IL PAPATO

IL PAPATOMentre le preghiere salgono ancora da milioni di cuori per l'anima del morto pontefice, come un ultimo spirituale incenso della sua vita così pura, e nel segreto del Vaticano si armano le mute rivalità dei nuovi pretendenti, il pensiero si rivolge a guardare lungi nei secoli la lunga, tempestosa, trionfale storia del papato.Comunque possa la posterità giudicare di papa Leone XIII e le presenti generazioni sperare o temere dal suo successore, il papato da gran tempo è tale che nessuna virtù o insufficienza di uomo può sviare la sua corrente o mutare soltanto il grado di trasparenza nelle sue acque. Il suo primo giorno è antico ed incerto come tutte le origini delle idee e delle cose destinate a vincere i millennii: e se Gesù non lasciò nulla scritto e i più precoci evangeli datano da sessant'anni dopo la sua morte, il papato cominciò certamente all'indomani della crocifissione, per un'intima necessità di dottrina e di battaglia, nella nuova setta. Ogni conquista presuppone un conquistatore, ogni impero una dinastia per superare l'avventura della conquista, che nel primo momento sembra quasi sempre significare la personalità di un uomo, anzichè la verità di un'idea.E poichè la forza del cristianesimo discendeva dalla sua rivelazione divina, l'unità di questo nella storia poteva essere perfezionata soltanto da una direzione una, infallibile, permanente, che avesse latangibile autorità di un uomo e la più pura impersonalità dell'ufficio. Il papa continuava quindi il Messia e doveva, per l'inevitabile legge di rappresentazione che domina tutte le idee, precisare i dogmi contenuti nella parola poetica di questo, organizzarli a sistema, fissare i limiti come quelli di un'accampamento, entro al quale l'intera umanità potesse riparare e bivaccare per secoli.Così il miracolo cominciò subito e dura ancora. Il cristianesimo, come tutte le idee veramente universali, ha potuto frazionarsi in molte sètte, ma il suo nocciolo rimase infrangibile, e il grande esercito cattolico, stretto intorno al supremo condottiero, non fu mai rotto.Nella guerra contro Roma pagana i papi discesero nelle catacombe e minarono i fori superstiti della repubblica e i palazzi dei Cesari: indarno i barbari poco dopo passarono come ondate di fiamme, distruggendo ciò che i nuovi tempi non avrebbero saputo mutare, e opponendo alla giovane religione la loro idolatria preistorica; indarno dalle rovine dell'immensa civiltà greco-romana vampeggiarono tutti i gas putridi delle morte filosofie e delle religioni sepolte ancora vive; indarno il medio evo parve una tempesta di nuvole entro un tramonto funereo, mentre i lineamenti del nuovo uomo e della nuova società rigavano la sua tenebra come una sottile rete luminosa; indarno Roma, diventata papale per mantenere l'antico primato sul mondo, rovesciò nel papato tutti i vizii e tutte le colpe del suo lungo impero, mentre il cristianesimo dilatava ogni giorno la propria conquista e il suo governo cattolico stringeva le maglie dell'armatura sino a renderla imperforabile.Il cristianesimo era democratico, ma nemmeno la sua democrazia avrebbe potuto conquistare davvero il mondo senza contraddirsi nella forma monarchica. Dalla Tartaria alla China, dall'India alla Persia, da Cesare a Napoleone questa necessità è così continua ed evidente che nessuna obiezione le resiste: nella scienza l'idea diventa legge, nell'arte stile, nella religione dogma, nella politica impero, e la sua forma è sempre monarchica, assoluta, tirannica, finchè un'altra idea non la limiti o la distrugga. Il cristianesimo, abbandonato alla tradizione orale di Gesù, sarebbe svanito nell'eco di racconti e di miti orientali; raunato nelle assemblee democratiche della Grecia o nel senato aristocratico di Roma, sarebbe perito nel conflitto delle scuole, dentro l'angustia di un confine: l'unità imperiale del papa e del papato poteva soltanto mantenergli l'unità della dottrina e della conquista. Democratico nella parità dei credenti, il cattolicismo è repubblicano nella gerarchia del clero, imperiale nel comando del papa, ma questi non può nulla nè contro la chiesa nè contro il suo regno. Egli è il servo dei servi, secondo una grande parola, il rappresentante di Gesù, colui che unifica in sè stesso la dottrina e la tradizione, la storia e la vita, l'affermazione del divino nell'incertezza dell'umano.Chiunque egli sia, simbolo ed ufficio lo tengono così alto sopra una linea così dritta, che tutta la sua miseria di uomo non può mutare un giorno nella Chiesa: la sua autorità è di giudice che firma soltanto la sentenza, ma la sua firma basta a troncare per sempre ogni discussione; il suo pensiero non è più individuale, la sua parola è un'eco del passato che si perde nel futuro, la sua opera ha soltanto l'improntacattolica. Può essere un genio, un eroe, un delinquente, un mediocre, e la storia della sua Chiesa e quella del mondo se ne accorgeranno appena: il papato solo è grande, così grande che i papi vi si smarriscono.Nulla può essergli paragonato. Per duemila anni ha accompagnata la marcia ascendente dell'umanità, spesso capitanandola: sovrastò e sovrasta ancora a tutte le forme politiche, poichè egli solo può davvero vantarsi universale: è vissuto con tutti i barbari, sotto tutti i climi, in tutte le epoche: egli solo non è discusso, è stato un regno, e adesso è soltanto un grado, ieri pareva vicino a soccombere, oggi risale come un faro.Perchè le nostre monarchie e le nostre repubbliche sono tutte egualmente effimere davanti a lui, e passeranno, cancellando forse anche le proprie orme in una uniformità sommessa ed inerte, mentre il papato, fuso col cattolicismo, durerà quanto esso, ed emergerà dall'orizzonte della storia come una vetta nivea ed azzurra, perduta nell'infinito del cielo.Bisogna rovesciare il cristianesimo per abbattere il cattolicismo, e frangere il cattolicismo per trionfare del papato. Ma il cattolicismo, invece, nel secolo decimonono ha oramai ripreso al protestantesimo tutte le proprie province, mentre la Chiesa russa davanti alla romana rivela la propria debolezza religiosa nel proprio papa secolare, lo Czar. Che questi, raggiunto dalla modernità, cada o si muti, e l'ortodossia russa, abbandonata ai dissensi delle proprie differenze, non potrà resistere alla unità del papato romano.Adesso il papato è nella fatica di un'èra nuova.Pio IX chiuse la lunga epoca del regno, Leone XIIIapri questa, della quale nemmeno i più temerari ed acuti pensatori possono sicuramente segnare adesso l'indirizzo. Certamente il cattolicismo è in aumento sulle altre sètte cristiane, ma la fede al cristianesimo è diminuita. Se, come religione, questo rimane ancora il più grande capolavoro dell'umanità, che da secoli sembra aver perduta la fecondità religiosa, la folla e i suoi primati, l'una nella indifferenza, gli altri nella ricerca, ne sono usciti da gran tempo, senza poter ricoverarsi in una più alta fede. Potrà il cattolicismo compiere nel cristianesimo un grande atto di epurazione e di elevazione? Il papato avrà egli la gloria di questo tentativo, o dovrà opporvisi fatalmente, come gridano i suoi avversari?È difficile valutare la potenzialità di una religione e la forza di rinnovamento in una istituzione antica come il papato: certo però qualche cosa muta in lui e si prepara. Leone XIII parve a più riprese sentire questa oscura, enorme necessità: compose differenze rituali colla Scozia, arrischiò una conciliazione colla Chiesa greca, arginò il liberalismo americano, tentò di restringere in più serrata falange laSommadi San Tommaso, di rinnovare la iconografia, di ridestare il classicismo, d'inventare una politica capace di rattenere l'espansione dell'imperialismo germanico e le irruzioni del repubblicanismo francese. Qualche cosa muta, qualche cosa si rimescola nella paglia, come cantava ghignando Heine.Leone XIII origliava.Parlò di socialismo affrontando il problema della nuova miseria operaia, così poco miseria in confronto dell'antica, e tuttavia così infelice ed impaziente di sè e degli altri.La democrazia operaia soltanto può vantarsi universalecome il papato, cancellando in una impossibile astrazione tutte le necessarie fisonomie della vita storica; e la democrazia operaia è forse la sola che, nell'istinto, possa ancora guardare al papato, sognare un papa.Non è già un dogma per molti che nell'avvenire vi saranno soltanto due partiti, il socialista ed il clericale? Certamente sono i più vasti nell'orbita, ma il papato è ancora il più alto, giacchè egli solo ha una risposta a tutte le domande della vita.Che importa se la risposta è falsa o insufficiente?La necessità suprema è di rispondere, e solamente chi risponda regnerà sulle anime, componendo loro quel mondo visibile ed invisibile, dietro il quale l'umanità sogna da secoli, coi piedi nel fango e gli occhi fisi oltre l'azzurro del cielo.Secondo Malachia, Leone XIII sarebbe stato un lume apparente tra due crepuscoli, all'ultimo orizzonte: ma lo fu davvero?Secondo Malachia ancora, a quel lume succederà una fiamma: cerchiamo quindi di crederlo per mantenere almeno fede al progresso della storia.25 luglio 1903.

Mentre le preghiere salgono ancora da milioni di cuori per l'anima del morto pontefice, come un ultimo spirituale incenso della sua vita così pura, e nel segreto del Vaticano si armano le mute rivalità dei nuovi pretendenti, il pensiero si rivolge a guardare lungi nei secoli la lunga, tempestosa, trionfale storia del papato.

Comunque possa la posterità giudicare di papa Leone XIII e le presenti generazioni sperare o temere dal suo successore, il papato da gran tempo è tale che nessuna virtù o insufficienza di uomo può sviare la sua corrente o mutare soltanto il grado di trasparenza nelle sue acque. Il suo primo giorno è antico ed incerto come tutte le origini delle idee e delle cose destinate a vincere i millennii: e se Gesù non lasciò nulla scritto e i più precoci evangeli datano da sessant'anni dopo la sua morte, il papato cominciò certamente all'indomani della crocifissione, per un'intima necessità di dottrina e di battaglia, nella nuova setta. Ogni conquista presuppone un conquistatore, ogni impero una dinastia per superare l'avventura della conquista, che nel primo momento sembra quasi sempre significare la personalità di un uomo, anzichè la verità di un'idea.

E poichè la forza del cristianesimo discendeva dalla sua rivelazione divina, l'unità di questo nella storia poteva essere perfezionata soltanto da una direzione una, infallibile, permanente, che avesse latangibile autorità di un uomo e la più pura impersonalità dell'ufficio. Il papa continuava quindi il Messia e doveva, per l'inevitabile legge di rappresentazione che domina tutte le idee, precisare i dogmi contenuti nella parola poetica di questo, organizzarli a sistema, fissare i limiti come quelli di un'accampamento, entro al quale l'intera umanità potesse riparare e bivaccare per secoli.

Così il miracolo cominciò subito e dura ancora. Il cristianesimo, come tutte le idee veramente universali, ha potuto frazionarsi in molte sètte, ma il suo nocciolo rimase infrangibile, e il grande esercito cattolico, stretto intorno al supremo condottiero, non fu mai rotto.

Nella guerra contro Roma pagana i papi discesero nelle catacombe e minarono i fori superstiti della repubblica e i palazzi dei Cesari: indarno i barbari poco dopo passarono come ondate di fiamme, distruggendo ciò che i nuovi tempi non avrebbero saputo mutare, e opponendo alla giovane religione la loro idolatria preistorica; indarno dalle rovine dell'immensa civiltà greco-romana vampeggiarono tutti i gas putridi delle morte filosofie e delle religioni sepolte ancora vive; indarno il medio evo parve una tempesta di nuvole entro un tramonto funereo, mentre i lineamenti del nuovo uomo e della nuova società rigavano la sua tenebra come una sottile rete luminosa; indarno Roma, diventata papale per mantenere l'antico primato sul mondo, rovesciò nel papato tutti i vizii e tutte le colpe del suo lungo impero, mentre il cristianesimo dilatava ogni giorno la propria conquista e il suo governo cattolico stringeva le maglie dell'armatura sino a renderla imperforabile.

Il cristianesimo era democratico, ma nemmeno la sua democrazia avrebbe potuto conquistare davvero il mondo senza contraddirsi nella forma monarchica. Dalla Tartaria alla China, dall'India alla Persia, da Cesare a Napoleone questa necessità è così continua ed evidente che nessuna obiezione le resiste: nella scienza l'idea diventa legge, nell'arte stile, nella religione dogma, nella politica impero, e la sua forma è sempre monarchica, assoluta, tirannica, finchè un'altra idea non la limiti o la distrugga. Il cristianesimo, abbandonato alla tradizione orale di Gesù, sarebbe svanito nell'eco di racconti e di miti orientali; raunato nelle assemblee democratiche della Grecia o nel senato aristocratico di Roma, sarebbe perito nel conflitto delle scuole, dentro l'angustia di un confine: l'unità imperiale del papa e del papato poteva soltanto mantenergli l'unità della dottrina e della conquista. Democratico nella parità dei credenti, il cattolicismo è repubblicano nella gerarchia del clero, imperiale nel comando del papa, ma questi non può nulla nè contro la chiesa nè contro il suo regno. Egli è il servo dei servi, secondo una grande parola, il rappresentante di Gesù, colui che unifica in sè stesso la dottrina e la tradizione, la storia e la vita, l'affermazione del divino nell'incertezza dell'umano.

Chiunque egli sia, simbolo ed ufficio lo tengono così alto sopra una linea così dritta, che tutta la sua miseria di uomo non può mutare un giorno nella Chiesa: la sua autorità è di giudice che firma soltanto la sentenza, ma la sua firma basta a troncare per sempre ogni discussione; il suo pensiero non è più individuale, la sua parola è un'eco del passato che si perde nel futuro, la sua opera ha soltanto l'improntacattolica. Può essere un genio, un eroe, un delinquente, un mediocre, e la storia della sua Chiesa e quella del mondo se ne accorgeranno appena: il papato solo è grande, così grande che i papi vi si smarriscono.

Nulla può essergli paragonato. Per duemila anni ha accompagnata la marcia ascendente dell'umanità, spesso capitanandola: sovrastò e sovrasta ancora a tutte le forme politiche, poichè egli solo può davvero vantarsi universale: è vissuto con tutti i barbari, sotto tutti i climi, in tutte le epoche: egli solo non è discusso, è stato un regno, e adesso è soltanto un grado, ieri pareva vicino a soccombere, oggi risale come un faro.

Perchè le nostre monarchie e le nostre repubbliche sono tutte egualmente effimere davanti a lui, e passeranno, cancellando forse anche le proprie orme in una uniformità sommessa ed inerte, mentre il papato, fuso col cattolicismo, durerà quanto esso, ed emergerà dall'orizzonte della storia come una vetta nivea ed azzurra, perduta nell'infinito del cielo.

Bisogna rovesciare il cristianesimo per abbattere il cattolicismo, e frangere il cattolicismo per trionfare del papato. Ma il cattolicismo, invece, nel secolo decimonono ha oramai ripreso al protestantesimo tutte le proprie province, mentre la Chiesa russa davanti alla romana rivela la propria debolezza religiosa nel proprio papa secolare, lo Czar. Che questi, raggiunto dalla modernità, cada o si muti, e l'ortodossia russa, abbandonata ai dissensi delle proprie differenze, non potrà resistere alla unità del papato romano.

Adesso il papato è nella fatica di un'èra nuova.

Pio IX chiuse la lunga epoca del regno, Leone XIIIapri questa, della quale nemmeno i più temerari ed acuti pensatori possono sicuramente segnare adesso l'indirizzo. Certamente il cattolicismo è in aumento sulle altre sètte cristiane, ma la fede al cristianesimo è diminuita. Se, come religione, questo rimane ancora il più grande capolavoro dell'umanità, che da secoli sembra aver perduta la fecondità religiosa, la folla e i suoi primati, l'una nella indifferenza, gli altri nella ricerca, ne sono usciti da gran tempo, senza poter ricoverarsi in una più alta fede. Potrà il cattolicismo compiere nel cristianesimo un grande atto di epurazione e di elevazione? Il papato avrà egli la gloria di questo tentativo, o dovrà opporvisi fatalmente, come gridano i suoi avversari?

È difficile valutare la potenzialità di una religione e la forza di rinnovamento in una istituzione antica come il papato: certo però qualche cosa muta in lui e si prepara. Leone XIII parve a più riprese sentire questa oscura, enorme necessità: compose differenze rituali colla Scozia, arrischiò una conciliazione colla Chiesa greca, arginò il liberalismo americano, tentò di restringere in più serrata falange laSommadi San Tommaso, di rinnovare la iconografia, di ridestare il classicismo, d'inventare una politica capace di rattenere l'espansione dell'imperialismo germanico e le irruzioni del repubblicanismo francese. Qualche cosa muta, qualche cosa si rimescola nella paglia, come cantava ghignando Heine.

Leone XIII origliava.

Parlò di socialismo affrontando il problema della nuova miseria operaia, così poco miseria in confronto dell'antica, e tuttavia così infelice ed impaziente di sè e degli altri.

La democrazia operaia soltanto può vantarsi universalecome il papato, cancellando in una impossibile astrazione tutte le necessarie fisonomie della vita storica; e la democrazia operaia è forse la sola che, nell'istinto, possa ancora guardare al papato, sognare un papa.

Non è già un dogma per molti che nell'avvenire vi saranno soltanto due partiti, il socialista ed il clericale? Certamente sono i più vasti nell'orbita, ma il papato è ancora il più alto, giacchè egli solo ha una risposta a tutte le domande della vita.

Che importa se la risposta è falsa o insufficiente?

La necessità suprema è di rispondere, e solamente chi risponda regnerà sulle anime, componendo loro quel mondo visibile ed invisibile, dietro il quale l'umanità sogna da secoli, coi piedi nel fango e gli occhi fisi oltre l'azzurro del cielo.

Secondo Malachia, Leone XIII sarebbe stato un lume apparente tra due crepuscoli, all'ultimo orizzonte: ma lo fu davvero?

Secondo Malachia ancora, a quel lume succederà una fiamma: cerchiamo quindi di crederlo per mantenere almeno fede al progresso della storia.

25 luglio 1903.


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