LE PROFEZIE E LE FACEZIE.

LE PROFEZIE E LE FACEZIE.

LE PROFEZIE DEGLI ANIMALI RAZIONALI.I. — PROFEZIA.

Vedrassi la specie leonina colle unghiate branche aprire la terra, e nelle fatte spelonche seppellire sè insieme colli altri animali a sè sottoposti.

Usciranno dalla terra animali vestiti di tenebre, i quali, con maravigliosi assalti, assaliranno l’umana generazione, e quella da feroci morsi fia, con confusione di sangue, da essi divorata.

Ancora, scorrerà per l’aria la nefanda specie volatile, la quale assalirà li omini e li animali, e di quelli si ciberanno con gran gridore: empieranno i loro ventri di vermiglio sangue.

Vedrassi il sangue uscire dalle stracciate carni, rigare le superfiziali parti delli omini.

Verrà alli omini tal crudele malattia, che colle proprie unghie si stracceranno le loro carni — sarà la rogna.

Vedrassi le piante rimanere sanza foglie, e i fiumi fermare i loro corsi.

L’acqua del mare si leverà sopra l’alte cime de’ monti, verso il cielo, e ricaderà sopra alle abitazioni delli omini — cioè per nuvoli.

Vederà i maggiori alberi delle selve essere portati dal furor de’ venti dall’Oriente all’Occidente — cioè per mare.

Li omini getteranno via le proprie vettovaglie — cioè seminando.

O città marine! io veggo in voi i vostri cittadini, così femmine come maschi, essere istrettamente da forti legami, colle braccia e gambe, esser legati da gente, che non intenderanno i nostri linguaggi; e sol vi potrete isfogare li vostri dolori e perduta libertà mediante i lagrimosi pianti e li sospiri e lamentazione in fra voi medesimi, chè chi vi lega non v’intenderà, nè voi loro intenderete.

Molti Franceschi, Domenichi e Benedetti fingeranno quel che da altri altre volte vicinamente è stato mangiato, che staranno molti mesi avanti che possano parlare.

Molta turba fia quella che, dimenticato loro essere e nome, staran come morto sopra lo spoglie delli altri morti.

Parleransi li omini di remotissimi paesi l’uno all’altro, e risponderansi.

Vedrassi ai padri donare le lor figliole alla lussuria delli omini, e premiare, e abbandonare ogni passata guardia — quando si maritano le putte.

E dove prima la gioventù femminina non si potea difendere dalla lussuria e rapina da’ maschi, nè per guardie di parenti, nè fortezzedi mura; verrà tempo che bisognerà, che padre e parenti d’esse fanciulle le paghino di gran prezzo chi voglia dormire con loro, ancorachè esse sien ricche, nobili e bellissime.

Certo e’ par qui che la natura voglia spegnere la umana specie, come cosa inutile al mondo e guastatrice di tutte le cose create.

Molti, per mandare fòri il fiato con troppa prestezza, perderanno il vedere e in breve tutti i sentimenti.

Andranno li omini, e non si moveranno; parleranno con chi non si trova; sentiranno chi non parla.

Alli omini parrà vedere nel cielo nove ruine; parrà in quello levarsi a volo, e da quello fuggire con paura le fiamme, che di lui discendano; sentiran parlare li animali, di qualunque sorta, il linguaggio umano; scorreranno immediate colla lor persona in diverse parti del mondo, sanza moto; vedrannonelle tenebre grandissimi splendori. — Oh! maraviglia della umana spezie! Qual frenesia t’ha sì condotto? Parlerai cogli animali di qualunque spezie, e quelli con teco in linguaggio umano. Vedratti cadere di grandi alture, sanza tuo danno. I torrenti t’accompagneranno.

Vedrannosi forme e figure d’uomini e d’animali, che seguiranno essi animali o omini, dovunque fuggiranno: e tal fia il moto di lui qual è dell’altro, ma parrà cosa mirabile delle varie grandezze in che essi si trasmutano.

Appariranno grandissime figure in forma umana, le quali quanto più le ti farai vicino, più diminuiranno la loro immensa magnitudine.

Vedrassi molte volte l’uno omo diventare tre, e tutti lo seguono: e spesso l’uno, il più certo, l’abbandona.

Verrà a tale la generazione umana, che non si intenderà il parlare l’uno dell’altro — cioè un tedesco con un turco.

Molti saran veduti portati da grandi animali, con veloce corso, alla ruina della sua vita e prestissima morte. Per l’aria e per la terra saranno veduti animali di diversi colori portarne con furore li omini alla distruzione di lor vita.

Saranno molti, che si moveran l’uno contra dell’altro, tenendo in mano il tagliente ferro; questi non si faranno intra loro altro nocimento, che di stanchezza, perchè quanto l’uno si caccerà innanzi, tanto l’altro si ritirerà indirieto. Ma tristo chi si inframmetterà in mezzo, perchè al fine rimarrà tagliato in pezzi.

Molti fien quegli, che scorticando la madre, le arrovescieranno la sua pelle addosso — i laboratori della terra.

Allora la gran parte delli omini, che resteran vivi, gitteran fuori delle lor case le serbate vettovaglie in libera preda delli uccelli e animali terrestri, sanza curarsi d’esse in parte alcuna.

Vedrassi voltare la terra sotto sopra, e risguardare l’oppositi emisferi, e scoprire le spelonche a ferocissimi animali.

Li omini vederanno con piacere disfare, e rompere l’opere loro.

Spegneransi innumerabili vite, e farassi sopra la terra innumerabili buche.

Getteranno li omini fori delle lor proprie case quelle vettovaglie, le quali eran dedicate a sostentar la lor vita.

Li omini batteranno aspramente chi fia causa di lor vita — batteranno il grano.

Le pelli delli animali removeranno li omini, con gran gridori e bestemmie, dal lor silenzio — le balle da giuocare.

Il vento, passato per le pelli delli animali, farà saltare li omini — cioè la piva, che fa lo saltare.

Vedrannosi l’ossa de’ morti, con veloce moto, trattare la fortuna del suo motore — i dadi.

Li omini si nasconderanno sotto le scorze delle scorticate erbe, e, quivi gridando, si daran martiri, con battimenti di membra, a sè medesimi.

Oh! cosa spòrca, che si vedrà l’uno animale aver la lingua in culo all’altro.

Verranno tenebre in mezzo l’Oriente, le quali con tanta oscurità tigneranno il cielo, che copre l’Italia.

Tutti li omini si fuggiranno in Africa.


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