NEL FUOCO

NEL FUOCOÈ una voce di pietà, che sale nuovamente e grida al soccorso per i fanciulli italiani abbruciati nelle vetrerie francesi.Ve ne sono almeno cinquecento a Rive-de-Gier, quattrocento a Givors, quattrocento fra Saint Romain-le-Puy, e Saint Galmier, ottocento fra la Mulalière, la Mouche, Venissieux, Oullins, nei sobborghi di Leine. E altrove? La rivista romana, che denuncia il fatto, lo studiò soltanto nei dipartimenti del Rodano, della Loira e del Puy-de-Dome, e basta: il suo redattore avvocato e console, ha voluto vedere, sentire il martirio di questi innocenti prima di parlare, forse anche di credere. Perchè la nostra fantasia ha un limite più breve della nostra umana malvagità: noi crediamo troppo poco a quei mali, che si appiattano nell'ombra secolare della miseria, a quei delitti che si compiono con la condiscendenza di tutti, ed uccidono senza che il magistrato possa nemmeno sapere il nome della vittima, dell'assassino, dell'arma.Quelle migliaia di fanciulli abbruciati nelle vetrerie francesi dei dipartimenti meridionali, vengono quasi tutti incettati per la terra dolorosa dell'antico regno napoletano. Laggiù vi è una miseria morale più antica e profonda della povertà economica; laggiù il cuore delle madri si restringe dopo il parto, come il loro ventre, e il figlio è venduto al primo funebre mercante di fanciulli, che promette cento franchi per anno, e per tre anni, come prezzo delsuo lavoro futuro e della sua morte quasi certa. E i cento franchi promessi non sono mai pagati.Alla fine del primo anno i genitori ricevono una lettera del padrone della vetreria, nella quale si avvisa seccamente che il fanciullo non potè lavorare e, ammalatosi, divorò egli medesimo le cento lire dovute loro dal mercante: negli altri anni altre lettere ripetono lo stesso avviso, e figli e genitori vengono pareggiati nel trattamento.Il patto tristo fu mantenuto tristamente; della carne umana venduta tutto il prezzo e l'infamia rimangono ai compratori.Talvolta qualche genitore reclama alla nostra ambasciata, e dopo lunghe pratiche riceve laggiù il figlio spedito pel tramite dell'autorità poliziesca: il fanciullo non è più riconoscibile: non era amato prima, ed è peggio accetto dopo; nella vetreria la fiamma del forno gli ha bruciato il sangue, a casa un freddo più doloroso gli gelerà l'anima. Se osasse parlare, si lagnerebbe forse che non lo si sia lasciato morire fra gli altri fanciulli nella casa dell'aguzzino.La vetreria era il suo inferno.Egli doveva restare otto ore legali, ma spessissimo sedici ore vere, dinanzi alla bocca del forno, nel quale il vetro bolle a 1400 gradi: l'operaio sta più discosto e prende dalla canna il vetro, che gli porge il fanciullo; l'operaio non lavora mai più di otto ore, il fanciullo quasi sempre sedici; l'operaio ha una paga quasi ricca, il fanciullo non ha niente, perchè i suoi quarantacinque franchi al mese vengono ritirati dal suo mercante. Questo vive sull'armento: quindici o venti fanciulli dai dieci ai tredici anni, ai quali dà soltanto una zuppa nera e chenon nutre, un pagliariccio per ogni gruppo di cinque o sei, una camera per tutti, e per tutti lo stesso bastone.Se si ammalano, il trattamento peggiora, perchè la malattia può mutarsi in denuncia per mezzo del medico o di altri: il fanciullo infebbrato non ha intorno a sè che la timida pietà dei piccoli compagni, che lo guardano tremanti di essere domani come lui. La morte diventa allora la sola buona soluzione, e il fanciullo e il mercante l'invocano forse con pari impazienza.Di chi la colpa?La legge? C'è, ma non basta e non può bastare: finchè vi saranno genitori disposti a vendere i figli anche senza intascarne il prezzo, troveranno sempre degli incettatori, che li comprano per rivenderli davvero. L'ipocrisia di un contratto basta a paralizzare la volontà della legge: questa non può impedire ad un genitore di consegnare il proprio figlio a qualcuno per fargli apprendere un mestiere, magari lungi sopra una terra migliore. Niente più facile che falsare il documento dell'età per il fanciullo: basta domandare al municipio l'atto di nascita di un altro: chi riconoscerà il baratto dei nomi in Francia? Chi denuncierà la frode? Per varcare la frontiera si fa accompagnare ogni fanciullo dal padre ad una stazione di confine; lì si compone la squadra, e invece di chiuderla come un branco di pecorelle in un vagone di quarta classe, la si caccia su per la montagna, e si passa il confine dove la sorveglianza è minore.Un governo più attivo, una legge più rigorosa potrebbero impedire questo delitto, che si compie su migliaia di vittime? Sarebbe ingenuo sperarlo.Di tutte le leggi, quella criminale presenta appunto le maggiori difficoltà nell'applicazione: un codice non può colpire il delitto che in date condizioni, e deve classificarlo assegnandogli una forma precisa, perchè le prove siano accettabili e il magistrato, condannando, non abbia l'aria di commettere un arbitrio.Quando l'uccisione si compie colla tubercolosi, in un epilogo di lunghi esaurimenti, martirii senza nome, e la vittima non ha più la forza di parlare, ogni processo diventa impossibile.Come sperare che l'autorità francese possa o voglia salvare dal fuoco delle vetrerie i fanciulli italiani?Anche là abbondano leggi e regolamenti, e contro di entrambi prevalgono le stesse frodi.Il problema è doloroso quanto vecchio.Filosofi e poeti, economisti e romanzieri, diplomatici e sociologi ne discussero altamente e colla sincerità della dottrina, collo splendore della parola costrinsero l'indifferenza del pubblico a pensarlo: qualche volta un brivido parve scuotere davvero la coscienza popolare, ma come tutti i brividi passò senza che la coscienza mutasse. Eppure il problema riappare e domanda una soluzione. Indarno qualcuno crede trincerarsi dietro l'impotenza della legge, quasichè la legge scritta fosse tutta la legge spirituale e l'attività dell'anima possa restringersi entro le sillabe di un articolo: più indarno ancora altri, quasi allegro di questa miseria legale, accusa tutta la società e domanda a una rivoluzione totale la soluzione di questo problema antico quanto il mondo.Non è la miseria economica che determina i genitori alla vendita del figlio, ma la loro inferioritàmorale; ed è anche meno vero che la miseria produca sempre tale inferiorità.Questa truce vendita dei piccoli vetrai non si ripete forse con altre forme per tutta la gamma sociale, ovunque un vizio supera l'amore spirituale nella famiglia? Il paradosso di spiegare tutta la vita e tutta la storia soltanto col fattore economico, oramai è troppo logoro perchè meriti nemmeno l'indugio di una risposta.Ma dinanzi a questa tragedia di fanciulli venduti, imbrancati, condotti lungi per terre straniere, gittati al fuoco delle vetrerie, alle avventure dell'accattonaggio, alle complicità del ladroneccio, alle ferite della prostituzione; dinanzi alla insufficienza della natura, che non sa mettere un cuore in tutti i padri e in tutte le madri; dinanzi alla impotenza della legge, che non può colpire il delitto fuori delle proprie categorie e colla pesante lentezza di ogni ordine poliziesco; per la tutela della legge e della vita, bisogna pure trovare un pensiero, dire una parola, che scongiuri la fatalità del male e rianimi la fede nelle coscienze, che guardano con nuova passione il secolo appena nato.È possibile proteggere, strappare i fanciulli dal fuoco delle vetrerie?Forse.Ma non bisogna domandare questo miracolo nè ad una legge, nè ai suoi esecutori.Soltanto il vecchio e il nuovo cattolicismo, quello di Gesù o quello di Marx, possono, se in essi ferve davvero una fede e una carità, salvare i piccoli condannati al fuoco dei forni, perchè solamente con una organizzazione di classe e di partito internazionale è possibile compiere la sorveglianza ed applicarela sanzione della legge protettrice dei fanciulli e delle donne.Che gli operai impongano di non accettare fanciulli nei forni, e i padroni cederanno subito per l'impossibilità di esprimere il motivo della resistenza; che gli operai denuncino i mercanti di fanciulli e depongano contro di essi in tribunale, e la legge colpirà rapida, efficace; che gli operai, così fieri della propria modernità, proclamino fieramente il rispetto al fanciullo, dando primi l'esempio di questa magnifica paternità spirituale e sociale: essi soli lo possono, perchè essi soli davvero sanno tutti i segreti del problema; essi soli lo debbono, anche nel proprio interesse di lavoratori.Ecco la prova per la sincerità del nuovo e del vecchio cattolicismo.Credenti del vangelo cristiano e marxista, egualmente superbi nel vanto della stessa conquista mondiale, serrati in falangi, accantonati dovunque, la loro prima storica prova deve essere appunto sui problemi insolubili del vecchio mondo. Se la fraternità del lavoro è vera, perchè i più poveri, i più infelici, i più piccoli non sono amati e salvati per i primi? Perchè i facchini del porto di Marsiglia sarebbero solidali coi facchini del porto di Genova in un incidente politico come la soppressione di una Camera di lavoro, e i vetrai francesi, forse i meglio pagati fra tutti gli operai, parteciperebbero all'eccidio dei fanciulli italiani, che genitori, mercanti, padroni, egualmente snaturati, rinnovano ogni ora, ogni giorno, ogni anno?La contraddizione è troppo stridula, e il problema troppo doloroso: a quando la risposta?

È una voce di pietà, che sale nuovamente e grida al soccorso per i fanciulli italiani abbruciati nelle vetrerie francesi.

Ve ne sono almeno cinquecento a Rive-de-Gier, quattrocento a Givors, quattrocento fra Saint Romain-le-Puy, e Saint Galmier, ottocento fra la Mulalière, la Mouche, Venissieux, Oullins, nei sobborghi di Leine. E altrove? La rivista romana, che denuncia il fatto, lo studiò soltanto nei dipartimenti del Rodano, della Loira e del Puy-de-Dome, e basta: il suo redattore avvocato e console, ha voluto vedere, sentire il martirio di questi innocenti prima di parlare, forse anche di credere. Perchè la nostra fantasia ha un limite più breve della nostra umana malvagità: noi crediamo troppo poco a quei mali, che si appiattano nell'ombra secolare della miseria, a quei delitti che si compiono con la condiscendenza di tutti, ed uccidono senza che il magistrato possa nemmeno sapere il nome della vittima, dell'assassino, dell'arma.

Quelle migliaia di fanciulli abbruciati nelle vetrerie francesi dei dipartimenti meridionali, vengono quasi tutti incettati per la terra dolorosa dell'antico regno napoletano. Laggiù vi è una miseria morale più antica e profonda della povertà economica; laggiù il cuore delle madri si restringe dopo il parto, come il loro ventre, e il figlio è venduto al primo funebre mercante di fanciulli, che promette cento franchi per anno, e per tre anni, come prezzo delsuo lavoro futuro e della sua morte quasi certa. E i cento franchi promessi non sono mai pagati.

Alla fine del primo anno i genitori ricevono una lettera del padrone della vetreria, nella quale si avvisa seccamente che il fanciullo non potè lavorare e, ammalatosi, divorò egli medesimo le cento lire dovute loro dal mercante: negli altri anni altre lettere ripetono lo stesso avviso, e figli e genitori vengono pareggiati nel trattamento.

Il patto tristo fu mantenuto tristamente; della carne umana venduta tutto il prezzo e l'infamia rimangono ai compratori.

Talvolta qualche genitore reclama alla nostra ambasciata, e dopo lunghe pratiche riceve laggiù il figlio spedito pel tramite dell'autorità poliziesca: il fanciullo non è più riconoscibile: non era amato prima, ed è peggio accetto dopo; nella vetreria la fiamma del forno gli ha bruciato il sangue, a casa un freddo più doloroso gli gelerà l'anima. Se osasse parlare, si lagnerebbe forse che non lo si sia lasciato morire fra gli altri fanciulli nella casa dell'aguzzino.

La vetreria era il suo inferno.

Egli doveva restare otto ore legali, ma spessissimo sedici ore vere, dinanzi alla bocca del forno, nel quale il vetro bolle a 1400 gradi: l'operaio sta più discosto e prende dalla canna il vetro, che gli porge il fanciullo; l'operaio non lavora mai più di otto ore, il fanciullo quasi sempre sedici; l'operaio ha una paga quasi ricca, il fanciullo non ha niente, perchè i suoi quarantacinque franchi al mese vengono ritirati dal suo mercante. Questo vive sull'armento: quindici o venti fanciulli dai dieci ai tredici anni, ai quali dà soltanto una zuppa nera e chenon nutre, un pagliariccio per ogni gruppo di cinque o sei, una camera per tutti, e per tutti lo stesso bastone.

Se si ammalano, il trattamento peggiora, perchè la malattia può mutarsi in denuncia per mezzo del medico o di altri: il fanciullo infebbrato non ha intorno a sè che la timida pietà dei piccoli compagni, che lo guardano tremanti di essere domani come lui. La morte diventa allora la sola buona soluzione, e il fanciullo e il mercante l'invocano forse con pari impazienza.

Di chi la colpa?

La legge? C'è, ma non basta e non può bastare: finchè vi saranno genitori disposti a vendere i figli anche senza intascarne il prezzo, troveranno sempre degli incettatori, che li comprano per rivenderli davvero. L'ipocrisia di un contratto basta a paralizzare la volontà della legge: questa non può impedire ad un genitore di consegnare il proprio figlio a qualcuno per fargli apprendere un mestiere, magari lungi sopra una terra migliore. Niente più facile che falsare il documento dell'età per il fanciullo: basta domandare al municipio l'atto di nascita di un altro: chi riconoscerà il baratto dei nomi in Francia? Chi denuncierà la frode? Per varcare la frontiera si fa accompagnare ogni fanciullo dal padre ad una stazione di confine; lì si compone la squadra, e invece di chiuderla come un branco di pecorelle in un vagone di quarta classe, la si caccia su per la montagna, e si passa il confine dove la sorveglianza è minore.

Un governo più attivo, una legge più rigorosa potrebbero impedire questo delitto, che si compie su migliaia di vittime? Sarebbe ingenuo sperarlo.

Di tutte le leggi, quella criminale presenta appunto le maggiori difficoltà nell'applicazione: un codice non può colpire il delitto che in date condizioni, e deve classificarlo assegnandogli una forma precisa, perchè le prove siano accettabili e il magistrato, condannando, non abbia l'aria di commettere un arbitrio.

Quando l'uccisione si compie colla tubercolosi, in un epilogo di lunghi esaurimenti, martirii senza nome, e la vittima non ha più la forza di parlare, ogni processo diventa impossibile.

Come sperare che l'autorità francese possa o voglia salvare dal fuoco delle vetrerie i fanciulli italiani?

Anche là abbondano leggi e regolamenti, e contro di entrambi prevalgono le stesse frodi.

Il problema è doloroso quanto vecchio.

Filosofi e poeti, economisti e romanzieri, diplomatici e sociologi ne discussero altamente e colla sincerità della dottrina, collo splendore della parola costrinsero l'indifferenza del pubblico a pensarlo: qualche volta un brivido parve scuotere davvero la coscienza popolare, ma come tutti i brividi passò senza che la coscienza mutasse. Eppure il problema riappare e domanda una soluzione. Indarno qualcuno crede trincerarsi dietro l'impotenza della legge, quasichè la legge scritta fosse tutta la legge spirituale e l'attività dell'anima possa restringersi entro le sillabe di un articolo: più indarno ancora altri, quasi allegro di questa miseria legale, accusa tutta la società e domanda a una rivoluzione totale la soluzione di questo problema antico quanto il mondo.

Non è la miseria economica che determina i genitori alla vendita del figlio, ma la loro inferioritàmorale; ed è anche meno vero che la miseria produca sempre tale inferiorità.

Questa truce vendita dei piccoli vetrai non si ripete forse con altre forme per tutta la gamma sociale, ovunque un vizio supera l'amore spirituale nella famiglia? Il paradosso di spiegare tutta la vita e tutta la storia soltanto col fattore economico, oramai è troppo logoro perchè meriti nemmeno l'indugio di una risposta.

Ma dinanzi a questa tragedia di fanciulli venduti, imbrancati, condotti lungi per terre straniere, gittati al fuoco delle vetrerie, alle avventure dell'accattonaggio, alle complicità del ladroneccio, alle ferite della prostituzione; dinanzi alla insufficienza della natura, che non sa mettere un cuore in tutti i padri e in tutte le madri; dinanzi alla impotenza della legge, che non può colpire il delitto fuori delle proprie categorie e colla pesante lentezza di ogni ordine poliziesco; per la tutela della legge e della vita, bisogna pure trovare un pensiero, dire una parola, che scongiuri la fatalità del male e rianimi la fede nelle coscienze, che guardano con nuova passione il secolo appena nato.

È possibile proteggere, strappare i fanciulli dal fuoco delle vetrerie?

Forse.

Ma non bisogna domandare questo miracolo nè ad una legge, nè ai suoi esecutori.

Soltanto il vecchio e il nuovo cattolicismo, quello di Gesù o quello di Marx, possono, se in essi ferve davvero una fede e una carità, salvare i piccoli condannati al fuoco dei forni, perchè solamente con una organizzazione di classe e di partito internazionale è possibile compiere la sorveglianza ed applicarela sanzione della legge protettrice dei fanciulli e delle donne.

Che gli operai impongano di non accettare fanciulli nei forni, e i padroni cederanno subito per l'impossibilità di esprimere il motivo della resistenza; che gli operai denuncino i mercanti di fanciulli e depongano contro di essi in tribunale, e la legge colpirà rapida, efficace; che gli operai, così fieri della propria modernità, proclamino fieramente il rispetto al fanciullo, dando primi l'esempio di questa magnifica paternità spirituale e sociale: essi soli lo possono, perchè essi soli davvero sanno tutti i segreti del problema; essi soli lo debbono, anche nel proprio interesse di lavoratori.

Ecco la prova per la sincerità del nuovo e del vecchio cattolicismo.

Credenti del vangelo cristiano e marxista, egualmente superbi nel vanto della stessa conquista mondiale, serrati in falangi, accantonati dovunque, la loro prima storica prova deve essere appunto sui problemi insolubili del vecchio mondo. Se la fraternità del lavoro è vera, perchè i più poveri, i più infelici, i più piccoli non sono amati e salvati per i primi? Perchè i facchini del porto di Marsiglia sarebbero solidali coi facchini del porto di Genova in un incidente politico come la soppressione di una Camera di lavoro, e i vetrai francesi, forse i meglio pagati fra tutti gli operai, parteciperebbero all'eccidio dei fanciulli italiani, che genitori, mercanti, padroni, egualmente snaturati, rinnovano ogni ora, ogni giorno, ogni anno?

La contraddizione è troppo stridula, e il problema troppo doloroso: a quando la risposta?


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