Chapter 32

308.Una fu pubblicata dalFarininel suoStato Romano, vol. II, pag. 253. Firenze, 1850.309.Anche Giuseppe Mazzini, scrivendo nel 1861 ad un Tedesco, diceva alla nazione germanica: «Cancellate dalla fronte della Germania la macchia che l’Austria vi ha messo.... Siate un popolo e c’intenderemo. L’idea germanica e l’idea italiana s’abbracceranno sulle Alpi libere.» — VediScritti editi e ineditidiGiuseppe Mazzini, vol. XI, pag. 262. Roma, 1882.310.Il Bismarck, interpellato dal La Marmora se in caso che l’Austria attaccasse l’Italia la Prussia sarebbe stata pronta ad accorrere in nostro soccorso, rispose che il Trattato dell’8 aprile non era un Trattato bilaterale, e che la Prussia non vi era in alcun modo vincolata ad aiutare l’Italia.Del resto chi voglia sincerarsi di quanto abbiamo detto sin qui intorno all’alleanza italo-prussiana veda principalmente:Le général La Marmora et l’alliance prussienne, Paris, 1868. Opera del capitanoChiala, il più fedele e devoto interprete istoriografo del generale La Marmora. —Due anni di politica italiana. Milano, 1868, diStefano Jacini, nel 1866 ministro dei lavori pubblici del gabinetto La Marmora e principale confidente e consigliere del Generale stesso. —Un po’ più di luce sugli eventi politici e militari dell’anno 1866, pel generaleAlfonso La Marmora. Firenze, G. Barbèra editore, 1873. —Il generale Alfonso La Marmora, Ricordi biograficidiGiuseppe Massari. Firenze, G. Barbèra editore, 1880.311.La Campagna del 1866 in Italia, redatta dalla Sezione Storica del Corpo di Stato Maggiore. Roma, 1875, vol. I, pag. 65 e 66.312.Vedi op. cit., pag. 67.313.VediCenni Storici sui Preliminari della Guerra del 1866, ec. del capitanoLuigi Chiala, pag. 580.314.Al ministro della guerra, generale Pettinengo, scriveva:«Caprera, 14 maggio 1866.»Signor Ministro,»Accetto con vera gratitudine le disposizioni emanate da S. M. in riguardo ai Corpi volontari, riconoscente alla fiducia in me riposta con l’affidarmene il comando. Voglia essere interprete presso S. M. di questi miei sentimenti nella speranza di poter subito concorrere col glorioso nostro esercito al compimento dei destini nazionali.»Ringrazio la Signoria sua della cortesia colla quale si è degnata farmene partecipazione.»Voglia credermi della Signoria sua»devotissimo»G.Garibaldi.»315.Questo scriveva in quei giorni ai signori Valzania, Caldesi, Bagnasco, noti repubblicani. Per brevità citeremo solo la lettera a quest’ultimo:«Caprera, 11 maggio 1866.»Caro Bagnasco,»È cosa utile al paese che in ogni modo tutti siamo pronti e concordi. E questione di vita o di morte perla patria, e sta all’Italia tutta il problema.»Io accetterò tutti coloro che vogliono combattere lo straniero oppressore. Per le istruzioni dirigetevi ai nostri amici della Commissione; e fra gli altri a Benedetto Cairoli. Bando alle gare ed alle opinioni, e facciamo.»Credetemi»vostro sempre»G.Garibaldi.»316.La Campagna del 1866 in Italia, redatta dalla Sezione Storica del Corpo di Stato Maggiore, tomo I, pag. 129.Vi fu chi disse che il piano di guerra di Garibaldi era simile in tutto a quello del generale Moltke e dello Stato Maggiore prussiano dichiarato nella celebre Nota del signor D’Usedom, ministro del re di Prussia a Firenze.Chi abbia letto quella Nota e la confronti colle parole testè citate dellaRelazione Ufficiale, vedrà che tra i due concetti corre una capitale differenza. Entrambi, è ben vero, s’accordavano nel pensiero di non arrestarsi intorno al quadrilatero, di girarlo o di attraversarlo; entrambi credevano che compiuta questa prima operazione e «quando la sorte fosse propizia sul principio ai due alleati» (parole della Nota Usedom), l’Italia dovesse spingere un forte Corpo di spedizione nel cuore dell’impero austriaco; ma circa alla strada che quel Corpo dovesse tenere e al modo con cui doveva operare, dissentivano grandemente. Garibaldi infatti, come fu già detto, voleva sbarcare presso Trieste allo scopo di prendere a rovescio l’esercito austriaco e tagliarlo da Vienna; lo Stato Maggiore prussiano voleva uno sbarco nella Dalmazia, il quale appoggiandosi ad una ipotetica insurrezione slavo-ungherese, desse la mano all’esercito prussiano e marciasse su Vienna.Il Generale italiano, rivoluzionario dalla nascita, non pensava che ad una operazione prettamente militare; il Generale prussiano, militare nel sangue, aveva in mente una operazione rivoluzionaria.Quale dei due concetti fosse migliore sarebbe ormai superfluo il discutere. Certo il disegno prussiano appare a prima giunta più audace e più vasto; ma esso aveva, secondo noi, il grave difetto di fondarsi sopra una rivoluzione di popoli che nessun indizio prometteva, e di calcolare sopra una vittoria delle armi prussiane che era ancora nei segreti del fato. Si supponga la insurrezione slavo-ungherese fallita; si immagini una Sadowa favorevole all’Austria, che cosa avrebbe fatto il Corpo di spedizione italiano? Che cosa sarebbe accaduto a Garibaldi nel cuore dell’impero austriaco?Non per questo crediamo che il progetto prussiano meritasse lo sdegnoso disprezzo con cui lo trattò il generale La Marmora. Anzitutto l’accusa da lui mossa a quel progetto, che volesse la spedizione transadriatica prima che l’esercito italiano avesse preso posizione alle spalle del quadrilatero è affatto gratuita; e le parole stesse dell’Usedom, che pure nella sua qualità di diplomatico non era obbligato a spiegarsi con tutta la precisione del linguaggio militare, la smentiscono completamente. La Nota Usedom, infatti, muove dal supposto che l’esercito italiano abbia giàattraversato e girato il quadrilatero e vinto una battaglia in campo aperto; ed evidentemente coordina e subordina tutte le operazioni proposte al di là dell’Adriatico, a quella ipotesi. Il generale La Marmora dunque, rimproverando allo Stato Maggiore prussiano un assurdo, che davvero sarebbe stato enorme, non faceva che pensarlo egli stesso e da sè solo. Ma non è qui il punto.Il torto del generale La Marmora non consistette già nel respingere un disegno che anche nella felice ipotesi d’una piena vittoria in Italia sarebbe pur sempre stato temerario e pericolosissimo; il torto del Generale stette, e starà sempre, nell’essersi rifiutato di esaminare, di discutere quel disegno, nell’averlo nascosto a’ suoi colleghi del ministero e dell’esercito; nell’aver perciò impedito che potesse di comune accordo fra i due alleati essere corretto e modificato, reso più utile e praticabile.Ma a che pro esaminare i torti del generale La Marmora nel 1866? A che mai fargli colpa di non aver nemmeno degnato di discussione i disegni del suo alleato, se non eseguì quelli che aveva combinati col suo primo luogotenente in Italia, col generale Cialdini, anzi che aveva sanciti egli stesso, poichè nella sua qualità diCapo dello Stato Maggiore generaledell’esercito stava a lui il comandare?Che se gli apologisti del La Marmora sorgono a dire che il piano combinato col Cialdini era diverso; che il passaggio del Po doveva essere l’accessorio e l’irruzione dal Mincio il principale, allora noi chiediamo, e lo chiederà sempre, vivaddio, la storia, perchè questa irruzione non fu almeno preparata cogli accorgimenti e le precauzioni che l’arte suggeriva per assicurarne il trionfo, tanto più facile al generale La Marmora quanto meno gli erano mancati quei due fattori essenziali d’ogni vittoria: il tempo e la forza?317.VediL. Chiala,Cenni Storici sui Preliminari della Guerra, vol. I, pag. 584.318.Chiala, op. cit., vol. I, pag. 585 e 588.319.A Lecco, per esempio, dal terrazzo dell’albergoLa Croce di Malta, diresse alla moltitudine de’ Garibaldini, stipata giù nella piazza, queste parole:«Amici!— Voi sapete che in questo mondo ci vuol fortuna quasi in ogni cosa; ci vuol fortuna pel marinaio che alcune volte in mezzo al mare incontra uno scoglio, altre volte invece scopre un tesoro; ci vuol fortuna per il soldato, che spesso stando tra l’ultime file trova una palla, mentre un altro che trovasi tra i primi, rimane illeso.»Ora voi siete una generazione fortunata, io vo declinando in età, e mi chiamo felicissimo d’essere ancora con voi. Prima di voi furonvi mille generazioni che vedevano i lor campi calpestati dallo straniero, e le loro donne in preda di truppe mercenarie, e voi questa terra la libererete, i vostri figli e nipoti alzeranno la fronte e si glorieranno del vostro nome, io ve lo dico: voi siete destinati a vincere e dire agli eserciti stranieri che hanno la boria di credersi invincibili, perchè si chiamano organizzati, che diano un fucile a voi altri che avete chi berretto, chi cilindro, chi fazzoletto bianco in capo, e vedranno cosa saprete fare.»Io sono contento d’essere con voi e per certo faremo qualche cosa.... Non è vero?» — (Pungolodi Milano, 14 giugno, supplemento pag. 2.)320.Lo accompagnavano nella esplorazione il suo vecchio segretario Basso e il capitano Ergisto Bezzi, uno dei prodi trentini che insieme ai Bronzetti, ai Manci, ai Tranquillini, ai Martini, ai Fontana, ai Bolognini, agli Zancani si incontravano dal 59 in poi su tutti i campi di battaglia dell’indipendenza italiana ad attestare col valore, e spesso col sangue e col martirio, l’indelebile italianità della loro terra.Il Generale s’avvicinò tanto agli accampamenti nemici che fu a occhio nudo riconosciuto, sicchè i suoi compagni tremarono qualche istante per lui.321.Non v’erano che due compagnie de’ nostri. Vi fecero prodezze il trentino Bezzi già nominato e il friulano Celli, il quale sostenne un vero singolar certame con un ufficiale austriaco, uscendo dal conflitto tagliuzzato e pesto in più parti del corpo, ma lasciando morente sul terreno il suo avversario.322.Molti scrittori militari affermano che l’Arciduca Alberto ritornò sulla sinistra del Mincio udita la notizia di Königgrätz. Evidentemente essi confondono le date. La battaglia di Königgrätz accadeva il 3 luglio, e soltanto alla notte di quel giorno l’Arciduca Alberto poteva aver certa notizia della disfatta delle armi imperiali. Il movimento di ritirata invece da lui fu ordinato la sera del 1º luglio e cominciato la mattina del 2. Conviene dunque attribuirlo ad altra cagione, e la sola cagione probabile e plausibile è quella da noi data. Si guardi una carta e s’immaginino due eserciti l’uno de’ quali s’avanza su Piubega, Gazzoldo e Castellucchio nei pressi del Mincio, e l’altro muove tra Borgoforte e Sermide a sboccare dal Po, e si dica se il Generale austriaco poteva continuare a restare sulla destra del Mincio, senza esporsi al pericolo, se la mossa era seria, d’esser preso a rovescio e svelto dalla sua base.323.Il combattimento di Suello fu variamente raccontato. Noi attingemmo, oltrechè ai racconti più volte uditi dal colonnello Bruzzesi, al Rapporto ufficiale del brigadiere Corte al generale Garibaldi in data del 6 luglio; dal quale consta che l’attacco subitaneo di fronte di Monte Suello non fu ordinato da lui, ma dallo stesso generale Garibaldi.324.Il maggiore Castellini volle accettare il combattimento nella posizione di Vezza; il maggiore Caldesi a cui era stato realmente affidato il comando voleva indietreggiare nelle posizioni già trincerate d’Incudine. Da ciò quel dissidio e quel contrasto d’ordini e di contr’ordini che riuscì fatale alla difesa. Per tutti i particolari del combattimento di Vezza vedi principalmenteIl Quarto Reggimento dei Volontari ed il Corpo d’Operazione in Valcamonica nella Campagna del 1866del tenente colonnelloGiovanni Cadolini, comandante lo stesso reggimento. Firenze 1867, tip. delDiritto. In essi ci trovi anche spiegata la ragione per cui il colonnello Cadolini tenne così divise nella giornata del 3 luglio le sue forze. Egli temette per tutto quel giorno un attacco dal passo di Croce Domini e dovette premunirsi contro quell’eventualità che avrebbe posto a serio rischio le sue comunicazioni, e l’esistenza stessa del corpo d’operazione.325.Le cinque Brigate erano così composte e comandate:1ª Brigata 2º e 7º Reggimento, Maggior generale Haugh;2ª Brigata 4º e 10º Reggimento, Maggior generale Pichi;3ª Brigata 5º e 9º Reggimento, Maggior generale Orsini;4ª Brigata 1º e 3º Reggimento, Colonnello brigadiere Corte;5ª Brigata 6º e 8º Reggimento, Colonnello brigadiere Nicotera.Capo dello Stato Maggiore, generale Fabrizi.Sotto capo, colonnello E. Guastalla.Capo dell’Artiglieria, Maggiore Doglietti. —Capo dell’Intendenza, Colonnello Acerbi. —Capo dell’Ambulanza, Colonnello Bertani. —Comandante le Guide, Tenente Colonnello Missori. —Comandante la zona delle operazioni sul Garda, Generale Avezzana. —Comandante la flottiglia, Tenente Colonnello Elia.326.Fu detto che Garibaldi poteva trarre maggior partito dalla Valcamonica sia tentando per quella via l’attacco principale, sia facendone appoggiare più efficacemente dai corpi mandati a campeggiarvi l’irruzione delle Giudicarie. Noi opiniamo diversamente.La via del Tonale, oltre che la più aspra e la più lunga, espone l’assalitore che non possegga gli sbocchi laterali superiori ad essere ad ogni passo circuito e stroncato dalla sua base. Circa poi all’idea di trarre dalla Valcamonica un appoggio più efficace alle operazioni delle Giudicarie, essa era certamente buona, ma non poteva essere praticata che a condizione che l’invasore fosse già padrone della chiave delle Giudicarie o almeno vi tenesse un piede tale da potervi con sicurezza attendere i soccorsi e combinare le sue mosse colle colonne laterali che dovevan cooperar con lui. Ed a questo sappiamo che Garibaldi pensò inviando l’ordine al colonnello Cadolini fino dal 14 luglio, fino dunque dall’ingresso vero in Tirolo, di marciare col suo reggimento per la valle di Roucon alle spalle di Lardaro. Che se il Cadolini non riescì alla meta che assai tardi, fu perchè nel frattempo Garibaldi si era rivolto alla Val di Ledro ed aveva posto in seconda linea l’investimento di Lardaro e la conquista delle Giudicarie.Tutt’al più può essere rimproverato a Garibaldi di non aver inviato in Valcamonica una forza maggiore, che fosse in grado così di scuotere i difensori del Tonale con abili assalti, come di tener desta e legata l’attenzione del generale Kuhn per la sua estrema destra. Ma Garibaldi può ancora rispondere: «E quando l’aveva io questa forza maggiore disponibile?» Fino al 1º luglio dei suoi dieci reggimenti egli non aveva in mano che la metà; mandò dunque quel che poteva.327.Vedi la sua opera magistraleGebirgeskriegcompendiata dal capitano Chioffredo Hugues nel suo opuscolo:La Guerra di Montagna. Modena, 1872.328.Superfluo il dire che così nella enumerazione, come nella dislocazione delle forze nemiche noi abbiamo attinto soltanto ad opere e documenti di fonte ufficiale ed austriaca; quali il rapporto ufficiale sulla guerra del 1866:Oesterreichs Kämpfe im Jahre 1866, nach Feldachten bearbeitet durch das K. K. General Stabs Bureau für Kriegs Geschichte. — Wien, 1869. Verlag des K. K. General Stabs; Fünfter Band: Die Vertheidigung Tirols.E il libro stesso del generale Kuhn,La Guerra di montagna, traduzione del capitano Hugues, da noi citato negli esempi che illustrano la parte teorica.Anche l’operaGeschichte des Feldzuges 1866 in Italien, ec. vonAlexander Hold, Hauptmann im K. K. General Stabs — Wien 1867, ha valore quasi ufficiale, e certamente molto pregevole.E di queste sole opere ci serviremo per conoscere e giudicare delle operazioni degli Austriaci.329.Dobbiamo dir così non sapendo nè chi quell’ufficiale fosse, nè a chi spetti la responsabilità di quell’errore. A custodia di Val d’Ampola v’era il settimo reggimento; ma non potremmo dire che il torto di non aver occupato Rocca Pagana sia imputabile al suo comandante. Certo Garibaldi la credeva occupata, e restò quasi sbalordito dalla sorpresa quando il 16 mattina vi vide comparire i Cacciatori austriaci.330.Così i movimenti di queste truppe, come le loro forze, le desumiamo dal citato libro,La guerra di montagnadel barone generaleKuhn, versione di Hugues, pag. 90-91 e seguenti, come dallaRelazione ufficiale dello Stato Maggiore austriaco, già citata.331.VediRustownellasua Guerra del 1866 in Germania ed in Italia. Milano, 1867, pag. 332.Del resto anche il generale Kuhn (op. cit., pag. 89) ammise che lo scopo del combattimento del 16 era maggiore d’una ricognizione.332.Agostino Lombardi di Brescia, prode quanto gentile d’animo, fece tutte le campagne d’Italia del 48, 49, 59, 60 e 66. Non aveva che 33 anni!333.Il generale Kuhn tentò spiegare la sua subitanea ritirata dal campo di battaglia coll’arrivo di due telegrammi, l’uno dal Comando di piazza di Verona, l’altro dallo stesso Arciduca Alberto; col primo dei quali era avvertito che l’esercito italiano, già entrato nel Veneto, stava per inviare due colonne, una per Val d’Arsa, l’altra per Val Sugana, a invadere dal lato orientale il Trentino; e col secondo invitato a nome dello stesso Imperatore a tenersi nella più stretta difensiva.[334]Lunge da noi il pensiero di negare l’autenticità dei due telegrammi, allegati dall’illustre Generale; quantunque possa parere strano a chicchessia che il Comandante di Verona potesse aver sentore d’una spedizione per Val d’Arsa e Val Sugana, che al 16 luglio non era decisa, e nemmeno forse pensata al Quartier generale italiano, e che ebbe un principio d’esecuzione visibile soltanto il 20 dello stesso mese. Tralasciando però ogni discussione sul tenore delle notizie e degli ordini ricevuti dal generale Kuhn, essi non bastano ancora a spiegare la risoluzione da lui presa nel pomeriggio del giorno 16. Che infatti un Generale si risolva a troncare a mezzo una vittoria già tenuta per certa, e abbandonare un campo di battaglia già creduto suo, solo perchè riceve un telegramma che lo avvisa della possibilità di essere assalito egli stesso, cinque o sei giorni dopo, è cosa assolutamente inammissibile. Per esatto che potesse parere l’annunzio del Comando di Verona, e perentorio l’ordine del Generalissimo dell’esercito imperiale, il generale Kuhn sapeva meglio d’ogni altro che gli Italiani non potevano volare, e che alla peggio gli sarebbe sempre rimasto il tempo di battere prima i Garibaldini che aveva dinanzi a Condino e di marciare poi con tutte le sue forze e con tutto il suo comodo, contro l’altro nemico che gli veniva sul fianco.Però ci meraviglia grandemente che il dotto e valente Generale abbia potuto scegliere, per ispiegare la ritirata da Condino, una scusa così magra ed irragionevole. Era assai più decoroso per lui l’ammettere che fallito l’aggiramento della destra garibaldina, e riuscita ancora più vana la mossa dell’Höffern sulla sinistra, egli non si sentì in grado con tutte le sue forze di affrontare una seconda volta nelle sue posizioni di Storo-Condino il grosso dell’esercito nemico. Il qual grosso però non sommava a trentacinquemila uomini, come egli nel citato suo libro affermò. In linea tra il Brufione, Brione, Condino non vi erano che il 1º e il 6º reggimento e un battaglione di Bersaglieri; in seconda linea tra Darzo e Storo che il 3º, il 9º e il 7º; poco più di diciottomila uomini; gli altri erano troppo lontani per poter prendere parte alla giornata.334.Guerra di Montagnagià citata, pag. 94-95, e nel Rapporto ufficialeOesterreichs Kämpfe im Jahre 1866. Viert Band.335.Anche ilLecomte,Guerre de la Prusse et de l’Italie contre l’Autriche et la Confédération germanique en 1866, pag. 87, è dello stesso parere.336.Centosettantasei prigionieri, fra cui quattro ufficiali; tutte le artiglierie e munizioni del forte oltre a qualche centinaio di fucili furono i trofei della conquista. Gli Italiani ebbero perdite dolorosissime; tra le altre quella del bravo luogotenente d’artiglieria Tancredi Alasia che aveva diretto con rara precisione e intrepidezza la sua batteria durante il cannoneggiamento, e col suo primo colpo spezzata l’asta della bandiera nemica. Egli morì da prode ai piedi de’ suoi pezzi.337.Aveva soli 39 anni. Era nato a Mantova. Combattè nel 48 a Governolo, nel 49 a Roma e seguì Garibaldi fino a San Marino; nel 1859 comandò in secondo la compagnia de’ Carabinieri Genovesi. Nel 1860 si distinse nella presa di Reggio, e lasciò l’esercito meridionale tenente-colonnello. Era ingegnere; mente colta e severa. Idolatrava la sua vecchia madre tanto che nel 1866 pel timore di darle un dolore troppo forte si arruolò di nascosto con Garibaldi, e gli riuscì di tenerglielo celato fino all’ultimo. Continuato poi il pietoso inganno dagli amici, ella ignorò per parecchi mesi anche la morte del figlio. «Quando però fu giuocoforza destarla dalla dolcissima illusione e rivelarle l’atroce realtà, ella ancor più madre di Rachele, che rifiutò d’essere consolata, rifiutò di credere. Non lasciò la vita sotto il colpo, ma vi lasciò la ragione; e due anni dopo cogli occhi fissi sulla porta d’onde aveva veduto uscire il suo Giovanni, dove lo vedeva sempre ritornare, in questo bellissimo sogno spirò.»I Castiglionesi eressero al loro virtuoso concittadino un monumento, e le ultime parole che abbiamo testè trascritte sono tolte dalDiscorsoche allo scoprimento della statua faceva l’Autore di questo libro, alla memoria dei suo grande amico.338.Superfluo parlare delle operazioni della flottiglia sul Garda, dalle condizioni del suo armamento e dalla soverchiante superiorità dell’avversaria condannata all’impotenza. Due volte la squadriglia austriaca potè bombardare quasi impunemente Gargnano e Bogliaco. Un giorno le cinque cannoniere italiane riescono a circuirne una austriaca; ma avendo il Depretis mandato sul Garda certi artiglieri di marina, che non avevan mai sparato un cannone, la vanità de’ loro colpi fu tale che la cannoniera austriaca non solo riescì a farsi largo, ma a costringere alla ritirata i cinque assalitori. Il 17 poi la squadra austriaca va a pigliare fin dentro il porto di Gargnano il vaporetto italiano ilBenacoe se lo porta via prigioniero. CosìAlberto Marionel suoGaribaldi, pag. 122.339.Cento morti, dugentocinquanta feriti, millecento prigionieri. Non diecimila però come spacciò il maggiore Haymerle in un opuscolo detto dell’Italicæ res. Le mie cifre son tolte alRapporto ufficiale austriaco.340.Della sincerità dei Rapporti ufficiali di guerra di tutti i paesi e di tutti gli eserciti fu sempre prudente diffidare; ma pochi meriteranno una minor fede delRapporto ufficiale austriacosul combattimento di Bezzecca. Basti dire che esso non accenna nemmeno al tentativo fatto dal Montluisant di sboccare da Bezzecca, e tace poi interamente dell’ultimo contrassalto garibaldino diretto appunto a riconquistare Bezzecca. Siccome però conveniva spiegare come mai dopo esser rimasti padroni di Bezzecca, l’avessero abbandonata, così il generale Kuhn nelleNoteal suoGebirgeskriegdiede la ragione taciuta interamente nelRapporto ufficiale, che il generale Montluisant ordinò la ritirata permancanza di munizioni. È strano davvero che una colonna partita espressamente per dar battaglia si trovi, dopo sole quattro ore di fuoco, senza munizioni; ma accettata per buona la ragione (e il Kuhn stesso confessa che i suoi cannoni avevano ancora quarantasette colpi e le riserve erano ancora provviste di cartuccie), domandiamo noi: Come il Montluisant avrebbe potuto sentire il difetto delle munizioni se i Garibaldini non lo avessero attaccato? O è vera l’ultima carica dei Garibaldini, e allora il generale Kuhn deve confessare che, munizioni o no, riuscì vittoriosa; o non l’ammette (cosa impossibile), e allora resta inesplicabile come un corpo che si credeva vincitore alle undici si ritirasse, senza colpo ferire, a mezzogiorno, e cedesse senza contrasto al nemico una posizione di sì capitale importanza, privandosi persino dell’onore, se per altre cagioni era costretto a ritirarsi il giorno dopo, di dormire sul campo.Del resto valga di risposta a tutti ilRapportodello stesso generale Garibaldi.«Combattimento del 21 luglio.»Ieri ancora la vittoria sorrise alle armi italiane.»Il vantaggio delle posizioni da lungo tempo studiate, quello immenso delle armi, ed il valore con cui si batterono i nemici, fecero l’esito della giornata alquanto incerto fino ad un’ora pomeridiana.»Il combattimento ebbe principio all’alba. Il prode generale Haug aveva ordine di operare sulla nostra destra in Val di Ledro, ma la maggior parte della sua brigata era ancora sulle alture per le operazioni dei giorni precedenti. Avevo dato l’ordine al 5º reggimento e a due battaglioni del 9º della 3ª brigata di preparare l’occupazione della Valle di Ledro, finchè la 1ª brigata si riunisse e marciasse a rilevare la 3ª.»Io non prevedeva un attacco per parte del nemico, nonostante aveva ordinato di spingere solamente sino a Bezzecca e di contentarsi di esplorare al di là. Giunta la nostra testa di colonna a Bezzecca nella sera del 20, all’alba del 21 mandò un battaglione in ricognizione sui monti che a levante dominano la Valle di Conzei.»Questo si trovò avviluppato da una forza superiore di Austriaci ed obbligato di ripiegarsi in disordine sulla colonna principale. Ciò diè luogo ad un combattimento accanito a Bezzecca e nei paesi alla bocca della Valle di Conzei, ove, dopo caduto eroicamente il colonnello Chiassi, il 5º reggimento fu obbligato di battere in ritirata. Sostenuto però da un battaglione del 6º comandato dal maggiore Tanara, pure gravemente ferito, da un battaglione del 9º, da alcune compagnie del 2º, dai Bersaglieri e dalla valorosissima nostra artiglieria, l’azione si ripigliò, non con vantaggio, ma conservando le posizioni, massime sulla nostra sinistra, sostenuta efficacemente dal 9º. Avendo più tardi il prode maggiore Dogliotti ricevuto una batteria fresca, la collocò sulla nostra destra in vantaggiosa posizione; e gli Austriaci, bersagliati e fulminati con una speditezza sorprendente dalla nostra artiglieria, cominciarono a sgomentarsi. Allora una piccola colonna di attacco composta di prodi di tutti i corpi, comprese le guide, e comandata dal maggiore Canzio, sostenuta dal 9º a sinistra, si precipitò, senza fare un tiro sul nemico, e lo cacciò colle baionette alle reni in disordine da tutte le posizioni che occupava. Da quel momento la ritirata del nemico fu generale, ed i nostri lo inseguirono oltre Bezzecca ed Enguiso entro la Valle di Conzei.»Un Rapporto più dettagliato verrà compilato in seguito; ora si stanno compilando gli elenchi dei morti e feriti, e quelli dei soldati, sottufficiali ed ufficiali che si distinsero in questo combattimento.»Cologna, 1º agosto 1866.»G.Garibaldi.»341.Il colonnelloLecomtenella sua citata opera:Guerre de la Prusse et de l’Italie contre l’Autricheec., pag. 110, 111.Anche l’Autore dellaGuerra in Italia nel 1866, Milano, 1867, che si firmaUn vecchio soldato italiano, emette press’a poco lo stesso giudizio a pag. 335.342.Andò ospite di Alberto Mario che abitava allora in Piazza Bellosguardo.343.IlDiritto, annunziandone l’arrivo a Firenze, pubblicava la seguente dichiarazione del Generale:«Firenze, 22 febbraio.»Non solamente io aderisco al manifesto dell’opposizione parlamentare con tutta l’anima — ma spero che la gratitudine del paese non mancherà a quel patriottico documento.»Vostro»G.Garibaldi.»344.Togliamo questi proclami e discorsi dalDirittodi Firenze e dalPungolodi Milano (mesi di febbraio e marzo), che ne erano esattamente informati dai loro corrispondenti.345.E non di centomila spettatori come scrisse Alberto Mario nel suoGaribaldi. Il battesimo avvenne nelle stanze di Garibaldi alla presenza di Francesco Marnelli, di Teresa Bellotti, testimoni, e di pochi altri dei seguaci del Generale.346.Vedi nelLibro Verdepresentato alla Camera dal generale Menabrea il 3 dicembre 1867 le Note dello stesso De Malaret al Ministro degli affari esteri in Francia, in data 15 e 17 aprile 1867.E poichè ne abbiamo il destro, diciamo una volta che i documenti citati in questo capitolo, siano dessi lettere o manifesti di Garibaldi, e atti del Governo o del Parlamento, gli abbiamo tolti, oltre che dal citatoLibro Verde, dalle opere seguenti:Documentipresentati alla Camera relativi agli ultimi avvenimenti 1867;Discussioni della Camera dei Deputati, Sessione 1867, dal 5 dicembre al 22 dicembre 1867:Storia della insurrezione di Roma nel 1867perFelice Cavallotti, continuata da B. E.Maineri. Milano, 1869;L’Italia nel 1867di G.Friggesy. Firenze, 1868. E infine nei giornali più volte accennati.347.Vedi Documenti sui fatti di Terni fra iDocumenti sugli ultimi avvenimenti, pag. 5 alla 17.348.Dimostrazioni erano avvenute a Milano, Torino, Genova, ec.349.La sua eccessiva lunghezza ci obbliga a tralasciarlo. Lo si può vedere inCavallotti, opera citata, pag. 173, 74, 75.350.L’Acerbi aveva in que’ giorni frequenti colloqui col commendatore De Ferrari, direttore generale della polizia del Regno; e in uno di essi si sentì dire dal De Ferrari medesimo «che il Rattazzi non dissentiva dall’idea del Generale ed era pronto a fornire i mezzi per coadiuvarlo. Solo dimostrava la necessità che il Generale, per acquietare le rimostranze della Francia e stornare i sospetti del Governo pontificio,lasciasse per qualche tempo il continente e tornasse a Caprera.» Vedi ancheCavallotti, op. cit., pag. 256, 257, 258.351.Fra gli altri, all’Autore di questo libro. Chiamato da lui nei primi di settembre, ero, come sempre, accorso; soltanto, interrogato se ero disposto a seguirlo, colsi il destro, non sempre facile, per dirgli che se si trattava di eccitare o di aiutare i Romani ad insorgere ci stavo; ma se invece si pensava ad una delle solite spedizioni di bande, io la credevo inopportuna, anzi dannosa, e non mi sarei mosso.«Ebbene,» mi fece il Generale bruscamente, «e voi andate in Roma!»Ed io vi andai!352.Ministro degli Affari Esteri in Francia nella sua nota 23 settembre 1867 al signor De la Villestreux in Firenze.353.Vedi più sotto, a pag. 496, la lettera a F. Crispi in data 27 settembre.354.Noti e ricordati da tutti gli articoli dellaPerseveranzae dell’Opinione, che innanzi alle minaccie della Francia consigliavano il Governo italiano ad un contegno risoluto.355.All’incirca ottocento fucili della Guardia nazionale di Perugia furono dal prefetto Gadda, d’ordine del Rattazzi, consegnati al deputato Crispi, me presente e testimone.356.Vedi nellaNuova Antologiadel giugno 1868 un mio esteso racconto del combattimento. Il Menotti, dopo aver combattuto tutto il giorno essendo sempre superiore di forze, credette d’essere circuito e si ritirò su Nerola; il nemico a sua volta, che non si sentiva sicuro a Montelibretti, ripiegò la notte stessa su Valentano, e all’indomani Menotti riprendeva la terra. Vi fece prodezza il maggiore Fazzari rimastovi ferito e per poche ore prigioniero.357.Prima la squadra si compose dell’avvisoEsploratore, delle pirocorvette laGulnarae laSesiae della pirofregataPrincipe Umberto, nave capitana. Più tardi vi si aggiunsero ilWeasel, ilTukeri, l’Indipendenza, laConfienzaed ilFerruccio. Comandava tutta la crociera il capitano di vascello Isola.358.Al Cucchi telegrafava:«Conforme avviso vostro e promesse, io sono qui. Vogliate inviare vapore per condurmi continente.»E al Crispi in data del 2 ottobre:«Conforme ai vostri consigli, io sono qui e spero che penserete a tener parola facendomi ricondurre presto continente.»359.Il comandante la crociera aveva noleggiato due o trelatiniper aiuto alle navi regie.360.Vedi laDeposizionedel comandante Isola nelRapporto della Commissione superiore d’inchiestacomposta del vice-ammiraglio Serra, presidente, contr’ammiraglio De Viry e contr’ammiraglio Riboty, membri.361.Vedi, sulle cagioni della dimissione del ministero Rattazzi,Documenti sugli ultimi avvenimenti, pag. 148-149 e la fine del secondo discorso del Rattazzi stesso sulle interpellanze Miceli e La Porta sui fatti di Mentana, pronunciato nella seduta del 19 dicembre 1867.Discussioni della Camera dei Deputati, Sessione 1867, vol. III, dal 14 luglio al 23 dicembre.362.Uno l’aveva scritto a bordo della paranzaSan Francesco, ed aveva per motto:Redimere l’Italia o morire; per brevità l’omettiamo.363.Dolente che la economia di questo lavoro mi vieti di dare al magnanimo gesto la meritata ampiezza, rimando il lettore a quanto ne scrissi io stesso nellaNuova Antologiadel giugno 1868. Quelle pagine non hanno alcun valore letterario, ma le scrissi colle lacrime più calde del mio cuore, e soltanto come un fiore di più, deposto sulla tomba di quei santissimi martiri, amo ricordarle.364.«In questo lavoro di Penelope, in questa vicenda d’invio e di ritorno di Volontari, la forza maggiore presente al campo nel corpo di operazione del centro fu quella raggiunta dopo l’arrivo del generale Garibaldi dalla vittoria di Monte Rotondo in poi, cioè di ottomila uomini, forza che riprese ben tosto decrescenza nonostante il ricambio con nuovi arrivati.»Fabrizi,Mentana, pag. 15.Anche Menotti somma ad ottomila uomini le forze dell’intero corpo dopo Monte Rotondo. Ora se si calcola che alcuni battaglioni già formati e molti Volontari isolati aveano raggiunto dopo quella vittoria il campo, la nostra cifra di settemila uomini è la più prossima al vero.365.«...... Ad una giornata del più lodevole contegno per parte de’ Volontari, successe quella di una deplorabile ed estesa defezione, che continuò sino alla mattina del 3, in cui i Volontari rimasti si rianimarono pel movimento ordinato su Tivoli.»Fabrizi,Mentana, pag. 18.366.Fu in que’ giorni che il ministro Rouher disse all’Assemblea francese il suo famosoJamais.367.Quello che cantava nel Galpon de Chargucada:Soldados, la patriaNos llama á la lid.368.Lo scrittore di questo libro che gli cavalcava al fianco.369.Rapporti dei generali De Failly e Kantzler.370.Bertagni Vincenzo, Boni Egidio, Caillou Gustavo, Capaccioli Natale, Cipriani Ubaldo, Costa Pietro, Franceschi Francesco, Grotta Giovanni, Linau, Bellini, Giuliani Francesco, Paci Silvestro.

308.Una fu pubblicata dalFarininel suoStato Romano, vol. II, pag. 253. Firenze, 1850.

308.Una fu pubblicata dalFarininel suoStato Romano, vol. II, pag. 253. Firenze, 1850.

309.Anche Giuseppe Mazzini, scrivendo nel 1861 ad un Tedesco, diceva alla nazione germanica: «Cancellate dalla fronte della Germania la macchia che l’Austria vi ha messo.... Siate un popolo e c’intenderemo. L’idea germanica e l’idea italiana s’abbracceranno sulle Alpi libere.» — VediScritti editi e ineditidiGiuseppe Mazzini, vol. XI, pag. 262. Roma, 1882.

309.Anche Giuseppe Mazzini, scrivendo nel 1861 ad un Tedesco, diceva alla nazione germanica: «Cancellate dalla fronte della Germania la macchia che l’Austria vi ha messo.... Siate un popolo e c’intenderemo. L’idea germanica e l’idea italiana s’abbracceranno sulle Alpi libere.» — VediScritti editi e ineditidiGiuseppe Mazzini, vol. XI, pag. 262. Roma, 1882.

310.Il Bismarck, interpellato dal La Marmora se in caso che l’Austria attaccasse l’Italia la Prussia sarebbe stata pronta ad accorrere in nostro soccorso, rispose che il Trattato dell’8 aprile non era un Trattato bilaterale, e che la Prussia non vi era in alcun modo vincolata ad aiutare l’Italia.Del resto chi voglia sincerarsi di quanto abbiamo detto sin qui intorno all’alleanza italo-prussiana veda principalmente:Le général La Marmora et l’alliance prussienne, Paris, 1868. Opera del capitanoChiala, il più fedele e devoto interprete istoriografo del generale La Marmora. —Due anni di politica italiana. Milano, 1868, diStefano Jacini, nel 1866 ministro dei lavori pubblici del gabinetto La Marmora e principale confidente e consigliere del Generale stesso. —Un po’ più di luce sugli eventi politici e militari dell’anno 1866, pel generaleAlfonso La Marmora. Firenze, G. Barbèra editore, 1873. —Il generale Alfonso La Marmora, Ricordi biograficidiGiuseppe Massari. Firenze, G. Barbèra editore, 1880.

310.Il Bismarck, interpellato dal La Marmora se in caso che l’Austria attaccasse l’Italia la Prussia sarebbe stata pronta ad accorrere in nostro soccorso, rispose che il Trattato dell’8 aprile non era un Trattato bilaterale, e che la Prussia non vi era in alcun modo vincolata ad aiutare l’Italia.

Del resto chi voglia sincerarsi di quanto abbiamo detto sin qui intorno all’alleanza italo-prussiana veda principalmente:Le général La Marmora et l’alliance prussienne, Paris, 1868. Opera del capitanoChiala, il più fedele e devoto interprete istoriografo del generale La Marmora. —Due anni di politica italiana. Milano, 1868, diStefano Jacini, nel 1866 ministro dei lavori pubblici del gabinetto La Marmora e principale confidente e consigliere del Generale stesso. —Un po’ più di luce sugli eventi politici e militari dell’anno 1866, pel generaleAlfonso La Marmora. Firenze, G. Barbèra editore, 1873. —Il generale Alfonso La Marmora, Ricordi biograficidiGiuseppe Massari. Firenze, G. Barbèra editore, 1880.

311.La Campagna del 1866 in Italia, redatta dalla Sezione Storica del Corpo di Stato Maggiore. Roma, 1875, vol. I, pag. 65 e 66.

311.La Campagna del 1866 in Italia, redatta dalla Sezione Storica del Corpo di Stato Maggiore. Roma, 1875, vol. I, pag. 65 e 66.

312.Vedi op. cit., pag. 67.

312.Vedi op. cit., pag. 67.

313.VediCenni Storici sui Preliminari della Guerra del 1866, ec. del capitanoLuigi Chiala, pag. 580.

313.VediCenni Storici sui Preliminari della Guerra del 1866, ec. del capitanoLuigi Chiala, pag. 580.

314.Al ministro della guerra, generale Pettinengo, scriveva:«Caprera, 14 maggio 1866.»Signor Ministro,»Accetto con vera gratitudine le disposizioni emanate da S. M. in riguardo ai Corpi volontari, riconoscente alla fiducia in me riposta con l’affidarmene il comando. Voglia essere interprete presso S. M. di questi miei sentimenti nella speranza di poter subito concorrere col glorioso nostro esercito al compimento dei destini nazionali.»Ringrazio la Signoria sua della cortesia colla quale si è degnata farmene partecipazione.»Voglia credermi della Signoria sua»devotissimo»G.Garibaldi.»

314.Al ministro della guerra, generale Pettinengo, scriveva:

«Caprera, 14 maggio 1866.

»Signor Ministro,

»Accetto con vera gratitudine le disposizioni emanate da S. M. in riguardo ai Corpi volontari, riconoscente alla fiducia in me riposta con l’affidarmene il comando. Voglia essere interprete presso S. M. di questi miei sentimenti nella speranza di poter subito concorrere col glorioso nostro esercito al compimento dei destini nazionali.

»Ringrazio la Signoria sua della cortesia colla quale si è degnata farmene partecipazione.

»Voglia credermi della Signoria sua

»devotissimo»G.Garibaldi.»

315.Questo scriveva in quei giorni ai signori Valzania, Caldesi, Bagnasco, noti repubblicani. Per brevità citeremo solo la lettera a quest’ultimo:«Caprera, 11 maggio 1866.»Caro Bagnasco,»È cosa utile al paese che in ogni modo tutti siamo pronti e concordi. E questione di vita o di morte perla patria, e sta all’Italia tutta il problema.»Io accetterò tutti coloro che vogliono combattere lo straniero oppressore. Per le istruzioni dirigetevi ai nostri amici della Commissione; e fra gli altri a Benedetto Cairoli. Bando alle gare ed alle opinioni, e facciamo.»Credetemi»vostro sempre»G.Garibaldi.»

315.Questo scriveva in quei giorni ai signori Valzania, Caldesi, Bagnasco, noti repubblicani. Per brevità citeremo solo la lettera a quest’ultimo:

«Caprera, 11 maggio 1866.

»Caro Bagnasco,

»È cosa utile al paese che in ogni modo tutti siamo pronti e concordi. E questione di vita o di morte perla patria, e sta all’Italia tutta il problema.

»Io accetterò tutti coloro che vogliono combattere lo straniero oppressore. Per le istruzioni dirigetevi ai nostri amici della Commissione; e fra gli altri a Benedetto Cairoli. Bando alle gare ed alle opinioni, e facciamo.

»Credetemi

»vostro sempre»G.Garibaldi.»

316.La Campagna del 1866 in Italia, redatta dalla Sezione Storica del Corpo di Stato Maggiore, tomo I, pag. 129.Vi fu chi disse che il piano di guerra di Garibaldi era simile in tutto a quello del generale Moltke e dello Stato Maggiore prussiano dichiarato nella celebre Nota del signor D’Usedom, ministro del re di Prussia a Firenze.Chi abbia letto quella Nota e la confronti colle parole testè citate dellaRelazione Ufficiale, vedrà che tra i due concetti corre una capitale differenza. Entrambi, è ben vero, s’accordavano nel pensiero di non arrestarsi intorno al quadrilatero, di girarlo o di attraversarlo; entrambi credevano che compiuta questa prima operazione e «quando la sorte fosse propizia sul principio ai due alleati» (parole della Nota Usedom), l’Italia dovesse spingere un forte Corpo di spedizione nel cuore dell’impero austriaco; ma circa alla strada che quel Corpo dovesse tenere e al modo con cui doveva operare, dissentivano grandemente. Garibaldi infatti, come fu già detto, voleva sbarcare presso Trieste allo scopo di prendere a rovescio l’esercito austriaco e tagliarlo da Vienna; lo Stato Maggiore prussiano voleva uno sbarco nella Dalmazia, il quale appoggiandosi ad una ipotetica insurrezione slavo-ungherese, desse la mano all’esercito prussiano e marciasse su Vienna.Il Generale italiano, rivoluzionario dalla nascita, non pensava che ad una operazione prettamente militare; il Generale prussiano, militare nel sangue, aveva in mente una operazione rivoluzionaria.Quale dei due concetti fosse migliore sarebbe ormai superfluo il discutere. Certo il disegno prussiano appare a prima giunta più audace e più vasto; ma esso aveva, secondo noi, il grave difetto di fondarsi sopra una rivoluzione di popoli che nessun indizio prometteva, e di calcolare sopra una vittoria delle armi prussiane che era ancora nei segreti del fato. Si supponga la insurrezione slavo-ungherese fallita; si immagini una Sadowa favorevole all’Austria, che cosa avrebbe fatto il Corpo di spedizione italiano? Che cosa sarebbe accaduto a Garibaldi nel cuore dell’impero austriaco?Non per questo crediamo che il progetto prussiano meritasse lo sdegnoso disprezzo con cui lo trattò il generale La Marmora. Anzitutto l’accusa da lui mossa a quel progetto, che volesse la spedizione transadriatica prima che l’esercito italiano avesse preso posizione alle spalle del quadrilatero è affatto gratuita; e le parole stesse dell’Usedom, che pure nella sua qualità di diplomatico non era obbligato a spiegarsi con tutta la precisione del linguaggio militare, la smentiscono completamente. La Nota Usedom, infatti, muove dal supposto che l’esercito italiano abbia giàattraversato e girato il quadrilatero e vinto una battaglia in campo aperto; ed evidentemente coordina e subordina tutte le operazioni proposte al di là dell’Adriatico, a quella ipotesi. Il generale La Marmora dunque, rimproverando allo Stato Maggiore prussiano un assurdo, che davvero sarebbe stato enorme, non faceva che pensarlo egli stesso e da sè solo. Ma non è qui il punto.Il torto del generale La Marmora non consistette già nel respingere un disegno che anche nella felice ipotesi d’una piena vittoria in Italia sarebbe pur sempre stato temerario e pericolosissimo; il torto del Generale stette, e starà sempre, nell’essersi rifiutato di esaminare, di discutere quel disegno, nell’averlo nascosto a’ suoi colleghi del ministero e dell’esercito; nell’aver perciò impedito che potesse di comune accordo fra i due alleati essere corretto e modificato, reso più utile e praticabile.Ma a che pro esaminare i torti del generale La Marmora nel 1866? A che mai fargli colpa di non aver nemmeno degnato di discussione i disegni del suo alleato, se non eseguì quelli che aveva combinati col suo primo luogotenente in Italia, col generale Cialdini, anzi che aveva sanciti egli stesso, poichè nella sua qualità diCapo dello Stato Maggiore generaledell’esercito stava a lui il comandare?Che se gli apologisti del La Marmora sorgono a dire che il piano combinato col Cialdini era diverso; che il passaggio del Po doveva essere l’accessorio e l’irruzione dal Mincio il principale, allora noi chiediamo, e lo chiederà sempre, vivaddio, la storia, perchè questa irruzione non fu almeno preparata cogli accorgimenti e le precauzioni che l’arte suggeriva per assicurarne il trionfo, tanto più facile al generale La Marmora quanto meno gli erano mancati quei due fattori essenziali d’ogni vittoria: il tempo e la forza?

316.La Campagna del 1866 in Italia, redatta dalla Sezione Storica del Corpo di Stato Maggiore, tomo I, pag. 129.

Vi fu chi disse che il piano di guerra di Garibaldi era simile in tutto a quello del generale Moltke e dello Stato Maggiore prussiano dichiarato nella celebre Nota del signor D’Usedom, ministro del re di Prussia a Firenze.

Chi abbia letto quella Nota e la confronti colle parole testè citate dellaRelazione Ufficiale, vedrà che tra i due concetti corre una capitale differenza. Entrambi, è ben vero, s’accordavano nel pensiero di non arrestarsi intorno al quadrilatero, di girarlo o di attraversarlo; entrambi credevano che compiuta questa prima operazione e «quando la sorte fosse propizia sul principio ai due alleati» (parole della Nota Usedom), l’Italia dovesse spingere un forte Corpo di spedizione nel cuore dell’impero austriaco; ma circa alla strada che quel Corpo dovesse tenere e al modo con cui doveva operare, dissentivano grandemente. Garibaldi infatti, come fu già detto, voleva sbarcare presso Trieste allo scopo di prendere a rovescio l’esercito austriaco e tagliarlo da Vienna; lo Stato Maggiore prussiano voleva uno sbarco nella Dalmazia, il quale appoggiandosi ad una ipotetica insurrezione slavo-ungherese, desse la mano all’esercito prussiano e marciasse su Vienna.

Il Generale italiano, rivoluzionario dalla nascita, non pensava che ad una operazione prettamente militare; il Generale prussiano, militare nel sangue, aveva in mente una operazione rivoluzionaria.

Quale dei due concetti fosse migliore sarebbe ormai superfluo il discutere. Certo il disegno prussiano appare a prima giunta più audace e più vasto; ma esso aveva, secondo noi, il grave difetto di fondarsi sopra una rivoluzione di popoli che nessun indizio prometteva, e di calcolare sopra una vittoria delle armi prussiane che era ancora nei segreti del fato. Si supponga la insurrezione slavo-ungherese fallita; si immagini una Sadowa favorevole all’Austria, che cosa avrebbe fatto il Corpo di spedizione italiano? Che cosa sarebbe accaduto a Garibaldi nel cuore dell’impero austriaco?

Non per questo crediamo che il progetto prussiano meritasse lo sdegnoso disprezzo con cui lo trattò il generale La Marmora. Anzitutto l’accusa da lui mossa a quel progetto, che volesse la spedizione transadriatica prima che l’esercito italiano avesse preso posizione alle spalle del quadrilatero è affatto gratuita; e le parole stesse dell’Usedom, che pure nella sua qualità di diplomatico non era obbligato a spiegarsi con tutta la precisione del linguaggio militare, la smentiscono completamente. La Nota Usedom, infatti, muove dal supposto che l’esercito italiano abbia giàattraversato e girato il quadrilatero e vinto una battaglia in campo aperto; ed evidentemente coordina e subordina tutte le operazioni proposte al di là dell’Adriatico, a quella ipotesi. Il generale La Marmora dunque, rimproverando allo Stato Maggiore prussiano un assurdo, che davvero sarebbe stato enorme, non faceva che pensarlo egli stesso e da sè solo. Ma non è qui il punto.

Il torto del generale La Marmora non consistette già nel respingere un disegno che anche nella felice ipotesi d’una piena vittoria in Italia sarebbe pur sempre stato temerario e pericolosissimo; il torto del Generale stette, e starà sempre, nell’essersi rifiutato di esaminare, di discutere quel disegno, nell’averlo nascosto a’ suoi colleghi del ministero e dell’esercito; nell’aver perciò impedito che potesse di comune accordo fra i due alleati essere corretto e modificato, reso più utile e praticabile.

Ma a che pro esaminare i torti del generale La Marmora nel 1866? A che mai fargli colpa di non aver nemmeno degnato di discussione i disegni del suo alleato, se non eseguì quelli che aveva combinati col suo primo luogotenente in Italia, col generale Cialdini, anzi che aveva sanciti egli stesso, poichè nella sua qualità diCapo dello Stato Maggiore generaledell’esercito stava a lui il comandare?

Che se gli apologisti del La Marmora sorgono a dire che il piano combinato col Cialdini era diverso; che il passaggio del Po doveva essere l’accessorio e l’irruzione dal Mincio il principale, allora noi chiediamo, e lo chiederà sempre, vivaddio, la storia, perchè questa irruzione non fu almeno preparata cogli accorgimenti e le precauzioni che l’arte suggeriva per assicurarne il trionfo, tanto più facile al generale La Marmora quanto meno gli erano mancati quei due fattori essenziali d’ogni vittoria: il tempo e la forza?

317.VediL. Chiala,Cenni Storici sui Preliminari della Guerra, vol. I, pag. 584.

317.VediL. Chiala,Cenni Storici sui Preliminari della Guerra, vol. I, pag. 584.

318.Chiala, op. cit., vol. I, pag. 585 e 588.

318.Chiala, op. cit., vol. I, pag. 585 e 588.

319.A Lecco, per esempio, dal terrazzo dell’albergoLa Croce di Malta, diresse alla moltitudine de’ Garibaldini, stipata giù nella piazza, queste parole:«Amici!— Voi sapete che in questo mondo ci vuol fortuna quasi in ogni cosa; ci vuol fortuna pel marinaio che alcune volte in mezzo al mare incontra uno scoglio, altre volte invece scopre un tesoro; ci vuol fortuna per il soldato, che spesso stando tra l’ultime file trova una palla, mentre un altro che trovasi tra i primi, rimane illeso.»Ora voi siete una generazione fortunata, io vo declinando in età, e mi chiamo felicissimo d’essere ancora con voi. Prima di voi furonvi mille generazioni che vedevano i lor campi calpestati dallo straniero, e le loro donne in preda di truppe mercenarie, e voi questa terra la libererete, i vostri figli e nipoti alzeranno la fronte e si glorieranno del vostro nome, io ve lo dico: voi siete destinati a vincere e dire agli eserciti stranieri che hanno la boria di credersi invincibili, perchè si chiamano organizzati, che diano un fucile a voi altri che avete chi berretto, chi cilindro, chi fazzoletto bianco in capo, e vedranno cosa saprete fare.»Io sono contento d’essere con voi e per certo faremo qualche cosa.... Non è vero?» — (Pungolodi Milano, 14 giugno, supplemento pag. 2.)

319.A Lecco, per esempio, dal terrazzo dell’albergoLa Croce di Malta, diresse alla moltitudine de’ Garibaldini, stipata giù nella piazza, queste parole:

«Amici!— Voi sapete che in questo mondo ci vuol fortuna quasi in ogni cosa; ci vuol fortuna pel marinaio che alcune volte in mezzo al mare incontra uno scoglio, altre volte invece scopre un tesoro; ci vuol fortuna per il soldato, che spesso stando tra l’ultime file trova una palla, mentre un altro che trovasi tra i primi, rimane illeso.

»Ora voi siete una generazione fortunata, io vo declinando in età, e mi chiamo felicissimo d’essere ancora con voi. Prima di voi furonvi mille generazioni che vedevano i lor campi calpestati dallo straniero, e le loro donne in preda di truppe mercenarie, e voi questa terra la libererete, i vostri figli e nipoti alzeranno la fronte e si glorieranno del vostro nome, io ve lo dico: voi siete destinati a vincere e dire agli eserciti stranieri che hanno la boria di credersi invincibili, perchè si chiamano organizzati, che diano un fucile a voi altri che avete chi berretto, chi cilindro, chi fazzoletto bianco in capo, e vedranno cosa saprete fare.

»Io sono contento d’essere con voi e per certo faremo qualche cosa.... Non è vero?» — (Pungolodi Milano, 14 giugno, supplemento pag. 2.)

320.Lo accompagnavano nella esplorazione il suo vecchio segretario Basso e il capitano Ergisto Bezzi, uno dei prodi trentini che insieme ai Bronzetti, ai Manci, ai Tranquillini, ai Martini, ai Fontana, ai Bolognini, agli Zancani si incontravano dal 59 in poi su tutti i campi di battaglia dell’indipendenza italiana ad attestare col valore, e spesso col sangue e col martirio, l’indelebile italianità della loro terra.Il Generale s’avvicinò tanto agli accampamenti nemici che fu a occhio nudo riconosciuto, sicchè i suoi compagni tremarono qualche istante per lui.

320.Lo accompagnavano nella esplorazione il suo vecchio segretario Basso e il capitano Ergisto Bezzi, uno dei prodi trentini che insieme ai Bronzetti, ai Manci, ai Tranquillini, ai Martini, ai Fontana, ai Bolognini, agli Zancani si incontravano dal 59 in poi su tutti i campi di battaglia dell’indipendenza italiana ad attestare col valore, e spesso col sangue e col martirio, l’indelebile italianità della loro terra.

Il Generale s’avvicinò tanto agli accampamenti nemici che fu a occhio nudo riconosciuto, sicchè i suoi compagni tremarono qualche istante per lui.

321.Non v’erano che due compagnie de’ nostri. Vi fecero prodezze il trentino Bezzi già nominato e il friulano Celli, il quale sostenne un vero singolar certame con un ufficiale austriaco, uscendo dal conflitto tagliuzzato e pesto in più parti del corpo, ma lasciando morente sul terreno il suo avversario.

321.Non v’erano che due compagnie de’ nostri. Vi fecero prodezze il trentino Bezzi già nominato e il friulano Celli, il quale sostenne un vero singolar certame con un ufficiale austriaco, uscendo dal conflitto tagliuzzato e pesto in più parti del corpo, ma lasciando morente sul terreno il suo avversario.

322.Molti scrittori militari affermano che l’Arciduca Alberto ritornò sulla sinistra del Mincio udita la notizia di Königgrätz. Evidentemente essi confondono le date. La battaglia di Königgrätz accadeva il 3 luglio, e soltanto alla notte di quel giorno l’Arciduca Alberto poteva aver certa notizia della disfatta delle armi imperiali. Il movimento di ritirata invece da lui fu ordinato la sera del 1º luglio e cominciato la mattina del 2. Conviene dunque attribuirlo ad altra cagione, e la sola cagione probabile e plausibile è quella da noi data. Si guardi una carta e s’immaginino due eserciti l’uno de’ quali s’avanza su Piubega, Gazzoldo e Castellucchio nei pressi del Mincio, e l’altro muove tra Borgoforte e Sermide a sboccare dal Po, e si dica se il Generale austriaco poteva continuare a restare sulla destra del Mincio, senza esporsi al pericolo, se la mossa era seria, d’esser preso a rovescio e svelto dalla sua base.

322.Molti scrittori militari affermano che l’Arciduca Alberto ritornò sulla sinistra del Mincio udita la notizia di Königgrätz. Evidentemente essi confondono le date. La battaglia di Königgrätz accadeva il 3 luglio, e soltanto alla notte di quel giorno l’Arciduca Alberto poteva aver certa notizia della disfatta delle armi imperiali. Il movimento di ritirata invece da lui fu ordinato la sera del 1º luglio e cominciato la mattina del 2. Conviene dunque attribuirlo ad altra cagione, e la sola cagione probabile e plausibile è quella da noi data. Si guardi una carta e s’immaginino due eserciti l’uno de’ quali s’avanza su Piubega, Gazzoldo e Castellucchio nei pressi del Mincio, e l’altro muove tra Borgoforte e Sermide a sboccare dal Po, e si dica se il Generale austriaco poteva continuare a restare sulla destra del Mincio, senza esporsi al pericolo, se la mossa era seria, d’esser preso a rovescio e svelto dalla sua base.

323.Il combattimento di Suello fu variamente raccontato. Noi attingemmo, oltrechè ai racconti più volte uditi dal colonnello Bruzzesi, al Rapporto ufficiale del brigadiere Corte al generale Garibaldi in data del 6 luglio; dal quale consta che l’attacco subitaneo di fronte di Monte Suello non fu ordinato da lui, ma dallo stesso generale Garibaldi.

323.Il combattimento di Suello fu variamente raccontato. Noi attingemmo, oltrechè ai racconti più volte uditi dal colonnello Bruzzesi, al Rapporto ufficiale del brigadiere Corte al generale Garibaldi in data del 6 luglio; dal quale consta che l’attacco subitaneo di fronte di Monte Suello non fu ordinato da lui, ma dallo stesso generale Garibaldi.

324.Il maggiore Castellini volle accettare il combattimento nella posizione di Vezza; il maggiore Caldesi a cui era stato realmente affidato il comando voleva indietreggiare nelle posizioni già trincerate d’Incudine. Da ciò quel dissidio e quel contrasto d’ordini e di contr’ordini che riuscì fatale alla difesa. Per tutti i particolari del combattimento di Vezza vedi principalmenteIl Quarto Reggimento dei Volontari ed il Corpo d’Operazione in Valcamonica nella Campagna del 1866del tenente colonnelloGiovanni Cadolini, comandante lo stesso reggimento. Firenze 1867, tip. delDiritto. In essi ci trovi anche spiegata la ragione per cui il colonnello Cadolini tenne così divise nella giornata del 3 luglio le sue forze. Egli temette per tutto quel giorno un attacco dal passo di Croce Domini e dovette premunirsi contro quell’eventualità che avrebbe posto a serio rischio le sue comunicazioni, e l’esistenza stessa del corpo d’operazione.

324.Il maggiore Castellini volle accettare il combattimento nella posizione di Vezza; il maggiore Caldesi a cui era stato realmente affidato il comando voleva indietreggiare nelle posizioni già trincerate d’Incudine. Da ciò quel dissidio e quel contrasto d’ordini e di contr’ordini che riuscì fatale alla difesa. Per tutti i particolari del combattimento di Vezza vedi principalmenteIl Quarto Reggimento dei Volontari ed il Corpo d’Operazione in Valcamonica nella Campagna del 1866del tenente colonnelloGiovanni Cadolini, comandante lo stesso reggimento. Firenze 1867, tip. delDiritto. In essi ci trovi anche spiegata la ragione per cui il colonnello Cadolini tenne così divise nella giornata del 3 luglio le sue forze. Egli temette per tutto quel giorno un attacco dal passo di Croce Domini e dovette premunirsi contro quell’eventualità che avrebbe posto a serio rischio le sue comunicazioni, e l’esistenza stessa del corpo d’operazione.

325.Le cinque Brigate erano così composte e comandate:1ª Brigata 2º e 7º Reggimento, Maggior generale Haugh;2ª Brigata 4º e 10º Reggimento, Maggior generale Pichi;3ª Brigata 5º e 9º Reggimento, Maggior generale Orsini;4ª Brigata 1º e 3º Reggimento, Colonnello brigadiere Corte;5ª Brigata 6º e 8º Reggimento, Colonnello brigadiere Nicotera.Capo dello Stato Maggiore, generale Fabrizi.Sotto capo, colonnello E. Guastalla.Capo dell’Artiglieria, Maggiore Doglietti. —Capo dell’Intendenza, Colonnello Acerbi. —Capo dell’Ambulanza, Colonnello Bertani. —Comandante le Guide, Tenente Colonnello Missori. —Comandante la zona delle operazioni sul Garda, Generale Avezzana. —Comandante la flottiglia, Tenente Colonnello Elia.

325.Le cinque Brigate erano così composte e comandate:

Capo dello Stato Maggiore, generale Fabrizi.

Sotto capo, colonnello E. Guastalla.

Capo dell’Artiglieria, Maggiore Doglietti. —Capo dell’Intendenza, Colonnello Acerbi. —Capo dell’Ambulanza, Colonnello Bertani. —Comandante le Guide, Tenente Colonnello Missori. —Comandante la zona delle operazioni sul Garda, Generale Avezzana. —Comandante la flottiglia, Tenente Colonnello Elia.

326.Fu detto che Garibaldi poteva trarre maggior partito dalla Valcamonica sia tentando per quella via l’attacco principale, sia facendone appoggiare più efficacemente dai corpi mandati a campeggiarvi l’irruzione delle Giudicarie. Noi opiniamo diversamente.La via del Tonale, oltre che la più aspra e la più lunga, espone l’assalitore che non possegga gli sbocchi laterali superiori ad essere ad ogni passo circuito e stroncato dalla sua base. Circa poi all’idea di trarre dalla Valcamonica un appoggio più efficace alle operazioni delle Giudicarie, essa era certamente buona, ma non poteva essere praticata che a condizione che l’invasore fosse già padrone della chiave delle Giudicarie o almeno vi tenesse un piede tale da potervi con sicurezza attendere i soccorsi e combinare le sue mosse colle colonne laterali che dovevan cooperar con lui. Ed a questo sappiamo che Garibaldi pensò inviando l’ordine al colonnello Cadolini fino dal 14 luglio, fino dunque dall’ingresso vero in Tirolo, di marciare col suo reggimento per la valle di Roucon alle spalle di Lardaro. Che se il Cadolini non riescì alla meta che assai tardi, fu perchè nel frattempo Garibaldi si era rivolto alla Val di Ledro ed aveva posto in seconda linea l’investimento di Lardaro e la conquista delle Giudicarie.Tutt’al più può essere rimproverato a Garibaldi di non aver inviato in Valcamonica una forza maggiore, che fosse in grado così di scuotere i difensori del Tonale con abili assalti, come di tener desta e legata l’attenzione del generale Kuhn per la sua estrema destra. Ma Garibaldi può ancora rispondere: «E quando l’aveva io questa forza maggiore disponibile?» Fino al 1º luglio dei suoi dieci reggimenti egli non aveva in mano che la metà; mandò dunque quel che poteva.

326.Fu detto che Garibaldi poteva trarre maggior partito dalla Valcamonica sia tentando per quella via l’attacco principale, sia facendone appoggiare più efficacemente dai corpi mandati a campeggiarvi l’irruzione delle Giudicarie. Noi opiniamo diversamente.

La via del Tonale, oltre che la più aspra e la più lunga, espone l’assalitore che non possegga gli sbocchi laterali superiori ad essere ad ogni passo circuito e stroncato dalla sua base. Circa poi all’idea di trarre dalla Valcamonica un appoggio più efficace alle operazioni delle Giudicarie, essa era certamente buona, ma non poteva essere praticata che a condizione che l’invasore fosse già padrone della chiave delle Giudicarie o almeno vi tenesse un piede tale da potervi con sicurezza attendere i soccorsi e combinare le sue mosse colle colonne laterali che dovevan cooperar con lui. Ed a questo sappiamo che Garibaldi pensò inviando l’ordine al colonnello Cadolini fino dal 14 luglio, fino dunque dall’ingresso vero in Tirolo, di marciare col suo reggimento per la valle di Roucon alle spalle di Lardaro. Che se il Cadolini non riescì alla meta che assai tardi, fu perchè nel frattempo Garibaldi si era rivolto alla Val di Ledro ed aveva posto in seconda linea l’investimento di Lardaro e la conquista delle Giudicarie.

Tutt’al più può essere rimproverato a Garibaldi di non aver inviato in Valcamonica una forza maggiore, che fosse in grado così di scuotere i difensori del Tonale con abili assalti, come di tener desta e legata l’attenzione del generale Kuhn per la sua estrema destra. Ma Garibaldi può ancora rispondere: «E quando l’aveva io questa forza maggiore disponibile?» Fino al 1º luglio dei suoi dieci reggimenti egli non aveva in mano che la metà; mandò dunque quel che poteva.

327.Vedi la sua opera magistraleGebirgeskriegcompendiata dal capitano Chioffredo Hugues nel suo opuscolo:La Guerra di Montagna. Modena, 1872.

327.Vedi la sua opera magistraleGebirgeskriegcompendiata dal capitano Chioffredo Hugues nel suo opuscolo:La Guerra di Montagna. Modena, 1872.

328.Superfluo il dire che così nella enumerazione, come nella dislocazione delle forze nemiche noi abbiamo attinto soltanto ad opere e documenti di fonte ufficiale ed austriaca; quali il rapporto ufficiale sulla guerra del 1866:Oesterreichs Kämpfe im Jahre 1866, nach Feldachten bearbeitet durch das K. K. General Stabs Bureau für Kriegs Geschichte. — Wien, 1869. Verlag des K. K. General Stabs; Fünfter Band: Die Vertheidigung Tirols.E il libro stesso del generale Kuhn,La Guerra di montagna, traduzione del capitano Hugues, da noi citato negli esempi che illustrano la parte teorica.Anche l’operaGeschichte des Feldzuges 1866 in Italien, ec. vonAlexander Hold, Hauptmann im K. K. General Stabs — Wien 1867, ha valore quasi ufficiale, e certamente molto pregevole.E di queste sole opere ci serviremo per conoscere e giudicare delle operazioni degli Austriaci.

328.Superfluo il dire che così nella enumerazione, come nella dislocazione delle forze nemiche noi abbiamo attinto soltanto ad opere e documenti di fonte ufficiale ed austriaca; quali il rapporto ufficiale sulla guerra del 1866:Oesterreichs Kämpfe im Jahre 1866, nach Feldachten bearbeitet durch das K. K. General Stabs Bureau für Kriegs Geschichte. — Wien, 1869. Verlag des K. K. General Stabs; Fünfter Band: Die Vertheidigung Tirols.

E il libro stesso del generale Kuhn,La Guerra di montagna, traduzione del capitano Hugues, da noi citato negli esempi che illustrano la parte teorica.

Anche l’operaGeschichte des Feldzuges 1866 in Italien, ec. vonAlexander Hold, Hauptmann im K. K. General Stabs — Wien 1867, ha valore quasi ufficiale, e certamente molto pregevole.

E di queste sole opere ci serviremo per conoscere e giudicare delle operazioni degli Austriaci.

329.Dobbiamo dir così non sapendo nè chi quell’ufficiale fosse, nè a chi spetti la responsabilità di quell’errore. A custodia di Val d’Ampola v’era il settimo reggimento; ma non potremmo dire che il torto di non aver occupato Rocca Pagana sia imputabile al suo comandante. Certo Garibaldi la credeva occupata, e restò quasi sbalordito dalla sorpresa quando il 16 mattina vi vide comparire i Cacciatori austriaci.

329.Dobbiamo dir così non sapendo nè chi quell’ufficiale fosse, nè a chi spetti la responsabilità di quell’errore. A custodia di Val d’Ampola v’era il settimo reggimento; ma non potremmo dire che il torto di non aver occupato Rocca Pagana sia imputabile al suo comandante. Certo Garibaldi la credeva occupata, e restò quasi sbalordito dalla sorpresa quando il 16 mattina vi vide comparire i Cacciatori austriaci.

330.Così i movimenti di queste truppe, come le loro forze, le desumiamo dal citato libro,La guerra di montagnadel barone generaleKuhn, versione di Hugues, pag. 90-91 e seguenti, come dallaRelazione ufficiale dello Stato Maggiore austriaco, già citata.

330.Così i movimenti di queste truppe, come le loro forze, le desumiamo dal citato libro,La guerra di montagnadel barone generaleKuhn, versione di Hugues, pag. 90-91 e seguenti, come dallaRelazione ufficiale dello Stato Maggiore austriaco, già citata.

331.VediRustownellasua Guerra del 1866 in Germania ed in Italia. Milano, 1867, pag. 332.Del resto anche il generale Kuhn (op. cit., pag. 89) ammise che lo scopo del combattimento del 16 era maggiore d’una ricognizione.

331.VediRustownellasua Guerra del 1866 in Germania ed in Italia. Milano, 1867, pag. 332.

Del resto anche il generale Kuhn (op. cit., pag. 89) ammise che lo scopo del combattimento del 16 era maggiore d’una ricognizione.

332.Agostino Lombardi di Brescia, prode quanto gentile d’animo, fece tutte le campagne d’Italia del 48, 49, 59, 60 e 66. Non aveva che 33 anni!

332.Agostino Lombardi di Brescia, prode quanto gentile d’animo, fece tutte le campagne d’Italia del 48, 49, 59, 60 e 66. Non aveva che 33 anni!

333.Il generale Kuhn tentò spiegare la sua subitanea ritirata dal campo di battaglia coll’arrivo di due telegrammi, l’uno dal Comando di piazza di Verona, l’altro dallo stesso Arciduca Alberto; col primo dei quali era avvertito che l’esercito italiano, già entrato nel Veneto, stava per inviare due colonne, una per Val d’Arsa, l’altra per Val Sugana, a invadere dal lato orientale il Trentino; e col secondo invitato a nome dello stesso Imperatore a tenersi nella più stretta difensiva.[334]Lunge da noi il pensiero di negare l’autenticità dei due telegrammi, allegati dall’illustre Generale; quantunque possa parere strano a chicchessia che il Comandante di Verona potesse aver sentore d’una spedizione per Val d’Arsa e Val Sugana, che al 16 luglio non era decisa, e nemmeno forse pensata al Quartier generale italiano, e che ebbe un principio d’esecuzione visibile soltanto il 20 dello stesso mese. Tralasciando però ogni discussione sul tenore delle notizie e degli ordini ricevuti dal generale Kuhn, essi non bastano ancora a spiegare la risoluzione da lui presa nel pomeriggio del giorno 16. Che infatti un Generale si risolva a troncare a mezzo una vittoria già tenuta per certa, e abbandonare un campo di battaglia già creduto suo, solo perchè riceve un telegramma che lo avvisa della possibilità di essere assalito egli stesso, cinque o sei giorni dopo, è cosa assolutamente inammissibile. Per esatto che potesse parere l’annunzio del Comando di Verona, e perentorio l’ordine del Generalissimo dell’esercito imperiale, il generale Kuhn sapeva meglio d’ogni altro che gli Italiani non potevano volare, e che alla peggio gli sarebbe sempre rimasto il tempo di battere prima i Garibaldini che aveva dinanzi a Condino e di marciare poi con tutte le sue forze e con tutto il suo comodo, contro l’altro nemico che gli veniva sul fianco.Però ci meraviglia grandemente che il dotto e valente Generale abbia potuto scegliere, per ispiegare la ritirata da Condino, una scusa così magra ed irragionevole. Era assai più decoroso per lui l’ammettere che fallito l’aggiramento della destra garibaldina, e riuscita ancora più vana la mossa dell’Höffern sulla sinistra, egli non si sentì in grado con tutte le sue forze di affrontare una seconda volta nelle sue posizioni di Storo-Condino il grosso dell’esercito nemico. Il qual grosso però non sommava a trentacinquemila uomini, come egli nel citato suo libro affermò. In linea tra il Brufione, Brione, Condino non vi erano che il 1º e il 6º reggimento e un battaglione di Bersaglieri; in seconda linea tra Darzo e Storo che il 3º, il 9º e il 7º; poco più di diciottomila uomini; gli altri erano troppo lontani per poter prendere parte alla giornata.

333.Il generale Kuhn tentò spiegare la sua subitanea ritirata dal campo di battaglia coll’arrivo di due telegrammi, l’uno dal Comando di piazza di Verona, l’altro dallo stesso Arciduca Alberto; col primo dei quali era avvertito che l’esercito italiano, già entrato nel Veneto, stava per inviare due colonne, una per Val d’Arsa, l’altra per Val Sugana, a invadere dal lato orientale il Trentino; e col secondo invitato a nome dello stesso Imperatore a tenersi nella più stretta difensiva.[334]Lunge da noi il pensiero di negare l’autenticità dei due telegrammi, allegati dall’illustre Generale; quantunque possa parere strano a chicchessia che il Comandante di Verona potesse aver sentore d’una spedizione per Val d’Arsa e Val Sugana, che al 16 luglio non era decisa, e nemmeno forse pensata al Quartier generale italiano, e che ebbe un principio d’esecuzione visibile soltanto il 20 dello stesso mese. Tralasciando però ogni discussione sul tenore delle notizie e degli ordini ricevuti dal generale Kuhn, essi non bastano ancora a spiegare la risoluzione da lui presa nel pomeriggio del giorno 16. Che infatti un Generale si risolva a troncare a mezzo una vittoria già tenuta per certa, e abbandonare un campo di battaglia già creduto suo, solo perchè riceve un telegramma che lo avvisa della possibilità di essere assalito egli stesso, cinque o sei giorni dopo, è cosa assolutamente inammissibile. Per esatto che potesse parere l’annunzio del Comando di Verona, e perentorio l’ordine del Generalissimo dell’esercito imperiale, il generale Kuhn sapeva meglio d’ogni altro che gli Italiani non potevano volare, e che alla peggio gli sarebbe sempre rimasto il tempo di battere prima i Garibaldini che aveva dinanzi a Condino e di marciare poi con tutte le sue forze e con tutto il suo comodo, contro l’altro nemico che gli veniva sul fianco.

Però ci meraviglia grandemente che il dotto e valente Generale abbia potuto scegliere, per ispiegare la ritirata da Condino, una scusa così magra ed irragionevole. Era assai più decoroso per lui l’ammettere che fallito l’aggiramento della destra garibaldina, e riuscita ancora più vana la mossa dell’Höffern sulla sinistra, egli non si sentì in grado con tutte le sue forze di affrontare una seconda volta nelle sue posizioni di Storo-Condino il grosso dell’esercito nemico. Il qual grosso però non sommava a trentacinquemila uomini, come egli nel citato suo libro affermò. In linea tra il Brufione, Brione, Condino non vi erano che il 1º e il 6º reggimento e un battaglione di Bersaglieri; in seconda linea tra Darzo e Storo che il 3º, il 9º e il 7º; poco più di diciottomila uomini; gli altri erano troppo lontani per poter prendere parte alla giornata.

334.Guerra di Montagnagià citata, pag. 94-95, e nel Rapporto ufficialeOesterreichs Kämpfe im Jahre 1866. Viert Band.

334.Guerra di Montagnagià citata, pag. 94-95, e nel Rapporto ufficialeOesterreichs Kämpfe im Jahre 1866. Viert Band.

335.Anche ilLecomte,Guerre de la Prusse et de l’Italie contre l’Autriche et la Confédération germanique en 1866, pag. 87, è dello stesso parere.

335.Anche ilLecomte,Guerre de la Prusse et de l’Italie contre l’Autriche et la Confédération germanique en 1866, pag. 87, è dello stesso parere.

336.Centosettantasei prigionieri, fra cui quattro ufficiali; tutte le artiglierie e munizioni del forte oltre a qualche centinaio di fucili furono i trofei della conquista. Gli Italiani ebbero perdite dolorosissime; tra le altre quella del bravo luogotenente d’artiglieria Tancredi Alasia che aveva diretto con rara precisione e intrepidezza la sua batteria durante il cannoneggiamento, e col suo primo colpo spezzata l’asta della bandiera nemica. Egli morì da prode ai piedi de’ suoi pezzi.

336.Centosettantasei prigionieri, fra cui quattro ufficiali; tutte le artiglierie e munizioni del forte oltre a qualche centinaio di fucili furono i trofei della conquista. Gli Italiani ebbero perdite dolorosissime; tra le altre quella del bravo luogotenente d’artiglieria Tancredi Alasia che aveva diretto con rara precisione e intrepidezza la sua batteria durante il cannoneggiamento, e col suo primo colpo spezzata l’asta della bandiera nemica. Egli morì da prode ai piedi de’ suoi pezzi.

337.Aveva soli 39 anni. Era nato a Mantova. Combattè nel 48 a Governolo, nel 49 a Roma e seguì Garibaldi fino a San Marino; nel 1859 comandò in secondo la compagnia de’ Carabinieri Genovesi. Nel 1860 si distinse nella presa di Reggio, e lasciò l’esercito meridionale tenente-colonnello. Era ingegnere; mente colta e severa. Idolatrava la sua vecchia madre tanto che nel 1866 pel timore di darle un dolore troppo forte si arruolò di nascosto con Garibaldi, e gli riuscì di tenerglielo celato fino all’ultimo. Continuato poi il pietoso inganno dagli amici, ella ignorò per parecchi mesi anche la morte del figlio. «Quando però fu giuocoforza destarla dalla dolcissima illusione e rivelarle l’atroce realtà, ella ancor più madre di Rachele, che rifiutò d’essere consolata, rifiutò di credere. Non lasciò la vita sotto il colpo, ma vi lasciò la ragione; e due anni dopo cogli occhi fissi sulla porta d’onde aveva veduto uscire il suo Giovanni, dove lo vedeva sempre ritornare, in questo bellissimo sogno spirò.»I Castiglionesi eressero al loro virtuoso concittadino un monumento, e le ultime parole che abbiamo testè trascritte sono tolte dalDiscorsoche allo scoprimento della statua faceva l’Autore di questo libro, alla memoria dei suo grande amico.

337.Aveva soli 39 anni. Era nato a Mantova. Combattè nel 48 a Governolo, nel 49 a Roma e seguì Garibaldi fino a San Marino; nel 1859 comandò in secondo la compagnia de’ Carabinieri Genovesi. Nel 1860 si distinse nella presa di Reggio, e lasciò l’esercito meridionale tenente-colonnello. Era ingegnere; mente colta e severa. Idolatrava la sua vecchia madre tanto che nel 1866 pel timore di darle un dolore troppo forte si arruolò di nascosto con Garibaldi, e gli riuscì di tenerglielo celato fino all’ultimo. Continuato poi il pietoso inganno dagli amici, ella ignorò per parecchi mesi anche la morte del figlio. «Quando però fu giuocoforza destarla dalla dolcissima illusione e rivelarle l’atroce realtà, ella ancor più madre di Rachele, che rifiutò d’essere consolata, rifiutò di credere. Non lasciò la vita sotto il colpo, ma vi lasciò la ragione; e due anni dopo cogli occhi fissi sulla porta d’onde aveva veduto uscire il suo Giovanni, dove lo vedeva sempre ritornare, in questo bellissimo sogno spirò.»

I Castiglionesi eressero al loro virtuoso concittadino un monumento, e le ultime parole che abbiamo testè trascritte sono tolte dalDiscorsoche allo scoprimento della statua faceva l’Autore di questo libro, alla memoria dei suo grande amico.

338.Superfluo parlare delle operazioni della flottiglia sul Garda, dalle condizioni del suo armamento e dalla soverchiante superiorità dell’avversaria condannata all’impotenza. Due volte la squadriglia austriaca potè bombardare quasi impunemente Gargnano e Bogliaco. Un giorno le cinque cannoniere italiane riescono a circuirne una austriaca; ma avendo il Depretis mandato sul Garda certi artiglieri di marina, che non avevan mai sparato un cannone, la vanità de’ loro colpi fu tale che la cannoniera austriaca non solo riescì a farsi largo, ma a costringere alla ritirata i cinque assalitori. Il 17 poi la squadra austriaca va a pigliare fin dentro il porto di Gargnano il vaporetto italiano ilBenacoe se lo porta via prigioniero. CosìAlberto Marionel suoGaribaldi, pag. 122.

338.Superfluo parlare delle operazioni della flottiglia sul Garda, dalle condizioni del suo armamento e dalla soverchiante superiorità dell’avversaria condannata all’impotenza. Due volte la squadriglia austriaca potè bombardare quasi impunemente Gargnano e Bogliaco. Un giorno le cinque cannoniere italiane riescono a circuirne una austriaca; ma avendo il Depretis mandato sul Garda certi artiglieri di marina, che non avevan mai sparato un cannone, la vanità de’ loro colpi fu tale che la cannoniera austriaca non solo riescì a farsi largo, ma a costringere alla ritirata i cinque assalitori. Il 17 poi la squadra austriaca va a pigliare fin dentro il porto di Gargnano il vaporetto italiano ilBenacoe se lo porta via prigioniero. CosìAlberto Marionel suoGaribaldi, pag. 122.

339.Cento morti, dugentocinquanta feriti, millecento prigionieri. Non diecimila però come spacciò il maggiore Haymerle in un opuscolo detto dell’Italicæ res. Le mie cifre son tolte alRapporto ufficiale austriaco.

339.Cento morti, dugentocinquanta feriti, millecento prigionieri. Non diecimila però come spacciò il maggiore Haymerle in un opuscolo detto dell’Italicæ res. Le mie cifre son tolte alRapporto ufficiale austriaco.

340.Della sincerità dei Rapporti ufficiali di guerra di tutti i paesi e di tutti gli eserciti fu sempre prudente diffidare; ma pochi meriteranno una minor fede delRapporto ufficiale austriacosul combattimento di Bezzecca. Basti dire che esso non accenna nemmeno al tentativo fatto dal Montluisant di sboccare da Bezzecca, e tace poi interamente dell’ultimo contrassalto garibaldino diretto appunto a riconquistare Bezzecca. Siccome però conveniva spiegare come mai dopo esser rimasti padroni di Bezzecca, l’avessero abbandonata, così il generale Kuhn nelleNoteal suoGebirgeskriegdiede la ragione taciuta interamente nelRapporto ufficiale, che il generale Montluisant ordinò la ritirata permancanza di munizioni. È strano davvero che una colonna partita espressamente per dar battaglia si trovi, dopo sole quattro ore di fuoco, senza munizioni; ma accettata per buona la ragione (e il Kuhn stesso confessa che i suoi cannoni avevano ancora quarantasette colpi e le riserve erano ancora provviste di cartuccie), domandiamo noi: Come il Montluisant avrebbe potuto sentire il difetto delle munizioni se i Garibaldini non lo avessero attaccato? O è vera l’ultima carica dei Garibaldini, e allora il generale Kuhn deve confessare che, munizioni o no, riuscì vittoriosa; o non l’ammette (cosa impossibile), e allora resta inesplicabile come un corpo che si credeva vincitore alle undici si ritirasse, senza colpo ferire, a mezzogiorno, e cedesse senza contrasto al nemico una posizione di sì capitale importanza, privandosi persino dell’onore, se per altre cagioni era costretto a ritirarsi il giorno dopo, di dormire sul campo.Del resto valga di risposta a tutti ilRapportodello stesso generale Garibaldi.«Combattimento del 21 luglio.»Ieri ancora la vittoria sorrise alle armi italiane.»Il vantaggio delle posizioni da lungo tempo studiate, quello immenso delle armi, ed il valore con cui si batterono i nemici, fecero l’esito della giornata alquanto incerto fino ad un’ora pomeridiana.»Il combattimento ebbe principio all’alba. Il prode generale Haug aveva ordine di operare sulla nostra destra in Val di Ledro, ma la maggior parte della sua brigata era ancora sulle alture per le operazioni dei giorni precedenti. Avevo dato l’ordine al 5º reggimento e a due battaglioni del 9º della 3ª brigata di preparare l’occupazione della Valle di Ledro, finchè la 1ª brigata si riunisse e marciasse a rilevare la 3ª.»Io non prevedeva un attacco per parte del nemico, nonostante aveva ordinato di spingere solamente sino a Bezzecca e di contentarsi di esplorare al di là. Giunta la nostra testa di colonna a Bezzecca nella sera del 20, all’alba del 21 mandò un battaglione in ricognizione sui monti che a levante dominano la Valle di Conzei.»Questo si trovò avviluppato da una forza superiore di Austriaci ed obbligato di ripiegarsi in disordine sulla colonna principale. Ciò diè luogo ad un combattimento accanito a Bezzecca e nei paesi alla bocca della Valle di Conzei, ove, dopo caduto eroicamente il colonnello Chiassi, il 5º reggimento fu obbligato di battere in ritirata. Sostenuto però da un battaglione del 6º comandato dal maggiore Tanara, pure gravemente ferito, da un battaglione del 9º, da alcune compagnie del 2º, dai Bersaglieri e dalla valorosissima nostra artiglieria, l’azione si ripigliò, non con vantaggio, ma conservando le posizioni, massime sulla nostra sinistra, sostenuta efficacemente dal 9º. Avendo più tardi il prode maggiore Dogliotti ricevuto una batteria fresca, la collocò sulla nostra destra in vantaggiosa posizione; e gli Austriaci, bersagliati e fulminati con una speditezza sorprendente dalla nostra artiglieria, cominciarono a sgomentarsi. Allora una piccola colonna di attacco composta di prodi di tutti i corpi, comprese le guide, e comandata dal maggiore Canzio, sostenuta dal 9º a sinistra, si precipitò, senza fare un tiro sul nemico, e lo cacciò colle baionette alle reni in disordine da tutte le posizioni che occupava. Da quel momento la ritirata del nemico fu generale, ed i nostri lo inseguirono oltre Bezzecca ed Enguiso entro la Valle di Conzei.»Un Rapporto più dettagliato verrà compilato in seguito; ora si stanno compilando gli elenchi dei morti e feriti, e quelli dei soldati, sottufficiali ed ufficiali che si distinsero in questo combattimento.»Cologna, 1º agosto 1866.»G.Garibaldi.»

340.Della sincerità dei Rapporti ufficiali di guerra di tutti i paesi e di tutti gli eserciti fu sempre prudente diffidare; ma pochi meriteranno una minor fede delRapporto ufficiale austriacosul combattimento di Bezzecca. Basti dire che esso non accenna nemmeno al tentativo fatto dal Montluisant di sboccare da Bezzecca, e tace poi interamente dell’ultimo contrassalto garibaldino diretto appunto a riconquistare Bezzecca. Siccome però conveniva spiegare come mai dopo esser rimasti padroni di Bezzecca, l’avessero abbandonata, così il generale Kuhn nelleNoteal suoGebirgeskriegdiede la ragione taciuta interamente nelRapporto ufficiale, che il generale Montluisant ordinò la ritirata permancanza di munizioni. È strano davvero che una colonna partita espressamente per dar battaglia si trovi, dopo sole quattro ore di fuoco, senza munizioni; ma accettata per buona la ragione (e il Kuhn stesso confessa che i suoi cannoni avevano ancora quarantasette colpi e le riserve erano ancora provviste di cartuccie), domandiamo noi: Come il Montluisant avrebbe potuto sentire il difetto delle munizioni se i Garibaldini non lo avessero attaccato? O è vera l’ultima carica dei Garibaldini, e allora il generale Kuhn deve confessare che, munizioni o no, riuscì vittoriosa; o non l’ammette (cosa impossibile), e allora resta inesplicabile come un corpo che si credeva vincitore alle undici si ritirasse, senza colpo ferire, a mezzogiorno, e cedesse senza contrasto al nemico una posizione di sì capitale importanza, privandosi persino dell’onore, se per altre cagioni era costretto a ritirarsi il giorno dopo, di dormire sul campo.

Del resto valga di risposta a tutti ilRapportodello stesso generale Garibaldi.

«Combattimento del 21 luglio.

»Ieri ancora la vittoria sorrise alle armi italiane.

»Il vantaggio delle posizioni da lungo tempo studiate, quello immenso delle armi, ed il valore con cui si batterono i nemici, fecero l’esito della giornata alquanto incerto fino ad un’ora pomeridiana.

»Il combattimento ebbe principio all’alba. Il prode generale Haug aveva ordine di operare sulla nostra destra in Val di Ledro, ma la maggior parte della sua brigata era ancora sulle alture per le operazioni dei giorni precedenti. Avevo dato l’ordine al 5º reggimento e a due battaglioni del 9º della 3ª brigata di preparare l’occupazione della Valle di Ledro, finchè la 1ª brigata si riunisse e marciasse a rilevare la 3ª.

»Io non prevedeva un attacco per parte del nemico, nonostante aveva ordinato di spingere solamente sino a Bezzecca e di contentarsi di esplorare al di là. Giunta la nostra testa di colonna a Bezzecca nella sera del 20, all’alba del 21 mandò un battaglione in ricognizione sui monti che a levante dominano la Valle di Conzei.

»Questo si trovò avviluppato da una forza superiore di Austriaci ed obbligato di ripiegarsi in disordine sulla colonna principale. Ciò diè luogo ad un combattimento accanito a Bezzecca e nei paesi alla bocca della Valle di Conzei, ove, dopo caduto eroicamente il colonnello Chiassi, il 5º reggimento fu obbligato di battere in ritirata. Sostenuto però da un battaglione del 6º comandato dal maggiore Tanara, pure gravemente ferito, da un battaglione del 9º, da alcune compagnie del 2º, dai Bersaglieri e dalla valorosissima nostra artiglieria, l’azione si ripigliò, non con vantaggio, ma conservando le posizioni, massime sulla nostra sinistra, sostenuta efficacemente dal 9º. Avendo più tardi il prode maggiore Dogliotti ricevuto una batteria fresca, la collocò sulla nostra destra in vantaggiosa posizione; e gli Austriaci, bersagliati e fulminati con una speditezza sorprendente dalla nostra artiglieria, cominciarono a sgomentarsi. Allora una piccola colonna di attacco composta di prodi di tutti i corpi, comprese le guide, e comandata dal maggiore Canzio, sostenuta dal 9º a sinistra, si precipitò, senza fare un tiro sul nemico, e lo cacciò colle baionette alle reni in disordine da tutte le posizioni che occupava. Da quel momento la ritirata del nemico fu generale, ed i nostri lo inseguirono oltre Bezzecca ed Enguiso entro la Valle di Conzei.

»Un Rapporto più dettagliato verrà compilato in seguito; ora si stanno compilando gli elenchi dei morti e feriti, e quelli dei soldati, sottufficiali ed ufficiali che si distinsero in questo combattimento.

»Cologna, 1º agosto 1866.

»G.Garibaldi.»

341.Il colonnelloLecomtenella sua citata opera:Guerre de la Prusse et de l’Italie contre l’Autricheec., pag. 110, 111.Anche l’Autore dellaGuerra in Italia nel 1866, Milano, 1867, che si firmaUn vecchio soldato italiano, emette press’a poco lo stesso giudizio a pag. 335.

341.Il colonnelloLecomtenella sua citata opera:Guerre de la Prusse et de l’Italie contre l’Autricheec., pag. 110, 111.

Anche l’Autore dellaGuerra in Italia nel 1866, Milano, 1867, che si firmaUn vecchio soldato italiano, emette press’a poco lo stesso giudizio a pag. 335.

342.Andò ospite di Alberto Mario che abitava allora in Piazza Bellosguardo.

342.Andò ospite di Alberto Mario che abitava allora in Piazza Bellosguardo.

343.IlDiritto, annunziandone l’arrivo a Firenze, pubblicava la seguente dichiarazione del Generale:«Firenze, 22 febbraio.»Non solamente io aderisco al manifesto dell’opposizione parlamentare con tutta l’anima — ma spero che la gratitudine del paese non mancherà a quel patriottico documento.»Vostro»G.Garibaldi.»

343.IlDiritto, annunziandone l’arrivo a Firenze, pubblicava la seguente dichiarazione del Generale:

«Firenze, 22 febbraio.

»Non solamente io aderisco al manifesto dell’opposizione parlamentare con tutta l’anima — ma spero che la gratitudine del paese non mancherà a quel patriottico documento.

»Vostro»G.Garibaldi.»

344.Togliamo questi proclami e discorsi dalDirittodi Firenze e dalPungolodi Milano (mesi di febbraio e marzo), che ne erano esattamente informati dai loro corrispondenti.

344.Togliamo questi proclami e discorsi dalDirittodi Firenze e dalPungolodi Milano (mesi di febbraio e marzo), che ne erano esattamente informati dai loro corrispondenti.

345.E non di centomila spettatori come scrisse Alberto Mario nel suoGaribaldi. Il battesimo avvenne nelle stanze di Garibaldi alla presenza di Francesco Marnelli, di Teresa Bellotti, testimoni, e di pochi altri dei seguaci del Generale.

345.E non di centomila spettatori come scrisse Alberto Mario nel suoGaribaldi. Il battesimo avvenne nelle stanze di Garibaldi alla presenza di Francesco Marnelli, di Teresa Bellotti, testimoni, e di pochi altri dei seguaci del Generale.

346.Vedi nelLibro Verdepresentato alla Camera dal generale Menabrea il 3 dicembre 1867 le Note dello stesso De Malaret al Ministro degli affari esteri in Francia, in data 15 e 17 aprile 1867.E poichè ne abbiamo il destro, diciamo una volta che i documenti citati in questo capitolo, siano dessi lettere o manifesti di Garibaldi, e atti del Governo o del Parlamento, gli abbiamo tolti, oltre che dal citatoLibro Verde, dalle opere seguenti:Documentipresentati alla Camera relativi agli ultimi avvenimenti 1867;Discussioni della Camera dei Deputati, Sessione 1867, dal 5 dicembre al 22 dicembre 1867:Storia della insurrezione di Roma nel 1867perFelice Cavallotti, continuata da B. E.Maineri. Milano, 1869;L’Italia nel 1867di G.Friggesy. Firenze, 1868. E infine nei giornali più volte accennati.

346.Vedi nelLibro Verdepresentato alla Camera dal generale Menabrea il 3 dicembre 1867 le Note dello stesso De Malaret al Ministro degli affari esteri in Francia, in data 15 e 17 aprile 1867.

E poichè ne abbiamo il destro, diciamo una volta che i documenti citati in questo capitolo, siano dessi lettere o manifesti di Garibaldi, e atti del Governo o del Parlamento, gli abbiamo tolti, oltre che dal citatoLibro Verde, dalle opere seguenti:Documentipresentati alla Camera relativi agli ultimi avvenimenti 1867;Discussioni della Camera dei Deputati, Sessione 1867, dal 5 dicembre al 22 dicembre 1867:Storia della insurrezione di Roma nel 1867perFelice Cavallotti, continuata da B. E.Maineri. Milano, 1869;L’Italia nel 1867di G.Friggesy. Firenze, 1868. E infine nei giornali più volte accennati.

347.Vedi Documenti sui fatti di Terni fra iDocumenti sugli ultimi avvenimenti, pag. 5 alla 17.

347.Vedi Documenti sui fatti di Terni fra iDocumenti sugli ultimi avvenimenti, pag. 5 alla 17.

348.Dimostrazioni erano avvenute a Milano, Torino, Genova, ec.

348.Dimostrazioni erano avvenute a Milano, Torino, Genova, ec.

349.La sua eccessiva lunghezza ci obbliga a tralasciarlo. Lo si può vedere inCavallotti, opera citata, pag. 173, 74, 75.

349.La sua eccessiva lunghezza ci obbliga a tralasciarlo. Lo si può vedere inCavallotti, opera citata, pag. 173, 74, 75.

350.L’Acerbi aveva in que’ giorni frequenti colloqui col commendatore De Ferrari, direttore generale della polizia del Regno; e in uno di essi si sentì dire dal De Ferrari medesimo «che il Rattazzi non dissentiva dall’idea del Generale ed era pronto a fornire i mezzi per coadiuvarlo. Solo dimostrava la necessità che il Generale, per acquietare le rimostranze della Francia e stornare i sospetti del Governo pontificio,lasciasse per qualche tempo il continente e tornasse a Caprera.» Vedi ancheCavallotti, op. cit., pag. 256, 257, 258.

350.L’Acerbi aveva in que’ giorni frequenti colloqui col commendatore De Ferrari, direttore generale della polizia del Regno; e in uno di essi si sentì dire dal De Ferrari medesimo «che il Rattazzi non dissentiva dall’idea del Generale ed era pronto a fornire i mezzi per coadiuvarlo. Solo dimostrava la necessità che il Generale, per acquietare le rimostranze della Francia e stornare i sospetti del Governo pontificio,lasciasse per qualche tempo il continente e tornasse a Caprera.» Vedi ancheCavallotti, op. cit., pag. 256, 257, 258.

351.Fra gli altri, all’Autore di questo libro. Chiamato da lui nei primi di settembre, ero, come sempre, accorso; soltanto, interrogato se ero disposto a seguirlo, colsi il destro, non sempre facile, per dirgli che se si trattava di eccitare o di aiutare i Romani ad insorgere ci stavo; ma se invece si pensava ad una delle solite spedizioni di bande, io la credevo inopportuna, anzi dannosa, e non mi sarei mosso.«Ebbene,» mi fece il Generale bruscamente, «e voi andate in Roma!»Ed io vi andai!

351.Fra gli altri, all’Autore di questo libro. Chiamato da lui nei primi di settembre, ero, come sempre, accorso; soltanto, interrogato se ero disposto a seguirlo, colsi il destro, non sempre facile, per dirgli che se si trattava di eccitare o di aiutare i Romani ad insorgere ci stavo; ma se invece si pensava ad una delle solite spedizioni di bande, io la credevo inopportuna, anzi dannosa, e non mi sarei mosso.

«Ebbene,» mi fece il Generale bruscamente, «e voi andate in Roma!»

Ed io vi andai!

352.Ministro degli Affari Esteri in Francia nella sua nota 23 settembre 1867 al signor De la Villestreux in Firenze.

352.Ministro degli Affari Esteri in Francia nella sua nota 23 settembre 1867 al signor De la Villestreux in Firenze.

353.Vedi più sotto, a pag. 496, la lettera a F. Crispi in data 27 settembre.

353.Vedi più sotto, a pag. 496, la lettera a F. Crispi in data 27 settembre.

354.Noti e ricordati da tutti gli articoli dellaPerseveranzae dell’Opinione, che innanzi alle minaccie della Francia consigliavano il Governo italiano ad un contegno risoluto.

354.Noti e ricordati da tutti gli articoli dellaPerseveranzae dell’Opinione, che innanzi alle minaccie della Francia consigliavano il Governo italiano ad un contegno risoluto.

355.All’incirca ottocento fucili della Guardia nazionale di Perugia furono dal prefetto Gadda, d’ordine del Rattazzi, consegnati al deputato Crispi, me presente e testimone.

355.All’incirca ottocento fucili della Guardia nazionale di Perugia furono dal prefetto Gadda, d’ordine del Rattazzi, consegnati al deputato Crispi, me presente e testimone.

356.Vedi nellaNuova Antologiadel giugno 1868 un mio esteso racconto del combattimento. Il Menotti, dopo aver combattuto tutto il giorno essendo sempre superiore di forze, credette d’essere circuito e si ritirò su Nerola; il nemico a sua volta, che non si sentiva sicuro a Montelibretti, ripiegò la notte stessa su Valentano, e all’indomani Menotti riprendeva la terra. Vi fece prodezza il maggiore Fazzari rimastovi ferito e per poche ore prigioniero.

356.Vedi nellaNuova Antologiadel giugno 1868 un mio esteso racconto del combattimento. Il Menotti, dopo aver combattuto tutto il giorno essendo sempre superiore di forze, credette d’essere circuito e si ritirò su Nerola; il nemico a sua volta, che non si sentiva sicuro a Montelibretti, ripiegò la notte stessa su Valentano, e all’indomani Menotti riprendeva la terra. Vi fece prodezza il maggiore Fazzari rimastovi ferito e per poche ore prigioniero.

357.Prima la squadra si compose dell’avvisoEsploratore, delle pirocorvette laGulnarae laSesiae della pirofregataPrincipe Umberto, nave capitana. Più tardi vi si aggiunsero ilWeasel, ilTukeri, l’Indipendenza, laConfienzaed ilFerruccio. Comandava tutta la crociera il capitano di vascello Isola.

357.Prima la squadra si compose dell’avvisoEsploratore, delle pirocorvette laGulnarae laSesiae della pirofregataPrincipe Umberto, nave capitana. Più tardi vi si aggiunsero ilWeasel, ilTukeri, l’Indipendenza, laConfienzaed ilFerruccio. Comandava tutta la crociera il capitano di vascello Isola.

358.Al Cucchi telegrafava:«Conforme avviso vostro e promesse, io sono qui. Vogliate inviare vapore per condurmi continente.»E al Crispi in data del 2 ottobre:«Conforme ai vostri consigli, io sono qui e spero che penserete a tener parola facendomi ricondurre presto continente.»

358.Al Cucchi telegrafava:

«Conforme avviso vostro e promesse, io sono qui. Vogliate inviare vapore per condurmi continente.»

E al Crispi in data del 2 ottobre:

«Conforme ai vostri consigli, io sono qui e spero che penserete a tener parola facendomi ricondurre presto continente.»

359.Il comandante la crociera aveva noleggiato due o trelatiniper aiuto alle navi regie.

359.Il comandante la crociera aveva noleggiato due o trelatiniper aiuto alle navi regie.

360.Vedi laDeposizionedel comandante Isola nelRapporto della Commissione superiore d’inchiestacomposta del vice-ammiraglio Serra, presidente, contr’ammiraglio De Viry e contr’ammiraglio Riboty, membri.

360.Vedi laDeposizionedel comandante Isola nelRapporto della Commissione superiore d’inchiestacomposta del vice-ammiraglio Serra, presidente, contr’ammiraglio De Viry e contr’ammiraglio Riboty, membri.

361.Vedi, sulle cagioni della dimissione del ministero Rattazzi,Documenti sugli ultimi avvenimenti, pag. 148-149 e la fine del secondo discorso del Rattazzi stesso sulle interpellanze Miceli e La Porta sui fatti di Mentana, pronunciato nella seduta del 19 dicembre 1867.Discussioni della Camera dei Deputati, Sessione 1867, vol. III, dal 14 luglio al 23 dicembre.

361.Vedi, sulle cagioni della dimissione del ministero Rattazzi,Documenti sugli ultimi avvenimenti, pag. 148-149 e la fine del secondo discorso del Rattazzi stesso sulle interpellanze Miceli e La Porta sui fatti di Mentana, pronunciato nella seduta del 19 dicembre 1867.Discussioni della Camera dei Deputati, Sessione 1867, vol. III, dal 14 luglio al 23 dicembre.

362.Uno l’aveva scritto a bordo della paranzaSan Francesco, ed aveva per motto:Redimere l’Italia o morire; per brevità l’omettiamo.

362.Uno l’aveva scritto a bordo della paranzaSan Francesco, ed aveva per motto:Redimere l’Italia o morire; per brevità l’omettiamo.

363.Dolente che la economia di questo lavoro mi vieti di dare al magnanimo gesto la meritata ampiezza, rimando il lettore a quanto ne scrissi io stesso nellaNuova Antologiadel giugno 1868. Quelle pagine non hanno alcun valore letterario, ma le scrissi colle lacrime più calde del mio cuore, e soltanto come un fiore di più, deposto sulla tomba di quei santissimi martiri, amo ricordarle.

363.Dolente che la economia di questo lavoro mi vieti di dare al magnanimo gesto la meritata ampiezza, rimando il lettore a quanto ne scrissi io stesso nellaNuova Antologiadel giugno 1868. Quelle pagine non hanno alcun valore letterario, ma le scrissi colle lacrime più calde del mio cuore, e soltanto come un fiore di più, deposto sulla tomba di quei santissimi martiri, amo ricordarle.

364.«In questo lavoro di Penelope, in questa vicenda d’invio e di ritorno di Volontari, la forza maggiore presente al campo nel corpo di operazione del centro fu quella raggiunta dopo l’arrivo del generale Garibaldi dalla vittoria di Monte Rotondo in poi, cioè di ottomila uomini, forza che riprese ben tosto decrescenza nonostante il ricambio con nuovi arrivati.»Fabrizi,Mentana, pag. 15.Anche Menotti somma ad ottomila uomini le forze dell’intero corpo dopo Monte Rotondo. Ora se si calcola che alcuni battaglioni già formati e molti Volontari isolati aveano raggiunto dopo quella vittoria il campo, la nostra cifra di settemila uomini è la più prossima al vero.

364.«In questo lavoro di Penelope, in questa vicenda d’invio e di ritorno di Volontari, la forza maggiore presente al campo nel corpo di operazione del centro fu quella raggiunta dopo l’arrivo del generale Garibaldi dalla vittoria di Monte Rotondo in poi, cioè di ottomila uomini, forza che riprese ben tosto decrescenza nonostante il ricambio con nuovi arrivati.»Fabrizi,Mentana, pag. 15.

Anche Menotti somma ad ottomila uomini le forze dell’intero corpo dopo Monte Rotondo. Ora se si calcola che alcuni battaglioni già formati e molti Volontari isolati aveano raggiunto dopo quella vittoria il campo, la nostra cifra di settemila uomini è la più prossima al vero.

365.«...... Ad una giornata del più lodevole contegno per parte de’ Volontari, successe quella di una deplorabile ed estesa defezione, che continuò sino alla mattina del 3, in cui i Volontari rimasti si rianimarono pel movimento ordinato su Tivoli.»Fabrizi,Mentana, pag. 18.

365.«...... Ad una giornata del più lodevole contegno per parte de’ Volontari, successe quella di una deplorabile ed estesa defezione, che continuò sino alla mattina del 3, in cui i Volontari rimasti si rianimarono pel movimento ordinato su Tivoli.»Fabrizi,Mentana, pag. 18.

366.Fu in que’ giorni che il ministro Rouher disse all’Assemblea francese il suo famosoJamais.

366.Fu in que’ giorni che il ministro Rouher disse all’Assemblea francese il suo famosoJamais.

367.Quello che cantava nel Galpon de Chargucada:Soldados, la patriaNos llama á la lid.

367.Quello che cantava nel Galpon de Chargucada:

Soldados, la patriaNos llama á la lid.

Soldados, la patriaNos llama á la lid.

Soldados, la patria

Nos llama á la lid.

368.Lo scrittore di questo libro che gli cavalcava al fianco.

368.Lo scrittore di questo libro che gli cavalcava al fianco.

369.Rapporti dei generali De Failly e Kantzler.

369.Rapporti dei generali De Failly e Kantzler.

370.Bertagni Vincenzo, Boni Egidio, Caillou Gustavo, Capaccioli Natale, Cipriani Ubaldo, Costa Pietro, Franceschi Francesco, Grotta Giovanni, Linau, Bellini, Giuliani Francesco, Paci Silvestro.

370.Bertagni Vincenzo, Boni Egidio, Caillou Gustavo, Capaccioli Natale, Cipriani Ubaldo, Costa Pietro, Franceschi Francesco, Grotta Giovanni, Linau, Bellini, Giuliani Francesco, Paci Silvestro.


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