XXV.Camilla a Riccardo.
«Era mia intenzione di non rispondervi; speravo che il vostro contegno m'avesse a risparmiare un cómpito penoso.
«Poche parole, ma franche, come è mio costume. Le vostre lettere mi offendono, mi affliggono; la cessazione delle vostre visite è inopportuna. La vostra assenza, oltre del dolore che cagiona ad una fanciulla che avete detto d'amare e che vi ama, può essere, ed è avvertita da mio marito.
«Faccio appello alla vostra cortesia perchè non vogliate involgere me in un fatto che deploro.
«Risparmiate il più lontano sospetto che minacci la mia pace ed offenda il mio onore.
«Ve ne prego — venite oggi stesso.
«Non domando altro. Il tempo farà giustizia di questa nuova aberrazione del vostro spirito, e vi persuaderà che il cuore non vi ha alcuna parte.
«La vostra lealtà, che mi fa fede delle buone intenzioni, mi lascia sperare che non invano vi avrò parlato il linguaggio schietto della donna e dell'amica.»