UN GIGANTE FANTASTICO.[150]

UN GIGANTE FANTASTICO.[150]LETTERA I.

La nera faccia, sul primo oggetto[incontro]è molto orribile e spaventosa a riguardare, e massime l’ingrottati e rossi occhi, posti sotto le paurose e scure ciglia, da fare rannuvolare il tempo e tremare la terra.

E, credimi, che non è sì fiero omo che, dove voltava li infocati occhi, che volontieri non mettesse ali per fuggire, chè Lucifero infernale paría volto angelico a comparazione di quello. Il naso arricciato, con l’ampie nari, de’ quali uscivan molte e grandisetole, sotto le quali era l’arricciata bocca, colle grosse labbra, da le stremità de’ quali era pelo a uso delle gatte e denti gialli. Avanza sopra i corpi de li omini a cavallo dal dosso de’ piedi in sù.

E rincrescendole il molto (pazientare), volta l’ira in furore, cominciò co’ piè, dimenati da la furia delle possenti gambe, a entrare fra la turba, e con calci gettava li omini per l’aria, i quali cadeano non altramente sopra gli altri omini, come se stata fussino una spessa grandine. E molti furon quelli, che, morendo, dettò morte; e questa crudeltà durò, finchè la polvere mossa da’ gran piedi, levata nell’aria, costrinse questa furia infernale a ritirarsi indirieto. E noi seguitammo la fuga.

Oh! quanti varî assalimenti furono usati contro a questa indiavolata, a la quale ogni offesa era niente! Oh! misere genti, a voi non vale le inespugnabili fortezze, a voi non l’alte mura de la città, a voi non l’essere in moltitudine, non le case o palazzi, non v’è restato se non le piccole buche e cave sotterranee, a modo di granchi o grilli o simili animali: trovate salute e vostro scampo!

Oh quante infelici madri e padri furonoprivate de’ lor figlioli! Oh quante misere femmine private de la lor compagnia! Certo certo, caro mio Benedetto, io non credo che, poi che ’l mondo fu creato, fusse mai visto un lamento, un pianto pubblico esser fatto con tanto terrore.

Certo, in questo caso la spezie umana ha da invidiare ogni altra generazione d’animali: imperocchè se l’aquila vince per potenza li altri uccelli, il meno non sono vinti per velocità di volo, onde le rondini, colla lor prestezza, scampano dalla rapina del merlo; i delfini con lor veloce fuga scampano da la rapina de le balene e de’ gran capidogli; ma, noi miseri!, non ci vale alcuna fuga, imperocchè questa, con lento passo, vince di gran lunga il corso d’ogni veloce corsiero. Non so che mi dire o che mi fare, e’ mi pare tuttavia a notare a capo chino per la gran gola, e rimanere con confusa morte sepolto nel gran ventre.

Caduto il fiero gigante, per la cagione della insanguinata e fangosa terra, parve che cadesse una montagna, onde la campagna,squassata di terremoto, è spavento a Plutone infernale. E, per la gran percossa, ristette sulla piana terra alquanto stordito, e sùbito il popolo, credendo fusse morto di qualche saetta — tornata la gran turba — a guisa di formiche, che scorrono a furia, correndo per il corpo del caduto robore — così questi scorrendo per l’ampie membra, laceravanle con spesse ferite.

Onde risentito il gigante e sentendosi quasi coperto dalla moltitudine, sùbito sentesi cuocere per le punture — mise un mugghio, che parve fusse uno spaventoso tuono, e posto le sue mani in terra e levato il pauroso volto, e postosi una delle mani in capo trovosselo pieno d’uomini appiccati a’ capegli a similitudine de’ minuti animali, che fra quegli sogliono nascere; onde, scuotendo il capo, gli omini lancia non altramente per l’aria, che si faccia la grandine, quando va con furor di venti, e trovossi molti di questi uomini esser morti, da quegli, che gli stavano sopra ritti, coi piedi calpestando. — E tenendosi a’ capegli e ingegnandosi nascondere fra quegli, facevano a similitudine de’ marinai, quando è fortuna, che corrono su per le corde, per abbassarle a poco vento. —

Nuove delle cose di Levante? Sappi come nel mese di Giugno è apparuto un gigante che vien dalla deserta Libia:.... a similitudine delle formiche furiando.... su per l’arbore abbattuto dalla scure del rigido villano.

Questo gigante era nato nel Mont’Atalante, ed era un eroe, e ebbe a contrastare cogli Egizî e Arabi, Medi e Persi, viveva in mare delle balene, de’ gran capidogli e de’ navilî.

Marte temendo della vita, s’era fuggito sotto la (sedia) di Giove....

E per la gran caduta parve la provincia tutta tremasse.


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