre 1599; vol. 49, fol. 51 t.º, lett. del 28 luglio 1600; vol. 52, fol. 206 t.º, lett. del 13 genn.º 1603, e vol. 53, fol. 56, lett. del 30 marzo 1603. — Inoltre Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 216, lett.e di Roma da luglio a 10bre 1602, e filz. 238, lett. di Napoli del 9 maggio 1603, dove si parla di 4 prigioni de' Melissari fatti morire in Reggio e 2 soli mandati in Napoli.

199.RegistriCuriaevol. 38, fol. 23, 50, 93, 106, lett. del 4 aprile e 10 8bre 1596, 28 agosto e ult.º 7bre 1597; vol. 45, fol. 100 t.º, lett. del 24 luglio 1598; vol. 43, fol. 138, lett. del 23 10bre 1598; vol. 46, fol. 30 t.º, lett. dell'ult.º di 10bre 1599; vol. 49, fol. 51 t.º, lett. del 28 luglio 1600; vol. 52, fol. 206 t.º, lett. del 13 genn.º 1603, e vol. 53, fol. 56, lett. del 30 marzo 1603. — Inoltre Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 216, lett.e di Roma da luglio a 10bre 1602, e filz. 238, lett. di Napoli del 9 maggio 1603, dove si parla di 4 prigioni de' Melissari fatti morire in Reggio e 2 soli mandati in Napoli.

200.Egli dovrebb'essere l'autore di quelle pubblicate nel libro di Commedie curiose Nap. presso Dom. Castaldo 1615, libro citato dal Toppi ma da noi non visto finoggi. Le Commedie furono dapprima stampate separatamente: una sola di esse «Le Sorelle; Cosenza per Leonardo Angrisano 1595» fu citata dall'Allacci (Drammaturgia accresciuta, Ven. 1755 pag. 731). Lo Spiriti dice il Barracco fatto Cav.r Gerosolimitano a' 13 giugno 1592 (Memorie degli Scrittori Cosentini, Napoli 1750 pag. 132).

200.Egli dovrebb'essere l'autore di quelle pubblicate nel libro di Commedie curiose Nap. presso Dom. Castaldo 1615, libro citato dal Toppi ma da noi non visto finoggi. Le Commedie furono dapprima stampate separatamente: una sola di esse «Le Sorelle; Cosenza per Leonardo Angrisano 1595» fu citata dall'Allacci (Drammaturgia accresciuta, Ven. 1755 pag. 731). Lo Spiriti dice il Barracco fatto Cav.r Gerosolimitano a' 13 giugno 1592 (Memorie degli Scrittori Cosentini, Napoli 1750 pag. 132).

201.Reg.Curiae, vol. 38, fol. 113 e 202, lett. del 13 febb.º 1598 e 22 maggio 1599; inoltre Reg.Sigillorum, vol. 37, nota del 7 aprile 1600, riport. nel Doc. 229, pag. 120.

201.Reg.Curiae, vol. 38, fol. 113 e 202, lett. del 13 febb.º 1598 e 22 maggio 1599; inoltre Reg.Sigillorum, vol. 37, nota del 7 aprile 1600, riport. nel Doc. 229, pag. 120.

202.Reg.Curiaevol. 38, fol. 74 e 111, lett. del 30 9bre 1596 e 15 gen.º 1598. — Ibid. fol. 136, lett. del 17 giugno 1598. — Ibid. fol. 157 e 166, lett. del 21 agosto e 30 7bre 1598; vol. 41, fol. 75 t.º, lett. degli 8 8bre 1598, e vol. 49, fol. 23 t.º, lett. del 28 giugno 1600.

202.Reg.Curiaevol. 38, fol. 74 e 111, lett. del 30 9bre 1596 e 15 gen.º 1598. — Ibid. fol. 136, lett. del 17 giugno 1598. — Ibid. fol. 157 e 166, lett. del 21 agosto e 30 7bre 1598; vol. 41, fol. 75 t.º, lett. degli 8 8bre 1598, e vol. 49, fol. 23 t.º, lett. del 28 giugno 1600.

203.Reg.Curiae, vol. 38, fol. 133, lett. del 12 giugno 1598; e vol. 41, fol. 75 t.º, lett. degli 8 8bre 1598.

203.Reg.Curiae, vol. 38, fol. 133, lett. del 12 giugno 1598; e vol. 41, fol. 75 t.º, lett. degli 8 8bre 1598.

204.Ved. i RegistriOfficiorum Viceregum, vol. 6.º (an. 1593-96) fol. 103: «Expedita fuit provisio patens officii Capitaneatus civitatis Lanciani in persona magnifici Alonsi de Rozas pro uno anno integro, deinde in antea ad beneplacitum, cum provisione lucris gagiis et emolumentis solitis et consuetisetc.etc.Neapoli die 9 mens. Xbris 1594. (sotto) s'è spedita la presente d'officio di Lanciano non obstante che non vaca per ordine di sua Ex.a». — Inoltre ved. i RegistriSigillorumvol. 30 (an. 1594) not. a 9 10bre, «Capitania de lanciano in persona del magn.co Alonso de roscias»; e ibid. vol. 31 (an. 1595) not. a 14 9bre «Capitania de Cotrone in persona di Alonso de rosa d'anoya». — Malamente il P.e Fiore (Calabria illustrata, vol. 1.º pag. 46-47) lo registra tra' presidi di Catanzaro col nome di D. Antonio de Rosas: anche i documenti dell'Archivio, che ne parlano come preside, lo dicono sempre D. Alonso.

204.Ved. i RegistriOfficiorum Viceregum, vol. 6.º (an. 1593-96) fol. 103: «Expedita fuit provisio patens officii Capitaneatus civitatis Lanciani in persona magnifici Alonsi de Rozas pro uno anno integro, deinde in antea ad beneplacitum, cum provisione lucris gagiis et emolumentis solitis et consuetisetc.etc.Neapoli die 9 mens. Xbris 1594. (sotto) s'è spedita la presente d'officio di Lanciano non obstante che non vaca per ordine di sua Ex.a». — Inoltre ved. i RegistriSigillorumvol. 30 (an. 1594) not. a 9 10bre, «Capitania de lanciano in persona del magn.co Alonso de roscias»; e ibid. vol. 31 (an. 1595) not. a 14 9bre «Capitania de Cotrone in persona di Alonso de rosa d'anoya». — Malamente il P.e Fiore (Calabria illustrata, vol. 1.º pag. 46-47) lo registra tra' presidi di Catanzaro col nome di D. Antonio de Rosas: anche i documenti dell'Archivio, che ne parlano come preside, lo dicono sempre D. Alonso.

205.Citeremo mano mano i documenti trovati in Napoli: quanto alle lettere trovate in Firenze, esse stanno nell'Archivio Mediceo, filz. 4152 (lett. di Napoli di particolari dal 1590 al 1620), e filz. 4091 (Lett. di Capestrano e Napoli all'Usimbardi dal 1603 al 1605), e mostrano esservene stata ancora qualche altra più antica. La 1.a, del 15 mag. 1597 a S. A., reca, che è stato ammalato e non ha potuto mandare la tavola di diaspro: la manderà con un uomo a posta in una feluca. La 2.a, del 6 gen.º 1604, reca, che aveva offerta la tavola di diaspro gli anni passati scrivendo dalla Calabria e S. A. l'accettò: che atteso la sua partenza per la Spagna non potè mandarla, ed ora, tornato nel Regno qual Consigliere di S. M., torna ad offrirla. La 3.a, del 20 gen.º 1604, reca che manderà la tavola di diaspro. La 4.a, del 23 agosto 1604, reca, che aspettando la comodità delle galere di S. A. ha tardato, ed ora la manda. La 5.a, del 18 luglio 1605 all'Usimbardi, reca, che vorrebbe da S. S.tà per mano di S. A. la dispensa di qualunque irregolarità commessa nel passato, e qualche beneficio in Ispagna o qualche Abbadia nel Regno. — A queste lettere fanno compagnia tre altre di Gio. Francesco Palmieri Agente di S. A., la 1.a del 16 gen.º 1604, la 2.a del 24 agosto 1604, la 3.a del 13 maggio 1605: nelle due prime si parla dell'invio della tavola di diaspro, dicendo che pare «un mare mezzo fluttuoso de diversi colori», nell'ultima si dice che ha dato di sua mano allo Xarava la lettera dell'Usimbardi.

205.Citeremo mano mano i documenti trovati in Napoli: quanto alle lettere trovate in Firenze, esse stanno nell'Archivio Mediceo, filz. 4152 (lett. di Napoli di particolari dal 1590 al 1620), e filz. 4091 (Lett. di Capestrano e Napoli all'Usimbardi dal 1603 al 1605), e mostrano esservene stata ancora qualche altra più antica. La 1.a, del 15 mag. 1597 a S. A., reca, che è stato ammalato e non ha potuto mandare la tavola di diaspro: la manderà con un uomo a posta in una feluca. La 2.a, del 6 gen.º 1604, reca, che aveva offerta la tavola di diaspro gli anni passati scrivendo dalla Calabria e S. A. l'accettò: che atteso la sua partenza per la Spagna non potè mandarla, ed ora, tornato nel Regno qual Consigliere di S. M., torna ad offrirla. La 3.a, del 20 gen.º 1604, reca che manderà la tavola di diaspro. La 4.a, del 23 agosto 1604, reca, che aspettando la comodità delle galere di S. A. ha tardato, ed ora la manda. La 5.a, del 18 luglio 1605 all'Usimbardi, reca, che vorrebbe da S. S.tà per mano di S. A. la dispensa di qualunque irregolarità commessa nel passato, e qualche beneficio in Ispagna o qualche Abbadia nel Regno. — A queste lettere fanno compagnia tre altre di Gio. Francesco Palmieri Agente di S. A., la 1.a del 16 gen.º 1604, la 2.a del 24 agosto 1604, la 3.a del 13 maggio 1605: nelle due prime si parla dell'invio della tavola di diaspro, dicendo che pare «un mare mezzo fluttuoso de diversi colori», nell'ultima si dice che ha dato di sua mano allo Xarava la lettera dell'Usimbardi.

206.Ved. i RegistriCuriae, vol. 34, fol. 13, lett. del 18 maggio 1590; nel testo è registrato semplicemente l'Avvocato fiscale, ma nella pandetta è dichiarato D. loyse Xarava.

206.Ved. i RegistriCuriae, vol. 34, fol. 13, lett. del 18 maggio 1590; nel testo è registrato semplicemente l'Avvocato fiscale, ma nella pandetta è dichiarato D. loyse Xarava.

207.Ved. RegistriSigillorumvol. 30 (an. 1594): «a 21 de ottobre. Lettera per la quale Sua Ecc.a commette al m.co Advocato fiscale loyse sciarava de castiglio la visione delli conti delli Sindaci et altri administratori del peculio dela università de Catanzaro de deci anni in qua, sig.re et exequ.re contra loro per spatio de mesi sei a ragione de d.i 12 lo mese». Inoltre, Ibid. vol. 31 (an. 1595): «11 di luglio. Lettera al Advocato fiscale dell'Aud.e de Calabria per la quale se proroga la patente in persona de detto advocato fiscale per altri mesi sei de vedere li conti dela città de Catanzaro».

207.Ved. RegistriSigillorumvol. 30 (an. 1594): «a 21 de ottobre. Lettera per la quale Sua Ecc.a commette al m.co Advocato fiscale loyse sciarava de castiglio la visione delli conti delli Sindaci et altri administratori del peculio dela università de Catanzaro de deci anni in qua, sig.re et exequ.re contra loro per spatio de mesi sei a ragione de d.i 12 lo mese». Inoltre, Ibid. vol. 31 (an. 1595): «11 di luglio. Lettera al Advocato fiscale dell'Aud.e de Calabria per la quale se proroga la patente in persona de detto advocato fiscale per altri mesi sei de vedere li conti dela città de Catanzaro».

208.RegistriCuriae, vol. 38, fol. 20 e 23, lett. del 20 marzo e 4 aprile 1596; vol. 45, fol. 7, lett. del 5 aprile 1596.

208.RegistriCuriae, vol. 38, fol. 20 e 23, lett. del 20 marzo e 4 aprile 1596; vol. 45, fol. 7, lett. del 5 aprile 1596.

209.Ibid. vol. 40, fol 32, lett. del 5 aprile 1596, e vol. 38, fol. 29 t.º, lett. del 17 maggio 1596.

209.Ibid. vol. 40, fol 32, lett. del 5 aprile 1596, e vol. 38, fol. 29 t.º, lett. del 17 maggio 1596.

210.Ibid. vol. 43, fol. 6 e 13, lett. del 9 maggio e 5 luglio 1596; vol. 38, fol. 45, 51 e 55 t.º, lett. del 14 giugno, 5 e 19 luglio 1596; vol. 40, fol. 59, lett. de' 17 luglio 1596.

210.Ibid. vol. 43, fol. 6 e 13, lett. del 9 maggio e 5 luglio 1596; vol. 38, fol. 45, 51 e 55 t.º, lett. del 14 giugno, 5 e 19 luglio 1596; vol. 40, fol. 59, lett. de' 17 luglio 1596.

211.Ibid. vol. 43, fol. 2, lett. del 27 marzo 1596; vol. 45, fol. 100 t.º, lett. del 24 luglio 1598; vol. 40, fol. 193, lett. del 20 agosto 1598.

211.Ibid. vol. 43, fol. 2, lett. del 27 marzo 1596; vol. 45, fol. 100 t.º, lett. del 24 luglio 1598; vol. 40, fol. 193, lett. del 20 agosto 1598.

212.Ibid. vol. 38, fol. 189 t.º, lett. del 7 febb. 1599; e vol. 43, fol. 160, lett. del 25 maggio 1599.

212.Ibid. vol. 38, fol. 189 t.º, lett. del 7 febb. 1599; e vol. 43, fol. 160, lett. del 25 maggio 1599.

213.Crediamo sia bene riportare per intero i documenti che riguardano questo tratto della vita dello Xarava, e che si trovano nei RegistriCuriae, vol. 38, fol. 187, e vol. 43 fol. 141 t.º — 1.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Magnifici virietc.È pervenuto a nostra conoscenza che per voi non si è permesso che il mag.co Avocato fiscale di quessa provintia entre nel tribunale dela regia Audientia ad exercitar suo officio sotto pretesto che se ritrova scomunicato dal R.do Vescovo di Melito, et come che di ciò ne nasce molto disservitio di S. M.tà non convenendo che se li faccia questo obstacolo essendose già provisto per la sua absolutione; Per ciò vi dicimo et ordinamo che non obstante che se ritrova scomunicato debbiate permettere che entre nel tribunale di questa regia Audientia et in ogni altro luoco dove sarà necessario ad exercitar d.º suo officio de Advocato fiscale nè li farrete detto obstacolo nè li darete impedimento alcuno che tal'è nostra volontà et intentione. Datum neapoli die 28 mens. Jannarii 1599. El conde de olivares»etc.— 2.º «Risp.ta al m.co advocato fiscale di Calabria ultra. Philippus,etc.Mag.ce vir regie fidelis dilecte, Alla regia audientia di quessa provintia havemo scritto et ordinato che permetta che voi debiate entrare nel tribunale de d.ta regia audientia ad exercitare il v.º officio de advocato fiscale non obstante che ve ritrovate scomunicato dal R.do vescovo di melito, poichè qui per noi si è provisto che siate absoluto. ci è parso darvene aviso per risposta di quanto sopra ciò ci havete scritto per la vostra del 20 Xbre proximo passato. dat. neap. die 28 Januarii 1599. El conde»etc.

213.Crediamo sia bene riportare per intero i documenti che riguardano questo tratto della vita dello Xarava, e che si trovano nei RegistriCuriae, vol. 38, fol. 187, e vol. 43 fol. 141 t.º — 1.º «All'Audientia di Calabria ultra. Philippusetc.Magnifici virietc.È pervenuto a nostra conoscenza che per voi non si è permesso che il mag.co Avocato fiscale di quessa provintia entre nel tribunale dela regia Audientia ad exercitar suo officio sotto pretesto che se ritrova scomunicato dal R.do Vescovo di Melito, et come che di ciò ne nasce molto disservitio di S. M.tà non convenendo che se li faccia questo obstacolo essendose già provisto per la sua absolutione; Per ciò vi dicimo et ordinamo che non obstante che se ritrova scomunicato debbiate permettere che entre nel tribunale di questa regia Audientia et in ogni altro luoco dove sarà necessario ad exercitar d.º suo officio de Advocato fiscale nè li farrete detto obstacolo nè li darete impedimento alcuno che tal'è nostra volontà et intentione. Datum neapoli die 28 mens. Jannarii 1599. El conde de olivares»etc.— 2.º «Risp.ta al m.co advocato fiscale di Calabria ultra. Philippus,etc.Mag.ce vir regie fidelis dilecte, Alla regia audientia di quessa provintia havemo scritto et ordinato che permetta che voi debiate entrare nel tribunale de d.ta regia audientia ad exercitare il v.º officio de advocato fiscale non obstante che ve ritrovate scomunicato dal R.do vescovo di melito, poichè qui per noi si è provisto che siate absoluto. ci è parso darvene aviso per risposta di quanto sopra ciò ci havete scritto per la vostra del 20 Xbre proximo passato. dat. neap. die 28 Januarii 1599. El conde»etc.

214.Ved. Gualtieri Paolo, Glorioso trionfo, ovvero leggendario de' SS. Martiri di Calabria Nap. 1630. L'ingresso di Marino Consalvo in Terranova accadeva nel 1575.

214.Ved. Gualtieri Paolo, Glorioso trionfo, ovvero leggendario de' SS. Martiri di Calabria Nap. 1630. L'ingresso di Marino Consalvo in Terranova accadeva nel 1575.

215.Ved. nell'Arch. di Venezia il Carteg. dello Scaramelli, let. della data sud.ta che comincia colle parole «In Calavria son molti fuorusciti»etc.

215.Ved. nell'Arch. di Venezia il Carteg. dello Scaramelli, let. della data sud.ta che comincia colle parole «In Calavria son molti fuorusciti»etc.

216.RegistriCuriae, vol. 38 fol. 186 t.º, lett. del 26 gennaio 1599; ibid. fol. 209, lett. del 30 giugno 1599,etc.etc.

216.RegistriCuriae, vol. 38 fol. 186 t.º, lett. del 26 gennaio 1599; ibid. fol. 209, lett. del 30 giugno 1599,etc.etc.

217.RegistriCuriae, vol. 46, fol. 15 t.º, lett. del 29 8bre 1599; vol. 54, fol. 15, lett. dell'ultimo di febb.º 1603.

217.RegistriCuriae, vol. 46, fol. 15 t.º, lett. del 29 8bre 1599; vol. 54, fol. 15, lett. dell'ultimo di febb.º 1603.

218.Ved. il d.to Carteggio filz. 208, lett. da Roma del 16 agosto 1595; ved. anche tutto il resto di questa filza e la seguente 209.

218.Ved. il d.to Carteggio filz. 208, lett. da Roma del 16 agosto 1595; ved. anche tutto il resto di questa filza e la seguente 209.

219.Ved. il Carteggio anzid.to filz. 229, lett. da Napoli del 3 7bre e 12 9bre 1599; filz. 230, lett. del 5 maggio, 16 giugno, 22 7bre e 26 10bre 1600; filz. 231, lett. del 26 gennaio, 9 febbraio, 26 8bre 1601; filz. 232, lett. del 28 giugno 1602; filz. 233, lett. del 19 luglio 1603; filz. 234, lett. del 23 luglio 1604. — Avremmo potuto citare molte e molte altre lettere, ma queste sole son sufficienti.

219.Ved. il Carteggio anzid.to filz. 229, lett. da Napoli del 3 7bre e 12 9bre 1599; filz. 230, lett. del 5 maggio, 16 giugno, 22 7bre e 26 10bre 1600; filz. 231, lett. del 26 gennaio, 9 febbraio, 26 8bre 1601; filz. 232, lett. del 28 giugno 1602; filz. 233, lett. del 19 luglio 1603; filz. 234, lett. del 23 luglio 1604. — Avremmo potuto citare molte e molte altre lettere, ma queste sole son sufficienti.

220.Per la discesa de' corsari di Biserta, nel 1595, ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio dell'Agente di Toscana in Napoli, filz. 4085, lett. del 3 giugno d.to anno. Per la discesa de' turchi del Bassà Cicala, nel 1598, ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio del Residente in Napoli, filz. n.º 14, lettera del 29 7bre e 6 8bre d.to anno.

220.Per la discesa de' corsari di Biserta, nel 1595, ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio dell'Agente di Toscana in Napoli, filz. 4085, lett. del 3 giugno d.to anno. Per la discesa de' turchi del Bassà Cicala, nel 1598, ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio del Residente in Napoli, filz. n.º 14, lettera del 29 7bre e 6 8bre d.to anno.

221.Poniamo qui un elenco de' legni corsari di Barberia, appunto del 1598, che oltre la flotta di Costantinopoli tenevano in allarme le popolazioni delle coste cristiane e massime italiane; lo desumiamo da una relazione del Residente Veneto degli 8 7bre 1598. «In Alger, bastarda di banchi 26 e galea di banchi 24, ma la bastarda esce solo per servizio del Re; una bastarda di banchi 26 di Amurat Rais; una galea ordinaria di banchi 25 di Assan Rais; un'altra di banchi 24 di Ali Memi; una di banchi 23 di Giafer genovese, ed una galeotta di banchi 21 di Occhiali conserva di Giafer, et Bergantini n.º 6 tutti armati in Alger di 10 e 12 banchi. In Bugia, una galeotta di banchi 21 di Memi Rais detto mal riposo; costui naviga sempre solo e mai si ferma, et è in gran stima. In Bona, una galeotta di banchi 21 di Sali Suliman. In Tabarca, tre bergantini di banchi 12 e 13 l'uno. In Biserta, la bastarda del Re di banchi 26; una galeotta di banchi 21 di Cogia Sali, et una simile di Casadali, et bregantini n.º 5 simili a' sopradetti. In Mahometa, una di banchi 23 di Giafer Sali, et una di banchi 22 di Assan Sali. In Affrica, una di banchi 20 di Donali Bey. In Tripoli, una bastarda di banchi 26 che suole unirsi quando con uno e quando con un altro delli Corsari predetti, et due bergantini come gli altri. In uno galee et galeotte n.º 15, et bergantini n.º 16.» — Fra tutti i corsari qui nominati il più temuto era il vecchio Amurat Rais, che vedremo figurare nella nostra narrazione.

221.Poniamo qui un elenco de' legni corsari di Barberia, appunto del 1598, che oltre la flotta di Costantinopoli tenevano in allarme le popolazioni delle coste cristiane e massime italiane; lo desumiamo da una relazione del Residente Veneto degli 8 7bre 1598. «In Alger, bastarda di banchi 26 e galea di banchi 24, ma la bastarda esce solo per servizio del Re; una bastarda di banchi 26 di Amurat Rais; una galea ordinaria di banchi 25 di Assan Rais; un'altra di banchi 24 di Ali Memi; una di banchi 23 di Giafer genovese, ed una galeotta di banchi 21 di Occhiali conserva di Giafer, et Bergantini n.º 6 tutti armati in Alger di 10 e 12 banchi. In Bugia, una galeotta di banchi 21 di Memi Rais detto mal riposo; costui naviga sempre solo e mai si ferma, et è in gran stima. In Bona, una galeotta di banchi 21 di Sali Suliman. In Tabarca, tre bergantini di banchi 12 e 13 l'uno. In Biserta, la bastarda del Re di banchi 26; una galeotta di banchi 21 di Cogia Sali, et una simile di Casadali, et bregantini n.º 5 simili a' sopradetti. In Mahometa, una di banchi 23 di Giafer Sali, et una di banchi 22 di Assan Sali. In Affrica, una di banchi 20 di Donali Bey. In Tripoli, una bastarda di banchi 26 che suole unirsi quando con uno e quando con un altro delli Corsari predetti, et due bergantini come gli altri. In uno galee et galeotte n.º 15, et bergantini n.º 16.» — Fra tutti i corsari qui nominati il più temuto era il vecchio Amurat Rais, che vedremo figurare nella nostra narrazione.

222.Ved. i Reg.Litterarum S. M.tisvol. 10.º (an. 1599-601) fol. 360.

222.Ved. i Reg.Litterarum S. M.tisvol. 10.º (an. 1599-601) fol. 360.

223.Ved. la Relazione del Bailo Giovanni Moro [1590] tra le Relazioni degli Ambasciatori Veneti pubblicate dall'Albèri, Firenze 1858, vol. 14, p. 374.

223.Ved. la Relazione del Bailo Giovanni Moro [1590] tra le Relazioni degli Ambasciatori Veneti pubblicate dall'Albèri, Firenze 1858, vol. 14, p. 374.

224.Ved. Reg.Partiumvol. 1247bis, an. 1593, fol. 92; vol. 1271, an. 1594 fol. 194; vol. 1306, an. 1595, fol. 182. In questi ed altri documenti napoletani si trova piuttosto scritto «Cicala», mentre i documenti spagnuoli e veneti recano «Cigala»: naturalmente abbiamo preferito la prima maniera.

224.Ved. Reg.Partiumvol. 1247bis, an. 1593, fol. 92; vol. 1271, an. 1594 fol. 194; vol. 1306, an. 1595, fol. 182. In questi ed altri documenti napoletani si trova piuttosto scritto «Cicala», mentre i documenti spagnuoli e veneti recano «Cigala»: naturalmente abbiamo preferito la prima maniera.

225.Ved. la Relazione del Bailo Matteo Zane [1594] loc. cit. p. 428.

225.Ved. la Relazione del Bailo Matteo Zane [1594] loc. cit. p. 428.

226.Ved. Gualtieri, Glorioso trionfoetc.p. 435, e Sagredo, Memorie Storiche de' Monarchi Ottomani, Bologna 1684, p. 463. — Il resto delle notizie intorno al Cicala è desunto principalmente dalle Relazioni pubblicate dall'Albèri, in ispecie da quelle di Gio. Francesco Morosini [1585], Giovanni Moro [1590] e Matteo Zane [1594]; pel tratto di tempo posteriore, dal Carteggio de' Baili Geronimo Capello, Vincenzo Gradenigo, Francesco Contarini e Nani, oltracciò dal Carteggio del Residente Veneto in Napoli.

226.Ved. Gualtieri, Glorioso trionfoetc.p. 435, e Sagredo, Memorie Storiche de' Monarchi Ottomani, Bologna 1684, p. 463. — Il resto delle notizie intorno al Cicala è desunto principalmente dalle Relazioni pubblicate dall'Albèri, in ispecie da quelle di Gio. Francesco Morosini [1585], Giovanni Moro [1590] e Matteo Zane [1594]; pel tratto di tempo posteriore, dal Carteggio de' Baili Geronimo Capello, Vincenzo Gradenigo, Francesco Contarini e Nani, oltracciò dal Carteggio del Residente Veneto in Napoli.

227.Per l'invasione delle coste di Calabria fatta dal Cicala ved. principalmente una lettera del Residente Veneto, che fu pubblicata anche dal Mutinelli (Storia arcana ed aneddotica d'Italia, Ven. 1855, vol. 2º, p. 173); le notizie di fonte strettamente napoletano, ne' tempi de' Vicerè, son sempre attenuate di molto quando si riferiscono a disfatte.

227.Per l'invasione delle coste di Calabria fatta dal Cicala ved. principalmente una lettera del Residente Veneto, che fu pubblicata anche dal Mutinelli (Storia arcana ed aneddotica d'Italia, Ven. 1855, vol. 2º, p. 173); le notizie di fonte strettamente napoletano, ne' tempi de' Vicerè, son sempre attenuate di molto quando si riferiscono a disfatte.

228.Tutte le parole virgolate sono estratte da' bellissimi Rubricarii del Carteggio di Costantinopoli, e così pure la massima parte delle rimanenti notizie. Ved. in ispecie il Rubricario n.º 6 e il seguente.

228.Tutte le parole virgolate sono estratte da' bellissimi Rubricarii del Carteggio di Costantinopoli, e così pure la massima parte delle rimanenti notizie. Ved. in ispecie il Rubricario n.º 6 e il seguente.

229.Ved. la collez. degliAvvisi di Romache si conserva nell'Arch. di Modena. Vi si legge, «A dì 30 di 7bre 1598. Per informattione del Cigala et suoi disegni, si manda copia delle infrascritte lettere portate da uno straordinario di Messina passato a Genova» (seguono le lettere al Vicerè di Sicilia ed alla madre, e la risposta del Vicerè). Ved. anche Gualtieri op. cit. p. 436; egli le trascrisse da un fascicolo di scritture appartenenti a Girolamo Stinca napoletano, ma non mostrò di conoscere la lettera del Cicala alla madre. Crediamo che piacerà a' nostri lettori averle sott'occhio insieme con le altre. — «1º Osservandis.ma et amantis.ma madre. Dopo di havervi salutato assai; non è per altro questa mia amorevole lettera, che come sapete già anni 30 in 40 che io sono partito da voi et più non vi hò visto, desidereria prima dela morte vedervi. Adesso hò scritto una lettera al V. Re di Sicilia acciò vi mandi, et per questo conto hò fatto franco un Christiano portator di queste. Et anco gli anni passati per vedervi era venuto in questo loco et non è potuto essere che io habbia havuto ventura di vedervi et mi fù detto che vi havevano posto in carcere et ferri, et questo fù causa che io havessi messo à fuogo, et sacco Rigio. Et se adesso vi manderanno acciò complisca secondo il gran desiderio che io tengo di vedervi, et che non resti in questo mondo privo della vista vostra, io vi prometto rimandarvi, si che si voi mi amate come io amo voi cercherete licentia di venirmi à vedere. Et anco voi sapete ben che al tempo di Pialì Bassà di buona memoria in questo luoco si sono alzate bandiere di fede et poi si facevano bazari et riscatavano schiavi, si che madre mia carissima altro desiderio non hò in questo mondo che vedervi con speranza in Dio che venirete. Alli miei SS.ri fratelli, et sorelle farete le mie raccomandationi. Et se vi manderanno, subito che vi haverò visto vè rimanderò senza danno nè male alcuno, et ritornerò al camino mio. Et queste bandiere di fede quando si alzavano, voi sapete che il S.ºr mio padre li mandava presenti, et per tutto dimani ne stò aspettando risposta. Il vostro figliolo Sinan Bassà Visir, et Capitanio.» — 2.º «Ill.mo et eccell.mo che dentro alli seguaci di Christo buono è stato eletto in la Isola di Sicilia Vicerè, in la fine Dio faccia il migliore. Questa non è per altro, se non per farvi intendere, come sapete, che costà si ritrova la povera vecchia di mia madre, la quale per ritrovarsi alla fine di sua vita, desidero vederla, e spero che arrivando questa mia lettera vi contenterete mandarmela in una barca di costì, perchè non tengo altro desiderio se non da vederla, senza voler far danno a nissuno, e da poi haverla vista, tornarla a mandare, come feci li giorni passati del Sig. mio fratello, il qual venne in Costantinopoli, e dopo che lo viddi, lo tornai a mandare. Il portator di questa è un Christiano il qual era schiavo, li ho dato la libertà, e lo mando per questo servitio. Resto con grandissimo desiderio aspettando il successo, e non pensi che lo mando per tenere nuove, per che sappiate che tanto voi costì, quanto noi altri, di quello che di nuovo (sic) in tutte parti, tenemo piena informatione, e buona. Con questo sto aspettando con vostra cortesia, che vi degnate mandarmela con una barca, ò se non, avvisarmi à che banda ordinate mandi un vascello e dopo a man salva tornarmelo à mandare, per tutto dimani aspetto risposta; e se in tempo d'altri capitani havendo venute in questo porto l'armate d'onde stiamo s'alzaro bandiere di fede, e si fè bazaro, e si ricattarono li schiavi, adesso per quello che tocca a mia parte si farà. A mia madre hò scritto una carta, vi contentarete mandare a darle ricapito, Di settembre a' 20 Domenica. Sinam Baxa Visir Capitan. (sotto) Al Sig. D. Pietro Capitan delle galere di sicilia me raccomando molto, sendo stato sempre il Sig. Padre di buona memoria amico del mio di buona memoria.» — 3.º Excel.mo et tenuto trà li Turchi Sinam Baxa Visir Capitan, Ricevi la vostra, e la lessi con molto gusto, e per veder dimanda tanto pietosa, ho rimesso la determinatione, che volea pigliare la Signora Lucretia, che per sua Christianità, et haver tenuto tanto honorato marito, et esser madre d'un capitano tanto valoroso mandarla con una galera di fanale accompagnata con suoi figli, e nipoti, e voi mandate qui con due galere di fanale il vostro figlio maggiore per pegno, che starà in poter del Capitan generale D. Pietro di Leva rispettato, et honorato conforme la sua qualità, et in sicurtà dò in pegno mia parola in nome di S. M., e nel ricatto potran venire, una, due, o tre galere, che alzando bandiera di sicuro s'attenderà al ricatto. D. Pietro di Leva ha ricevuto, e manda altre tanto, e dice se ricordi dell'amicitia delli due Padri. D. Berardino de Cardines.» (Si avverte che queste due ultime lettere sono state ricavate dal Gualtieri, che lesse Sinam invece di Sinan; la prima è ricavata dal Carteggio del Residente Veneto).

229.Ved. la collez. degliAvvisi di Romache si conserva nell'Arch. di Modena. Vi si legge, «A dì 30 di 7bre 1598. Per informattione del Cigala et suoi disegni, si manda copia delle infrascritte lettere portate da uno straordinario di Messina passato a Genova» (seguono le lettere al Vicerè di Sicilia ed alla madre, e la risposta del Vicerè). Ved. anche Gualtieri op. cit. p. 436; egli le trascrisse da un fascicolo di scritture appartenenti a Girolamo Stinca napoletano, ma non mostrò di conoscere la lettera del Cicala alla madre. Crediamo che piacerà a' nostri lettori averle sott'occhio insieme con le altre. — «1º Osservandis.ma et amantis.ma madre. Dopo di havervi salutato assai; non è per altro questa mia amorevole lettera, che come sapete già anni 30 in 40 che io sono partito da voi et più non vi hò visto, desidereria prima dela morte vedervi. Adesso hò scritto una lettera al V. Re di Sicilia acciò vi mandi, et per questo conto hò fatto franco un Christiano portator di queste. Et anco gli anni passati per vedervi era venuto in questo loco et non è potuto essere che io habbia havuto ventura di vedervi et mi fù detto che vi havevano posto in carcere et ferri, et questo fù causa che io havessi messo à fuogo, et sacco Rigio. Et se adesso vi manderanno acciò complisca secondo il gran desiderio che io tengo di vedervi, et che non resti in questo mondo privo della vista vostra, io vi prometto rimandarvi, si che si voi mi amate come io amo voi cercherete licentia di venirmi à vedere. Et anco voi sapete ben che al tempo di Pialì Bassà di buona memoria in questo luoco si sono alzate bandiere di fede et poi si facevano bazari et riscatavano schiavi, si che madre mia carissima altro desiderio non hò in questo mondo che vedervi con speranza in Dio che venirete. Alli miei SS.ri fratelli, et sorelle farete le mie raccomandationi. Et se vi manderanno, subito che vi haverò visto vè rimanderò senza danno nè male alcuno, et ritornerò al camino mio. Et queste bandiere di fede quando si alzavano, voi sapete che il S.ºr mio padre li mandava presenti, et per tutto dimani ne stò aspettando risposta. Il vostro figliolo Sinan Bassà Visir, et Capitanio.» — 2.º «Ill.mo et eccell.mo che dentro alli seguaci di Christo buono è stato eletto in la Isola di Sicilia Vicerè, in la fine Dio faccia il migliore. Questa non è per altro, se non per farvi intendere, come sapete, che costà si ritrova la povera vecchia di mia madre, la quale per ritrovarsi alla fine di sua vita, desidero vederla, e spero che arrivando questa mia lettera vi contenterete mandarmela in una barca di costì, perchè non tengo altro desiderio se non da vederla, senza voler far danno a nissuno, e da poi haverla vista, tornarla a mandare, come feci li giorni passati del Sig. mio fratello, il qual venne in Costantinopoli, e dopo che lo viddi, lo tornai a mandare. Il portator di questa è un Christiano il qual era schiavo, li ho dato la libertà, e lo mando per questo servitio. Resto con grandissimo desiderio aspettando il successo, e non pensi che lo mando per tenere nuove, per che sappiate che tanto voi costì, quanto noi altri, di quello che di nuovo (sic) in tutte parti, tenemo piena informatione, e buona. Con questo sto aspettando con vostra cortesia, che vi degnate mandarmela con una barca, ò se non, avvisarmi à che banda ordinate mandi un vascello e dopo a man salva tornarmelo à mandare, per tutto dimani aspetto risposta; e se in tempo d'altri capitani havendo venute in questo porto l'armate d'onde stiamo s'alzaro bandiere di fede, e si fè bazaro, e si ricattarono li schiavi, adesso per quello che tocca a mia parte si farà. A mia madre hò scritto una carta, vi contentarete mandare a darle ricapito, Di settembre a' 20 Domenica. Sinam Baxa Visir Capitan. (sotto) Al Sig. D. Pietro Capitan delle galere di sicilia me raccomando molto, sendo stato sempre il Sig. Padre di buona memoria amico del mio di buona memoria.» — 3.º Excel.mo et tenuto trà li Turchi Sinam Baxa Visir Capitan, Ricevi la vostra, e la lessi con molto gusto, e per veder dimanda tanto pietosa, ho rimesso la determinatione, che volea pigliare la Signora Lucretia, che per sua Christianità, et haver tenuto tanto honorato marito, et esser madre d'un capitano tanto valoroso mandarla con una galera di fanale accompagnata con suoi figli, e nipoti, e voi mandate qui con due galere di fanale il vostro figlio maggiore per pegno, che starà in poter del Capitan generale D. Pietro di Leva rispettato, et honorato conforme la sua qualità, et in sicurtà dò in pegno mia parola in nome di S. M., e nel ricatto potran venire, una, due, o tre galere, che alzando bandiera di sicuro s'attenderà al ricatto. D. Pietro di Leva ha ricevuto, e manda altre tanto, e dice se ricordi dell'amicitia delli due Padri. D. Berardino de Cardines.» (Si avverte che queste due ultime lettere sono state ricavate dal Gualtieri, che lesse Sinam invece di Sinan; la prima è ricavata dal Carteggio del Residente Veneto).


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