Chapter 19

NOTE:[1]Così nel Carteggio del Residente di Venezia; ved. Doc. 184, pag. 94.[2]Ved. nel Carteggio Vicereale il Doc. 36, pag. 42.[3]Ved. Doc. 382, pag. 395.[4]Ved. Doc. 307, pag. 256.[5]Ved. Doc. 373, pag. 383.[6]Ved. Doc. 61, pag. 53.[7]Ved. Doc. 209, pag. 109.[8]La serie de'Notamentorumche si è salvata dalle tante sciagure dell'Archivio di Stato comincia appena col 1610, e non vi manca la risoluzione presa quando, dopo 26 anni, il Campanella fu liberato; così avremmo avute egualmente tutte le altre risoluzioni prese ogni volta intorno a' principali imputati e a' diversi gruppi degl'imputati minori.[9]Pel De Ponte come Consigliere, ved. Reg.Sigillorumv. 30, a. 1594, a 17 10bre; come Deputato della pecunia, ved. Reg.Curiaev. 43, fol. 11, let. del 18 giugno 1598. Intorno alla famiglia o alle notizie biografiche ved. Santanna, Della Storia genealogica della famiglia del Ponte, Nap. 1708, pag. 98 etc.[10]Ved. RegistriPrivilegiorumvol. 141, fol. 120.[11]Ved. per tutte lo notizie sul Sances, De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, Nap. 1654-71, voi. 2.opart. 3ap. 390; pel parentado co' Morano ved. specialmente Della Marra Duca della Guardia, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere, o non comprese ne' Seggi di Napoli, Nap. 1642 p. 264.[12]Ved. Doc. 54, pag. 51.[13]Ved. Doc. 52, pag. 50.[14]Ved. Doc. 365, pag. 365.[15]Ved. Doc. 394, pag. 455 e seg.ti.[16]Ved. Doc. 62 e 65, pag. 54 e 55.[17]Ved. RegistriSigillorumvol. 31 (an. 1595) 1o10bre; vol. 32 (an. 1596) 9 7bre e 16 7bre. Inoltre De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili etc. Nap. 1654 vol. 1o, pag. 399.[18]Cons. Doc. 304, pag. 246.[19]Ved. Doc. 64, pag. 54.[20]Ved. Doc. 67, pag. 56.[21]Ved. Doc. 37, pag. 42.[22]Ved. Doc. 39, pag. 13.[23]Ved. Toppi, De origine omnium tribunalium, Neap. 1655-66, vol. 2o, pag. 187.[24]Il Nunzio gli era anche molto amico, siccome si rileva da un'altra sua lettera del 1ogiugno 1601, dove si legge: «Fra tutti i Ministri che son qua di S. M.tàCattolica non ho maggiore domestichezza che con il Consigl. Pietro di Vera d'Aragonia, che mi fu dato per Collega da N. S.renella causa della rebellione».[25]Ved. Doc. 38, pag. 43.[26]Ved. Doc. 325, pag. 276.[27]Ved. la nostra Copia ms. de' processi ecclesiast. tom. 2ofol. 173-1/2.[28]Un ms. posseduto dal Minieri-Riccio dà notizie delle fosse oscure, delle iscrizioni, delle ossa «rinvenute ne' sotterranei della torre Aragonese in occasione della fabbrica di una stufa per la nuova fonderia, di cannoni di ferro». La qualificazione della torre è uno sbaglio del raccoglitore delle iscrizioni, poichè la fonderia esiste sempre ed è facile vedere dove corrispondano i suoi fornelli. Le iscrizioni trovate leggibili rimontano solo al 1660; una del 1698 è di un tale che da 27 giorni vi si trova per essere andato incontro al Cardinale Principe di Savoia; spaventevole è quella di un tale, che impreca a' suoi parenti, i quali, per salvarsi, l'hanno fatto menare in quel posto, senza luce e tutto nudo, ove cerca la morte per finire di penare, e residui di scheletro ivi giacenti fanno pensare che vi trovò la morte. Ved. Catalogo de' MS. della Bibl. di Minieri-Riccio voi. 3oNap. 1869, pag. 158.[29]Ved. Doc. 421, pag. 527. Quivi specificatamente si notano tutte queste cose, attestate da fra Pietro Ponzio; e fra Pietro, per sua scusa, potè bene inventare che il Campanella trasmettesse i suoi Sonetti a Maurizio, calandoli giù dalla finestra, ma non inventare che la finestra di Maurizio si trovasse sotto quella del Campanella. D'altronde anche nella confessione ultima di Maurizio vedremo fatta menzione di parole scambiate tra lui e il Campanella nelle carceri di Napoli, e questo non potè accadere che dalle finestre.[30]Ved. Doc. 376, pag. 386.[31]Rimanga ben chiaro che il processo fu propriamente intitolato «di tentata ribellione»; solo pel vantaggio della brevità noi diciamo «processo della congiura», la quale maniera di esprimerci è del resto consentanea all'altra anzidetta, e certamente preferibile a quella che troviamo pure usata negli Atti e ne' Carteggi, cioè «processo di ribellione».[32]Ved. i Doc. 441 e 442, pag. 551.[33]Abbiamo fatto avvertire altrove (vol. 1.op. 303) che potevano i Giudici, pe' delitti di lesa Maestà servirsi de' più gravi tormenti, ma non di tormenti nuovi. Qui aggiungiamo che lo stesso Farinacio cita laveglia, aggravata da successive modificazioni, col precetto «non habeatur nisi in vere atrocissimis ut laesa Majestate, assassiniis famosis et similibus» (De indiciis et tortura Ven. 1649 p. 348). Aggiungiamo ancora che Maurizio, malgrado fosse nobile, poteva essere sottoposto a tortura trattandosi di lesa Maestà, ed anzi a tortura più atroce, perchè «Nobilitas saepe auget delictum» secondo la massima del Gigante (De crimine les. Majest. Ven. 1588 fol. 67).[34]1.oNe' Reg.iCuriae, vol. 46, (an. 1599-1601) fol. 10 si legge: «All'Audientia di Calabria ultra. Per alcune cause et degni rispetti moventi nostra mente ce è parso provedere et ordinare che D. Camilla morano figlia del q.mBarone di Gagliati di questa città di Catanzaro non sia amossa dal Mon.iodi S.taChiara di detta città, dove al presente se ritrova per ordine di quessa R.aAudientia.... 18 julii 1601».—2.oIbid. vol. 49. (an. 1599-1601) fol. 114 t.osi legge: «All'Auditor don Sancio di miranda. Per lettera delli 15 del passato mese de luglio havemo visto quanto per voi è stato provisto nel particolare del matrimonio di donna Camilla Morana figlia del barone di Gagliano havendola posta nel monasterio di S.taChiara di quessa città che il tutto sta molto ben fatto. et circa quello che ci dite che donna Anna sancez matre di detta donna Camilla tiene per sospetto il detto monasterio et per darli satisfatione l'haveti offerto un altro, gia che le parte senne contentano, vi dicimo che debbiate dar sodisfatione à detta donna anna circa il mutare detta donna Camilla sua figlia in altro monasterio come vi parerà meglio, non obstante l'ordine nostro che non si dovesse mutare da detto monasterio senza altro ordine che tale è mia voluntà et intentione. Datum neap. die 4 augusti 1601».—Il primo figlio di Gio. Geronimo Morano, Gio. Antonio, invece di D.aCamilla sua cugina sposò D.aCornelia Ricca de' Signori dell'Isola (ved. Duca della Guardia. Discorsi delle famiglie nobili etc. Nap. 1641 pag. 264).[35]Il feudo di Burgorusso, già difesa per le razze de' cavalli di Corte sotto gli Aragonesi, concesso poi al Conte di S.aSeverina, era passato fin dal cadere del 1400 a Geronimo de Connestavulo subfeudatario del d.toConte, e Francesca de Connestavulo lo recò in dote a Gio. Francesco Morano fin dal principio del 1500; era quindi già da un secolo posseduto da' Morano, onde poi con D.aCamilla Morano passò al Sances sud.toche divenne anche Marchese di Gagliato (ved. Reg.idelleSignificatorie de' Releviivol. 4.ofol. 112 t.o, e confr. Id. vol. 32.ofol. 154 t.o, inoltreQuinternionin.o175, fol. 191). Non c'è notizia che qualche porzione del feudo di Burgorusso fosse stata concessa in subfeudo a' De Rinaldis, e si sa che le notizie de' subfeudi si possono trovare solo accidentalmente nell'Archivio di Stato. Eppure, secondo il cenno datone dal Campanella, non avrebbe nemmeno dovuto trattarsi di quella specie dettasubfeudum planumode tabula, giacchè in altrettali suffeudi, tanto della varietà militare quanto della varietà rustica, per le costituzioni di Federico II succedevano anche le donne; avrebbe dovuto invece trattarsi di quella specie dettasubfeudum quaternatum secundum quid, che veniva concessa col consenso anche del Re, giacchè in tal caso veramente, per estinzione di linea maschile od anche per solo crimine, succedeva il Barone sotto cui il feudo era tenuto. Ma rimane sempre che Burgorusso apparteneva a D.aCamilla, e che agli zii Gio. Geronimo, Scipione e Pietro, secondogeniti di Gio. Battista, spettava solamente la vita-milizia in D.ti72, come risulta dal sud.tovol. 32.odelleSignificatorie, fol. 154 t.o. Piuttosto Gio. Geronimo avrebbe potuto pretendere ed ottenere in mercede qualche feudo appartenente a' De Rinaldis dopo la confisca fattane, ma è singolare che non si abbiano notizie di feudi de De' Rinaldis per tutto il 1500, nè se ne abbiano di Gio. Geronimo Morano e figli per l'anno 1600 e seguenti. Per la fine del 1400 abbiamo trovato notizia del feudo di S. Marco in Calabria citra (detto anche S. Maoro nell'anno 1488) «concesso per la M.tadel S.orRe a Mosca de Raynaldo regio cavallarizo» e i feudi di Prato e di Cocchiato «concessi ad Michelangelo de Ranaldo»; ma in sèguito questi feudi si trovano tutti restituiti al Principe di Bisignano, e i due ultimi venduti da lui ad altri. In Stilo e Guardavalle poi verso i primi anni del 1600, oltre Burgorusso, si trova il feudo di Ragusa appartenente a' Tomacelli, da Lucrezia 2.afiglia di Geronimo e d'Ippolita Ruffo portato in dote a D. Filippo Colonna, che per morte del fratello Marcantonio divenne Duca di Paliano e Tagliacozzo e Gran Contestabile del Regno (amico del Campanella più tardi, e forse con l'occasione del feudo). Si trova inoltre il feudo di Arcamone, disputato tra Salvatore Reycitano e Cesario Salerno; e si trova infine il feudo Colicestra ed Agapito, acquistato da Berto Presterà. Il nome di Gio. Geronimo Morano non vi s'incontra affatto. Ciò darebbe ragione di creder vera la destinazione de' beni di Maurizio nel modo che vedremo affermato dal Residente Veneto.[36]Ved. Doc. 78, pag. 59.[37]Ved. Doc. 79, pag. 59. Questa copia di biglietto Vicereale senza data e senza indirizzo, ma inserta fra le lettere del periodo di cui trattiamo nel Carteggio del Nunzio, ci pare appunto che rappresenti la risposta del Vicerè alla lettera anzidetta.[38]Così scrisse poi il Nunzio a Roma con la sua lettera del 21 gennaio 1600; ved. Doc. 83, pag. 60.[39]Ved. Doc. 239, pag. 125. Chi conosce Napoli sa che la Chiesa di Monserrato trovasi all'ingresso dell'attuale Strada di Porto e di rimpetto alla torre del Castellano.[40]Ved. Doc. 307, pag. 256.[41]Ved. Doc. 84, pag. 61.[42]Per ciò che è scritto nella Difesa, ved. Doc. 401, pag. 484. Per ciò che è scritto nelle Lettere, ved. Archivio Storico Italiano an. 1866, pag. 24, 59, 68 e 90.[43]Facevano parte della Compagnia quasi sempre il Card.lArcivescovo della città, molti Vescovi, Nobili titolati, Signori, Dottori, Sacerdoti, e per istituto un numero determinato di P.iGesuiti e P.idell'Oratorio, non che P.idi altri ordini. Ne faceva allora parte anche D. Gabriele Sances Cappellano maggiore, fratello di D. Giovanni; lo Stinca vi si era ascritto fin dal 6 gennaio 1585; più tardi, nel 1603, vi si ascrisse lo stesso Nunzio Jacopo Aldobrandini Vescovo di Troia. Annualmente uno de' fratelli era eletto all'ufficio di «scrivano». Costui registrava le relazioni delle giustizie, con la lista de' parenti del giustiziato, che la Compagnia aveva il carico di assistere e soccorrere, e con le discolpe e ritrattazioni se ve ne erano, oltrechè raccoglieva in altri libri i testamenti dei giustiziati, gli originali delle Autorità che ordinavano od invitavano la Compagnia alle giustizie etc. etc. Secondo l'attività dello scrivano e l'importanza del caso, si ha qualche notevolissima relazione, come quella della giustizia di fra Tommaso Pignatelli allievo del Campanella, che fu scritta da D. Antonio d'Aytona, e che trovata in copia nella Biblioteca Brancacciana dal chiar. prof. De Blasiis servì di base al suo bel lavoro intitolato Una seconda congiura del Campanella (ved. Giornale Napoletano di filos. e lett. giugno 1875). Nella Biblioteca dell'Abate Cuomo, ora Municipale, si hanno parecchie relazioni di giustizie, segnatamente de' tempi di Masaniello, che trascrisse da' Registri della Compagnia lo stesso compianto Abate.[44]I suddetti ordini di Spagna rappresentano senza dubbio una delle voci diffuse allora ad arte; abbiamo altrove riferita la lettera del Re, che mostra gli ordini veri e ben diversi. Rappresenta del pari una voce diffusa ad arte quella che il Residente avea già trasmessa in un dispaccio anteriore (ved. Doc. 185, pag. 94) e che fornì al Mutinelli l'occasione di una nota sul tono di un idillio. Da' RegistriSigillorumdi quel tempo si può vedere come S. M.tàdi Spagna avesse pietà della borsa de' napoletani, facendo diluviare le grazie co' diversi titoli, di pensioni, avantagii, intertenimienti, piazze morte, sempre nell'interesse degli spagnuoli; e il fatto è illustrato assai bene da un'affannosa lettera del Vicerè che noi pubblichiamo (ved. Doc. 41, pag. 45). Si comprende poi che non si può fare alcuno assegnamento su quanto il Residente dice che Maurizio avrebbe confessato, trattandosi di un atto processuale del tutto segreto; e non abbiamo veramente notizia che fossero «cominciati» allora altri processi e catture dietro le confessioni di Maurizio.[45]Ved. Doc. 40, pag. 44.[46]Ved. Doc. 244 pag. 141-142-143; D. 247 pag. 159; D. 248 p. 160-161; D. 250 p. 163; D. 252 p. 166; D. 263 p. 175; D. 265 p. 182; D. 266 p. 184.[47]Ved. Doc. 40, pag. 44.[48]Ved. la Lett. al Card.lFarnese e quella latina al Papa e Cardinali, Arch. Storico Italiano 1866 p. 59 e 82.[49]Ved. Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.ofol. 132.[50]Ved. Doc. 217, pag. 115.[51]Ved. Doc. 218, pag. 115.[52]Nella Numerazione de' fuochi di Tropea per l'anno 1595, vol. 1398 della collezione, si legge: «n.o60. M. Jacovo Giovanne Tranfo a. 65; M. Ipolita Barone moglie a. 56; (*) M. Alessandro f.oa. 15; Isabella f.aa. 18; Cassandra f.aa. 11; Caterina schiava a. 30; Pietro schiavo an. 35; Giovanne schiavo a. 10; Fabritio schiavo a. 5. [ Barone de la terra de crepacore (sic) et del Casale de sant'Agata» etc.—Per la successione di Alessandro Tranfo al padre ved. i Rog. delleSignificatorie de' Relevii.—Un altro documento intorno a lui troverà posto nel sèguito della narrazione.][53]Ved. D'Amato, Memorie historiche dell'illustr.mafamos.mae fedel.macittà di Catanzaro, Nap. 1670.[54]Ved. i nostri Doc. 83, 86, 89, pag. 61, 63, 64; e le notizie date nella nota a pag. 127 del vol. 1odi questa narrazione.[55]Ved. Doc. 81, pag. 59.[56]Ved. Doc. 306, pag. 248.[57]Ved. Doc. 238, pag. 124.[58]Ved. nell'Arch. Mediceo, filz. 4087, Let.radel Battaglino del 18 gennaio 1600: «Horrendo spettacolo hebbi hieri nella mia loggia col veder perire inesorabilmente sette navi con quantità di marinari, fra esse è il galeone di Giorgio d'ulista carico di grani di Puglia come le altre cinque navi; il settimo fu un vascello Brettone chiamato da' nostri Vecchietti c'havea cominciato a caricar alberi et remi per andar in Spagna» etc. Un'altra del Turamini, ibid. stessa data, lo ripete. Inoltre ved. la Lett. dello Scaramelli, stessa data; Doc. 188, pag. 96.[59]Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 2.ofol. 236.[60]Ved. il Doc. anzid.to[61]Ved. Doc. 85 pag. 62, e Doc. 88 pag. 63.[62]Ved. il Breve e gli altri Atti suddetti ne' Doc. 242 e 243 pag. 129; le Lett. del Nunzio degli 11 e 21 gennaio, Doc. 81 e 83, pag, 60 e 61; la Let. Vicereale de' 18 gennaio, Doc. 40 pag. 44; e l'altra Let. scritta d'ordine del Vicerè egualmente il 18 gennaio, Doc. 216 pag. 115.[63]Ved. in Baldacchini la Lett. a Cassiano del Pozzo del 25 giugno 1624.[64]Ved. Doc. 244, pag. 143.[65]Ved. Doc. 84, pag. 61.[66]Loc. cit. Doc. 244, pag. 143.[67]Ved. Doc. 247, pag. 160.[68]Ved. Doc. 376, pag. 387.[69]Ved. Doc. 401, pag. 485.[70]Ved. Doc. 378, pag. 389.[71]Ved. Doc. 379, pag. 390.[72]Ved. Doc. 380, pag. 391.[73]Ved. Doc. 252, pag. 167.[74]È questo uno de' punti della Narrazione che gioverebbe rivedere. Il Capialbi lesseniglio, ed aggiunse in nota «niglio, coccodrillo», citando l'Afflitto (Scrittori del Regno di Napoli, pag. 46, art. Acquaviva) che avrebbe forse alluso alla medesima fossa. Ma non ci è noto che la parola plebea niglio corrisponda a coccodrillo, bensì sappiamo che corrisponde a nibbio, sparviero; e l'Afflitto dice fossa delmiglio, ed egualmente dice il Confratello de' Bianchi di giustizia che ci lasciò il ricordo degli ultimi momenti di fra Tommaso Pignatelli.[75]Ved. Doc. 254, pag. 170.[76]Ved. Doc. 256, pag. 172.[77]Ved. RegistriCuriaevol. 38.o(an. 1595-99) fol. 13, Let. Vicereale del 23 febbr. 1596.[78]Ved. Doc. 307, pag. 254.[79]Ved. Doc. 247, pag. 160.[80]Ved. Doc. 87, pag. 62; ma bisogna notare che la data del 24 gennaio, quivi assegnata alla lettera in quistione, potrebb'essere errata, poichè il 4 febbraio essa era ancora attesa.[81]Ved. Doc. 381, pag. 394.[82]Sarno (Anelli de) Novissima praxis civilis et criminalis, cura observationibus... ac singulari tractatu inscripto Il Medico fiscale pro optima cognitione delictorum in genere, videlicet cadaveris venenati, virginis defloratae, pueri constuprati et aliorum consimilium Doctoris Horatii Graeci Medici phisici Regiae Curiae etc. Neap. 1717.[83]Ecco il fac-simile del disegno del polledro datoci dal Greco (op. cit. pag. 499). Non rifuggano i lettori dal contemplarlo, specialmente quelli, che per caso menassero vanto di principii repubblicani; vedranno cosa costava a' padri nostri il professarli, e rileveranno bene la differenza:La tortura del polledro[84]Ved. Doc. cit. 381, pag. 394.[85]Ved. Doc. 250, pag. 163.[86]Ved. Doc. 87 e 88, pag. 62 e 63.[87]Ved. Doc. 245, pag. 145-46; Doc. 247, pag. 160; Doc. 248, pag. 161; Doc. 253, pag. 169; Doc. 250, pag. 163; Doc. 251, pag. 165; Doc. 252, pag. 167; Doc. 265, pag. 183; Doc. 263, pag. 175, e Doc. 264, pag. 176.[88]Ved. Doc. 192, pag. 97.[89]Ved. Doc. 241, pag. 127, e Doc. 244, pag. 143.[90]Alludiamo a' Doc. 244-266, pag. 129-183. Il Notamentum (Doc. 241, pag. 127) dovè essergli trasmesso o nell'inizio del processo, o piuttosto nel periodo di cui trattiamo, essendovi poi stato aggiunte a lato di ciascun nome le annotazioni relative all'esito del giudizio mano mano che questo si compiva per ciascuno inquisito.[91]Ved. Doc. 394, pag. 456.[92]Il Toppi (De Origine omnium tribunalium etc. Neap. 1655-66, vol. 2.opag. 319), nel dare le notizie del Leonardis, non riesce esatto intorno alla data della nomina di lui ad Avvocato de' poveri, indicando per essa il 30 luglio 1601, che urta con la cronologia del processo del Campanella, nel quale si sa avere il Leonardis funzionato. Invece abbiamo trovato ne' RegistriPrivilegiorumle date sopraindicate pel Privilegio di nomina adAvvocato de' Poveri(Ved.Privileg. vol. 120, an. 1599-600 fol. 188), e ne' Reg.iSigillorumla data 30 luglio 1601 come quella del pagamento per l'esecutoria del Privilegio col quale venne poi nominatoAvvocato fiscale della Vicaria(Ved. Sigil. vol. 38, an. 1601, introiti del 21 novembre). A complemento della rettificazione aggiungiamo che negli stessi Reg.iSigillorumabbiamo trovato l'esecutoria del Privilegio di Avvocato de' poveri pel Catalano in data 16 febbraio 1594 (vol. 29), poi la nomina provvisoria di Jo. Vincenzo Cavaliero «mentre sua M.tàe sua Ecc.aprovederà» in data 25 gennaio 1599 (vol. 35), infine l'esecutoria del Privilegio pel Leonardis in data 29 febbraio 1600 (vol. 37). Indubitatamente questo modo di successione, ed inoltre la data stessa del Privilegio del Leonardis «Metimnae coeli 30 7bris 1599», mostrano che il Leonardis non dovè essere nominato a bella posta nell'occasione di questo processo: sarebbe stato necessario un periodo di tempo molto maggiore per far giungere in Ispagna la proposta ed avere la decretazione di essa nella data suddetta.[93]Naturalmente furono i Giudici quelli che ordinarono la consegna degli Atti al Campanella e gli assegnarono anche l'Avvocato; ma il Campanella parimente qui si studia di mettere nell'ombra i Giudici e di far comparire il Sances.[94]Ved. Doc. 247 pag. 160; e risc. l'Illustr.neII, pag. 619, per tutti gl'inquisiti che seguono.[95]Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.o, fol. 377.[96]Il dottor Orazio Greco, che abbiamo citato a proposito del polledro, ci fa conoscere a proposito delle funicelle che se ne applicavano quattro, due ai carpi con uno o più nodi, le quali sempre recavano un'incisione della cute più o meno superficiale, e due alle braccia, a quattro dita sotto i capi degli omeri: preparato in tal guisa il paziente era poi elevato in alto con la corda, e finiva per rimanervi in uno stato orribile, che il Greco descrive minutamente.[97]Ved. Doc. 93, pag. 65.[98]Ved. Doc. 241, pag. 127.[99]Ved. Doc. 264, pag. 175.[100]Si avverta questa osservazione fatta dall'Avvocato, che si accorda con quanto avea già detto il Nunzio (ved. pag. 66) e che vedremo poi accordarsi anche con le affermazioni del Fiscale e infine con le affermazioni del Campanella medesimo nella sua Difesa; quattro affermazioni parallele emerse co' processi di Napoli. Nè si creda un'esagerazione curialesca ilnotatus infamiacon le sue conseguenze. Era massima del S.toOfficio che la sola carcerazione per delitto di eresia apportasse «notabile infamia» al carcerato, e i confessori, i medici, i maestri di scuola, i quali avessero abiurato come veementemente sospetti d'eresia, non solevano restituirsi o abilitarsi a' loro primitivi ufficii se non di espresso ordine e grazia del sommo Pontefice (Ved. Masini, Sacro Arsenale overo Pratica della S.taInquisitione, Roma 1639, pag. 309). La condanna poi in eresia formale colpiva d'infamia, di privazione di ufficio ed anche di successione i discendenti, e il potere civile in Napoli lo riconosceva. Ecco un breve documento in proposito, molto significativo e appunto del tempo del quale trattiamo: esso leggesi ne' RegistriSigillorumvol. 34, an. 1598, sotto la data 26 settembre: «Lettera per la quale se reintegra hercole miglionico a la dignità del dottorato et altri honori e officii publici e successione per lo delitto del eresia de suo avo»![101]Ved. Doc. 245, pag. 144.[102]Ved. Doc. 246, pag. 149. Le parole, dalle quali risulta che questa Allegazione sia stata scritta in risposta a quella dell'Avvocato, si leggono a pag. 151:—«nos non instamus puniri eum, quod iam ejecerit Regem a Regno, Rempublicam fecerit, quod dicit se facturum procurasse, et hoc sub conditione et spe futuri eventus,ut advocatus partis fatetur» etc.[103]È bello conoscere l'atteggiamento de' giuristi napoletani e del Consiglio Collaterale, fin dalla prima notizia di questo passo della Corona di Spagna verso Roma: ce l'insegnano due brani di dispacci del Residente Veneto scritto il 14 7bre e 26 8bre 1599.—1.o«Intorno alla investitura del Reame persistono tuttavia quelli che nelle materie feudali sono stimati più intendenti, che non dovesse la M.tàCattolica condescender mai a dimandarla, poichè il Re suo padre, nell'atto che allhora era necessario per la rinuncia fatta vivendo dall'Imperator Carlo, fù investito da Papa Giulio terzo per sè et legitimi heredi, et discendenti secondo l'obligo et uso delle antiche et moderne infeudationi».—2.o«Il Consiglio non può accomodarsi che sia la persona sua (int.del Vicerè) che faccia l'atto di prestar l'obedientia al Papa, facendo in ciò molte considerationi, et movendo consequenze importanti per gli interessi di questo Regno con la Sede Apostolica, le quali tutte sono state con esso corriero rappresentate alla M.tàCattolica».—Ma le rimostranze furono vane, e al Vicerè fu rinnovato l'ordine di recarsi a Roma.[104]Confr. vol. I.opag. 70.[105]Ved. nell'Archivio Storico Italiano an. 1866 la Lett. latina al Papa, a pag. 82, e la Lett. al Re di Spagna a pag. 91.[106]Ved. le Poesie ediz. d'Ancona p. 100. Anche nelle Lettere più volte accenna a riconoscere che la pazzia fosse simulata.[107]Ved. il Carteggio del Nunzio filz. 231, Lett. del 13 aprile, 25 maggio e 15 giugno.[108]Ved. Doc. 392, pag. 416.

NOTE:

[1]Così nel Carteggio del Residente di Venezia; ved. Doc. 184, pag. 94.

[1]Così nel Carteggio del Residente di Venezia; ved. Doc. 184, pag. 94.

[2]Ved. nel Carteggio Vicereale il Doc. 36, pag. 42.

[2]Ved. nel Carteggio Vicereale il Doc. 36, pag. 42.

[3]Ved. Doc. 382, pag. 395.

[3]Ved. Doc. 382, pag. 395.

[4]Ved. Doc. 307, pag. 256.

[4]Ved. Doc. 307, pag. 256.

[5]Ved. Doc. 373, pag. 383.

[5]Ved. Doc. 373, pag. 383.

[6]Ved. Doc. 61, pag. 53.

[6]Ved. Doc. 61, pag. 53.

[7]Ved. Doc. 209, pag. 109.

[7]Ved. Doc. 209, pag. 109.

[8]La serie de'Notamentorumche si è salvata dalle tante sciagure dell'Archivio di Stato comincia appena col 1610, e non vi manca la risoluzione presa quando, dopo 26 anni, il Campanella fu liberato; così avremmo avute egualmente tutte le altre risoluzioni prese ogni volta intorno a' principali imputati e a' diversi gruppi degl'imputati minori.

[8]La serie de'Notamentorumche si è salvata dalle tante sciagure dell'Archivio di Stato comincia appena col 1610, e non vi manca la risoluzione presa quando, dopo 26 anni, il Campanella fu liberato; così avremmo avute egualmente tutte le altre risoluzioni prese ogni volta intorno a' principali imputati e a' diversi gruppi degl'imputati minori.

[9]Pel De Ponte come Consigliere, ved. Reg.Sigillorumv. 30, a. 1594, a 17 10bre; come Deputato della pecunia, ved. Reg.Curiaev. 43, fol. 11, let. del 18 giugno 1598. Intorno alla famiglia o alle notizie biografiche ved. Santanna, Della Storia genealogica della famiglia del Ponte, Nap. 1708, pag. 98 etc.

[9]Pel De Ponte come Consigliere, ved. Reg.Sigillorumv. 30, a. 1594, a 17 10bre; come Deputato della pecunia, ved. Reg.Curiaev. 43, fol. 11, let. del 18 giugno 1598. Intorno alla famiglia o alle notizie biografiche ved. Santanna, Della Storia genealogica della famiglia del Ponte, Nap. 1708, pag. 98 etc.

[10]Ved. RegistriPrivilegiorumvol. 141, fol. 120.

[10]Ved. RegistriPrivilegiorumvol. 141, fol. 120.

[11]Ved. per tutte lo notizie sul Sances, De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, Nap. 1654-71, voi. 2.opart. 3ap. 390; pel parentado co' Morano ved. specialmente Della Marra Duca della Guardia, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere, o non comprese ne' Seggi di Napoli, Nap. 1642 p. 264.

[11]Ved. per tutte lo notizie sul Sances, De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, Nap. 1654-71, voi. 2.opart. 3ap. 390; pel parentado co' Morano ved. specialmente Della Marra Duca della Guardia, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere, o non comprese ne' Seggi di Napoli, Nap. 1642 p. 264.

[12]Ved. Doc. 54, pag. 51.

[12]Ved. Doc. 54, pag. 51.

[13]Ved. Doc. 52, pag. 50.

[13]Ved. Doc. 52, pag. 50.

[14]Ved. Doc. 365, pag. 365.

[14]Ved. Doc. 365, pag. 365.

[15]Ved. Doc. 394, pag. 455 e seg.ti.

[15]Ved. Doc. 394, pag. 455 e seg.ti.

[16]Ved. Doc. 62 e 65, pag. 54 e 55.

[16]Ved. Doc. 62 e 65, pag. 54 e 55.

[17]Ved. RegistriSigillorumvol. 31 (an. 1595) 1o10bre; vol. 32 (an. 1596) 9 7bre e 16 7bre. Inoltre De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili etc. Nap. 1654 vol. 1o, pag. 399.

[17]Ved. RegistriSigillorumvol. 31 (an. 1595) 1o10bre; vol. 32 (an. 1596) 9 7bre e 16 7bre. Inoltre De Lellis, Discorsi delle famiglie nobili etc. Nap. 1654 vol. 1o, pag. 399.

[18]Cons. Doc. 304, pag. 246.

[18]Cons. Doc. 304, pag. 246.

[19]Ved. Doc. 64, pag. 54.

[19]Ved. Doc. 64, pag. 54.

[20]Ved. Doc. 67, pag. 56.

[20]Ved. Doc. 67, pag. 56.

[21]Ved. Doc. 37, pag. 42.

[21]Ved. Doc. 37, pag. 42.

[22]Ved. Doc. 39, pag. 13.

[22]Ved. Doc. 39, pag. 13.

[23]Ved. Toppi, De origine omnium tribunalium, Neap. 1655-66, vol. 2o, pag. 187.

[23]Ved. Toppi, De origine omnium tribunalium, Neap. 1655-66, vol. 2o, pag. 187.

[24]Il Nunzio gli era anche molto amico, siccome si rileva da un'altra sua lettera del 1ogiugno 1601, dove si legge: «Fra tutti i Ministri che son qua di S. M.tàCattolica non ho maggiore domestichezza che con il Consigl. Pietro di Vera d'Aragonia, che mi fu dato per Collega da N. S.renella causa della rebellione».

[24]Il Nunzio gli era anche molto amico, siccome si rileva da un'altra sua lettera del 1ogiugno 1601, dove si legge: «Fra tutti i Ministri che son qua di S. M.tàCattolica non ho maggiore domestichezza che con il Consigl. Pietro di Vera d'Aragonia, che mi fu dato per Collega da N. S.renella causa della rebellione».

[25]Ved. Doc. 38, pag. 43.

[25]Ved. Doc. 38, pag. 43.

[26]Ved. Doc. 325, pag. 276.

[26]Ved. Doc. 325, pag. 276.

[27]Ved. la nostra Copia ms. de' processi ecclesiast. tom. 2ofol. 173-1/2.

[27]Ved. la nostra Copia ms. de' processi ecclesiast. tom. 2ofol. 173-1/2.

[28]Un ms. posseduto dal Minieri-Riccio dà notizie delle fosse oscure, delle iscrizioni, delle ossa «rinvenute ne' sotterranei della torre Aragonese in occasione della fabbrica di una stufa per la nuova fonderia, di cannoni di ferro». La qualificazione della torre è uno sbaglio del raccoglitore delle iscrizioni, poichè la fonderia esiste sempre ed è facile vedere dove corrispondano i suoi fornelli. Le iscrizioni trovate leggibili rimontano solo al 1660; una del 1698 è di un tale che da 27 giorni vi si trova per essere andato incontro al Cardinale Principe di Savoia; spaventevole è quella di un tale, che impreca a' suoi parenti, i quali, per salvarsi, l'hanno fatto menare in quel posto, senza luce e tutto nudo, ove cerca la morte per finire di penare, e residui di scheletro ivi giacenti fanno pensare che vi trovò la morte. Ved. Catalogo de' MS. della Bibl. di Minieri-Riccio voi. 3oNap. 1869, pag. 158.

[28]Un ms. posseduto dal Minieri-Riccio dà notizie delle fosse oscure, delle iscrizioni, delle ossa «rinvenute ne' sotterranei della torre Aragonese in occasione della fabbrica di una stufa per la nuova fonderia, di cannoni di ferro». La qualificazione della torre è uno sbaglio del raccoglitore delle iscrizioni, poichè la fonderia esiste sempre ed è facile vedere dove corrispondano i suoi fornelli. Le iscrizioni trovate leggibili rimontano solo al 1660; una del 1698 è di un tale che da 27 giorni vi si trova per essere andato incontro al Cardinale Principe di Savoia; spaventevole è quella di un tale, che impreca a' suoi parenti, i quali, per salvarsi, l'hanno fatto menare in quel posto, senza luce e tutto nudo, ove cerca la morte per finire di penare, e residui di scheletro ivi giacenti fanno pensare che vi trovò la morte. Ved. Catalogo de' MS. della Bibl. di Minieri-Riccio voi. 3oNap. 1869, pag. 158.

[29]Ved. Doc. 421, pag. 527. Quivi specificatamente si notano tutte queste cose, attestate da fra Pietro Ponzio; e fra Pietro, per sua scusa, potè bene inventare che il Campanella trasmettesse i suoi Sonetti a Maurizio, calandoli giù dalla finestra, ma non inventare che la finestra di Maurizio si trovasse sotto quella del Campanella. D'altronde anche nella confessione ultima di Maurizio vedremo fatta menzione di parole scambiate tra lui e il Campanella nelle carceri di Napoli, e questo non potè accadere che dalle finestre.

[29]Ved. Doc. 421, pag. 527. Quivi specificatamente si notano tutte queste cose, attestate da fra Pietro Ponzio; e fra Pietro, per sua scusa, potè bene inventare che il Campanella trasmettesse i suoi Sonetti a Maurizio, calandoli giù dalla finestra, ma non inventare che la finestra di Maurizio si trovasse sotto quella del Campanella. D'altronde anche nella confessione ultima di Maurizio vedremo fatta menzione di parole scambiate tra lui e il Campanella nelle carceri di Napoli, e questo non potè accadere che dalle finestre.

[30]Ved. Doc. 376, pag. 386.

[30]Ved. Doc. 376, pag. 386.

[31]Rimanga ben chiaro che il processo fu propriamente intitolato «di tentata ribellione»; solo pel vantaggio della brevità noi diciamo «processo della congiura», la quale maniera di esprimerci è del resto consentanea all'altra anzidetta, e certamente preferibile a quella che troviamo pure usata negli Atti e ne' Carteggi, cioè «processo di ribellione».

[31]Rimanga ben chiaro che il processo fu propriamente intitolato «di tentata ribellione»; solo pel vantaggio della brevità noi diciamo «processo della congiura», la quale maniera di esprimerci è del resto consentanea all'altra anzidetta, e certamente preferibile a quella che troviamo pure usata negli Atti e ne' Carteggi, cioè «processo di ribellione».

[32]Ved. i Doc. 441 e 442, pag. 551.

[32]Ved. i Doc. 441 e 442, pag. 551.

[33]Abbiamo fatto avvertire altrove (vol. 1.op. 303) che potevano i Giudici, pe' delitti di lesa Maestà servirsi de' più gravi tormenti, ma non di tormenti nuovi. Qui aggiungiamo che lo stesso Farinacio cita laveglia, aggravata da successive modificazioni, col precetto «non habeatur nisi in vere atrocissimis ut laesa Majestate, assassiniis famosis et similibus» (De indiciis et tortura Ven. 1649 p. 348). Aggiungiamo ancora che Maurizio, malgrado fosse nobile, poteva essere sottoposto a tortura trattandosi di lesa Maestà, ed anzi a tortura più atroce, perchè «Nobilitas saepe auget delictum» secondo la massima del Gigante (De crimine les. Majest. Ven. 1588 fol. 67).

[33]Abbiamo fatto avvertire altrove (vol. 1.op. 303) che potevano i Giudici, pe' delitti di lesa Maestà servirsi de' più gravi tormenti, ma non di tormenti nuovi. Qui aggiungiamo che lo stesso Farinacio cita laveglia, aggravata da successive modificazioni, col precetto «non habeatur nisi in vere atrocissimis ut laesa Majestate, assassiniis famosis et similibus» (De indiciis et tortura Ven. 1649 p. 348). Aggiungiamo ancora che Maurizio, malgrado fosse nobile, poteva essere sottoposto a tortura trattandosi di lesa Maestà, ed anzi a tortura più atroce, perchè «Nobilitas saepe auget delictum» secondo la massima del Gigante (De crimine les. Majest. Ven. 1588 fol. 67).

[34]1.oNe' Reg.iCuriae, vol. 46, (an. 1599-1601) fol. 10 si legge: «All'Audientia di Calabria ultra. Per alcune cause et degni rispetti moventi nostra mente ce è parso provedere et ordinare che D. Camilla morano figlia del q.mBarone di Gagliati di questa città di Catanzaro non sia amossa dal Mon.iodi S.taChiara di detta città, dove al presente se ritrova per ordine di quessa R.aAudientia.... 18 julii 1601».—2.oIbid. vol. 49. (an. 1599-1601) fol. 114 t.osi legge: «All'Auditor don Sancio di miranda. Per lettera delli 15 del passato mese de luglio havemo visto quanto per voi è stato provisto nel particolare del matrimonio di donna Camilla Morana figlia del barone di Gagliano havendola posta nel monasterio di S.taChiara di quessa città che il tutto sta molto ben fatto. et circa quello che ci dite che donna Anna sancez matre di detta donna Camilla tiene per sospetto il detto monasterio et per darli satisfatione l'haveti offerto un altro, gia che le parte senne contentano, vi dicimo che debbiate dar sodisfatione à detta donna anna circa il mutare detta donna Camilla sua figlia in altro monasterio come vi parerà meglio, non obstante l'ordine nostro che non si dovesse mutare da detto monasterio senza altro ordine che tale è mia voluntà et intentione. Datum neap. die 4 augusti 1601».—Il primo figlio di Gio. Geronimo Morano, Gio. Antonio, invece di D.aCamilla sua cugina sposò D.aCornelia Ricca de' Signori dell'Isola (ved. Duca della Guardia. Discorsi delle famiglie nobili etc. Nap. 1641 pag. 264).

[34]1.oNe' Reg.iCuriae, vol. 46, (an. 1599-1601) fol. 10 si legge: «All'Audientia di Calabria ultra. Per alcune cause et degni rispetti moventi nostra mente ce è parso provedere et ordinare che D. Camilla morano figlia del q.mBarone di Gagliati di questa città di Catanzaro non sia amossa dal Mon.iodi S.taChiara di detta città, dove al presente se ritrova per ordine di quessa R.aAudientia.... 18 julii 1601».—2.oIbid. vol. 49. (an. 1599-1601) fol. 114 t.osi legge: «All'Auditor don Sancio di miranda. Per lettera delli 15 del passato mese de luglio havemo visto quanto per voi è stato provisto nel particolare del matrimonio di donna Camilla Morana figlia del barone di Gagliano havendola posta nel monasterio di S.taChiara di quessa città che il tutto sta molto ben fatto. et circa quello che ci dite che donna Anna sancez matre di detta donna Camilla tiene per sospetto il detto monasterio et per darli satisfatione l'haveti offerto un altro, gia che le parte senne contentano, vi dicimo che debbiate dar sodisfatione à detta donna anna circa il mutare detta donna Camilla sua figlia in altro monasterio come vi parerà meglio, non obstante l'ordine nostro che non si dovesse mutare da detto monasterio senza altro ordine che tale è mia voluntà et intentione. Datum neap. die 4 augusti 1601».—Il primo figlio di Gio. Geronimo Morano, Gio. Antonio, invece di D.aCamilla sua cugina sposò D.aCornelia Ricca de' Signori dell'Isola (ved. Duca della Guardia. Discorsi delle famiglie nobili etc. Nap. 1641 pag. 264).

[35]Il feudo di Burgorusso, già difesa per le razze de' cavalli di Corte sotto gli Aragonesi, concesso poi al Conte di S.aSeverina, era passato fin dal cadere del 1400 a Geronimo de Connestavulo subfeudatario del d.toConte, e Francesca de Connestavulo lo recò in dote a Gio. Francesco Morano fin dal principio del 1500; era quindi già da un secolo posseduto da' Morano, onde poi con D.aCamilla Morano passò al Sances sud.toche divenne anche Marchese di Gagliato (ved. Reg.idelleSignificatorie de' Releviivol. 4.ofol. 112 t.o, e confr. Id. vol. 32.ofol. 154 t.o, inoltreQuinternionin.o175, fol. 191). Non c'è notizia che qualche porzione del feudo di Burgorusso fosse stata concessa in subfeudo a' De Rinaldis, e si sa che le notizie de' subfeudi si possono trovare solo accidentalmente nell'Archivio di Stato. Eppure, secondo il cenno datone dal Campanella, non avrebbe nemmeno dovuto trattarsi di quella specie dettasubfeudum planumode tabula, giacchè in altrettali suffeudi, tanto della varietà militare quanto della varietà rustica, per le costituzioni di Federico II succedevano anche le donne; avrebbe dovuto invece trattarsi di quella specie dettasubfeudum quaternatum secundum quid, che veniva concessa col consenso anche del Re, giacchè in tal caso veramente, per estinzione di linea maschile od anche per solo crimine, succedeva il Barone sotto cui il feudo era tenuto. Ma rimane sempre che Burgorusso apparteneva a D.aCamilla, e che agli zii Gio. Geronimo, Scipione e Pietro, secondogeniti di Gio. Battista, spettava solamente la vita-milizia in D.ti72, come risulta dal sud.tovol. 32.odelleSignificatorie, fol. 154 t.o. Piuttosto Gio. Geronimo avrebbe potuto pretendere ed ottenere in mercede qualche feudo appartenente a' De Rinaldis dopo la confisca fattane, ma è singolare che non si abbiano notizie di feudi de De' Rinaldis per tutto il 1500, nè se ne abbiano di Gio. Geronimo Morano e figli per l'anno 1600 e seguenti. Per la fine del 1400 abbiamo trovato notizia del feudo di S. Marco in Calabria citra (detto anche S. Maoro nell'anno 1488) «concesso per la M.tadel S.orRe a Mosca de Raynaldo regio cavallarizo» e i feudi di Prato e di Cocchiato «concessi ad Michelangelo de Ranaldo»; ma in sèguito questi feudi si trovano tutti restituiti al Principe di Bisignano, e i due ultimi venduti da lui ad altri. In Stilo e Guardavalle poi verso i primi anni del 1600, oltre Burgorusso, si trova il feudo di Ragusa appartenente a' Tomacelli, da Lucrezia 2.afiglia di Geronimo e d'Ippolita Ruffo portato in dote a D. Filippo Colonna, che per morte del fratello Marcantonio divenne Duca di Paliano e Tagliacozzo e Gran Contestabile del Regno (amico del Campanella più tardi, e forse con l'occasione del feudo). Si trova inoltre il feudo di Arcamone, disputato tra Salvatore Reycitano e Cesario Salerno; e si trova infine il feudo Colicestra ed Agapito, acquistato da Berto Presterà. Il nome di Gio. Geronimo Morano non vi s'incontra affatto. Ciò darebbe ragione di creder vera la destinazione de' beni di Maurizio nel modo che vedremo affermato dal Residente Veneto.

[35]Il feudo di Burgorusso, già difesa per le razze de' cavalli di Corte sotto gli Aragonesi, concesso poi al Conte di S.aSeverina, era passato fin dal cadere del 1400 a Geronimo de Connestavulo subfeudatario del d.toConte, e Francesca de Connestavulo lo recò in dote a Gio. Francesco Morano fin dal principio del 1500; era quindi già da un secolo posseduto da' Morano, onde poi con D.aCamilla Morano passò al Sances sud.toche divenne anche Marchese di Gagliato (ved. Reg.idelleSignificatorie de' Releviivol. 4.ofol. 112 t.o, e confr. Id. vol. 32.ofol. 154 t.o, inoltreQuinternionin.o175, fol. 191). Non c'è notizia che qualche porzione del feudo di Burgorusso fosse stata concessa in subfeudo a' De Rinaldis, e si sa che le notizie de' subfeudi si possono trovare solo accidentalmente nell'Archivio di Stato. Eppure, secondo il cenno datone dal Campanella, non avrebbe nemmeno dovuto trattarsi di quella specie dettasubfeudum planumode tabula, giacchè in altrettali suffeudi, tanto della varietà militare quanto della varietà rustica, per le costituzioni di Federico II succedevano anche le donne; avrebbe dovuto invece trattarsi di quella specie dettasubfeudum quaternatum secundum quid, che veniva concessa col consenso anche del Re, giacchè in tal caso veramente, per estinzione di linea maschile od anche per solo crimine, succedeva il Barone sotto cui il feudo era tenuto. Ma rimane sempre che Burgorusso apparteneva a D.aCamilla, e che agli zii Gio. Geronimo, Scipione e Pietro, secondogeniti di Gio. Battista, spettava solamente la vita-milizia in D.ti72, come risulta dal sud.tovol. 32.odelleSignificatorie, fol. 154 t.o. Piuttosto Gio. Geronimo avrebbe potuto pretendere ed ottenere in mercede qualche feudo appartenente a' De Rinaldis dopo la confisca fattane, ma è singolare che non si abbiano notizie di feudi de De' Rinaldis per tutto il 1500, nè se ne abbiano di Gio. Geronimo Morano e figli per l'anno 1600 e seguenti. Per la fine del 1400 abbiamo trovato notizia del feudo di S. Marco in Calabria citra (detto anche S. Maoro nell'anno 1488) «concesso per la M.tadel S.orRe a Mosca de Raynaldo regio cavallarizo» e i feudi di Prato e di Cocchiato «concessi ad Michelangelo de Ranaldo»; ma in sèguito questi feudi si trovano tutti restituiti al Principe di Bisignano, e i due ultimi venduti da lui ad altri. In Stilo e Guardavalle poi verso i primi anni del 1600, oltre Burgorusso, si trova il feudo di Ragusa appartenente a' Tomacelli, da Lucrezia 2.afiglia di Geronimo e d'Ippolita Ruffo portato in dote a D. Filippo Colonna, che per morte del fratello Marcantonio divenne Duca di Paliano e Tagliacozzo e Gran Contestabile del Regno (amico del Campanella più tardi, e forse con l'occasione del feudo). Si trova inoltre il feudo di Arcamone, disputato tra Salvatore Reycitano e Cesario Salerno; e si trova infine il feudo Colicestra ed Agapito, acquistato da Berto Presterà. Il nome di Gio. Geronimo Morano non vi s'incontra affatto. Ciò darebbe ragione di creder vera la destinazione de' beni di Maurizio nel modo che vedremo affermato dal Residente Veneto.

[36]Ved. Doc. 78, pag. 59.

[36]Ved. Doc. 78, pag. 59.

[37]Ved. Doc. 79, pag. 59. Questa copia di biglietto Vicereale senza data e senza indirizzo, ma inserta fra le lettere del periodo di cui trattiamo nel Carteggio del Nunzio, ci pare appunto che rappresenti la risposta del Vicerè alla lettera anzidetta.

[37]Ved. Doc. 79, pag. 59. Questa copia di biglietto Vicereale senza data e senza indirizzo, ma inserta fra le lettere del periodo di cui trattiamo nel Carteggio del Nunzio, ci pare appunto che rappresenti la risposta del Vicerè alla lettera anzidetta.

[38]Così scrisse poi il Nunzio a Roma con la sua lettera del 21 gennaio 1600; ved. Doc. 83, pag. 60.

[38]Così scrisse poi il Nunzio a Roma con la sua lettera del 21 gennaio 1600; ved. Doc. 83, pag. 60.

[39]Ved. Doc. 239, pag. 125. Chi conosce Napoli sa che la Chiesa di Monserrato trovasi all'ingresso dell'attuale Strada di Porto e di rimpetto alla torre del Castellano.

[39]Ved. Doc. 239, pag. 125. Chi conosce Napoli sa che la Chiesa di Monserrato trovasi all'ingresso dell'attuale Strada di Porto e di rimpetto alla torre del Castellano.

[40]Ved. Doc. 307, pag. 256.

[40]Ved. Doc. 307, pag. 256.

[41]Ved. Doc. 84, pag. 61.

[41]Ved. Doc. 84, pag. 61.

[42]Per ciò che è scritto nella Difesa, ved. Doc. 401, pag. 484. Per ciò che è scritto nelle Lettere, ved. Archivio Storico Italiano an. 1866, pag. 24, 59, 68 e 90.

[42]Per ciò che è scritto nella Difesa, ved. Doc. 401, pag. 484. Per ciò che è scritto nelle Lettere, ved. Archivio Storico Italiano an. 1866, pag. 24, 59, 68 e 90.

[43]Facevano parte della Compagnia quasi sempre il Card.lArcivescovo della città, molti Vescovi, Nobili titolati, Signori, Dottori, Sacerdoti, e per istituto un numero determinato di P.iGesuiti e P.idell'Oratorio, non che P.idi altri ordini. Ne faceva allora parte anche D. Gabriele Sances Cappellano maggiore, fratello di D. Giovanni; lo Stinca vi si era ascritto fin dal 6 gennaio 1585; più tardi, nel 1603, vi si ascrisse lo stesso Nunzio Jacopo Aldobrandini Vescovo di Troia. Annualmente uno de' fratelli era eletto all'ufficio di «scrivano». Costui registrava le relazioni delle giustizie, con la lista de' parenti del giustiziato, che la Compagnia aveva il carico di assistere e soccorrere, e con le discolpe e ritrattazioni se ve ne erano, oltrechè raccoglieva in altri libri i testamenti dei giustiziati, gli originali delle Autorità che ordinavano od invitavano la Compagnia alle giustizie etc. etc. Secondo l'attività dello scrivano e l'importanza del caso, si ha qualche notevolissima relazione, come quella della giustizia di fra Tommaso Pignatelli allievo del Campanella, che fu scritta da D. Antonio d'Aytona, e che trovata in copia nella Biblioteca Brancacciana dal chiar. prof. De Blasiis servì di base al suo bel lavoro intitolato Una seconda congiura del Campanella (ved. Giornale Napoletano di filos. e lett. giugno 1875). Nella Biblioteca dell'Abate Cuomo, ora Municipale, si hanno parecchie relazioni di giustizie, segnatamente de' tempi di Masaniello, che trascrisse da' Registri della Compagnia lo stesso compianto Abate.

[43]Facevano parte della Compagnia quasi sempre il Card.lArcivescovo della città, molti Vescovi, Nobili titolati, Signori, Dottori, Sacerdoti, e per istituto un numero determinato di P.iGesuiti e P.idell'Oratorio, non che P.idi altri ordini. Ne faceva allora parte anche D. Gabriele Sances Cappellano maggiore, fratello di D. Giovanni; lo Stinca vi si era ascritto fin dal 6 gennaio 1585; più tardi, nel 1603, vi si ascrisse lo stesso Nunzio Jacopo Aldobrandini Vescovo di Troia. Annualmente uno de' fratelli era eletto all'ufficio di «scrivano». Costui registrava le relazioni delle giustizie, con la lista de' parenti del giustiziato, che la Compagnia aveva il carico di assistere e soccorrere, e con le discolpe e ritrattazioni se ve ne erano, oltrechè raccoglieva in altri libri i testamenti dei giustiziati, gli originali delle Autorità che ordinavano od invitavano la Compagnia alle giustizie etc. etc. Secondo l'attività dello scrivano e l'importanza del caso, si ha qualche notevolissima relazione, come quella della giustizia di fra Tommaso Pignatelli allievo del Campanella, che fu scritta da D. Antonio d'Aytona, e che trovata in copia nella Biblioteca Brancacciana dal chiar. prof. De Blasiis servì di base al suo bel lavoro intitolato Una seconda congiura del Campanella (ved. Giornale Napoletano di filos. e lett. giugno 1875). Nella Biblioteca dell'Abate Cuomo, ora Municipale, si hanno parecchie relazioni di giustizie, segnatamente de' tempi di Masaniello, che trascrisse da' Registri della Compagnia lo stesso compianto Abate.

[44]I suddetti ordini di Spagna rappresentano senza dubbio una delle voci diffuse allora ad arte; abbiamo altrove riferita la lettera del Re, che mostra gli ordini veri e ben diversi. Rappresenta del pari una voce diffusa ad arte quella che il Residente avea già trasmessa in un dispaccio anteriore (ved. Doc. 185, pag. 94) e che fornì al Mutinelli l'occasione di una nota sul tono di un idillio. Da' RegistriSigillorumdi quel tempo si può vedere come S. M.tàdi Spagna avesse pietà della borsa de' napoletani, facendo diluviare le grazie co' diversi titoli, di pensioni, avantagii, intertenimienti, piazze morte, sempre nell'interesse degli spagnuoli; e il fatto è illustrato assai bene da un'affannosa lettera del Vicerè che noi pubblichiamo (ved. Doc. 41, pag. 45). Si comprende poi che non si può fare alcuno assegnamento su quanto il Residente dice che Maurizio avrebbe confessato, trattandosi di un atto processuale del tutto segreto; e non abbiamo veramente notizia che fossero «cominciati» allora altri processi e catture dietro le confessioni di Maurizio.

[44]I suddetti ordini di Spagna rappresentano senza dubbio una delle voci diffuse allora ad arte; abbiamo altrove riferita la lettera del Re, che mostra gli ordini veri e ben diversi. Rappresenta del pari una voce diffusa ad arte quella che il Residente avea già trasmessa in un dispaccio anteriore (ved. Doc. 185, pag. 94) e che fornì al Mutinelli l'occasione di una nota sul tono di un idillio. Da' RegistriSigillorumdi quel tempo si può vedere come S. M.tàdi Spagna avesse pietà della borsa de' napoletani, facendo diluviare le grazie co' diversi titoli, di pensioni, avantagii, intertenimienti, piazze morte, sempre nell'interesse degli spagnuoli; e il fatto è illustrato assai bene da un'affannosa lettera del Vicerè che noi pubblichiamo (ved. Doc. 41, pag. 45). Si comprende poi che non si può fare alcuno assegnamento su quanto il Residente dice che Maurizio avrebbe confessato, trattandosi di un atto processuale del tutto segreto; e non abbiamo veramente notizia che fossero «cominciati» allora altri processi e catture dietro le confessioni di Maurizio.

[45]Ved. Doc. 40, pag. 44.

[45]Ved. Doc. 40, pag. 44.

[46]Ved. Doc. 244 pag. 141-142-143; D. 247 pag. 159; D. 248 p. 160-161; D. 250 p. 163; D. 252 p. 166; D. 263 p. 175; D. 265 p. 182; D. 266 p. 184.

[46]Ved. Doc. 244 pag. 141-142-143; D. 247 pag. 159; D. 248 p. 160-161; D. 250 p. 163; D. 252 p. 166; D. 263 p. 175; D. 265 p. 182; D. 266 p. 184.

[47]Ved. Doc. 40, pag. 44.

[47]Ved. Doc. 40, pag. 44.

[48]Ved. la Lett. al Card.lFarnese e quella latina al Papa e Cardinali, Arch. Storico Italiano 1866 p. 59 e 82.

[48]Ved. la Lett. al Card.lFarnese e quella latina al Papa e Cardinali, Arch. Storico Italiano 1866 p. 59 e 82.

[49]Ved. Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.ofol. 132.

[49]Ved. Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.ofol. 132.

[50]Ved. Doc. 217, pag. 115.

[50]Ved. Doc. 217, pag. 115.

[51]Ved. Doc. 218, pag. 115.

[51]Ved. Doc. 218, pag. 115.

[52]Nella Numerazione de' fuochi di Tropea per l'anno 1595, vol. 1398 della collezione, si legge: «n.o60. M. Jacovo Giovanne Tranfo a. 65; M. Ipolita Barone moglie a. 56; (*) M. Alessandro f.oa. 15; Isabella f.aa. 18; Cassandra f.aa. 11; Caterina schiava a. 30; Pietro schiavo an. 35; Giovanne schiavo a. 10; Fabritio schiavo a. 5. [ Barone de la terra de crepacore (sic) et del Casale de sant'Agata» etc.—Per la successione di Alessandro Tranfo al padre ved. i Rog. delleSignificatorie de' Relevii.—Un altro documento intorno a lui troverà posto nel sèguito della narrazione.]

[52]Nella Numerazione de' fuochi di Tropea per l'anno 1595, vol. 1398 della collezione, si legge: «n.o60. M. Jacovo Giovanne Tranfo a. 65; M. Ipolita Barone moglie a. 56; (*) M. Alessandro f.oa. 15; Isabella f.aa. 18; Cassandra f.aa. 11; Caterina schiava a. 30; Pietro schiavo an. 35; Giovanne schiavo a. 10; Fabritio schiavo a. 5. [ Barone de la terra de crepacore (sic) et del Casale de sant'Agata» etc.—Per la successione di Alessandro Tranfo al padre ved. i Rog. delleSignificatorie de' Relevii.—Un altro documento intorno a lui troverà posto nel sèguito della narrazione.]

[53]Ved. D'Amato, Memorie historiche dell'illustr.mafamos.mae fedel.macittà di Catanzaro, Nap. 1670.

[53]Ved. D'Amato, Memorie historiche dell'illustr.mafamos.mae fedel.macittà di Catanzaro, Nap. 1670.

[54]Ved. i nostri Doc. 83, 86, 89, pag. 61, 63, 64; e le notizie date nella nota a pag. 127 del vol. 1odi questa narrazione.

[54]Ved. i nostri Doc. 83, 86, 89, pag. 61, 63, 64; e le notizie date nella nota a pag. 127 del vol. 1odi questa narrazione.

[55]Ved. Doc. 81, pag. 59.

[55]Ved. Doc. 81, pag. 59.

[56]Ved. Doc. 306, pag. 248.

[56]Ved. Doc. 306, pag. 248.

[57]Ved. Doc. 238, pag. 124.

[57]Ved. Doc. 238, pag. 124.

[58]Ved. nell'Arch. Mediceo, filz. 4087, Let.radel Battaglino del 18 gennaio 1600: «Horrendo spettacolo hebbi hieri nella mia loggia col veder perire inesorabilmente sette navi con quantità di marinari, fra esse è il galeone di Giorgio d'ulista carico di grani di Puglia come le altre cinque navi; il settimo fu un vascello Brettone chiamato da' nostri Vecchietti c'havea cominciato a caricar alberi et remi per andar in Spagna» etc. Un'altra del Turamini, ibid. stessa data, lo ripete. Inoltre ved. la Lett. dello Scaramelli, stessa data; Doc. 188, pag. 96.

[58]Ved. nell'Arch. Mediceo, filz. 4087, Let.radel Battaglino del 18 gennaio 1600: «Horrendo spettacolo hebbi hieri nella mia loggia col veder perire inesorabilmente sette navi con quantità di marinari, fra esse è il galeone di Giorgio d'ulista carico di grani di Puglia come le altre cinque navi; il settimo fu un vascello Brettone chiamato da' nostri Vecchietti c'havea cominciato a caricar alberi et remi per andar in Spagna» etc. Un'altra del Turamini, ibid. stessa data, lo ripete. Inoltre ved. la Lett. dello Scaramelli, stessa data; Doc. 188, pag. 96.

[59]Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 2.ofol. 236.

[59]Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 2.ofol. 236.

[60]Ved. il Doc. anzid.to

[60]Ved. il Doc. anzid.to

[61]Ved. Doc. 85 pag. 62, e Doc. 88 pag. 63.

[61]Ved. Doc. 85 pag. 62, e Doc. 88 pag. 63.

[62]Ved. il Breve e gli altri Atti suddetti ne' Doc. 242 e 243 pag. 129; le Lett. del Nunzio degli 11 e 21 gennaio, Doc. 81 e 83, pag, 60 e 61; la Let. Vicereale de' 18 gennaio, Doc. 40 pag. 44; e l'altra Let. scritta d'ordine del Vicerè egualmente il 18 gennaio, Doc. 216 pag. 115.

[62]Ved. il Breve e gli altri Atti suddetti ne' Doc. 242 e 243 pag. 129; le Lett. del Nunzio degli 11 e 21 gennaio, Doc. 81 e 83, pag, 60 e 61; la Let. Vicereale de' 18 gennaio, Doc. 40 pag. 44; e l'altra Let. scritta d'ordine del Vicerè egualmente il 18 gennaio, Doc. 216 pag. 115.

[63]Ved. in Baldacchini la Lett. a Cassiano del Pozzo del 25 giugno 1624.

[63]Ved. in Baldacchini la Lett. a Cassiano del Pozzo del 25 giugno 1624.

[64]Ved. Doc. 244, pag. 143.

[64]Ved. Doc. 244, pag. 143.

[65]Ved. Doc. 84, pag. 61.

[65]Ved. Doc. 84, pag. 61.

[66]Loc. cit. Doc. 244, pag. 143.

[66]Loc. cit. Doc. 244, pag. 143.

[67]Ved. Doc. 247, pag. 160.

[67]Ved. Doc. 247, pag. 160.

[68]Ved. Doc. 376, pag. 387.

[68]Ved. Doc. 376, pag. 387.

[69]Ved. Doc. 401, pag. 485.

[69]Ved. Doc. 401, pag. 485.

[70]Ved. Doc. 378, pag. 389.

[70]Ved. Doc. 378, pag. 389.

[71]Ved. Doc. 379, pag. 390.

[71]Ved. Doc. 379, pag. 390.

[72]Ved. Doc. 380, pag. 391.

[72]Ved. Doc. 380, pag. 391.

[73]Ved. Doc. 252, pag. 167.

[73]Ved. Doc. 252, pag. 167.

[74]È questo uno de' punti della Narrazione che gioverebbe rivedere. Il Capialbi lesseniglio, ed aggiunse in nota «niglio, coccodrillo», citando l'Afflitto (Scrittori del Regno di Napoli, pag. 46, art. Acquaviva) che avrebbe forse alluso alla medesima fossa. Ma non ci è noto che la parola plebea niglio corrisponda a coccodrillo, bensì sappiamo che corrisponde a nibbio, sparviero; e l'Afflitto dice fossa delmiglio, ed egualmente dice il Confratello de' Bianchi di giustizia che ci lasciò il ricordo degli ultimi momenti di fra Tommaso Pignatelli.

[74]È questo uno de' punti della Narrazione che gioverebbe rivedere. Il Capialbi lesseniglio, ed aggiunse in nota «niglio, coccodrillo», citando l'Afflitto (Scrittori del Regno di Napoli, pag. 46, art. Acquaviva) che avrebbe forse alluso alla medesima fossa. Ma non ci è noto che la parola plebea niglio corrisponda a coccodrillo, bensì sappiamo che corrisponde a nibbio, sparviero; e l'Afflitto dice fossa delmiglio, ed egualmente dice il Confratello de' Bianchi di giustizia che ci lasciò il ricordo degli ultimi momenti di fra Tommaso Pignatelli.

[75]Ved. Doc. 254, pag. 170.

[75]Ved. Doc. 254, pag. 170.

[76]Ved. Doc. 256, pag. 172.

[76]Ved. Doc. 256, pag. 172.

[77]Ved. RegistriCuriaevol. 38.o(an. 1595-99) fol. 13, Let. Vicereale del 23 febbr. 1596.

[77]Ved. RegistriCuriaevol. 38.o(an. 1595-99) fol. 13, Let. Vicereale del 23 febbr. 1596.

[78]Ved. Doc. 307, pag. 254.

[78]Ved. Doc. 307, pag. 254.

[79]Ved. Doc. 247, pag. 160.

[79]Ved. Doc. 247, pag. 160.

[80]Ved. Doc. 87, pag. 62; ma bisogna notare che la data del 24 gennaio, quivi assegnata alla lettera in quistione, potrebb'essere errata, poichè il 4 febbraio essa era ancora attesa.

[80]Ved. Doc. 87, pag. 62; ma bisogna notare che la data del 24 gennaio, quivi assegnata alla lettera in quistione, potrebb'essere errata, poichè il 4 febbraio essa era ancora attesa.

[81]Ved. Doc. 381, pag. 394.

[81]Ved. Doc. 381, pag. 394.

[82]Sarno (Anelli de) Novissima praxis civilis et criminalis, cura observationibus... ac singulari tractatu inscripto Il Medico fiscale pro optima cognitione delictorum in genere, videlicet cadaveris venenati, virginis defloratae, pueri constuprati et aliorum consimilium Doctoris Horatii Graeci Medici phisici Regiae Curiae etc. Neap. 1717.

[82]Sarno (Anelli de) Novissima praxis civilis et criminalis, cura observationibus... ac singulari tractatu inscripto Il Medico fiscale pro optima cognitione delictorum in genere, videlicet cadaveris venenati, virginis defloratae, pueri constuprati et aliorum consimilium Doctoris Horatii Graeci Medici phisici Regiae Curiae etc. Neap. 1717.

[83]Ecco il fac-simile del disegno del polledro datoci dal Greco (op. cit. pag. 499). Non rifuggano i lettori dal contemplarlo, specialmente quelli, che per caso menassero vanto di principii repubblicani; vedranno cosa costava a' padri nostri il professarli, e rileveranno bene la differenza:La tortura del polledro

[83]Ecco il fac-simile del disegno del polledro datoci dal Greco (op. cit. pag. 499). Non rifuggano i lettori dal contemplarlo, specialmente quelli, che per caso menassero vanto di principii repubblicani; vedranno cosa costava a' padri nostri il professarli, e rileveranno bene la differenza:

La tortura del polledro

[84]Ved. Doc. cit. 381, pag. 394.

[84]Ved. Doc. cit. 381, pag. 394.

[85]Ved. Doc. 250, pag. 163.

[85]Ved. Doc. 250, pag. 163.

[86]Ved. Doc. 87 e 88, pag. 62 e 63.

[86]Ved. Doc. 87 e 88, pag. 62 e 63.

[87]Ved. Doc. 245, pag. 145-46; Doc. 247, pag. 160; Doc. 248, pag. 161; Doc. 253, pag. 169; Doc. 250, pag. 163; Doc. 251, pag. 165; Doc. 252, pag. 167; Doc. 265, pag. 183; Doc. 263, pag. 175, e Doc. 264, pag. 176.

[87]Ved. Doc. 245, pag. 145-46; Doc. 247, pag. 160; Doc. 248, pag. 161; Doc. 253, pag. 169; Doc. 250, pag. 163; Doc. 251, pag. 165; Doc. 252, pag. 167; Doc. 265, pag. 183; Doc. 263, pag. 175, e Doc. 264, pag. 176.

[88]Ved. Doc. 192, pag. 97.

[88]Ved. Doc. 192, pag. 97.

[89]Ved. Doc. 241, pag. 127, e Doc. 244, pag. 143.

[89]Ved. Doc. 241, pag. 127, e Doc. 244, pag. 143.

[90]Alludiamo a' Doc. 244-266, pag. 129-183. Il Notamentum (Doc. 241, pag. 127) dovè essergli trasmesso o nell'inizio del processo, o piuttosto nel periodo di cui trattiamo, essendovi poi stato aggiunte a lato di ciascun nome le annotazioni relative all'esito del giudizio mano mano che questo si compiva per ciascuno inquisito.

[90]Alludiamo a' Doc. 244-266, pag. 129-183. Il Notamentum (Doc. 241, pag. 127) dovè essergli trasmesso o nell'inizio del processo, o piuttosto nel periodo di cui trattiamo, essendovi poi stato aggiunte a lato di ciascun nome le annotazioni relative all'esito del giudizio mano mano che questo si compiva per ciascuno inquisito.

[91]Ved. Doc. 394, pag. 456.

[91]Ved. Doc. 394, pag. 456.

[92]Il Toppi (De Origine omnium tribunalium etc. Neap. 1655-66, vol. 2.opag. 319), nel dare le notizie del Leonardis, non riesce esatto intorno alla data della nomina di lui ad Avvocato de' poveri, indicando per essa il 30 luglio 1601, che urta con la cronologia del processo del Campanella, nel quale si sa avere il Leonardis funzionato. Invece abbiamo trovato ne' RegistriPrivilegiorumle date sopraindicate pel Privilegio di nomina adAvvocato de' Poveri(Ved.Privileg. vol. 120, an. 1599-600 fol. 188), e ne' Reg.iSigillorumla data 30 luglio 1601 come quella del pagamento per l'esecutoria del Privilegio col quale venne poi nominatoAvvocato fiscale della Vicaria(Ved. Sigil. vol. 38, an. 1601, introiti del 21 novembre). A complemento della rettificazione aggiungiamo che negli stessi Reg.iSigillorumabbiamo trovato l'esecutoria del Privilegio di Avvocato de' poveri pel Catalano in data 16 febbraio 1594 (vol. 29), poi la nomina provvisoria di Jo. Vincenzo Cavaliero «mentre sua M.tàe sua Ecc.aprovederà» in data 25 gennaio 1599 (vol. 35), infine l'esecutoria del Privilegio pel Leonardis in data 29 febbraio 1600 (vol. 37). Indubitatamente questo modo di successione, ed inoltre la data stessa del Privilegio del Leonardis «Metimnae coeli 30 7bris 1599», mostrano che il Leonardis non dovè essere nominato a bella posta nell'occasione di questo processo: sarebbe stato necessario un periodo di tempo molto maggiore per far giungere in Ispagna la proposta ed avere la decretazione di essa nella data suddetta.

[92]Il Toppi (De Origine omnium tribunalium etc. Neap. 1655-66, vol. 2.opag. 319), nel dare le notizie del Leonardis, non riesce esatto intorno alla data della nomina di lui ad Avvocato de' poveri, indicando per essa il 30 luglio 1601, che urta con la cronologia del processo del Campanella, nel quale si sa avere il Leonardis funzionato. Invece abbiamo trovato ne' RegistriPrivilegiorumle date sopraindicate pel Privilegio di nomina adAvvocato de' Poveri(Ved.Privileg. vol. 120, an. 1599-600 fol. 188), e ne' Reg.iSigillorumla data 30 luglio 1601 come quella del pagamento per l'esecutoria del Privilegio col quale venne poi nominatoAvvocato fiscale della Vicaria(Ved. Sigil. vol. 38, an. 1601, introiti del 21 novembre). A complemento della rettificazione aggiungiamo che negli stessi Reg.iSigillorumabbiamo trovato l'esecutoria del Privilegio di Avvocato de' poveri pel Catalano in data 16 febbraio 1594 (vol. 29), poi la nomina provvisoria di Jo. Vincenzo Cavaliero «mentre sua M.tàe sua Ecc.aprovederà» in data 25 gennaio 1599 (vol. 35), infine l'esecutoria del Privilegio pel Leonardis in data 29 febbraio 1600 (vol. 37). Indubitatamente questo modo di successione, ed inoltre la data stessa del Privilegio del Leonardis «Metimnae coeli 30 7bris 1599», mostrano che il Leonardis non dovè essere nominato a bella posta nell'occasione di questo processo: sarebbe stato necessario un periodo di tempo molto maggiore per far giungere in Ispagna la proposta ed avere la decretazione di essa nella data suddetta.

[93]Naturalmente furono i Giudici quelli che ordinarono la consegna degli Atti al Campanella e gli assegnarono anche l'Avvocato; ma il Campanella parimente qui si studia di mettere nell'ombra i Giudici e di far comparire il Sances.

[93]Naturalmente furono i Giudici quelli che ordinarono la consegna degli Atti al Campanella e gli assegnarono anche l'Avvocato; ma il Campanella parimente qui si studia di mettere nell'ombra i Giudici e di far comparire il Sances.

[94]Ved. Doc. 247 pag. 160; e risc. l'Illustr.neII, pag. 619, per tutti gl'inquisiti che seguono.

[94]Ved. Doc. 247 pag. 160; e risc. l'Illustr.neII, pag. 619, per tutti gl'inquisiti che seguono.

[95]Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.o, fol. 377.

[95]Ved. la nostra Copia ms. de' processi eccles. tom. 1.o, fol. 377.

[96]Il dottor Orazio Greco, che abbiamo citato a proposito del polledro, ci fa conoscere a proposito delle funicelle che se ne applicavano quattro, due ai carpi con uno o più nodi, le quali sempre recavano un'incisione della cute più o meno superficiale, e due alle braccia, a quattro dita sotto i capi degli omeri: preparato in tal guisa il paziente era poi elevato in alto con la corda, e finiva per rimanervi in uno stato orribile, che il Greco descrive minutamente.

[96]Il dottor Orazio Greco, che abbiamo citato a proposito del polledro, ci fa conoscere a proposito delle funicelle che se ne applicavano quattro, due ai carpi con uno o più nodi, le quali sempre recavano un'incisione della cute più o meno superficiale, e due alle braccia, a quattro dita sotto i capi degli omeri: preparato in tal guisa il paziente era poi elevato in alto con la corda, e finiva per rimanervi in uno stato orribile, che il Greco descrive minutamente.

[97]Ved. Doc. 93, pag. 65.

[97]Ved. Doc. 93, pag. 65.

[98]Ved. Doc. 241, pag. 127.

[98]Ved. Doc. 241, pag. 127.

[99]Ved. Doc. 264, pag. 175.

[99]Ved. Doc. 264, pag. 175.

[100]Si avverta questa osservazione fatta dall'Avvocato, che si accorda con quanto avea già detto il Nunzio (ved. pag. 66) e che vedremo poi accordarsi anche con le affermazioni del Fiscale e infine con le affermazioni del Campanella medesimo nella sua Difesa; quattro affermazioni parallele emerse co' processi di Napoli. Nè si creda un'esagerazione curialesca ilnotatus infamiacon le sue conseguenze. Era massima del S.toOfficio che la sola carcerazione per delitto di eresia apportasse «notabile infamia» al carcerato, e i confessori, i medici, i maestri di scuola, i quali avessero abiurato come veementemente sospetti d'eresia, non solevano restituirsi o abilitarsi a' loro primitivi ufficii se non di espresso ordine e grazia del sommo Pontefice (Ved. Masini, Sacro Arsenale overo Pratica della S.taInquisitione, Roma 1639, pag. 309). La condanna poi in eresia formale colpiva d'infamia, di privazione di ufficio ed anche di successione i discendenti, e il potere civile in Napoli lo riconosceva. Ecco un breve documento in proposito, molto significativo e appunto del tempo del quale trattiamo: esso leggesi ne' RegistriSigillorumvol. 34, an. 1598, sotto la data 26 settembre: «Lettera per la quale se reintegra hercole miglionico a la dignità del dottorato et altri honori e officii publici e successione per lo delitto del eresia de suo avo»!

[100]Si avverta questa osservazione fatta dall'Avvocato, che si accorda con quanto avea già detto il Nunzio (ved. pag. 66) e che vedremo poi accordarsi anche con le affermazioni del Fiscale e infine con le affermazioni del Campanella medesimo nella sua Difesa; quattro affermazioni parallele emerse co' processi di Napoli. Nè si creda un'esagerazione curialesca ilnotatus infamiacon le sue conseguenze. Era massima del S.toOfficio che la sola carcerazione per delitto di eresia apportasse «notabile infamia» al carcerato, e i confessori, i medici, i maestri di scuola, i quali avessero abiurato come veementemente sospetti d'eresia, non solevano restituirsi o abilitarsi a' loro primitivi ufficii se non di espresso ordine e grazia del sommo Pontefice (Ved. Masini, Sacro Arsenale overo Pratica della S.taInquisitione, Roma 1639, pag. 309). La condanna poi in eresia formale colpiva d'infamia, di privazione di ufficio ed anche di successione i discendenti, e il potere civile in Napoli lo riconosceva. Ecco un breve documento in proposito, molto significativo e appunto del tempo del quale trattiamo: esso leggesi ne' RegistriSigillorumvol. 34, an. 1598, sotto la data 26 settembre: «Lettera per la quale se reintegra hercole miglionico a la dignità del dottorato et altri honori e officii publici e successione per lo delitto del eresia de suo avo»!

[101]Ved. Doc. 245, pag. 144.

[101]Ved. Doc. 245, pag. 144.

[102]Ved. Doc. 246, pag. 149. Le parole, dalle quali risulta che questa Allegazione sia stata scritta in risposta a quella dell'Avvocato, si leggono a pag. 151:—«nos non instamus puniri eum, quod iam ejecerit Regem a Regno, Rempublicam fecerit, quod dicit se facturum procurasse, et hoc sub conditione et spe futuri eventus,ut advocatus partis fatetur» etc.

[102]Ved. Doc. 246, pag. 149. Le parole, dalle quali risulta che questa Allegazione sia stata scritta in risposta a quella dell'Avvocato, si leggono a pag. 151:—«nos non instamus puniri eum, quod iam ejecerit Regem a Regno, Rempublicam fecerit, quod dicit se facturum procurasse, et hoc sub conditione et spe futuri eventus,ut advocatus partis fatetur» etc.

[103]È bello conoscere l'atteggiamento de' giuristi napoletani e del Consiglio Collaterale, fin dalla prima notizia di questo passo della Corona di Spagna verso Roma: ce l'insegnano due brani di dispacci del Residente Veneto scritto il 14 7bre e 26 8bre 1599.—1.o«Intorno alla investitura del Reame persistono tuttavia quelli che nelle materie feudali sono stimati più intendenti, che non dovesse la M.tàCattolica condescender mai a dimandarla, poichè il Re suo padre, nell'atto che allhora era necessario per la rinuncia fatta vivendo dall'Imperator Carlo, fù investito da Papa Giulio terzo per sè et legitimi heredi, et discendenti secondo l'obligo et uso delle antiche et moderne infeudationi».—2.o«Il Consiglio non può accomodarsi che sia la persona sua (int.del Vicerè) che faccia l'atto di prestar l'obedientia al Papa, facendo in ciò molte considerationi, et movendo consequenze importanti per gli interessi di questo Regno con la Sede Apostolica, le quali tutte sono state con esso corriero rappresentate alla M.tàCattolica».—Ma le rimostranze furono vane, e al Vicerè fu rinnovato l'ordine di recarsi a Roma.

[103]È bello conoscere l'atteggiamento de' giuristi napoletani e del Consiglio Collaterale, fin dalla prima notizia di questo passo della Corona di Spagna verso Roma: ce l'insegnano due brani di dispacci del Residente Veneto scritto il 14 7bre e 26 8bre 1599.—1.o«Intorno alla investitura del Reame persistono tuttavia quelli che nelle materie feudali sono stimati più intendenti, che non dovesse la M.tàCattolica condescender mai a dimandarla, poichè il Re suo padre, nell'atto che allhora era necessario per la rinuncia fatta vivendo dall'Imperator Carlo, fù investito da Papa Giulio terzo per sè et legitimi heredi, et discendenti secondo l'obligo et uso delle antiche et moderne infeudationi».—2.o«Il Consiglio non può accomodarsi che sia la persona sua (int.del Vicerè) che faccia l'atto di prestar l'obedientia al Papa, facendo in ciò molte considerationi, et movendo consequenze importanti per gli interessi di questo Regno con la Sede Apostolica, le quali tutte sono state con esso corriero rappresentate alla M.tàCattolica».—Ma le rimostranze furono vane, e al Vicerè fu rinnovato l'ordine di recarsi a Roma.

[104]Confr. vol. I.opag. 70.

[104]Confr. vol. I.opag. 70.

[105]Ved. nell'Archivio Storico Italiano an. 1866 la Lett. latina al Papa, a pag. 82, e la Lett. al Re di Spagna a pag. 91.

[105]Ved. nell'Archivio Storico Italiano an. 1866 la Lett. latina al Papa, a pag. 82, e la Lett. al Re di Spagna a pag. 91.

[106]Ved. le Poesie ediz. d'Ancona p. 100. Anche nelle Lettere più volte accenna a riconoscere che la pazzia fosse simulata.

[106]Ved. le Poesie ediz. d'Ancona p. 100. Anche nelle Lettere più volte accenna a riconoscere che la pazzia fosse simulata.

[107]Ved. il Carteggio del Nunzio filz. 231, Lett. del 13 aprile, 25 maggio e 15 giugno.

[107]Ved. il Carteggio del Nunzio filz. 231, Lett. del 13 aprile, 25 maggio e 15 giugno.

[108]Ved. Doc. 392, pag. 416.

[108]Ved. Doc. 392, pag. 416.


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