IV.

IV.

Una mattina babbo Brighi mi mandò a chiamare in fretta, pregandomi di andare alla cascina; si era messo a una finestra per vedermi arrivare, e appena mi vide, mi salutò colla mano, poi scese e mi venne incontro. Non ci era nessuno ammalato, ed egli, per farsi perdonare di avermi disturbato, mi disse:

— Mi tocchi il polso, è come se avessi la febbre, ma non ho nulla, e in casa stanno bene tutti; mi scusi, dottore, ho tante faccende, non ho potuto venire io da lei, e non vi era tempo da perdere.

— Che cosa è stato?

— Legga.

Mi porse una lettera, che veniva da Milano.

— È di mio fratello — mi disse babbo Brighi mentre io cercava la sottoscrizione... — Legga.

— Del babbo di Concettina?

— Proprio di lui... legga...

— Indovino — dissi — vorrà a casa la ragazza...

— Peggio, peggio... legga, legga forte.

Lessi.

«Carissimo fratello. Ho bisogno di consiglio, perciò ricorro al tuo affetto ed al tuo senno.»

Io m’interruppi un momentino, non potendo lasciar passare quest’ultima parola grossa senza guardare alla sfuggita il testone di babbo Brighi; ma egli insistè: «Vada avanti... legga...»

«... al tuo senno, ripetei, per un consiglio. Dopo la morte di nostro padre buon’anima, tu sei stato per me più che un fratello maggiore, sei stato un padre ed un amico.»

Questa volta avrei voluto vedere che smorfia faceva babbo Brighi, ma mi feci forza e non alzai gli occhi dal foglio.

«Si tratta di mia figlia. Concettina è in età da prendere marito, e bisogna pensarvi seriamente, perchè noi ci facciamo vecchi, Giovanni mio, e non potremo esserle sempre al fianco per proteggerla...»

Pigliai fiato e guardai in faccia babbo Brighi. Era propriamente sconfortato, e trovò appena la forza di ripetere: «Legga...»

«Non so se tu abbia mai visto nel mio studio un certo Ambrogio Nespoli, mediatore di seta, col quale ho delle relazioni commerciali; non è più di primo pelo, ma è giovane ancora: ha 34 anni. Non so come lo giudicheranno le ragazze di diciotto: a me non dispiace; alla mia Rita neppure. Egli mi ha fatto intendere che vorrebbe ammogliarsi; non ha mai visto la nostra Concettina, ma ne ha inteso dire un gran bene, ed è disposto a pigliarsela ad occhi chiusi, se essa lo vuole.

«Tu comprenderai che questo modo di maritare la mia ragazza non mi conviene: ho detto al Nespoli: vada a Pasturo, si presenti a mio fratello con qualche pretesto, cominci a vedere mia figlia, mi parlerà del resto in seguito.

«Egli ha accettato il consiglio e si propone di partire quanto prima. Ora tocca a te, fratello mio. Si tratta di leggere nel cuore di Concettina, di vedere se questo matrimonio non le repugna, e alla occorrenza di prepararvela. Ambrogio Nespoli è un buon partito, ma io non ho nessuna fretta di sbarazzarmi di mia figlia; una ragazza come Concettina può aspettare al sicuro, se l’amor proprio di padre non m’inganna. Ambrogio Nespoli non mi ha detto quando verrà da te; solo mi ha raccomandato di non isvelarti i suoi disegni, perchè egli è un uomo accorto e non si fida deglialtri mediatori;ti dico quello che mi ha detto lui. Rita ed io però abbiamo creduto conveniente che tu sappia ogni cosa; lascio te giudice se convenga avvertire Concettina; io sono d’opinione che non le si dica nulla...»

— Anch’io! — esclamai con sicurezza.

— Anch’io — ripetè babbo Brighi: ma la sua voce velata non era che l’eco indebolita del suo grosso organo catarroso.

Babbo Brighi stette un poco in silenzio, cogli occhi fissi a guardare in terra lo stranissimo balocco che egli aveva avuto l’impudenza di architettare per proprio uso. Guardai anch’io al suolo, e parve a me pure di vederlo quello strano balocco. — Ahi! com’era ridotto! Che poteva ora farne il senno di babbo Brighi? Nient’altro che calpestarlo, ridendo, e disperderne i frantumi al vento. Così fece.

— Ecco qua — esclamò a un tratto allegramente — ecco che cosa vuol dire aver otto anni di più o di meno! perchè lei deve sapere, dottore, che io non ho che otto anni di più di Stanislao, mio fratello; sicuro, egli ne ha quaranta, è dell’anno.... aspetti... non importa, dicevo... che cosa dicevo? Ah! che Stanislao mi considera come suo padre, ed io quasi, quasi...

Rise forte.

— Quasi quasi, mi sposavo la sua ragazza...

Rise ancora più forte, poi gli scappò detto senzapensarci: «Povera Concettina!» al che io feci eco ingenuamente: Povera Concettina!

— Siamo pure i gran minchioni, noi altri uomini — proseguì infervorandosi — e si parla e si scrive del senno dell’età matura! una ragazza di sedici anni, quando vuole, ci fa commettere più di sedici corbellerie...

Continuò così un pezzo a calpestare il suo balocco infranto, poi si rifece serio per dirmi che egli aveva voluto celiare, che, come io sapeva benissimo, ad una certa età certe corbellerie si dicono e non si fanno; ma ogni tanto, venendogli fra i piedi un frammento del suo trastullo, gli avventava un calcio per levarselo dagli occhi, e rideva.

— Ha inteso? — mi domandò alla fine, ridiventando per davvero il re degli stracchini di Valsassina.

Avevo inteso benissimo: Ambrogio Nespoli poteva venire da un momento all’altro e pigliarsi Concettina. E che cosa diverrebbe la casa di babbo Brighi senza il suo raggio di sole? Bisognava far la guerra a quel mediatore, mandargli a male il negozio, impedirgli di giungere fino a Concettina.

Quest’ultima era un’idea di babbo Brighi.

— Quando il signor Nespoli viene — diceva lui — me ne impadronisco, e non lo lascio più: gli faccio visitare la cascina, i prati, i pascoli, le vacche; lo affido a mio figlio, perchè lo trascini sulla Grigna....

— Tutto è vano — dissi — lei non potrà già impedirgli di vedere la ragazza, non vorrà dire a Concettina di starsene in camera o di fingersi ammalata, perchè il signor Ambrogio non la veda e non se ne innamori.

— È vero — disse babbo Brighi scoraggiato. — E allora?

— Allora non ci è altro rimedio che costringere Orazio...

— Ordinare a mio figlio di sposare Concettina? — esclamò babbo Brighi — anche ordinarglielo?

— Non è questo — dissi — bisogna costringerlo ad innamorarsene, e non mi sembra difficile. Scommetto che, appena sa delle intenzioni del sor Ambrogio Nespoli, pianta il contrabasso per correre a Concettina, che non dirà di no.

— Non se lo merita — brontolò babbo Brighi — ma è proprio così. Lei, dottore, mi deve dare una mano in questa faccenda.

— Gliene do due — e gliele presentai ridendo.

Egli le prese, e non mi punì della mia imprudenza, non me le strinse quasi.


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