LE FIGURE.I. — LA PITTURA ESPRESSIVA.
La pittura, over le figure dipinte, debbono essere fatte in modo tale, che i riguardatori d’esse possano con facilità conoscere, mediante le loro attitudini, il concetto dell’animo loro. E se tu hai a fare parlare un omo dabbene, fare che li atti sua sieno compagni delle bone parole; e similmente se tu hai a figurare uno omo bestiale, fallo co’ movimenti fieri, gittando le braccia contro all’auditore, e la testa col petto, sportato fori de’ piedi, accompagnino le mani del parlatore: a similitudine del muto che, vedendo due parlatori, benchè esso sia privato dell’audito, niente di meno, mediante li effetti e li atti d’essi parlatori, lui comprende il tema della loro disputa.
Io vidi già in Firenze uno sordo accidentale, il quale se tu li parlavi forte, lui non ti intendea, e parlando piano, sanza suono di voce, lui t’intendea solo per lo menar delle labbra. Or mi potresti dir: — non mena le labbra uno, che parla forte, come piano? e menandole l’uno come l’altro, non sarà inteso l’altro come l’uno? — A questa parte io lascio dare la sentenza alla sperienza: fa parlare uno piano e poi forte, e pon mente le labbra.
Poni mente per le strade, sul fare della sera, i volti d’omini e donne, quando è cattivo tempo, quanta grazia e dolcezza si vede in loro!
Il bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l’omo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile, perchè s’ha a figurare con gesti e movimenti delle membra, e questo è da essere imparato dalli muti, che meglio ’l fanno, che alcun’altra sorte di omini.
Le figure delli omini abbiano atti proprî alla loro operazione in modo che, vedendoli, tu intendi quello che per loro si pensa o dice; li quali saranno bene imparati da ch’imiterà li moti delli muti, li quali parlano con movimenti delle mani e degli occhi e ciglia e di tutta la persona, nel voler esprimere il concetto dell’animo loro.
E non ti ridere di me, perchè io ti propongo un precettore sanza lingua, il quale t’abbia a insegnare quell’arte, che lui non sa fare, perchè meglio t’insegnerà co’ fatti, che tutti li altri con le parole. E non sprezzare tal consiglio, perchè loro sono li maestri de’ movimenti, e intendono da lontano di quel che uno parla, quando egli accomoda li moti delle mani con le parole.
Farai le figure in tale atto, il quale sia soffiziente a dimostrare quel che la figura ha nell’animo, altrimenti la tua arte non fia laudabile.
Come la figura non fia laudabile se in quella non apparisce atto, ch’esprima la passione dell’anima.
Quella figura è più laudabile, che con l’atto meglio esprime la passione del suo animo.
Tanti son varî li movimenti delli omini, quanto sono le varietà delli accidenti, che discorrono per le loro menti; e ciascuno accidente in sè move più o meno essi uomini, secondo che saranno di maggiore o di minore potenza e secondo l’età, perch’altro moto farà, sopra un medesimo caso, un giovane ch’un vecchio.
Come si deono figurare l’età dell’omo, cioè: infanzia, puerizia, adolescenza, gioventù, vecchiezza, decrepitudine.
Come i vecchi devono essere fatti con pigri e lenti movimenti, e gambe piegate ne le ginocchia, quando stanno fermi, e pie’ e pari, distanti l’uno dall’altro, schiene declinantiin basso, la testa innanzi inclinata, e le braccia non troppo distese.
Come le donne si deono figurare con atti vergognosi, gambe insieme strette, braccia raccolte insieme, teste basse e piegate in traverso.
Come le vecchie si debbon figurare ardite e pronte a rabbiosi movimenti, a uso di furie infernali, e i movimenti deono apparire più pronti nelle braccia e teste, che nelle gambe.
I putti piccioli con atti pronti e storti, quando seggano, e, nello stare ritti, atti timidi e paurosi.
Usera’ fare quello, che tu vuoi che infra molte persone parli, di considerare la materia di che lui ha a trattare, e d’accomodare ivi li atti appartenenti a essa materia: cioè se l’è materia persuasiva, che li atti siano al proposito, se l’è materia dichiarativa per diverse ragioni, che quello che dice pigli colle sue due dita della mano destra uno dito de la mano sinistra, avendone serrate le due minori, e col viso rivolto verso il popolo, con la bocca alquanto aperta, che paia che parli; e, so lui sedeva, che paia che sisollevi alquanto ritto e innanzi con la testa; e se lo fai in piè fallo alquanto chinarsi col petto e la testa inverso il popolo.
Il quale figurerai lì tacito e attento, tutti riguardare l’oratore in volto con atti ammirativi, e fare le bocche d’alcuno vecchio, per maraviglia delle audite sentenze, tenere la bocca con le sua streme basi, tirarsi dirieto molte pieghe de le guancie, e con le ciglia alte ne le giunture, le quali creino molte pieghe per la fronte; alcuni sedenti colle dita della mano insieme tessute tenervi dentro lo stanco ginocchio; altri con l’uno ginocchio sopra l’altro, sul quale tenga la man, che dentro a sè riceva il gomito, del quale la sua mano vada a sostenere il mento barbuto d’alcuno chinato vecchio.
Uno, che beveva, lascia la zaina[la tazza]nel suo sito, e volge la testa inverso il proponitore.
Un altro tesse le dita delle sue mani insieme, e con rigide ciglia si volta al compagno;l’altro, colle mani aperte, mostra le palme di quelle, e alza la spalla inverso li orecchi, e fa la bocca della maraviglia.
Un altro parla nell’orecchio all’altro, e quello che l’ascolta si torce inverso lui, e gli porge li orecchi, tenendo un coltello nell’una mano e nell’altra il pane, mezzo diviso da tal coltello. L’altro, nel voltarsi, tenendo un coltello in mano, versa con tal mano una zaina sopra della tavola.
L’altro posa le mani sopra della tavola e guarda, l’altro soffia nel boccone, l’altro si china per vedere il proponitore, e fassi ombra colla mano alli occhi, l’altro si tira indirieto a quel che si china, e vede il proponitore infra ’l muro e ’l chinato.
Alla figura irata farai tenere uno per li capegli, e ’l capo storto a terra, e con uno de’ ginocchi sul costato, e col braccio destro levare il pugno in alto: questo abbia li capegli elevati, le ciglie basse e strette, i denti stretti, e i due stremi d’accanto della bocca arcati; il collo grosso e dinanzi, per lo chinarsi al nimico, sia pieno di grinze.
Al disperato farai darsi d’un coltello, e colle mani aversi stracciato i vestimenti, e sia una d’esse mani in opera a stracciarsi la ferita; e farailo co’ piè distanti e le gambe alquanto piegate e la persona similmente inverso terra, con capegli stracciati e sparsi.