Chapter 31

254.Rammentiamo con uguale rimpianto il prode toscano Stanislao Bechi, fucilato dai Russi a Wloclaweck, la mattina del 17 dicembre 1863.255.Crediamo il generale Wisoky e il signor Charnewsky.256.Ciò si legge nel citato opuscolo suGaribaldidel Maggiore Bideschini, pag. 35. Il piroscafo giunto a Genova fu staggito dalla polizia.257.Si allude alle molte trame di insurrezioni, di spedizioni, di sbarchi orditi a Londra dall’infaticabile genio rivoluzionario di Giuseppe Mazzini, che era riuscito in tra il finire del 1863 e il cominciare del 1864 ad avvolgere ne’ suoi disegni d’insurrezione in Transilvania e Gallizia non solo il generale Garibaldi e il generale Klapka, ma per qualche tempo lo stesso re Vittorio Emanuele, che di congiurare un po’ a insaputa de’ suoi ministri s’era sempre compiaciuto. — Vedi fra gli altriPolitica segreta italiana(1863-70). Torino, Roux e Favale, 1880: specie il cap. II e III.258.Citeremo i nomi dei principali, come in parte li ricordiamo noi stessi e in parte li troviamo scritti nei giornali inglesi. E primo di tutti il signor John Richardson, notabile nel ceto dei commercianti, capo del Comitato delle dimostrazioni garibaldine nel 1862 ed ora presidente dello stesso Comitato per ricevere Garibaldi in Inghilterra. Indi il signor Peter Steward, ricco banchiere; il signor Andrews, membro del Consiglio dellaPeninsular and Oriental Company; il signor Roberto Taylor, proprietario di Glascow; il signor Cowen, industriale di Newcastle; i signori Seely, Ashley, Kinnaird, Peter Taylor, membri del Parlamento; Lord Shaftesbury e Lord Sutherland, membri della Camera dei Lordi; il signor Stansfeld, già segretario di Stato nel Gabinetto Palmerston; il signor Chambers, tenente colonnello deiRifles Volunteers; il prof. Balley, l’avv. Edmondo Beales; indi la signora Sara Nathan, la signora Stansfeld, la signora Wight, la signora Ashurth, la signora Schwabe; infine tutta la Colonia italiana, di cui eran principali Panizzi, direttore delBritish Museum; l’ottico Negretti; i maestri di musica Campana e Arditi; i signori Costa, Semenza, Vivanti, Serena, Fabbricotti ed altri.259.«He know the General would never lift a finger to disturb the England,» frase d’un libro recente su Garibaldi uscito in Inghilterra:The Life of Giuseppe Garibaldi, byJ. Theodore Bent, B. A. Oxon. Londra, Longmans, Green and Co. 1881, pag. 219; libro del resto compilato sopra notizie inesattissime, di cui non si veggono nè i documenti nè le fonti, e che soltanto in questa parte del viaggio d’Inghilterra può prestare qualche lume e qualche sussidio.260.IlDaily Telegraph, amico a quei giorni del Gabinetto Palmerston, scriveva così:«Tutte le voci corse sulla completa guarigione di Garibaldi erano quasi interamente false. La ferita ricevuta al piede fa pochi progressi verso la guarigione, se pure ne ha fatti. Alcuni sintomi poterono essere attenuati dal sollievo derivato dall’estrazione di una parte dell’osso fratturato. Ma la ferita in sè non è guarita. La spossatezza, ancor più che il male, ha grandemente influito sulla salute del Generale, e malgrado il vigore della sua costituzione che non ha cessato di manifestarsi nella potenza della sua voce, nella vivacità del suo spirito, nell’energia del suo patriottismo, che è in lui un’affezione personale ed appassionata, egli è tuttora in uno stato di notevole debolezza. Sorse dunque naturalmente l’idea che il mutamento di clima potesse avere un effetto benefico sulla sua salute e contribuire a produrre la guarigione così a lungo ritardata.»Si opinò eziandio che a Londra Garibaldi troverebbe cure mediche tali da farlo guarire perfettamente. Pertanto il Generale accettò il privato invito di venire in Inghilterra.»Egli sbarcherà a Brook nell’isola di Wight, ove passerà un mese.»261.Io dimoravo allora a Caprera presso il Generale prestandogli per preghiera sua e d’amici l’ufficio di segretario; onde ero in grado di seguire giorno per giorno le vicende di quel progetto di viaggio e per la confidenza di cui il Generale mi onorava, di conoscere su quell’argomento i suoi più intimi pensieri. La signora Chambers invece, credendomi avverso al progetto, diffidava di me e non me ne parlava affatto. La buona signora s’ingannava; certo a me premeva che il Generale non s’impegnasse in un intrigo di partiti stranieri e fosse vittima o strumento degli interessi o delle vanità di chicchessia; ma se il viaggio poteva farsi con tutte quelle condizioni che a me parevano necessarie a salvare con la dignità del Generale quella d’Italia, io lo desiderava quant’altri mai. Tutta la mia opposizione consisteva dunque nel consigliare il Generale ad andar cauto; ad informarsi bene chi fossero le persone che lo invitavano e quale mandato avessero, e quale credito godessero; e soprattutto quali fossero gl’intendimenti del Governo inglese, che sino allora almeno, erano rimasti incerti. Non appena però giunse a Caprera la lettera del signor Thornton Hunt, il Generale me ne parlò subito; e come io m’arrischiai ad esprimergli il desiderio di vederla, egli se la fece dare dalla signora Chambers, e il giorno dopo me la mostrò. Ora avendola io letta e riletta, anzi analizzata col Generale stesso, giacchè mi pareva che essa contenesse molte frasi ambigue, così ho potuto ritenerne nella mente i principali concetti, e, senza tema d’errare, riprodurli. Ne discussi anzi colla signora Chambers, la quale ormai saputomi partecipe d’ogni segreto, temendo forse di far peggio continuando a trattarmi ostilmente, cominciò prima a farmi vedere quella famosa lettera di cui ella magnificava più del giusto la importanza; poi a farmi via via molte confidenze, le quali non contenevano certo che una piccola dose di verità; ma tutta quella verità che una accorta diplomatica sua pari, era in dovere di confidare ad un occulto ed astuto rivale della mia forza!262.Per non dire d’altri, lo scrittore di queste pagine.263.Parrà strano certamente e bisognevole di qualche spiegazione che un bastimento d’una Compagnia postale potesse, senza legittima causa e per servigio d’un privato, deviare dalla sua rotta, venendo meno manifestamente ai propri doveri ed ai propri statuti. Ma dovunque compaia Garibaldi, alle violazioni delle norme comuni bisogna essere preparati. Eccone però la spiegazione. Fra i più caldi amici e zelanti fautori del viaggio v’era pure, come già s’è detto, un certo signor Andrews, ricco commerciante,Mayordi Londra nel 1848, e dellaPeninsular and Oriental Companyforte ed influentissimo socio. Ora, essendosi questo signor Andrews tolto l’assunto di fornire al Generale i mezzi di trasporto, potè anche ottenere dalla sua Compagnia di navigazione una concessione che altri certamente non avrebbe potuto. E la concessione fu questa: che uno dei bastimenti dellaPeninsulareincaricati della valigia postale tra Marsiglia, Genova e Malta appoggiasse per poche ore a Caprera e vi imbarcasse il Generale.Siccome però quella deviazione sarebbe parsa una troppo flagrante violazione degli statuti, della quale avrebbero potuto essere chiamati a rispondere anche i governi delegati alla sorveglianza di quella Società, così fu pensato e adoperato quest’espediente. A Marsiglia c’era un vecchio vapore in riparazione, laValletta; faccia essa il viaggio; appoggi al momento opportuno nelle acque della Maddalena; e se alcuno gli fa carico dello sviamento dia per scusa lo stato mal sicuro del bastimento, e la necessità di nuove riparazioni. Così fu escogitato, combinato, eseguito; così avvenne che un vapore postale della più grande Compagnia di navigazione di quell’anno abbandonasse la propria rotta e facesse aspettare per più di sei ore laValigia delle Indie, per fare il comodo di Giuseppe Garibaldi e de’ suoi amici.264.Il braccio orientale del Canale di Southampton.265.In conferma delle sue intenzioni, Garibaldi lasciò al signor Negretti un biglietto, nel quale diceva che «non desiderava d’avere dimostrazioni politiche, e soprattutto non eccitare tumulti.» Questo biglietto fu subito pubblicato nei giornali.266.Fu da tutti notato che il signor Seely, sbarcato a Cowes, in luogo di far tenere a Garibaldi la strada comune che passa per Newport ed altri luoghi popolosi dell’Isola, lo fece poi passare per strade traverse con gran delusione di quelle popolazioni che attendevano al passaggio l’eroe, ansiose esse pure di vederlo. Ma il signor Seely diede per ragione, di evitare al Generale altre dimostrazioni che l’avrebbero stancato e forse nociuto alla sua salute. Ognuno intende però che tutte quelle cure non erano che un eccesso di zelo del bravo gentiluomo. Del rimanente il giuoco del signor Seely e soci era già scoperto; infatti nella stessa mattina del 3 aprile un signor Walk tenne a Southampton unmeetingdi operai per protestare contro coloro che volevano monopolizzare Garibaldi.267.Restituendo la visita al Tennyson, questi gli chiese e ottenne che il Generale piantasse nel ricco giardino del poeta unaWellingtonia gigantea, maniera di cortesia che gl’Inglesi tengono di grande importanza e per chi la fa e per chi la riceve. Se non che pochi giorni dopo laWellingtoniafu trovata ignuda di quasi tutte le sue fronde, e cercandosi la cagione del sacrilegio, si seppe che taluni idolatri l’avevano così spogliata per possedere, in alcune di quelle foglie, un ricordo di cosa toccata da Garibaldi. I feticismi non sono soltanto de’ popoli barbari.268.Nello stesso giorno il Generale, togliendosi a tutte le feste, andava a visitare la signora White, sua amica ed ospite fin dal 1854, e madre della signora Jessie White Mario.269.L’ordine della processione era il seguente: — Le bande a capo della processione — La società dei calzolai — Diecimaresciallicon bandiere recanti il motto «Ben venuto Garibaldi» — I membri dei Comitati riuniti a piedi — Dieci carrozze di visitatori — La società di temperanza — Cinquemaresciallicon bandiere col motto «L’Eroe d’Italia» — Le società di commercio con la loro banda — Le minori società amiche (Friendly Societies) — Le carrozze della società deiForesters— La banda degliOld Fellows— Cinquemaresciallicon bandiere «Il primo patriotta» — Dieci carrozze — La loggia di Memfi dei Frammassoni — Ventimarescialli— Le carrozze della stampa — Ventimarescialli— Bandiere «L’uomo del popolo» — La carrozza del signor Plesmal — La carrozza del signor Giorgio Moore (tesoriere) — La carrozza del dottor Massey — Il Comitato esecutivo — La carrozza del signor Chinery — Quella del signor Nicholas — Quella del signor Richardson — Le carrozze della nazionalità ungherese — Quelle della nazionalità polacca e della nazionalità italiana — La banda italiana — La carrozza del generale Garibaldi, col quale sedevano il signor Seely ed il signor Negretti, circondata da un corpo dimaresciallidelle Corporazioni e da un manipolo della legione Garibaldi — Le carrozze dei figli di Garibaldi, con la signora Seely — I segretari — Il seguito — Il Comitato degli operai, a piedi.270.C’era in un palco l’ammiraglio Mundy, quel medesimo che comandava la squadra inglese in Sicilia nel 1860; non appena il generale lo vide si levò per andarlo a visitare; l’atto cortese, notato dal pubblico, fu salutato da un vivissimo applauso.271.La casa di Lord Palmerston in Londra era a 94 Piccadilly.272.Assistevano al banchetto il russo Ogareff, il tedesco Blind, gl’inglesi Ashurt e Taylor; gl’italiani Aurelio Saffi, Antonio Mordini e Giuseppe Guerzoni.273.Diamo qui interi i brindisi pronunziati dai due celebri patriotti.Mazzini pronunziò il seguente:«Montoastcomprendra tout ce que nous aimons et tout ce pour quoi nous combattons:»A la liberté des peuples!»A l’association des peuples!»A l’homme, qui, par ses actions, est l’incarnation vivante de ces grandes idées!»A Joseph Garibaldi!»À la pauvre, sainte, héroïque Pologne, qui depuis plus d’une année combat en silence et meurt pour la liberté!»A la nouvelle Russie, qui, sous la deviseterre et liberté, tendra dans un jour rapproché, une main de sœur à la Pologne pour la défense de la liberté et de l’indépendance et effacera le souvenir de la Russie des Tzars!»Aux Russes, qui, notre ami Herzen en tête, ont le plus travaillé à l’éclosion de la nouvelle Russie!»À la religion du devoir qui nous fera lutter jusqu’à la mort pour que toutes ces choses s’accomplissent!»Garibaldi rispose:«Je vais faire une déclaration que j’aurais dû faire depuis longtemps; il y a ici un homme qui a rendu les plus grands services à mon pays et à la cause de la liberté. Quand j’étais jeune et que je n’avais que des aspirations, j’ai cherché un homme qui pût me conseiller et guider mes jeunes années; je l’ai cherché comme l’homme qui a soif et cherche l’eau. Cet homme je l’ai trouvé; lui seul a conservé le feu sacré, lui seul veillait quand tout le monde dormait. Il est toujours resté mon ami, plein d’amour pour son pays, plein de dévouement pour la cause de la liberté.»Cet homme c’est mon ami Joseph Mazzini.»A mon maître!»Dopo una breve pausa proseguì:«À la Pologne, la patrie des martyrs, au pays qui se dévoue à la mort pour l’indépendance, au pays qui donne un sublime exemple aux autres peuples!»À la jeune Russie, au nouveau peuple, qui une fois libre et maître de la Russie du Tzar, est appelé à jouer un grand rôle dans les destinées de l’Europe!»A l’Angleterre, ce grand pays de la liberté qui nous donne l’hospitalité, à qui nous devons le bonheur de nous trouver réunis!» — VediPolitica segreta italiana(1863-1870), Torino, Roux e Favale, 1880, pagine 145-146.274.Quella de’ Danesi fra le altre.275.Menotti, tagliato fuori dalla calca, non aveva potuto penetrare in Guild-Hall.276.Erano venuti d’Italia il colonnello Chiassi, il colonnello Missori, il deputato Mordini ed altri.277.Tornata del 19 aprile 1864.278.Nel citato libro laPolitica segreta italiana, a proposito delle cagioni che il governo aveva di desiderare l’allontanamento di Garibaldi, si leggono a pag. 164-65 queste parole:«Il governo italiano aveva mandato presso quello inglese un agente segreto, il quale aveva fra altri il mandato di tentare che l’Inghilterra come espressione concreta di quella simpatia che dimostrava all’Italia negli omaggi resi a Garibaldi si decidesse a cedere al nuovo regno l’isola di Malta, come aveva ceduto alla Grecia le isole Ionie, la quale idea era stata comunicata e non aveva dispiaciuto alle Tuilerie.... Ciò fece che il gabinetto di San Giacomo desiderasse più vivamente anch’egli che il soggiorno di Garibaldi venisse abbreviato, e che non avesse luogo il viaggio nelle provincie, dove accrescendosi con incalcolabili proporzioni l’entusiasmo popolare esso temeva che gettata in campo la proposta della cessione di quell’isola, la pubblica opinione eccitata lo costringesse ad acconsentire.»Ora è questa una delle tante fiabe onde codesto libro è infarcito. A noi consta in modo incontrovertibile che in tutto questo raccontonon c’è parola di vero.279.Riproduciamo per brevità soltanto le due ultime lettere del 18 aprile. Della prima del 17, scritta in forma privata al Duca di Sutherland, abbiamo riassunto fedelmente il senso.«13 aprile.»Milord Duca,»Confermando la mia lettera di ieri, ho l’onore di parteciparvi il risultato d’un colloquio avuto questa mane col generale Garibaldi. Egli ammette di sentirsi stanco e di non essere nelle stesse disposizioni fisiche come al suo giungere dall’isola di Wight.»Mi ha parlato delle emozioni e dello strepito che lo circondano, formando un forte contrasto cogli usi abituali della sua vita. Quando parlava, osservai in lui una stanchezza mentale, forse più pronunciata della fisica debolezza.»Non potrei asserire essere impossibile lo adempiere agli impegni assunti, ma non esito a dirlo pericoloso.»W. Fergusson.»A. S. G.»il Duca di Sutherland.»* * *«18 aprile.»Mio caro Seely,»Leggo nei giornali che il Generale impegnossi a viaggi in tutte le direzioni. L’impresa è ardua e non v’ha uomo dell’arte che non la riconoscerebbe piena di pericoli. Ho scritto in proposito al Duca di Sutherland, e credo mio debito consigliare anche voi e tutti i suoi amici d’Inghilterra di suggerir un mezzo qualsiasi per distoglierlo dalle imprudenti emozioni delle sue visite progettate.»W. Fergusson.»Al signor Carlo Seely.»280.Fra quei due o tre amici c’era anche, in un angolo della sala, l’Autore di questo libro. Io vedeva da parecchi giorni quello che si tramava, ed ero deciso ad averne, come suol dirsi, il cuor netto. E ciò non perchè m’importasse che Garibaldi abbreviasse o no il suo viaggio; fallito anzi lo scopo politico pel quale l’avea intrapreso, non vedevo più ragione di prolungarlo; ma solo perchè stimavo mio preciso dovere per l’ufficio di fiducia che il Generale m’aveva commesso di vegliare attentamente a tutto ciò che si ordiva intorno a lui, e d’impedire, per quanto era in me, ch’egli fosse vittima d’un intrigo. Saputo pertanto delle progettate riunioni, mi preparai alcuni minuti prima nel salotto del Generale ben risoluto a non muovermi di là se il Generale stesso non me lo ordinava. Ma come il Generale mi parve piuttosto contento che io restassi, così non ostante il visibile dispetto che la mia importuna presenza cagionava ai congregati, restai, fermo come una sentinella, e potei quindi udire dal principio alla fine tutto il dialogo di quella sera memoranda. Il qual dialogo ho riprodotto con tutta la maggior fedeltà che mi fu concessa, certissimo d’averne serbate nella memoria le parole più salienti, e in ogni caso il senso e l’andamento.281.Chi confronti la mia versione colle dichiarazioni del signor Gladstone ai Comuni (seduta del 21 aprile) e del signor Seely almeetingdelLondon Tavern(la sera del 20) vedrà che le differenze sono quanto alla sostanza insignificanti. Il solo particolare dimenticato da quei due signori furono le parole «partirò domani,» ma io tanto quelle parole, come l’alzata impetuosa dalla sedia che le precedette, le vedo e le odo come se accadessero ora, e le riaffermo qui in tutta la loro pienezza. Aggiungo anzi che quelle parole caratteristiche si leggono tra le linee del discorso del signor Seely e non è mestieri di grande acume per comprendere com’egli avesse interesse ad attenuarne il senso.Il signor Seely alLondon Taverndisse «che Garibaldi avendo promesso di visitare più di trenta città, i suoi amici credevano che la promessa non potrebbe essere tenuta senza pregiudizio della sua salute. Per conseguenza, domenica a sera, il Duca di Sutherland, il Conte di Shaftesbury, il generale Eber, il colonnello Peard, il signor Gladstone, il signor Negretti ed egli stesso si riunirono a Stafford-House onde considerare se non fosse espediente di limitare le visite del Generale a sei od otto delle principali città del regno. Il Generale replicò essergli impossibile tirare una linea di separazione, e chepreferirebbe abbandonare addirittura l’Inghilterra.»Quella stessa mattina (la mattina in cui il Seely parlava, cioè il 20 aprile) il Duca di Sutherland, il Conte di Shaftesbury, Saffi, il generale Eber, il colonnello Peard, Negretti e il signor Stansfeld avevano tentato far cambiare il Generale d’avviso, ma indarno.»Ora ognuno intende che tra le parole «abbandonare addirittura l’Inghilterra» e il «partirò domani» non c’è altra differenza che di forma; e basta poi il fatto riaccertato dallo stesso signor Seely che la mattina dopo il Duca di Sutherland, il Conte di Shaftesbury, ec. ec. tentarono far cambiare d’avviso al Generale (cioè di non partire subito) per confermare in ogni parte la nostra testimonianza.Ed ora ecco le parole dette dal signor Gladstone ai Comuni:«Sono tenuto al mio onorevole amico d’avermi mosso questa domanda per ciò che riguarda me stesso. Il fatto ch’egli ha accennato tiene molto commosso il popolo inglese, il quale da niente più rifugge che dal mistero e segreto in simili cose. Or ecco quel che veramente è avvenuto, e che ha fatto narrare diceríe false ed assurde. Il Duca di Sutherland mi fece sapere, sabato passato, che egli ed altri amici del Generale avevano concepito forti timori rispetto alla sua salute, e che un insigne medico, il signor Fergusson, pensava che s’egli avesse messo in effetto il disegnato giro per le provincie avrebbe assai patito.»Il Duca di Sutherland m’invitò ad andare da lui, quella sera, per consigliarci insieme intorno al da farsi.»Io, pensando che il Duca aveva molti titoli di gratitudine per quello che ha fatto pel governo, andai, com’ero stato invitato, e trovai che i timori erano giusti, tanto più che il Generale aveva accettato quasi cinquanta inviti di città vicine, e l’elenco ogni dì cresceva rapidamente. Il signor Fergusson chiaramente disse non poter il Generale sopportare le fatiche di tanti viaggi e dimostrazioni. Venuti dunque a consiglio il Duca, il colonnello Peard, il generale Eber e due o tre amici del Generale, si trovò esser nostro dovere consigliarlo a restringere il numero delle sue promesse, e determinasse bene prima di lasciar Londra.»Questo fu fatto conoscere da due amici particolari al Generale, e quindi fui io richiesto di parlare a lui medesimo. Così allora m’avventurai a mostrargli quello che ognuno doveva vedere, come l’andar incontro a tante fatiche non potesse essere che a danno della sua salute. Aggiunsi ancora che mi pareva che le magnifiche accoglienze avute in questa metropoli, che sono certamente uno dei più memorabili avvenimenti dei nostri tempi, potevano perdere un poco della loro dignità e bellezza, se fossero state ripetute ogni giorno in tanti luoghi diversi. Queste furono le cose che io dissi al Generale, nè mai dissi che era meglio partire, ma solamente di tenere entro a certi limiti le sue promesse.»Il Generale m’ascoltò con molta pazienza, indi mi rispose che v’era gran verità in quel che io gli avevo esposto, ma parergli che sarebbe assai difficile distinguere fra i desiderii e le domande d’una e d’altra città; che egli pensava che il fine della sua venuta in Inghilterra era conseguito, essendovi egli venuto, non per avere quegli onori, di cui egli era ricolmo, ma per ringraziare il governo ed il popolo inglese per quello che avevano fatto a pro della sua patria. Disse che egli credeva che, visitando Londra, aveva visitata tutta la nazione; che le promesse fatte erano tutte sotto condizione, e non si teneva più obbligato, quando forti cagioni l’impedissero, di adempierle. Soggiunse sperare di poter in altro tempo, ma senza cerimonie di gran pubblicità, tornare in Inghilterra, e allora potrebbe vedere molti più amici che non aveva ora fatto. Questo egli disse, nè pensò mai che vi fosse alcuna cagione politica, nè sospettò certo, come altri ha fatto, che qualche potentato straniero fosse mescolato in questa pratica.»Quanto all’Imperatore dei Francesi e al suo governo, il nobile Lord in questa Camera ha già detto assai chiaramente ch’egli non vi ha nulla a che fare. Ma molte volte avviene che una piccola verità è sorgente di molti errori; e in questo caso l’essere io stato chiamato per dare un consiglio, richiesto dal bene e dalla salute del Generale, ha fatto credere cose che sono al tutto senza parte alcuna di vero.»282.In questo terzo colloquio della mattina del 19, v’erano il Duca di Sutherland, il signor Eber, il signor Peard, il signor Negretti e forse altri, ma nè Lord Shaftesbury, nè il signor Gladstone, nè il signor Seely, nè il dottor Fergusson vi erano.283.Il dottor Basile, in una lettera alSundel 19 aprile, diceva:«Come medico ordinario del Generale, mi credo in obbligo d’affermare trovarsi la sua salute nel più soddisfacente stato e la ferita del piede cicatrizzata da vari mesi, non aver più bisogno di cure chirurgiche.... Sono dunque fermamente convinto che il Generale possa intraprendere il progettato viaggio senza pericolo.»Il Basile diceva la verità; ma non saprei affermare che egli fosse stato autorizzato dal Generale a dirla, e molto più a scrivere questa lettera.Il dottor Partridge nel Times del 20 pubblicava un’attestazione quasi consimile a quella del dottor Basile.284.IlSun, ilMorning Star, l’Evening Standard.285.Vedi Tornate della Camera dei Lordi del 18 aprile 1864, e dei Comuni 19 e 21 aprile.286.Ecco la testuale risposta di Garibaldi:«Sono profondamente grato al popolo inglese degli onori che mi ha resi, ma di cui mi considero indegno. Le accoglienze che ho ricevute da ogni classe di persone sono state tali che non le scorderò giammai.»Desidero ardentemente di visitare i miei vecchi amici di Newcastle e del Nord. Considererò se posso cambiare di determinazione dopo la promessa data e farò conoscere la mia risoluzione al mio amico signor Beales.»287.Ecco la lettera testuale:«Cari amici,»Accettate i ringraziamenti del mio cuore per la vostra simpatia e pel vostro affetto. Sarò felice se potrò rivedervi in circostanze migliori e quando potrò godere con tutto agio della ospitalità del vostro nobile paese. Pel momento io sono obbligato di lasciar l’Inghilterra. Ancora una volta, la mia gratitudine sarà sempre viva per voi.»21 aprile.»G. Garibaldi.»288.Ecco la lettera:«Rivolgo le più vive grazie del mio cuore e i sentimenti di gratitudine alla nazione e al governo inglese per l’accoglienza ricevuta su questa libera terra. Il primo scopo della mia venuta era di compiere un dovere per la simpatia dimostrata a me ed alla mia patria. Questo scopo è raggiunto: ma bramavo eziandio di pormi a disposizione di tutti i miei amici inglesi e recarmi in tutti i luoghi ove poteasi dimostrare desiderio di me. Oranon mi è lecitodi soddisfare tutti gl’impulsi del mio cuore.»Se fui causa di qualche turbamento o di qualche disinganno, ne chiedo perdono agli amici, i quali comprenderanno come io non potessi stabilire una linea di demarcazione fra i luoghi da visitare. Accettino perciò i miei ringraziamenti e i miei saluti.»Tuttavia spero in un tempo non lontano poter fare ritorno, visitare i miei amici nella vita domestica inglese, e mantenere quella promessa che oggi, con mio immenso dolore, non mi è dato poter secondare.»Garibaldi.»Giova notare che la lettera era scritta nel più perfetto inglese, e che il Generale non fece che firmarla. La frase «non posso stabilire una linea di demarcazione fra i luoghi da visitare,» già usata dal signor Seely almeetingdiLondon Tavern, la fa sospettare dettata da lui.289.Infatti nè i figli, nè il dottor Basile, nè il segretario Guerzoni erano stati invitati a Clifden Park. Oltre a ciò era stato deciso dai manipolatori della partenza che il Generale s’imbarcherebbe sull’Ondineseguíto dal Basso, e forse dal dottor Basile e dal figlio Ricciotti, e che l’altro figlio Menotti, il segretario Guerzoni e gli altri suoi amici ritornerebbero in Italia per altra strada. Il Generale tuttavia volle rivedere prima a Clifden, poi a Penquite Par, dimora del colonnello Peard, il suo segretario Guerzoni e questi ubbidì come diremo meglio in appresso.290.Il documento meriterebbe essere pubblicato per intiero, ma ce ne trattiene la soverchia lunghezza. La prima bozza era stata concertata tra il segretario Guerzoni, il deputato Mordini, e, se non c’inganna la memoria, Aurelio Saffi. Il Guerzoni la portò a Penquite Par nella sera stessa del 26, dove arrivò per la linea più diretta, Londra-Bristol-Exeter-Plimouth; il Generale vi fece parecchie ed importanti mutazioni, e fu pubblicato nei giornali inglesi colla data di quella medesima sera.Eccone pertanto i brani più salienti:«Al popolo inglese.»Penquite Par, Cornwall, aprile 26.»Al popolo inglese io non ho nulla a ricordare che esso non conosca. Egli sa ciò che l’Italia desidera. L’Italia ha risoluto di esistere. Essa ne ha il diritto, e se alcuno ne dubitasse, io aggiungerei che essa esiste già di fatto, e che nulla le impedirà dal completar sè stessa. L’Italia non desidera che di scuotere il giogo delle due avverse potenze che la opprimono — lasciate che il mondo l’oda — essa non può rimaner tranquilla finchè non avrà ottenuto questo scopo, che è fra le questioni di vita o di morte. Il popolo inglese che sprofonderebbe sotto il suo Oceano piuttosto che permettere che il sacro suolo del suo paese sia violato dallo straniero comprenderà quanto legittime siano le aspirazioni, e quanto irremovibili le risoluzioni del mio paese.»L’Inghilterra conosce che cooperando disinteressatamente in favore dei destini dell’Italia nel 1860 contribuì a promuovere l’ordine e la pace in Europa — quella pace e quell’ordine che soli riescono durevoli e benefici perchè fondati sulla giustizia e sul progresso.»L’Inghilterra, ne sono convinto, si confermerà sempre più in questa opinione che se da una parte sta all’Italia a mostrarsi forte ed essere realmente forte e indipendente da servili alleanze, affine di cattivarsi fiducia dai suoi veri amici (fra i quali il primo posto è dovuto all’Inghilterra), l’Inghilterra stessa vedrà dall’altra parte in quanto l’alleanza d’una giovine incivilita e libera nazione come l’Italia, sia preferibile alle eterogenee e mal sicure alleanze colle potenze dispotiche. Tuttavia io non posso sperare — lo dico con dolore — che l’Italia sarà atta a compiere i suoi destini senza correr di nuovo la terribile prova dell’armi. La voce dell’Inghilterra è udita e rispettata, essa è in alto grado arbitra dei destini dell’Europa, ma sia pienamente persuasa che essa non può sciogliere la questione italiana o quella di altre nazionalità, mediante alcuna immaginazione di compensi e negoziazioni diplomatiche. Ma in faccia al gran principio della solidarietà dei popoli, proclamato e sancito dalla coscienza universale, io non posso parlare solo dell’Italia, molto meno in un tempo in cui il presagio di questa vera sacra alleanza fu irrevocabilmente confermato quando di recente io strinsi la mano dei proscritti di tutte le parti dell’Europa. Lasciando questa spiaggia ospitale non posso nascondere più a lungo il segreto del mio cuore, raccomandando la causa dei popoli oppressi alla più generosa e sagace delle nazioni. — Dacchè il loro sorgere è certo ed il loro trionfo è fatale, l’Inghilterra saprà come stendere su di loro il poderoso scudo del suo nome e sostenerli se bisogna col suo forte braccio.»L’Inghilterra sa che essa non sarà sola in questa grande missione. Di là dello Stretto v’è un altro popolo gigante, che è stato sovente costretto dalle arti del dispotismo ad essere il rivale e il nemico di questo paese, ma che la libertà riuscirà a volgere in pacifico competitore e amico. — Libertà! questo è il sole che deve fecondare la sincera e formidabile alleanza dei due popoli della civiltà contro la barbarie, e per cui, senza sguainar la spada, la grand’opera della pace del mondo sarà realizzata.»291.Nella citataPolitica segreta italiana(pag. 167-168) si narra che il Duca di Sutherland aveva proposto al Re, per mezzo del conte Maffei, allora consigliere di legazione a Londra, di far viaggiare Garibaldi due mesi nei mari d’Oriente impedendogli così di sbarcare a Caprera, d’onde si temeva che il Generale potesse slanciarsi in nuove avventure. Il libro però aggiunge che Mazzini, scoperto il complotto, lo sventò avvertendone per telegrafo il Generale, il quale ricevuto il dispaccio a Gibilterra chiese ed ottenne che la rotta dell’Ondinesarebbe stata in retta linea per Caprera. A noi mancano argomenti per confermare o smentire questo racconto. Diciamo solo che non ne abbiamo mai sentito a parlare. Che il progetto sia nato nel cervello del Duca di Sutherland par certo poichè esiste il dispaccio del conte Maffei che lo prova; ma non crediamo che il Re l’abbia approvato, nè che Mazzini abbia avuto bisogno di sventarlo. Soltanto il fatto meritava essere ricordato come indizio delle mille tranellerie da cui il Generale era circondato.292.Il signor Assollant, nelCourrier du Dimanchecitato da Bent, pag. 228, op. cit. E lo stesso Bent, dopo aver dato ragione al signor Assollant, soggiungeva: «From first to last Garibaldi’s visit was one long cheer; he was a veritable nine days’ wonder; but beyond good wishes, and addresses from every imaginable town that could squeeze in a word edgeways, Garibaldi got only a few handsful of presents from his immediate admirers, and when he made his second rash attempt on Homo in 1867 he found England no more inclined to help him than if he had remained quietly at home.»293.Arrivava verso le 11 del mattino. Lo seguivano il dottore Albanese, il segretario Guerzoni, i figli ed altri. Prendeva alloggio nella casa del signor Luigi Mansi.294.La Politica segreta italianagià citata.295.Il 2 maggio in un suo biglietto autografo il Re faceva al Mazzini questa risposta:«Non è da ammettersi la frase che si siatenuto a badail partito d’azione, mentre gli si fece sempre intendere in modo netto e preciso che qualunque moto, sia interno, sia avente per iscopo un’iniziativa verso il Veneto, sarebbe stato impedito con ogni mezzo energico di cui si può disporre.»Essere pertanto una prova insensata che si tenterebbe senza risultato di sorta, che cagionerebbe guai a deplorarsi per parte dei motori.»La Polonia mancò ognora nelle varie sue fasi insurrezionali della forza vitale di espansione, e questa è la principale cagione della sua rovina, forse potrebbe rinascere come la fenice dalle proprie ceneri, estendendo le sue ramificazioni in Gallizia, Principati ed Ungheria, dove il terreno sarebbe facileà exploiterse vi fossero uomini energici ed audaci che servissero ditrait-d’union.»Se i moti in Gallizia estesi alle citate contrade prendessero le proporzioni di unaspontanea popolareinsurrezione da tenere fortemente occupata l’Austria, allora sarebbe necessario anzitutto d’aiutarla con un nucleo d’Italiani determinati, e così riuniti vari fecondi elementi,tutti ostili al principale nemico, si potrebbe condurre a compimento il comune desiderio.»V. E.»(Politica segretaec., pag. 72-73.)296.«Ottenendo il moto gallizianoanteriore, il moto veneto dovrebbe seguire immediato.... Intendendo che il moto venetoseguarapidamente, è necessario aumentare l’armamentofin d’ora. Quindi la richiesta di restituzione dell’armi e del rinvio d’un uomo persecutore (Spaventa), che d’altra parte è screditato per ogni dove e disonora il governo.»Nota-memorandumMazzini da rimettersi al Re. —Politica segretaec., pag. 77.297.Vedi risposta del Re a Mosto, incaricato di Mazzini. —Politica segretaec., pag. 88.298.Il generale Klapka arrivò a Clifden il giorno stesso in cui, chiamatovi dal Generale, vi arrivava da Londra io pure. Lo vidi restare a lungo con Garibaldi e ne immaginai facilmente la cagione. — Vedi anchePolitica segretaec., pag. 87.299.Documento di pugno del Re letto ad Antonio Mosto in presenza del conte Verasis di Castiglione e del signor D. Müller. Fra le altre cose diceva: «Che per quanto riguardava la rivoluzione in Gallizia il Re e il suo governo ne avevano lasciata la direzione al Klapka, ec.....» —Politica segretaec., pag. 85.300.«Le parti d’action (ungherese) nous a donné la main à condition que nous n’aurons rien à faire avec Kossuth et les généraux Klapka et Türr.» Parole d’una nota del signor Bulewsky, agente del Centro Rivoluzionario Polacco in Londra. —Politica segretaec., pag. 97.301.VediPolitica segretaec., pag. 99.302.Nè più nè meno però. Di preparare armi ed armati, come altri disse, Bixio non ebbe nessun incarico. Fu anzi per mettere in chiaro la verità di questa novella che io nella notte dal 4 al 5 luglio mi recai da lui al campo di San Maurizio.303.Radunò gli ufficiali a gran rapporto, e lo presentò loro come amico di Garibaldi, del Re e dell’Italia. L’eccesso stava nella presentazione d’un personaggio borghese non rivestito d’alcuna carica o dignità ufficiale ad un corpo di ufficiali.304.Questi sono i nomi che ci occorrono alla memoria. Forse ne dimentichiamo alcuno. Tutti invece non poterono venire, tra gli altri Giovanni Chiassi.305.Come si vede, isottoscrittinon si sottoscrissero, e la così detta protesta restò quello che era in fatto, l’opera d’un solo e anonimo autore. Come poi ilDirittopotesse chiamaredocumentouno scritto anonimo, è ciò che non riesciamo a comprendere!306.Questa è l’ipotesi più probabile. Dai Principati non venivano da parecchio tempo che notizie sfavorevoli alla meditata impresa. Il governo del principe Cuza, sul cui assenso tacito e segreto si era contato, chiarivasi invece recisamente avverso ed arrestava il Frygesy, quel colonnello ungherese che era in Rumenia il capo ed il centro della congiura.307.Egli aveva lasciato Torino il 6 mattina e non poteva avere conoscenza della lettera pubblicata il 10. A proposito del Guerzoni, in quel libro più volte citato, laPolitica segreta italiana, sono spacciate tante fandonie che sarebbe impossibile smentirle tutte anche scrivendoci intorno un intero capitolo. Come però da una parte non vogliamo far servire un libro consacrato a Garibaldi alla nostra privata difesa, e dall’altra di quella difesa non sentiamo alcun bisogno, così passiamo accanto sorridendo alla povera cantafavola, e aspettiamo che il tempo ne faccia la dovuta giustizia.Solo un fatto è narrato in quelle pagine con poche varianti più maligne che importanti, ed è il congedo che Garibaldi diede al Guerzoni quando lo sospettò autore delle voci che a detta di taluni avevano mutata la risoluzione di Vittorio Emanuele e fatto abortire la progettata corsa in Oriente. Ora come di quel fatto il Guerzoni non si vergognò mai, anzi andò sempre fiero come d’una delle azioni più oneste e coraggiose della sua vita, così non ha alcun ritegno a narrarlo egli stesso più veracemente per esteso. Ingannato da mendaci rapporti, sorpresa la sua buona fede e nell’acciecamento del primo sdegno trasportato a pensare che il Guerzoni fosse stato autore o istigatore della lettera del 10 luglio, il Generale lo fece venire a sè e gli disse con accento tuttavia pacato e benigno: «Guerzoni, è necessario che per qualche tempo ci separiamo.... La cosa però resterà fra di noi. Noi saremo sempre amici come prima.»Il Guerzoni alzò la testa alla immeritata ferita e rispose come ogni uomo al suo posto avrebbe fatto: «Io non ho nulla da rimproverarmi, Generale, — però non ho nulla da nascondere. Parli o taccia, io resterò sempre quale mi parto di qui, suo amico devoto e suo fedele soldato.»E il Guerzoni partì.... Da quel giorno non scrisse più al Generale che sei mesi dopo per mandargli in brevi parole i suoi augurii pel buon capo d’anno del 1865. Il Generale gli rispose con questa lettera:«Caprera, 2 del 1865.»Mio caro Guerzoni,»Grazie per la lettera vostra gentile. Io vi contraccambio gli augurii con augurarmi d’aver compagni che vi somiglino in una battaglia che forma l’unica speranza della mia vita. V’invio la parola che mi chiedete, e sono sempre vostro»G.Garibaldi.»Scorsi altri sei mesi egli scriveva a Benedetto Cairoli, a proposito della candidatura del Guerzoni a deputato:«Vi raccomando Guerzoni per tutti i collegi.»Il congedato d’Ischia poteva dirsi soddisfatto.

254.Rammentiamo con uguale rimpianto il prode toscano Stanislao Bechi, fucilato dai Russi a Wloclaweck, la mattina del 17 dicembre 1863.

254.Rammentiamo con uguale rimpianto il prode toscano Stanislao Bechi, fucilato dai Russi a Wloclaweck, la mattina del 17 dicembre 1863.

255.Crediamo il generale Wisoky e il signor Charnewsky.

255.Crediamo il generale Wisoky e il signor Charnewsky.

256.Ciò si legge nel citato opuscolo suGaribaldidel Maggiore Bideschini, pag. 35. Il piroscafo giunto a Genova fu staggito dalla polizia.

256.Ciò si legge nel citato opuscolo suGaribaldidel Maggiore Bideschini, pag. 35. Il piroscafo giunto a Genova fu staggito dalla polizia.

257.Si allude alle molte trame di insurrezioni, di spedizioni, di sbarchi orditi a Londra dall’infaticabile genio rivoluzionario di Giuseppe Mazzini, che era riuscito in tra il finire del 1863 e il cominciare del 1864 ad avvolgere ne’ suoi disegni d’insurrezione in Transilvania e Gallizia non solo il generale Garibaldi e il generale Klapka, ma per qualche tempo lo stesso re Vittorio Emanuele, che di congiurare un po’ a insaputa de’ suoi ministri s’era sempre compiaciuto. — Vedi fra gli altriPolitica segreta italiana(1863-70). Torino, Roux e Favale, 1880: specie il cap. II e III.

257.Si allude alle molte trame di insurrezioni, di spedizioni, di sbarchi orditi a Londra dall’infaticabile genio rivoluzionario di Giuseppe Mazzini, che era riuscito in tra il finire del 1863 e il cominciare del 1864 ad avvolgere ne’ suoi disegni d’insurrezione in Transilvania e Gallizia non solo il generale Garibaldi e il generale Klapka, ma per qualche tempo lo stesso re Vittorio Emanuele, che di congiurare un po’ a insaputa de’ suoi ministri s’era sempre compiaciuto. — Vedi fra gli altriPolitica segreta italiana(1863-70). Torino, Roux e Favale, 1880: specie il cap. II e III.

258.Citeremo i nomi dei principali, come in parte li ricordiamo noi stessi e in parte li troviamo scritti nei giornali inglesi. E primo di tutti il signor John Richardson, notabile nel ceto dei commercianti, capo del Comitato delle dimostrazioni garibaldine nel 1862 ed ora presidente dello stesso Comitato per ricevere Garibaldi in Inghilterra. Indi il signor Peter Steward, ricco banchiere; il signor Andrews, membro del Consiglio dellaPeninsular and Oriental Company; il signor Roberto Taylor, proprietario di Glascow; il signor Cowen, industriale di Newcastle; i signori Seely, Ashley, Kinnaird, Peter Taylor, membri del Parlamento; Lord Shaftesbury e Lord Sutherland, membri della Camera dei Lordi; il signor Stansfeld, già segretario di Stato nel Gabinetto Palmerston; il signor Chambers, tenente colonnello deiRifles Volunteers; il prof. Balley, l’avv. Edmondo Beales; indi la signora Sara Nathan, la signora Stansfeld, la signora Wight, la signora Ashurth, la signora Schwabe; infine tutta la Colonia italiana, di cui eran principali Panizzi, direttore delBritish Museum; l’ottico Negretti; i maestri di musica Campana e Arditi; i signori Costa, Semenza, Vivanti, Serena, Fabbricotti ed altri.

258.Citeremo i nomi dei principali, come in parte li ricordiamo noi stessi e in parte li troviamo scritti nei giornali inglesi. E primo di tutti il signor John Richardson, notabile nel ceto dei commercianti, capo del Comitato delle dimostrazioni garibaldine nel 1862 ed ora presidente dello stesso Comitato per ricevere Garibaldi in Inghilterra. Indi il signor Peter Steward, ricco banchiere; il signor Andrews, membro del Consiglio dellaPeninsular and Oriental Company; il signor Roberto Taylor, proprietario di Glascow; il signor Cowen, industriale di Newcastle; i signori Seely, Ashley, Kinnaird, Peter Taylor, membri del Parlamento; Lord Shaftesbury e Lord Sutherland, membri della Camera dei Lordi; il signor Stansfeld, già segretario di Stato nel Gabinetto Palmerston; il signor Chambers, tenente colonnello deiRifles Volunteers; il prof. Balley, l’avv. Edmondo Beales; indi la signora Sara Nathan, la signora Stansfeld, la signora Wight, la signora Ashurth, la signora Schwabe; infine tutta la Colonia italiana, di cui eran principali Panizzi, direttore delBritish Museum; l’ottico Negretti; i maestri di musica Campana e Arditi; i signori Costa, Semenza, Vivanti, Serena, Fabbricotti ed altri.

259.«He know the General would never lift a finger to disturb the England,» frase d’un libro recente su Garibaldi uscito in Inghilterra:The Life of Giuseppe Garibaldi, byJ. Theodore Bent, B. A. Oxon. Londra, Longmans, Green and Co. 1881, pag. 219; libro del resto compilato sopra notizie inesattissime, di cui non si veggono nè i documenti nè le fonti, e che soltanto in questa parte del viaggio d’Inghilterra può prestare qualche lume e qualche sussidio.

259.«He know the General would never lift a finger to disturb the England,» frase d’un libro recente su Garibaldi uscito in Inghilterra:The Life of Giuseppe Garibaldi, byJ. Theodore Bent, B. A. Oxon. Londra, Longmans, Green and Co. 1881, pag. 219; libro del resto compilato sopra notizie inesattissime, di cui non si veggono nè i documenti nè le fonti, e che soltanto in questa parte del viaggio d’Inghilterra può prestare qualche lume e qualche sussidio.

260.IlDaily Telegraph, amico a quei giorni del Gabinetto Palmerston, scriveva così:«Tutte le voci corse sulla completa guarigione di Garibaldi erano quasi interamente false. La ferita ricevuta al piede fa pochi progressi verso la guarigione, se pure ne ha fatti. Alcuni sintomi poterono essere attenuati dal sollievo derivato dall’estrazione di una parte dell’osso fratturato. Ma la ferita in sè non è guarita. La spossatezza, ancor più che il male, ha grandemente influito sulla salute del Generale, e malgrado il vigore della sua costituzione che non ha cessato di manifestarsi nella potenza della sua voce, nella vivacità del suo spirito, nell’energia del suo patriottismo, che è in lui un’affezione personale ed appassionata, egli è tuttora in uno stato di notevole debolezza. Sorse dunque naturalmente l’idea che il mutamento di clima potesse avere un effetto benefico sulla sua salute e contribuire a produrre la guarigione così a lungo ritardata.»Si opinò eziandio che a Londra Garibaldi troverebbe cure mediche tali da farlo guarire perfettamente. Pertanto il Generale accettò il privato invito di venire in Inghilterra.»Egli sbarcherà a Brook nell’isola di Wight, ove passerà un mese.»

260.IlDaily Telegraph, amico a quei giorni del Gabinetto Palmerston, scriveva così:

«Tutte le voci corse sulla completa guarigione di Garibaldi erano quasi interamente false. La ferita ricevuta al piede fa pochi progressi verso la guarigione, se pure ne ha fatti. Alcuni sintomi poterono essere attenuati dal sollievo derivato dall’estrazione di una parte dell’osso fratturato. Ma la ferita in sè non è guarita. La spossatezza, ancor più che il male, ha grandemente influito sulla salute del Generale, e malgrado il vigore della sua costituzione che non ha cessato di manifestarsi nella potenza della sua voce, nella vivacità del suo spirito, nell’energia del suo patriottismo, che è in lui un’affezione personale ed appassionata, egli è tuttora in uno stato di notevole debolezza. Sorse dunque naturalmente l’idea che il mutamento di clima potesse avere un effetto benefico sulla sua salute e contribuire a produrre la guarigione così a lungo ritardata.

»Si opinò eziandio che a Londra Garibaldi troverebbe cure mediche tali da farlo guarire perfettamente. Pertanto il Generale accettò il privato invito di venire in Inghilterra.

»Egli sbarcherà a Brook nell’isola di Wight, ove passerà un mese.»

261.Io dimoravo allora a Caprera presso il Generale prestandogli per preghiera sua e d’amici l’ufficio di segretario; onde ero in grado di seguire giorno per giorno le vicende di quel progetto di viaggio e per la confidenza di cui il Generale mi onorava, di conoscere su quell’argomento i suoi più intimi pensieri. La signora Chambers invece, credendomi avverso al progetto, diffidava di me e non me ne parlava affatto. La buona signora s’ingannava; certo a me premeva che il Generale non s’impegnasse in un intrigo di partiti stranieri e fosse vittima o strumento degli interessi o delle vanità di chicchessia; ma se il viaggio poteva farsi con tutte quelle condizioni che a me parevano necessarie a salvare con la dignità del Generale quella d’Italia, io lo desiderava quant’altri mai. Tutta la mia opposizione consisteva dunque nel consigliare il Generale ad andar cauto; ad informarsi bene chi fossero le persone che lo invitavano e quale mandato avessero, e quale credito godessero; e soprattutto quali fossero gl’intendimenti del Governo inglese, che sino allora almeno, erano rimasti incerti. Non appena però giunse a Caprera la lettera del signor Thornton Hunt, il Generale me ne parlò subito; e come io m’arrischiai ad esprimergli il desiderio di vederla, egli se la fece dare dalla signora Chambers, e il giorno dopo me la mostrò. Ora avendola io letta e riletta, anzi analizzata col Generale stesso, giacchè mi pareva che essa contenesse molte frasi ambigue, così ho potuto ritenerne nella mente i principali concetti, e, senza tema d’errare, riprodurli. Ne discussi anzi colla signora Chambers, la quale ormai saputomi partecipe d’ogni segreto, temendo forse di far peggio continuando a trattarmi ostilmente, cominciò prima a farmi vedere quella famosa lettera di cui ella magnificava più del giusto la importanza; poi a farmi via via molte confidenze, le quali non contenevano certo che una piccola dose di verità; ma tutta quella verità che una accorta diplomatica sua pari, era in dovere di confidare ad un occulto ed astuto rivale della mia forza!

261.Io dimoravo allora a Caprera presso il Generale prestandogli per preghiera sua e d’amici l’ufficio di segretario; onde ero in grado di seguire giorno per giorno le vicende di quel progetto di viaggio e per la confidenza di cui il Generale mi onorava, di conoscere su quell’argomento i suoi più intimi pensieri. La signora Chambers invece, credendomi avverso al progetto, diffidava di me e non me ne parlava affatto. La buona signora s’ingannava; certo a me premeva che il Generale non s’impegnasse in un intrigo di partiti stranieri e fosse vittima o strumento degli interessi o delle vanità di chicchessia; ma se il viaggio poteva farsi con tutte quelle condizioni che a me parevano necessarie a salvare con la dignità del Generale quella d’Italia, io lo desiderava quant’altri mai. Tutta la mia opposizione consisteva dunque nel consigliare il Generale ad andar cauto; ad informarsi bene chi fossero le persone che lo invitavano e quale mandato avessero, e quale credito godessero; e soprattutto quali fossero gl’intendimenti del Governo inglese, che sino allora almeno, erano rimasti incerti. Non appena però giunse a Caprera la lettera del signor Thornton Hunt, il Generale me ne parlò subito; e come io m’arrischiai ad esprimergli il desiderio di vederla, egli se la fece dare dalla signora Chambers, e il giorno dopo me la mostrò. Ora avendola io letta e riletta, anzi analizzata col Generale stesso, giacchè mi pareva che essa contenesse molte frasi ambigue, così ho potuto ritenerne nella mente i principali concetti, e, senza tema d’errare, riprodurli. Ne discussi anzi colla signora Chambers, la quale ormai saputomi partecipe d’ogni segreto, temendo forse di far peggio continuando a trattarmi ostilmente, cominciò prima a farmi vedere quella famosa lettera di cui ella magnificava più del giusto la importanza; poi a farmi via via molte confidenze, le quali non contenevano certo che una piccola dose di verità; ma tutta quella verità che una accorta diplomatica sua pari, era in dovere di confidare ad un occulto ed astuto rivale della mia forza!

262.Per non dire d’altri, lo scrittore di queste pagine.

262.Per non dire d’altri, lo scrittore di queste pagine.

263.Parrà strano certamente e bisognevole di qualche spiegazione che un bastimento d’una Compagnia postale potesse, senza legittima causa e per servigio d’un privato, deviare dalla sua rotta, venendo meno manifestamente ai propri doveri ed ai propri statuti. Ma dovunque compaia Garibaldi, alle violazioni delle norme comuni bisogna essere preparati. Eccone però la spiegazione. Fra i più caldi amici e zelanti fautori del viaggio v’era pure, come già s’è detto, un certo signor Andrews, ricco commerciante,Mayordi Londra nel 1848, e dellaPeninsular and Oriental Companyforte ed influentissimo socio. Ora, essendosi questo signor Andrews tolto l’assunto di fornire al Generale i mezzi di trasporto, potè anche ottenere dalla sua Compagnia di navigazione una concessione che altri certamente non avrebbe potuto. E la concessione fu questa: che uno dei bastimenti dellaPeninsulareincaricati della valigia postale tra Marsiglia, Genova e Malta appoggiasse per poche ore a Caprera e vi imbarcasse il Generale.Siccome però quella deviazione sarebbe parsa una troppo flagrante violazione degli statuti, della quale avrebbero potuto essere chiamati a rispondere anche i governi delegati alla sorveglianza di quella Società, così fu pensato e adoperato quest’espediente. A Marsiglia c’era un vecchio vapore in riparazione, laValletta; faccia essa il viaggio; appoggi al momento opportuno nelle acque della Maddalena; e se alcuno gli fa carico dello sviamento dia per scusa lo stato mal sicuro del bastimento, e la necessità di nuove riparazioni. Così fu escogitato, combinato, eseguito; così avvenne che un vapore postale della più grande Compagnia di navigazione di quell’anno abbandonasse la propria rotta e facesse aspettare per più di sei ore laValigia delle Indie, per fare il comodo di Giuseppe Garibaldi e de’ suoi amici.

263.Parrà strano certamente e bisognevole di qualche spiegazione che un bastimento d’una Compagnia postale potesse, senza legittima causa e per servigio d’un privato, deviare dalla sua rotta, venendo meno manifestamente ai propri doveri ed ai propri statuti. Ma dovunque compaia Garibaldi, alle violazioni delle norme comuni bisogna essere preparati. Eccone però la spiegazione. Fra i più caldi amici e zelanti fautori del viaggio v’era pure, come già s’è detto, un certo signor Andrews, ricco commerciante,Mayordi Londra nel 1848, e dellaPeninsular and Oriental Companyforte ed influentissimo socio. Ora, essendosi questo signor Andrews tolto l’assunto di fornire al Generale i mezzi di trasporto, potè anche ottenere dalla sua Compagnia di navigazione una concessione che altri certamente non avrebbe potuto. E la concessione fu questa: che uno dei bastimenti dellaPeninsulareincaricati della valigia postale tra Marsiglia, Genova e Malta appoggiasse per poche ore a Caprera e vi imbarcasse il Generale.

Siccome però quella deviazione sarebbe parsa una troppo flagrante violazione degli statuti, della quale avrebbero potuto essere chiamati a rispondere anche i governi delegati alla sorveglianza di quella Società, così fu pensato e adoperato quest’espediente. A Marsiglia c’era un vecchio vapore in riparazione, laValletta; faccia essa il viaggio; appoggi al momento opportuno nelle acque della Maddalena; e se alcuno gli fa carico dello sviamento dia per scusa lo stato mal sicuro del bastimento, e la necessità di nuove riparazioni. Così fu escogitato, combinato, eseguito; così avvenne che un vapore postale della più grande Compagnia di navigazione di quell’anno abbandonasse la propria rotta e facesse aspettare per più di sei ore laValigia delle Indie, per fare il comodo di Giuseppe Garibaldi e de’ suoi amici.

264.Il braccio orientale del Canale di Southampton.

264.Il braccio orientale del Canale di Southampton.

265.In conferma delle sue intenzioni, Garibaldi lasciò al signor Negretti un biglietto, nel quale diceva che «non desiderava d’avere dimostrazioni politiche, e soprattutto non eccitare tumulti.» Questo biglietto fu subito pubblicato nei giornali.

265.In conferma delle sue intenzioni, Garibaldi lasciò al signor Negretti un biglietto, nel quale diceva che «non desiderava d’avere dimostrazioni politiche, e soprattutto non eccitare tumulti.» Questo biglietto fu subito pubblicato nei giornali.

266.Fu da tutti notato che il signor Seely, sbarcato a Cowes, in luogo di far tenere a Garibaldi la strada comune che passa per Newport ed altri luoghi popolosi dell’Isola, lo fece poi passare per strade traverse con gran delusione di quelle popolazioni che attendevano al passaggio l’eroe, ansiose esse pure di vederlo. Ma il signor Seely diede per ragione, di evitare al Generale altre dimostrazioni che l’avrebbero stancato e forse nociuto alla sua salute. Ognuno intende però che tutte quelle cure non erano che un eccesso di zelo del bravo gentiluomo. Del rimanente il giuoco del signor Seely e soci era già scoperto; infatti nella stessa mattina del 3 aprile un signor Walk tenne a Southampton unmeetingdi operai per protestare contro coloro che volevano monopolizzare Garibaldi.

266.Fu da tutti notato che il signor Seely, sbarcato a Cowes, in luogo di far tenere a Garibaldi la strada comune che passa per Newport ed altri luoghi popolosi dell’Isola, lo fece poi passare per strade traverse con gran delusione di quelle popolazioni che attendevano al passaggio l’eroe, ansiose esse pure di vederlo. Ma il signor Seely diede per ragione, di evitare al Generale altre dimostrazioni che l’avrebbero stancato e forse nociuto alla sua salute. Ognuno intende però che tutte quelle cure non erano che un eccesso di zelo del bravo gentiluomo. Del rimanente il giuoco del signor Seely e soci era già scoperto; infatti nella stessa mattina del 3 aprile un signor Walk tenne a Southampton unmeetingdi operai per protestare contro coloro che volevano monopolizzare Garibaldi.

267.Restituendo la visita al Tennyson, questi gli chiese e ottenne che il Generale piantasse nel ricco giardino del poeta unaWellingtonia gigantea, maniera di cortesia che gl’Inglesi tengono di grande importanza e per chi la fa e per chi la riceve. Se non che pochi giorni dopo laWellingtoniafu trovata ignuda di quasi tutte le sue fronde, e cercandosi la cagione del sacrilegio, si seppe che taluni idolatri l’avevano così spogliata per possedere, in alcune di quelle foglie, un ricordo di cosa toccata da Garibaldi. I feticismi non sono soltanto de’ popoli barbari.

267.Restituendo la visita al Tennyson, questi gli chiese e ottenne che il Generale piantasse nel ricco giardino del poeta unaWellingtonia gigantea, maniera di cortesia che gl’Inglesi tengono di grande importanza e per chi la fa e per chi la riceve. Se non che pochi giorni dopo laWellingtoniafu trovata ignuda di quasi tutte le sue fronde, e cercandosi la cagione del sacrilegio, si seppe che taluni idolatri l’avevano così spogliata per possedere, in alcune di quelle foglie, un ricordo di cosa toccata da Garibaldi. I feticismi non sono soltanto de’ popoli barbari.

268.Nello stesso giorno il Generale, togliendosi a tutte le feste, andava a visitare la signora White, sua amica ed ospite fin dal 1854, e madre della signora Jessie White Mario.

268.Nello stesso giorno il Generale, togliendosi a tutte le feste, andava a visitare la signora White, sua amica ed ospite fin dal 1854, e madre della signora Jessie White Mario.

269.L’ordine della processione era il seguente: — Le bande a capo della processione — La società dei calzolai — Diecimaresciallicon bandiere recanti il motto «Ben venuto Garibaldi» — I membri dei Comitati riuniti a piedi — Dieci carrozze di visitatori — La società di temperanza — Cinquemaresciallicon bandiere col motto «L’Eroe d’Italia» — Le società di commercio con la loro banda — Le minori società amiche (Friendly Societies) — Le carrozze della società deiForesters— La banda degliOld Fellows— Cinquemaresciallicon bandiere «Il primo patriotta» — Dieci carrozze — La loggia di Memfi dei Frammassoni — Ventimarescialli— Le carrozze della stampa — Ventimarescialli— Bandiere «L’uomo del popolo» — La carrozza del signor Plesmal — La carrozza del signor Giorgio Moore (tesoriere) — La carrozza del dottor Massey — Il Comitato esecutivo — La carrozza del signor Chinery — Quella del signor Nicholas — Quella del signor Richardson — Le carrozze della nazionalità ungherese — Quelle della nazionalità polacca e della nazionalità italiana — La banda italiana — La carrozza del generale Garibaldi, col quale sedevano il signor Seely ed il signor Negretti, circondata da un corpo dimaresciallidelle Corporazioni e da un manipolo della legione Garibaldi — Le carrozze dei figli di Garibaldi, con la signora Seely — I segretari — Il seguito — Il Comitato degli operai, a piedi.

269.L’ordine della processione era il seguente: — Le bande a capo della processione — La società dei calzolai — Diecimaresciallicon bandiere recanti il motto «Ben venuto Garibaldi» — I membri dei Comitati riuniti a piedi — Dieci carrozze di visitatori — La società di temperanza — Cinquemaresciallicon bandiere col motto «L’Eroe d’Italia» — Le società di commercio con la loro banda — Le minori società amiche (Friendly Societies) — Le carrozze della società deiForesters— La banda degliOld Fellows— Cinquemaresciallicon bandiere «Il primo patriotta» — Dieci carrozze — La loggia di Memfi dei Frammassoni — Ventimarescialli— Le carrozze della stampa — Ventimarescialli— Bandiere «L’uomo del popolo» — La carrozza del signor Plesmal — La carrozza del signor Giorgio Moore (tesoriere) — La carrozza del dottor Massey — Il Comitato esecutivo — La carrozza del signor Chinery — Quella del signor Nicholas — Quella del signor Richardson — Le carrozze della nazionalità ungherese — Quelle della nazionalità polacca e della nazionalità italiana — La banda italiana — La carrozza del generale Garibaldi, col quale sedevano il signor Seely ed il signor Negretti, circondata da un corpo dimaresciallidelle Corporazioni e da un manipolo della legione Garibaldi — Le carrozze dei figli di Garibaldi, con la signora Seely — I segretari — Il seguito — Il Comitato degli operai, a piedi.

270.C’era in un palco l’ammiraglio Mundy, quel medesimo che comandava la squadra inglese in Sicilia nel 1860; non appena il generale lo vide si levò per andarlo a visitare; l’atto cortese, notato dal pubblico, fu salutato da un vivissimo applauso.

270.C’era in un palco l’ammiraglio Mundy, quel medesimo che comandava la squadra inglese in Sicilia nel 1860; non appena il generale lo vide si levò per andarlo a visitare; l’atto cortese, notato dal pubblico, fu salutato da un vivissimo applauso.

271.La casa di Lord Palmerston in Londra era a 94 Piccadilly.

271.La casa di Lord Palmerston in Londra era a 94 Piccadilly.

272.Assistevano al banchetto il russo Ogareff, il tedesco Blind, gl’inglesi Ashurt e Taylor; gl’italiani Aurelio Saffi, Antonio Mordini e Giuseppe Guerzoni.

272.Assistevano al banchetto il russo Ogareff, il tedesco Blind, gl’inglesi Ashurt e Taylor; gl’italiani Aurelio Saffi, Antonio Mordini e Giuseppe Guerzoni.

273.Diamo qui interi i brindisi pronunziati dai due celebri patriotti.Mazzini pronunziò il seguente:«Montoastcomprendra tout ce que nous aimons et tout ce pour quoi nous combattons:»A la liberté des peuples!»A l’association des peuples!»A l’homme, qui, par ses actions, est l’incarnation vivante de ces grandes idées!»A Joseph Garibaldi!»À la pauvre, sainte, héroïque Pologne, qui depuis plus d’une année combat en silence et meurt pour la liberté!»A la nouvelle Russie, qui, sous la deviseterre et liberté, tendra dans un jour rapproché, une main de sœur à la Pologne pour la défense de la liberté et de l’indépendance et effacera le souvenir de la Russie des Tzars!»Aux Russes, qui, notre ami Herzen en tête, ont le plus travaillé à l’éclosion de la nouvelle Russie!»À la religion du devoir qui nous fera lutter jusqu’à la mort pour que toutes ces choses s’accomplissent!»Garibaldi rispose:«Je vais faire une déclaration que j’aurais dû faire depuis longtemps; il y a ici un homme qui a rendu les plus grands services à mon pays et à la cause de la liberté. Quand j’étais jeune et que je n’avais que des aspirations, j’ai cherché un homme qui pût me conseiller et guider mes jeunes années; je l’ai cherché comme l’homme qui a soif et cherche l’eau. Cet homme je l’ai trouvé; lui seul a conservé le feu sacré, lui seul veillait quand tout le monde dormait. Il est toujours resté mon ami, plein d’amour pour son pays, plein de dévouement pour la cause de la liberté.»Cet homme c’est mon ami Joseph Mazzini.»A mon maître!»Dopo una breve pausa proseguì:«À la Pologne, la patrie des martyrs, au pays qui se dévoue à la mort pour l’indépendance, au pays qui donne un sublime exemple aux autres peuples!»À la jeune Russie, au nouveau peuple, qui une fois libre et maître de la Russie du Tzar, est appelé à jouer un grand rôle dans les destinées de l’Europe!»A l’Angleterre, ce grand pays de la liberté qui nous donne l’hospitalité, à qui nous devons le bonheur de nous trouver réunis!» — VediPolitica segreta italiana(1863-1870), Torino, Roux e Favale, 1880, pagine 145-146.

273.Diamo qui interi i brindisi pronunziati dai due celebri patriotti.

Mazzini pronunziò il seguente:

«Montoastcomprendra tout ce que nous aimons et tout ce pour quoi nous combattons:

»A la liberté des peuples!

»A l’association des peuples!

»A l’homme, qui, par ses actions, est l’incarnation vivante de ces grandes idées!

»A Joseph Garibaldi!

»À la pauvre, sainte, héroïque Pologne, qui depuis plus d’une année combat en silence et meurt pour la liberté!

»A la nouvelle Russie, qui, sous la deviseterre et liberté, tendra dans un jour rapproché, une main de sœur à la Pologne pour la défense de la liberté et de l’indépendance et effacera le souvenir de la Russie des Tzars!

»Aux Russes, qui, notre ami Herzen en tête, ont le plus travaillé à l’éclosion de la nouvelle Russie!

»À la religion du devoir qui nous fera lutter jusqu’à la mort pour que toutes ces choses s’accomplissent!»

Garibaldi rispose:

«Je vais faire une déclaration que j’aurais dû faire depuis longtemps; il y a ici un homme qui a rendu les plus grands services à mon pays et à la cause de la liberté. Quand j’étais jeune et que je n’avais que des aspirations, j’ai cherché un homme qui pût me conseiller et guider mes jeunes années; je l’ai cherché comme l’homme qui a soif et cherche l’eau. Cet homme je l’ai trouvé; lui seul a conservé le feu sacré, lui seul veillait quand tout le monde dormait. Il est toujours resté mon ami, plein d’amour pour son pays, plein de dévouement pour la cause de la liberté.

»Cet homme c’est mon ami Joseph Mazzini.

»A mon maître!»

Dopo una breve pausa proseguì:

«À la Pologne, la patrie des martyrs, au pays qui se dévoue à la mort pour l’indépendance, au pays qui donne un sublime exemple aux autres peuples!

»À la jeune Russie, au nouveau peuple, qui une fois libre et maître de la Russie du Tzar, est appelé à jouer un grand rôle dans les destinées de l’Europe!

»A l’Angleterre, ce grand pays de la liberté qui nous donne l’hospitalité, à qui nous devons le bonheur de nous trouver réunis!» — VediPolitica segreta italiana(1863-1870), Torino, Roux e Favale, 1880, pagine 145-146.

274.Quella de’ Danesi fra le altre.

274.Quella de’ Danesi fra le altre.

275.Menotti, tagliato fuori dalla calca, non aveva potuto penetrare in Guild-Hall.

275.Menotti, tagliato fuori dalla calca, non aveva potuto penetrare in Guild-Hall.

276.Erano venuti d’Italia il colonnello Chiassi, il colonnello Missori, il deputato Mordini ed altri.

276.Erano venuti d’Italia il colonnello Chiassi, il colonnello Missori, il deputato Mordini ed altri.

277.Tornata del 19 aprile 1864.

277.Tornata del 19 aprile 1864.

278.Nel citato libro laPolitica segreta italiana, a proposito delle cagioni che il governo aveva di desiderare l’allontanamento di Garibaldi, si leggono a pag. 164-65 queste parole:«Il governo italiano aveva mandato presso quello inglese un agente segreto, il quale aveva fra altri il mandato di tentare che l’Inghilterra come espressione concreta di quella simpatia che dimostrava all’Italia negli omaggi resi a Garibaldi si decidesse a cedere al nuovo regno l’isola di Malta, come aveva ceduto alla Grecia le isole Ionie, la quale idea era stata comunicata e non aveva dispiaciuto alle Tuilerie.... Ciò fece che il gabinetto di San Giacomo desiderasse più vivamente anch’egli che il soggiorno di Garibaldi venisse abbreviato, e che non avesse luogo il viaggio nelle provincie, dove accrescendosi con incalcolabili proporzioni l’entusiasmo popolare esso temeva che gettata in campo la proposta della cessione di quell’isola, la pubblica opinione eccitata lo costringesse ad acconsentire.»Ora è questa una delle tante fiabe onde codesto libro è infarcito. A noi consta in modo incontrovertibile che in tutto questo raccontonon c’è parola di vero.

278.Nel citato libro laPolitica segreta italiana, a proposito delle cagioni che il governo aveva di desiderare l’allontanamento di Garibaldi, si leggono a pag. 164-65 queste parole:

«Il governo italiano aveva mandato presso quello inglese un agente segreto, il quale aveva fra altri il mandato di tentare che l’Inghilterra come espressione concreta di quella simpatia che dimostrava all’Italia negli omaggi resi a Garibaldi si decidesse a cedere al nuovo regno l’isola di Malta, come aveva ceduto alla Grecia le isole Ionie, la quale idea era stata comunicata e non aveva dispiaciuto alle Tuilerie.... Ciò fece che il gabinetto di San Giacomo desiderasse più vivamente anch’egli che il soggiorno di Garibaldi venisse abbreviato, e che non avesse luogo il viaggio nelle provincie, dove accrescendosi con incalcolabili proporzioni l’entusiasmo popolare esso temeva che gettata in campo la proposta della cessione di quell’isola, la pubblica opinione eccitata lo costringesse ad acconsentire.»

Ora è questa una delle tante fiabe onde codesto libro è infarcito. A noi consta in modo incontrovertibile che in tutto questo raccontonon c’è parola di vero.

279.Riproduciamo per brevità soltanto le due ultime lettere del 18 aprile. Della prima del 17, scritta in forma privata al Duca di Sutherland, abbiamo riassunto fedelmente il senso.«13 aprile.»Milord Duca,»Confermando la mia lettera di ieri, ho l’onore di parteciparvi il risultato d’un colloquio avuto questa mane col generale Garibaldi. Egli ammette di sentirsi stanco e di non essere nelle stesse disposizioni fisiche come al suo giungere dall’isola di Wight.»Mi ha parlato delle emozioni e dello strepito che lo circondano, formando un forte contrasto cogli usi abituali della sua vita. Quando parlava, osservai in lui una stanchezza mentale, forse più pronunciata della fisica debolezza.»Non potrei asserire essere impossibile lo adempiere agli impegni assunti, ma non esito a dirlo pericoloso.»W. Fergusson.»A. S. G.»il Duca di Sutherland.»* * *«18 aprile.»Mio caro Seely,»Leggo nei giornali che il Generale impegnossi a viaggi in tutte le direzioni. L’impresa è ardua e non v’ha uomo dell’arte che non la riconoscerebbe piena di pericoli. Ho scritto in proposito al Duca di Sutherland, e credo mio debito consigliare anche voi e tutti i suoi amici d’Inghilterra di suggerir un mezzo qualsiasi per distoglierlo dalle imprudenti emozioni delle sue visite progettate.»W. Fergusson.»Al signor Carlo Seely.»

279.Riproduciamo per brevità soltanto le due ultime lettere del 18 aprile. Della prima del 17, scritta in forma privata al Duca di Sutherland, abbiamo riassunto fedelmente il senso.

«13 aprile.

»Milord Duca,

»Confermando la mia lettera di ieri, ho l’onore di parteciparvi il risultato d’un colloquio avuto questa mane col generale Garibaldi. Egli ammette di sentirsi stanco e di non essere nelle stesse disposizioni fisiche come al suo giungere dall’isola di Wight.

»Mi ha parlato delle emozioni e dello strepito che lo circondano, formando un forte contrasto cogli usi abituali della sua vita. Quando parlava, osservai in lui una stanchezza mentale, forse più pronunciata della fisica debolezza.

»Non potrei asserire essere impossibile lo adempiere agli impegni assunti, ma non esito a dirlo pericoloso.

»W. Fergusson.

»A. S. G.»il Duca di Sutherland.»

* * *

«18 aprile.

»Mio caro Seely,

»Leggo nei giornali che il Generale impegnossi a viaggi in tutte le direzioni. L’impresa è ardua e non v’ha uomo dell’arte che non la riconoscerebbe piena di pericoli. Ho scritto in proposito al Duca di Sutherland, e credo mio debito consigliare anche voi e tutti i suoi amici d’Inghilterra di suggerir un mezzo qualsiasi per distoglierlo dalle imprudenti emozioni delle sue visite progettate.

»W. Fergusson.

»Al signor Carlo Seely.»

280.Fra quei due o tre amici c’era anche, in un angolo della sala, l’Autore di questo libro. Io vedeva da parecchi giorni quello che si tramava, ed ero deciso ad averne, come suol dirsi, il cuor netto. E ciò non perchè m’importasse che Garibaldi abbreviasse o no il suo viaggio; fallito anzi lo scopo politico pel quale l’avea intrapreso, non vedevo più ragione di prolungarlo; ma solo perchè stimavo mio preciso dovere per l’ufficio di fiducia che il Generale m’aveva commesso di vegliare attentamente a tutto ciò che si ordiva intorno a lui, e d’impedire, per quanto era in me, ch’egli fosse vittima d’un intrigo. Saputo pertanto delle progettate riunioni, mi preparai alcuni minuti prima nel salotto del Generale ben risoluto a non muovermi di là se il Generale stesso non me lo ordinava. Ma come il Generale mi parve piuttosto contento che io restassi, così non ostante il visibile dispetto che la mia importuna presenza cagionava ai congregati, restai, fermo come una sentinella, e potei quindi udire dal principio alla fine tutto il dialogo di quella sera memoranda. Il qual dialogo ho riprodotto con tutta la maggior fedeltà che mi fu concessa, certissimo d’averne serbate nella memoria le parole più salienti, e in ogni caso il senso e l’andamento.

280.Fra quei due o tre amici c’era anche, in un angolo della sala, l’Autore di questo libro. Io vedeva da parecchi giorni quello che si tramava, ed ero deciso ad averne, come suol dirsi, il cuor netto. E ciò non perchè m’importasse che Garibaldi abbreviasse o no il suo viaggio; fallito anzi lo scopo politico pel quale l’avea intrapreso, non vedevo più ragione di prolungarlo; ma solo perchè stimavo mio preciso dovere per l’ufficio di fiducia che il Generale m’aveva commesso di vegliare attentamente a tutto ciò che si ordiva intorno a lui, e d’impedire, per quanto era in me, ch’egli fosse vittima d’un intrigo. Saputo pertanto delle progettate riunioni, mi preparai alcuni minuti prima nel salotto del Generale ben risoluto a non muovermi di là se il Generale stesso non me lo ordinava. Ma come il Generale mi parve piuttosto contento che io restassi, così non ostante il visibile dispetto che la mia importuna presenza cagionava ai congregati, restai, fermo come una sentinella, e potei quindi udire dal principio alla fine tutto il dialogo di quella sera memoranda. Il qual dialogo ho riprodotto con tutta la maggior fedeltà che mi fu concessa, certissimo d’averne serbate nella memoria le parole più salienti, e in ogni caso il senso e l’andamento.

281.Chi confronti la mia versione colle dichiarazioni del signor Gladstone ai Comuni (seduta del 21 aprile) e del signor Seely almeetingdelLondon Tavern(la sera del 20) vedrà che le differenze sono quanto alla sostanza insignificanti. Il solo particolare dimenticato da quei due signori furono le parole «partirò domani,» ma io tanto quelle parole, come l’alzata impetuosa dalla sedia che le precedette, le vedo e le odo come se accadessero ora, e le riaffermo qui in tutta la loro pienezza. Aggiungo anzi che quelle parole caratteristiche si leggono tra le linee del discorso del signor Seely e non è mestieri di grande acume per comprendere com’egli avesse interesse ad attenuarne il senso.Il signor Seely alLondon Taverndisse «che Garibaldi avendo promesso di visitare più di trenta città, i suoi amici credevano che la promessa non potrebbe essere tenuta senza pregiudizio della sua salute. Per conseguenza, domenica a sera, il Duca di Sutherland, il Conte di Shaftesbury, il generale Eber, il colonnello Peard, il signor Gladstone, il signor Negretti ed egli stesso si riunirono a Stafford-House onde considerare se non fosse espediente di limitare le visite del Generale a sei od otto delle principali città del regno. Il Generale replicò essergli impossibile tirare una linea di separazione, e chepreferirebbe abbandonare addirittura l’Inghilterra.»Quella stessa mattina (la mattina in cui il Seely parlava, cioè il 20 aprile) il Duca di Sutherland, il Conte di Shaftesbury, Saffi, il generale Eber, il colonnello Peard, Negretti e il signor Stansfeld avevano tentato far cambiare il Generale d’avviso, ma indarno.»Ora ognuno intende che tra le parole «abbandonare addirittura l’Inghilterra» e il «partirò domani» non c’è altra differenza che di forma; e basta poi il fatto riaccertato dallo stesso signor Seely che la mattina dopo il Duca di Sutherland, il Conte di Shaftesbury, ec. ec. tentarono far cambiare d’avviso al Generale (cioè di non partire subito) per confermare in ogni parte la nostra testimonianza.Ed ora ecco le parole dette dal signor Gladstone ai Comuni:«Sono tenuto al mio onorevole amico d’avermi mosso questa domanda per ciò che riguarda me stesso. Il fatto ch’egli ha accennato tiene molto commosso il popolo inglese, il quale da niente più rifugge che dal mistero e segreto in simili cose. Or ecco quel che veramente è avvenuto, e che ha fatto narrare diceríe false ed assurde. Il Duca di Sutherland mi fece sapere, sabato passato, che egli ed altri amici del Generale avevano concepito forti timori rispetto alla sua salute, e che un insigne medico, il signor Fergusson, pensava che s’egli avesse messo in effetto il disegnato giro per le provincie avrebbe assai patito.»Il Duca di Sutherland m’invitò ad andare da lui, quella sera, per consigliarci insieme intorno al da farsi.»Io, pensando che il Duca aveva molti titoli di gratitudine per quello che ha fatto pel governo, andai, com’ero stato invitato, e trovai che i timori erano giusti, tanto più che il Generale aveva accettato quasi cinquanta inviti di città vicine, e l’elenco ogni dì cresceva rapidamente. Il signor Fergusson chiaramente disse non poter il Generale sopportare le fatiche di tanti viaggi e dimostrazioni. Venuti dunque a consiglio il Duca, il colonnello Peard, il generale Eber e due o tre amici del Generale, si trovò esser nostro dovere consigliarlo a restringere il numero delle sue promesse, e determinasse bene prima di lasciar Londra.»Questo fu fatto conoscere da due amici particolari al Generale, e quindi fui io richiesto di parlare a lui medesimo. Così allora m’avventurai a mostrargli quello che ognuno doveva vedere, come l’andar incontro a tante fatiche non potesse essere che a danno della sua salute. Aggiunsi ancora che mi pareva che le magnifiche accoglienze avute in questa metropoli, che sono certamente uno dei più memorabili avvenimenti dei nostri tempi, potevano perdere un poco della loro dignità e bellezza, se fossero state ripetute ogni giorno in tanti luoghi diversi. Queste furono le cose che io dissi al Generale, nè mai dissi che era meglio partire, ma solamente di tenere entro a certi limiti le sue promesse.»Il Generale m’ascoltò con molta pazienza, indi mi rispose che v’era gran verità in quel che io gli avevo esposto, ma parergli che sarebbe assai difficile distinguere fra i desiderii e le domande d’una e d’altra città; che egli pensava che il fine della sua venuta in Inghilterra era conseguito, essendovi egli venuto, non per avere quegli onori, di cui egli era ricolmo, ma per ringraziare il governo ed il popolo inglese per quello che avevano fatto a pro della sua patria. Disse che egli credeva che, visitando Londra, aveva visitata tutta la nazione; che le promesse fatte erano tutte sotto condizione, e non si teneva più obbligato, quando forti cagioni l’impedissero, di adempierle. Soggiunse sperare di poter in altro tempo, ma senza cerimonie di gran pubblicità, tornare in Inghilterra, e allora potrebbe vedere molti più amici che non aveva ora fatto. Questo egli disse, nè pensò mai che vi fosse alcuna cagione politica, nè sospettò certo, come altri ha fatto, che qualche potentato straniero fosse mescolato in questa pratica.»Quanto all’Imperatore dei Francesi e al suo governo, il nobile Lord in questa Camera ha già detto assai chiaramente ch’egli non vi ha nulla a che fare. Ma molte volte avviene che una piccola verità è sorgente di molti errori; e in questo caso l’essere io stato chiamato per dare un consiglio, richiesto dal bene e dalla salute del Generale, ha fatto credere cose che sono al tutto senza parte alcuna di vero.»

281.Chi confronti la mia versione colle dichiarazioni del signor Gladstone ai Comuni (seduta del 21 aprile) e del signor Seely almeetingdelLondon Tavern(la sera del 20) vedrà che le differenze sono quanto alla sostanza insignificanti. Il solo particolare dimenticato da quei due signori furono le parole «partirò domani,» ma io tanto quelle parole, come l’alzata impetuosa dalla sedia che le precedette, le vedo e le odo come se accadessero ora, e le riaffermo qui in tutta la loro pienezza. Aggiungo anzi che quelle parole caratteristiche si leggono tra le linee del discorso del signor Seely e non è mestieri di grande acume per comprendere com’egli avesse interesse ad attenuarne il senso.

Il signor Seely alLondon Taverndisse «che Garibaldi avendo promesso di visitare più di trenta città, i suoi amici credevano che la promessa non potrebbe essere tenuta senza pregiudizio della sua salute. Per conseguenza, domenica a sera, il Duca di Sutherland, il Conte di Shaftesbury, il generale Eber, il colonnello Peard, il signor Gladstone, il signor Negretti ed egli stesso si riunirono a Stafford-House onde considerare se non fosse espediente di limitare le visite del Generale a sei od otto delle principali città del regno. Il Generale replicò essergli impossibile tirare una linea di separazione, e chepreferirebbe abbandonare addirittura l’Inghilterra.

»Quella stessa mattina (la mattina in cui il Seely parlava, cioè il 20 aprile) il Duca di Sutherland, il Conte di Shaftesbury, Saffi, il generale Eber, il colonnello Peard, Negretti e il signor Stansfeld avevano tentato far cambiare il Generale d’avviso, ma indarno.»

Ora ognuno intende che tra le parole «abbandonare addirittura l’Inghilterra» e il «partirò domani» non c’è altra differenza che di forma; e basta poi il fatto riaccertato dallo stesso signor Seely che la mattina dopo il Duca di Sutherland, il Conte di Shaftesbury, ec. ec. tentarono far cambiare d’avviso al Generale (cioè di non partire subito) per confermare in ogni parte la nostra testimonianza.

Ed ora ecco le parole dette dal signor Gladstone ai Comuni:

«Sono tenuto al mio onorevole amico d’avermi mosso questa domanda per ciò che riguarda me stesso. Il fatto ch’egli ha accennato tiene molto commosso il popolo inglese, il quale da niente più rifugge che dal mistero e segreto in simili cose. Or ecco quel che veramente è avvenuto, e che ha fatto narrare diceríe false ed assurde. Il Duca di Sutherland mi fece sapere, sabato passato, che egli ed altri amici del Generale avevano concepito forti timori rispetto alla sua salute, e che un insigne medico, il signor Fergusson, pensava che s’egli avesse messo in effetto il disegnato giro per le provincie avrebbe assai patito.

»Il Duca di Sutherland m’invitò ad andare da lui, quella sera, per consigliarci insieme intorno al da farsi.

»Io, pensando che il Duca aveva molti titoli di gratitudine per quello che ha fatto pel governo, andai, com’ero stato invitato, e trovai che i timori erano giusti, tanto più che il Generale aveva accettato quasi cinquanta inviti di città vicine, e l’elenco ogni dì cresceva rapidamente. Il signor Fergusson chiaramente disse non poter il Generale sopportare le fatiche di tanti viaggi e dimostrazioni. Venuti dunque a consiglio il Duca, il colonnello Peard, il generale Eber e due o tre amici del Generale, si trovò esser nostro dovere consigliarlo a restringere il numero delle sue promesse, e determinasse bene prima di lasciar Londra.

»Questo fu fatto conoscere da due amici particolari al Generale, e quindi fui io richiesto di parlare a lui medesimo. Così allora m’avventurai a mostrargli quello che ognuno doveva vedere, come l’andar incontro a tante fatiche non potesse essere che a danno della sua salute. Aggiunsi ancora che mi pareva che le magnifiche accoglienze avute in questa metropoli, che sono certamente uno dei più memorabili avvenimenti dei nostri tempi, potevano perdere un poco della loro dignità e bellezza, se fossero state ripetute ogni giorno in tanti luoghi diversi. Queste furono le cose che io dissi al Generale, nè mai dissi che era meglio partire, ma solamente di tenere entro a certi limiti le sue promesse.

»Il Generale m’ascoltò con molta pazienza, indi mi rispose che v’era gran verità in quel che io gli avevo esposto, ma parergli che sarebbe assai difficile distinguere fra i desiderii e le domande d’una e d’altra città; che egli pensava che il fine della sua venuta in Inghilterra era conseguito, essendovi egli venuto, non per avere quegli onori, di cui egli era ricolmo, ma per ringraziare il governo ed il popolo inglese per quello che avevano fatto a pro della sua patria. Disse che egli credeva che, visitando Londra, aveva visitata tutta la nazione; che le promesse fatte erano tutte sotto condizione, e non si teneva più obbligato, quando forti cagioni l’impedissero, di adempierle. Soggiunse sperare di poter in altro tempo, ma senza cerimonie di gran pubblicità, tornare in Inghilterra, e allora potrebbe vedere molti più amici che non aveva ora fatto. Questo egli disse, nè pensò mai che vi fosse alcuna cagione politica, nè sospettò certo, come altri ha fatto, che qualche potentato straniero fosse mescolato in questa pratica.

»Quanto all’Imperatore dei Francesi e al suo governo, il nobile Lord in questa Camera ha già detto assai chiaramente ch’egli non vi ha nulla a che fare. Ma molte volte avviene che una piccola verità è sorgente di molti errori; e in questo caso l’essere io stato chiamato per dare un consiglio, richiesto dal bene e dalla salute del Generale, ha fatto credere cose che sono al tutto senza parte alcuna di vero.»

282.In questo terzo colloquio della mattina del 19, v’erano il Duca di Sutherland, il signor Eber, il signor Peard, il signor Negretti e forse altri, ma nè Lord Shaftesbury, nè il signor Gladstone, nè il signor Seely, nè il dottor Fergusson vi erano.

282.In questo terzo colloquio della mattina del 19, v’erano il Duca di Sutherland, il signor Eber, il signor Peard, il signor Negretti e forse altri, ma nè Lord Shaftesbury, nè il signor Gladstone, nè il signor Seely, nè il dottor Fergusson vi erano.

283.Il dottor Basile, in una lettera alSundel 19 aprile, diceva:«Come medico ordinario del Generale, mi credo in obbligo d’affermare trovarsi la sua salute nel più soddisfacente stato e la ferita del piede cicatrizzata da vari mesi, non aver più bisogno di cure chirurgiche.... Sono dunque fermamente convinto che il Generale possa intraprendere il progettato viaggio senza pericolo.»Il Basile diceva la verità; ma non saprei affermare che egli fosse stato autorizzato dal Generale a dirla, e molto più a scrivere questa lettera.Il dottor Partridge nel Times del 20 pubblicava un’attestazione quasi consimile a quella del dottor Basile.

283.Il dottor Basile, in una lettera alSundel 19 aprile, diceva:

«Come medico ordinario del Generale, mi credo in obbligo d’affermare trovarsi la sua salute nel più soddisfacente stato e la ferita del piede cicatrizzata da vari mesi, non aver più bisogno di cure chirurgiche.... Sono dunque fermamente convinto che il Generale possa intraprendere il progettato viaggio senza pericolo.»

Il Basile diceva la verità; ma non saprei affermare che egli fosse stato autorizzato dal Generale a dirla, e molto più a scrivere questa lettera.

Il dottor Partridge nel Times del 20 pubblicava un’attestazione quasi consimile a quella del dottor Basile.

284.IlSun, ilMorning Star, l’Evening Standard.

284.IlSun, ilMorning Star, l’Evening Standard.

285.Vedi Tornate della Camera dei Lordi del 18 aprile 1864, e dei Comuni 19 e 21 aprile.

285.Vedi Tornate della Camera dei Lordi del 18 aprile 1864, e dei Comuni 19 e 21 aprile.

286.Ecco la testuale risposta di Garibaldi:«Sono profondamente grato al popolo inglese degli onori che mi ha resi, ma di cui mi considero indegno. Le accoglienze che ho ricevute da ogni classe di persone sono state tali che non le scorderò giammai.»Desidero ardentemente di visitare i miei vecchi amici di Newcastle e del Nord. Considererò se posso cambiare di determinazione dopo la promessa data e farò conoscere la mia risoluzione al mio amico signor Beales.»

286.Ecco la testuale risposta di Garibaldi:

«Sono profondamente grato al popolo inglese degli onori che mi ha resi, ma di cui mi considero indegno. Le accoglienze che ho ricevute da ogni classe di persone sono state tali che non le scorderò giammai.

»Desidero ardentemente di visitare i miei vecchi amici di Newcastle e del Nord. Considererò se posso cambiare di determinazione dopo la promessa data e farò conoscere la mia risoluzione al mio amico signor Beales.»

287.Ecco la lettera testuale:«Cari amici,»Accettate i ringraziamenti del mio cuore per la vostra simpatia e pel vostro affetto. Sarò felice se potrò rivedervi in circostanze migliori e quando potrò godere con tutto agio della ospitalità del vostro nobile paese. Pel momento io sono obbligato di lasciar l’Inghilterra. Ancora una volta, la mia gratitudine sarà sempre viva per voi.»21 aprile.»G. Garibaldi.»

287.Ecco la lettera testuale:

«Cari amici,

»Accettate i ringraziamenti del mio cuore per la vostra simpatia e pel vostro affetto. Sarò felice se potrò rivedervi in circostanze migliori e quando potrò godere con tutto agio della ospitalità del vostro nobile paese. Pel momento io sono obbligato di lasciar l’Inghilterra. Ancora una volta, la mia gratitudine sarà sempre viva per voi.

»21 aprile.

»G. Garibaldi.»

288.Ecco la lettera:«Rivolgo le più vive grazie del mio cuore e i sentimenti di gratitudine alla nazione e al governo inglese per l’accoglienza ricevuta su questa libera terra. Il primo scopo della mia venuta era di compiere un dovere per la simpatia dimostrata a me ed alla mia patria. Questo scopo è raggiunto: ma bramavo eziandio di pormi a disposizione di tutti i miei amici inglesi e recarmi in tutti i luoghi ove poteasi dimostrare desiderio di me. Oranon mi è lecitodi soddisfare tutti gl’impulsi del mio cuore.»Se fui causa di qualche turbamento o di qualche disinganno, ne chiedo perdono agli amici, i quali comprenderanno come io non potessi stabilire una linea di demarcazione fra i luoghi da visitare. Accettino perciò i miei ringraziamenti e i miei saluti.»Tuttavia spero in un tempo non lontano poter fare ritorno, visitare i miei amici nella vita domestica inglese, e mantenere quella promessa che oggi, con mio immenso dolore, non mi è dato poter secondare.»Garibaldi.»Giova notare che la lettera era scritta nel più perfetto inglese, e che il Generale non fece che firmarla. La frase «non posso stabilire una linea di demarcazione fra i luoghi da visitare,» già usata dal signor Seely almeetingdiLondon Tavern, la fa sospettare dettata da lui.

288.Ecco la lettera:

«Rivolgo le più vive grazie del mio cuore e i sentimenti di gratitudine alla nazione e al governo inglese per l’accoglienza ricevuta su questa libera terra. Il primo scopo della mia venuta era di compiere un dovere per la simpatia dimostrata a me ed alla mia patria. Questo scopo è raggiunto: ma bramavo eziandio di pormi a disposizione di tutti i miei amici inglesi e recarmi in tutti i luoghi ove poteasi dimostrare desiderio di me. Oranon mi è lecitodi soddisfare tutti gl’impulsi del mio cuore.

»Se fui causa di qualche turbamento o di qualche disinganno, ne chiedo perdono agli amici, i quali comprenderanno come io non potessi stabilire una linea di demarcazione fra i luoghi da visitare. Accettino perciò i miei ringraziamenti e i miei saluti.

»Tuttavia spero in un tempo non lontano poter fare ritorno, visitare i miei amici nella vita domestica inglese, e mantenere quella promessa che oggi, con mio immenso dolore, non mi è dato poter secondare.

»Garibaldi.»

Giova notare che la lettera era scritta nel più perfetto inglese, e che il Generale non fece che firmarla. La frase «non posso stabilire una linea di demarcazione fra i luoghi da visitare,» già usata dal signor Seely almeetingdiLondon Tavern, la fa sospettare dettata da lui.

289.Infatti nè i figli, nè il dottor Basile, nè il segretario Guerzoni erano stati invitati a Clifden Park. Oltre a ciò era stato deciso dai manipolatori della partenza che il Generale s’imbarcherebbe sull’Ondineseguíto dal Basso, e forse dal dottor Basile e dal figlio Ricciotti, e che l’altro figlio Menotti, il segretario Guerzoni e gli altri suoi amici ritornerebbero in Italia per altra strada. Il Generale tuttavia volle rivedere prima a Clifden, poi a Penquite Par, dimora del colonnello Peard, il suo segretario Guerzoni e questi ubbidì come diremo meglio in appresso.

289.Infatti nè i figli, nè il dottor Basile, nè il segretario Guerzoni erano stati invitati a Clifden Park. Oltre a ciò era stato deciso dai manipolatori della partenza che il Generale s’imbarcherebbe sull’Ondineseguíto dal Basso, e forse dal dottor Basile e dal figlio Ricciotti, e che l’altro figlio Menotti, il segretario Guerzoni e gli altri suoi amici ritornerebbero in Italia per altra strada. Il Generale tuttavia volle rivedere prima a Clifden, poi a Penquite Par, dimora del colonnello Peard, il suo segretario Guerzoni e questi ubbidì come diremo meglio in appresso.

290.Il documento meriterebbe essere pubblicato per intiero, ma ce ne trattiene la soverchia lunghezza. La prima bozza era stata concertata tra il segretario Guerzoni, il deputato Mordini, e, se non c’inganna la memoria, Aurelio Saffi. Il Guerzoni la portò a Penquite Par nella sera stessa del 26, dove arrivò per la linea più diretta, Londra-Bristol-Exeter-Plimouth; il Generale vi fece parecchie ed importanti mutazioni, e fu pubblicato nei giornali inglesi colla data di quella medesima sera.Eccone pertanto i brani più salienti:«Al popolo inglese.»Penquite Par, Cornwall, aprile 26.»Al popolo inglese io non ho nulla a ricordare che esso non conosca. Egli sa ciò che l’Italia desidera. L’Italia ha risoluto di esistere. Essa ne ha il diritto, e se alcuno ne dubitasse, io aggiungerei che essa esiste già di fatto, e che nulla le impedirà dal completar sè stessa. L’Italia non desidera che di scuotere il giogo delle due avverse potenze che la opprimono — lasciate che il mondo l’oda — essa non può rimaner tranquilla finchè non avrà ottenuto questo scopo, che è fra le questioni di vita o di morte. Il popolo inglese che sprofonderebbe sotto il suo Oceano piuttosto che permettere che il sacro suolo del suo paese sia violato dallo straniero comprenderà quanto legittime siano le aspirazioni, e quanto irremovibili le risoluzioni del mio paese.»L’Inghilterra conosce che cooperando disinteressatamente in favore dei destini dell’Italia nel 1860 contribuì a promuovere l’ordine e la pace in Europa — quella pace e quell’ordine che soli riescono durevoli e benefici perchè fondati sulla giustizia e sul progresso.»L’Inghilterra, ne sono convinto, si confermerà sempre più in questa opinione che se da una parte sta all’Italia a mostrarsi forte ed essere realmente forte e indipendente da servili alleanze, affine di cattivarsi fiducia dai suoi veri amici (fra i quali il primo posto è dovuto all’Inghilterra), l’Inghilterra stessa vedrà dall’altra parte in quanto l’alleanza d’una giovine incivilita e libera nazione come l’Italia, sia preferibile alle eterogenee e mal sicure alleanze colle potenze dispotiche. Tuttavia io non posso sperare — lo dico con dolore — che l’Italia sarà atta a compiere i suoi destini senza correr di nuovo la terribile prova dell’armi. La voce dell’Inghilterra è udita e rispettata, essa è in alto grado arbitra dei destini dell’Europa, ma sia pienamente persuasa che essa non può sciogliere la questione italiana o quella di altre nazionalità, mediante alcuna immaginazione di compensi e negoziazioni diplomatiche. Ma in faccia al gran principio della solidarietà dei popoli, proclamato e sancito dalla coscienza universale, io non posso parlare solo dell’Italia, molto meno in un tempo in cui il presagio di questa vera sacra alleanza fu irrevocabilmente confermato quando di recente io strinsi la mano dei proscritti di tutte le parti dell’Europa. Lasciando questa spiaggia ospitale non posso nascondere più a lungo il segreto del mio cuore, raccomandando la causa dei popoli oppressi alla più generosa e sagace delle nazioni. — Dacchè il loro sorgere è certo ed il loro trionfo è fatale, l’Inghilterra saprà come stendere su di loro il poderoso scudo del suo nome e sostenerli se bisogna col suo forte braccio.»L’Inghilterra sa che essa non sarà sola in questa grande missione. Di là dello Stretto v’è un altro popolo gigante, che è stato sovente costretto dalle arti del dispotismo ad essere il rivale e il nemico di questo paese, ma che la libertà riuscirà a volgere in pacifico competitore e amico. — Libertà! questo è il sole che deve fecondare la sincera e formidabile alleanza dei due popoli della civiltà contro la barbarie, e per cui, senza sguainar la spada, la grand’opera della pace del mondo sarà realizzata.»

290.Il documento meriterebbe essere pubblicato per intiero, ma ce ne trattiene la soverchia lunghezza. La prima bozza era stata concertata tra il segretario Guerzoni, il deputato Mordini, e, se non c’inganna la memoria, Aurelio Saffi. Il Guerzoni la portò a Penquite Par nella sera stessa del 26, dove arrivò per la linea più diretta, Londra-Bristol-Exeter-Plimouth; il Generale vi fece parecchie ed importanti mutazioni, e fu pubblicato nei giornali inglesi colla data di quella medesima sera.

Eccone pertanto i brani più salienti:

«Al popolo inglese.

»Penquite Par, Cornwall, aprile 26.

»Al popolo inglese io non ho nulla a ricordare che esso non conosca. Egli sa ciò che l’Italia desidera. L’Italia ha risoluto di esistere. Essa ne ha il diritto, e se alcuno ne dubitasse, io aggiungerei che essa esiste già di fatto, e che nulla le impedirà dal completar sè stessa. L’Italia non desidera che di scuotere il giogo delle due avverse potenze che la opprimono — lasciate che il mondo l’oda — essa non può rimaner tranquilla finchè non avrà ottenuto questo scopo, che è fra le questioni di vita o di morte. Il popolo inglese che sprofonderebbe sotto il suo Oceano piuttosto che permettere che il sacro suolo del suo paese sia violato dallo straniero comprenderà quanto legittime siano le aspirazioni, e quanto irremovibili le risoluzioni del mio paese.

»L’Inghilterra conosce che cooperando disinteressatamente in favore dei destini dell’Italia nel 1860 contribuì a promuovere l’ordine e la pace in Europa — quella pace e quell’ordine che soli riescono durevoli e benefici perchè fondati sulla giustizia e sul progresso.

»L’Inghilterra, ne sono convinto, si confermerà sempre più in questa opinione che se da una parte sta all’Italia a mostrarsi forte ed essere realmente forte e indipendente da servili alleanze, affine di cattivarsi fiducia dai suoi veri amici (fra i quali il primo posto è dovuto all’Inghilterra), l’Inghilterra stessa vedrà dall’altra parte in quanto l’alleanza d’una giovine incivilita e libera nazione come l’Italia, sia preferibile alle eterogenee e mal sicure alleanze colle potenze dispotiche. Tuttavia io non posso sperare — lo dico con dolore — che l’Italia sarà atta a compiere i suoi destini senza correr di nuovo la terribile prova dell’armi. La voce dell’Inghilterra è udita e rispettata, essa è in alto grado arbitra dei destini dell’Europa, ma sia pienamente persuasa che essa non può sciogliere la questione italiana o quella di altre nazionalità, mediante alcuna immaginazione di compensi e negoziazioni diplomatiche. Ma in faccia al gran principio della solidarietà dei popoli, proclamato e sancito dalla coscienza universale, io non posso parlare solo dell’Italia, molto meno in un tempo in cui il presagio di questa vera sacra alleanza fu irrevocabilmente confermato quando di recente io strinsi la mano dei proscritti di tutte le parti dell’Europa. Lasciando questa spiaggia ospitale non posso nascondere più a lungo il segreto del mio cuore, raccomandando la causa dei popoli oppressi alla più generosa e sagace delle nazioni. — Dacchè il loro sorgere è certo ed il loro trionfo è fatale, l’Inghilterra saprà come stendere su di loro il poderoso scudo del suo nome e sostenerli se bisogna col suo forte braccio.

»L’Inghilterra sa che essa non sarà sola in questa grande missione. Di là dello Stretto v’è un altro popolo gigante, che è stato sovente costretto dalle arti del dispotismo ad essere il rivale e il nemico di questo paese, ma che la libertà riuscirà a volgere in pacifico competitore e amico. — Libertà! questo è il sole che deve fecondare la sincera e formidabile alleanza dei due popoli della civiltà contro la barbarie, e per cui, senza sguainar la spada, la grand’opera della pace del mondo sarà realizzata.»

291.Nella citataPolitica segreta italiana(pag. 167-168) si narra che il Duca di Sutherland aveva proposto al Re, per mezzo del conte Maffei, allora consigliere di legazione a Londra, di far viaggiare Garibaldi due mesi nei mari d’Oriente impedendogli così di sbarcare a Caprera, d’onde si temeva che il Generale potesse slanciarsi in nuove avventure. Il libro però aggiunge che Mazzini, scoperto il complotto, lo sventò avvertendone per telegrafo il Generale, il quale ricevuto il dispaccio a Gibilterra chiese ed ottenne che la rotta dell’Ondinesarebbe stata in retta linea per Caprera. A noi mancano argomenti per confermare o smentire questo racconto. Diciamo solo che non ne abbiamo mai sentito a parlare. Che il progetto sia nato nel cervello del Duca di Sutherland par certo poichè esiste il dispaccio del conte Maffei che lo prova; ma non crediamo che il Re l’abbia approvato, nè che Mazzini abbia avuto bisogno di sventarlo. Soltanto il fatto meritava essere ricordato come indizio delle mille tranellerie da cui il Generale era circondato.

291.Nella citataPolitica segreta italiana(pag. 167-168) si narra che il Duca di Sutherland aveva proposto al Re, per mezzo del conte Maffei, allora consigliere di legazione a Londra, di far viaggiare Garibaldi due mesi nei mari d’Oriente impedendogli così di sbarcare a Caprera, d’onde si temeva che il Generale potesse slanciarsi in nuove avventure. Il libro però aggiunge che Mazzini, scoperto il complotto, lo sventò avvertendone per telegrafo il Generale, il quale ricevuto il dispaccio a Gibilterra chiese ed ottenne che la rotta dell’Ondinesarebbe stata in retta linea per Caprera. A noi mancano argomenti per confermare o smentire questo racconto. Diciamo solo che non ne abbiamo mai sentito a parlare. Che il progetto sia nato nel cervello del Duca di Sutherland par certo poichè esiste il dispaccio del conte Maffei che lo prova; ma non crediamo che il Re l’abbia approvato, nè che Mazzini abbia avuto bisogno di sventarlo. Soltanto il fatto meritava essere ricordato come indizio delle mille tranellerie da cui il Generale era circondato.

292.Il signor Assollant, nelCourrier du Dimanchecitato da Bent, pag. 228, op. cit. E lo stesso Bent, dopo aver dato ragione al signor Assollant, soggiungeva: «From first to last Garibaldi’s visit was one long cheer; he was a veritable nine days’ wonder; but beyond good wishes, and addresses from every imaginable town that could squeeze in a word edgeways, Garibaldi got only a few handsful of presents from his immediate admirers, and when he made his second rash attempt on Homo in 1867 he found England no more inclined to help him than if he had remained quietly at home.»

292.Il signor Assollant, nelCourrier du Dimanchecitato da Bent, pag. 228, op. cit. E lo stesso Bent, dopo aver dato ragione al signor Assollant, soggiungeva: «From first to last Garibaldi’s visit was one long cheer; he was a veritable nine days’ wonder; but beyond good wishes, and addresses from every imaginable town that could squeeze in a word edgeways, Garibaldi got only a few handsful of presents from his immediate admirers, and when he made his second rash attempt on Homo in 1867 he found England no more inclined to help him than if he had remained quietly at home.»

293.Arrivava verso le 11 del mattino. Lo seguivano il dottore Albanese, il segretario Guerzoni, i figli ed altri. Prendeva alloggio nella casa del signor Luigi Mansi.

293.Arrivava verso le 11 del mattino. Lo seguivano il dottore Albanese, il segretario Guerzoni, i figli ed altri. Prendeva alloggio nella casa del signor Luigi Mansi.

294.La Politica segreta italianagià citata.

294.La Politica segreta italianagià citata.

295.Il 2 maggio in un suo biglietto autografo il Re faceva al Mazzini questa risposta:«Non è da ammettersi la frase che si siatenuto a badail partito d’azione, mentre gli si fece sempre intendere in modo netto e preciso che qualunque moto, sia interno, sia avente per iscopo un’iniziativa verso il Veneto, sarebbe stato impedito con ogni mezzo energico di cui si può disporre.»Essere pertanto una prova insensata che si tenterebbe senza risultato di sorta, che cagionerebbe guai a deplorarsi per parte dei motori.»La Polonia mancò ognora nelle varie sue fasi insurrezionali della forza vitale di espansione, e questa è la principale cagione della sua rovina, forse potrebbe rinascere come la fenice dalle proprie ceneri, estendendo le sue ramificazioni in Gallizia, Principati ed Ungheria, dove il terreno sarebbe facileà exploiterse vi fossero uomini energici ed audaci che servissero ditrait-d’union.»Se i moti in Gallizia estesi alle citate contrade prendessero le proporzioni di unaspontanea popolareinsurrezione da tenere fortemente occupata l’Austria, allora sarebbe necessario anzitutto d’aiutarla con un nucleo d’Italiani determinati, e così riuniti vari fecondi elementi,tutti ostili al principale nemico, si potrebbe condurre a compimento il comune desiderio.»V. E.»(Politica segretaec., pag. 72-73.)

295.Il 2 maggio in un suo biglietto autografo il Re faceva al Mazzini questa risposta:

«Non è da ammettersi la frase che si siatenuto a badail partito d’azione, mentre gli si fece sempre intendere in modo netto e preciso che qualunque moto, sia interno, sia avente per iscopo un’iniziativa verso il Veneto, sarebbe stato impedito con ogni mezzo energico di cui si può disporre.

»Essere pertanto una prova insensata che si tenterebbe senza risultato di sorta, che cagionerebbe guai a deplorarsi per parte dei motori.

»La Polonia mancò ognora nelle varie sue fasi insurrezionali della forza vitale di espansione, e questa è la principale cagione della sua rovina, forse potrebbe rinascere come la fenice dalle proprie ceneri, estendendo le sue ramificazioni in Gallizia, Principati ed Ungheria, dove il terreno sarebbe facileà exploiterse vi fossero uomini energici ed audaci che servissero ditrait-d’union.

»Se i moti in Gallizia estesi alle citate contrade prendessero le proporzioni di unaspontanea popolareinsurrezione da tenere fortemente occupata l’Austria, allora sarebbe necessario anzitutto d’aiutarla con un nucleo d’Italiani determinati, e così riuniti vari fecondi elementi,tutti ostili al principale nemico, si potrebbe condurre a compimento il comune desiderio.

»V. E.»

(Politica segretaec., pag. 72-73.)

296.«Ottenendo il moto gallizianoanteriore, il moto veneto dovrebbe seguire immediato.... Intendendo che il moto venetoseguarapidamente, è necessario aumentare l’armamentofin d’ora. Quindi la richiesta di restituzione dell’armi e del rinvio d’un uomo persecutore (Spaventa), che d’altra parte è screditato per ogni dove e disonora il governo.»Nota-memorandumMazzini da rimettersi al Re. —Politica segretaec., pag. 77.

296.«Ottenendo il moto gallizianoanteriore, il moto veneto dovrebbe seguire immediato.... Intendendo che il moto venetoseguarapidamente, è necessario aumentare l’armamentofin d’ora. Quindi la richiesta di restituzione dell’armi e del rinvio d’un uomo persecutore (Spaventa), che d’altra parte è screditato per ogni dove e disonora il governo.»

Nota-memorandumMazzini da rimettersi al Re. —Politica segretaec., pag. 77.

297.Vedi risposta del Re a Mosto, incaricato di Mazzini. —Politica segretaec., pag. 88.

297.Vedi risposta del Re a Mosto, incaricato di Mazzini. —Politica segretaec., pag. 88.

298.Il generale Klapka arrivò a Clifden il giorno stesso in cui, chiamatovi dal Generale, vi arrivava da Londra io pure. Lo vidi restare a lungo con Garibaldi e ne immaginai facilmente la cagione. — Vedi anchePolitica segretaec., pag. 87.

298.Il generale Klapka arrivò a Clifden il giorno stesso in cui, chiamatovi dal Generale, vi arrivava da Londra io pure. Lo vidi restare a lungo con Garibaldi e ne immaginai facilmente la cagione. — Vedi anchePolitica segretaec., pag. 87.

299.Documento di pugno del Re letto ad Antonio Mosto in presenza del conte Verasis di Castiglione e del signor D. Müller. Fra le altre cose diceva: «Che per quanto riguardava la rivoluzione in Gallizia il Re e il suo governo ne avevano lasciata la direzione al Klapka, ec.....» —Politica segretaec., pag. 85.

299.Documento di pugno del Re letto ad Antonio Mosto in presenza del conte Verasis di Castiglione e del signor D. Müller. Fra le altre cose diceva: «Che per quanto riguardava la rivoluzione in Gallizia il Re e il suo governo ne avevano lasciata la direzione al Klapka, ec.....» —Politica segretaec., pag. 85.

300.«Le parti d’action (ungherese) nous a donné la main à condition que nous n’aurons rien à faire avec Kossuth et les généraux Klapka et Türr.» Parole d’una nota del signor Bulewsky, agente del Centro Rivoluzionario Polacco in Londra. —Politica segretaec., pag. 97.

300.«Le parti d’action (ungherese) nous a donné la main à condition que nous n’aurons rien à faire avec Kossuth et les généraux Klapka et Türr.» Parole d’una nota del signor Bulewsky, agente del Centro Rivoluzionario Polacco in Londra. —Politica segretaec., pag. 97.

301.VediPolitica segretaec., pag. 99.

301.VediPolitica segretaec., pag. 99.

302.Nè più nè meno però. Di preparare armi ed armati, come altri disse, Bixio non ebbe nessun incarico. Fu anzi per mettere in chiaro la verità di questa novella che io nella notte dal 4 al 5 luglio mi recai da lui al campo di San Maurizio.

302.Nè più nè meno però. Di preparare armi ed armati, come altri disse, Bixio non ebbe nessun incarico. Fu anzi per mettere in chiaro la verità di questa novella che io nella notte dal 4 al 5 luglio mi recai da lui al campo di San Maurizio.

303.Radunò gli ufficiali a gran rapporto, e lo presentò loro come amico di Garibaldi, del Re e dell’Italia. L’eccesso stava nella presentazione d’un personaggio borghese non rivestito d’alcuna carica o dignità ufficiale ad un corpo di ufficiali.

303.Radunò gli ufficiali a gran rapporto, e lo presentò loro come amico di Garibaldi, del Re e dell’Italia. L’eccesso stava nella presentazione d’un personaggio borghese non rivestito d’alcuna carica o dignità ufficiale ad un corpo di ufficiali.

304.Questi sono i nomi che ci occorrono alla memoria. Forse ne dimentichiamo alcuno. Tutti invece non poterono venire, tra gli altri Giovanni Chiassi.

304.Questi sono i nomi che ci occorrono alla memoria. Forse ne dimentichiamo alcuno. Tutti invece non poterono venire, tra gli altri Giovanni Chiassi.

305.Come si vede, isottoscrittinon si sottoscrissero, e la così detta protesta restò quello che era in fatto, l’opera d’un solo e anonimo autore. Come poi ilDirittopotesse chiamaredocumentouno scritto anonimo, è ciò che non riesciamo a comprendere!

305.Come si vede, isottoscrittinon si sottoscrissero, e la così detta protesta restò quello che era in fatto, l’opera d’un solo e anonimo autore. Come poi ilDirittopotesse chiamaredocumentouno scritto anonimo, è ciò che non riesciamo a comprendere!

306.Questa è l’ipotesi più probabile. Dai Principati non venivano da parecchio tempo che notizie sfavorevoli alla meditata impresa. Il governo del principe Cuza, sul cui assenso tacito e segreto si era contato, chiarivasi invece recisamente avverso ed arrestava il Frygesy, quel colonnello ungherese che era in Rumenia il capo ed il centro della congiura.

306.Questa è l’ipotesi più probabile. Dai Principati non venivano da parecchio tempo che notizie sfavorevoli alla meditata impresa. Il governo del principe Cuza, sul cui assenso tacito e segreto si era contato, chiarivasi invece recisamente avverso ed arrestava il Frygesy, quel colonnello ungherese che era in Rumenia il capo ed il centro della congiura.

307.Egli aveva lasciato Torino il 6 mattina e non poteva avere conoscenza della lettera pubblicata il 10. A proposito del Guerzoni, in quel libro più volte citato, laPolitica segreta italiana, sono spacciate tante fandonie che sarebbe impossibile smentirle tutte anche scrivendoci intorno un intero capitolo. Come però da una parte non vogliamo far servire un libro consacrato a Garibaldi alla nostra privata difesa, e dall’altra di quella difesa non sentiamo alcun bisogno, così passiamo accanto sorridendo alla povera cantafavola, e aspettiamo che il tempo ne faccia la dovuta giustizia.Solo un fatto è narrato in quelle pagine con poche varianti più maligne che importanti, ed è il congedo che Garibaldi diede al Guerzoni quando lo sospettò autore delle voci che a detta di taluni avevano mutata la risoluzione di Vittorio Emanuele e fatto abortire la progettata corsa in Oriente. Ora come di quel fatto il Guerzoni non si vergognò mai, anzi andò sempre fiero come d’una delle azioni più oneste e coraggiose della sua vita, così non ha alcun ritegno a narrarlo egli stesso più veracemente per esteso. Ingannato da mendaci rapporti, sorpresa la sua buona fede e nell’acciecamento del primo sdegno trasportato a pensare che il Guerzoni fosse stato autore o istigatore della lettera del 10 luglio, il Generale lo fece venire a sè e gli disse con accento tuttavia pacato e benigno: «Guerzoni, è necessario che per qualche tempo ci separiamo.... La cosa però resterà fra di noi. Noi saremo sempre amici come prima.»Il Guerzoni alzò la testa alla immeritata ferita e rispose come ogni uomo al suo posto avrebbe fatto: «Io non ho nulla da rimproverarmi, Generale, — però non ho nulla da nascondere. Parli o taccia, io resterò sempre quale mi parto di qui, suo amico devoto e suo fedele soldato.»E il Guerzoni partì.... Da quel giorno non scrisse più al Generale che sei mesi dopo per mandargli in brevi parole i suoi augurii pel buon capo d’anno del 1865. Il Generale gli rispose con questa lettera:«Caprera, 2 del 1865.»Mio caro Guerzoni,»Grazie per la lettera vostra gentile. Io vi contraccambio gli augurii con augurarmi d’aver compagni che vi somiglino in una battaglia che forma l’unica speranza della mia vita. V’invio la parola che mi chiedete, e sono sempre vostro»G.Garibaldi.»Scorsi altri sei mesi egli scriveva a Benedetto Cairoli, a proposito della candidatura del Guerzoni a deputato:«Vi raccomando Guerzoni per tutti i collegi.»Il congedato d’Ischia poteva dirsi soddisfatto.

307.Egli aveva lasciato Torino il 6 mattina e non poteva avere conoscenza della lettera pubblicata il 10. A proposito del Guerzoni, in quel libro più volte citato, laPolitica segreta italiana, sono spacciate tante fandonie che sarebbe impossibile smentirle tutte anche scrivendoci intorno un intero capitolo. Come però da una parte non vogliamo far servire un libro consacrato a Garibaldi alla nostra privata difesa, e dall’altra di quella difesa non sentiamo alcun bisogno, così passiamo accanto sorridendo alla povera cantafavola, e aspettiamo che il tempo ne faccia la dovuta giustizia.

Solo un fatto è narrato in quelle pagine con poche varianti più maligne che importanti, ed è il congedo che Garibaldi diede al Guerzoni quando lo sospettò autore delle voci che a detta di taluni avevano mutata la risoluzione di Vittorio Emanuele e fatto abortire la progettata corsa in Oriente. Ora come di quel fatto il Guerzoni non si vergognò mai, anzi andò sempre fiero come d’una delle azioni più oneste e coraggiose della sua vita, così non ha alcun ritegno a narrarlo egli stesso più veracemente per esteso. Ingannato da mendaci rapporti, sorpresa la sua buona fede e nell’acciecamento del primo sdegno trasportato a pensare che il Guerzoni fosse stato autore o istigatore della lettera del 10 luglio, il Generale lo fece venire a sè e gli disse con accento tuttavia pacato e benigno: «Guerzoni, è necessario che per qualche tempo ci separiamo.... La cosa però resterà fra di noi. Noi saremo sempre amici come prima.»

Il Guerzoni alzò la testa alla immeritata ferita e rispose come ogni uomo al suo posto avrebbe fatto: «Io non ho nulla da rimproverarmi, Generale, — però non ho nulla da nascondere. Parli o taccia, io resterò sempre quale mi parto di qui, suo amico devoto e suo fedele soldato.»

E il Guerzoni partì.... Da quel giorno non scrisse più al Generale che sei mesi dopo per mandargli in brevi parole i suoi augurii pel buon capo d’anno del 1865. Il Generale gli rispose con questa lettera:

«Caprera, 2 del 1865.

»Mio caro Guerzoni,

»Grazie per la lettera vostra gentile. Io vi contraccambio gli augurii con augurarmi d’aver compagni che vi somiglino in una battaglia che forma l’unica speranza della mia vita. V’invio la parola che mi chiedete, e sono sempre vostro

»G.Garibaldi.»

Scorsi altri sei mesi egli scriveva a Benedetto Cairoli, a proposito della candidatura del Guerzoni a deputato:

«Vi raccomando Guerzoni per tutti i collegi.»

Il congedato d’Ischia poteva dirsi soddisfatto.


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