INDICE DEL VOL. I.

«Il popolo è una bestia varia e grossa»

«Il popolo è una bestia varia e grossa»

«Il popolo è una bestia varia e grossa»

come di poi cantò. In Monteleone vi fu una fermata della carovana, e Padri Gesuiti confortarono a ben morire alcuni de' carcerati, che avrebbero dovuto essere «quattro de' più colpevoli» aggiuntovi poi «benanco Maurizio de Rinaldis», secondo gli ordini dati dal Vicerè fin da' primi di ottobre: ma effettivamente sappiamo solo i nomi di Maurizio e di Gio. Battista Vitale, che sarebbero stati confortati, e sappiamo che il Vitale non volle dare ascolto alle esortazioni de' Padri Gesuiti, ripetendo le eresie insinuategli da fra Dionisio[496]. Ma presto la carovana si rimise in via e poggiò a Bivona, dove la raggiunsero fra Cornelio e fra Gio. Battista di Polistina, i quali con la loro presenza e la loro unione contristarono ancora gli infelici frati prigionieri. Secondo il Pizzoni, che trovavasi legato a mano a mano con fra Paolo della Grotteria in un magazzino di sali, il Campanella, mediante un soldato del Capitano Figueroa, l'avrebbe quivi minacciato di porlo in più grave intrigo laddove non attendesse a ritrattarsi: secondo fra Pietro di Stilo ed anche secondo il Petrolo, fra Gio. Battista di Polistina avrebbe detto a ciascuno di loro che badassero bene a deporre contro fra Dionisio, aggiungendo a queste raccomandazioni lusinghe e minacce, come vedremo nel processo di eresia svoltosi in Napoli. Che era intanto avvenuto, perchè in Monteleone non si facessero più le esecuzioni capitali prescritte? Ce lo dice il Carteggio Vicereale e quello del Residente di Venezia, il quale ultimo ci fornisce a tale proposito notevoli particolari. Secondo il Residente, «haveva d.toSpinelli sentenciato Mauritio Rinaldi, Capo secolare della congiura, di essere à Monteleone segato vivo à traverso, ma non havendo per tempi fortunevoli potuto le galee prender porto in quella parte, hà riservato così fatto spettacolo da farsi in questa città a beneplacito del Vicerè»[497]. Anche in un'altra lettera posteriore, scritta con più di un mese e mezzo di intervallo, il Residente tornò a menzionare l'atroce ed insolita condanna di Maurizio «di esser segato vivo tra due tavole», e ciò dà motivo di ritenere che non sia stata questa una delle ordinarie frottole in corso per la città; quanto poi al motivo per cui la condanna non fu eseguita, bisogna dire che le galere non poterono tenersi al sicuro ed aspettare impunemente qualche giorno. Infattiuna lettera Vicereale, scritta quando i carcerati vennero in Napoli, ci dice che «si aveano da giustiziare in Monteleone sei che erano convinti e confessi, e per non far trattenere le galere, li condussero con gli altri», ciò che spiega pure quanto sappiamo de' conforti a ben morire prestati ad alcuni da' Gesuiti in Monteleone. Vi fu dunque una semplice mancanza di tempo, avendo dato verosimilmente fretta il mare procelloso in un posto di poco sicuro ancoraggio. Ma alfine i carcerati s'imbarcarono, e con loro, oltre lo Spinelli e lo Xarava, anche fra Cornelio e il Visitatore; e si imbarcarono dippiù taluni di quelli che si erano distinti nella repressione della congiura. Certamente s'imbarcò sulla capitana di D. Garzia il Principe della Roccella accompagnato da molti dei suoi servitori «con l'occasione dell'anno santo», vale a dire del Giubileo che era stato indetto, come abbiamo rilevato da un'altra Informazione di S.toOfficio; e ben s'intende che costui, al pari degli altri suoi socii in benemerenza, andava a riceversi i sorrisi, le lodi e i favori, che il Vicerè si sarebbe benignato di accordargli.

Lasciamo ora che gl'infelici prigioni arrivino in Napoli, ove ripiglieremo la cronaca de' loro strazii, e fermiamoci ancora a vedere ciò che accadde in Calabria durante e dopo la loro partenza, sempre in rapporto al nostro argomento.

Il fatto più importante per noi fu la novella Informazione, che il Vescovo di Squillace ebbe a prendere sulle cose del Campanella, per commissione di Roma. Avuta la copia dell'Informazione presa dal Vescovo di Gerace, la Sacra Congregazione Romana evidentemente non poteva rimanerne soddisfatta: per lo meno, essendo stato affermato così da fra Cornelio come dal Vicerè che Stilo con le sue vicinanze fosse tutto imbevuto delle eresie del Campanella, la cosa non risultava menomamente chiarita; sorgeva dunque l'assoluto bisogno di una ulteriore Informazione, e questa fu subito commessa al Vescovo di Squillace, nella cui diocesi erano comprese la città di Stilo e le altre terre delle quali volea conoscersi la condizione vera. Il testo dell'Informazione o «Processo di Squillace» non ci è pervenuto, ma ce ne sono pervenuti i Sommarii molto precisi, redatti in Roma e mandati a' Giudici dell'eresia in Napoli, e ci è pervenuto anche tutto intero un Supplimento alla detta Informazione commesso da uno di cotesti Giudici, il Vescovo di Termoli. Tra le deposizioni, che fanno parte del Supplimento, ve ne sono due che ricordano le deposizioni anteriori del 5 novembre e del 19 dicembre 1599[498], le quali date servono a mostrare quella del processo di cui parliamo, cominciato anche un po' prima che il Campanella e socii partissero dalla Calabria, proseguito per due mesi e verosimilmente anche più, atteso il gran numero di coloro che furono chiamati a deporre: il Supplimento stesso ci mostra che presedèalla formazione del processo il Vescovo in persona, Tommaso Sirleto, insigne uomo appartenente all'insigne famiglia de' Sirleti di Guardavalle patria di Maurizio, assistito dal suo Vicario generale Agazio Mantegna[499]. Furono chiamati a deporre tutti i frati dei conventi di Stilo e di quelli delle terre vicine, p. es. di quelli di S.taCaterina, come ne diè notizia una delle deposizioni raccolte nel processo di eresia fatto in Napoli[500]; ma furono chiamati anche molti ecclesiastici secolari e molti laici delle migliori famiglie di Stilo e luoghi vicini, come si rileva da' nomi che si leggono a capo di ciascuna deposizione. Gioverà ricordare quelli che sono stati già citati finora, e qualche altro che si dovrà ancora citare nel corso di questa narrazione, segnatamente quelli che si fanno notare per qualche condizione speciale; poichè ricordarli tutti sarebbe perfino inutile, mentre si possono rilevare da' Sommarii del processo[501]. Furono dunque tra coloro che deposero, naturalmente a carico, dei Contestabili Paolo e Fabio, che sappiamo essere l'uno padre e l'altro fratello di Giulio e di Marcantonio; de' Carnevali poi Gio. Francesco e Fabrizio, che abbiamo veduto altrove essere ecclesiastici, l'uno zio e l'altro fratello di Gio. Paolo, dippiù Fabio altro fratello, Prospero padre e Minico (Domenico) altro zio. Vi fu ancora Giulio Presterà, che sappiamo giovane e medico, amico del Campanella, Gio. Jacovo Prestinace che ci risulta cugino di Gio. Gregorio l'intrinseco del Campanella, Francesco Plutino il capitano nominato dal Campanella nella sua Dichiarazione, Francesco Vono che abbiamo visto del pari amico del Campanella, che vedremo nominato da lui nella sua pazzia e che sappiamo essersi liberato dalle persecuzioni per la congiura mercè molte libbre di seta[502]. Potremmocitare altri nomi degni di menzione, come uno Scipione Presterà, un Gio. Maria Gregoraci, diversi Jeracitano, qualcuno de' Crea, Vigliarolo, Principato etc. tutti di Stilo, e parecchi che ci risultano di Guardavalle, di Stignano, di S.taCaterina, di Riaci, di Camini, di Girifalco. Ci limiteremo ad aggiungere che vi fu pure quel Tiberio Lamberti che presentò la denunzia di D. Marco Petrolo, vi furono due donne (Francesca Scivara e Caterina di Francesco), infine anche un Marcello Salinitri e un Carlo Licandro, i quali, deponendo contro il Campanella, non nascosero di essergli nemici, senza che ne apparisca il motivo[503]. E noteremo che il non esservi stati taluni altri conosciuti come stretti amici del Campanella, p. es. Tiberio e Scipione Marullo, i fratelli D. Gio. Jacobo e Ottavio Sabinis, rende sempre più credibile che costoro si tenessero nascosti; la qual cosa può dirsi con fondamento anche maggiore per quelli egualmente conosciuti come parenti di fra Tommaso, p. es. Paolo e Fabrizio Campanella, de' quali si deposero alcune proposizioni già manifestate dal Campanella e commentate da loro, senza vederli interrogati e senza saperli carcerati e partiti per Napoli.

Assai ci pesa il dover dare un cenno di ciò che emerse da questo processo di Squillace, poichè da una parte riesce impossibile esporre tutta la colluvie di cose che si raccolse, e d'altra parte esponendo con un po' d'ordine le cose principali riesce inevitabile una riproduzione di quanto si è detto a proposito delle opinioni manifestate dal Campanella nel periodo della congiura. Ma gioverà conoscere testualmente le cose principali co' nomi di coloro che le rivelarono, e apprezzarne il valore e l'importanza. Cominciando dalle cose riferibili al nuovo Stato, si affermò che il Campanella «volea fondare una nuova setta per vivere liberamente et fare ilcrescite» (test. Fabrizio Carnevale, Marcello Salinitri, Gio. Consueva), che «voleva far mutare habito et vestimenti et dire che ci era libertà di coscienza» (Gio. Jacobo Prestinace), che nella «nuova setta di libertà» s'indosserebbero «certi habitelli et copulini» (Ottavio Buccina), che gli uomini si abbiglierebbero «con veste bianche sino al ginocchio, con una tovaglia alla testa che pendi à dietro, et con un capellino in testa» (Gio. Jacobo di Reggio), ed eracon altri salito sul monte di Stilo, dove mangiarono ed intitolarono quel monte «monte pingue e di libertà» (Scipione Presterà, Francesco Bartolo etc.); che era Profeta, che volea farsi chiamare il Messia di Dio della verità etc. (Gio. Andrea Crea, Geronimo Jeracitano, Gio. Francesco Carnevale, Giuseppe Ranieri ed altri). Venendo alle cose riferibili alla Religione ed alla Chiesa, bisogna notare che in questo processo non vi fu alcuna deposizione intorno all'opinione della non esistenza di Dio attribuita al Campanella pei processi anteriori, ma intorno a Gesù, alla sua resurrezione, a' miracoli, non che intorno al Crocifisso, si depose avere il Campanella detto, che Gesù «non è stato figliolo di Dio» (Gio. Andrea Crea), che «fu bravo huomo e capo di sette» (Marcello Salinitri a detto di Giulio Contestabile, Francesco Plutino etc.), che nella predica avea dichiarato essere il precettoquod tibi non vis alteri ne fecerisstato detto da un filosofo gentile prima di Cristo (Tiberio Vigliarolo), che «non bisognava si adorasse il Crocifisso perchè era un pezzo di legno» (Paolo Contestabile e Fabio Contestabile a detto di Marco Antonio che l'aveva udito dal Caccìa), che «non si doveva credere ad un appiccato» (Giulio Presterà, Luzio Paparo, Lorenzo Politi, Desiderio Lucane), che «Cristo avea potuto fare che ci fosse un altro in croce e che esso non fosse morto» (fra Scipione Barili a detto di fra Scipione Politi), che «le cose che si dice haver fatto Moisè tutte sono state per ingannare li popoli» (fra Francesco Merlino), che «bravo huomo era stato Mosè e Maumetto e Christo, e che se bene Martino Lutero haveva acquistato 26 o 27 Provincie non haveva fatto nulla» (Francesco Plutino). Quanto alla Trinità, a' Sacramenti, all'Eucaristia, all'inferno, purgatorio e paradiso, si depose avere il Campanella detto, «che tutte le cose della nostra fede si possono passare eccetto che questa cosa della Trinità, che vi sieno tre persone in una» (Gio. Gregorio Argiro), che era stato udito Paolo Campanella parlare al fratello Fabrizio di proposizioni di fra Tommaso intorno alla Trinità ed ai Sacramenti, dicendo che «non credeva si consacri hostia», e soggiungendo «havrei pagato cinquanta ducati a non intendere queste cose» (Gio. Domenico Pilegi), che il Campanella medesimo avea detto a Fabrizio «provarsi che il sacramento non era sacramento» (Gio. Jacobo Vigliarolo), che «aveva uno spirito nell'unghia» (fra Berardino), che non credeva esservi il diavolo, chiamandolobabaoper far temere le genti (Carlo Licandro), che avea detto a Fabio Contestabile «si pigliasse spassi e piaceri... che del resto è pensiero di chi è» (Fabio Contestabile), ritenendo non esservi inferno (Fabio Carnevale, Desiderio Lucane ed altri). Quanto ad orazioni, che il Campanella avea cancellato da un libro di preghiere, appartenente alla Congregazione del Rosario e presentato allora al Vescovo, alcune invocazioni a Maria, a S. Domenico, a S. Giacinto, a S.taCaterina, per ottener grazia, «che non voleva si dicessero» (Gio. Francesco Carnevale), ed era stato direttamente veduto quandole cancellava (Fabio Carnevale, Fabio Contestabile). Ed ancora avea detto «la fornicazione non essere peccato,... essere cose naturali» (fra Gio. Battista di Placanica); e una volta «con altri nella propria cella fece il crescite con una certa Giulia» (Gio. Maria Gregoraci). Ed avea mangiato carne in giorni proibiti (molti), anche in casa di Geronimo di Francesco e del suo zio Domenico Campanella (Fabrizio Carnevale, Fabio Contestabile), adducendo la regola Apostolicacomedite quod appositum est vobis(Gio. M.aGregoraci); e una volta chiese chi avesse prescritto tali proibizioni e gli fu risposto, la Chiesa, e il Campanella soggiunse «chi è la Chiesa? li fu detto che sono il Papa, Cardinali et altri Prelati, et il Campanella rispose, il Papa e Cardinali chi sono? li fu detto che sono huomini, il Campanella rispose, io ancora sono huomo» (Prospero Vitale). E la sua scienza era «una Cabala che imparò da un Armeno» (Gio. Jeracitano), ed «havea promesso a Geronimo di Francesco uno spirito familiare per vincere al giuoco» (Gio. M.aGregoraci). Che nel predicare a Stilo «metteva comparatione sopra gl'idoli», e riteneva «che i figliuoletti de' Turchi morendo non vanno all'inferno, perchè crescendo potriano conoscere la fede e si fariano Christiani», oltracciò che «Dio ha altro modo di salvar l'homini che per il battesmo» (diversi). Che non credeva alla scomunica, che nelle prediche «essaltava più del dovere li filosofi et scrittori Gentili» e ne' discorsi diceva che «S. Thomasso fù huomo et che alla dottrina sua si può aggiungere, et che era cavata da altri Dottori antichi et particolarmente da Lattantio firmiano, al quale havea gran credito»; nè era vero che il Crocifisso avesse detto a S. Tommasobene scripsisti de me Thoma(Tiberio Vigliarolo, Gio. Antonio Primerano, Lorenzo Consueva). Nemmeno credeva che gli Atti degli Apostoli facessero fede, «perchè quello che trattano lo trattano per traditione di S. Paolo» (Gio. Battista Rinaldo). Che infine non mostrava di gradire tante diverse Fraterie (fra Gio. Battista di Placanica), non credeva che bisognasse «dire Paternostri che erano cose perse» (Paolo e Fabio Contestabile a detto di Marcantonio), nè credeva giovare a' defunti la Messa detta o fatta dire da chi si trovava in peccato mortale (diversi).

Furono queste le cose essenziali rilevate col processo di Squillace, in materia di eresia più che in materia politica, attesa la qualità della Commissione data al Vescovo, e, come si vede, esse venivano a colpire propriamente il Campanella e non altri; appena qualche volta, da uno o due testimoni, fu nominato con lui fra Dionisio, segnatamente ad occasione del voler fondare la nuova setta e del doversi disprezzare il crocifisso. Invece fu da qualcuno tratto in iscena il povero vecchio Geronimo padre del Campanella, come testimone ed anche come principale. Si depose aver lui detto che richiedendo al figlio di voler predicare a Stilo, il figlio rispose che non volea «fare l'officio di Canta in banco» (Marcello Fonte), cheinoltre «gli avea preconizzato tanto il bene quanto il male da dover accadere a' suoi figliuoli» (Callisto Jeracitano), che infine avea composto quel tale libro che superava quelli degli Apostoli (Scipione Ciordo). Ne abbiamo già parlato abbastanza altrove e non occorre insistervi ulteriormente. — Quale intanto deve dirsi il valore e l'importanza di siffatto processo? In verità fa molta impressione il vedere che la massima parte delle cose deposte si sia avuta con le clausole «de fama publica, de auditu incerto», e non di rado pure, ciò che è sempre più notevole, con la clausola «post carcerationem»; questo dà fondato motivo di ritenere che le opinioni incriminabili poterono anche esser diffuse in molta parte per colpa de' Giudici de' processi anteriori, che ne fecero correre le voci per le piazze, dalle quali taluni testimoni specificatamente affermarono di averle raccolte. Ma mettendo pure da parte tutti i testimoni che deposero per voce pubblica, ne rimangono sempre alcuni che deposero cose udite o viste direttamente, ovvero cose udite o viste da persone state molto dappresso al Campanella, e per la loro condizione speciale riescono a dare alle loro deposizioni una gravità notevole. Basta dire che più d'uno affermò di avere udito quanti deponeva da fra Scipione Politi conosciutissimo amico del Campanella, e, a quel che pare, solito a mantenere vive le sue conversazioni col riferire le opinioni delle quali il Campanella gli avea tenuto discorso; qualche altro affermò di avere udito quanto deponeva da D. Marco Petrolo, da D. Marco Antonio Pittella, da Paolo e Fabrizio Campanella, da Giulio Contestabile, da Marcantonio Contestabile; nè deve sfuggire che deposero i Carnevali malgrado avessero Gio. Paolo e Tiberio carcerati, deposero i Contestabili malgrado avessero Giulio carcerato e Marcantonio perseguitato, depose Desiderio Lucane che sappiamo avere anche lui un figlio carcerato[504]. Adunque, per un certo numero di cose raccolte con questo processo, non si può sconoscerne menomamente la provenienza dal Campanella, essendovi anche una concordanza significante tra esse e quelle che da altri fonti ci risultano appartenenti senza dubbio a lui; nè deve sfuggire che molti, p. es. Giulio Presterà, Francesco Vono, il capitano Plutino, i quali certamente ebbero relazioni col Campanella, e così pure tanti altri, poterono deporre per voce pubblica ciò che aveano saputo direttamente, non convenendo loro di dire che l'aveano saputo direttamente da lui, perchè sarebbero divenuti responsabili del non averlo denunziato. In conclusione poteva dirsi una calunnia l'avere il Campanella imbevuto di eresie la città di Stilo e luoghi circonvicini, ma non già l'avere di tempo in tempo enunciati principii punto ortodossi. E risultava grandemente notevole la raccolta fatta di simiglianti principii,perocchè di tutta la massa delle accuse, che vedesi ridotta a 34 capi nel Sommario complessivo dell'ultimo processo di eresia, 8 o 9 capi soltanto non riuscivano nè confermati nè smentiti dalle deposizioni di Squillace, ma 13 ne riuscivano confermati, e 9 altri ne sorgevano interamente nuovi. Oltracciò si avevano elementi tali da mostrare il giusto valore della scusa che già si meditava, che cioè i frati inquisiti di congiura avessero rivelato e fatto rivelare cose di eresia a fine di scansare la Corte temporale. È superfluo dire quanto le condizioni del Campanella ne divenissero aggravate, e non è arrischiato l'ammettere che segnatamente per questo processo di Squillace egli abbia dovuto rimanere tanto dolente di «Stilo ingrato» che egli onorava; di Stilo infatti, e amici suoi per giunta, erano principalmente coloro i quali avevano questa volta dato materia a «fabbricare processi con processi» come egli cantò nelle sue Poesie[505].

Ci rimane a dire qualche cosa delle condizioni nelle quali la Calabria si venne a trovare dopo la partenza dello Spinelli co' carcerati. Abbiamo già avuto altrove occasione di vedere che le quistioni giurisdizionali e le inimicizie private non ebbero alcuna tregua; naturalmente i fuorusciti medesimi, pel rigore eccessivo e le vessazioni spropositate, erano già cresciuti di numero, ed abbiamo un documento il quale ci mostra esserne stato lo Spinelli medesimo, avanti di partire, interpellato dal Vicerè[506]. I Governatori che successero nella Calabria ultra, D. Pietro di Borgia, e poi D. Garzia di Toledo sopra nominato, e poi D. Carlo de Cardines Marchese di Laino etc., come pure quelli della Calabria citra, D. Alonso de Lemos, D. Antonio Grisone, e poi D. Lelio Orsini l'amico del Campanella, rivestiti essi medesimi, più o meno, di poteri straordinarii, ed aiutati anche da Commissarii speciali, si affaticarono per più anni alla «extirpatione de' forasciti» senza mai venirne a capo. L'Audienza di Calabria ultra, rimasta priva dell'Avvocato fiscale e poi provvedutane in persona di Gio. Andrea Morra[507], fece conoscere al Vicerè il suo imbarazzo per «l'ordine di non intromettersi in le cose ha fatto il spettabile Carlo Spinelli», poichè si era preso un Carlo Logoteta di Reggio che da tre anni scorreva la campagna, e così due altri, e se ne trovavano ancora molti, tutti guidati dallo Spinelli: ma il Vicerè nemmeno credè opportuno di revocare l'ordine, e comandò d'inviare alla Vicaria i catturati ed a lui una nota particolare e distinta di tutti i guidati, che naturalmente l'Audienza non avea modo di conoscere[508]. La città di Catanzaro, già tanto conturbata dalle fazioni municipali, si risentì pel nuovo «reggimento» istituito dallo Spinelli, e l'Audienza fece sapereal Vicerè che la città pretendeva «di non essere stata intesa in la busciola et forma dell'electione fatta per il spettabile Carlo Spinello... e si era ordinato al Capitaneo et Sindico di detta Città che apresse la cascia dove stava tutto lo che si era fatto per raggione di detta busciola, la quale non si ha possuto aprire per star'in poter'del rettore del Jesu di detta Città con una delle chiave, al quale essendosi ciò notificato etiam in scriptis non l'ha voluto dare»; ma il Vicerè anche in tale occasione non volle scovrire lo Spinelli, diè ragione a' Gesuiti e comandò di «non far altra diligentia per aprire la sopradetta cascia» dovendosi solo «osservare la detta busciola che stava ordinata o pur farsi l'electione del Governo come si faceva per prima»[509]. E nominati più tardi gli Eletti deputati a far l'elezione del nuovo reggimento, si trovò affisso nella piazza pubblica un «cartello infamatorio» contro quegli Eletti; e si venne con poteri straordinarii alla cattura di un Marcantonio Paladino ritenuto autore di detto cartello, ed allora di notte fu rotto il carcere «di fora, con scarpelli et violentia grande» e fu fatto fuggire il Paladino con gli altri carcerati, onde si ebbero nuove Informazioni e nuove catture[510]. Ma un avvenimento ancor più notevole fu l'uccisione di Marcantonio Biblia, fratello di Gio. Battista denunziante della congiura, pugnalato verso la fine di novembre in Catanzaro. Abbiamo già avuta occasione di dire altrove che questo Marcantonio Biblia era credenziere della gabella della seta di Catanzaro fin dal 1595. L'Archivio di Stato ci offre più memoriali di Gio. Battista Biblia al Viceré, co' quali «fa intendere come per havere scoverto esso supplicante la congiura et rebellione tentata in disservitio d'Iddio et de sua M.tàda Marco Antonio giovino et altri... l'istesso Marco Antonio ha fatto occidere nella città di Catanzaro a pugnalate Marc'Antonio suo frate da Gio. et Scipione giovino fratelli del detto Marco Antonio», e ricordando altri omicidii già commessi da costui conchiude col ricorrere «alli piedi di V. E. che resti servita ordinare che il detto Marco Antonio sia afforcato come V. E. s'è degnato ordinare acciò l'altri non presumano fare l'istesso in persona d'esso supplicante et fratelli rimasti». E abbiamo, al sèguito di questi memoriali, le Commissioni speciali date dal Vicerè dapprima al Consigliere D. Giovanni Montoja de Cardona, poi al Giudice D. Giovanni Ruiz Valdevieto, quello stesso che troveremo assai più tardi membro del tribunale costituito in Napoli per giudicare il Campanella e gli altri frati intorno alla congiura. Nel suo sdegno il Vicerè cominciò col dare gli ordini più severi: «farreti sfrattare tutti li parenti di detti delinquenti sino al quarto grado dove à voi parirà più convenire, et confiscarrete et farrete confiscareli beni delli delinquenti predetti et deroccare le loro case, et procederreti contra d'essi, loro complici, et fautori à tutti l'altri atti che saranno de giustitia usque ad sententiam inclusive» etc.; ma poi, tornato a più miti consigli, dispensando il supplicante dalle spese per la Commissione, diede ordini meno brutali e prescrisse di procedere «usque ad sententiam exclusive»[511]. Ci manca finora ogni altra notizia sull'esito di queste Commissioni, ma vedremo che Gio. Battista Biblia ci guadagnò l'ufficio che già teneva il fratello, oltre il privilegio di nobiltà, come egualmente Fabio di Lauro ebbe altri favori e grazie in ricompensa della denunzia fatta.

Tornando al Campanella, notiamo che con questo di Squillace si chiuse la serie de' processi di Calabria, e ricordiamo che ve ne furono non meno di quattro. Vi fu un processo propriamente pei laici formato dallo Spinelli e Xarava, appena iniziato in Catanzaro, proseguito in Squillace, finito per una piccola parte in Gerace: in esso si trattò della congiura, ed oltrechè vennero giudicati e condannati alcuni clerici, non fu risparmiato il Campanella, essendosi avuta da lui, come anche dal Pizzoni, una Dichiarazione d'importanza grandissima. Vi furono tre processi per gli ecclesiastici e propriamente pe' frati, uno formato da fra Marco e fra Cornelio in Monteleone e per una piccola parte in Squillace, un altro formato dagli stessi Giudici unitamente col Vescovo di Gerace in Gerace, un altro formato dal Vescovo di Squillace con la sua Corte ordinaria in Squillace: nel primo si trattò dell'eresia e della congiura ad un tempo, nel secondo della sola eresia, e in entrambi si ebbero di mira tutti i frati incriminati, e si fece sentire l'influenza della malvagità fratesca e della ferocia degli ufficiali Regii; nell'ultimo si trattò della sola eresia, si ebbe di mira esclusivamente il Campanella e non si fece sentire alcuna perniciosa influenza almeno in un modo diretto. Il Campanella non fu mai chiamato innanzi a' Giudici durante tutti questi processi, ma fuori ogni dubbio entrambe le sue cause peggiorarono costantemente.

INDICE DEL VOL. I.Prefazionepag.v-liiCap. I.— Primi anni del Campanella e sue peregrinazioni(1568-1598)»1I.Nascita del Campanella in Stilo; la sua famiglia; i suoi primi studii (1). Veste l'abito di clerico; emigra con la famiglia a Stignano; suoi studii ulteriori (5). Entra nell'ordine Domenicano in Placanica; va novizio a S. Giorgio; passa studente a Nicastro ove fa conoscenza co' Ponzii e con fra Gio. Battista di Pizzoni (8). È mandato a Cosenza ove non giunge a conoscere il Telesio, poco dopo ad Altomonte; sua intimità con un astrologo ebreo e persecuzione avutane dai superiori; sua partenza per Napoli in compagnia dell'ebreo con molto scandalo (12).II.Arrivo del Campanella in Napoli nella casa del Marchese di Lavello presso il figliuolo di lui Mario del Tufo (22). La sua disputa in S.taM.ala nuova; i Domenicani di Napoli (23). I Signori Del Tufo amici e protettori del Campanella (28). Altre conoscenze fatte in Napoli; il Sangro, l'Orsini, i fratelli Della Porta (32). Malattie sofferte e curate dal Campanella in Napoli; il P.eAquario e il P.eSerafino di Nocera (37). Opere da lui composte fin allora e suo privato insegnamento (39). La Biblioteca di S. Domenico e lo Studio pubblico di Napoli; parole dette dal Campanella in dispregio della scomunica; sua cattura per ordine del Nunzio e suo primo processo (42).III.Trasferimento del Campanella prigione a Roma; condanna all'abiura come veementemente sospetto di eresia (50). Uscita dal carcere; opere composte in Roma in tale periodo (52). D. Lelio Orsini e l'Abate Persio in Roma (53). Andata del Campanella a Firenze; sua visita al Gran Duca, ed informazioni date dal Battaglino Agente di Toscana in Napoli, ad occasione di una cattedra che gli si voleva concedere in Pisa (57). Visita della Biblioteca Palatina; parere di Baccio Valori sul filosofo; disputa di lui con Ferrante De Rossi e il P.eMedici; informazioni date sul suo conto dal P.eGenerale Beccaria (59). Partenza per Padova; fermata in Bologna, ove gli sono tolte tutte le opere e sono inviate al S.toOfficio di Roma (62). Arrivo a Padova; dimora nel convento di S. Agostino e nuovo processo per gravissima violenza patita dal P.eGenerale (63). Liberazione; altre opere composte in Padova e suo privato insegnamento in questa città (64). Due nuovi processi per varii capi di accusa; il processo per non rivelazione di un giudaizzante va a terminare in Roma; importanza di questo 3º processo; sua influenza sulle opere allora composte (67).IV.Nuovo trasferimento del Campanella prigione a Roma e termine del suo processo; sua difesa dalle diverse imputazioni (72). È liberato non senza commendatizie anche dell'Imperatore e dell'Arciduca Massimiliano procurate da Gio. Battista Clario; va nel convento di S.taSabina (75). Opere da lui composte in Roma dentro del carcere; suoi compagni di prigionia, Gio. Battista Clario, due Ascolani e probabilmente anche Colantonio Stigliola; poesie da lui scritte in tale periodo (76). Opere composte in S.taSabina; impegno di acquistarsi la protezione di alcuni Cardinali; ultima poesia scritta in Roma (85). Ritorno in Napoli; ciò che quivi compose; suo insegnamento e suoi scolari (90). Discorsi sulle future mutazioni col Cortese, Vernalione e Stigliola; notizie circa costoro (92). Consola con l'annunzio delle mutazioni il P.pe di Bisignano prigione nel Castel nuovo; notizie circa costui (96). Parte per la Calabria; stato di Napoli in quel tempo; dissenso de' Nobili col Vicerè e tra di loro; carcerazione del Sangro Duca di Vietri e forgiudica del Carafa Marchese di S.toLucido; notizie circa costoro (101).Cap. II.— Ritorno del Campanella in Calabria e sua congiura(1598-1599)pag. 110I.Fermata per un mese nel convento di Nicastro, ove dimorano gli antichi amici; Fra Dionisio e fra Pietro Ponzio, fra Gio. Battista di Pizzoni; loro progressi (110). Dissensi giurisdizionali del Governo col Vescovo di Nicastro e turbamento della città; fra Dionisio ed Innico di Franza sono inviati per questo a Reggio e poi a Ferrara presso il Papa (114). Andata del Campanella a Stilo nel convento di S.taMaria di Gesù; visita de' paesi della marina col Vescovo di Mileto (116). Marcantonio del Tufo Vescovo di Mileto e i suoi conflitti giurisdizionali; conflitti analoghi di altri Vescovi nella Calabria (117). Controversie ed inimicizie cittadine molto gravi (123). Lotte tra' componenti la R.aAudienza di Catanzaro; D. Alonso de Roxas Governatore; D. Luise Xarava Avvocato fiscale (126). Banditi e forgiudicati nella provincia; loro rifugio ne' conventi e nelle Chiese (131). Discesa de' turchi al Capo di Stilo col Bassà Cicala, e notizie intorno a costui; sua dimanda di rivedere la madre alla fossa di S. Giovanni, soddisfatta dal Vicerè di Sicilia (134). Vita del Campanella nel convento di Stilo; suoi compagni ed amici, specialmente fra Domenico Petrolo di Stignano e fra Pietro Presterà di Stilo superiore del convento (142). Costumi, insegnamento ed opere del Campanella in tal tempo; in particolare del suo libro della Monarchia di Spagna e di quello de' Segnali della morte del mondo (144).II.Convinto della vicina fine del mondo e de' grandi fatti che doveano precederla, massime della santa repubblica e secolo d'oro da doversi prima godere, il Campanella fomenta una viva agitazione di aspettativa nella provincia (149). Argomenti da lui trovati ne' libri di profezia e di astronomia per ritenere prossime grandi mutazioni; fenomeni meteorologici che insieme col grave perturbamento della provincia glie le fanno giudicare imminenti; suoi concetti circa tali mutazioni (150). Conversazioni particolari e poi prediche nella Chiesa del convento sul detto tema; moltissimi gli dimandano chiarimenti, perfino il Governatore della provincia; gran credito acquistatosi dal Campanella e motivi di esso (155). Capitolo de' Domenicani, nel quale il Campanella non è chiamato e fra Dionisio risulta in decadenza; trattativa di pace tra' Contestabili e i Carnevali di Stilo, affidata al Campanella dall'Auditore David (159). Componenti delle dettefamiglie; Marcantonio Contestabile e Maurizio de Rinaldis, fuorusciti, ne rappresentano il braccio forte (161). Proposizioni del Campanella un po' più spinte anche in materie religiose, oltrechè in politica, aspettandosi, per predizioni astrologiche, di essere Monarca del mondo; amici co' quali conversava, atteggiandosi a riformatore e legislatore (164). Colloquii con Giulio Contestabile e Geronimo di Francesco, con Marcantonio Contestabile e Gio. Tommaso Caccìa egualmente fuoruscito (168). Colloquii con Maurizio de Rinaldis, e notizie circa costui; il Campanella, presenti fra Dionisio e il Petrolo, lo decide a voler concorrere con amici a fondare la repubblica, e gli fa copertamente intendere che sarebbe utile profittare dell'aiuto del Turco (169). Commenti su questi fatti; al Campanella devesi non solo l'idea ma anche l'indicazione de' mezzi per attuarla, rimanendo a lui riservato l'ufficio di futuro capo della repubblica (173). Tutti si pongono all'opera; Maurizio va sulle galere di Amurat venuto alle coste di Calabria; il Campanella è chiamato dal Marchese di Arena a Monasterace (175). Fra Dionisio va con un fra Giuseppe Bitonto e un Cesare Pisano fino a Messina; durante il viaggio sviluppa eresie per eccitare il Pisano; di poi con la stessa compagnia, e con l'aggiunta di un fra Giuseppe di Jatrinoli e un Giuseppe Grillo, dopo altri discorsi di eresie in Stignano, torna presso il Campanella riconducendolo da Monasterace a Stilo (176). Anche Marcantonio Contestabile e il Caccìa, con un altro fuoruscito, tornano a Stilo (Page_180). Altra escursione del Campanella con fra Dionisio e il Bitonto a Castelvetere, per pregare il P.pe della Roccella in favore di Cesare Pisano ivi carcerato; nel carcere veggono un Felice Gagliardo, al quale, come ad altri carcerati, il Pisano parla de' progetti del Campanella e ripete i discorsi di eresia (181). Tornato a Stilo il Campanella eccita il Pizzoni a parlare con Giulio Soldaniero fuoruscito; intanto è chiamato di nuovo dal Marchese di Arena in Arena (184). Il Pizzoni, fra Dionisio e Gio. Pietro fratello del Campanella, come pure Marcantonio Contestabile col Caccìa e un altro fuoruscito, accompagnano fra Tommaso ad Arena; fra Dionisio col Pizzoni ne partono per parlare al Soldaniero in Soriano; colloquii di fra Dionisio col Soldaniero, manifestando i disegni del Campanella e molto eresie (186). Il Pizzoni con un altro fuoruscito a nome Claudio Crispo ritorna ad Arena; giunge quivi una lettera che annunzia avere Maurizio preso gli accordi col Turco; fra Pietro di Stilo con Fabrizio Campanella armato viene egli pure in Arena, forse latore della lettera; altre lettere di Maurizio, di Claudio Crispo e del Pizzoni (188). Comparisce una cometa che raddoppia il fervore del Campanella; tutta la compagnia va in Pizzoni; convegno e banchetto di Pizzoni; fra Pietro di Stilo va a Soriano recando una lettera del Campanella al Soldaniero; parte presa da fra Pietro nella congiura (191).III.Venuta di fra Marco da Marcianise per una visita nella provincia di Calabria; fra Dionisio va al convento di Taverna già assegnatogli; vi fa quistione con fra Cornelio di Nizza e bastona un altro frate; fra Cornelio è scelto per suo Compagno da fra Marco (196). Il Campanella torna a Stilo, e chiamato da Maurizio va presso di lui col Petrolo e Fabrizio Campanella a Davoli; Maurizio espone i patti conchiusi col Turco; son chiamati Gio. Tommaso di Franza e Gio. Paolo di Cordova che vengono con Orazio Rania da Catanzaro; concerto con costoro per fare un'insurrezione in Catanzaro (197). Incontro di Gio. Battista di Polistina, nemico di fra Dionisio, col Campanella in Davoli: parole scortesi dettegli dal Campanella; fra Gio. Battista va a Soriano, e il Soldaniero gli comunica la faccenda della congiura e dell'eresia (201). Maurizio va in giro araccogliere fuorusciti; il Campanella scrive al Crispo e poi va a S.taCaterina; fra Dionisio, condannato dal Visitatore, si rimette in giro con un Cesare Mileri e finisce per andare a Catanzaro, dove mostra gran premura di essere assoluto, e cerca affiliati per la congiura, dicendo che vi partecipavano il Papa, il Card.lS. Giorgio, diversi Vescovi, diversi Nobili (202). Parla col Franza, col Cordova, con due fratelli Striveri ed altri, parimente con Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia; tratta per fare entrare in Catanzaro 4 a 5 cento uomini incogniti e di notte; enumera gli aiuti che si avranno, mettendo innanzi per la prima volta la frottola dell'intervento di alti personaggi, che evidentemente non poteano intervenire (207). Intanto il Campanella in Stilo mantiene corrispondenze anche in cifra, continua nei colloquii con maggiore espansione, fa una scampagnata con gli amici sul monte di Stilo eccitando le più vive speranze (215). Cenni delle istituzioni politiche e religiose in progetto, come si può desumerli principalmente dalle deposizioni che si ebbero in sèguito da fra Pietro di Stilo e dal Petrolo, e poi da moltissimi altri (217). Trattavasi di fondare ciò che fu scritto di poi nellaCittà del Sole; si ha un notevole riscontro tra le cose allora dette e quelle in sèguito scritte, e rimangono così chiarite la congiura e le sue cause, non che la parte presavi dal Campanella, e perfino la verità o la falsità di molte cose deposte nel processo (220). L'idea non era punto democratica ma altamente patriottica, e per essa il Campanella compromise tutto, facendola abbracciare egualmente non da soli malfattori, ma anche da uomini stimabilissimi come Maurizio e fra Dionisio tra gli altri; nè i preparativi erano di poca importanza quando la congiura fu scoperta (222).Cap. III.— Scoperta della congiura e processi di Calabria(dalla fine di agosto a tutto 10bre 1599)pag. 226I.Fabio di Lauro e Gio. Batt. Biblia denunziano la congiura al Fiscale di Calabria; poi mandano una 2arelazione al Vicerè, il quale ne scrive subito a Roma e a Madrid, e fa partire Carlo Spinelli per investigare e punire (226). Il Vicerè Conte di Lemos; suoi dubbi sulla congiura, la quale venne in fondo rivelata secondo le esagerazioni affermate da fra Dionisio (230). Clemente VIII e il Nunzio Aldobrandini; tenerezze di Roma col Vicerè a quel tempo; la richiesta da parte del Vicerè, di poter carcerare i frati, è accordata dal Papa (232). Carlo Spinelli e i suoi antecedenti; istruzioni solite a darsi in analoghe circostanze; capitani e soldati partiti con lo Spinelli (235). Nuova denunzia tardiva ed incompleta da parte di 5 Catanzaresi, tra' quali il Franza già stato a Davoli, per salvarsi; la denunzia, passata per la via dell'Audienza, svela il segreto della congiura e fa intendere che lo Spinelli veniva per essa; il Vescovo di Catanzaro ne dà avviso a fra Dionisio il quale se ne parte immediatamente (239). Fra Dionisio va a Stilo per sollecitare il Campanella ad uscire col Petrolo in campagna; il Campanella si nega e ripara a Stignano presso D. Marco Petrolo, il quale lo denunzia; Giulio Contestabile lo denunzia egualmente, e procura una commissione al cognato Di Francesco contro di lui (242). Lo Spinelli giunge in Catanzaro, fa prendere il Rania e lo affida al Governatore, ma il Rania fugge e poco dopo è rinvenuto soffocato in una vigna presso la città; lo Spinelli si duole del Governatore ed inizia il processo (243). Il Vicerè in Napoli affetta preoccupazione per un voluto sbarco di turchi in Abruzzo e una voluta peste nella Marca d'Ancona; emana bandi per la peste in realtà diretti a premunirsi dallaparte di Roma; ma poi, viste bene avviate le cose di Calabria, revoca i bandi e spedisce ordini di rigore contro i congiurati (246). La denunzia di D. Marco Petrolo è mandata allo Xarava e il denunziante finisce per essere carcerato come ricettatore; la commissione al Di Francesco giunge un po' tardi, e costui può soltanto carcerare i parenti del Campanella (248). Crescendo il numero de' carcerati lo Spinelli ordina di tradurli nel castello di Squillace, dove il processo continua, venendo carcerato anche Geronimo del Tufo; prevenzioni verso i Nobili e i Vescovi (250). Guidati e Commissionati contro i presunti colpevoli; il Soldaniero ed il Bruno, Gio. Geronimo Morano e D. Carlo Ruffo Barone di Bagnara; Nobili titolati venuti in aiuto del Governo, il P.pe della Roccella, il P.pe Di Scilla, il P.pe di Scalèa; notizie intorno a costoro (253). Altro aiuto potente dato da fra Marco e fra Cornelio, accordatisi col Governo nell'istituire un processo a' frati, co' più iniqui maneggi suggeriti dagli odii frateschi (257).II.Antecedenti segreti del processo ecclesiastico di Calabria; fra Domenico da Polistina e fra Cornelio; colloquii di costui con lo Spinelli, Xarava e Lauro; sue comunicazioni esagerate al Card.lS.taSeverina e al P.eGenerale; costringe il Soldaniero a far da denunziante e persecutore de' congiurati, procurandogli anche un guidatico e una promessa d'indulto dallo Spinelli (258). Titolo e data del processo; 36 capi di accusa; assertiva di richiesta a procedere anche da parte dello Spinelli, del Governatore e perfino del Vescovo di Catanzaro; lettere del Vescovo e del Governatore; commenti (262). Commissione data dal Visitatore fra Marco di catturare il Pizzoni e il Lauriana; particolari della cattura; fra Dionisio col Caccìa stava con loro, ma travestito se ne fugge (263). I due frati prigioni dati in consegna a D. Carlo Ruffo nelle carceri di Monteleone; esame del Pizzoni che svela ogni cosa anche con esagerazione e malignità; artifizii e terrori per avere simili deposizioni (264). Esame del Soldaniero commesso dal Visitatore a fra Cornelio, tutto ben concertato; esame del Lauriana, e giudizio su tale esame; commento sul processo, che in fondo non creava fatti essenzialmente falsi, ma li traeva a luce, li esagerava anche e li ribadiva con male arti (267). Intanto il Campanella è catturato insieme col Petrolo; particolari della cattura; ricovero in S.taM.adi Titi; arrivo di Maurizio, fuga per sottrarsi a Maurizio, ricovero e travestimento presso Gio. Antonio Mesuraca a' dintorni della Roccella, tradimento del Mesuraca; commento in particolare sulla condotta di Maurizio (272). Il Campanella è tradotto alle carceri di Castelvetere; apprende per via che il Pizzoni ha rivelato anche eresie e consiglia al Petrolo di far lo stesso: lo Xarava viene a Castelvetere e riceve dal Campanella una Dichiarazione scritta; sunto della Dichiarazione e giudizio sopra di essa (277). Lo Xarava portasi a Monteleone e riceve una Dichiarazione scritta anche dal Pizzoni; inoltre una cifra di cui si sarebbero serviti il Pizzoni e il Campanella, e una copia delle deposizioni fin allora raccolte da' due frati col processo ecclesiastico (281). Passaggio del Campanella col Petrolo dalle carceri di Castelvetere a quelle di Squillace; intanto nelle carceri di Castelvetere il Gagliardo e compagni, saputa la carcerazione di lui, denunziano al P.pe della Roccella il Pisano amico del Campanella che li aveva eccitati alla congiura, e lo denunziano anche al Vescovo di Gerace per le eresie loro manifestate; il P.pe comunica queste cose allo Spinelli, ma i denunzianti son ritenuti partecipi della congiura; d'altro lato il Vescovo di Gerace fa prendere un'Informazione, che rende la condizione del Campanella sempre peggiore (283). È preso dal Morano Claudio Crispo, e gli si trovano due lettere, l'una di Maurizio, l'altra del Campanella;fra Marco e fra Cornelio continuano a far carcerare frati; son presi e poi rilasciati fra Vincenzo Rodino e fra Alessandro di S. Giorgio; son presi fra Pietro di Stilo, fra Paolo della Grotteria, fra Pietro Ponzio, fra Giuseppe Bitonto; fra Paolo è trovato in possesso di una lettera del Campanella al Crispo e di libercolo di segreti e cose superstiziose; il Bitonto è trovato in abito secolare ed armato (284). Deposizioni che i due Inquisitori raccolgono da taluni di costoro; esame di fra Pietro di Stilo interrotto; esame del Petrolo, che avvilito depone tutto anche con esagerazione (287). Lettera del Card.ldi S.taSeverina a fra Cornelio, che prescrive doversi mandare il Campanella a Napoli, e prendere le informazioni unitamente co' Vescovi de' luoghi; così il Campanella non è sottoposto ad alcun esame in Calabria (290).III.Catturato il Campanella, lo Spinelli ne dà partecipazione al Vicerè, affrettandosi a riconoscere che il Papa non dovea aver che fare nella congiura; dà notizia anche di varii incidenti e de' provvedimenti presi; manda una lista di 34 carcerati; di poi informa che erano state anche seminate eresie, ed erano apparsi i primi legni turchi ben presto seguiti da tutta l'armata (291). Altre catture di que' giorni e continuazione del processo contro i laici; sono esaminati Lauro e Biblia e poi gli Striveri col Franza; particolari di questi esami e commenti (294). Esame di Gio. Paolo di Cordova e di suo fratello Muzio; prime torture molto gravi; debbono rispondere anche della morte del Rania; è esaminato il Soldaniero, di poi Claudio Crispo, che finisce per confessare ampiamente in tortura; giudizii su tali esami (298). Inoltre sono esaminati Cesare Mileri e Tommaso Tirotta, ma lo Spinelli è costretto a partire per l'arrivo dei legni turchi; mosse de' primi legni comparsi nella marina di S.taCaterina e Guardavalle; fanno segnali ma non hanno risposta; poi sopraggiunge l'armata che si mantiene lontana dalla costa e manda 4 galere verso Stilo che fanno pure segnali inutilmente, quindi si dirige verso il capo di Bianco; lo Spinelli va con truppa a Castelvetere per sorvegliarne le mosse, mentre continuano le catture degl'incolpati (303). L'armata con 26 galere va, come al solito, alla fossa di S. Giovanni avendo preso due navi Ragusèe; due galere vanno verso Reggio donde si tirano cannonate, e prendono un'altra nave; due schiavi cristiani fuggiaschi dànno notizie dell'armata e de' voluti disegni del Cicala; succede una scaramuccia tra gli spagnuoli e 500 turchi discesi a terra per fare acqua; dopo ciò l'armata torna verso Castelvetere, ma tenendo vento favorevole si dirige verso Cefalonia; lo Spinelli se ne torna a Squillace (306). Viene notizia da Corfù che l'armata si ritira a Costantinopoli; notizie inesatte date poi dal Campanella e da qualche storico circa le cose dell'armata; non vi furono rimproveri al Cicala in Costantinopoli per non avere soccorso i congiurati (308). Lettere e giudizii del Vicerè su tutti questi fatti; scrive a Roma immediatamente, partecipando che i frati erano anche eretici, e dimandando che se ne rimetta a lui il gastigo; scrive a Madrid per la ricompensa a Lauro e Biblia, ed annunzia l'accertato ritiro del Cicala verso Costantinopoli (309). Roma fa sapere che la causa del Campanella deve farsi in Napoli, e che venendo i prigioni debbono essere tenuti come prigioni del Nunzio; aderisce poi ad un'altra richiesta del Vicerè, che il Vescovo di Mileto venga a Napoli, e che siano assoluti il P.pe di Scilla, il Poerio Governatore del Pizzo e lo Xarava, quando veramente fosse stato riposto nella Chiesa, donde era stato estratto, un clerico che avea data occasione alla scomunica (311). Il Vicerè partecipa la scoperta della congiura agli Agenti di altri Stati accreditati presso di lui; relazione del Battaglino e dello Scaramelli; costuitrasmette a Venezia anche le notizie di piazza, oltre quelle di Corte, e non pone mai in dubbio l'esistenza della congiura (313). Carcerazione di Giulio Contestabile e Geronimo di Francesco, dietro formale denunzia del Campanella, forse esasperato per la carcerazione di suo padre e suo fratello seguìta per opera di costoro; il Petrolo, sollecitato dal Campanella, fa una denunzia nello stesso senso (315). Continuazione degli esami in Squillace, presedendovi il solo Xarava; particolari della deposizione di Cesare Mileri, che confessa ampiamente, convalidando in tortura le cose confessate; esami del Gagliardo, Conia, Marrapodi, Santacroce e Adimari (317). Esame di Cesare Pisano, che dapprima nega, poi in tortura confessa ogni cosa; quindi sottoposto a nuovo esame, circa la nuova legge del Campanella, rivela una quantità di eresie; esami secondarii di Domenico Messina e di Giuseppe Grillo; la causa è sospesa per morte del Mastrodatti (322). Prime esecuzioni in persona di Claudio Crispo e Cesare Mileri in Catanzaro; sono arrotati, tanagliati, strozzati, quindi appiccati per un piede e poi squartati; le loro teste son poste in gabbia sulla porta della città, le loro case diroccate, i beni confiscati (326).IV.Trasferimento del tribunale e di tutti i prigioni a Gerace; notizia della cattura di fra Dionisio, Gio. Ludovico Todesco, Maurizio e Gio. Battista Vitale, per opera del Morano alle marine di Puglia; invio a Madrid dell'esame del Pisano infarcito di eresie e della copia dell'Informazione presa da fra Marco e fra Cornelio (327). Risposta da Madrid con ordine che si usi rigore, e che si facciano proposte per premiare i denunzianti (329). Notizie che allora correvano in Napoli sulle cose di Calabria; relazioni ulteriori dell'Agente di Toscana e del Residente Veneto (330). Si ripigliano le sedute del tribunale in Gerace con le confronte del Pisano, e con nuovi esami ed anche torture del Gagliardo, Santacroce, Marrapodi, Conia etc., seguìte dalla confessione in tortura del Caccìa (332). Esami di Maurizio e del Vitale, verosimilmente anche di Gio. Ludovico Todesco e di varii altri già carcerati; notizie di coloro che furono presi successivamente, e di coloro che riuscirono a nascondersi o a fuggire (334). Intanto fra Marco e fra Cornelio ripigliano il loro processo coll'intervento del Vescovo di Gerace, e talvolta alla presenza di Spinelli, Xarava, ed altri laici; molti e gravi abusi verificatisi non ostante l'intervento del Vescovo (339). Sono esaminati fra Pietro Ponzio, fra Paolo, e poi fra Pietro di Stilo, il Bitonto, il Pizzoni, il Lauriana, il Petrolo; inoltre il Soldaniero, il Pisano e il Caccìa (341). Giudizio sul processo di Gerace, sull'opera di fra Cornelio e sulle deposizioni raccolte (347). Anche di questo processo è rilasciata copia agli ufficiali Regii; triste giudizio del pubblico; malvagità di fra Cornelio (350). Ultime gesta dello Spinelli; altri esami ed altri catturati anche negli ultimi tempi; catturati dal Soldaniero e dal Bruno, oltre il Caccìa, un Bonazza, un Furci, un Loiacono etc. (351). Catturati anche altri ecclesiastici per ordine dello Spinelli; informazione particolare sulle relazioni di Giulio Contestabile col Campanella (354). Prigioni 156, ma molti imputati sono nascosti o vanno fuggiaschi; altri sono stati rilasciati dietro pagamenti (356). D. Garzia di Toledo con 4 galere a Tropea; i prigioni in lunga catena son diretti a quella volta; bestiale atteggiamento delle moltitudini verso di loro (359). Manca il tempo di giustiziare Maurizio, condannato ad essere segato vivo, insieme con 4 altri più colpevoli in Monteleone; imbarco di tutti i prigioni e de' loro persecutori a Bivona; fatti notevoli al momento dell'imbarco (360). Un'altra Informazione è commessa da Roma al Vescovo di Squillace; molti esaminati,molte cose raccolte: giudizio su questo nuovo processo (361). Condizioni nelle quali rimane la Calabria dopo la partenza dello Spinelli co' prigioni per Napoli; il fratello del Biblia è pugnalato in Catanzaro; col processo di Squillace si chiude la serie de' processi di Calabria, risultando sempre più gravi le condizioni del Campanella (367).

Prefazionepag.v-lii

Cap. I.— Primi anni del Campanella e sue peregrinazioni(1568-1598)»1

I.Nascita del Campanella in Stilo; la sua famiglia; i suoi primi studii (1). Veste l'abito di clerico; emigra con la famiglia a Stignano; suoi studii ulteriori (5). Entra nell'ordine Domenicano in Placanica; va novizio a S. Giorgio; passa studente a Nicastro ove fa conoscenza co' Ponzii e con fra Gio. Battista di Pizzoni (8). È mandato a Cosenza ove non giunge a conoscere il Telesio, poco dopo ad Altomonte; sua intimità con un astrologo ebreo e persecuzione avutane dai superiori; sua partenza per Napoli in compagnia dell'ebreo con molto scandalo (12).

II.Arrivo del Campanella in Napoli nella casa del Marchese di Lavello presso il figliuolo di lui Mario del Tufo (22). La sua disputa in S.taM.ala nuova; i Domenicani di Napoli (23). I Signori Del Tufo amici e protettori del Campanella (28). Altre conoscenze fatte in Napoli; il Sangro, l'Orsini, i fratelli Della Porta (32). Malattie sofferte e curate dal Campanella in Napoli; il P.eAquario e il P.eSerafino di Nocera (37). Opere da lui composte fin allora e suo privato insegnamento (39). La Biblioteca di S. Domenico e lo Studio pubblico di Napoli; parole dette dal Campanella in dispregio della scomunica; sua cattura per ordine del Nunzio e suo primo processo (42).

III.Trasferimento del Campanella prigione a Roma; condanna all'abiura come veementemente sospetto di eresia (50). Uscita dal carcere; opere composte in Roma in tale periodo (52). D. Lelio Orsini e l'Abate Persio in Roma (53). Andata del Campanella a Firenze; sua visita al Gran Duca, ed informazioni date dal Battaglino Agente di Toscana in Napoli, ad occasione di una cattedra che gli si voleva concedere in Pisa (57). Visita della Biblioteca Palatina; parere di Baccio Valori sul filosofo; disputa di lui con Ferrante De Rossi e il P.eMedici; informazioni date sul suo conto dal P.eGenerale Beccaria (59). Partenza per Padova; fermata in Bologna, ove gli sono tolte tutte le opere e sono inviate al S.toOfficio di Roma (62). Arrivo a Padova; dimora nel convento di S. Agostino e nuovo processo per gravissima violenza patita dal P.eGenerale (63). Liberazione; altre opere composte in Padova e suo privato insegnamento in questa città (64). Due nuovi processi per varii capi di accusa; il processo per non rivelazione di un giudaizzante va a terminare in Roma; importanza di questo 3º processo; sua influenza sulle opere allora composte (67).

IV.Nuovo trasferimento del Campanella prigione a Roma e termine del suo processo; sua difesa dalle diverse imputazioni (72). È liberato non senza commendatizie anche dell'Imperatore e dell'Arciduca Massimiliano procurate da Gio. Battista Clario; va nel convento di S.taSabina (75). Opere da lui composte in Roma dentro del carcere; suoi compagni di prigionia, Gio. Battista Clario, due Ascolani e probabilmente anche Colantonio Stigliola; poesie da lui scritte in tale periodo (76). Opere composte in S.taSabina; impegno di acquistarsi la protezione di alcuni Cardinali; ultima poesia scritta in Roma (85). Ritorno in Napoli; ciò che quivi compose; suo insegnamento e suoi scolari (90). Discorsi sulle future mutazioni col Cortese, Vernalione e Stigliola; notizie circa costoro (92). Consola con l'annunzio delle mutazioni il P.pe di Bisignano prigione nel Castel nuovo; notizie circa costui (96). Parte per la Calabria; stato di Napoli in quel tempo; dissenso de' Nobili col Vicerè e tra di loro; carcerazione del Sangro Duca di Vietri e forgiudica del Carafa Marchese di S.toLucido; notizie circa costoro (101).

Cap. II.— Ritorno del Campanella in Calabria e sua congiura(1598-1599)pag. 110

I.Fermata per un mese nel convento di Nicastro, ove dimorano gli antichi amici; Fra Dionisio e fra Pietro Ponzio, fra Gio. Battista di Pizzoni; loro progressi (110). Dissensi giurisdizionali del Governo col Vescovo di Nicastro e turbamento della città; fra Dionisio ed Innico di Franza sono inviati per questo a Reggio e poi a Ferrara presso il Papa (114). Andata del Campanella a Stilo nel convento di S.taMaria di Gesù; visita de' paesi della marina col Vescovo di Mileto (116). Marcantonio del Tufo Vescovo di Mileto e i suoi conflitti giurisdizionali; conflitti analoghi di altri Vescovi nella Calabria (117). Controversie ed inimicizie cittadine molto gravi (123). Lotte tra' componenti la R.aAudienza di Catanzaro; D. Alonso de Roxas Governatore; D. Luise Xarava Avvocato fiscale (126). Banditi e forgiudicati nella provincia; loro rifugio ne' conventi e nelle Chiese (131). Discesa de' turchi al Capo di Stilo col Bassà Cicala, e notizie intorno a costui; sua dimanda di rivedere la madre alla fossa di S. Giovanni, soddisfatta dal Vicerè di Sicilia (134). Vita del Campanella nel convento di Stilo; suoi compagni ed amici, specialmente fra Domenico Petrolo di Stignano e fra Pietro Presterà di Stilo superiore del convento (142). Costumi, insegnamento ed opere del Campanella in tal tempo; in particolare del suo libro della Monarchia di Spagna e di quello de' Segnali della morte del mondo (144).

II.Convinto della vicina fine del mondo e de' grandi fatti che doveano precederla, massime della santa repubblica e secolo d'oro da doversi prima godere, il Campanella fomenta una viva agitazione di aspettativa nella provincia (149). Argomenti da lui trovati ne' libri di profezia e di astronomia per ritenere prossime grandi mutazioni; fenomeni meteorologici che insieme col grave perturbamento della provincia glie le fanno giudicare imminenti; suoi concetti circa tali mutazioni (150). Conversazioni particolari e poi prediche nella Chiesa del convento sul detto tema; moltissimi gli dimandano chiarimenti, perfino il Governatore della provincia; gran credito acquistatosi dal Campanella e motivi di esso (155). Capitolo de' Domenicani, nel quale il Campanella non è chiamato e fra Dionisio risulta in decadenza; trattativa di pace tra' Contestabili e i Carnevali di Stilo, affidata al Campanella dall'Auditore David (159). Componenti delle dettefamiglie; Marcantonio Contestabile e Maurizio de Rinaldis, fuorusciti, ne rappresentano il braccio forte (161). Proposizioni del Campanella un po' più spinte anche in materie religiose, oltrechè in politica, aspettandosi, per predizioni astrologiche, di essere Monarca del mondo; amici co' quali conversava, atteggiandosi a riformatore e legislatore (164). Colloquii con Giulio Contestabile e Geronimo di Francesco, con Marcantonio Contestabile e Gio. Tommaso Caccìa egualmente fuoruscito (168). Colloquii con Maurizio de Rinaldis, e notizie circa costui; il Campanella, presenti fra Dionisio e il Petrolo, lo decide a voler concorrere con amici a fondare la repubblica, e gli fa copertamente intendere che sarebbe utile profittare dell'aiuto del Turco (169). Commenti su questi fatti; al Campanella devesi non solo l'idea ma anche l'indicazione de' mezzi per attuarla, rimanendo a lui riservato l'ufficio di futuro capo della repubblica (173). Tutti si pongono all'opera; Maurizio va sulle galere di Amurat venuto alle coste di Calabria; il Campanella è chiamato dal Marchese di Arena a Monasterace (175). Fra Dionisio va con un fra Giuseppe Bitonto e un Cesare Pisano fino a Messina; durante il viaggio sviluppa eresie per eccitare il Pisano; di poi con la stessa compagnia, e con l'aggiunta di un fra Giuseppe di Jatrinoli e un Giuseppe Grillo, dopo altri discorsi di eresie in Stignano, torna presso il Campanella riconducendolo da Monasterace a Stilo (176). Anche Marcantonio Contestabile e il Caccìa, con un altro fuoruscito, tornano a Stilo (Page_180). Altra escursione del Campanella con fra Dionisio e il Bitonto a Castelvetere, per pregare il P.pe della Roccella in favore di Cesare Pisano ivi carcerato; nel carcere veggono un Felice Gagliardo, al quale, come ad altri carcerati, il Pisano parla de' progetti del Campanella e ripete i discorsi di eresia (181). Tornato a Stilo il Campanella eccita il Pizzoni a parlare con Giulio Soldaniero fuoruscito; intanto è chiamato di nuovo dal Marchese di Arena in Arena (184). Il Pizzoni, fra Dionisio e Gio. Pietro fratello del Campanella, come pure Marcantonio Contestabile col Caccìa e un altro fuoruscito, accompagnano fra Tommaso ad Arena; fra Dionisio col Pizzoni ne partono per parlare al Soldaniero in Soriano; colloquii di fra Dionisio col Soldaniero, manifestando i disegni del Campanella e molto eresie (186). Il Pizzoni con un altro fuoruscito a nome Claudio Crispo ritorna ad Arena; giunge quivi una lettera che annunzia avere Maurizio preso gli accordi col Turco; fra Pietro di Stilo con Fabrizio Campanella armato viene egli pure in Arena, forse latore della lettera; altre lettere di Maurizio, di Claudio Crispo e del Pizzoni (188). Comparisce una cometa che raddoppia il fervore del Campanella; tutta la compagnia va in Pizzoni; convegno e banchetto di Pizzoni; fra Pietro di Stilo va a Soriano recando una lettera del Campanella al Soldaniero; parte presa da fra Pietro nella congiura (191).

III.Venuta di fra Marco da Marcianise per una visita nella provincia di Calabria; fra Dionisio va al convento di Taverna già assegnatogli; vi fa quistione con fra Cornelio di Nizza e bastona un altro frate; fra Cornelio è scelto per suo Compagno da fra Marco (196). Il Campanella torna a Stilo, e chiamato da Maurizio va presso di lui col Petrolo e Fabrizio Campanella a Davoli; Maurizio espone i patti conchiusi col Turco; son chiamati Gio. Tommaso di Franza e Gio. Paolo di Cordova che vengono con Orazio Rania da Catanzaro; concerto con costoro per fare un'insurrezione in Catanzaro (197). Incontro di Gio. Battista di Polistina, nemico di fra Dionisio, col Campanella in Davoli: parole scortesi dettegli dal Campanella; fra Gio. Battista va a Soriano, e il Soldaniero gli comunica la faccenda della congiura e dell'eresia (201). Maurizio va in giro araccogliere fuorusciti; il Campanella scrive al Crispo e poi va a S.taCaterina; fra Dionisio, condannato dal Visitatore, si rimette in giro con un Cesare Mileri e finisce per andare a Catanzaro, dove mostra gran premura di essere assoluto, e cerca affiliati per la congiura, dicendo che vi partecipavano il Papa, il Card.lS. Giorgio, diversi Vescovi, diversi Nobili (202). Parla col Franza, col Cordova, con due fratelli Striveri ed altri, parimente con Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia; tratta per fare entrare in Catanzaro 4 a 5 cento uomini incogniti e di notte; enumera gli aiuti che si avranno, mettendo innanzi per la prima volta la frottola dell'intervento di alti personaggi, che evidentemente non poteano intervenire (207). Intanto il Campanella in Stilo mantiene corrispondenze anche in cifra, continua nei colloquii con maggiore espansione, fa una scampagnata con gli amici sul monte di Stilo eccitando le più vive speranze (215). Cenni delle istituzioni politiche e religiose in progetto, come si può desumerli principalmente dalle deposizioni che si ebbero in sèguito da fra Pietro di Stilo e dal Petrolo, e poi da moltissimi altri (217). Trattavasi di fondare ciò che fu scritto di poi nellaCittà del Sole; si ha un notevole riscontro tra le cose allora dette e quelle in sèguito scritte, e rimangono così chiarite la congiura e le sue cause, non che la parte presavi dal Campanella, e perfino la verità o la falsità di molte cose deposte nel processo (220). L'idea non era punto democratica ma altamente patriottica, e per essa il Campanella compromise tutto, facendola abbracciare egualmente non da soli malfattori, ma anche da uomini stimabilissimi come Maurizio e fra Dionisio tra gli altri; nè i preparativi erano di poca importanza quando la congiura fu scoperta (222).

Cap. III.— Scoperta della congiura e processi di Calabria(dalla fine di agosto a tutto 10bre 1599)pag. 226

I.Fabio di Lauro e Gio. Batt. Biblia denunziano la congiura al Fiscale di Calabria; poi mandano una 2arelazione al Vicerè, il quale ne scrive subito a Roma e a Madrid, e fa partire Carlo Spinelli per investigare e punire (226). Il Vicerè Conte di Lemos; suoi dubbi sulla congiura, la quale venne in fondo rivelata secondo le esagerazioni affermate da fra Dionisio (230). Clemente VIII e il Nunzio Aldobrandini; tenerezze di Roma col Vicerè a quel tempo; la richiesta da parte del Vicerè, di poter carcerare i frati, è accordata dal Papa (232). Carlo Spinelli e i suoi antecedenti; istruzioni solite a darsi in analoghe circostanze; capitani e soldati partiti con lo Spinelli (235). Nuova denunzia tardiva ed incompleta da parte di 5 Catanzaresi, tra' quali il Franza già stato a Davoli, per salvarsi; la denunzia, passata per la via dell'Audienza, svela il segreto della congiura e fa intendere che lo Spinelli veniva per essa; il Vescovo di Catanzaro ne dà avviso a fra Dionisio il quale se ne parte immediatamente (239). Fra Dionisio va a Stilo per sollecitare il Campanella ad uscire col Petrolo in campagna; il Campanella si nega e ripara a Stignano presso D. Marco Petrolo, il quale lo denunzia; Giulio Contestabile lo denunzia egualmente, e procura una commissione al cognato Di Francesco contro di lui (242). Lo Spinelli giunge in Catanzaro, fa prendere il Rania e lo affida al Governatore, ma il Rania fugge e poco dopo è rinvenuto soffocato in una vigna presso la città; lo Spinelli si duole del Governatore ed inizia il processo (243). Il Vicerè in Napoli affetta preoccupazione per un voluto sbarco di turchi in Abruzzo e una voluta peste nella Marca d'Ancona; emana bandi per la peste in realtà diretti a premunirsi dallaparte di Roma; ma poi, viste bene avviate le cose di Calabria, revoca i bandi e spedisce ordini di rigore contro i congiurati (246). La denunzia di D. Marco Petrolo è mandata allo Xarava e il denunziante finisce per essere carcerato come ricettatore; la commissione al Di Francesco giunge un po' tardi, e costui può soltanto carcerare i parenti del Campanella (248). Crescendo il numero de' carcerati lo Spinelli ordina di tradurli nel castello di Squillace, dove il processo continua, venendo carcerato anche Geronimo del Tufo; prevenzioni verso i Nobili e i Vescovi (250). Guidati e Commissionati contro i presunti colpevoli; il Soldaniero ed il Bruno, Gio. Geronimo Morano e D. Carlo Ruffo Barone di Bagnara; Nobili titolati venuti in aiuto del Governo, il P.pe della Roccella, il P.pe Di Scilla, il P.pe di Scalèa; notizie intorno a costoro (253). Altro aiuto potente dato da fra Marco e fra Cornelio, accordatisi col Governo nell'istituire un processo a' frati, co' più iniqui maneggi suggeriti dagli odii frateschi (257).

II.Antecedenti segreti del processo ecclesiastico di Calabria; fra Domenico da Polistina e fra Cornelio; colloquii di costui con lo Spinelli, Xarava e Lauro; sue comunicazioni esagerate al Card.lS.taSeverina e al P.eGenerale; costringe il Soldaniero a far da denunziante e persecutore de' congiurati, procurandogli anche un guidatico e una promessa d'indulto dallo Spinelli (258). Titolo e data del processo; 36 capi di accusa; assertiva di richiesta a procedere anche da parte dello Spinelli, del Governatore e perfino del Vescovo di Catanzaro; lettere del Vescovo e del Governatore; commenti (262). Commissione data dal Visitatore fra Marco di catturare il Pizzoni e il Lauriana; particolari della cattura; fra Dionisio col Caccìa stava con loro, ma travestito se ne fugge (263). I due frati prigioni dati in consegna a D. Carlo Ruffo nelle carceri di Monteleone; esame del Pizzoni che svela ogni cosa anche con esagerazione e malignità; artifizii e terrori per avere simili deposizioni (264). Esame del Soldaniero commesso dal Visitatore a fra Cornelio, tutto ben concertato; esame del Lauriana, e giudizio su tale esame; commento sul processo, che in fondo non creava fatti essenzialmente falsi, ma li traeva a luce, li esagerava anche e li ribadiva con male arti (267). Intanto il Campanella è catturato insieme col Petrolo; particolari della cattura; ricovero in S.taM.adi Titi; arrivo di Maurizio, fuga per sottrarsi a Maurizio, ricovero e travestimento presso Gio. Antonio Mesuraca a' dintorni della Roccella, tradimento del Mesuraca; commento in particolare sulla condotta di Maurizio (272). Il Campanella è tradotto alle carceri di Castelvetere; apprende per via che il Pizzoni ha rivelato anche eresie e consiglia al Petrolo di far lo stesso: lo Xarava viene a Castelvetere e riceve dal Campanella una Dichiarazione scritta; sunto della Dichiarazione e giudizio sopra di essa (277). Lo Xarava portasi a Monteleone e riceve una Dichiarazione scritta anche dal Pizzoni; inoltre una cifra di cui si sarebbero serviti il Pizzoni e il Campanella, e una copia delle deposizioni fin allora raccolte da' due frati col processo ecclesiastico (281). Passaggio del Campanella col Petrolo dalle carceri di Castelvetere a quelle di Squillace; intanto nelle carceri di Castelvetere il Gagliardo e compagni, saputa la carcerazione di lui, denunziano al P.pe della Roccella il Pisano amico del Campanella che li aveva eccitati alla congiura, e lo denunziano anche al Vescovo di Gerace per le eresie loro manifestate; il P.pe comunica queste cose allo Spinelli, ma i denunzianti son ritenuti partecipi della congiura; d'altro lato il Vescovo di Gerace fa prendere un'Informazione, che rende la condizione del Campanella sempre peggiore (283). È preso dal Morano Claudio Crispo, e gli si trovano due lettere, l'una di Maurizio, l'altra del Campanella;fra Marco e fra Cornelio continuano a far carcerare frati; son presi e poi rilasciati fra Vincenzo Rodino e fra Alessandro di S. Giorgio; son presi fra Pietro di Stilo, fra Paolo della Grotteria, fra Pietro Ponzio, fra Giuseppe Bitonto; fra Paolo è trovato in possesso di una lettera del Campanella al Crispo e di libercolo di segreti e cose superstiziose; il Bitonto è trovato in abito secolare ed armato (284). Deposizioni che i due Inquisitori raccolgono da taluni di costoro; esame di fra Pietro di Stilo interrotto; esame del Petrolo, che avvilito depone tutto anche con esagerazione (287). Lettera del Card.ldi S.taSeverina a fra Cornelio, che prescrive doversi mandare il Campanella a Napoli, e prendere le informazioni unitamente co' Vescovi de' luoghi; così il Campanella non è sottoposto ad alcun esame in Calabria (290).

III.Catturato il Campanella, lo Spinelli ne dà partecipazione al Vicerè, affrettandosi a riconoscere che il Papa non dovea aver che fare nella congiura; dà notizia anche di varii incidenti e de' provvedimenti presi; manda una lista di 34 carcerati; di poi informa che erano state anche seminate eresie, ed erano apparsi i primi legni turchi ben presto seguiti da tutta l'armata (291). Altre catture di que' giorni e continuazione del processo contro i laici; sono esaminati Lauro e Biblia e poi gli Striveri col Franza; particolari di questi esami e commenti (294). Esame di Gio. Paolo di Cordova e di suo fratello Muzio; prime torture molto gravi; debbono rispondere anche della morte del Rania; è esaminato il Soldaniero, di poi Claudio Crispo, che finisce per confessare ampiamente in tortura; giudizii su tali esami (298). Inoltre sono esaminati Cesare Mileri e Tommaso Tirotta, ma lo Spinelli è costretto a partire per l'arrivo dei legni turchi; mosse de' primi legni comparsi nella marina di S.taCaterina e Guardavalle; fanno segnali ma non hanno risposta; poi sopraggiunge l'armata che si mantiene lontana dalla costa e manda 4 galere verso Stilo che fanno pure segnali inutilmente, quindi si dirige verso il capo di Bianco; lo Spinelli va con truppa a Castelvetere per sorvegliarne le mosse, mentre continuano le catture degl'incolpati (303). L'armata con 26 galere va, come al solito, alla fossa di S. Giovanni avendo preso due navi Ragusèe; due galere vanno verso Reggio donde si tirano cannonate, e prendono un'altra nave; due schiavi cristiani fuggiaschi dànno notizie dell'armata e de' voluti disegni del Cicala; succede una scaramuccia tra gli spagnuoli e 500 turchi discesi a terra per fare acqua; dopo ciò l'armata torna verso Castelvetere, ma tenendo vento favorevole si dirige verso Cefalonia; lo Spinelli se ne torna a Squillace (306). Viene notizia da Corfù che l'armata si ritira a Costantinopoli; notizie inesatte date poi dal Campanella e da qualche storico circa le cose dell'armata; non vi furono rimproveri al Cicala in Costantinopoli per non avere soccorso i congiurati (308). Lettere e giudizii del Vicerè su tutti questi fatti; scrive a Roma immediatamente, partecipando che i frati erano anche eretici, e dimandando che se ne rimetta a lui il gastigo; scrive a Madrid per la ricompensa a Lauro e Biblia, ed annunzia l'accertato ritiro del Cicala verso Costantinopoli (309). Roma fa sapere che la causa del Campanella deve farsi in Napoli, e che venendo i prigioni debbono essere tenuti come prigioni del Nunzio; aderisce poi ad un'altra richiesta del Vicerè, che il Vescovo di Mileto venga a Napoli, e che siano assoluti il P.pe di Scilla, il Poerio Governatore del Pizzo e lo Xarava, quando veramente fosse stato riposto nella Chiesa, donde era stato estratto, un clerico che avea data occasione alla scomunica (311). Il Vicerè partecipa la scoperta della congiura agli Agenti di altri Stati accreditati presso di lui; relazione del Battaglino e dello Scaramelli; costuitrasmette a Venezia anche le notizie di piazza, oltre quelle di Corte, e non pone mai in dubbio l'esistenza della congiura (313). Carcerazione di Giulio Contestabile e Geronimo di Francesco, dietro formale denunzia del Campanella, forse esasperato per la carcerazione di suo padre e suo fratello seguìta per opera di costoro; il Petrolo, sollecitato dal Campanella, fa una denunzia nello stesso senso (315). Continuazione degli esami in Squillace, presedendovi il solo Xarava; particolari della deposizione di Cesare Mileri, che confessa ampiamente, convalidando in tortura le cose confessate; esami del Gagliardo, Conia, Marrapodi, Santacroce e Adimari (317). Esame di Cesare Pisano, che dapprima nega, poi in tortura confessa ogni cosa; quindi sottoposto a nuovo esame, circa la nuova legge del Campanella, rivela una quantità di eresie; esami secondarii di Domenico Messina e di Giuseppe Grillo; la causa è sospesa per morte del Mastrodatti (322). Prime esecuzioni in persona di Claudio Crispo e Cesare Mileri in Catanzaro; sono arrotati, tanagliati, strozzati, quindi appiccati per un piede e poi squartati; le loro teste son poste in gabbia sulla porta della città, le loro case diroccate, i beni confiscati (326).

IV.Trasferimento del tribunale e di tutti i prigioni a Gerace; notizia della cattura di fra Dionisio, Gio. Ludovico Todesco, Maurizio e Gio. Battista Vitale, per opera del Morano alle marine di Puglia; invio a Madrid dell'esame del Pisano infarcito di eresie e della copia dell'Informazione presa da fra Marco e fra Cornelio (327). Risposta da Madrid con ordine che si usi rigore, e che si facciano proposte per premiare i denunzianti (329). Notizie che allora correvano in Napoli sulle cose di Calabria; relazioni ulteriori dell'Agente di Toscana e del Residente Veneto (330). Si ripigliano le sedute del tribunale in Gerace con le confronte del Pisano, e con nuovi esami ed anche torture del Gagliardo, Santacroce, Marrapodi, Conia etc., seguìte dalla confessione in tortura del Caccìa (332). Esami di Maurizio e del Vitale, verosimilmente anche di Gio. Ludovico Todesco e di varii altri già carcerati; notizie di coloro che furono presi successivamente, e di coloro che riuscirono a nascondersi o a fuggire (334). Intanto fra Marco e fra Cornelio ripigliano il loro processo coll'intervento del Vescovo di Gerace, e talvolta alla presenza di Spinelli, Xarava, ed altri laici; molti e gravi abusi verificatisi non ostante l'intervento del Vescovo (339). Sono esaminati fra Pietro Ponzio, fra Paolo, e poi fra Pietro di Stilo, il Bitonto, il Pizzoni, il Lauriana, il Petrolo; inoltre il Soldaniero, il Pisano e il Caccìa (341). Giudizio sul processo di Gerace, sull'opera di fra Cornelio e sulle deposizioni raccolte (347). Anche di questo processo è rilasciata copia agli ufficiali Regii; triste giudizio del pubblico; malvagità di fra Cornelio (350). Ultime gesta dello Spinelli; altri esami ed altri catturati anche negli ultimi tempi; catturati dal Soldaniero e dal Bruno, oltre il Caccìa, un Bonazza, un Furci, un Loiacono etc. (351). Catturati anche altri ecclesiastici per ordine dello Spinelli; informazione particolare sulle relazioni di Giulio Contestabile col Campanella (354). Prigioni 156, ma molti imputati sono nascosti o vanno fuggiaschi; altri sono stati rilasciati dietro pagamenti (356). D. Garzia di Toledo con 4 galere a Tropea; i prigioni in lunga catena son diretti a quella volta; bestiale atteggiamento delle moltitudini verso di loro (359). Manca il tempo di giustiziare Maurizio, condannato ad essere segato vivo, insieme con 4 altri più colpevoli in Monteleone; imbarco di tutti i prigioni e de' loro persecutori a Bivona; fatti notevoli al momento dell'imbarco (360). Un'altra Informazione è commessa da Roma al Vescovo di Squillace; molti esaminati,molte cose raccolte: giudizio su questo nuovo processo (361). Condizioni nelle quali rimane la Calabria dopo la partenza dello Spinelli co' prigioni per Napoli; il fratello del Biblia è pugnalato in Catanzaro; col processo di Squillace si chiude la serie de' processi di Calabria, risultando sempre più gravi le condizioni del Campanella (367).

ERRATA

pag. 37; vers. 26: allorchè venne — leg. allorchè tornò.


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