LIII.Buon viaggio!
Il signore e la signora Pool, Camilla, fratel Biagio e Riccardo sono riuniti nell'atrio della stazione ferroviaria.
Camilla e Riccardo hanno aspetto stravolto, Bice è mesta, Emanuele Pool imperturbabilmente taciturno.
Anche fratel Biagio, con la valigetta ad armacollo e col cappello di feltro a larghe tese, sembra in preda a una melanconia profonda.
Riccardo guarda sott'occhi Bice che il matrimonio ha trasformato in modo strano. Chi può dire quali pensieri passino per il suo capo, quale arruffato viluppo di confronti egli si affanni a sciogliere col cervello?
Un sentimento misto di pentimenti vani e di fiacche aspirazioni tenta, come un adulatore, il suo spirito. Guarda al passato, guarda all'oggi; vede Bice, già sospirata ardentemente, nelle braccia d'un altro uomo; pensa alla bizzarria fatale che ha collegato con le stesse vicende i due affetti della sua vita, e cercando d'ingannare sè stesso fa carico alla sorte delle sue colpe.
Egli è solo! Questo pensiero, questa condanna, campeggia dinanzi alla sua mente. Potranno le frenesie di nuove colpe pagare la felicità serena che gli era stata offerta due volte?
Ma egli pensa anche che Camilla è bella, che lo ama, che un'onda fascinatrice di voluttà spira dal suo corpo leggiadro; pensa che fratel Biagio parte, che il nuovo stato di Bice la terrà lontana dal turbare la felicità degli amanti... La colpa non ebbe mai tante lusinghe.
L'ora della partenza si avvicina; fratel Biagio passa la mano sulla fronte, come a diradare le nuvole di mestizie che l'oscurano.
Camilla gli si fa vicina, gli stringe la mano, lo chiamaamico mio. Povera donna! è mesta; pensando a suo marito, al suo ottimo Biagio, che andrà lontano e farà una lunga assenza, ella ha il cuore gonfio non sa bene se di tenerezza o d'affanno.
L'ottimo marito dal canto suo giura che non ha mai intrapreso un viaggio così a malincuore, e che se un negozio d'oro non richiedesse la sua presenza in Olanda...
Curioso impeto di tenerezza quello che gli vieta di proseguire, e lo costringe a volgere il capo e soffiarsi il naso per nascondere la commozione.. Camilla crede d'aver visto una lagrima, e piglia la mano del marito; Riccardo guarda la punta dei suoi stivali.
— Rimani, — dice Camilla in un impeto d'affetto e di pentimento, — non partire.-
Fratel Biagio stringe la mano della sua compagna, poi si se scuote bruscamente.
— Siamo tanto fanciulli — dice col suo accento gioviale di tutti i giorni. — Ho fatto cinquanta viaggi, e non mi è mai avvenuto di sentirmi così poltrone. È pur troppo vero che s'invecchia... ma non sarà mai detto che io mi sia lasciato sfuggire un negozio d'oro come questo. —
Bice con uno sguardo sembra domandare al suo sposo di che negozio si tratti, e costui risponde:
— Di stagno.
— E poi... — soggiunge fratel Biagio accompagnandole parole con un sorriso di mistero, — ho un disegno... che se mi riesce l'Olanda rammenterà il mio nome...
— Di' su, di' su... — interrompe Bice.
— È un segreto. —
Ma Camilla, che è sulla via dei pentimenti, non si dà per vinta e insiste con la parola e con lo sguardo perchè Biagio rimanga..
Il buon marito pare assai commosso da questa testimonianza d'affetto, e se ne schermisce alla meglio.
— Ritornerai presto?
— Presto.
— E sarà l'ultimo viaggio, non è vero?
— L'ultimo.
— Ne sei sicuro? —
Biagio leva gli occhi al cielo, e risponde con voce che si sforza invano di rendere ferma:
— Ne sono sicuro. —
Intanto Riccardo si bisticcia col suo demonio, e continua a guardare la punta dei propri stivali.
Si rinnovano i saluti, gli augurii, gli amplessi affettuosi, i baci replicati e sonori. Nell'appoggiare le labbra alla fronte di Bice, che è rimasta ultima, fratel Biagio trova modo di bisbigliarle sottovoce una domanda, a cui la fanciulla risponde con un sorriso e con un bacio. Ma il fratello insiste.
— Credi proprio d'aver incominciato a volergli bene?
— È la seconda volta che mi fai questa domanda: ti ho già detto di sì.
— Partirò più lieto se me lo dici ancora.
— Ebbene, sì, ho proprio incominciato.
— Ne sei sicura?
— Ne sono sicura.
— Il cielo ti benedica! —
Si ode la campana, il signor van Leven si toglie con un moto risoluto ai suoi cari, ed entra nella sala d'aspetto.
Camilla e Bice si sciolgono in lagrime; Riccardo fa alcuni passi, cercando di darsi aria disinvolta, ma ha l'aspetto d'un tagliaborse colto in fallo; Emanuele Pool continua a tacere.
— Benedetti interessi! — s'arrischia a dire il signor Celesti.
Camilla e Bice non rispondono.
— Un negozio d'oro! — dice messer Pool.
— D'oro?
— Di stagno, che torna lo stesso.
— E il suo disegno secreto?
— Che ne so io!.. la sua Flora, la sua benedetta Flora!... vuol fare attecchire le viole mammole in Olanda!... tempo perduto!... —
Bice ha preso il braccio dello sposo e Riccardo offre il suo a Camilla. Già stanno per allontanarsi, quando odono alle spalle alcuni passi affrettati e una voce nota... si volgono: è ancora fratel Biagio.
— Ho voluto abbracciarvi un'ultima volta — dice egli affannosamente, — mancano due minuti alla partenza; state sani, ricordatevi di me.. addio!
— Buon viaggio!... Buon viaggio!.. —
Ma s'ode un fischio; fratel Biagio si slancia e qualcuno gli dice: — È troppo tardi! il convoglio parte!
— Che piacere! — esclama Camilla.
— Che piacere! — ripete Bice.
E Riccardo Celesti è costretto a dire anche lui:
— Sì, davvero, che piacere!
— Se è partito... — balbetta fratel Biagio come trasognato — se è partito, io posso restare, forse è meglio così.. — partirò un altro giorno. —
E si piglia sotto il braccio la moglie, la quale ride e piange allo stesso tempo, e non ha più occhi per Riccardo.
Costui, nel rifar la via verso casa, è più che mai occupato dei proprî stivali.