LE PROFEZIE DELLE COSE FILOSOFICHE.I. — DELL’AVARO.
Molti fieno quelli che, con ogni studio e sollecitudine, seguiranno con furia quella cosa, che sempre li ha spaventati, non conoscendo la sua malignità.
Vedransi quelli, che son giudicati di più sperienza e giudizio, quanto egli hanno men bisogno delle cose, con più avidità cercarle e ricercarle.
Li omini perseguiranno quella cosa, della qual più temono, cioè saran miseri, per non venire in miseria.
Sarà morto da loro il loro nutritore, e flagellato con spietata morte.
Usciranno gran romori dalle sepolture di quelli, che son finiti da cattiva e violenta morte.
Gran parte de’ corpi animati passerà pe’ corpi de gli altri animali, cioè le case disabitatepasseran in pezzi per le case abitate, dando a quelle un utile, e portando con seco i sua danni: quest’è, cioè, la vita dell’omo si fa delle cose mangiate, le quali portan con se la parte dell’omo, ch’è morta.
Li omini passeran morti per le sue proprie budelle.
Vedrannosi animali sopra della terra, i quali sempre combatteranno infra loro e con danni grandissimi e, spesso, morte di ciascuna delle parti.
Questi non avran termine nelle lor malignità: per le fiere membra di questi verranno a terra gran parte delli alberi delle gran selve dell’universo; e poi ch’essi avranno pasciuto, il nutrimento de’ loro desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e guerre e furie a qualunque cosa animata. E per la loro smisurata superbia questi si vorranno levare inverso il cielo, ma la superchia gravezza delle lor membra gli porrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra, o sotto la terra e l’acqua, che non sia perseguitata,remossa o guasta; e quella dell’un paese remossa nell’altro; e ’l corpo di questi si farà sepoltura e transito di tutti i già da lor morti corpi animati.
O mondo! come è che non t’apri a precipitarlo nell’alte fessure de’ tua gran baratri e spelonche, e non mostrare più al cielo sì crudele e spietato mostro?
Felici fien quelli che presteranno orecchi alle parole de’ morti: — leggere le bone opere, e osservarle.
I corpi sanz’anima ci daranno, con lor sentenzie, precetti utili al ben morire.
Le penne leveranno li omini, siccome gli uccelli, inverso il cielo: — cioè per le lettere, fatte da esse penne.
Quanto più si parlerà colle pelli, vesti del sentimento, tanto più s’acquisterà sapienza.
Le cose disunite s’uniranno, e riceveranno in sè tal virtù, che renderanno la persa memoria alli omini: — cioè i papiri che son fatti di peli disuniti, e tengono memoria delle cose e fatti delli omini.
Li omini tutti scambieranno emisperio immediate.
Moverannosi tutti li animali da oriente a occidente, e così da aquilone a meriggio scambievolmente, e così di converso.
Parleransi, e toccheransi, e abbracceransi li omini, stanti dall’uno all’altro emisperio, intenderansi i loro linguaggi.
Gran parte del mare si fuggirà inverso il cielo e per molto tempo non farà ritorno: — cioè pe’ nuvoli.
L’acqua caduta dai nuvoli, ancora in moto sopra le spiagge de’ monti, si fermerà per lungo spazio di tempo sanza fare alcun moto, e questo accaderà in molte e diverse provincie.
Molti fien quelli, che cresceran nelle lor ruine.
Verrà diverso il cielo chi trasmuterà gran parte dell’Africa, che si mostra a esso cielo inverso l’Europa, e quelle di Europa inverso l’Africa; e quelle delle provincie Scitiche si mescoleranno insieme con gran rivoluzione.
Le grandissime montagne, ancorachè sieno remote da’ marini liti, scacceranno il mare dal suo sito.
Vedrassi tutti li elementi insieme misti con gran rivoluzione, trascorrere ora inverso il centro del mondo, ora inverso il cielo, e quando dalle parti meridionali scorrere con furia inverso il freddo settentrione, qualche volta dall’oriente inverso l’occidente, e così da questo in quell’altro emisperio.
Vedrannosi le parti orientali discorrere nell’occidentali, e le meridionali in settentrione,avviluppandosi per l’universo con grande strepito e tremore o furore.
Verrà a tanto che non si conoscerà differenza in fra’ colori, anzi si faran tutti di nera qualità.
Nascerà di piccolo principio chi si farà con prestezza grande; questo non stimerà alcuna creata cosa, anzi colla sua potenza quasi il tutto avrà in potenza di trasformare il suo essere in un altro.
I raggi solari accenderanno il foco in terra, col quale s’infocherà ciò ch’è sotto il cielo, e, ripercossi nel suo impedimento, ritorneranno in basso.
Restaci il moto, che separa il motore dal mobile.
E molti terrestri e acquatici animali monteranno fra le stelle: — cioè pianeti.
E colui che sarà più necessario a chi avrà bisogno di lui, sarà sconosciuto, cioè più sprezzato.
La cosa malvagia e spaventevole darà di sè tanto timore appresso a detti omini che come matti, credendo fuggirla, concorreranno con veloce moto alle sue smisurate forze.
Tutte le cose, che nel verno fien nascoste sotto la neve, rimarranno scoperte e palesi nell’estate: — detta per la bugìa, che non può stare occulta.