Chapter 21

145.Una volta appunto che alcune gentildonne romane erano in visita da lui, una bomba schianta la tenda e seppellisce sotto un monte di terra, gentildonne, Garibaldi e tutto. Un’altra, trovandosi nella batteria del Pino l’Hoffstetter, il Ghilardi e l’Avezzana, un’altra bomba cade tanto vicina al gruppo, che tutti si gettano a terra, e Garibaldi che non s’era mosso dice all’Hoffstetter: «Grazie che vi siete gettato sopra di me;» e se volessimo noverare le volte in cui Garibaldi ebbe la persona coperta dalla polvere e avvolta dai frammenti delle granate nemiche, non finiremmo più.146.Il capitano Casini fu portato all’ambulanza di Villa Pamfili col cranio aperto da dieci colpi di sciabola, la coscia forata da dieci baionettate e il braccio frantumato.147.Tutti raccontano questo discorso in modo diverso.148.Il testo preciso del discorso non fu fino ad ora stampato da alcuno, perchè assai probabilmente non fu da alcuno raccolto. Però ogni biografo se l’è confezionato a suo gusto, senz’altro torto, a dir vero, che di non averlo confessato. Il Vecchi, per esempio, gli mette sulle labbra un lungo discorso alla Tito Livio; il Farini lo fa cruscheggiare; il Mario gli fa scrivere un proclama immortale, che non scrisse mai, e così di seguito ognuno secondo la sua rettorica e il suo capriccio. La sola frase nella quale tutti convengono, e che è viva nella tradizione garibaldina, è: «Vi offro fame, sete, marcie, battaglie e morte,» e questa l’ho serbata fedelmente. Il resto è uno stillato delle varie lezioni fatte da me, giusta il criterio della maggiore verosimiglianza e dello stile dell’uomo.149.Tutti parlano di quattromila uomini; l’Hoffstetter, che era con essi, di duemilacinquecento fanti e quattrocento cavalli. — Così ilSacchinelleMemoriemanoscritte, e ci atteniamo a questa cifra.150.Per tutto ciò che riguarda la ritirata da Roma a San Marino abbiamo seguíto il libro già ricordato (Garibaldi in Rom, Tagebuch aus Italien, 1849, vonGustav von Hoffstetter, damaligem Major in romischen Diensten. Zürich, 1860), il solo fra molti che ci sia apparso, quanto all’itinerario, specialmente ordinato e preciso; e che sia stato trovato tale anche dal generale Sacchi e dal colonnello Cenni, che furono compagni di Garibaldi in quel periodo.151.Quanta fosse la incertezza dei Generali austriaci sulle mosse di Garibaldi, ne sia di testimonio questa lettera del D’Aspre all’Oudinot:«Firenze, 13 luglio 1849.»Signor Generale,»In riscontro alla lettera che mi avete fatto l’onore d’indirizzarmi, mi affretto di comunicarvi che il mio capo di Stato Maggiore ed il signor capitano Falopp han chiesto di comune accordo i siti da occuparsi dai due eserciti rispettivi, ed aggiungo qui un estratto. Suppongo che questa linea avrà la vostra approvazione, e non dubito affatto che in seguito c’intenderemo con la medesima facilità.»I miei rapporti degli 11, da Perugia, pongono Garibaldi a Todi con seimila uomini, trecento cavalli e tre pezzi d’artiglieria. Le mie truppe occupando Perugia avrebbero potuto avere di già uno scontro.»Siccome il partigiano o brigante Forbes si è unito a Garibaldi, riesce difficile valutarne con precisione le forze; le proprie lo abbandonano, altre bande gli giungono in rinforzo, e l’Italia centrale non sarà pacificata prima che i partigiani non siano intieramente dispersi, presi o almeno allontanati da questo continente.»Ho dato su tal proposito degli ordini alle truppe che sono scalonate da qui a Foligno; si trovano nel momento a Perugia quattro battaglioni, uno squadrone e mezzo e sei pezzi d’artiglieria, ed a Foligno due battaglioni e mezzo squadrone, da riunirsi in caso di bisogno.»Se lo scontro avesse avuto luogo, avrebbe dovuto anche in questo momento esser deciso; credo piuttosto che il progetto annunziato da Garibaldi di penetrare in Toscana era un’astuzia di guerra, e che si getterà piuttosto negli Abruzzi, o cercherà di guadagnar l’Adriatico tra Spoleto, Norcia e Ascoli; quest’ultima città è occupata da un distaccamento austriaco appartenente alla guarnigione d’Ancona.»Permettetemi, Generale, di felicitarvi riguardo al fatto d’armi da voi gloriosamente condotto a termine, nonostante le difficoltà di ogni sorta che vi si opponevano. Assai sensibile a tutto quel che mi dite di obbligante, spero che le nostre attuali relazioni mi porranno nel caso di verbalmente indirizzarvi le espressioni della mia alta considerazione.»D’Aspre.»Al signor generale Oudinot, comandante, ec.»Torre, op. cit., vol. II, pag. 308-309.In altra poi del 31 luglio dello stesso allo stesso, il generale D’Aspre supponeva a Garibaldi l’intenzione di imbarcarsi a Santo Stefano sulle coste della Maremma toscana.152.Alludeva a questo combattimento il Rapporto del Console generale pontificio qui trascritto:«Livorno, dal Consolato generale pontificio,li 21 luglio 1849.»A Monsignore Bedini,Commissario straordinario pontificio — Bologna.»Garibaldi. — Scontro colla truppa toscana a Chiusi.»Eccellenza Reverendissima,»Porto a cognizione dell’Eccellenza Vostra Rev.maessere stato assicurato che Garibaldi co’ suoi abbia avuto il 18 corrente, a Chiusi nel Granducato, uno scontro colla truppa toscana, la quale soffrì la perdita del maggiore Bartolena, di due ufficiali e di alcuni soldati. Sembra che in quel paese facesse degli ostaggi di persone ragguardevoli, imponendo loro contribuzioni pecuniarie, conducendoli seco a Montepulciano, dove dicesi sia rinchiuso con viveri e munizioni. Molti volontari dei paesi a quello circonvicini si sono armati, e colla truppa toscana ed austriaca lo hanno circondato.»Questa mane, alle ore otto, è qui giunto col treno della strada ferrata da Firenze un battaglione di truppa austriaca che recasi a Porto Santo Stefano.»Il comandante di questa Marina militare ha ordinato che sia messo in perfetto ordine il regioBarco, il quale, condotto da un ufficiale, si dirigerà a Viareggio, onde ivi ricevere S. A. R. I. il Granduca di Toscana tosto che vi giungerà.»E pieno della più alta stima e considerazione passo all’onore di ossequiamente rassegnarmi»Dell’Eccellenza Vostra Rev.ma»Umil. dev. obbl. serv.»Il Console generale pontificio»Pio march.Romagnoli.»VediIl Governo pontificio e lo Stato romano: Documenti preceduti da una Esposizione storica, e raccolti per Decreto del Governo delle Romagne dal cav.Achille Gennarelli,avvocato nella Sacra Rota, già Residente di Collegio della Pontificia Accademia Archeologica, ec. ec. — Parte prima, pag.CXV, 246.153.Il signorCarlo Corsi, ora colonnello di Stato Maggiore, che viaggiava in quell’anno per que’ paesi e si trovò più volte avviluppato tra le colonne austriache, narra ne’ suoiVenticinque anni in Italia(vol. I, pag. 193-194) parecchi aneddoti di quella campagna non privi d’interesse, e taluno de’ quali, come il seguente, può far prova del gran d’affare che il famoso guerrillero dava ai suoi persecutori e dell’alto concetto in cui essi lo tenevano.Ad un tratto giunge l’avviso che una colonna d’Austriaci scende dalla montagna. Ed eccone la vanguardia, e non molto dopo il resto. È un battaglione del reggimento Baumgarten con un drappello d’Ussari. Lo comanda un colonnello. Entrano nel paese, pongono le guardie, mandano pattuglie. Erano così trafelati e stanchi che a fatica si reggevano in piedi, da far pietà. Maledicevano a quei paesi, a Garibaldi e a chi teneva per lui. Un capitano, che proprio non ne poteva più, diceva in pretto italiano: — Questo diavolo ci condurrà così a spasso fino all’inferno, o in Africa per lo meno. È un altro Abd-el-Kader costui! — Ma pure li ufficiali erano compresi anch’essi d’ammirazione per quell’ardito, lo giudicavano unpartigianodi gran vaglia, nè si curavano gran fatto di metterlo alle strette, anzi desideravano che gli rimanesse aperto qualche modo di scampo, purchè quella maledetta caccia per monti e valli finisse.»154.Op. cit., pag. 413.155.L’Hoffstetterhadie Trossknechte(op. cit., pag. 413), e la traduzione insaccardiè giusta. Soltanto la vocesaccardi, nel senso di Custodi o Conduttori delle bagaglie, è fuori d’uso e nell’esercito principalmente non si capirebbe. Per usar la voce tecnica nostra bisognerebbe direConduttori del Treno.156.VediLe Bande garibaldine a San Marino. Racconto storico del capitanoOreste Brizzi, cavaliere di varii Ordini civili e militari, decorato di varie RR. medaglie d’onore cittadino, uffiziale dei Granatieri e consultore militare della Repubblica di San Marino, membro di molte illustri Accademie italiane e straniere, ec. Arezzo, 1850.157.Leggasi per questi particolari il seguente Rapporto del Commissariato di sanità in Cesenatico:«Commissariato di Sanità di Cesenatico.»Eccellenza,»Ieri a sera alle ore 10 pomeridiane circa giunse in questo paese Garibaldi, assieme al suo Stato Maggiore e varii altri suoi satelliti, i quali in tutti potevano contare il numero di circa duecentocinquanta, e dopo aver fatto prigionieri sette soldati tedeschi che qui stanziavano, non che due ufficiali provenienti da Ravenna e Cervia diretti per Rimini a quel Comando, facevano pure prigionieri il brigadiere dei Carabinieri e due di linea sussidiarii alla brigata dei Carabinieri.»Requisì poi con la forza, minacciando della vita a chi non si prestava, tredici legni pescatori chiozzotti, ove poscia si sono imbarcati questa notte, e questa mattina alle ore 6 antimeridiane hanno salpato dal porto prendendo la direzione di greco o levante, avendo però tenuti seco tanto i militari austriaci, compreso i due uffiziali, come pure la frazione dei Carabinieri. Che per quante raccomandazioni si sono potute fare, non si è potuto ottenere, da questi barbari, la grazia di essere liberi questi poveri infelici.»Per sollecitare poi la evasione hanno preso a tutta forza varii marinai da diversi bordi che avevano approdato al porto ieri a sera in causa di mare burrascoso, restando così varii legni senza l’intero suo equipaggio.»Tanto mi credevo subordinare all’Eccellenza Vostra, per via straordinaria, mentre con profondo ossequio e rispetto ho l’alto onore di segnarmi»Dell’Eccellenza Vostra»Cesenatico, li 2 agosto 1849.»Umil.modev.moobbl.moservo»Clemente Cavalchi,comandante.»VediIl Governo pontificio e lo Stato romano: Documenti, ec. ec.Parte prima, pag.CXV, 246.158.Citato nel libro diP. C. Boggio,Da Montevideo a Palermo, Vita di G. Garibaldi, pag. 17.159.Ed è dalleMemoriemanoscritte delBonnet, di cui egli volle esserci generoso, che noi togliamo tutto il racconto della fuga di Garibaldi traverso le valli di Comacchio, della morte d’Anita e del di lui miracoloso salvamento. E poichè è il salvatore stesso che parla, teniamo per errata od incompiuta ogni altra narrazione.Della generosa parte avuta dal Bonnet in quel tragico episodio, fanno testimonianza i due seguenti documenti:(Municipio di Comacchio, Nº 553.)«Comacchio, li 6 febbraio 1869.»Regno d’Italia.»Provincia di Ferrara. — Città di Comacchio.»Dichiara il sottoscritto che il signor colonnello Nino Bonnet nel 1849, quando il generale Garibaldi, inseguíto sull’Adriatico da legni austriaci che incrociavano dinanzi alla Venezia, approdava su queste spiagge, senza temer pericoli si diede ogni cura per salvare quel Prode come difatti vi riescì, ed è cosa pubblicamente notoria che accusato da anonimi scritti di aver strappato di mano agli Austriaci il Garibaldi, fu chiamato da quel Comandante che intimogli alla presenza dei Gendarmi pontificii gli arresti. È pur noto che il Bonnet gli rispose, che se avesse dato retta a quegli scritti avrebbe commesso ingiustizia, e che egli impegnava la sua parola di Capitano d’onore che sarebbe, ogni qualvolta l’avesse fatto chiamare, comparso a render ragione del suo operato. Fu messo in libertà, ed invitato poscia a comparire di nuovo innanzi al medesimo, non valsero le preci de’ suoi amici a che non si presentasse perchè correva rischio di essere fucilato, ch’egli volle presentarsi al predetto Comandante, dicendo che mai avrebbe mancato alla sua parola d’onore, e difatti, presentatosi, venne fatto arrestare, ed incatenato mani e piedi fu tradotto a Bologna.»Certifica altresì che i giornali d’allora portavano la di lui fucilazione: ma essendo giunto in Bologna quattro giorni dopo il Padre Ugo Bassi e Livraghi, ed essendo stato rimpiazzato al Gorzkowski il generale Strasoldo meno inumano, dopo trenta giorni fu posto in libertà, però sempre sospetto ed inviso agli Austriaci.»Tanto si depone per la verità.»Il R. Sindaco»Firmato —L. Feletti.»La presente copia è conforme all’originale, col quale è stata collazionata.»L’Assessore municipale»Carli.»«Lovere, 7 agosto 1859.»Carissimo Amico,»In nessuna circostanza della vagante mia vita io non vi ho mai dimenticato. E come potevo scordare voi, che foste il mio Angelo salvatore, nell’ora del pericolo, e di angoscie che non si potrebbero nemmeno desiderare ad un nemico?»Io sono contento d’aver con me vostro fratello, ed avvicinandomi verso le vostre contrade io spero riunirmi anche con voi al conseguimento della sacra missione che ci siamo proposta.»Le reliquie della cara mia donna, che foste tanto gentilmente buono da custodire, e per cui vi devo tanta gratitudine — che non si rimuovano per ora — noi le traslocheremo quando fia d’uopo.»Circa le vostre memorie — troppo onorevoli per i miei piccoli fatti — io lascio a voi libera disposizione; spero non tarderemo a rivederci, e sono intanto per la vita»Vostro»Firmato —G. Garibaldi.»La presente copia è conforme all’originale, col quale è stata collazionata.»L’Assessore municipale»Carli.»160.Il 3 giugno.161.Ecco il Rapporto del Delegato di polizia di Ravenna:«Governo pontificio.»Direzione generale di Polizia in Ravenna.»Rinvenimento d’ignoto cadavere.»Eccellenza Reverendissima,»Mi reco a premuroso dovere di rassegnare rapporto a Vostra Eccellenza Rev.masul rinvenimento d’ignoto cadavere.»Venerdì scorso, 10 corrente, da alcuni ragazzetti in certe larghe, di proprietà Guiccioli alle Mandriole in distanza di circa un miglio dal porto di Primaro, e di circa undici miglia da Comacchio, fu trovato sporgere da una motta di sabbia una mano umana. Presso la ricevuta notizia andette ieri la Curia in luogo, dove giunta fu osservata la detta mano e parte del corrispondente avambraccio che erano stati divorati da animali e dalla putrefazione. Fatta levare la sabbia che vi era per l’altezza di circa mezzo metro, fu scoperto il cadavere di una femmina, dell’altezza di un metro e due terzi circa, dell’apparente età di trenta a trentacinque anni, alquanto complessa; i capelli già staccati dalla cute, e sparsi fra la sabbia, erano di colore scuro, piuttosto lunghi, così detti alla puritana,»Fu osservato avere gli occhi sporgenti, e metà della lingua pure sporgente fra i denti, nonchè la trachea rotta ed un segno circolare al collo, segni non equivoci di sofferto strangolamento. Nè alcun’altra lesione fu osservata nella periferia del di lei corpo; fu veduto mancarle due denti molari nella mandibola superiore alla parte sinistra ed altro dente pur molare alla parte destra della mandibola inferiore. Sezionato il cadavere, fu trovato gravido di un feto di circa sei mesi. Era vestita di camicia di cambrick bianco, di sottana simile, di bournous egualmente di cambrick fondo paonazzo fiorato bianco, scalza nelle gambe e nei piedi, senza alcun ornamento alle dita, al collo, alle orecchie tuttochè forate. Li piedi mostravano d’essere di persona piuttosto civile e non di campagna, perchè non callosi nelle piante. La massa delle persone accorse dalle Mandriole di Primaro, di Sant’Alberto ed altri finitimi luoghi non seppero riconoscere il cadavere. Non si è potuto stabilire il colore della carnagione per essere il cadavere in putrefazione, nel qual caso non rappresenta il color naturale. Nè si credette trasportarlo in più pubblico luogo per la ricognizione, atteso il gran fetore, per cui fu subito sotterrato anche per riguardo della pubblica salute.»Tutto ciò conduce a credere che fosse il cadavere della moglie o donna che seguiva il Garibaldi, sì per le prevenzioni che si avevano del di lei sbarco da quelle parti, sì per lo stato di gravidanza. Fin qui è oscuro come sia giunta quella donna in quei siti, e come sia rimasta vittima. Si stanno però praticando le opportune indagini, delle quali sarà mia premura sottomettere all’E. V. Rev.maall’opportunità l’analogo risultato.»Intanto con perfetta stima e profondo rispetto ho l’onore di ripetermi»Di V. E. Rev.ma»Ravenna, 12 agosto 1849.»Dev.moservitore»A. Lovatelli,Delegato.»«Governo pontificio.»Direzione provinciale di Polizia in Ravenna.»All’Eccellenza Reverendissima»di Monsignor Commissario straordinario — Bologna.»Eccellenza Reverendissima,»In seguito al precedente mio rispettoso foglio del 12 corrente con egual numero,sottoponevaall’E. V. Rev.mache col mezzo delle indagini praticate dalla Polizia e con segreti confidenti da lei posti in giro, ho potuto venire nella chiara e precisa conoscenza dei fatti relativi al rinvenimento dell’ignoto cadavere di donna. Non vi ha in oggi più dubbio che il suddetto cadavere non sia della donna che seguiva Garibaldi.Fu dessa condotta moriente su di un biroccino da Garibaldi istesso alla casa colonica dei fratelli Ravaglia, fattori dei marchesi Guiccioli in una di lui proprietà alle Mandriole.La donna era invasa da febbre perniciosa, siccome espresse il medico Nannini di Sant’Alberto, che, trovatosi presente colà casualmente all’arrivo di essa, le tastò il polso. Asportata in una camera ed adagiata su di un letto, le fu apprestato il soccorso di un bicchiere d’acqua, ma non appena ne sorbì pochi sorsi cessò di vivere.»Eravi presente il Garibaldi, il quale si sfogò in atti di inconsolabile dolore per tale disgrazia e poco dopo si diede alla fuga, raccomandando a quella famiglia di dare onorata sepoltura al cadavere. Questi fatti avvenivano il 4 corrente verso sera alla presenza di più che venti persone, essendosi colà riuniti gl’inservienti di quella fattoria per essere pagati della mercede delle opere prestate nel corso della settimana.»Ho subito spedito nel luogo un impiegato di Polizia per procedere all’arresto dei fratelli Ravaglia, lo che è già stato eseguito; ed il Tribunale sta ora costruendo l’analogo incarto. Si vede fin d’ora che li suddetti coloni, compresi da timore di essere rimasti esposti a grave responsabilità per il ricovero dato momentaneamente a Garibaldi, e per la morte avvenuta in loro casa della di lui moglie, si appigliarono al partito di occultare l’avvenimento e quindi si indussero a sotterrare in campagna quel cadavere.»Sarà mio dovere informarla delle risultanze del processo; ed intanto con perfetta stima e profondo rispetto passo a confermarmi»Di V. E. Rev.ma»Ravenna, li 15 agosto 1849.»Umil.modev.moservitore»A. Lovatelli,Delegato.»VediIl Governo pontificio e lo Stato romano, ec., Documenti già citati.162.«L’errore a primo giudizio del professor Foschini fu causa che si credesse che il fattore Ravaglia fosse creduto autore di questo misfatto, in conseguenza di che venne assalito dal famoso Pelloni, dettoil Passatore, che infestava le Romagne, pretendendo dal Ravaglia i denari rubati a Garibaldi. Ciò fu la causa della morte di un fratello del fattore cagionatagli dalle percosse avute, ed il Ravaglia quasi strozzato, ebbe il cordino al collo, e finalmente lasciato dal Pelloni in uno stato deplorevole.» — (Nota delBonnet.)163.Non aggiungiamo nulla a quanto narrò Garibaldi stesso nelle sueMemorie. Vedi inElpis Melena, op. cit., vol. II.164.Solo adesso, già composte queste pagine, troviamo la notizia che Garibaldi non ebbe soltanto tre figli, come fu creduto fin’ora, ma quattro; cioè oltre a Menotti, Teresita e Ricciotti, anche Rosita, una bambina partoritagli da Anita nel 1842, e morta a Montevideo nei giorni in cui egli comandava la spedizione delSalto, nel 1846.Ciò si desume da questi frammenti manoscritti in lapis tutti di pugno di Garibaldi, che ebbi dalla cortesia del mio amico Basso:«Un giorno io era al Salto a cinquecento miglia al settentrione di Montevideo sul fiume Uruguay, confluente del Rio della Plata. La fortuna s’era compiaciuta di favorirmi in ogni mia operazione. Col mio piccolo contingente di dugento Legionari italiani, onore dell’armi italiane, e pochi cavalli — posso dire pochi, poichè erano sei soli i cavalli imbarcati al principio della spedizione — si erano operati prodigi, e mi trovavo alla testa d’una rispettabile colonna di fanteria, cinquecento cavalieri e circa duemila cavalli presi dal nemico. Il dipartimento del Salto tutto in nostro potere, e la Colonia militare in uno stato floridissimo.»Io dico Colonia militare, poichè essendo spopolato il paese e tutta la gente da noi liberata dai nemici, che l’avevano strappata a forza dalla città del Salto e condotta sulle sponde del Tapevi ed ove intieramente li sbaragliammo — dico dunque Colonia, perchè erimo noi obbligati di custodire l’unico prodotto del paese: il bestiame.»In quel giorno dunque io ero felice quanto lo può essere un soldato, cui ogni cosa di guerra va a gonfie vele. Quando giuntami una lettera dal generale Pacheco, allora ministro della guerra in Montevideo, laconicamente diceva:»Vostra figlia Rosita è morta! In ogni modo dovrete saperlo.— Dunque tu non sei padre! non lo fosti! e non lo sarai giammai! — Tale era e fu quell’uomo! — Perchè se padre, egli meglio avrebbe apprezzato l’amore per una figlia. Io ero stato l’amico di quell’uomo, e da quel momento la sua memoria mi faceva ribrezzo.»Lo avrei saputo, sì; e come non saperlo; io amavo tanto quella mia creatura; me ne sarei addolorato in qualunque modo — però mi sembrò sì villano il modo di colpirmi, che mi scosse sì dolorosamente, e che non ho potuto mai perdonargli.»Io avevo amato e stimato il Pacheco; quando Montevideo, scevro dell’animosità di parte, ricorderà con gratitudine gli uomini che faticarono alla gloriosa sua difesa di dieci anni, certo il generale Pacheco, col generale Paz, figureranno alla testa de’ suoi prodi difensori, e meriteranno un ricordo dalla nuova Troia.»L’uomo apprezza l’opera tua, e vorrebbe possibilmente fatta migliore dell’altrui. E la donna, poverina, che soffre tanto nell’opera sua? non ha essa il diritto di credere almeno d’aver partorito una bella, una buona cosa — nel bimbo o nella bimba — ch’ella diede alla luce! Tale era la mia povera Anita; e se dovessi raccontare tutte quante le doti ch’ella aveva trovato nella nostra Rosita, sarebbe cosa incredibile.»Comunque fosse, Rosita era una bellissima, una carissima bambina! Morì dai quattro ai cinque anni: l’intelligenza sua era precoce, ed ella si estinse nel grembo della madre, come si estingue agli occhi nostri, nell’Infinito, la luce del primogenito della Natura, gradatamente, dolcemente, affettuosissimamente. Morì senza lamentarsi, supplicando la madre che non si addolorasse! che si troverebbero presto, per nonpiù dividersi! — era un mondo di cose gentili!»Infine, io passerò per un visionario. Ma così sincere, così veridiche, così scolpite nel suo spirito, mi sembrarono le ultime parole della figlia alla madre raccontatemi dalla mia Anita, quando giunse al Salto (ove la chiamai per paura che mi diventasse pazza), ch’io risposi all’addolorata consorte. — Oh sì! noi rivedremo la nostra Rosita, l’anima nostra è immortale!... e questa vita di miserie non è che un episodio dell’immortalità! e divina scintilla, parte della fiamma infinita che anima l’Universo. — »165.Del matrimonio di Garibaldi con Anita si dubitò fino agli ultimi giorni; parecchi anzi, fondandosi sull’errore che Anita fosse già maritata, lo negavano addirittura. Il seguenteAtto matrimoniale, ottenuto da Montevideo mercè la squisita gentilezza del signor Ministro dell’Uruguay, P. Antonini y Diez, tronca ogni dubbio e chiude la controversia:«(Hay très sellos) 031318.»Martin Perez, Cura Rector de la Parroquia en San Francisco de Asis en Montevideo,»Certifico: que en el Libro primero de matrimonios de esta Parroquia al folio diez y nueve vuelto, se lee la partida que trascribo: «En veinte y seis de marzo di mil ocho cientos cuarenta y dos: Don Zenon Aspiazú, mi lugar Teniente Cura de esta Parroquia de San Francisco de Asis en Montevideo, autorizó el matrimonio que in facie Ecclesiæ contrajó por palabras de presente Don José Garibaldi, natural de Italia, hijo legitimo de Don Domingo Garibaldi y de Doña Rosa Raimunda; con Doña Ana Maria de Jesus, natural de la Laguna en el Brasil, hija legitima de Don Benito Riveiro de Silva y de Doña Maria Antonia de Jesus, habiendo el Señor Provisor y Vicario General dispensado dos conciliares proclamas y practicado lo demas que previene el derecho: no recibieron las benediciones nupciales por ser tiempo que la Iglesia no las imparte. Fueron testigos de su otorgamiento Don Pablo Semidei y Doña Feliciana Garcia Villagran: lo que por verdad firmo yo el Cura Rector — Lorenzo A. Fernandez.»»Concuerda con el originai y á solicitud de parte interesada expide el presente en Montevideo á veinte y siete de Enero de mil ocho cientos ochenta y uno.»Martin Perez.»Buono per la legalizzazione della firma sovraposta del signor Martin Perez, parroco della Matriz a noi ben cognita.»Montevideo, 8 febbraio 1881.»Il Vice-Console»Perrod.»(L. S.)166.Amigoè quasi un intercalare nel discorso domestico di Garibaldi; ricordo della lingua spagnuola. L’aneddoto l’avemmo dal generale Sacchi, che fu anche, se la memoria non ci fallisce, colui che interrogò Garibaldi.167.Felice Orrigoni di Varese, patriotta, soldato, marinaio, milite negli ultimi anni della Legione italiana, combattente a Roma nel 1849 ed in Valtellina; partito per la Sicilia colla spedizione Medici; capitano di corvetta del Dittatore; simpatica e onesta figura di patriotta.168.Poche e sommarie rispetto alla materia e al desiderio nostro, ma pure inedite in gran parte e crediamo tutte nuove e interessanti. Le togliemmo parte da altre lettere delBonnet, parte dall’opuscolo:Da Prato a Porto Venere, ossiaUn episodio della vita del generale Giuseppe Garibaldi, narrato al Popolo dal dottorRicciardo Ricciardi. Grosseto, 1873.169.Parlamento subalpino. Tornata 10 settembre 1849.170.Commemorazione di A. La Marmora, pag. 25. Firenze, G. Barbèra, edit., 1879.171.Garibaldi accettò la pensione per la madre e la rifiutò per sè. NelleLettere ad Antonio Panizzi(G. Barbèra, edit., 1880) se ne legge una di Massimo D’Azeglio del 25 luglio 1864, la quale dice: «Io ho sempre amato ed ammirato Garibaldi. Quando fu rotto a Cesenatico, trattavo la pace coll’Austria e incaricai i Plenipotenziari di salvarlo potendo. Poi gli feci dare una pensioneche accettò per la madre e rifiutò per sè.» (Pag. 479.) Ora come mai il La Marmora dimenticò questo particolare, che il D’Azeglio, allora Presidente del Consiglio de’ Ministri, così bene ricorda?172.Alfred de Reumont,Appunti alla Storia d’Italia, pag. 205. Berlino, 1855.173.Dai frammenti di manoscritti datimi da G. Basso.174.Tutte queste notizie intorno ai viaggi di Garibaldi dall’America alla Cina e di là in Italia, le raccogliemmo da una lunga lettera di Giovanni Basso, uno de’ marinai dellaCarmene delCommonwealth; e d’allora in poi amico, segretario, soldato, intimo per trent’anni di Garibaldi.175.In una specie diBilancioscritto tutto di suo pugno da Garibaldi, troviamo, che dall’America potè riscuotere 25,000 lire e che 35,000 le ereditò dal fratello Felice. Udimmo noi stessi dire più volte, che quando comperò la Caprera poteva avere di suo circa 60,000 lire.Alludono poi così alla morte del fratello, come a’ suoi viaggi a Nizza ed a Genova, le seguenti due lettere a quel Felice Orrigoni che accompagnò Anita Garibaldi da Nizza a Roma:«Nizza, 31 ottobre 1855.»Caro Orrigoni,»Ho inteso con piacere il tuo felice ritorno e mi rincresce della perdita dell’aspettato vapore. T’invio un ordine per il signor Mangiapan acciò ti rimetta l’incarico del Salvatore, e ti prego di liquidare in luogo mio la differenza insorta tra il suddetto e l’equipaggio.»Io non potrò recarmi a Genova sennonchè tra alcuni giorni, avendo qui mio fratello moribondo, che non posso lasciare.»TuoG. Garibaldi.»«Nizza, 29 novembre 1855.»Caro Orrigoni,»Ho la tua del 27: sono contento della vertenza Mangiapan ed equipaggio. Partirò per Genova lunedì, benchè sono persuaso che ilSalvatorenon abbisogna di me essendo tu a bordo. — Comunque sia, se fa mestieri starò in Genova; ma se si dovesse rimanere lungo tempo nell’ozio, penso di far una passeggiata in Sardegna a veder come stanno le beccaccie.»TuoG. Garibaldi.»Antonio Riva o Cenni sanno dove trovar specchi.»176.Lo riferisce in una sua lettera al marchese Pallavicino lo stesso Foresti. — VediDaniele Manin e Giorgio Pallavicino: Epistolario politico 1855-1857, con note e documenti diB. E. Maineri, pag. 163. Milano, tip. edit. Bertolotti, 1878.177.Ciò risulta manifestamente da questa lettera del Cosenz a Giorgio Pallavicino inserita nel dettoEpistolario, pag. 400:«Torino, 11 giugno 1856.»Pregiatissimo Signore,»Ecco quanto mi viene assicurato da fonte sicura e da varii altri canali, cioè che la partemeridionaleè disposta a muoversi, qualora non fosse affatto deficiente d’armi. Certo, non fuvvi mai opportunità migliore di questa, essendovi l’approvazione di tutti i patriotti italiani, a qualsiasi partito politico essi appartengano. Qualora poi si potessero introdurre armi, e, ciò ch’è meglio, un poderoso numero d’armati, non è a dubitarsi che il paese tosto non insorga. Dal di fuori non si potrebbe iniziare un movimento di qualche importanza senza l’appoggio di una Potenza. Or ci si fa credere che l’Inghilterra lascierebbe fare, facendosi cautamente; ed anzi permetterebbe che la Legione anglo-italiana venisse imbarcata; su che vennero di già iniziate le necessarie pratiche. Per poter meglio ciò eseguire, vi abbisognerebbero due vapori; e siccome ne vennero proposti due, ed a buon prezzo, così ci fa mestieri, prima d’inoltrarci nelle pratiche, sapere se in tempo utile avremmo disponibile una certa somma. Garibaldi sarebbe fra i caldi promotori di questa impresa; ha già visitati i vapori, e li ha trovati adatti allo scopo. Egli si ripromette molto nella riuscita, se le cose saranno realmente nelle condizioni suindicate. Io poi vi posso assicurare che tutti quelli che hanno a cuore il nostro paese, non mancheranno di prendere parte a simile fatto. Oggi non è mestieri parlare di programma politico, che è nel cuore di tutti, ed è l’indipendenza e l’unificazione della patria nostra.»178.Giorgio Pallavicino a Daniele Manin (op. cit., pag. 197):«Intanto si lusinga il bravo Garibaldi per corbellarlo in appresso. Mi duole all’anima di quel valentuomo, il quale presta fede alle parole di Camillo Cavour. Senza un cambiamento di Ministero in Piemonte, l’Italia non si farà in eterno: abbilo per vangelo.»E altrove, 23 settembre 1856 (pag. 204):«L’Italia in questo momento non ha peggior nemico del Cavour.»179.Daniele Manin, ec., op. cit., pag. 172.180.Daniele Manin, ec., op. cit., pag. 533.181.Daniele Manin, ec., op. cit., pag. 312.182.Garibaldi era stato chiamato per mezzo di Giuseppe La Farina coll’intesa che fosse a Torino per la fine di novembre; ma poi avendo il conte di Cavour scritto al La Farina che il Generale poteva aspettare a venire fino alla fine di dicembre, questi non arrivò a Torino che il 20; e il 22 era già di ritorno a Caprera.Così i particolari di questo viaggio, come i documenti riguardanti il complotto dei Ducati, di cui si parla più sotto, si ritraggono dall’EpistolariodiGiuseppe La Farina, vol. II, pag. 82, 83, 84, 91, 92, 97, 98, 99, 110 e 124. Nell’Epistolariostesso si leggono parecchie lettere di Garibaldi non prive d’interesse; due delle quali non possiamo astenerci dal riprodurre:«A Giuseppe La Farina — Torino.»Genova, 22 dicembre 1858.»Carissimo amico,»Parto oggi alle 9, ed in caso che le circostanze ci precipitino all’azione (ciò che non sarebbe impossibile), mandatemi un vapore. Chiunque de’ possidenti vapori in Genova può dare un vapore per l’oggetto, in caso non si potesse mandare un vapore da guerra.»Gli elementi rivoluzionari tutti sono con noi; è bene che Cavour se ne persuada, in caso non lo fosse pienamente, e che vi sia fiducia illimitata. Credo pure necessario che il Re sia alla testa dell’esercito, e lasciar dire quei che lo trattano d’incapacità. Ciò farà tacere le gelosie e le ciarle, che disgraziatamente fanno uno degli attributi di noi Italiani. Egli conosce oggi di chi si deve attorniare. La dittatura militare è nel convincimento di tutti: dunque, per Dio! che sia senza limite. Io ho raccomandato in Lombardia, in Toscana:Non movimenti intempestivi a qualunque costo. La venuta delle leve nello Stato nostro, e quella degli studenti di Pavia, è un fatto che voi potrete ingigantire a vostro piacimento. Io ho raccomandato che ve ne avvertino.»Vi prego tanto di scusarmi su quanto vi ho detto. Io non ho certamente la pretensione di consigliarvi, ma di dirvi francamente la mia opinione.»Addio, comandate»il vostro»G. Garibaldi.»«A Giuseppe La Farina — Torino.»Caprera, 30 gennaio 1859.»Carissimo amico,»Avevo già risposto alle antecedenti vostre, quando mi giunse l’ultima del 23. Io sono contentissimo del buon andamento delle nostre cose, e non aspetto che un cenno vostro per partire. B.[183]credo che finirà per venire con me, ad onta d’aver ancora certe mazzinerie; in caso contrario, noi faremo pure senza. Circa alle suggestioni che potrebbero venirmi da quei di Londra, state pur tranquillo. Io sono corroborato nello spirito del sacro programma che ci siam proposti, da non temere crollo, e non retrocedere nè davanti ad uomini, nè davanti a considerazioni. Io non voglio dar consigli al Conte, nè a voi, perchè non ne abbisognate; ma colla parola vostra potente sorreggetelo e spingetelo sulla via santissima prefissa. Italia è ricca d’uomini e di danari. Egli può tutto; che faccia tutto, e qualche cosa di più ancora. I nostri nemici ed i suoi più ancora lo rimprovereranno di non aver fatto, che d’aver mal fatto. Che l’organizzazione de’ Corpi Bersaglieri già menzionati sia su scala spaventosa: noi non avremo mai fatto troppo; ed io bacierò piangendo la mano che ci solleva dall’avvilimento e dalla miseria. Scrivo al Presidente nostro pure.[184]»Sono per la vita»vostro»G. Garibaldi.»183.Allude certamente al dottore Agostino Bertani.184.Cioè al Pallavicino, presidente della Società nazionale.185.IlDirittodel 3 marzo 1859 diceva: «Il generale Garibaldi è giunto a Torino;» vi doveva dunque essere arrivato fino dal giorno antecedente.186.L’ordine del Cialdini suonava così: «Gli Austriaci avanzano per la sinistra del Po dopo di aver passato la Sesia a Caresana; giungeranno presto innanzi alla mia testa di ponte; non intendo di dare ordini, ma sarei lieto se la vedessi giungere colla sua colonna dei Cacciatori delle Alpi; la consiglio a sbrigarsi, perchè il nemico persiste nel voler gettare un ponte a Frassineto, e allora sarebbe quasi impossibile entrare in Casale.» —I Cacciatori delle Alpi, ec., diFrancesco Carrano, pag. 194-195.187.Francesco Carrano, op. cit., pag. 206.188.Lo riproduciamo come documento storico e psicologico insieme. Poche volte lo stile fu più esattamente l’uomo.«Lombardi, voi siete chiamati a nuova vita, e dovete rispondere alla chiamata, come risposero i padri vostri in Pontida e in Legnano. Il nemico è lo stesso, atroce, assassino, depredatore. I fratelli vostri d’ogni provincia hanno giurato di vincere o morire con noi. Le ingiurie, gli oltraggi, le servitù di venti passate generazioni noi dobbiamo vendicare e lasciare a’ nostri figli un patrimonio non contaminato dal puzzo del dominatore soldato straniero. Vittorio Emanuele, che la volontà nazionale ha eletto a nostro duce supremo, mi spinge tra di voi per ordinarvi alle patrie battaglie. Io sono commosso della sacra missione affidatami, e superbo di comandarvi. All’armi dunque! Il servaggio deve cessare, e chi è capace d’impugnare un’arma, e non l’impugna, è un traditore. L’Italia con i suoi figli unita e purgata dalla dominazione straniera, ripiglierà il posto che la Provvidenza le assegnò tra le nazioni.» —Carrano, op. cit., pag. 249-50.

145.Una volta appunto che alcune gentildonne romane erano in visita da lui, una bomba schianta la tenda e seppellisce sotto un monte di terra, gentildonne, Garibaldi e tutto. Un’altra, trovandosi nella batteria del Pino l’Hoffstetter, il Ghilardi e l’Avezzana, un’altra bomba cade tanto vicina al gruppo, che tutti si gettano a terra, e Garibaldi che non s’era mosso dice all’Hoffstetter: «Grazie che vi siete gettato sopra di me;» e se volessimo noverare le volte in cui Garibaldi ebbe la persona coperta dalla polvere e avvolta dai frammenti delle granate nemiche, non finiremmo più.

145.Una volta appunto che alcune gentildonne romane erano in visita da lui, una bomba schianta la tenda e seppellisce sotto un monte di terra, gentildonne, Garibaldi e tutto. Un’altra, trovandosi nella batteria del Pino l’Hoffstetter, il Ghilardi e l’Avezzana, un’altra bomba cade tanto vicina al gruppo, che tutti si gettano a terra, e Garibaldi che non s’era mosso dice all’Hoffstetter: «Grazie che vi siete gettato sopra di me;» e se volessimo noverare le volte in cui Garibaldi ebbe la persona coperta dalla polvere e avvolta dai frammenti delle granate nemiche, non finiremmo più.

146.Il capitano Casini fu portato all’ambulanza di Villa Pamfili col cranio aperto da dieci colpi di sciabola, la coscia forata da dieci baionettate e il braccio frantumato.

146.Il capitano Casini fu portato all’ambulanza di Villa Pamfili col cranio aperto da dieci colpi di sciabola, la coscia forata da dieci baionettate e il braccio frantumato.

147.Tutti raccontano questo discorso in modo diverso.

147.Tutti raccontano questo discorso in modo diverso.

148.Il testo preciso del discorso non fu fino ad ora stampato da alcuno, perchè assai probabilmente non fu da alcuno raccolto. Però ogni biografo se l’è confezionato a suo gusto, senz’altro torto, a dir vero, che di non averlo confessato. Il Vecchi, per esempio, gli mette sulle labbra un lungo discorso alla Tito Livio; il Farini lo fa cruscheggiare; il Mario gli fa scrivere un proclama immortale, che non scrisse mai, e così di seguito ognuno secondo la sua rettorica e il suo capriccio. La sola frase nella quale tutti convengono, e che è viva nella tradizione garibaldina, è: «Vi offro fame, sete, marcie, battaglie e morte,» e questa l’ho serbata fedelmente. Il resto è uno stillato delle varie lezioni fatte da me, giusta il criterio della maggiore verosimiglianza e dello stile dell’uomo.

148.Il testo preciso del discorso non fu fino ad ora stampato da alcuno, perchè assai probabilmente non fu da alcuno raccolto. Però ogni biografo se l’è confezionato a suo gusto, senz’altro torto, a dir vero, che di non averlo confessato. Il Vecchi, per esempio, gli mette sulle labbra un lungo discorso alla Tito Livio; il Farini lo fa cruscheggiare; il Mario gli fa scrivere un proclama immortale, che non scrisse mai, e così di seguito ognuno secondo la sua rettorica e il suo capriccio. La sola frase nella quale tutti convengono, e che è viva nella tradizione garibaldina, è: «Vi offro fame, sete, marcie, battaglie e morte,» e questa l’ho serbata fedelmente. Il resto è uno stillato delle varie lezioni fatte da me, giusta il criterio della maggiore verosimiglianza e dello stile dell’uomo.

149.Tutti parlano di quattromila uomini; l’Hoffstetter, che era con essi, di duemilacinquecento fanti e quattrocento cavalli. — Così ilSacchinelleMemoriemanoscritte, e ci atteniamo a questa cifra.

149.Tutti parlano di quattromila uomini; l’Hoffstetter, che era con essi, di duemilacinquecento fanti e quattrocento cavalli. — Così ilSacchinelleMemoriemanoscritte, e ci atteniamo a questa cifra.

150.Per tutto ciò che riguarda la ritirata da Roma a San Marino abbiamo seguíto il libro già ricordato (Garibaldi in Rom, Tagebuch aus Italien, 1849, vonGustav von Hoffstetter, damaligem Major in romischen Diensten. Zürich, 1860), il solo fra molti che ci sia apparso, quanto all’itinerario, specialmente ordinato e preciso; e che sia stato trovato tale anche dal generale Sacchi e dal colonnello Cenni, che furono compagni di Garibaldi in quel periodo.

150.Per tutto ciò che riguarda la ritirata da Roma a San Marino abbiamo seguíto il libro già ricordato (Garibaldi in Rom, Tagebuch aus Italien, 1849, vonGustav von Hoffstetter, damaligem Major in romischen Diensten. Zürich, 1860), il solo fra molti che ci sia apparso, quanto all’itinerario, specialmente ordinato e preciso; e che sia stato trovato tale anche dal generale Sacchi e dal colonnello Cenni, che furono compagni di Garibaldi in quel periodo.

151.Quanta fosse la incertezza dei Generali austriaci sulle mosse di Garibaldi, ne sia di testimonio questa lettera del D’Aspre all’Oudinot:«Firenze, 13 luglio 1849.»Signor Generale,»In riscontro alla lettera che mi avete fatto l’onore d’indirizzarmi, mi affretto di comunicarvi che il mio capo di Stato Maggiore ed il signor capitano Falopp han chiesto di comune accordo i siti da occuparsi dai due eserciti rispettivi, ed aggiungo qui un estratto. Suppongo che questa linea avrà la vostra approvazione, e non dubito affatto che in seguito c’intenderemo con la medesima facilità.»I miei rapporti degli 11, da Perugia, pongono Garibaldi a Todi con seimila uomini, trecento cavalli e tre pezzi d’artiglieria. Le mie truppe occupando Perugia avrebbero potuto avere di già uno scontro.»Siccome il partigiano o brigante Forbes si è unito a Garibaldi, riesce difficile valutarne con precisione le forze; le proprie lo abbandonano, altre bande gli giungono in rinforzo, e l’Italia centrale non sarà pacificata prima che i partigiani non siano intieramente dispersi, presi o almeno allontanati da questo continente.»Ho dato su tal proposito degli ordini alle truppe che sono scalonate da qui a Foligno; si trovano nel momento a Perugia quattro battaglioni, uno squadrone e mezzo e sei pezzi d’artiglieria, ed a Foligno due battaglioni e mezzo squadrone, da riunirsi in caso di bisogno.»Se lo scontro avesse avuto luogo, avrebbe dovuto anche in questo momento esser deciso; credo piuttosto che il progetto annunziato da Garibaldi di penetrare in Toscana era un’astuzia di guerra, e che si getterà piuttosto negli Abruzzi, o cercherà di guadagnar l’Adriatico tra Spoleto, Norcia e Ascoli; quest’ultima città è occupata da un distaccamento austriaco appartenente alla guarnigione d’Ancona.»Permettetemi, Generale, di felicitarvi riguardo al fatto d’armi da voi gloriosamente condotto a termine, nonostante le difficoltà di ogni sorta che vi si opponevano. Assai sensibile a tutto quel che mi dite di obbligante, spero che le nostre attuali relazioni mi porranno nel caso di verbalmente indirizzarvi le espressioni della mia alta considerazione.»D’Aspre.»Al signor generale Oudinot, comandante, ec.»Torre, op. cit., vol. II, pag. 308-309.In altra poi del 31 luglio dello stesso allo stesso, il generale D’Aspre supponeva a Garibaldi l’intenzione di imbarcarsi a Santo Stefano sulle coste della Maremma toscana.

151.Quanta fosse la incertezza dei Generali austriaci sulle mosse di Garibaldi, ne sia di testimonio questa lettera del D’Aspre all’Oudinot:

«Firenze, 13 luglio 1849.

»Signor Generale,

»In riscontro alla lettera che mi avete fatto l’onore d’indirizzarmi, mi affretto di comunicarvi che il mio capo di Stato Maggiore ed il signor capitano Falopp han chiesto di comune accordo i siti da occuparsi dai due eserciti rispettivi, ed aggiungo qui un estratto. Suppongo che questa linea avrà la vostra approvazione, e non dubito affatto che in seguito c’intenderemo con la medesima facilità.

»I miei rapporti degli 11, da Perugia, pongono Garibaldi a Todi con seimila uomini, trecento cavalli e tre pezzi d’artiglieria. Le mie truppe occupando Perugia avrebbero potuto avere di già uno scontro.

»Siccome il partigiano o brigante Forbes si è unito a Garibaldi, riesce difficile valutarne con precisione le forze; le proprie lo abbandonano, altre bande gli giungono in rinforzo, e l’Italia centrale non sarà pacificata prima che i partigiani non siano intieramente dispersi, presi o almeno allontanati da questo continente.

»Ho dato su tal proposito degli ordini alle truppe che sono scalonate da qui a Foligno; si trovano nel momento a Perugia quattro battaglioni, uno squadrone e mezzo e sei pezzi d’artiglieria, ed a Foligno due battaglioni e mezzo squadrone, da riunirsi in caso di bisogno.

»Se lo scontro avesse avuto luogo, avrebbe dovuto anche in questo momento esser deciso; credo piuttosto che il progetto annunziato da Garibaldi di penetrare in Toscana era un’astuzia di guerra, e che si getterà piuttosto negli Abruzzi, o cercherà di guadagnar l’Adriatico tra Spoleto, Norcia e Ascoli; quest’ultima città è occupata da un distaccamento austriaco appartenente alla guarnigione d’Ancona.

»Permettetemi, Generale, di felicitarvi riguardo al fatto d’armi da voi gloriosamente condotto a termine, nonostante le difficoltà di ogni sorta che vi si opponevano. Assai sensibile a tutto quel che mi dite di obbligante, spero che le nostre attuali relazioni mi porranno nel caso di verbalmente indirizzarvi le espressioni della mia alta considerazione.

»D’Aspre.

»Al signor generale Oudinot, comandante, ec.»

Torre, op. cit., vol. II, pag. 308-309.

In altra poi del 31 luglio dello stesso allo stesso, il generale D’Aspre supponeva a Garibaldi l’intenzione di imbarcarsi a Santo Stefano sulle coste della Maremma toscana.

152.Alludeva a questo combattimento il Rapporto del Console generale pontificio qui trascritto:«Livorno, dal Consolato generale pontificio,li 21 luglio 1849.»A Monsignore Bedini,Commissario straordinario pontificio — Bologna.»Garibaldi. — Scontro colla truppa toscana a Chiusi.»Eccellenza Reverendissima,»Porto a cognizione dell’Eccellenza Vostra Rev.maessere stato assicurato che Garibaldi co’ suoi abbia avuto il 18 corrente, a Chiusi nel Granducato, uno scontro colla truppa toscana, la quale soffrì la perdita del maggiore Bartolena, di due ufficiali e di alcuni soldati. Sembra che in quel paese facesse degli ostaggi di persone ragguardevoli, imponendo loro contribuzioni pecuniarie, conducendoli seco a Montepulciano, dove dicesi sia rinchiuso con viveri e munizioni. Molti volontari dei paesi a quello circonvicini si sono armati, e colla truppa toscana ed austriaca lo hanno circondato.»Questa mane, alle ore otto, è qui giunto col treno della strada ferrata da Firenze un battaglione di truppa austriaca che recasi a Porto Santo Stefano.»Il comandante di questa Marina militare ha ordinato che sia messo in perfetto ordine il regioBarco, il quale, condotto da un ufficiale, si dirigerà a Viareggio, onde ivi ricevere S. A. R. I. il Granduca di Toscana tosto che vi giungerà.»E pieno della più alta stima e considerazione passo all’onore di ossequiamente rassegnarmi»Dell’Eccellenza Vostra Rev.ma»Umil. dev. obbl. serv.»Il Console generale pontificio»Pio march.Romagnoli.»VediIl Governo pontificio e lo Stato romano: Documenti preceduti da una Esposizione storica, e raccolti per Decreto del Governo delle Romagne dal cav.Achille Gennarelli,avvocato nella Sacra Rota, già Residente di Collegio della Pontificia Accademia Archeologica, ec. ec. — Parte prima, pag.CXV, 246.

152.Alludeva a questo combattimento il Rapporto del Console generale pontificio qui trascritto:

«Livorno, dal Consolato generale pontificio,li 21 luglio 1849.

»A Monsignore Bedini,Commissario straordinario pontificio — Bologna.

»Garibaldi. — Scontro colla truppa toscana a Chiusi.

»Eccellenza Reverendissima,

»Porto a cognizione dell’Eccellenza Vostra Rev.maessere stato assicurato che Garibaldi co’ suoi abbia avuto il 18 corrente, a Chiusi nel Granducato, uno scontro colla truppa toscana, la quale soffrì la perdita del maggiore Bartolena, di due ufficiali e di alcuni soldati. Sembra che in quel paese facesse degli ostaggi di persone ragguardevoli, imponendo loro contribuzioni pecuniarie, conducendoli seco a Montepulciano, dove dicesi sia rinchiuso con viveri e munizioni. Molti volontari dei paesi a quello circonvicini si sono armati, e colla truppa toscana ed austriaca lo hanno circondato.

»Questa mane, alle ore otto, è qui giunto col treno della strada ferrata da Firenze un battaglione di truppa austriaca che recasi a Porto Santo Stefano.

»Il comandante di questa Marina militare ha ordinato che sia messo in perfetto ordine il regioBarco, il quale, condotto da un ufficiale, si dirigerà a Viareggio, onde ivi ricevere S. A. R. I. il Granduca di Toscana tosto che vi giungerà.

»E pieno della più alta stima e considerazione passo all’onore di ossequiamente rassegnarmi

»Dell’Eccellenza Vostra Rev.ma

»Umil. dev. obbl. serv.»Il Console generale pontificio»Pio march.Romagnoli.»

VediIl Governo pontificio e lo Stato romano: Documenti preceduti da una Esposizione storica, e raccolti per Decreto del Governo delle Romagne dal cav.Achille Gennarelli,avvocato nella Sacra Rota, già Residente di Collegio della Pontificia Accademia Archeologica, ec. ec. — Parte prima, pag.CXV, 246.

153.Il signorCarlo Corsi, ora colonnello di Stato Maggiore, che viaggiava in quell’anno per que’ paesi e si trovò più volte avviluppato tra le colonne austriache, narra ne’ suoiVenticinque anni in Italia(vol. I, pag. 193-194) parecchi aneddoti di quella campagna non privi d’interesse, e taluno de’ quali, come il seguente, può far prova del gran d’affare che il famoso guerrillero dava ai suoi persecutori e dell’alto concetto in cui essi lo tenevano.Ad un tratto giunge l’avviso che una colonna d’Austriaci scende dalla montagna. Ed eccone la vanguardia, e non molto dopo il resto. È un battaglione del reggimento Baumgarten con un drappello d’Ussari. Lo comanda un colonnello. Entrano nel paese, pongono le guardie, mandano pattuglie. Erano così trafelati e stanchi che a fatica si reggevano in piedi, da far pietà. Maledicevano a quei paesi, a Garibaldi e a chi teneva per lui. Un capitano, che proprio non ne poteva più, diceva in pretto italiano: — Questo diavolo ci condurrà così a spasso fino all’inferno, o in Africa per lo meno. È un altro Abd-el-Kader costui! — Ma pure li ufficiali erano compresi anch’essi d’ammirazione per quell’ardito, lo giudicavano unpartigianodi gran vaglia, nè si curavano gran fatto di metterlo alle strette, anzi desideravano che gli rimanesse aperto qualche modo di scampo, purchè quella maledetta caccia per monti e valli finisse.»

153.Il signorCarlo Corsi, ora colonnello di Stato Maggiore, che viaggiava in quell’anno per que’ paesi e si trovò più volte avviluppato tra le colonne austriache, narra ne’ suoiVenticinque anni in Italia(vol. I, pag. 193-194) parecchi aneddoti di quella campagna non privi d’interesse, e taluno de’ quali, come il seguente, può far prova del gran d’affare che il famoso guerrillero dava ai suoi persecutori e dell’alto concetto in cui essi lo tenevano.

Ad un tratto giunge l’avviso che una colonna d’Austriaci scende dalla montagna. Ed eccone la vanguardia, e non molto dopo il resto. È un battaglione del reggimento Baumgarten con un drappello d’Ussari. Lo comanda un colonnello. Entrano nel paese, pongono le guardie, mandano pattuglie. Erano così trafelati e stanchi che a fatica si reggevano in piedi, da far pietà. Maledicevano a quei paesi, a Garibaldi e a chi teneva per lui. Un capitano, che proprio non ne poteva più, diceva in pretto italiano: — Questo diavolo ci condurrà così a spasso fino all’inferno, o in Africa per lo meno. È un altro Abd-el-Kader costui! — Ma pure li ufficiali erano compresi anch’essi d’ammirazione per quell’ardito, lo giudicavano unpartigianodi gran vaglia, nè si curavano gran fatto di metterlo alle strette, anzi desideravano che gli rimanesse aperto qualche modo di scampo, purchè quella maledetta caccia per monti e valli finisse.»

154.Op. cit., pag. 413.

154.Op. cit., pag. 413.

155.L’Hoffstetterhadie Trossknechte(op. cit., pag. 413), e la traduzione insaccardiè giusta. Soltanto la vocesaccardi, nel senso di Custodi o Conduttori delle bagaglie, è fuori d’uso e nell’esercito principalmente non si capirebbe. Per usar la voce tecnica nostra bisognerebbe direConduttori del Treno.

155.L’Hoffstetterhadie Trossknechte(op. cit., pag. 413), e la traduzione insaccardiè giusta. Soltanto la vocesaccardi, nel senso di Custodi o Conduttori delle bagaglie, è fuori d’uso e nell’esercito principalmente non si capirebbe. Per usar la voce tecnica nostra bisognerebbe direConduttori del Treno.

156.VediLe Bande garibaldine a San Marino. Racconto storico del capitanoOreste Brizzi, cavaliere di varii Ordini civili e militari, decorato di varie RR. medaglie d’onore cittadino, uffiziale dei Granatieri e consultore militare della Repubblica di San Marino, membro di molte illustri Accademie italiane e straniere, ec. Arezzo, 1850.

156.VediLe Bande garibaldine a San Marino. Racconto storico del capitanoOreste Brizzi, cavaliere di varii Ordini civili e militari, decorato di varie RR. medaglie d’onore cittadino, uffiziale dei Granatieri e consultore militare della Repubblica di San Marino, membro di molte illustri Accademie italiane e straniere, ec. Arezzo, 1850.

157.Leggasi per questi particolari il seguente Rapporto del Commissariato di sanità in Cesenatico:«Commissariato di Sanità di Cesenatico.»Eccellenza,»Ieri a sera alle ore 10 pomeridiane circa giunse in questo paese Garibaldi, assieme al suo Stato Maggiore e varii altri suoi satelliti, i quali in tutti potevano contare il numero di circa duecentocinquanta, e dopo aver fatto prigionieri sette soldati tedeschi che qui stanziavano, non che due ufficiali provenienti da Ravenna e Cervia diretti per Rimini a quel Comando, facevano pure prigionieri il brigadiere dei Carabinieri e due di linea sussidiarii alla brigata dei Carabinieri.»Requisì poi con la forza, minacciando della vita a chi non si prestava, tredici legni pescatori chiozzotti, ove poscia si sono imbarcati questa notte, e questa mattina alle ore 6 antimeridiane hanno salpato dal porto prendendo la direzione di greco o levante, avendo però tenuti seco tanto i militari austriaci, compreso i due uffiziali, come pure la frazione dei Carabinieri. Che per quante raccomandazioni si sono potute fare, non si è potuto ottenere, da questi barbari, la grazia di essere liberi questi poveri infelici.»Per sollecitare poi la evasione hanno preso a tutta forza varii marinai da diversi bordi che avevano approdato al porto ieri a sera in causa di mare burrascoso, restando così varii legni senza l’intero suo equipaggio.»Tanto mi credevo subordinare all’Eccellenza Vostra, per via straordinaria, mentre con profondo ossequio e rispetto ho l’alto onore di segnarmi»Dell’Eccellenza Vostra»Cesenatico, li 2 agosto 1849.»Umil.modev.moobbl.moservo»Clemente Cavalchi,comandante.»VediIl Governo pontificio e lo Stato romano: Documenti, ec. ec.Parte prima, pag.CXV, 246.

157.Leggasi per questi particolari il seguente Rapporto del Commissariato di sanità in Cesenatico:

«Commissariato di Sanità di Cesenatico.

»Eccellenza,

»Ieri a sera alle ore 10 pomeridiane circa giunse in questo paese Garibaldi, assieme al suo Stato Maggiore e varii altri suoi satelliti, i quali in tutti potevano contare il numero di circa duecentocinquanta, e dopo aver fatto prigionieri sette soldati tedeschi che qui stanziavano, non che due ufficiali provenienti da Ravenna e Cervia diretti per Rimini a quel Comando, facevano pure prigionieri il brigadiere dei Carabinieri e due di linea sussidiarii alla brigata dei Carabinieri.

»Requisì poi con la forza, minacciando della vita a chi non si prestava, tredici legni pescatori chiozzotti, ove poscia si sono imbarcati questa notte, e questa mattina alle ore 6 antimeridiane hanno salpato dal porto prendendo la direzione di greco o levante, avendo però tenuti seco tanto i militari austriaci, compreso i due uffiziali, come pure la frazione dei Carabinieri. Che per quante raccomandazioni si sono potute fare, non si è potuto ottenere, da questi barbari, la grazia di essere liberi questi poveri infelici.

»Per sollecitare poi la evasione hanno preso a tutta forza varii marinai da diversi bordi che avevano approdato al porto ieri a sera in causa di mare burrascoso, restando così varii legni senza l’intero suo equipaggio.

»Tanto mi credevo subordinare all’Eccellenza Vostra, per via straordinaria, mentre con profondo ossequio e rispetto ho l’alto onore di segnarmi

»Dell’Eccellenza Vostra

»Cesenatico, li 2 agosto 1849.

»Umil.modev.moobbl.moservo»Clemente Cavalchi,comandante.»

VediIl Governo pontificio e lo Stato romano: Documenti, ec. ec.Parte prima, pag.CXV, 246.

158.Citato nel libro diP. C. Boggio,Da Montevideo a Palermo, Vita di G. Garibaldi, pag. 17.

158.Citato nel libro diP. C. Boggio,Da Montevideo a Palermo, Vita di G. Garibaldi, pag. 17.

159.Ed è dalleMemoriemanoscritte delBonnet, di cui egli volle esserci generoso, che noi togliamo tutto il racconto della fuga di Garibaldi traverso le valli di Comacchio, della morte d’Anita e del di lui miracoloso salvamento. E poichè è il salvatore stesso che parla, teniamo per errata od incompiuta ogni altra narrazione.Della generosa parte avuta dal Bonnet in quel tragico episodio, fanno testimonianza i due seguenti documenti:(Municipio di Comacchio, Nº 553.)«Comacchio, li 6 febbraio 1869.»Regno d’Italia.»Provincia di Ferrara. — Città di Comacchio.»Dichiara il sottoscritto che il signor colonnello Nino Bonnet nel 1849, quando il generale Garibaldi, inseguíto sull’Adriatico da legni austriaci che incrociavano dinanzi alla Venezia, approdava su queste spiagge, senza temer pericoli si diede ogni cura per salvare quel Prode come difatti vi riescì, ed è cosa pubblicamente notoria che accusato da anonimi scritti di aver strappato di mano agli Austriaci il Garibaldi, fu chiamato da quel Comandante che intimogli alla presenza dei Gendarmi pontificii gli arresti. È pur noto che il Bonnet gli rispose, che se avesse dato retta a quegli scritti avrebbe commesso ingiustizia, e che egli impegnava la sua parola di Capitano d’onore che sarebbe, ogni qualvolta l’avesse fatto chiamare, comparso a render ragione del suo operato. Fu messo in libertà, ed invitato poscia a comparire di nuovo innanzi al medesimo, non valsero le preci de’ suoi amici a che non si presentasse perchè correva rischio di essere fucilato, ch’egli volle presentarsi al predetto Comandante, dicendo che mai avrebbe mancato alla sua parola d’onore, e difatti, presentatosi, venne fatto arrestare, ed incatenato mani e piedi fu tradotto a Bologna.»Certifica altresì che i giornali d’allora portavano la di lui fucilazione: ma essendo giunto in Bologna quattro giorni dopo il Padre Ugo Bassi e Livraghi, ed essendo stato rimpiazzato al Gorzkowski il generale Strasoldo meno inumano, dopo trenta giorni fu posto in libertà, però sempre sospetto ed inviso agli Austriaci.»Tanto si depone per la verità.»Il R. Sindaco»Firmato —L. Feletti.»La presente copia è conforme all’originale, col quale è stata collazionata.»L’Assessore municipale»Carli.»«Lovere, 7 agosto 1859.»Carissimo Amico,»In nessuna circostanza della vagante mia vita io non vi ho mai dimenticato. E come potevo scordare voi, che foste il mio Angelo salvatore, nell’ora del pericolo, e di angoscie che non si potrebbero nemmeno desiderare ad un nemico?»Io sono contento d’aver con me vostro fratello, ed avvicinandomi verso le vostre contrade io spero riunirmi anche con voi al conseguimento della sacra missione che ci siamo proposta.»Le reliquie della cara mia donna, che foste tanto gentilmente buono da custodire, e per cui vi devo tanta gratitudine — che non si rimuovano per ora — noi le traslocheremo quando fia d’uopo.»Circa le vostre memorie — troppo onorevoli per i miei piccoli fatti — io lascio a voi libera disposizione; spero non tarderemo a rivederci, e sono intanto per la vita»Vostro»Firmato —G. Garibaldi.»La presente copia è conforme all’originale, col quale è stata collazionata.»L’Assessore municipale»Carli.»

159.Ed è dalleMemoriemanoscritte delBonnet, di cui egli volle esserci generoso, che noi togliamo tutto il racconto della fuga di Garibaldi traverso le valli di Comacchio, della morte d’Anita e del di lui miracoloso salvamento. E poichè è il salvatore stesso che parla, teniamo per errata od incompiuta ogni altra narrazione.

Della generosa parte avuta dal Bonnet in quel tragico episodio, fanno testimonianza i due seguenti documenti:

(Municipio di Comacchio, Nº 553.)

«Comacchio, li 6 febbraio 1869.

»Regno d’Italia.»Provincia di Ferrara. — Città di Comacchio.

»Dichiara il sottoscritto che il signor colonnello Nino Bonnet nel 1849, quando il generale Garibaldi, inseguíto sull’Adriatico da legni austriaci che incrociavano dinanzi alla Venezia, approdava su queste spiagge, senza temer pericoli si diede ogni cura per salvare quel Prode come difatti vi riescì, ed è cosa pubblicamente notoria che accusato da anonimi scritti di aver strappato di mano agli Austriaci il Garibaldi, fu chiamato da quel Comandante che intimogli alla presenza dei Gendarmi pontificii gli arresti. È pur noto che il Bonnet gli rispose, che se avesse dato retta a quegli scritti avrebbe commesso ingiustizia, e che egli impegnava la sua parola di Capitano d’onore che sarebbe, ogni qualvolta l’avesse fatto chiamare, comparso a render ragione del suo operato. Fu messo in libertà, ed invitato poscia a comparire di nuovo innanzi al medesimo, non valsero le preci de’ suoi amici a che non si presentasse perchè correva rischio di essere fucilato, ch’egli volle presentarsi al predetto Comandante, dicendo che mai avrebbe mancato alla sua parola d’onore, e difatti, presentatosi, venne fatto arrestare, ed incatenato mani e piedi fu tradotto a Bologna.

»Certifica altresì che i giornali d’allora portavano la di lui fucilazione: ma essendo giunto in Bologna quattro giorni dopo il Padre Ugo Bassi e Livraghi, ed essendo stato rimpiazzato al Gorzkowski il generale Strasoldo meno inumano, dopo trenta giorni fu posto in libertà, però sempre sospetto ed inviso agli Austriaci.

»Tanto si depone per la verità.

»Il R. Sindaco»Firmato —L. Feletti.

»La presente copia è conforme all’originale, col quale è stata collazionata.

»L’Assessore municipale»Carli.»

«Lovere, 7 agosto 1859.

»Carissimo Amico,

»In nessuna circostanza della vagante mia vita io non vi ho mai dimenticato. E come potevo scordare voi, che foste il mio Angelo salvatore, nell’ora del pericolo, e di angoscie che non si potrebbero nemmeno desiderare ad un nemico?

»Io sono contento d’aver con me vostro fratello, ed avvicinandomi verso le vostre contrade io spero riunirmi anche con voi al conseguimento della sacra missione che ci siamo proposta.

»Le reliquie della cara mia donna, che foste tanto gentilmente buono da custodire, e per cui vi devo tanta gratitudine — che non si rimuovano per ora — noi le traslocheremo quando fia d’uopo.

»Circa le vostre memorie — troppo onorevoli per i miei piccoli fatti — io lascio a voi libera disposizione; spero non tarderemo a rivederci, e sono intanto per la vita

»Vostro»Firmato —G. Garibaldi.

»La presente copia è conforme all’originale, col quale è stata collazionata.

»L’Assessore municipale»Carli.»

160.Il 3 giugno.

160.Il 3 giugno.

161.Ecco il Rapporto del Delegato di polizia di Ravenna:«Governo pontificio.»Direzione generale di Polizia in Ravenna.»Rinvenimento d’ignoto cadavere.»Eccellenza Reverendissima,»Mi reco a premuroso dovere di rassegnare rapporto a Vostra Eccellenza Rev.masul rinvenimento d’ignoto cadavere.»Venerdì scorso, 10 corrente, da alcuni ragazzetti in certe larghe, di proprietà Guiccioli alle Mandriole in distanza di circa un miglio dal porto di Primaro, e di circa undici miglia da Comacchio, fu trovato sporgere da una motta di sabbia una mano umana. Presso la ricevuta notizia andette ieri la Curia in luogo, dove giunta fu osservata la detta mano e parte del corrispondente avambraccio che erano stati divorati da animali e dalla putrefazione. Fatta levare la sabbia che vi era per l’altezza di circa mezzo metro, fu scoperto il cadavere di una femmina, dell’altezza di un metro e due terzi circa, dell’apparente età di trenta a trentacinque anni, alquanto complessa; i capelli già staccati dalla cute, e sparsi fra la sabbia, erano di colore scuro, piuttosto lunghi, così detti alla puritana,»Fu osservato avere gli occhi sporgenti, e metà della lingua pure sporgente fra i denti, nonchè la trachea rotta ed un segno circolare al collo, segni non equivoci di sofferto strangolamento. Nè alcun’altra lesione fu osservata nella periferia del di lei corpo; fu veduto mancarle due denti molari nella mandibola superiore alla parte sinistra ed altro dente pur molare alla parte destra della mandibola inferiore. Sezionato il cadavere, fu trovato gravido di un feto di circa sei mesi. Era vestita di camicia di cambrick bianco, di sottana simile, di bournous egualmente di cambrick fondo paonazzo fiorato bianco, scalza nelle gambe e nei piedi, senza alcun ornamento alle dita, al collo, alle orecchie tuttochè forate. Li piedi mostravano d’essere di persona piuttosto civile e non di campagna, perchè non callosi nelle piante. La massa delle persone accorse dalle Mandriole di Primaro, di Sant’Alberto ed altri finitimi luoghi non seppero riconoscere il cadavere. Non si è potuto stabilire il colore della carnagione per essere il cadavere in putrefazione, nel qual caso non rappresenta il color naturale. Nè si credette trasportarlo in più pubblico luogo per la ricognizione, atteso il gran fetore, per cui fu subito sotterrato anche per riguardo della pubblica salute.»Tutto ciò conduce a credere che fosse il cadavere della moglie o donna che seguiva il Garibaldi, sì per le prevenzioni che si avevano del di lei sbarco da quelle parti, sì per lo stato di gravidanza. Fin qui è oscuro come sia giunta quella donna in quei siti, e come sia rimasta vittima. Si stanno però praticando le opportune indagini, delle quali sarà mia premura sottomettere all’E. V. Rev.maall’opportunità l’analogo risultato.»Intanto con perfetta stima e profondo rispetto ho l’onore di ripetermi»Di V. E. Rev.ma»Ravenna, 12 agosto 1849.»Dev.moservitore»A. Lovatelli,Delegato.»«Governo pontificio.»Direzione provinciale di Polizia in Ravenna.»All’Eccellenza Reverendissima»di Monsignor Commissario straordinario — Bologna.»Eccellenza Reverendissima,»In seguito al precedente mio rispettoso foglio del 12 corrente con egual numero,sottoponevaall’E. V. Rev.mache col mezzo delle indagini praticate dalla Polizia e con segreti confidenti da lei posti in giro, ho potuto venire nella chiara e precisa conoscenza dei fatti relativi al rinvenimento dell’ignoto cadavere di donna. Non vi ha in oggi più dubbio che il suddetto cadavere non sia della donna che seguiva Garibaldi.Fu dessa condotta moriente su di un biroccino da Garibaldi istesso alla casa colonica dei fratelli Ravaglia, fattori dei marchesi Guiccioli in una di lui proprietà alle Mandriole.La donna era invasa da febbre perniciosa, siccome espresse il medico Nannini di Sant’Alberto, che, trovatosi presente colà casualmente all’arrivo di essa, le tastò il polso. Asportata in una camera ed adagiata su di un letto, le fu apprestato il soccorso di un bicchiere d’acqua, ma non appena ne sorbì pochi sorsi cessò di vivere.»Eravi presente il Garibaldi, il quale si sfogò in atti di inconsolabile dolore per tale disgrazia e poco dopo si diede alla fuga, raccomandando a quella famiglia di dare onorata sepoltura al cadavere. Questi fatti avvenivano il 4 corrente verso sera alla presenza di più che venti persone, essendosi colà riuniti gl’inservienti di quella fattoria per essere pagati della mercede delle opere prestate nel corso della settimana.»Ho subito spedito nel luogo un impiegato di Polizia per procedere all’arresto dei fratelli Ravaglia, lo che è già stato eseguito; ed il Tribunale sta ora costruendo l’analogo incarto. Si vede fin d’ora che li suddetti coloni, compresi da timore di essere rimasti esposti a grave responsabilità per il ricovero dato momentaneamente a Garibaldi, e per la morte avvenuta in loro casa della di lui moglie, si appigliarono al partito di occultare l’avvenimento e quindi si indussero a sotterrare in campagna quel cadavere.»Sarà mio dovere informarla delle risultanze del processo; ed intanto con perfetta stima e profondo rispetto passo a confermarmi»Di V. E. Rev.ma»Ravenna, li 15 agosto 1849.»Umil.modev.moservitore»A. Lovatelli,Delegato.»VediIl Governo pontificio e lo Stato romano, ec., Documenti già citati.

161.Ecco il Rapporto del Delegato di polizia di Ravenna:

«Governo pontificio.

»Direzione generale di Polizia in Ravenna.

»Rinvenimento d’ignoto cadavere.

»Eccellenza Reverendissima,

»Mi reco a premuroso dovere di rassegnare rapporto a Vostra Eccellenza Rev.masul rinvenimento d’ignoto cadavere.

»Venerdì scorso, 10 corrente, da alcuni ragazzetti in certe larghe, di proprietà Guiccioli alle Mandriole in distanza di circa un miglio dal porto di Primaro, e di circa undici miglia da Comacchio, fu trovato sporgere da una motta di sabbia una mano umana. Presso la ricevuta notizia andette ieri la Curia in luogo, dove giunta fu osservata la detta mano e parte del corrispondente avambraccio che erano stati divorati da animali e dalla putrefazione. Fatta levare la sabbia che vi era per l’altezza di circa mezzo metro, fu scoperto il cadavere di una femmina, dell’altezza di un metro e due terzi circa, dell’apparente età di trenta a trentacinque anni, alquanto complessa; i capelli già staccati dalla cute, e sparsi fra la sabbia, erano di colore scuro, piuttosto lunghi, così detti alla puritana,

»Fu osservato avere gli occhi sporgenti, e metà della lingua pure sporgente fra i denti, nonchè la trachea rotta ed un segno circolare al collo, segni non equivoci di sofferto strangolamento. Nè alcun’altra lesione fu osservata nella periferia del di lei corpo; fu veduto mancarle due denti molari nella mandibola superiore alla parte sinistra ed altro dente pur molare alla parte destra della mandibola inferiore. Sezionato il cadavere, fu trovato gravido di un feto di circa sei mesi. Era vestita di camicia di cambrick bianco, di sottana simile, di bournous egualmente di cambrick fondo paonazzo fiorato bianco, scalza nelle gambe e nei piedi, senza alcun ornamento alle dita, al collo, alle orecchie tuttochè forate. Li piedi mostravano d’essere di persona piuttosto civile e non di campagna, perchè non callosi nelle piante. La massa delle persone accorse dalle Mandriole di Primaro, di Sant’Alberto ed altri finitimi luoghi non seppero riconoscere il cadavere. Non si è potuto stabilire il colore della carnagione per essere il cadavere in putrefazione, nel qual caso non rappresenta il color naturale. Nè si credette trasportarlo in più pubblico luogo per la ricognizione, atteso il gran fetore, per cui fu subito sotterrato anche per riguardo della pubblica salute.

»Tutto ciò conduce a credere che fosse il cadavere della moglie o donna che seguiva il Garibaldi, sì per le prevenzioni che si avevano del di lei sbarco da quelle parti, sì per lo stato di gravidanza. Fin qui è oscuro come sia giunta quella donna in quei siti, e come sia rimasta vittima. Si stanno però praticando le opportune indagini, delle quali sarà mia premura sottomettere all’E. V. Rev.maall’opportunità l’analogo risultato.

»Intanto con perfetta stima e profondo rispetto ho l’onore di ripetermi

»Di V. E. Rev.ma

»Ravenna, 12 agosto 1849.

»Dev.moservitore»A. Lovatelli,Delegato.»

«Governo pontificio.»Direzione provinciale di Polizia in Ravenna.

»All’Eccellenza Reverendissima»di Monsignor Commissario straordinario — Bologna.

»Eccellenza Reverendissima,

»In seguito al precedente mio rispettoso foglio del 12 corrente con egual numero,sottoponevaall’E. V. Rev.mache col mezzo delle indagini praticate dalla Polizia e con segreti confidenti da lei posti in giro, ho potuto venire nella chiara e precisa conoscenza dei fatti relativi al rinvenimento dell’ignoto cadavere di donna. Non vi ha in oggi più dubbio che il suddetto cadavere non sia della donna che seguiva Garibaldi.Fu dessa condotta moriente su di un biroccino da Garibaldi istesso alla casa colonica dei fratelli Ravaglia, fattori dei marchesi Guiccioli in una di lui proprietà alle Mandriole.La donna era invasa da febbre perniciosa, siccome espresse il medico Nannini di Sant’Alberto, che, trovatosi presente colà casualmente all’arrivo di essa, le tastò il polso. Asportata in una camera ed adagiata su di un letto, le fu apprestato il soccorso di un bicchiere d’acqua, ma non appena ne sorbì pochi sorsi cessò di vivere.

»Eravi presente il Garibaldi, il quale si sfogò in atti di inconsolabile dolore per tale disgrazia e poco dopo si diede alla fuga, raccomandando a quella famiglia di dare onorata sepoltura al cadavere. Questi fatti avvenivano il 4 corrente verso sera alla presenza di più che venti persone, essendosi colà riuniti gl’inservienti di quella fattoria per essere pagati della mercede delle opere prestate nel corso della settimana.

»Ho subito spedito nel luogo un impiegato di Polizia per procedere all’arresto dei fratelli Ravaglia, lo che è già stato eseguito; ed il Tribunale sta ora costruendo l’analogo incarto. Si vede fin d’ora che li suddetti coloni, compresi da timore di essere rimasti esposti a grave responsabilità per il ricovero dato momentaneamente a Garibaldi, e per la morte avvenuta in loro casa della di lui moglie, si appigliarono al partito di occultare l’avvenimento e quindi si indussero a sotterrare in campagna quel cadavere.

»Sarà mio dovere informarla delle risultanze del processo; ed intanto con perfetta stima e profondo rispetto passo a confermarmi

»Di V. E. Rev.ma

»Ravenna, li 15 agosto 1849.

»Umil.modev.moservitore»A. Lovatelli,Delegato.»

VediIl Governo pontificio e lo Stato romano, ec., Documenti già citati.

162.«L’errore a primo giudizio del professor Foschini fu causa che si credesse che il fattore Ravaglia fosse creduto autore di questo misfatto, in conseguenza di che venne assalito dal famoso Pelloni, dettoil Passatore, che infestava le Romagne, pretendendo dal Ravaglia i denari rubati a Garibaldi. Ciò fu la causa della morte di un fratello del fattore cagionatagli dalle percosse avute, ed il Ravaglia quasi strozzato, ebbe il cordino al collo, e finalmente lasciato dal Pelloni in uno stato deplorevole.» — (Nota delBonnet.)

162.«L’errore a primo giudizio del professor Foschini fu causa che si credesse che il fattore Ravaglia fosse creduto autore di questo misfatto, in conseguenza di che venne assalito dal famoso Pelloni, dettoil Passatore, che infestava le Romagne, pretendendo dal Ravaglia i denari rubati a Garibaldi. Ciò fu la causa della morte di un fratello del fattore cagionatagli dalle percosse avute, ed il Ravaglia quasi strozzato, ebbe il cordino al collo, e finalmente lasciato dal Pelloni in uno stato deplorevole.» — (Nota delBonnet.)

163.Non aggiungiamo nulla a quanto narrò Garibaldi stesso nelle sueMemorie. Vedi inElpis Melena, op. cit., vol. II.

163.Non aggiungiamo nulla a quanto narrò Garibaldi stesso nelle sueMemorie. Vedi inElpis Melena, op. cit., vol. II.

164.Solo adesso, già composte queste pagine, troviamo la notizia che Garibaldi non ebbe soltanto tre figli, come fu creduto fin’ora, ma quattro; cioè oltre a Menotti, Teresita e Ricciotti, anche Rosita, una bambina partoritagli da Anita nel 1842, e morta a Montevideo nei giorni in cui egli comandava la spedizione delSalto, nel 1846.Ciò si desume da questi frammenti manoscritti in lapis tutti di pugno di Garibaldi, che ebbi dalla cortesia del mio amico Basso:«Un giorno io era al Salto a cinquecento miglia al settentrione di Montevideo sul fiume Uruguay, confluente del Rio della Plata. La fortuna s’era compiaciuta di favorirmi in ogni mia operazione. Col mio piccolo contingente di dugento Legionari italiani, onore dell’armi italiane, e pochi cavalli — posso dire pochi, poichè erano sei soli i cavalli imbarcati al principio della spedizione — si erano operati prodigi, e mi trovavo alla testa d’una rispettabile colonna di fanteria, cinquecento cavalieri e circa duemila cavalli presi dal nemico. Il dipartimento del Salto tutto in nostro potere, e la Colonia militare in uno stato floridissimo.»Io dico Colonia militare, poichè essendo spopolato il paese e tutta la gente da noi liberata dai nemici, che l’avevano strappata a forza dalla città del Salto e condotta sulle sponde del Tapevi ed ove intieramente li sbaragliammo — dico dunque Colonia, perchè erimo noi obbligati di custodire l’unico prodotto del paese: il bestiame.»In quel giorno dunque io ero felice quanto lo può essere un soldato, cui ogni cosa di guerra va a gonfie vele. Quando giuntami una lettera dal generale Pacheco, allora ministro della guerra in Montevideo, laconicamente diceva:»Vostra figlia Rosita è morta! In ogni modo dovrete saperlo.— Dunque tu non sei padre! non lo fosti! e non lo sarai giammai! — Tale era e fu quell’uomo! — Perchè se padre, egli meglio avrebbe apprezzato l’amore per una figlia. Io ero stato l’amico di quell’uomo, e da quel momento la sua memoria mi faceva ribrezzo.»Lo avrei saputo, sì; e come non saperlo; io amavo tanto quella mia creatura; me ne sarei addolorato in qualunque modo — però mi sembrò sì villano il modo di colpirmi, che mi scosse sì dolorosamente, e che non ho potuto mai perdonargli.»Io avevo amato e stimato il Pacheco; quando Montevideo, scevro dell’animosità di parte, ricorderà con gratitudine gli uomini che faticarono alla gloriosa sua difesa di dieci anni, certo il generale Pacheco, col generale Paz, figureranno alla testa de’ suoi prodi difensori, e meriteranno un ricordo dalla nuova Troia.»L’uomo apprezza l’opera tua, e vorrebbe possibilmente fatta migliore dell’altrui. E la donna, poverina, che soffre tanto nell’opera sua? non ha essa il diritto di credere almeno d’aver partorito una bella, una buona cosa — nel bimbo o nella bimba — ch’ella diede alla luce! Tale era la mia povera Anita; e se dovessi raccontare tutte quante le doti ch’ella aveva trovato nella nostra Rosita, sarebbe cosa incredibile.»Comunque fosse, Rosita era una bellissima, una carissima bambina! Morì dai quattro ai cinque anni: l’intelligenza sua era precoce, ed ella si estinse nel grembo della madre, come si estingue agli occhi nostri, nell’Infinito, la luce del primogenito della Natura, gradatamente, dolcemente, affettuosissimamente. Morì senza lamentarsi, supplicando la madre che non si addolorasse! che si troverebbero presto, per nonpiù dividersi! — era un mondo di cose gentili!»Infine, io passerò per un visionario. Ma così sincere, così veridiche, così scolpite nel suo spirito, mi sembrarono le ultime parole della figlia alla madre raccontatemi dalla mia Anita, quando giunse al Salto (ove la chiamai per paura che mi diventasse pazza), ch’io risposi all’addolorata consorte. — Oh sì! noi rivedremo la nostra Rosita, l’anima nostra è immortale!... e questa vita di miserie non è che un episodio dell’immortalità! e divina scintilla, parte della fiamma infinita che anima l’Universo. — »

164.Solo adesso, già composte queste pagine, troviamo la notizia che Garibaldi non ebbe soltanto tre figli, come fu creduto fin’ora, ma quattro; cioè oltre a Menotti, Teresita e Ricciotti, anche Rosita, una bambina partoritagli da Anita nel 1842, e morta a Montevideo nei giorni in cui egli comandava la spedizione delSalto, nel 1846.

Ciò si desume da questi frammenti manoscritti in lapis tutti di pugno di Garibaldi, che ebbi dalla cortesia del mio amico Basso:

«Un giorno io era al Salto a cinquecento miglia al settentrione di Montevideo sul fiume Uruguay, confluente del Rio della Plata. La fortuna s’era compiaciuta di favorirmi in ogni mia operazione. Col mio piccolo contingente di dugento Legionari italiani, onore dell’armi italiane, e pochi cavalli — posso dire pochi, poichè erano sei soli i cavalli imbarcati al principio della spedizione — si erano operati prodigi, e mi trovavo alla testa d’una rispettabile colonna di fanteria, cinquecento cavalieri e circa duemila cavalli presi dal nemico. Il dipartimento del Salto tutto in nostro potere, e la Colonia militare in uno stato floridissimo.

»Io dico Colonia militare, poichè essendo spopolato il paese e tutta la gente da noi liberata dai nemici, che l’avevano strappata a forza dalla città del Salto e condotta sulle sponde del Tapevi ed ove intieramente li sbaragliammo — dico dunque Colonia, perchè erimo noi obbligati di custodire l’unico prodotto del paese: il bestiame.

»In quel giorno dunque io ero felice quanto lo può essere un soldato, cui ogni cosa di guerra va a gonfie vele. Quando giuntami una lettera dal generale Pacheco, allora ministro della guerra in Montevideo, laconicamente diceva:

»Vostra figlia Rosita è morta! In ogni modo dovrete saperlo.— Dunque tu non sei padre! non lo fosti! e non lo sarai giammai! — Tale era e fu quell’uomo! — Perchè se padre, egli meglio avrebbe apprezzato l’amore per una figlia. Io ero stato l’amico di quell’uomo, e da quel momento la sua memoria mi faceva ribrezzo.

»Lo avrei saputo, sì; e come non saperlo; io amavo tanto quella mia creatura; me ne sarei addolorato in qualunque modo — però mi sembrò sì villano il modo di colpirmi, che mi scosse sì dolorosamente, e che non ho potuto mai perdonargli.

»Io avevo amato e stimato il Pacheco; quando Montevideo, scevro dell’animosità di parte, ricorderà con gratitudine gli uomini che faticarono alla gloriosa sua difesa di dieci anni, certo il generale Pacheco, col generale Paz, figureranno alla testa de’ suoi prodi difensori, e meriteranno un ricordo dalla nuova Troia.

»L’uomo apprezza l’opera tua, e vorrebbe possibilmente fatta migliore dell’altrui. E la donna, poverina, che soffre tanto nell’opera sua? non ha essa il diritto di credere almeno d’aver partorito una bella, una buona cosa — nel bimbo o nella bimba — ch’ella diede alla luce! Tale era la mia povera Anita; e se dovessi raccontare tutte quante le doti ch’ella aveva trovato nella nostra Rosita, sarebbe cosa incredibile.

»Comunque fosse, Rosita era una bellissima, una carissima bambina! Morì dai quattro ai cinque anni: l’intelligenza sua era precoce, ed ella si estinse nel grembo della madre, come si estingue agli occhi nostri, nell’Infinito, la luce del primogenito della Natura, gradatamente, dolcemente, affettuosissimamente. Morì senza lamentarsi, supplicando la madre che non si addolorasse! che si troverebbero presto, per nonpiù dividersi! — era un mondo di cose gentili!

»Infine, io passerò per un visionario. Ma così sincere, così veridiche, così scolpite nel suo spirito, mi sembrarono le ultime parole della figlia alla madre raccontatemi dalla mia Anita, quando giunse al Salto (ove la chiamai per paura che mi diventasse pazza), ch’io risposi all’addolorata consorte. — Oh sì! noi rivedremo la nostra Rosita, l’anima nostra è immortale!... e questa vita di miserie non è che un episodio dell’immortalità! e divina scintilla, parte della fiamma infinita che anima l’Universo. — »

165.Del matrimonio di Garibaldi con Anita si dubitò fino agli ultimi giorni; parecchi anzi, fondandosi sull’errore che Anita fosse già maritata, lo negavano addirittura. Il seguenteAtto matrimoniale, ottenuto da Montevideo mercè la squisita gentilezza del signor Ministro dell’Uruguay, P. Antonini y Diez, tronca ogni dubbio e chiude la controversia:«(Hay très sellos) 031318.»Martin Perez, Cura Rector de la Parroquia en San Francisco de Asis en Montevideo,»Certifico: que en el Libro primero de matrimonios de esta Parroquia al folio diez y nueve vuelto, se lee la partida que trascribo: «En veinte y seis de marzo di mil ocho cientos cuarenta y dos: Don Zenon Aspiazú, mi lugar Teniente Cura de esta Parroquia de San Francisco de Asis en Montevideo, autorizó el matrimonio que in facie Ecclesiæ contrajó por palabras de presente Don José Garibaldi, natural de Italia, hijo legitimo de Don Domingo Garibaldi y de Doña Rosa Raimunda; con Doña Ana Maria de Jesus, natural de la Laguna en el Brasil, hija legitima de Don Benito Riveiro de Silva y de Doña Maria Antonia de Jesus, habiendo el Señor Provisor y Vicario General dispensado dos conciliares proclamas y practicado lo demas que previene el derecho: no recibieron las benediciones nupciales por ser tiempo que la Iglesia no las imparte. Fueron testigos de su otorgamiento Don Pablo Semidei y Doña Feliciana Garcia Villagran: lo que por verdad firmo yo el Cura Rector — Lorenzo A. Fernandez.»»Concuerda con el originai y á solicitud de parte interesada expide el presente en Montevideo á veinte y siete de Enero de mil ocho cientos ochenta y uno.»Martin Perez.»Buono per la legalizzazione della firma sovraposta del signor Martin Perez, parroco della Matriz a noi ben cognita.»Montevideo, 8 febbraio 1881.»Il Vice-Console»Perrod.»(L. S.)

165.Del matrimonio di Garibaldi con Anita si dubitò fino agli ultimi giorni; parecchi anzi, fondandosi sull’errore che Anita fosse già maritata, lo negavano addirittura. Il seguenteAtto matrimoniale, ottenuto da Montevideo mercè la squisita gentilezza del signor Ministro dell’Uruguay, P. Antonini y Diez, tronca ogni dubbio e chiude la controversia:

«(Hay très sellos) 031318.

»Martin Perez, Cura Rector de la Parroquia en San Francisco de Asis en Montevideo,

»Certifico: que en el Libro primero de matrimonios de esta Parroquia al folio diez y nueve vuelto, se lee la partida que trascribo: «En veinte y seis de marzo di mil ocho cientos cuarenta y dos: Don Zenon Aspiazú, mi lugar Teniente Cura de esta Parroquia de San Francisco de Asis en Montevideo, autorizó el matrimonio que in facie Ecclesiæ contrajó por palabras de presente Don José Garibaldi, natural de Italia, hijo legitimo de Don Domingo Garibaldi y de Doña Rosa Raimunda; con Doña Ana Maria de Jesus, natural de la Laguna en el Brasil, hija legitima de Don Benito Riveiro de Silva y de Doña Maria Antonia de Jesus, habiendo el Señor Provisor y Vicario General dispensado dos conciliares proclamas y practicado lo demas que previene el derecho: no recibieron las benediciones nupciales por ser tiempo que la Iglesia no las imparte. Fueron testigos de su otorgamiento Don Pablo Semidei y Doña Feliciana Garcia Villagran: lo que por verdad firmo yo el Cura Rector — Lorenzo A. Fernandez.»

»Concuerda con el originai y á solicitud de parte interesada expide el presente en Montevideo á veinte y siete de Enero de mil ocho cientos ochenta y uno.

»Martin Perez.

»Buono per la legalizzazione della firma sovraposta del signor Martin Perez, parroco della Matriz a noi ben cognita.

»Montevideo, 8 febbraio 1881.

»Il Vice-Console»Perrod.»

(L. S.)

166.Amigoè quasi un intercalare nel discorso domestico di Garibaldi; ricordo della lingua spagnuola. L’aneddoto l’avemmo dal generale Sacchi, che fu anche, se la memoria non ci fallisce, colui che interrogò Garibaldi.

166.Amigoè quasi un intercalare nel discorso domestico di Garibaldi; ricordo della lingua spagnuola. L’aneddoto l’avemmo dal generale Sacchi, che fu anche, se la memoria non ci fallisce, colui che interrogò Garibaldi.

167.Felice Orrigoni di Varese, patriotta, soldato, marinaio, milite negli ultimi anni della Legione italiana, combattente a Roma nel 1849 ed in Valtellina; partito per la Sicilia colla spedizione Medici; capitano di corvetta del Dittatore; simpatica e onesta figura di patriotta.

167.Felice Orrigoni di Varese, patriotta, soldato, marinaio, milite negli ultimi anni della Legione italiana, combattente a Roma nel 1849 ed in Valtellina; partito per la Sicilia colla spedizione Medici; capitano di corvetta del Dittatore; simpatica e onesta figura di patriotta.

168.Poche e sommarie rispetto alla materia e al desiderio nostro, ma pure inedite in gran parte e crediamo tutte nuove e interessanti. Le togliemmo parte da altre lettere delBonnet, parte dall’opuscolo:Da Prato a Porto Venere, ossiaUn episodio della vita del generale Giuseppe Garibaldi, narrato al Popolo dal dottorRicciardo Ricciardi. Grosseto, 1873.

168.Poche e sommarie rispetto alla materia e al desiderio nostro, ma pure inedite in gran parte e crediamo tutte nuove e interessanti. Le togliemmo parte da altre lettere delBonnet, parte dall’opuscolo:Da Prato a Porto Venere, ossiaUn episodio della vita del generale Giuseppe Garibaldi, narrato al Popolo dal dottorRicciardo Ricciardi. Grosseto, 1873.

169.Parlamento subalpino. Tornata 10 settembre 1849.

169.Parlamento subalpino. Tornata 10 settembre 1849.

170.Commemorazione di A. La Marmora, pag. 25. Firenze, G. Barbèra, edit., 1879.

170.Commemorazione di A. La Marmora, pag. 25. Firenze, G. Barbèra, edit., 1879.

171.Garibaldi accettò la pensione per la madre e la rifiutò per sè. NelleLettere ad Antonio Panizzi(G. Barbèra, edit., 1880) se ne legge una di Massimo D’Azeglio del 25 luglio 1864, la quale dice: «Io ho sempre amato ed ammirato Garibaldi. Quando fu rotto a Cesenatico, trattavo la pace coll’Austria e incaricai i Plenipotenziari di salvarlo potendo. Poi gli feci dare una pensioneche accettò per la madre e rifiutò per sè.» (Pag. 479.) Ora come mai il La Marmora dimenticò questo particolare, che il D’Azeglio, allora Presidente del Consiglio de’ Ministri, così bene ricorda?

171.Garibaldi accettò la pensione per la madre e la rifiutò per sè. NelleLettere ad Antonio Panizzi(G. Barbèra, edit., 1880) se ne legge una di Massimo D’Azeglio del 25 luglio 1864, la quale dice: «Io ho sempre amato ed ammirato Garibaldi. Quando fu rotto a Cesenatico, trattavo la pace coll’Austria e incaricai i Plenipotenziari di salvarlo potendo. Poi gli feci dare una pensioneche accettò per la madre e rifiutò per sè.» (Pag. 479.) Ora come mai il La Marmora dimenticò questo particolare, che il D’Azeglio, allora Presidente del Consiglio de’ Ministri, così bene ricorda?

172.Alfred de Reumont,Appunti alla Storia d’Italia, pag. 205. Berlino, 1855.

172.Alfred de Reumont,Appunti alla Storia d’Italia, pag. 205. Berlino, 1855.

173.Dai frammenti di manoscritti datimi da G. Basso.

173.Dai frammenti di manoscritti datimi da G. Basso.

174.Tutte queste notizie intorno ai viaggi di Garibaldi dall’America alla Cina e di là in Italia, le raccogliemmo da una lunga lettera di Giovanni Basso, uno de’ marinai dellaCarmene delCommonwealth; e d’allora in poi amico, segretario, soldato, intimo per trent’anni di Garibaldi.

174.Tutte queste notizie intorno ai viaggi di Garibaldi dall’America alla Cina e di là in Italia, le raccogliemmo da una lunga lettera di Giovanni Basso, uno de’ marinai dellaCarmene delCommonwealth; e d’allora in poi amico, segretario, soldato, intimo per trent’anni di Garibaldi.

175.In una specie diBilancioscritto tutto di suo pugno da Garibaldi, troviamo, che dall’America potè riscuotere 25,000 lire e che 35,000 le ereditò dal fratello Felice. Udimmo noi stessi dire più volte, che quando comperò la Caprera poteva avere di suo circa 60,000 lire.Alludono poi così alla morte del fratello, come a’ suoi viaggi a Nizza ed a Genova, le seguenti due lettere a quel Felice Orrigoni che accompagnò Anita Garibaldi da Nizza a Roma:«Nizza, 31 ottobre 1855.»Caro Orrigoni,»Ho inteso con piacere il tuo felice ritorno e mi rincresce della perdita dell’aspettato vapore. T’invio un ordine per il signor Mangiapan acciò ti rimetta l’incarico del Salvatore, e ti prego di liquidare in luogo mio la differenza insorta tra il suddetto e l’equipaggio.»Io non potrò recarmi a Genova sennonchè tra alcuni giorni, avendo qui mio fratello moribondo, che non posso lasciare.»TuoG. Garibaldi.»«Nizza, 29 novembre 1855.»Caro Orrigoni,»Ho la tua del 27: sono contento della vertenza Mangiapan ed equipaggio. Partirò per Genova lunedì, benchè sono persuaso che ilSalvatorenon abbisogna di me essendo tu a bordo. — Comunque sia, se fa mestieri starò in Genova; ma se si dovesse rimanere lungo tempo nell’ozio, penso di far una passeggiata in Sardegna a veder come stanno le beccaccie.»TuoG. Garibaldi.»Antonio Riva o Cenni sanno dove trovar specchi.»

175.In una specie diBilancioscritto tutto di suo pugno da Garibaldi, troviamo, che dall’America potè riscuotere 25,000 lire e che 35,000 le ereditò dal fratello Felice. Udimmo noi stessi dire più volte, che quando comperò la Caprera poteva avere di suo circa 60,000 lire.

Alludono poi così alla morte del fratello, come a’ suoi viaggi a Nizza ed a Genova, le seguenti due lettere a quel Felice Orrigoni che accompagnò Anita Garibaldi da Nizza a Roma:

«Nizza, 31 ottobre 1855.

»Caro Orrigoni,

»Ho inteso con piacere il tuo felice ritorno e mi rincresce della perdita dell’aspettato vapore. T’invio un ordine per il signor Mangiapan acciò ti rimetta l’incarico del Salvatore, e ti prego di liquidare in luogo mio la differenza insorta tra il suddetto e l’equipaggio.

»Io non potrò recarmi a Genova sennonchè tra alcuni giorni, avendo qui mio fratello moribondo, che non posso lasciare.

»TuoG. Garibaldi.»

«Nizza, 29 novembre 1855.

»Caro Orrigoni,

»Ho la tua del 27: sono contento della vertenza Mangiapan ed equipaggio. Partirò per Genova lunedì, benchè sono persuaso che ilSalvatorenon abbisogna di me essendo tu a bordo. — Comunque sia, se fa mestieri starò in Genova; ma se si dovesse rimanere lungo tempo nell’ozio, penso di far una passeggiata in Sardegna a veder come stanno le beccaccie.

»TuoG. Garibaldi.

»Antonio Riva o Cenni sanno dove trovar specchi.»

176.Lo riferisce in una sua lettera al marchese Pallavicino lo stesso Foresti. — VediDaniele Manin e Giorgio Pallavicino: Epistolario politico 1855-1857, con note e documenti diB. E. Maineri, pag. 163. Milano, tip. edit. Bertolotti, 1878.

176.Lo riferisce in una sua lettera al marchese Pallavicino lo stesso Foresti. — VediDaniele Manin e Giorgio Pallavicino: Epistolario politico 1855-1857, con note e documenti diB. E. Maineri, pag. 163. Milano, tip. edit. Bertolotti, 1878.

177.Ciò risulta manifestamente da questa lettera del Cosenz a Giorgio Pallavicino inserita nel dettoEpistolario, pag. 400:«Torino, 11 giugno 1856.»Pregiatissimo Signore,»Ecco quanto mi viene assicurato da fonte sicura e da varii altri canali, cioè che la partemeridionaleè disposta a muoversi, qualora non fosse affatto deficiente d’armi. Certo, non fuvvi mai opportunità migliore di questa, essendovi l’approvazione di tutti i patriotti italiani, a qualsiasi partito politico essi appartengano. Qualora poi si potessero introdurre armi, e, ciò ch’è meglio, un poderoso numero d’armati, non è a dubitarsi che il paese tosto non insorga. Dal di fuori non si potrebbe iniziare un movimento di qualche importanza senza l’appoggio di una Potenza. Or ci si fa credere che l’Inghilterra lascierebbe fare, facendosi cautamente; ed anzi permetterebbe che la Legione anglo-italiana venisse imbarcata; su che vennero di già iniziate le necessarie pratiche. Per poter meglio ciò eseguire, vi abbisognerebbero due vapori; e siccome ne vennero proposti due, ed a buon prezzo, così ci fa mestieri, prima d’inoltrarci nelle pratiche, sapere se in tempo utile avremmo disponibile una certa somma. Garibaldi sarebbe fra i caldi promotori di questa impresa; ha già visitati i vapori, e li ha trovati adatti allo scopo. Egli si ripromette molto nella riuscita, se le cose saranno realmente nelle condizioni suindicate. Io poi vi posso assicurare che tutti quelli che hanno a cuore il nostro paese, non mancheranno di prendere parte a simile fatto. Oggi non è mestieri parlare di programma politico, che è nel cuore di tutti, ed è l’indipendenza e l’unificazione della patria nostra.»

177.Ciò risulta manifestamente da questa lettera del Cosenz a Giorgio Pallavicino inserita nel dettoEpistolario, pag. 400:

«Torino, 11 giugno 1856.

»Pregiatissimo Signore,

»Ecco quanto mi viene assicurato da fonte sicura e da varii altri canali, cioè che la partemeridionaleè disposta a muoversi, qualora non fosse affatto deficiente d’armi. Certo, non fuvvi mai opportunità migliore di questa, essendovi l’approvazione di tutti i patriotti italiani, a qualsiasi partito politico essi appartengano. Qualora poi si potessero introdurre armi, e, ciò ch’è meglio, un poderoso numero d’armati, non è a dubitarsi che il paese tosto non insorga. Dal di fuori non si potrebbe iniziare un movimento di qualche importanza senza l’appoggio di una Potenza. Or ci si fa credere che l’Inghilterra lascierebbe fare, facendosi cautamente; ed anzi permetterebbe che la Legione anglo-italiana venisse imbarcata; su che vennero di già iniziate le necessarie pratiche. Per poter meglio ciò eseguire, vi abbisognerebbero due vapori; e siccome ne vennero proposti due, ed a buon prezzo, così ci fa mestieri, prima d’inoltrarci nelle pratiche, sapere se in tempo utile avremmo disponibile una certa somma. Garibaldi sarebbe fra i caldi promotori di questa impresa; ha già visitati i vapori, e li ha trovati adatti allo scopo. Egli si ripromette molto nella riuscita, se le cose saranno realmente nelle condizioni suindicate. Io poi vi posso assicurare che tutti quelli che hanno a cuore il nostro paese, non mancheranno di prendere parte a simile fatto. Oggi non è mestieri parlare di programma politico, che è nel cuore di tutti, ed è l’indipendenza e l’unificazione della patria nostra.»

178.Giorgio Pallavicino a Daniele Manin (op. cit., pag. 197):«Intanto si lusinga il bravo Garibaldi per corbellarlo in appresso. Mi duole all’anima di quel valentuomo, il quale presta fede alle parole di Camillo Cavour. Senza un cambiamento di Ministero in Piemonte, l’Italia non si farà in eterno: abbilo per vangelo.»E altrove, 23 settembre 1856 (pag. 204):«L’Italia in questo momento non ha peggior nemico del Cavour.»

178.Giorgio Pallavicino a Daniele Manin (op. cit., pag. 197):

«Intanto si lusinga il bravo Garibaldi per corbellarlo in appresso. Mi duole all’anima di quel valentuomo, il quale presta fede alle parole di Camillo Cavour. Senza un cambiamento di Ministero in Piemonte, l’Italia non si farà in eterno: abbilo per vangelo.»

E altrove, 23 settembre 1856 (pag. 204):

«L’Italia in questo momento non ha peggior nemico del Cavour.»

179.Daniele Manin, ec., op. cit., pag. 172.

179.Daniele Manin, ec., op. cit., pag. 172.

180.Daniele Manin, ec., op. cit., pag. 533.

180.Daniele Manin, ec., op. cit., pag. 533.

181.Daniele Manin, ec., op. cit., pag. 312.

181.Daniele Manin, ec., op. cit., pag. 312.

182.Garibaldi era stato chiamato per mezzo di Giuseppe La Farina coll’intesa che fosse a Torino per la fine di novembre; ma poi avendo il conte di Cavour scritto al La Farina che il Generale poteva aspettare a venire fino alla fine di dicembre, questi non arrivò a Torino che il 20; e il 22 era già di ritorno a Caprera.Così i particolari di questo viaggio, come i documenti riguardanti il complotto dei Ducati, di cui si parla più sotto, si ritraggono dall’EpistolariodiGiuseppe La Farina, vol. II, pag. 82, 83, 84, 91, 92, 97, 98, 99, 110 e 124. Nell’Epistolariostesso si leggono parecchie lettere di Garibaldi non prive d’interesse; due delle quali non possiamo astenerci dal riprodurre:«A Giuseppe La Farina — Torino.»Genova, 22 dicembre 1858.»Carissimo amico,»Parto oggi alle 9, ed in caso che le circostanze ci precipitino all’azione (ciò che non sarebbe impossibile), mandatemi un vapore. Chiunque de’ possidenti vapori in Genova può dare un vapore per l’oggetto, in caso non si potesse mandare un vapore da guerra.»Gli elementi rivoluzionari tutti sono con noi; è bene che Cavour se ne persuada, in caso non lo fosse pienamente, e che vi sia fiducia illimitata. Credo pure necessario che il Re sia alla testa dell’esercito, e lasciar dire quei che lo trattano d’incapacità. Ciò farà tacere le gelosie e le ciarle, che disgraziatamente fanno uno degli attributi di noi Italiani. Egli conosce oggi di chi si deve attorniare. La dittatura militare è nel convincimento di tutti: dunque, per Dio! che sia senza limite. Io ho raccomandato in Lombardia, in Toscana:Non movimenti intempestivi a qualunque costo. La venuta delle leve nello Stato nostro, e quella degli studenti di Pavia, è un fatto che voi potrete ingigantire a vostro piacimento. Io ho raccomandato che ve ne avvertino.»Vi prego tanto di scusarmi su quanto vi ho detto. Io non ho certamente la pretensione di consigliarvi, ma di dirvi francamente la mia opinione.»Addio, comandate»il vostro»G. Garibaldi.»«A Giuseppe La Farina — Torino.»Caprera, 30 gennaio 1859.»Carissimo amico,»Avevo già risposto alle antecedenti vostre, quando mi giunse l’ultima del 23. Io sono contentissimo del buon andamento delle nostre cose, e non aspetto che un cenno vostro per partire. B.[183]credo che finirà per venire con me, ad onta d’aver ancora certe mazzinerie; in caso contrario, noi faremo pure senza. Circa alle suggestioni che potrebbero venirmi da quei di Londra, state pur tranquillo. Io sono corroborato nello spirito del sacro programma che ci siam proposti, da non temere crollo, e non retrocedere nè davanti ad uomini, nè davanti a considerazioni. Io non voglio dar consigli al Conte, nè a voi, perchè non ne abbisognate; ma colla parola vostra potente sorreggetelo e spingetelo sulla via santissima prefissa. Italia è ricca d’uomini e di danari. Egli può tutto; che faccia tutto, e qualche cosa di più ancora. I nostri nemici ed i suoi più ancora lo rimprovereranno di non aver fatto, che d’aver mal fatto. Che l’organizzazione de’ Corpi Bersaglieri già menzionati sia su scala spaventosa: noi non avremo mai fatto troppo; ed io bacierò piangendo la mano che ci solleva dall’avvilimento e dalla miseria. Scrivo al Presidente nostro pure.[184]»Sono per la vita»vostro»G. Garibaldi.»

182.Garibaldi era stato chiamato per mezzo di Giuseppe La Farina coll’intesa che fosse a Torino per la fine di novembre; ma poi avendo il conte di Cavour scritto al La Farina che il Generale poteva aspettare a venire fino alla fine di dicembre, questi non arrivò a Torino che il 20; e il 22 era già di ritorno a Caprera.

Così i particolari di questo viaggio, come i documenti riguardanti il complotto dei Ducati, di cui si parla più sotto, si ritraggono dall’EpistolariodiGiuseppe La Farina, vol. II, pag. 82, 83, 84, 91, 92, 97, 98, 99, 110 e 124. Nell’Epistolariostesso si leggono parecchie lettere di Garibaldi non prive d’interesse; due delle quali non possiamo astenerci dal riprodurre:

«A Giuseppe La Farina — Torino.

»Genova, 22 dicembre 1858.

»Carissimo amico,

»Parto oggi alle 9, ed in caso che le circostanze ci precipitino all’azione (ciò che non sarebbe impossibile), mandatemi un vapore. Chiunque de’ possidenti vapori in Genova può dare un vapore per l’oggetto, in caso non si potesse mandare un vapore da guerra.

»Gli elementi rivoluzionari tutti sono con noi; è bene che Cavour se ne persuada, in caso non lo fosse pienamente, e che vi sia fiducia illimitata. Credo pure necessario che il Re sia alla testa dell’esercito, e lasciar dire quei che lo trattano d’incapacità. Ciò farà tacere le gelosie e le ciarle, che disgraziatamente fanno uno degli attributi di noi Italiani. Egli conosce oggi di chi si deve attorniare. La dittatura militare è nel convincimento di tutti: dunque, per Dio! che sia senza limite. Io ho raccomandato in Lombardia, in Toscana:Non movimenti intempestivi a qualunque costo. La venuta delle leve nello Stato nostro, e quella degli studenti di Pavia, è un fatto che voi potrete ingigantire a vostro piacimento. Io ho raccomandato che ve ne avvertino.

»Vi prego tanto di scusarmi su quanto vi ho detto. Io non ho certamente la pretensione di consigliarvi, ma di dirvi francamente la mia opinione.

»Addio, comandate

»il vostro»G. Garibaldi.»

«A Giuseppe La Farina — Torino.

»Caprera, 30 gennaio 1859.

»Carissimo amico,

»Avevo già risposto alle antecedenti vostre, quando mi giunse l’ultima del 23. Io sono contentissimo del buon andamento delle nostre cose, e non aspetto che un cenno vostro per partire. B.[183]credo che finirà per venire con me, ad onta d’aver ancora certe mazzinerie; in caso contrario, noi faremo pure senza. Circa alle suggestioni che potrebbero venirmi da quei di Londra, state pur tranquillo. Io sono corroborato nello spirito del sacro programma che ci siam proposti, da non temere crollo, e non retrocedere nè davanti ad uomini, nè davanti a considerazioni. Io non voglio dar consigli al Conte, nè a voi, perchè non ne abbisognate; ma colla parola vostra potente sorreggetelo e spingetelo sulla via santissima prefissa. Italia è ricca d’uomini e di danari. Egli può tutto; che faccia tutto, e qualche cosa di più ancora. I nostri nemici ed i suoi più ancora lo rimprovereranno di non aver fatto, che d’aver mal fatto. Che l’organizzazione de’ Corpi Bersaglieri già menzionati sia su scala spaventosa: noi non avremo mai fatto troppo; ed io bacierò piangendo la mano che ci solleva dall’avvilimento e dalla miseria. Scrivo al Presidente nostro pure.[184]

»Sono per la vita

»vostro»G. Garibaldi.»

183.Allude certamente al dottore Agostino Bertani.

183.Allude certamente al dottore Agostino Bertani.

184.Cioè al Pallavicino, presidente della Società nazionale.

184.Cioè al Pallavicino, presidente della Società nazionale.

185.IlDirittodel 3 marzo 1859 diceva: «Il generale Garibaldi è giunto a Torino;» vi doveva dunque essere arrivato fino dal giorno antecedente.

185.IlDirittodel 3 marzo 1859 diceva: «Il generale Garibaldi è giunto a Torino;» vi doveva dunque essere arrivato fino dal giorno antecedente.

186.L’ordine del Cialdini suonava così: «Gli Austriaci avanzano per la sinistra del Po dopo di aver passato la Sesia a Caresana; giungeranno presto innanzi alla mia testa di ponte; non intendo di dare ordini, ma sarei lieto se la vedessi giungere colla sua colonna dei Cacciatori delle Alpi; la consiglio a sbrigarsi, perchè il nemico persiste nel voler gettare un ponte a Frassineto, e allora sarebbe quasi impossibile entrare in Casale.» —I Cacciatori delle Alpi, ec., diFrancesco Carrano, pag. 194-195.

186.L’ordine del Cialdini suonava così: «Gli Austriaci avanzano per la sinistra del Po dopo di aver passato la Sesia a Caresana; giungeranno presto innanzi alla mia testa di ponte; non intendo di dare ordini, ma sarei lieto se la vedessi giungere colla sua colonna dei Cacciatori delle Alpi; la consiglio a sbrigarsi, perchè il nemico persiste nel voler gettare un ponte a Frassineto, e allora sarebbe quasi impossibile entrare in Casale.» —I Cacciatori delle Alpi, ec., diFrancesco Carrano, pag. 194-195.

187.Francesco Carrano, op. cit., pag. 206.

187.Francesco Carrano, op. cit., pag. 206.

188.Lo riproduciamo come documento storico e psicologico insieme. Poche volte lo stile fu più esattamente l’uomo.«Lombardi, voi siete chiamati a nuova vita, e dovete rispondere alla chiamata, come risposero i padri vostri in Pontida e in Legnano. Il nemico è lo stesso, atroce, assassino, depredatore. I fratelli vostri d’ogni provincia hanno giurato di vincere o morire con noi. Le ingiurie, gli oltraggi, le servitù di venti passate generazioni noi dobbiamo vendicare e lasciare a’ nostri figli un patrimonio non contaminato dal puzzo del dominatore soldato straniero. Vittorio Emanuele, che la volontà nazionale ha eletto a nostro duce supremo, mi spinge tra di voi per ordinarvi alle patrie battaglie. Io sono commosso della sacra missione affidatami, e superbo di comandarvi. All’armi dunque! Il servaggio deve cessare, e chi è capace d’impugnare un’arma, e non l’impugna, è un traditore. L’Italia con i suoi figli unita e purgata dalla dominazione straniera, ripiglierà il posto che la Provvidenza le assegnò tra le nazioni.» —Carrano, op. cit., pag. 249-50.

188.Lo riproduciamo come documento storico e psicologico insieme. Poche volte lo stile fu più esattamente l’uomo.

«Lombardi, voi siete chiamati a nuova vita, e dovete rispondere alla chiamata, come risposero i padri vostri in Pontida e in Legnano. Il nemico è lo stesso, atroce, assassino, depredatore. I fratelli vostri d’ogni provincia hanno giurato di vincere o morire con noi. Le ingiurie, gli oltraggi, le servitù di venti passate generazioni noi dobbiamo vendicare e lasciare a’ nostri figli un patrimonio non contaminato dal puzzo del dominatore soldato straniero. Vittorio Emanuele, che la volontà nazionale ha eletto a nostro duce supremo, mi spinge tra di voi per ordinarvi alle patrie battaglie. Io sono commosso della sacra missione affidatami, e superbo di comandarvi. All’armi dunque! Il servaggio deve cessare, e chi è capace d’impugnare un’arma, e non l’impugna, è un traditore. L’Italia con i suoi figli unita e purgata dalla dominazione straniera, ripiglierà il posto che la Provvidenza le assegnò tra le nazioni.» —Carrano, op. cit., pag. 249-50.


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