230.Ved. nel Carteggio di Costantinopoli (Arch. di Venezia) segnatamente le lettere del 13 9bre 1598, 12 giugno 1599 e 13 marzo 1602.231.Ved. P.e Fiore, Calabria illustrata vol. 1º, p. 183. Il convento divenne Priorato assai più tardi, dietro la grossa eredità avuta dal dot.r Prospero Carnevale. Fin da' tempi del Campanella si trattava d'ingrandire almeno la Chiesetta, e vedremo che il Campanella medesimo se ne occupò: ma più tardi veramente la Chiesa fu ingrandita e detta di S. Domenico, rimanendovi una semplice cappella di S. M.a di Gesù, come oggi si vede.232.Vogliamo dire fin d'ora che il Campanella nutrì sempre per fra Pietro altrettanto affetto e molta gratitudine. Di lui parlò nell'operaDe sensu rerumin due luoghi, nel libro 2º cap. 20 e lib. 3º cap. 10 come segue: 1º «E Pietro mio di cocentissima natura ha senso sagacissimo, che di poco argomenta assaissimo, ma pochissima memoria.» — 2º «Ma pietro mio è picciola testa di calore cocentissimo, et antivede sagacemente ogni cosa, ma poi non se ne ricorda perchè lo spirito esala et non comunica le passioni allo spirito vegnente et hà fuligini, che le si interrompe il discorso, et troppo mesto quando sta solitario, il che appetisce quando è digiuno che lo spirito combatte con le fuligini del sangue al fin'arso essalante, et quando è allegro è soverchio allegro che si diletta di Boffonerie, perchè gode lo spirito di non combattere con le fuligini et perchè è sottile assai si dilata troppo in allegrezza senza retegno e si diffonde che non può frenarsi, et tali malinconici buffoni vidi io molti; ma pietro mio è di tal sagacità che subbito interpreta quello che se pensa l'altro, et quando un amico è tradito d'altri egli subito lo pensa, et li mali dell'amici, come venatico, odora et prevede, et una volta andò a pigliare acqua del fonte lontano cento cinquanta passi per un amico commune, et questo non vuolle aspettare et quello tornò con l'acqua, et ne disse s'è partito ne? io sentii uno che mi disse proprio quando pigliavo l'acqua dal canale, di à presterà buon giorno che non posso aspettare, et molti simili esempii in lui ho visto di sagacità, quando l'aria è tranquilla, talch'è vero il senso dell'aria, et la communicanza comune.» Gioverà tener presenti siffatte qualità di fra Pietro, per apprezzarne gli atti; ed aggiungiamo che nell'Archivio di Stato non manca qualche notizia di fra Pietro e del padre suo Vittorio Presterà, originario di Riaci casale di Stilo; ved. Reg.Partiumvol. 1220, an. 1592, e vol. 1238, an. 1593.233.Si può intorno a questo periodo della vita del Campanella consultare almeno la deposizione processuale di fra Gio. Battista di Placanica, e così pure quella di fra Francesco Merlino, individui abbastanza indifferenti ed ingenui. Ved. Doc. 351 a 354, pag. 329 a 335.234.Ved. Doc. 401 p. 479, e 402 p. 500; cfr. Capialbi, Documenti inediti, nota 2.a p. 65.235.Quanto alle Difese ved. Doc. 401, p. 479, 482 e 498; quanto alla Lettera, ved. Archivio Storico italiano an. 1866, p. 74; quanto alla Narrazione ed Informazione, ved. Capialbi p. 50-51 e 21; quanto alSyntagma, ved. ediz. del Crenius, Lugd. Bat. 1696 pag. 176. Quivi si legge: «Mox in Calabriam reversus in patriae meae stylo (sic), composui Tragoediam Mariae Scotorum Reginae, secundum poeticam nostram non spernendam. Item scripsi de Auxiliis contra Molinam pro Thomistis et diversa opuscula in gratiam amicorum.»236.Nella nostra precedente pubblicazione sul Campanella (Il Codice delle lettereetc.Nap. 1881) a p. 91-93 abbiamo ricordato le parecchie copie dellaMonarchia di Spagna, che conosciamo trovarsi tuttora manoscritte in varie biblioteche italiane e straniere, ed abbiamo notato che tra quelle esistenti in Napoli due copie recano nel Proemio l'indirizzo del libro al sig. Regg.te Marthos Gorostiola che l'avea richiesto, l'invio di esso dal conventino di Stilo, la data del 10bre 1598, mentre una terza copia al pari di un'altra che si conserva in Parigi (ms. ital. num. nuov. 875), reca la data dell'anno «1598 che fu 30º dell'età dell'autore», e si mostra indirizzata semplicemente a un «signor D. Alonso» dal «conventino di Stilo», invece di dire dalla «celletta» come altre copie recano senza alcuna data. Naturalmente due ipotesi riescono possibili: o le copie col semplice indirizzo a D. Alonso, e coll'invio sia dalla celletta, sia dal conventino di Stilo senza data, rappresentano la primitiva lezione dell'opera rifatta in Napoli il 1601, nel qual caso il nome del Reg.te Marthos con la menzione di tutte le altre parecchie circostanze sarebbe un'interpolazione posteriore; o invece queste circostanze appartengono alla primitiva lezione suddetta, nel qual caso vi sarebbe stata una soppressione o meglio diminuzione posteriore. Non ci sembra dubbio che la prima delle due ipotesi debba essere preferita; e tanto più che vedremo D. Alonso De Roxas «amico per lettera» del Campanella in Calabria, e d'altro lato non si comprende perchè il Marthos, il quale potè forse in Napoli sollecitare il Campanella che scrivesse un libro simile, non avrebbe dovuto essere menzionato appunto nella Difesa, dove sarebbe riuscito un testimone di grandissimo peso; invece lo si trova menzionato con insistenza in varii altri documenti posteriori, nella Lettera del 1606 al Card.le S. Giorgio pubblicata dal Centofanti, nel Memoriale del 1611 al Papa pubblicato dal Baldacchini, nell'Informazione del 1620 pubblicata dal Capialbi. Intanto, per una erronea interpetrazione di alcune parole che leggonsi nella versione latina stampata ed anche negli esemplari italiani manoscritti più noti, è prevalsa l'idea che il libro sia stato composto scorsi dieci anni della prigionia; e c'interessa molto il dimostrare che ciò non sussiste. Notiamo dapprima che quanto all'indirizzo e alla provenienza del libro, ne' detti esemplari italiani è citato «D. Alonso» e nella versione latina è citato un «N. N.», con l'invio senza data dalla «celletta» latinamente detta «tuguriolo». Ora le parole che hanno fatto verificare l'erronea interpetrazione sarebbero quelle dell'ultimo brano del libro, «Ho detto assai, sebbene per essere stato dieci anni in travaglio, non posso avere le relazioni ed altre scritture e non ho libri, neanco la Bibbia, e sono ammalato»; ciò che nell'edizione latina fu tradotto, «Satis disseruisse mihi videor..., licet decennali miseria detentus et aegrotus, nec relationibus instrui nec libris aut scientiis ullis adiuvari potui, quin et ipsa S. S. biblia mihi adempta fuerunt». Ermanno Conringio tra gli altri, avendo sott'occhio la sola traduzione latina, si fece a dire: «Scripsit hoc opus decennali miseria in paedore carceris et aegrotus»etc.Ma le parole sopradette hanno un riscontro nelle altre che si leggono nel Proemio, «Secondo che V. S. mi ha richiesto sig. D. Alonso, uscito dall'infermità e da dieci anni di travagli, e senza libri, ricoverato in questa celletta brevemente dirolle» etc.; ciò che fu tradotto, «Cum mihi proposuerim disserere id quod Excell. vestra, domine N. N. à me flagitavit, liberatus infirmitate et decennali calamitate, etiam destitutus libris in hoc angusto meo tuguriolo, brevi stylo, succintèque... exponam». La celletta o il tuguriolo, e l'essereuscitooliberatoda dieci anni di travagli, escludono evidentemente il carcere. D'altronde dieci anni di carcere rimanderebbero la composizione del libro al 1609; e più documenti, come la lettera allo Scioppio del 1607 pubblicata dallo Struvio, quella al Card. S. Giorgio del 1606 pubblicata dal Centofanti, mostrano che il libro era stato scritto molto prima. I dieci anni di travaglio sarebbero quelli patiti dal 1588, dapprima in Calabria e poi vagando fuori di Calabria, con varie persecuzioni e prigionie donde l'infermità. L'autore quindi accenna sempre all'avere scritta l'opera il 1598 nel convento di Stilo.237.Vedi su questa Emilia gli Art. profetali, Doc. 401, p. 497. Essa vi è chiamata semplicemente sorella, ma in Calabria le cugine si chiamavano anche sorelle e sorelle in 2a, e nel processo non ne mancano esempi: nel processo (Doc. 402, p. 500) il Campanella medesimo la dice figlia dello zio e la cita in primo luogo tra le altre, aggiungendo che egli la maritò. Ne scrisse poi anche nella ricomposizione dell'operaDe Sensu rerum(v. lib. 3.º cap. 11), ma con qualche piccola variante. Cfr. qui la pag. 3 del presente libro.238.Questi autori, e i precedenti, sono i soli che si trovano citati negli Art. profetali, ma da una lettera allo Scioppio pubblicata dal Centofanti (Arch. Storico 1866, p. 85) si rileva quale massa enorme di autori, d'ogni età, d'ogni regione e d'ogni fede, egli aveva consultata, rilevandone leosservanzecitate pure nella Narrazione.239.Ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio del Residente in Napoli, lett. del 20 aprile 1599. Le parole «presso la Roccella», adoperate dal Residente, debbono prendersi in senso largo; Amurat catturò individui anche di S.ta Caterina e di Guardavalle, nella marina di Stilo.240.Ved. Doc. 401, pag. 482-83.241.Ved. Doc. 250, pag. 163.242.Così nella sua Dichiarazione: v. Doc. 19, pag. 28. Nella lettera che scrisse alcuni anni più tardi al Card. Farnese (v. Archivio Storico 1866 p. 59) disse aver predicato l'anno 1598; ma evidentemente trattasi di un errore e con ogni probabilità del copista.243.Così nella Dichiarazione e nella Difesa; v. Doc. sud.to pag. 28, e Doc. 401, pag. 497.244.Depos. di fra Domenico Petrolo, nel suo 3º esame informativo del 29 mag. 1600.245.Depos. di fra Silvestro di Lauriana ripetuta pure dal Pizzoni; v. Doc. 278, pag. 202.Così poi, nelle Poesie, lamentandosi con Dio dell'insuccesso potè dire:«Se favor tanto a me non si doveaper destino o per fallo;sette monti, arti nuove, e voglia ardenteperchè m'hai dato a far la gran sembleae il primo albo cavallo,con senno e pazienza tante gentivincere?.....»Si avverta questo aver saputovincere tante genti con senno e pazienza. Si tenga inoltre presente aver lui medesimo negli Art. profetali fatto conoscere che l'albo cavallo era il Domenicano predicatore, e quindi il primo albo cavallo significherebbe il primato tra' Domenicani.246.Depos. di fra Gio. Battista di Placanica; v. Doc. 354, pag. 336.247.A questo si accenna nella Lett. al Card.l Farnese, e nell'altra al Card.l S. Giorgio (v. Archivio Storico, an. 1866, p. 60 e 68).248.Ved. la Lett. al Card.l Farnese pocanzi citata, e la Lett. allo Scioppio dello stesso tempo (ibid. p. 19). Una dello inferme da lui vedute in questo tempo dovè essere senza dubbio la Badessa di Stilo perpetuamente rauca (ved.Medicinalium, Lugd. 1635 p. 372).249.Ved. Doc. 336, pag. 300.250.La credenza che il Campanella avesse il diavolo nell'unghia dovè diffondersi al punto, che la si trova pervenuta anche in Roma più tardi ed in un modo ancora più goffo; confr. il Doc. 202 e, pag. 101.251.Vedremo che le richieste e i desiderii suddetti si ebbero da Gio. Tommaso Caccìa di Squillace, Geronimo di Francesco di Stilo, Gio. Tommaso di Franza e Gio. Paolo di Cordova di Catanzaro, Felice Gagliardo di Gerace.252.NellaNumerazione de' fuochidi Stilo (vol. 1385 della collezione), al fasc. per l'anno 1641, tra' nomi dell'estratto della vecchia numerazione, vale a dire dell'anno 1596-98 si leggono i seguenti: «n.º 200. Paulo Contestabile a. 52; Porfida uxor a. 52; Giulio f.º a. 26 (sic); Geronimo f.º a. 30 (sic); Fabio f.º a. 24; Marcantonio f.º a. 22; Clementia famula a. 26; Giulio Vitale fam.º a. 2.». Dall'ordine di successione de' nomi si vede chiaramente che sono state qui scambiate tra loro le età rispettive di Giulio e di Geronimo: così nel processo di eresia, sotto la data 1600, Giulio è detto di anni 33. — Inoltre: «n.º 83. Geronimo f.º di Geronimo di Francesco a. 23; Laudomia uxor a. 15; Cornelia mater, uxor secunda pred.i Hieron.i a. 50; Catarinella Vasile famula a. 46; Pietro Paulo f.º di d.a Catarinella a. 15; Gio. Angelo f.º d.a pred.a Catarinella a. 12; Francesco f.º di d.º Geronimo a. 4; Hieronima f.a a. 2.». Ed al fasc. per l'anno 1630: «n.º 170. Laudomia Contestabile vedova del q.m Geronimo di Francesco a. 40; Sir D. Antonio di Francesco f.º sacerdote canonico di Messa a. 30; Paulo f.º soldato, huomo d'arme di S. Donato a. 26; Carlo f.º clerico.....»etc.etc.Qui si vede che l'età di Laudomia è indicata con molta cortesia, come lo dimostra evidentemente l'età dei figliuoli. E non sarà inutile notare che il Capialbi (Doc. inediti p. 18-19 nota) s'inganna certamente in tutto e per tutto circa la genealogia di Marcantonio Contestabile. — Quanto poi ai Carnevali, parimente nobili di Stilo, dapprima nella numerazione del 1545 si legge: «n.º 86. Joannes baptista Carnevale a. 30; Dianora uxor a. 25; Joannes franciscus filius a. 7; Prosper filius a. 3. Poi nell'anzidetto estratto della numerazione vecchia (1596-98) si ha: «n.º 209. Prospero f.º di Gio. Battista Carnevale a. 54; D. Fabritio f.º a. 23; D. Gio. Francesco fratre a. 60». Ancora: «n.º 249. Gio. Paulo f.º di Prospero Carnevale a. 25; Angelica uxor a. 20; Francesco f.º a. 1; Giovannella pandolfo famula a. 50». Inoltre: «n.º 864. Fabio Carnevale f.º di Prospero a. 25». E nell'elenco de' Focularia addita per comprobationem veteris numerationis si legge: «n.º 512. Dottor Tiberio Carnevale f.º del q.m Prospero a. 24. [dissero habitare nella città di Napoli da anni 40» (si ricordi che il fasc. è del 1641). — Ecco ora i documenti riferibili alle qualità delle persone ed alle inimicizie. 1.º Arch. di Stato, Reg.Partium, vol. 1512 fol. 177 t.º Avviso all'Audienza di Calabria perchè non sieno molestati i fideiussori di Geronimo Contestabile n. j. d. e Geronimo di Francesco, i quali abilitati ad avere la casa di Gio. Geronimo Morano in Catanzaro loco carceris con fideiussione di D.ti 1000 per ciascuno, si sono presentati in Vicaria; 20 febb. 1595. — 2.º Ibid. vol. 1355 fol. 44. Ricorso dell'Università di Stilo contro Geronimo di Francesco rieletto Sindaco de' nobili senza che siano passati i tre anni voluti dalle prammatiche; deve desistere; 20 7bre 1595. — 3. Reg.Sigillorumvol. 31 (an. 1595); «a 24 de novembre; Lettera ala Vicaria per la quale se fa gratia à Marc'antonio conestabile de la pena incorsa del homicidio commesso in persona de paulo campaczo, ha pagato per elemosina D.ti 170 per la fabrica de S.to dieco» (i Santi facevano assolvere anche dagli omicidii purchè si pagasse bene a' loro custodi). — 4º Reg.iCuriaevol. 38, fol. 120 t.º Let. Vicereale all'Audienza di Calabria: «Magnifici virietc.Dal Rev.do Arciprete di Stilo ci viene scritto come marco antonio connestabile con altri li dì passati lo insultorno armati de arme prohibite sotto pretesto che sia accorso a prendere un beneficio che pretendeva un clerico giulio connestabile si come dalla copia che con questa ve se invia più largamente vederete, supplicandoci che per esserne quelle persone potenti fossemo serviti provedere al loro condegno castigo....»etc.conclude che pigli informazione «et doni subito particolare et distinto aviso. Dat. Neap. 10 aprile 1598.» — 5.º Reg.Partiumvol. 1477 fol. 98 t.º Fabio Contestabile si duole essere stato impedito dal Capitano e Giudice di Stilo nell'ufficio di Maestro di camera di d.ta terra, ad istanza di certi di casa Carnelevari ed altri, mentre trovasi regolarmente eletto in sostituzione di suo fratello Geronimo Contestabile; 28 7bre 1598. — 6.º Reg.iCuriae, vol. 43, fol. 110: «Al mgn.co don diego de vera. Mag.co viretc.Dal Mag.co Governatore della città de Stilo con sua lettera delli 25 del passato mese di giugno ci viene scritto li delitti et eccessi che per Paulo Contestabile con quattro suoi figli, et uno genero nomine Geronimo de francisco sogliono commettere; et il termine imperioso che usano con li officiali regii et altre persone....»etc.; conclude che «s'informi del d.to negotio e scriva acciò si possa ordinare lo de più s'haverà da esequire. Dat. neap. 29 luglio 1598». — 7.º Arch. di Firenze, Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 213, Lett. da Roma del 4 agosto 1600, col seguente memoriale al Papa che si rimette al Nunzio: «D. Gio. Francesco et D. Fabricio Carnevale de Stilo diocesi de Squillace humim.te fanno intendere à V. B. come falsamente con reverenza se ritrovano inquisiti nella Corte dell'Ill.mo Nontio de Napoli de negotii illiciti et recettatione de forusciti à querela et denuntia de Geronimo contestabile et Geronimo de francesco cognati, inimici capitali di essi supplicanti et de luoro fratelli; si sono esaminati contra di essi Paolo contestabile, clerico Giulio, et Fabio et Marcantonio figli del d.to Paolo, tutto per haver remissione del tentato homicidio in persona di Gio. Paolo Carnevale fratello de D. Fabritio e nepote de D. Gio. Francesco....etc.; D. Gio. Francesco ha 70 anni et è vecchio, D. Fabritio ha cura di anime, e dimandano che le dette cause di ricetto di fuorusciti siano commesse al Vescovo di Squillace, dopo di aver transatte col Nunzio quelle de' negotii illiciti, mentre il Gio. Marco Antonio contestabile se ritrova forascito in campagna con comitiva, che facilmente per strada procureria uccidere essi supplicanti». A questa lettera fa riscontro l'altra del Nunzio, ved. filz. 230, lett. del 25 agosto 1600, con la quale dice essere uno dei ricorrenti contumace della sua Corte, perchè malgrado il precetto si partì da Napoli, e reputar bene che la causa sia lasciata in Napoli. — Per la deposizione di Giulio Contestabile circa l'inimicizia, ved. Doc. 333, p. 295.253.Ved. la depos. di fra Pietro, Doc. 348, pag. 325. Ma circa l'incidente del brutto titolo dato dal Campanella a Gesù crocifisso, dobbiamo pure fare avvertire che una delle sue idee fu sempre il voler vedere nelle immagini Gesù trionfante in gloria piuttostochè Gesù suppliziato a modo degli schiavi: e così la croce gli riusciva sgradevole; e vedremo che una volta, in presenza di una croce piantata sul margine di una via, disse al Petrolo che quella «gli facea mal'ombra». Nelle Poesie (ved. Doc. 510, pag. 578, e D'Ancona p. 35), appoggiandosi anche all'opinione di S. Bernardo, egli cantò la sua idea favorita in quel Sonetto che dice:«Se sol sei hore in croce stette Christo. . . . . . . . . . . . . . .che ragion vuol, ch'e' sia per tutto vistodepinto e predicato frà tormenti»etc.254.Ved. Doc. 401, pag. 484. — Quanto a' documenti intorno alle persone delle quali sopra si è parlato, essi sono tratti del pari principalmente dallaNumerazione de' fuochidi Stilo. — Nell'elenco de' fuochi della vecchia numerazione 1596-98, che si diedero come estinti nel 1641, si legge: «n.º 9. Bernardo Prestinace U. J. D. f.º di Alfonso a. 66; (*) Gio. Gregorio f.º a. 20; Berardina f.a an. 10». — Nel solito estratto poi della detta numerazione inserto nello stesso fasc. del 1641, si hanno i nomi seguenti: — «n.º 186. Ottaviano f.º di Mase Vua a. 59; (*) Fulvio f.º a. 24; Tiberio f.º a. 20; Francesco f.º a. 11» etc.; e notiamo pure che questo Fulvio Vua nelle Difese del Campanella, scritte più tardi, trovasi detto Sindaco di Stilo (ved. Doc. 401, pag. 479). — Inoltre: «n.º 245. Giulio fratre di Ottavio Sabinis a. 14 (sic); (*) D. Giovanni Jacovo fratre a. 23; Giulia mater a. 70»; «n.º 69. (*) Tiberio f.º di Vincenzo Marolla a. 41; Fraustina uxor a. 28; (*) Scipione f.º a. 11; Marcello f.º a. 4; Gio. Luca f.º a. 2; Benegna f.a a. 12»: — Ancora: «n.º 29. (*) Giulio Presterà A. M. D. a. 24; Giovannella mater a. 61». Quanto a Francesco Vono, che il Campanella nella sua pazzia chiamava anche Cicco Vono, ricordiamo trovarsi citato dal Parrino pel 1641, a tempo del Vicerè Duca di Medina las Torres, il vecchio capitano «Francesco dell'antica famiglia Bono di Stilo, il quale avea negli anni suoi giovanili sodisfatto alle parti di valoroso soldato». — Aggiungiamo che nella sua Dichiarazione il Campanella nominò pure Gio. Paolo Carnevale e Marcello Dolce tra coloro a' quali avea parlato delle mutazioni. Sul primo abbiamo già date le notizie opportune: sull'altro dobbiamo dire che era a dirittura un giovanetto. Abbiamo infatti nello stesso elenco suddetto de' fuochi che si diedero come estinti: «n.º 62. Anniballe f.º de Jo. Cesare del Dolge a. 50; Dianora uxor a. 45; Gio. Cesare f.º a. 20; Horatio f.º a. 10; (*) Marcello f.º a. 12»; e dobbiamo aggiungere che nel processo di eresia svolto in Napoli, una testimonianza di Geronimo di Francesco raccolta il 7 aprile 1601 lo disse già morto.255.Riguardo al figlio di Nino Martino ved. quanto abbiamo detto a p. 131. Riguardo a' Grassi, nominati poi anche dal Pizzoni, il quale li specificò meglio dicendoli figli di Jacovo Grasso, daremo più in là documenti da noi trovati nell'Arch. di Stato, che li mostrano volgari fuorusciti e malfattori.256.NellaNumerazione de' fuochidi Squillace (vol. 1353 della collezione) l'elenco fatto nel 1643 de' «Focularia penitus extincta» secondochè si trovavano già notati nella vecchia numerazione del 1597 reca: «n.º 342. Francesco Cacìa a. 50; (*) Gio. Thomase f.º a. 22; Sabella faienza famula a. 47»: il processo, fattosi nel 1599, naturalmente reca l'età del Caccìa in anni 25.257.Ved. Doc. n.º 2,b, c, d, pag. 6 a 9.258.Nell'originale "attacamento". (Nota per l'edizione elettronica)259.Il Berti disse Maurizio fuoruscito da più anni; ma veramente la deposizione di Gio. Battista Vitale, che si ha tra' documenti raccolti dal Palermo, reca: «da nove mesi eramo con Maurizio absentati da Guardavalle per certe pugnalate», ed ancora, «da novembre 1598 non è stato più in Guardavalle ma in Davoli». Ved. Doc. 265, pag. 181.260.Che Maurizio non fosse solo alla presenza del Campanella, si può rilevarlo anche dalla Dichiarazione, dove il Campanella dice che Maurizio gli dimandò se avesse trattato col Capitano di Stilo per la sua libertà (intend.per la transazione che gli avrebbe resa la libertà), ed avendo lui risposto che non si poteva accordare nemmeno per 100 ducati, Maurizio disse, «non mi curo, la scoppetta et questi compagni mi faranno libero»; ved. Doc. 19, pag. 30.261.Ved. nel Doc. 244 i brani che leggonsi a pag. 141-143; inoltre il Doc. 307, a pag. 254; ancora nel Doc. 19 il brano a pag. 30. Alle Rivelazioni di Maurizio e Dichiarazione del Campanella può aggiungersi egualmente la confessione in tormentis del Campanella medesimo, quantunque i brani di essa giunti fino a noi riguardino propriamente gli ecclesiastici suoi compagni. A questi quattro documenti basterà che rivolga la sua attenzione chi vorrà parlare della congiura del Campanella.262.Così leggesi nella Dichiarazione, attribuendo al Principe di Squillace la nota del fatto, e a Giulio Contestabile il pensiero di giovarsene contro gli spagnuoli.263.Ved. il lib. dellaMonarchia di Spagnaediz. D'Ancona, cap. 30º, p. 214.264.Ved. la Lett. del 15 giugno 1599; Doc. 170, pag. 86. — Quanto al frammento suddetto della Difesa di due imputati, esso trovasi in una nota del Capialbi alla Narrazione del Campanella, e concerne l'Allegazione o «Factum pro Joanne Paulo et Mutio de Corduva», di cui abbiamo riprodotto ne' nostri documenti quanto se ne sa (ved. Doc. 240, pag. 125). Ricordiamo intanto aver detto che nell'aprile, il Venerdì santo, i Corsari di Barberia aveano preso 40 persone «presso la Roccella», cioè non lungi dalla marina di Stilo (ved. pag. 152): verosimilmente, come solevano fare, le galere tornarono in giugno perchè si potesse trattare il riscatto, e Maurizio colse tale occasione per andarvi. Troveremo pure altri inquisiti della terra di S.ta Caterina, terra egualmente della marina di Stilo, accusati di essersi trattenuti più di un'ora sulle galere de' turchi «nel mese di giugno passato» (ved. Doc. 262, pag. 174); si noti questa data, che si riscontra bene anche con le notizie del Carteggio Veneto, e permette di determinare il tempo dell'andata di Maurizio sulle galere. Passiamo poi sopra alle parecchie versioni che su questa andata si ebbero ne' processi e nel pubblico, essendosi detto che era stato mandato a Costantinopoli un prete, che v'era stato mandato un gentiluomo, che vi era andato Maurizio medesimoetc.etc.; tutt'al più esse potrebbero ritenersi quale indizio che vi sia stato bisogno di avere l'adesione di Costantinopoli, ciò che del resto apparisce naturalissimo nel senso di avere l'adesione del Cicala.265.Ved. la stessa Lettera Veneta suddetta del 15 giugno 1599.266.Così ne'Cedolarii. NellaNumerazione de' fuochidi Arena (vol. 1138 della collezione) al fasc. dell'anno 1596, tra gli «Agravii che si danno per la terra di Arena» trovasi questo in primo luogo: «Dominus D. Scipio Concublet an. 34; d. Beatrix de Aragona a. 30; d. Franciscus filius a. 8; d. Carolus filius a. 7; d. Petrus filius a. 5; d. Isabella filia a. 3 (seguono un domestico e 5 famule) [dicono che è Marchese di detta terra, et che la detta sua fameglia è forestera, et non deve essere focho».267.Ved. iCedolarii, e De Lellis, Discorsi delle Famiglie nobili del Regno di Napoli, Nap. 1654-71, part. 3.a pag. 188-89.268.Nell'originale "immediatamante". (Nota per l'edizione elettronica)269.Giuseppe Grillo avea non più di 19 anni di età, ed era figlio naturale di Gio. Alfonso, che talora, nel processo, trovasi anche detto Gio. Tommaso; per confusione di nomi egli medesimo, Giuseppe Grillo, è indicato alle volte con uno di que' due nomi. Intorno a Gio. Alfonso, e ad un altro suo figliuolo chiamato Cesare, leggesi un curioso avvenimento ne' Reg.Curiaevol. 54 fol. 13. Si era presa un'informazione contro Gio. Alfonso per incetta di grano, ed ecco Cesare innanzi al Vicario di Squillace dichiararsi figlio naturale di Gio. Alfonso e clerico, con una donazione del grano fattagli dal padre. Il Vicario dice che essendo quel grano proprietà di un clerico, non si debbono dare molestie; il Giudice di Stilo pretende che la cosa si dimostri; il Vicario lo scomunica!270.Il fatto dell'Inglese era vero. Anche nella grande Collezione di Scritture di S.to Officio esistente nella Biblioteca del Trinity-College in Dublino (sez. 2a, vol. 6º, pag. 44, an. 1607) leggesi una sentenza contro Franc.co Michele figlio di Honfredo Windsor di Eston, condannato per diversi capi, e tra gli altri per quello di aver detto «insignem illum haereticum annis elapsis Romae combustum, ob sacrilegum facinus contra sacram eucharistiam commissum, fuisse martirem». Questo ci pose nell'impegno di fare qualche ricerca; ma nella Storia arcana ed anneddotica del Mutinelli, vol. 1.º pag. 131-32, leggemmo i particolari del fatto avvenuto in fine di luglio, ed anche l'abbruciamento avvenuto a' primi di agosto 1581. «Quell'heretico inglese, che fece quella scelerità che scrissi, nella Chiesa di S. Pietro, è stato abbrugiato vivo, con haverseli dati molti colpi di fuoco nel corpo con torce accese, mentre che lo conducevano al patibulo, nel quale è stato con tanta fermezza che ha dato che ragionare assai». Si seppe esservi una brigata di persone venute a Roma col proponimento di commettere quella bestialità; e la cosa fu imitata anche in sèguito, nè l'esempio dell'abbruciamento servì a nulla. Nel Carteggio del Vialardo agente segreto pel Gran Duca di Toscana (Arch. Mediceo, filz. 3623) in data del 6 feb. 1600 trovasi riferito che «un Inglese a S. Girolamo della Carità fu per levar l'hostia dal prete, e fuggì e non si trova»: ma negli Avvisi di Roma della Collez. Urbinate (Biblioteca Vaticana, cod. 1068) in data del 5 febbr. 1600 si legge: «è stato carcerato un inglese qual insolentemente nella Chiesa di S. Girolamo et parimente in S.to Eustachio tentò di far cader il S.mo Sacramento di mano al Sacerdote mentre communicava alcuni fedeli». Nel Carteggio dell'Ambasciatore di Venezia Gio. Mocenigo (Arch. Veneto, Senato-Secreta n.º 43-44) in data del 12 febbr. 1600 trovasi riferito che «È stata scritta à S. S.tà di Germania una lettera, senza data, nella quale viene avisata che erano da quelle Provincie partiti alcuni heretici incognitamente per venirsene in questa città et trovar occasione di maltrattare et dispregiare li S.mi Sacramenti» etc.; e poi in data del 26 febbr. d.to anno: «Domenica nella Chiesa di S. Marcello un francese heretico tentò di dar delle mani sopra il Sant.mo Sacramento et di maltrattarlo, et sarebbe avvenuto quando non fossero stati quelli della Chiesa avisati li giorni passati insieme con tutti li altri di questa città». Si direbbe che l'abbruciamento avesse piuttosto eccitato gli eretici di tutti i paesi a commettere simili ribalderie.271.Questa parte della nostra narrazione poggia specialmente sulle rivelazioni fatte dal Pisano in punto di morte innanzi a' Delegati della Curia Arcivescovile (ved. Doc. 306, p. 248), ed anche sulla deposizione fatta innanzi allo Sciarava nel tribunale laico (ved. Doc. 408, p. 507) corretta dalle discolpe ultime fatte innanzi a' Bianchi di giustizia che l'assisterono a ben morire (ved. Doc. 238, p. 124). Gioverà avvertire fin d'ora, che avendo il Pisano nelle sue ultime rivelazioni attenuate le deposizioni fatte antecedentemente, ed avendo anche nelle discolpe ritrattate diverse cose già da lui asserte, dobbiamo ritenere tutto il rimanente quale espressione della verità; avrebbe potuto revocare ogni cosa, laddove ogni cosa fosse stata falsa ed estorta per ferocia di tormenti.272.Vedremo quest'ultimo fatto a suo tempo: circa le informazioni che arrivavano al Cicala da Messina, ved. Doc. 5, pag. 14.273.Ved. Doc. 244, pag. 140.274.Ved. RegistriCuriaevol. 38 (an. 1595-99) fol. 88 t.º: «All'Audientia di Calabria ultraetc.Philippusetc.Spectabiles et magnifici viri. Da Giovanni Piatti ci viene scritto come havendolo inviato l'Auditor Capece in la città di Jerace mediante ordine vostro a trattare con il Vescovo di quella città per la consignatione di donna Isabella Ardoina che steva nel monisterio a Castel'vetere, nel ritorno al territorio della Roccella fu assaltato da Pietro Veronise (sic) et felice gagliardo de Jerace armati à modo di forasciti, et havendolo malamente trattato li roborno nove ducati,etc.Ordine di pigliare informazione assicurandosi de' delinquenti, e di avvisare. Nap. 19 giugno 1597. — Prima di questo tempo e fin dal 18 maggio 1594 il Veronese avea funzionato in Catanzaro quale luogotenente del Portolano di Calabria D. Gio. de Alagana: ma da poco tempo, trovandosi in servizio, era stato assaltato e gli aveano recisi entrambi i pollici. Ved. Reg.Partiumvol. 1313 fol. 28, e vol. 1444 fol. 302. Quali costumi!275.Ved. Doc. 242, pag. 139.276.Ved. Doc. 302, pag. 240 e 242.277.Lo vedremo nominato quando la compagnia se ne andò a Pizzoni. Talora, nel processo si parlò di un Giovanni Moravito fuoruscito; e nellaNumerazione de' fuochidi Filogasi, vol. 1243 della collezione, per l'anno 1595 si legge: «n.º 109. Gio. Batt.a Moravito an. 25; Rosiasa Sonnina moglie an. 45; Jo. pietro Aracri f.º del 1º marito a. 15; Scipione f.º ut supra a. 12; Perna f.a ut supra a. 10».278.Ved. Doc. 355, pag. 339.279.Abbiamo detto che la Dichiarazione fu scritta in un momento di altissimo sdegno verso Giulio Contestabile; dobbiamo aggiungere che la confessione fu fatta in un momento di altissimo sdegno verso il Pizzoni e quando il Crispo era stato già giustiziato. Ne vedremo i motivi a tempo e luogo, ma è necessario avere notizia del fatto fin d'ora, per rendersi conto delle varianti del Campanella e poter prescegliere la versione più plausibile.280.NellaNumerazione de' fuochidi Stilo, il solito estratto della vecchia numerazione (an. 1596-98) contiene ciò che segue: «n.º 411. Pietro Cosentino alias de Gioya a. 60; Giovannella uxor a. 50; (*) Colella f.º a. 18; (*) Giovannello f.º a. 16; Salvatore f.º a. 25». Taluno de' di Gioia divenne poi parente de' Campanella, molto più tardi; così nella Numerazione del 1630 si legge: «n.º 378. Giulio Cosentino alias di Gioia a. 67; Vittoria Campanella moglie a. 30 (con due figli) [diacono silvaggio pretende immunità».281.Così trovasi chiaramente scritto nel processo di eresia (ved. Doc. 279, pag. 207), ma nel processo di tentata ribellione leggesi 25 capi, (ved. Doc. 244, pag. 132).282.Ved. Doc. 295, pag. 227.283.Nell'originale "fuorusctii". (Nota per l'edizione elettronica)284.Per la Dichiarazione del Campanella ved. Doc. 19, pag. 28; per la confessione di Maurizio ved. i relativi brani ne' Doc. 244, p. 141; 247, p. 159; 263, p. 175; 265, p. 182.285.Vedremo che pure alcuni anni dopo i terribili tempi de' quali trattiamo, questi due gentiluomini, e segnatamente Gio. Tommaso di Franza scampato con male arti dalla burrasca, continuavano nelle prepotenze e negli omicidii in Catanzaro. Questo ci mostrano documenti da noi rinvenuti nel Grande Archivio, dei quali daremo conto al luogo opportuno.286.Ved. Doc. 394, pag. 455-56; e Doc. 334, pag. 297.287.NellaNumerazione de' fuochidi Tropea (vol. 1398 della collezione; numeraz. del 1595) alla rubrica di Ricadi si legge: «n.º 261. Gio. Battista Soldano a. 34; Sorgentia Vangeli moglie a. 30 [Dicono bandito et che mai have habbitato in Ricadi».288.Ved. per queste lettere il Doc. 242, p. 137.289.Ved. le parole della magnif. Dianora Santaguida dette a Marcello Contestabile, nell'Informaz. presa dal Vescovo di Squillace per commissione del Vescovo di Termoli; nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º fol. 314.290.Ved. la dep. di Jacovo Squillacioti di S.ta Caterina nell'Informaz. suddetta; nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º fol. 315-1/2.291.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1309 e 1310 della collezione) si ha una numerazione del 1596 ed una renumerazione del 1598; entrambe recano Cesare Mileri. In quella del 1599 si legge: «n.º 783. Cesare Miliero f.º del q.m thomase a. 26; Honesta sore a. 14; Giovanna sore a. 12». Ma sospettiamo che possa esservi qui un errore, e che l'età di Cesare avrebbe dovuto dirsi di 16 anni, in corrispondenza dell'età delle sue sorelle; rimanendo accolto il nostro sospetto, avrebbe nel 1599 avuto 17 anni di età.292.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1309 cit.) al fasc. della renumerazione del 1598 si legge: «n.º 1266. Antonino Sersale f.º del q.m ferrante a. 42; Mario f.º a... [dicunt absentem in civitate catanzarii, et est baro terrae cropani». La nobiltà de' Sersali si faceva rimontare fino a Sergio, Duca della Repubblica Sorrentina; una branca dei Sersali di Sorrento sarebbe stata questa trapiantata in Calabria. Ved. Fra Girol. Sambiasi, Ragguagli di Cosenza e di 31 sue nobili famiglie, Nap. 1639 p. 185, e De Lellis, Famiglie nobili della città e Regno di Napoli, parte ms. esistente nella Bibl. naz. di Napoli (VI. F. 6).293.Ved. nell'Arch. di Stato i Reg.Partiumvol. 1274 fol. 201, dove si notifica che «a ultimo de gen. 1595» il Vicerè ha concesso a lui tale officio; inoltre ne' Reg.iSigillorum, vol. 31, an. 1595, è not. «a ultimo de febraro... privilegio del officio de credenzero de la gabella dela seta de Catanzaro de Marc'Ant. biblia»: nel corso di questa narrazione vedremo confermato che costui era fratello di Gio. Battista Biblia con altre circostanze di molto interesse.294.Tutte queste notizie, come le consecutive, si rilevano segnatamente dalle due formali denunzie che di poi si ebbero (ved. Doc. 7, p. 15, e 205, p. 106), ed ancora dal complesso de' documenti trovati in Simancas. La trattativa per l'entrata di uomini armati in Catanzaro di soppiatto, separatamente dagli altri maneggi, fu condotta in modo più segreto tra un numero di persone assai ristretto; e così i due denunzianti principali, Biblia e Lauro, non ne seppero nulla. Si vedrà in sèguito che non c'è alcun motivo per dubitare delle cose dette in tali denunzie quanto alla parte essenziale; e che vi furono solamente esagerazioni notevoli quanto al numero de' congiurati, de' fuorusciti e de' frati, per magnificare il servizio reso; del resto nulla vieta di ammettere che tra le tante esagerazioni fra Dionisio avesse introdotta anche questa, per magnificare le forze della congiura ed invogliare a prendervi parte.
230.Ved. nel Carteggio di Costantinopoli (Arch. di Venezia) segnatamente le lettere del 13 9bre 1598, 12 giugno 1599 e 13 marzo 1602.
230.Ved. nel Carteggio di Costantinopoli (Arch. di Venezia) segnatamente le lettere del 13 9bre 1598, 12 giugno 1599 e 13 marzo 1602.
231.Ved. P.e Fiore, Calabria illustrata vol. 1º, p. 183. Il convento divenne Priorato assai più tardi, dietro la grossa eredità avuta dal dot.r Prospero Carnevale. Fin da' tempi del Campanella si trattava d'ingrandire almeno la Chiesetta, e vedremo che il Campanella medesimo se ne occupò: ma più tardi veramente la Chiesa fu ingrandita e detta di S. Domenico, rimanendovi una semplice cappella di S. M.a di Gesù, come oggi si vede.
231.Ved. P.e Fiore, Calabria illustrata vol. 1º, p. 183. Il convento divenne Priorato assai più tardi, dietro la grossa eredità avuta dal dot.r Prospero Carnevale. Fin da' tempi del Campanella si trattava d'ingrandire almeno la Chiesetta, e vedremo che il Campanella medesimo se ne occupò: ma più tardi veramente la Chiesa fu ingrandita e detta di S. Domenico, rimanendovi una semplice cappella di S. M.a di Gesù, come oggi si vede.
232.Vogliamo dire fin d'ora che il Campanella nutrì sempre per fra Pietro altrettanto affetto e molta gratitudine. Di lui parlò nell'operaDe sensu rerumin due luoghi, nel libro 2º cap. 20 e lib. 3º cap. 10 come segue: 1º «E Pietro mio di cocentissima natura ha senso sagacissimo, che di poco argomenta assaissimo, ma pochissima memoria.» — 2º «Ma pietro mio è picciola testa di calore cocentissimo, et antivede sagacemente ogni cosa, ma poi non se ne ricorda perchè lo spirito esala et non comunica le passioni allo spirito vegnente et hà fuligini, che le si interrompe il discorso, et troppo mesto quando sta solitario, il che appetisce quando è digiuno che lo spirito combatte con le fuligini del sangue al fin'arso essalante, et quando è allegro è soverchio allegro che si diletta di Boffonerie, perchè gode lo spirito di non combattere con le fuligini et perchè è sottile assai si dilata troppo in allegrezza senza retegno e si diffonde che non può frenarsi, et tali malinconici buffoni vidi io molti; ma pietro mio è di tal sagacità che subbito interpreta quello che se pensa l'altro, et quando un amico è tradito d'altri egli subito lo pensa, et li mali dell'amici, come venatico, odora et prevede, et una volta andò a pigliare acqua del fonte lontano cento cinquanta passi per un amico commune, et questo non vuolle aspettare et quello tornò con l'acqua, et ne disse s'è partito ne? io sentii uno che mi disse proprio quando pigliavo l'acqua dal canale, di à presterà buon giorno che non posso aspettare, et molti simili esempii in lui ho visto di sagacità, quando l'aria è tranquilla, talch'è vero il senso dell'aria, et la communicanza comune.» Gioverà tener presenti siffatte qualità di fra Pietro, per apprezzarne gli atti; ed aggiungiamo che nell'Archivio di Stato non manca qualche notizia di fra Pietro e del padre suo Vittorio Presterà, originario di Riaci casale di Stilo; ved. Reg.Partiumvol. 1220, an. 1592, e vol. 1238, an. 1593.
232.Vogliamo dire fin d'ora che il Campanella nutrì sempre per fra Pietro altrettanto affetto e molta gratitudine. Di lui parlò nell'operaDe sensu rerumin due luoghi, nel libro 2º cap. 20 e lib. 3º cap. 10 come segue: 1º «E Pietro mio di cocentissima natura ha senso sagacissimo, che di poco argomenta assaissimo, ma pochissima memoria.» — 2º «Ma pietro mio è picciola testa di calore cocentissimo, et antivede sagacemente ogni cosa, ma poi non se ne ricorda perchè lo spirito esala et non comunica le passioni allo spirito vegnente et hà fuligini, che le si interrompe il discorso, et troppo mesto quando sta solitario, il che appetisce quando è digiuno che lo spirito combatte con le fuligini del sangue al fin'arso essalante, et quando è allegro è soverchio allegro che si diletta di Boffonerie, perchè gode lo spirito di non combattere con le fuligini et perchè è sottile assai si dilata troppo in allegrezza senza retegno e si diffonde che non può frenarsi, et tali malinconici buffoni vidi io molti; ma pietro mio è di tal sagacità che subbito interpreta quello che se pensa l'altro, et quando un amico è tradito d'altri egli subito lo pensa, et li mali dell'amici, come venatico, odora et prevede, et una volta andò a pigliare acqua del fonte lontano cento cinquanta passi per un amico commune, et questo non vuolle aspettare et quello tornò con l'acqua, et ne disse s'è partito ne? io sentii uno che mi disse proprio quando pigliavo l'acqua dal canale, di à presterà buon giorno che non posso aspettare, et molti simili esempii in lui ho visto di sagacità, quando l'aria è tranquilla, talch'è vero il senso dell'aria, et la communicanza comune.» Gioverà tener presenti siffatte qualità di fra Pietro, per apprezzarne gli atti; ed aggiungiamo che nell'Archivio di Stato non manca qualche notizia di fra Pietro e del padre suo Vittorio Presterà, originario di Riaci casale di Stilo; ved. Reg.Partiumvol. 1220, an. 1592, e vol. 1238, an. 1593.
233.Si può intorno a questo periodo della vita del Campanella consultare almeno la deposizione processuale di fra Gio. Battista di Placanica, e così pure quella di fra Francesco Merlino, individui abbastanza indifferenti ed ingenui. Ved. Doc. 351 a 354, pag. 329 a 335.
233.Si può intorno a questo periodo della vita del Campanella consultare almeno la deposizione processuale di fra Gio. Battista di Placanica, e così pure quella di fra Francesco Merlino, individui abbastanza indifferenti ed ingenui. Ved. Doc. 351 a 354, pag. 329 a 335.
234.Ved. Doc. 401 p. 479, e 402 p. 500; cfr. Capialbi, Documenti inediti, nota 2.a p. 65.
234.Ved. Doc. 401 p. 479, e 402 p. 500; cfr. Capialbi, Documenti inediti, nota 2.a p. 65.
235.Quanto alle Difese ved. Doc. 401, p. 479, 482 e 498; quanto alla Lettera, ved. Archivio Storico italiano an. 1866, p. 74; quanto alla Narrazione ed Informazione, ved. Capialbi p. 50-51 e 21; quanto alSyntagma, ved. ediz. del Crenius, Lugd. Bat. 1696 pag. 176. Quivi si legge: «Mox in Calabriam reversus in patriae meae stylo (sic), composui Tragoediam Mariae Scotorum Reginae, secundum poeticam nostram non spernendam. Item scripsi de Auxiliis contra Molinam pro Thomistis et diversa opuscula in gratiam amicorum.»
235.Quanto alle Difese ved. Doc. 401, p. 479, 482 e 498; quanto alla Lettera, ved. Archivio Storico italiano an. 1866, p. 74; quanto alla Narrazione ed Informazione, ved. Capialbi p. 50-51 e 21; quanto alSyntagma, ved. ediz. del Crenius, Lugd. Bat. 1696 pag. 176. Quivi si legge: «Mox in Calabriam reversus in patriae meae stylo (sic), composui Tragoediam Mariae Scotorum Reginae, secundum poeticam nostram non spernendam. Item scripsi de Auxiliis contra Molinam pro Thomistis et diversa opuscula in gratiam amicorum.»
236.Nella nostra precedente pubblicazione sul Campanella (Il Codice delle lettereetc.Nap. 1881) a p. 91-93 abbiamo ricordato le parecchie copie dellaMonarchia di Spagna, che conosciamo trovarsi tuttora manoscritte in varie biblioteche italiane e straniere, ed abbiamo notato che tra quelle esistenti in Napoli due copie recano nel Proemio l'indirizzo del libro al sig. Regg.te Marthos Gorostiola che l'avea richiesto, l'invio di esso dal conventino di Stilo, la data del 10bre 1598, mentre una terza copia al pari di un'altra che si conserva in Parigi (ms. ital. num. nuov. 875), reca la data dell'anno «1598 che fu 30º dell'età dell'autore», e si mostra indirizzata semplicemente a un «signor D. Alonso» dal «conventino di Stilo», invece di dire dalla «celletta» come altre copie recano senza alcuna data. Naturalmente due ipotesi riescono possibili: o le copie col semplice indirizzo a D. Alonso, e coll'invio sia dalla celletta, sia dal conventino di Stilo senza data, rappresentano la primitiva lezione dell'opera rifatta in Napoli il 1601, nel qual caso il nome del Reg.te Marthos con la menzione di tutte le altre parecchie circostanze sarebbe un'interpolazione posteriore; o invece queste circostanze appartengono alla primitiva lezione suddetta, nel qual caso vi sarebbe stata una soppressione o meglio diminuzione posteriore. Non ci sembra dubbio che la prima delle due ipotesi debba essere preferita; e tanto più che vedremo D. Alonso De Roxas «amico per lettera» del Campanella in Calabria, e d'altro lato non si comprende perchè il Marthos, il quale potè forse in Napoli sollecitare il Campanella che scrivesse un libro simile, non avrebbe dovuto essere menzionato appunto nella Difesa, dove sarebbe riuscito un testimone di grandissimo peso; invece lo si trova menzionato con insistenza in varii altri documenti posteriori, nella Lettera del 1606 al Card.le S. Giorgio pubblicata dal Centofanti, nel Memoriale del 1611 al Papa pubblicato dal Baldacchini, nell'Informazione del 1620 pubblicata dal Capialbi. Intanto, per una erronea interpetrazione di alcune parole che leggonsi nella versione latina stampata ed anche negli esemplari italiani manoscritti più noti, è prevalsa l'idea che il libro sia stato composto scorsi dieci anni della prigionia; e c'interessa molto il dimostrare che ciò non sussiste. Notiamo dapprima che quanto all'indirizzo e alla provenienza del libro, ne' detti esemplari italiani è citato «D. Alonso» e nella versione latina è citato un «N. N.», con l'invio senza data dalla «celletta» latinamente detta «tuguriolo». Ora le parole che hanno fatto verificare l'erronea interpetrazione sarebbero quelle dell'ultimo brano del libro, «Ho detto assai, sebbene per essere stato dieci anni in travaglio, non posso avere le relazioni ed altre scritture e non ho libri, neanco la Bibbia, e sono ammalato»; ciò che nell'edizione latina fu tradotto, «Satis disseruisse mihi videor..., licet decennali miseria detentus et aegrotus, nec relationibus instrui nec libris aut scientiis ullis adiuvari potui, quin et ipsa S. S. biblia mihi adempta fuerunt». Ermanno Conringio tra gli altri, avendo sott'occhio la sola traduzione latina, si fece a dire: «Scripsit hoc opus decennali miseria in paedore carceris et aegrotus»etc.Ma le parole sopradette hanno un riscontro nelle altre che si leggono nel Proemio, «Secondo che V. S. mi ha richiesto sig. D. Alonso, uscito dall'infermità e da dieci anni di travagli, e senza libri, ricoverato in questa celletta brevemente dirolle» etc.; ciò che fu tradotto, «Cum mihi proposuerim disserere id quod Excell. vestra, domine N. N. à me flagitavit, liberatus infirmitate et decennali calamitate, etiam destitutus libris in hoc angusto meo tuguriolo, brevi stylo, succintèque... exponam». La celletta o il tuguriolo, e l'essereuscitooliberatoda dieci anni di travagli, escludono evidentemente il carcere. D'altronde dieci anni di carcere rimanderebbero la composizione del libro al 1609; e più documenti, come la lettera allo Scioppio del 1607 pubblicata dallo Struvio, quella al Card. S. Giorgio del 1606 pubblicata dal Centofanti, mostrano che il libro era stato scritto molto prima. I dieci anni di travaglio sarebbero quelli patiti dal 1588, dapprima in Calabria e poi vagando fuori di Calabria, con varie persecuzioni e prigionie donde l'infermità. L'autore quindi accenna sempre all'avere scritta l'opera il 1598 nel convento di Stilo.
236.Nella nostra precedente pubblicazione sul Campanella (Il Codice delle lettereetc.Nap. 1881) a p. 91-93 abbiamo ricordato le parecchie copie dellaMonarchia di Spagna, che conosciamo trovarsi tuttora manoscritte in varie biblioteche italiane e straniere, ed abbiamo notato che tra quelle esistenti in Napoli due copie recano nel Proemio l'indirizzo del libro al sig. Regg.te Marthos Gorostiola che l'avea richiesto, l'invio di esso dal conventino di Stilo, la data del 10bre 1598, mentre una terza copia al pari di un'altra che si conserva in Parigi (ms. ital. num. nuov. 875), reca la data dell'anno «1598 che fu 30º dell'età dell'autore», e si mostra indirizzata semplicemente a un «signor D. Alonso» dal «conventino di Stilo», invece di dire dalla «celletta» come altre copie recano senza alcuna data. Naturalmente due ipotesi riescono possibili: o le copie col semplice indirizzo a D. Alonso, e coll'invio sia dalla celletta, sia dal conventino di Stilo senza data, rappresentano la primitiva lezione dell'opera rifatta in Napoli il 1601, nel qual caso il nome del Reg.te Marthos con la menzione di tutte le altre parecchie circostanze sarebbe un'interpolazione posteriore; o invece queste circostanze appartengono alla primitiva lezione suddetta, nel qual caso vi sarebbe stata una soppressione o meglio diminuzione posteriore. Non ci sembra dubbio che la prima delle due ipotesi debba essere preferita; e tanto più che vedremo D. Alonso De Roxas «amico per lettera» del Campanella in Calabria, e d'altro lato non si comprende perchè il Marthos, il quale potè forse in Napoli sollecitare il Campanella che scrivesse un libro simile, non avrebbe dovuto essere menzionato appunto nella Difesa, dove sarebbe riuscito un testimone di grandissimo peso; invece lo si trova menzionato con insistenza in varii altri documenti posteriori, nella Lettera del 1606 al Card.le S. Giorgio pubblicata dal Centofanti, nel Memoriale del 1611 al Papa pubblicato dal Baldacchini, nell'Informazione del 1620 pubblicata dal Capialbi. Intanto, per una erronea interpetrazione di alcune parole che leggonsi nella versione latina stampata ed anche negli esemplari italiani manoscritti più noti, è prevalsa l'idea che il libro sia stato composto scorsi dieci anni della prigionia; e c'interessa molto il dimostrare che ciò non sussiste. Notiamo dapprima che quanto all'indirizzo e alla provenienza del libro, ne' detti esemplari italiani è citato «D. Alonso» e nella versione latina è citato un «N. N.», con l'invio senza data dalla «celletta» latinamente detta «tuguriolo». Ora le parole che hanno fatto verificare l'erronea interpetrazione sarebbero quelle dell'ultimo brano del libro, «Ho detto assai, sebbene per essere stato dieci anni in travaglio, non posso avere le relazioni ed altre scritture e non ho libri, neanco la Bibbia, e sono ammalato»; ciò che nell'edizione latina fu tradotto, «Satis disseruisse mihi videor..., licet decennali miseria detentus et aegrotus, nec relationibus instrui nec libris aut scientiis ullis adiuvari potui, quin et ipsa S. S. biblia mihi adempta fuerunt». Ermanno Conringio tra gli altri, avendo sott'occhio la sola traduzione latina, si fece a dire: «Scripsit hoc opus decennali miseria in paedore carceris et aegrotus»etc.Ma le parole sopradette hanno un riscontro nelle altre che si leggono nel Proemio, «Secondo che V. S. mi ha richiesto sig. D. Alonso, uscito dall'infermità e da dieci anni di travagli, e senza libri, ricoverato in questa celletta brevemente dirolle» etc.; ciò che fu tradotto, «Cum mihi proposuerim disserere id quod Excell. vestra, domine N. N. à me flagitavit, liberatus infirmitate et decennali calamitate, etiam destitutus libris in hoc angusto meo tuguriolo, brevi stylo, succintèque... exponam». La celletta o il tuguriolo, e l'essereuscitooliberatoda dieci anni di travagli, escludono evidentemente il carcere. D'altronde dieci anni di carcere rimanderebbero la composizione del libro al 1609; e più documenti, come la lettera allo Scioppio del 1607 pubblicata dallo Struvio, quella al Card. S. Giorgio del 1606 pubblicata dal Centofanti, mostrano che il libro era stato scritto molto prima. I dieci anni di travaglio sarebbero quelli patiti dal 1588, dapprima in Calabria e poi vagando fuori di Calabria, con varie persecuzioni e prigionie donde l'infermità. L'autore quindi accenna sempre all'avere scritta l'opera il 1598 nel convento di Stilo.
237.Vedi su questa Emilia gli Art. profetali, Doc. 401, p. 497. Essa vi è chiamata semplicemente sorella, ma in Calabria le cugine si chiamavano anche sorelle e sorelle in 2a, e nel processo non ne mancano esempi: nel processo (Doc. 402, p. 500) il Campanella medesimo la dice figlia dello zio e la cita in primo luogo tra le altre, aggiungendo che egli la maritò. Ne scrisse poi anche nella ricomposizione dell'operaDe Sensu rerum(v. lib. 3.º cap. 11), ma con qualche piccola variante. Cfr. qui la pag. 3 del presente libro.
237.Vedi su questa Emilia gli Art. profetali, Doc. 401, p. 497. Essa vi è chiamata semplicemente sorella, ma in Calabria le cugine si chiamavano anche sorelle e sorelle in 2a, e nel processo non ne mancano esempi: nel processo (Doc. 402, p. 500) il Campanella medesimo la dice figlia dello zio e la cita in primo luogo tra le altre, aggiungendo che egli la maritò. Ne scrisse poi anche nella ricomposizione dell'operaDe Sensu rerum(v. lib. 3.º cap. 11), ma con qualche piccola variante. Cfr. qui la pag. 3 del presente libro.
238.Questi autori, e i precedenti, sono i soli che si trovano citati negli Art. profetali, ma da una lettera allo Scioppio pubblicata dal Centofanti (Arch. Storico 1866, p. 85) si rileva quale massa enorme di autori, d'ogni età, d'ogni regione e d'ogni fede, egli aveva consultata, rilevandone leosservanzecitate pure nella Narrazione.
238.Questi autori, e i precedenti, sono i soli che si trovano citati negli Art. profetali, ma da una lettera allo Scioppio pubblicata dal Centofanti (Arch. Storico 1866, p. 85) si rileva quale massa enorme di autori, d'ogni età, d'ogni regione e d'ogni fede, egli aveva consultata, rilevandone leosservanzecitate pure nella Narrazione.
239.Ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio del Residente in Napoli, lett. del 20 aprile 1599. Le parole «presso la Roccella», adoperate dal Residente, debbono prendersi in senso largo; Amurat catturò individui anche di S.ta Caterina e di Guardavalle, nella marina di Stilo.
239.Ved. nell'Arch. Veneto il Carteggio del Residente in Napoli, lett. del 20 aprile 1599. Le parole «presso la Roccella», adoperate dal Residente, debbono prendersi in senso largo; Amurat catturò individui anche di S.ta Caterina e di Guardavalle, nella marina di Stilo.
240.Ved. Doc. 401, pag. 482-83.
240.Ved. Doc. 401, pag. 482-83.
241.Ved. Doc. 250, pag. 163.
241.Ved. Doc. 250, pag. 163.
242.Così nella sua Dichiarazione: v. Doc. 19, pag. 28. Nella lettera che scrisse alcuni anni più tardi al Card. Farnese (v. Archivio Storico 1866 p. 59) disse aver predicato l'anno 1598; ma evidentemente trattasi di un errore e con ogni probabilità del copista.
242.Così nella sua Dichiarazione: v. Doc. 19, pag. 28. Nella lettera che scrisse alcuni anni più tardi al Card. Farnese (v. Archivio Storico 1866 p. 59) disse aver predicato l'anno 1598; ma evidentemente trattasi di un errore e con ogni probabilità del copista.
243.Così nella Dichiarazione e nella Difesa; v. Doc. sud.to pag. 28, e Doc. 401, pag. 497.
243.Così nella Dichiarazione e nella Difesa; v. Doc. sud.to pag. 28, e Doc. 401, pag. 497.
244.Depos. di fra Domenico Petrolo, nel suo 3º esame informativo del 29 mag. 1600.
244.Depos. di fra Domenico Petrolo, nel suo 3º esame informativo del 29 mag. 1600.
245.Depos. di fra Silvestro di Lauriana ripetuta pure dal Pizzoni; v. Doc. 278, pag. 202.Così poi, nelle Poesie, lamentandosi con Dio dell'insuccesso potè dire:«Se favor tanto a me non si doveaper destino o per fallo;sette monti, arti nuove, e voglia ardenteperchè m'hai dato a far la gran sembleae il primo albo cavallo,con senno e pazienza tante gentivincere?.....»Si avverta questo aver saputovincere tante genti con senno e pazienza. Si tenga inoltre presente aver lui medesimo negli Art. profetali fatto conoscere che l'albo cavallo era il Domenicano predicatore, e quindi il primo albo cavallo significherebbe il primato tra' Domenicani.
245.Depos. di fra Silvestro di Lauriana ripetuta pure dal Pizzoni; v. Doc. 278, pag. 202.
Così poi, nelle Poesie, lamentandosi con Dio dell'insuccesso potè dire:
«Se favor tanto a me non si doveaper destino o per fallo;sette monti, arti nuove, e voglia ardenteperchè m'hai dato a far la gran sembleae il primo albo cavallo,con senno e pazienza tante gentivincere?.....»
«Se favor tanto a me non si doveaper destino o per fallo;sette monti, arti nuove, e voglia ardenteperchè m'hai dato a far la gran sembleae il primo albo cavallo,con senno e pazienza tante gentivincere?.....»
«Se favor tanto a me non si dovea
per destino o per fallo;
sette monti, arti nuove, e voglia ardente
perchè m'hai dato a far la gran semblea
e il primo albo cavallo,
con senno e pazienza tante genti
vincere?.....»
Si avverta questo aver saputovincere tante genti con senno e pazienza. Si tenga inoltre presente aver lui medesimo negli Art. profetali fatto conoscere che l'albo cavallo era il Domenicano predicatore, e quindi il primo albo cavallo significherebbe il primato tra' Domenicani.
246.Depos. di fra Gio. Battista di Placanica; v. Doc. 354, pag. 336.
246.Depos. di fra Gio. Battista di Placanica; v. Doc. 354, pag. 336.
247.A questo si accenna nella Lett. al Card.l Farnese, e nell'altra al Card.l S. Giorgio (v. Archivio Storico, an. 1866, p. 60 e 68).
247.A questo si accenna nella Lett. al Card.l Farnese, e nell'altra al Card.l S. Giorgio (v. Archivio Storico, an. 1866, p. 60 e 68).
248.Ved. la Lett. al Card.l Farnese pocanzi citata, e la Lett. allo Scioppio dello stesso tempo (ibid. p. 19). Una dello inferme da lui vedute in questo tempo dovè essere senza dubbio la Badessa di Stilo perpetuamente rauca (ved.Medicinalium, Lugd. 1635 p. 372).
248.Ved. la Lett. al Card.l Farnese pocanzi citata, e la Lett. allo Scioppio dello stesso tempo (ibid. p. 19). Una dello inferme da lui vedute in questo tempo dovè essere senza dubbio la Badessa di Stilo perpetuamente rauca (ved.Medicinalium, Lugd. 1635 p. 372).
249.Ved. Doc. 336, pag. 300.
249.Ved. Doc. 336, pag. 300.
250.La credenza che il Campanella avesse il diavolo nell'unghia dovè diffondersi al punto, che la si trova pervenuta anche in Roma più tardi ed in un modo ancora più goffo; confr. il Doc. 202 e, pag. 101.
250.La credenza che il Campanella avesse il diavolo nell'unghia dovè diffondersi al punto, che la si trova pervenuta anche in Roma più tardi ed in un modo ancora più goffo; confr. il Doc. 202 e, pag. 101.
251.Vedremo che le richieste e i desiderii suddetti si ebbero da Gio. Tommaso Caccìa di Squillace, Geronimo di Francesco di Stilo, Gio. Tommaso di Franza e Gio. Paolo di Cordova di Catanzaro, Felice Gagliardo di Gerace.
251.Vedremo che le richieste e i desiderii suddetti si ebbero da Gio. Tommaso Caccìa di Squillace, Geronimo di Francesco di Stilo, Gio. Tommaso di Franza e Gio. Paolo di Cordova di Catanzaro, Felice Gagliardo di Gerace.
252.NellaNumerazione de' fuochidi Stilo (vol. 1385 della collezione), al fasc. per l'anno 1641, tra' nomi dell'estratto della vecchia numerazione, vale a dire dell'anno 1596-98 si leggono i seguenti: «n.º 200. Paulo Contestabile a. 52; Porfida uxor a. 52; Giulio f.º a. 26 (sic); Geronimo f.º a. 30 (sic); Fabio f.º a. 24; Marcantonio f.º a. 22; Clementia famula a. 26; Giulio Vitale fam.º a. 2.». Dall'ordine di successione de' nomi si vede chiaramente che sono state qui scambiate tra loro le età rispettive di Giulio e di Geronimo: così nel processo di eresia, sotto la data 1600, Giulio è detto di anni 33. — Inoltre: «n.º 83. Geronimo f.º di Geronimo di Francesco a. 23; Laudomia uxor a. 15; Cornelia mater, uxor secunda pred.i Hieron.i a. 50; Catarinella Vasile famula a. 46; Pietro Paulo f.º di d.a Catarinella a. 15; Gio. Angelo f.º d.a pred.a Catarinella a. 12; Francesco f.º di d.º Geronimo a. 4; Hieronima f.a a. 2.». Ed al fasc. per l'anno 1630: «n.º 170. Laudomia Contestabile vedova del q.m Geronimo di Francesco a. 40; Sir D. Antonio di Francesco f.º sacerdote canonico di Messa a. 30; Paulo f.º soldato, huomo d'arme di S. Donato a. 26; Carlo f.º clerico.....»etc.etc.Qui si vede che l'età di Laudomia è indicata con molta cortesia, come lo dimostra evidentemente l'età dei figliuoli. E non sarà inutile notare che il Capialbi (Doc. inediti p. 18-19 nota) s'inganna certamente in tutto e per tutto circa la genealogia di Marcantonio Contestabile. — Quanto poi ai Carnevali, parimente nobili di Stilo, dapprima nella numerazione del 1545 si legge: «n.º 86. Joannes baptista Carnevale a. 30; Dianora uxor a. 25; Joannes franciscus filius a. 7; Prosper filius a. 3. Poi nell'anzidetto estratto della numerazione vecchia (1596-98) si ha: «n.º 209. Prospero f.º di Gio. Battista Carnevale a. 54; D. Fabritio f.º a. 23; D. Gio. Francesco fratre a. 60». Ancora: «n.º 249. Gio. Paulo f.º di Prospero Carnevale a. 25; Angelica uxor a. 20; Francesco f.º a. 1; Giovannella pandolfo famula a. 50». Inoltre: «n.º 864. Fabio Carnevale f.º di Prospero a. 25». E nell'elenco de' Focularia addita per comprobationem veteris numerationis si legge: «n.º 512. Dottor Tiberio Carnevale f.º del q.m Prospero a. 24. [dissero habitare nella città di Napoli da anni 40» (si ricordi che il fasc. è del 1641). — Ecco ora i documenti riferibili alle qualità delle persone ed alle inimicizie. 1.º Arch. di Stato, Reg.Partium, vol. 1512 fol. 177 t.º Avviso all'Audienza di Calabria perchè non sieno molestati i fideiussori di Geronimo Contestabile n. j. d. e Geronimo di Francesco, i quali abilitati ad avere la casa di Gio. Geronimo Morano in Catanzaro loco carceris con fideiussione di D.ti 1000 per ciascuno, si sono presentati in Vicaria; 20 febb. 1595. — 2.º Ibid. vol. 1355 fol. 44. Ricorso dell'Università di Stilo contro Geronimo di Francesco rieletto Sindaco de' nobili senza che siano passati i tre anni voluti dalle prammatiche; deve desistere; 20 7bre 1595. — 3. Reg.Sigillorumvol. 31 (an. 1595); «a 24 de novembre; Lettera ala Vicaria per la quale se fa gratia à Marc'antonio conestabile de la pena incorsa del homicidio commesso in persona de paulo campaczo, ha pagato per elemosina D.ti 170 per la fabrica de S.to dieco» (i Santi facevano assolvere anche dagli omicidii purchè si pagasse bene a' loro custodi). — 4º Reg.iCuriaevol. 38, fol. 120 t.º Let. Vicereale all'Audienza di Calabria: «Magnifici virietc.Dal Rev.do Arciprete di Stilo ci viene scritto come marco antonio connestabile con altri li dì passati lo insultorno armati de arme prohibite sotto pretesto che sia accorso a prendere un beneficio che pretendeva un clerico giulio connestabile si come dalla copia che con questa ve se invia più largamente vederete, supplicandoci che per esserne quelle persone potenti fossemo serviti provedere al loro condegno castigo....»etc.conclude che pigli informazione «et doni subito particolare et distinto aviso. Dat. Neap. 10 aprile 1598.» — 5.º Reg.Partiumvol. 1477 fol. 98 t.º Fabio Contestabile si duole essere stato impedito dal Capitano e Giudice di Stilo nell'ufficio di Maestro di camera di d.ta terra, ad istanza di certi di casa Carnelevari ed altri, mentre trovasi regolarmente eletto in sostituzione di suo fratello Geronimo Contestabile; 28 7bre 1598. — 6.º Reg.iCuriae, vol. 43, fol. 110: «Al mgn.co don diego de vera. Mag.co viretc.Dal Mag.co Governatore della città de Stilo con sua lettera delli 25 del passato mese di giugno ci viene scritto li delitti et eccessi che per Paulo Contestabile con quattro suoi figli, et uno genero nomine Geronimo de francisco sogliono commettere; et il termine imperioso che usano con li officiali regii et altre persone....»etc.; conclude che «s'informi del d.to negotio e scriva acciò si possa ordinare lo de più s'haverà da esequire. Dat. neap. 29 luglio 1598». — 7.º Arch. di Firenze, Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 213, Lett. da Roma del 4 agosto 1600, col seguente memoriale al Papa che si rimette al Nunzio: «D. Gio. Francesco et D. Fabricio Carnevale de Stilo diocesi de Squillace humim.te fanno intendere à V. B. come falsamente con reverenza se ritrovano inquisiti nella Corte dell'Ill.mo Nontio de Napoli de negotii illiciti et recettatione de forusciti à querela et denuntia de Geronimo contestabile et Geronimo de francesco cognati, inimici capitali di essi supplicanti et de luoro fratelli; si sono esaminati contra di essi Paolo contestabile, clerico Giulio, et Fabio et Marcantonio figli del d.to Paolo, tutto per haver remissione del tentato homicidio in persona di Gio. Paolo Carnevale fratello de D. Fabritio e nepote de D. Gio. Francesco....etc.; D. Gio. Francesco ha 70 anni et è vecchio, D. Fabritio ha cura di anime, e dimandano che le dette cause di ricetto di fuorusciti siano commesse al Vescovo di Squillace, dopo di aver transatte col Nunzio quelle de' negotii illiciti, mentre il Gio. Marco Antonio contestabile se ritrova forascito in campagna con comitiva, che facilmente per strada procureria uccidere essi supplicanti». A questa lettera fa riscontro l'altra del Nunzio, ved. filz. 230, lett. del 25 agosto 1600, con la quale dice essere uno dei ricorrenti contumace della sua Corte, perchè malgrado il precetto si partì da Napoli, e reputar bene che la causa sia lasciata in Napoli. — Per la deposizione di Giulio Contestabile circa l'inimicizia, ved. Doc. 333, p. 295.
252.NellaNumerazione de' fuochidi Stilo (vol. 1385 della collezione), al fasc. per l'anno 1641, tra' nomi dell'estratto della vecchia numerazione, vale a dire dell'anno 1596-98 si leggono i seguenti: «n.º 200. Paulo Contestabile a. 52; Porfida uxor a. 52; Giulio f.º a. 26 (sic); Geronimo f.º a. 30 (sic); Fabio f.º a. 24; Marcantonio f.º a. 22; Clementia famula a. 26; Giulio Vitale fam.º a. 2.». Dall'ordine di successione de' nomi si vede chiaramente che sono state qui scambiate tra loro le età rispettive di Giulio e di Geronimo: così nel processo di eresia, sotto la data 1600, Giulio è detto di anni 33. — Inoltre: «n.º 83. Geronimo f.º di Geronimo di Francesco a. 23; Laudomia uxor a. 15; Cornelia mater, uxor secunda pred.i Hieron.i a. 50; Catarinella Vasile famula a. 46; Pietro Paulo f.º di d.a Catarinella a. 15; Gio. Angelo f.º d.a pred.a Catarinella a. 12; Francesco f.º di d.º Geronimo a. 4; Hieronima f.a a. 2.». Ed al fasc. per l'anno 1630: «n.º 170. Laudomia Contestabile vedova del q.m Geronimo di Francesco a. 40; Sir D. Antonio di Francesco f.º sacerdote canonico di Messa a. 30; Paulo f.º soldato, huomo d'arme di S. Donato a. 26; Carlo f.º clerico.....»etc.etc.Qui si vede che l'età di Laudomia è indicata con molta cortesia, come lo dimostra evidentemente l'età dei figliuoli. E non sarà inutile notare che il Capialbi (Doc. inediti p. 18-19 nota) s'inganna certamente in tutto e per tutto circa la genealogia di Marcantonio Contestabile. — Quanto poi ai Carnevali, parimente nobili di Stilo, dapprima nella numerazione del 1545 si legge: «n.º 86. Joannes baptista Carnevale a. 30; Dianora uxor a. 25; Joannes franciscus filius a. 7; Prosper filius a. 3. Poi nell'anzidetto estratto della numerazione vecchia (1596-98) si ha: «n.º 209. Prospero f.º di Gio. Battista Carnevale a. 54; D. Fabritio f.º a. 23; D. Gio. Francesco fratre a. 60». Ancora: «n.º 249. Gio. Paulo f.º di Prospero Carnevale a. 25; Angelica uxor a. 20; Francesco f.º a. 1; Giovannella pandolfo famula a. 50». Inoltre: «n.º 864. Fabio Carnevale f.º di Prospero a. 25». E nell'elenco de' Focularia addita per comprobationem veteris numerationis si legge: «n.º 512. Dottor Tiberio Carnevale f.º del q.m Prospero a. 24. [dissero habitare nella città di Napoli da anni 40» (si ricordi che il fasc. è del 1641). — Ecco ora i documenti riferibili alle qualità delle persone ed alle inimicizie. 1.º Arch. di Stato, Reg.Partium, vol. 1512 fol. 177 t.º Avviso all'Audienza di Calabria perchè non sieno molestati i fideiussori di Geronimo Contestabile n. j. d. e Geronimo di Francesco, i quali abilitati ad avere la casa di Gio. Geronimo Morano in Catanzaro loco carceris con fideiussione di D.ti 1000 per ciascuno, si sono presentati in Vicaria; 20 febb. 1595. — 2.º Ibid. vol. 1355 fol. 44. Ricorso dell'Università di Stilo contro Geronimo di Francesco rieletto Sindaco de' nobili senza che siano passati i tre anni voluti dalle prammatiche; deve desistere; 20 7bre 1595. — 3. Reg.Sigillorumvol. 31 (an. 1595); «a 24 de novembre; Lettera ala Vicaria per la quale se fa gratia à Marc'antonio conestabile de la pena incorsa del homicidio commesso in persona de paulo campaczo, ha pagato per elemosina D.ti 170 per la fabrica de S.to dieco» (i Santi facevano assolvere anche dagli omicidii purchè si pagasse bene a' loro custodi). — 4º Reg.iCuriaevol. 38, fol. 120 t.º Let. Vicereale all'Audienza di Calabria: «Magnifici virietc.Dal Rev.do Arciprete di Stilo ci viene scritto come marco antonio connestabile con altri li dì passati lo insultorno armati de arme prohibite sotto pretesto che sia accorso a prendere un beneficio che pretendeva un clerico giulio connestabile si come dalla copia che con questa ve se invia più largamente vederete, supplicandoci che per esserne quelle persone potenti fossemo serviti provedere al loro condegno castigo....»etc.conclude che pigli informazione «et doni subito particolare et distinto aviso. Dat. Neap. 10 aprile 1598.» — 5.º Reg.Partiumvol. 1477 fol. 98 t.º Fabio Contestabile si duole essere stato impedito dal Capitano e Giudice di Stilo nell'ufficio di Maestro di camera di d.ta terra, ad istanza di certi di casa Carnelevari ed altri, mentre trovasi regolarmente eletto in sostituzione di suo fratello Geronimo Contestabile; 28 7bre 1598. — 6.º Reg.iCuriae, vol. 43, fol. 110: «Al mgn.co don diego de vera. Mag.co viretc.Dal Mag.co Governatore della città de Stilo con sua lettera delli 25 del passato mese di giugno ci viene scritto li delitti et eccessi che per Paulo Contestabile con quattro suoi figli, et uno genero nomine Geronimo de francisco sogliono commettere; et il termine imperioso che usano con li officiali regii et altre persone....»etc.; conclude che «s'informi del d.to negotio e scriva acciò si possa ordinare lo de più s'haverà da esequire. Dat. neap. 29 luglio 1598». — 7.º Arch. di Firenze, Carteggio del Nunzio Aldobrandini, filz. 213, Lett. da Roma del 4 agosto 1600, col seguente memoriale al Papa che si rimette al Nunzio: «D. Gio. Francesco et D. Fabricio Carnevale de Stilo diocesi de Squillace humim.te fanno intendere à V. B. come falsamente con reverenza se ritrovano inquisiti nella Corte dell'Ill.mo Nontio de Napoli de negotii illiciti et recettatione de forusciti à querela et denuntia de Geronimo contestabile et Geronimo de francesco cognati, inimici capitali di essi supplicanti et de luoro fratelli; si sono esaminati contra di essi Paolo contestabile, clerico Giulio, et Fabio et Marcantonio figli del d.to Paolo, tutto per haver remissione del tentato homicidio in persona di Gio. Paolo Carnevale fratello de D. Fabritio e nepote de D. Gio. Francesco....etc.; D. Gio. Francesco ha 70 anni et è vecchio, D. Fabritio ha cura di anime, e dimandano che le dette cause di ricetto di fuorusciti siano commesse al Vescovo di Squillace, dopo di aver transatte col Nunzio quelle de' negotii illiciti, mentre il Gio. Marco Antonio contestabile se ritrova forascito in campagna con comitiva, che facilmente per strada procureria uccidere essi supplicanti». A questa lettera fa riscontro l'altra del Nunzio, ved. filz. 230, lett. del 25 agosto 1600, con la quale dice essere uno dei ricorrenti contumace della sua Corte, perchè malgrado il precetto si partì da Napoli, e reputar bene che la causa sia lasciata in Napoli. — Per la deposizione di Giulio Contestabile circa l'inimicizia, ved. Doc. 333, p. 295.
253.Ved. la depos. di fra Pietro, Doc. 348, pag. 325. Ma circa l'incidente del brutto titolo dato dal Campanella a Gesù crocifisso, dobbiamo pure fare avvertire che una delle sue idee fu sempre il voler vedere nelle immagini Gesù trionfante in gloria piuttostochè Gesù suppliziato a modo degli schiavi: e così la croce gli riusciva sgradevole; e vedremo che una volta, in presenza di una croce piantata sul margine di una via, disse al Petrolo che quella «gli facea mal'ombra». Nelle Poesie (ved. Doc. 510, pag. 578, e D'Ancona p. 35), appoggiandosi anche all'opinione di S. Bernardo, egli cantò la sua idea favorita in quel Sonetto che dice:«Se sol sei hore in croce stette Christo. . . . . . . . . . . . . . .che ragion vuol, ch'e' sia per tutto vistodepinto e predicato frà tormenti»etc.
253.Ved. la depos. di fra Pietro, Doc. 348, pag. 325. Ma circa l'incidente del brutto titolo dato dal Campanella a Gesù crocifisso, dobbiamo pure fare avvertire che una delle sue idee fu sempre il voler vedere nelle immagini Gesù trionfante in gloria piuttostochè Gesù suppliziato a modo degli schiavi: e così la croce gli riusciva sgradevole; e vedremo che una volta, in presenza di una croce piantata sul margine di una via, disse al Petrolo che quella «gli facea mal'ombra». Nelle Poesie (ved. Doc. 510, pag. 578, e D'Ancona p. 35), appoggiandosi anche all'opinione di S. Bernardo, egli cantò la sua idea favorita in quel Sonetto che dice:
«Se sol sei hore in croce stette Christo. . . . . . . . . . . . . . .che ragion vuol, ch'e' sia per tutto vistodepinto e predicato frà tormenti»etc.
«Se sol sei hore in croce stette Christo. . . . . . . . . . . . . . .che ragion vuol, ch'e' sia per tutto vistodepinto e predicato frà tormenti»etc.
«Se sol sei hore in croce stette Christo
. . . . . . . . . . . . . . .
che ragion vuol, ch'e' sia per tutto visto
depinto e predicato frà tormenti»etc.
254.Ved. Doc. 401, pag. 484. — Quanto a' documenti intorno alle persone delle quali sopra si è parlato, essi sono tratti del pari principalmente dallaNumerazione de' fuochidi Stilo. — Nell'elenco de' fuochi della vecchia numerazione 1596-98, che si diedero come estinti nel 1641, si legge: «n.º 9. Bernardo Prestinace U. J. D. f.º di Alfonso a. 66; (*) Gio. Gregorio f.º a. 20; Berardina f.a an. 10». — Nel solito estratto poi della detta numerazione inserto nello stesso fasc. del 1641, si hanno i nomi seguenti: — «n.º 186. Ottaviano f.º di Mase Vua a. 59; (*) Fulvio f.º a. 24; Tiberio f.º a. 20; Francesco f.º a. 11» etc.; e notiamo pure che questo Fulvio Vua nelle Difese del Campanella, scritte più tardi, trovasi detto Sindaco di Stilo (ved. Doc. 401, pag. 479). — Inoltre: «n.º 245. Giulio fratre di Ottavio Sabinis a. 14 (sic); (*) D. Giovanni Jacovo fratre a. 23; Giulia mater a. 70»; «n.º 69. (*) Tiberio f.º di Vincenzo Marolla a. 41; Fraustina uxor a. 28; (*) Scipione f.º a. 11; Marcello f.º a. 4; Gio. Luca f.º a. 2; Benegna f.a a. 12»: — Ancora: «n.º 29. (*) Giulio Presterà A. M. D. a. 24; Giovannella mater a. 61». Quanto a Francesco Vono, che il Campanella nella sua pazzia chiamava anche Cicco Vono, ricordiamo trovarsi citato dal Parrino pel 1641, a tempo del Vicerè Duca di Medina las Torres, il vecchio capitano «Francesco dell'antica famiglia Bono di Stilo, il quale avea negli anni suoi giovanili sodisfatto alle parti di valoroso soldato». — Aggiungiamo che nella sua Dichiarazione il Campanella nominò pure Gio. Paolo Carnevale e Marcello Dolce tra coloro a' quali avea parlato delle mutazioni. Sul primo abbiamo già date le notizie opportune: sull'altro dobbiamo dire che era a dirittura un giovanetto. Abbiamo infatti nello stesso elenco suddetto de' fuochi che si diedero come estinti: «n.º 62. Anniballe f.º de Jo. Cesare del Dolge a. 50; Dianora uxor a. 45; Gio. Cesare f.º a. 20; Horatio f.º a. 10; (*) Marcello f.º a. 12»; e dobbiamo aggiungere che nel processo di eresia svolto in Napoli, una testimonianza di Geronimo di Francesco raccolta il 7 aprile 1601 lo disse già morto.
254.Ved. Doc. 401, pag. 484. — Quanto a' documenti intorno alle persone delle quali sopra si è parlato, essi sono tratti del pari principalmente dallaNumerazione de' fuochidi Stilo. — Nell'elenco de' fuochi della vecchia numerazione 1596-98, che si diedero come estinti nel 1641, si legge: «n.º 9. Bernardo Prestinace U. J. D. f.º di Alfonso a. 66; (*) Gio. Gregorio f.º a. 20; Berardina f.a an. 10». — Nel solito estratto poi della detta numerazione inserto nello stesso fasc. del 1641, si hanno i nomi seguenti: — «n.º 186. Ottaviano f.º di Mase Vua a. 59; (*) Fulvio f.º a. 24; Tiberio f.º a. 20; Francesco f.º a. 11» etc.; e notiamo pure che questo Fulvio Vua nelle Difese del Campanella, scritte più tardi, trovasi detto Sindaco di Stilo (ved. Doc. 401, pag. 479). — Inoltre: «n.º 245. Giulio fratre di Ottavio Sabinis a. 14 (sic); (*) D. Giovanni Jacovo fratre a. 23; Giulia mater a. 70»; «n.º 69. (*) Tiberio f.º di Vincenzo Marolla a. 41; Fraustina uxor a. 28; (*) Scipione f.º a. 11; Marcello f.º a. 4; Gio. Luca f.º a. 2; Benegna f.a a. 12»: — Ancora: «n.º 29. (*) Giulio Presterà A. M. D. a. 24; Giovannella mater a. 61». Quanto a Francesco Vono, che il Campanella nella sua pazzia chiamava anche Cicco Vono, ricordiamo trovarsi citato dal Parrino pel 1641, a tempo del Vicerè Duca di Medina las Torres, il vecchio capitano «Francesco dell'antica famiglia Bono di Stilo, il quale avea negli anni suoi giovanili sodisfatto alle parti di valoroso soldato». — Aggiungiamo che nella sua Dichiarazione il Campanella nominò pure Gio. Paolo Carnevale e Marcello Dolce tra coloro a' quali avea parlato delle mutazioni. Sul primo abbiamo già date le notizie opportune: sull'altro dobbiamo dire che era a dirittura un giovanetto. Abbiamo infatti nello stesso elenco suddetto de' fuochi che si diedero come estinti: «n.º 62. Anniballe f.º de Jo. Cesare del Dolge a. 50; Dianora uxor a. 45; Gio. Cesare f.º a. 20; Horatio f.º a. 10; (*) Marcello f.º a. 12»; e dobbiamo aggiungere che nel processo di eresia svolto in Napoli, una testimonianza di Geronimo di Francesco raccolta il 7 aprile 1601 lo disse già morto.
255.Riguardo al figlio di Nino Martino ved. quanto abbiamo detto a p. 131. Riguardo a' Grassi, nominati poi anche dal Pizzoni, il quale li specificò meglio dicendoli figli di Jacovo Grasso, daremo più in là documenti da noi trovati nell'Arch. di Stato, che li mostrano volgari fuorusciti e malfattori.
255.Riguardo al figlio di Nino Martino ved. quanto abbiamo detto a p. 131. Riguardo a' Grassi, nominati poi anche dal Pizzoni, il quale li specificò meglio dicendoli figli di Jacovo Grasso, daremo più in là documenti da noi trovati nell'Arch. di Stato, che li mostrano volgari fuorusciti e malfattori.
256.NellaNumerazione de' fuochidi Squillace (vol. 1353 della collezione) l'elenco fatto nel 1643 de' «Focularia penitus extincta» secondochè si trovavano già notati nella vecchia numerazione del 1597 reca: «n.º 342. Francesco Cacìa a. 50; (*) Gio. Thomase f.º a. 22; Sabella faienza famula a. 47»: il processo, fattosi nel 1599, naturalmente reca l'età del Caccìa in anni 25.
256.NellaNumerazione de' fuochidi Squillace (vol. 1353 della collezione) l'elenco fatto nel 1643 de' «Focularia penitus extincta» secondochè si trovavano già notati nella vecchia numerazione del 1597 reca: «n.º 342. Francesco Cacìa a. 50; (*) Gio. Thomase f.º a. 22; Sabella faienza famula a. 47»: il processo, fattosi nel 1599, naturalmente reca l'età del Caccìa in anni 25.
257.Ved. Doc. n.º 2,b, c, d, pag. 6 a 9.
257.Ved. Doc. n.º 2,b, c, d, pag. 6 a 9.
258.Nell'originale "attacamento". (Nota per l'edizione elettronica)
258.Nell'originale "attacamento". (Nota per l'edizione elettronica)
259.Il Berti disse Maurizio fuoruscito da più anni; ma veramente la deposizione di Gio. Battista Vitale, che si ha tra' documenti raccolti dal Palermo, reca: «da nove mesi eramo con Maurizio absentati da Guardavalle per certe pugnalate», ed ancora, «da novembre 1598 non è stato più in Guardavalle ma in Davoli». Ved. Doc. 265, pag. 181.
259.Il Berti disse Maurizio fuoruscito da più anni; ma veramente la deposizione di Gio. Battista Vitale, che si ha tra' documenti raccolti dal Palermo, reca: «da nove mesi eramo con Maurizio absentati da Guardavalle per certe pugnalate», ed ancora, «da novembre 1598 non è stato più in Guardavalle ma in Davoli». Ved. Doc. 265, pag. 181.
260.Che Maurizio non fosse solo alla presenza del Campanella, si può rilevarlo anche dalla Dichiarazione, dove il Campanella dice che Maurizio gli dimandò se avesse trattato col Capitano di Stilo per la sua libertà (intend.per la transazione che gli avrebbe resa la libertà), ed avendo lui risposto che non si poteva accordare nemmeno per 100 ducati, Maurizio disse, «non mi curo, la scoppetta et questi compagni mi faranno libero»; ved. Doc. 19, pag. 30.
260.Che Maurizio non fosse solo alla presenza del Campanella, si può rilevarlo anche dalla Dichiarazione, dove il Campanella dice che Maurizio gli dimandò se avesse trattato col Capitano di Stilo per la sua libertà (intend.per la transazione che gli avrebbe resa la libertà), ed avendo lui risposto che non si poteva accordare nemmeno per 100 ducati, Maurizio disse, «non mi curo, la scoppetta et questi compagni mi faranno libero»; ved. Doc. 19, pag. 30.
261.Ved. nel Doc. 244 i brani che leggonsi a pag. 141-143; inoltre il Doc. 307, a pag. 254; ancora nel Doc. 19 il brano a pag. 30. Alle Rivelazioni di Maurizio e Dichiarazione del Campanella può aggiungersi egualmente la confessione in tormentis del Campanella medesimo, quantunque i brani di essa giunti fino a noi riguardino propriamente gli ecclesiastici suoi compagni. A questi quattro documenti basterà che rivolga la sua attenzione chi vorrà parlare della congiura del Campanella.
261.Ved. nel Doc. 244 i brani che leggonsi a pag. 141-143; inoltre il Doc. 307, a pag. 254; ancora nel Doc. 19 il brano a pag. 30. Alle Rivelazioni di Maurizio e Dichiarazione del Campanella può aggiungersi egualmente la confessione in tormentis del Campanella medesimo, quantunque i brani di essa giunti fino a noi riguardino propriamente gli ecclesiastici suoi compagni. A questi quattro documenti basterà che rivolga la sua attenzione chi vorrà parlare della congiura del Campanella.
262.Così leggesi nella Dichiarazione, attribuendo al Principe di Squillace la nota del fatto, e a Giulio Contestabile il pensiero di giovarsene contro gli spagnuoli.
262.Così leggesi nella Dichiarazione, attribuendo al Principe di Squillace la nota del fatto, e a Giulio Contestabile il pensiero di giovarsene contro gli spagnuoli.
263.Ved. il lib. dellaMonarchia di Spagnaediz. D'Ancona, cap. 30º, p. 214.
263.Ved. il lib. dellaMonarchia di Spagnaediz. D'Ancona, cap. 30º, p. 214.
264.Ved. la Lett. del 15 giugno 1599; Doc. 170, pag. 86. — Quanto al frammento suddetto della Difesa di due imputati, esso trovasi in una nota del Capialbi alla Narrazione del Campanella, e concerne l'Allegazione o «Factum pro Joanne Paulo et Mutio de Corduva», di cui abbiamo riprodotto ne' nostri documenti quanto se ne sa (ved. Doc. 240, pag. 125). Ricordiamo intanto aver detto che nell'aprile, il Venerdì santo, i Corsari di Barberia aveano preso 40 persone «presso la Roccella», cioè non lungi dalla marina di Stilo (ved. pag. 152): verosimilmente, come solevano fare, le galere tornarono in giugno perchè si potesse trattare il riscatto, e Maurizio colse tale occasione per andarvi. Troveremo pure altri inquisiti della terra di S.ta Caterina, terra egualmente della marina di Stilo, accusati di essersi trattenuti più di un'ora sulle galere de' turchi «nel mese di giugno passato» (ved. Doc. 262, pag. 174); si noti questa data, che si riscontra bene anche con le notizie del Carteggio Veneto, e permette di determinare il tempo dell'andata di Maurizio sulle galere. Passiamo poi sopra alle parecchie versioni che su questa andata si ebbero ne' processi e nel pubblico, essendosi detto che era stato mandato a Costantinopoli un prete, che v'era stato mandato un gentiluomo, che vi era andato Maurizio medesimoetc.etc.; tutt'al più esse potrebbero ritenersi quale indizio che vi sia stato bisogno di avere l'adesione di Costantinopoli, ciò che del resto apparisce naturalissimo nel senso di avere l'adesione del Cicala.
264.Ved. la Lett. del 15 giugno 1599; Doc. 170, pag. 86. — Quanto al frammento suddetto della Difesa di due imputati, esso trovasi in una nota del Capialbi alla Narrazione del Campanella, e concerne l'Allegazione o «Factum pro Joanne Paulo et Mutio de Corduva», di cui abbiamo riprodotto ne' nostri documenti quanto se ne sa (ved. Doc. 240, pag. 125). Ricordiamo intanto aver detto che nell'aprile, il Venerdì santo, i Corsari di Barberia aveano preso 40 persone «presso la Roccella», cioè non lungi dalla marina di Stilo (ved. pag. 152): verosimilmente, come solevano fare, le galere tornarono in giugno perchè si potesse trattare il riscatto, e Maurizio colse tale occasione per andarvi. Troveremo pure altri inquisiti della terra di S.ta Caterina, terra egualmente della marina di Stilo, accusati di essersi trattenuti più di un'ora sulle galere de' turchi «nel mese di giugno passato» (ved. Doc. 262, pag. 174); si noti questa data, che si riscontra bene anche con le notizie del Carteggio Veneto, e permette di determinare il tempo dell'andata di Maurizio sulle galere. Passiamo poi sopra alle parecchie versioni che su questa andata si ebbero ne' processi e nel pubblico, essendosi detto che era stato mandato a Costantinopoli un prete, che v'era stato mandato un gentiluomo, che vi era andato Maurizio medesimoetc.etc.; tutt'al più esse potrebbero ritenersi quale indizio che vi sia stato bisogno di avere l'adesione di Costantinopoli, ciò che del resto apparisce naturalissimo nel senso di avere l'adesione del Cicala.
265.Ved. la stessa Lettera Veneta suddetta del 15 giugno 1599.
265.Ved. la stessa Lettera Veneta suddetta del 15 giugno 1599.
266.Così ne'Cedolarii. NellaNumerazione de' fuochidi Arena (vol. 1138 della collezione) al fasc. dell'anno 1596, tra gli «Agravii che si danno per la terra di Arena» trovasi questo in primo luogo: «Dominus D. Scipio Concublet an. 34; d. Beatrix de Aragona a. 30; d. Franciscus filius a. 8; d. Carolus filius a. 7; d. Petrus filius a. 5; d. Isabella filia a. 3 (seguono un domestico e 5 famule) [dicono che è Marchese di detta terra, et che la detta sua fameglia è forestera, et non deve essere focho».
266.Così ne'Cedolarii. NellaNumerazione de' fuochidi Arena (vol. 1138 della collezione) al fasc. dell'anno 1596, tra gli «Agravii che si danno per la terra di Arena» trovasi questo in primo luogo: «Dominus D. Scipio Concublet an. 34; d. Beatrix de Aragona a. 30; d. Franciscus filius a. 8; d. Carolus filius a. 7; d. Petrus filius a. 5; d. Isabella filia a. 3 (seguono un domestico e 5 famule) [dicono che è Marchese di detta terra, et che la detta sua fameglia è forestera, et non deve essere focho».
267.Ved. iCedolarii, e De Lellis, Discorsi delle Famiglie nobili del Regno di Napoli, Nap. 1654-71, part. 3.a pag. 188-89.
267.Ved. iCedolarii, e De Lellis, Discorsi delle Famiglie nobili del Regno di Napoli, Nap. 1654-71, part. 3.a pag. 188-89.
268.Nell'originale "immediatamante". (Nota per l'edizione elettronica)
268.Nell'originale "immediatamante". (Nota per l'edizione elettronica)
269.Giuseppe Grillo avea non più di 19 anni di età, ed era figlio naturale di Gio. Alfonso, che talora, nel processo, trovasi anche detto Gio. Tommaso; per confusione di nomi egli medesimo, Giuseppe Grillo, è indicato alle volte con uno di que' due nomi. Intorno a Gio. Alfonso, e ad un altro suo figliuolo chiamato Cesare, leggesi un curioso avvenimento ne' Reg.Curiaevol. 54 fol. 13. Si era presa un'informazione contro Gio. Alfonso per incetta di grano, ed ecco Cesare innanzi al Vicario di Squillace dichiararsi figlio naturale di Gio. Alfonso e clerico, con una donazione del grano fattagli dal padre. Il Vicario dice che essendo quel grano proprietà di un clerico, non si debbono dare molestie; il Giudice di Stilo pretende che la cosa si dimostri; il Vicario lo scomunica!
269.Giuseppe Grillo avea non più di 19 anni di età, ed era figlio naturale di Gio. Alfonso, che talora, nel processo, trovasi anche detto Gio. Tommaso; per confusione di nomi egli medesimo, Giuseppe Grillo, è indicato alle volte con uno di que' due nomi. Intorno a Gio. Alfonso, e ad un altro suo figliuolo chiamato Cesare, leggesi un curioso avvenimento ne' Reg.Curiaevol. 54 fol. 13. Si era presa un'informazione contro Gio. Alfonso per incetta di grano, ed ecco Cesare innanzi al Vicario di Squillace dichiararsi figlio naturale di Gio. Alfonso e clerico, con una donazione del grano fattagli dal padre. Il Vicario dice che essendo quel grano proprietà di un clerico, non si debbono dare molestie; il Giudice di Stilo pretende che la cosa si dimostri; il Vicario lo scomunica!
270.Il fatto dell'Inglese era vero. Anche nella grande Collezione di Scritture di S.to Officio esistente nella Biblioteca del Trinity-College in Dublino (sez. 2a, vol. 6º, pag. 44, an. 1607) leggesi una sentenza contro Franc.co Michele figlio di Honfredo Windsor di Eston, condannato per diversi capi, e tra gli altri per quello di aver detto «insignem illum haereticum annis elapsis Romae combustum, ob sacrilegum facinus contra sacram eucharistiam commissum, fuisse martirem». Questo ci pose nell'impegno di fare qualche ricerca; ma nella Storia arcana ed anneddotica del Mutinelli, vol. 1.º pag. 131-32, leggemmo i particolari del fatto avvenuto in fine di luglio, ed anche l'abbruciamento avvenuto a' primi di agosto 1581. «Quell'heretico inglese, che fece quella scelerità che scrissi, nella Chiesa di S. Pietro, è stato abbrugiato vivo, con haverseli dati molti colpi di fuoco nel corpo con torce accese, mentre che lo conducevano al patibulo, nel quale è stato con tanta fermezza che ha dato che ragionare assai». Si seppe esservi una brigata di persone venute a Roma col proponimento di commettere quella bestialità; e la cosa fu imitata anche in sèguito, nè l'esempio dell'abbruciamento servì a nulla. Nel Carteggio del Vialardo agente segreto pel Gran Duca di Toscana (Arch. Mediceo, filz. 3623) in data del 6 feb. 1600 trovasi riferito che «un Inglese a S. Girolamo della Carità fu per levar l'hostia dal prete, e fuggì e non si trova»: ma negli Avvisi di Roma della Collez. Urbinate (Biblioteca Vaticana, cod. 1068) in data del 5 febbr. 1600 si legge: «è stato carcerato un inglese qual insolentemente nella Chiesa di S. Girolamo et parimente in S.to Eustachio tentò di far cader il S.mo Sacramento di mano al Sacerdote mentre communicava alcuni fedeli». Nel Carteggio dell'Ambasciatore di Venezia Gio. Mocenigo (Arch. Veneto, Senato-Secreta n.º 43-44) in data del 12 febbr. 1600 trovasi riferito che «È stata scritta à S. S.tà di Germania una lettera, senza data, nella quale viene avisata che erano da quelle Provincie partiti alcuni heretici incognitamente per venirsene in questa città et trovar occasione di maltrattare et dispregiare li S.mi Sacramenti» etc.; e poi in data del 26 febbr. d.to anno: «Domenica nella Chiesa di S. Marcello un francese heretico tentò di dar delle mani sopra il Sant.mo Sacramento et di maltrattarlo, et sarebbe avvenuto quando non fossero stati quelli della Chiesa avisati li giorni passati insieme con tutti li altri di questa città». Si direbbe che l'abbruciamento avesse piuttosto eccitato gli eretici di tutti i paesi a commettere simili ribalderie.
270.Il fatto dell'Inglese era vero. Anche nella grande Collezione di Scritture di S.to Officio esistente nella Biblioteca del Trinity-College in Dublino (sez. 2a, vol. 6º, pag. 44, an. 1607) leggesi una sentenza contro Franc.co Michele figlio di Honfredo Windsor di Eston, condannato per diversi capi, e tra gli altri per quello di aver detto «insignem illum haereticum annis elapsis Romae combustum, ob sacrilegum facinus contra sacram eucharistiam commissum, fuisse martirem». Questo ci pose nell'impegno di fare qualche ricerca; ma nella Storia arcana ed anneddotica del Mutinelli, vol. 1.º pag. 131-32, leggemmo i particolari del fatto avvenuto in fine di luglio, ed anche l'abbruciamento avvenuto a' primi di agosto 1581. «Quell'heretico inglese, che fece quella scelerità che scrissi, nella Chiesa di S. Pietro, è stato abbrugiato vivo, con haverseli dati molti colpi di fuoco nel corpo con torce accese, mentre che lo conducevano al patibulo, nel quale è stato con tanta fermezza che ha dato che ragionare assai». Si seppe esservi una brigata di persone venute a Roma col proponimento di commettere quella bestialità; e la cosa fu imitata anche in sèguito, nè l'esempio dell'abbruciamento servì a nulla. Nel Carteggio del Vialardo agente segreto pel Gran Duca di Toscana (Arch. Mediceo, filz. 3623) in data del 6 feb. 1600 trovasi riferito che «un Inglese a S. Girolamo della Carità fu per levar l'hostia dal prete, e fuggì e non si trova»: ma negli Avvisi di Roma della Collez. Urbinate (Biblioteca Vaticana, cod. 1068) in data del 5 febbr. 1600 si legge: «è stato carcerato un inglese qual insolentemente nella Chiesa di S. Girolamo et parimente in S.to Eustachio tentò di far cader il S.mo Sacramento di mano al Sacerdote mentre communicava alcuni fedeli». Nel Carteggio dell'Ambasciatore di Venezia Gio. Mocenigo (Arch. Veneto, Senato-Secreta n.º 43-44) in data del 12 febbr. 1600 trovasi riferito che «È stata scritta à S. S.tà di Germania una lettera, senza data, nella quale viene avisata che erano da quelle Provincie partiti alcuni heretici incognitamente per venirsene in questa città et trovar occasione di maltrattare et dispregiare li S.mi Sacramenti» etc.; e poi in data del 26 febbr. d.to anno: «Domenica nella Chiesa di S. Marcello un francese heretico tentò di dar delle mani sopra il Sant.mo Sacramento et di maltrattarlo, et sarebbe avvenuto quando non fossero stati quelli della Chiesa avisati li giorni passati insieme con tutti li altri di questa città». Si direbbe che l'abbruciamento avesse piuttosto eccitato gli eretici di tutti i paesi a commettere simili ribalderie.
271.Questa parte della nostra narrazione poggia specialmente sulle rivelazioni fatte dal Pisano in punto di morte innanzi a' Delegati della Curia Arcivescovile (ved. Doc. 306, p. 248), ed anche sulla deposizione fatta innanzi allo Sciarava nel tribunale laico (ved. Doc. 408, p. 507) corretta dalle discolpe ultime fatte innanzi a' Bianchi di giustizia che l'assisterono a ben morire (ved. Doc. 238, p. 124). Gioverà avvertire fin d'ora, che avendo il Pisano nelle sue ultime rivelazioni attenuate le deposizioni fatte antecedentemente, ed avendo anche nelle discolpe ritrattate diverse cose già da lui asserte, dobbiamo ritenere tutto il rimanente quale espressione della verità; avrebbe potuto revocare ogni cosa, laddove ogni cosa fosse stata falsa ed estorta per ferocia di tormenti.
271.Questa parte della nostra narrazione poggia specialmente sulle rivelazioni fatte dal Pisano in punto di morte innanzi a' Delegati della Curia Arcivescovile (ved. Doc. 306, p. 248), ed anche sulla deposizione fatta innanzi allo Sciarava nel tribunale laico (ved. Doc. 408, p. 507) corretta dalle discolpe ultime fatte innanzi a' Bianchi di giustizia che l'assisterono a ben morire (ved. Doc. 238, p. 124). Gioverà avvertire fin d'ora, che avendo il Pisano nelle sue ultime rivelazioni attenuate le deposizioni fatte antecedentemente, ed avendo anche nelle discolpe ritrattate diverse cose già da lui asserte, dobbiamo ritenere tutto il rimanente quale espressione della verità; avrebbe potuto revocare ogni cosa, laddove ogni cosa fosse stata falsa ed estorta per ferocia di tormenti.
272.Vedremo quest'ultimo fatto a suo tempo: circa le informazioni che arrivavano al Cicala da Messina, ved. Doc. 5, pag. 14.
272.Vedremo quest'ultimo fatto a suo tempo: circa le informazioni che arrivavano al Cicala da Messina, ved. Doc. 5, pag. 14.
273.Ved. Doc. 244, pag. 140.
273.Ved. Doc. 244, pag. 140.
274.Ved. RegistriCuriaevol. 38 (an. 1595-99) fol. 88 t.º: «All'Audientia di Calabria ultraetc.Philippusetc.Spectabiles et magnifici viri. Da Giovanni Piatti ci viene scritto come havendolo inviato l'Auditor Capece in la città di Jerace mediante ordine vostro a trattare con il Vescovo di quella città per la consignatione di donna Isabella Ardoina che steva nel monisterio a Castel'vetere, nel ritorno al territorio della Roccella fu assaltato da Pietro Veronise (sic) et felice gagliardo de Jerace armati à modo di forasciti, et havendolo malamente trattato li roborno nove ducati,etc.Ordine di pigliare informazione assicurandosi de' delinquenti, e di avvisare. Nap. 19 giugno 1597. — Prima di questo tempo e fin dal 18 maggio 1594 il Veronese avea funzionato in Catanzaro quale luogotenente del Portolano di Calabria D. Gio. de Alagana: ma da poco tempo, trovandosi in servizio, era stato assaltato e gli aveano recisi entrambi i pollici. Ved. Reg.Partiumvol. 1313 fol. 28, e vol. 1444 fol. 302. Quali costumi!
274.Ved. RegistriCuriaevol. 38 (an. 1595-99) fol. 88 t.º: «All'Audientia di Calabria ultraetc.Philippusetc.Spectabiles et magnifici viri. Da Giovanni Piatti ci viene scritto come havendolo inviato l'Auditor Capece in la città di Jerace mediante ordine vostro a trattare con il Vescovo di quella città per la consignatione di donna Isabella Ardoina che steva nel monisterio a Castel'vetere, nel ritorno al territorio della Roccella fu assaltato da Pietro Veronise (sic) et felice gagliardo de Jerace armati à modo di forasciti, et havendolo malamente trattato li roborno nove ducati,etc.Ordine di pigliare informazione assicurandosi de' delinquenti, e di avvisare. Nap. 19 giugno 1597. — Prima di questo tempo e fin dal 18 maggio 1594 il Veronese avea funzionato in Catanzaro quale luogotenente del Portolano di Calabria D. Gio. de Alagana: ma da poco tempo, trovandosi in servizio, era stato assaltato e gli aveano recisi entrambi i pollici. Ved. Reg.Partiumvol. 1313 fol. 28, e vol. 1444 fol. 302. Quali costumi!
275.Ved. Doc. 242, pag. 139.
275.Ved. Doc. 242, pag. 139.
276.Ved. Doc. 302, pag. 240 e 242.
276.Ved. Doc. 302, pag. 240 e 242.
277.Lo vedremo nominato quando la compagnia se ne andò a Pizzoni. Talora, nel processo si parlò di un Giovanni Moravito fuoruscito; e nellaNumerazione de' fuochidi Filogasi, vol. 1243 della collezione, per l'anno 1595 si legge: «n.º 109. Gio. Batt.a Moravito an. 25; Rosiasa Sonnina moglie an. 45; Jo. pietro Aracri f.º del 1º marito a. 15; Scipione f.º ut supra a. 12; Perna f.a ut supra a. 10».
277.Lo vedremo nominato quando la compagnia se ne andò a Pizzoni. Talora, nel processo si parlò di un Giovanni Moravito fuoruscito; e nellaNumerazione de' fuochidi Filogasi, vol. 1243 della collezione, per l'anno 1595 si legge: «n.º 109. Gio. Batt.a Moravito an. 25; Rosiasa Sonnina moglie an. 45; Jo. pietro Aracri f.º del 1º marito a. 15; Scipione f.º ut supra a. 12; Perna f.a ut supra a. 10».
278.Ved. Doc. 355, pag. 339.
278.Ved. Doc. 355, pag. 339.
279.Abbiamo detto che la Dichiarazione fu scritta in un momento di altissimo sdegno verso Giulio Contestabile; dobbiamo aggiungere che la confessione fu fatta in un momento di altissimo sdegno verso il Pizzoni e quando il Crispo era stato già giustiziato. Ne vedremo i motivi a tempo e luogo, ma è necessario avere notizia del fatto fin d'ora, per rendersi conto delle varianti del Campanella e poter prescegliere la versione più plausibile.
279.Abbiamo detto che la Dichiarazione fu scritta in un momento di altissimo sdegno verso Giulio Contestabile; dobbiamo aggiungere che la confessione fu fatta in un momento di altissimo sdegno verso il Pizzoni e quando il Crispo era stato già giustiziato. Ne vedremo i motivi a tempo e luogo, ma è necessario avere notizia del fatto fin d'ora, per rendersi conto delle varianti del Campanella e poter prescegliere la versione più plausibile.
280.NellaNumerazione de' fuochidi Stilo, il solito estratto della vecchia numerazione (an. 1596-98) contiene ciò che segue: «n.º 411. Pietro Cosentino alias de Gioya a. 60; Giovannella uxor a. 50; (*) Colella f.º a. 18; (*) Giovannello f.º a. 16; Salvatore f.º a. 25». Taluno de' di Gioia divenne poi parente de' Campanella, molto più tardi; così nella Numerazione del 1630 si legge: «n.º 378. Giulio Cosentino alias di Gioia a. 67; Vittoria Campanella moglie a. 30 (con due figli) [diacono silvaggio pretende immunità».
280.NellaNumerazione de' fuochidi Stilo, il solito estratto della vecchia numerazione (an. 1596-98) contiene ciò che segue: «n.º 411. Pietro Cosentino alias de Gioya a. 60; Giovannella uxor a. 50; (*) Colella f.º a. 18; (*) Giovannello f.º a. 16; Salvatore f.º a. 25». Taluno de' di Gioia divenne poi parente de' Campanella, molto più tardi; così nella Numerazione del 1630 si legge: «n.º 378. Giulio Cosentino alias di Gioia a. 67; Vittoria Campanella moglie a. 30 (con due figli) [diacono silvaggio pretende immunità».
281.Così trovasi chiaramente scritto nel processo di eresia (ved. Doc. 279, pag. 207), ma nel processo di tentata ribellione leggesi 25 capi, (ved. Doc. 244, pag. 132).
281.Così trovasi chiaramente scritto nel processo di eresia (ved. Doc. 279, pag. 207), ma nel processo di tentata ribellione leggesi 25 capi, (ved. Doc. 244, pag. 132).
282.Ved. Doc. 295, pag. 227.
282.Ved. Doc. 295, pag. 227.
283.Nell'originale "fuorusctii". (Nota per l'edizione elettronica)
283.Nell'originale "fuorusctii". (Nota per l'edizione elettronica)
284.Per la Dichiarazione del Campanella ved. Doc. 19, pag. 28; per la confessione di Maurizio ved. i relativi brani ne' Doc. 244, p. 141; 247, p. 159; 263, p. 175; 265, p. 182.
284.Per la Dichiarazione del Campanella ved. Doc. 19, pag. 28; per la confessione di Maurizio ved. i relativi brani ne' Doc. 244, p. 141; 247, p. 159; 263, p. 175; 265, p. 182.
285.Vedremo che pure alcuni anni dopo i terribili tempi de' quali trattiamo, questi due gentiluomini, e segnatamente Gio. Tommaso di Franza scampato con male arti dalla burrasca, continuavano nelle prepotenze e negli omicidii in Catanzaro. Questo ci mostrano documenti da noi rinvenuti nel Grande Archivio, dei quali daremo conto al luogo opportuno.
285.Vedremo che pure alcuni anni dopo i terribili tempi de' quali trattiamo, questi due gentiluomini, e segnatamente Gio. Tommaso di Franza scampato con male arti dalla burrasca, continuavano nelle prepotenze e negli omicidii in Catanzaro. Questo ci mostrano documenti da noi rinvenuti nel Grande Archivio, dei quali daremo conto al luogo opportuno.
286.Ved. Doc. 394, pag. 455-56; e Doc. 334, pag. 297.
286.Ved. Doc. 394, pag. 455-56; e Doc. 334, pag. 297.
287.NellaNumerazione de' fuochidi Tropea (vol. 1398 della collezione; numeraz. del 1595) alla rubrica di Ricadi si legge: «n.º 261. Gio. Battista Soldano a. 34; Sorgentia Vangeli moglie a. 30 [Dicono bandito et che mai have habbitato in Ricadi».
287.NellaNumerazione de' fuochidi Tropea (vol. 1398 della collezione; numeraz. del 1595) alla rubrica di Ricadi si legge: «n.º 261. Gio. Battista Soldano a. 34; Sorgentia Vangeli moglie a. 30 [Dicono bandito et che mai have habbitato in Ricadi».
288.Ved. per queste lettere il Doc. 242, p. 137.
288.Ved. per queste lettere il Doc. 242, p. 137.
289.Ved. le parole della magnif. Dianora Santaguida dette a Marcello Contestabile, nell'Informaz. presa dal Vescovo di Squillace per commissione del Vescovo di Termoli; nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º fol. 314.
289.Ved. le parole della magnif. Dianora Santaguida dette a Marcello Contestabile, nell'Informaz. presa dal Vescovo di Squillace per commissione del Vescovo di Termoli; nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º fol. 314.
290.Ved. la dep. di Jacovo Squillacioti di S.ta Caterina nell'Informaz. suddetta; nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º fol. 315-1/2.
290.Ved. la dep. di Jacovo Squillacioti di S.ta Caterina nell'Informaz. suddetta; nella nostra Copia ms. de' proces. eccles. tom. 1.º fol. 315-1/2.
291.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1309 e 1310 della collezione) si ha una numerazione del 1596 ed una renumerazione del 1598; entrambe recano Cesare Mileri. In quella del 1599 si legge: «n.º 783. Cesare Miliero f.º del q.m thomase a. 26; Honesta sore a. 14; Giovanna sore a. 12». Ma sospettiamo che possa esservi qui un errore, e che l'età di Cesare avrebbe dovuto dirsi di 16 anni, in corrispondenza dell'età delle sue sorelle; rimanendo accolto il nostro sospetto, avrebbe nel 1599 avuto 17 anni di età.
291.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1309 e 1310 della collezione) si ha una numerazione del 1596 ed una renumerazione del 1598; entrambe recano Cesare Mileri. In quella del 1599 si legge: «n.º 783. Cesare Miliero f.º del q.m thomase a. 26; Honesta sore a. 14; Giovanna sore a. 12». Ma sospettiamo che possa esservi qui un errore, e che l'età di Cesare avrebbe dovuto dirsi di 16 anni, in corrispondenza dell'età delle sue sorelle; rimanendo accolto il nostro sospetto, avrebbe nel 1599 avuto 17 anni di età.
292.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1309 cit.) al fasc. della renumerazione del 1598 si legge: «n.º 1266. Antonino Sersale f.º del q.m ferrante a. 42; Mario f.º a... [dicunt absentem in civitate catanzarii, et est baro terrae cropani». La nobiltà de' Sersali si faceva rimontare fino a Sergio, Duca della Repubblica Sorrentina; una branca dei Sersali di Sorrento sarebbe stata questa trapiantata in Calabria. Ved. Fra Girol. Sambiasi, Ragguagli di Cosenza e di 31 sue nobili famiglie, Nap. 1639 p. 185, e De Lellis, Famiglie nobili della città e Regno di Napoli, parte ms. esistente nella Bibl. naz. di Napoli (VI. F. 6).
292.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1309 cit.) al fasc. della renumerazione del 1598 si legge: «n.º 1266. Antonino Sersale f.º del q.m ferrante a. 42; Mario f.º a... [dicunt absentem in civitate catanzarii, et est baro terrae cropani». La nobiltà de' Sersali si faceva rimontare fino a Sergio, Duca della Repubblica Sorrentina; una branca dei Sersali di Sorrento sarebbe stata questa trapiantata in Calabria. Ved. Fra Girol. Sambiasi, Ragguagli di Cosenza e di 31 sue nobili famiglie, Nap. 1639 p. 185, e De Lellis, Famiglie nobili della città e Regno di Napoli, parte ms. esistente nella Bibl. naz. di Napoli (VI. F. 6).
293.Ved. nell'Arch. di Stato i Reg.Partiumvol. 1274 fol. 201, dove si notifica che «a ultimo de gen. 1595» il Vicerè ha concesso a lui tale officio; inoltre ne' Reg.iSigillorum, vol. 31, an. 1595, è not. «a ultimo de febraro... privilegio del officio de credenzero de la gabella dela seta de Catanzaro de Marc'Ant. biblia»: nel corso di questa narrazione vedremo confermato che costui era fratello di Gio. Battista Biblia con altre circostanze di molto interesse.
293.Ved. nell'Arch. di Stato i Reg.Partiumvol. 1274 fol. 201, dove si notifica che «a ultimo de gen. 1595» il Vicerè ha concesso a lui tale officio; inoltre ne' Reg.iSigillorum, vol. 31, an. 1595, è not. «a ultimo de febraro... privilegio del officio de credenzero de la gabella dela seta de Catanzaro de Marc'Ant. biblia»: nel corso di questa narrazione vedremo confermato che costui era fratello di Gio. Battista Biblia con altre circostanze di molto interesse.
294.Tutte queste notizie, come le consecutive, si rilevano segnatamente dalle due formali denunzie che di poi si ebbero (ved. Doc. 7, p. 15, e 205, p. 106), ed ancora dal complesso de' documenti trovati in Simancas. La trattativa per l'entrata di uomini armati in Catanzaro di soppiatto, separatamente dagli altri maneggi, fu condotta in modo più segreto tra un numero di persone assai ristretto; e così i due denunzianti principali, Biblia e Lauro, non ne seppero nulla. Si vedrà in sèguito che non c'è alcun motivo per dubitare delle cose dette in tali denunzie quanto alla parte essenziale; e che vi furono solamente esagerazioni notevoli quanto al numero de' congiurati, de' fuorusciti e de' frati, per magnificare il servizio reso; del resto nulla vieta di ammettere che tra le tante esagerazioni fra Dionisio avesse introdotta anche questa, per magnificare le forze della congiura ed invogliare a prendervi parte.
294.Tutte queste notizie, come le consecutive, si rilevano segnatamente dalle due formali denunzie che di poi si ebbero (ved. Doc. 7, p. 15, e 205, p. 106), ed ancora dal complesso de' documenti trovati in Simancas. La trattativa per l'entrata di uomini armati in Catanzaro di soppiatto, separatamente dagli altri maneggi, fu condotta in modo più segreto tra un numero di persone assai ristretto; e così i due denunzianti principali, Biblia e Lauro, non ne seppero nulla. Si vedrà in sèguito che non c'è alcun motivo per dubitare delle cose dette in tali denunzie quanto alla parte essenziale; e che vi furono solamente esagerazioni notevoli quanto al numero de' congiurati, de' fuorusciti e de' frati, per magnificare il servizio reso; del resto nulla vieta di ammettere che tra le tante esagerazioni fra Dionisio avesse introdotta anche questa, per magnificare le forze della congiura ed invogliare a prendervi parte.