XXXII.Riccardo a Camilla.
«È proprio indispensabile — ecco perchè vi scrivo.
«Le lettere che mi avete inviate le ho qui; le ho rilette con quell'acre compiacenza con cui si ritentano le piaghe del cuore, e se non m'inganno, delle prime che vi scrissi ne manca una. Siccome non mi avete risposto sempre, posso immaginare che non vi sia pervenuta, e sarebbe meno male. — Ma se vi è pervenuta, bisogna l'abbiate smarrita. Comprenderete quanto questo pensiero mi opprima dopo ciò che mi avete detto.
«Il cielo allontani da voi un dolore, da me il rimorso d'esserne stato la cagione!
«Toglietemi da quest'ansia crudele comunicandomi il risultato delle vostre ricerche.
«Era ad ogni modo inutile che mi rendeste le mie lettere; se vi pesava troppo il custodirle, e non poteva essere altrimenti poichè sdegnate il sentimento che me le dettava, vi rimaneva un mezzo più semplice e più prudente di liberarvene: abbruciarle.
«Fate così di questa, e dell'altra se potrete rinvenirla.
«Non aggiungo parole a cui tanto non vorreste dar fede; il vostro cinismo, la vostra indifferenza mi hanno fatto male.»