LA VERGINE ROSSALa chiamavano così.La sua malattia, almeno pare tristamente, è di quelle che non perdonano, ed ella le somiglia, giacchè in trent'anni di lotta, accanita, sanguinante, senza requie nè di corpo nè di anima, ella non ha mai perdonato alla società, contro la quale si era in uno dei primi giorni giovanili levata in armi colla tragica ira di una vergine ignota all'amore.Adesso è vecchia, morente, forse morta all'Hôtel Terminusdi Tolone senza udire nella stanza freddamente decorosa il murmure del mare, che sotto il sole di primavera si marezza e s'incendia di lampi.Luisa Michel era nata nella vecchia provincia di Sciampagna, una terra sacra ai riti giocondi del Bacco francese, il più spiritoso, forse il più spirituale fra gli iddii della terra, che non ne sentono l'eterno dolore, o lo consolano con un riso fatto di spume e di aromi, aromi più mordenti ed inebrianti dei baci, spume crepitanti e lievi come una fiamma. Mentre il romanticismo agonizzava vinto, deforme, negli ultimi romanzi di Hugo e sotto le violente maledizioni di Zola, ella era e rimaneva romantica, fissa ad un ideale di guerra, che doveva essere una redenzione senza nuovo messia, febbricitante in una passione di odio, che era amore di tutti i miseri, vendetta di tutti gli oppressi, convegno di tutti gli abbandonati. Adorava i colori fiammanti, i ritmi sonori,le frasi incendiarie, i gesti profetici, le parole che sono un'arma, i silenzi che sono una minaccia, i sorrisi che esprimono l'indicibile del dolore. Povera, culta, altera, solitaria come Rousseau, il suo grande antenato, fu istitutrice, e ingoiò tutte le amarezze della domesticità intellettuale nelle case borghesi, ove i bambini si allevano nella vanità del danaro: non amava e non era amata, odiava quel pane che la nutriva, quel danaro che la pagava, quei signori che non potevano intenderla, piegandosi forse a certe ore sulle teste bionde dei fanciulli, non vista, improvvisamente, per nascondere nei loro capelli biondi le lagrime che dal cuore le montavano irresistibili agli occhi e le cadevano sulle guance come gocce roventi.Era repubblicana, socialista, anarchica? Anche adesso non è facile saperlo; forse ella medesima, non lo seppe mai bene. Era una ribelle, che soffriva e odiava ancora più per gli altri che per sè medesima: aveva maggiore bisogno di giustizia che di amore, aspettava una rivolta come i fiori aspettano la primavera, sperava nella distruzione e dalla distruzione, come fra le tenebre di una notte tempestosa si spera nel sole, quasi la gloria trionfale della sua luce potesse cangiare sulla terra la condizione dei viventi, ai quali la vita è inutilmente spasimo e lavoro.Quando la Comune scoppiò, incendio rosso e fumigante dalle rovine del secondo impero napoleonico, dinanzi ai fuochi dei bivacchi prussiani, ella si gettò nell'incendio e vi combattè più innanzi alle fiamme, a tutte le barricate come uomo, vestita da uomo, nell'esaltazione della morte, inebriandosi al profumo del sangue, all'urlo dei combattenti, al gemito dei feriti, colla fede della vittoria e l'invincibileeroismo del martirio. Forse ella ancora non capì tutta la profonda originalità della Comune, oggi pure incompresa dopo tanta tempesta di controversie e partigiana intensità di studi. La Comune nella sacrilega rivolta al governo, che difendeva la Francia dall'invasione straniera, esprimeva nella propria tragica inconsapevolezza la passione di un dolore e di un'idea umana, più antica e più grande di ogni patria, incapace di più credere alle piccole compromissioni del progresso quotidiano, disperata del presente, abbacinata nella fissazione del futuro e sicura del proprio diritto, perchè non imponeva alla propria vita di un giorno che il dovere della morte.Chiunque fossero i suoi combattenti, eroi ingenui come Rossel, scienziati sonnambuli come Flourens, pensatori insufficienti come Malon, avventurieri come Deleschize, garibaldini come Cipriani, puritani implacabili o cialtroni mascherati da apostoli, poeti putrefatti dalla vanità, operai impazziti nella sete di un qualunque comando, la Comune li superava tutti e si serviva di tutti per atteggiare soltanto sè stessa.Nessun poeta ha saputo ancora cantarla, ma oggi i poeti fanno soltanto dei versi: i socialisti stessi la ricordano appena in qualche commemorazione, ma la Comune di Parigi segna un'epoca nella storia d'Europa. Soltanto bisogna essere uno storico e un pensatore molto alto per coglierne esattamente il significato e fissarne la fisonomia nell'immenso tumulto di tutti i fatti e di tutte le idee antagoniste.Luisa Michel combattè come un'antica Valchiria, e d'allora non sognò più che di battaglie: quando il suo battaglione rientrò decimato a Parigi, ella si unì ad altri per combattere ancora: imparando chela madre è prigioniera, corre a costituirsi per ottenerle con questo sacrificio la libertà: dinanzi al supremo tribunale di guerra risponde insultando e minacciando; deportata alla Nuova Caledonia, vi si muta pei compagni di pena in una suora di carità, consola e non vuole essere consolata, perchè gl'inconsolabili soltanto possono consolare. E dopo, daccapo in Francia, sotto la vigilanza della polizia, le minacce dell'esilio, nella effervescente confusione dei nuovi partiti non capisce più e non è capita: il suo odio intrattabile è diventato ragionevole negli altri, il suo sogno di guerra sanguinante e fiammeggiante non è più che una realtà parlamentare fra comizi e scioperi: non si predica più la morte ma la vita; la virtù non si esprime più immolando sè stessi, ma mortificandosi in una piccola e continua disciplina per conquistare un palmo di terreno, un'ora di riposo, una mezza lira di aumento nel salario. La vergine rossa approva, ma soffre: ciò è troppo poco, troppo facile; ancora una volta afferra la propria bandiera nera, simbolo di dolore e di morte, e alla testa di una turba sulla spianata degli Invalidi riappare sognatrice di un sogno. E la condannano a sei anni di reclusione: graziata poco dopo, ricusa la grazia, così che bisogna cacciarla dal carcere colla forza: poco dopo ancora l'arrestano e le minacciano il manicomio.Così la sua passione era finita.Ma qual poeta rivelerà la sua anima?Madama Akermann, l'illustre poetessa, fu una santa dell'ateismo: i suoi versi contro Dio sono belli, perché la rivolta del suo amore umano è puro ed eroico: si freme e si trema leggendoli. Luisa Michel era una sorella spirituale di madama Akermann: questa non amò che il marito, quella non amò forse alcuno.Ma se la sua verginità seppe attraversare immacolata la vita senza nemmeno chiedere di essere compresa, questa virtù depose contro le sue idee, e, come sempre in tutte le anime, la virtù ebbe ragione. Per amare l'umanità e spingersi e spingere gli altri al sacrificio, forse non bisogna chiudersi nell'amore di alcuno; ogni olocausto ha d'uopo di altare: tutte le santità sono sorelle, l'odio si congiunge all'amore sulla stessa cima, la ribellione e la tradizione si fondono nell'antitesi del medesimo sforzo.Povera vergine rossa, se vecchia, sola, abbandonata, tremò di essersi ingannata nel lungo sacrificio e rimpianse di non aver amato come intorno a lei tutte le altre donne! Povera vergine rossa, se nelle ultime ore, dalla imperscrutabile tenebra della morte, dal mistero anche più imperscrutabile della vita qualche guizzo di una voce o di un suono la sferzò sul viso e sul cuore come una ironia!Eppure ella visse bene, perchè visse solamente per gli altri.9 aprile 1904.
La chiamavano così.
La sua malattia, almeno pare tristamente, è di quelle che non perdonano, ed ella le somiglia, giacchè in trent'anni di lotta, accanita, sanguinante, senza requie nè di corpo nè di anima, ella non ha mai perdonato alla società, contro la quale si era in uno dei primi giorni giovanili levata in armi colla tragica ira di una vergine ignota all'amore.
Adesso è vecchia, morente, forse morta all'Hôtel Terminusdi Tolone senza udire nella stanza freddamente decorosa il murmure del mare, che sotto il sole di primavera si marezza e s'incendia di lampi.
Luisa Michel era nata nella vecchia provincia di Sciampagna, una terra sacra ai riti giocondi del Bacco francese, il più spiritoso, forse il più spirituale fra gli iddii della terra, che non ne sentono l'eterno dolore, o lo consolano con un riso fatto di spume e di aromi, aromi più mordenti ed inebrianti dei baci, spume crepitanti e lievi come una fiamma. Mentre il romanticismo agonizzava vinto, deforme, negli ultimi romanzi di Hugo e sotto le violente maledizioni di Zola, ella era e rimaneva romantica, fissa ad un ideale di guerra, che doveva essere una redenzione senza nuovo messia, febbricitante in una passione di odio, che era amore di tutti i miseri, vendetta di tutti gli oppressi, convegno di tutti gli abbandonati. Adorava i colori fiammanti, i ritmi sonori,le frasi incendiarie, i gesti profetici, le parole che sono un'arma, i silenzi che sono una minaccia, i sorrisi che esprimono l'indicibile del dolore. Povera, culta, altera, solitaria come Rousseau, il suo grande antenato, fu istitutrice, e ingoiò tutte le amarezze della domesticità intellettuale nelle case borghesi, ove i bambini si allevano nella vanità del danaro: non amava e non era amata, odiava quel pane che la nutriva, quel danaro che la pagava, quei signori che non potevano intenderla, piegandosi forse a certe ore sulle teste bionde dei fanciulli, non vista, improvvisamente, per nascondere nei loro capelli biondi le lagrime che dal cuore le montavano irresistibili agli occhi e le cadevano sulle guance come gocce roventi.
Era repubblicana, socialista, anarchica? Anche adesso non è facile saperlo; forse ella medesima, non lo seppe mai bene. Era una ribelle, che soffriva e odiava ancora più per gli altri che per sè medesima: aveva maggiore bisogno di giustizia che di amore, aspettava una rivolta come i fiori aspettano la primavera, sperava nella distruzione e dalla distruzione, come fra le tenebre di una notte tempestosa si spera nel sole, quasi la gloria trionfale della sua luce potesse cangiare sulla terra la condizione dei viventi, ai quali la vita è inutilmente spasimo e lavoro.
Quando la Comune scoppiò, incendio rosso e fumigante dalle rovine del secondo impero napoleonico, dinanzi ai fuochi dei bivacchi prussiani, ella si gettò nell'incendio e vi combattè più innanzi alle fiamme, a tutte le barricate come uomo, vestita da uomo, nell'esaltazione della morte, inebriandosi al profumo del sangue, all'urlo dei combattenti, al gemito dei feriti, colla fede della vittoria e l'invincibileeroismo del martirio. Forse ella ancora non capì tutta la profonda originalità della Comune, oggi pure incompresa dopo tanta tempesta di controversie e partigiana intensità di studi. La Comune nella sacrilega rivolta al governo, che difendeva la Francia dall'invasione straniera, esprimeva nella propria tragica inconsapevolezza la passione di un dolore e di un'idea umana, più antica e più grande di ogni patria, incapace di più credere alle piccole compromissioni del progresso quotidiano, disperata del presente, abbacinata nella fissazione del futuro e sicura del proprio diritto, perchè non imponeva alla propria vita di un giorno che il dovere della morte.
Chiunque fossero i suoi combattenti, eroi ingenui come Rossel, scienziati sonnambuli come Flourens, pensatori insufficienti come Malon, avventurieri come Deleschize, garibaldini come Cipriani, puritani implacabili o cialtroni mascherati da apostoli, poeti putrefatti dalla vanità, operai impazziti nella sete di un qualunque comando, la Comune li superava tutti e si serviva di tutti per atteggiare soltanto sè stessa.
Nessun poeta ha saputo ancora cantarla, ma oggi i poeti fanno soltanto dei versi: i socialisti stessi la ricordano appena in qualche commemorazione, ma la Comune di Parigi segna un'epoca nella storia d'Europa. Soltanto bisogna essere uno storico e un pensatore molto alto per coglierne esattamente il significato e fissarne la fisonomia nell'immenso tumulto di tutti i fatti e di tutte le idee antagoniste.
Luisa Michel combattè come un'antica Valchiria, e d'allora non sognò più che di battaglie: quando il suo battaglione rientrò decimato a Parigi, ella si unì ad altri per combattere ancora: imparando chela madre è prigioniera, corre a costituirsi per ottenerle con questo sacrificio la libertà: dinanzi al supremo tribunale di guerra risponde insultando e minacciando; deportata alla Nuova Caledonia, vi si muta pei compagni di pena in una suora di carità, consola e non vuole essere consolata, perchè gl'inconsolabili soltanto possono consolare. E dopo, daccapo in Francia, sotto la vigilanza della polizia, le minacce dell'esilio, nella effervescente confusione dei nuovi partiti non capisce più e non è capita: il suo odio intrattabile è diventato ragionevole negli altri, il suo sogno di guerra sanguinante e fiammeggiante non è più che una realtà parlamentare fra comizi e scioperi: non si predica più la morte ma la vita; la virtù non si esprime più immolando sè stessi, ma mortificandosi in una piccola e continua disciplina per conquistare un palmo di terreno, un'ora di riposo, una mezza lira di aumento nel salario. La vergine rossa approva, ma soffre: ciò è troppo poco, troppo facile; ancora una volta afferra la propria bandiera nera, simbolo di dolore e di morte, e alla testa di una turba sulla spianata degli Invalidi riappare sognatrice di un sogno. E la condannano a sei anni di reclusione: graziata poco dopo, ricusa la grazia, così che bisogna cacciarla dal carcere colla forza: poco dopo ancora l'arrestano e le minacciano il manicomio.
Così la sua passione era finita.
Ma qual poeta rivelerà la sua anima?
Madama Akermann, l'illustre poetessa, fu una santa dell'ateismo: i suoi versi contro Dio sono belli, perché la rivolta del suo amore umano è puro ed eroico: si freme e si trema leggendoli. Luisa Michel era una sorella spirituale di madama Akermann: questa non amò che il marito, quella non amò forse alcuno.
Ma se la sua verginità seppe attraversare immacolata la vita senza nemmeno chiedere di essere compresa, questa virtù depose contro le sue idee, e, come sempre in tutte le anime, la virtù ebbe ragione. Per amare l'umanità e spingersi e spingere gli altri al sacrificio, forse non bisogna chiudersi nell'amore di alcuno; ogni olocausto ha d'uopo di altare: tutte le santità sono sorelle, l'odio si congiunge all'amore sulla stessa cima, la ribellione e la tradizione si fondono nell'antitesi del medesimo sforzo.
Povera vergine rossa, se vecchia, sola, abbandonata, tremò di essersi ingannata nel lungo sacrificio e rimpianse di non aver amato come intorno a lei tutte le altre donne! Povera vergine rossa, se nelle ultime ore, dalla imperscrutabile tenebra della morte, dal mistero anche più imperscrutabile della vita qualche guizzo di una voce o di un suono la sferzò sul viso e sul cuore come una ironia!
Eppure ella visse bene, perchè visse solamente per gli altri.
9 aprile 1904.