Chapter 24

295.NelleCedole di Tesoreria e Cassa militareper l'anno 1597 (vol. 429) fol. 265 si legge: «A 12 di luglio 1597 A Fabritio de lo tufo Gov.re della prov. de Calabria ultra ducati sessanta li sono com.ti pagare per suo salario de giorni 18 vacati a pigliar mostra alle Compagnie de cavallaria oria, scalea, et cravìna in luglio 1595 incluso l'accesso, et recesso, a ragione di d.i 100 lo mese pagati della cassa delle tre chiavi, per esso a Geronimo dello tufo suo herede, et per esso a Marino de fusco suo procuratore, D.i 60, 0, 0». — Quanto all'ufficio di Capitano di Tropea tenuto più tardi da Geronimo, i documenti si riferiscono all'anno 1616, e leggonsi ne' RegistriCuriaevol. 80, fol. 176, e vol. 83, fol. 177: entrambi contengono un ricorso di Dianora Ciaccio, che chiede giustizia contro Geronimo Capitano di Tropea, per essere stato causa della morte di Pietro cocchiero suo marito «fandoli dare molte bastonate», ed aver poi voluto «la remissione per forza». Signori e popolari, laici ed ecclesiastici, erano fatti tutti a un modo, prepotenti sempre.296.Ved. nell'Archivio Storico an. 1866, p. 70 (al Card.l S. Giorgio) «noi voltammo il male a voi per manco male»; p. 81 (al Papa e Cardinali) «ego inveni negotium Turcarum, quia Mauritius nominatus ascendit triremes pro redemptione concivium suorum»etc.etc.Come è possibile ritenere tutto questo dopo ciò che si legge nella sua Dichiarazione?297.UnMons.r Baraffone o Baruffone era segretamente inviato da Roma nell'agosto o settembre 1599, e se ne trova un cenno misterioso nel Carteggio del Nunzio; ma molto più tardi, dopo un anno e più, venne il fatto a luce. Nel Carteggio dell'Agente di Toscana, filz. 4088, al sèguito delle lettere di agosto 1600 si legge, che col pretesto di soccorrere Canissa, per mezzo del Vescovo di Nicastro, il quale provvedeva armi, e poi col pretesto di sorprendere Camura in Albania già pertinente a' Veneziani, forse voleasi dal Papa prender piede a Tremiti, farne una commenda pel Card.l S. Giorgio e avere un porto. Nel Carteggio del Residente Veneto, le lettere de' primi di 10bre d.to anno recano anche questi progetti di conquista di Tremiti da parte del Papa, e la spedizione delle armi fatta daMons.r Montorio Vescovo di Nicastro, co' maneggi segreti diMons.r Baraffone.298.Ecco i documenti che abbiamo potuto raccogliere per chiarire la posizione de' Nobili sopra menzionati. — 1.º Circa D. Lelio Orsini, nell'Arch. Mediceo, Carteggio universale filz. 893, fol. 627, una sua lettera al Granduca con firma autografa, in data di Napoli 22 8bre 1599 dice, che aspetta sempre la venuta del corriere di Spagna il quale deve portare la sentenza del suo negoziato, che ora vede allungarsi tale arrivo, che ne darà avviso come il corriere giungerà secondo i comandi avuti. L'essersi dato l'ufficio di curatore a Gio. Serio di Somma risulta da' varii documenti del tempo notati ne' Reg.iPrivilegiorumeSigillorum; la dimora di costui in Calabria e la Commissione datagli contro i fuorusciti risulta dalla Lett. Vicereale de' 18 mag. 1599, notata ne' Reg.Curiae, vol. 45, fol. 153. — 2.º Circa il Principe di Bisignano, ecco dapprima quanto si legge negli Avvisi di Roma esistenti nell'Arch. di Modena: «1598, 2 7bre; si ritrova qua incognitamente et se ne sta ritirato il P.pe di Bisignano scappato con bellissimo stratagemma dalle mani del V. Re di Napoli che lo teneva prigione, raccontandosi che sendo habilitato dal d.to V. Re di haver la casa per carcere con sicurtà fattali da D. Lelio Orsini, l'uno et l'altro (questo falso) se ne siano scappati... con voce che d.to Principe voglia passare in Spagna et farsi sentire dal Re. — 21 8bre, il P.pe di Bisignano si trova a Pesaro dal Ser.mo d'Urbino et coll'occasione della Regina (la Regina di Spagna che passava per l'Italia recandosi a Madrid) passarà in Spagna. — 18 9bre; di Ferrara lettere del 21 dicono che vi era arrivato il P.pe di Bisignano quale havea seco un suo naturale di 6 anni solamente, attendendo l'arrivo del Duca d'Urbino, sperando col mezo di S. S.tà con questa occasione di poter effettuare qualche negotio buono per la sua causa con d.ta Regina, acciò sia mediatrice col Re per rimediare alli suoi malanni, et fra tanto haver qualche trattenimento appresso d.to Duca. — 1599, 18 gennaio; si aspetta qui il P.pe di Bisignano per vedere d'accomodar le sue cose col Re di Spagna. — 20 marzo; venerdì arrivò quaMons.r Santorio e il P.pe di Bisignano incontratisi vicino à Roma». Nel Carteggio Veneto da Napoli una prima lett. del 19 gen.º 1599 reca, «S. M.tà ha ordinato che i beni liberi di Bisignano siano venduti, ed egli tornando sia ricondotto in libertà con piezaria come prima; fra tanto non si danno i duc.ti 6 mila a' suoi corrispondenti e si ode con disgusto, oltre gli altri particolari dei suoi viaggi, il suo stare ora in Fiorenza spesato da quel Principe». Un'altra lett. del 17 agosto reca: «Il P.pe di Bisignano se n'è ritornato in questa città liberato del tutto dal V. Re con haverlo fatto reintegrare delle rate del suo assegnamento di scudi 500 il mese delle sue entrate dal dì della sua fugga (sic) fin'hora, et gli dà anco speranza di lasciarlo andare a vivere al suo stato in Calavria, dovendosi però continuar la estintione de' suoi debiti.»etc. Nel Carteggio Toscano da Napoli filz. 4087 due lett. del Principe medesimo al Gran Duca in data del 23 agosto 1599 recano essere lui tornato in istato di libertà in casa sua da dieci dì, con speranza di andarsene presto agli Stati suoi. Compie la serie delle pratiche fatte nella sua escursione la notizia posteriore che trovasi negli Avvisi di Roma collez. Urbinate, esistente nella Bibl. Vaticana cod. 1067: «27 8bre 1599; il P.pe di Bisignano ha fatto spedire qua un Breve per via secreta, con indulto di poter adottare o surrogare un tale per suo figlio». 3.º Quanto al Duca di Vietri, abbiamo veduta altrove (pag. 106 in nota) la sua lunga corrispondenza autografa, esistente nell'Arch. Urbinate in Firenze, che dà le informazioni autentiche sull'andamento della sua causa. La notizia delle feste da lui ordinate, all'occasione dell'entrata del Conte di Lemos, trovasi ne' Diurnali di Scipione Guerra fol. 81, ms. esistente nella Bibl. nazionale di Napoli (X, B, II). — 4.º Non avendo nulla da aggiungere intorno a Mario e Geronimo del Tufo, ci rimane a dire che la permanenza e il modo di vivere del Marchese di S. Lucido in Roma, al tempo del quale trattiamo, rilevasi dal Carteggio di Francesco M.a Vialardo esistente nell'Arch. Mediceo, filz. 3623. Una lettera di costui in data di Roma 23 8bre 1599 reca: «il Caraffa Marchese di S.to Lucito, che sta qui, mangia a suono di trombetto». Dal Carteggio poi del Nunzio Aldobrandini, filz. 212, lett. da Roma del 26 9bre 1599, rilevasi che il Papa mandò al Vicerè un Breve per raccomandarlo, sollecitato dal fratello di luiMons.Carafa. Ancora un'altra lettera del Vialardo (loc. cit.) in data del 1.º gennaio 1600 reca: «il Marchese di S.to Lucito ha fatto venir qua Tiberio suo fratello». Infine da altre lettere dello stesso Vialardo, come anche da quelle di Gio. Niccolini Ambasciatore Toscano in Roma (filz. 3316) e dagli Avvisi del tempo, si rileva che nella Settimana Santa del 1600 egli ebbe una quistione di precedenza con D. Francesco Colonna P.pe di Palestrina, seguìta da biglietti di sfida che indignarono il Papa e provocarono il suo arresto, finito poi con la pace fatta tra' due contendenti mercè l'opera del P.e Cesi.299.Ved. Doc. 311, p. 261. Veniamo assicurati che oggi si conserva sempre il nome di Lanzari ad una contrada presso Stilo, all'uscire della città, e che fino a pochi anni indietro vedevasi ancora, sul margine della via che attraversa tale contrada, un basamento in muratura sul quale sorgeva una croce, che fu menzionata dal Petrolo, e che segnava il confine dell'ambito giurisdizionale de' Domenicani.300.Così p. es. la proposizione che Maria fosse una schiava nera di Egitto ricavandolo dal mottonigra sum, e l'altra che le lettereINRIposte sulla croce costituissero una parola atrocemente ingiuriosa in ebraico, si trovano ripetute in molti processi anteriori a questi tempi, rappresentando le scempiaggini di coloro i quali presumevano di atteggiarsi a spiriti forti, come accade di rilevare anche dalla collezione de' processi di S.to Officio esistente in Dublino: non era quindi nemmeno necessario che le ripetesse fra Dionisio, il quale poi certamente ne divulgò molte altre, senza la menoma partecipazione del Campanella. Da ogni lato apparisce indubitabile che vi sieno stati erronei apprezzamenti delle parole del Campanella su' temi più intricati, come quelli di Dio, della Trinità, de' luoghi di premii e di pena, degli angeli buoni e tristi. Sul tema dei diavoli sarebbe veramente curioso di conoscere i concetti riposti del Campanella, anche per illustrazione di certi fatti della sua vita ulteriore: certamente al tempo del quale trattiamo egli se ne burlava, professando, nel caso di coloro a' quali si dicevano apparsi, «essere follie e spiriti fuliginosi et humori frigidi che calano», nel caso poi delle donne ossesse, «haverle per pazze»: i suoi motteggi su questo articolo si trovano ripetuti da parecchi, ed anche per tale motivo non sembra che vi sia luogo a dubbio.301.Per comodo de' lettori, tra le Illustrazioni annesse a' Documenti, abbiamo raccolti alcuni Cenni dellaCittà del Solee delleQuistioni sull'ottima repubblicain rapporto alle cose emerse ne' processi di congiura e di eresia; ved. Illustraz. I, pag. 609.302.Ved. nellaCittà del Sole, ed. D'Ancona p. 272 e 273.303.Sarebbe bastato aver dato uno sguardo alla sua definizione della Democrazia, tanto diversa da quella che oggi si professa; al sacrificio assoluto da lui imposto all'individuo di fronte allo Stato (abolendo, com'egli diceva, l'amor proprio o singolare, per l'amor comune o universale), mentre oggi si vuole che ognuno possa far conto dello Stato come se non esistesse; infine alla prevalenza assoluta da lui accordata alla cultura, mentre oggi si ritiene un gran fatto il suffragio universale, e non si chiede al Rappresentante del popolo, e neanche al Ministro, quella guarentigia del sapere che pur si chiede al più umile de' professionisti. Ne ricorderemo qualche cosa. 1.º Aforismi politici; ed. d'Ancona pag. 13: «Il dominio d'uno buono si dice Regno e Monarchia; d'uno malo si dice Tirannia; di più buoni si dice Aristocrazia; di più mali Oligarchia; di tutti buoni Polizia;di tutti mali Democrazia». 2.º, Città del Sole, ib. p. 244: «Perdutol'amore proprio, rimane sempre l'amore della comunità». 3.º; Quist. sull'ottima repubblica, p. 291: «Per gl'ignoranti è beneservireal sapiente ed al probo»; ciò che fu pure espresso tanto vivacemente nelle Poesie filosofiche, p. 72 (correz. tratta dall'ediz. Adami),«Assai sa chi non sa, se sa obbedire».304.Ved.Poesie filosofiche, ed. cit. p. 110,«Stavamo tutti al buio, altri sopitid'ignoranza nel sonno, e i sonatoripagati raddolciro il sonno infame;altri vegghianti rapivan gli onorila roba, il sangue, o si facean maritid'ogni sesso, e schernian le genti grame.Io accesi un lume...».305.Ved.Poesie filosofichep. 102, nota 1aal Sonetto intitolato «A Dio».306.Ved.Poesie filosofichep. 125, Canz. 3ain Salmodia metafisicale.307.Ved. Doc. 7, pag. 15.308.Ved. Doc. 8, pag. 17.309.Ved. Doc. 15, pag. 24.310.Nell'originale "espresa". (Nota per l'edizione elettronica)311.Ved. Doc. 6, pag. 14. Riportiamo la materia di queste Lettere con una certa larghezza e quasi traducendole, tanto per riprodurre fedelmente i fatti in esse esposti, quanto per facilitarne il riscontro a coloro i quali provassero difficoltà ad intendere l'idioma spagnuolo.312.Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini filz. 212, Lett. da Roma del 3 luglio 1599.313.Ved. le Lettere di Giulio Battaglino al Segretario del Granduca di Toscana, estratte dall'Archivio Mediceo e pubblicate dal Palermo (Archivio Storico Italiano tom. 9.º, Firenze 1846); Let.a1.a: ne' nostri Documenti n.º 160, pag. 83.314.Nell'originale "2.º". (Nota per l'edizione elettronica)315.Il Litta, Famiglie celebri d'Italia tom. 5.º, poco esattamente lo dice fatto Nunzio in Napoli nel 1596. Fra' tanti Aldobrandini in carica, pe' quali non mancavano in Roma le Pasquinate (ved. gli Avvisi della Collezione Urbinate nella Bibl. Vaticana, cod. 1068, 8 gen.º 1600), c'era anche un fratello di Jacopo a nome Pietro, capitano della Guardia Pontificia.316.Ved. il Carteggio del Nunzio Aldobrandini filz. 212, Lett. da Roma del 3 luglio 1599.317.È il meno che di lui si possa dire. L'Agente di Toscana Giulio Battaglino lo descriveva al suo Governo quale uomo «aridissimo», di cui nella città «si fa conto come non ci fusse...; in somma un poco urbano e manco officioso fiorentino», notevole per «la sua estrema zotichezza». Trattandosi di uno che dovremo vedere giudice del Campanella, importa raccogliere notizie di lui da ogni parte. — Ved. nell'Arch. Mediceo, Carteg.º di G. Battaglino filz. 4085-4086, Lett. del 17 mag. 1596 e 3 luglio 1598.318.Ved. il Carteggio del Nunzio, filz. 212, Lett. da Roma del 9 8bre 1599.319.Ved. Doc. 44, pag. 47.320.Ved. Doc. 45, pag. 47.321.Riportiamo questa iscrizione, che dà in compendio la vita di Carlo Spinelli nella sua parte più gloriosa: «Carolus Spinellus marchio ursi novi, magnus animo, major consilio, in aula Ferdinandi Caesaris consiliarius, marchio clavis aureae, tractandis, regendis natus armis, humanus in hostes, in suos munificus, Italici nominis ubi jus fasq. studiosus, exempla majorum, auspicia sequutus Austriadum pro Caesare, pro Regg. Hispaniae Philippo II. III. IV. ann. IV et XXX. in Italia, Belgio, Germania, centurio, magister aciei, dux exercitus, collatis signis decertavit X. Saepe hostium sanguine imbutus, ter suo purpureus, Abberstathium, Betlehemum, Gaboreum, ducesque alios docuit quid in armis possit Italus. Ter ad Pragam coronam meritus muralem, aucthor praelii repetundae pugnae Germanis terga dantibus, capiendae urbis, in quam primus irrupit. Dedita sui opportunitate subsidii Breda, Ostenda, Inclusa, Bolduco, Vercellis. Ter obsidionalem, et civicam, liberatis obsidione Possonia, Uxavia, Jesino, provinciis, regionibus, exercitibus. Has inter laureas summus Dux Genuae, restinguendo intento cum Allobroge bello; nec audentibus in invicti viri vitam armis, manu cadit medica anno aetatis LIX. S. h. CIDIDCXXXIII. Insepulto monumentum nomini fratri suavissimo Jo. Baptista marchio boni albergi p.».322.Ved. la Monarchia di Spagna nelle Op. del Campanella, ed. d'Ancona pag. 194, e confronta col Parrino, Teatroetc.Conte di Miranda. — Per le notizie sulla vita dello Spinelli ved. i RegistriPrivilegiorumv. 91 fol. 77 e v. 120 fol. 12: quivi si ha il suo stato di servizio ufficiale, ad occasione della sua nomina a Consigliere del Collaterale, e della facoltà di trasmettere ad uno dei suoi nipoti una pensione di cui godeva.323.Ved. Ricca, La Nobiltà delle due Sicilie, Istoria de' feudi, Nap. 1859, vol. 1.º p. 115.324.Questo rilevasi da un cenno di caso analogo inserto nell'indice del vol. 30 degli ordinarii Reg.Curiae. Ma perchè i lettori abbiano una certa idea degli usi del tempo, sarà bene che prendano conoscenza del testo della Commissione data al medesimo Spinelli dal Conte di Miranda, l'11 giugno 1590, per la persecuzione de' fuorusciti in tutto il Regno e specialmente nelle provincie d'Abruzzo, dove scorreva la campagna il famoso Marco Sciarra (ved. Reg.iCuriaevol. 33, an. 1588-89, fol.º 110 t.º). Trascriveremo qualche brano dei poteri concessi allora allo Spinelli. «Prohibire per banni publici che nesciuno presuma armare, ricettare, alimentare, favorire, et in qualsivoglia modo aiutare detti forasciti delinquenti, contumaci o forgiudicati sotto le pene pecuniarie et corporali che a voi pareranno etiam di morte naturale; et quelle irremissibiliter essequire nelle persone et beni de' trasgressori... Procedere a publicatione di banni contra forasciti prefigendo termine di giorni sei a comparere nella presentia vostra, et non comparendo personalmente non solo possano essere impune occisi ma ancora che siano castigati da voi... Stabilire pe' persecutori premii fino a d.i500 per ogni capo da pagarsi da' thesorieri provinciali, guidare, indultare, et ancora quelli eccettuati. Poter fare sfrattar li parenti utriusque sexus nelli gradi di parentela agnationis, cognationis, et affinitatis, per distantia di paese o dal Regno come ve parirà, imponendo pene di frusta, di galera, relegatione, deportatione et etiam de morte naturale à chi contravenirà come ve parerà... Discacciare gli amici, adherenti, fautori di detti forasciti di qualsivoglia stato grado o conditione se siano per la distantia che vi parerà, o confinarli come vorrete, imponendo pena di tratti di corda, frusta, galera, relegatione et pecuniaria, come meglio ve parerà, et essequendola irremisibiliter secondo la qualità delle persone che contraveneranno, ancora che non ve costasse per informatione che fossero amici adherenti fautori, che per essere cose occulte volemo se ne stia al sospetto che ne havereti... Authorità di fare brugiare, deroccare case, torre, molini, tagliar vigne et devastare altre possessioni non solo di capi di forasciti, ma di delinquenti, contumaci et seguaci loro, fandoli deroccare brugiare et devastare de manera che non se ne possano servire in nesciun tempo... A la quale persecutione farete attendere per mare, et per terra, non solamente da la gente pagata et destinata, ma da tutti et qualsivoglia huomini di qualunque stato grado et conditione si sieno, Baroni titulati et non titulati come ve parirà, da Capitani et soldati di battaglione, da ufficiali regii o di baroni, sindici, eletti, mastri giurati, giurati, barricelli, capitani di campagna, revocando tutte le salve guardie et privilegii di essentioni,etc.etc.et essequire pene di tratti di corda, di frusta, relegatione et galera, di morte naturale a chi non assisterà ubidirà et serverà nella persecutione et guardia di passi come saranno comandati et ordinatietc.etc.concedendovi ancora authorità de pigliare ogni sorte di vascelli per la guardia di mare che ve parerà o per traettare gente come sarà necessario, pigliare cavalli giumente et muli per la persecutione et servitio predetto, pigliare gente per corrieri, far munitione di vittovaglie dali luochi e per li luochi che ve parerà in sustentamento dela gente che andarà nella persecutione predetta; allogiare et dislogiare soldati nelle città terre castelli o casali che ve parerà ancor che fossero Camare reservate et fossero in qualsivoglia modo privilegiate et essente, ordinando che per lettere provisioni o patente di dislogiare non si piglino danari directe nec indirecte sotto pena severissima»etc.etc.Seguono ancora sei altre pagine in folio riempite da poteri di questo conio, ed ognuno intende che l'ultimo ordine suddetto era suggerito dagli abusi soliti a perpetrarsi con le così dette «composte» delle quali il Campanella parlò. Come lo Spinelli abbia allora, nel 1590, adempito alla sua missione, come l'abbiano servito i Commissionati e soldati da lui dipendenti, è facile rilevarlo dalle lettere Vicereali che si leggono nel volume citato, non mancando in esse i richiami allo Spinelli medesimo. Costui alle volte si allontanava da' punti più minacciati, come p. es. quando se ne tornava in Aquila alla ricerca di un Orazio de Antonellis aquilano, strettissimo amico di Marco Sciarra che aiutava con una sua comitiva; e il Vicerè era di tempo in tempo costretto ad ordinargli che andasse a' confini dove bisognava provvedere. D'altra parte aveva posto guardie e nominati Commissarii perfino in terra d'Otranto e nella città di Ostuni, per la cattura di Marco Sciarra che combatteva su' confini dello Stato Romano; e il Vicerè era costretto ad accogliere le lagnanze di quei popoli, che erano «travagliati et gravati di molta spesa», e ad ordinare che si revocassero que' provvedimenti non necessarii, e così pure quelle commissioni ad individui che, quando a loro pareva, davano «peso e inquietudine alle città domandando gente tanto da piede come di cavallo». Nè sarà inutile aggiungere che scorsi i due anni della Commissione data allo Spinelli, questa passò ne' medesimi termini suddetti ad Adriano Acquaviva Conte di Conversano, e vi fu una lunga sequela di Commissarii Locotenenti, senza aver mai raggiunta l'estirpazione dei fuorusciti.325.Ved. Doc. 206, pag. 107.326.Ved. Doc. 32, pag. 40.327.Ved. Doc. 205, pag. 106.328.Non dobbiamo tacere che nel processo della congiura vi fu la testimonianza di un Alfonsino Serra, dalla quale risulterebbe, che mentre lo Spinelli passava per Nicastro, certamente recandosi a Catanzaro, fra Dionisio si trovò egualmente a Nicastro e subito dopo si recò a Girifalco (ved. Doc. 247, p. 155). Questo indicherebbe che fra Dionisio sentì forse il bisogno di vedere anche qualche altro ne' detti posti, ma non smentirebbe che se ne andò successivamente a Stilo per vedere il Campanella e quindi Maurizio.329.Ved. Doc. 10, pag. 18.330.Ved. per le notizie suddette i Reg.iCuriaevol. 46 (an. 1599-601) fol. 38 t.º e 48 t.º; due Lett. Vicereali all'Audienza di Calabria del 21 aprile e 17 agosto 1600, intorno alla quistione di Guarino de Bernaudo e Camillo Passalacqua; l'ultima di esse solamente chiama D. Alonso de Roxas «olim governatore». Inoltre nell'Arch. Veneto, Carteggio di Napoli per l'anno 1600, n.º 16, una Lett. del Residente del 9 aprile d.toanno, che cita D. Alonso de Roxas parente della Viceregina governatore di Calabria; ad essa fa sèguito la copia di una Lett. «a D. Alonso de Rosa governatore di Calabria» da parte di D. Francesco de Castro, figlio del Conte di Lemos, funzionante allora da Vicerè. Ancora nell'Arch. di Napoli i Reg.Curiae, vol. 47 (an. 1599-601) fol. 55 t.º: una Lett. Vicereale del 15 maggio 1600, che commette a D. Pietro de Quiroga il sindacato del governo del mag.º D. Alonso de Roxas conforme alla Prammatica. Dippiù i Reg.iSigillorum, vol. 37 (an. 1600) alla data 18 9bre, ove si legge: «Incomenda del offitio de' governatore de la provintia de calabria ultra in persona de D. Pietro borgia insino ad altro ordine de sua M.tào de sua Ecc.331.Ved. Illustraz. li, pag. 612.332.Ved. Doc. 408, pag. 509.333.I fatti suddetti risultano dal Carteggio del Residente di Venezia (ved. Doc. 171 a 174, pag. 87 e 88), ed hanno un riscontro con documenti da noi rinvenuti nell'Arch. di Stato in Napoli. 1.º Nei Reg.iCuriaevol. 36 (Curiae 2 pestis, an. 1593-1642) fol. 27-28, dopo un Bando del 31 luglio contro le provenienze di Ragusa e luoghi convicini, si legge quest'altro: «Philippusetc.Banno. Si bene per altri banni di ordine nostro emanati sia prohibito sotto pena di morte naturale che non si doni (mancapratica) a vascelli, persune, et robbe che venessero da molti luochi suspetti di peste si come da quelli più largamente appare, et alli quali ci rimettemo et volemo che restino in loro robore et efficacia, tuttavolta per nuovi avvisi che tenemo se intende che non solo nelli luochi predetti tuttavia corre detto suspetto di peste, ma anco nell'infrascritti altri luochi ciò è la terra di fiume nelle parti della marca del stato Ecclesiastico, et per lo trafico che se tiene tra detti luochi et questo Regno sogliono al spesso da quelli venire et confluire in questo Regno vascelli et gente et robbe de varie et diverse sorte delle quale dandosi prattica de facile potriano nascere alcuni inconvenienti et danno alla generale salute di questo suddetto Regno.... (segue l'ordine a tutti e singoli officiali, maggiori e minori, tanto Regii che di Baronietc.etc.di non dare e non far dare pratica sotto pena di morte naturale, nella quale si dichiarano incorsi quelli che venissero da detti luoghi ed entrassero nel Regno). Dat. neap. 28 augusti 1599. El conde de Lemos». — 2.º Ibid. fol. 29, a' 4 7bre 1599 «Commissione in persona del dot.rMarco Ant.º Morra per quello che ha da exequire nel passo di Sangermano in materia di peste»; ordine che vi si conferisca e respinga indietro facendo mandato sotto pena di morte naturaleetc.— 3.º Ibid. fol. 30, id. id. al dot.rPaulo Capece per quel che ha da eseguire «nel passo di Fundi». — 4.º Ibid. fol. 31, id. id. al dot.rFrancesco Longobardo... «nel loco et passo de Tagliacoczo». — 5.º Ibid. fol. 31, t.º «All'Audientie di terra d'Otranto, Calabria citra, Capitanata, Calabria ultra»etc.etc.«Illustres et mag.civiri. Li giorni passati intendendomo che nella terra di fiume nella marca del Stato eccl.cocorreva sospetto di peste fu per noi publicato banno prohibendo il commercio della terra predetta sin come dal detto banno havereti visto, et come che semo informati che la detta terra di fiume non è quella del detto loco della Marca ma è sito nel capo de istria ci è parso revocare il sop.tobanno et prohibire il commercio della detta terra de fiume sita nel capo de istria et altri lochi sin come dalla copia che con questa ve si invia vedereti....etc.Neap. 6 settembris 1599. El conde de Lemos».334.Ved. Doc. 12, pag. 20.335.Ved. Doc. 260, pag. 173.336.Ved. Reg.iPartiumvol. 1235 e vol. 1485.337.La notizia delle parole sconvenienti che avrebbe dette il Vescovo di Mileto trovasi nel Doc. 15, pag. 23. La condotta poi del Vescovo di Nicastro era veramente un po' strana, mentre sin dalla fine dell'anno precedente il Governo avea tolto il divieto all'entrata di lui nel Regno, e sin dal marzo dell'anno in corso avea con molti sacrificii conchiuso l'accomodamento, del quale la Curia Romana si era dichiarata soddisfatta. I RegistriCuriae, vol. 38 (an. 1595-99) fol. 173-75, recano la Lett. Vicereale all'Audienza di Calabria in data del 27 novembre 1598, nella quale si ricorda che il 31 gennaio passato era stato dato ordine di sequestrare l'entrate temporali del Rev. Vescovo di Nicastro «et dato anche ordine a tutte le terre e città di marine et mediterranee di quessa Provincia ch'al ritorno dovea fare detto Rev. Vescovo da Roma per conferirse in detto Vescovato non dovessero in modo alcuno permettere farlo smontare ne intrare in questo Regno, et il simile le sue robbe et gente»..; e si finisce con la revoca degli ordini anzidetti. — Quanto all'accomodamento fatto, ne abbiamo già dato qualche cenno altrove (ved. pag. 116): parrebbe che all'infuori della revoca del decreto del Sacro Regio Consiglio, tutto il resto de' capitoli concordati fossero stati accolti, e quindi anche gli ufficiali del Duca di Ferolito sacrificati. Sicuramente il Carteggio del Nunzio, filz. 212, reca una Lett. del Card.lS. Giorgio in data del 16 marzo 1599, la quale manifesta il «contento grande per l'accomodamento delle cose di Nicastro». Laonde giustamente riusciva non facile a spiegarsi la protratta permanenza di quel Vescovo in Roma.338.Non ci è stato possibile rintracciarne alcuna notizia nel Carteggio del Nunzio relativo a questo periodo. Parrebbe che il Card.lS. Giorgio non avesse creduto di doverne parlare al Nunzio, e che più tardi il Vicerè medesimo gliene avesse detto lui qualche cosa, onde poi il Nunzio ne trasmise notizia a Roma, segnatamente con Lett. in data 17 settembre la quale manca, e il Card.lSan Giorgio, in risposta, il 25 d.toscriveva: «Saranno false senza dubbio le relationi fatte al Vicerè di quei Vescovi, dei quali egli si è doluto con V. S., ma si come ella dovrà et scusarli et difenderli sempre, così ella potrà in certi casi investigare la verità delle cose, et quando giudicasse esser bene così, avvertirne i proprii Prelati» (ved. filz. 212 data sud.ta). Aggiungiamo che, a nostro avviso, con siffatti antecedenti bisogna intendere quelle altre parole che poco dopo, il 1º ottobre, il Card.lS. Giorgio scriveva al Nunzio, cioè «della congiura ci maravigliamo ogni dì più, et à V. S. toccherà d'avvisarne quel che se ne scoprirà di mano in mano»: a Roma non faceva maraviglia propriamente che una congiura vi fosse stata, ma faceva maraviglia che fosse stata così spinta innanzi, mettendovi tanto in mostra la persona del Papa e la partecipazione de' Vescovi.339.Ved. Doc. 264, pag. 177.340.NelleCedole di Tesoreria Cassa Militare, vol. 431 (an. 1599) fol. 401, t.º si legge: «a 2 d'agosto. All'Ill.ePrincipe della Scalea Capitano di gend.eet per esso a Carlo Spinello suo creditore D.itrecentotrentatre tt. 1, 13 senz'altra poliza particolare per suo soldo di mesi cinque finiti a ultimo luglio 1599 a ragione di D.i800 lo anno...».341.Ved. iCedolariie Della Marra D. Ferrante Duca della Guardia, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere o non comprese ne' Seggi, Nap. 1641, pag. 345.342.Ved. i RegistriPrivilegiorum Curiaevol. 146 (an. 1610-1613) fol. 121; De Lellis, Cod. ms. della Nazionale di Napoli, VI, F. 10: e Aldimari, Historia genealogica della famiglia Carafa, Nap. 1691, vol. 4.º pag. 275 e seg.ti343.Ved. nel Carteggio del Nunzio esistente in Firenze, filz. 208, Lett. del Card.lAldobrandini del 22 9bre 1595: Raccomandi al Vicerè D. Carlo Ruffo Barone della Bagnara, perchè «si degni servirsene et impiegarlo in qualche carico honorato»; ne ha già scritto caldamente a S. E. — E nell'Arch. di Stato in Napoli i RegistriCuriae, vol. 43 (an. 1596-1597) fol. 49: «Commissione in persona del m.coAuditore oquendo per pigliare informatione delle cose»etc.«Philippusetc.Magnifice viretc.Semo informati che per D. Carlo ruffo Barone della Bagnara si sono commessi, et si commetteno di continuo molti et diversi contrabanni de Cavalli, oro, Argento, et moneta, il quale tiene attimolizzati li suoi vassalli di manera che niuno ardisce dir cosa nessuna di dette extrattioni ne di altri infiniti agravii et delitti che d.toDon Carlo fa, come più particularmente lo vedereti per la copia di lettera et Capi che con questa vi se inviano...». Segue l'ordine che pigli informazione contro li delinquenti fautori et complici.... tenga a disposizione del Vicerè li carcerati e mandi «l'informatione clausa et sigillata come si conviene acciò quella vista possa provedere lo de più che parirà convenire». Nap. 14 agosto 1597.344.Ved.Numerazione de' fuochidi Stilo (vol. 1385 della collez.) fasc. per l'anno 1532: «n.º 92 (conc.tcum nova numeratione n.º 229) Mag.sJoannes Ant. moranus a. 45; berardina uxor an. 38; Joannes Hieron.usa. 23; Ysabella uxor a. 20 [solus.] Fagustina a. 2; diana a. 1: [filii dicti Jo. Hieron.] Joannes franciscus suprad.iJo.isAntonii fil. a. 20; Lucrecia fil. a. 20; Lucrecia alia fil. a. 6; Catarina famula a. 25; Catarinella famula a. 20; Francisca mater Jo.isAntonii a. 70». — E nel fasc. per l'anno 1545: «n.º 229 (conc.tcum veteri num. n.º 92). Mag.sJoannes Hieronimus moranus a. 36; Isabella uxor a. 30; Fragustina f.aa. 14; Diana f.aa. 13; Jo. Antonius filius a. 10; Beatrix filia a. 5 [Filius q.mJoannis Antonii et nepos q.mFrancisci locotenentis. De quo se gravantes quia non produxerunt fidem civitatis catanzarii tanquam ibi abitantes, Ideo provisum quod non remaneat pro foculari hic sed deducatur hinc et habeatur ratio in dicta civitate tempore numerationis faciendae dictae civitatis».345.Ved. i RegistriPrivilegiorumvol. 32, fol. 15 vol. 38 fol. 115, e vol. 37 fol. 58 e 62.346.Ved. i RegistriSignificatoriarum Releviorum. Reg. n.º 32 fol. 154 t.º; e Della Marra Duca della Guardia, op. cit. p. 264. — Daremo in sèguito altri documenti su D.aCamilla.347.Ved. i RegistriCuriae, vol. 38 (an. 1595-1599) fol. 56: «All'Aud.adi Calabria ultra, che avisi si a tempo si comprò detta casa per il Sindico di Catanzaro per residenza di quel tribunale vi fu alcuna collusione. Philippusetc.Magnifici virietc.havemo inteso che gio. geronimo morano olim Sindico di questa città in tempo del suo officio fè opera che una casa de gio. battista morano suo fratello che non se haveria trovato a vendere comparse per questa predetta città per duc.titre milia dove habia de fare residenza il tribunale di questa R.aAudientia non obstante che detta casa sia incomoda et in essa bisogna farsi magiore spesa che in qualsivoglia altra et maxime in circundarla di strade publiche et isolarla, et tutta la fabrica che vi è oltre che non è bona non viene à disegno, et poichè volemo intendere come passa il tutto ci è parso farvi la presente con la quale vi dicimo et ordinamo che vi debbiate informare...»etc.Dat. 19 luglio 1596.348.Ved. Doc. 394, pag. 456.349.Ved. su questo punto di giurisprudenza. Eymerici Directorium Inquisitorum; accedunt scholia Fran.sciPegnaé, Rom. 1578, pag. 374, «anche gl'infami e criminosi, oltrechè gli spergiuri, possono ammettersi come testimoni, non già l'inimico capitale; e a pag. 239 si chiarisce, che sono considerati pure quali nemici incapaci di testificare «qui cum inimicis capitalibus commorantur, et qui ex contraria sunt familiavel factione». Inoltre Masini, Sacro arsenale overo Pratica della S.taInquisitione, Rom. 1639 pag. 335: «È di tanto momento l'inimicitia capitale di un testimonio col Reo, che non gli si crede, ancorchè deponga contro al Reo nella tortura e nell'istesso articolo di morte».350.Ved. Doc. 377, pag. 388.351.Ved. Doc. 269, pag. 194.352.La cosa non sarebbe stata censurabile, se i 36 capi di accusa avessero avuto realmente corso nel pubblico, ma questo riusciva impossibile anche pel gran numero de' detti capi. Si conosce che vi erano tre maniere di procedere, «per accusationem» cioè ad istanza di uno che si costituiva parte (caso rarissimo), «per denuntiationem» dietro la rivelazione di uno che non si costituisca parte (caso ordinario), e «per viam inquisitionis» dietro la pubblica voce e fama (caso non raro). Ved. Eymericus op. cit. pag. 283.353.Ved. Doc. 270, pag. 197.354.Riscontr. i Doc. 278, pag. 199; 280, pag. 208; 303, pag. 244.355.Ved. pag. 242. Il Campanella, nella Narrazione, dice che fra Dionisio «andò al Convento di Pizzoni per appartarsi, dove andando li sbirri a pigliarlo con D. Carlo Ruffo, si fuggìo travestito et D. Carlo prese carcerato F. G. Battista di Pizzoni Vicario del convento e F. Silvestro di Lauriana». È chiaro che egli non era bene informato.356.Ved. Doc. 278 b, pag. 198.357.Il Campanella nella Narrazione scrisse: «Piacque al Visitator e poi ai laici questa deposizion d'heresia, perchè non poteano far verisimile il primo processo contra il Papa e Prelati». Ma tale primo processo non vi fu, e il Visitatore sapeva le cose di eresia fin dal mese precedente e ne aveva pure mandata la notizia a Roma per mezzo di fra Cornelio, prima che il Pizzoni le deponesse; anzichè rilevarle dal Pizzoni, il Visitatore glie le dettò, e potè aver molto piacere che il Pizzoni ne deponesse più di quante ne conosceva. Vedremo poi che fu veramente opera del Campanella l'aver tolto dalla mente de' Giudici la partecipazione del Papa nella congiura.358.Durante il processo informativo non era lecito nè ilterrorecosì dettoprossimo, vale a dire il far condurre l'imputato al luogo del tormento, nè ilterrorecosì dettorimoto, vale a dire per parole; il terrore, «territio», consideravasi come un primo grado della tortura. Anzi il contegno, che l'Inquisitore dovea tenere, era ben diversamente prescritto: ved. in Masini, Sacro arsenale Rom. 1639, p. 315 e 323; art. 40.º e 64.º — 1.º «Il Giudice mentre essamina i Rei deve mostrarsi nel volto anzi rigido e terribile che nò, ma non mai precipitar nell'ira incontro ad essi ancorchè gli stimi huomini cattivi e scelerati: nè per qualsivoglia cagione prometter loro giammai l'impunità». — 2.º «Nell'ammonire i Rei a dover pianamente dir la verità... usino gl'Inquisitori maniere piacevoli, e caritatevoli, non aspre, o spaventevoli, acciochè i Rei per timor dei Giudici non dicano qualche bugia».

295.NelleCedole di Tesoreria e Cassa militareper l'anno 1597 (vol. 429) fol. 265 si legge: «A 12 di luglio 1597 A Fabritio de lo tufo Gov.re della prov. de Calabria ultra ducati sessanta li sono com.ti pagare per suo salario de giorni 18 vacati a pigliar mostra alle Compagnie de cavallaria oria, scalea, et cravìna in luglio 1595 incluso l'accesso, et recesso, a ragione di d.i 100 lo mese pagati della cassa delle tre chiavi, per esso a Geronimo dello tufo suo herede, et per esso a Marino de fusco suo procuratore, D.i 60, 0, 0». — Quanto all'ufficio di Capitano di Tropea tenuto più tardi da Geronimo, i documenti si riferiscono all'anno 1616, e leggonsi ne' RegistriCuriaevol. 80, fol. 176, e vol. 83, fol. 177: entrambi contengono un ricorso di Dianora Ciaccio, che chiede giustizia contro Geronimo Capitano di Tropea, per essere stato causa della morte di Pietro cocchiero suo marito «fandoli dare molte bastonate», ed aver poi voluto «la remissione per forza». Signori e popolari, laici ed ecclesiastici, erano fatti tutti a un modo, prepotenti sempre.

295.NelleCedole di Tesoreria e Cassa militareper l'anno 1597 (vol. 429) fol. 265 si legge: «A 12 di luglio 1597 A Fabritio de lo tufo Gov.re della prov. de Calabria ultra ducati sessanta li sono com.ti pagare per suo salario de giorni 18 vacati a pigliar mostra alle Compagnie de cavallaria oria, scalea, et cravìna in luglio 1595 incluso l'accesso, et recesso, a ragione di d.i 100 lo mese pagati della cassa delle tre chiavi, per esso a Geronimo dello tufo suo herede, et per esso a Marino de fusco suo procuratore, D.i 60, 0, 0». — Quanto all'ufficio di Capitano di Tropea tenuto più tardi da Geronimo, i documenti si riferiscono all'anno 1616, e leggonsi ne' RegistriCuriaevol. 80, fol. 176, e vol. 83, fol. 177: entrambi contengono un ricorso di Dianora Ciaccio, che chiede giustizia contro Geronimo Capitano di Tropea, per essere stato causa della morte di Pietro cocchiero suo marito «fandoli dare molte bastonate», ed aver poi voluto «la remissione per forza». Signori e popolari, laici ed ecclesiastici, erano fatti tutti a un modo, prepotenti sempre.

296.Ved. nell'Archivio Storico an. 1866, p. 70 (al Card.l S. Giorgio) «noi voltammo il male a voi per manco male»; p. 81 (al Papa e Cardinali) «ego inveni negotium Turcarum, quia Mauritius nominatus ascendit triremes pro redemptione concivium suorum»etc.etc.Come è possibile ritenere tutto questo dopo ciò che si legge nella sua Dichiarazione?

296.Ved. nell'Archivio Storico an. 1866, p. 70 (al Card.l S. Giorgio) «noi voltammo il male a voi per manco male»; p. 81 (al Papa e Cardinali) «ego inveni negotium Turcarum, quia Mauritius nominatus ascendit triremes pro redemptione concivium suorum»etc.etc.Come è possibile ritenere tutto questo dopo ciò che si legge nella sua Dichiarazione?

297.UnMons.r Baraffone o Baruffone era segretamente inviato da Roma nell'agosto o settembre 1599, e se ne trova un cenno misterioso nel Carteggio del Nunzio; ma molto più tardi, dopo un anno e più, venne il fatto a luce. Nel Carteggio dell'Agente di Toscana, filz. 4088, al sèguito delle lettere di agosto 1600 si legge, che col pretesto di soccorrere Canissa, per mezzo del Vescovo di Nicastro, il quale provvedeva armi, e poi col pretesto di sorprendere Camura in Albania già pertinente a' Veneziani, forse voleasi dal Papa prender piede a Tremiti, farne una commenda pel Card.l S. Giorgio e avere un porto. Nel Carteggio del Residente Veneto, le lettere de' primi di 10bre d.to anno recano anche questi progetti di conquista di Tremiti da parte del Papa, e la spedizione delle armi fatta daMons.r Montorio Vescovo di Nicastro, co' maneggi segreti diMons.r Baraffone.

297.UnMons.r Baraffone o Baruffone era segretamente inviato da Roma nell'agosto o settembre 1599, e se ne trova un cenno misterioso nel Carteggio del Nunzio; ma molto più tardi, dopo un anno e più, venne il fatto a luce. Nel Carteggio dell'Agente di Toscana, filz. 4088, al sèguito delle lettere di agosto 1600 si legge, che col pretesto di soccorrere Canissa, per mezzo del Vescovo di Nicastro, il quale provvedeva armi, e poi col pretesto di sorprendere Camura in Albania già pertinente a' Veneziani, forse voleasi dal Papa prender piede a Tremiti, farne una commenda pel Card.l S. Giorgio e avere un porto. Nel Carteggio del Residente Veneto, le lettere de' primi di 10bre d.to anno recano anche questi progetti di conquista di Tremiti da parte del Papa, e la spedizione delle armi fatta daMons.r Montorio Vescovo di Nicastro, co' maneggi segreti diMons.r Baraffone.

298.Ecco i documenti che abbiamo potuto raccogliere per chiarire la posizione de' Nobili sopra menzionati. — 1.º Circa D. Lelio Orsini, nell'Arch. Mediceo, Carteggio universale filz. 893, fol. 627, una sua lettera al Granduca con firma autografa, in data di Napoli 22 8bre 1599 dice, che aspetta sempre la venuta del corriere di Spagna il quale deve portare la sentenza del suo negoziato, che ora vede allungarsi tale arrivo, che ne darà avviso come il corriere giungerà secondo i comandi avuti. L'essersi dato l'ufficio di curatore a Gio. Serio di Somma risulta da' varii documenti del tempo notati ne' Reg.iPrivilegiorumeSigillorum; la dimora di costui in Calabria e la Commissione datagli contro i fuorusciti risulta dalla Lett. Vicereale de' 18 mag. 1599, notata ne' Reg.Curiae, vol. 45, fol. 153. — 2.º Circa il Principe di Bisignano, ecco dapprima quanto si legge negli Avvisi di Roma esistenti nell'Arch. di Modena: «1598, 2 7bre; si ritrova qua incognitamente et se ne sta ritirato il P.pe di Bisignano scappato con bellissimo stratagemma dalle mani del V. Re di Napoli che lo teneva prigione, raccontandosi che sendo habilitato dal d.to V. Re di haver la casa per carcere con sicurtà fattali da D. Lelio Orsini, l'uno et l'altro (questo falso) se ne siano scappati... con voce che d.to Principe voglia passare in Spagna et farsi sentire dal Re. — 21 8bre, il P.pe di Bisignano si trova a Pesaro dal Ser.mo d'Urbino et coll'occasione della Regina (la Regina di Spagna che passava per l'Italia recandosi a Madrid) passarà in Spagna. — 18 9bre; di Ferrara lettere del 21 dicono che vi era arrivato il P.pe di Bisignano quale havea seco un suo naturale di 6 anni solamente, attendendo l'arrivo del Duca d'Urbino, sperando col mezo di S. S.tà con questa occasione di poter effettuare qualche negotio buono per la sua causa con d.ta Regina, acciò sia mediatrice col Re per rimediare alli suoi malanni, et fra tanto haver qualche trattenimento appresso d.to Duca. — 1599, 18 gennaio; si aspetta qui il P.pe di Bisignano per vedere d'accomodar le sue cose col Re di Spagna. — 20 marzo; venerdì arrivò quaMons.r Santorio e il P.pe di Bisignano incontratisi vicino à Roma». Nel Carteggio Veneto da Napoli una prima lett. del 19 gen.º 1599 reca, «S. M.tà ha ordinato che i beni liberi di Bisignano siano venduti, ed egli tornando sia ricondotto in libertà con piezaria come prima; fra tanto non si danno i duc.ti 6 mila a' suoi corrispondenti e si ode con disgusto, oltre gli altri particolari dei suoi viaggi, il suo stare ora in Fiorenza spesato da quel Principe». Un'altra lett. del 17 agosto reca: «Il P.pe di Bisignano se n'è ritornato in questa città liberato del tutto dal V. Re con haverlo fatto reintegrare delle rate del suo assegnamento di scudi 500 il mese delle sue entrate dal dì della sua fugga (sic) fin'hora, et gli dà anco speranza di lasciarlo andare a vivere al suo stato in Calavria, dovendosi però continuar la estintione de' suoi debiti.»etc. Nel Carteggio Toscano da Napoli filz. 4087 due lett. del Principe medesimo al Gran Duca in data del 23 agosto 1599 recano essere lui tornato in istato di libertà in casa sua da dieci dì, con speranza di andarsene presto agli Stati suoi. Compie la serie delle pratiche fatte nella sua escursione la notizia posteriore che trovasi negli Avvisi di Roma collez. Urbinate, esistente nella Bibl. Vaticana cod. 1067: «27 8bre 1599; il P.pe di Bisignano ha fatto spedire qua un Breve per via secreta, con indulto di poter adottare o surrogare un tale per suo figlio». 3.º Quanto al Duca di Vietri, abbiamo veduta altrove (pag. 106 in nota) la sua lunga corrispondenza autografa, esistente nell'Arch. Urbinate in Firenze, che dà le informazioni autentiche sull'andamento della sua causa. La notizia delle feste da lui ordinate, all'occasione dell'entrata del Conte di Lemos, trovasi ne' Diurnali di Scipione Guerra fol. 81, ms. esistente nella Bibl. nazionale di Napoli (X, B, II). — 4.º Non avendo nulla da aggiungere intorno a Mario e Geronimo del Tufo, ci rimane a dire che la permanenza e il modo di vivere del Marchese di S. Lucido in Roma, al tempo del quale trattiamo, rilevasi dal Carteggio di Francesco M.a Vialardo esistente nell'Arch. Mediceo, filz. 3623. Una lettera di costui in data di Roma 23 8bre 1599 reca: «il Caraffa Marchese di S.to Lucito, che sta qui, mangia a suono di trombetto». Dal Carteggio poi del Nunzio Aldobrandini, filz. 212, lett. da Roma del 26 9bre 1599, rilevasi che il Papa mandò al Vicerè un Breve per raccomandarlo, sollecitato dal fratello di luiMons.Carafa. Ancora un'altra lettera del Vialardo (loc. cit.) in data del 1.º gennaio 1600 reca: «il Marchese di S.to Lucito ha fatto venir qua Tiberio suo fratello». Infine da altre lettere dello stesso Vialardo, come anche da quelle di Gio. Niccolini Ambasciatore Toscano in Roma (filz. 3316) e dagli Avvisi del tempo, si rileva che nella Settimana Santa del 1600 egli ebbe una quistione di precedenza con D. Francesco Colonna P.pe di Palestrina, seguìta da biglietti di sfida che indignarono il Papa e provocarono il suo arresto, finito poi con la pace fatta tra' due contendenti mercè l'opera del P.e Cesi.

298.Ecco i documenti che abbiamo potuto raccogliere per chiarire la posizione de' Nobili sopra menzionati. — 1.º Circa D. Lelio Orsini, nell'Arch. Mediceo, Carteggio universale filz. 893, fol. 627, una sua lettera al Granduca con firma autografa, in data di Napoli 22 8bre 1599 dice, che aspetta sempre la venuta del corriere di Spagna il quale deve portare la sentenza del suo negoziato, che ora vede allungarsi tale arrivo, che ne darà avviso come il corriere giungerà secondo i comandi avuti. L'essersi dato l'ufficio di curatore a Gio. Serio di Somma risulta da' varii documenti del tempo notati ne' Reg.iPrivilegiorumeSigillorum; la dimora di costui in Calabria e la Commissione datagli contro i fuorusciti risulta dalla Lett. Vicereale de' 18 mag. 1599, notata ne' Reg.Curiae, vol. 45, fol. 153. — 2.º Circa il Principe di Bisignano, ecco dapprima quanto si legge negli Avvisi di Roma esistenti nell'Arch. di Modena: «1598, 2 7bre; si ritrova qua incognitamente et se ne sta ritirato il P.pe di Bisignano scappato con bellissimo stratagemma dalle mani del V. Re di Napoli che lo teneva prigione, raccontandosi che sendo habilitato dal d.to V. Re di haver la casa per carcere con sicurtà fattali da D. Lelio Orsini, l'uno et l'altro (questo falso) se ne siano scappati... con voce che d.to Principe voglia passare in Spagna et farsi sentire dal Re. — 21 8bre, il P.pe di Bisignano si trova a Pesaro dal Ser.mo d'Urbino et coll'occasione della Regina (la Regina di Spagna che passava per l'Italia recandosi a Madrid) passarà in Spagna. — 18 9bre; di Ferrara lettere del 21 dicono che vi era arrivato il P.pe di Bisignano quale havea seco un suo naturale di 6 anni solamente, attendendo l'arrivo del Duca d'Urbino, sperando col mezo di S. S.tà con questa occasione di poter effettuare qualche negotio buono per la sua causa con d.ta Regina, acciò sia mediatrice col Re per rimediare alli suoi malanni, et fra tanto haver qualche trattenimento appresso d.to Duca. — 1599, 18 gennaio; si aspetta qui il P.pe di Bisignano per vedere d'accomodar le sue cose col Re di Spagna. — 20 marzo; venerdì arrivò quaMons.r Santorio e il P.pe di Bisignano incontratisi vicino à Roma». Nel Carteggio Veneto da Napoli una prima lett. del 19 gen.º 1599 reca, «S. M.tà ha ordinato che i beni liberi di Bisignano siano venduti, ed egli tornando sia ricondotto in libertà con piezaria come prima; fra tanto non si danno i duc.ti 6 mila a' suoi corrispondenti e si ode con disgusto, oltre gli altri particolari dei suoi viaggi, il suo stare ora in Fiorenza spesato da quel Principe». Un'altra lett. del 17 agosto reca: «Il P.pe di Bisignano se n'è ritornato in questa città liberato del tutto dal V. Re con haverlo fatto reintegrare delle rate del suo assegnamento di scudi 500 il mese delle sue entrate dal dì della sua fugga (sic) fin'hora, et gli dà anco speranza di lasciarlo andare a vivere al suo stato in Calavria, dovendosi però continuar la estintione de' suoi debiti.»etc. Nel Carteggio Toscano da Napoli filz. 4087 due lett. del Principe medesimo al Gran Duca in data del 23 agosto 1599 recano essere lui tornato in istato di libertà in casa sua da dieci dì, con speranza di andarsene presto agli Stati suoi. Compie la serie delle pratiche fatte nella sua escursione la notizia posteriore che trovasi negli Avvisi di Roma collez. Urbinate, esistente nella Bibl. Vaticana cod. 1067: «27 8bre 1599; il P.pe di Bisignano ha fatto spedire qua un Breve per via secreta, con indulto di poter adottare o surrogare un tale per suo figlio». 3.º Quanto al Duca di Vietri, abbiamo veduta altrove (pag. 106 in nota) la sua lunga corrispondenza autografa, esistente nell'Arch. Urbinate in Firenze, che dà le informazioni autentiche sull'andamento della sua causa. La notizia delle feste da lui ordinate, all'occasione dell'entrata del Conte di Lemos, trovasi ne' Diurnali di Scipione Guerra fol. 81, ms. esistente nella Bibl. nazionale di Napoli (X, B, II). — 4.º Non avendo nulla da aggiungere intorno a Mario e Geronimo del Tufo, ci rimane a dire che la permanenza e il modo di vivere del Marchese di S. Lucido in Roma, al tempo del quale trattiamo, rilevasi dal Carteggio di Francesco M.a Vialardo esistente nell'Arch. Mediceo, filz. 3623. Una lettera di costui in data di Roma 23 8bre 1599 reca: «il Caraffa Marchese di S.to Lucito, che sta qui, mangia a suono di trombetto». Dal Carteggio poi del Nunzio Aldobrandini, filz. 212, lett. da Roma del 26 9bre 1599, rilevasi che il Papa mandò al Vicerè un Breve per raccomandarlo, sollecitato dal fratello di luiMons.Carafa. Ancora un'altra lettera del Vialardo (loc. cit.) in data del 1.º gennaio 1600 reca: «il Marchese di S.to Lucito ha fatto venir qua Tiberio suo fratello». Infine da altre lettere dello stesso Vialardo, come anche da quelle di Gio. Niccolini Ambasciatore Toscano in Roma (filz. 3316) e dagli Avvisi del tempo, si rileva che nella Settimana Santa del 1600 egli ebbe una quistione di precedenza con D. Francesco Colonna P.pe di Palestrina, seguìta da biglietti di sfida che indignarono il Papa e provocarono il suo arresto, finito poi con la pace fatta tra' due contendenti mercè l'opera del P.e Cesi.

299.Ved. Doc. 311, p. 261. Veniamo assicurati che oggi si conserva sempre il nome di Lanzari ad una contrada presso Stilo, all'uscire della città, e che fino a pochi anni indietro vedevasi ancora, sul margine della via che attraversa tale contrada, un basamento in muratura sul quale sorgeva una croce, che fu menzionata dal Petrolo, e che segnava il confine dell'ambito giurisdizionale de' Domenicani.

299.Ved. Doc. 311, p. 261. Veniamo assicurati che oggi si conserva sempre il nome di Lanzari ad una contrada presso Stilo, all'uscire della città, e che fino a pochi anni indietro vedevasi ancora, sul margine della via che attraversa tale contrada, un basamento in muratura sul quale sorgeva una croce, che fu menzionata dal Petrolo, e che segnava il confine dell'ambito giurisdizionale de' Domenicani.

300.Così p. es. la proposizione che Maria fosse una schiava nera di Egitto ricavandolo dal mottonigra sum, e l'altra che le lettereINRIposte sulla croce costituissero una parola atrocemente ingiuriosa in ebraico, si trovano ripetute in molti processi anteriori a questi tempi, rappresentando le scempiaggini di coloro i quali presumevano di atteggiarsi a spiriti forti, come accade di rilevare anche dalla collezione de' processi di S.to Officio esistente in Dublino: non era quindi nemmeno necessario che le ripetesse fra Dionisio, il quale poi certamente ne divulgò molte altre, senza la menoma partecipazione del Campanella. Da ogni lato apparisce indubitabile che vi sieno stati erronei apprezzamenti delle parole del Campanella su' temi più intricati, come quelli di Dio, della Trinità, de' luoghi di premii e di pena, degli angeli buoni e tristi. Sul tema dei diavoli sarebbe veramente curioso di conoscere i concetti riposti del Campanella, anche per illustrazione di certi fatti della sua vita ulteriore: certamente al tempo del quale trattiamo egli se ne burlava, professando, nel caso di coloro a' quali si dicevano apparsi, «essere follie e spiriti fuliginosi et humori frigidi che calano», nel caso poi delle donne ossesse, «haverle per pazze»: i suoi motteggi su questo articolo si trovano ripetuti da parecchi, ed anche per tale motivo non sembra che vi sia luogo a dubbio.

300.Così p. es. la proposizione che Maria fosse una schiava nera di Egitto ricavandolo dal mottonigra sum, e l'altra che le lettereINRIposte sulla croce costituissero una parola atrocemente ingiuriosa in ebraico, si trovano ripetute in molti processi anteriori a questi tempi, rappresentando le scempiaggini di coloro i quali presumevano di atteggiarsi a spiriti forti, come accade di rilevare anche dalla collezione de' processi di S.to Officio esistente in Dublino: non era quindi nemmeno necessario che le ripetesse fra Dionisio, il quale poi certamente ne divulgò molte altre, senza la menoma partecipazione del Campanella. Da ogni lato apparisce indubitabile che vi sieno stati erronei apprezzamenti delle parole del Campanella su' temi più intricati, come quelli di Dio, della Trinità, de' luoghi di premii e di pena, degli angeli buoni e tristi. Sul tema dei diavoli sarebbe veramente curioso di conoscere i concetti riposti del Campanella, anche per illustrazione di certi fatti della sua vita ulteriore: certamente al tempo del quale trattiamo egli se ne burlava, professando, nel caso di coloro a' quali si dicevano apparsi, «essere follie e spiriti fuliginosi et humori frigidi che calano», nel caso poi delle donne ossesse, «haverle per pazze»: i suoi motteggi su questo articolo si trovano ripetuti da parecchi, ed anche per tale motivo non sembra che vi sia luogo a dubbio.

301.Per comodo de' lettori, tra le Illustrazioni annesse a' Documenti, abbiamo raccolti alcuni Cenni dellaCittà del Solee delleQuistioni sull'ottima repubblicain rapporto alle cose emerse ne' processi di congiura e di eresia; ved. Illustraz. I, pag. 609.

301.Per comodo de' lettori, tra le Illustrazioni annesse a' Documenti, abbiamo raccolti alcuni Cenni dellaCittà del Solee delleQuistioni sull'ottima repubblicain rapporto alle cose emerse ne' processi di congiura e di eresia; ved. Illustraz. I, pag. 609.

302.Ved. nellaCittà del Sole, ed. D'Ancona p. 272 e 273.

302.Ved. nellaCittà del Sole, ed. D'Ancona p. 272 e 273.

303.Sarebbe bastato aver dato uno sguardo alla sua definizione della Democrazia, tanto diversa da quella che oggi si professa; al sacrificio assoluto da lui imposto all'individuo di fronte allo Stato (abolendo, com'egli diceva, l'amor proprio o singolare, per l'amor comune o universale), mentre oggi si vuole che ognuno possa far conto dello Stato come se non esistesse; infine alla prevalenza assoluta da lui accordata alla cultura, mentre oggi si ritiene un gran fatto il suffragio universale, e non si chiede al Rappresentante del popolo, e neanche al Ministro, quella guarentigia del sapere che pur si chiede al più umile de' professionisti. Ne ricorderemo qualche cosa. 1.º Aforismi politici; ed. d'Ancona pag. 13: «Il dominio d'uno buono si dice Regno e Monarchia; d'uno malo si dice Tirannia; di più buoni si dice Aristocrazia; di più mali Oligarchia; di tutti buoni Polizia;di tutti mali Democrazia». 2.º, Città del Sole, ib. p. 244: «Perdutol'amore proprio, rimane sempre l'amore della comunità». 3.º; Quist. sull'ottima repubblica, p. 291: «Per gl'ignoranti è beneservireal sapiente ed al probo»; ciò che fu pure espresso tanto vivacemente nelle Poesie filosofiche, p. 72 (correz. tratta dall'ediz. Adami),«Assai sa chi non sa, se sa obbedire».

303.Sarebbe bastato aver dato uno sguardo alla sua definizione della Democrazia, tanto diversa da quella che oggi si professa; al sacrificio assoluto da lui imposto all'individuo di fronte allo Stato (abolendo, com'egli diceva, l'amor proprio o singolare, per l'amor comune o universale), mentre oggi si vuole che ognuno possa far conto dello Stato come se non esistesse; infine alla prevalenza assoluta da lui accordata alla cultura, mentre oggi si ritiene un gran fatto il suffragio universale, e non si chiede al Rappresentante del popolo, e neanche al Ministro, quella guarentigia del sapere che pur si chiede al più umile de' professionisti. Ne ricorderemo qualche cosa. 1.º Aforismi politici; ed. d'Ancona pag. 13: «Il dominio d'uno buono si dice Regno e Monarchia; d'uno malo si dice Tirannia; di più buoni si dice Aristocrazia; di più mali Oligarchia; di tutti buoni Polizia;di tutti mali Democrazia». 2.º, Città del Sole, ib. p. 244: «Perdutol'amore proprio, rimane sempre l'amore della comunità». 3.º; Quist. sull'ottima repubblica, p. 291: «Per gl'ignoranti è beneservireal sapiente ed al probo»; ciò che fu pure espresso tanto vivacemente nelle Poesie filosofiche, p. 72 (correz. tratta dall'ediz. Adami),

«Assai sa chi non sa, se sa obbedire».

«Assai sa chi non sa, se sa obbedire».

«Assai sa chi non sa, se sa obbedire».

304.Ved.Poesie filosofiche, ed. cit. p. 110,«Stavamo tutti al buio, altri sopitid'ignoranza nel sonno, e i sonatoripagati raddolciro il sonno infame;altri vegghianti rapivan gli onorila roba, il sangue, o si facean maritid'ogni sesso, e schernian le genti grame.Io accesi un lume...».

304.Ved.Poesie filosofiche, ed. cit. p. 110,

«Stavamo tutti al buio, altri sopitid'ignoranza nel sonno, e i sonatoripagati raddolciro il sonno infame;altri vegghianti rapivan gli onorila roba, il sangue, o si facean maritid'ogni sesso, e schernian le genti grame.Io accesi un lume...».

«Stavamo tutti al buio, altri sopitid'ignoranza nel sonno, e i sonatoripagati raddolciro il sonno infame;altri vegghianti rapivan gli onorila roba, il sangue, o si facean maritid'ogni sesso, e schernian le genti grame.Io accesi un lume...».

«Stavamo tutti al buio, altri sopiti

d'ignoranza nel sonno, e i sonatori

pagati raddolciro il sonno infame;

altri vegghianti rapivan gli onori

la roba, il sangue, o si facean mariti

d'ogni sesso, e schernian le genti grame.

Io accesi un lume...».

305.Ved.Poesie filosofichep. 102, nota 1aal Sonetto intitolato «A Dio».

305.Ved.Poesie filosofichep. 102, nota 1aal Sonetto intitolato «A Dio».

306.Ved.Poesie filosofichep. 125, Canz. 3ain Salmodia metafisicale.

306.Ved.Poesie filosofichep. 125, Canz. 3ain Salmodia metafisicale.

307.Ved. Doc. 7, pag. 15.

307.Ved. Doc. 7, pag. 15.

308.Ved. Doc. 8, pag. 17.

308.Ved. Doc. 8, pag. 17.

309.Ved. Doc. 15, pag. 24.

309.Ved. Doc. 15, pag. 24.

310.Nell'originale "espresa". (Nota per l'edizione elettronica)

310.Nell'originale "espresa". (Nota per l'edizione elettronica)

311.Ved. Doc. 6, pag. 14. Riportiamo la materia di queste Lettere con una certa larghezza e quasi traducendole, tanto per riprodurre fedelmente i fatti in esse esposti, quanto per facilitarne il riscontro a coloro i quali provassero difficoltà ad intendere l'idioma spagnuolo.

311.Ved. Doc. 6, pag. 14. Riportiamo la materia di queste Lettere con una certa larghezza e quasi traducendole, tanto per riprodurre fedelmente i fatti in esse esposti, quanto per facilitarne il riscontro a coloro i quali provassero difficoltà ad intendere l'idioma spagnuolo.

312.Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini filz. 212, Lett. da Roma del 3 luglio 1599.

312.Ved. nell'Arch. di Firenze il Carteggio del Nunzio Aldobrandini filz. 212, Lett. da Roma del 3 luglio 1599.

313.Ved. le Lettere di Giulio Battaglino al Segretario del Granduca di Toscana, estratte dall'Archivio Mediceo e pubblicate dal Palermo (Archivio Storico Italiano tom. 9.º, Firenze 1846); Let.a1.a: ne' nostri Documenti n.º 160, pag. 83.

313.Ved. le Lettere di Giulio Battaglino al Segretario del Granduca di Toscana, estratte dall'Archivio Mediceo e pubblicate dal Palermo (Archivio Storico Italiano tom. 9.º, Firenze 1846); Let.a1.a: ne' nostri Documenti n.º 160, pag. 83.

314.Nell'originale "2.º". (Nota per l'edizione elettronica)

314.Nell'originale "2.º". (Nota per l'edizione elettronica)

315.Il Litta, Famiglie celebri d'Italia tom. 5.º, poco esattamente lo dice fatto Nunzio in Napoli nel 1596. Fra' tanti Aldobrandini in carica, pe' quali non mancavano in Roma le Pasquinate (ved. gli Avvisi della Collezione Urbinate nella Bibl. Vaticana, cod. 1068, 8 gen.º 1600), c'era anche un fratello di Jacopo a nome Pietro, capitano della Guardia Pontificia.

315.Il Litta, Famiglie celebri d'Italia tom. 5.º, poco esattamente lo dice fatto Nunzio in Napoli nel 1596. Fra' tanti Aldobrandini in carica, pe' quali non mancavano in Roma le Pasquinate (ved. gli Avvisi della Collezione Urbinate nella Bibl. Vaticana, cod. 1068, 8 gen.º 1600), c'era anche un fratello di Jacopo a nome Pietro, capitano della Guardia Pontificia.

316.Ved. il Carteggio del Nunzio Aldobrandini filz. 212, Lett. da Roma del 3 luglio 1599.

316.Ved. il Carteggio del Nunzio Aldobrandini filz. 212, Lett. da Roma del 3 luglio 1599.

317.È il meno che di lui si possa dire. L'Agente di Toscana Giulio Battaglino lo descriveva al suo Governo quale uomo «aridissimo», di cui nella città «si fa conto come non ci fusse...; in somma un poco urbano e manco officioso fiorentino», notevole per «la sua estrema zotichezza». Trattandosi di uno che dovremo vedere giudice del Campanella, importa raccogliere notizie di lui da ogni parte. — Ved. nell'Arch. Mediceo, Carteg.º di G. Battaglino filz. 4085-4086, Lett. del 17 mag. 1596 e 3 luglio 1598.

317.È il meno che di lui si possa dire. L'Agente di Toscana Giulio Battaglino lo descriveva al suo Governo quale uomo «aridissimo», di cui nella città «si fa conto come non ci fusse...; in somma un poco urbano e manco officioso fiorentino», notevole per «la sua estrema zotichezza». Trattandosi di uno che dovremo vedere giudice del Campanella, importa raccogliere notizie di lui da ogni parte. — Ved. nell'Arch. Mediceo, Carteg.º di G. Battaglino filz. 4085-4086, Lett. del 17 mag. 1596 e 3 luglio 1598.

318.Ved. il Carteggio del Nunzio, filz. 212, Lett. da Roma del 9 8bre 1599.

318.Ved. il Carteggio del Nunzio, filz. 212, Lett. da Roma del 9 8bre 1599.

319.Ved. Doc. 44, pag. 47.

319.Ved. Doc. 44, pag. 47.

320.Ved. Doc. 45, pag. 47.

320.Ved. Doc. 45, pag. 47.

321.Riportiamo questa iscrizione, che dà in compendio la vita di Carlo Spinelli nella sua parte più gloriosa: «Carolus Spinellus marchio ursi novi, magnus animo, major consilio, in aula Ferdinandi Caesaris consiliarius, marchio clavis aureae, tractandis, regendis natus armis, humanus in hostes, in suos munificus, Italici nominis ubi jus fasq. studiosus, exempla majorum, auspicia sequutus Austriadum pro Caesare, pro Regg. Hispaniae Philippo II. III. IV. ann. IV et XXX. in Italia, Belgio, Germania, centurio, magister aciei, dux exercitus, collatis signis decertavit X. Saepe hostium sanguine imbutus, ter suo purpureus, Abberstathium, Betlehemum, Gaboreum, ducesque alios docuit quid in armis possit Italus. Ter ad Pragam coronam meritus muralem, aucthor praelii repetundae pugnae Germanis terga dantibus, capiendae urbis, in quam primus irrupit. Dedita sui opportunitate subsidii Breda, Ostenda, Inclusa, Bolduco, Vercellis. Ter obsidionalem, et civicam, liberatis obsidione Possonia, Uxavia, Jesino, provinciis, regionibus, exercitibus. Has inter laureas summus Dux Genuae, restinguendo intento cum Allobroge bello; nec audentibus in invicti viri vitam armis, manu cadit medica anno aetatis LIX. S. h. CIDIDCXXXIII. Insepulto monumentum nomini fratri suavissimo Jo. Baptista marchio boni albergi p.».

321.Riportiamo questa iscrizione, che dà in compendio la vita di Carlo Spinelli nella sua parte più gloriosa: «Carolus Spinellus marchio ursi novi, magnus animo, major consilio, in aula Ferdinandi Caesaris consiliarius, marchio clavis aureae, tractandis, regendis natus armis, humanus in hostes, in suos munificus, Italici nominis ubi jus fasq. studiosus, exempla majorum, auspicia sequutus Austriadum pro Caesare, pro Regg. Hispaniae Philippo II. III. IV. ann. IV et XXX. in Italia, Belgio, Germania, centurio, magister aciei, dux exercitus, collatis signis decertavit X. Saepe hostium sanguine imbutus, ter suo purpureus, Abberstathium, Betlehemum, Gaboreum, ducesque alios docuit quid in armis possit Italus. Ter ad Pragam coronam meritus muralem, aucthor praelii repetundae pugnae Germanis terga dantibus, capiendae urbis, in quam primus irrupit. Dedita sui opportunitate subsidii Breda, Ostenda, Inclusa, Bolduco, Vercellis. Ter obsidionalem, et civicam, liberatis obsidione Possonia, Uxavia, Jesino, provinciis, regionibus, exercitibus. Has inter laureas summus Dux Genuae, restinguendo intento cum Allobroge bello; nec audentibus in invicti viri vitam armis, manu cadit medica anno aetatis LIX. S. h. CIDIDCXXXIII. Insepulto monumentum nomini fratri suavissimo Jo. Baptista marchio boni albergi p.».

322.Ved. la Monarchia di Spagna nelle Op. del Campanella, ed. d'Ancona pag. 194, e confronta col Parrino, Teatroetc.Conte di Miranda. — Per le notizie sulla vita dello Spinelli ved. i RegistriPrivilegiorumv. 91 fol. 77 e v. 120 fol. 12: quivi si ha il suo stato di servizio ufficiale, ad occasione della sua nomina a Consigliere del Collaterale, e della facoltà di trasmettere ad uno dei suoi nipoti una pensione di cui godeva.

322.Ved. la Monarchia di Spagna nelle Op. del Campanella, ed. d'Ancona pag. 194, e confronta col Parrino, Teatroetc.Conte di Miranda. — Per le notizie sulla vita dello Spinelli ved. i RegistriPrivilegiorumv. 91 fol. 77 e v. 120 fol. 12: quivi si ha il suo stato di servizio ufficiale, ad occasione della sua nomina a Consigliere del Collaterale, e della facoltà di trasmettere ad uno dei suoi nipoti una pensione di cui godeva.

323.Ved. Ricca, La Nobiltà delle due Sicilie, Istoria de' feudi, Nap. 1859, vol. 1.º p. 115.

323.Ved. Ricca, La Nobiltà delle due Sicilie, Istoria de' feudi, Nap. 1859, vol. 1.º p. 115.

324.Questo rilevasi da un cenno di caso analogo inserto nell'indice del vol. 30 degli ordinarii Reg.Curiae. Ma perchè i lettori abbiano una certa idea degli usi del tempo, sarà bene che prendano conoscenza del testo della Commissione data al medesimo Spinelli dal Conte di Miranda, l'11 giugno 1590, per la persecuzione de' fuorusciti in tutto il Regno e specialmente nelle provincie d'Abruzzo, dove scorreva la campagna il famoso Marco Sciarra (ved. Reg.iCuriaevol. 33, an. 1588-89, fol.º 110 t.º). Trascriveremo qualche brano dei poteri concessi allora allo Spinelli. «Prohibire per banni publici che nesciuno presuma armare, ricettare, alimentare, favorire, et in qualsivoglia modo aiutare detti forasciti delinquenti, contumaci o forgiudicati sotto le pene pecuniarie et corporali che a voi pareranno etiam di morte naturale; et quelle irremissibiliter essequire nelle persone et beni de' trasgressori... Procedere a publicatione di banni contra forasciti prefigendo termine di giorni sei a comparere nella presentia vostra, et non comparendo personalmente non solo possano essere impune occisi ma ancora che siano castigati da voi... Stabilire pe' persecutori premii fino a d.i500 per ogni capo da pagarsi da' thesorieri provinciali, guidare, indultare, et ancora quelli eccettuati. Poter fare sfrattar li parenti utriusque sexus nelli gradi di parentela agnationis, cognationis, et affinitatis, per distantia di paese o dal Regno come ve parirà, imponendo pene di frusta, di galera, relegatione, deportatione et etiam de morte naturale à chi contravenirà come ve parerà... Discacciare gli amici, adherenti, fautori di detti forasciti di qualsivoglia stato grado o conditione se siano per la distantia che vi parerà, o confinarli come vorrete, imponendo pena di tratti di corda, frusta, galera, relegatione et pecuniaria, come meglio ve parerà, et essequendola irremisibiliter secondo la qualità delle persone che contraveneranno, ancora che non ve costasse per informatione che fossero amici adherenti fautori, che per essere cose occulte volemo se ne stia al sospetto che ne havereti... Authorità di fare brugiare, deroccare case, torre, molini, tagliar vigne et devastare altre possessioni non solo di capi di forasciti, ma di delinquenti, contumaci et seguaci loro, fandoli deroccare brugiare et devastare de manera che non se ne possano servire in nesciun tempo... A la quale persecutione farete attendere per mare, et per terra, non solamente da la gente pagata et destinata, ma da tutti et qualsivoglia huomini di qualunque stato grado et conditione si sieno, Baroni titulati et non titulati come ve parirà, da Capitani et soldati di battaglione, da ufficiali regii o di baroni, sindici, eletti, mastri giurati, giurati, barricelli, capitani di campagna, revocando tutte le salve guardie et privilegii di essentioni,etc.etc.et essequire pene di tratti di corda, di frusta, relegatione et galera, di morte naturale a chi non assisterà ubidirà et serverà nella persecutione et guardia di passi come saranno comandati et ordinatietc.etc.concedendovi ancora authorità de pigliare ogni sorte di vascelli per la guardia di mare che ve parerà o per traettare gente come sarà necessario, pigliare cavalli giumente et muli per la persecutione et servitio predetto, pigliare gente per corrieri, far munitione di vittovaglie dali luochi e per li luochi che ve parerà in sustentamento dela gente che andarà nella persecutione predetta; allogiare et dislogiare soldati nelle città terre castelli o casali che ve parerà ancor che fossero Camare reservate et fossero in qualsivoglia modo privilegiate et essente, ordinando che per lettere provisioni o patente di dislogiare non si piglino danari directe nec indirecte sotto pena severissima»etc.etc.Seguono ancora sei altre pagine in folio riempite da poteri di questo conio, ed ognuno intende che l'ultimo ordine suddetto era suggerito dagli abusi soliti a perpetrarsi con le così dette «composte» delle quali il Campanella parlò. Come lo Spinelli abbia allora, nel 1590, adempito alla sua missione, come l'abbiano servito i Commissionati e soldati da lui dipendenti, è facile rilevarlo dalle lettere Vicereali che si leggono nel volume citato, non mancando in esse i richiami allo Spinelli medesimo. Costui alle volte si allontanava da' punti più minacciati, come p. es. quando se ne tornava in Aquila alla ricerca di un Orazio de Antonellis aquilano, strettissimo amico di Marco Sciarra che aiutava con una sua comitiva; e il Vicerè era di tempo in tempo costretto ad ordinargli che andasse a' confini dove bisognava provvedere. D'altra parte aveva posto guardie e nominati Commissarii perfino in terra d'Otranto e nella città di Ostuni, per la cattura di Marco Sciarra che combatteva su' confini dello Stato Romano; e il Vicerè era costretto ad accogliere le lagnanze di quei popoli, che erano «travagliati et gravati di molta spesa», e ad ordinare che si revocassero que' provvedimenti non necessarii, e così pure quelle commissioni ad individui che, quando a loro pareva, davano «peso e inquietudine alle città domandando gente tanto da piede come di cavallo». Nè sarà inutile aggiungere che scorsi i due anni della Commissione data allo Spinelli, questa passò ne' medesimi termini suddetti ad Adriano Acquaviva Conte di Conversano, e vi fu una lunga sequela di Commissarii Locotenenti, senza aver mai raggiunta l'estirpazione dei fuorusciti.

324.Questo rilevasi da un cenno di caso analogo inserto nell'indice del vol. 30 degli ordinarii Reg.Curiae. Ma perchè i lettori abbiano una certa idea degli usi del tempo, sarà bene che prendano conoscenza del testo della Commissione data al medesimo Spinelli dal Conte di Miranda, l'11 giugno 1590, per la persecuzione de' fuorusciti in tutto il Regno e specialmente nelle provincie d'Abruzzo, dove scorreva la campagna il famoso Marco Sciarra (ved. Reg.iCuriaevol. 33, an. 1588-89, fol.º 110 t.º). Trascriveremo qualche brano dei poteri concessi allora allo Spinelli. «Prohibire per banni publici che nesciuno presuma armare, ricettare, alimentare, favorire, et in qualsivoglia modo aiutare detti forasciti delinquenti, contumaci o forgiudicati sotto le pene pecuniarie et corporali che a voi pareranno etiam di morte naturale; et quelle irremissibiliter essequire nelle persone et beni de' trasgressori... Procedere a publicatione di banni contra forasciti prefigendo termine di giorni sei a comparere nella presentia vostra, et non comparendo personalmente non solo possano essere impune occisi ma ancora che siano castigati da voi... Stabilire pe' persecutori premii fino a d.i500 per ogni capo da pagarsi da' thesorieri provinciali, guidare, indultare, et ancora quelli eccettuati. Poter fare sfrattar li parenti utriusque sexus nelli gradi di parentela agnationis, cognationis, et affinitatis, per distantia di paese o dal Regno come ve parirà, imponendo pene di frusta, di galera, relegatione, deportatione et etiam de morte naturale à chi contravenirà come ve parerà... Discacciare gli amici, adherenti, fautori di detti forasciti di qualsivoglia stato grado o conditione se siano per la distantia che vi parerà, o confinarli come vorrete, imponendo pena di tratti di corda, frusta, galera, relegatione et pecuniaria, come meglio ve parerà, et essequendola irremisibiliter secondo la qualità delle persone che contraveneranno, ancora che non ve costasse per informatione che fossero amici adherenti fautori, che per essere cose occulte volemo se ne stia al sospetto che ne havereti... Authorità di fare brugiare, deroccare case, torre, molini, tagliar vigne et devastare altre possessioni non solo di capi di forasciti, ma di delinquenti, contumaci et seguaci loro, fandoli deroccare brugiare et devastare de manera che non se ne possano servire in nesciun tempo... A la quale persecutione farete attendere per mare, et per terra, non solamente da la gente pagata et destinata, ma da tutti et qualsivoglia huomini di qualunque stato grado et conditione si sieno, Baroni titulati et non titulati come ve parirà, da Capitani et soldati di battaglione, da ufficiali regii o di baroni, sindici, eletti, mastri giurati, giurati, barricelli, capitani di campagna, revocando tutte le salve guardie et privilegii di essentioni,etc.etc.et essequire pene di tratti di corda, di frusta, relegatione et galera, di morte naturale a chi non assisterà ubidirà et serverà nella persecutione et guardia di passi come saranno comandati et ordinatietc.etc.concedendovi ancora authorità de pigliare ogni sorte di vascelli per la guardia di mare che ve parerà o per traettare gente come sarà necessario, pigliare cavalli giumente et muli per la persecutione et servitio predetto, pigliare gente per corrieri, far munitione di vittovaglie dali luochi e per li luochi che ve parerà in sustentamento dela gente che andarà nella persecutione predetta; allogiare et dislogiare soldati nelle città terre castelli o casali che ve parerà ancor che fossero Camare reservate et fossero in qualsivoglia modo privilegiate et essente, ordinando che per lettere provisioni o patente di dislogiare non si piglino danari directe nec indirecte sotto pena severissima»etc.etc.Seguono ancora sei altre pagine in folio riempite da poteri di questo conio, ed ognuno intende che l'ultimo ordine suddetto era suggerito dagli abusi soliti a perpetrarsi con le così dette «composte» delle quali il Campanella parlò. Come lo Spinelli abbia allora, nel 1590, adempito alla sua missione, come l'abbiano servito i Commissionati e soldati da lui dipendenti, è facile rilevarlo dalle lettere Vicereali che si leggono nel volume citato, non mancando in esse i richiami allo Spinelli medesimo. Costui alle volte si allontanava da' punti più minacciati, come p. es. quando se ne tornava in Aquila alla ricerca di un Orazio de Antonellis aquilano, strettissimo amico di Marco Sciarra che aiutava con una sua comitiva; e il Vicerè era di tempo in tempo costretto ad ordinargli che andasse a' confini dove bisognava provvedere. D'altra parte aveva posto guardie e nominati Commissarii perfino in terra d'Otranto e nella città di Ostuni, per la cattura di Marco Sciarra che combatteva su' confini dello Stato Romano; e il Vicerè era costretto ad accogliere le lagnanze di quei popoli, che erano «travagliati et gravati di molta spesa», e ad ordinare che si revocassero que' provvedimenti non necessarii, e così pure quelle commissioni ad individui che, quando a loro pareva, davano «peso e inquietudine alle città domandando gente tanto da piede come di cavallo». Nè sarà inutile aggiungere che scorsi i due anni della Commissione data allo Spinelli, questa passò ne' medesimi termini suddetti ad Adriano Acquaviva Conte di Conversano, e vi fu una lunga sequela di Commissarii Locotenenti, senza aver mai raggiunta l'estirpazione dei fuorusciti.

325.Ved. Doc. 206, pag. 107.

325.Ved. Doc. 206, pag. 107.

326.Ved. Doc. 32, pag. 40.

326.Ved. Doc. 32, pag. 40.

327.Ved. Doc. 205, pag. 106.

327.Ved. Doc. 205, pag. 106.

328.Non dobbiamo tacere che nel processo della congiura vi fu la testimonianza di un Alfonsino Serra, dalla quale risulterebbe, che mentre lo Spinelli passava per Nicastro, certamente recandosi a Catanzaro, fra Dionisio si trovò egualmente a Nicastro e subito dopo si recò a Girifalco (ved. Doc. 247, p. 155). Questo indicherebbe che fra Dionisio sentì forse il bisogno di vedere anche qualche altro ne' detti posti, ma non smentirebbe che se ne andò successivamente a Stilo per vedere il Campanella e quindi Maurizio.

328.Non dobbiamo tacere che nel processo della congiura vi fu la testimonianza di un Alfonsino Serra, dalla quale risulterebbe, che mentre lo Spinelli passava per Nicastro, certamente recandosi a Catanzaro, fra Dionisio si trovò egualmente a Nicastro e subito dopo si recò a Girifalco (ved. Doc. 247, p. 155). Questo indicherebbe che fra Dionisio sentì forse il bisogno di vedere anche qualche altro ne' detti posti, ma non smentirebbe che se ne andò successivamente a Stilo per vedere il Campanella e quindi Maurizio.

329.Ved. Doc. 10, pag. 18.

329.Ved. Doc. 10, pag. 18.

330.Ved. per le notizie suddette i Reg.iCuriaevol. 46 (an. 1599-601) fol. 38 t.º e 48 t.º; due Lett. Vicereali all'Audienza di Calabria del 21 aprile e 17 agosto 1600, intorno alla quistione di Guarino de Bernaudo e Camillo Passalacqua; l'ultima di esse solamente chiama D. Alonso de Roxas «olim governatore». Inoltre nell'Arch. Veneto, Carteggio di Napoli per l'anno 1600, n.º 16, una Lett. del Residente del 9 aprile d.toanno, che cita D. Alonso de Roxas parente della Viceregina governatore di Calabria; ad essa fa sèguito la copia di una Lett. «a D. Alonso de Rosa governatore di Calabria» da parte di D. Francesco de Castro, figlio del Conte di Lemos, funzionante allora da Vicerè. Ancora nell'Arch. di Napoli i Reg.Curiae, vol. 47 (an. 1599-601) fol. 55 t.º: una Lett. Vicereale del 15 maggio 1600, che commette a D. Pietro de Quiroga il sindacato del governo del mag.º D. Alonso de Roxas conforme alla Prammatica. Dippiù i Reg.iSigillorum, vol. 37 (an. 1600) alla data 18 9bre, ove si legge: «Incomenda del offitio de' governatore de la provintia de calabria ultra in persona de D. Pietro borgia insino ad altro ordine de sua M.tào de sua Ecc.

330.Ved. per le notizie suddette i Reg.iCuriaevol. 46 (an. 1599-601) fol. 38 t.º e 48 t.º; due Lett. Vicereali all'Audienza di Calabria del 21 aprile e 17 agosto 1600, intorno alla quistione di Guarino de Bernaudo e Camillo Passalacqua; l'ultima di esse solamente chiama D. Alonso de Roxas «olim governatore». Inoltre nell'Arch. Veneto, Carteggio di Napoli per l'anno 1600, n.º 16, una Lett. del Residente del 9 aprile d.toanno, che cita D. Alonso de Roxas parente della Viceregina governatore di Calabria; ad essa fa sèguito la copia di una Lett. «a D. Alonso de Rosa governatore di Calabria» da parte di D. Francesco de Castro, figlio del Conte di Lemos, funzionante allora da Vicerè. Ancora nell'Arch. di Napoli i Reg.Curiae, vol. 47 (an. 1599-601) fol. 55 t.º: una Lett. Vicereale del 15 maggio 1600, che commette a D. Pietro de Quiroga il sindacato del governo del mag.º D. Alonso de Roxas conforme alla Prammatica. Dippiù i Reg.iSigillorum, vol. 37 (an. 1600) alla data 18 9bre, ove si legge: «Incomenda del offitio de' governatore de la provintia de calabria ultra in persona de D. Pietro borgia insino ad altro ordine de sua M.tào de sua Ecc.

331.Ved. Illustraz. li, pag. 612.

331.Ved. Illustraz. li, pag. 612.

332.Ved. Doc. 408, pag. 509.

332.Ved. Doc. 408, pag. 509.

333.I fatti suddetti risultano dal Carteggio del Residente di Venezia (ved. Doc. 171 a 174, pag. 87 e 88), ed hanno un riscontro con documenti da noi rinvenuti nell'Arch. di Stato in Napoli. 1.º Nei Reg.iCuriaevol. 36 (Curiae 2 pestis, an. 1593-1642) fol. 27-28, dopo un Bando del 31 luglio contro le provenienze di Ragusa e luoghi convicini, si legge quest'altro: «Philippusetc.Banno. Si bene per altri banni di ordine nostro emanati sia prohibito sotto pena di morte naturale che non si doni (mancapratica) a vascelli, persune, et robbe che venessero da molti luochi suspetti di peste si come da quelli più largamente appare, et alli quali ci rimettemo et volemo che restino in loro robore et efficacia, tuttavolta per nuovi avvisi che tenemo se intende che non solo nelli luochi predetti tuttavia corre detto suspetto di peste, ma anco nell'infrascritti altri luochi ciò è la terra di fiume nelle parti della marca del stato Ecclesiastico, et per lo trafico che se tiene tra detti luochi et questo Regno sogliono al spesso da quelli venire et confluire in questo Regno vascelli et gente et robbe de varie et diverse sorte delle quale dandosi prattica de facile potriano nascere alcuni inconvenienti et danno alla generale salute di questo suddetto Regno.... (segue l'ordine a tutti e singoli officiali, maggiori e minori, tanto Regii che di Baronietc.etc.di non dare e non far dare pratica sotto pena di morte naturale, nella quale si dichiarano incorsi quelli che venissero da detti luoghi ed entrassero nel Regno). Dat. neap. 28 augusti 1599. El conde de Lemos». — 2.º Ibid. fol. 29, a' 4 7bre 1599 «Commissione in persona del dot.rMarco Ant.º Morra per quello che ha da exequire nel passo di Sangermano in materia di peste»; ordine che vi si conferisca e respinga indietro facendo mandato sotto pena di morte naturaleetc.— 3.º Ibid. fol. 30, id. id. al dot.rPaulo Capece per quel che ha da eseguire «nel passo di Fundi». — 4.º Ibid. fol. 31, id. id. al dot.rFrancesco Longobardo... «nel loco et passo de Tagliacoczo». — 5.º Ibid. fol. 31, t.º «All'Audientie di terra d'Otranto, Calabria citra, Capitanata, Calabria ultra»etc.etc.«Illustres et mag.civiri. Li giorni passati intendendomo che nella terra di fiume nella marca del Stato eccl.cocorreva sospetto di peste fu per noi publicato banno prohibendo il commercio della terra predetta sin come dal detto banno havereti visto, et come che semo informati che la detta terra di fiume non è quella del detto loco della Marca ma è sito nel capo de istria ci è parso revocare il sop.tobanno et prohibire il commercio della detta terra de fiume sita nel capo de istria et altri lochi sin come dalla copia che con questa ve si invia vedereti....etc.Neap. 6 settembris 1599. El conde de Lemos».

333.I fatti suddetti risultano dal Carteggio del Residente di Venezia (ved. Doc. 171 a 174, pag. 87 e 88), ed hanno un riscontro con documenti da noi rinvenuti nell'Arch. di Stato in Napoli. 1.º Nei Reg.iCuriaevol. 36 (Curiae 2 pestis, an. 1593-1642) fol. 27-28, dopo un Bando del 31 luglio contro le provenienze di Ragusa e luoghi convicini, si legge quest'altro: «Philippusetc.Banno. Si bene per altri banni di ordine nostro emanati sia prohibito sotto pena di morte naturale che non si doni (mancapratica) a vascelli, persune, et robbe che venessero da molti luochi suspetti di peste si come da quelli più largamente appare, et alli quali ci rimettemo et volemo che restino in loro robore et efficacia, tuttavolta per nuovi avvisi che tenemo se intende che non solo nelli luochi predetti tuttavia corre detto suspetto di peste, ma anco nell'infrascritti altri luochi ciò è la terra di fiume nelle parti della marca del stato Ecclesiastico, et per lo trafico che se tiene tra detti luochi et questo Regno sogliono al spesso da quelli venire et confluire in questo Regno vascelli et gente et robbe de varie et diverse sorte delle quale dandosi prattica de facile potriano nascere alcuni inconvenienti et danno alla generale salute di questo suddetto Regno.... (segue l'ordine a tutti e singoli officiali, maggiori e minori, tanto Regii che di Baronietc.etc.di non dare e non far dare pratica sotto pena di morte naturale, nella quale si dichiarano incorsi quelli che venissero da detti luoghi ed entrassero nel Regno). Dat. neap. 28 augusti 1599. El conde de Lemos». — 2.º Ibid. fol. 29, a' 4 7bre 1599 «Commissione in persona del dot.rMarco Ant.º Morra per quello che ha da exequire nel passo di Sangermano in materia di peste»; ordine che vi si conferisca e respinga indietro facendo mandato sotto pena di morte naturaleetc.— 3.º Ibid. fol. 30, id. id. al dot.rPaulo Capece per quel che ha da eseguire «nel passo di Fundi». — 4.º Ibid. fol. 31, id. id. al dot.rFrancesco Longobardo... «nel loco et passo de Tagliacoczo». — 5.º Ibid. fol. 31, t.º «All'Audientie di terra d'Otranto, Calabria citra, Capitanata, Calabria ultra»etc.etc.«Illustres et mag.civiri. Li giorni passati intendendomo che nella terra di fiume nella marca del Stato eccl.cocorreva sospetto di peste fu per noi publicato banno prohibendo il commercio della terra predetta sin come dal detto banno havereti visto, et come che semo informati che la detta terra di fiume non è quella del detto loco della Marca ma è sito nel capo de istria ci è parso revocare il sop.tobanno et prohibire il commercio della detta terra de fiume sita nel capo de istria et altri lochi sin come dalla copia che con questa ve si invia vedereti....etc.Neap. 6 settembris 1599. El conde de Lemos».

334.Ved. Doc. 12, pag. 20.

334.Ved. Doc. 12, pag. 20.

335.Ved. Doc. 260, pag. 173.

335.Ved. Doc. 260, pag. 173.

336.Ved. Reg.iPartiumvol. 1235 e vol. 1485.

336.Ved. Reg.iPartiumvol. 1235 e vol. 1485.

337.La notizia delle parole sconvenienti che avrebbe dette il Vescovo di Mileto trovasi nel Doc. 15, pag. 23. La condotta poi del Vescovo di Nicastro era veramente un po' strana, mentre sin dalla fine dell'anno precedente il Governo avea tolto il divieto all'entrata di lui nel Regno, e sin dal marzo dell'anno in corso avea con molti sacrificii conchiuso l'accomodamento, del quale la Curia Romana si era dichiarata soddisfatta. I RegistriCuriae, vol. 38 (an. 1595-99) fol. 173-75, recano la Lett. Vicereale all'Audienza di Calabria in data del 27 novembre 1598, nella quale si ricorda che il 31 gennaio passato era stato dato ordine di sequestrare l'entrate temporali del Rev. Vescovo di Nicastro «et dato anche ordine a tutte le terre e città di marine et mediterranee di quessa Provincia ch'al ritorno dovea fare detto Rev. Vescovo da Roma per conferirse in detto Vescovato non dovessero in modo alcuno permettere farlo smontare ne intrare in questo Regno, et il simile le sue robbe et gente»..; e si finisce con la revoca degli ordini anzidetti. — Quanto all'accomodamento fatto, ne abbiamo già dato qualche cenno altrove (ved. pag. 116): parrebbe che all'infuori della revoca del decreto del Sacro Regio Consiglio, tutto il resto de' capitoli concordati fossero stati accolti, e quindi anche gli ufficiali del Duca di Ferolito sacrificati. Sicuramente il Carteggio del Nunzio, filz. 212, reca una Lett. del Card.lS. Giorgio in data del 16 marzo 1599, la quale manifesta il «contento grande per l'accomodamento delle cose di Nicastro». Laonde giustamente riusciva non facile a spiegarsi la protratta permanenza di quel Vescovo in Roma.

337.La notizia delle parole sconvenienti che avrebbe dette il Vescovo di Mileto trovasi nel Doc. 15, pag. 23. La condotta poi del Vescovo di Nicastro era veramente un po' strana, mentre sin dalla fine dell'anno precedente il Governo avea tolto il divieto all'entrata di lui nel Regno, e sin dal marzo dell'anno in corso avea con molti sacrificii conchiuso l'accomodamento, del quale la Curia Romana si era dichiarata soddisfatta. I RegistriCuriae, vol. 38 (an. 1595-99) fol. 173-75, recano la Lett. Vicereale all'Audienza di Calabria in data del 27 novembre 1598, nella quale si ricorda che il 31 gennaio passato era stato dato ordine di sequestrare l'entrate temporali del Rev. Vescovo di Nicastro «et dato anche ordine a tutte le terre e città di marine et mediterranee di quessa Provincia ch'al ritorno dovea fare detto Rev. Vescovo da Roma per conferirse in detto Vescovato non dovessero in modo alcuno permettere farlo smontare ne intrare in questo Regno, et il simile le sue robbe et gente»..; e si finisce con la revoca degli ordini anzidetti. — Quanto all'accomodamento fatto, ne abbiamo già dato qualche cenno altrove (ved. pag. 116): parrebbe che all'infuori della revoca del decreto del Sacro Regio Consiglio, tutto il resto de' capitoli concordati fossero stati accolti, e quindi anche gli ufficiali del Duca di Ferolito sacrificati. Sicuramente il Carteggio del Nunzio, filz. 212, reca una Lett. del Card.lS. Giorgio in data del 16 marzo 1599, la quale manifesta il «contento grande per l'accomodamento delle cose di Nicastro». Laonde giustamente riusciva non facile a spiegarsi la protratta permanenza di quel Vescovo in Roma.

338.Non ci è stato possibile rintracciarne alcuna notizia nel Carteggio del Nunzio relativo a questo periodo. Parrebbe che il Card.lS. Giorgio non avesse creduto di doverne parlare al Nunzio, e che più tardi il Vicerè medesimo gliene avesse detto lui qualche cosa, onde poi il Nunzio ne trasmise notizia a Roma, segnatamente con Lett. in data 17 settembre la quale manca, e il Card.lSan Giorgio, in risposta, il 25 d.toscriveva: «Saranno false senza dubbio le relationi fatte al Vicerè di quei Vescovi, dei quali egli si è doluto con V. S., ma si come ella dovrà et scusarli et difenderli sempre, così ella potrà in certi casi investigare la verità delle cose, et quando giudicasse esser bene così, avvertirne i proprii Prelati» (ved. filz. 212 data sud.ta). Aggiungiamo che, a nostro avviso, con siffatti antecedenti bisogna intendere quelle altre parole che poco dopo, il 1º ottobre, il Card.lS. Giorgio scriveva al Nunzio, cioè «della congiura ci maravigliamo ogni dì più, et à V. S. toccherà d'avvisarne quel che se ne scoprirà di mano in mano»: a Roma non faceva maraviglia propriamente che una congiura vi fosse stata, ma faceva maraviglia che fosse stata così spinta innanzi, mettendovi tanto in mostra la persona del Papa e la partecipazione de' Vescovi.

338.Non ci è stato possibile rintracciarne alcuna notizia nel Carteggio del Nunzio relativo a questo periodo. Parrebbe che il Card.lS. Giorgio non avesse creduto di doverne parlare al Nunzio, e che più tardi il Vicerè medesimo gliene avesse detto lui qualche cosa, onde poi il Nunzio ne trasmise notizia a Roma, segnatamente con Lett. in data 17 settembre la quale manca, e il Card.lSan Giorgio, in risposta, il 25 d.toscriveva: «Saranno false senza dubbio le relationi fatte al Vicerè di quei Vescovi, dei quali egli si è doluto con V. S., ma si come ella dovrà et scusarli et difenderli sempre, così ella potrà in certi casi investigare la verità delle cose, et quando giudicasse esser bene così, avvertirne i proprii Prelati» (ved. filz. 212 data sud.ta). Aggiungiamo che, a nostro avviso, con siffatti antecedenti bisogna intendere quelle altre parole che poco dopo, il 1º ottobre, il Card.lS. Giorgio scriveva al Nunzio, cioè «della congiura ci maravigliamo ogni dì più, et à V. S. toccherà d'avvisarne quel che se ne scoprirà di mano in mano»: a Roma non faceva maraviglia propriamente che una congiura vi fosse stata, ma faceva maraviglia che fosse stata così spinta innanzi, mettendovi tanto in mostra la persona del Papa e la partecipazione de' Vescovi.

339.Ved. Doc. 264, pag. 177.

339.Ved. Doc. 264, pag. 177.

340.NelleCedole di Tesoreria Cassa Militare, vol. 431 (an. 1599) fol. 401, t.º si legge: «a 2 d'agosto. All'Ill.ePrincipe della Scalea Capitano di gend.eet per esso a Carlo Spinello suo creditore D.itrecentotrentatre tt. 1, 13 senz'altra poliza particolare per suo soldo di mesi cinque finiti a ultimo luglio 1599 a ragione di D.i800 lo anno...».

340.NelleCedole di Tesoreria Cassa Militare, vol. 431 (an. 1599) fol. 401, t.º si legge: «a 2 d'agosto. All'Ill.ePrincipe della Scalea Capitano di gend.eet per esso a Carlo Spinello suo creditore D.itrecentotrentatre tt. 1, 13 senz'altra poliza particolare per suo soldo di mesi cinque finiti a ultimo luglio 1599 a ragione di D.i800 lo anno...».

341.Ved. iCedolariie Della Marra D. Ferrante Duca della Guardia, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere o non comprese ne' Seggi, Nap. 1641, pag. 345.

341.Ved. iCedolariie Della Marra D. Ferrante Duca della Guardia, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere o non comprese ne' Seggi, Nap. 1641, pag. 345.

342.Ved. i RegistriPrivilegiorum Curiaevol. 146 (an. 1610-1613) fol. 121; De Lellis, Cod. ms. della Nazionale di Napoli, VI, F. 10: e Aldimari, Historia genealogica della famiglia Carafa, Nap. 1691, vol. 4.º pag. 275 e seg.ti

342.Ved. i RegistriPrivilegiorum Curiaevol. 146 (an. 1610-1613) fol. 121; De Lellis, Cod. ms. della Nazionale di Napoli, VI, F. 10: e Aldimari, Historia genealogica della famiglia Carafa, Nap. 1691, vol. 4.º pag. 275 e seg.ti

343.Ved. nel Carteggio del Nunzio esistente in Firenze, filz. 208, Lett. del Card.lAldobrandini del 22 9bre 1595: Raccomandi al Vicerè D. Carlo Ruffo Barone della Bagnara, perchè «si degni servirsene et impiegarlo in qualche carico honorato»; ne ha già scritto caldamente a S. E. — E nell'Arch. di Stato in Napoli i RegistriCuriae, vol. 43 (an. 1596-1597) fol. 49: «Commissione in persona del m.coAuditore oquendo per pigliare informatione delle cose»etc.«Philippusetc.Magnifice viretc.Semo informati che per D. Carlo ruffo Barone della Bagnara si sono commessi, et si commetteno di continuo molti et diversi contrabanni de Cavalli, oro, Argento, et moneta, il quale tiene attimolizzati li suoi vassalli di manera che niuno ardisce dir cosa nessuna di dette extrattioni ne di altri infiniti agravii et delitti che d.toDon Carlo fa, come più particularmente lo vedereti per la copia di lettera et Capi che con questa vi se inviano...». Segue l'ordine che pigli informazione contro li delinquenti fautori et complici.... tenga a disposizione del Vicerè li carcerati e mandi «l'informatione clausa et sigillata come si conviene acciò quella vista possa provedere lo de più che parirà convenire». Nap. 14 agosto 1597.

343.Ved. nel Carteggio del Nunzio esistente in Firenze, filz. 208, Lett. del Card.lAldobrandini del 22 9bre 1595: Raccomandi al Vicerè D. Carlo Ruffo Barone della Bagnara, perchè «si degni servirsene et impiegarlo in qualche carico honorato»; ne ha già scritto caldamente a S. E. — E nell'Arch. di Stato in Napoli i RegistriCuriae, vol. 43 (an. 1596-1597) fol. 49: «Commissione in persona del m.coAuditore oquendo per pigliare informatione delle cose»etc.«Philippusetc.Magnifice viretc.Semo informati che per D. Carlo ruffo Barone della Bagnara si sono commessi, et si commetteno di continuo molti et diversi contrabanni de Cavalli, oro, Argento, et moneta, il quale tiene attimolizzati li suoi vassalli di manera che niuno ardisce dir cosa nessuna di dette extrattioni ne di altri infiniti agravii et delitti che d.toDon Carlo fa, come più particularmente lo vedereti per la copia di lettera et Capi che con questa vi se inviano...». Segue l'ordine che pigli informazione contro li delinquenti fautori et complici.... tenga a disposizione del Vicerè li carcerati e mandi «l'informatione clausa et sigillata come si conviene acciò quella vista possa provedere lo de più che parirà convenire». Nap. 14 agosto 1597.

344.Ved.Numerazione de' fuochidi Stilo (vol. 1385 della collez.) fasc. per l'anno 1532: «n.º 92 (conc.tcum nova numeratione n.º 229) Mag.sJoannes Ant. moranus a. 45; berardina uxor an. 38; Joannes Hieron.usa. 23; Ysabella uxor a. 20 [solus.] Fagustina a. 2; diana a. 1: [filii dicti Jo. Hieron.] Joannes franciscus suprad.iJo.isAntonii fil. a. 20; Lucrecia fil. a. 20; Lucrecia alia fil. a. 6; Catarina famula a. 25; Catarinella famula a. 20; Francisca mater Jo.isAntonii a. 70». — E nel fasc. per l'anno 1545: «n.º 229 (conc.tcum veteri num. n.º 92). Mag.sJoannes Hieronimus moranus a. 36; Isabella uxor a. 30; Fragustina f.aa. 14; Diana f.aa. 13; Jo. Antonius filius a. 10; Beatrix filia a. 5 [Filius q.mJoannis Antonii et nepos q.mFrancisci locotenentis. De quo se gravantes quia non produxerunt fidem civitatis catanzarii tanquam ibi abitantes, Ideo provisum quod non remaneat pro foculari hic sed deducatur hinc et habeatur ratio in dicta civitate tempore numerationis faciendae dictae civitatis».

344.Ved.Numerazione de' fuochidi Stilo (vol. 1385 della collez.) fasc. per l'anno 1532: «n.º 92 (conc.tcum nova numeratione n.º 229) Mag.sJoannes Ant. moranus a. 45; berardina uxor an. 38; Joannes Hieron.usa. 23; Ysabella uxor a. 20 [solus.] Fagustina a. 2; diana a. 1: [filii dicti Jo. Hieron.] Joannes franciscus suprad.iJo.isAntonii fil. a. 20; Lucrecia fil. a. 20; Lucrecia alia fil. a. 6; Catarina famula a. 25; Catarinella famula a. 20; Francisca mater Jo.isAntonii a. 70». — E nel fasc. per l'anno 1545: «n.º 229 (conc.tcum veteri num. n.º 92). Mag.sJoannes Hieronimus moranus a. 36; Isabella uxor a. 30; Fragustina f.aa. 14; Diana f.aa. 13; Jo. Antonius filius a. 10; Beatrix filia a. 5 [Filius q.mJoannis Antonii et nepos q.mFrancisci locotenentis. De quo se gravantes quia non produxerunt fidem civitatis catanzarii tanquam ibi abitantes, Ideo provisum quod non remaneat pro foculari hic sed deducatur hinc et habeatur ratio in dicta civitate tempore numerationis faciendae dictae civitatis».

345.Ved. i RegistriPrivilegiorumvol. 32, fol. 15 vol. 38 fol. 115, e vol. 37 fol. 58 e 62.

345.Ved. i RegistriPrivilegiorumvol. 32, fol. 15 vol. 38 fol. 115, e vol. 37 fol. 58 e 62.

346.Ved. i RegistriSignificatoriarum Releviorum. Reg. n.º 32 fol. 154 t.º; e Della Marra Duca della Guardia, op. cit. p. 264. — Daremo in sèguito altri documenti su D.aCamilla.

346.Ved. i RegistriSignificatoriarum Releviorum. Reg. n.º 32 fol. 154 t.º; e Della Marra Duca della Guardia, op. cit. p. 264. — Daremo in sèguito altri documenti su D.aCamilla.

347.Ved. i RegistriCuriae, vol. 38 (an. 1595-1599) fol. 56: «All'Aud.adi Calabria ultra, che avisi si a tempo si comprò detta casa per il Sindico di Catanzaro per residenza di quel tribunale vi fu alcuna collusione. Philippusetc.Magnifici virietc.havemo inteso che gio. geronimo morano olim Sindico di questa città in tempo del suo officio fè opera che una casa de gio. battista morano suo fratello che non se haveria trovato a vendere comparse per questa predetta città per duc.titre milia dove habia de fare residenza il tribunale di questa R.aAudientia non obstante che detta casa sia incomoda et in essa bisogna farsi magiore spesa che in qualsivoglia altra et maxime in circundarla di strade publiche et isolarla, et tutta la fabrica che vi è oltre che non è bona non viene à disegno, et poichè volemo intendere come passa il tutto ci è parso farvi la presente con la quale vi dicimo et ordinamo che vi debbiate informare...»etc.Dat. 19 luglio 1596.

347.Ved. i RegistriCuriae, vol. 38 (an. 1595-1599) fol. 56: «All'Aud.adi Calabria ultra, che avisi si a tempo si comprò detta casa per il Sindico di Catanzaro per residenza di quel tribunale vi fu alcuna collusione. Philippusetc.Magnifici virietc.havemo inteso che gio. geronimo morano olim Sindico di questa città in tempo del suo officio fè opera che una casa de gio. battista morano suo fratello che non se haveria trovato a vendere comparse per questa predetta città per duc.titre milia dove habia de fare residenza il tribunale di questa R.aAudientia non obstante che detta casa sia incomoda et in essa bisogna farsi magiore spesa che in qualsivoglia altra et maxime in circundarla di strade publiche et isolarla, et tutta la fabrica che vi è oltre che non è bona non viene à disegno, et poichè volemo intendere come passa il tutto ci è parso farvi la presente con la quale vi dicimo et ordinamo che vi debbiate informare...»etc.Dat. 19 luglio 1596.

348.Ved. Doc. 394, pag. 456.

348.Ved. Doc. 394, pag. 456.

349.Ved. su questo punto di giurisprudenza. Eymerici Directorium Inquisitorum; accedunt scholia Fran.sciPegnaé, Rom. 1578, pag. 374, «anche gl'infami e criminosi, oltrechè gli spergiuri, possono ammettersi come testimoni, non già l'inimico capitale; e a pag. 239 si chiarisce, che sono considerati pure quali nemici incapaci di testificare «qui cum inimicis capitalibus commorantur, et qui ex contraria sunt familiavel factione». Inoltre Masini, Sacro arsenale overo Pratica della S.taInquisitione, Rom. 1639 pag. 335: «È di tanto momento l'inimicitia capitale di un testimonio col Reo, che non gli si crede, ancorchè deponga contro al Reo nella tortura e nell'istesso articolo di morte».

349.Ved. su questo punto di giurisprudenza. Eymerici Directorium Inquisitorum; accedunt scholia Fran.sciPegnaé, Rom. 1578, pag. 374, «anche gl'infami e criminosi, oltrechè gli spergiuri, possono ammettersi come testimoni, non già l'inimico capitale; e a pag. 239 si chiarisce, che sono considerati pure quali nemici incapaci di testificare «qui cum inimicis capitalibus commorantur, et qui ex contraria sunt familiavel factione». Inoltre Masini, Sacro arsenale overo Pratica della S.taInquisitione, Rom. 1639 pag. 335: «È di tanto momento l'inimicitia capitale di un testimonio col Reo, che non gli si crede, ancorchè deponga contro al Reo nella tortura e nell'istesso articolo di morte».

350.Ved. Doc. 377, pag. 388.

350.Ved. Doc. 377, pag. 388.

351.Ved. Doc. 269, pag. 194.

351.Ved. Doc. 269, pag. 194.

352.La cosa non sarebbe stata censurabile, se i 36 capi di accusa avessero avuto realmente corso nel pubblico, ma questo riusciva impossibile anche pel gran numero de' detti capi. Si conosce che vi erano tre maniere di procedere, «per accusationem» cioè ad istanza di uno che si costituiva parte (caso rarissimo), «per denuntiationem» dietro la rivelazione di uno che non si costituisca parte (caso ordinario), e «per viam inquisitionis» dietro la pubblica voce e fama (caso non raro). Ved. Eymericus op. cit. pag. 283.

352.La cosa non sarebbe stata censurabile, se i 36 capi di accusa avessero avuto realmente corso nel pubblico, ma questo riusciva impossibile anche pel gran numero de' detti capi. Si conosce che vi erano tre maniere di procedere, «per accusationem» cioè ad istanza di uno che si costituiva parte (caso rarissimo), «per denuntiationem» dietro la rivelazione di uno che non si costituisca parte (caso ordinario), e «per viam inquisitionis» dietro la pubblica voce e fama (caso non raro). Ved. Eymericus op. cit. pag. 283.

353.Ved. Doc. 270, pag. 197.

353.Ved. Doc. 270, pag. 197.

354.Riscontr. i Doc. 278, pag. 199; 280, pag. 208; 303, pag. 244.

354.Riscontr. i Doc. 278, pag. 199; 280, pag. 208; 303, pag. 244.

355.Ved. pag. 242. Il Campanella, nella Narrazione, dice che fra Dionisio «andò al Convento di Pizzoni per appartarsi, dove andando li sbirri a pigliarlo con D. Carlo Ruffo, si fuggìo travestito et D. Carlo prese carcerato F. G. Battista di Pizzoni Vicario del convento e F. Silvestro di Lauriana». È chiaro che egli non era bene informato.

355.Ved. pag. 242. Il Campanella, nella Narrazione, dice che fra Dionisio «andò al Convento di Pizzoni per appartarsi, dove andando li sbirri a pigliarlo con D. Carlo Ruffo, si fuggìo travestito et D. Carlo prese carcerato F. G. Battista di Pizzoni Vicario del convento e F. Silvestro di Lauriana». È chiaro che egli non era bene informato.

356.Ved. Doc. 278 b, pag. 198.

356.Ved. Doc. 278 b, pag. 198.

357.Il Campanella nella Narrazione scrisse: «Piacque al Visitator e poi ai laici questa deposizion d'heresia, perchè non poteano far verisimile il primo processo contra il Papa e Prelati». Ma tale primo processo non vi fu, e il Visitatore sapeva le cose di eresia fin dal mese precedente e ne aveva pure mandata la notizia a Roma per mezzo di fra Cornelio, prima che il Pizzoni le deponesse; anzichè rilevarle dal Pizzoni, il Visitatore glie le dettò, e potè aver molto piacere che il Pizzoni ne deponesse più di quante ne conosceva. Vedremo poi che fu veramente opera del Campanella l'aver tolto dalla mente de' Giudici la partecipazione del Papa nella congiura.

357.Il Campanella nella Narrazione scrisse: «Piacque al Visitator e poi ai laici questa deposizion d'heresia, perchè non poteano far verisimile il primo processo contra il Papa e Prelati». Ma tale primo processo non vi fu, e il Visitatore sapeva le cose di eresia fin dal mese precedente e ne aveva pure mandata la notizia a Roma per mezzo di fra Cornelio, prima che il Pizzoni le deponesse; anzichè rilevarle dal Pizzoni, il Visitatore glie le dettò, e potè aver molto piacere che il Pizzoni ne deponesse più di quante ne conosceva. Vedremo poi che fu veramente opera del Campanella l'aver tolto dalla mente de' Giudici la partecipazione del Papa nella congiura.

358.Durante il processo informativo non era lecito nè ilterrorecosì dettoprossimo, vale a dire il far condurre l'imputato al luogo del tormento, nè ilterrorecosì dettorimoto, vale a dire per parole; il terrore, «territio», consideravasi come un primo grado della tortura. Anzi il contegno, che l'Inquisitore dovea tenere, era ben diversamente prescritto: ved. in Masini, Sacro arsenale Rom. 1639, p. 315 e 323; art. 40.º e 64.º — 1.º «Il Giudice mentre essamina i Rei deve mostrarsi nel volto anzi rigido e terribile che nò, ma non mai precipitar nell'ira incontro ad essi ancorchè gli stimi huomini cattivi e scelerati: nè per qualsivoglia cagione prometter loro giammai l'impunità». — 2.º «Nell'ammonire i Rei a dover pianamente dir la verità... usino gl'Inquisitori maniere piacevoli, e caritatevoli, non aspre, o spaventevoli, acciochè i Rei per timor dei Giudici non dicano qualche bugia».

358.Durante il processo informativo non era lecito nè ilterrorecosì dettoprossimo, vale a dire il far condurre l'imputato al luogo del tormento, nè ilterrorecosì dettorimoto, vale a dire per parole; il terrore, «territio», consideravasi come un primo grado della tortura. Anzi il contegno, che l'Inquisitore dovea tenere, era ben diversamente prescritto: ved. in Masini, Sacro arsenale Rom. 1639, p. 315 e 323; art. 40.º e 64.º — 1.º «Il Giudice mentre essamina i Rei deve mostrarsi nel volto anzi rigido e terribile che nò, ma non mai precipitar nell'ira incontro ad essi ancorchè gli stimi huomini cattivi e scelerati: nè per qualsivoglia cagione prometter loro giammai l'impunità». — 2.º «Nell'ammonire i Rei a dover pianamente dir la verità... usino gl'Inquisitori maniere piacevoli, e caritatevoli, non aspre, o spaventevoli, acciochè i Rei per timor dei Giudici non dicano qualche bugia».


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