«Sì, giovani della crescente generazione, voi siete chiamati a compire il sublime concetto di Dio, emanato nell’anima dei nostri grandi di tutte le epoche: l’unificazione del gran popolo che diede al mondo gli Archimedi, gli Scipioni, i Filiberti. A voi, guardiani delle Alpi, vien commessa oggi la sacra missione; non vi è un popolo della Penisola che non vi guardi, e che non palpiti alla guerriera vostra tenuta, alle vostre prodezze sui campi di battaglia. Campioni della redenzione italiana, il mondo vi contempla con ammirazione, e lo straniero, che infesta l’abituro dei vostri fratelli, ha la paura e la morte nell’anima.»Gli Italiani di tutte le contrade sono pronti a rannodarsi al glorioso vessillo che vi regge, ed io giubilante di compiere il mio voto all’Italia, potrò, Dio ne sia benedetto!, darle questo resto di vita.»Dallo Stabilimento idroterapicodei signori Ansaldo e Romanengo.»Giuseppe Garibaldi.[180]»
«Sì, giovani della crescente generazione, voi siete chiamati a compire il sublime concetto di Dio, emanato nell’anima dei nostri grandi di tutte le epoche: l’unificazione del gran popolo che diede al mondo gli Archimedi, gli Scipioni, i Filiberti. A voi, guardiani delle Alpi, vien commessa oggi la sacra missione; non vi è un popolo della Penisola che non vi guardi, e che non palpiti alla guerriera vostra tenuta, alle vostre prodezze sui campi di battaglia. Campioni della redenzione italiana, il mondo vi contempla con ammirazione, e lo straniero, che infesta l’abituro dei vostri fratelli, ha la paura e la morte nell’anima.
»Gli Italiani di tutte le contrade sono pronti a rannodarsi al glorioso vessillo che vi regge, ed io giubilante di compiere il mio voto all’Italia, potrò, Dio ne sia benedetto!, darle questo resto di vita.
»Dallo Stabilimento idroterapicodei signori Ansaldo e Romanengo.
»Giuseppe Garibaldi.[180]»
Finalmente quando nel maggio 1857 fu invitato, assieme al Pasi e al Medici, ad aderire pubblicamente al programma dell’Associazione nazionale, egli solo non esitò un istante a dare il suo consenso, e lo espresse al Pallavicino così:[181]
«Caprera, 20 maggio 1857.»Pregiatissimo amico,»Io imparai a stimarvi ed amarvi dal nostro Foresti, e dalle vicende dell’onorevole vostra vita. Le idee che voi manifestate sono le mie, e vi fo padrone quindi della mia firma per la dichiarazione vostra.»Vogliate contraccambiare co’ miei affettuosi saluti Manin, Ulloa e La Farina, ch’io vo superbo d’accompagnare in qualunque manifestazione pubblica.»Sono di cuore vostro»Giuseppe Garibaldi.»
«Caprera, 20 maggio 1857.
»Pregiatissimo amico,
»Io imparai a stimarvi ed amarvi dal nostro Foresti, e dalle vicende dell’onorevole vostra vita. Le idee che voi manifestate sono le mie, e vi fo padrone quindi della mia firma per la dichiarazione vostra.
»Vogliate contraccambiare co’ miei affettuosi saluti Manin, Ulloa e La Farina, ch’io vo superbo d’accompagnare in qualunque manifestazione pubblica.
»Sono di cuore vostro
»Giuseppe Garibaldi.»
Però il Pallavicino aveva ragione di chiamare la solenne adesione di Garibaldi «un fatto immenso.» Esso scioglieva in due il vecchio partito repubblicano, non lasciando al Mazzini che il manipolo dei dottrinari; raccoglieva sotto i segni della Monarchia gli erranti delle vecchie fazioni municipali; trascinava sotto le insegne della Dinastia di Savoia tutta la gioventùoperosa e militante d’Italia; poneva il suggello al patto d’alleanza tra la rivoluzione e la Monarchia. Certo non era in potere di Garibaldi impedire che questa alleanza si facesse; ma nessuno negherà che fosse in sua mano il ritardarla. S’immagini per un istante Garibaldi avverso alla Monarchia di Savoia, e serrato intorno a lui, come a Capitano e Dittatore, tutto il vario stuolo de’ repubblicani, ingrossato dagli autonomisti e dagli scontenti di tutte le specie, e si dica quel che poteva accadere in Italia dopo Villafranca? Probabilmente una discordia fratricida, ed un’anarchia quarantottesca in metà della Penisola; certo la spedizione di Marsala o fermata dal conte di Cavour, o annientata dal Borbone, o sfruttata dal Mazzini; e in qualsivoglia caso, lo stupendo moto del nostro risorgimento o sviato, o impedito, o funestato.