XLI.Riccardo a Camilla.

XLI.Riccardo a Camilla.

«Vi scrivo col cuore agitato, con la mano tremante. Voi mi amate! voi mi amate! Il pensiero della mia felicità è più grande d'ogni umana grandezza. È proprio vero? Non sono io giuoco d'un'illusione? Camilla, la mia Camilla dei primi anni, è ritornata.

«È ritornata ed è festa nel mio cuore!

«Ancora mi pare impossibile che la sorte abbia voluto concedermi tanta gioia, senza mandarmi per altre vie una sciagura. E sia pure; da qualunque parte mi possa giungere, sono pronto a sopportarla; io la domando la mia parte di dolore; voglio pagare a caro prezzo la mia felicità, perchè nissuno abbia più il potere di rapirmela.

«Ho riveduto le mie camerette, sono passato innanzi alla vostra casa, ho risalutato i fiori del vostro giardino, ma il mio pensiero è sempre lontano, è sempre con voi, è al vostro fianco, visegue da per tutto come un importuno, per ripetervi questa parola di cielo: — v'amo, v'amo! —

«L'ho pure udita sulla vostra bocca questa parola, ho pur sentito palpitare il vostro cuore sul mio, e le vostre labbra sulla mie labbra, ed i vostri sguardi nei miei... ma non sono sicuro che non sia un sogno!

«La felicità mi rende buono. Guardo agli uomini con misericordia; mi fanno compassione le loro grandezze. Mi sento gigante a petto degli altri, e chino il capo a guardare la folla come un Dio maestoso e benigno.

«E ditemi: quando mai potremo essere ancora insieme... soli... raccolti nell'estasi dei nostro amore?

«Io prego Dio che mi ridoni quelle ebbrezze, quei palpiti, quel bacio... Ah! la memoria di quel bacio mi toglie il senno... Io l'ho qui sulle labbra, lungo, fremente, infocato... Inganno voluttuoso e crudele!...»

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