Chapter 25

359.Ved. Doc. 279, pag. 203.360.Ved. Doc. 280, pag. 207.361.Ved. Doc. 33, pag. 41. Le prescrizioni della procedura ecclesiastica sull'argomento possono leggersi in Masini op. cit. part. 1.apag. 10, e part. 10.ap. 314, art. 35. — 1.º «Sarà avvertito (l'Inquisitore) di non permettere che i Notari diano copie degli Atti del S.toOfficio per qualsivoglia causa fuor che al Reo, e solamente quando pende il processo et egli dee far le sue difese, et all'hora senza il nome dei testimonii, e senza quelle circostanze, per le quali il Reo potesse venire in cognitione della persona testificante». — 2º. «Non deono nè possono gl'Inquisitori per niuna occasione somministrare ad altro tribunale giammai nè indicii nè persone di qualsivoglia condizione o qualità».362.Il convento e la Chiesa di S. M.adi Titi oggi si trovano a pochi passi da Stignano, ma diverse circostanze mostrano che a' tempi dei quali trattiamo trovavansi più lontani ed abbastanza isolati.363.Ved. Doc. 19, pag. 32. Che il Mesuraca avesse obbligazioni al padre del Campanella si rileva da alcuni versi di un Sonetto di fra Tommaso che noi per la prima volta pubblichiamo (ved. Doc. 489 p. 569):«La vita che dovevi al padre miocosì la rendi sconoscente ingrato?».Vi sarebbe qualche indizio che il padre del Campanella lo avesse accompagnato in questa corsa; ma così fra Tommaso come il Petrolo lo tacquero, forse per non comprometterlo maggiormente.364.Il Mesuraca fornì l'abito da secolare ed anche portò via le vesti fratesche, come si rileva da un verso del Sonetto del Campanella già citato:«Ma perchè pria le vesti mi trasporte?»Il Campanella muove rimprovero al Mesuraca di questo fatto, che pure compiuto fin da principio era una precauzione evidentemente necessaria.365.Ved. Doc. 282 p. 214; 319 pag. 271; 380 pag. 391. Si noti che relativamente alla cifra, il Petrolo una volta disse, «essendo alla Roccella, ethavendo(il Campanella) diverse scritture, tra l'altre una scritta in cifra» etc., e un'altra volta disse, «essendo alla Roccella con fra Thomaso Campanella, un giorno o dui prima che fussemo pigliati,venneroalcune lettere al Campanella, quali esso Campanella mi disse ch'erano di fra Gio. Battista da Pizzone, et erano scritte à zifra»etc.Certamente è poco verosimile che in quelle strette il Campanella conservasse ancora lettere in cifra, ed è ancor meno verosimile che lettere in cifra arrivassero fino alla Roccella, mentre difficilmente potea sapersi dove il Campanella fosse: tutto ciò potrebbe mostrare solamente la premura del Petrolo di voler nascondere che egli conoscesse le pratiche della congiura prima della sua fuga, la quale sarebbe stata un puro atto di cortesia verso il Campanella; del resto non sarebbe neanche impossibile che le lettere, scritte dal Pizzoni qualche giorno prima della sua cattura, fossero state portate dal padre del Campanella, postosi immediatamente in fuga co' due frati e ridottosi alla Roccella presso il Mesuraca.366.La scusa del Mesuraca è rivelata dal Sonetto del Campanella già citato, il rimanente dalla Narrazione.367.Potrebbe credersi che da principio non fosse convenuto ad alcuno dei due mettere innanzi siffatto motivo della persecuzione di Maurizio, perchè avrebbero così implicitamente riconosciuto di essere complici nella congiura; ma bastava che fossero ricercati dalla giustizia sotto questa imputazione, perchè a Maurizio avesse potuto venire in mente di profittare delle loro persone, e quindi, da parte loro, il mettere innanzi tale fatto non sarebbe stato di alcun pregiudizio. Bisogna pure notare che il Petrolo parlò più tardi del voluto disegno di Maurizio, propriamente nel tribunale per l'eresia, non in quello per la congiura, e poi il Campanella, più tardi ancora, trovata in processo questa diceria ne profittò; ma non fu bello da parte sua infamare in tal modo la memoria di Maurizio, lasciandosi trasportare da un risentimento del pari non giustificabile che provò in sèguito verso di lui. E si sa quanto vivaci e precipitosi fossero i risentimenti nell'animo fervido del Campanella.368.Ved. i due Sonetti contro Xarava, Doc. 452 e 453, pag. 555.369.Riscontr. il Doc. 19, pag. 28.370.Questo risulta anche dalla parte del Carteggio del Nunzio già pubblicata dal Palermo, e ci sorprende che sia sfuggito a' biografi Campanelliani, poichè vi si legge: «Stando pur fra Thomaso Campanella su la negativa etiam d'una narratione del fatto scritta di sua mano sin nel principio che fu preso»etc.(ved. Doc. 84, pag. 61). Vero è che il Palermo, per abbreviare ed italianizzare, lesse «e d'una narrazione del fatto», onde si vede quanto sia preferibile riportare i documenti come stanno; ma intanto potea rilevarsi che il Campanella avea scritta di suo pugno una narrazione compromettente e che invano cercò di negarla.371.Ved. Doc. 244, pag. 135.372.Ved. Doc. 288, pag. 220.373.Ved. Doc. 244, pag. 138. La lettera del Principe della Roccella dovè probabilmente essere firmata col semplice nome di Fabrizio Carafa, e il Mastrodatti diede a costui il titolo di Principe dello Sciglio; ma è evidentissimo che solo il Principe della Roccella poteva scrivere quella lettera.374.Ved. Doc. 290 a 292, pag. 221 a 224.375.Ved. Doc. 15, pag. 24; e Doc. 244, pag. 137.376.Ved. i RegistriCuriaevol. 64, fol. 149 t.º, Let. del 26 gen.º 1607.377.Le parole virgolate sono del Mastrodatti, che così si espresse nel dare notizia di questo libercolo (ved. Doc. 254, p. 170); noi lo pubblichiamo tutt'intero, essendo di pochissime pagine, nel Doc. 287, pag. 219.378.Ved. Doc. 282, pag. 211.379.Ved. nel Carteggio del Nunzio il Doc. 48, pag. 48.380.Ved. Doc. 15 e 16, pag. 22 e 24.381.Ved. Doc. 18, pag. 25.382.Ved. Doc. 178 pag. 91, e 180 pag. 92.383.Ved. Doc. 244 pag. 129, e 247 pag. 152.384.Ved. nel Carteggio Vicereale il Doc. 15, pag. 24. — Nella Narrazione del Campanella si legge: «E così s'esaminavano poi in segreto li revelanti, come F. Dionisio parlò con li tali, e tali; e che Mauritio bandito per morte d'homo era capo. A cui scrissero che voleano uscir seco in campagna; e si facean venir lettere da lui, e diceano, che quelle eran lettere di ribellione: e ne presentaro due che parlavano del tempo di far la vendetta di lor nemici, et uscir fuoride repente, fingendo ch'eran del tempo di ribellare: e l'altre lettere, che spiegavano la verità meglio, s'occultaro da loro».385.Ved. Doc. 247, pag. 152.386.Ved. Doc. 244, pag. 131.387.Ved. Doc. 244, pag. 131.388.Questo Marchese di Vigliena è citato anche dal Campanella nell'operaDe Sensu rerum et Magialib. 4.º cap. 19, appendice (ed. Paris. 1637, p. 218); dicevasi nientemeno che egli avesse saputo ottenere la rigenerazione di un uomo fatto in pezzi e messo in un vaso!389.Ved. Doc. 244, pag. 132.390.Ved. Doc. 18, pag. 27.391.Ved. Doc. 244, pag. 132.392.Doc. 391 pag. 415, e 240 pag. 126. L'acqua fredda durante l'amministrazione della corda costituiva un gravissimo tormento. Ippolito de Marsiliis bolognese, che fu l'inventore di esso, e che troveremo anche inventore della veglia, ne parla a questo modo: «Sed ego aliquos reos habui in fortiis meis, dum fui jusdicens, qui aut incantationibus, aut constantia, aut fortitudine aliqua tormenta non timebant, ideo ego adhibui talibus reis duo genera tormentorum. Primum est, nam debet spoliari et ligari reus, et debet torqueri aliquantulum, non tamen sufficienter cum communi tortura, et si non vult confiteri quia non timeat seu non crucietur in ipsa tortura, tunc quia est calidus et in sudore, etiam si esset glacies in terris, tunc facias sibi proijci magnam quantitatem aquae super capite et dorso, et permittas eum dissolutum a chorda sic quiescere per horam, et deinde cum erit frigidatus, facias iterum eum torqueri, et tunc ossa ejus cantabunt et strepitum facient, et tunc cruciabitur acrius in duplum quam primo fuerat, et istud est terribile tormentum». De Marsiliis, In nonnullos ff. et C. titulos commentaria, Venet. 1635, fol. 44. Non si comprende questa efferata crudeltà degli antichi Giudici; anche meno si comprende come l'odierna svenevolezza abbia potuto tener dietro a tanta crudeltà!393.Doc. 244, pag. 132.394.Ved. Doc. 244, pag. 132. Non deve sfuggire che nella 1adeposizione sua, presso fra Cornelio, trovasi scritto essersi in Pizzoni riuniti più di 35 capi; questa differenza in più si deve forse attribuire al gusto di fra Cornelio.395.Ved. Doc. 244, pag. 138; 260, pag. 163; 15, pag. 24.396.Ved. Doc. 244, pag. 138.397.Ved. Doc. 18, pag. 26.398.Questa condizione apparisce qui per la prima volta nelle deposizioni dei laici; i due primi rivelanti aveano solamente detto, che i navigli turchi doveano «servir para yr acosteiando la Calabria y inpedir qualquier socorro de mar». I frati cominciarono a dire che i turchi doveano dare milizie da sbarco per occupare le fortezze, e il Campanella medesimo vi alluse abbastanza. Lo Xarava dovè apprenderlo dalle deposizioni de' frati e farlo poi dire dal Crispo e successivamente da tutti gli altri.399.Ved. p. es. Hieron. Gigantis, De crimine lesae Majestatis (in Zilett. Tractatus illustrium in utraque facultateetc.Venet. 1584 vol. 11, pars 1a) fol. 66; ed ancora Prosp. Farinacii, Decisiones de indiciis et tortura (cum Ambrosini Tranquilli, Proces. informativ. Venet. 1649) a p. 334: «Crimen lesae majestatis multa habet specialia. Bene leviora indicia sufficiunt ad torquendum, ubi agitur de tractatu, consilio vel conspiratione secreta, prout in aliis delictis occultis, et hoc non propter criminis atrocitatem sed propter probationis difficultatem». E a pag. 347, parlando de' delitti atroci, de' quali il massimo era considerato quello di lesa Maestà: «potest judex gravioribus et atrocibus tormentis uti, sed non insolitis et novis».400.Ved. Doc. 244, pag. 135.401.Ved. i RegistriQuinternionit. 20, fol. 78402.Ved. Doc. 23, pag. 35.403.Ved. Doc. 244, pag. 135.404.Ved. Doc. 22, pag. 33.405.Ved. Doc. 25, pag. 36.406.Ved. Doc. 24, pag. 36.407.Ved. Doc. 30, pag. 39.408.Ved. Sagredo, Memorie istoriche de' Monarchi Ottomani, Bologna 1684 pag. 468. Confr. il nostro Doc. 199, pag. 99.409.Ved. Doc. 14, 15 e 16, pag. 22 a 24.410.Ved. Doc. 17, 18 e 19, pag. 25 a 28.411.Ved. Doc. 20 pag. 33, e Doc. 181 pag. 93.412.Ved. Doc. 21, 22 e 23, pag. 33 a 35.413.Ved. Doc. 24 e 25, pag. 36.414.Let. del Card.lS. Giorgio del 26 settembre. Ved. Doc. 48, pag. 48.415.Diamo qui il sèguito dei documenti sulla faccenda del Capito, per la quale il Vicerè dolevasi della condotta del Vescovo di Mileto, e restituendo quel clerico alla Chiesa si faceva a chiedere l'assoluzione del Principe di Scilla, del Poerio e dello Xarava (confr. pag. 119 in nota). — 1.º RegistriCuriaevol. 43, fol. 178 t.º «Al Capitano di Seminara... Magnifice vir. Comple al servitio di S. M.tàet per quanto tocca alla bona administratione de la giustitia che si habia nelle mani Marc'Ant.º Capito, il quale se ritrova in quessa terra di Siminara. Perciò vi dicimo et ordinamo che al ricevere de la presente con ogni secretecza possibile debbiate usare exactissima diligentia et procurare di haverlo nelle mani, et subito, à buon recapito, et con buona custodia debbiate inviarlo cautamente recto tramite nelle carcere de la Gran Corte de la Vicaria avisandoce incontinenti de la recevuta di questa et di quanto intorno acciò exequireti. Dat. neap. die 25 junii 1599. El Conde» (int.Olivares). — 2.º Ibid. vol. 46 fol. 1. «Al Gov.rede Calabria ultra... Mag.evir, regie Consiliarie fidelis dilectis.meHavemo ricevuta la vostra per la quale ci date aviso della captura de ordine nostro fatta de Marco Antonio Capito dal Capitano de Seminara, et la violentia usata da Preiti di detta terra in prenderselo da dentro le carcere dove se ritrovava rompendole a forza d'accette con gran tumulto, et come per diligenza usata da detto Capitaneo et suo Giudice con aiuto d'altri Particolari lo ritornorno a carcerare, et de vostro ordine se ritrova al presente nelle carcere de quessa R.aAudientia, et ci supplicati vi debbiamo ordinare quel che d'esso havete da esequire, al che respondemo et vi dicimo et ordinamo che debbiate subbito al ricevere della presente inviarlo retto tramite cautamente con bona custodia dentro le carcere della Gran Corte della Vicaria facendo presentare al Rev.doVescovo de Melito l'alligata nostra che con questa ve s'invia dandoci subbito particolar'aviso de quanto exequirrete, et dell'inviata di detto Capito fandolo de maniera che non vi succeda fuga ne altro strepito. dat. Neap. die 25 julii 1599. El Conde de lemos». — 3.º Ib. vol. 47, fol. 19 t.º «Al spettabile Carlo Spinello... Philippusetc.Spectabilis vir collateralis et Consiliarie, regie fidelis dilectis.meSemo stati avisati come un Hettorre Saijvedra di Seminara li giorni adietro diede aiuto et favore ali preti et Jaconi di detta città, che scassorno le carceri di quella, et si presero à forza d'arme Marco antonio capitò, che di ordine nostro era stato carcerato per il capitano della città predetta, et ultimamente detto Saijvedra assaltò un criato del giudice che è stato in essa città ponendo mano ad uno scoppettuolo per amazzarlo, al che soggionse il maestro giorato et lo prese carcerato come già lo tiene, et perchè lo scassamento di dette carcere intendemo che sia stato fatto da detti preti et Jaconi con consulta, et fomento de loro parenti laici, li quali parenti patri et fratelli et altri gentil'homini et cittadini di detta città vanno suducendo li populi che per haver dato forsi essi aiuto à detto Capitano nel prender Marco antonio capitò diano memoriale et suppliche al Rev.doVescovo di Mileto excusandosi di quel che hanno forsi fatto et aiutato detto capitano. per questo vi dicimo et ordinamo che debbiate carcerare lo detto Hettorre Saijvedra, et tutti li altri parenti di detti preti et clerici, et inviarli subito retto tramite nelle carceri della gran corte della Vicaria con aviso vostro particolare à noi facendone destinta relatione, accio quella havuta, et vista possiamo provedere et ordinare quel che convenerà per la bona administratione della giustitia et conservatione della real giurisditione della M.tasua. dat. neapoli die 15 mensis septembris 1599. El Conde de Lemos». — 4.ºCarteggio del Nunzio Aldobrandinifilz. 212, let. del Card.lS. Giorgio al Nunzio del 25 7bre 1599; «Della sodisfattione che ha data il Viceré co 'l promettere di mandare quel clerico di Mileto nella propria chiesa, donde fu levato dalla Corte secolare, non ne ha ricevuta poca N.roSig.re.» — 5.º Ibid. let. del 26 7bre 1599 (ved. Doc. 48, pag. 49): ed inoltre let. del 22 10bre 1599, e filz. 230 let. del Nunzio del 1º gen.º 1600, con la quale chiede facoltà di assolvere anche il Poerio e lo Xarava. — 6.º Reg.Curiaevol. 49, fol. 2 t.º «Al Capitano de Seminara. Philippusetc.M.revir. Havemo ordinato che Marco Antonio Capito qual per ordine del Ill.eConte de Olivares nostro predecessore fò preso da quessa Corte, et mandato in queste carceri de la Gran Corte de la Vicaria, sia liberato et riposto nella chiesa da dove fu extratto acciò possa godere dell'immunità ecclesiastica. Et come che non per questo deve restare impunito del delitto per esso commesso, vi dicemo et ordinamo che trovandolo fuori della detta Ecclesia lo debbiate carcerare et inviare retto tramite in queste predette carceri de la gran corte de la Vicaria con aviso vostro, acciò che havuto et visto per noi, se possa provedere ed ordinare lo di più che convenerà per la buona et retta administratione de la giustitia. — dat. neap. die 30 septembris 1599. El Conde de Lemos». — 7.º Ibid. vol. 48, fol. 24 t.º «Resposta al Capitano de Seminara Philippusetc.Mag.evir. Havemo ricevuta la vostra in resposta della nostra delli 30 di settembre proximo passato, per la quale ve fu ordinato che havessivo devuto avisare il castigo che haveria dato il Rev.doVescovo di Mileto à Marco antonio capito, et per quella ce dite che non ha fatto altra demostratione contra d'esso che ordinarli che non uscisse dal monasterio. Et perchè il castigo che si haverà da dare al detto capito non se ha da dare dal detto Vescovo, ma dalli officiali regii, ò da noi, à chi tocca et compete darli detto castigo, et l'ordine che vi fu dato da noi non fù per altro se non per sapere che demostratione havea fatta detto Rev.doVescovo contra d'esso. Per ciò in resposta di detta vostra, non occorre dirvi altro se non ordinarvi come per questa ve dicimo et ordinamo che debbiate attendere alla puntuale executione di quanto da noi vi fù ordinato in havere in le mani detto Marco antonio fuora del ecclesia et inviarlo subito retto tramite in la gran corte della Vicaria à buon recapito. Dat. neap. die decima tertia mensis Novembris 1599. El Conde de Lemos». — Come si vede, il Governo non rinunziò mai a voler punito il Capito, e il Vescovo non cessò mai dal lasciarlo impunito: mancano intanto altri documenti, e vi è ragion di credere che gli ordini del Governo sieno rimasti ineseguiti.416.Ved. per le notizie sud.tenell'Arch. di Firenze il Carteggio di Napoli, filz. 4087, lett. del 29 marzo 1599 da Valenza, e quelle da Napoli de' 27 luglio, 7 7bre, 27 7bre, 1.º 8breetc.etc.417.Nella Relazione del Bailo Paolo Contarini, letta al Senato il 1583 (ved. Albèri, ser. 3a, vol. 3.º, pag. 222), si legge che il famoso Ucciali avea fabbricato presso la sua casa «un grossissimo casale» che si chiamavaCalabria nuova, e vi lasciava anche vivere cristianamente i maestri calabresi dell'arsenale che si erano condotti bene. Il Residente Scaramelli egli stesso, riferendosi a' tempi suoi, dice essere «i due terzi de i renegati di Constantinopoli Calavresi» (ved. Doc. 176, pag. 89).418.Ved. Doc. 26, pag. 37.419.Ved. Doc. 264, pag. 177.420.Ved. Doc. 418, pag. 523.421.Ved. Doc. 244 pag. 138, e 247 pag. 154.422.Ved. Doc. 518, pag. 582.423.Ved. Doc. 253, pag. 167; 244 pag. 138, e 247 pag. 156.424.Ved. Doc. 244, pag. 139; e Doc. 247, pag. 156.425.Ibid.426.Ved. Doc. 244 pag. 140; 247 pag. 157; 255 pag. 171.427.Ved. Doc. 238, pag. 124.428.Ved. Doc. 408, pag. 507.429.Ved. Doc. 247, pag. 158.430.Ved. Doc. 386, pag. 405.431.Ved. Doc. 32, pag. 40.432.Ved. Doc. 181, pag. 92.433.Ved. Doc. 164 e 165, pag. 85.434.Ved. Doc. 373, pag. 382; e nostra Copia ms. de' proc. eccles. tom. 1 fol. 263-1/2.435.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1311 della collezione) alla lista de' gravami pel 1632, fol. 39, si legge: «n.º 682. Honesta et Giovanna Milerio q.mthomase sono morte molti anni sono, senza figli et povere». Confronta col docum. analogo riportato in questa nostra narrazione a pag. 206 in nota.436.Ved. Doc. 319, pag. 272.437.Ved. Doc. 28, pag. 38. La notizia quattro giorni dopo era pervenuta in Napoli.438.La data precisa della cattura di fra Dionisio fu il 28 settembre, siccome egli medesimo attestò nel tribunale per l'eresia. Ved. Doc. 332, pag. 287.439.Ved. Doc. 247, pag. 158-159.440.Ved. Doc. 332, pag. 287.441.Ved. Doc. 27 e 31, pag. 38 e 39.442.Ved. Doc. 29, pag. 38.443.Ved. Doc. 164-165, pag. 85; e 179-181, pag. 91-92.444.Questo Cardinale portavasi a Napoli per comporre un'altra quistione giurisdizionale curiosa: qualche convento di Monache si era rifiutato di accogliere una Visita da parte dell'Arcivescovo di Napoli.445.Ved. Doc. 178, pag. 91; lettera del 28 settembre.446.Ancora più tardi, nell'anno seguente, un D. Alonso de Lemos et Alva fu mandato come Governatore ma in Calabria citra. È pure possibile quindi che sia così nata una confusione tra questo D. Alonso, il figlio del Vicerè, e perfino D. Alonso de Rosa nominato egualmente come uno da doversi mandare. Cfr. i Reg.Sigillorumnell'Arch. di Nap. vol. 37, an. 1600, sotto la data 14 giugno.447.Ved. lo Schema del processo in appendice a' Documenti, Illustraz. II, pag. 617. La lacuna si nota tra il fol. 147 e il fol. 176 del vol. 2.º del processo.448.Ved. Doc. 518, pag. 583.449.Ved. Doc. 325, pag. 276.450.Ved. Doc. 247, pag. 158.451.Doc. 244, pag. 140, e Doc. 247, pag. 158.452.Ved. Doc. 247, pag. 158.453.Ved. Doc. 244, pag. 141.454.Ved. Doc. 395, pag. 466.455.Ved. Doc. 247, pag. 159; 263, pag. 175; 265, pag. 181.456.Sulla sua cattura e fuga vedi tra gli Atti esistenti in Firenze il Doc. 265 pag. 183; sulla sua ripresa e processo vedi nel Carteggio del Nunzio la lettera di costui del 6 aprile 1601, Doc. 119 pag. 71; il clerico di cui si parla in questa lettera, tacendone il nome, non può essere che il Pittella.457.Questo risulta dalla Informazione di S.toOfficio presa molto più tardi, nel 1605, contro fra Pietro di Stilo. Il 30 agosto 1605 un Francesco Ubaldini di Stilo, testimone, dice: «Saranno credo da quattro anni in circa io mi trovava quà in Napoli, ed intese dire publicamente che vennero carcerati fra Pietro Presterà, fra thomaso Campanella, Tiberio Carnevale, Gio. Paolo Carnevala, et altri per causa della rebellione, portati da Carlo Spinello con le galere, et foro portati carcerati nel Castello novo et castello uovo (sic; int.dell'ovo), ma con fra Pietro non occorse parlarli, et al castello del ovo parlai con questi Carnevale nominati».458.Ved. Doc. 244, pag. 137.459.Ved. Doc. 265, pag. 181.460.Ved. Doc. 256, pag. 172, e la Ricognizione de' carcerati ecclesiastici fatta in Napoli dall'Auditore del Nunzio.461.Ved. Doc. 258 pag. 172, e la Ricognizione suddetta. Cons. questa stessa per gli altri due frati che seguono.462.Ved. Doc. 394, pag. 448.463.Che laterritiofosse un primo grado di tortura, e che il reo confesso per terrore dovesse dirsiconfesso per esame rigoroso, ossia per tortura, è attestato da tutti gli scrittori di giurisprudenza Inquisitoriale. Così p. es. Locatus Fr. Umbertus, Opus quod Judiciale Inquisitorum dicitur, Rom. 1570, pag. 375, «ductus solum ad locum torturae, si confitetur, dicitur confessus in tormentis»; Eymericus Nicolaus, Directorium Inquisitionis, Rom. 1578, pag. 165, «paria sunt confiteri in tormentis vel motu tormentorum»; Masini Eliseo, Sacro Arsenale, Rom. 1639, pag. 371, «il reo che solamente condotto nel luogo della tortura, o quivi spogliato, o pur anco legato, senza però essere alzato, confessa, dicesi haver confessato ne' tormenti o nell'esame rigoroso».464.Ved. Doc. 294, pag. 225.465.Ved. Doc. 295, pag. 226.466.Ved. Doc. 296, pag. 228.467.Ved. Doc. 297, pag. 231.468.Ved. Doc. 300, pag. 235.469.Ved. Doc. 301, pag. 236.470.Ved. Doc. 302, pag. 237.471.Doc. 303, pag. 243.472.Ved. la citaz. delle deposizioni di fra Pietro Ponzio e fra Pietro di Stilo nel Doc. 244, pag. 143, e di quelle degli altri frati Ib. pag. 133-134.473.Ved. Doc. 389, pag. 412.474.Ved. Doc. 394, pag. 449.475.Ved. Doc. 34, pag. 41.476.Ved. Illustraz. IV, pag. 644.477.Intorno a costui nellaNumerazione dei fuochidi Nicastro, (vol. 1309 della collez.; fascio della Renumerazione del 1598) si legge: «n.º 642. Franc.coAntonio de Oliverio del q.mGio. Pietro an. 22; Dianora cuccia uxor an. 22; Diana Grillo mater an. 52» (seguono due servi e due famule). Circa la sua innocenza ne' fatti della congiura ved. Doc. 350, pag. 328.478.Ved. Doc. 210 e seg.ti, pag. 110 e seg.ti.

359.Ved. Doc. 279, pag. 203.

359.Ved. Doc. 279, pag. 203.

360.Ved. Doc. 280, pag. 207.

360.Ved. Doc. 280, pag. 207.

361.Ved. Doc. 33, pag. 41. Le prescrizioni della procedura ecclesiastica sull'argomento possono leggersi in Masini op. cit. part. 1.apag. 10, e part. 10.ap. 314, art. 35. — 1.º «Sarà avvertito (l'Inquisitore) di non permettere che i Notari diano copie degli Atti del S.toOfficio per qualsivoglia causa fuor che al Reo, e solamente quando pende il processo et egli dee far le sue difese, et all'hora senza il nome dei testimonii, e senza quelle circostanze, per le quali il Reo potesse venire in cognitione della persona testificante». — 2º. «Non deono nè possono gl'Inquisitori per niuna occasione somministrare ad altro tribunale giammai nè indicii nè persone di qualsivoglia condizione o qualità».

361.Ved. Doc. 33, pag. 41. Le prescrizioni della procedura ecclesiastica sull'argomento possono leggersi in Masini op. cit. part. 1.apag. 10, e part. 10.ap. 314, art. 35. — 1.º «Sarà avvertito (l'Inquisitore) di non permettere che i Notari diano copie degli Atti del S.toOfficio per qualsivoglia causa fuor che al Reo, e solamente quando pende il processo et egli dee far le sue difese, et all'hora senza il nome dei testimonii, e senza quelle circostanze, per le quali il Reo potesse venire in cognitione della persona testificante». — 2º. «Non deono nè possono gl'Inquisitori per niuna occasione somministrare ad altro tribunale giammai nè indicii nè persone di qualsivoglia condizione o qualità».

362.Il convento e la Chiesa di S. M.adi Titi oggi si trovano a pochi passi da Stignano, ma diverse circostanze mostrano che a' tempi dei quali trattiamo trovavansi più lontani ed abbastanza isolati.

362.Il convento e la Chiesa di S. M.adi Titi oggi si trovano a pochi passi da Stignano, ma diverse circostanze mostrano che a' tempi dei quali trattiamo trovavansi più lontani ed abbastanza isolati.

363.Ved. Doc. 19, pag. 32. Che il Mesuraca avesse obbligazioni al padre del Campanella si rileva da alcuni versi di un Sonetto di fra Tommaso che noi per la prima volta pubblichiamo (ved. Doc. 489 p. 569):«La vita che dovevi al padre miocosì la rendi sconoscente ingrato?».Vi sarebbe qualche indizio che il padre del Campanella lo avesse accompagnato in questa corsa; ma così fra Tommaso come il Petrolo lo tacquero, forse per non comprometterlo maggiormente.

363.Ved. Doc. 19, pag. 32. Che il Mesuraca avesse obbligazioni al padre del Campanella si rileva da alcuni versi di un Sonetto di fra Tommaso che noi per la prima volta pubblichiamo (ved. Doc. 489 p. 569):

«La vita che dovevi al padre miocosì la rendi sconoscente ingrato?».

«La vita che dovevi al padre miocosì la rendi sconoscente ingrato?».

«La vita che dovevi al padre mio

così la rendi sconoscente ingrato?».

Vi sarebbe qualche indizio che il padre del Campanella lo avesse accompagnato in questa corsa; ma così fra Tommaso come il Petrolo lo tacquero, forse per non comprometterlo maggiormente.

364.Il Mesuraca fornì l'abito da secolare ed anche portò via le vesti fratesche, come si rileva da un verso del Sonetto del Campanella già citato:«Ma perchè pria le vesti mi trasporte?»Il Campanella muove rimprovero al Mesuraca di questo fatto, che pure compiuto fin da principio era una precauzione evidentemente necessaria.

364.Il Mesuraca fornì l'abito da secolare ed anche portò via le vesti fratesche, come si rileva da un verso del Sonetto del Campanella già citato:

«Ma perchè pria le vesti mi trasporte?»

«Ma perchè pria le vesti mi trasporte?»

«Ma perchè pria le vesti mi trasporte?»

Il Campanella muove rimprovero al Mesuraca di questo fatto, che pure compiuto fin da principio era una precauzione evidentemente necessaria.

365.Ved. Doc. 282 p. 214; 319 pag. 271; 380 pag. 391. Si noti che relativamente alla cifra, il Petrolo una volta disse, «essendo alla Roccella, ethavendo(il Campanella) diverse scritture, tra l'altre una scritta in cifra» etc., e un'altra volta disse, «essendo alla Roccella con fra Thomaso Campanella, un giorno o dui prima che fussemo pigliati,venneroalcune lettere al Campanella, quali esso Campanella mi disse ch'erano di fra Gio. Battista da Pizzone, et erano scritte à zifra»etc.Certamente è poco verosimile che in quelle strette il Campanella conservasse ancora lettere in cifra, ed è ancor meno verosimile che lettere in cifra arrivassero fino alla Roccella, mentre difficilmente potea sapersi dove il Campanella fosse: tutto ciò potrebbe mostrare solamente la premura del Petrolo di voler nascondere che egli conoscesse le pratiche della congiura prima della sua fuga, la quale sarebbe stata un puro atto di cortesia verso il Campanella; del resto non sarebbe neanche impossibile che le lettere, scritte dal Pizzoni qualche giorno prima della sua cattura, fossero state portate dal padre del Campanella, postosi immediatamente in fuga co' due frati e ridottosi alla Roccella presso il Mesuraca.

365.Ved. Doc. 282 p. 214; 319 pag. 271; 380 pag. 391. Si noti che relativamente alla cifra, il Petrolo una volta disse, «essendo alla Roccella, ethavendo(il Campanella) diverse scritture, tra l'altre una scritta in cifra» etc., e un'altra volta disse, «essendo alla Roccella con fra Thomaso Campanella, un giorno o dui prima che fussemo pigliati,venneroalcune lettere al Campanella, quali esso Campanella mi disse ch'erano di fra Gio. Battista da Pizzone, et erano scritte à zifra»etc.Certamente è poco verosimile che in quelle strette il Campanella conservasse ancora lettere in cifra, ed è ancor meno verosimile che lettere in cifra arrivassero fino alla Roccella, mentre difficilmente potea sapersi dove il Campanella fosse: tutto ciò potrebbe mostrare solamente la premura del Petrolo di voler nascondere che egli conoscesse le pratiche della congiura prima della sua fuga, la quale sarebbe stata un puro atto di cortesia verso il Campanella; del resto non sarebbe neanche impossibile che le lettere, scritte dal Pizzoni qualche giorno prima della sua cattura, fossero state portate dal padre del Campanella, postosi immediatamente in fuga co' due frati e ridottosi alla Roccella presso il Mesuraca.

366.La scusa del Mesuraca è rivelata dal Sonetto del Campanella già citato, il rimanente dalla Narrazione.

366.La scusa del Mesuraca è rivelata dal Sonetto del Campanella già citato, il rimanente dalla Narrazione.

367.Potrebbe credersi che da principio non fosse convenuto ad alcuno dei due mettere innanzi siffatto motivo della persecuzione di Maurizio, perchè avrebbero così implicitamente riconosciuto di essere complici nella congiura; ma bastava che fossero ricercati dalla giustizia sotto questa imputazione, perchè a Maurizio avesse potuto venire in mente di profittare delle loro persone, e quindi, da parte loro, il mettere innanzi tale fatto non sarebbe stato di alcun pregiudizio. Bisogna pure notare che il Petrolo parlò più tardi del voluto disegno di Maurizio, propriamente nel tribunale per l'eresia, non in quello per la congiura, e poi il Campanella, più tardi ancora, trovata in processo questa diceria ne profittò; ma non fu bello da parte sua infamare in tal modo la memoria di Maurizio, lasciandosi trasportare da un risentimento del pari non giustificabile che provò in sèguito verso di lui. E si sa quanto vivaci e precipitosi fossero i risentimenti nell'animo fervido del Campanella.

367.Potrebbe credersi che da principio non fosse convenuto ad alcuno dei due mettere innanzi siffatto motivo della persecuzione di Maurizio, perchè avrebbero così implicitamente riconosciuto di essere complici nella congiura; ma bastava che fossero ricercati dalla giustizia sotto questa imputazione, perchè a Maurizio avesse potuto venire in mente di profittare delle loro persone, e quindi, da parte loro, il mettere innanzi tale fatto non sarebbe stato di alcun pregiudizio. Bisogna pure notare che il Petrolo parlò più tardi del voluto disegno di Maurizio, propriamente nel tribunale per l'eresia, non in quello per la congiura, e poi il Campanella, più tardi ancora, trovata in processo questa diceria ne profittò; ma non fu bello da parte sua infamare in tal modo la memoria di Maurizio, lasciandosi trasportare da un risentimento del pari non giustificabile che provò in sèguito verso di lui. E si sa quanto vivaci e precipitosi fossero i risentimenti nell'animo fervido del Campanella.

368.Ved. i due Sonetti contro Xarava, Doc. 452 e 453, pag. 555.

368.Ved. i due Sonetti contro Xarava, Doc. 452 e 453, pag. 555.

369.Riscontr. il Doc. 19, pag. 28.

369.Riscontr. il Doc. 19, pag. 28.

370.Questo risulta anche dalla parte del Carteggio del Nunzio già pubblicata dal Palermo, e ci sorprende che sia sfuggito a' biografi Campanelliani, poichè vi si legge: «Stando pur fra Thomaso Campanella su la negativa etiam d'una narratione del fatto scritta di sua mano sin nel principio che fu preso»etc.(ved. Doc. 84, pag. 61). Vero è che il Palermo, per abbreviare ed italianizzare, lesse «e d'una narrazione del fatto», onde si vede quanto sia preferibile riportare i documenti come stanno; ma intanto potea rilevarsi che il Campanella avea scritta di suo pugno una narrazione compromettente e che invano cercò di negarla.

370.Questo risulta anche dalla parte del Carteggio del Nunzio già pubblicata dal Palermo, e ci sorprende che sia sfuggito a' biografi Campanelliani, poichè vi si legge: «Stando pur fra Thomaso Campanella su la negativa etiam d'una narratione del fatto scritta di sua mano sin nel principio che fu preso»etc.(ved. Doc. 84, pag. 61). Vero è che il Palermo, per abbreviare ed italianizzare, lesse «e d'una narrazione del fatto», onde si vede quanto sia preferibile riportare i documenti come stanno; ma intanto potea rilevarsi che il Campanella avea scritta di suo pugno una narrazione compromettente e che invano cercò di negarla.

371.Ved. Doc. 244, pag. 135.

371.Ved. Doc. 244, pag. 135.

372.Ved. Doc. 288, pag. 220.

372.Ved. Doc. 288, pag. 220.

373.Ved. Doc. 244, pag. 138. La lettera del Principe della Roccella dovè probabilmente essere firmata col semplice nome di Fabrizio Carafa, e il Mastrodatti diede a costui il titolo di Principe dello Sciglio; ma è evidentissimo che solo il Principe della Roccella poteva scrivere quella lettera.

373.Ved. Doc. 244, pag. 138. La lettera del Principe della Roccella dovè probabilmente essere firmata col semplice nome di Fabrizio Carafa, e il Mastrodatti diede a costui il titolo di Principe dello Sciglio; ma è evidentissimo che solo il Principe della Roccella poteva scrivere quella lettera.

374.Ved. Doc. 290 a 292, pag. 221 a 224.

374.Ved. Doc. 290 a 292, pag. 221 a 224.

375.Ved. Doc. 15, pag. 24; e Doc. 244, pag. 137.

375.Ved. Doc. 15, pag. 24; e Doc. 244, pag. 137.

376.Ved. i RegistriCuriaevol. 64, fol. 149 t.º, Let. del 26 gen.º 1607.

376.Ved. i RegistriCuriaevol. 64, fol. 149 t.º, Let. del 26 gen.º 1607.

377.Le parole virgolate sono del Mastrodatti, che così si espresse nel dare notizia di questo libercolo (ved. Doc. 254, p. 170); noi lo pubblichiamo tutt'intero, essendo di pochissime pagine, nel Doc. 287, pag. 219.

377.Le parole virgolate sono del Mastrodatti, che così si espresse nel dare notizia di questo libercolo (ved. Doc. 254, p. 170); noi lo pubblichiamo tutt'intero, essendo di pochissime pagine, nel Doc. 287, pag. 219.

378.Ved. Doc. 282, pag. 211.

378.Ved. Doc. 282, pag. 211.

379.Ved. nel Carteggio del Nunzio il Doc. 48, pag. 48.

379.Ved. nel Carteggio del Nunzio il Doc. 48, pag. 48.

380.Ved. Doc. 15 e 16, pag. 22 e 24.

380.Ved. Doc. 15 e 16, pag. 22 e 24.

381.Ved. Doc. 18, pag. 25.

381.Ved. Doc. 18, pag. 25.

382.Ved. Doc. 178 pag. 91, e 180 pag. 92.

382.Ved. Doc. 178 pag. 91, e 180 pag. 92.

383.Ved. Doc. 244 pag. 129, e 247 pag. 152.

383.Ved. Doc. 244 pag. 129, e 247 pag. 152.

384.Ved. nel Carteggio Vicereale il Doc. 15, pag. 24. — Nella Narrazione del Campanella si legge: «E così s'esaminavano poi in segreto li revelanti, come F. Dionisio parlò con li tali, e tali; e che Mauritio bandito per morte d'homo era capo. A cui scrissero che voleano uscir seco in campagna; e si facean venir lettere da lui, e diceano, che quelle eran lettere di ribellione: e ne presentaro due che parlavano del tempo di far la vendetta di lor nemici, et uscir fuoride repente, fingendo ch'eran del tempo di ribellare: e l'altre lettere, che spiegavano la verità meglio, s'occultaro da loro».

384.Ved. nel Carteggio Vicereale il Doc. 15, pag. 24. — Nella Narrazione del Campanella si legge: «E così s'esaminavano poi in segreto li revelanti, come F. Dionisio parlò con li tali, e tali; e che Mauritio bandito per morte d'homo era capo. A cui scrissero che voleano uscir seco in campagna; e si facean venir lettere da lui, e diceano, che quelle eran lettere di ribellione: e ne presentaro due che parlavano del tempo di far la vendetta di lor nemici, et uscir fuoride repente, fingendo ch'eran del tempo di ribellare: e l'altre lettere, che spiegavano la verità meglio, s'occultaro da loro».

385.Ved. Doc. 247, pag. 152.

385.Ved. Doc. 247, pag. 152.

386.Ved. Doc. 244, pag. 131.

386.Ved. Doc. 244, pag. 131.

387.Ved. Doc. 244, pag. 131.

387.Ved. Doc. 244, pag. 131.

388.Questo Marchese di Vigliena è citato anche dal Campanella nell'operaDe Sensu rerum et Magialib. 4.º cap. 19, appendice (ed. Paris. 1637, p. 218); dicevasi nientemeno che egli avesse saputo ottenere la rigenerazione di un uomo fatto in pezzi e messo in un vaso!

388.Questo Marchese di Vigliena è citato anche dal Campanella nell'operaDe Sensu rerum et Magialib. 4.º cap. 19, appendice (ed. Paris. 1637, p. 218); dicevasi nientemeno che egli avesse saputo ottenere la rigenerazione di un uomo fatto in pezzi e messo in un vaso!

389.Ved. Doc. 244, pag. 132.

389.Ved. Doc. 244, pag. 132.

390.Ved. Doc. 18, pag. 27.

390.Ved. Doc. 18, pag. 27.

391.Ved. Doc. 244, pag. 132.

391.Ved. Doc. 244, pag. 132.

392.Doc. 391 pag. 415, e 240 pag. 126. L'acqua fredda durante l'amministrazione della corda costituiva un gravissimo tormento. Ippolito de Marsiliis bolognese, che fu l'inventore di esso, e che troveremo anche inventore della veglia, ne parla a questo modo: «Sed ego aliquos reos habui in fortiis meis, dum fui jusdicens, qui aut incantationibus, aut constantia, aut fortitudine aliqua tormenta non timebant, ideo ego adhibui talibus reis duo genera tormentorum. Primum est, nam debet spoliari et ligari reus, et debet torqueri aliquantulum, non tamen sufficienter cum communi tortura, et si non vult confiteri quia non timeat seu non crucietur in ipsa tortura, tunc quia est calidus et in sudore, etiam si esset glacies in terris, tunc facias sibi proijci magnam quantitatem aquae super capite et dorso, et permittas eum dissolutum a chorda sic quiescere per horam, et deinde cum erit frigidatus, facias iterum eum torqueri, et tunc ossa ejus cantabunt et strepitum facient, et tunc cruciabitur acrius in duplum quam primo fuerat, et istud est terribile tormentum». De Marsiliis, In nonnullos ff. et C. titulos commentaria, Venet. 1635, fol. 44. Non si comprende questa efferata crudeltà degli antichi Giudici; anche meno si comprende come l'odierna svenevolezza abbia potuto tener dietro a tanta crudeltà!

392.Doc. 391 pag. 415, e 240 pag. 126. L'acqua fredda durante l'amministrazione della corda costituiva un gravissimo tormento. Ippolito de Marsiliis bolognese, che fu l'inventore di esso, e che troveremo anche inventore della veglia, ne parla a questo modo: «Sed ego aliquos reos habui in fortiis meis, dum fui jusdicens, qui aut incantationibus, aut constantia, aut fortitudine aliqua tormenta non timebant, ideo ego adhibui talibus reis duo genera tormentorum. Primum est, nam debet spoliari et ligari reus, et debet torqueri aliquantulum, non tamen sufficienter cum communi tortura, et si non vult confiteri quia non timeat seu non crucietur in ipsa tortura, tunc quia est calidus et in sudore, etiam si esset glacies in terris, tunc facias sibi proijci magnam quantitatem aquae super capite et dorso, et permittas eum dissolutum a chorda sic quiescere per horam, et deinde cum erit frigidatus, facias iterum eum torqueri, et tunc ossa ejus cantabunt et strepitum facient, et tunc cruciabitur acrius in duplum quam primo fuerat, et istud est terribile tormentum». De Marsiliis, In nonnullos ff. et C. titulos commentaria, Venet. 1635, fol. 44. Non si comprende questa efferata crudeltà degli antichi Giudici; anche meno si comprende come l'odierna svenevolezza abbia potuto tener dietro a tanta crudeltà!

393.Doc. 244, pag. 132.

393.Doc. 244, pag. 132.

394.Ved. Doc. 244, pag. 132. Non deve sfuggire che nella 1adeposizione sua, presso fra Cornelio, trovasi scritto essersi in Pizzoni riuniti più di 35 capi; questa differenza in più si deve forse attribuire al gusto di fra Cornelio.

394.Ved. Doc. 244, pag. 132. Non deve sfuggire che nella 1adeposizione sua, presso fra Cornelio, trovasi scritto essersi in Pizzoni riuniti più di 35 capi; questa differenza in più si deve forse attribuire al gusto di fra Cornelio.

395.Ved. Doc. 244, pag. 138; 260, pag. 163; 15, pag. 24.

395.Ved. Doc. 244, pag. 138; 260, pag. 163; 15, pag. 24.

396.Ved. Doc. 244, pag. 138.

396.Ved. Doc. 244, pag. 138.

397.Ved. Doc. 18, pag. 26.

397.Ved. Doc. 18, pag. 26.

398.Questa condizione apparisce qui per la prima volta nelle deposizioni dei laici; i due primi rivelanti aveano solamente detto, che i navigli turchi doveano «servir para yr acosteiando la Calabria y inpedir qualquier socorro de mar». I frati cominciarono a dire che i turchi doveano dare milizie da sbarco per occupare le fortezze, e il Campanella medesimo vi alluse abbastanza. Lo Xarava dovè apprenderlo dalle deposizioni de' frati e farlo poi dire dal Crispo e successivamente da tutti gli altri.

398.Questa condizione apparisce qui per la prima volta nelle deposizioni dei laici; i due primi rivelanti aveano solamente detto, che i navigli turchi doveano «servir para yr acosteiando la Calabria y inpedir qualquier socorro de mar». I frati cominciarono a dire che i turchi doveano dare milizie da sbarco per occupare le fortezze, e il Campanella medesimo vi alluse abbastanza. Lo Xarava dovè apprenderlo dalle deposizioni de' frati e farlo poi dire dal Crispo e successivamente da tutti gli altri.

399.Ved. p. es. Hieron. Gigantis, De crimine lesae Majestatis (in Zilett. Tractatus illustrium in utraque facultateetc.Venet. 1584 vol. 11, pars 1a) fol. 66; ed ancora Prosp. Farinacii, Decisiones de indiciis et tortura (cum Ambrosini Tranquilli, Proces. informativ. Venet. 1649) a p. 334: «Crimen lesae majestatis multa habet specialia. Bene leviora indicia sufficiunt ad torquendum, ubi agitur de tractatu, consilio vel conspiratione secreta, prout in aliis delictis occultis, et hoc non propter criminis atrocitatem sed propter probationis difficultatem». E a pag. 347, parlando de' delitti atroci, de' quali il massimo era considerato quello di lesa Maestà: «potest judex gravioribus et atrocibus tormentis uti, sed non insolitis et novis».

399.Ved. p. es. Hieron. Gigantis, De crimine lesae Majestatis (in Zilett. Tractatus illustrium in utraque facultateetc.Venet. 1584 vol. 11, pars 1a) fol. 66; ed ancora Prosp. Farinacii, Decisiones de indiciis et tortura (cum Ambrosini Tranquilli, Proces. informativ. Venet. 1649) a p. 334: «Crimen lesae majestatis multa habet specialia. Bene leviora indicia sufficiunt ad torquendum, ubi agitur de tractatu, consilio vel conspiratione secreta, prout in aliis delictis occultis, et hoc non propter criminis atrocitatem sed propter probationis difficultatem». E a pag. 347, parlando de' delitti atroci, de' quali il massimo era considerato quello di lesa Maestà: «potest judex gravioribus et atrocibus tormentis uti, sed non insolitis et novis».

400.Ved. Doc. 244, pag. 135.

400.Ved. Doc. 244, pag. 135.

401.Ved. i RegistriQuinternionit. 20, fol. 78

401.Ved. i RegistriQuinternionit. 20, fol. 78

402.Ved. Doc. 23, pag. 35.

402.Ved. Doc. 23, pag. 35.

403.Ved. Doc. 244, pag. 135.

403.Ved. Doc. 244, pag. 135.

404.Ved. Doc. 22, pag. 33.

404.Ved. Doc. 22, pag. 33.

405.Ved. Doc. 25, pag. 36.

405.Ved. Doc. 25, pag. 36.

406.Ved. Doc. 24, pag. 36.

406.Ved. Doc. 24, pag. 36.

407.Ved. Doc. 30, pag. 39.

407.Ved. Doc. 30, pag. 39.

408.Ved. Sagredo, Memorie istoriche de' Monarchi Ottomani, Bologna 1684 pag. 468. Confr. il nostro Doc. 199, pag. 99.

408.Ved. Sagredo, Memorie istoriche de' Monarchi Ottomani, Bologna 1684 pag. 468. Confr. il nostro Doc. 199, pag. 99.

409.Ved. Doc. 14, 15 e 16, pag. 22 a 24.

409.Ved. Doc. 14, 15 e 16, pag. 22 a 24.

410.Ved. Doc. 17, 18 e 19, pag. 25 a 28.

410.Ved. Doc. 17, 18 e 19, pag. 25 a 28.

411.Ved. Doc. 20 pag. 33, e Doc. 181 pag. 93.

411.Ved. Doc. 20 pag. 33, e Doc. 181 pag. 93.

412.Ved. Doc. 21, 22 e 23, pag. 33 a 35.

412.Ved. Doc. 21, 22 e 23, pag. 33 a 35.

413.Ved. Doc. 24 e 25, pag. 36.

413.Ved. Doc. 24 e 25, pag. 36.

414.Let. del Card.lS. Giorgio del 26 settembre. Ved. Doc. 48, pag. 48.

414.Let. del Card.lS. Giorgio del 26 settembre. Ved. Doc. 48, pag. 48.

415.Diamo qui il sèguito dei documenti sulla faccenda del Capito, per la quale il Vicerè dolevasi della condotta del Vescovo di Mileto, e restituendo quel clerico alla Chiesa si faceva a chiedere l'assoluzione del Principe di Scilla, del Poerio e dello Xarava (confr. pag. 119 in nota). — 1.º RegistriCuriaevol. 43, fol. 178 t.º «Al Capitano di Seminara... Magnifice vir. Comple al servitio di S. M.tàet per quanto tocca alla bona administratione de la giustitia che si habia nelle mani Marc'Ant.º Capito, il quale se ritrova in quessa terra di Siminara. Perciò vi dicimo et ordinamo che al ricevere de la presente con ogni secretecza possibile debbiate usare exactissima diligentia et procurare di haverlo nelle mani, et subito, à buon recapito, et con buona custodia debbiate inviarlo cautamente recto tramite nelle carcere de la Gran Corte de la Vicaria avisandoce incontinenti de la recevuta di questa et di quanto intorno acciò exequireti. Dat. neap. die 25 junii 1599. El Conde» (int.Olivares). — 2.º Ibid. vol. 46 fol. 1. «Al Gov.rede Calabria ultra... Mag.evir, regie Consiliarie fidelis dilectis.meHavemo ricevuta la vostra per la quale ci date aviso della captura de ordine nostro fatta de Marco Antonio Capito dal Capitano de Seminara, et la violentia usata da Preiti di detta terra in prenderselo da dentro le carcere dove se ritrovava rompendole a forza d'accette con gran tumulto, et come per diligenza usata da detto Capitaneo et suo Giudice con aiuto d'altri Particolari lo ritornorno a carcerare, et de vostro ordine se ritrova al presente nelle carcere de quessa R.aAudientia, et ci supplicati vi debbiamo ordinare quel che d'esso havete da esequire, al che respondemo et vi dicimo et ordinamo che debbiate subbito al ricevere della presente inviarlo retto tramite cautamente con bona custodia dentro le carcere della Gran Corte della Vicaria facendo presentare al Rev.doVescovo de Melito l'alligata nostra che con questa ve s'invia dandoci subbito particolar'aviso de quanto exequirrete, et dell'inviata di detto Capito fandolo de maniera che non vi succeda fuga ne altro strepito. dat. Neap. die 25 julii 1599. El Conde de lemos». — 3.º Ib. vol. 47, fol. 19 t.º «Al spettabile Carlo Spinello... Philippusetc.Spectabilis vir collateralis et Consiliarie, regie fidelis dilectis.meSemo stati avisati come un Hettorre Saijvedra di Seminara li giorni adietro diede aiuto et favore ali preti et Jaconi di detta città, che scassorno le carceri di quella, et si presero à forza d'arme Marco antonio capitò, che di ordine nostro era stato carcerato per il capitano della città predetta, et ultimamente detto Saijvedra assaltò un criato del giudice che è stato in essa città ponendo mano ad uno scoppettuolo per amazzarlo, al che soggionse il maestro giorato et lo prese carcerato come già lo tiene, et perchè lo scassamento di dette carcere intendemo che sia stato fatto da detti preti et Jaconi con consulta, et fomento de loro parenti laici, li quali parenti patri et fratelli et altri gentil'homini et cittadini di detta città vanno suducendo li populi che per haver dato forsi essi aiuto à detto Capitano nel prender Marco antonio capitò diano memoriale et suppliche al Rev.doVescovo di Mileto excusandosi di quel che hanno forsi fatto et aiutato detto capitano. per questo vi dicimo et ordinamo che debbiate carcerare lo detto Hettorre Saijvedra, et tutti li altri parenti di detti preti et clerici, et inviarli subito retto tramite nelle carceri della gran corte della Vicaria con aviso vostro particolare à noi facendone destinta relatione, accio quella havuta, et vista possiamo provedere et ordinare quel che convenerà per la bona administratione della giustitia et conservatione della real giurisditione della M.tasua. dat. neapoli die 15 mensis septembris 1599. El Conde de Lemos». — 4.ºCarteggio del Nunzio Aldobrandinifilz. 212, let. del Card.lS. Giorgio al Nunzio del 25 7bre 1599; «Della sodisfattione che ha data il Viceré co 'l promettere di mandare quel clerico di Mileto nella propria chiesa, donde fu levato dalla Corte secolare, non ne ha ricevuta poca N.roSig.re.» — 5.º Ibid. let. del 26 7bre 1599 (ved. Doc. 48, pag. 49): ed inoltre let. del 22 10bre 1599, e filz. 230 let. del Nunzio del 1º gen.º 1600, con la quale chiede facoltà di assolvere anche il Poerio e lo Xarava. — 6.º Reg.Curiaevol. 49, fol. 2 t.º «Al Capitano de Seminara. Philippusetc.M.revir. Havemo ordinato che Marco Antonio Capito qual per ordine del Ill.eConte de Olivares nostro predecessore fò preso da quessa Corte, et mandato in queste carceri de la Gran Corte de la Vicaria, sia liberato et riposto nella chiesa da dove fu extratto acciò possa godere dell'immunità ecclesiastica. Et come che non per questo deve restare impunito del delitto per esso commesso, vi dicemo et ordinamo che trovandolo fuori della detta Ecclesia lo debbiate carcerare et inviare retto tramite in queste predette carceri de la gran corte de la Vicaria con aviso vostro, acciò che havuto et visto per noi, se possa provedere ed ordinare lo di più che convenerà per la buona et retta administratione de la giustitia. — dat. neap. die 30 septembris 1599. El Conde de Lemos». — 7.º Ibid. vol. 48, fol. 24 t.º «Resposta al Capitano de Seminara Philippusetc.Mag.evir. Havemo ricevuta la vostra in resposta della nostra delli 30 di settembre proximo passato, per la quale ve fu ordinato che havessivo devuto avisare il castigo che haveria dato il Rev.doVescovo di Mileto à Marco antonio capito, et per quella ce dite che non ha fatto altra demostratione contra d'esso che ordinarli che non uscisse dal monasterio. Et perchè il castigo che si haverà da dare al detto capito non se ha da dare dal detto Vescovo, ma dalli officiali regii, ò da noi, à chi tocca et compete darli detto castigo, et l'ordine che vi fu dato da noi non fù per altro se non per sapere che demostratione havea fatta detto Rev.doVescovo contra d'esso. Per ciò in resposta di detta vostra, non occorre dirvi altro se non ordinarvi come per questa ve dicimo et ordinamo che debbiate attendere alla puntuale executione di quanto da noi vi fù ordinato in havere in le mani detto Marco antonio fuora del ecclesia et inviarlo subito retto tramite in la gran corte della Vicaria à buon recapito. Dat. neap. die decima tertia mensis Novembris 1599. El Conde de Lemos». — Come si vede, il Governo non rinunziò mai a voler punito il Capito, e il Vescovo non cessò mai dal lasciarlo impunito: mancano intanto altri documenti, e vi è ragion di credere che gli ordini del Governo sieno rimasti ineseguiti.

415.Diamo qui il sèguito dei documenti sulla faccenda del Capito, per la quale il Vicerè dolevasi della condotta del Vescovo di Mileto, e restituendo quel clerico alla Chiesa si faceva a chiedere l'assoluzione del Principe di Scilla, del Poerio e dello Xarava (confr. pag. 119 in nota). — 1.º RegistriCuriaevol. 43, fol. 178 t.º «Al Capitano di Seminara... Magnifice vir. Comple al servitio di S. M.tàet per quanto tocca alla bona administratione de la giustitia che si habia nelle mani Marc'Ant.º Capito, il quale se ritrova in quessa terra di Siminara. Perciò vi dicimo et ordinamo che al ricevere de la presente con ogni secretecza possibile debbiate usare exactissima diligentia et procurare di haverlo nelle mani, et subito, à buon recapito, et con buona custodia debbiate inviarlo cautamente recto tramite nelle carcere de la Gran Corte de la Vicaria avisandoce incontinenti de la recevuta di questa et di quanto intorno acciò exequireti. Dat. neap. die 25 junii 1599. El Conde» (int.Olivares). — 2.º Ibid. vol. 46 fol. 1. «Al Gov.rede Calabria ultra... Mag.evir, regie Consiliarie fidelis dilectis.meHavemo ricevuta la vostra per la quale ci date aviso della captura de ordine nostro fatta de Marco Antonio Capito dal Capitano de Seminara, et la violentia usata da Preiti di detta terra in prenderselo da dentro le carcere dove se ritrovava rompendole a forza d'accette con gran tumulto, et come per diligenza usata da detto Capitaneo et suo Giudice con aiuto d'altri Particolari lo ritornorno a carcerare, et de vostro ordine se ritrova al presente nelle carcere de quessa R.aAudientia, et ci supplicati vi debbiamo ordinare quel che d'esso havete da esequire, al che respondemo et vi dicimo et ordinamo che debbiate subbito al ricevere della presente inviarlo retto tramite cautamente con bona custodia dentro le carcere della Gran Corte della Vicaria facendo presentare al Rev.doVescovo de Melito l'alligata nostra che con questa ve s'invia dandoci subbito particolar'aviso de quanto exequirrete, et dell'inviata di detto Capito fandolo de maniera che non vi succeda fuga ne altro strepito. dat. Neap. die 25 julii 1599. El Conde de lemos». — 3.º Ib. vol. 47, fol. 19 t.º «Al spettabile Carlo Spinello... Philippusetc.Spectabilis vir collateralis et Consiliarie, regie fidelis dilectis.meSemo stati avisati come un Hettorre Saijvedra di Seminara li giorni adietro diede aiuto et favore ali preti et Jaconi di detta città, che scassorno le carceri di quella, et si presero à forza d'arme Marco antonio capitò, che di ordine nostro era stato carcerato per il capitano della città predetta, et ultimamente detto Saijvedra assaltò un criato del giudice che è stato in essa città ponendo mano ad uno scoppettuolo per amazzarlo, al che soggionse il maestro giorato et lo prese carcerato come già lo tiene, et perchè lo scassamento di dette carcere intendemo che sia stato fatto da detti preti et Jaconi con consulta, et fomento de loro parenti laici, li quali parenti patri et fratelli et altri gentil'homini et cittadini di detta città vanno suducendo li populi che per haver dato forsi essi aiuto à detto Capitano nel prender Marco antonio capitò diano memoriale et suppliche al Rev.doVescovo di Mileto excusandosi di quel che hanno forsi fatto et aiutato detto capitano. per questo vi dicimo et ordinamo che debbiate carcerare lo detto Hettorre Saijvedra, et tutti li altri parenti di detti preti et clerici, et inviarli subito retto tramite nelle carceri della gran corte della Vicaria con aviso vostro particolare à noi facendone destinta relatione, accio quella havuta, et vista possiamo provedere et ordinare quel che convenerà per la bona administratione della giustitia et conservatione della real giurisditione della M.tasua. dat. neapoli die 15 mensis septembris 1599. El Conde de Lemos». — 4.ºCarteggio del Nunzio Aldobrandinifilz. 212, let. del Card.lS. Giorgio al Nunzio del 25 7bre 1599; «Della sodisfattione che ha data il Viceré co 'l promettere di mandare quel clerico di Mileto nella propria chiesa, donde fu levato dalla Corte secolare, non ne ha ricevuta poca N.roSig.re.» — 5.º Ibid. let. del 26 7bre 1599 (ved. Doc. 48, pag. 49): ed inoltre let. del 22 10bre 1599, e filz. 230 let. del Nunzio del 1º gen.º 1600, con la quale chiede facoltà di assolvere anche il Poerio e lo Xarava. — 6.º Reg.Curiaevol. 49, fol. 2 t.º «Al Capitano de Seminara. Philippusetc.M.revir. Havemo ordinato che Marco Antonio Capito qual per ordine del Ill.eConte de Olivares nostro predecessore fò preso da quessa Corte, et mandato in queste carceri de la Gran Corte de la Vicaria, sia liberato et riposto nella chiesa da dove fu extratto acciò possa godere dell'immunità ecclesiastica. Et come che non per questo deve restare impunito del delitto per esso commesso, vi dicemo et ordinamo che trovandolo fuori della detta Ecclesia lo debbiate carcerare et inviare retto tramite in queste predette carceri de la gran corte de la Vicaria con aviso vostro, acciò che havuto et visto per noi, se possa provedere ed ordinare lo di più che convenerà per la buona et retta administratione de la giustitia. — dat. neap. die 30 septembris 1599. El Conde de Lemos». — 7.º Ibid. vol. 48, fol. 24 t.º «Resposta al Capitano de Seminara Philippusetc.Mag.evir. Havemo ricevuta la vostra in resposta della nostra delli 30 di settembre proximo passato, per la quale ve fu ordinato che havessivo devuto avisare il castigo che haveria dato il Rev.doVescovo di Mileto à Marco antonio capito, et per quella ce dite che non ha fatto altra demostratione contra d'esso che ordinarli che non uscisse dal monasterio. Et perchè il castigo che si haverà da dare al detto capito non se ha da dare dal detto Vescovo, ma dalli officiali regii, ò da noi, à chi tocca et compete darli detto castigo, et l'ordine che vi fu dato da noi non fù per altro se non per sapere che demostratione havea fatta detto Rev.doVescovo contra d'esso. Per ciò in resposta di detta vostra, non occorre dirvi altro se non ordinarvi come per questa ve dicimo et ordinamo che debbiate attendere alla puntuale executione di quanto da noi vi fù ordinato in havere in le mani detto Marco antonio fuora del ecclesia et inviarlo subito retto tramite in la gran corte della Vicaria à buon recapito. Dat. neap. die decima tertia mensis Novembris 1599. El Conde de Lemos». — Come si vede, il Governo non rinunziò mai a voler punito il Capito, e il Vescovo non cessò mai dal lasciarlo impunito: mancano intanto altri documenti, e vi è ragion di credere che gli ordini del Governo sieno rimasti ineseguiti.

416.Ved. per le notizie sud.tenell'Arch. di Firenze il Carteggio di Napoli, filz. 4087, lett. del 29 marzo 1599 da Valenza, e quelle da Napoli de' 27 luglio, 7 7bre, 27 7bre, 1.º 8breetc.etc.

416.Ved. per le notizie sud.tenell'Arch. di Firenze il Carteggio di Napoli, filz. 4087, lett. del 29 marzo 1599 da Valenza, e quelle da Napoli de' 27 luglio, 7 7bre, 27 7bre, 1.º 8breetc.etc.

417.Nella Relazione del Bailo Paolo Contarini, letta al Senato il 1583 (ved. Albèri, ser. 3a, vol. 3.º, pag. 222), si legge che il famoso Ucciali avea fabbricato presso la sua casa «un grossissimo casale» che si chiamavaCalabria nuova, e vi lasciava anche vivere cristianamente i maestri calabresi dell'arsenale che si erano condotti bene. Il Residente Scaramelli egli stesso, riferendosi a' tempi suoi, dice essere «i due terzi de i renegati di Constantinopoli Calavresi» (ved. Doc. 176, pag. 89).

417.Nella Relazione del Bailo Paolo Contarini, letta al Senato il 1583 (ved. Albèri, ser. 3a, vol. 3.º, pag. 222), si legge che il famoso Ucciali avea fabbricato presso la sua casa «un grossissimo casale» che si chiamavaCalabria nuova, e vi lasciava anche vivere cristianamente i maestri calabresi dell'arsenale che si erano condotti bene. Il Residente Scaramelli egli stesso, riferendosi a' tempi suoi, dice essere «i due terzi de i renegati di Constantinopoli Calavresi» (ved. Doc. 176, pag. 89).

418.Ved. Doc. 26, pag. 37.

418.Ved. Doc. 26, pag. 37.

419.Ved. Doc. 264, pag. 177.

419.Ved. Doc. 264, pag. 177.

420.Ved. Doc. 418, pag. 523.

420.Ved. Doc. 418, pag. 523.

421.Ved. Doc. 244 pag. 138, e 247 pag. 154.

421.Ved. Doc. 244 pag. 138, e 247 pag. 154.

422.Ved. Doc. 518, pag. 582.

422.Ved. Doc. 518, pag. 582.

423.Ved. Doc. 253, pag. 167; 244 pag. 138, e 247 pag. 156.

423.Ved. Doc. 253, pag. 167; 244 pag. 138, e 247 pag. 156.

424.Ved. Doc. 244, pag. 139; e Doc. 247, pag. 156.

424.Ved. Doc. 244, pag. 139; e Doc. 247, pag. 156.

425.Ibid.

425.Ibid.

426.Ved. Doc. 244 pag. 140; 247 pag. 157; 255 pag. 171.

426.Ved. Doc. 244 pag. 140; 247 pag. 157; 255 pag. 171.

427.Ved. Doc. 238, pag. 124.

427.Ved. Doc. 238, pag. 124.

428.Ved. Doc. 408, pag. 507.

428.Ved. Doc. 408, pag. 507.

429.Ved. Doc. 247, pag. 158.

429.Ved. Doc. 247, pag. 158.

430.Ved. Doc. 386, pag. 405.

430.Ved. Doc. 386, pag. 405.

431.Ved. Doc. 32, pag. 40.

431.Ved. Doc. 32, pag. 40.

432.Ved. Doc. 181, pag. 92.

432.Ved. Doc. 181, pag. 92.

433.Ved. Doc. 164 e 165, pag. 85.

433.Ved. Doc. 164 e 165, pag. 85.

434.Ved. Doc. 373, pag. 382; e nostra Copia ms. de' proc. eccles. tom. 1 fol. 263-1/2.

434.Ved. Doc. 373, pag. 382; e nostra Copia ms. de' proc. eccles. tom. 1 fol. 263-1/2.

435.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1311 della collezione) alla lista de' gravami pel 1632, fol. 39, si legge: «n.º 682. Honesta et Giovanna Milerio q.mthomase sono morte molti anni sono, senza figli et povere». Confronta col docum. analogo riportato in questa nostra narrazione a pag. 206 in nota.

435.NellaNumerazione de' fuochidi Nicastro (vol. 1311 della collezione) alla lista de' gravami pel 1632, fol. 39, si legge: «n.º 682. Honesta et Giovanna Milerio q.mthomase sono morte molti anni sono, senza figli et povere». Confronta col docum. analogo riportato in questa nostra narrazione a pag. 206 in nota.

436.Ved. Doc. 319, pag. 272.

436.Ved. Doc. 319, pag. 272.

437.Ved. Doc. 28, pag. 38. La notizia quattro giorni dopo era pervenuta in Napoli.

437.Ved. Doc. 28, pag. 38. La notizia quattro giorni dopo era pervenuta in Napoli.

438.La data precisa della cattura di fra Dionisio fu il 28 settembre, siccome egli medesimo attestò nel tribunale per l'eresia. Ved. Doc. 332, pag. 287.

438.La data precisa della cattura di fra Dionisio fu il 28 settembre, siccome egli medesimo attestò nel tribunale per l'eresia. Ved. Doc. 332, pag. 287.

439.Ved. Doc. 247, pag. 158-159.

439.Ved. Doc. 247, pag. 158-159.

440.Ved. Doc. 332, pag. 287.

440.Ved. Doc. 332, pag. 287.

441.Ved. Doc. 27 e 31, pag. 38 e 39.

441.Ved. Doc. 27 e 31, pag. 38 e 39.

442.Ved. Doc. 29, pag. 38.

442.Ved. Doc. 29, pag. 38.

443.Ved. Doc. 164-165, pag. 85; e 179-181, pag. 91-92.

443.Ved. Doc. 164-165, pag. 85; e 179-181, pag. 91-92.

444.Questo Cardinale portavasi a Napoli per comporre un'altra quistione giurisdizionale curiosa: qualche convento di Monache si era rifiutato di accogliere una Visita da parte dell'Arcivescovo di Napoli.

444.Questo Cardinale portavasi a Napoli per comporre un'altra quistione giurisdizionale curiosa: qualche convento di Monache si era rifiutato di accogliere una Visita da parte dell'Arcivescovo di Napoli.

445.Ved. Doc. 178, pag. 91; lettera del 28 settembre.

445.Ved. Doc. 178, pag. 91; lettera del 28 settembre.

446.Ancora più tardi, nell'anno seguente, un D. Alonso de Lemos et Alva fu mandato come Governatore ma in Calabria citra. È pure possibile quindi che sia così nata una confusione tra questo D. Alonso, il figlio del Vicerè, e perfino D. Alonso de Rosa nominato egualmente come uno da doversi mandare. Cfr. i Reg.Sigillorumnell'Arch. di Nap. vol. 37, an. 1600, sotto la data 14 giugno.

446.Ancora più tardi, nell'anno seguente, un D. Alonso de Lemos et Alva fu mandato come Governatore ma in Calabria citra. È pure possibile quindi che sia così nata una confusione tra questo D. Alonso, il figlio del Vicerè, e perfino D. Alonso de Rosa nominato egualmente come uno da doversi mandare. Cfr. i Reg.Sigillorumnell'Arch. di Nap. vol. 37, an. 1600, sotto la data 14 giugno.

447.Ved. lo Schema del processo in appendice a' Documenti, Illustraz. II, pag. 617. La lacuna si nota tra il fol. 147 e il fol. 176 del vol. 2.º del processo.

447.Ved. lo Schema del processo in appendice a' Documenti, Illustraz. II, pag. 617. La lacuna si nota tra il fol. 147 e il fol. 176 del vol. 2.º del processo.

448.Ved. Doc. 518, pag. 583.

448.Ved. Doc. 518, pag. 583.

449.Ved. Doc. 325, pag. 276.

449.Ved. Doc. 325, pag. 276.

450.Ved. Doc. 247, pag. 158.

450.Ved. Doc. 247, pag. 158.

451.Doc. 244, pag. 140, e Doc. 247, pag. 158.

451.Doc. 244, pag. 140, e Doc. 247, pag. 158.

452.Ved. Doc. 247, pag. 158.

452.Ved. Doc. 247, pag. 158.

453.Ved. Doc. 244, pag. 141.

453.Ved. Doc. 244, pag. 141.

454.Ved. Doc. 395, pag. 466.

454.Ved. Doc. 395, pag. 466.

455.Ved. Doc. 247, pag. 159; 263, pag. 175; 265, pag. 181.

455.Ved. Doc. 247, pag. 159; 263, pag. 175; 265, pag. 181.

456.Sulla sua cattura e fuga vedi tra gli Atti esistenti in Firenze il Doc. 265 pag. 183; sulla sua ripresa e processo vedi nel Carteggio del Nunzio la lettera di costui del 6 aprile 1601, Doc. 119 pag. 71; il clerico di cui si parla in questa lettera, tacendone il nome, non può essere che il Pittella.

456.Sulla sua cattura e fuga vedi tra gli Atti esistenti in Firenze il Doc. 265 pag. 183; sulla sua ripresa e processo vedi nel Carteggio del Nunzio la lettera di costui del 6 aprile 1601, Doc. 119 pag. 71; il clerico di cui si parla in questa lettera, tacendone il nome, non può essere che il Pittella.

457.Questo risulta dalla Informazione di S.toOfficio presa molto più tardi, nel 1605, contro fra Pietro di Stilo. Il 30 agosto 1605 un Francesco Ubaldini di Stilo, testimone, dice: «Saranno credo da quattro anni in circa io mi trovava quà in Napoli, ed intese dire publicamente che vennero carcerati fra Pietro Presterà, fra thomaso Campanella, Tiberio Carnevale, Gio. Paolo Carnevala, et altri per causa della rebellione, portati da Carlo Spinello con le galere, et foro portati carcerati nel Castello novo et castello uovo (sic; int.dell'ovo), ma con fra Pietro non occorse parlarli, et al castello del ovo parlai con questi Carnevale nominati».

457.Questo risulta dalla Informazione di S.toOfficio presa molto più tardi, nel 1605, contro fra Pietro di Stilo. Il 30 agosto 1605 un Francesco Ubaldini di Stilo, testimone, dice: «Saranno credo da quattro anni in circa io mi trovava quà in Napoli, ed intese dire publicamente che vennero carcerati fra Pietro Presterà, fra thomaso Campanella, Tiberio Carnevale, Gio. Paolo Carnevala, et altri per causa della rebellione, portati da Carlo Spinello con le galere, et foro portati carcerati nel Castello novo et castello uovo (sic; int.dell'ovo), ma con fra Pietro non occorse parlarli, et al castello del ovo parlai con questi Carnevale nominati».

458.Ved. Doc. 244, pag. 137.

458.Ved. Doc. 244, pag. 137.

459.Ved. Doc. 265, pag. 181.

459.Ved. Doc. 265, pag. 181.

460.Ved. Doc. 256, pag. 172, e la Ricognizione de' carcerati ecclesiastici fatta in Napoli dall'Auditore del Nunzio.

460.Ved. Doc. 256, pag. 172, e la Ricognizione de' carcerati ecclesiastici fatta in Napoli dall'Auditore del Nunzio.

461.Ved. Doc. 258 pag. 172, e la Ricognizione suddetta. Cons. questa stessa per gli altri due frati che seguono.

461.Ved. Doc. 258 pag. 172, e la Ricognizione suddetta. Cons. questa stessa per gli altri due frati che seguono.

462.Ved. Doc. 394, pag. 448.

462.Ved. Doc. 394, pag. 448.

463.Che laterritiofosse un primo grado di tortura, e che il reo confesso per terrore dovesse dirsiconfesso per esame rigoroso, ossia per tortura, è attestato da tutti gli scrittori di giurisprudenza Inquisitoriale. Così p. es. Locatus Fr. Umbertus, Opus quod Judiciale Inquisitorum dicitur, Rom. 1570, pag. 375, «ductus solum ad locum torturae, si confitetur, dicitur confessus in tormentis»; Eymericus Nicolaus, Directorium Inquisitionis, Rom. 1578, pag. 165, «paria sunt confiteri in tormentis vel motu tormentorum»; Masini Eliseo, Sacro Arsenale, Rom. 1639, pag. 371, «il reo che solamente condotto nel luogo della tortura, o quivi spogliato, o pur anco legato, senza però essere alzato, confessa, dicesi haver confessato ne' tormenti o nell'esame rigoroso».

463.Che laterritiofosse un primo grado di tortura, e che il reo confesso per terrore dovesse dirsiconfesso per esame rigoroso, ossia per tortura, è attestato da tutti gli scrittori di giurisprudenza Inquisitoriale. Così p. es. Locatus Fr. Umbertus, Opus quod Judiciale Inquisitorum dicitur, Rom. 1570, pag. 375, «ductus solum ad locum torturae, si confitetur, dicitur confessus in tormentis»; Eymericus Nicolaus, Directorium Inquisitionis, Rom. 1578, pag. 165, «paria sunt confiteri in tormentis vel motu tormentorum»; Masini Eliseo, Sacro Arsenale, Rom. 1639, pag. 371, «il reo che solamente condotto nel luogo della tortura, o quivi spogliato, o pur anco legato, senza però essere alzato, confessa, dicesi haver confessato ne' tormenti o nell'esame rigoroso».

464.Ved. Doc. 294, pag. 225.

464.Ved. Doc. 294, pag. 225.

465.Ved. Doc. 295, pag. 226.

465.Ved. Doc. 295, pag. 226.

466.Ved. Doc. 296, pag. 228.

466.Ved. Doc. 296, pag. 228.

467.Ved. Doc. 297, pag. 231.

467.Ved. Doc. 297, pag. 231.

468.Ved. Doc. 300, pag. 235.

468.Ved. Doc. 300, pag. 235.

469.Ved. Doc. 301, pag. 236.

469.Ved. Doc. 301, pag. 236.

470.Ved. Doc. 302, pag. 237.

470.Ved. Doc. 302, pag. 237.

471.Doc. 303, pag. 243.

471.Doc. 303, pag. 243.

472.Ved. la citaz. delle deposizioni di fra Pietro Ponzio e fra Pietro di Stilo nel Doc. 244, pag. 143, e di quelle degli altri frati Ib. pag. 133-134.

472.Ved. la citaz. delle deposizioni di fra Pietro Ponzio e fra Pietro di Stilo nel Doc. 244, pag. 143, e di quelle degli altri frati Ib. pag. 133-134.

473.Ved. Doc. 389, pag. 412.

473.Ved. Doc. 389, pag. 412.

474.Ved. Doc. 394, pag. 449.

474.Ved. Doc. 394, pag. 449.

475.Ved. Doc. 34, pag. 41.

475.Ved. Doc. 34, pag. 41.

476.Ved. Illustraz. IV, pag. 644.

476.Ved. Illustraz. IV, pag. 644.

477.Intorno a costui nellaNumerazione dei fuochidi Nicastro, (vol. 1309 della collez.; fascio della Renumerazione del 1598) si legge: «n.º 642. Franc.coAntonio de Oliverio del q.mGio. Pietro an. 22; Dianora cuccia uxor an. 22; Diana Grillo mater an. 52» (seguono due servi e due famule). Circa la sua innocenza ne' fatti della congiura ved. Doc. 350, pag. 328.

477.Intorno a costui nellaNumerazione dei fuochidi Nicastro, (vol. 1309 della collez.; fascio della Renumerazione del 1598) si legge: «n.º 642. Franc.coAntonio de Oliverio del q.mGio. Pietro an. 22; Dianora cuccia uxor an. 22; Diana Grillo mater an. 52» (seguono due servi e due famule). Circa la sua innocenza ne' fatti della congiura ved. Doc. 350, pag. 328.

478.Ved. Doc. 210 e seg.ti, pag. 110 e seg.ti.

478.Ved. Doc. 210 e seg.ti, pag. 110 e seg.ti.


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